Longform'd. I prossimi 10 anni (parte 3)
 

La fase “laterale” dei maggiori indici, da metà settembre a metà novembre, NON deve essere interpretata come un segnale di “stabilità ritrovata”: si tratterebbe di un errore nella gestione del portafoglio titoli, ed un errore dalle gravi conseguenze.

La pausa che abbiamo visto, negli ultimi 60 giorni, in realtà è un forte segnale di paura. Noi di Recce’d siamo stati chiarissimi, anche qui nel Blog, fin da inizio 2022: l’investitore oggi deve rendersi conto che i mercati finanziari sono entrati in una nuova fase, un nuovo paradigma, un nuovo regime, e questo adattamento non è questione di mesi, bensì di molti anni.

Le scelte di investimento, per il 2023 e per gli anni successivi, possono produrre risultati positivi, ed allo stesso tempo proteggere da rischi disastrosi, soltanto se ci si rende conto di essere in un nuovo regime, in un nuovo paradigma.

La fine del vecchio paradigma oggi è evidente in tutti i comparti: tra i segnali più evidenti (non certo il più importante, ma oggi il più commentato) c’è il crollo delle cryptovalute.

Proprio per questa ragione, ovvero per cogliere le implicazioni del passaggio da un vecchio ad un nuovo paradigma per i mercati finanziari, in questo Post, vi illustriamo i tanti modi nei quali la vicenda FTX influenzerà le performances di tutti i maggiori asset finanziari nel 2023 e negli anni che seguono. E per conseguenza, spieghiamo come la gestione del portafoglio verrà modificata, in particolare nel 2023, dalla vicenda FTX.

Vogliamo ripetere però che questo nostro Longform’d NON è dedicato alle cryptovalute.

Recce’d non ha mai preso in considerazione le cryptovalute per il proprio portafoglio modello: anni fa, quando la pressione era elevatissima, noi scrivemmo in sede pubblica che “Il Bitcoin non è un investimento”. In quel momento, un Bitcoin veniva scambiato oltre 60000 dollari USA.

Non eravamo certo gli unici: ma neppure eravamo con il “consenso”. persino la stampa quotidiana allora “spingeva” le crytpovalute.

In un attimo, le cose sono cambiate, e in modo drammatico.

Come dicevamo poco sopra, Recce’d non ha mai preso in considerazione le cryptovalute, per i propri portafogli modello. E per conseguenza, oggi noi potremmo del tutto ignorare la vicenda.

Non lo facciamo, e c’è una ragione: i fatti, le decisioni, e le circostanze che hanno reso possibile la creazione e la diffusione di questo fenomeno (e quindi che sono i responsabili dei danni che ha generato) non hanno influenzato unicamente le crytovalute.

Per questa ragione, faremo prima alcune osservazioni proprio sul mondo delle crypto, per poi illustrare, in modo sintetico, in questo Longform’d i meccanismo ed i canali di trasmissione attraverso i quali le vicende di FTX andranno ad influenzare gli altri asset finanziari, ovvero quelli che compongono i nostri portafogli modello.

Lo specifico delle singole scelte, la loro dimensione, il timing e gli strumenti, e quindi la composizione e gestione dei portafogli modello, saranno invece comunicati in via esclusiva ai nostri Clienti.

In Recce’d non siamo “fan” di Nouriel Roubini, del quale non condividiamo una parte delle conclusioni, una parte delle analisi, ed una parte dei modi. Va tuttavia riconosciuto ed evidenziato che Roubini sul tema delle crypto è stato sia molto coerente, sia motlo aggressivo ed esplicito. Più di Recce’d, in quanto ad aggressività.

Va riconosciuto che aveva ragione, specie se ci mettiamo nei panni dei Clienti di FTX.

Noi non siamo mai stati altrettanto aggressivi, perché il tema non ci riguardava sul piano operativo: ne abbiamo quindi trattato come di un “diffuso fenomeno sociale”: non era materia di investimenti, per Recce’d, quanto di “social”, e quindi sullo stesso piano di (per fare un esempio) Tik Tok, in termini di rilevanza per la gestione del portafoglio.

I fatti recenti, però, ci possono essere utili, cn riferimento all’analisi dei mercati, ed alla stima dei rendimenti attesi e dei rischi attesi, perché accendono una luce su atteggiamenti, comportamenti, e soprattutto modi di ragionare, che negli ultimi anni hanno condizionato, ed in misura significativa, anche i prezzi delle azioni, delle obbligazioni, delle valute e delle materie prime.

Più sotto, illustriamo in modo sintetico queste somiglianze.

Ora però, in modo ancora più sintetico, chiudiamo l’argomento “cryptovalute” con le ultime notizie del weekend.

La “notizia del giorno” riguarda un Fondo di Bitcoin, che si chiama Grayscale. Chi avesse mai autorizzato l’avvio di un Fondo di questo tipo noi non lo sappiamo.

Molti hanno evidenziato, con preoccupazione, che il fondo Grayscale afferma di investire in Bitcoin, e comunica quindi anche il numero di Bitcoin detenuti. Ma … c’è un ma.

Se dividiamo il valore complessivo del Fondo per il numero di Bitcoin, ne viene fuori un numero che NON è il prezzo dichiarato oggi per il Bitcoin. Dovrebbe essere circa di 16500 dollari? Ed invece viene fuori un numero vicino ai 10000 dollari.

Mmmmmm …

Non avrà, quel Fondo, nel proprio portafoglio un numero di Bitcoin inferiore a quello dichiarato? Inferiore del 40%?

Informatevi, se vi interessa. E magari, se avete acquistato crytpovalute, fate anche qualcosa, che è ora.

Ma adesso usciamo dal divertente Meta-verso del Bitcoin, e torniamo alla nostra, amata, realtà dei fatti.

Questo articolo del Wall Street Journal si pone fin dal titolo la domanda che tutti noi investitori dobbiamo farci oggi:

Come è possibile che così tanti professionisti di Wall Street ci siano cascati come degli imbecilli?

Noi investitori dobbiamo domandarci, con urgenza, come è possibile che un numero così alto di presunti “professionisti della finanza” abbiamo spinto il pubblico dei risparmiatori verso una cosa che, lo ripetiamo, non è e non è mai stata “un investimento” e che fin dalle prime ore somigliava molto di più ad una barzelletta.

Che cosa li ha spinti? In Tv al gioco “La ghigliottina” vi proporrebbero:

  1. ignoranza

  2. incompetenza

  3. superficialità

  4. interesse e personale

  5. l’uso di droghe ricreative

Noi ci affidiamo all’esperto giornalista del Wall Street Journal, per fornire a voi lettori una risposta appropriata. L’articolo lo abbiamo tradotto e lo trovate qui di seguito. Dopo che lo avrete letto, noi riprendiamo.

Nello spettacolare crollo di FTX, la borsa delle criptovalute, milioni di dita sembrano già essere puntate su Sam Bankman-Fried, il ragazzo prodigio dai capelli crespi che ha fondato l'azienda, l'ha portata a una valutazione di 32 miliardi di dollari e poi l'ha fatta fallire.

Bankman-Fried, noto come SBF, ha rassegnato le dimissioni da amministratore delegato l'11 novembre, il giorno in cui FTX ha chiesto la protezione dalla bancarotta e ha nominato un nuovo amministratore delegato, John J. Ray III.

SBF può essere al centro di ciò che è andato storto, ma non ha agito da solo. Dietro di lui si nasconde un vasto ecosistema di fantasia e falsità. Si chiama business degli investimenti. Se dobbiamo puntare il dito, assicuriamoci di mirare a tutti i bersagli giusti.

Hedge fund, società di venture capital e altri investitori professionali guadagnano miliardi di dollari di commissioni per la loro presunta abilità nel giudicare il potenziale delle aziende e l'integrità dei loro manager. Eppure decine di società di investimento leader nel mondo, tra cui Sequoia Capital, Temasek, società di investimento statale di Singapore, Ontario Teachers' Pension Plan, SoftBank Group Corp. e i fondi speculativi Third Point e Tiger Global, hanno fatto il pieno di denaro alla SBF.

Nonostante le loro vantate competenze in materia di investimenti, tutte queste società non hanno notato le numerose bandiere rosse che sventolavano sopra FTX. E raramente nella storia della finanza le bandiere rosse sono state più rosse di questa. 

- Nel podcast "Odd Lots" di aprile, il signor Bankman-Fried non si è nemmeno preoccupato di confutare una domanda sul fatto che gran parte della sua attività potesse essere uno schema Ponzi, affermando inoltre che era "del tutto ragionevole" supporre che molti asset di criptovalute "valessero zero".

- In un documento depositato il 17 novembre dal tribunale fallimentare, Ray ha dichiarato che nessuno dei bilanci di Alameda Research, la società di trading affiliata al 90% di Bankman-Fried e al centro dello scandalo, è stato sottoposto a revisione. Inoltre, ha dichiarato che FTX non aveva nemmeno un elenco accurato di tutti i suoi conti bancari.

- Durante un colloquio Zoom per raccogliere fondi da Sequoia Capital, la famosa società di venture capital, Bankman-Fried stava giocando di nascosto a un videogioco. In seguito, un suo profilo commissionato da Sequoia si è vantato del fatto. Era come se osare giocare a "League of Legends" mentre si chiedevano centinaia di milioni di dollari fosse la prova della genialità di SBF e di Sequoia per averlo finanziato.

In una lettera agli investitori su FTX del 9 novembre, Sequoia ha dichiarato che l'azienda "si occupa di assumere rischi" e fa "ricerche approfondite e una diligenza accurata su ogni investimento che facciamo".

- A luglio, Brett Harrison, all'epoca presidente della divisione statunitense di FTX, ha twittato che la società deteneva le attività dei clienti in conti bancari assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corp. Dopo che l'autorità di vigilanza ha definito i tweet "falsi e fuorvianti", Harrison si è scusato e li ha cancellati.

Qualsiasi potenziale finanziatore istituzionale di FTX avrebbe dovuto scoprire tali difetti di base attraverso una due diligence anche solo "minimamente adeguata", sostiene David Salem, gestore patrimoniale veterano e partner di ricerca presso Sparkline Capital, una società di investimento di New York.

Come hanno potuto tante persone intelligenti essere così cieche di fronte a bandiere rosse così luminose?

Credo che il fallimento derivi da quella che il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge chiamava "la sospensione volontaria dell'incredulità". Questa "fede poetica", scriveva, ha il potenziale di rendere il soprannaturale credibile per "ogni essere umano".

La borsa di criptovalute FTX era vista come un sopravvissuto in un settore in difficoltà, ma nel giro di sei giorni è crollata a causa di un'improvvisa carenza di liquidità. Il WSJ spiega i fattori che hanno guidato la crescita di FTX e quelli che hanno portato alla sua caduta. Illustrazione: Alexandra Larkin

Ogni mercato rialzista crea una volenterosa sospensione dell'incredulità, ma i massicci incentivi alle commissioni del settore degli investimenti hanno trasformato il soprannaturale in normale.

Gli istituti che gestiscono centinaia di miliardi di dollari sono costantemente sotto pressione per ottenere i rendimenti annuali dell'8% o più che hanno condizionato i loro investitori ad aspettarsi. Le società di venture capital e gli hedge fund hanno oceani di denaro da versare in qualsiasi startup più grande di una tazza da tè.

Soprattutto se gestite denaro per altre persone, l'unica cosa che un mercato toro gonfia più velocemente della vostra ricchezza è il vostro ego. Più spesso si ha ragione su qualcosa, più si crede di avere ragione su tutto.

Nella mania di lanciare denaro sulle criptovalute, nessuno si è soffermato a chiedersi: anche se abbiamo ragione, è questo il modo migliore per fare soldi avendo ragione?

Nella mania di lanciare denaro sulle criptovalute, nessuno si è soffermato a chiedersi: anche se abbiamo ragione, è questo il modo migliore per fare soldi avendo ragione?

La criptovaluta potrebbe trasformare il mondo, ma forse questo significa che i maggiori beneficiari non saranno gli stessi operatori del settore.

Pensate alla mania dei titoli internet nel 1999-2000. Il commercio online ha cambiato il mondo. Ma, a quanto pare, i maggiori vincitori dell'avvento di Internet sono stati i produttori e i fornitori di servizi di altri settori. La maggior parte delle dot-com più popolari di allora non esiste più.

Ad aprile, Bankman-Fried ha riflettuto nel podcast "Odd Lots" su come i venture capitalist scelgono gli investimenti. Vale la pena citarlo per esteso:

"Si ottiene un processo bizzarro che non assomiglia all'esempio di mercato efficiente che ci si potrebbe aspettare. I [venture capitalist] vedono di cosa parlano tutti i loro amici, e i loro amici continuano a parlare di questa società... e iniziano a sentire la FOMO [fear of missing out] e poi [trovano] un modo per entrare in quella....

E nel frattempo ti chiedi: "Come facciamo a giustificare? È un buon investimento? Tutti i modelli sono fatti su.... Si valutano [le aziende] in base a un modello costruito da una persona che possiede la cosa che viene venduta. Quindi, è ovvio che il numero salirà da qui al 2025, giusto? Aumenterà di una cifra arbitraria. E si può giustificare qualsiasi cosa".

Decenni fa, Bob Dylan chiese: "Quante volte un uomo può girare la testa e fingere di non vedere?".

La risposta, amico mio, non è solo un colpo di vento. La risposta è che quando non c'è limite a quanti soldi gli investitori professionali possono essere pagati per farlo, non c'è limite a quante volte possono girare la testa.

Scrivete a Jason Zweig all'indirizzo intelligentinvestor@wsj.com

Questo articolo di Jason Zweig fornisce, a tutti voi che siete Clienti delle Reti che piazzano Fondi Comuni , polizze UCITS, certificati ed altri cosiddetti “prodotti finanziari”, più di un motivo di riflessione. Urgente riflessione.

Se non ci arrivate, se non vedete questi motivi, neppure dopo avere letto le conclusioni dell’articolo del Wall Street Journal, allora amici lettori … siete senza speranza.

Recce’d si rivolge a tutti gli altri: a tutti gli investitori che ancora non hanno smesso di ragionare. leggete le parole del Wall Street Journal, guardate la posizione che vi ha costruito il finanzial advisor, il private banker, il robo advisor, e mettetevi subito in moto. Non vi rimane molto tempo, per salvare il salvabile.

La domanda che dovete farvi, e immeditamente, si aggiunge a quella che si è fatto il Wall Street Journal, ed è la seguente:

In quali altri casi i presunti “professionisti” a tutto oggi stanno ragionando esattamente come hanno fatto con le cryptovalute? Hanno adottato i medesimi criteri quando si trattava di azioni? Di obbligazioni? Di Fondi Comuni? Di polizze assicurative?

La risposta che siamo noi di Recce’d è: sì.

Determinati meccanismi di “piazzamento della merce”, quelli del cosiddetto modello di distribuzione “fabbrica - Rete” utilizzato oggi da tutte le Reti grandi e piccole (da Mediolanum a FINECO a Fideuram a tutte quante le altre) sono gli stessi che avete letto, descritti in modo sintetico ma efficace dal Wall Street Journal. Gli obiettivi sono i medesimi, e soprattutto gli inventivi, la creazione dei guadagni sono identici.

Ma non basta: non è ancora tutto. La storia non finisce qui. E ora ve lo dimostriamo.

La diffusione delle cryptovalute non sarebbe stata così rapida se non fosse stata supportata dalla diffusione dei “social” e dalla contemporanea creazione di deliranti messaggi sul “cambiare il Mondo”, sugli slogan che riguardano l’etica, la libertà individuale, la liberazione dalla politica.

Frasi del tuto prive di senso, a cui è stata garantita un’ampia diffusione proprio grazie ai “social” ed ai media in generale. Frasi del tutto prive di senso, che acquisivano tuttavia una rilevanza soltanto per un fatto: il fatto che “tutti le leggevano e tutti le ri-twittavano”.

Qui di seguito trovate un esempio (uno fra un milione di possibili esempi).

Il contrasto tra bitcoin e altre criptovalute non si basa sulle differenze di utilità, ma sull'etica dei loro utenti. I Bitcoiners sono qui per una rivoluzione monetaria pacifica, per creare una società nuova di zecca in un modo che non è mai stato fatto prima e senza governanti. La maggior parte delle persone che si dedicano alle criptovalute sono qui per coniare qualche scimmia su una blockchain e fare soldi facili. Più tempo si passa nello spazio degli asset digitali, più è facile notare le principali differenze tra i due gruppi.

Sfortunatamente, mi ritrovo regolarmente a dover convincere molte persone che conosco personalmente e che stimo, che rischiano seriamente di perdere tutti i loro soldi entrando in schemi di gioco d'azzardo glorificati mentre cercano di fare investimenti saggi basandosi su personaggi di YouTube o blogger finanziari a caso.

Questo articolo nasce da uno di questi gruppi, dove di recente si è tenuta una sessione informativa di persona ed è stato condiviso un articolo che raccomandava "cinque criptovalute conformi" che apparentemente faranno bene nel 2022. (Ironia della sorte, questo gruppo privato si è formato intorno al fatto che queste persone erano decisamente non conformi ai mandati e ai blocchi delle maschere). Ho sentito l'obbligo di scrivere un articolo che dimostrasse perché il bitcoin, e solo il bitcoin, è la criptovaluta dei cercatori di sovranità e di coloro che vogliono contrastare un'agenda di globalizzazione e centralizzazione. Questo articolo è scritto dalla prospettiva di coloro che desiderano rimanere sovrani nel corpo, nella mente, nello spirito e nel portafoglio.

Bitcoin è un sistema di regole senza leader, non di governanti

I leader non sono il gruppo di persone più fidate per molti di coloro che hanno messo in discussione le decisioni prese da chi è al potere in risposta al COVID-19, come il blocco della società e l'imposizione di mandati sanitari discutibili. Per questo motivo, potrebbe essere prudente cercare un sistema per il nostro denaro che non sia influenzato dai capricci degli uomini che esercitano il potere politico.

È possibile che un sistema monetario funzioni senza leader. Attualmente, il nostro sistema monetario è gestito da un gruppo di persone che prendono decisioni basate sulla loro valutazione di ciò che sta accadendo e sulle previsioni di ciò che potrebbe accadere in futuro.

Quando si tratta di altre criptovalute, l'emissione è decisa da un gruppo di persone che si rivolgono al pubblico e sono suscettibili di avidità e coercizione. Inoltre, l'emissione di altre criptovalute non si basa necessariamente su un calendario fisso. L'emissione di Bitcoin è predeterminata, basata su un codice e pubblica per chiunque. Chiunque gestisca un nodo ha piena libertà di scegliere le regole da seguire. Se un milionario volesse cambiare il codice del Bitcoin per farlo diventare proof-of-stake, è libero di farlo, ma il mio nodo continuerà a eseguire il codice attuale. Chiunque gestisca un nodo è un partecipante alla pari e non importa se possiede 2 milioni di bitcoin o 2 satoshi: gestire un nodo livella il campo di gioco.

Una delle cose più belle che lo pseudonimo creatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto, abbia mai fatto è stata quella di scomparire dopo aver lanciato il protocollo. Ciò significa che non c'è una sola persona da portare in tribunale, da inseguire fisicamente o da tentare di convincere a cambiare il protocollo. Bitcoin è un sistema di regole, non di governanti.

Come vedete, si tratta di frasi del tutto prive di una logica, e prive anche di un concreto significato: la forza dei “social” e dei media, in questo nuovo Millennio, è che puoi fare esistere anche qualche cosa che non esiste, purché sino in molti a crederci.

Ma …

… ma soltanto per un tempo limitato.

E qui, veniamo alla gestione del portafoglio 2023, e a tutte le classi di attività finanziarie.

Riprenderemo, ovviamente, con maggiore dettaglio le singole classi di asset, ed i singoli asset finanziari, in Post successivi e con dettagliate analisi, da qui a fine 2023.

Oggi, in sintesi, vogliamo evidenziare al lettore che è giustificato affermare che tutto intero l’episodio 2020 - 2023 dei mercati finanziari internazionali è, nei suoi meccanismi di funzionamento, analogo al fenomeno delle cryptovalute. Ovvero: manipolare la massa degli investitori, facendo (consapevolmente) credere che esista quello che non esiste.

Siamo sicuri che ognuno dei nostri lettori ricorda il “boom economico” della prima metà del 2021, che nello spazio di soli 12 mesi si è trasformato in “recessione”. Come ve la aveva venduta bene, quella storia, il vostro financial advisor.

E siamo altrettanto sicuri che ognuno dei nostri lettori ricorda con precisione la “inflazione transitoria” del secondo semestre 2021. Dopo meno di sei mesi, si era trasformata nella “inflazione più elevata degli ultimi 40 anni”, ed oggi tutti vi la pagate al supermercato. Anche quella, come ve la aveva “incartata” bene, il vostro private banker.

Eppure, amici investitori, qualche segnale c’era, lo avevate a disposizione, ve ne avevamo anche scritto e parlato.

Lo leggete anche nell’immagine qui sopra: dal 2009, e per tredici anni, vi hanno sempre garantito, ogni anno, che “l’inflazione tornerà al livello “target” entro 12 mesi", come ancora oggi fanno i promotori del “pivot”, come quello che cita Timiraos proprio ieri.

I segnali quindi c’erano già, e li avevate anche visti. Ma voi NON volevate vederli, proprio come quelli che sostenevano che “le cryptovalute sono un’opera benefica per cambiare il Mondo”.

Il passato però, come tutti sappiamo, è passato, e non macina più: ma il futuro?

Quale è oggi la “storia” che oggi vi fanno comperare e che farà la medesima fine delle cryptovalute?

Recce’d vi dice che non è “una” storia, si tratta di molte storie. Come scritto poco sopra, approfondiremo con analisi mirate sui singoli asset e sulle classi di asset.

Ma vogliamo almeno di fornire al lettore un suggerimento, proprio come fanno in TV a “La ghigliottina”: chiedetevi se oggi i prezzi dei Titoli di Stato, in tutto il mondo, non siano prezzi che risultano da oltre dieci anni di una campagna sui media e sui “social” che punta a fare vedere che esiste qualcosa che invece non esiste.

La ricordate l’insistenza di certi argomenti? Ricordate quando a voi hanno raccontato che il QE di Draghi serviva per rilanciare la crescita dell’economia? Era il 2014. E che il QE della Federal Reserve serviva per “contrastare gli effetti della pandemia senza alcun costo”, quante volte lo avete sentito?

Davvero? Non è che anche in questo caso sono stati utilizzati i medesimi meccanismi, media e “social”, allo scopo di fare credere che esiste qualcosa che poi, nella realtà, non esiste?

I Titoli di Stato: titoli che a voi hanno raccontato come “garantiti”. Ma davvero esistono quelle garanzie, o sono le medesime garanzie che offre oggi il Fondo Grayscale di cui sopra? Che garanzie ci sono oggi, che questi prezzi siano credibili e sostenibili? Gli Stati oggi possono offrire “garanzie” agli investitori? Nel 2023, e nel decennio che seguirà, i mercati non potranno evitare di rispondere proprio a questa domanda.

Valter Buffo
Oltre "beyond stupid": il 2023
 

L’immagine qui sopra è tratta da Bloomberg ed è datata 4 luglio 2022

L’espressione americana “beyond stupid” (in italiano “oltre lo stupido”) è perfetta per definire alcuni recenti eventi osservati sui mercati finanziari ed intorno ai mercati finanziari.

La gestione del proprio portafoglio di investimenti, in fasi di caos crescente come quella generata già nel 2020 dai gravi errori di politica economica commessi allora da Banche Centrali e Governi richiede, in primo luogo, di disporre delle capacità di riconoscere ciò che è vero e ciò che è falso. I falsi segnali, come ci racconta la storia di questo 2022, sono il 90% del totale dei segnali che ci arrivano dai mercati finanziari.

Per questo, da molti mesi Recce’d suggerisce: lasciate perdere gli alti e bassi degli indici, non perdeteci altro tempo. Concentrate invece la vostra attenzione sulla realtà FUORI dai mercati finanziari, oppure perderete (inevitabilmente) ancora altri soldi.

E’ comprensibile che i mercati finanziari oggi mostrino un comportamento isterico, Sono dominati da ansia, paura ed anche dalla follia collettiva: nel 2022 è saltato del tutto per aria il quadro di riferimento, e non ci sono più ancoraggi né porti sicuri.

Sono tanti oggi, a ritrovarsi sulla barca alla deriva dei disperati. Pensate ad esempio:

  1. alle banche globali di investimento, tutte fallite nel 2008, tutte salvate solo dal denaro dello Stato, ed oggi nuovamente pericolanti, di fronte ad un mercato finanziario che una settimana sì ed una no rischia il collasso;

  2. alle Reti italiane di promotori finanziari, che oggi sopravvivono ancora grazie ai “bei momenti 2021” del dopo pandemia, ed alla “bolla di tutto”, ma che per il prossimo decennio non hanno assolutamente idea di come sopravvivere: non si potranno più vendere polizze assicurative di tipo UCITS, non si venderanno più così facilmente i Fondi Comuni tradizionali, in un mercato destinato a restare debole per almeno un decennio, e loro, le Reti ed i promotori finanziari, non hanno né le capacità né gli strumenti per generare risultati in un contesto di questo tipo

  3. ai cosiddetti investitori “retail”, illusi da Banche Centrali e governi, nel 2020, che “per diventare ricchi basta un attimo”, e costretti a constatare solo 18 mesi dopo che quella era una Grande Menzogna, una Grande Balla, la Grande Bolla; ed ora lasciati orfani, senza un padre che li protegge, dalla crisi delle Banche Centrali, con in mano solo un pugno di Bitcoin che però potrebbero anche non valere più nulla

Tutti i soggetti che abbiamo appena elencato sono disperati, e disperatamente si aggrappano ad ogni più piccolo pretesto: e non importa, che sia insufficiente ed inconsistente. Ne parlammo già mesi fa: sono costretti a tentare il cosiddetto “tiro dell’Ave Maria”. Non hanno altre scelte che possono fare.

Ecco spiegata la ragione per la quale in noi non c’è in noi alcuna sorpresa, e non proviamo la minima emozione, a fronte di improvvisi rialzi come quello delle Borse del giovedì 10 novembre, e lo stesso succede nel caso di improvvisi crolli, come quello delle cryptovalute e di FTX, spazzata via in 24 ore mercoledì 9 novembre (ed il collegato problema della liquidità in circolazione sui mercati finanziari).

Lo sappiamo che il periodo è questo, ed è caratterizzato da improvvisi cambiamenti non solo di umore, ma pure di valore, delle cose.

Dalla stupidità degli altri ci si salva unicamente utilizzando la propria testa: un investitore oggi deve tenere a mente che Enron era regolata dalla SEC (la CONSOB americana), così come Lehman Brothers e Bear Sterns, mentre Bankman Fried e la sua FTX erano supervisionati da CFTC.

In questo contesto va collocato anche il violento rialzo delle Borse del giovedì 10 novembre: non è il primo, del 2022, e non sarà l’ultimo, del 2022 e del 2023.

Ce ne importa?

Ce ne importa tanto quanto a fine luglio ci importava del movimento che vedete sopra nel grafico: in tre sedute da 3900 punti a 4150 punti dell’indice S&P 500. Il 27, e 28, e 29 luglio 2022. E poi?

Fatti come questi hanno importanza pari a zero, per ciò che riguarda la gestione dei portafogli modello, e quindi le prospettive di rendimento e di rischio per gli asset finanziari: ha nessuna rilevanza il fatto che il dato per l’inflazione USA di giovedì 10 ottobre sia risultato inferiore alle previsioni (si attendeva 7,9% ed è uscito 7,7%). Non cambia nulla, nella realtà dei fatti: non cambiano gli utili societari e i modelli di business, non cambia l’inflazione, oppure la produzione, così come non cambia l’occupazione, nei prossimi tre - sei - dodici mesi e tanto meno nei prossimi 10 anni.

In questo 2022, abbiamo già visto episodi come quello del giovedì 10 novembre: una amplificazione insensata di un dato insignificante. Ne scrivemmo, in modo abbondante, anche in questo Blog, dalla fine di luglio alla metà di agosto. Perdendo così tempo ed energie su una vicenda del tutto improduttiva: perché non contava nulla.

Abbiamo scritto, da mesi e mesi, che seguire gli alti e bassi degli indici di mercato, in questo specifico momento di mercato, è tempo buttato nella spazzatura. Per una ennesima volta, il nostro suggerimento a tutti gli investitori è quello di NON perdere il loro tempo a vedere “come ha chiuso oggi”, perché quel dato è privo di significato. Nelle fasi come quella in corso, le oscillazioni giornaliere sono frutto di paura, ansia e stress, e di niente altro. Non vi aiuteranno, e non aiutano nessuno, a fare soldi: mentre invece sono un ottimo modo per perdere soldi.

Non vogliamo ripetere l’errore di agosto, e scrivere di cose insignificanti, e fare perdere al nostro lettore altro tempo su queste oscillazioni di brevissimo termine: per questo nel post che state leggendo non analizzeremo la questione del “pivot” in quanto tale, ma unicamente le implicazioni psicologiche e quello che se ne ricava sullo stato attuale dei mercati finanziari. E questo non per l’immediato (nulla è cambiato), bensì per ciò che implica per la strategia di investimento nel 2023.

Non è insolito, in fasi di mercato come quella attuale, vedere gli indici di mercato muoversi come cavalli scossi del palio: è successo in più occasioni, anche nel 2022. Proprio per questo, noi nel Blog abbiamo messo in grande evidenza il fatto che i mercati dei Paesi Sviluppati nel 2022 (e nel 2023) mostrano comportamenti che sono tipici dei Mercati Emergenti.

Un gestore di portafoglio competente ed esperto deve dimostrare lucidità, e capacità di vedere attraverso. Un esempio concreto? Avete notato quota 24000 della Borsa di Milano? Allora vi farà bene, vi sarà utile, rileggere ciò che noi scrivemmo il 2 febbraio 2020 a proposito proprio di quota 24000 (e sono trascorsi quasi tre anni!). Di questo è fatta una gestione del portafoglio efficiente e produttiva di risultati.

Oggi qualcuno vorrebbe provare a cavalcare il cavallo scosso del Palio? Mostrarsi un fenomeno? I fantini del Palio non ci provano, e noi in Recce’d neppure. Non è certo quella, la nostra strategia di investimento: e la sconsigliamo, caldamente, al nostro lettore.

Per l’immediato, e nell’ambito della nostra strategia di gestione dei portafogli modello, questo episodio del 10 novembre conta nulla: e come detto non vi faremo perdere altro tempo.

Così come non faremo perdere del tempo ai lettori sul tema “prospettive per l’inflazione”, in questo Post: il nostro suggerimento all’investitore è semplicemente quello di NON parlare di un tema complesso come l’inflazione “come se fossimo al bar”.

Anche nel nostro Blog, abbiamo da molti mesi sottolineato il fatto che non è consigliabile sottoporsi ad un intervento chirurgico chiedendo consigli all’amico del bar, oppure ad un collega di lavoro, oppure ad un venditore rappresentate di commercio incompetente su materie come queste.

Tutto ciò che importa, tutto ciò che ha un senso sull’inflazione, Recce’d lo ha già detto molti mesi fa, e per riassumere è più che sufficiente l’immagine qui sopra. Si tratta di uno scambio di tweet tra due personaggi molto noti nel mondo della Finanza: in basso, il primo ipotizza che “nel giro di due anni scopriremo che l’inflazione era davvero transitoria come si diceva tempo fa”. La risposta che riceve è un grafico: che ci ricorda che, sulla base delle previsioni cosiddette “di consenso” (ovvero quelle di Goldman Sachs e JP Morgan, avallate dalla Federal Reserve) l’inflazione negli Stati Uniti aveva iniziato a scendere già quindici mesi fa, e poi quattordici mesi fa, e poi tredici mesi fa, e poi dodici mesi fa, e poi undici mesi fa, e anche dieci mesi fa … volete che li elenchiamo proprio tutti?

E qui, davvero, sono i fatti a dirci che siamo andati ben oltre il “oltre lo stupido”.

Il tema “inflazione”, quindi, lo si risolve e chiude con un solo grafico.

Nel Post che state leggendo, concentriamo l’attenzione su altro, e vi aiutiamo a distinguere i “falsi segnali” dai “veri segnali” che arrivano dai mercati finanziari: lo facciamo spiegandovi in che modo si possono ricavare, dalle violente ed irrazionali oscillazioni di queste settimane, concrete ed ottime indicazioni per la strategia di gestione del portafoglio, guardando alla parte finale del 2022 ed ovviamente al 2023.

In particolare, chiariremo perché i fatti dell’ultima settimana, a partire dal rialzo delle Borse del giovedì 10 novembre e dalla vicenda Bankman Fried, per una strategia di gestione come quella che applichiamo ai nostri portafogli modello sono buone, ed anzi ottime, notizie.

Sono buone notizie per tre ragioni forti:

  1. giornate come il giovedì 10 novembre sono la più chiara espressione di un disagio profondo, e ben lontano dall’essere risolto: sono la migliore conferma che la strategia di investimento applicata ai nostri portafogli modello è tutt’ora quella vincente 8come lo è stata negli ultimi 12 mesi, negli ultimi tre anni e negli ultimi cinque anni) perché la Federal Reserve (a ancora di più alla BCE) rimane un lungo tratto di strada da percorrere, perché proprio questo è il problema della Federal Reserve oggi, quello di avere essa stessa creato una situazione nella quale dominano ansia, paura e follia; la Federal Reserve e la BCE saranno costretta, dai fatti, ad intervenire proprio su questi atteggiamenti

  2. il mercato ha fatto una mossa, dopo alcune settimane di movimento laterale: ha preso una posizione (“il problema inflazione/tassi è risolto”) ed ha preso una posizione sbagliata: da qui, una opportunità per operare alla gestione del portafoglio titoli

  3. giornate come il giovedì 10 novembre con confermano nella convinzione che una corretta gestione del portafoglio, in questa fase, deve preparare i portafogli stessi ad un prolungato periodo di instabilità di questo tipo: i mercati (non soltanto negli Stati Uniti, hanno “mollato gli ormeggi” e sono alla deriva; non solo nei prossimi mesi, ma pure nei prossimi anni, saprà generare una performance positiva soltanto chi ha la capacità di gestire anche il rischio di mercato, la volatilità, il ribasso invece del rialzo, mantenendo nervi saldi, autocontrollo e una prospettiva che va al di là del brevissimo termine.

Per riassumere e concludere: nei prossimi anni ci sono da cogliere le più grandi opportunità di guadagno di un secolo.

I temi sui quali si deve concentrarsi, in questa parte finale del 2022 e per tutto il 2023 (almeno) sono quanto di più distante esiste dal “pivot”: i temi che decideranno se il vostro portafoglio titoli avrà una performance positiva oppure se vi farà perdere di nuovo altri soldi sono il Bitcoin -75% e Facebook -75%, ovvero un Mondo (quello vero, non i mercati finanziari) che viene ridisegnato e che verrà ulteriormente ridisegnato. I rimbalzi degli indici di Borsa sono, in questo contesto, cose di nessuna rilevanza.

La gestione del rischio e la gestione dei possibili rendimenti, in questa specifica fase, sono una cosa sola.

Nell’articolo che leggete in chiusura di Post, questi concetti vengono calati nella realtà dei mercati e delle economie di fine 2022.

A cura di Simon White, stratega macro di Bloomberg,

Il sospirato cambio di rotta della Fed potrebbe arrivare più rapidamente del previsto - soprattutto dopo i dati molto deboli sull'inflazione di questa settimana - ma i titoli azionari rischiano di subire ulteriori ribassi se le speranze di condizioni monetarie più favorevoli si scontreranno con il rischio crescente di una recessione.

La battaglia della Fed contro l'inflazione quest'anno ha spinto il mercato azionario in uno dei cicli più ribassisti degli ultimi decenni. L'aspettativa, o la speranza, è che una volta che la Fed avrà tolto il piede dal freno, le azioni si libereranno dalle catene e un nuovo mercato toro prenderà il volo.

Questo non sembra probabile. E questo nonostante il fatto che si stiano moltiplicando le prove che la Fed ha raggiunto, o almeno è molto vicina, al picco di falco.

La retorica delle banche centrali ha iniziato ad ammorbidirsi, le elezioni di metà mandato sono ormai alle spalle e le aspettative del mercato sul punto in cui il tasso della Fed raggiungerà il suo picco superano ormai costantemente il punto più alto implicito nelle proiezioni del cosiddetto "dot plot". Con il mercato che ora aiuta, e non ostacola, la Fed nei suoi obiettivi monetari, la banca centrale non dovrebbe continuare ad affilare i suoi artigli ancora per molto.

Inoltre, la svolta della Fed potrebbe arrivare molto prima di quanto ci si aspetti. La durata mediana tra il picco dell'inflazione e il primo taglio dei tassi è di 22 settimane, secondo i cicli di rialzo degli Stati Uniti che risalgono al 1972. La stampa dell'IPC di giugno segna probabilmente il picco dell'inflazione complessiva di questo ciclo che, storicamente parlando, porterebbe al primo taglio in un periodo compreso tra le quattro e le otto settimane.

Non si tratta di una previsione. Ma evidenzia come un'inversione di rotta della Fed potrebbe avvenire più rapidamente di quanto il mercato si aspetti. In ogni caso, gli investitori azionari dovrebbero considerarla come una falsa alba.

In primo luogo, le condizioni finanziarie continuano a restringersi per circa cinque trimestri dopo il primo rialzo della Fed. Nell'attuale ciclo, questo ci porterebbe fino alla seconda metà del 2023. In secondo luogo, è prevista una stretta ancora maggiore sulla liquidità. Il tasso reale globale è ancora estremamente negativo e vicino ai minimi storici del -6% raggiunti nel 1974, prima di salire fino al +3% all'inizio degli anni Ottanta. Oggi è a -4,4%, appena al di sopra del suo nadir del -5,6%.

Nel complesso, le condizioni finanziarie globali, misurate dal Global Financial Tightness Indicator, rimangono molto restrittive, senza alcuna tregua all'orizzonte. Questo rimarrà un ambiente sfavorevole per le azioni e gli altri asset di rischio.

Anche in questo caso, le azioni potrebbero evitare il peggio se gli Stati Uniti evitassero la recessione, ma le possibilità di questo risultato si stanno rapidamente riducendo a causa dell'aumento dei costi di finanziamento che si ripercuotono sull'economia. Essendo uno dei settori più sensibili ai tassi d'interesse, l'edilizia residenziale è spesso il primo a sentire la pressione degli artigli della Fed.

Mentre i costi degli alloggi aumentano considerevolmente, la crescita dei prezzi si riduce rapidamente. Le vendite di case esistenti e in attesa di essere vendute sono in rapido calo. I tassi ipotecari sono saliti ai massimi da 20 anni, una tendenza che sta contribuendo anche al rapido calo della crescita dei permessi di costruzione. Quando l'edilizia residenziale rallenta, quasi sempre il mercato immobiliare si indebolisce e quindi l'economia diventa più fragile. Il calo del valore delle case in cui vivono intacca anche la fiducia dei consumatori.

I prezzi delle auto usate, il manifesto del rapido aumento dell'inflazione lo scorso anno, stanno crollando su base annua a causa del crollo della domanda. Le condizioni del credito si stanno deteriorando, con conseguente aumento degli spread, riduzione della liquidità e maggiori difficoltà per i mutuatari nel reperire fondi.

Indicatori anticipatori affidabili, come l'indice di diffusione degli Stati della Fed di Filadelfia e i saldi debitori dei conti a margine dei clienti, sono a livelli che in passato hanno sempre preceduto le recessioni. Anche se la Fed dovesse iniziare a tagliare i tassi domani, il crollo dell'economia sembra già in agguato.

Non c'è da aver paura, si potrebbe dire, con il mercato già sceso di oltre il 20% dai suoi massimi, una recessione è già nei prezzi. Ma il passato non ci dice questo.

Le azioni, infatti, sono indicatori anticipatori piuttosto scarsi e tendono a cedere maggiormente quando la recessione è effettivamente iniziata. A partire dal 1960, il sell-off mediano dell'S&P prima dell'inizio di una recessione NBER è stato del 5%, ma il mercato ha poi ceduto il doppio - 10% - nei mesi successivi alla flessione.

Le azioni potrebbero trovarsi a passare dalla padella dell'inflazione alla brace della recessione, poiché l'allentamento monetario tanto agognato dal mercato prepara il terreno per un nuovo atto, che promette di portare ancora più sofferenza.

Valter Buffo
Lo scioglipancia e l’eredità di Lehman Brothers

Molti ricordano un personaggio televisivo, di nome Vanna Marchi, che iniziò con le televendite per passare poi ad attività più complesse, che centravano anche con le previsioni per il futuro, attività sulle quali la magistratura italiana ha già espresso il suo giudizio.

Ad un certo punto, nelle previsioni sul futuro c’entrava pure un Mago Brasiliano. Che, almeno a nostra memoria, non fu così bravo da prevedere la diffusione delle cryptovalute nei primi decenni del nuovo Millennio. Se lo avesse previsto, sicuramente avrebbe colto anche quello spunto.

Per questa ragione, noi di Recce’d abbiamo deciso di rivolgere la nostra attenzione ed il nostro lavoro di analisi in questo Post NON al Mago brasiliano in questione (che oggi non pratica più la Magia, almeno in Italia), bensì ad altri Maghi.

Maghi attualmente in piena attività, ed ampiamente pubblicizzati. Nulla di segreto: al contrario, pubblicità in TV, allo stadio, sul Web, martellante, incessante. Il tutto accade in pubblico e (dobbiamo presumere) sotto il controllo delle Autorità preposte.

Si tratta di veri e propri Maghi: autentici maghi, capaci di fare apparire dal nulla, digitando su una tastiera, una ricchezza che prima non esisteva. Creare digitando su una tastiera le cryptovalute.

E poi, digitando sulla medesima tastiera, di fare sparire del tutto la ricchezza appena creata. E alla velocità della luce: persino (lo abbiamo appena visto) l’equivalente di 32 miliardi di dollari USA nello spazio di giorni.

Il mercato degli asset digitali da un miliardo di dollari rischia una crisi simile al crollo finanziario del 2008, secondo il capo di Binance Changpeng Zhao, che ha avvertito che altre società potrebbero fallire nelle prossime settimane dopo i problemi di FTX.

Zhao, fondatore del più grande exchange di asset digitali al mondo, ha affermato che il pieno impatto del crollo della borsa cripto rivale FTX non si è ancora fatto sentire. Parlando a una conferenza in Indonesia, ha detto che la crisi finanziaria globale è "probabilmente un'analogia accurata" con gli eventi di questa settimana.

"Con il crollo di FTX, vedremo effetti a cascata", ha detto Zhao. "Soprattutto per coloro che sono vicini all'ecosistema FTX, saranno colpiti negativamente".

I commenti arrivano mentre gli operatori di criptovalute temono ulteriori ondate di contagio dopo che all'inizio di questa settimana un'offerta di Zhao per rilevare FTX è andata a monte, lasciando una delle borse di criptovalute più importanti sull'orlo del collasso. Il fallimento di FTX sarebbe un duro colpo anche per gli investitori di primo piano che avevano acquisito partecipazioni nel gruppo, tra cui la società di venture capital Sequoia e la giapponese SoftBank.

Il Bitcoin, la più grande criptovaluta, ha perso il 17% negli ultimi cinque giorni, toccando il minimo da due anni a questa parte, nel bel mezzo delle tumultuose trattative tra Binance e l'amministratore delegato di FTX Sam Bankman-Fried.

Bankman-Fried si è scusato per la crisi di liquidità di FTX, ma non ha fornito un resoconto dettagliato delle cause.

"Questa mancanza di trasparenza è ciò di cui ogni singolo trader e investitore dovrà diffidare in futuro", ha dichiarato Anatoly Crachilov, amministratore delegato di Nickel Digital Asset Management.

Zhao ha anche messo in dubbio l'accordo raggiunto da FTX per acquistare le attività di un altro prestatore di criptovalute, Voyager, fuori dall'insolvenza, dicendo che FTX "ovviamente ... non avrà i soldi" per la transazione da 1,4 miliardi di dollari.

"Alcuni altri progetti si troveranno in situazioni simili. Penso che ci vorranno un paio di settimane per la maggior parte di loro", ha detto Zhao.

Genesis, un'importante società di trading di criptovalute, ha dichiarato che la sua attività di derivati era bloccata nella borsa congelata per circa 175 milioni di dollari. La società ha dichiarato che i fondi non sono "rilevanti per la nostra attività" e non avranno un impatto sulle sue funzioni di market making o di trading.

Ma il capo di Binance si è detto fiducioso che il settore delle criptovalute si riprenderà. "Il mercato si riprenderà da solo", ha dichiarato Zhao.

Come avete appena letto uno dei protagonisti del settore crypto ha detto venerdì 11 novembre che il settore delle crypto rischia una crisi simile alla Grande Crisi Finanziaria degli anni 2007-2009.

A noi, immediatamente, è sembrato ovvio che questa dichiarazione pubblica contiene una richiesta di aiuto, di aiuto con denaro pubblico, soldi non delle banche ma soldi del pubblico, di tutti: così come accadde nel 2007-2009 per tutte le grandi banche: da Goldman Sachs a JP Morgan, da Banca Intesa a BNP Paribas a Deutsche Bank, fino a Barclays ed RBS.

La settimana si è poi conclusa con la bancarotta di FTX, a cui mancano “soltanto” 10 miliardi di dollari USA. Ma il dubbio ci rimane in testa: troveranno il modo di fare un “salvataggio pubblico” anche per questi bizzarri soggetti delle cryptovalute? Proveranno a raccontare un’altra volta, a tutti noi investitori, che esiste il “rischio sistemico” anche nel loro caso?

In questa prospettiva, è utilissimo leggere l’articolo che segue, articolo che giustamente osserva che proprio dalla sfiducia delle banche tradizionali derivava fino a ieri il più forte degli argomenti utilizzati per spingere le cryptovalute. Ovvero, che le cryptovalute erano l’alternativa (più solda e meno rischiosa) alla moneta tradizionale: “le cryptovalute non possono fallire”, dicevano tutti quei venditori dai siti Web (tutti siti autorizzati, naturalmente).

Ma era falso, nel senso di NON vero. Come Recce’d scriveva già dieci anni fa.

Da dove cominciare dopo una settimana come questa?

Lo spettacolare disfacimento dell'impero crittografico di Sam Bankman-Fried, dalla borsa delle criptovalute FTX ad Alameda Research, il suo trader proprietario, è stato paragonato al momento Lehman Brothers del settore.

L'ultimo a fare questo paragone è stato Changpeng Zhao, amministratore delegato di Binance, che ha affermato che "probabilmente si tratta di un'analogia accurata".

Il parallelo con la crisi finanziaria del 2008 è evidente. Nel marzo di quell'anno Bear Stearns fallì, scatenando l'instabilità del mercato, e dopo un'estate travagliata arrivò il cataclisma di Lehman.

All'inizio dell'anno il settore delle criptovalute è stato scosso nel profondo dal crollo dei token convenzionali, dall'instabilità delle stablecoin e dal fallimento di società come Celsius Network. E di nuovo, dopo un'estate di speculazioni, uno dei nomi più importanti del settore sta vacillando.

Ma le crisi delle criptovalute di quest'anno ci insegnano una lezione particolarmente preziosa. Quando appaiono delle crepe nel settore, o quando gli amministratori delegati "fanno casino", il disfacimento può avvenire alla velocità della luce.

Per dare alla criptovaluta il giusto peso, la finanza tradizionale ha un ampio catalogo di rapidi rovesci, da Archegos, Enron, Amaranth, LTCM e MF Global. Come nell'aforisma di Hemingway, si può fallire gradualmente e poi improvvisamente.

Ma se prendiamo come punto di partenza la storia di CoinDesk, FTX è fallita in meno di 10 giorni.

In parte ciò può essere attribuito alla trasparenza dei mercati delle criptovalute. Gli osservatori hanno assistito in tempo reale al crollo di FTT, il token emesso da FTX. Hanno potuto seguire il flusso dei fondi grazie alla trasparenza delle blockchain, i libri mastri digitali, che possono esacerbare l'onere dell'uscita.

Anche la pronta accessibilità fornita dai social media ha avuto un ruolo importante nella diffusione del dramma, in particolare Twitter. È stato il mezzo attraverso il quale sia Bankman-Fried che Zhao hanno annunciato il loro accordo e pubblicato le scarse informazioni che abbiamo avuto.

Ma sottolinea anche, ancora una volta, che le pretese del settore di essere decentralizzato sono un mito. I legami tra FTX e Alameda dimostrano che gran parte dell'industria delle criptovalute rimane opaca, interconnessa e altamente concentrata tra pochi individui.

"Sam Bankman-Fried ha fatto un mucchio di tweet che probabilmente non erano nel suo interesse attraverso Twitter ... dobbiamo davvero monitorare i tweet?" ha detto un osservatore. "La trasparenza di FTX consiste davvero nel fatto che l'amministratore delegato rilasci un flusso di coscienza attraverso alcuni tweet? Dov'è l'adulto nella stanza?".

Il dramma sui social media evidenzia anche un impatto pubblico più ampio. Per quanto oggi siano famosi, i precedenti fallimenti della criptovaluta, come Celsius e Three Arrows Capital, non hanno avuto un profilo pubblico paragonabile a quello di FTX. In meno di quattro anni, FTX è emersa dal nulla per diventare un marchio familiare fino ad allora mai visto nel settore.

Gli appassionati di sport non possono non notarlo. Il logo FTX è stato apposto sullo stadio di basket di Miami, sui campi da cricket australiani, sulle divise degli arbitri di baseball e sull'account Instagram di Tom Brady. C'è stato persino uno spot per il Super Bowl.

"Molti altri crolli erano ancora in un ambito molto tecnico. Mentre questo è Tom Brady, questo è il Miami Heat", mi ha detto Aidan Larkin, amministratore delegato della piattaforma di recupero di asset crittografici Asset Reality.

FTX non è stata l'unica a perseguire una grande campagna di branding pubblico o ad agganciarsi alle star dello sport. Ma questa settimana si diffonderà nell'opinione pubblica e inevitabilmente offuscherà il marchio della criptovaluta.

"Usando queste celebrità si è data credibilità a un'industria, lasciando intendere che fosse molto più matura di quanto non fosse", mi ha detto al telefono Ilan Solot, co-responsabile degli asset digitali di Marex Solutions.

L'ironia della sorte vuole che sia stato proprio il fallimento di Lehman, e la conseguente perdita di fiducia nel sistema bancario tradizionale, a favorire la popolarità delle criptovalute fino a oggi.

Per molti versi, il mondo sta ancora facendo i conti con l'impatto di Lehman. La banca centrale statunitense ha appena alzato il tasso di interesse di riferimento ai livelli più alti dal 2008. Resta da vedere quanto tempo ci vorrà per riprendersi dall'FTX.

Valter Buffo
Beyond stupid
 

Siamo certi che la grandissima maggior parte dei lettori del nostro Blog conosce il film “Una pallottola spuntata” e la serie che poi ne è seguita.

Il film viene in genere etichettato come “umorismo demenziale”: e senza dubbio nel film vediamo accadere cose paradossali ed assurde, non realistiche.

In questo Post, cercheremo di capire le ragioni per le quali oggi, nel settore della finanza e del risparmio, si incontrano con sempre maggiore frequenza situazioni al confronto delle quali il film “Una pallottola spuntata” deve essere rivalutato come “film realistico”.

In questo Post, cercheremo una risposta a questa domanda: per quale ragione, un grande numero di operatori del settore e della finanza e del risparmio oggi si comporta come se stesse recitando in “Una pallottola spuntata”?

Per quale ragione, nel settore del risparmio, dall’intermediazione fino alla vendita di “prodotti finanziari” all’investitore finale, abbondano situazioni paradossali ed assurde, così tanto assurde che nel film “Una pallottola spuntata” sarebbero apparse eccessive?

Del film “Una pallottola spuntata, è notissima la scena nella quale il solerte tenente Drebin (avendo alle spalle l’esplosione di una fabbrica di fuchi di artificio) invita il pubblico a muoversi, a scorrere, pronunciando la celebre frase: “Non c’è niente da vedere qui”.

Il tenente Drebin qui sopra ripete, in modo meccanico e senza rendersi conto della realtà intorno a lui, una delle “solite frasi”: che è esattamente quello che fanno sia le Banche Centrali, sia le banche di investimento come JP Morgan e Goldman Sachs e UBS e BNP Paribas e Nomura, sia le Reti italiane che vendono Fondi Comuni e polizze UCITS, avendo anche loro, alle proprie spalle una scena che è completamente diversa da quello che le loro parole vorrebbero fare intendere.

Hanno perso il collegamento con la realtà? In parte, sì.

Ma in parte, ne hanno coscienza, e nonostante questo vogliono ingannare il pubblico dei risparmiatori, rappresentando uno scenario di fantasia, che non esiste e mai esiterà in futuro.

Ricordate nel 2021 la storia inventata della “inflazione è transitoria”?

Quel malessere collettivo oggi si ripresenta, ma in una forma ben più grave. Ed ora, Recce’d ve lo dimostra attraverso i fatti.

L’immagine qui sopra a noi serve per riepilogare l’ultima settimana della Borsa di New York.

Niente di drammatico, come vedete: banali oscillazioni prima verso l’alto e poi verso il basso.

Ma quanto ci siamo divertiti, in questa banale settimana!

Ci siamo divertiti, ed alla grande, nell’ultima settimana e anche negli ultimi dieci giorni.

L’esito finale non è mai stato in dubbio: nessun dubbio su come sarebbe andata a finire. Eppure, come i gattini ciechi, sui mercati finanziari in tanti continuavano a ripetere, ed a scrivere le medesime cose, cose del tutto inventare, cose del tutto slegate dalla realtà. Irreali. fantasie, sogni ad occhi aperti, speranze. In modo particolare (lo avete notato?) il vostro financial advisor. Tutti i financial advisor: private bankers, wealth managers, robo advisors. Adeguatamente imbeccati “dall’alto”, nel modo che più avanti documentiamo.

Tutti, come i gattini ciechi, a ripetere che “rallenta il rialzo dei tassi”, tutti a ripetere che “l’inflazione ha raggiunto il picco”, tutti a ripetere che “si avvicina il pivot sui tassi”. Affermazioni basate su che cosa? Sul nulla più assoluto. Queste persone non sanno di che cosa parlano, ma sanno invece benissimo che, a tutti i costi, a voi devono vendere una storia, la storia che dice “adesso rimbalza, tra un mese rimbalza, tra un anno rimbalza”.

E se invece poi NON rimbalza, per 15 anni? Oppure per 25 anni? Voi investitori che cosa fate? State li fermi ed aspettate?

“La prossima fase di rialzo” per le Borse era stata data per certa a metà ottobre 2022: almeno, da chi lavora per le grandi banche di intermediazione, che si chiamano Goldman Sachs, JP Morgan, UBS, BNP Paribas, Nomura, per fare soltanto qualche nome, di qua e di là dell’Oceano.

Vale la pena di approfondire: che cosa avrebbe dovuto innescare “la prossima fase di rialzo delle Borse”? Abbiamo letto spiegazioni a centinaia: e tutte le spiegazioni fornite da Goldman Sachs e compagnia facevano riferimento a fattori INTERNI al mercato di Borsa, come ad esempio i “buybacks” oppure il posizionamento dei Fondi Comuni di Investimento della categoria CTA.

Fate attenzione a questo punto. La realtà? Non esiste e neppure viene presa in considerazione. Le sale operative delle grandi banche di investimento ragionano su ciò che accade … dentro alle loro stanze, ovvero dentro le sale operative.

Quello che accade fuori, la realtà dell’economia e della vita sociale, neppure viene preso in considerazione.

Questo tipo di argomento viene subito ripreso, con entusiasmo, da una certa categoria di “financial advisors”, da sempre fermamente piazzati nel campo degli “ottimisti”, per la semplice ragione che se la Borsa non sale, hanno niente altro da dire, da proporre, da suggerire. Sono gli ottimisti “per interesse personale”.

La banalità degli argomenti utilizzati nelle immagini qui sopra riporta alla mente alcune situazioni del film “Una pallottola spuntata”.

Non tutti agiscono in questo modo. C’è chi, pur collocandosi nel medesimo campo, quello degli “ottimisti per interesse personale” utilizza argomenti che, almeno in apparenza, sono meno banali e più “sofisticati”. Ad esempio ci sono le opzioni.

Il pubblico “retail”, i piccolo investitori che utilizzano E-Toro, gli ossessionati degli smartphone, che fino a 12 mesi fa si concentravano su TINA, FOMO, buy-the-dip e Tesla e il Bitcoin, hanno cambiato abitudini, ed oggi si ossessionano con le opzioni.

Questo, di per sé, sarebbe un fatto del tutto irrilevante, se non fosse che le banche di investimento se ne sono immediatamente appropriate, allo scopo di fare intendere (ma non è vero) di essere in grado di ricavare, dai dati per le opzioni, la tendenza futura del mercato di Borsa.

Ecco qui sotto, ad esempio, JP Morgan spiegare che “Adesso siamo ritornati in un regime buy-the-dip”.

Sempre JP Morgan, sempre ottimismo e positività: e in questo caso, entriamo decisamente in un ambiente che ricorda “Una pallottola spuntata”. Dice infatti JP Morgan nell’immagine che segue: “Immaginare una Borsa che scende è come tentare di tenere un pallone da spiaggia sott’acqua”.

E allora, perché non aggiungere una foto di una spiaggia?

Proprio come facevano in “Una pallottola spuntata”-

Ci sono segnali chiarissimi che vengono dallo stesso mercato di Borsa: o almeno, così sembra a JP Morgan, che ci racconta che “Gli investitori stanno diventando nervosi a causa del fatto che dopo i dati trimestrali i prezzi di Google e Microsoft NON sono scesi”. Lo leggete nell’immagine che segue.

Questa affermazione JP Morgan la fece il giorno successivo alla pubblicazione delle trimestrali delle due società: se solo avessero aspettato qualche ora, avrebbero evitato un (ennesimo) errore.

Ancora altre banche di investimento utilizzano altri argomenti: Nomura ad esempio ritorna sui buybacks, e specifica che ci stiamo avvicinando a quei livelli (dell’indice S&P 500) toccati i quali le coperture da futuri ribassi (opzioni put) cominciano a costare troppo, fatto che (se fosse vero: ma non lo è) costringerebbe alcune categorie di investitori ad effettuare operazioni di segno opposto (vendere le opzioni put), un fatto che spingerebbe l’indice verso ulteriori rialzi.

E qui, siamo ancora una volta del tutto DENTRO il mercato finanziario: anche qui, ciò che succede FUORI non conta nulla.

Se non sono sufficienti le opzioni, e non è sufficiente neppure la ricopertura, si può sempre tirare fuori un altro argomento, decisamente più forte e comprensibile, andando in questo caso a cercare un argomento al di FUORI del mercato finanziario: ed arriviamo quindi alla Federal Reserve.

Le sale di negoziazione delle banche di investimento (JP Morgan, Goldman Sachs, UBS, BNP Paribas, Nomura, e tutte le altre allo stesso modo) mettono in giro “voci” e “rumors”, come quelli che leggete nell’immagine qui sotto: “La gente sempre di più è convinta che qualcosa sta per arrivare” (intendendo qui una nuova iniziativa da parte delle Banche Centrali, iniziativa sicuramente benigna verso le Borse).

C’è poi chi utilizza la propria “autorevolezza” (mah …) per comunicare ai Clienti, ed ai mercati, che loro “hanno informazioni privilegiate e sanno che cosa sta per succedere”.

E qui, le risate diventano incontrollabili: leggete ad esempio qui sotto.

Loro, in Goldman Sachs, lo sanno: loro sanno che cosa pensano nelle Banche Centrali. E ci regalano questi preziosi “insight”, riservatissimi e preziosissimi. Dice l’immagine sopra che “le Banche Centrali hanno il prurito per rallentare la crescita dei tassi di interesse”. Questo, lo affermavano come vedete il 29 ottobre, in questo modo facendoci credere di essere in grado di anticipare ciò che poi sarebbe successo durante la riunione dello 1-2 novembre alla Federal Reserve. E provocando in questo modo il movimento al rialzo delle Borse durato fino al giorno 1 novembre.

Purtroppo (per quelli che vanno dietro a Goldman Sachs ed alle altre banche di investimento), la cosa era totalmente inventata, e quindi totalmente falsa, e quindi del tutto fuori dalla realtà.

Se avete perso qualcosa, degli eventi dell’ultima settimana, potete recuperare il nocciolo della questione leggendo alla pagina TWIT - TWOO del sito: noi qui non ci ripeteremo.

A proposito di ripetizioni. Ricordate quando, per un anno intero, il 2021, Goldman Sachs continuava a ripetere che “l’inflazione è transitoria” (insieme a tutte le altre grandi banche)? La cosa si ripete, oggi, e si ripeterà in futuro: ed è facile capire perché. Stiamo parlando di soggetti (le banche globali di investimento) disperati perché non trovano una via di uscita, sono in parabola discendente e per loro il destino è segnato.

Per conseguenza, per gli investitori, anche nell’ultima settimana, sono arrivate le delusioni, ed un brusco risveglio, come documenta l’immagine che segue.

Alla delusione ed al brusco risveglio si aggiungono ovviamente poi i problemi di scelta e di decisione: come modificare il portafoglio titoli? Come investire oggi il proprio denaro?

Oggi si aggiungono poi altri, nuovi problemi, come ad esempio quello citato qui sotto nell’immagine: un problema che Recce’d aveva anticipato anche qui nel Blog la settimana scorsa, scegliendo di dare massima evidenza ai risultati trimestrali dei cosiddetti Big Tech in una settimana nella quale tutto il Mondo ed il suo cane scrivevano e parlavano solo di “picco dei tassi di interesse” e di “pivot”.

Quei risultati trimestrali modificano, totalmente, le prospettive sia di rendimento sia di rischio di tutti gli asset azionari, anche (non solo) per le ragioni qui sotto illustrate.

Arriviamo adesso alla sintesi finale: coma ha notato anche El Erian questa settimana (immagine che segue), l’investitore oggi ha di fronte una situazione analoga a quella della “inflazione transitoria”, che già ha prodotto danno gravissimi nei vostri portafogli di investimento.

Con la differenza che oggi la situazione è molto più grave, e non riguarda unicamente l’inflazione (che anzi oggi NON è il principale problema degli investitori per la gestione di portafoglio).

Per voi investitori, tutto ciò che noi abbiamo appena documentato che rilevanza ha? Come influenza i vostri rendimenti futuri? E quali rischi aggiunge al vostro portafoglio titoli attuale? Che operazioni dovreste fare?

Noi di Recce’d siamo qui per dirvelo, ma certamente non nel Blog. Nel Blog possiamo soltanto fare uno sforzo per aiutarvi, del tutto gratuitamente, a comprendere quello che stanno facendo dei vostro soldi con i vostri attuali investimenti in polizze assicurative, certificati e Fondi Comuni di Investimento.

Leggete con massima attenzione nell’immagine che segue, che è la più importante dell’intero Post.

L’immagine racconta che il 27 ottobre scorso “gli economisti di Blackrock raccontano ai loro financial advisors che per la prossima riunione della Federal Reserve loro prevedono un linguaggio favorevole al pivot”.

Attenzione: il termine “economisti” utilizzato in questa immagine deve essere inteso nel modo corretto. Quelli sono “economisti” tanto quanto nel film “Una pallottola spuntata” la Regina di Inghilterra è veramente la Regina di Inghilterra.

I vostri soldi, quelli che voi avete risparmiato ed investito, vengono dunque impiegati in questo modo:

  • persone che si fanno chiamare “economisti”, sulla base di ordini ricevuti dal Vertice delle loro Società, inventano una “notizia”

  • in questo caso, i presunti “economisti” di Blackrock inventano che “la Federal Reserve utilizzerà un linguaggio favorevole al pivot”

  • sulla base di che cosa? sulla base di nulla; non ci sono fatti, dati, dichiarazioni, niente, di niente, di niente

  • è solo immaginazione, interessata, distorta da interessi privati; lo inventano per aiutare chi vende i Fondi Comuni di Blackrock; per interesse privato, si diffondono voci e indicazioni falsi

  • che cosa è Blackrock? è la più grande Azienda di Fondi Comuni al Mondo

  • voi investitori che leggete questo Post siete sicuramente stati invitati (obbligati) ad investire sui Fondi Comuni Blackrock dalla Rete di distribuzione, che sia la vostra Banca, che sia FINECO, oppure Mediolanum, oppure Allianz, oppure Generali (l’elenco potrebbe continuare: tutte agiscono nello stesso identico modo)

  • il financial advisor, quello che parla con voi lettori, quello del quale si parla nell’immagine qui sopra, riceve l’imbeccata dall’alto: che (guarda caso) è “ottimistica” e che (guarda caso) vi spinge verso Fondi Comuni ed UCITS a contenuto azionario

  • che sono gli strumenti a più alto margine (o più precisamente di costo per il Cliente investitore); i più redditizi per chi li vende, ma NON per chi ci investe

  • poi, il giorno 2 novembre, scoprite sul Web oppure leggendo i quotidiani che si trattava di pure invenzioni, di pura fantasia: quello che affermava Blackrock, ed anche Goldman Sachs, insieme a tutti gli altri (ma proprio tutti) era, in una parola, la solita balla: come quando a gennaio 2022 vi raccontavano che “sarà ancora un anno favorevole”, ricordate?

  • ma ormai, purtroppo per voi …

Che cosa si può dire, con quali termini si possono qualificare i presunti “economisti” di cui sopra, e tutta intera la catena di vendita che segue?

Voi amici lettori avete qualche idea, un suggerimento?

Per questi signori di cui abbiamo scritto nel Post, per tutta la catena di pura vendita che va da Blackrock fino al vostro private banker, ovvero la catena “fabbrica di prodotti finanziari + Rete di vendita di prodotti finanziari”, sono tempi difficilissimi: il giochetto è ormai svelato, con le sue false informazioni, i suoi artifici, i suoi inganni, e (quasi) tutti ormai lo hanno capito.

Per gli investitori finali, ai quali Recce’d da sempre si rivolge, invece non mancano le opportunità: la festa è finita per i “venditori di prodotti finanziari” e per quel tipo di prodotti finanziari, perché l’inganno è svelato, ma gli investitori consapevoli possono da subito liberarsi di quei lacci e lacciuoli, che li costringono nelle scelte, e riprendere il controllo del loro portafoglio titoli.

Invece di stare lì come merluzzi al sole, ad attendere “il prossimo rimbalzo” per “recuperare le perdite subite”, gli investitori finali oggi farebbero bene ad agire. Per ogni festa che finisce, ce n’è un’altra che inizia, come spiega anche l’articolo che chiude il nostro Post.

L’investitore deve, semplicemente, realizzare il fatto che siamo già entrati in una Fase del tutto nuova per i mercati finanziari e per l’industria dei servizi al risparmiatore: nuove regole di comportamento , nuove opportunità, nuovi servizi di supporto per la gestione del portafoglio.

Come ad esempio i portafogli modello prodotti da Recce’d, insieme con le analisi, le informazioni ed in generale i servizi che li accompagnano.

Buona lettura.

By Michael Every of Rabobank

The party is ending / The Party is starting

The party is ending…

…and all those expecting the Fed to shift in a dovish direction yesterday are being shown up as a bunch of pivots.

The Fed raised 75bp to 4.00% yesterday, as expected. There was an initial market attempt to rally at language suggesting they were aware policy acts with a lag, which sounded pivot-y. Then Powell spoke, and crushed those hopes. True, he flagged the pace of rate hikes might slow from its breakneck pace: but he made it abundantly clear smaller rate hikes would continue for longer than many expected. Moreover, when a journalist pointed out to him that stocks were rising after his latest move, he deliberately underlined that if the FOMC had known in September what it knows now, it would have plotted its dots higher for where Fed Funds will peak. That means a higher terminal rate ahead --the market’s assumption is now 5.10% vs. 4.85% recently-- and a deliberate attempt to jawbone markets lower, not higher.

You can make the argument that this is about a wage-price spiral, which Powell said he doesn’t see, despite the ADP report yesterday suggesting nominal wage growth is up to 7.7% y-o-y; or that this is about overheating; or that Powell is wrong, because things are cooling fast; or that he hates financialisation and loves the industrial economy – as the FT flags that the US will be sucking in EU industry crippled by rising power bills; or, relatedly, that this is about the geopolitics of power, and of commodities vs. the global role and value of the US dollar; or any combination of the above. It actually doesn’t matter, because the key conclusion is still the same:

Powell doesn’t want to see financial conditions ease. He doesn’t want to see higher equities. He doesn’t want to see lower bond yields. He doesn’t want to see a weaker dollar. The old party paradigm is over, much as markets refuse to accept it.

The Party is starting…

…and all those expecting a shift in a bullish stimulus direction are also being shown up as a bunch of pivots.

Speaking earlier yesterday at Hong Kong’s financial shindig, the UBS CEO stated he doesn’t read the US press, only the Chinese, and that global banks are “very pro-China” despite the 20th CCP Congress reiterating its belief in a Marxism-Leninism which says, “The Capitalists will sell us the rope with which we will hang them.” One also has to wonder, if global banks are pro-China, but Western politicians are increasingly not, where does that logically leave said politicians vis-à-vis global banks?

True, money-over-ideology worked nicely for both sides for years. Yet it also did under Lenin’s New Economic Policy in the USSR in the 1920s until that ended with Stalinism, as Joe saw the 1940s coming, and decided to prepare. As unaware of that history as CEOs but perhaps indirectly echoing it, Bloomberg’s Shuli Ren bewails in ‘Hong Kong Bankers Fear for Their Careers’ that: “Xi, for one, doesn’t see bankers offering much value. Six of the 13 new members of the Politburo have backgrounds in science and tech. He Lifeng, widely tipped as the next economic tsar, is not a member of the Politburo Standing Committee, China’s most powerful decision-making body. For decades, financiers in Hong Kong have been China’s biggest cheerleaders and its bridge to developed nations. They advocated for economic growth and argued for a better relationship between the two superpowers when no one else was. Even they’re losing faith in Xi’s China.”

Indeed, Leland Miller of the China Beige Book notes despite screenshots(!) about Covid-Zero being zeroed (as fresh lockdowns hit Shanghai and the world’s largest iPhone factory), past high GDP growth is not coming back – for ideological reasons. “It is over because the Chinese government has identified a continuation of this economic growth model as a vulnerability to CCP rule,” he states. They know the model, which they actually borrowed or co-opted from the West, no longer works; they fear what happens if they add yet more debt, or try outright QE, or monetisation. The result is the structural growth slump we now all see, and few saw coming.

It is true that Soviet economies, and China pre-reform, had soft budget constraints, monetised debts, and repressed inflation. However, today’s China reads history and Marx carefully. Contrary to common misperception, Marx was opposed to the inflation of fiat currency as well as the stupidity and revolution-inducing inequality of “fictitious capital”, preferring the gold standard. Lenin ran dual currency systems in the USSR, one gold backed, one fiat, with dual circulation (external, internal): the gold one won out as long as Lenin was around.   

China doesn’t want to see more financialisation or higher house prices. It doesn’t want to see higher equities for equities’ sake. It doesn’t want to see lower bond yields for bonds’ sake. It won’t be able to see a stronger CNY. The old Party paradigm is returning, much as markets refuse to accept it.

Mercati oggiValter Buffo
Un disastro in divenire
 

Ogni mese, siamo tutti costretti a leggere, o meglio a ri-leggere:

  • che l’inflazione sta per iniziare a scendere

  • che le Banche Centrali stanno per cambiare direzione.

La noia, per chi legge, e per noi che dobbiamo anche commentare, cresce ogni mese un po’ di più, e sta per diventare intollerabile.

Perché viene riproposto fino alla noia un argomento perdente e sempre smentito? Si tratta semplicemente di un esercizio di stupidità? No, c’è ben altro: e scriviamo da domani mattina ogni giorno in The Morning Brief.

Anticipiamo la conclusione più importante per la gestione dei portafogli modello. Per (nostra e vostra) fortuna, ci penserà la realtà dei fatti a mettere fine a questo mensile supplizio.

I dati, in primo luogo. Ma la smentita arriverà pure dall’andamento futuro (2022 - 2023 - 2024) dei mercati finanziari.

Come detto, la noia ci ha ormai sfiniti, e non riusciamo più a ripetere, a riscrivere, mese dopo mese, sempre le medesime cose.

Abbiamo dunque fatto ricorso al recente lavoro dell’amico John Normand, ex strategista di JP Morgan, che proprio a questo tema ha dedicato di recente un’analisi che, a giudizio di Recce’d, è l’analisi definitiva.

Normand spiega in modo chiarissimo perché proprio questo diffuso atteggiamento verso l’inflazione trascinerà nei prossimi mesi l’intera economia verso lo scenario peggiore.

Lo abbiamo tradotto e lo riproponiamo qui di seguito, completo dell’immagine di Normand che lo accompagnava.

Normand cita nel testo un documento del Fondo Monetario Internazionale che noi possiamo mettervi a disposizione su richiesta (attraverso i canali che trovate nel sito).

Leggete con attenzione, e insieme tenete bene a mente che si sta parlando di inflazione: non della “media mobile a 200 giorni”, oppure del “rimbalzo”, oppure delle “opzioni call e put”: qui, si parla di quanto costa il latte e la farina, il riscaldamento e l’elettricità, i ricambi per l’automobile e un’ora del lavoro dei dipendenti.

Pensate alla realtà, e smettetela di credere che il Mondo stia dentro il vostro smartphone. Potete tranquillamente ignorare tutto ciò che la Federal Reserve dirà e farà tra 72 ore: non ha alcuna rilevanza.

Buona lettura.

* Come spesso è accaduto in occasione delle riunioni del FOMC da giugno, le aspettative di un cambiamento della Fed stanno sostenendo le obbligazioni, le azioni e il credito, stabilizzando il dollaro USA.

È notevole che le azioni di tipo “Value” stiano sovraperformando (ad esempio: #Dow vs #Nasdaq, #Europa vs USA), anche se altri fattori hanno confuso la consueta relazione tassi in calo/asset azionari in crescita.

Un fattore è che la maggior parte dei dati sull'attività statunitense non sorprende più al ribasso. Un altro è che le sorprese positive sugli utili sono state maggiori per i settori finanziari e industriali che per il settore tecnologico.

Dubito che la crescita e le sorprese sugli utili siano durature quando la Fed punta a una politica ancora più restrittiva entro il primo trimestre del 2023.

Ma per questa settimana i mercati riprenderanno la scaletta di “una Fed che potrebbe segnalare rialzi più lenti”. Un tale cambiamento prima o poi arriverà, perché un aumento di 75 pb è straordinariamente elevato e perché la politica è già leggermente restrittiva.

Definirei il cambiamento di umore degli investitori come #superficiale, in quanto non è risolta la questione più sostanziale dell'altezza del tasso di interesse “terminale” in questa fase di rialzi.

Una svolta #sostanziale (e quindi non superficiale) delle prospettive è quella che segnala un regime diverso, come un passaggio dai rialzi alla pausa o dalla pausa ai tagli. Credo che la pausa arrivi alla fine del 1° trimestre, ed è per questo che vale la pena di mettere in portafoglio asset a lunga duration.

I tagli non arriveranno prima della fine del 2023/inizio 2024 (durante una #recessione), motivo per cui è presto per possedere azioni per chi gestisce in modo attivo e consapevole il #drawdown, che poi è il rischio di ribasso (perdite) nel proprio portafoglio.

Il possesso di obbligazioni con un merito di credito elevato è la via di mezzo tra i regimi.

Per possedere qualcosa di più ciclico, gli investitori hanno bisogno di che i prezzi di mercato offrano un elevato premio al rischio (non ancora in evidenza) o di risposte altamente convincenti a tre domande macro tra di loro interconnesse.

Si tratta di:

  1. quanto velocemente si riduce l'inflazione di fondo;

  2. quanta #disoccupazione è necessaria per ridurre l'#inflazione salariale; e

  3. quale tasso ufficiale di interesse #terminale offre un mercato del lavoro morbido.

Domande difficili, ma il documento del FMI "Understanding US Inflation" pubblicato venerdì 28 ottobre 2022 fornisce utili indicazioni. Gli autori modellano il nucleo centrale nel 2024 sulla base della #curva di Beveridge (relazione tra #occupazione e disoccupazione), della #disoccupazione e delle #aspettative di inflazione.

Di seguito le parti rilevanti:

1) Sezione 4 (pag. 20): Curva di #Beveridge, che guida l'ottimismo della Fed sul fatto che l'inflazione scenda con un piccolo aumento del tasso U-3.

2) Sezione 5 (pag. 26): scenari di inflazione core

3) Figura 17 (pag. 55): core basato sul 4,4% U-3 della #Fed. Si noti l'ampia gamma di previsioni core (2,3% - 6%), a seconda degli input. La Fed ipotizza il percorso più ottimistico.

4) Figura 19 (pag. 57): core basato sulle ipotesi del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di un tasso U-3 del 5,6% e sulla previsione di base di Larry Summers di un tasso del 7,5%. La gamma di proiezioni core è più ristretta rispetto a quella della Fed, ma solo le ipotesi di Summers avvicinano la maggior parte di esse all'obiettivo del 2% della Fed.

La mia opinione: Le previsioni macro sono molto imprecise, ma un modello della Fed che incorpora le ipotesi più ottimistiche è un modello che richiede premi di rischio più elevati (ovvero prezzi degli asset più bassi) per il rischio che in futuro sia inevitabile un maggiore sacrificio della crescita economica.

Valter Buffo