Detox del dopo-Natale. Per un 2026 d'oro, ascoltate quello che vi dice l'oro (e non Capitan America)
 

Il fatto del 2026? Per gli investitori e per i mercati finanziari, senza dubbio l’oro. Lo dicono i dati. Leggete i dati: fate attenzione ai dati, alla realtà. I dati vi parlano, vi stanno parlando proprio ora, in questo momento.

La realtà non è un fumetto: non è Capitan America.

Al secondo posto? I rendimenti dei Titoli di Stato.

Al terzo posto? Lo yen giapponese.

E allora, le Borse dove stanno? Non stanno in classifica: le Borse sono totalmente irrilevanti.

E allora “AI”?

Leggiamo da due copertine di fine 1998: ed è tutto ciò che c’è da sapere su AI.

Per i mercati finanziari, ed anche per le economie, tutto intero il discorso “AI” oggi conta tanto quanto contava nel novembre del 1998. Siamo già stati qui, amici lettori: non è un fatto nuovo, e non è un fatto rilevante per i vostri rendimenti e per i vostri rischi. Dovete occupare la vostra mente di investitori con altre cose. Dovete fare Detox: vi conviene.

Lasciate perdere quelli che vi portano a spasso con “la bolla di AI” come si fa con il barboncino al parco: vi fanno soltanto perdere del tempo. Occupatevi di cose di maggiore sostanza.

Oggi la Borsa non determina, non conta, non cambia le cose: non incide, né sui futuri rendimenti, né sui futuri rischi dei vostri investimenti.

I botti, di Fine Anno e dell’inizio 2026, arriveranno, e belli forti: ma arriveranno da altre parti.


Occupiamoci, quindi, di cose di maggiore sostanza.: e tra queste, dell’oro.

Ne avevamo scritto, come ricorderete, quattro mesi fa proprio qui, in pubblico, nel Blog. E quel messaggio, di inizio settembre, è valido anche oggi.

La nostra posizione in oro, nei portafogli modello, era lì, e rimane lì, in bella evidenza, per tutti i nostri Clienti. Insieme con le altre nelle materie prime. e da alcuni anni.

Ma oggi, noi di Recce’d scegliamo di non aumentarla: e se leggete con attenzione il nostro Post di oggi, con grandissima facilità vedrete che lo spazio di guadagno, oggi, su altri asset finanziari, eguaglia e supera il rialzo del prezzo dell’oro nel 2025.

Ciò che avete visto succedere all’oro, nel 2026, si ripeterà: ma questa volta non sull’oro. Succederà ad altri asset, di avere oscillazioni di prezzo così enormi.

Altri asset ed altre categorie di asset. Anche più ampie, rispetto a quella dell’oro 2025.

E non tutte verso l’alto.

Ed in ogni caso, le potete cogliere, proprio tutte: vi sarà sufficiente andare alla pagina CONTATTI e compilare il FORM: in 24 ore verrete contattati, e vi diremo tutto. Il bello, deve ancora venire: e sta per venire, infatti.


Una cosa è certa, una certezza assoluta: per i mercati finanziari, così come per le economie, il momento è STORICO.

Una seconda cosa è altrettanto certa: la massa degli investitori fino a questo momento non lo ha ancora capito.

Una terza certezza è che la massa dei financial advisors, l’esercito dei venditori porta-a-porta di Fondi Comuni e polizze, loro hanno un interesse privato e personale a nascondere la cosa alla massa degli investitori. Loro hanno l’obbligo di tenervi fermi sulle solite posizioni: loro guadagnano direttamente dalle commissioni che voi pagate su GPM, sui Fondi Comuni e sulle polizze assicurative. Quindi voi dovete stare fermi, se no loro come lo pagano il mutuo?

Se loro, l’esercito dei “consulenti pagati con le retrocessioni sui prodotti” fossero costretti a spiegare al Cliente che il momento è storico. Ve lo sta dicendo proprio l’oro, proprio adesso. Il messaggio è molto forte, molto evidente e molto chiaro.

Osservate bene questo grafico. Leggete bene gli anni.

Come vedete dal grafico l’oro vi sta dicendo, che il momento è storico, che il Mondo è già cambiato, e che per questa ragione ogni investitore che tiene al proprio risparmio deve stravolgere e rivoluzionare

  1. metodi e modi di informazione

  2. metodi e modi di analisi dei dati e delle informazioni

  3. metodi e modi di valutazione degli asset

  4. metodi e modi di costruzione della asset allocation

  5. metodi e modi di gestione del proprio risparmio

  6. e strategia di investimento

Il “consulente pagato con le retrocessioni”, ovvero il promotore finanziario, vi dovrebbe dire di buttare via tutto il vecchio armamentario sul quale hanno costruito le loro fortune Fineco e Fideuram, Generali ed Allianz, Mediolanum e Banca Sella Patrimoni, e tutte le altre Reti di vendita, tutte uguali, che non stiamo ad elencare oggi.

Ma lui, il promotore finanziario, non lo può dire questo: ha le rate della macchina, che premono.

Lui non lo può dire: noi di Recce’d lo diciamo, e lo facciamo, ogni giorno, ed anche domani nel nuovo The Morning Brief che come ogni mattina verrà inviato ai nostri Clienti. Lo facciamo da oltre dieci anni, con successo, un successo tanto più evidente proprio in un momento storico, come è quello attuale.

Fermatevi a riflettere. Che cosa vi aveva detto, a proposito dell’oro, il vostro wealth manager, quando stava a 2000$ l’oncia? E cosa vi aveva detto il private banker? E cosa vi dice oggi, con l’oro a 4500$ l’oncia, il vostro financial advisor? Il vostro promotore finanziario?

Goldman Sachs, ad esempio, nel dicembre del 2025 dice di comperare oro a mani basse. A 4500$ l’oncia. Che cosa scriveva,. Goldman Sachs, dell’oro a 2000$? E Morgan Stanley? E JP Morgan, che cosa diceva, nel 2021? E nel 2022? E nel 2023? Perché non vi divertite un po’, e fate una ricerca con Google?

In sostanza: state parlando con la gente giusta? Oppure vi stanno, semplicemente, facendo perdere tempo e soldi? perdete il vostro tempo con gente improvvisata? Con venditori di magici unguenti per fare crescere i capelli? Oppure di filtri per trovare l’amore?

E a proposito dei toni utilizzati dai propagandisti di piazza, ecco alcuni esempi degli ultimi giorni.


Amici lettori di Recce’d: voi lo avete compreso il perché il Presidente degli Stati Uniti, la più grande economia del Pianeta, urla e strilla in questo modo scomposto ed affannato? Quale ansia lo stravolge fino a questo punto? Quale paura gli contorce le budella (e la mente)? Che cosa sa lui, che la massa ancora non sa?

Se non lo avete ancora capito, allora purtroppo siete già … fregati. Siete nei guai, e guai seri.

Il Presidente degli Stati Uniti ha ulteriormente alzato il tono delle sue grida quotidiane, proprio nei giorni precedenti il Natale 2025, come leggete qui sopra.

Alcune delle cose che scrive in questi Post sono false: a partire dai numeri per le tariffe, che NON hanno generato migliaia di miliardi di incassi per lo Stato americano, e NON li genereranno neppure nel 2026, nel 2027, nel 2028, e seguenti.

Lo si può verificare attraverso le statistiche ufficiali, disponibili in Rete.

E non parliamo poi di quel 4,2% di crescita del PIL, trimestrale annualizzata da luglio a settembre 2025, che assolutamente NON dice quello che Trump ha scritto qui, per il presente ma soprattutto per il futuro della crescita dell’economia degli Stati Uniti e del Mondo.

Ma lui, Donald J. Trump, se ne frega: lui pensa che almeno il 50% del pubblico non ci va, a vedere le statistiche, e neppure conosce i numeri. Crede a ciò che lui dice, e tanto basta.

Lui parla e scrive come si parla e scrive in tempo di guerra: vantando vittorie che non esistono. Proprio come si faceva sfruttando Capitan America, nell’immagine che apriva il nostro Post di oggi.

Ecco perché Trump si espone fino a toccare il ridicolo, scrivendo di una futura “crescita del PIl del 10%, del 15% ed anche del 20%””: perché si tratta di parole senza importanza, di parole che hanno solo uno scopo, ovvero quello di “creare un effetto psicologico”, ed “alimentare l’euforia” .

L’euforia è del tutto assente, nel primo anno della seconda Presidenza Trump (con l’eccezione dell’isteria delle Borse, naturalmente: le più facili da manipolare, con l’aiuto delle banche di investimento e dei promotori finanziari, financial advisor, private banker).

La realtà? Per Donald J. Trump la realtà non conta. “Se si bevono il Vertice con Putin, allora possono bersi anche il +20% del PIL”, pensa Donald.

Trump con ogni mezzo legale e non legale vuole vincere la sua guerra: e voi, amici lettori, vi siete resi conto finalmente di essere gli strumenti di una guerra di altri?

A differenza di Donald J. Trump, per tutti noi investitori e per i nostri risparmi, la realtà è la sola cosa che conta.

Perché quando sarà ora di fare i conti, quando arrivano gli impegni e le scadenze, quando si tireranno le somme, quando si conteranno i vincitori ed i vinti della guerra in atto, potete essere certi che Donald J. Trump non verrà da voi, con fare premuroso, per aiutarvi a rimettere le cose a posto.

Sarete lasciati soli, come ogni volta, a cercare di comprendere perché è saltato tutto per aria, all’improvviso, come ad esempio nell’aprile del 2025.

C’è una sola persona al Mondo che condivide questa “visione messianica”, questa “retorica da propaganda di guerra” di Donald J Trump è Elon Musk.

Vi ricordate di Elon Musk, vero? E’ quella persona che fu definita dal Presidente Trump:

“l’uomo che più di ogni altro uomo al Mondo ha beneficiato dei sussidi dello Stato”.

Sussidi dello Stato: i soldi che voi pagate con le vostre tasse, e che poi qualche politico decide di regalare a qualche Azienda di sua scelta, si sua simpatia, di sua personale amicizia.

Nessuno, al Mondo, si è impossessato di così tanti soldi delle tasse, quanto Elon Musk con la sua Tesla.

Con Trump, Elon Musk era amicissimo, per alcuni mesi. Poi nemicissimo, per alcuni mesi, e adesso amicissimo, da alcuni mesi.

Succede, tra persone coinvolte in modo pesante nell’uso di psicofarmaci e droghe ricreative.

Ma ve lo ricordate, vero, Elon Musk? Vi ricordate del completo fallimento che si chiama DOGE?

Ecco, e vi ricordate di DOGE, immediatamente capirete quanto Elon Musk si intenda di economia, spesa pubblica, tassi di interesse e politica monetaria, e quindi anche della crescita del PIL.

Immediatamente, capirete quanto siano affidabili quelle sue previsioni sulla crescita futura del PIL.

Purtroppo nessuno vi aiuta a ricordare DOGE: è arrivato l’ordine dall’alto, di rimuovere del tutto dalla comunicazione media e social questo argomento e tutti gli argomenti collegati. Rimozione totale, come si fa in tempo di guerra e quindi di propaganda.

Pensate che persino il Corriere della Sera, dove Federico Rampini scrive di Stati Uniti un giorno sì e quello dopo pure, persino lui si è totalmente dimenticato di DOGE da aprile in avanti. Nulla, neppure una riga.

Da gennaio 2025 ad aprile 2025, ci presentavano DOGE come la cosa che avrebbe cambiato il destino del Mondo. da aprile ad oggi, il silenzio assoluto.

Seri professionisti, non c’è che dire.

Ma noi di Recce’d siamo qui anche per questo: per aiutare concretamente i nostri lettori a non perdersi nelle trappole della comunicazione: in questo Blog lo abbiamo fatto in numerose occasioni, negli ultimi mesi (e da ultimo, solo sette giorni fa) perché la macchina della propaganda sta lavorando a pieno regime.

E la macchina della propaganda, come ci insegna la storia dell’umanità, è costruita allo scopo di fare perdere soldi ai risparmiatori, prendendo i loro soldi non a prestito ma in via definitiva. Rubando i soldi, insomma.

Ed ecco perché, nel 2026, Recce’d vi suggerisce: mettete al primo posto, davanti a tutto, proprio DOGE, anche se … oggi DOGE non esiste più.

Il nostro Post di oggi si completa proprio riportando DOGE alla memoria dei nostri lettori. Perché DOGE conterà più nei prossimi 12 mesi che negli ultimi 12.

Perché DOGE conta, e conta moltissimo, per l’oro: e per voi se capite questo fatto ci potrà essere un 2026 d’oro.

Sembra già storia antica, ma prima di chiudere il libro sul 2025, fermiamoci a ricordare l'ascesa e la caduta, da Icaro, del Dipartimento per l'Efficienza Governativa di Elon Musk.

Fin dall'inizio, DOGE è stata tra le iniziative governative più insolite della storia moderna. Sebbene abbia avuto un ruolo marginale nella campagna presidenziale del 2024, l'esercito di giovani tagliatori di bilancio di Musk è rapidamente diventato il fulcro della nuova amministrazione di Donald Trump.

L'ufficio della Casa Bianca è nato da quello che sembrava un commento disinvolto fatto da Musk a Trump durante un'intervista a X tre mesi prima delle elezioni: una "commissione per l'efficienza" per garantire che i fondi federali fossero "spesi bene". Sotto la frenetica leadership di Musk, ha rapidamente conquistato tutta Washington.

Musk è apparso presto sul palco della Conservative Political Action Conference brandendo una motosega e promettendo di tagliare 1.000 miliardi di dollari – poi diventati 2.000 miliardi – al governo. Trump, che apprezza l'esibizionismo più della maggior parte dei presidenti, inizialmente lo sostenne.

Per un certo periodo Musk fu l'onnipresente compagno del presidente, alloggiando nella camera da letto di Lincoln, presentandosi alle riunioni di gabinetto e gironzolando per Mar-a-Lago. A febbraio, proclamava pubblicamente il suo amore per Trump "tanto quanto un uomo eterosessuale può amare un altro uomo".

Musk e Trump sul portico sud della Casa Bianca a marzo. Fotografo: Mandel Ngan/AFP/Getty Images

Ma riorganizzare radicalmente il governo si rivelò più difficile del previsto. Nonostante i suoi successi imprenditoriali e la sua spavalderia, Musk non aveva mai lavorato a Washington né si era preso il tempo di comprendere il governo federale. La maggior parte dei suoi collaboratori del DOGE aveva poca o nessuna esperienza in questo ambito. Musk si rivolse alla forza lavoro federale come se appartenesse a una delle sue aziende private, inviando la sua famigerata email "Fork in the Road" – la stessa frase che aveva usato quando aveva smantellato lo staff di Twitter – a oltre 2 milioni di persone per incoraggiarle a dimettersi. Prese il controllo di intere agenzie, arrivando persino a escludere il personale del Consumer Financial Protection Bureau. Stava calpestando le norme politiche, le preoccupazioni del Congresso e, a volte, la legge stessa.

Di conseguenza, i tribunali bloccarono o annullarono molti dei suoi licenziamenti, sebbene Musk ottenesse occasionali successi. L'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale fu di fatto chiusa e le continue interruzioni di Musk resero la vita così difficile ai dipendenti federali che migliaia di persone alla fine si dimisero spontaneamente. Uno studio del Cato Institute stima che 271.000 dipendenti federali abbiano lasciato il lavoro nel 2025, ma la maggior parte delle dimissioni è stata volontaria. Secondo NPR, la forza lavoro federale registra un turnover del 6-8% in un anno tipico, ma quest'anno si è avvicinata al 12,5%. (Nel frattempo, le agenzie a corto di personale hanno ripreso i dipendenti.)

Ciò nonostante, tagliare la spesa si è rivelato molto più complicato di quanto Musk immaginasse, soprattutto perché sembrava credere a diverse teorie del complotto che semplicemente non erano vere.

L'affermazione di Musk secondo cui 20 milioni di persone ricevevano i sussidi della previdenza sociale dopo i 100 anni, ad esempio – quella che lui stesso ha definito "la più grande frode della storia" – si basava su un malinteso fondamentale sul funzionamento del database. I critici lo hanno anche criticato per essersi tenuto alla larga dai principali motori della spesa federale, come la difesa, che i riformatori volevano da tempo affrontare. "Non puoi essere serio se parli di sprechi, frodi e abusi", ha detto Steve Bannon, un nemico di Musk, "a meno che tu non sia al Pentagono".

Imperterrito, Musk ha continuato a sostenere che DOGE stava facendo risparmiare ai contribuenti centinaia di miliardi di dollari. Ma i fact-checker indipendenti hanno trovato numerosi errori ed esagerazioni.

A metà anno, persino Musk sapeva che non si sarebbe avvicinato ai 2.000 miliardi di dollari di tagli: il totale di DOGE alla fine ha raggiunto quota 214 miliardi di dollari, e anche questa era un'esagerazione. Secondo il Congressional Budget Office, la spesa federale totale nell'anno fiscale 2024 è stata di 6,7 trilioni di dollari. Nell'anno fiscale 2025, sotto la supervisione di DOGE, è addirittura salita a 7 trilioni di dollari. Musk aveva promesso di essere una "motosega per la burocrazia", ​​ma alla fine si è limitato a fare un gran chiasso.

La maggior parte delle persone a Washington, compresi molti repubblicani, non si è mai innamorata di Musk. Il suo stile tagliente ha causato scontri con diversi senatori e membri del governo repubblicano; a un certo punto, ha riportato il Washington Post, è quasi arrivato a una rissa con il Segretario al Tesoro Scott Bessent. Alla fine, Musk ha litigato con l'unico repubblicano che non poteva permettersi di alienare: Trump. Una volta che il presidente ha deciso che Musk non valeva più i grattacapi e i brutti titoli, il suo mandato a Washington è rapidamente giunto al termine.

Musk non se n'è andato in silenzio. A maggio, ha criticato il disegno di legge di Trump su tasse e spese per l'aumento del deficit di bilancio, affermando che "mina il lavoro svolto dal team DOGE". Poche settimane dopo, lo ha definito un "abominio disgustoso" e ha accusato Trump e i repubblicani di "ingratitudine" dopo aver speso 300 milioni di dollari a sostegno delle loro campagne. Trump ha risposto minacciando di chiudere ne i contratti federali con le aziende di Musk. "Il modo più semplice per risparmiare sul nostro bilancio, miliardi e miliardi di dollari", ha scritto Trump in un post sui social media, "è porre fine ai sussidi e ai contratti governativi di Elon". Il prezzo delle azioni di Tesla è sceso del 14%. Musk ha lasciato Washington per sempre.

DOGE ha continuato a esistere per qualche altro mese. Ma con il suo sostenitore esiliato dalla cerchia ristretta di Trump, la sua influenza si è ridotta a zero ed è stato ufficialmente sciolto a novembre, con otto mesi di anticipo rispetto al previsto.

Musk non è mai stato uno che fa mea culpa. Ma nelle ultime settimane, nelle sue apparizioni, ha riflettuto pubblicamente sulla sua esperienza con DOGE con insolita contrizione e rammarico. "Sai, ho scoperto che in genere quando mi occupo di politica, finisce male", ha detto in un podcast condotto dall'investitore Nikhil Kamath.

Ha anche fatto pace con Trump, almeno in una certa misura, e ha partecipato alla cena alla Casa Bianca del 19 novembre, organizzata dal presidente per il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Ma Musk non sembra uno che non vede l'ora di tornare a Washington e riprovarci. "La politica è uno sport sanguinario", ha detto a Kamath. "È come se, quando entri in politica, ti prendessero alla giugulare. Meglio evitare la politica il più possibile."

Valter Buffo
Detox. La realtà, la (mala) informazione e le cattive previsioni
 

Partiremo oggi dalle Borse (anche se il Post che state leggendo va da tutta un’altra parte): a proposito di Borse, in estrema sintesi, dobbiamo evidenziare che

  • si è chiusa un’altra settimana di Borsa senza movimenti (variazione dell’indice S&P 500 questa settimana da lunedì a venerdì: 0,1%)

  • dopo il più recente taglio dei tassi ufficiali USA, tutti gli indici di Borsa americana sono scesi, mentre il “consenso” ci anticipava che sarebbero saliti

  • non c’è traccia del “rally di Natale e neppure del “rally di Fine Anno” (… ora non resta che sperare … nel “rally della Befana” …)

Nonostante questa prolungata fase di stallo delle Borse, che domina la scena (e da almeno due mesi) noi abbiamo una serie di cose di grande interesse da mettere alla attenzione dei nostri lettori: in questo Post lo faremo, partendo dalla ricapitolazione sintetica dei fatti della settimana scorsa.

Vi invitiamo a leggere il brano che segue.

Venerdì Wall Street ha ampiamente registrato guadagni settimanali, con l'indice di riferimento S&P 500 (SP500) che ha chiuso in leggero rialzo.

Il sentiment è migliorato grazie ai dati economici ritardati che hanno rafforzato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Nel frattempo, il petrolio è stato al centro dell'attenzione dopo l'escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela.

Martedì, gli operatori hanno ricevuto il rapporto di novembre sulle buste paga non agricole, che conteneva anche informazioni per ottobre. Il rapporto sull'occupazione è stato ritardato a causa del più lungo shutdown governativo degli Stati Uniti nella storia. In apparenza, la crescita dell'occupazione a novembre è stata superiore alle aspettative. Approfondendo, ottobre ha visto un forte crollo. Il rapporto indicava un raffreddamento del mercato del lavoro.

Giovedì, sono stati pubblicati i dati ritardati sull'indice dei prezzi al consumo per novembre. L'inflazione al consumo è risultata molto più debole del previsto. Tuttavia, gli esperti hanno notato problemi con la raccolta dei dati, con un economista che ha definito il rapporto "bizzarro".

Questa settimana, ad attirare l'attenzione sono stati anche i prezzi del petrolio (CL1:COM). Il presidente Donald Trump ha ordinato il blocco di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela, definendo il regime di Maduro un'organizzazione terroristica straniera.


Osservate che, in questa sintesi della settimana non viene citato, neppure una volta, “AI”. Forse la moda è già passata?

Noi crediamo di no: le mode durano sempre almeno qualche mese, anche in Borsa.

E tuttavia, vale la pena di evidenziare che, in questo sintetico riassunto, si mettono in evidenza soltanto tre temi, tre temi che a Recce’d sono molto cari. Ovvero l’occupazione, l’inflazione ed il prezzo del petrolio. Voi vedere che sono tutti più importanti di “AI”, per tutti noi investitori? Vuoi vedere che, per fare scelte che siano azzeccate, e produttive di risultati, l’investitore ha bisogno di chiarezza e di dati aggiornati sulla disoccupazione, sull’inflazione e sul prezzo del petrolio, fra gli altri?

Questo Post si occupa proprio di questo: e se tra di voi lettori ci fosse qualcuno che è confuso, e magari agitato, e magari in ansia, per la nebbia che avvolge lo stato delle economie (di tutte le economie), qui nel Post troverà un punto di riferimento, un solido appiglio, un attracco nel mare in tempesta dei dubbi e delle emozioni.

Recce’d, in questo Post, dimostrerà a ognuno dei propri lettori che ciò che leggete abitualmente sul vostro quotidiano, ciò che ascoltate ogni giorno al GR, ciò che leggete sui vostri social di riferimento, non sempre è utile, perché non sempre chiarisce le vostre idee. Spesso, al contrario, vi confonde le idee.

Vediamo come.

Proprio come a volte noi di Recce’d facciamo per i nostri lettori, anche il Corriere della Sera nella persona di Federico Rampini prende a prestito i contenuti di un articolo del Wall Street Journal, e li utilizza per formulare una serie di commenti.

In questo specifico ambito, la differenza, tra noi ed il Corriere della Sera , sta nel fatto che noi utilizziamo sì articoli e brani di fonti esterne, ma unicamente allo scopo di mettere in evidenza le differenze tra il nostro modo di analizzare la realtà e le “presentazioni” che vengono confezionate dai media. Noi di Recce’d non abbiamo l’ambizione di fare “informazione” primaria, ed è ovvio ed evidente; per noi i contributi presi dall’esterno sono unicamente funzionali alla analisi ed alla valutazione dei mercati finanziari e dei portafogli titoli (composizione, gestione, strategia). Noi non ci mettiamo alla pari dei mezzi di informazione: noi non facciamo e non rubiamo informazione, bensì facciamo analisi e valutazioni. Quella di Recce’d è unicamente informazione “di terzo livello”: noi non puntiamo a “dare la notizia”. Il valore del nostro lavoro sta nella selezione e prioritizzazione delle informazioni, poi nell’analisi di quello che i canali di comunicazione scelgono di raccontare e di omettere, allo scopo di proteggere i nostri lettori da distorsioni e falsificazioni, prima di effettuare qualsiasi scelta di investimento.

A questo scopo, noi oggi prendiamo spunto, come detto, da un articolo di Federico Rampini per il Corriere della Sera, un articolo che riprende, con alcuni commenti ed elaborazioni, un articolo del Wall Street Journal di pochi giorni fa.

Il più importante quotidiano economico americano, The Wall Street Journal (appartenente al gruppo Murdoch, ma con un’indipendenza editoriale comprovata), non ha mai fatto sconti a Donald Trump sui due punti decisivi della sua politica economica: i dazi e l’immigrazione. Il WSJ rimane fedele a un’altra tradizione del partito repubblicano, il liberismo del presidente Ronald Reagan negli anni Ottanta (che però fece vistose eccezioni alzando barriere contro il Giappone); sull’immigrazione il quotidiano è in sintonia con gli interessi del capitalismo americano che l’ha sempre considerata una risorsa.

In questo contesto è degna di nota l’autocritica in prima pagina con cui il giornale si avvia alla chiusura del 2025: un elenco di previsioni che aveva fatto, e che si sono rivelate errate

La categoria che ne esce più intaccata nella sua credibilità è quella degli economisti. Ci sono pure delle previsioni sbagliate da parte di Trump. Il bilancio è imparziale da tutti i punti di vista, non risparmia nessuno. Il bilancio è interessante perché lascia intuire che il 2025 si chiuderà con un’economia americana in buona salute, a differenza della sua principale rivale: è la Cina che sta frenando, anche per un calo dei suoi investimenti. 

La revisione autocritica sulle previsioni sbagliate da parte del WSJ ha un interesse specifico per l’Italia, in quanto il made in Italy non ha subito la temuta débacle, l’anno si chiuderà con risultati soddisfacenti anche grazie alla tenuta dell’export verso gli Usa, che si confermano (post-dazi) il principale mercato di sbocco per le nostre merci dopo l’Unione europea. Ecco alcuni estratti significativi dal Wall Street Journal.

«Nei giorni successivi al Liberation Day (l’annuncio della prima ondata di dazi, ndr), il contrasto tra l’ottimismo di Trump e le previsioni ben più cupe di esperti di commercio ed economisti è apparso evidente. Mentre imprese e consumatori cercavano di orientarsi tra messaggi contraddittori, il presidente ha rilanciato con forza le promesse fatte durante la campagna presidenziale del 2024. “I mercati esploderanno, la Borsa esploderà”, ha dichiarato il 3 aprile. Economisti e leader d’impresa, invece, hanno intensificato gli allarmi. Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha affermato: “La maggior parte degli amministratori delegati con cui parlo direbbe che probabilmente siamo già in recessione”. JPMorgan Chase ha sostenuto che una recessione globale era probabile. 

Un collasso economico non si è materializzato. Ma non si è vista neppure una rinascita economica. L’economia statunitense ha retto. Le probabilità di una recessione nel prossimo anno sono scese sotto il 25 per cento. La promessa di Trump sul gettito dei suoi dazi si è in parte avverata. Altre si sono rivelate infondate. Negli Stati Uniti si sono visti pochi segnali di un rimpatrio su larga scala delle produzioni. Il costo del lavoro più basso all’estero continua a dare un vantaggio ai produttori stranieri, mentre l’incertezza interna sui dazi ha frenato molti investimenti rilevanti e il ritorno delle attività manifatturiere in patria… A settembre gli Stati Uniti hanno creato 119.000 posti di lavoro, molti più di quanto si aspettassero gli economisti. Ma il dato rappresenta un’eccezione rispetto ai mesi precedenti, in cui la crescita occupazionale era stata debole. A settembre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4 per cento, il livello più alto degli ultimi quattro anni. Gli economisti ora non escludono che i dazi possano portare a più assunzioni in futuro…

Le paure peggiori sull’inflazione non si sono avverate. Da mesi l’inflazione si aggira intorno al 3 per cento, sopra l’obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve, ma comunque inferiore a quanto molti economisti temevano. I dazi incidono su una fascia relativamente ristretta di prezzi al consumo; il costo delle abitazioni e della benzina ha contribuito a mantenere sotto controllo l’inflazione complessiva. Un altro fattore è rappresentato dai continui cambi di rotta di Trump sulla politica tariffaria. Molte aziende hanno dichiarato di voler attendere di capire quale sarà l’assetto finale dei dazi prima di introdurre aumenti di prezzo. Il ricorso ancora pendente alla Corte Suprema sull’autorità di Trump di imporre dazi fornisce un ulteriore motivo per aspettare. Se non verranno annunciati nuovi dazi, la Fed stima che quelli attuali impiegheranno nove mesi per propagarsi pienamente nell’economia. Ciò potrebbe far scendere l’inflazione dei beni nella seconda metà del 2026. Ma, come ha ammesso il presidente della Fed Jerome Powell, “non siamo stati in grado di prevederlo con precisione. Nessuno lo è”...

Gettito dei dazi per il Tesoro Usa

Su questo punto l’Amministrazione può rivendicare un successo: i dazi hanno effettivamente prodotto entrate significative. Tra aprile e settembre le casse federali hanno ricevuto in media 25 miliardi di dollari al mese in dazi doganali. Nel 2024, la media mensile era stata di 6,6 miliardi di dollari. Trump si è però dimostrato meno lungimirante su un’altra previsione ambiziosa. “Potrebbero sostituire l’imposta sul reddito”, ha detto ad aprile. Nell’anno fiscale 2025 il totale dei diritti doganali raccolti ha raggiunto circa 195 miliardi di dollari, più del doppio dei 77 miliardi dell’anno precedente. Nel 2024, le imposte sul reddito delle persone fisiche hanno invece generato 2.400 miliardi di dollari, circa la metà delle entrate federali complessive.

Crescita economica: i dazi non hanno affossato l’economia. Anzi, nel secondo trimestre il Pil ha registrato la crescita trimestrale più forte degli ultimi due anni, con un tasso annualizzato del 3,8 per cento corretto per l’inflazione e la stagionalità. Il terzo trimestre è sulla stessa traiettoria, intorno al 3,5 per cento. All’inizio del 2025 pochi economisti hanno previsto che il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale avrebbe spinto l’economia oltre qualsiasi effetto negativo dei dazi. Il conseguente rialzo dei mercati azionari ha a sua volta sostenuto la spesa dei consumatori, un motore fondamentale dell’economia.

Gli importatori statunitensi stanno pagando meno del dazio dichiarato su molti prodotti, poiché hanno sostituito beni soggetti a dazi più elevati con altri meno tassati, talvolta cambiando paese di approvvigionamento. Il tasso effettivo è aumentato solo all’11,2 per cento. Nel 2024 il tasso effettivo era intorno al 2,5 per cento. …

Il deficit commerciale americano è aumentato bruscamente a marzo, quando le imprese si sono affrettate a fare scorte prima dell’entrata in vigore dei dazi del “Liberation Day”. È poi crollato ad aprile, dopo l’introduzione del dazio globale di base del 10 per cento. A settembre il deficit dei beni si è ridotto a 79 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 86,1 miliardi di agosto. È stato il livello più basso da circa cinque anni...

Vi risparmiamo una analisi di dettaglio di questo articolo (analisi che potrete fare voi stessi andando punto per punto a verificare come stanno le cose in realtà): se lo fate, vedrete che si tratta di un esercizio utile, per tutti gli investitori.

Nel Post noi invece ci concentreremo sul significato più generale di questo articolo pubblicato dal Corriere della Sera. Come avete appena letto, in questo articolo Rampini mette sotto accusa una categoria (quella degli “economisti”) allo scopo di sostenere una sua personale tesi, e precisamente che:

le previsioni degli economisti a proposito dell’economia americana erano distorte, perché condizionate da un pregiudizio negativo verso il Presidente Trump; e invece a distanza di 12 mesi possiamo affermare che nell’economia americana tutto va benissimo e non si vedono problemi all’orizzonte.

Le singole osservazioni che Rampini presenta nell’articolo sono vere: non sono falsificate. Rampini non falsifica la realtà: ma al tempo stesso la distorce, attraverso una selezione dei dati che vengono presentati, ed un posizionamento degli stessi dati in modo da arrivare a sostenere la sua tesi.

Quindi, un investitore avvertito ed attento deve domandarsi due cose:

  • che cosa manca?

  • in che modo viene data priorità ad alcuni aspetti rispetto ad altri?

Nel caso in cui, a voi lettori, sia necessario comprendere il perché, la motivazione che giustifica questo sforzo che Recce’d vi propone, ovvero se vi serve di capire prima di tutto perché ci stiamo occupando proprio di questo articolo di Rampini, Recce’d vi fornisce immediatamente la risposta. La risposta è semplicissima: perché tra voi lettori la grande maggior parte oggi non è consapevole. Manca, nella grande maggiori parte degli investitori, oggi, la consapevolezza: hanno investito i propri risparmi in Fondi Comuni, in GPM, in polizze assicurative, in BTp, in azioni, in obbligazioni, in oro, in Bitcoin, e non hanno la più piccola idea di come oggi stanno le cose nella realtà.

Facciamo un esempio. Moltissimi leggono oggi, 21 dicembre, del forte scontro tra i partiti italiani della coalizione al Governo, e non riescono proprio a capire il perché di uno scontro così accesso sulle pensioni, visto che … tutto va benissimo.

Una grande maggioranza degli investitori, ed immaginiamo anche dei nostri lettori, a tutto oggi fatica a comprendere che siamo già, da almeno un triennio, in una Nuova Era dei mercati finanziari e delle economie reali. Non lo vede, non lo percepisce: e ne viene tenuto del tutto all’oscuro dai media, dai TG, dai GR, e soprattutto dai social.

Così che, quando legge le parole che vengono pubblicate dal settimana Milano Finanza sabato 20 dicembre 2025, prova un senso di spiazzamento e disagio … ma poi non sa che cosa fare.

Ha scritto Paolo Panerai il 20 dicembre 2025:

Questo fine 2025 non sarà facilmente dimenticato e non solo dagli storici ma da ogni cittadino della terra. E non solo per i venti o, meglio, i rimbombi, di guerra. Anzi delle guerre, considerando quelle già esplose ma anche quelle minacciate e probabili. E le guerre le dichiarano e le combattono gli uomini e le donne e quindi non sono mai spontanee. Spontanee nel senso di non evitabili; tali lo diventano, che siano con le armi da fuoco o le armi economico finanziarie, quando gli uomini e le donne, quelli e quelle al potere, perdono il lume della ragione e l’umiltà di essere cittadini della terra e non imperatori e imperatrici del mondo.

Filosofia di basso livello, la mia?

Di basso livello sicuro, ma non filosofia: realismo su tutti i fronti.

Noi di Recce’d, in via del tutto gratuita, abbiamo già aiutato tutti i nostri lettori ad acquisire questa consapevolezza, che manca ancora oggi, attraverso una serie di Post, e poi le pagine del sito come TWIT - TWOO, e MERCATI, e SCELTE DI PORTAFOGLIO.

Sempre in modo concreto, ed andando dritti sull’obbiettivo.

Ed a proposito di esempi concreti, oggi siamo partiti dall’articolo di Rampini per il Corriere della Sera. Articolo che (lo scrive lo stesso Rampini) riprende e commenta un altro articolo, del Wall Street Journal.

Noi ve lo abbiamo fatto leggere, aggiungendo alcuni (sintetici) commenti. Che ora riprendiamo. perché (sorpresa!!!) ora noi vi facciamo leggere, qui di seguito e tradotto da noi, proprio quell’articolo del Wall Street Journal. Che (attenzione!!!) dice cos diverse da quelle che ci ha scritto rampini (altra sorpresa!!! … o forse no?).

Perché tutti hanno sbagliato sui dazi di Trump. Le previsioni sull'impatto dei dazi sull'economia erano ottimistiche o pessimistiche. Ecco la realtà.

Drew An-Pham 14 dicembre 2025, 21:00 ET

Nei giorni successivi al "Liberation Day", il contrasto tra l'ottimismo di Trump e le previsioni più pessimistiche di esperti di commercio ed economisti era netto.

Mentre aziende e consumatori cercavano di dare un senso ai messaggi contrastanti, il presidente ha ribadito le promesse fatte durante la sua campagna presidenziale del 2024. "I mercati prospereranno, il mercato azionario prospererà, il Paese prospererà", ha dichiarato il 3 aprile.

Economisti e leader aziendali hanno intensificato le previsioni di ricadute. Larry Fink di BlackRock ha affermato che "la maggior parte degli amministratori delegati con cui parlo direbbe che probabilmente siamo in recessione in questo momento". JPMorgan Chase ha addirittura affermato che una recessione globale era probabile. Un crollo economico non si è materializzato. Né una ripresa economica.

Molti dati federali sono in ritardo, ma i numeri finora mostrano che l'economia statunitense ha retto. Le probabilità di una recessione nel prossimo anno sono scese sotto il 25%.

Sebbene la promessa di Trump sui dazi doganali si sia in parte avverata, la maggior parte delle altre è rimasta delusa. Gli Stati Uniti hanno visto pochi segnali di un reshoring su larga scala. La manodopera più economica all'estero continua a dare un vantaggio ai produttori stranieri, mentre l'incertezza interna sui dazi ha impedito a molte aziende di effettuare investimenti importanti o di riportare la produzione in patria.

Esaminiamo sei previsioni audaci fatte da Trump, dalla Casa Bianca, da economisti e leader aziendali sull'economia, su cosa è successo e su cosa potrebbe succedere in futuro.

A otto mesi dall'entrata in vigore del regime tariffario, le politiche di Trump non hanno fatto molto per stimolare l'occupazione. Anzi, una serie di annunci di licenziamenti di massa e altri dati preoccupanti sul lavoro segnalano tempi difficili per i lavoratori. Gli Stati Uniti hanno creato 119.000 posti di lavoro a settembre, molto più di quanto previsto dagli economisti. Tuttavia, il dato rappresenta un'anomalia rispetto ai mesi precedenti, in cui la crescita dell'occupazione era stata inferiore. A settembre, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 4,4%, il livello più alto degli ultimi quattro anni.

Gli economisti non escludono che i dazi possano portare a maggiori assunzioni in futuro, ma il quadro è complesso.

Molti produttori devono ancora importare materiali dall'estero, molti dei quali ora sono più costosi. Il settore ha tagliato circa 54.000 posti di lavoro da quando Trump è entrato in carica, sebbene sia difficile distinguere quali perdite potrebbero essere dovute ai dazi.

Arnold Kamler, proprietario di Kent International, importatore e produttore di biciclette, afferma che gli elevati dazi sui componenti per biciclette di fabbricazione cinese hanno portato alla chiusura della sua fabbrica in South Carolina e, con essa, alla perdita di 64 posti di lavoro. La sua attività continua a importare biciclette intere dalla Cina e da altre parti dell'Asia, ma i milioni di dollari di dazi che Kamler ha dovuto pagare quest'anno per telai e componenti importati hanno reso impossibile l'assemblaggio delle biciclette negli Stati Uniti.

"È stata una sfida", ha detto. "Dopo i dazi reciproci di aprile, eravamo a posto".

Trump e gli economisti hanno ampiamente mancato il bersaglio sull'inflazione.

I dazi hanno rapidamente colpito i portafogli degli americani, poiché i principali rivenditori al dettaglio, da Macy's a Best Buy, hanno aumentato i prezzi in risposta ai dazi.

"L'entità e la velocità con cui questi prezzi ci stanno arrivando sono in qualche modo senza precedenti nella storia", ha dichiarato al Wall Street Journal a maggio il direttore finanziario di Walmart, John David Rainey.

Ma i peggiori timori inflazionistici non si sono avverati. L'inflazione si è attestata per mesi intorno al 3%, superiore all'obiettivo del 2% della Federal Reserve, sebbene comunque inferiore alle aspettative di molti economisti.

I dazi toccano una ristretta fascia dei prezzi al consumo; l'edilizia abitativa e la benzina hanno contribuito a tenere sotto controllo l'inflazione complessiva. Un altro fattore in gioco: i ripetuti cambi di politica tariffaria da parte di Trump.

Molte aziende hanno affermato di voler vedere dove si stabilizzeranno i dazi prima di introdurre ulteriori variazioni di prezzo. La sentenza della Corte Suprema, ancora in sospeso, sull'autorità di Trump di imporre dazi offre loro un ulteriore motivo per aspettare ancora un po'.

Gli economisti prevedono prezzi più alti man mano che le aziende attingeranno alle loro scorte pre-tariffarie e rinegozieranno i contratti con rivenditori e distributori.

Se non verranno annunciati nuovi dazi, la Fed stima che quelli attuali impiegheranno nove mesi per farsi sentire nell'economia. Ciò potrebbe far scendere l'inflazione dei beni nella seconda metà del 2026. Ma "non siamo stati in grado di prevederlo con precisione", ha affermato il presidente della Fed Jerome Powell. "Nessuno lo è".

L'amministrazione segna punti su questo punto: i dazi hanno generato entrate significative.

Le casse federali hanno registrato in media 25 miliardi di dollari al mese in dazi doganali tra aprile e settembre, quando Trump stava rapidamente aumentando i dazi, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro. Nel 2024, sono stati riscossi in media 6,6 miliardi di dollari di dazi doganali al mese.

Ma Trump si è dimostrato meno lungimirante riguardo alla sua altra audace previsione sulle entrate. "Potrebbe sostituire l'imposta sul reddito", ha dichiarato a Fox Noticias ad aprile.

Le entrate tariffarie non si avvicinano nemmeno ai livelli necessari per questo.

I dazi totali riscossi nell'anno fiscale 2025, che include sia i nuovi dazi di Trump che quelli esistenti, hanno raggiunto circa 195 miliardi di dollari. più del doppio dei 77 miliardi di dollari riscossi l'anno precedente. Nel 2024, le imposte sul reddito delle persone fisiche ammontavano a 2,4 trilioni di dollari, ovvero circa la metà delle entrate federali totali.

Le future riscossioni dipendono dalla decisione della Corte Suprema sull'autorità di Trump di imporre i dazi, prevista per i prossimi giorni.

Se la Corte annullasse i dazi imposti ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act, le entrate mensili riscosse si ridurrebbero di oltre la metà. Potrebbero inoltre essere rimborsati oltre 100 miliardi di dollari già riscossi.

Trump probabilmente cercherebbe di recuperare le entrate perse aumentando i dazi tramite altre leggi.

Crescita economica

I dazi non hanno affondato l'economia. Anzi, nel secondo trimestre il PIL ha raggiunto la sua crescita trimestrale più forte in quasi due anni: un tasso annuo destagionalizzato e corretto per l'inflazione del 3,8%. Il terzo trimestre segue a ruota, attestandosi intorno al 3,5%. All'inizio del 2025, pochi economisti avrebbero potuto prevedere fino a che punto il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale avrebbe sostenuto l'economia, superando gli effetti negativi dei dazi. Barclays stima che la spesa legata all'intelligenza artificiale nella prima metà dell'anno abbia aumentato il PIL dello 0,8% annualizzato, circa la metà della crescita del periodo.

Il conseguente rally del mercato azionario ha, a sua volta, contribuito ad alimentare la continua spesa dei consumatori, un fattore economico chiave.

Anche Trump ha fatto marcia indietro e ha rinviato molti dei dazi minacciati. Ad esempio, ad aprile il presidente ha aumentato i dazi sulla Cina al 145%. Questa percentuale è stata ridotta al 30% poche settimane dopo e, a ottobre, a coronamento di una serie di accordi commerciali, l'amministrazione ha raggiunto un accordo in cui ha ulteriormente ridotto i dazi al 20%.

Gli importatori statunitensi stanno pagando meno dell'aliquota tariffaria dichiarata su molti prodotti, poiché hanno sostituito articoli con dazi più elevati con articoli a tariffe più basse, talvolta approvvigionandosi da altri paesi. La Tax Foundation stima che, mentre l'aliquota tariffaria ponderata applicata a tutte le importazioni è salita al 15,8%, l'aliquota effettiva è salita solo all'11,2%. Nel 2024, l'aliquota tariffaria effettiva era di circa il 2,5%.

Verso il 2026, gli economisti prevedono che i continui investimenti nell'intelligenza artificiale e i tagli fiscali sosterranno la crescita economica.

Industria manifatturiera

La strategia tariffaria di Trump potrebbe contrastare i suoi stessi obiettivi in ​​materia di industria manifatturiera.

L'attività manifatturiera statunitense si è contratta per nove mesi consecutivi, con l'indice dei responsabili degli acquisti per l'industria manifatturiera dell'Institute for Supply Management a 48,2 a novembre, al di sotto della soglia di 50 che separa l'espansione dalla contrazione.

Molti produttori hanno sottolineato il continuo cambiamento del panorama tariffario, che a loro dire rende impossibile pianificare in anticipo o procedere con importanti decisioni di investimento.

La Casa Bianca sottolinea gli annunci di una serie di aziende che intendono investire miliardi per rafforzare l'industria manifatturiera statunitense, tra cui Apple, Toyota, Nvidia e TSMC. Alcuni di questi piani potrebbero essere andati avanti nonostante i dazi. I grandi progetti richiederanno probabilmente anni per concretizzarsi, se mai si concretizzeranno, poiché le politiche governative potrebbero cambiare di nuovo in quel periodo.

Affinché i dazi riportino in auge la produzione delocalizzata all'estero nel corso di decenni, i dazi dovrebbero essere sufficientemente elevati da rendere competitiva la produzione statunitense di quei prodotti. Ma dazi così elevati potrebbero anche danneggiare il settore nel breve termine, poiché molte forniture e altri input produttivi attualmente necessari negli Stati Uniti possono essere reperiti solo all'estero.

Bilancia commerciale

I dazi hanno indubbiamente messo in difficoltà il commercio statunitense quest'anno. Il deficit di merci del Paese è aumentato a marzo, quando le aziende si sono affrettate a fare scorta prima dell'entrata in vigore dei dazi del "Giorno della Liberazione". È poi crollato ad aprile, dopo l'entrata in vigore del dazio globale di base del 10%.

A settembre, il deficit di merci si è ridotto a 79 miliardi di dollari, rispetto agli 86,1 miliardi di dollari di agosto. Si è trattato del livello più basso degli ultimi cinque anni, in gran parte dovuto alle contrattazioni a breve termine sull'oro. Da inizio anno, il deficit delle merci è ancora superiore a quello dello stesso periodo dell'anno scorso, secondo i dati del Dipartimento del Commercio.

Trump definisce il deficit commerciale come intrinsecamente dannoso e presenta il suo programma tariffario come la soluzione. Molti economisti sostengono che la sua premessa sia errata. Un deficit non è automaticamente un campanello d'allarme per l'economia, anzi, può essere positivo.

Quando gli americani spendono più di quanto risparmiano, il deficit risultante fornisce dollari agli investitori stranieri, che spesso vengono reinvestiti in attività statunitensi. Questo costante afflusso di capitali ha a lungo sostenuto la forza economica degli Stati Uniti, sostengono gli economisti.

Al contrario, il deficit si è tipicamente ridotto durante le recessioni, con il calo della spesa e della domanda di importazioni.

Finché Trump continuerà a sorprendere il mercato con i dazi, il commercio rimarrà volatile.

Scrivete a Chao Deng all'indirizzo chao.deng@wsj.com e a Drew An-Pham all'indirizzo drew.an-pham@wsj.com

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Apparso nell'edizione cartacea del 16 dicembre 2025 con il titolo "Perché tutti hanno capito male i dazi di Trump".

Avete certamente notato, leggendo l’articolo originale del Wall Street Journal, che sia l’impostazione sia il tono sono diametralmente opposti al tono enfatico di Rampini sul Corriere della Sera.

In questo articolo del Wall Street Journal NON si afferma che tutti gli economisti hanno sbagliato tutte le previsioni perché ce l’hanno su con Trump (cosa che, ovviamente, non è vera ma è falsa). Non è scritto, non c’è: Rampini ha inventato, ha costruito una sua storia, una storia che vede solo lui.

L’obbiettivo dell’articolo del quotidiano americano, come avete appena letto, sono le tariffe di Trump , sulle quali erano state fatte previsioni catastrofiche al momento dell’annuncio. Previsioni catastrofiche che NON si sono realizzate, su questo non ci sono dubbi: ma questo è successo per una sola ragione, ed è che a distanza di soli sette giorni dall’annuncio (Liberation day) Trump se le è rimangiate, spaventatissimo dalla reazione delle Borse.

Tornando quindi a ciò che abbiamo scritto poco più in alto: Rampini ha disposto le cose in modo tale da creare una “narrativa” che sembrasse sostenibile: ma che non corrisponde alla realtà. L’investitore che legge quell’articolo di Rampini ne esce con l’impressione che “va tutto benissimo e ci sono zero problemi all’orizzonte”. Leggendo poi l’articolo originale, se ne ricava una conclusione ben diversa. Accade lo stesso con il Presidente Trump: illuso dalle sue stesse parole, in discorsi pubblici spesso elenca dati … che non esistono.

Resta quindi da chiarire, nell’interesse degli investitori che leggono il nostro Blog, a che punto siamo: come sta davvero, oggi, l’economia degli Stato Uniti? Quali dati, di evidente importanza, non troviamo nella esposizione di Rampini? L’attacco di rampini alla categoria degli “economisti” regola suoi vecchi conti personali del passato, ma a noi investitori ciò che importa è di analizzare, valutare ed utilizzare le informazioni sull’oggi per comprendere ciò che accadrà nei prossimi 3, 6, 9 mesi alle Borse, ai Titoli di Stato, all’oro, al petrolio, al dollaro USA.

Come sempre, trovate in Recce’d un affidabile e credibile e puntuale punto di riferimento.

Noi oggi, attraverso questo Post, offriamo al lettore un quadro coerente e credibile per i prossimi mesi dell’economia più grande ed importante del Mondo. Precisando che:

  1. non è necessariamente il nostro scenario, come abbiamo spiegato ogni mattina nel The Morning Brief

  2. qui si parla unicamente di Stati Uniti, mentre noi facciamo per il Cliente un analogo lavoro sulle economie dell’Europa e dell’Asia

  3. anche in questo terzo contributo, che chiude il nostro Post, mancano alcuni degli elementi determinanti dello scenario: ai quali noi abbiamo già accennato, alla pagina TWIT - TWOO ed alla pagina MERCATI del nostro sito.

L’autore sceglie di fare riferimento, nelle prime righe di questo contributo, alla “distribuzione multimodale di possibilità”, un concetto della statistica: non fatevi spaventare, il resto dell’articolo è facilmente comprensibile anche da chi non ha mai frequentato la disciplina della statistica.

Si può investire senza sapere di statistica? Sì, questo è certo. Ma come spieghiamo bene alla pagina MERCATI di questo sito, anche credere che si possa investire con successo leggendo il quotidiano oppure il tablet mentre si è in bagno è decisamente ingenuo e da semplicioni.

Alla pagina MERCATI abbiamo chiarito, qualche che settimana fa, che in Recce’d trovate proprio quelli del calcolo integrale, piuttosto che quelli del sorriso compiacente, della stretta di mano un po’ appiccicosa, delle frasi rassicuranti e dell’atteggiamento paternalistico, non trovate esperti di tecniche di vendita e di marketing, bensì esperti di integrali, di distribuzioni multimodali, di numeri, di dati, di informazioni.

Trovate gente competente e professionale, piuttosto che false “amicizie”. Trovate gente che sa di investimenti e gestione del portafoglio, e non gli imbonitori delle feste di piazza con le pomate miracolose.

E questo vi conviene. Molto.

17 dicembre 2025

In termini statistici, il prossimo anno offrirà una distribuzione multimodale di possibilità: un plausibile percorso di crescita robusta, trainata dall'intelligenza artificiale, si colloca al centro, affiancato da un miracolo della produttività da un lato e da un ribasso rischioso, trainato dal mercato obbligazionario, dall'altro. Investitori e policymaker devono prepararsi a tutti questi risultati.

NEW YORK – Prevedere uno scenario centrale per l'economia statunitense nel 2026 sembra un esercizio semplice. Ma la probabilità che questa previsione di base si concretizzi probabilmente non supera il 50%: la "normale" distribuzione a campana è stata sostituita da una con "code spesse" insolitamente pronunciate: la probabilità di risultati più estremi, sia virtuosi che viziosi, è significativa e ugualmente possibile. L'economia statunitense non segue un'unica traiettoria, ma è bloccata in un teso tiro alla fune tra tre scenari futuri distinti: una base di riferimento centrale "Riccioli d'oro light", uno scenario al rialzo alimentato dalla produttività e uno scenario al ribasso volatile.

Lo scenario centrale prevede un'economia relativamente forte, che continua a sfidare le previsioni di una recessione ciclica e che gradualmente rafforza la propria solidità secolare, grazie principalmente a solidi investimenti nell'intelligenza artificiale. Entro il prossimo anno, gli Stati Uniti usciranno dalla fase infrastrutturale attualmente dominante della rivoluzione dell'intelligenza artificiale – la frenetica costruzione di data center e hardware – e includeranno una maggiore integrazione. La spesa in conto capitale rimarrà storicamente elevata, guidata dal duplice imperativo di lavorare "su" e "con" l'intelligenza artificiale. A completare questo dinamismo aziendale c'è una base di consumatori ancora resiliente, supportata da politiche fiscali e monetarie accomodanti. La famiglia americana si è dimostrata un motore di crescita duraturo, sebbene in fase di indebolimento. Con i rubinetti fiscali aperti e la Federal Reserve pronta a ridurre i tassi di interesse, la situazione potrebbe rimanere tale, nonostante i prezzi elevati che colpiscono particolarmente duramente le famiglie a basso reddito. Ma l'inflazione vischiosa rimarrà una realtà. Sebbene gli aumenti dei prezzi potrebbero non essere abbastanza gravi da disancorare le aspettative, probabilmente rimarranno al di sopra dell'obiettivo della Fed, precludendo un ritorno ai tassi di interesse ultra bassi degli anni 2010. Questo scenario include anche la cristallizzazione di un fenomeno inquietante: il disaccoppiamento tra occupazione e PIL. Storicamente, una robusta crescita economica è stata indissolubilmente legata a una forte creazione di posti di lavoro. Ma questa relazione sembra essere sotto pressione, il che significa che la crescita nel 2026 potrebbe essere accompagnata da un mercato del lavoro relativamente stagnante. Una tale crescita senza occupazione esacerberebbe la natura a forma di K dell'andamento dell'economia. Pertanto, l'accessibilità economica rimarrà un punto critico sociale e politico, mantenendo la disuguaglianza in primo piano nel dibattito nazionale.

Questo è uno scenario centrale che include molta "dispersione", e non solo a livello nazionale. A livello internazionale, gli Stati Uniti ottengono risultati significativamente migliori rispetto alle altre principali economie. Ostacolati da rigidità strutturali, l'Eurozona e il Regno Unito rimangono intrappolati in un equilibrio di bassa crescita e bassi investimenti. Con gli sforzi della Cina per migliorare il proprio modello di crescita che procedono lentamente, gli Stati Uniti fungeranno di gran lunga da motore principale dell'economia globale, una concentrazione che crea una serie di rischi.

Per quanto riguarda gli scenari "a coda grassa", le loro probabilità sono pressoché equivalenti, offrendo motivi sia di speranza che di ansia. Sul lato destro, si trova una visione allettante di un'economia che non si limita a crescere, ma accelera, espandendo anche la capacità produttiva futura. In questo scenario, l'adozione dell'intelligenza artificiale più rapida del previsto, combinata con la robotica, si traduce in tangibili guadagni di produttività a livello economico, consentendo agli Stati Uniti di superare ulteriormente le altre principali economie.

Se questa "promessa di produttività" si materializzasse abbastanza rapidamente, gli Stati Uniti potrebbero sperimentare un boom non inflazionistico. Poiché il lato dell'offerta si espande abbastanza rapidamente da soddisfare la crescente domanda, l'inflazione rimane sotto controllo. Questo è uno scenario da Riccioli d'Oro potenziato: un'espansione guidata dalla tecnologia che amplia i margini aziendali e aumenta le entrate fiscali, alleviando potenzialmente le pressioni fiscali e consentendo alla Fed di tagliare i tassi in modo più aggressivo.

Ma altrettanto probabile è lo scenario negativo: non una recessione standard dovuta all'esaurimento della domanda, ma un'impennata della volatilità, derivante dall'instabilità finanziaria, dagli errori politici, dalle politiche elettorali e dagli sviluppi geoeconomici. Un rischio importante risiede nel mercato obbligazionario. Con i deficit statunitensi ancora elevati, i costi del servizio del debito in aumento e gli investimenti legati all'intelligenza artificiale che richiedono ulteriori finanziamenti, i vigilantes obbligazionari potrebbero tornare in auge.

Un'improvvisa impennata dei rendimenti potrebbe destabilizzare il sistema finanziario, minando l'attività economica ben oltre i confini americani. Ciò che accade nel mercato dei titoli del Tesoro statunitensi raramente rimane lì. Questa fragilità finanziaria è aggravata dal potenziale di errori politici – che si tratti di un errore fiscale o di un passo falso nelle misure monetarie – in un momento in cui il margine di manovra dei decisori politici è delicato.

Con le elezioni di medio termine alle porte questo è un rischio che avrebbe conseguenze anche per un'economia globale fortemente dipendente dal motore statunitense. Se combinato con le tensioni geopolitiche – guerre commerciali, militarizzazione della catena di approvvigionamento o conflitti diretti – la prospettiva di uno shock stagflazionistico diventa saliente.

Con l'inizio del 2026, non dobbiamo permettere che una confortante previsione centrale alimenti l'autocompiacimento. In termini statistici, non stiamo osservando una distribuzione normale, ma una multimodale: un plausibile percorso di crescita robusta, guidata dall'intelligenza artificiale, si colloca al centro, affiancato da un miracolo della produttività da un lato e da un ribasso gravato da rischi dall'altro. Investitori e responsabili politici devono tenere conto di tutti questi risultati, e della marcata dispersione tra paesi, settori e famiglie che li unisce.





Valter Buffo
Detox. La strategia 2026 è “think it NEW”.
 


Recce’d proprio questa mattina ha dedicato un Post alla (curiosa, stramba, inattesa) reazione dei mercati finanziari internazionali alla decisione della Federal Reserve di tagliare (per la terza volta nel 2025) il costo ufficiale del denaro negli Stati Uniti.

Tra le osservazioni più immediate che vengono alla mente, c’è quella che ci dice che, per la parte che riguarda il costo ufficiale del denaro (ma soltanto per quella) i tagli dei tassi ufficiali oggi non contano più. hanno importanza pari a zero.

Quello che conta, oggi, per tutti i mercati finanziari del Mondo, è solo più la parte politica. Lasciate perdere i tassi ufficiali: sono fuori dai giochi.

E, per essere chiari fino in fondo: a Trump importa nulla, dei tassi ufficiali di interesse, anche perché lui, Donald Trump, dei tassi capisce poco, e lo annoiano molto. Lui ha un solo obbiettivo, ed è l’impatto politico sulla massa.

E, come tutti sappiamo, lui, Donald, può capovolgere le sue idee in una sola settimana. Sulle tariffe, come pure sui tassi ufficiali di interesse.

E quindi, noi investitori, adesso come facciamo?

Tutto ciò che avete appena visto, dopo la riunione della Federal Reserve di dicembre, così come tutto ciò che avete letto nelle tre immagini qui sopra, a noi investitori è molto utile perché ci conferma che siamo in una Nuova Era e già da alcuni anni. Come Recce’d aveva anticipato, anche qui nel Blog e quindi pubblicamente e senza alcuna paura. Ma soprattutto con i suoi movimenti sui portafogli modello per i Clienti di Recce’d.

Ogni giorno, ci arriva una nuova conferma. dai fatti. E non dalle promesse dei politici, e non da chi vuole portarci tutti su Marte. No. parliamo dei fatti, dei dati, della realtà di oggi. Della realtà dove tutti viviamo ed operiamo. Ve lo testimoniano le tre immagini qui sopra.

In questa realtà, la nostra realtà di investitori 2025, oggi possono accadere cose del tutto impensabili solo pochi anni fa: lo avete appena letto nelle tre immagini qui sopra.

Siamo in una Nuova Era. Investiamo i nostri risparmi in una Nuova Era. Come avere successo, nella Nuova Era dei mercati finanziari? A partire da subito, ovvero dal 2026?

Recce’d ha scritto dello scenario 2026, e quindi anche della strategia da seguire nel 2026, per cogliere alcune occasioni che ogni giorno diventano più grandi, al proprio Cliente nel proprio bollettino quotidiano, che si chiama The Morning Brief. Alla Sezione dedicata alla Operatività.

Il Bollettino quotidiano è uno strumento molto apprezzato, perché molto flessibile, molto facile da fruire, molto tempestivo e molto utile.

Anche voi, amici lettori, fareste bene a domandarvi ogni giorno che cosa sta succedendo al vostro risparmio, che cosa sta cambiando, e come vanno riviste e rettificate quelle previsioni, che voi avete fatto oppure che vi sono state raccontate, e che sono la base delle vostre scelte di investimento, scelte che voi avete fatto oppure verso le quali siete stati accompagnati, indirizzati e spesso anche spinti e forzati.

Nel nostro Blog, e nelle altre pagine di questo sito, di recente noi di Recce’d abbiamo offerto gratuitamente al pubblico una serie di schegge e di estratti del lavoro che Recce’d ha fatto per costruire un coerente scenario 2026 a favore dei Clienti.

Nel Blog e sul sito lo abbiamo fatto in modo sintetico, ovviamente: aggiungendo utili spunti operativi, che al Cliente sono stati esposti in modo più ampio e dettagliato, insieme con il dettaglio delle ragioni che ci hanno portato a costruire il portafoglio modello dei Clienti nel modo nel quale i Clienti lo vedono oggi, e poi ad impostare quella strategia di investimento 2026 che li porterà a beneficiare delle grandi opportunità che oggi abbiamo davanti a noi.

Come i nostri lettori sanno da tempo, lo scenario di riferimento della strategia di investimento per i nostri portafogli modello si chiama

stagflazione.

La realtà del 2025 ha offerto, in questo senso, una grande serie di conferme: conferme reali, nei fatti e nei dati. Non di social, di titoli dei giornali di dichiarazioni e promesse di un futuro “fantastico”. Fatti, non favole.

E’ uno scenario al quale più lentamente si stanno avvicinando sia la Federal Reserve (vedi le tre immagini qui che trovate qui sopra) sia le grandi banche internazionali (che temono questo scenario, perché metterà in crisi tutta la loro strategia commerciale). Leggiamo di seguito che cosa dice una delle banche internazionali oggi.

Lo scenario peggiore per l'economia statunitense potrebbe essere una realtà imminente nel 2026.

RBC ha segnalato la probabilità di una stagflazione nel 2026, poiché l'economia sembra destinata a registrare una crescita inferiore al trend, mentre l'inflazione è "scomodamente" elevata.

"Avvicinandoci al 2026, vediamo un'economia statunitense sempre più orientata verso uno scenario di stagflazione leggera", hanno scritto gli economisti della banca in una nota ai clienti mercoledì. "È una confluenza di fattori che creerà un contesto sfavorevole in cui prevediamo che l'inflazione di fondo rimarrà ostinatamente al di sopra del 3% annuo per gran parte dell'anno", hanno aggiunto.

La stagflazione, anche in una versione "leggera", è una previsione preoccupante per l'economia statunitense. La situazione è spesso più difficile da risolvere per la Fed rispetto a una tipica recessione, poiché un'inflazione più elevata impedisce alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse per stimolare l'economia.

Ecco i motivi per cui la banca ritiene che questo scenario stia diventando più probabile:

1. Elevati costi degli alloggi

Gli elevati costi degli alloggi sono una pressione chiave che ha sostenuto l'inflazione dei servizi di base, hanno affermato gli economisti della RBC.

Questa misura dell'inflazione, che esclude beni e i prezzi volatili di cibo ed energia, si attesta intorno al 3,5% su base annua, il che suggerisce che la crescita dei prezzi nell'economia abbia maggiore slancio.

I prezzi delle case hanno iniziato a salire più lentamente, ma hanno registrato un'impennata considerevole negli ultimi cinque anni e continuano a crescere. Il valore delle case è aumentato dell'1,3% su base annua a settembre, secondo l'indice S&P 500 Case-Shiller US National Home Price Index.

Anche l'affitto equivalente percepito dai proprietari di abitazioni in una città media degli Stati Uniti, un altro indicatore dei costi degli alloggi, è aumentato del 3,7% su base annua a settembre, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics.

"Tenendo presente cosa rappresenta [l'affitto equivalente dei proprietari] – una misura ipotetica di ciò che i proprietari di casa pagherebbero per affittare la propria casa – questo significa che è sulla buona strada per aumentare la pressione al rialzo sull'IPC di base", ha affermato RBC. "Semplicemente non ci aspettiamo che l'OER fornisca molto aiuto nel riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2% della Federal Reserve nel 2026."

2. Crescita salariale rigida

Anche l'inflazione salariale rigida sta mantenendo alta l'inflazione, ha affermato RBC. La retribuzione oraria media di tutti i dipendenti del settore privato è cresciuta del 3,8% su base annua a settembre, secondo il BLS.

La banca ha sottolineato che l'inflazione dei servizi di base, al netto dei costi abitativi, non è diventata negativa negli ultimi quarant'anni. Ciò è dovuto in gran parte alla pressione al rialzo dei salari, hanno suggerito gli economisti.

"In parole povere, non ci aspettiamo pressioni deflazionistiche da questo settore e, cosa ancora più importante, ci aspettiamo una disinflazione limitata", hanno affermato. "Non vediamo un percorso per i salari e, di conseguenza, per i servizi di base, escluso l'edilizia abitativa, verso una diminuzione significativa."

3. Dazi

Anche i prezzi dei beni probabilmente non si muoveranno nella giusta direzione. L'inflazione dei beni è aumentata costantemente nell'ultimo anno e ha registrato un tasso annualizzato dell'1,8% a settembre, secondo il BLS.

RBC ha affermato di prevedere già un aumento dei prezzi dei beni negli anni successivi alla pandemia, dopo che le catene di approvvigionamento e la domanda nell'economia si erano normalizzate.

In seguito, il presidente Donald Trump ha presentato la sua serie di dazi reciproci, che dovrebbero continuare ad alimentare l'inflazione dei beni.

"Sono passati quasi otto mesi dal Giorno della Liberazione (7 aprile) e continuiamo a ritenere che i dazi peseranno sul mercato del lavoro e metteranno pressione al rialzo sull'inflazione", hanno scritto gli economisti.

"La nostra preoccupazione rimane quella di non aver ancora visto la piena trasmissione dei dazi ai prezzi dei beni di consumo, che prevediamo raggiungeranno il picco nel secondo trimestre del 2026", hanno aggiunto in seguito.

4. Spesa pubblica elevata

La spesa pubblica elevata è un fattore che potrebbe frenare la crescita economica il prossimo anno, ha affermato RBC.

Si ritiene spesso che la spesa pubblica stimoli l'economia. Tuttavia, potrebbe anche ostacolare la crescita a medio termine, hanno affermato gli economisti, poiché una maggiore spesa nel settore pubblico è spesso associata a una minore produttività.

Il PIL ha subito una leggera contrazione nel primo trimestre, ma da allora l'economia si è ripresa e si è espansa a un ritmo sostenuto. Secondo l'ultima stima degli economisti della Fed di Atlanta, la crescita annua del PIL per il terzo trimestre dovrebbe attestarsi a un robusto 3,9%.

Anche il debito pubblico è intrinsecamente inflazionistico, il che si aggiunge alle pressioni stagflazionistiche. Secondo una proiezione pubblicata dal Congressional Budget Office all'inizio del 2025, gli Stati Uniti sono sulla buona strada per registrare un deficit di 21,1 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

Il nostro suggerimento operativo ai lettori che investono è il seguente: prendete come vostro scenario di riferimento la stagflazione, di cui avete appena letto, e poi dedicatevi al seguente esercizio: date una vostra risposta alle domande che seguono. Le domande sono tutte formulate nel formato “E se …”, e la vostra risposta vi aiuterà ad affrontare eventi, imprevisti ed ostacoli che si presenteranno nel 2026.

Rispondete a voi stessi. Vi sarà di grande aiuto: perché vi renderà evidente che, nel 2026 come è stato già nel 2025, la chiave per il successo negli investimento finanziari è soltanto una, e precisamente:

“pensalo in un modo nuovo”.

Venerdì 12 dicembre 2025

E se ci aggrappassimo a uno status quo che non esiste più?

E se i mercati pubblici non riflettessero più l'economia?

E se la stragrande maggioranza delle aziende con oltre 100 milioni di dollari di fatturato fosse privata?

E se il tuo portafoglio avesse centinaia di partecipazioni pubbliche, ma una sola storia?

E se 10 titoli guidassero oltre un terzo dell'S&P 500?

E se il pensiero tradizionale sulla liquidità non reggesse più?

E se la crescita vive dove l'indice non vive?

E se i progetti su larga scala durassero più del capitale destinato ad alimentarli?

E se i mercati privati ​​alimentassero oltre l'80% dei prestiti statunitensi?

E se la longevità fosse in aumento ma la preparazione a questo fatto in calo?

E se uno tsunami d'argento non fosse più all'orizzonte; è già qui?

E se ci fosse un buco nei piani pensionistici tradizionali?

E se avessimo costantemente sottovalutato l'impatto del cambiamento?

Queste non sono ipotesi. Sono fatti

In un mondo che avanza, il tuo pensiero non può fermarsi.

PENSALO IN MODO NUOVO.

Valter Buffo
Detox. 2026: lo scenario di comodo e lo scenario di Recce'd

Abbiamo deciso di aprire questo Post, che arriva a tre giorni dal terzo taglio del costo ufficiale del denaro da parte della Federal Reserve, con un brano di un articolo del sito di CNBC. Quello che state per leggere è un commento proprio al taglio dei tassi, che CNBC ha pubblicato giovedì mattina, 11 dicembre 2025. Ovvero, 48 ore fa.

Alla fine si è rivelato un "taglio aggressivo (hawkish)", come previsto. Ciononostante, gli investitori sono riusciti a trovare qualche regalo nascosto tra i mucchi di carbone.

Sebbene la Federal Reserve statunitense abbia abbassato i tassi di interesse mercoledì negli Stati Uniti, due presidenti di banche regionali – Jeffrey Schmid di Kansas City e Austan Goolsbee di Chicago – volevano che i tassi rimanessero invariati.

Il loro monito è stato ripreso dal "dot plot" della Fed sulle proiezioni dei tassi, che mostrava i funzionari prevedere un solo taglio nel 2026 e un altro per il 2027.

Anche la dichiarazione sui tassi della Fed è stata riproposta dalla riunione di dicembre 2024, che ha inaugurato un periodo di nove mesi senza tagli fino a settembre di quest'anno.

Perché, allora, i mercati statunitensi sono saliti dopo la riunione?

La sorpresa più grande è stata l'annuncio della Fed che avrebbe iniziato ad acquistare 40 miliardi di dollari in buoni del Tesoro a partire da venerdì. Questa mossa aumenta l'offerta di moneta nell'economia. In altre parole, è un modo furtivo per allentare la tensione, contribuendo a sostenere i mercati finanziari.

In seguito, il Presidente Jerome Powell ha respinto le speculazioni su futuri rialzi.

"Non credo che un rialzo dei tassi... sia lo scenario di base per nessuno a questo punto", ha detto Powell. "Non ne sento parlare".

Anche i funzionari della Fed ritengono che l'economia statunitense rimanga resiliente. Nel complesso, hanno aumentato le loro previsioni di espansione economica nel 2026 al 2,3%, rispetto a una precedente stima dell'1,8% di settembre.

"Abbiamo un'economia straordinaria", ha detto Powell.

E i mercati potrebbero prepararsi per una conclusione d'anno straordinaria.

"L'ultima decisione sui tassi d'interesse del 2025 ha sostanzialmente aperto la strada a un rally da Babbo Natale per concludere l'anno, e l'S&P 500 è pronto a superare la soglia dei 7.000 punti nelle prossime settimane", ha affermato José Torres, economista senior di Interactive Brokers.

Per gli investitori, questa sarebbe una gradita sorpresa natalizia.


Un commento eccitato ed euforico, come leggete. Non è una sorpresa: la maggior parte dei commenti che leggiamo e leggete sui siti specializzati, negli ultimi tre anni, adottano un atteggiamento di sfrenato ottimismo, ed il tono è sempre euforico come questo.

Confuso, confusissimo, ma euforico.

Perché allora, questa mattina, sabato 13 dicembre 2025, leggiamo che la Borsa di New York ha chiuso la settimana in negativo (al di sotto della chiusura del venerdì precedente)? Proprio dopo il taglio dei tassi?

E per quale ragione il livello della Borsa di New York al 12 dicembre è lo stesso di due mesi prima? Era 6750 punti il giorno 8 ottobre 2025.

Per quale ragione, dopo il taglio del costo ufficiale del denaro, e dopo avere letto questo commento di CNBC, e di tutti gli altri siti Web specializzati e non, ci sono state più vendite che acquisti alla Borsa di New York e sulle altre Borse?

Chi ha venduto, è un fesso? Oppure è pazzo?

O forse, chi ha venduto capisce qualche cosa che invece CNBC ed i social NON hanno capito?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ritornare all’elenco di 10 punti, che abbiamo ampiamente commentato nel Post di una settimana fa, e che potete rileggere qui sotto.

 

Questi 10 punti dell’elenco sono la sintesi perfetta della “versione di comodo”: la versione di comodo è, appunto, la più comoda, quella che, attraverso i media ed i social, viene distribuita a piene mani, per poi essere sfruttata dai venditori di Fineco, Mediolanum, Fideuram, Generali e tutte le altre che non stiamo ad elencare. Tutte uguali, che fanno il loro bilancio vendendo al pubblico dei risparmiatori la stessa roba.

La versione di comodo: la versione del “tutto va bene”, la versione del “non esiste un solo motivo di preoccupazione”, la versione del “viviamo nel migliore mondo possibile per investire”., la versione che poi è banalmente una serie di slogan commerciali per dire al Cliente investitore di “comperare ancora altri Fondi Comuni, e polizze vita, e GPM, e prodotti opachi e senza un prezzo come i finanziamenti diretti, il private credit, il venture capital, il private equity.

Il lavoro di Recce’d, come sapete, serve all’investitore anche per proteggere il risparmio da tutte queste “trappole commerciali”.

Attraverso il Blog, poi, noi di Recce’d regaliamo al nostro lettore una parte del lavoro di informazione ed analisi fatto per i nostri Clienti: e non mancano mai, in ognuno dei nostri post, i suggerimenti e le indicazioni pratiche: ovviamente, in una versione sintetica, rispetto a ciò che noi facciamo per i portafogli modello dei nostri Clienti.

Come abbiamo detto, una parte importante del nostro lavoro è proprio quella di smascherare le finalità (puramente commerciali) della “versione di comodo” che prevale sui media e nei social: e che poi, regolarmente, non trova riscontro nei fatti, come è stato proprio ieri e l’altro ieri.

Ad esempio: prendiamo stamattina Goldman Sachs: con la solita grande tempestività, Goldman Sachs è venuta ad dirci che “gli investitori comperano la narrativa di Trump per un’economia americana spinta al massimo del suo potenziale. Lo leggete sotto nell’immagine, nella quale leggete anche dell’indice S&P 500 in rialzo (il simbolo ES), e poi di “OpenAI”. Però, poi, nell’immagine leggete anche dei rendimenti dei Titoli di Stato..

Perché?

Arriveremo ai Titoli di Stato poco più in basso: ora restiamo ancora un attimo con Goldman Sachs.

Goldman Sachs che ci annuncia di avere rivisto al rialzo le proprie stime per la crescita del PIL americano, come leggete nel grafico che segue.

E qui, inizia a vedersi qualche difficoltà.

Vi suggeriamo di leggere con grande attenzione i numeri del grafico: prestate attenzione, e più avanti noi ritorneremo a commentare questo grafico più sotto.

Tenete a mente questi dati: ne parliamo ancora, più avanti.

Per ora, ritorniamo alla “versione di comodo”. I social ed i media fanno ogni giorno ed ogni ora il massimo sforzo per validare la “versione di comodo”: un esempio lo leggete qui sotto, dove viene spiegato che, dopo che la Federal Reserve ha deciso di ritornare ad aumentare la liquidità in circolazione sui mercati, “il rialzo delle Borse diventa inevitabile”.

Giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, invece, le Borse sono andate nella direzione opposta. perché il pubblico non ha comperato? Perché la massa non ha abboccato?

Niente “meltup”.

Forse, una possibile spiegazione è che quella nuova liquidità era già stata “spesa” prima di essere immessa nel sistema?

Forse, è possibile che quella nuova liquidità sia andata a … tappare qualche buco?

Mah … chissà chi lo sa.

Ovvio che la “versione di comodo” è completa soltanto se parliamo anche di “rotazione settoriale”, alla Borsa americana: in questo modo è possibile spiegare per quale ragione da qualche settimana si vende il tema “AI”. La spiegazione sarebbe (sarebbe) che gli altri settori di Borsa vanno alla grande, grazie ad un’economia forte in particolare nel comparto dei consumi.

E qui, torna a galla un secondo problema: se l’economia americana va bene, anzi benissimo, che bisogno c’è di urlare ai quattro venti ogni giorno che “è assolutamente necessario tagliare il costo del denaro”? Che cosa giustifica questa ansia e questo affanno?

C’è poi anche un terzo problema: constatata questa grade forza dell’economia, e dei conumatori in particolare, perché sia Trump, sia la stampa quotidiana, ogni giorno ci parlano di un nuovo tema che si chiama “affordability”.

Che cosa è “affordability”? Perché oggi è un problema? E perché se ne parlerà ogni giorno anche nel 2026? la risposta, negli ultimi 15 giorno, noi la abbiamo offerta ai nostri Clienti nella Sezione analisi del nostro The Morning Brief.

Lo stesso Presidente americano Trump riconosce in pubblico questo problema, e lo ha scritto nuovamente in pubblico, con un Post, proprio ieri.

Lui vede l’economia americana oggi come “la migliore di sempre” (nell’immagine qui sotto).

E poi si arrabbia, molto: perché lui ha questa visione, ma tutti gli altri non hanno la medesima visione delle cose. E lui si arrabbia, e strilla sui social: “perché non dicono tutti che l’economia è la migliore di sempre? perché non sono tutti contenti?. Non potendo (almeno per ora) imporre per Legge la felicità e l’ottimismo, lui si sente in dovere come minimo di fare sapere che lui NON vede le cose come le vedono gli altri.

Il suo problema, a questo proposito, è che tra dieci mesi si terranno le Elezioni. E la sua popolarità, ci dicono tutti i sondaggi, è in calo costante.

Il nostro problema, invece, qual’è? Beh, si fa presto a spiegare. Facciamoci aiutare da Goldman Sachs.

Ritornate al grafico che avete visto più in alto. Che Goldman ci presenta come “una forte ragione di ottimismo”.

E fatevi una domanda. Fatevi la domanda che preferite, utilizzando i dati del grafico. Dove si dice che la crescita del PIL americano sarà di circa il 2% per i prossimi due anni. Ce lo dice Goldman Sachs.

Ma come? Con “AI” che procede a tutta forza?

Ma come? Con tutto quel deficit che stimola l’economia?

Ma come? Con la Federal Reserve che taglia e taglierà il costo del denaro?

Ma come? Trump dice e scrive e prevede che è “la migliore economia americana di sempre”. Ma come è possibile?

Quello della popolarità è il problema di Trump: non è il problema di Recce’d.

Noi non puntiamo a “renderci popolari”, come invece fanno i cantanti, i personaggi dei reality, ed i promotori finanziari delle Reti di vendita come Allianz, Generali, Fineco e Fideuram, e tutte le altre che vi abbiamo già segnalato, più volte.. Noi puntiamo al risultato: al risultato dei nostri Clienti, ottenuto attraverso i nostri portafogli modello.

Per questa ragione, nella gestione dei nostri portafogli modello, ci teniamo il più possibile distanti dall’euforia della massa degli investitori: perché noi sappiamo e ricordiamo che l’euforia di massa scompare all’improvviso, e senza una specifica ragione. Sparisce e basta, come una bolla di sapone.

Ad esempio: oggi, sui mercati, gira voce che l’euforia sta svanendo.

Nelle ultime 48 ore, l’euforia di cui avete letto nel brano di CNBC che apriva questo nostro Post, dopo il taglio della Fed, è già svanita.

Come tutti i nostri lettori sanno, per i nostri portafogli modello noi di Recce’d adottiamo una strategia che è insieme difensiva ed aggressiva. E’ difensiva del risparmio, perché protegge dai rischi e protegge dall’euforia collettiva e da altre isterie. ma è aggressiva per ottenere il giusto rendimento, e va ad attaccare i mercati proprio là dove sono visibili i maggiori squilibri.

Proprio dal riordino inevitabile, che metterà questi squilibri al loro posto, derivano infatti le maggiori opportunità per noi investitori. Le opportunità di una vita, come noi abbiamo già detto e scritto anche qui nel Blog.

Ieri ad esempio, subito dopo il taglio dei tassi ufficiali di interesse negli Stati Uniti, succedeva quello che leggete sotto. E questo, che è un fatto, a voi indica anche una grande opportunità, per fare fruttare il vostro risparmio.

L’immagine sopra a voi parla dei Titoli di Stato francesi, come anche l’immagine qui sotto. Ma l’opportunità dalla quale voi potete fare notevoli guadagni non riguarda unicamente i Titoli di Stato francesi.

Lo spiega l’immagine qui sotto, che vi dice che “ogni essere umano sulla Terra che abbia acquistato Titoli di Stato dal 2020 al 2022 ancora oggi sta perdendo soldi”. E qui vi stanno parlando degli Stati Uniti, del reno Unito, ma anche dei vostri BTp e dei vostri Bund.

Recce’d vi anticipa che non solo quelle perdite non verranno mai recuperate: no, quelle perdite restano, e vanno ad aumentare nei prossimi mesi.

Ve lo ripetiamo, che le perdite colpiscono anche i Titoli di Stato americani: ed anche ieri, venerdì 12 dicembre, dopo che la Federal Reserve ha tagliato il costo ufficiale del denaro.

Voi lo capite?

Voi lo sapete, il perché?

Vi hanno informato?

E che cosa pensate di farci?

Noi, con tutti i nostri Clienti, ne abbiamo parlato, e ne parliamo ogni mattina, attraverso il nostro bollettino quotidiano. Ed i guadagni per i nostri portafogli modello crescono ogni giorno.

perché stanno vendendo le obbligazioni? vendono persino i Bund tedeschi.

Ovvio che noi abbiamo preso una posizione anche sui Bund: e questo non da oggi, e non da ieri, ma da alcuni anni. Fatevi un po’ di conti leggendo i dati del grafico che segue.

Come si fa a guadagnare, sfruttando questo che è un cambiamento epocale di prospettiva? Il segno di una Nuova Era dei mercati finanziari?

Semplice: dati selezionati, una analisi tempestiva e quotidiana, e un modello di valutazione adeguato ed aggiornato agli sviluppi più recenti della ricerca in Finanza.

Questa è la ricetta vincente, nella Nuova Era. la sola ricetta possibile, per proteggere e guadagnare senza andare a rincorrere le sciocchezze dei venditori da fiera di piazza.

Da che cosa partire? Sempre dalla realtà: dal sapere leggere i dati, e lasciare invece da parte i falsi segnali, le tante menzogne e le fantasiose visioni del futuro.

Informatevi sul presente, ed analizzatelo: lasciate stare i razzi che vanno su Marte, e concentrate la vostra attenzione su ciò che succede proprio intorno a voi, ed al vostro risparmio, giorno dopo giorno.

Suggerimento: partite sempre dai fatti, ed in particolare dai fatti dell’immagine che trovate qui sotto. Tutto il resto segue come conseguenza.

Fatti come la riunione della Federal Reserve di tre giorni fa li dovete leggere (nel vostro interesse) alla luce dei dati che vi abbiamo appena presentato, e li dovete interpretare utilizzando la vostra memoria, per poterli collocare al meglio,.

Ad esempio, li dovete leggere ricordando sempre che la vera svolta, alla Federal Reserve, arrivo nel maggio dello scorso anno, ovvero 18 mesi fa.

Leggete con attenzione il testo dell’immagine che segue.

Soltanto in questo modo, potete arrivare a comprendere la riunione della Federal Reserve della settimana scorsa, e quindi

  • comprendere la reazione successiva dei mercati finanziari, giovedì e venerdì

  • capire quale delle decisioni prese della Fed mercoledì scorso è davvero importante per i vostri risparmi ed investimenti

  • capire che cosa sanno alla Fed che tutti noi investitori non sappiamo (ma che noi in Recce’d possiamo intuire).

Una volta raggiunto questo risultato, allora sarete in grado di comprendere anche la “versione di comodo” della quale vi abbiamo scritto in precedenza.

Potrete capire come è costruita la “versione di comodo”, per quali finalità, seguendo quale metodo.

Ma soprattutto, nel vostro interesse, potrete capire per quale ragione la “versione di comodo (qui sotto rappresentata dallo “outlook 2026” di una delle tante banche internazionali di investimento, è nulla di più che una somma di slogan di vendita. E quindi, dal punto di vista delle scelte di gestione del risparmio, niente di più che una somma di inutili sciocchezze, spesso per voi dannose e pericolose.

Lo potete capire molto facilmente, se fate attenzione a “che cosa c’è e che cosa manca”. Ovvero: quali sono i temi e gli argomenti che la “versione di comodo” evita accuratamente di affrontare?

perché non ci sono? perché non saprebbero come spiegare, perché manderebbe in aria “tutta la “versione di comodo”. ma soprattutto, perché loro, le banche di investimento e i promotori finanziari (che si fanno chiamare “financial advisor” oppure “consulenti”) hanno tanta tanta tanta paura, oggi.

Una paura … fottuta, come dicono in Francia.

Per tutte le ultime due settimane, noi di Recce’d abbiamo dettagliato ai nostri Clienti, alla Sezione Operatività del nostro quotidiano bollettino, la nostra strategia per il 2026.

Spiegando la gestione del portafoglio modello nel 2026: quali opportunità andremo a cogliere, la asset allocation iniziale, la strategia di gestione durante l’anno. Il nostro “outlook 2026”, che non ha proprio nulla in comune con quello che avete letto nell’immagine precedente.

Non verrà dettagliata nel nostro Blog: ma come sempre vi forniamo una serie di pratici spunti per riflettere, per valutare e poi decidere.

A differenza di tutte le Reti italiane di vendita (da Mediolanum a Fineco a Fideuram a tutte le altre che conoscete) non non ci nascondiamo dietro a una “visione di comodo” e non utilizziamo mai le solite frasi come “potrebbe succedere questo, ma anche quello, oppure forse quell’altro”. Le nostre scelte sono sempre nette, forti e precise, come tutti i nostri lettori sanno.

Alcune indicazioni, pratiche ed operative le trovate proprio in questo Post. E molte, le avete lette più in alto. Chiudiamo il Post fornendovene ancora qualcuna, con il brano che segue, che Recce’d ha selezionato e raccolto per voi.

Volete mettere a punto la vostra strategia di investimento 2026? Recce’d vi consiglia di procedere nel modo che segue:

  1. buttate nel cestino la “versione di comodo” propagandata dal vostro “consulente che è pagato con le retrocessioni sui prodotti che vi vende (oppure buttatela … nel water)

  2. ragionate con la vostra testa, in particolare sui temi che Recce’d vi ha segnalato in questo Post

  3. leggete l’articolo che segue: in poche righe, trovate tutto

  4. e dopo … inizia il lavoro: utilizzate questi spunti

    • per cercare informazioni,

    • per ordinarle, e dare priorità a quelle che contano

    • per fare le vostre valutazioni (con modelli di valutazione adeguati)

    • e poi, per scegliere, ma facendo le scelte che davvero sono nell’interesse vostro e dei vostri risparmi

      • scegliete nuovi asset,

      • definite nuove percentuali,

      • datevi una nuova strategia 2026,

      • ed anche una nuova asset allocation per l’immediato

Recce’d come sempre si fa trovare pronta, a confrontarsi ed a collaborare: contattarci è molto facile, sicuro, e produce risultati concreti.

New York — 12 dicembre 2025

Wall Street ha ottenuto il taglio dei tassi che desiderava. Ma con la Federal Reserve pronta ad adottare un approccio più cauto nel taglio dei tassi di interesse nel 2026, gli investitori si trovano ora a confrontarsi con altre preoccupazioni che erano state messe in secondo piano mentre i tagli dei tassi della Fed erano al centro dell'attenzione.

I tre tagli consecutivi della Fed a settembre, ottobre e dicembre hanno aiutato i mercati a salire e a superare i timori sull'intelligenza artificiale e l'incertezza sui dazi.

Con il presidente della Fed Jerome Powell che ha annunciato che i tagli dei tassi potrebbero essere sospesi per un po', l'attenzione di Wall Street si sta spostando altrove. E l'incertezza che covava sotto la superficie diventa più difficile da ignorare quando non c'è ottimismo sul taglio dei tassi della Fed a contribuire al rialzo delle azioni.

Le persistenti preoccupazioni sull'intelligenza artificiale stanno riemergendo, mentre i recenti movimenti sul mercato obbligazionario stanno facendo riflettere alcuni investitori.

Una preoccupazione: sebbene l'IA potrebbe non trovarsi in una bolla destinata a scoppiare, c'è una reale incertezza su quanto sarà redditizia ogni azienda con enormi aspirazioni e se la spesa in corso sarà giustificata.

Wall Street sta esaminando con maggiore attenzione i risultati finanziari delle aziende di IA. Giovedì, le azioni di Oracle (ORCL) sono crollate del 10,83% dopo che l'azienda ha pubblicato risultati del terzo trimestre che hanno di poco deluso le aspettative di Wall Street.

Le azioni di Oracle sono in calo del 39% da quando hanno raggiunto un massimo storico a settembre.

"Oracle sta entrando nella fase più impegnativa dello sviluppo della sua infrastruttura di intelligenza artificiale e [il terzo trimestre] ha evidenziato la discrepanza temporale tra la spesa per lo sviluppo e la conversione dei ricavi", hanno affermato gli analisti di Bank of America in una nota.

I titoli del settore IA e tecnologico hanno contribuito a far salire il mercato negli ultimi anni. Pertanto, quando gli investitori vendono azioni, ciò può pesare sul mercato più ampio.

Quando i titoli del settore tech e IA scendono, ciò può pesare sul mercato più ampio.

Gli investitori si sono spostati verso altri settori, spingendo il Dow Jones in rialzo di 646 punti, ovvero dell'1,34%, chiudendo a un massimo storico. L'indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,21% e ha chiuso a un massimo storico.

"Non siamo sorpresi di vedere un ottimismo a breve termine nei mercati, dato che la Fed continua a tagliare i tassi nonostante la crescita economica", ha dichiarato Chris Zaccarelli, CIO di Northlight Asset Management, in un'e-mail.

"Tuttavia, riteniamo che gli occhiali rosa potrebbero scomparire quando gli investitori si renderanno conto che il percorso verso tassi di interesse più bassi potrebbe richiedere più tempo – o potrebbe non materializzarsi affatto – nella misura in cui oggi sono certi che accadrà", ha affermato Zaccarelli.

Le obbligazioni segnalano difficoltà

L'accessibilità economica – e il costo della vita – sono al centro delle discussioni sull'economia. Il presidente Donald Trump continua a criticare duramente la Fed per non aver abbassato i tassi con la rapidità che avrebbe voluto.

Il tasso di interesse di riferimento della Fed influenza i costi di finanziamento, come i tassi delle carte di credito. Ma sono i rendimenti obbligazionari a lungo termine, come quelli dei titoli del Tesoro decennali, a influenzare i costi di finanziamento, come i tassi dei mutui.

Quando la Fed taglia i tassi, le obbligazioni tendono a salire, spingendo al ribasso i rendimenti e con conseguente riduzione dei costi di finanziamento.

Ma di recente è accaduto il contrario: il rendimento a 10 anni ha appena raggiunto il livello più alto degli ultimi tre mesi, prima di scendere mercoledì.

Molti tassi di interesse sui prodotti di prestito al consumo e sugli strumenti di risparmio non sono scesi tanto quanto il tasso di interesse chiave della Federal Reserve da settembre 2024. La Fed ha appena tagliato i tassi di interesse per la sesta volta. Ed ecco spiegato il perché non notate grandi differenze nei vostri prestiti

È un segnale che gli investitori potrebbero essere preoccupati per il fatto che l'inflazione potrebbe essere un problema più persistente. (Quindi richiedono un rendimento più elevato per compensare la potenziale inflazione che intacca il loro rendimento).

Ed è anche un duro promemoria del fatto che, sebbene Trump voglia tassi più bassi, il mercato obbligazionario avrà l'ultima parola nel determinare i costi di finanziamento chiave.

Altri temi che preoccupano gli investitori obbligazionari:

  • Le preoccupazioni relative al peso del debito pubblico non sono scomparse. I rendimenti obbligazionari sono in aumento in Giappone, segnalando una tendenza all'aumento dei costi di finanziamento in tutto il mondo.

  • Alcuni investitori nutrono riserve sulla possibilità che il Direttore del Consiglio Economico Nazionale, Kevin Hassett, diventi il ​​prossimo presidente della Fed.

  • C'è ancora incertezza sulla prevista sentenza della Corte Suprema su un'ampia gamma di dazi di Trump.

"Gli investitori obbligazionari non stanno seguendo il piano di allentamento della Fed", ha affermato Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, in una nota. "Restano preoccupati per gli ampi deficit di bilancio federali degli Stati Uniti e per l'aumento del debito pubblico. Vedono che l'inflazione rimane al di sopra dell'obiettivo del 2,0% della Fed. Sono anche o assistere a rendimenti obbligazionari in forte aumento in Giappone."

Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni influenza i principali costi di finanziamento, come i tassi ipotecari.

Perché è importante?

Per Matt Maley, responsabile della strategia di mercato di Miller Tabak + Co, l'intelligenza artificiale e i rendimenti obbligazionari rappresentano due potenziali "venti contrari" per i mercati, in vista del 2026 per gli investitori.

"Dato che diventa sempre più evidente (ovvio) che il settore dell'intelligenza artificiale non sarà così ampiamente redditizio... o così rapidamente... come il mercato sta scontando, a nostro avviso ciò creerà seri ostacoli", ha affermato Maley.

Nel frattempo, "altrettanto importante" per i mercati è la prospettiva che i rendimenti obbligazionari continuino a salire, ha affermato Maley.

Rendimenti obbligazionari più elevati corrispondono in generale a maggiori costi di finanziamento, il che può limitare la spesa e l'attività aziendale, che possono contribuire a stimolare le azioni. Nel frattempo, rendimenti obbligazionari più elevati possono anche allontanare gli investitori dalle azioni.

"Questo schema di aumento dei tassi di interesse a lungo termine è molto insolito se si considera la reazione storica durante i cicli di tagli della Fed", ha affermato Torsten Slok, capo economista di Apollo, in una nota. "Il punto è che... gli investitori di tutte le classi di attività devono riflettere sul perché" questo sta accadendo.

E sta accadendo in un momento in cui le aziende tecnologiche, come Oracle, stanno accumulando debito per finanziare la loro aspirazione a costruire infrastrutture a supporto del boom dell'intelligenza artificiale. Questi costi di indebitamento potrebbero aumentare se i rendimenti obbligazionari aumentano.

"Riteniamo che il 2026 affronterà alcuni problemi reali", ha affermato Maley.

Valter Buffo
Detox. Perché si chiama Detox?
 

Le ultime due settimane hanno visto i mercati mettersi “in pausa”, dopo le turbolenze anche violente di novembre.

La verità, però, è un’altra: è sufficiente alzare un po’ lo sguardo.

I numeri non mentono mai.

Sulla Borsa di New York, da due mesi, non entra e non esce un centesimo: la Borsa di New York si è fermata a fine settembre scorso.

Come certamente tutti sapete, sulle Borse europee non si muove nulla da ben nove mesi: non esce un centesimo, ma non entra un centesimo.

E le obbligazioni? A voi raccontano che “i tassi di interesse scendono”, ma chi ve lo dice sta mentendo: e lo conferma il fatto che NESSUNO ha comperato obbligazioni, nel 2025.

Per quale ragione? Nonostante i tagli dei tassi ufficiali di interesse?

Anzi: nel 2025, come vedete bene qui, sul Bund tedesco (la famosa … “ancora di salvezza” per tanti investitori, poco aggiornati e poco informati) nel 2025 sono state più le vendite che gli acquisti.

Non ve lo avevano detto?

La fase di autentica paralisi su tutti i mercati è presto spiegata: nessuno (professionisti, fai-da-te, commentatori) sa che cosa pensare. Vince la paura. E si aspetta (finalmente!) il Detox. Tutti sono in attesa di Detox: perché non sanno da dove arriverà.

I venditori a domicilio (financial advisors, private bankers, e “consulenti pagati a retrocessioni sui prodotti) loro invece sanno che cosa dire: ma non perché capiscono la situazione, bensì perché ripetono gli slogan di vendita. Un disco rotto. Sempre le medesime storie zuccherose. Sempre tenendo occhi chiusi, orecchie tappate, e cervello spento.

Da questo punto di vista, l’importanza di queste ultime due settimane, però, è stata grande: due settimane utilissime, sia per noi gestori sia per tutti gli investitori, perché siamo tutti ritornati a leggere i dati economici per l’economia degli Stati Uniti, l’economia che influenza tutte le altre economie cosiddette Sviluppate.

La nostra analisi di questi dati è stata dettagliata ed accurata: ogni mattina, ne abbiamo scritto ai Clienti di Recce’d, allo scopo di mettere a punto lo scenario per il 2026, e le mosse di portafoglio per cogliere tutte le nuove opportunità.

In questo Post NON leggerete nulla di questo ampio lavoro di analisi. Se interessati, potete andare alla pagina CONTATTI. Contattarci è molto semplice, ed utilissimo in fasi di mercato come è questa.

In questo Post, però, prenderemo spunto dal lavoro che noi abbiamo fatto sui dati più recenti, per confrontarci con i lettori sul tema del momento, ovvero lo “scenario 2026”, che molti chiamano “outlook 2026”.

Lo faremo in un modo ovviamente sintetico, e naturalmente molto semplice, facile da comprendere.

Anche perché il messaggio che vogliamo darvi è molto semplice: nel 2025, il solo tema di mercato è stato Detox: vi sarà sufficiente vedere come hanno chiuso ieri i BTp, ed i Bund, ed i Treasuries degli Stati Uniti.

Tutto il resto? E’ solo contorno, luci abbagliati, cortina fumogena. Il contorno (incluso AI) per tutti voi investitori conta nulla. Ha contato nulla già per tutto il 2025.

Il nuovo messaggio, che vi porta questo nuovo Post, è:

sarà così anche per tutto il 2026. Almeno per tutto il 2026. Poi vedremo, per il 2027. Solo Detox conta, per investire: ed è tutto qui lo “outlook 2026”.

E ve lo dimostriamo subito.

Partiamo da una ricapitolazione della settimana che si è appena conclusa.


L'indice di riferimento S&P 500 (SP500) si sta nuovamente avvicinando al territorio record, dopo un lento ma costante rialzo nelle ultime due settimane. Tra gli sviluppi positivi figurano la probabilità di un altro taglio dei tassi da parte della banca centrale a dicembre e una nuova guida della Federal Reserve. Dopo diverse tornate di colloqui, è probabile che il Direttore Economico Nazionale Kevin Hassett sostituisca Jerome Powell il prossimo anno, spingendo la banca verso tagli aggressivi dei tassi di interesse.

A migliorare la situazione: i dati economici emersi dopo il blackout dovuto allo shutdown governativo non sono stati particolarmente significativi. L'aumento della disoccupazione è stato osservato in concomitanza con dati preoccupanti provenienti dal settore privato, mentre il settore manifatturiero ha subito una contrazione per il nono mese e la fiducia dei consumatori è calata a causa delle preoccupazioni relative all'inflazione, all'occupazione e all'economia. Oggi gli investitori riceveranno anche nuovi dati sull'inflazione, in concomitanza con la pubblicazione dell'indice dei prezzi alla spesa per consumi personali, con il tasso core che dovrebbe rimanere stabile, anche se ancora elevato.

Ciò ha rafforzato la necessità di ulteriori tagli dei tassi, portando a un'ampia crescita e a un rally con solidità. Il rialzo ha coinvolto la maggior parte dei titoli dell'S&P 500, così come i titoli a piccola capitalizzazione, come il recente record di chiusura dell'indice Russell 2000 (RTY). È interessante notare che il settore tecnologico è rimasto in gran parte escluso dal recente rimbalzo, a causa di una rotazione settoriale e delle preoccupazioni sulla concentrazione del mercato e sulle valutazioni.

"Nonostante tutto il recente clamore sull'economia negli Stati Uniti e le inquietudini geopolitiche che si sentono in tutto il mondo, sono ottimista riguardo al mercato azionario", scrive Damon Judd, leader di SA Investing Group, nel suo Market Outlook For 2026. "Dopotutto, siamo solo a circa 3 anni dall'inizio dell'ultimo mercato rialzista e i venti favorevoli della Quarta Rivoluzione Industriale, o 4IR (chiamata anche Industria 4.0), stanno appena iniziando a spingere l'S&P 500 verso nuovi massimi nel 2025, che credo continueranno per almeno un altro anno o due."

In questo Post che state per leggere, vi chiariremo:

  • perché ciò che viene detto nel brano precedente ci vede in disaccordo totale

  • perché questa serie di Post, che Recce’d ha avviato nel mese di marzo 2025, si chiama e si chiamerà ancora Detox

Partiamo dal brano precedente, là dove ci viene spiegato che “una nuova Rivoluzione Industriale è appena iniziata. Il tono, è enfatico. Le promesse si concentrano tutte su un futuro che ancora non ha una data: nel presente, invece, c’è nulla di tangibile. Ancora una volta, a voi dicono che bisogna investire su una speranza.

Ancora una volta, Recce’d invece insiste su una diversa indicazione, ovvero:

Hope is not a strategy. La speranza non è una strategia.

Investire il proprio denaro … sulla speranza è un enorme errore, per qualsiasi investitore (individuale, professionale, Istituzionale).

Chiedete ai vostri amici che fanno gli imprenditori, se ne avete: ha senso scommettere su una “speranza”?

Ora, nel Post, Recce’d vi spiegherà perché dovete difendere i vostri risparmi da questa deriva, da questa forma di isteria di massa.

Lo faremo prendendo a riferimento iniziale l’elenco dell’immagine che segue. L’autore di questo elenco ha l’intenzione di riassumere in pochi punti tutte le ragioni per cui è obbligatorio essere ottimisti ed investire i vostri rispami su una speranza.

Si tratta di argomenti molto diffusi: si tratta di argomenti utilizzati ogni giorno, allo scopo di gonfiare e rigonfiare la “bolla di tutto”. Che, come abbiamo già spiegato in dettaglio nella serie Detox, non è “la bolla di AI”, e non è la bolla del 2007-2009, e non è la bolla del 2009-2003. E’ invece una cosa più grande e più complessa, le cui ricadute saranno decisamente più ampie, rispetto a ciò che noi tutti abbiamo visto nei due episodi appena citati.

Ma torniamo adesso alla tabella, che si conclude con la domanda “che cosa potrebbe andare male?”, ovvero con la domanda “come si fa a non essere euforici?” Ovvero con la domanda “per quale ragione adesso si dovrebbe essere SHORT?” ovvero con la domanda “non avete paura di rimanerne fuori”?

In pochi minuti, ora Recce’d vi darà la risposta a tutte queste domande. Che certamente non è la risposta che l’autore di questo elenco vorrebbe sentire.

Ma è la verità, i fatti, la realtà nella quale viviamo ed operiamo.

Seguiteci: è tutto molto facile, rapido, efficace..

L’autore di questo elenco, con un raffinato lavoro di sintesi, ci vuole dimostrare che essere euforici oggi è obbligatorio, per tutti i gestori è tutti gli investitori. Forse questo è il momento migliore di tutti, per mettere i soldi in Borsa. Ottimismo, entusiasmo, euforia.

Come abbiamo detto, si tratta di un’ottima sintesi: si sintetizza, in 10 soli punti, l’argomento che viene utilizzato per “pompare” nella mente degli investitori quell’euforia che è necessaria per sostenere questa gigantesca “bolla di tutto”. Usato dai media, dalle banche internazionali, dai promotori finanziari che vengono pagati che le retrocessioni delle commissioni che voi, investitori, pagate ogni giorno sui Fondi Comuni, sulle GPM, e sulle polizze assicurative che questi signori vi vendono.

Vi raccontano che tutto sale, e tutto continuerà a salire, perché tutto va bene, anzi benissimo. Non potrebbe, letteralmente,, andare meglio: e questo per la semplice ragione che nulla può andare male. Nulla può mettersi di traverso, e nulla può frenare questa Nuova Rivoluzione Industriale.

E quindi … buttatevi dentro, amici investitori, con tutto ciò che avete. E magari, fate anche debiti, per acquistare azioni, obbligazioni, private credit, finanziamenti diretti, private equity, venture capita. Insomma, tutto. Investiti al 100%, oppure al 120%, e perché no al 140%?

Questo tipo di euforia pervade oggi la maggior parte dei mercati finanziari, ed anche a prima vista dovrebbe preoccuparvi moltissimo, amici lettori.

In questo Post, vi spieghiamo le ragioni per le quali tutto questo … semplicemente non sta in piedi. E lo facciamo in pochi passaggi.

Cominciamo da questo.


Il tasso di crescita degli utili delle Società quotate a New York, alla luce dei dati pubblicati nelle trimestrali più recenti, è stato del 13% anno-su-anno. Un dato fantastico, non c’è dubbio. Così tanto “fantastico” da risultare … fantasioso, ed allora siamo obbligati a farci qualche domanda.

Eccone alcune.

Voi avete fatto caso che negli ultimi tre anni, gli utili sono cresciuti ad un ritmo a due cifre, mentre nel suo insieme, l’economia degli Stati Uniti è cresciuta ad un ritmo del 2% l’anno?

No?

Fate adesso un calcolo veloce: se l’economia cresce del 2%, mentre gli utili crescono del 13% … da dove escono questi grandi utili aziendali?

Aggiungete poi, nella vostra mente, un secondo dato: se escludiamo dal calcolo quelle sette Aziende che chiamano Magnifici Sette, la crescita degli utili sarebbe … quanto? Non lo sapete? Ve lo dice Recce’d: sarebbe zero.

Certamente, qui c’è qualche cosa che non torna. Che insospettisce. che inquieta qualsiasi investitore.

Ma che razza di modello di sviluppo sarebbe questo? Che razza di Rivoluzione industriale?

Per rispondere, dobbiamo esaminare gli altri punti del nostro elenco.

Ve ne abbiamo già parlato. Ne hanno parlato tutti, come vi abbiamo mostrato proprio nel Blog e soltanto quindici giorni fa. La storia degli “renormi investimenti in AI” da tempo domina sui media e sui social. Voi, amici lettori, ne avete capito qualche cosa? Se lo avete fatto, certamente non è leggendo sui social e sui media, sui quotidiani e sul web, oppure ascoltando TG e GR. Forse, se avete capito qualche cosa, è grazie a ciò che Recce’d ha scritto qui nel nostro Blog.

La domanda è molto semplice: davvero molto semplice: 700 miliardi di dollari investiti in “AI” sono per noi investitori finali una buona notizia? Un’ottima notizia” Oppure no?

Voi amici lettori che opinione avete in proposito? Il vostro “consulente pagato con le retrocessioni sulle polizze e le GPM ed i Fondi Comuni”, lui che cosa ne pensa? Ed il vostro social, la vostra chat, che cosa vi dicono?

Se volete sapere che cosa ne pensiamo noi di Recce’d, la cosa più semplice è contattarci. In alternativa, rileggete i Post di ottobre e novembre 2025.

Una cosa è certa: non c’è certezza, che 700 miliardi di dollari investiti in “AI” generino un flusso adeguato di utili: è già successo in passato, in molti momenti dell’economia e dei mercati, che una “corsa all’investimento” si sia poi rivelata per ciò che era sin d’all’inizio, ovvero la ricorsa di un miraggio.

L’argomento dei “grandi investimenti” non può tenere in piedi questo “tema di investimento” che chiameremo “ottimismo euforico”. Andiamo quindi a leggere anche gli altri punti.

Al punto numero 1 del nostro elenco, si dice che siamo di fronte al “più grande boom della tecnologia dai tempi di Internet”.

Qui non servono troppe parole: erano esattamente questi gli “slogan di vendita” negli episodi precedenti:

  • nel 2000, ci dicevano che “dot.com” era "“la inarrestabile rivoluzione della tecnologia”; poi ci vollero ben 16 anni, per ritornare a quei livelli di mercato. Ben 16 anni: una intera generazione di investitori

  • nel 2007, ci raccontavano che “i prezzi del mercato immobiliare non scenderanno mai perché non sono mai scesi”; ve lo ricordate, non è vero?

Il punto numero 1 dell’elenco che stiamo esaminando è quindi, semplicemente, una delle solite sciocchezze che periodicamente vengono vendute alle masse.

Andiamo ad esaminare cose più serie.

La politica monetaria è chiaramente orientata in modo espansivo, ci dicono i punti numero 2 e 5 dell’elenco.

Per noi investitori, questa deve essere considerata una buona notizia? Il “supporto della poilitica monetaria” significa che “abbiamo le Banche Centrali alle nostre spalle”?

Proprio come nel 2021?

Ieri, 5 dicembre 2025, i dati (finalmente!) pubblicati per il mese di settembre 2025 ci hanno detto che il tasso di inflazione sta al 2,8%. In cinque anni, il 15%.

Lo avete letto ieri? Ve lo hanno detto? Che cosa ne pensate?

E’ quello che a noi investitori serve, una politica monetaria espansiva? Fa bene, al nostro risparmio? Ne siete certi?

Tanto quanto ne eravate certi solo quattro anni fa, ovvero nel dicembre del 2021? Poi invece nel 2022 dove eravate, voi con i vostri risparmi? Che cosa avete fatto, nel 2022? Che cosa pensavate voi, tre anni fa nel 2022, dei vostri risparmi?

Il suggerimento di Recce’d è di ripensarci, a tutta questa faccenda. Di rivalutare bene tutta la questione.

Magari chiedendo aiuto, a chi di queste cose ne capisce. Noi di Recce’d, ad esempio.

Informatevi: il taglio dei tassi USA, la settimana prossima, sarà una buona notizia per i mercati finanziari?

L’autore dell’elenco, invece, sembra capirne proprio poco, di come funzionano le cose quando ci si occupa di politica monetaria, tassi ufficiali di interesse, inflazione e crescita economica. E sembra anche essere di memoria corta

Insomma, fino a qui proprio non ci siamo: l’elenco non raggiunge i suoi obbiettivi, la storia dello “ottimismo euforico” proprio non sta in piedi. Ma proseguiamo nell’esame dell’elenco.

Al punto numero 3, leggiamo che Trump sta per annunciare il nuovo candidato a sostituire Powell alla Federal Reserve (che si chiama Hassett, e di cui Recce’d poi scriverà, ma in una altro nuovo Post)..

Anche in questo caso, noi che abbiamo a cuore il nostro risparmio, ed il risparmio dei Clienti di Recce’d, siamo costretti a domandarci: ma questa, è una buona notizia?

Noi in Recce’d non abbiamo certo dimenticato il Liberation Day dello scorso aprile (le tariffe), la reazione dei mercati finanziari del Mondo intero, e la totale marcia indietro di sette giorni dopo.

Anche questo argomento, come i precedenti che abbiamo appena esaminato, non sostiene la visione euforica ed entusiasta del futuro dei mercati finanziari, come era nelle intenzioni di chi ha redatto questo elenco.

Cerchiamo quindi negli altri punti: vediamo se nel suo insieme questo “ottimismo euforico” regge alla prova dei fatti.

Come leggete nell’immagine sopra, dei 10 punti di questo elenco ben 3 fanno esplicito riferimento all’attività del Presidente Trump: definito il Presidente più “pro-mercato” di sempre.

Forse chi ha redatto questo elenco è influenzato dalle sue personali simpatie politiche. A noi di Recce’d interessano unicamente i fatti: nel nostro mestiere non esistono “simpatie politiche”, abbiamo simpatia unicamente per i risultati.

Il Presidente Trump, nel primo anno della sua seconda Presidenza, si è contraddistinto per una attiva e profonda interferenza nella vita delle Aziende americane, e non soltanto imponendo pesanti tariffe: per decisione del Presidente Trump lo Stato americano ha investito denaro pubblico in Aziende di alcuni settori, ma non in altri settori; IL Presidente Trump è intervenuto direttamente sulla dislocazione degli impianti industriali, sul prezzo di beni e servizi (dall’energia ai farmaceutici), persino sulle pubblicità di alcune aziende. Per non parlare poi del settore delle crypto valute. Decisamente, i fatti ci dicono che Trump è un Presidente anti-mercato, portatore di atteggiamenti di dirigismo economico ben più vicini alla tradizione dei Paesi a economia centralizzata che ai Paesi fedeli alla dottrina del libero mercato.

Come vedete, fino a qui proprio non ci siamo: questo elenco di dieci punti non regge in piedi l’edificio che voleva costruire.

Ma andiamo avanti: e vediamo il punto decisivo.

Fate massima attenzione. perché tutto, ma proprio tutto, ruota intorno agli ultimi due punti.

Se avete seguito la serie Detox di Recce’d, ci siete già arrivati da soli.

Ai punti 8 e 10, si scrive di un deficit dello Stato americano di 2000 miliardi di dollari l’anno, e poi del ritorno degli stimoli all’economia anche in altri Paesi attraverso la spesa in deficit degli Stati. Tutto questo, ovviamente, va ad aumentare il debito.

Lasciamo questa volta al lettore di fare i ragionamenti conclusivi: proponendo per chiudere alcune domande che riguardano proprio i punti dell’elenco:

  • se davvero siamo in un boom tecnologico come dice il punto 1, che necessità c’è di stimoli economici con nuovo debito (punti 8 e 10)?

  • se davvero siamo in un boom economico come ci dice il punto 1, per quale ragione si taglia il costo del denaro come ci dice il punto 2?

  • se davvero siamo in un boom economico come ci dice il punto 1, per quale ragione Trump è così tanto infuriato con l’attuale Chairman della Banca Centrale? di che cosa ha paura Trump? (al punto 3)

  • se davvero gli “enormi investimenti” in strutture per “AI” sono necessari ed urgenti come ci viene spiegato, per quale ragione non ci viene spiegato come verranno generati quegli utili che sono necessari per rimborsare un “enorme debito” come questo?

  • per quale ragione questi “enormi investimenti” sono effettuati da un numero ristretto di Aziende (i Magnifici Sette), e sono diretti verso questo stesso ristretto numero di Aziende? Si tratta di un “giro dei soldi” che … somiglia ad un “giro del fumo”?

  • per quale ragione la Banca Centrale americana oggi interrompe la politiche di riduzione del suo attivo (QT), dopo che solo pochi anni fa a noi investitori era stato spiegato che gli acquisti di titoli (QE) erano misure “temporanee e transitorie” a cui sarebbe “certamente” seguito un ritorno rapido alla situazione precedente?

  • ed infine: da dove viene quel 13% di utili che crescono in un’economia che cresce molto lentamente? Quanto resterebbe di quel 13% se lo Stato azzerasse il deficit annuale, rispetto ai 2000 miliardi di dollari di oggi? E che cosa resterebbe della crescita dell’intera economia?

Provate voi, amici lettori, a dare una risposta a queste domande. E subito dopo, andate a rivedere in che modo avete investito, oggi, il vostro risparmio.

Se avete dei dubbi, chiamateci: Recce’d vi presenterà nel dettaglio una proposta alternativa alla vostra attuale gestione del risparmio.

Una proposta trasparente, efficiente e redditizia. Facile da comprendere, e facile da realizzare. Senza polizze, senza Fondi Comuni, e senza GPM: fuori tutta quella roba.

Ovvero: ciò che vi serve, nel dicembre 2025, prima che arrivi quella grande onda che ormai anche voi vedete all’orizzonte.

Valter Buffo