La teoria della riflessività e la pratica degli IPO 2026: che cosa viene dopo SpaceX
 

Anche oggi, non potevano mancare le (ormai abituali) minacce di “cancellare lo IRAN dalla faccia della Terra”.

E noi, in Recce’d, pensiamo che … non è detto che, una volta o l’altra, non succeda veramente.

Ma anche oggi Recce’d sceglie di non parlarne, del tutto.

Perché Recce’d si comporta in questo modo?

Spieghiamolo nuovamente per i lettori.


Forse voi lettori lo avete notato, che lo IRAN sui mercati NON esiste più.

A voi, forse, per quattro mesi avevano spiegato che tutto (ma proprio tutto tutto) per un investitore dipende dallo IRAN.

E poi, che che tutto dipende dal petrolio

E magari, che tutto nei vostri portafogli titoli dipende da Trump.

Aggiungendo poi che dopo la pace con lo IRAN i prezzi dei vostri Fondi Comuni esploderanno vero l’alto.

Lo ha fatto anche lui, Donald J. Trumo, che ormai si è messo a capo dell’esercito internazionale di promotori finanziari, private banker e wealth manager, l’Imperatore dei financial advisor.

Lui, Donald, vuole che “tutto sale”. E lo dice anche nelle sedi più inopportuna. Anzi, fa pure i gesti! Come fanno i mimi alle festicciole dei bambini. Che tenero …

Peccato (per lui, non per i nostri Clienti) che, invece, non sale. Non è vero (e non basta fare i gesti).

Il petrolio, oggi, viene scambiato a70$. Ma nulla, nessun prezzo, “esplode verso l’alto”.

Vi avevano raccontato, di nuovo, delle grandi balle, i vostri financial advisor: non è vero che “tutto dipende dal petrolio”. Loro, i private banker, i financial advisor, e i wealth manager, con tutte le loro Reti che fanno pubblicità in TV (e che questa volta non stiamo neppure a nominare) anche questa volta vi avevano riempito la testa di sciocchezze, sciocchezze prodotte dalle banche internazionali di investimento, come ad esempio Goldman Sachs, Morgan Stanley, e BNP Paribas, insieme ad un’altra decina di nomi che tutti dicono sempre tutte le cose uguali, del tutto allineati fra loro.

Ma nessuno compera: non “esplodono verso l’alto” le Borse, e neppure i prezzi dei Titoli di Stato.

E anzi, gli altri vendono.

Lo stesso potremmo scrivere di SpaceX: il 12 giugno, venerdì, SpaceX è stata collocata in Borsa: il più grande collocamento della storia, ricordate? Un punto di svolta, per i mercati e per tutta l’umanità, ci dicevano.


Che cosa sta succedendo, al vostro risparmio? E che cosa succederà poi tra un mese, due mesi, tre mesi, sei mesi?

Che cosa lo fa salire e poi scendere? Che cosa conta davvero?

Vi fate queste domande? State cercando di capire? Ed eccoci qui, come sempre, puntuali, analitici e qualitativi, a rispondere alle vostre grandi domande di ogni notte. Puntuali ed affidabili, come sempre siamo stati.

Perché dopo ore, ed ore, ed ore di lettura dei social, dei quotidiani, e di ascolto di lunghi articoli al TG, scoprite tutto sui mercati finanziari sta fermo? Perché NESSUNO compera, a parte voi? E chi è, che vende, oggi? Lo S&P 500 vale 7350 punti: chi è, che vende?

Ma soprattutto: che fine ha fatto, tutta quella euforia che ci hanno descritto al collocamento Di SpaceX?

Come abbiamo già scritto, noi di Recce’d non ci occuperemo della minaccia di radere al suolo lo IRAN (che non muove i mercati). Ci occuperemo invece, almeno in questo Post, della vicenda di SpaceX (anche quella non ha mosso i mercati, ma almeno c’è una qualche sostanza, mentre la vicenda IRAN ormai è soltanto un teatrino delle marionette).

Parliamo dunque (per la quinta settimana consecutiva) della vicenda SpaceX.

Persino del Bitcoin.

Del Bitcoin, a noi importa nulla. Invece SpaceX sì, ci importa. Non lo mettiamo nei portafogli dei Clienti (neppure il Bitcoin) ma ci importa. Ci importa per gli ALTRI asset finaziari.

I dati relativi allo IPO di SpaceX, e di tutto ciò che sta intorno a questa operazione, Recce’d ve li ha forniti, mese dopo mese, fin da un anno fa, anche qui nel Blog.

Il nostro giudizio ve lo abbiamo già anticipato: è la più grande manipolazione degli investitori mai avvenuta.

Il nostro allarme lo abbiamo lanciato: la guerra è in corso da mesi, ed è una guerra contro i vostri risparmi. E’ la guerra contro i soldi che avete sul conto. E’ la guerra che ha come obbiettivo una ricchezza falsa, quella che avete in mente, che CREDETE di avere ma che, purtroppo, non esiste.

La ricchezza che credete di avere in tasca NON esiste: e adesso, BISOGNA DIRVELO, con le buone oppure con le cattive.

E voi, siete pronti?

In questo Post, siamo costretti (data sia la rilevanza sia la delicatezza di questa materia) a … parlare difficile, per una volta. Come tutti i lettori sanno, noi di Recce’d ci teniamo ben lontano dal giocare a “fare i professori”: siamo semplici mestieranti, ed il mestiere di Recce’d è la gestione del portafoglio e del risparmio.

Ce ne teniamo lontani, fatte salve le rare occasioni nelle quali diventa decisivo sapere alzare lo sguardo. Guardare un po’ più in là. E per fare questo, a volte diventa necessario … parlare difficile.

E quindi, se siete alla ricerca di qualcuno che vi dica se lunedì 29 giugno il dollaro sale oppure scede, questo Post non ci sarà utile, e potete rivolgervi a qualcun altro.

Se invece le domande che vi abbiamo elencato poco più in alto sono già nella vostra mente, e siete alla ricerca di una risposta efficace, sintetica, e chiara, allora il Post giusto è proprio qui, in questo Post.

Nei precedenti Post, ed in particolare nell’ultimo anno, abbiamo sempre affrontato questo tema (SpaceX, AI e manie di mercati per i semiconduttori) parlando molto semplice e spiegando ogni nostra affermazione con i fatti, i dati, i documenti. Ci auguriamo che voi abbiate ben compreso, grazie a questo nostro grande lavoro, ciò che poi si è visto in Borsa.

Documentata ogni cosa che fosse rilevante, per noi di Recce’d oggi è l’ora delle conclusioni: è il momento di ricavare, da tutto questo nostro grande lavoro, le conclusioni. La generalizzazione che è necessaria, per valutare la attuale asset allocation, per definire la nuova strategia di gestione del proprio portafoglio titoli, per fare le giuste scelte di portafoglio.

Per ottenere una sintesi che sia efficace di tutti i fatti ed i dati, una sintesi che sia poi di supporto nelle scelte, siamo come detto costretti ad alzare lo sguardo, a cambiare il tono del nostro discorso, e ad astrarci dall’immediato dei mercati finanziari.

Ed è necessario, per noi, ma pure per voi lettori e per ogni investitore, introdurre concetti nuovi.

Recce’d lo fa in questo Post, introducendo il lettore al concetto di “riflessività”. Un concetto del quale tutti voi, amici lettori del Blog, avete assolutamente bisogno, e proprio oggi. Leggete qui, e poi pensateci: domani, lunedì 29, oppure martedì 30, oppure mercoledì 1 luglio, quando sarete lì seduti davanti allo schermo, a controllare la vostra posizione in titoli cercando di collegarla all’andamento dei mercati finanziari che avete appena sentito alla radio oppure in TV. E la testa inizia a girare vorticosamente.

Da dove partiamo, noi di Recce’d, per introdurvi alla “riflessività”?

Naturalmente, anche in ragione del tema del nostro Post e dei precedenti, partiamo facendoci aiutare da AI.


La riflessività un concetto al centro di una teoria, sviluppata da George Soros, secondo cui le convinzioni e i comportamenti dei partecipanti influenzano la realtà economica e di mercato, la quale a sua volta modifica le convinzioni dei partecipanti stessi. Questo crea un ciclo di feedback continuo che rende i mercati intrinsecamente instabili, negando il concetto di equilibrio perfetto.

Meccanismo di Funzionamento

Il ciclo di retroazione si articola su due assi interdipendenti:

  • Funzione Cognitiva: La mente umana cerca di comprendere la realtà, raccogliendo informazioni (dal mondo alla mente).

  • Funzione Manipolatrice: Le convinzioni umane (anche se parziali o errate) spingono all'azione, alterando la situazione reale per ottenere un vantaggio (dalla mente al mondo).

Feedback di Mercato

I cicli di feedback che regolano la teoria si dividono in due categorie:

  • Feedback Negativo: Processo autoregolante. I partecipanti correggono le loro convinzioni man mano che le discrepanze diventano evidenti, spingendo il sistema verso un equilibrio.

  • Feedback Positivo: Processo autorinforzante. I partecipanti agiscono sulla base di convinzioni distorte, alterando la realtà in modo tale da convalidare ulteriormente le convinzioni iniziali. Ciò porta a distorsioni estreme dei prezzi (bolle o crolli) prima che la realtà costringa a un'inversione di tendenza.

Principi Chiave

La teoria si fonda su due assiomi interconnessi:

  • Fallibilità (Fallibility): A causa della complessità del mondo, le percezioni dei partecipanti sono sempre incomplete, distorte o parziali.

  • Riflessività (Reflexivity): L'interazione tra i pensieri dei partecipanti e gli eventi del mondo impedisce alla realtà di fornire un criterio oggettivo di validità per le decisioni.


Dopo avere letto quello che dice AI ora leggiamo anche che cosa c’è scritto su Investopedia, a proposito di un concetto che, ve lo ricordiamo, fu elaborato ben quaranta anni fa.


Teoria della riflessività: come George Soros influenza i mercati. A cura del team di Investopedia, aggiornato il 7 maggio 2026. Recensito da Eric Estevez. Verificato da Vikki Velasquez

Punti chiave

  • La teoria della riflessività postula che le percezioni degli investitori possano influenzare i fondamentali economici e i prezzi di mercato.

  • George Soros vede la riflessività come una forza che impedisce ai mercati di raggiungere l'equilibrio.

  • I circuiti di feedback positivo nella riflessività possono portare a significative deviazioni di prezzo e crisi.


Esplorando la riflessività in economia

La riflessività si riferisce a una teoria economica secondo cui le percezioni degli investitori influenzano i fondamentali economici e, a loro volta, tali percezioni e i prezzi di mercato. La riflessività ha origine nella sociologia, ma è particolarmente rilevante nel campo della finanza. George Soros, il suo principale sostenitore, ritiene che le deviazioni dall'equilibrio economico siano dovute a circuiti di feedback positivi. Secondo Soros, la teoria della riflessività mette in discussione l'equilibrio e l'ipotesi dei mercati efficienti.

Come la riflessività mette in discussione l'equilibrio economico

La teoria della riflessività afferma che gli investitori non basano le proprie decisioni sulla realtà, bensì sulla loro percezione della realtà. Le azioni che derivano da queste percezioni hanno un impatto sulla realtà, o sui fondamentali, che a sua volta influenza le percezioni degli investitori e quindi i prezzi. Il processo si autoalimenta e tende al disequilibrio, causando un progressivo distacco dei prezzi dalla realtà. Soros vede la crisi finanziaria globale come un esempio di riflessività. A suo avviso, l'aumento dei prezzi delle case ha indotto le banche ad aumentare i prestiti ipotecari e, a sua volta, l'aumento dei prestiti ha contribuito a far salire i prezzi delle case. L'aumento incontrollato dei prezzi ha creato una bolla che alla fine è scoppiata, portando alla crisi finanziaria e alla Grande Recessione.

La teoria della riflessività di Soros si oppone all'equilibrio economico, alle aspettative razionali e all'ipotesi dei mercati efficienti. L'economia tradizionale suggerisce che i fondamentali reali, come la domanda e l'offerta, implichino prezzi di equilibrio. Le variazioni dei fondamentali, come le preferenze dei consumatori e la scarsità, inducono i mercati ad adeguare i prezzi in base alle aspettative. Questo processo include feedback sia positivi che negativi tra prezzi e aspettative sui fondamentali economici, che si bilanciano a vicenda a un nuovo prezzo di equilibrio. In assenza di ostacoli significativi alla comunicazione di informazioni sui fondamentali economici e alla conclusione di transazioni a prezzi concordati, questo processo di determinazione dei prezzi tenderà a mantenere il mercato in rapido ed efficiente movimento verso l'equilibrio.

Soros ritiene che la riflessività rappresenti una sfida per l'equilibrio perché i prezzi possono discostarsene in modo significativo e persistente. Soros crede che la formazione dei prezzi sia riflessiva, guidata da circuiti di feedback tra prezzi e aspettative. Una volta che si verifica una variazione dei fondamentali economici, questi circuiti di feedback positivi fanno sì che i prezzi siano inferiori o superiori al nuovo equilibrio. In qualche modo, il normale feedback negativo tra prezzi e aspettative sui fondamentali economici, che controbilancerebbe questi circuiti di feedback positivi, viene meno. Alla fine, la tendenza si inverte quando gli operatori di mercato si rendono conto che i prezzi si sono discostati dalla realtà e rivedono le proprie aspettative (sebbene Soros non lo consideri un feedback negativo).

Soros utilizza il ciclo boom-bust e le bolle speculative, seguite dai crolli, a sostegno della sua teoria, osservando che mostrano come i prezzi si allontanino dall'equilibrio. Spesso fa riferimento all'uso della leva finanziaria e alla disponibilità di credito come fattori scatenanti del processo, nonché al ruolo dei tassi di cambio fluttuanti in questi episodi.

In conclusione, la riflessività è una teoria economica sostenuta da George Soros, la cui idea centrale è che i circuiti di feedback tra le percezioni degli investitori e i fondamentali economici impediscono ai mercati di raggiungere l'equilibrio. La riflessività può portare a significative deviazioni dei prezzi dai valori fondamentali attraverso circuiti di feedback positivi, come dimostrano le crisi finanziarie storiche, tra cui la crisi finanziaria globale. La riflessività offre una prospettiva diversa sulle tendenze dei prezzi e sul comportamento del mercato, valorizzando le percezioni degli investitori come fattore cruciale che influenza le condizioni economiche.

Può avere un impatto sul comportamento del mercato e comportare un aumento della volatilità a causa della discrepanza tra prezzi e realtà economica. Gli investitori potrebbero voler considerare la riflessività quando prendono decisioni di investimento. In caso di dubbi, è consigliabile consultare un consulente finanziario.


A proposito della persona di George Soros, lasciamo al lettore la sua opinione: molti lo amano, molti lo odiano. Capita.

Recce’d qui non intende parlarvi della Persona di George Soros. A noi interessano invece , in questo contesto del Post e nell’attuale contesto dei mercati finanziari, due fatti: è un uomo con una vasta esperienza diretta sui mercati finanziari (di notevole successo) e scrisse queste cose ben quaranta anni fa. Avete letto bene: nel 1987.

Il suo libro, The Alchemy of Finance, noi di Recce’d lo studiammo quando uscì: se tra i lettori c’è qualche lettore interessato, una copia in formato PDF può essere fornita da Recce’d via e-mail, ed è semplice richiederla andando alla pagina CONTATTI del sito e compilando il nostro semplicissimo FORM che trovate in quella pagina. In alternativa, una sintesi prodotta dallo stesso Autore la potete trovare in allegato, cliccando qui.

Le enormità, le anomalie, ed i movimenti isterici dei mercati finanziari (non soltanto delle Borse: anche del mercato dei titoli di Stato, del mercato delle valute, ed anche di oro, argento e petrolio) in questo 2026 potranno esservi spiegato soltanto con l’utilizzo di questo ed altri concetti: i vecchi schemi sono tutti saltati, ed i vecchi meccanismi di lettura dei mercati finanziari non funzionano più.

Proprio per questo, Recce’d ha ideato all’interno del suo sito una pagina che si chiama SCELTE DI PORTAFOGLIO, attraverso la quale noi mettiamo e metteremo a disposizione dei lettori nuovi strumenti, nuove tecniche, e nuovi metodi i metodi vincenti nella nuova realtà dei mercati finanziari.

La pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO verrà totalmente rinnovata e sarà disponibile a partire dal mese di agosto 2026, come noi abbiamo già annunciato. In quella pagina, troverete approfondimenti ed analisi sia sulla “riflessività” dei mercati finanziari, sia su tutti gli altri strumenti di analisi, valutazione e costruzione del portafoglio titoli che oggi vi sono necessari.

Restando però nello spazio limitato di un Post, e volendo ulteriormente aiutare il nostro lettore, proteggendolo dalle (inevitabili, ma anche dannose) semplificazioni che caratterizzano sia AI sia Investopedia, ecco che abbiamo selezionato un più ampio contributo, utile a comprendere meglio il tema della riflessività.

Si tratta di un articolo che fu pubblicato sul Financial Times, in un momento nel quale il pubblico, le Aziende del settore, i media, e anche la politica erano estremamente interessati a comprendere questi fenomeni.

Era il 2009: e sembrava che la lezione fosse stata capita. Ciò che accade da allora ed oggi dice che quella lezione non fu capita, per nulla.

Ci sarà quindi, è inevitabile, da prendere … ripetizioni estive, come fanno gli studenti rimandati in qualche materia.

E quindi ci sarà da parlarne di nuovo, di riflessività: è inevitabile. E ne parleremo ancora, anche qui nel BLOG ma soprattutto alla nostra pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO


Pubblicato il 2 novembre 2009

La crisi del credito ha screditato – se non confutato – l'ipotesi dei mercati efficienti, secondo la quale tutte le informazioni rilevanti e disponibili sono rappresentate nei prezzi di mercato. Tale teoria fatica a spiegare le bolle speculative, eppure è stata insegnata per decenni nelle università e nelle scuole di business.

Il mondo è alla ricerca di una teoria di mercato alternativa e George Soros ne offre una in una recente serie di conferenze. La sua teoria presenta due caratteristiche fondamentali: in primo luogo, ha previsto l'attuale crisi e, in secondo luogo, l'ha preceduta.

Di seguito un riassunto delle sue recenti conferenze.

La teoria del signor Soros si basa su due principi: fallibilità e riflessività. “In situazioni in cui sono presenti partecipanti pensanti, la loro visione del mondo è sempre parziale e distorta. Questo è il principio di fallibilità… Queste visioni distorte possono influenzare la situazione a cui si riferiscono, perché le false visioni portano ad azioni inappropriate. Questo è il principio di riflessività.”

Entrambi i principi sembrano di buon senso, ma rappresentano un radicale allontanamento dal pensiero economico tradizionale. “La teoria economica si fonda sul concetto di equilibrio, e questo concetto è in diretta contraddizione con quello di riflessività.” I partecipanti cercano di comprendere il mondo anche mentre cercano di modificarlo, e questo crea un circolo vizioso. “È inevitabile che ci sia una certa discrepanza tra intenzioni e azioni, e un'ulteriore discrepanza tra azioni e risultati.”

Quindi esiste un divario tra percezione e realtà. Questo divario può essere piccolo (quando i mercati si avvicinano all'equilibrio) o grande (quando le visioni dei partecipanti divergono dalla realtà). Pertanto, l'equilibrio, pilastro centrale della teoria economica moderna, è solo un caso limite, secondo la teoria del signor Soros.

Il comportamento opposto del mercato – quando le opinioni dei partecipanti divergono dalla realtà (un ciclo di feedback "positivo" o "auto-rinforzante") – può essere anch'esso iterativo. "Il feedback positivo rafforza qualsiasi tendenza prevalga nel mondo reale", anche se tale tendenza si discosta da un prezzo accurato.

Un prezzo di mercato in aumento ma non accurato è una bolla. "Ogni bolla ha due componenti: una tendenza di fondo che prevale nella realtà e un'errata percezione relativa a tale tendenza". Le bolle hanno anche una forma tipica: un lento inizio, un'accelerazione, un'interruzione e un rafforzamento attraverso diverse prove, un periodo di transizione, un culmine e poi una brusca correzione.

Ad esempio, in una bolla immobiliare, la tendenza che la innesca è la maggiore disponibilità e il minor costo del credito. "L'errata percezione che trasforma la tendenza in una bolla è che il valore della garanzia sia indipendente dal valore del credito". In realtà i due non sono indipendenti: la loro relazione è reciproca. Quando il credito è più disponibile, le transazioni immobiliari aumentano e i prezzi delle case salgono.

“Non tutte le bolle speculative implicano l’erogazione di credito; alcune si basano sulla leva finanziaria. L’esempio migliore è la bolla di Internet della fine degli anni ’90. Quando Alan Greenspan parlò di esuberanza irrazionale nel 1996, travisò il concetto di bolla. Quando vedo formarsi una bolla, mi precipito a comprare, alimentando il fuoco. Questo non è irrazionale. Ed è per questo che abbiamo bisogno di autorità di regolamentazione che contrastino il mercato quando una bolla minaccia di crescere troppo, perché non possiamo fare affidamento sugli operatori di mercato, per quanto ben informati e razionali siano.”

Il signor Soros suggerisce una serie di azioni per le autorità di regolamentazione. “Dietro la mano invisibile del mercato si cela la mano visibile dell’azione umana, ovvero il processo politico”, afferma. E questa mano visibile dovrebbe essere utilizzata per regolamentare meglio i servizi finanziari.

(1) “Innanzitutto, poiché i mercati sono inclini alle bolle, le autorità finanziarie devono assumersi la responsabilità di impedire che le bolle crescano troppo.” Sosterranno di non poter prevedere le bolle, e questo è vero, ma i loro sforzi iterativi saranno meglio di nessuna azione.

(2) Le autorità di regolamentazione dovrebbero utilizzare sia strumenti monetari che creditizi, questi ultimi comprendenti requisiti di margine e requisiti patrimoniali minimi. "Attualmente sono fissi indipendentemente da "L'umore del mercato, perché i mercati non dovrebbero avere umori." Ma li hanno, e questi requisiti devono essere modificati dinamicamente per controllare le bolle speculative.

(3) I rischi sistemici devono essere monitorati dalle autorità di regolamentazione: ad esempio, le posizioni sbilanciate. Ciò richiede che le autorità di regolamentazione conoscano le posizioni di banche e hedge fund. Alcuni strumenti finanziari che tendono a creare squilibri occulti, come i credit default swap e le opzioni knockout, potrebbero dover essere limitati o vietati. Gli strumenti finanziari sintetici devono essere regolamentati come i titoli tradizionali.

(4) Le garanzie "troppo grandi per fallire" sono state estese ad alcune banche, e la loro rimozione non è più credibile. Tuttavia, le autorità di regolamentazione devono assicurarsi che le banche non abbiano bisogno di tale garanzia. Possono farlo limitando l'attività interna ed esterna delle banche. Ad esempio, i depositi non dovrebbero essere utilizzati per il trading proprietario. I pacchetti retributivi dei trader dovrebbero essere bilanciati tra rischio e rendimento. "Questo potrebbe spingere i trader proprietari fuori dalle banche verso gli hedge fund, dove il loro posto è effettivamente."

(5) Infine, gli Accordi di Basilea hanno attribuito un rischio minore ai titoli rispetto ai prestiti ordinari. La decisione non ha tenuto conto dei rischi derivanti da posizioni concentrate in titoli e dovrebbe essere revocata. "Questo probabilmente scoraggerà la cartolarizzazione dei prestiti".

"Tutte queste misure ridurranno la redditività e la leva finanziaria delle banche", afferma Soros. "[Ma] ho imparato a mie spese che anche il margine di incertezza è incerto e a volte può diventare praticamente infinito".


Valter Buffo
La musica è cambiata: la rivoluzione di Warsh e le ricadute sui vostri risparmi
 

In questo nuovo Post, Recce’d vi spiega per quale ragione, per tutti noi investitori e per i mercati finanziari, il fatto decisivo delle ultime due settimane NON è il Memorandum siglato tra USA ed IRAN, e NON è neppure il collocamento di SpaceX.

No: nessuno di questi due episodi, che hanno occupato per due settimane tutte le prime pagine dei quotidiani, dei TG e dei GR, e soprattutto dei social media.

NO: il fatto determinante, sia per la asset allocation, sia per la gestione del portafoglio titoli, è quello che leggete oggi nella nostra prima immagine, e che per voi analizzeremo in questo Post.

Ma che cosa è successo, il 17 giugno 2026?

Non ha inventato nulla, Kevin Warsh mercoledì 17 giugno. Ha soltanto riconosciuto il nuovo stato delle cose. ma questo semplice riconoscimento della realtà ha scosso tutti gli operatori dei mercati finanziari, costretti ad uscire dal sogno, ad uscire dalla propria bolla, a scendere dalla propria nuvola. Recce’d ne aveva scritto proprio sette giorni fa, nel Post che precede questo.

Un Post dove abbiamo analizzato in modo diffuso la scomparsa di tutte le “opzioni put” che poi proprio la settimana appena conclusa ha confermato.

E naturalmente una autentica comprensione di questi segnali richiede di associare la rivoluzione di Warsh ai rialzi dei tassi in Australia, in Giappone, ed in Europa.

Leggiamo prima di tutto come lo stesso Warsh ha presentato le tante novità rivolgendosi direttamente ai mercati finanziari.

Mercoledì 17 giugno, il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha promesso ampie riforme alla banca centrale, mentre il comitato di politica monetaria ha mantenuto i tassi invariati, prevedendo tuttavia un aumento entro la fine dell'anno per contrastare l'impennata dell'inflazione. La Fed ha deciso di mantenere i tassi invariati tra il 3,5% e il 3,75% per la quarta riunione consecutiva, con un voto unanime per la prima volta in un anno.

Parlando con i giornalisti dopo la sua prima riunione da presidente, Warsh ha promesso di "garantire la stabilità dei prezzi" agli americani, con l'inflazione attualmente ai massimi da tre anni. "I prezzi persistentemente elevati rappresentano un peso per il popolo americano, ma il recente passato non deve essere un presagio del futuro", ha affermato, riconoscendo che l'inflazione è rimasta ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed per anni.

Leggi di più (Solo per abbonati) Il primo dilemma del presidente della Fed, Kevin Warsh: tagliare i tassi per compiacere Trump o alzarli per cercare di contenere l'inflazione

Nel loro Summary of Economic Projections (SEP), i responsabili della politica monetaria hanno rivisto al rialzo le previsioni sul tasso di interesse di fine anno, segnalando che si aspettano un aumento dei tassi entro la fine del 2026.

I responsabili della politica monetaria hanno affermato che l'inflazione rimane "elevata", in parte a causa degli shock dell'offerta causati dall'impennata dei prezzi dell'energia innescata dalla guerra all'Iran del presidente statunitense Donald Trump. Trump ha lanciato un attacco senza precedenti all'indipendenza della Fed, aprendo un'indagine penale sul predecessore di Warsh e tentando di destituire un altro governatore nella sua ricerca di tassi di interesse più bassi. Poco dopo la riunione di mercoledì, Trump ha affermato di trovare "difficile credere" che la Fed avrebbe alzato i tassi, ma ha dichiarato di sostenere Warsh, che lui stesso ha nominato alla carica.

"Un nuovo capitolo"

La Fed ha un duplice mandato: mantenere l'inflazione al suo obiettivo di lungo termine del 2% e al contempo mantenere la massima occupazione. Mercoledì, i segnali erano chiari: la banca centrale considerava il mercato del lavoro in salute ed era pienamente concentrata sulla riduzione dell'inflazione.

Nel SEP (Statement of Policy and Policy), i membri del comitato di politica monetaria della Fed hanno rivisto al rialzo la loro proiezione di fine anno per l'inflazione dell'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCI) dal 2,7% al 3,6%. Il SEP si basava sul contributo di 18 dei 19 membri del comitato, con Warsh che si è astenuto dal fornire la propria previsione. Il nuovo presidente della Fed ha dichiarato di voler ridurre la quantità di informazioni che la banca centrale comunica in merito alle proprie decisioni. Durante il briefing con i giornalisti, Warsh si è mostrato cortese, determinato a non rivelare più di quanto intendesse e a modificare le aspettative dei mercati su quanto dovrebbero aspettarsi di sentire dal presidente della Fed.

"Quello che abbiamo offerto ai mercati è un nuovo capitolo per la banca centrale: un nuovo modo di pensare", ha affermato, indicando di voler che i mercati finanziari smettano di cercare di interpretare la reazione della Fed ai dati e inizino ad analizzarli autonomamente.

Mercoledì Warsh ha annunciato l'intenzione di rivedere cinque aree operative della Fed, nel tentativo di imprimere la propria impronta alla banca centrale statunitense. Ha affermato che nominerà delle task force per formulare riforme in materia di comunicazione della Fed, bilancio, utilizzo delle fonti di dati, produttività e occupazione, nonché sui modelli di inflazione della Fed. Le task force dovrebbero presentare i risultati entro la fine dell'anno, ha aggiunto.

La dichiarazione di mercoledì è stata più breve del solito e ha omesso le indicazioni prospettiche sull'andamento dei tassi di interesse, che erano rimaste costanti negli ultimi anni.

Noi la settimana scorsa (in particolare nella seconda parte del nostro Post) avevamo già anticipato ciò che Warsh poi il mercoledì 17 ha detto ai mercati:

“siete soli, non vi proteggiamo più, iniziate ad analizzare i dati in modo autonomo, invece di passare il tempo a tentare di prevedere quello che farà la Federal Reserve”.

Noi, in Recce’d, quello che dice Warsh lo facciamo già da 10 anni, per i nostri Clienti, ed i risultati ci dicono che abbiamo fatto bene ad agire così.

Nell’immediato, quale è stata la reazione dei mercati finanziari alle parole ed ai fatti di mercoledì sera?

Leggiamo insieme questo resoconto della seduta di mercoledì scorso (attenzione: giovedì poi c’è stato un rimbalzo, mentre venerdì i mercati negli Stati Uniti sono rimasti chiusi: attenti quindi a lunedì 22 giugno, e preparatevi leggendo con attenzione fino alla fine il Post di Recce’d che avete iniziato).

Mercoledì le azioni statunitensi hanno registrato un calo, confermando una lunga tradizione di performance deludenti in seguito alla prima riunione del nuovo presidente della Federal Reserve.

 L'inflazione si mantiene al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve da cinque anni. Quando il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, si è presentato per la prima volta al podio dell'Eccles Building di Washington, mercoledì, ha sottolineato che, sotto la sua guida, il ripristino della stabilità dei prezzi sarebbe stata una priorità assoluta per la banca centrale più influente al mondo.

 Warsh stesso non ha fornito una previsione per il "dot plot" della banca centrale, ma la lettura mediana dei suoi colleghi suggerisce che un aumento dei tassi sia molto probabile entro la fine dell'anno. Questo, unito alla retorica di Warsh sull'inflazione, ha lasciato agli investitori l'impressione che un aumento dei tassi entro la fine dell'anno sia più probabile che improbabile.

Dhiraj Narula, analista dei tassi di interesse statunitensi presso HSBC, ha sottolineato come l'atteggiamento aggressivo della Fed riguardo alla possibilità di un aumento dei tassi abbia colto di sorpresa i mercati. All'inizio della settimana, le aspettative di un simile rialzo erano state ridimensionate, in seguito alla notizia di un accordo tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che ha fatto scendere i prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari.

"Le significative modifiche alla dichiarazione di politica monetaria del FOMC e le previsioni di nove membri del FOMC di rialzi dei tassi quest'anno hanno rappresentato un risultato restrittivo rispetto alle aspettative del mercato e hanno sostenuto l'immediato rialzo dei tassi a breve termine", ha affermato Narula in un commento condiviso con MarketWatch. Il FOMC è il Federal Open Market Committee, il comitato della Fed responsabile della definizione della politica monetaria.

Di conseguenza, i titoli azionari statunitensi hanno subito un calo. L'indice S&P 500

SPX è sceso dell'1,2% chiudendo intorno a 7.420,10 punti, secondo i dati di FactSet. I titoli considerati particolarmente sensibili alle variazioni dei tassi di interesse sono stati colpiti duramente; l'ETF State Street SPDR Homebuilders ha perso il 2,3%, chiudendo a 107,33 dollari. Il calo ha annullato parte dei guadagni dell'ETF registrati nelle ultime quattro settimane, come mostrano i dati di FactSet.

Anche altri importanti indici hanno registrato ribassi. L'indice Russell 2000, composto da titoli a bassa capitalizzazione ha perso lo 0,7%, il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, ha ceduto l'1,3% e il Dow Jones Industrial Average, è sceso di 507 punti, ovvero dell'1%, a quota 51.492,55.

Nel mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli del Tesoro sono aumentati bruscamente, con il rendimento a 2 anni in rialzo di 11,4 punti base alle 15:00 ora della costa orientale degli Stati Uniti, raggiungendo il 4,160%, secondo i dati di Dow Jones Market Data. Si tratta del maggiore aumento per il rendimento a 2 anni da marzo, e gli analisti ritengono che ciò rifletta la maggiore probabilità di un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno.

Il rendimento del titolo decennale è salito di 3,6 punti base al 4,462%, a causa della compressione della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro, ovvero lo spread tra i tassi a breve e a lungo termine.

L'aumento dei rendimenti ha pesato sull'oro contribuendo al contempo a sostenere il dollaro statunitense nei confronti di un paniere delle principali valute concorrenti.

Neil Dutta, economista di Renaissance Macro, ha affermato che la decisione di Warsh di limitare la guidance della banca centrale significa che la possibilità di un aumento dei tassi in ciascuna delle prossime quattro riunioni è praticamente un lancio di moneta, a suo avviso. Ha aggiunto che gli investitori hanno fatto bene ad assumere un atteggiamento difensivo.

“Per l’economia e i mercati, una Fed più aggressiva mi rende più cauto. La politica monetaria si sta inasprendo e la politica fiscale è pronta a restringersi ulteriormente all’inizio dell’anno”, ha affermato Dutta.

Dutta ha aggiunto che sembra che il presidente Trump, che si era espresso a gran voce a favore di tagli dei tassi d’interesse, possa essere stato “ingannato” dalla sua scelta per la presidenza della Fed.

Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, alcuni a Wall Street si sono mostrati scettici sul fatto che la Fed avrebbe effettivamente proceduto con gli aumenti.

“Non credo che il mercato sia spaventato”, ha dichiarato a MarketWatch Jamie Patton, co-responsabile dei tassi globali presso TCW. In passato, quando la Fed ha dovuto aumentare i tassi, si è trattato solitamente di aumenti di 200 o 300 punti base, ha sottolineato Patton. «È molto raro che i tassi aumentino due o tre volte e poi si fermino», ha affermato.

Durante la conferenza stampa, a Warsh è stata posta una domanda sulla reazione dei mercati finanziari, e ha risposto che gli investitori non dovrebbero preoccuparsi di eventuali fluttuazioni a breve termine.

 «Quello che abbiamo offerto ai mercati è un nuovo capitolo per la banca centrale: un nuovo modo di pensare», ha dichiarato.


Dal semplice resoconto, è necessario per noi investitori procedere ad una analisi dei fatti raccontati qui. Noi lo facciamo per voi nel seguito del Post, e il primo passo è vedere in che modo, il giorno successivo, questo medesimo evento è stato descritto dal Corriere della Sera: come vedete anche nell’immagine, il Corriere ha scelto il termine “rottura” nel titolo, e poi il termine “rivoluzione” nell’articolo.

NEW YORK – Al suo debutto pubblico alla guida della Fed, il nuovo Presidente Kevin Warsh ha annunciato in prospettiva una vera e propria rivoluzione per la Banca Centrale e per le sue politiche, cosa che i mercati hanno recepito con una certa freddezza.

Certo, Warsh non ha fatto alcun annuncio con effetto immediato. Sulla carta promette di tenere la barra dritta e negli annunci concreti di ieri niente sorprese immediate: come ci aspettavamo non c’è stata quella riduzione dei tassi di interesse invocata dal Presidente Donald Trump (e meno male!).

Ma nei vari annunci casuali subito dopo il primo Comitato Monetario (FOMC) da lui presieduto si nascondono cambiamenti potenzialmente radicali nella gestione delle politiche di bilancio della Fed, della sua comunicazione, dell’approccio ai dati utili a individuare scelte di politiche monetarie segnalando l’avvio di una nuova era, appunto l’era Warsh. 

Questa chiara percezione di cambiamenti radicali in arrivo, insieme a una ipotesi più concreta di aumenti dei tassi già nel 2026 ha indotto la reazione tiepida del mercato a questo debutto: subito dopo la prima conferenza stampa di Warsh ci sono state cadute – per ora solo fisiologiche - dei valori in borsa e un leggero aumento dei tassi di mercato. 

Ma veniamo a lui, al nuovo presidente della Fed. Al suo primo incontro «live» con la stampa e i mercati, Kevin Warsh è apparso solido, sorridente, pragmatico, giovanile e soprattutto sicuro di sé e con le idee chiare su come si «volterà pagina» alla «sua» Federal Reserve.

Cominciamo dagli aspetti di cronaca e dal cosiddetto «Dot Plot», letteralmente una immagine grafica a puntini composta dai 19 governatori che formano il consiglio allargato della Banca Centrale americana. Ciascun governatore indica una previsione sui tassi mettendo appunto un puntino sul livello previsto nel prossimo futuro.  Alla compilazione di ieri due sorprese. La prima: 9 governatori su 18 ( e il diciannovesimo??) hanno espresso una previsione di aumento dei tassi di interesse già nel 2026. Si tratta di una maggioranza. Finora, chi sul mercato ipotizzava aumenti, pensava al 2027. Invece si gioca d’anticipo. Non solo, alcuni governatori hanno addirittura pronosticato ben due aumenti nel corso del 2026 anche perché le previsioni aggiornate sull’andamento del tasso di inflazione che nello scorso incontro si attestavano attorno al 2,7% per il 2026 mostrano ora un balzo al 3,6%. 

La riapertura promessa dello Stretto di Hormutz assieme al cessate il fuoco in Iran non avranno dunque un impatto immediato su un indice dei prezzi ai consumi che all'ultima lettura ha segnato un aumento del 4,2%, il più forte dal 2023, e con un indice «centrale», cioè depurato dai prezzi energetici e alimentari al 2,9%. 

Su questo Warsh è stato chiarissimo: «Manterrò invariata la missione scritta e istituzionale della Fed, garantire stabilità dei prezzi e preservare l’occupazione». Questa parte delle dichiarazione sembra indicare che voglia tenere i piedi per terra. Sappiamo dei suoi voli pindarici sulla necessità di introdurre l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’economia per determinare scelte di politica monetaria, tenendo conto degli aumenti della produttività del paese e il conseguente impatto riduttivo sul tasso di inflazione. Qui Warsh, nel breve, dà un messaggio chiaro: non staremo a correre rischi e se aumenti dei tassi saranno necessari li perseguiremo. Che questo non piacerà a Donald Trump, che continua a chiedere riduzioni dei tassi e aveva persino minacciato di licenziare Jerome Powell per non essersi piegato ai suoi voleri per Warsh è irrilevante. 

Ha chiarito che per la Fed e per l’economia americana è molto più importante mantenere invariata la credibilità dell’autonomia della missione della Banca Centrale che cedere a pressioni politiche. 

E tuttavia i segnali di cambiamento anche radicale ci sono già. Ieri ad esempio c’è stata la sorpresa del voto del «dot plot». Finora ha sempre raccolto i pareri dei 19 governatori in materia di tassi futuri, ma ieri ci sono stati solo 18 voti. L’astenuto? Proprio lui, Warsh, cosa che ha generato non poco dibattito tra gli operatori. Come mai? Perché proprio al debutto un segnale di rottura con una tradizione importante? Chiariamo subito che da sempre Warsh ha detto di non amare il Dot Plot. Alcuni pensavano che addirittura lo avrebbe abolito. Non è arrivato a tanto, ma un voto, per quanto anonimo, che esclude il numero uno, perde certamente di peso. 

La ragione di questo atteggiamento di Warsh è semplice: secondo lui nel contesto digitale del nostro tempo le cose cambiano con rapidità estrema. Esprimere una veduta su un futuro secondo lui imprevedibile è errato e sarebbe dunque meglio evitare di dare al mercato segnali che potrebbero risultare fuorvianti. Comprensibile. Se non fosse che per definizione e al di là dell’era digitale il futuro è da sempre stato incerto. E i governatori della Fed esprimono una loro visione informata sulla base di dati ed elaborazioni statistiche che li preparano a decidere quando sarà il momento sempre tenendo in qualche modo il mercato per mano. Per questo negli ultimi anni il mercato si era abituato ad essere guidato dalla Fed che anticipava in vario modo le sue possibili variazioni proprio per non cogliere gli operatori di sorpresa, cosa che avrebbe potuto avere impatti traumatici sui valori di borsa o del mercato obbligazionario. Questo per dire che è nell’interesse della Fed stessa mantenere una comunicazione costante e affidabile con il mercato. 

Ma Warsh ha confermato il suo punto di vista presentando anche un comunicato della Fed stringatissimo, appena un terzo in lunghezza del precedente, molto fattuale, 13 righe per dire che i tassi sui Fed Funds resteranno invariati fra il 3,5 e il 3,75%, che l’obiettivo resta quello di un tasso di inflazione al 2% e che il Comitato produrrà stabilità dei prezzi. Powell, che pure faceva un comunicato corto, ma pur sempre di 35 righe, dava maggior contesto e offriva agli analisti più informazioni su cosa potesse influire il pensiero dei banchieri centrali. La novità immediata è dunque soprattutto sul piano della comunicazione, ma saggiamente Warsh ha deciso di procedere per gradi. 

Per questo, scegliendo l’approccio morbido, ha annunciato la costituzione di gruppi di lavoro che lavoreranno a cinque progetti distinti per mettere a fuoco procedure e strategie della Banca Centrale su comunicazione, bilancio, fonti dati, produttività e lavoro e inflazione. Sono i temi caldi che gli stanno a cuore sul piano operativo. Per ora ci sono i gruppi di studio. Domani dovremo aspettarci i risultati e cambiamenti più radicali di cui abbiamo già avuto un assaggio, come si diceva, sulla comunicazione (abolirà davvero il Dot Plot?). 

Per l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività e sul mercato del lavoro e sull’inflazione sappiamo come la pensa, ma preferisce che quando sarà il momento le decisioni emergano in modo pienamente consensuale e graduale. Per i dati ci si immagina che voglia una diversa gerarchia nella priorità attribuibile ai valori statistici mensili. Di nuovo, secondo lui, i dati hanno un valore relativo se non sono interpretati e inseriti in un contesto dinamico e più vicino al tempo reale piuttosto che basarsi solo sul risultato storico, tanto più che spesso i dati mensili sono poi corretti appena settimane dopo. infine è sullo “Studio sul Bilancio” dove potrebbe esserci l’impatto piu’ diretto sui mercati. Warsh infatti aveva attaccato quelli che considerava eccessi nelle operazioni di «quantative easing» che ha considerato eccessive in risposta alla crisi del 2007-2009 e poi al COVID e che hanno aumentato il passivo di bilancio della Fed. 

Ritiene che il bilancio della Banca Centrale si sia allargato troppo a causa degli interventi di acquisto sul mercato di vari titoli per garantire liquidità in tempi di crisi. Vuole in sostanza un minore interventismo della Fed sui mercati ed è favorevole a una riduzione delle posizioni investite dalla Fed nel suo bilancio, cosa che, sostiene, consentirà - tutto da provare - una più agevole riduzione dei tassi. Stiamo parlando insomma di una vera e propria rivoluzione. È chiaro che Warsh non vuole imporre a caso e improvvisamente i cambiamenti che desidera nell’impostazione delle politiche della Fed. E sappiamo quanto gli «studi» siano spesso una scusa per dare un contesto più scientifico e di consenso allargato a decisioni già prese. Sappiamo anche quanto Warsh creda alle novità che vorrebbe promuovere. Sente che il mondo è cambiato e continua a cambiare rapidamente, mentre la Fed opera ancora seguendo parametri del passato con protagonisti del passato. Sarà, ma non sembra, considerando le condizioni dell’economia americana, i continui sbocchi imprenditoriali e innovativi che hanno tenuto questo paese sempre all’avanguardia, i recuperi dalla crisi del 2007/2009 o dal COVID, i continui massimi in borsa, persino l’esuberanza, forse irrazionale, delle borse, che le politiche della Fed di Powell, Janet Yellen e Ben Bernanke prima di loro, sempre in continuità evolutiva, non abbiano funzionato. 

Il mercato ha capito benissimo che cosa si intende fare coi «gruppi di studio», ha capito che invece di una «continuità evolutiva» Warsh punterà a una rottura e per questo ha accolto con evidente distacco il suo debutto. Anche perché, nella cultura popolare americana, è sempre meglio aderire a questa antica massima del meridione della Nazione :«If it ain’t broken don’t fix it», che, tradotto, suona: «Non ti inventare riparazioni se non c’e’ nulla di rotto». 


Ma la Federal Reserve, in questo modo, rinuncia del tutto al suo ruolo di “timoniere dei mercati”, che è stato messo in pratica spingendoli sempre verso l’altro, come ha fatto dal 2009 al 2025? La risposta è: solo in parte. Con Warsh la Federal Reserve ritorna al suo ruolo autentico, rientra nel suo ambito naturale. Che NON è quello di sostenere, sempre e per qualsiasi problema, i prezzi sui mercati finanziari. E’, invece, quello di garantire stabilità e il corretto funzionamento dei mercati finanziari, prevenendo gli eccessi e limitando le anomalie, ed al tempo stesso sostenere economia, occupazione e crescita, garantendo però una inflazione al 2%. Le priorità cambiano: anzi, sono già cambiate da tre giorni.

In questa nuova veste (che poi, è quella originale, che semplicemente fu distorta negli anni dal 2009 al 2025) quali sono le cose alle quali Warsh e la sua Fed dovranno dare priorità? Ed in quale modo queste diverse priorità modificheranno rendimenti e rischi dei diversi asset finanziari (ovvero obbligazioni, azioni, e poi valute ed infine materie prime)? Vi proponiamo a questo proposito una analisi molto concreta e molto attuale, che potete leggere nel brano che segue.

Vi segnaliamo, in aggiunta, che nel brano che state per leggere si mette in evidenza un aspetto della attuale realtà dei mercati finanziari al quale noi (e non solo noi) attribuiamo una importanza massimale nel momento corrente. Un aspetto che noi abbiamo già portato alla vostra attenzione nelle ultime quattro settimane (ogni settimana) e che ritroverete poi nel prossimo Post di questo Blog.

Per maggiori dettagli in merito alla gestione dei nostri portafogli modello nel nuovo contesto che vi abbiamo descritto con il Post di oggi, potete facilmente confrontarvi con i nostri gestori contattando Recce’d alla pagina CONTATTI di questo sito.


L'autore è professore ordinario presso la Wharton School, titolare della cattedra Rene M. Kern, consulente economico capo di Allianz e presidente di Gramercy Funds Management.

Quando ho iniziato la mia carriera in economia e successivamente in finanza, l'analisi delle "fonti e degli impieghi dei fondi" rappresentava un punto di riferimento fondamentale. Che si trattasse di valutare la bilancia dei pagamenti di un paese o di analizzare come i mercati soddisfano le esigenze sovrane e aziendali, mantenere un controllo analitico sull'offerta e la domanda di capitali era essenziale. Questo approccio aiutava a identificare gli squilibri strutturali prima che provocassero perturbazioni di mercato, consentendo aggiustamenti di politica e di portafoglio.

Questo approccio è stato accantonato durante un lungo periodo di abbondanza di liquidità. Nel periodo precedente alla grande crisi finanziaria del 2007-2008, i mercati dei capitali hanno funzionato come vere e proprie fabbriche di liquidità e credito, erogando ondate di finanziamenti che hanno spinto la leva finanziaria e il debito a livelli insostenibili. Quando quel regime è crollato, è stato sostituito da un lungo periodo di straordinaria espansione dei bilanci delle banche centrali e da tassi di interesse minimi. Anche se questo regime sta incontrando un ostacolo inflazionistico, la liquidità endogena del settore privato sta affluendo nuovamente.

Sospetto che l'evoluzione della situazione richieda ora un ritorno alla disciplina delle "fonti e degli impieghi" per minimizzare le conseguenze negative dei forti squilibri tra domanda e offerta globali di capitali. Più tempo impiegheranno gli operatori di mercato e i responsabili politici a riconoscere questo cambiamento, maggiore sarà il rischio per la regolarità dei prezzi e il corretto funzionamento del mercato.

Lo shock della domanda sta arrivando a una velocità sorprendente, come dimostra l'offerta pubblica iniziale di SpaceX della scorsa settimana. Questa operazione colossale fa parte di un cambiamento strutturale in atto verso una raccolta di capitali senza precedenti, che sta ancora prendendo slancio, con l'azienda di Elon Musk che presto sarà affiancata da realtà come Anthropic e OpenAI, con valutazioni da capogiro.

Data la continua corsa agli armamenti tecnologici, queste ingenti raccolte di capitali potrebbero rivelarsi iniezioni di capitale relativamente iniziali, con ulteriori round di finanziamento a seguire. Sono inoltre le protagoniste di un vasto insieme di raccolte di capitali di minore entità, focalizzate sul settore tecnologico.

Tutto ciò avviene in un momento in cui i governi del mondo avanzato sono alla ricerca di finanziamenti per far fronte a ingenti deficit strutturali di bilancio, a maggiori spese per la difesa e al rifinanziamento del debito in scadenza a tassi di interesse significativamente più elevati. Anche le aziende probabilmente intensificheranno le proprie attività sui mercati dei capitali. Riorientare un'azienda verso l'intelligenza artificiale non è economico. Poiché le implicazioni competitive sono troppo rilevanti per essere ignorate, un numero crescente di aziende non tecnologiche viene spinto a implementare piani di spesa in conto capitale, spinto dalla paura di perdere un'opportunità.

Conciliare questa crescente domanda con l'offerta di capitali a un costo ragionevole è più complesso. Sebbene sia probabile un certo finanziamento pubblico, l'entità complessiva è limitata dall'elevato debito e dagli ingenti deficit. Gli investitori istituzionali dispongono di liquidità disponibile, ma l'avanguardia affidabile del capitale globale, in particolare i fondi sovrani del Golfo, si trova ad affrontare priorità mutevoli nel breve termine.

Di fronte a questi problemi di offerta, le banche d'investimento sono alla ricerca di capitali da investitori privati. Ciò è chiaramente evidente nel modo in cui è stato definito il book degli ordini per l'IPO di SpaceX e nella velocità con cui i fornitori di indici ne stanno accelerando l'inclusione. Si tratta di un'iniziativa che rientra in un più ampio desiderio del settore di espandere i canali di investimento al dettaglio in ambiti storicamente istituzionali come il credito privato. È un'iniziativa carica di tensione tra la democratizzazione delle opportunità di investimento e il timore che gli investitori al dettaglio vengano considerati come "pesci al tavolo da poker", introdotti per consentire agli investitori più sofisticati di monetizzare a valutazioni elevate. Entrambe le parti possono citare precedenti storici a sostegno delle proprie tesi.

Poi c'è la questione della riallocazione: gli investitori al dettaglio e istituzionali liquideranno alcune delle loro partecipazioni per fare spazio a nuove emissioni? Questa prospettiva non va scartata. È sintomatica di un fenomeno più ampio di "prendere da una parte per dare dall'altra" che si manifesta non solo nella riallocazione del capitale, ma anche nel prendere in prestito dal futuro per finanziare il presente.

In un periodo di incertezza geoeconomica, troppi settori dell'economia globale stanno esaurendo le riserve. Questo processo inizia con il progressivo esaurimento delle scorte energetiche e si estende al calo dei risparmi delle famiglie, all'eccessivo indebitamento dei consumatori e all'utilizzo della leva finanziaria sia sui bilanci aziendali che su quelli sovrani.

Pur ammirando la capacità dei mercati dei capitali di finanziare i debitori con importi sempre maggiori, non bisogna sottovalutare il rischio di un'eventuale crisi di capitali. Se l'offerta di finanziamenti a lungo termine non si espande per soddisfare la domanda su più fronti, il prezzo del capitale dovrà aumentare strutturalmente, mettendo a nudo la fragilità dei settori fortemente indebitati. In questo scenario, la disciplina a lungo trascurata di "fonti e impieghi" costituirà parte del confine tra la resilienza del mercato e la perturbazione sistemica.

Valter Buffo
Secondo semestre 2026: andando a tutta velocità ... da nessuna parte
 

Abbiamo già scritto, molti mesi fa, che l’investitore deve affrontare nel 2026 una situazione del tutto nuova: ovvero il caos creato ad arte. Caos sui mercati ce ne è stato tanto, nel nuovo Millennio, e ancora ce ne sarà: ciò che distingue il caos 2026 è che è stato pianificato a tavolino.

Vediamo, ogni giorno, nuovi segnali di caos: miliardi di parole veicolati da media tradizionali e media social, parole messe in circolazione sia dall’industria della Finanza sia dalla politica, che sono del tutto prive di significato. Ma che hanno la capacità di condizionare la massa, massa che ha fretta, non ha tempo di approfondire, e legge solo i titoli. Per questo, l’importante è diventato … il fare il massimo baccano possibile. Destare clamore, urlare forte, fare notizia in prima pagina.

E’ persino troppo facile il riferimento all’attacco militare di Israele e Stati Uniti allo IRAN: che non va da nessuna parte, che non ha nessuno scopo, e che come tutti vediamo anche nelle ultime settimane non ha più alcun impatto sui mercati finanziari. Ma ci sono altri episodi, che andrebbero citati, fatti apposta per alimentare la confusione ed il caos.

Going nowhere fast: andiamo a tutta velocità da nessuna parte.

A tutti noi investitori viene richiesto con massima urgenza di mantenere la testa lucida ed il controllo dei nervi. Ci vene chiesto di essere capaci di respingere la narrativa dominante e di proteggere i nostri risparmi. Ci viene chiesto di non farci trascinare.

Solo in questo modo, noi investitori potremo essere, alla fine, i vincitori: perché quella in corso è una guerra contro i nostri risparmi. Non affidate i vostri risparmi a gente come questa: non fate i teenagers impazziti per le popstar coreane.

Del collocamento di SpaceX, uno spettacolo organizzato per la massa ed andato in scena ieri, noi avevamo già scritto tutto ciò che è necessario in tre Post precedenti, nelle ultime tre settimane.

In estrema sintesi, ripetiamo oggi soltanto questo: che è dovere di ogni investitore guardare ai dati, e farne l’analisi, invece di correre dietro alle meme ed alle GIF sui social.

Per quale ragione? Perché poi le conseguenze ricadono su di voi, ricadono sulla massa degli investitori, e non su chi produce queste immaginette per adolescenti che però hanno 30, 40, 50, 60 annidi vita sulle spalle.

Siamo certi che la massa, a proposito di questo collocamento di SpaceX, non conosce i dati. Molti degli investitori neppure hanno compreso che cosa faccia SpaceX, precisamente.

Di certo, c’è che social media, e media tradizionali, hanno nascosto alla massa che tutto questa eccitazione e tutta questa euforia è stata comperata: sono stati spesi tantissimi soldi per alimentare l’euforia che ci ha accompagnati in aprile e maggio, per arrivare poi ieri alla prima quotazione di SpaceX.

I soldi che sono stati spesi, però, non erano soldi di Elon Musk: lui, i soldi, se li è messi in saccoccia, come dice tutto festoso nella immagine (sciocchina e stupidotta e grossolana, per niente simpatica) che vedete sopra.

I soldi spesi sono stati raccolti facendo nuovi debito, come Recce’d ha chiarito nei tre Post delle ultime tre settimane: e quindi, anche quelli sono soldi vostri.

Su questo tema, ritorneremo certamente: saremo costretti, perché nel prossimo futuro le ricadute di questo elevato indebitamento colpiranno tutti gli investitori. Come leggete sotto nell’immagine, se ne discuterà anche al Congresso americano, quando si tratterà di capire da dove è venuta la prossima crisi finanziaria.

Ne ripareremo come detto in un prossimo Post: oggi limitiamo a fornire al nostro lettore quattro immagini che contengono dati, dati essenziali, ben più importanti dei dati relativi alla stessa operazione si collocamento che ha avuto luogo ieri.

A questi dati poi aggiungiamo un articolo, selezionato e tradotto per voi, che spiega il fattore-chiave del successo di questo collocamento: che è la predisposizione del pubblico americano per le sette ed i culti personali. Il culto della persona che viene alimentato da una occupazione militare degli spazi sui social e sui media certamente non è una novità: specie per Elon Musk, che è stato da sempre un maestro della manipolazione attraverso i social. Tanto da creare, intorno alla sua persona, un vero e proprio culto, per nulla diverso da modelli del tipo Scientology. Con tutto ciò che questo implica. Portando un culto a quotarsi in Borsa, Musk ha generato ricchezza in misura di molte volte superiore a Scientology: ma il meccanismo che agisce sulla massa è il medesimo.

Con SpaceX, Elon Musk sta lanciando un'offerta pubblica iniziale (IPO) senza precedenti, con un'attenzione insolita agli investitori individuali. Questo perché SpaceX conta sul loro supporto per giustificare la sua enorme valutazione.

"La partecipazione degli investitori al dettaglio sarà una caratteristica distintiva dell'IPO di SpaceX", ha affermato l'analista di Truist Sam Grelck in un recente report, sottolineando che la società ha riservato fino al 30% delle azioni assegnate agli investitori individuali. Se i piani di Musk avranno successo, i piccoli investitori potrebbero acquistare azioni SpaceX per un valore fino a 23 miliardi di dollari nell'ambito dell'IPO.

Si tratta di un evento senza precedenti nell'era moderna delle IPO, affermano gli esperti. Spesso, gli investitori al dettaglio possono aspettarsi un'assegnazione di circa il 5%. In circostanze normali, ha spiegato Jim Lebenthal, chief market strategist di Cerity Partners, i sottoscrittori delle IPO sono incentivati ​​a premiare i loro clienti istituzionali più importanti con assegnazioni maggiori.

Si prevede invece che gli investitori al dettaglio rappresenteranno una forza trainante e compenseranno i limiti della domanda proveniente dai tradizionali operatori di Wall Street.

Ecco perché Fidelity, una delle diverse società di servizi finanziari incaricate di gestire l'allocazione degli investimenti al dettaglio, ha dichiarato giovedì che renderà l'IPO accessibile ai clienti con un saldo minimo di 2.000 dollari in un conto di intermediazione al dettaglio. Di solito, l'accesso è riservato ai clienti con almeno 100.000 dollari in determinati asset presso Fidelity. Tale importo minimo può essere esteso fino a 500.000 dollari in alcune IPO.

La stessa SpaceX ha ribadito durante il roadshow per l'IPO che "la partecipazione degli investitori al dettaglio è importante per SpaceX".

SpaceX punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari. Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, fino a maggio il resto del mercato statunitense delle IPO aveva raccolto solo 50,83 miliardi di dollari in 152 operazioni nel 2026. SpaceX prevede di iniziare le negoziazioni il 12 giugno.


Patrick Patin, gestore di portafoglio presso Great Lakes Private Wealth, una società di consulenza finanziaria con sede in Michigan, ha dichiarato a MarketWatch che l'unica IPO che ha visto con un interesse pressoché paragonabile da parte degli investitori comuni è stata quella di Facebook, ora Meta Platforms , nella sua offerta pubblica iniziale del 2012.

"Non abbiamo grandi esperti di IPO, ma è la prima volta che ricevo chiamate in entrata da clienti e persino da potenziali clienti che ci chiedono: 'Avete azioni SpaceX da offrirci?'", ha detto Patin a MarketWatch. "La situazione non potrà che peggiorare."

SpaceX è unica per molte ragioni, anche escludendo gli obiettivi di raccolta fondi senza precedenti raggiunti con la sua IPO. Ha evitato di quotarsi in borsa per oltre due decenni, crescendo fino a dominare il settore dei lanci spaziali, affermandosi come uno dei principali attori nel mercato di Internet satellitare e acquisendo un'azienda di intelligenza artificiale in difficoltà che ora prevede diventerà il suo segmento più importante.

Fino ad ora, l'accesso all'azienda è stato perlopiù limitato ai dipendenti, nonché alle società e agli individui, solitamente già facoltosi, che hanno sostenuto i precedenti round di finanziamento di SpaceX. La maggior parte degli investitori al dettaglio può accedere alle azioni solo investendo in altre società che detengono una partecipazione in SpaceX o tramite una società veicolo (SPV), operazione che può essere rischiosa.

Questa percezione di scarsità è alla base di gran parte della domanda di azioni SpaceX, secondo l'analista Mark Vena, CEO della società di ricerca SmartTech Research. SpaceX "appare meno come un'azione e più come un bene esclusivo", ha affermato in un commento inviato via e-mail, e questo contribuisce a rendere l'azienda più attraente per gli investitori comuni.

SpaceX si è avvalsa della collaborazione di Fidelity, Charles Schwab, , Robinhood, e SoFi, per offrire azioni ordinarie agli investitori al dettaglio. SpaceX ha inoltre dichiarato di prevedere che alcune azioni saranno offerte agli investitori al dettaglio anche tramite la piattaforma E-Trade di Morgan Stanley.

Gli investitori internazionali potrebbero anche avere accesso tramite diverse società, come Winterflood nel Regno Unito o CommSec in Australia.

Da quando le azioni SpaceX sono state ufficialmente lanciate su alcune di queste piattaforme questa settimana, gli investitori al dettaglio si sono riversati sui social media per annunciare le proprie offerte. Molti non si aspettano di ottenere tutte le azioni richieste, ma sono entusiasti di avere la possibilità di partecipare all'IPO.

"Ho richiesto 285 azioni. Sono felicissimo di poter partecipare tramite E-Trade!" "Grazie a Elon/SPCX e a Morgan Stanley per aver destinato il 30% di questa offerta ai piccoli investitori", ha scritto Kate Davidson dell'Oregon su X, la piattaforma social.

L'effetto Elon

Cosa si cela dietro la certezza di SpaceX che gli investitori al dettaglio vogliano partecipare alla sua IPO? Il mito di Musk e il suo cosiddetto culto della personalità, secondo gli esperti.

"La sua presenza è ciò che alimenta questa valutazione superpremium", ha affermato Lebenthal. Al centro dell'entusiasmo c'è la fede "nel sogno" creato da Musk, ha dichiarato Baird, stratega del settore tecnologico.

Ted Mortonson ha indicato come possibili iniziative redditizie, ma finora in gran parte non ancora collaudate, come i data center spaziali. I piani di SpaceX, secondo i recenti documenti depositati presso le autorità di regolamentazione, includono l'estrazione mineraria sugli asteroidi e una colonia su Marte.

Questo approccio non è nuovo. La capacità di Musk di catturare efficacemente l'immaginazione del pubblico ha contribuito a rendere Tesla uno dei titoli azionari più popolari tra gli investitori comuni negli ultimi anni, alimentando la sua inarrestabile ascesa fino a una capitalizzazione di mercato di 1.300 miliardi di dollari, nonostante lo scetticismo di Wall Street e le vendite allo scoperto degli hedge fund, che hanno imparato a proprie spese che scommettere contro Musk è rischioso.

Spesso parla di tecnologie futuristiche e di visioni di un mondo in cui robot umanoidi svolgono tutto il lavoro, il denaro è stato abbandonato e veicoli a guida autonoma circolano per le strade. La sua Neuralink sta lavorando per realizzare imprese che Musk ha paragonato a quelle di Gesù, mentre SpaceX punta a conquistare le stelle.

Tesla si rivolge anche agli investitori al dettaglio in modi che altre aziende non fanno, riservando del tempo alle domande poste dagli investitori comuni durante le conference call trimestrali sui risultati e spesso invitandoli agli eventi. A loro volta, gli investitori di Tesla spesso si schierano dalla parte di Musk nelle votazioni cruciali. L'anno scorso, hanno contribuito a spianare la strada all'investimento di Tesla in xAI, acquisita da SpaceX a febbraio.

"Abbiamo il vantaggio di essere stati fondati e guidati da Elon Musk, uno dei grandi visionari della nostra generazione", ha dichiarato SpaceX nei documenti per la sua IPO. Musk è CEO, presidente e direttore tecnico dell'azienda, oltre a essere il "re della tecnologia" di Tesla.

Da non perdere: Stai pensando di investire nell'IPO di SpaceX? Questo grafico allarmante potrebbe farti riflettere.

Tuttavia, gli esperti finanziari temono che l'azienda sia sopravvalutata e che il suo titolo sarà soggetto a un'enorme volatilità, nonostante le misure adottate da SpaceX per minimizzare le turbolenze.

SpaceX ha registrato una perdita di 4,9 miliardi di dollari nel 2025, a fronte di un fatturato di 18,7 miliardi di dollari, cresciuto del 33% nell'ultimo anno. Con una capitalizzazione di mercato di 1.750 miliardi di dollari, il titolo SpaceX verrebbe scambiato a oltre 93 volte il fatturato. A titolo di confronto, Nvidia viene scambiata a 20 volte il fatturato e Tesla a 15 volte, secondo FactSet.

L'analista di Pitchbook Franco Granda ha previsto che SpaceX potrebbe essere scambiata come Tesla "sotto steroidi", con forti oscillazioni in seguito al raggiungimento o al mancato raggiungimento degli obiettivi. Gli analisti di Morningstar questa settimana hanno stimato il valore di SpaceX a 780 miliardi di dollari e hanno avvertito che il suo business dell'intelligenza artificiale rappresenta una "minaccia sostanziale di distruzione di valore per l'azienda".

Jon Zetlmaier, della Zetlmaier Wealth Management di Seattle, che offre consulenza sia a clienti con patrimoni elevati che a investitori privati, ha affermato che, sebbene in passato sia stato "doloroso" scommettere contro Musk, per ora si tiene alla larga da SpaceX. Anche Phil DeAngelo, amministratore delegato della Focused Wealth Management di New York, ha dichiarato che non prenderà in considerazione l'acquisto di azioni SpaceX fino a quando non si verificherà una correzione o un ritracciamento del mercato.

Tuttavia, è improbabile che ci sia sufficiente scetticismo sul fatto che SpaceX non riesca a raggiungere i suoi obiettivi, in parte a causa della FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di perdere l'occasione). Mortonson di Baird ha dichiarato a MarketWatch che i gestori di portafoglio sono preoccupati di essere sottopesati se le azioni SpaceX dovessero decollare.

"Dovranno possederle", ha affermato. Ciò che è in discussione è solo "quanto ne possederanno".

S&P Global Market Intelligence ha dichiarato a MarketWatch di aver collaborato con alcuni dei sottoscrittori di SpaceX per assicurarsi che la piattaforma utilizzata per coordinare in modo efficiente gli ordini durante un'IPO sia all'altezza del compito. Secondo la società, gli investitori istituzionali non si lasceranno sfuggire la prima delle cosiddette IPO delle megacap.

"Prevediamo che questa sarà l'IPO con il volume di scambi più alto di sempre. Un interesse da parte degli investitori istituzionali senza precedenti", ha affermato Darren Thomas, responsabile delle soluzioni aziendali di S&P Global Market Intelligence. "Ci aspettiamo un aumento da quattro a cinque volte del numero di investitori istituzionali che parteciperanno a questa operazione".


Come dimostra questa parte iniziale del Post, ed i tre Post che Recce’d ha pubblicato nelle ultime tre settimane, anche noi di Recce’d ci siamo lasciati distrarre, da una campagna di pubblicità occulta di dimensioni mai viste prima.

Noi di Recce’d non siamo caduti nelle trappole dei social media e non siamo affascinati dal culto della personalità: ma resta importante, a nostro giudizio, aiutare gli investitori a comprendere. Comprendere che cosa? Come funzionano i meccanismi della manipolazione della massa degli investitori.

Al tempo stesso, e lo vogliamo dire con grande chiarezza, a Recce’d il collocamento di SpaceX non sposta nulla.

La gestione del portafoglio rimane la medesima anche lunedì, e rimane invariata la asset allocation di lunedì, e non cambia sicuramente la nostra strategia di gestione dei portafogli modello da lunedì. SpaceX per Recce’d è un evento social--logico e non finanziario: un culto di massa.

Ovviamente, adesso che SpaceX è stata quotata, noi doverosamente ritorniamo alle questioni di sostanza, da subito, con questo nuovo Post.

Per la gestione di breve termine dei nostri e dei vostri portafogli, nella settimana appena conclusa, il fatto davvero rilevante non è Space X: è la mancata reazione delle Borse alla discesa del prezzo del petrolio.

Un fatto clamoroso: nei mesi di marzo, aprile e maggio, ogni mattina, tutti noi gestori appena aperti gli occhi siamo stati costretti a controllare la quotazione del greggio: perché ogni altro prezzo dipendeva poi da quella quotazione.

Ma ieri, che cosa è successo?

Donald J Trump ha annunciato la fine della guerra: allo scopo di sostenere il collocamento delle azioni del suo fedele sostenitore Elon Musk.

Il pezzo del petrolio è sceso: ma non è crollato. Si è fermato a 84$ al barile. I Titoli di Stato hanno guadagnato, grazie alla “pace”? No, non si sono mossi. E le Borse? La settimana per Wall Street si è chiusa a 7400 punti di S&P500: quindi non sui massimi, nonostante la “pace” e nonostante SpaceX. E in Europa, area fortemente dipendete dalle importazioni di petrolio? la settimana si è chiusa sui medesimi prezzi del 25 maggio scorso.

Non c’è stata euforia, per il petrolio in ribasso. Il giochetto ha smesso di funzionare?

Come vedete nelle due immagini, in giugno le cose sono cambiate, come del resto tutti avete constatato negli ultimi quindici giorni. Il petrolio oggi non interessa più nessuno? Oppure, è Trump che ha rotto il giocattolo? Nessuno, sui mercati finanziari presta più attenzione a Trump quando dice “la pace è vicina, firmeremo tra due-tre giorni”?

Oppure, ancora, c’è dell’altro?

Questo cercheremo di illustrare e spiegare nel presente Post: partendo dalla lettura che segue: che (fate attenzione) risale al 19 maggio, ovvero un mese fa. Ma siamo ancora lì anche oggi.

19 maggio 2026

Con l'intensificarsi delle difficoltà sui mercati obbligazionari governativi globali negli ultimi giorni e i primi segnali di cedimento anche sui mercati azionari, il cosiddetto "Trump put" potrebbe presto tornare in gioco. Tuttavia, a giudicare dall'episodio successivo al "Giorno della Liberazione" della scorsa primavera, le condizioni di mercato dovrebbero peggiorare considerevolmente per generare una simile ritirata su vasta scala.

Le ultime notizie sulla situazione di stallo tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz potrebbero essere ancora peggiori: il presidente Trump avrebbe rinviato gli attacchi aerei "programmati" in favore di ulteriori negoziati. Ma il rischio che il cessate il fuoco in vigore dai primi di aprile si concluda con una ripresa delle ostilità anziché con un accordo di pace è chiaramente in aumento. E, mentre i prezzi del petrolio sono aumentati gradualmente anziché impennarsi negli ultimi giorni, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine hanno raggiunto nuovi massimi. Ad esempio, il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni è ora più alto che in qualsiasi momento dal 2007.

Pertanto, è lecito chiedersi quale sia la soglia oltre la quale l'amministrazione statunitense ammorbidisca la propria posizione e dia priorità alla pace al fine di preservare l'economia e le prospettive di mercato rispetto agli obiettivi geopolitici che la guerra si propone di raggiungere. A nostro avviso, se la scorsa primavera è indicativa, l'opzione put di Trump è ancora lontana dall'essere attivata.

Innanzitutto, sebbene i rendimenti dei titoli del Tesoro a lunga scadenza siano ora considerevolmente più alti rispetto ad aprile dello scorso anno, non sono aumentati con la stessa rapidità di allora. Inoltre, per ora, ci sono pochi segnali di quel tipo di distorsioni di mercato che hanno allarmato i responsabili politici lo scorso anno. Gli spread swap non si sono ampliati di molto, mentre il dollaro si è mosso in gran parte in linea con i differenziali dei tassi di interesse (e, laddove ciò non si è verificato, il biglietto verde si è dimostrato più forte di quanto i soli fondamentali lascerebbero supporre, non più debole). E sebbene la volatilità implicita nelle opzioni sia tornata ad aumentare negli ultimi giorni, soprattutto nel mercato dei titoli del Tesoro, rimane comunque inferiore rispetto al periodo iniziale di avversione al rischio successivo all'inizio della guerra, e ben lontana dai picchi dettati dal panico visti lo scorso aprile.

Inoltre, i rendimenti obbligazionari più elevati riflettono principalmente le aspettative di una politica monetaria più restrittiva piuttosto che, come lo scorso aprile, gli effetti dei premi a termine. In altre parole, la credibilità della politica economica statunitense non sembra essere messa in discussione nella stessa misura di allora. E sebbene l'impennata dei prezzi dell'energia degli ultimi due mesi danneggerà la crescita economica, gli operatori di mercato non sembrano particolarmente preoccupati dal rischio di una recessione. Gli spread creditizi, ad esempio, sono solo leggermente più ampi rispetto a febbraio e bassi rispetto agli standard storici.

Forse l'aspetto più importante è che il mercato azionario statunitense si trova ancora a pochi punti percentuali dal suo massimo storico e al di sopra dei livelli prebellici. Questo dato contrasta con il calo di circa il 20% registrato dall'indice S&P 500 lo scorso aprile. Certo, la recente forza di questo indice riflette principalmente la straordinaria impennata dei prezzi azionari di un ristretto gruppo di aziende tecnologiche; la maggior parte delle aziende e dei settori ha registrato un certo calo dalla fine di febbraio. Ma i titoli azionari non tecnologici non sono certo in preda al panico e il presidente Trump, come la maggior parte dei politici, tende a valutare le cose in base al parametro che gli è più favorevole.

Anzi, la diffusa convinzione che Trump si ritirerebbe dalla guerra in caso di una reazione negativa più forte del mercato potrebbe essere uno dei motivi per cui gli investitori sembrano meno preoccupati degli scenari peggiori quest'anno rispetto all'anno scorso: una sorta di paradosso. Potrebbero anche contare sulle prossime elezioni di metà mandato statunitensi, che potrebbero indurre una rivalutazione della situazione. In ogni caso, la nostra valutazione è che sarebbe necessaria una maggiore ondata di vendite per attivare l'opzione put su Trump.


La lettura di questo articolo porta immediatamente la memoria d un secondo articolo, che Recce’d aveva pubblicato nel Blog già un mese fa, e che sotto riproponiamo anche oggi, per evitare al lettore la fatica di doverselo cercare. L’articolo spiega al nostro lettore che oggi, nel giugno del 2026, i mercati finanziari internazionali non possono più contare su una seconda “opzione put”: non solo non funziona più la “Trump put”, ma non c’è più neppure la “Fed put”.

I mercati finanziari internazionali oggi sono quindi senza rete protettiva. Una nuova situazione, una Nuova Era, che richiede una nuova strategia ed una nuova gestione del proprio risparmio.

Per rispondere, con successo e guadagni, a quelli che orchestrano il caos ai nostri danni, proprio ora che non c’è più la rete di protezione (come la BCE ha dimostrato giovedì 11 giugno).

Occupatevi di questo, e non perdete tempo con SpaceX: e contattate Recce’d, abbiamo molte idee da condividere per la gestione del risparmio nella Nuova Era.

L'autore è il professore di pratica Rene M Kern presso la Wharton School, capo consulente economico di Allianz e presidente di Gramercy Funds Management.

Per tre decenni, e secondo alcuni anche di più, si è riscontrata una ricorrente incoerenza tra i principi di politica monetaria delle grandi banche centrali e la pratica effettiva quando i mercati si agitano. I banchieri centrali cercano di mantenere una distinzione tra le vendite massicce di titoli, che dovrebbero essere tollerate, e i malfunzionamenti del mercato che minacciano la stabilità sistemica e richiedono un intervento.

Tuttavia, quando la situazione si è fatta critica, hanno spesso oltrepassato quel limite, ricorrendo a interventi verbali e misure politiche non solo per affrontare le reali tensioni sistemiche nel sistema finanziario, ma anche per invertire semplici vendite di azioni. Ciò è accaduto talvolta anche quando i meccanismi di mercato funzionavano correttamente e l'economia reale sottostante era solida, come nel quarto trimestre del 2018.

Così facendo, le banche centrali hanno sistematicamente accantonato le preoccupazioni relative all'azzardo morale, alle bolle speculative e alla cattiva allocazione delle risorse a livello economico, privilegiando la rassicurazione a breve termine di una rapida ripresa del mercato.

Anche i governi hanno agito in modo simile, mettendo in atto ingenti pacchetti fiscali per proteggere le famiglie e i bilanci aziendali da shock esogeni sempre più frequenti e violenti (dalla crisi finanziaria alla pandemia, fino alle conseguenze stagflazionistiche dell'invasione russa dell'Ucraina). Per gli investitori, questo scenario ha consolidato e rafforzato la convinzione che la politica economica sia in grado di garantire la loro sicurezza, ovvero che i responsabili politici abbiano la volontà e la capacità di proteggerli non solo da ingenti perdite, ma anche da una volatilità destabilizzante.

Ciò ha profondamente condizionato la psicologia del mercato, con molti investitori che considerano la volatilità non come un segnale di sviluppi fondamentali, ma come un'opportunità di acquisto praticamente automatica. Questo spiega perché i crolli azionari degli ultimi anni si siano rivelati di brevissima durata, indipendentemente dal fattore scatenante. La strategia "compra al ribasso" si è trasformata in una strategia di investimento dominante e altamente redditizia.

Basti pensare alla rapidità con cui i mercati azionari globali si sono ripresi anche dopo lo shock iniziale della guerra in Iran e le conseguenti (e tuttora in corso) interruzioni dei corridoi energetici e delle catene di approvvigionamento globali. Gli indici azionari statunitensi non solo hanno registrato una ripresa spettacolare, ma da allora hanno continuato a raggiungere nuovi record. Tuttavia, una realtà macroeconomica inesorabile impone di non dare per scontata questa rete di sicurezza.

I dati concreti – in particolare l'inflazione e i tassi di interesse elevati per periodi prolungati, l'alto debito pubblico e i cambiamenti strutturali nell'economia globale – segnalano vincoli sempre più stringenti per le autorità fiscali e monetarie, compromettendo la loro capacità di attutire futuri shock finanziari. Sebbene la volontà di proteggere i mercati possa persistere, la capacità di farlo è diminuita.

Le banche centrali non possono ignorare lo shock inflazionistico globale. I recenti dati pubblicati hanno mostrato che l'inflazione annuale, sia complessiva che di base, negli Stati Uniti ha superato le previsioni del consenso. Altrettanto preoccupante è l'aumento delle pressioni sui prezzi di mercato. L'indice mensile dei prezzi alla produzione (PPI) di aprile è cresciuto a un tasso annualizzato del 6,0%, il più rapido incremento mensile dell'indice da marzo 2022. I dati PPI del Giappone riflettono una traiettoria ascendente altrettanto preoccupante, così come gli ultimi dati provenienti dall'Europa.

Questa realtà inflazionistica impone una scelta drastica tra stabilizzare gli attivi finanziari o proteggere la credibilità delle politiche a lungo termine. Inoltre, rischia di accelerare la "distruzione della domanda" in alcune economie a causa dell'aumento dei prezzi, e non solo per l'energia. In parole semplici, il margine di manovra fiscale anticiclico è svanito nella maggior parte delle economie avanzate. L'aumento dei costi di indebitamento alimenta direttamente maggiori spese per interessi pubblici, minacciando al contempo le entrate fiscali a causa del rallentamento della crescita.

Questa vulnerabilità fiscale ha risvegliato i "vigilanti obbligazionari" a lungo dormienti. Stiamo già assistendo al loro ritorno e al suo impatto sui mercati del debito sovrano più vulnerabili del G7, in particolare in Giappone e nel Regno Unito. Consigliato The Long View Katie Martin Il crollo obbligazionario alimenta i timori dei vigilanti Il panorama per molte economie in via di sviluppo è ancora più preoccupante. In alcuni casi, l'utilizzo di riserve fiscali e internazionali per attutire gli shock esterni si sta esaurendo, aumentando la minaccia di pressioni al ribasso sul tenore di vita interno, fuga di capitali e instabilità valutaria. L'economia globale è ora bloccata in una ricalibrazione strutturale inevitabilmente accidentata.

Dato che i responsabili politici non possono fare altrettanto affidamento sui vecchi interventi politici, dovranno adottare altre strategie: sfruttare l'adozione dell'IA per migliorare il lavoro al fine di ottenere reali aumenti di produttività, mobilitare ingenti finanziamenti dai mercati dei capitali, attuare politiche fiscali intelligenti laddove lo spazio lo consenta e promuovere un coordinamento politico internazionale molto migliore. Per i mercati, tali strategie sono intrinsecamente meno dirette di un "push di politica". Quindi gli investitori dovranno convivere con una maggiore incertezza strutturale per un certo periodo di tempo.

Mentre una fine ordinata della guerra in Medio Oriente contribuirebbe notevolmente a migliorare la situazione, ci vorrà del tempo prima che l'economia globale ritrovi il grado di flessibilità politica a cui i mercati si sono abituati e, di fatto, su cui hanno fatto affidamento

Valter Buffo
Tre enormi IPO, passive investing e Fondi Pensione
 

Della strettissima attualità, in questo Post parliamo soltanto attraverso le immagini. Le cinque immagini che seguono non necessitano di un nostro commento, e lasciamo al lettore di sviluppare le proprie considerazioni in merito. Noi, abbiamo già detto ciò che valutiamo importante.

In un contesto di questo tipo (che Recce’d aveva anticipato ed analizzato attraverso i nostri Post di aprile e maggio) il nostro lettore ha bisogno di altro, che del commento della strettissima attualità. Ciò di cui l’investitore ha assoluta necessità è di strumenti per comprendere.

Non è eccessivo definire la attuale situazione dei mercati finanziari con termini quali “caotica”, “frenetica” ed “isterica”. All’investitore serve, in momenti come questi, la capacità non solo di acquisire le informazioni, ma pure di scartare le tante false informazioni; e dopo, sulla base delle vere informazioni, e dei fatti, sviluppare una analisi, con strumenti di analisi adeguati ed avanzati. Per arrivare a soluzioni che si traducono in azioni sul proprio portafoglio: azioni consapevoli.

In questo Post, noi forniamo al lettore alcuni strumenti per fare proprio questo: e ci occupiamo in modo particolare delle Borse.

In queste settimane e nelle prossime, media social e tradizionali sono dominati dalle notizie relative ai tre prossimi maxi-collocamenti sulla Borsa di New York: Anthropic, SpaceX e OpenAI. Tre enormi operazioni di collocamento, ovvero di vendita di nuove azioni al pubblico. Noi di Recce’d ne abbiamo già scritto, nelle ultime settimane, per ben due volte qui nel Blog, nello scorso mese di maggio, e poi numerose volte attraverso la nostra pagina TWIT - TWOO del sito.

Chi segue regolarmente il nostro sito, quindi, è già a conoscenza della nostra posizione, che abbiamo espresso in modo diretto e chiaro come è nostra abitudine.

Perché allora un nuovo Post? Spieghiamo: nel nostro nuovo Post di oggi, non spieghiamo a chi ci legge come e perché noi siamo arrivati a quelle conclusioni che avete già letto. Noi illustriamo, in modo disciplinato e trasparente, il metodo che abbiamo utilizzato per formare le nostre valutazioni su queste tre maxi-operazioni: a differenza dei venditori di professione (promotori finanziari, private bankers, financial advisor, wealth manager) noi di Recce’d non abbiamo alcun obbligo di “ficcarvi nelle tasche” questi titoli, e nessuno si permette di imporci un “budget di collocamento da raggiungere”.

Noi, a differenza di tutti quanti i venditori, facciamo questa professione di assistenza all gestione del risparmio senza essere condizionati dal conflitto di interesse: Recce’d non prende soldi dai prodotti che “piazza” al risparmiatore, e questa è la differenza, sostanziale ed importantissima, tra Recce’d e Fineco, tra Recce’d e Fideuram, tra Recce’d ed Allianz, tra Recce’d e Mediolanum: e non proseguiamo ma potremmo fare i nomi di altre Reti, a decine.

L’assenza di conflitto di interesse è ciò che ci distingue, è ciò che produce risultati migliori, rispetto ai vostri, ed è ciò che ci permette anche di dare pareri e valutazioni basate unicamente sui fatti e non sugli interessi occulti.

Che, nel caso di SpaceX, di Open Ai e di Anthropic sono davvero enormi. Interessi occulti di enormi dimensioni. banche di investimento e Reti di promotori finanziari voglio fare, con questi tre collocamenti, i “guadagni di tutta una vita”: e certamente non si riferiscono ai loro Clienti, bensì si riferiscono ai soldi che entreranno nelle loro stesse tasche.

Con questo Post noi vogliamo (come sempre) aiutare in modo concreto il lettore che è anche investitore: aiutarlo a decidere nel suo proprio interesse, ed esclusivamente per quello: e non per aiutare Mediolanum, generali e Fineco a mettersi dei soldi nelle saccocce.

Come vi aiutiamo?

Tra le migliaia di articoli, commenti, e lavori che sono presentati come “ricerca” (sono soltanto documenti pubblicitari, come le pubblicità dei polli che li mostrano razzolare liberi in un’aia assolata mentre loro, i polli, vivono nelle gabbie tutta la loro esistenza) noi abbiamo individuato, selezionato e tradotto per voi quelle pochissime analisi di livello qualitativo elevato e di totale indipendenza (dagli interessi occulti) che possono davvero aiutare il lettore a comprendere, nei dettaglio, ciò che sta dietro a queste gigantesche operazioni di collocamento al pubblico.

Ciò che leggerete risponde alla domanda: perché metteranno a forza queste azioni proprio nelle mie tasche? Perché questi titoli entreranno a forza nel mio portafoglio titoli? In tutti i portafogli titoli?

Qui sotto, troverete risposte chiare, precise, analitiche. ma soprattutto, leggerete come queste tre operazioni sono state progettate: allo scopo di “piazzare la merce” direttamente nei portafogli di tutti, ma soprattutto dei Fondi Pensione e dei Fondi Comuni. Ovvero, i vostri Fondi Pensione ed i vostri Fondi Comuni.

L'impressionante rally del mercato azionario sembra praticamente inarrestabile. L'aumento dei prezzi dell'energia, l'incremento dei tassi d'interesse e i crescenti segnali di eccesso in settori come quello dei semiconduttori non lasciano gli investitori sconcertati. Alimentato dal boom dell'intelligenza artificiale, l'indice di riferimento S&P 500 continua a raggiungere un nuovo massimo storico.

Con l'annuncio dell'IPO di SpaceX, i titoli tecnologici sono ancora più sotto i riflettori. Secondo alcune indiscrezioni, Elon Musk starebbe pianificando di quotare la sua azienda spaziale a New York entro poche settimane. Anche OpenAI e Anthropic, le due maggiori società private di intelligenza artificiale, stanno elaborando piani per un debutto imminente. Si prevede che queste tre operazioni batteranno tutti i record di Wall Street.

Larry McDonald osserva la situazione con una certa apprensione. «Temo che ci sia un'alta probabilità che il mercato venga travolto», afferma il fondatore del servizio di ricerca «The Bear Traps Report» e autore del bestseller «How to Listen When Markets Speak». In ogni ciclo, osserva, c'è un'operazione o un'IPO spettacolare che segna il picco. Potrebbe essere proprio così.

Inoltre, sottolinea che i titoli azionari del settore dell'intelligenza artificiale rappresentano attualmente quasi il 50% della capitalizzazione di mercato dell'S&P 500. «Se questi nuovi colossi venissero inclusi, è quasi certo che i fondi pensione di tutti subirebbero un tracollo finanziario.»

L'investitore veterano ed ex trader di Lehman Brothers è particolarmente preoccupato dal fatto che SpaceX, OpenAI e Anthropic siano destinate a essere ammesse rapidamente in indici importanti come l'S&P 500 e il Nasdaq 100. In un'intervista approfondita con The Market NZZ, leggermente modificata, spiega perché ritiene che ciò equivalga a un'incursione nei portafogli di molti investitori. Illustra inoltre perché prevede ancora una significativa rotazione di capitali verso i settori energetico, delle materie prime e industriale.

Il mercato azionario continua la sua marcia trionfale, nonostante l'aumento dei prezzi dell'energia e dei tassi di interesse. Come si spiega questo impressionante rally?

Ancora una volta, il mercato azionario è inebriato da una narrazione. L'intelligenza artificiale è il nuovo tutto, e la si vede ovunque: sulle prime pagine dei giornali, nelle conversazioni ai cocktail e nei bilanci delle grandi aziende tecnologiche, gonfiati da ingenti investimenti di capitale. I potenziali guadagni degli anni futuri vengono scontati prematuramente. Gli investitori scommettono che l'IA genererà rendimenti esponenziali, mentre i rischi come l'attrito o la concorrenza vengono ampiamente ignorati.

I titoli dei giornali ruotano attualmente attorno alle mega-IPO pianificate da SpaceX, OpenAI e Anthropic. Cosa significano queste tre operazioni in relazione al contesto più ampio?

Temo che ci sia una buona probabilità che il mercato venga travolto. Ogni ciclo è caratterizzato da un'operazione o un'IPO di rilievo che ne definisce il picco. Nel boom del credito degli anni '80, fu l'acquisizione del gigante dei beni di consumo RJR Nabisco da parte di KKR; Nella bolla tecnologica, dei media e delle telecomunicazioni di fine anni '90, ci fu la mega-fusione tra AOL e Time Warner; e durante gli eccessi del mercato immobiliare, fu la somma record che Sam Zell incassò all'inizio del 2007 vendendo il suo impero immobiliare.

E la controparte odierna potrebbero essere queste tre IPO?

Non mi sorprenderebbe affatto. Queste IPO colossali rappresentano il colpo del secolo. Se fate due conti, le valutazioni di queste tre società sono esplose in un breve periodo. Un anno fa, il loro valore complessivo si aggirava intorno ai 760 miliardi di dollari: SpaceX a 400 miliardi, OpenAI a 300 miliardi e Anthropic a 61 miliardi. Si trattava già di cifre considerevoli, ma la valutazione di SpaceX è ora stimata a 1.500 miliardi di dollari, mentre Anthropic e OpenAI si attestano rispettivamente a 1.100 miliardi e 825 miliardi di dollari. Il totale si aggira quindi intorno ai 3.500 miliardi di dollari. In pratica, il loro valore è triplicato in un anno, il che è pura follia.

Perché?

Perché un gruppo di miliardari sta cercando di cogliere l'occasione per svendere le proprie quote al pubblico a valutazioni gonfiate. La cosa particolarmente scandalosa è che queste società saranno ammesse nei principali indici attraverso una procedura di ingresso accelerata.

Per essere incluse nell'indice di riferimento S&P 500, ad esempio, un'azienda deve in genere essere quotata in borsa da almeno un anno e aver registrato un utile cumulativo negli ultimi quattro trimestri. Il fatto che questi requisiti, comprese le soglie standard di flottante, vengano ora ignorati è quasi criminale.

SpaceX ha appena riportato una perdita netta di 4,3 miliardi di dollari solo per il primo trimestre, secondo il prospetto informativo per l'IPO. Un'azienda come questa è davvero idonea per un'IPO?

Come al solito, gli analisti di Wall Street liquideranno tali preoccupazioni con un'abbondanza di illusioni. L'obiettivo dichiarato di SpaceX è quello di costruire un monopolio di fatto sui data center spaziali; in sostanza, un moderno sistema ferroviario per l'era dell'intelligenza artificiale. Una posizione di mercato così dominante implicherebbe un immenso potere di determinazione dei prezzi, che ha lo scopo di rendere l'intera impresa altamente redditizia un giorno e giustificare la valutazione. Quanto è realistico che. Il suo modello di business è ancora da vedere. Ma la tempistica per la sua realizzazione è a dir poco grottesca.

Il fondatore di SpaceX, Elon Musk, parla di due o tre anni.

Esattamente. Persino il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che gestisce la sua azienda aerospaziale, ammette che probabilmente ci vorrà il doppio del tempo, e anche questa stima sembra fin troppo ottimistica. Il problema fondamentale, tuttavia, è che i potenziali ritardi allontaneranno di molto la redditività prevista. Dal mio punto di vista, investire in SpaceX ora è come comprare azioni Amazon nella primavera del 2000, al culmine della bolla delle dot-com: all'epoca, gli investitori avevano prematuramente scontato un enorme potenziale di guadagno futuro. Amazon si è poi rivelata una storia di successo fenomenale, ma il suo titolo inizialmente perse oltre il 90% durante il crollo delle dot-com.

Secondo i fornitori di indici, tuttavia, l'inclusione accelerata di mega-cap come SpaceX garantisce che un benchmark ampiamente seguito come l'S&P 500 rifletta accuratamente il mercato nel suo complesso. Quanto è valida questa argomentazione?

È una bella frase di marketing, ma la mia critica si concentra su un aspetto più cruciale: il lato oscuro degli investimenti passivi, come lo chiamo io. Nel mio libro "Come ascoltare quando i mercati parlano", ho dedicato un intero capitolo a questo argomento. Oggi esistono innumerevoli fondi che replicano l'S&P 500 e altri indici principali. Le strategie di investimento passivo hanno raggiunto volumi così elevati che il mercato diventa manipolabile. Se un'azienda viene inclusa in un indice importante, è praticamente garantito che il prezzo delle azioni aumenterà vertiginosamente prima dell'annuncio, perché i fondi passivi sono costretti ad acquistare le azioni. Un esempio da manuale è il produttore di abbigliamento sportivo Lululemon. Quando è stata annunciata la sua inclusione nell'S&P 500 nell'ottobre 2023, il titolo è schizzato di oltre il 10% il giorno di negoziazione successivo.

Quindi stai dicendo che una procedura di inclusione accelerata per SpaceX, OpenAI e Anthropic garantirebbe virtualmente una domanda sufficiente?

Nel corso della mia carriera nei mercati, ho assistito a scandali più e più volte. Se si presta attenzione, di solito si può intuire in anticipo che qualcosa non va. Eppure, lo scandalo viene rivelato solo a posteriori, l'indignazione pubblica si manifesta solo quando è ormai troppo tardi. Un caso emblematico è lo schema Ponzi di Bernie Madoff, uno dei più grandi scandali della storia finanziaria. È crollato solo alla fine del 2008, nel caos della crisi bancaria.

In che modo un'inclusione accelerata nell'indice influenzerebbe il titolo SpaceX?

In base alla sua attuale valutazione, SpaceX debutterebbe tra i primi dieci titoli per capitalizzazione nell'indice S&P 500. Le proiezioni suggeriscono che, con un piano accelerato, i fondi passivi che replicano l'indice dovrebbero acquistare circa il 19% delle azioni quotate in borsa entro sei mesi. Inoltre, i fondi che replicano il Russell 1000 e il Nasdaq 100 assorbirebbero probabilmente un ulteriore 5,5% poche settimane dopo l'IPO. Se si aggiungono i fondi comuni di investimento a gestione attiva basati su questi indici, le strategie passive dovrebbero detenere quasi la metà di tutte le azioni SpaceX in mano al pubblico. È sconcertante, eppure quasi nessuno ne parla.

Perché teme che questa storia non avrà un lieto fine?

Con l'inclusione accelerata negli indici, i risparmi previdenziali di ampie fasce della popolazione, soprattutto negli Stati Uniti, vengono di fatto sottratti. Una porzione preoccupantemente elevata del patrimonio delle famiglie americane è già concentrata in titoli azionari legati all'intelligenza artificiale.

Si tratta di una situazione classica che culminerà in un grave scandalo durante la prossima recessione del mercato, lasciando il pubblico con il cerino in mano. Prima del crollo di Lehman Brothers nell'autunno del 2008, il settore finanziario rappresentava circa un quarto dell'indice S&P 500, una situazione già considerata critica all'epoca. Oggi, i titoli tecnologici legati all'intelligenza artificiale ne rappresentano quasi il 50%. Se questi nuovi colossi venissero aggiunti, i fondi pensione di tutti rischierebbero quasi certamente un'overdose fatale.

C'è liquidità sufficiente per assorbire le IPO di questi tre giganti?

È proprio questo il punto. Si dice che alcuni grandi fondi sovrani in Medio Oriente siano stati colpiti dalla guerra. Negli Stati Uniti, diverse banche si sono spinte troppo oltre con riacquisti di azioni proprie e acquisizioni con leva finanziaria, con Citigroup e Bank of America particolarmente esposte. Queste IPO potrebbero mettere il sistema sotto ulteriore stress. Credo quindi che questa sarà la storia dell'anno: gli effetti a catena di queste IPO e LBO sulla liquidità bancaria.

Per quanto riguarda la guerra con l'Iran, tuttavia, sembra esserci un consenso generale sul fatto che la crisi nello Stretto di Hormuz si attenuerà presto.

Queste speranze si basano sui negoziati che il Presidente Trump sta conducendo con due delle cinque fazioni iraniane. Anche se si raggiungesse un accordo, è probabile che le restanti tre fazioni rimarrebbero insoddisfatte. Lo stesso vale per i falchi israeliani, il cui obiettivo è la completa neutralizzazione della minaccia nucleare iraniana. La probabilità che un accordo tra Washington e Teheran venga sabotato è quindi sostanziale. Probabilmente ci vorrà Altri due o tre mesi prima che la situazione nello Stretto di Hormuz si normalizzi.

Quali ripercussioni ciò avrà sull'economia in generale?

Lo stretto è bloccato da quasi tre mesi. Gli effetti di secondo, terzo e quarto ordine sull'inflazione si stanno già propagando in ogni ambito delle catene di approvvigionamento globali: dal gasolio e dal carburante per aerei all'acido solforico, all'elio e ai gas industriali, fino alle tariffe di trasporto merci e a centinaia di altri fattori produttivi che alimentano silenziosamente l'economia reale. Ciò significa che ci stiamo intrappolando in un regime di inflazione ostinatamente elevata e tassi di interesse alti per il prossimo futuro. Eppure, il mercato azionario continua a ignorarlo.

D'altronde, l'inflazione è aumentata costantemente anche durante il boom di Internet nella seconda metà degli anni '90, ma ciò non ha fermato la corsa da record del Nasdaq. Perché dovrebbe essere diverso questa volta?

Tali paragoni non tengono conto del fatto che i livelli di debito sono oggi di diversi ordini di grandezza superiori. Un rendimento del 5% sui titoli del Tesoro statunitensi oggi non è più lo stesso di un tempo. Comporta un rischio sistemico molto maggiore perché l'economia è molto più indebitata a causa dell'eccessiva spesa pubblica e il rapporto debito/PIL si attesta su livelli che sarebbero stati considerati apocalittici una generazione fa.

Quali sono le ramificazioni di tutto ciò?

Ogni piccolo aumento dei rendimenti minaccia di frenare bruscamente i consumi, gli investimenti aziendali e la stessa leva finanziaria che ha alimentato questa espansione. In relazione alla guerra in Iran, si parla molto di armi nucleari. Nessuno, tuttavia, parla dell'arma nucleare finanziaria che l'Iran detiene: se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere bloccato per un periodo prolungato e l'inflazione e i tassi di interesse continuassero a salire, Teheran potrebbe distruggere il mercato obbligazionario, provocando anche un crollo dei mercati azionari.

Cosa consiglia agli investitori di fare alla luce di questi sviluppi?

Grazie al boom dell'intelligenza artificiale, quasi 40 trilioni di dollari di ricchezza sono ora concentrati in azioni del Nasdaq 100, indice fortemente orientato al settore tecnologico. Per fare un confronto, nell'aprile del 2025, durante la turbolenza dei mercati causata dalla guerra commerciale di Trump, questo volume è sceso a 21 trilioni di dollari, e dopo il crollo del settore tecnologico del 2021/22, innescato dall'inflazione, si è ridotto a soli 12 trilioni di dollari. Ciò significa che se l'inflazione continuerà ad aumentare nei prossimi mesi e i titoli tecnologici torneranno sotto pressione, questi 40 trilioni di dollari dovranno inevitabilmente trovare una destinazione.

Dove, ad esempio?

Come ho accennato nella nostra ultima conversazione, le prospettive per i beni materiali e le aziende che li controllano rimangono eccezionalmente solide. A questo proposito, condivido la tesi di Jeff Currie, ex responsabile della ricerca sulle materie prime presso Goldman Sachs. Egli descrive l'andamento del mercato come un ciclo alternato tra il dominio del settore energetico e delle materie prime dal 2002 al 2014 e la successiva supremazia dei titoli tecnologici. Gli eccessi in uno di questi due settori portano inevitabilmente a carenze nell'altro. Gli attuali shock geopolitici dovrebbero quindi accelerare una rotazione ciclica verso i beni reali. Si potrebbe anche definirla "la rivincita della vecchia economia".

Dove altro vedete opportunità?

Per decenni, gli analisti ci hanno ripetuto quanto sia attraente il settore sanitario, data l'età media crescente della popolazione. Nonostante ciò, la quota del settore nell'indice S&P 500 è ora scesa al livello più basso dalla metà degli anni '90. Questo dimostra ulteriormente come il boom del settore tecnologico stia risucchiando capitali ovunque, come un gigantesco aspirapolvere. Ciò crea un'opportunità favorevole per scommettere su aziende come Baxter International. La valutazione dell'azienda di tecnologia medica è estremamente bassa dopo un brutale crollo, il bilancio è solido e il flusso di cassa libero è discreto. Poiché la sua attività principale riguarda compiti ripetitivi negli ospedali, potrebbe, ironicamente, persino beneficiare significativamente dell'intelligenza artificiale applicata alla fisica.


Ciò che viene detto in questa intervista è chiaro ed esplicativo: siamo certi che vi sarà utile, ogni volta che leggere oppure ascolterete notizie su SpaceX, Anthropic e OpenAI (e succederà sempre più di frequente nelle prossime settimane).

Per un quadro completo, a ciò che avete appena letto sarà sufficiente aggiungere alcune immagini, che non necessitano di un nostro commento.

Ora ci permettiamo di completare il Post con qualche cosa di meno facile, forse meno chiaro alla prima lettura, sicuramente meno accessibile: ma sicuramente significativo, e sicuramente utile ai tanti lettori che ci domandano dettagli a proposito dei metodi di valutazione e di gestione dei portafogli. Il contributo lo dobbiamo a John H. Cochrane, che i nostri lettori hanno già conosciuto.

I lettori poco o per nulla interessati potranno, pertanto, interrompere la lettura già a questo punto. mentre agli altri lettori chiediamo un po’ di pazienza, un po’ di attenzione e … anche di leggere questo testo che segue un paio di volte, se una sola volta non è sufficiente.

Incontrerete concetti come CAPM, teorema di Modigliani Miller, domanda elastica ed inelastica, gestioni attive e passive, che fanno parte non soltanto del nostro bagaglio di formazione ma pure delle nostre quotidiane pratiche di gestione e di valutazione. Il nostro suggerimento al lettore è di dedicarci un po’ di tempo e di concentrazione.

La nostra rinnovata pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO, qui sul sito, sta per essere resa pubblica e vi aiuterà a appropriarvi di questi ed altri concetti, e a renderli poi produttivi per la gestione del vostro risparmio.

Sono questi, gli strumenti che vi possono fornire quel “qualcosa in più”,

Quel vantaggio sulla massa, quel prezioso secondo di anticipo su tutti gli altri. E che vi permetteranno, finalmente di affrancarvi dalla galera delle Reti di vendita e dei promotori finanziari, facendo finalmente soltanto scelte consapevoli sul vostro risparmio e dunque sul vostro futuro.

E se la prima lettura non vi convince, ascoltate il nostro suggerimento, e riprovateci una seconda volta.

L'enorme IPO di SpaceX ha generato le seguenti speculazioni: i fondi indicizzati sono costretti ad acquistare azioni di nuove grandi aziende, in proporzione alla loro capitalizzazione di mercato. Si tratta di una classica domanda anelastica. Quindi, man mano che il prezzo sale, ne acquistano di più, spingendo il prezzo ancora più in alto. Forse all'infinito. La singolarità è arrivata.

Persino il sondaggio tra gli esperti finanziari del Clark Center, a cui partecipo, ha ritenuto la cosa sufficientemente interessante e plausibile da porre le seguenti domande:

  • IPO di SpaceX

  • a) L'elevata domanda di azioni SpaceX da parte degli investitori passivi nei giorni successivi all'IPO causerà una sostanziale sopravvalutazione del titolo.?

  • b) Il ribilanciamento dei portafogli degli investitori per fare spazio a SpaceX causerà una pressione al ribasso misurabile su altri titoli tecnologici o di crescita a grande capitalizzazione nei giorni successivi all'IPO?.

Ora, dovreste essere sospettosi. Dopotutto, nella teoria finanziaria classica, ogni investitore detiene esattamente il portafoglio di mercato, proprio come i fondi indicizzati. Ma non c'è alcuna "sopravvalutazione". Questa teoria potrebbe essere scorretta come descrizione del mondo reale, ma non è logicamente errata. La "sopravvalutazione" non può essere automatica. Deve esistere un parametro di riferimento di Modigliani-Miller in cui non si verifica alcun effetto, e per ottenere un effetto è necessaria una qualche violazione della legge di Modigliani-Miller. Ma dove esattamente? Non era immediatamente ovvio nemmeno per me, quindi scrivo questo post.

Partiamo da un caso semplice. Gli attuali investitori di SpaceX possiedono azioni della società, per un valore di 2 trilioni di dollari. Il resto di noi possiede azioni statunitensi per un valore di 75 trilioni di dollari, ovvero 56 trilioni di dollari dell'indice S&P 500. Gli attuali proprietari vendono, diciamo, 1 trilione di dollari delle loro azioni al resto di noi. Ma da dove prendiamo i soldi? E cosa ne fanno loro? Beh, ovviamente, li otteniamo vendendo alcune delle nostre azioni di altre società. E loro usano i soldi per acquistare azioni di altre società. Alla fine, dopo che tutto ciò si è sedimentato attraverso numerose transazioni, loro possiedono azioni SpaceX per un valore di 1.000 miliardi di dollari e un ulteriore trilione di dollari in altre azioni; noi possediamo azioni per un valore di 74.000 miliardi di dollari e azioni SpaceX per un valore di 1.000 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la domanda b), noi "ribilanciamo" il portafoglio verso SpaceX, ma loro "ribilanciano" per acquistare le azioni che noi vendiamo. I prezzi potrebbero non essere esattamente gli stessi, dato che siamo tutti più diversificati. Ma questo è un effetto di secondo ordine, e non il tipo di effetto meccanico che è stato ipotizzato qui.

La lezione economica:

Pensate all'equilibrio, osservate il denaro fino alla sua destinazione finale e ricordate che il denaro è un velo, ciò che conta sono solo le allocazioni finali.

Si potrebbe obiettare che SpaceX non sta vendendo azioni solo per permettere ai suoi proprietari di diversificare. SpaceX vuole raccogliere fondi per nuovi investimenti, per costruire più razzi. Ma la logica è la stessa. Supponiamo che SpaceX valga attualmente solo 1.000 miliardi di dollari. SpaceX vuole vendere ulteriori azioni per un valore di 1.000 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione totale di 2.000 miliardi di dollari, e utilizzare i fondi per investire in nuovi razzi. I fondatori, tuttavia, non vendono alcuna azione. Inizialmente, SpaceX incassa denaro in cambio di azioni e poi lo investe in razzi. I razzi sono l'asset che giustifica la valutazione più elevata (2.000 miliardi di dollari, non 1.000 miliardi).

Anche in questo caso, però, si verifica un equilibrio naturale in cui le altre aziende investono di meno. Il flusso dei nostri risparmi, che avrebbe finanziato i loro investimenti, viene invece destinato a SpaceX. Anche in questo caso, non si verifica una variazione di primo ordine nella valutazione.

Un leggero aumento del prodotto marginale del capitale investito in SpaceX potrebbe incrementare tutti i rendimenti attesi. In alternativa, i nuovi capitali potrebbero provenire da ulteriori risparmi, ma ciò richiederebbe un aumento dei rendimenti attesi di tutti i titoli. Entrambi questi effetti comportano un lieve calo dei prezzi. Esistono effetti di secondo ordine. Ma non è questo il tipo di effetto di flusso a cui si riferisce la domanda.

Si potrebbe continuare, ma credo che il concetto sia chiaro.

Ora, una storia contraria:

Supponiamo di essere tutti bravi investitori CAPM media-varianza e di detenere l'intero portafoglio di mercato. Se SpaceX offre 1.000 nuove azioni, il prezzo non è indeterminato? Se il prezzo è di 1 dollaro per azione, 10 dollari per azione o 100 dollari per azione, ognuno di noi detiene quella frazione del nuovo portafoglio di mercato. Questo non significa forse che la domanda è totalmente anelastica, ovvero che acquisteremmo 1.000 azioni a qualsiasi prezzo?

Nella teoria classica, finiremmo per detenere l'intero portafoglio di mercato. Ma non è questo il nostro obiettivo. Ognuno di noi cerca di massimizzare l'efficienza media/varianza del proprio portafoglio. Leggiamo le previsioni di fatturato di SpaceX. Se il prezzo di mercato è di 10 dollari per azione (per esempio), ci offriamo di acquistare molte più azioni di quelle offerte. Se è (per esempio) di 1.000 dollari per azione, rifiutiamo. Il prezzo si stabilizza al valore attuale dei dividendi. Poiché disponiamo delle stesse informazioni, tutti optiamo per lo stesso portafoglio, ed è per questo che alla fine tutti ci ritroviamo con il portafoglio di mercato. Ma il nostro comportamento al di fuori di questo equilibrio non è passivo. La curva di domanda per le azioni SpaceX non è verticale.

Qui si comprende la preoccupazione per gli investimenti passivi. Se tutti dicessero "beh, finirò per detenere semplicemente il portafoglio di mercato, perché preoccuparsi di fare ricerche?", allora la curva di domanda sarebbe effettivamente verticale e qualsiasi prezzo equilibra il mercato. I fondi indicizzati hanno una domanda anelastica. Il mercato dipende da qualcuno Là fuori si fanno le ricerche e offrono una curva di domanda inclinata.

Investire in indici è quindi una cattiva idea? Molti commentatori lo affermano. Io sono scettico. (Anch'io lo sono!) È ragionevole pensare che gli investitori "fondamentali" guadagnino un po' di più di noi, in cambio dei loro servizi. (Questa è anche la teoria standard della finanza.) Se più persone diventano passive, i rendimenti di tale attività aumentano. Ripeto, non pensate solo all'equilibrio parziale. Se diventate passivi e anelastici, qualcun altro diventerà attivo e più elastico. L'elasticità complessiva della domanda non è ovviamente inferiore solo perché le persone si specializzano in modalità attive o passive. Il fatto che gli studi sulla gestione attiva trovino profitti così bassi suggerisce che gli analisti fondamentali stiano facendo un ottimo lavoro e che non ne sentiamo la mancanza.

Le azioni sono come un'enoteca: vado lì e compro una bottiglia di Cabernet da 20 dollari. Se voglio un vino davvero buono, cerco nel cestino da 40 dollari. Non so nulla di vigneti e annate. Ma grazie agli sforzi degli intenditori di vino che sanno il fatto loro e hanno impostato la curva di domanda inclinata, più si paga, migliore è il vino, in media. Grazie.

La lezione di economia.

Non pensate solo all'equilibrio, pensate alle forze che lo sostengono.

Domanda e offerta

È vero che quando le azioni vengono aggiunte all'indice S&P 500 e i fondi indicizzati acquistano, i loro prezzi aumentano leggermente. Secondo le stime recenti di AI, l'aumento è del 4-5%. Si tratta di una piccola variazione del rendimento atteso. Un aumento del prezzo del 5% corrisponde a un calo del rendimento del 5%, non a un calo di 5 punti percentuali. Quindi, se il rendimento medio era del 6%, ora è del 5,7%. Non è poco, ma non è sufficiente per aprire una posizione short permanente. Rientra nell'intervallo di liquidità osservato in altri mercati.

Ma questo viola il principio di Modigliani-Miller, richiedendo un certo attrito. Oggigiorno, gran parte del pensiero finanziario si basa su curve di domanda (o offerta?) statiche. Potreste essere stati tentati di chiedervi: "Qual è l'ultima stima dell'effetto di inclusione dell'indice S&P?" e poi di confrontarla con il suo opposto: "Qual è l'ultima stima dell'elasticità della domanda per i titoli tecnologici a grande capitalizzazione?" (Dopotutto, la teoria comune è che vendere un gran numero di azioni in una sola volta spinga i prezzi verso il basso, non verso l'alto).

Ma le curve di domanda si fondano su vincoli di bilancio di base, teoremi di Miller-Modigliani e mercati efficienti. Chi si occupa di finanza basata su domanda e offerta non ragiona in termini così semplicistici, con denaro che si accumula qua e là senza trovare una destinazione finale, e vincoli di bilancio e condizioni di equilibrio dimenticati. Essi comprendono che i "sistemi di domanda" si basano su questi effetti fondamentali. Ma alcuni lettori potrebbero pensare che basti una "curva di domanda" per le azioni SpaceX, svincolata da beni sostitutivi e redditi, e un "effetto di inclusione".

La finanza aziendale ha a lungo seguito una buona metodologia: dichiarare la violazione del teorema di Miller-Modigliani. Certo, il mondo non obbedisce al teorema di MM, ma prima bisogna comprendere il teorema di MM, solitamente controintuitivo (ad esempio, il valore di un'impresa è lo stesso sia che emetta debito che azioni), poi capire perché potrebbe essere falso e interpretare i fatti tenendo conto di questo. Spesso il teorema di MM funziona meglio di quanto i professionisti pensassero. È una buona disciplina.

In ogni caso, scommetto su un prezzo inferiore all'infinito.

Valter Buffo
Sottostima e punti di rottura: i rischi di stabilità (la vostra)
 

Nel Post pubblicato questa mattina, ci siamo occupati di manie, isterie ed altri disturbi psichici.

In questo nuovo Post, ci allontaniamo dai disturbi psichici, dalle manipolazioni e dai semiconduttori, ed alziamo lo sguardo

Lo scopo del nuovo Post è aiutare il lettore alla (molto difficile) ricomposizione del quadro. In fasi particolarmente tormentate, come è quella di fine maggio 2026, all’investitore infatti serve, più che mai, un quadro coerente di riferimento, all’interno del quale rivedere e rivalutare sia le scelte già fatte sia le scelte da fare in futuro.

Come per il post precedente, prendiamo spunto dalle parole pronunciate oggi dal Governatore della Banca d’Italia Panetta.

Panetta ha richiamato una “lezione di Keynes” che potrebbe aiutarci a comprendere prima, ed attraversare con successo poi, questa fase che come detto è tormentata ed aumenta le incertezze, la confusione, la sensazione di spiazzamento, e dunque anche le ansie tra gli investitori.

Facciamoci aiutare a riassumere questa “lezione” di Panetta, e lo facciamo grazie al lavoro del Corriere della Sera: noi di Recce’d dopo vi aiuteremo ad applicare ed utilizzare queste considerazioni.

C’è un passaggio nelle “Considerazioni finali” di Fabio Panetta che rivela, allo stesso tempo, i timori del governatore della Banca d’Italia per la fragilità dell’economia mondiale e il peso intellettuale di John Maynard Keynes. Dice Panetta: «Le preoccupazioni per la sicurezza economica e l’autonomia strategica spingono i governi a ridurre la dipendenza dall’estero e a proteggere i settori essenziali». Poi però continua: «Se perseguiti attraverso una frammentazione indiscriminata, questi obiettivi finirebbero per restringere i mercati, accrescere i costi, indebolire le catene produttive e ridurre gli incentivi alla cooperazione e al rispetto delle regole. Ne risulterebbe compromesso proprio ciò che si intende tutelare: il benessere dei cittadini». 

È una versione aggiornata della spirale contro la quale Keynes metteva in guardia i governi durante la Grande depressione. Allora era l’eccesso di risparmio e di protezionismo dei grandi Paesi a distruggere la domanda internazionale e così affondare le economie nella recessione. Oggi la caduta in una crisi finanziaria è un rischio legato alle tensioni geopolitiche. Non è ancora realtà. Ma è un rischio, secondo Panetta, da tenere presente. 

Se tutti i principali Paesi puntano simultaneamente all’autonomia strategica da tutti gli altri, ciascuno di essi avrà l’impressione sul momento di essere più al sicuro. Ma il commercio internazionale potrebbe andare in crisi e con esso la capacità delle imprese di esportare, con un effetto a spirale di frenata in tutto il mondo. 

Panetta nelle sue Considerazioni finali si profila come uno dei decisori del G7 più decisi nel mettere in guardia contro le ricadute economiche e finanziarie delle guerre e del protezionismo di questi anni. Lo è anche nella critica alle due grandi superpotenze. Lo è degli Stati Uniti di Donald Trump, dei cui dazi il governatore della Banca d’Italia mette in luce il fallimento: «Il 90% del loro onere è ricaduto su consumatori e imprese americani», dice. 

Ma Panetta è anche molto critico delle politiche mercantilistiche di Pechino. Visto che la loro domanda interna è debole, dice, «le imprese cinesi hanno reagito ai dazi statunitensi riducendo i prezzi sui mercati esteri e diversificando gli sbocchi commerciali». È una strategia efficace nell’immediato, ma fragile nel lungo periodo perché «non risolve le pressioni deflazionistiche interne e alimenta nuove spinte protezionistiche». 

L'accusa di Panetta non è nuova, ma assume un’urgenza particolare ora che anche la Germania dà segni di assumere posizioni più intransigenti per ridurre gli squilibri commerciali con la seconda superpotenza del mondo. I prodotti cinesi guadagnano terreno nell’auto, nella meccanica, nella chimica. A farne le spese sono soprattutto i settori industriali di Germania e Italia. 

Dice il governatore della Banca d’Italia: «In Cina l’avanzo (commerciale, ndr) rispecchia un modello di crescita che comprime i consumi e stimola le esportazioni, anche attraverso politiche di sostegno alla manifattura». In sostanza, il segreto di Pechino non è la pura competitività o la capacità tecnologica; è anche la manipolazione dei mercati con sussidi e un’artificiale debolezza dello yuan. Di conseguenza, dice Panetta, in Cina serve «un rafforzamento dei consumi interni, il ridimensionamento delle politiche industriali distorsive e una maggiore flessibilità del cambio». 

Ma il problema è soprattutto in squilibri che le crisi geopolitiche rischiano di portare al punto di rottura.

Non a caso – è il messaggio implicito del governatore – anche il governo italiano deve prestare attenzione (e cautela) nello spendere dal bilancio pubblico per sussidiare i consumi di carburante per tutti i ceti sociali. Anche dei più facoltosi. «Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate – dice Panetta riguardo al quadro internazionale -. I rincari energetici erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese. Il rialzo dei rendimenti irrigidisce le condizioni finanziarie. I debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno». 

Il rischio anche maggiore è che nell’attuale incertezza («destinata a rimanere elevata» anche in caso di riapertura dello stretto di Hormuz) si verifichi quella che il governatore definisce – eufemismo – una «amplificazione finanziaria».

Lo stesso rimbalzo delle borse «potrebbe riflettere una sottostima degli effetti economici della crisi» anche perché «il deciso aumento dei tassi d’interesse a lungo termine delle scorse settimane segnala il permanere di tensioni». 

Il quadro era già profondamente squilibrato anche prima della guerra del Golfo. Gli squilibri di bilancia dei pagamenti negli scambi internazionali – ricorda Panetta – hanno raggiunto «il livello massimo dalla crisi finanziaria globale» con gli Stati Uniti che da soli «rappresentano due terzi del disavanzo globale» e la Cina che da sola pesa per un terzo di tutti i surplus del pianeta Terra.

Il governatore della Banca d’Italia sottolinea che esistono «rischi concreti per la stabilità finanziaria» internazionale. «Gli avanzi eccessivi delle grandi economie (la Cina, ndr) comprimono i tassi reali a livello globale, favorendo l’assunzione di rischi e l’accumulo di debito. Nei paesi in disavanzo, un inasprimento delle condizioni finanziarie può provocare bruschi aumenti dei premi per il rischio, con ripercussioni sui flussi di capitale». 

È un quadro per certi aspetti simile a quello che precedette il punto di rottura del 2007-2008, complicato ora anche dal ritorno dell’inflazione e dalle guerre.

Su questo sfondo Panetta fa capire che la Banca centrale europea potrebbe presto alzare i tassi, proprio per contenere l’accelerazione del carovita. Ma, sulla base della sua analisi, sembra difficile per ora che la stretta possa essere troppo profonda e incisiva.


Per il nostro lettore, abbiamo evidenziato in questo articolo i passaggi relativi a:

  1. il punto di rottura, da noi trattato nel precedente Post di questa mattina, e citato in due occasioni nell’articolo

  2. il periodo 2007 - 2008, anche questo da Recce’d portato alla vostra attenzione nel nostro Post pubblicato questa mattina

  3. la stabilità finanziaria

  4. la sottostima dei rischi

  5. l’aumento dei rendimenti a lungo termine

  6. l’accumulo di debito e l’aumento dei premi al rischio nei Titoli di Stato

Nulla di nuovo, per noi di Recce’d e per tutti quelli che seguono Recce’d, si tratta di temi già conosciuti e già analizzati, argomenti giù ben compresi e anche sfruttati per fare guadagni dai Clienti di Recce’d, attraverso i nostri portafogli modello, che ovviamente sono anche costruiti alla perfezione per rendere minimi i rischi di chi ci investe.

E ovviamente gestiti partendo proprio da questi sei punti toccati da Panetta stamattina. Ognuno dei sei punti menzionati, da solo, sovrasta per importanza, l’intero tema dei chips, dei semiconduttori e di AI del Post di stamattina.

Recce’d quindi a ogni lettore suggerisce di mettere del tutto da parte il tema dei chip, dei semiconduttori e di AI, e di lavorare invece, allo scopo di comprendere e chiarire le idee, su questi sei punti che abbiamo appena elencato.

Sono proprio queste, le sei dinamiche che decidono e decideranno se guadagnate o se perdete soldi, sulla base delle vostre attuali scelte e della vostra futura sequenza di decisioni, la vostra strategia di gestione che applicherete al vostro portafoglio titoli.

E noi di Recce’d, ai sei punti toccati da Panetta, ed elencati poco sopra, ne aggiungeremo un terzo: che, guarda caso, riguarda proprio Panetta.

Il settimo punto riguarda le Banche Centrali: che sono investite da un vero e proprio uragano, in questo momento: tutti, e persino chi oggi è al comando di queste istituzioni, invocano una profonda riforma e un cambiamento di ruoli.

Per quale ragione il fatto è rilevante, per noi nel momento in cui investiamo i nostri risparmi? E perché potrebbe risultare decisivo, quanto e più dei sei punti precedenti? Lo leggete nel secondo contributo esterno di questo Post, che noi abbiamo scelto e tradotto per voi.

In questo articolo che segue, leggerete che “Così facendo, le banche centrali hanno sistematicamente accantonato le preoccupazioni relative all'azzardo morale, alle bolle speculative e alla cattiva allocazione delle risorse a livello economico, privilegiando la rassicurazione a breve termine di una rapida ripresa del mercato.”

Beh, noi di Recce’d invece NON abbiamo mai accantonato queste cose al momento di fare le scelte sui portafogli modello per i nostri Clienti. Questo, fa la differenza, quando viene il momento dei rendiconti: e non quelle cose che vi raccontano con uno spot alla radio. Solo questo, fa davvero la differenza, per il vostro risparmio.

L'autore è il professore di pratica Rene M Kern presso la Wharton School, capo consulente economico di Allianz e presidente di Gramercy Funds Management.

Per tre decenni, e secondo alcuni anche di più, si è riscontrata una ricorrente incoerenza tra i principi di politica monetaria delle grandi banche centrali e la pratica effettiva quando i mercati si agitano. I banchieri centrali cercano di mantenere una distinzione tra le vendite massicce di titoli, che dovrebbero essere tollerate, e i malfunzionamenti del mercato che minacciano la stabilità sistemica e richiedono un intervento.

Tuttavia, quando la situazione si è fatta critica, hanno spesso oltrepassato quel limite, ricorrendo a interventi verbali e misure politiche non solo per affrontare le reali tensioni sistemiche nel sistema finanziario, ma anche per invertire semplici vendite di azioni. Ciò è accaduto talvolta anche quando i meccanismi di mercato funzionavano correttamente e l'economia reale sottostante era solida, come nel quarto trimestre del 2018.

Così facendo, le banche centrali hanno sistematicamente accantonato le preoccupazioni relative all'azzardo morale, alle bolle speculative e alla cattiva allocazione delle risorse a livello economico, privilegiando la rassicurazione a breve termine di una rapida ripresa del mercato.

Anche i governi hanno agito in modo simile, mettendo in atto ingenti pacchetti fiscali per proteggere le famiglie e i bilanci aziendali da shock esogeni sempre più frequenti e violenti (dalla crisi finanziaria alla pandemia, fino alle conseguenze stagflazionistiche dell'invasione russa dell'Ucraina). Per gli investitori, questo scenario ha consolidato e rafforzato la convinzione che la politica economica sia in grado di garantire la loro sicurezza, ovvero che i responsabili politici abbiano la volontà e la capacità di proteggerli non solo da ingenti perdite, ma anche da una volatilità destabilizzante.

Ciò ha profondamente condizionato la psicologia del mercato, con molti investitori che considerano la volatilità non come un segnale di sviluppi fondamentali, ma come un'opportunità di acquisto praticamente automatica. Questo spiega perché i crolli azionari degli ultimi anni si siano rivelati di brevissima durata, indipendentemente dal fattore scatenante. La strategia "compra al ribasso" si è trasformata in una strategia di investimento dominante e altamente redditizia.

Basti pensare alla rapidità con cui i mercati azionari globali si sono ripresi anche dopo lo shock iniziale della guerra in Iran e le conseguenti (e tuttora in corso) interruzioni dei corridoi energetici e delle catene di approvvigionamento globali. Gli indici azionari statunitensi non solo hanno registrato una ripresa spettacolare, ma da allora hanno continuato a raggiungere nuovi record. Tuttavia, una realtà macroeconomica inesorabile impone di non dare per scontata questa rete di sicurezza.

I dati concreti – in particolare l'inflazione e i tassi di interesse elevati per periodi prolungati, l'alto debito pubblico e i cambiamenti strutturali nell'economia globale – segnalano vincoli sempre più stringenti per le autorità fiscali e monetarie, compromettendo la loro capacità di attutire futuri shock finanziari. Sebbene la volontà di proteggere i mercati possa persistere, la capacità di farlo è diminuita.

Le banche centrali non possono ignorare lo shock inflazionistico globale. I recenti dati pubblicati hanno mostrato che l'inflazione annuale, sia complessiva che di base, negli Stati Uniti ha superato le previsioni del consenso. Altrettanto preoccupante è l'aumento delle pressioni sui prezzi di mercato. L'indice mensile dei prezzi alla produzione (PPI) di aprile è cresciuto a un tasso annualizzato del 6,0%, il più rapido incremento mensile dell'indice da marzo 2022. I dati PPI del Giappone riflettono una traiettoria ascendente altrettanto preoccupante, così come gli ultimi dati provenienti dall'Europa.

Questa realtà inflazionistica impone una scelta drastica tra stabilizzare gli attivi finanziari o proteggere la credibilità delle politiche a lungo termine. Inoltre, rischia di accelerare la "distruzione della domanda" in alcune economie a causa dell'aumento dei prezzi, e non solo per l'energia. In parole semplici, il margine di manovra fiscale anticiclico è svanito nella maggior parte delle economie avanzate. L'aumento dei costi di indebitamento alimenta direttamente maggiori spese per interessi pubblici, minacciando al contempo le entrate fiscali a causa del rallentamento della crescita.

Questa vulnerabilità fiscale ha risvegliato i "vigilanti obbligazionari" a lungo dormienti. Stiamo già assistendo al loro ritorno e al suo impatto sui mercati del debito sovrano più vulnerabili del G7, in particolare in Giappone e nel Regno Unito. Consigliato

Il panorama per molte economie in via di sviluppo è ancora più preoccupante. In alcuni casi, l'utilizzo di riserve fiscali e internazionali per attutire gli shock esterni si sta esaurendo, aumentando la minaccia di pressioni al ribasso sul tenore di vita interno, fuga di capitali e instabilità valutaria. L'economia globale è ora bloccata in una ricalibrazione strutturale inevitabilmente accidentata.

Dato che i responsabili politici non possono fare altrettanto affidamento sui vecchi interventi politici, dovranno adottare altre strategie: sfruttare l'adozione dell'IA per migliorare il lavoro al fine di ottenere reali aumenti di produttività, mobilitare ingenti finanziamenti dai mercati dei capitali, attuare politiche fiscali intelligenti laddove lo spazio lo consenta e promuovere un coordinamento politico internazionale molto migliore. Per i mercati, tali strategie sono intrinsecamente meno dirette di un "push di politica". Quindi gli investitori dovranno convivere con una maggiore incertezza strutturale per un certo periodo di tempo.

Mentre una fine ordinata della guerra in Medio Oriente contribuirebbe notevolmente a migliorare la situazione, ci vorrà del tempo prima che l'economia globale ritrovi il grado di flessibilità politica a cui i mercati si sono abituati e, di fatto, su cui hanno fatto affidamento

Valter Buffo