La valanga si è staccata: chi colpirà?
 

Tutto come previsto: tutto normale. O meglio: tende verso il normale, ma ancora non ci siamo.

Tutto come previsto: previsto da noi di Recce’d, ovviamente.

In Italia, da nessun antro. Nessuno. Ancora 60 giorni fa, nessuno ne scriveva o ne parlava. Il tema per il pubblico in Italia non esisteva: o meglio, era sto del tuto rimosso: dai social, dai media, dal TG, dal GR, e dalle Reti di promotori finanziari tra le quali citiamo ad esempio BNP Paribas, UBS, Banca Generali, Fideuram, Fineco, Mediolanum, ed Allianz. Ma tutte quante fanno esattamente lo stesso mestiere allo stesso modo, e quindi citare l’una oppur el’altra nei fatti cambia nulla.

Per nessuno ancora fine luglio, il tema esisteva. Zero. Tutti zitti.

Poi … è arrivato agosto 2026. E tutti giù a parlare e a scrivere. Mai prima: solo dopo.

Questa, si chiama mistificazione: si chiama distorsione intenzionale della realtà.

Non si tratta di semplice ignoranza, di semplice non conoscenza dei mercati. NO: qui si tratta di un esempio lampante di come si voglia, solo e sempre, “tenere la gente tranquilla”. A che scopo? Beh, ma è ovvio: di guadagnare alle spalle dei risparmiatori, costringendoli all’ignoranza.

Ora, d’improvviso, si parla però solo di quello: del debito.

Ma come, perché ora: i numeri del debito,60 giorni fa, nel Mondo ed in Italia, erano esattamente gli stessi numeri. I fatti, erano esattamente i medesimi. Non è cambiato proprio nulla, tra il 31 luglio ed il 4 ottobre. Perché vi hanno mentito? E continuano oggi ancora a mentirvi?

Noi di Recce’d con i nostri lettori ne scrivemmo, con dettaglio, dati, informazioni ed analisi di alta qualità (sopportata dalla nostra vasta rete di esperti della materia) tra il mese di marzo del 2025 e l’inizio del febbraio 2026.

Potrà esservi molto utile rileggere la nostra serie di Post, quella che si chiama Detox e che parla esattamente di questi temi (insieme ad altri) con 18 mesi di anticipo sui media tradizionali ed i social media.

Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 4 ottobre 2026 si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.E poi in tutti i Post che Recce’d ha regolarmente pubblicato, settimana dopo settimana, in agosto e settembre del 2026, nel nostro Blog. grazie al lavoro di un team di analisti, operatori di mercato ed esperti di geopolitica che Recce’d ha costruito nel tempo e che non ha eguali in Italia (e non soltanto in Italia).

Da allora, Recce’d ha detto al suo lettore. attenzione che Detox ormai è già successo: per i vostri risparmi, per la vostra asset allocation, per le scelte di gestione, per la futura strategia di investimenti, dovete urgentemente occuparvi di ciò che verrà dopo.

Qualcuno ci seguì su questa strada, ed il suo portafoglio titoli oggi ne beneficia. Altri hanno scelto di dormirci sopra. ma oggi hanno perso il sonno, e vedono il risultato di questa pigrizia mentale nel rendiconto al 30 settembre.

Nei mesi di agosto e di settembre, poi, un certo numero di Post è stato ancora dedicato al debito, ma in una chiave diversa, che guarda non a ciò che è già successo bensì anche al domani. Temi ai quali l’investitore oggi deve assolutamente guardare con attenzione, se ha a cuore il destino del proprio risparmio, le performances dei propri titoli, Gondi, GPM, polizze e BTp o Bund. ma lo deve fare oggi: anzi, oggi è già tardi.

Temi dei quali abbiamo molto da dire, ma non lo faremo oggi in questo Post per due valide ragioni:

  • la prima ragione è che abbiamo poco tempo in questi giorni, perché dato il fragile equilibrio dei mercati in tutto il Mondo dobbiamo lavorare sui portafogli modello dei Clienti;

  • e poi la seconda ragione è che l’attualità, ed il rispetto che dobbiamo dedicare al nostro lettore, ci costringono ad occuparci invece del trash.

La valanga del trash infatti è già partita, e si è staccata subito: è stata la prima a scivolare verso valle. Dopo mesi ed anni passati ad ignorare del tutto il debito, il deficit ed i tassi, senza MAI mettere gli investitori sull’avviso di un problema più che visibile, la valanga dei media adesso si è messa a correre, sommergendo gli investitori con una massa di trash.

Tutti oggi si sono scaldati, eccitati, allarmati ed elettrizzati, alla ricerca affannosa di spazio e di click, e di allocchi ovviamente: ed il fatto che tutti questi “esperti” si siano mossi solo ad agosto 2026 e poi a settembre 2026 è la dimostrazione migliore che … questi non ne capiscono assolutamente nulla.

Noi invece vogliamo proteggere il lettore di Recce’d: ed anzi, noi vorremmo spingerlo a ribellarsi. A smetterla di ascoltare questa gente, almeno, quando si tratta dei soldi investiti sui mercati finanziari: perché questa gente, dai social ai TG, dai quotidiani ai GR, agisce per il vostro danno, fa gli interessi di ALTRI, che non siete voi, e non siamo noi, investitori finali.

Loro invece devono (ed in molti ce lo hanno ripetuto in più occasioni) “fare sistema”, Agire come sistema, proteggere il sistema, mentire per “fare sistema”: perché loro stanno in piedi soltanto se “il sistema” li regge in piedi.

Noi di Recce’d, invece, al “sistema” non dobbiamo nulla: e se per caso, questo “sistema” fosse incrinato, e subentrasse un nuovo “sistema”, la nostra occupazione non sarà mai e poi mai quella di “fare sistema”, ma unicamente quella di fare rendere al meglio gli investimento dei nostri Clienti, attraverso i portafogli modello, proteggendo allo stesso tempo i risparmi dei Clienti dalle valanghe, e dalla valanga del trash in primo luogo.

Ecco spiegata la scelta di Reecce’d di dedicare questo nuovo Post proprio alla valanga del tarsh che si è scatenata tra agosto e settembre 2026 sul tema del debito e dei tassi.

Come ogni altra volta, noi presentiamo attraverso il Post che state leggendo un qualificato lavoro di analisi, basato però unicamente sui fatti: noi non ci affidiamo a congetture, noi (a differenza degli altri) non vendiamo miraggi e fantasie, noi di Recce’d non vi anticipiamo la “vita su Marte”, noi più banalmente ci affidiamo ai fatti.

Noi di Recce’d, a differenza degli altri, i fatti li conosciamo, e da anni. Li abbiamo raccolti con ordine, poi abbiamo definito le priorità, poi abbiamo anche scelto un modello aggiornato di valutazione per i fatti e per i dati, e poi abbiamo valutato bene i dati in modo da aggiornare le valutazioni, ed infine sulla base di valutazioni aggiornate abbiamo fatto le nostre scelte per i portafogli modello.

Questo, è il nostro mestiere: il lavoro di ogni giorno. Ed è per questo che siamo unici. Ed è per questo che i nostri risultati (i risultati, la performance dei nostri portafogli modello) sono soldi e migliori della media. Solo per questo.

Le Reti di promotori finanziari, da Mediolanum a BNP Paribas, a Banca Generali ed UBS fino Fideuram, NON fanno questo lavoro: non lo saprebbero fare, ma soprattutto non è nel loro interesse farlo.

Il loro solo interesse, la loro ragione di vita, è vendere a voi investitori i Fondi Comuni, i Certificati, le GPM, le polizze assicurative, che poi a loro retrocedono le commissioni che voi, amici lettori, pagate senza esserne informati. A loro, se poi voi guadagnate oppure perdete con il vostro portafoglio di Fondi Comuni di Investimento, interessa nulla, non è nei loro “budget di vendita”: voi amici lettori dovete pagare le commissioni, perché loro devono pagare il leasing e l’affitto mensile e le vacanze esotiche.

Voi, amici lettori, siete nel recinto, e dovete essere munti regolarmente. In momenti come questoi, tutti se ne rendono conto: perché siete stati prima ingannati e poi abbandonati a voi stessi. Lo dimostriamo anche con questo Post.

I social, i GR, i quotidiani, i TG, ed in generale i media, loro “fanno sistema”, e sostengono SEMPRE, anche di fronte all’evidenza contraria, il “sistema”: ad esempio negando anche di fronte all’evidenza, l’esistena di un “problema debito” fino al 31 luglio 2026. Data in cui, notatelo di nuovo, i numeri del debito erano esattamente gli stessi di oggi.

Ed ecco spiegato, grazie ai fatti degli ultimi 60 giorni, che cosa è INVESTIRE.

Perché investire è proprio questo; ovvero vedere prima della massa l’esistenza di un problema, e posizionare il proprio portafoglio di conseguenza, prima che si muovano le masse.

Questo è il SOLO modo di investire con successo, controllando allo stesso tempo i rischi di portafoglio.

Ed è esattamente per questo che voi, amici lettori, siete chiamatia DIFENDERVI ed a PROTEGGERE il vostro rispamio dalla valanga del trash: che punta invece a farvi agire IN RITARDO e a confondere ulteriormente le vostre idee. Come non vi aiutavano certo a capire, nel mese di lugio, e giugno, e maggio, ed aprile, e così via) di certo non vi aiuteranno oggi.

Lo documentiamo, come sempre facciamo, in questo nostro nuovo Post, con esempi concreti, e molto significativi.

Partiamo subito con un video, dal Corriere della Sera, che vi chiediamo di vedere ed ascoltare. Lo potete fare cliccando sull’immagine che trovate qui a lato.

Che cosa ci trovate di notevole, in questo video? Che dopo molti anni, il principale, e più qualificato, quotidiano italiano ha fatto una scoperta importante: è possibile, e può succedere, di PERDERE sui Titoli di Stato.

Un fatto storico: epocale. Un media nazionale, e qualificato ed importante, costretto a fare marcia indietro pubblicamente. Costretto dalla realtà, ovvio. Non è stata una loro scelta: non si poteva evitare.

Questo solo titolo vi conferma che tutti siamo in una Nuova Era, che Recce’d vi aveva anticipato fin dal 2023.

Subito sotto, proseguiamo con un articolo pubblicato la settimana scorsa a Il Giornale, che offre sia un condensato riassunto della situazione attuale, sia alcuni brevi commenti, che vale la pena di leggere e poi commentare.

Sui mercati è arrivata la tempesta che colpisce prima di tutto i bond, i titoli obbligazionari, a partire da quelli di Stato.

Due numeri: in Usa il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 5,3% e il trentennale il 5,7%, ai massimi da 24 anni. In Europa il Bund 10 anni ha superato il 3,6%, massimo dal 2008, l’Oat francese a 10 anni è a un passo dal 5%, il nostro Btp a 10 anni è arrivato al 4,7%. Per chi non fosse allenato sul funzionamento dei bond, ricordiamo che tra prezzo e rendimento, quando la cedola è fissa (quindi non indicizzata), esiste una correlazione inversa: se un Btp vale 100 euro e ha una cedola annuale di 2 euro, significa che rende il 2%; ma se i rendimenti di mercato aumentano, per ipotesi raddoppiano al 4%, dal momento che la cedola resta di 2 euro, per adeguarsi al mercato il prezzo dovrà anch’esso dimezzarsi e il nostro Btp crollerà a 50 euro (2 euro su 50 è un rendimento del 4%). Ecco quello che sta accadendo sui mercati. E i motivi sono presto detti:

La guerra con l’Iran e petrolio a 100 dollari non è finita in pochi mesi ed è lo scenario peggiore per i prezzi dell’energia. Questi stanno spingendo l’inflazione ovunque. Nell’Eurozona i prezzi dell’energia ad agosto erano del 14,3% più alti di un anno prima, e l’inflazione complessiva è salita al 3,3% dal 2,9% di luglio, ben sopra l’obiettivo del 2% della Bce. Negli Usa pesa un’inflazione di fondo che non scende. Le banche centrali sono quindi tornate ad alzare i tassi a breve dopo due anni. Negli ultimi tre mesi hanno alzato i tassi le banche centrali di Australia, Eurozona, Giappone, Norvegia e Stati Uniti. La Fed ha già portato il tasso al 4%, e il mercato sconta pienamente un altro rialzo di 25 punti base entro l’anno. In Europa le attese di ulteriori strette Bce si estendono fino al 2027. C’è poi il tema dei debiti pubblici, saliti a dismisura soprattutto negli Usa. Sul mercato dei Treasury pesano il peggioramento delle finanze pubbliche, il debito in crescita e riacquisti di titoli da parte del Tesoro più deboli del previsto. Per assorbire nuovi titoli, il mercato chiede rendimenti più alti: una recente asta del 5 anni Usa è risultata la seconda peggiore per un indicatore della domanda dal 2018.

Di fronte a un tale quadro non bisogna però disperarsi. Una pace in Iran aiuterebbe a raffreddare prezzi e inflazione. Ma soprattutto bisogna pensare che i rendimenti nominali al 5% cominciano a essere una buona occasione per investire nel lungo periodo. Serve anche vedere il bicchiere mezzo pieno. L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura, diceva un presidente Usa quale Franklin D. Roosevelt, è la paura stessa.

Nell’ultimo paragrafo qui sopra, potete rileggere frasi che avrete già letto migliaia di volte.

Queste invocazioni all’ottimismo, un ottimismo cieco, ottuso, stupido, sono state proprio il tratto caratterizzante dell’epoca appena finita: un irresponsabile e ottuso illudersi che siamo arrivati alla “fine della Storia”, ovvero alla “fine del tempo”, ovvero alla “fine di tutte le recessioni”, ovvero alla “fine di ogni problema”: grazie alla Mano Santa che, dall’alto, vuole i bene di tutti e di ognuno, e che lo fa in modo del tutto disinteressato.

Facendo diventare tutti istantaneamente più ricchi: e soltando spingendo su un bottone! A costo zero!

La politica, in tutto il Mondo Occidentale, è immediatamente aderito con grande entusiasmo a questa visione delle cose, propugnata da Draghi e Bernanke, e poi da Yellen e Lagarde.

La “fine di ogni problema in economia” e la “ricchezza per tutti a gratis”: noi investitori iniziamo oggi a vederla in modo diverso, ed a temere che si sia trattato di un “fine vita”.

Ancora oggi, però, è concesso di circolare a chi, nonostante la grave lezione impartita dai mercati finanziari, propugna la strada del fare sempre più debito e spingere sempre di più sulla “crescita” (quella che sarebbe dovuta arrivare già nel 2014, ricordate?): un grido disperato, di chi non trova altre vie né altre soluzioni che sprofondare sempre di più lungo la medesima strada. E si badi bene che non è soltanto Trump ad inseguire questa illusione folle: c’è anche Draghi, ad insistere.

Proprio come se anche lui (anzi soprattutto lui) non realizza e non si rende conto: che in gioco c’è la stabilità del sistema stesso, e che il rischio è che gli Stati non siano più in grado di pagare le pensioni.

Come dite? A voi questa sembra la trama di un film apocalittico?

Anche il Treasury al 5%, solo tre anni fa, a voi dicevano fosse soltanto “una leggenda, messa in giro da chi semina pessimismo e paura: dai gufi di mestiere, i profeti di sventura”. Adesso quelle medesime persone devono tutte rimangiarsi ciò che dicevano anche soltanto 12 mesi fa.

Purtroppo, dobbiamo segnare a chi ci legge che neppure questa dolorosa esperienza sui Titoli di Stato ha fatto mettere giudizio ai propagandisti del debito: e non ci riferiamo unicamente ai social-chiacchieroni, e neppure soltanto ai quotidiani ed ai TG, ma neppure ai venditori di “prodotti finanziari” porta-a-porta. Purtroppo, anche tra i decisori ci sono molti, moltissimi, che proprio non hanno ancora capito. Quelli che proprio non hanno mai capito: neppure quando erano loro, a decidere: purtroppo per noi investitori, che oggi paghiamo il prezzo di quelle decisioni sconsiderate e irresponsabili.

Un esempio concreto lo trovate qui sotto: parole e musica di Mario Draghi, 1 ottobre del 2026. Articolo di La Repubblica.

Draghi: “L’Europa metta al centro la crescita. No a tassi troppo alti”

di Filippo Santelli

Mario Draghi 

L’ex presidente della Bce avverte: “Per la sostenibilità dei debiti non sarà sufficiente la disciplina fiscale, serve lo sviluppo”. Un messaggio ai politici europei: “Avanti con l’agenda comune”. E uno a Francoforte: “Stabilizzare l’inflazione non indebolisca l’economia”

ROMA – L’Europa deve mettere al centro delle sue politiche la crescita. Lo devono fare in maniera “esplicita e condivisa” i “legislatori europei e nazionali”, spiega Mario Draghi, portando avanti un’agenda di riforme – quella del suo rapporto – che completi la costruzione dello spazio economico comune. E lo deve fare, pur restando fedele al suo mandato di guardiano dell’inflazione, anche la Banca centrale europea, assicurandosi che i tassi “non siano più alti del necessario”. Un avvertimento attualissimo, nel momento in cui la Bce è nel mezzo di una stretta monetaria con cui sta cercando di arginare gli effetti sui prezzi dello shock energetico scatenato dalla guerra in Medio Oriente: due rialzi da 25 punti già decisi, con i mercati che se ne aspettano altri quattro tra la fine di quest’anno e il prossimo.

Come spesso succede, l’intervento di Draghi plana nell’attualità partendo da un tema molto alto e – almeno in apparenza - teorico. In questo caso sono le riflessioni sul rapporto tra politiche monetarie e politiche fiscali di Karl Brunner, economista svizzera e padre della teoria dei prezzi a cui è dedicata la lettura che l’ex governatore della Bce è chiamato a dare all’Eth di Zurigo. Per Draghi la grande intuizione di Brunner, incarnata nell’architettura dell’eurozona, resta valida: una banca centrale può mantenere la stabilità monetaria solo se i governi tengono i loro debito sotto controllo. La differenza è che, spiega, oggi sono cambiate le condizioni: il solo rispetto delle regole fiscali non può bastare a gestire l’indebitamento. I fatti di queste settimane mostrano infatti che il livello dei tassi pagati dai governi – ai massimi da 15 anni – risente ormai di dinamiche globali che esulano dalla disciplina di bilancio dei governi. Per non veder finire l’indebitamento fuori controllo (la “r” più alta della della “g”, come da gergo degli economisti) all’Europa serve più crescita.

L’impresa non è impossibile. Se è vero che l’Europa ha “margini d’errore molto stretti”, visto che la sua crescita potenziale è poco sopra l’1%, ci sono le leve per rilanciarla. L’adozione dell’IA, spiega Draghi, può aggiungere circa mezzo punto di produttività e altrettanto il completamento del mercato unico. Il primo messaggio, il ritornello di Draghi in questi due anni, è quindi di nuovo per governi e autorità europee. “La crescita deve diventare un obiettivo esplicito condiviso da tutti i governi”, portando avanti le riforme sovranazionali delineate nel suo rapporto e poi diventate una roadmap europea: completamento del mercato unico, unione dei mercati dei capitali, produttività.

Ma il secondo messaggio, che per certi aspetti suona più inedito, è rivolto alla Bce. Dice Draghi, sulle orme di Brunner, che il compito di una Banca centrale non è sostenere la crescita. La sua priorità deve essere “controllare l’inflazione”. Ma facendo questo deve evitare di rendere la crescita più debole del necessario, “far sì che la traiettoria dei tassi non sia più alta di quello che richiede stabilizzare l’inflazione nel medio termine”. Il messaggio parla direttamente alle complesse scelte che la Bce guidata da Christine Lagarde (ma per quanto?) ha di fronte. E anche al modo di comunicarle, al momento fermo al mantra delle decisioni prese volta per volta sulla base dei dati: “Quando gli shock sono frequenti e complessi garantire il percorso ideale dei tassi è soprattutto un problema di comunicazione: i mercati devono capire come la Banca centrale reagirà in ogni diverso scenario. La qualità più importante è l’abilità di spiegare”. Se non è un pungolo a Lagarde, rischia di sembrarlo.

Queste le idee messe sul tavolo da chi, oggi, pensa soprattutto a mantenere in piedi il “sistema”, un “sistema” che fa il gioco e la convenienza della sua persona e della stretta cerchia dei suoi “beneficiati”: certamente non quella di noi che abbiamo investito ed investiamo sui mercati finanziari. Quei mercati finanziari che Draghi, insieme a Bernanke, Yellen, Lagarde e Powell hanno usato come straccio da pavimenti, da utilizzare per ripulire, e poi da gettare via se non serve più.

Ma il mercato, che non è uno straccio per le pulizie, prima di soffocare, prima di essere eliminato, si è ribellato. ha reagito.

Con quali conseguenze?

Nessuno può dirlo, oggi: la slavina si è messa in movimento, e travolgerà … il primo che le capita sotto. Questo, oggi non si può più scegliere.

Ma non travolgerà tutti: chi si è mosso per tempo, chi si è attrezzato, chi ha capito la pericolosità della slavina con anticipo, chi ha già fatto le mosse giuste, può persino salvarsi, e stare decisamente meglio dopo che la slavina sarà passata.

ma per il momento (come abbiamo scritto sopra) nel Post che state leggendo noi di Recce’d abbiamo scelto di fare focus sulla slavina stessa. La slavina delle opinioni distorte, delle falsità, e delle nuove illusioni che sono precipitate in questi due ultimi mesi su tutti noi investitori: propagandate dai venditori porta a porta di Fineco, Mediolanum, banca Generali, Allianz, e tutta la compagnia cantante delle Reti di vendita; e poi dai social, dai quotidiani, dai Tg e dai GR.

Noi ora prendiamo in esame un articolo del Corriere della Sera.

Se la scelta nostra scelta cade sul Corriere della Sera, è perché il Corriere della Sera a tutto oggi rimane il media più autorevole ed affidabile in Italia.

Detto questo, rimane un media, con tutti i limiti e le debolezze del mondo dei media nel nuovo millennio. Sommersi, tutti dai debiti, e foraggiati (alcuni in modo diretto, altri in modo indiretto ma sempre sostanziale) dal denaro pubblico, ovvero dalle tasse di noi cittadini, i media hanno da decenni perso ogni indipendenza, e ci dicono e scrivono … quello che … si deve scrivere e dire, per compiacere. I media come fabbrica del consenso. L’obbiettivo dell’informazione, ormai, è stato abbandonato, e da molto tempo.

Per ciò che riguarda poi i social media, l’obbiettivo dell’informazione ovviamente non è mai esistito: la distorsione e la mistificazione sono i soli obbiettivi perseguiti attraverso i social, e questo fin dal primissimo giorno. Distorcere, illudere, ingannare, creare miraggi e falsi miti. Questo è ciò che ha fatti ricchi i social media, e quindi i Big Tech.

Anche di questo, oggi abbiamo già iniziato pagare un prezzo (persino di vite umane): ed anche questo, però, oggi è entrato in una Nuova Era, testimoniata dalle recenti condanne civili (pagamento di enormi sanzioni). Alle quali ci auguriamo che segnano, presto anche condanne penali.

Fatta questa premessa, l’articolo del Corriere della Sera noi lo abbiamo selezionato perché firmato da due autorevoli e competenti giornalisti: proprio per questo merita la vostra attenzione: non solo la lettura, ma soprattutto una analisi di come è stato scritto e costruito, e di quali messaggi intende mandare a voi, proprio a voi investitori.

E la prima segnalazione, che questo articolo merita, riguarda proprio il sottotitolo: attraverso il quale de Bortoli e Manca informano i lettori che “c’è una grande quantità di debito in giro”

Agli amici de Bortoli e Manca, che ovviamente hanno tutto il nostro rispetto, noi di Recce’d oggi chiediamo quanto segue: per il rispetto che è dovuto ai lettori del Corriere, questa frase non andava forse scritta nel mese di luglio del 2026? Magari, ad aprile del 2026? Magari a dicembre del 2025? O forse nel gennaio del 2025? Noi di Recce’d lo abbiamo fatto.

Non sarebbe forse risultata, anni fa, davvero utile per le difficilissime scelte che i lettori del Corriere della Sera? Per quale ragione non avete scritto queste parole 24 mesi fa? Forse, amici de Bortoli e Manca, vi siete fatti vincere dalle paure. La paura di essere chiamati “gufi”? La paura di essere accusati di essere “profeti di sventura”, forse?

Perché, carissimi de Bortoli e Manca, i numeri del debito erano esattamente i medesimi, nel mese di luglio del 2026, ad aprile del 2026, a dicembre del 2025, e anche nel gennaio del 2025, e prima. E voi, entrambi voi, lo sapevate benissimo.

E per fare informazione (quella vera) serve coraggio.

Di debito ce n'è tanto in giro. Indebitati sono gli Stati, emettono obbligazioni i grandi del tech. Ma le dimensioni, che si tratti dell'America o dei colossi dell'intelligenza artificiale, non garantiscono dai rischi. Nell'edizione di questa settimana ci occupiamo di questo e di spread e concorrenza. Perché lo spread e i tassi sono figli dell'inflazione provocata dalle mosse del Trump II, dai dazi alla guerra in Iran. E oltre al rialzo dei tassi la concorrenza è una delle poche armi efficaci per frenare la corsa dei prezzi.

Se voleste comprare un titolo di Stato adesso qual è la regola da tenere sempre a mente?

Due fotografie scattate alla Casa Bianca — sempre più un palcoscenico e sempre meno un’istituzione — sono emblematiche del nostro tempo. La prima è recente. Vede il presidente degli Stati Uniti circondato da tutti i grandi protagonisti della corsa all’Intelligenza artificiale (Ai): da Huang (Nvidia) ad Altman (OpenAi), da Amodei (Anthropic) a Zuckerberg (Meta) e via di seguito. Non è la prima volta che ciò accade. Ma lo scatto ha fornito l’occasione all’economista francese Gabriel Zucman, autore della proposta di tassazione dei grandi capitali (che pare ispirare anche il campo largo italiano), di stimare su «X» gli imponibili fiscali di tutti i presenti. La massima concentrazione di Paperoni di tutti i tempi (compreso Trump che, pur povero al confronto con i suoi ospiti, non se la passa malissimo). Un gettito fiscale complessivo ipotetico e stellare.

La seconda immagine è del febbraio dello scorso anno e vede riuniti nell’ufficio ovale, intorno al padrone di casa, i principali esponenti delle confessioni religiose americane. Sono assorti, quasi in trance, in una preghiera officiata da Paula White-Cain, imprenditrice della «fede del denaro». La massima concentrazione di pastori d’anime. Sono due mondi distanti ma fino a un certo punto. Il settore high tech appare, non raramente, preda di una visione fideistica dell’economia e della finanza.

I suoi protagonisti, onusti di fama e denaro, si comportano non raramente come se fossero investiti da una specie di missione evangelica della tecnologia. Le varie chiese o sette sfruttano abilmente gli strumenti digitali e la stessa Intelligenza artificiale per fare proseliti. 

Addirittura, sostenendo l’esistenza di una «teologia della prosperità». Chi è ricco lo è perché merita di esserlo. Due fenomeni ormai caratteristici. Tutto si polarizza. Le posizioni moderate, in politica, hanno minore presa. Convincono di meno perché realisticamente promettono poco. Non fanno sognare, ma non illudono.

In parallelo, sul versante dell’innovazione, c’è spazio, attenzione, risorse, quasi solo per le avventure più estreme. E, nello stesso tempo, più affascinanti, anche se qualche volta distopiche. Certo, siamo sulla frontiera inesplorata del progresso, dunque tutto è benvenuto. La fiducia, o meglio la fede, nelle gesta dei protagonisti più affermati, è però assoluta. E forse un filo pericolosa.
In questi giorni si è sviluppato un dibattito, che speriamo non rimanga confinato a un ambito accademico, sui pericoli della concentrazione. In perfetta controtendenza rispetto alla necessità, sentita con particolare affanno soprattutto dagli europei, di creare soggetti, nell’economia e nella finanza, con masse critiche sempre più rilevanti. 

In un articolo su Il Sole 24 Ore, Donato Masciandaro e Gianmarco Ottaviano, si domandano se Nvidia non svolga un ruolo sistemico simile a quello della Federal Reserve, cioè della più grande banca centrale del mondo. Una similitudine che entrambi tendono a respingere ma che non è così improponibile. La Fed fornisce liquidità monetaria. Nvidia determina l’offerta di «liquidità di calcolo». Paragone suggestivo. «La prima può accelerare o frenare, la seconda può solo accelerare». In questa esagerata sintesi vi è tutta la pericolosità del momento che stiamo vivendo.

Chi accelera ha bisogno di una grande leva finanziaria. Il «collaterale» cioè la garanzia, è una tecnologia, quella dei microprocessori di cui è rapida sia l’evoluzione sia l’obsolescenza. Forse è anche questa una delle ragioni che spiegano perché molti dei partecipanti alla prima «foto segnaletica», chiedano alla politica di «frenare» l’Intelligenza artificiale. Preoccupati più della sostenibilità dei loro bilanci che dei destini del resto dell’umanità.

Un altro importante contributo, sempre sul tema della concentrazione (geografica, settoriale, proprietaria, dimensionale), è apparso su Economia e Management di questo mese. E lo ha scritto Maurizio Dallocchio.

La prima criticità riguarda il debito mondiale. Prima di tutto statale. Il Fondo monetario prevede per il 2031 un debito lordo vicino al 142% del Pil per gli Stati Uniti e al 127% per la Cina. «Una quota crescente di domanda mondiale dei capitali — scrive Dallocchio — proviene da pochi emittenti sovrani enormi». Ciò spinge all’insù i rendimenti e il costo del denaro, fa tremare il mercato obbligazionario. Quello che è accaduto in questi giorni sui titoli di Stato di molti Paesi europei. Ma ci sono anche i privati. Sono fortemente indebitati anche loro. Con una «piccola» differenza. Chi è grande, soprattutto nell’high tech, raccoglie capitali più facilmente, a tassi più bassi di alcuni stati. Altri settori meno attraenti, ma non privi di importanza economica con ritorni non disprezzabili, soffrono una rarefazione del credito. 

L’ultimo rapporto Mediobanca mette in chiaro le difficoltà di finanziamento bancario di molte imprese europee, spesso di quelle che si vorrebbe far crescere e aggregare. «A settembre 2026 — nota ancora Dallocchio — le prime otto società mondiali si avvicinavano complessivamente a un valore di circa 30 mila miliardi di dollari; circa dodici volte il corrispettivo delle prime otto nel 2005». Secondo la Fed — come ha riportato Vittorio Carlini su Il Sole 24 Ore — nel secondo trimestre del 2026 lo 0,1 per cento dei superricchi è arrivato a possedere, tra corporate equity e mutual fund share, ben 16 mila e 154 miliardi di dollari contro i 12 mila 360 miliardi di un anno prima.

Qual è il problema, allora? «La dimensione viene confusa con l’assenza di rischio». C’è anche una concentrazione proprietaria. E siamo sempre alla foto di cui sopra. Secondo i dati Ocse, cinque grandi azionisti detengono il 35% circa delle prime dieci società per capitalizzazione, circa diecimila miliardi di valore. «Per anni ci siamo preoccupati — conclude Dallocchio — soprattutto dei soggetti troppo grandi per fallire. Oggi dovremmo preoccuparci anche dei sistemi troppo concentrati per assorbire un errore». E magari, aggiungiamo noi, anche in grado di vedere — grazie soprattutto all’Ai — l’errore prima di doverlo assorbire. Ma in una platea di semidei o di nuovi messia è assai difficile.  

Ovviamente, questo è un articolo di giornale: a differenza di noi di Recce’d, chi scrive qui non assume la prospettiva visuale dell’investitore oppure del gestore.

Il commentatore qui assume una prospettiva più ampia, diciamo del “benessere collettivo”. Qui si citano, ed in modo appropriato, innovazione, filosofia e politica, si scrive qui di società e di costume. Si tratta di un inquadramento generale, molto utile, che anche noi di Recce’d qui nel Post abbiamo tentato di offrire, in alcuni Post dei mesi di agosto e di settembre 2026. Ovviamente, questa impostazione è appropriata e giustificata, trattandosi di un quotidiano nazionale e generalista.

Però, c’è un però: e lo leggete proprio nella premessa all’articolo, firmata anche quella da de Bortoli e Manca: “Se voleste comprare un titolo di Stato adesso qual è la regola da tenere sempre a mente?”.

Qui i due articolisti entrano, a piè pari, nel nostro terreno, che è la gestione del risparmio, la performance dell’investimento, il risultato della gestione del portafoglio titoli.

E questo ci costringe (lo facciamo nell’interesse di chi ci legge, per evitare le distorsioni, ed evitare di ingannarli) a sottolineare che nell’articolo che avete appena letto manca qualcosa, e manca qualche cosa di fondamentale, centrale se si vuole comprendere non solo ciò che sta succedendo oggi, ma pure ciò che accadrà domani, dopodomani e nei prossimi dieci anni. L’articolo è scritto in modo eccellente, e tutti i dati sono precisi. Ma dobbiamo sottolineare una omissione..

Manca del tutto la logica del gestore.

Le perdite sui portafogli dei privati investitori e delle Istituzioni.

Il fatto che i rendimenti salgono non è neutrale: significa che i prezzi, il valore di questi asset scende. Significa perdite.

Eppure, oggi, sui media, l’ordine arrivate dall’alto è il seguente: “non parlate del passato, e non occupatevi di chi ha già perso. Guardate solo avanti, e raccontate che i Titoli di Stato adesso sono diventati un’opportunità. E chi ci perde? Ma chissenefrega”.

Non è questa, la logica del gestore e della gestione di portafoglio. Non dovrebbe esser neppure la logica dei politici, dei banchieri centrali e dei quotidiani: purtroppo, però, questi soggetti pensano che la scelta migliore sia “fare finta di non vedere, non sapere e non sentire”.

Ma chi sono, i responsabili di queste grandissime perdite? E quali conseguenze avranno, queste enormi perdite, sul benessere collettivo?

C’è un costo da pagare, e chi paga adesso?

L’omissione andava segnalata, ai lettori di Recce’d, perché questo tipo di storture crea un problema, ai lettori del Corriere della Sera ed al pubblico in generale: il problema è quello di ricavare da letture come queste una visione incompleta, se non distorta, di una realtà che oggi risulta estremamente complessa, e quindi estremamente difficile da gestire senza fare danni, da parte dei lettori che sono investitori.

Questo è il problema, per noi investitori: non essere travolti dalla valanga che sta già scendendo a valle, e che è fatta di materiale di qualità come il testo che avete appena letto, ma pure di tanto, tantissimo trash: ovvero materiale che nasce e viene messo in circolazione con il preciso scopo di distorcere la realtà, orientare il lettore verso miraggi e illusioni, confondere come minimo le idee, per poi manipolare le scelte degli individui.

Un esempio concreto lo troviamo nuovamente sul Corriere della Sera, e ve lo facciamo leggere qui di seguito: l’autore si chiama Federico Rampini, non altrettanto “competente ed autorevole” di Manca e de Bortoli, e sicuramente più oscuro e torbido in merito alla finalità, allo scopo ultimo delle sue scritture.

Il perché Federico Rampini occupi così tanto spazio sul Corriere della Sera per noi di Recce’d rimane un mistero. Così come risulta misterioso il testardo insistere del Rampini su una materia (la finanza) che evidentemente non padroneggia e sulla qual (è evidente) scrive per sentito dire. Un po’ meno misterioso, almeno per noi, è il motivo per il quale quotidianamente insiste nel presentare ai lettori del Corriere una prospettiva distorta e lontana della realtà. Si può immaginare quali interessi Rampini voglia compiacere.

Rampini ha una grande abilità: mette in fila le cose che lui sceglie di mettere in fila in modo tale da fare apparire la sua “narrazione” come una realtà coerente: anche se non è la realtà, e manca la coerenza. Nel caso dell’articolo che leggete qui sotto, la cosa risulta evidente, e noi spieghiamo al nostro lettore dove sta l’inganno.

Rampini con questo articolo compie una totale marcia indietro, una rivoluzione di 180 gradi rispetto alla linea che lo stesso Rampini ha seguito fino a ieri (e che documentiamo con alcune immagini): per anni, Rampini è sostenuto che “il problema del debito NON ESISTE” (lo ha definito “una leggenda”), e proprio sul quotidiano Corriere della Sera.

Di questo, ovviamente, Rampini non parla: lui, si è già dimenticato, mentre invece chi ha investito sui Titoli di Stato non può concedersi questo lusso, non può semplicemente “dimenticare e parlare d’altro”. Deve necessariamente leggere quei numeri, dove ci sono le sue minusvalenze.

Oggi, costretto di fatti e dalle evidenze, Rampini imposta la sua ritirata su alcuni punti, che noi mettiamo in evidenza qui sotto.

Primo fra tutti, il debito delle Compagnie Tecnologiche, dovuto ad “AI”, che è ovviamente una “buona notizia”. Proprio come per Rampini era una “buona notizia” il gigantesco debito pubblico, solo un anno fa.

Poi Rampini si dilunga sul Giappone e sulla Francia. Neppure una riga sugli Stati Uniti e la Amministrazione Trump-. persino Trump stesso, maestro della bugia, è più chiaro ed esplicito di Rampini su questa materia (immagine sotto).

Poi Rampini costruisce la sua “via di fuga” (efficace? mah …) anche sulla “psicologia dei mercati”, e naturalmente su “inflazione e petrolio”.

Tutto si risolve (se si segue Rampini) in una “crisi che in realtà non è una crisi ma è una rivoluzione”. Tutto positivo, dunque, per Rampini.

Noi di Recce’d vi suggeriamo di leggere con attenzione l’articolo, che riportiamo qui sotto dal Corriere della Sera, perché la lettura può essere molto utile: nei mesi, ma pure negli anni a venire, leggere moltissimi articoli, ed ascolterete numerosissimi “consulenti” (gente che viene pagata a percentuale su ciò che vi vende) che si arrampicheranno sugli specchi per “incartare” le tante cose che succederanno, per “zuccherare” le notizie negative, per negare l’esistenza dei problemi che voi, amici investitori, sicuramente avrete da risolvere, e per tentare di farvi “pensare ad altro” piuttosto che alle perdite che voi avete subito, e che leggete nei rendiconti al 30 settembre. E che saranno più ampie nei rendiconti di fine anno.

Come abbiamo scritto in apertura di Post, dovete, nel vostro interesse, imparare a difendervi dalle distorsioni, dalle manipolazioni e dal trash di media e social. E dovete proteggere il vostro risparmio.

Attivandovi, rimettendo in moto il cervello, e anche ribellandovi, rifiutando di essere imbrogliati, rifiutando di respirare i fumogeni dell’informazione distorta, “chiamando” i bluff di chi (Rampini è soltanto un esempio tra mille) vi racconta di una realtà che non esiste, manipolandola per farla sembrare vera, allo scopo di servire interessi che non sono i vostri. Non sono quelli di voi, e noi, investitori: sono opposti ai vostri.

Leggete questo articolo: e successivamente, più sotto, leggete poi le nostre conclusioni.

C’è una tempesta sui mercati obbligazionari mondiali. I rendimenti dei titoli di Stato americani a dieci anni hanno toccato il 5,34%, il massimo dal 2002. Nel terzo trimestre il loro aumento è stato il più forte dal 1994. La Francia paga ormai quasi il 5% sul suo debito decennale. Anche Italia, Gran Bretagna e Giappone hanno subito forti rialzi. È un fenomeno globale. Ma le cause non sono identiche dappertutto e soprattutto non si possono ridurre alla guerra in Iran. Il petrolio è stato solo l’innesco. Sotto c’era già molta legna secca.

La prima spiegazione della tempesta è l’energia, il cui rincaro genera inflazione, che a sua volta spinge al rialzo i tassi d’interesse: perché in periodi d’inflazione chi ha capitali da prestare vuol essere tutelato dalla perdita di valore dei suoi soldi. Ma il ritorno delle petroliere nello Stretto di Hormuz (80% dei livelli prebellici) avrebbe dovuto far scendere il prezzo del greggio. È accaduto solo in parte. Il barile di petrolio Brent è tornato sopra i 100 dollari, anche se oggi ha ripiegato sotto quella soglia dopo le notizie su un possibile nuovo utilizzo delle riserve strategiche.  

Il problema più grave si è spostato dal petrolio greggio ai prodotti raffinati. Diesel, benzina, carburante per aerei restano costosi. La guerra ha danneggiato la capacità di raffinazione in Medio Oriente; gli attacchi ucraini hanno colpito raffinerie russe; Mosca ha limitato le esportazioni di diesel; la Cina ha sospeso quelle di prodotti petroliferi per proteggere il proprio mercato interno.

Il diesel merita un’attenzione particolare perché è una sorta di tassa occulta che si diffonde in tutta l’economia. Muove camion, macchine agricole, cantieri, una parte dell’industria. Se aumenta il suo prezzo, rincarano trasporti, alimentari, costruzioni. L’inflazione energetica non resta confinata alla pompa di benzina. È questa propagazione che preoccupa le banche centrali. Anche la Banca centrale europea ha segnalato il rischio che il rincaro del diesel si trasmetta all’inflazione generale.

Qui entra in scena il mercato dei bond. Quando un investitore teme più inflazione, pretende un rendimento maggiore per prestare denaro per dieci o trent’anni. Se pensa che la Federal Reserve dovrà alzare ancora i tassi, o mantenerli elevati più a lungo, compra un Treasury soltanto a prezzi più bassi. Prezzi dei bond e rendimenti si muovono in direzioni opposte: quando tutti vendono, il rendimento sale.

Ma il petrolio non basta a spiegare quello che sta accadendo. Se fosse l’unica causa, i titoli di Stato dei paesi avanzati dovrebbero soffrire tutti in misura simile. Non è così. Francia e Italia hanno registrato nel terzo trimestre aumenti dei rendimenti superiori a quello americano. Altri paesi hanno resistito meglio. La differenza porta al secondo protagonista di questa storia: il debito pubblico.


Per molti anni i governi occidentali si sono abituati all’idea che il debito costasse poco. La grande crisi del 2008, poi il Covid, hanno inaugurato una lunga stagione nella quale le banche centrali compravano titoli di Stato e tenevano bassi i tassi. I governi potevano indebitarsi a costi irrisori. Quell’epoca è finita. Negli Stati Uniti il Congressional Budget Office prevede per il 2026 un deficit federale pari al 5,8% del Pil. Il debito detenuto dal pubblico supera il 100% del Pil e, sulla traiettoria attuale, continuerebbe a crescere per tutto il prossimo decennio. Una quota crescente della spesa federale serve ormai a pagare interessi.

Il cambiamento più interessante avviene nella psicologia degli investitori. Per molto tempo hanno osservato questi numeri senza spaventarsi. Ora chiedono un premio maggiore per immobilizzare il proprio denaro nei titoli a lunga scadenza. È il cosiddetto term premium: il compenso richiesto per assumersi il rischio che inflazione, tassi e condizioni economiche cambino nel corso della vita di un bond. Non è osservabile in modo diretto, ma viene stimato dai modelli delle banche centrali. Questo aiuta a capire perché la tempesta non scompare appena arriva una buona notizia sul petrolio. Il mercato sta rivalutando il prezzo del rischio a lungo termine.

La Francia è diventata il caso più spettacolare. Il suo problema non è solo un debito elevato. È l’incrocio fra debito, deficit, crescita debole e paralisi politica. Il governo ha presentato una manovra per il 2027 che tenta di ridurre il deficit con tagli alla spesa e aumenti delle entrate. Ma deve farla approvare da un Parlamento frammentato alla vigilia delle presidenziali. Il premio che Parigi paga rispetto alla Germania è tornato verso livelli che ricordano la crisi dell’euro. Moody’s mantiene un giudizio negativo sulle prospettive del debito francese proprio per i dubbi sulla capacità politica di realizzare il risanamento.

È una lezione che riguarda anche l’Italia. I mercati non scoprono oggi che alcuni Stati hanno molto debito. Ciò che cambia è il prezzo che pretendono per finanziarlo. Un paese fortemente indebitato può convivere a lungo con quella condizione se convince gli investitori che la traiettoria è sotto controllo. Diventa vulnerabile quando si sommano inflazione, deficit elevati, crescita insufficiente e dubbi sulla volontà politica di correggere i conti.

Il Giappone offre un utile controesempio. Il suo debito supera di gran lunga quello degli altri paesi ricchi, eppure il rialzo recente dei rendimenti a Tokyo è stato meno violento. Una parte della spiegazione sta nella struttura particolare del debito giapponese, nella massa di attività finanziarie detenute dallo Stato, nel forte risparmio interno e in un deficit corrente più contenuto. Il livello assoluto del debito conta, ma non è l’unica variabile.

C’è poi una terza causa della tempesta che rischia di essere trascurata perché, a differenza delle guerre e dei deficit, è una buona notizia. Nel mondo c’è una gigantesca domanda di capitale. L’intelligenza artificiale richiede data center, semiconduttori, centrali elettriche, reti di trasmissione, sistemi di raffreddamento. A questa corsa si aggiungono il riarmo occidentale, la modernizzazione delle infrastrutture, la transizione energetica. Le grandi aziende tecnologiche americane stanno aumentando il ricorso al mercato obbligazionario per finanziare questi investimenti. Secondo stime citate da Reuters, nel 2027 i grandi gruppi tecnologici potrebbero emettere circa 420 miliardi di dollari di debito, con un aumento del 60% rispetto a quest’anno. Gli investitori hanno già cominciato a chiedere rendimenti superiori alle emissioni più legate all’AI.

È un paradosso importante. I tassi salgono perché c’è troppo debito pubblico, ma anche perché l’economia privata vuole investire molto. Il capitale torna ad avere un prezzo perché molti lo vogliono.

Questo distingue la situazione attuale dal 2008. Allora il crollo dei bond legati ai mutui segnalava insolvenze, banche fragili e un’economia che precipitava verso la recessione. Oggi una parte della pressione sui tassi nasce dal fenomeno opposto: l’economia americana continua a crescere, gli investimenti restano forti e la rivoluzione dell’AI assorbe quantità enormi di risparmio.

Anche il lato positivo può trasformarsi in un problema. Il Treasury americano compete per il capitale con Nvidia, Microsoft, Meta e con migliaia di imprese. L’Europa deve finanziare contemporaneamente Welfare, difesa, energia e infrastrutture. La Germania ha abbandonato una parte della sua tradizionale austerità per investire. L’offerta di nuovi bond aumenta proprio mentre le banche centrali non sono più compratori automatici. L’Europa si prepara a emissioni pubbliche record.

Le conseguenze cominciano a uscire dalle sale operative di Wall Street. Negli Stati Uniti i mutui immobiliari hanno superato di nuovo il 7%. Fra il 2027 e il 2031 scadranno 4.300 miliardi di dollari di debiti delle aziende americane non finanziarie: molti erano stati contratti quando il denaro costava molto meno. Rifinanziarli ai tassi attuali significherà comprimere utili, investimenti e in alcuni casi occupazione.

Anche i governi entrano in un circolo scomodo. Più salgono i rendimenti, più aumenta la spesa per interessi. Più aumenta la spesa per interessi, più è difficile ridurre il deficit. Più il deficit rimane alto, maggiore è il rendimento che gli investitori possono chiedere.

Non siamo però davanti a una crisi finanziaria fuori controllo. Il Fondo monetario internazionale sottolinea che, nonostante la violenza dei movimenti, i mercati obbligazionari continuano a funzionare in modo ordinato. Non c’è una paralisi della liquidità paragonabile alle grandi crisi del passato.

La tempesta manda un messaggio diverso. Il mondo sta riscoprendo il costo del capitale. Per quindici anni ci eravamo abituati a considerare il denaro quasi gratuito. Governi, imprese e famiglie avevano organizzato le proprie decisioni attorno a quell’anomalia storica. Oggi il risparmio torna scarso rispetto alla quantità di soggetti che lo reclamano.

La guerra in Iran può finire. Il petrolio può scendere. Le banche centrali possono riuscire a domare la nuova fiammata inflazionistica. In quel caso una parte dell’impennata dei rendimenti rientrerà. Ma non è detto che torneremo al mondo precedente.

La vera domanda sollevata dalla tempesta dei bond non è quanto durerà il petrolio a cento dollari. È quale tasso d’interesse sia necessario, nel nuovo mondo, per convincere qualcuno a finanziare Stati molto indebitati, una rivoluzione tecnologica costosissima, il riarmo e una gigantesca trasformazione delle infrastrutture. La risposta dei mercati, per ora, è semplice: molto più di quanto ci eravamo abituati a pagare

2 ottobre 2026, 17:04 - modifica il 2 ottobre 2026 | 17:05


Ciò che Rampini qui cerca di vendere ai lettori del Corriere della Sera è questo tipo di storia: “C’è un costo da pagare, per inseguire obbiettivi più alti”.

Rampini, ovviamente, è in contatto diretto con Dio: noi di Recce’d, che siamo normali esseri umani, non sappiamo se questi obbiettivi più alti saranno raggiunti, e neppure sappiamo se esistono. Noi di Recce’d come (quasi) tutti, ci domandiamo se questo enorme flusso di investimenti verso “AI” risulterà essere una storia di successo oppure un disastro, come furono il settore “dot.com” nel 2000 ed il settore dei mutui immobiliari nel 2007.

Nella gestione dei nostri portafogli modello, noi ci mettiamo anche queste considerazioni, noi gestiamo l’incertezza, e noi gestiamo il non sapere: ed è soltanto da lì, dalla gestione dell’incertezza, che nascono i risultati nella gestione del risparmio. Dove non c’è incertezza non c’è rendimento.

Rampini, va poi sottolineato, sceglie di ignorare del tutto le perdite subite dagli investitori privati e dalle Istituzioni.

In questa folle corsa a quelli che Rampini definisce “investimenti privati” non c’è il tempo di misurare il decremento del valore dei capitali investiti in obbligazioni. Non c’è tempo per i tanti Rampini che corrono verso “obbiettivi più alti”. Il tempo lo dovrà invece necessariamente trovare una grande massa di investitori, Istituzioni incluse.

Anche di questo aspetto noi di Recce’d scriveremo nel prossimo Post che sarà la terza parte della serie iniziata il 20 settembre e proseguita il 26 settembre qui nel Blog di Recce’d.

Noi dal prossimo Post metteremo del tutto da parte il trash: ritorniamo ad occuparci delle cose serie, delle cose che a voi importano davvero, del futuro dei vostri investimenti, e dei fattori che ne determineranno sia il rendimento sia il rischio.

Per un approfondimento ed un confronto, contattateci attraverso la pagina CONTATTI del nostro sito, oppure scrivendo ad info@recce-d.com

Valter Buffo
Ma chi è che li fa, gli utili? Il miraggio della crescita e i nostri risparmi: come proteggerli (seconda parte di tre parti).
 

Che cosa è la gestione del portafoglio?

Il secondo Post di questa seri di tre è focalizzato su questa domanda: che a prima vista è una domanda semplice, ma che al contrario è una domanda che viene del tutto fraintesa dalla grande maggioranza degli investitori.

Una parte della massa degli investitori si fa convincere che tutto sia concentrato negli ultimi cinque-dicei giorni: la comunicazione dei social e dei media tradizionali, i podcast ed i video su Youtube, portano questa parte della massa a concentrarsi soltanto sul cosiddetto “fatte del giorno”. Oggi, 26 settembre, il fatto del giorno sono i tassi ed il debito, ma solo 60 giorni fa nessuno, letteralmente nessuno, nel mondo dei social e dei media tradizionali dedicava a questo argomento la minima attenzione. Come se proprio non fosse importante.

Mentre invece, fino a 60 giorni fa, sembrava che anche il più infimo ed il più stupido dettaglio, che arrivasse dal mondo “AI” e dintorni, fosse decisivo per il destino dei mercati finanziari e per il futuro dei rendimenti di noi investitori.

Una grandissima balla, ovviamente: a fine settembre del 2026, la massa degli investitori se ne è resa conto: perché sui social e sui media tradizionli, semplicemente, non se ne parla più. Se non per dare in pasto alla massa quella storia del “pericolo di estinzione dell’umanità”. Il vento, ci dicono questi segnali, è cambiato.

Chiedetevi: “perché non me ne hanno mai parlato, prima?”

C’è quindi una parte grande, della massa degli investitori, che si lascia portare a spasso legati al guinzaglio: oggi si parla solo di questo, e domani invece soltanto di quello, e poi dopo qualche settimana si passa poi a quell’altro argomento.

Non è così che si fa la gestione. Non è questo il modo di gestire il risparmio. Così, la sola certezza è che si va a sbattere.

Detto di quelli che si fanno intontire dai fatti degli ultimi dieci giorni, poi , c’è una seconda e grande parte della massa degli investitori che fa esattamente l’opposto.

E sono i tantissimi che invece seguono le Reti di promotori finanziari, di financial advisors, di private banker, di family banker, di personal banker, di wealth manager.

Una categoria professionale che NON è professionale: noi in Recce’d li chiamiamo “i miracolati” perché ad oggi sopravvivono grazie alle scelte della politica, la quale politica decise dopo il 2009 che “i mercati finanziari non possono più scendere. Tutti i mercati finanziari sono stati definiti “too big to fail”, come certe grandi banche del 2009. Da salvare, da tenere in piedi, sempre e comunque (anche se … fanno schifo).

Senza questo passaggio, tutto politico e per nulla economico (e meno che mai efficiente) l’intera categoria dei promotori finanziari oggi sarebbe estinta, come i dinosauri.

Per nostra fortuna (di investitori finali) i mercati alla fine prevalgono sempre: il “too big to fail” regge … fino a che può reggere, e poi crolla improvvisamente. La Storia dei mercati finanziari lo insegna. E per fortuna di tutti noi investitori si torna alla realtà.

Per questa ragione, ciò che noi oggi stiamo vedendo è normale, molto normale, anzi normalissimo.

Semplicemente si corregge una (enorme ed ingiustificata) distorsione, una distorsione dei mercati che ci fu presentata quindi anni fa come “nell’interesse di tutti, della stabilità, del regolare funzionamento” e che invece ha operato all’opposto: ha beneficiato alcuni e penalizzato tanti, ha reso tutti il sistema fragile ed instabile, ed ha compromesso il regolare funzionamento dei mercati ma pure delle economie.

A quest’ultimo punto (il regolare funzionamento delle economie reali) abbiamo scelto di dedicare questa serie di tre Post. E lo abbiamo deciso perché oggi NESSUNO ne parla e ne scrive agli investitori.

Mentre invece, per noi investitori, per i rendimenti che noi tentiamo di cogliere, e per i rischi che noi dobbiamo affrontare con i nostri investimenti, oggi a fine settembre 2026 questa è la sola cosa che conta.

Tenetelo sempre a mente.

Dicevamo della seconda grande massa di investitori, quelli che si affidano alle reti di promotori finanziari: ne citeremo alcune allo scopo di farci capire, allo scopo di fornire alcuni esempi (la lista è molto lunga): Fideuram, Fineco, Mediolanum, Allianz, Generali, BNP paribas, e poi tante altre. Sono tutte esattamente ugiali, nel (povero) servizio che offrono al Cliente investitore, che sia privato oppure Istituzionale.

Questa parte della massa degli investitori viene illusa che … sui mercati non succede mai nulla. Che non c’è bisogno di informarsi. Che non c’è bisogno di rivedere le ipotesi alla base della costruzione del portafoglio. Che non c’è motivo di reagire alle notizie e di analizzare i dati.

Stare sempre fermi, questa è la soluzione: “tanto, i mercati finanziari recuperano sempre”, come ripete quel famoso Amministratore delegato di una Rete che è sempre in TV.

Forse per incompetenza, forse per interesse e profitto personale, con questa affermazione si illude l’investitore, e gli si dice una menzogna. Si crea una illusione, allo scopo di manipolare il Cliente investitore. A volte, i mercati finanziari recuperano. In altre situazioni, i mercati non recuperano. Neppure se le Banche Centrali fanno QE. E ancor meno se le Banche Centrali non possono più fare QE.

Oggi, del QE come strumento salvifico, che salva tutto e tutti senza produrre alcuna conseguenza, a costo zero, nessuno ve ne scrive e ve ne parla più: e per quale ragione?

Risposta molto semplice: perché le conseguenze ci sono, perché i costi ci sono e sono alti, perché alcuni (molti) sono penalizzati mentre molti altri si sono messi i (vostri) soldi in tasca.

E chi si è messo i soldi in tasca, i vostri soldi, negli ultimi dieci anni?

Proprio loro: le Reti di vendita di Fondi Comuni di Investimento, le GPM, le polizze assicurative ed i certificati. I financial advisor, i private banker, i wealth manager. Quindi: tutti i promotori finanziari.

Non è così, che si fa la gestione del risparmio.

L’attività di tutte le Reti di promotori è quello di garantirsi di prendere, dalle vostre tasche, i soldi delle commissioni (i soldi retrocessi dai Fondi Comuni, dalle polizze vita, e dalle GPM) senza fare per voi investitori assolutamente nulla: dicendovi invece che la cosa migliore è sempre quella di costruire un portafoglio statico di “strumenti finanziari”, un tanto di obbligazioni ed un tanto di azioni m(più qualche marginale dettaglio a colori) e poi stare sempre fermi.

Stare fermi persino quando il mondo cambia rapidamente. Stare fermi anche quando la realtà dei fatti ci sta dicendo che siamo tutti entrati in una Nuova Era. Restare lì, a guardare inebetiti, e pagare le commissioni a Fineco, Mediolanum e le altre. Stare fermi senza mai capire nulla: soprattutto, senza mai capire il perché. perché in quel momento bisognerebbe mantenere sempre quel portafoglio di azioni ed obbligazioni. Sempre quello stesso portafoglio titoli che hanno venduto a tutti.

Non è così che si fa la gestione del proprio risparmio e dei propri titoli.

Così, l’investitore si “suicida”.


Noi con grande anticipo sulla massa abbiamo informato i nostri lettori a proposito di quello che oggi è diventato il “tema del giorno” già nel 2020, e poi in ogni anno successivo, fino al 2025. Poi, abbiamo spostato l’attenzione delle nostre gestioni, ma pure dei nostri lettori, ad altri argomenti, argomenti che oggi hanno maggiore rilevanza per il futuro dei rendimenti dei titoli e per i futuri rischi che i nostri portafogli dovranno affrontare in futuro.

E lo abbiamo fatto, in particolare, tra i marzo del 2025 ed il gennaio 2026: fu in quei mesi, che Recce’d suggerì ai suoi lettori di concentrare tutta l’attenzione sulla “crisi del debito” che stava arrivando. E di modificare la propria gestione del risparmio, la propria asset allocation, e la gestione delle varie posizioni nel portafoglio titoli, proprio a partire dalla crisi del debito.

Potrà esservi molto utile rileggere quella nostra serie di Post, quella che si chiama Detox e che parla esattamente di questi temi (insieme ad altri) con 18 mesi di anticipo sui media tradizionali ed i social media.

Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 26 settembre 2026 si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.E poi in tutti i Post che Recce’d ha regolarmente pubblicato, settimana dopo settimana, in agosto e settembre del 2026, nel nostro Blog. grazie al lavoro di un team di analisti, operatori di mercato ed esperti di geopolitica che Recce’d ha costruito nel tempo e che non ha eguali in Italia (e non soltanto in Italia).

Noi lo abbiamo fatto con un unico scopo: quello di consentire al nostro lettore di ANTICIPARE gli eventi di mercato e dunque di essere CONSAPEVOLI di ciò che fanno del loro risparmi.

Perché è proprio così, che si fa la gestione del risparmio.

Non si fa con il bla-bla sul “tema del giorno” tipico dei giornali, dei podcast, e dei social in generale, inclusi i video su YouTube.

E neppure si fa con il tipico “nel lungo termine tutto recupera” con cui vengono narcotizzati i Clienti delle reti di promotori finanziari, wealth managers e private banker.

Entrambe, sono logiche perdenti. Entrambe vi portano a perdere denaro, e non ad investire.

Proprio allo scopo di renderci utili all’investitore, noi di Recce’d oggi riprendiamo il tema già trattato una settimana fa: mettendo da parte il bla bla caotico sui tassi, sul debito, il deficit che viene (biecamente) sfruttato dai social, da YouTube, dai podcast e dai media per AUMENTARE la vostra confusione, sfruttato da soggetti che, molto banalmente, non ci capiscono proprio nulla.

Spieghiamo prima di tutto perché oggi il tema del debito e del default per noi investitori ha poca rilevanza: nella gestione del portafoglio, voi come noi investite il vostro denaro sul FUTURO. Il passato, per i prezzi degli asset non conta più. Il passato è come l’acqua passata, che non fa girare la ruota del mulino, e non macina il grano, non macina più nulla.

Il debito, c’è. la crisi, c’è. E’ una situazione sfuggita di mano: ai politici ed ai banchieri centrali, per la ragione che non ci capiscono nulla 8e non possono più farci nulla, adesso) e alle banche di investimento ed alle Reti di promotori finanziari invece perché a loro conveniva così. A loro, conveniva lasciare correre il debito, perché loro si sono messi i (vostri) soldi nelle loro tasche.

Il debito c’è: non è più un argomento di discussione, e vi suggeriamo quindi di non perdere altro tempo a seguire i video su YouTube ed i social su questo argomento. Prendete atto dei numeri, e poi fatevi qualche domanda.

Torniamo quindi ad una notizia di 48 ore fa, del tutto ignorata in Italia dai social e dai media. Chiediamo a AI di riassumere per noi i nuovi dati.


Nel primo semestre del 2026, il debito globale ha superato la cifra record di 365 mila miliardi di dollari ($365 trillion), registrando un incremento di ben 10 mila miliardi nei primi sei mesi dell'anno. I dati ufficiali arrivano dall'ultimo report Global Debt Monitor pubblicato dall'Institute of International Finance (IIF).

📊 I Dati Chiave del Debito Globale

  • Rapporto Debito/PIL: La massa di debito accumulata equivale a circa il 310% del PIL mondiale. Sebbene la percentuale sia inferiore al picco del 2021, l'IIF sottolinea che questo calo è dovuto unicamente all'impatto dell'inflazione, che ha gonfiato nominalmente il PIL e non a una reale riduzione dei debiti.

  • I Driver della Crescita: A guidare questa nuova ondata di indebitamento sono soprattutto i mercati emergenti, guidati dalla Cina, il cui debito complessivo ha superato i 110 mila miliardi di dollari. Nei mercati avanzati (come Stati Uniti, Giappone, Francia e Regno Unito), il ritmo di crescita del debito ha invece subito un forte rallentamento a causa dell'aumento dei tassi d'interesse. [1]

  • La Spesa per Interessi: I governi delle economie avanzate si trovano intrappolati in un "circolo vizioso": la spesa annuale per il solo pagamento degli interessi sui titoli di Stato ha superato i 3.300 miliardi di dollari. Per dare una proporzione, questa cifra è superiore a quanto l'intero pianeta spende annualmente in Intelligenza Artificiale (2.600 miliardi), Difesa (3.100 miliardi) o Energie Rinnovabili (2.300 miliardi).

⚠️ I Rischi Evidenziati dagli Economisti

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), tramite la direttrice Kristalina Georgieva, ha espresso forte preoccupazione parlando di livelli di debito che crescono "come una scala che non porta in paradiso", sollecitando i governi a intraprendere riforme di consolidamento fiscale. Secondo gli analisti, l'attuale accumulo non è legato a shock improvvisi (come la pandemia o la crisi del 2008), ma è una componente strutturale dovuta a pesanti investimenti di lungo periodo in tecnologia/AI, sicurezza nazionale e invecchiamento della popolazione.

Rimanendo su questi dati, leggiamo ora il commento di Forbes pubblicato ieri.

Il debito globale è cresciuto di oltre 10.000 miliardi di dollari nella prima metà del 2026, superando i 365.000 miliardi; i mercati emergenti hanno rappresentato la quota maggiore di tale incremento. Secondo i dati contenuti nel rapporto dell'Institute of International Finance (IIF) intitolato "A Debt-intensive Future—and Growing Risks for Global Markets" (Un futuro ad alta intensità di debito e rischi crescenti per i mercati globali), tale aumento "è inferiore alla metà dei 21.000 miliardi di dollari registrati nello stesso periodo dell'anno precedente, riflettendo le pressioni derivanti dall'aumento dei tassi di interesse, dai maggiori costi di servizio del debito, dall'impennata dei prezzi dell'energia e dall'impatto del conflitto con l'Iran sul sentiment degli emittenti. Il rallentamento è stato più evidente tra le istituzioni finanziarie e le famiglie – i settori più sensibili ai tassi di interesse – sebbene la crescita complessiva del debito sia rimasta al di sopra della media quinquennale. I governi e le imprese non finanziarie hanno contribuito alla maggior parte dell'aumento, con entrambi i settori che hanno raggiunto nuovi massimi storici".

Fattori strategici alla base dell'aumento del debito

Il debito globale supera i 365.000 miliardi di dollari nella prima metà del 2026; i rapporti debito/PIL sono contenuti dall'inflazione. A differenza dei cicli precedenti, trainati esclusivamente dalla ripresa post-pandemica o dai bassi tassi di interesse, il recente accumulo di debito è alimentato da "supercicli" di investimenti strategici in conto capitale:

Infrastrutture tecnologiche e di IA: una "corsa agli armamenti tecnologici" tra le imprese non finanziarie nel campo dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture per data center ha fatto aumentare significativamente i rapporti di indebitamento aziendale.

Spesa per la difesa e la sicurezza: si prevede che i crescenti impegni in materia di difesa – in particolare negli Stati membri dell'Unione Europea – aggiungeranno fino a 18 punti percentuali ai rapporti debito pubblico/PIL dell'UE nel prossimo decennio. Superciclo della spesa: la spesa per sanità, energia, IA/IT e difesa dovrebbe raggiungere i 25.000 miliardi di dollari nel 2026

L'indebitamento sovrano rappresenta la maggior parte della nuova accumulazione di debito globale. Tre grandi aree — Stati Uniti, Cina ed Eurozona — sono responsabili di circa tre quarti dell'aumento netto del debito globale. Il rapporto debito pubblico/PIL degli Stati Uniti continua a salire (superando il 122% del PIL), mentre anche la leva finanziaria complessiva (pubblica e aziendale) della Cina ha toccato nuovi record.

I dati dell'IIF mostrano che i costi medi di indebitamento pubblico nei paesi del G7 sono ai massimi livelli dalla metà del 2008, mentre la spesa annua per interessi è aumentata di quasi l'85%. "Nell'ultimo anno, le economie avanzate hanno pagato oltre 3.500 miliardi di dollari di interessi sui soli titoli di stato scambiati a livello internazionale: una cifra superiore alla spesa globale stimata per IA (2.600 miliardi), difesa (3.100 miliardi) o energia (3.400 miliardi)".

Divergenza tra mercati emergenti e maturi

Il debito totale e i rapporti debito/PIL nei mercati emergenti hanno raggiunto livelli record (oltre il 235% del PIL), trainati dall'elevato indebitamento di nazioni come Sudafrica, Argentina ed Egitto. Sebbene i volumi di debito rimangano ingenti, nelle economie mature i rapporti debito/PIL hanno registrato una leggera stabilizzazione o una moderata diluizione grazie alla crescita economica nominale di fondo.

I mercati finanziari globali si trovano ad affrontare una mole senza precedenti di debiti in scadenza.

I soli mercati emergenti devono far fronte a rimborsi per oltre 9.000 miliardi di dollari, mentre i mercati sviluppati devono rifinanziare più di 20.000 miliardi di dollari in obbligazioni e prestiti in scadenza. S&P Global Ratings stima che il totale delle scadenze aziendali con rating, nel periodo compreso tra il 2025 e il 2029, ammonti a circa 12.400 miliardi di dollari, suddivisi tra 9.000 miliardi di debito *investment-grade* e 3.400 miliardi di titoli di categoria speculativa, molto più esposti a qualsiasi aumento dei costi di finanziamento. I calcoli sono impietosi per gli emittenti che avevano fissato tassi estremamente bassi durante la pandemia: un'azienda che nel 2020 ha contratto un prestito al 2,5% può ora trovarsi ad affrontare costi di rifinanziamento complessivi tra il 5% e il 7%; un balzo che, per i debitori fortemente indebitati, risulta strutturale anziché temporaneo. Finora, questo ostacolo è stato superato senza evidenti segnali di tensione: gli spread degli strumenti *investment-grade* si sono mantenuti vicini ai minimi degli ultimi vent'anni e la domanda costante da parte delle compagnie assicurative ...fondi pensione e acquirenti esteri ha assorbito emissioni record, ma tale calma ha un prezzo. Gran parte del nuovo indebitamento è trainato da un ristretto gruppo di hyperscaler che finanziano la costruzione di data center per l'IA, concentrando il rischio di rifinanziamento in una fetta limitata del mercato, priva di precedenti storici che indichino come reagirebbe in condizioni di stress. L'amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, ha espresso questa preoccupazione all'inizio dell'anno, avvertendo che "ci sarà una qualche forma di crisi obbligazionaria".

Il rapporto dell'IIF evidenzia un cambiamento nel comportamento degli investitori e nell'allocazione degli asset: si registra un allontanamento dai titoli di stato USA a favore del debito pubblico europeo e giapponese, sulla scia delle preoccupazioni per i deficit fiscali. I disavanzi di bilancio rimangono elevati nelle principali economie e i massicci piani di stimolo fiscale previsti per il 2026 in Giappone, Stati Uniti, Germania e Cina preannunciano un ulteriore aumento dell'indebitamento pubblico e della spesa per interessi.

Una sentenza imminente della Corte Suprema USA sui dazi imposti ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act aggiunge un ulteriore elemento di incertezza: se la Corte dovesse annullare tale potere, le pressioni fiscali sugli Stati Uniti potrebbero aggravarsi notevolmente, a meno che l'amministrazione non individui una base giuridica alternativa per i dazi, con ripercussioni sulla politica commerciale e sul sentiment degli emittenti. Per i mercati emergenti, l'onere del rifinanziamento è aggravato dalla persistente dipendenza da finanziamenti in valuta forte; la scadenza di debiti per 9.000 miliardi di dollari espone i debitori al rischio di deprezzamento valutario e a eventuali ritirate dal *carry trade* che, finora, ha contribuito ad assorbire l'offerta.

Mercati dei capitali e stabilità finanziaria

Nonostante l'elevato volume di emissioni, le condizioni monetarie accomodanti e la forte propensione al rischio per le obbligazioni *high-yield* e i prestiti sindacati hanno temporaneamente contenuto lo stress sistemico. Tuttavia, la stabilità finanziaria a lungo termine resta legata alla capacità della crescita globale di tenere il passo con l'aumento dei costi di indebitamento e con la forte dipendenza dagli *interest rate swap* per la gestione del rischio a breve termine. Tale calma è sostenuta, in parte, dai legami sempre più stretti tra banche e istituzioni finanziarie non bancarie, come fondi di credito privato, *private equity*, compagnie di assicurazione sulla vita e *hedge fund*. I prestiti bancari statunitensi agli intermediari finanziari non bancari (NBFI) rappresentano ormai circa il 15% dei portafogli creditizi delle banche, in aumento rispetto all'11% del 2021; si tratta di un legame che trasmette le tensioni tra il sistema bancario regolamentato e il settore meno trasparente dello *shadow banking* in modo più diretto rispetto ai cicli passati. Gli spread degli strumenti *investment-grade*, vicini ai 78 punti base (tra i livelli più contenuti degli ultimi vent'anni), indicano che i mercati scontano una probabilità minima di difficoltà, il che costituisce di per sé un rischio: valutazioni così compresse lasciano margini di manovra ridotti qualora la crescita dovesse deludere, l'inflazione si rivelasse persistente o uno shock geopolitico portasse a un brusco riprezzamento del credito. Il ricorso diffuso agli *interest rate swap* per gestire la *duration* e i disallineamenti di finanziamento aggiunge un ulteriore livello di interconnessione, poiché una variazione repentina dei tassi potrebbe innescare richieste simultanee di garanzie collaterali (*margin call*) presso istituzioni che si affidano a strategie di copertura simili.

Considerazioni conclusive

Con il debito globale ormai superiore al 305% del PIL mondiale, il messaggio di fondo dell'IIF è che l'attuale stabilità è condizionata: dipende dalla tenuta della crescita, dalla capacità delle banche centrali di allentare le politiche monetarie senza alimentare nuovamente l'inflazione e dalla disponibilità degli investitori a guardare oltre l'offerta record di titoli; fattori che potrebbero tutti andare in crisi.

Nel loro insieme, la scadenza massiccia di debiti da rifinanziare e la dipendenza del mercato da condizioni favorevoli per assorbirla implicano che uno shock in qualsiasi ambito del sistema — una vendita disordinata di titoli del Tesoro, difficoltà tra i debitori legati all'intelligenza artificiale o un improvviso riprezzamento del rischio sovrano — potrebbe propagarsi rapidamente tra banche, NBFI e debitori, mettendo alla prova un sistema finanziario che non ha mai affrontato una situazione caratterizzata da livelli di indebitamento di tale entità.

Le Istituzioni Internazionali anche questa volta come in ogni altra occasione precedente, per “non disturbare il guidatore” portano in evidenza i problemi quando ormai sono ingovernabili. Fanno i notai, e non fanno invece i guardiani. Leggiamo adesso (in una sintesi di AI) che cosa ha detto proprio questa settimana lo OCSE:


Nelle sue previsioni economiche intermedie del 23 settembre 2026, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha lanciato un chiaro avvertimento: la rapida crescita dei rendimenti dei titoli di Stato comporta rischi significativi per le finanze pubbliche e per l'economia globale. L'organizzazione ha esortato le autorità di bilancio a contenere e riallocare con decisione la spesa pubblica, al fine di ripristinare la fiducia dei mercati ed evitare una crisi del debito fuori controllo.

L'OCSE ha evidenziato diverse pressioni e tendenze chiave relative al debito globale:

⚠️ Aumento dei costi di servizio del debito

Con i costi di indebitamento pubblico di riferimento che hanno raggiunto i livelli più alti dal 2007 negli Stati Uniti e nel Regno Unito (e il massimo degli ultimi 30 anni in Giappone), una quota crescente della spesa pubblica viene assorbita dagli interessi sul debito. L'OCSE ha osservato che i rapporti debito/PIL rimangono su livelli molto elevati a livello globale; ciò significa che ulteriori aumenti dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine metteranno a dura prova le finanze pubbliche e faranno lievitare i costi di finanziamento per l'intera economia.

📈 Pressioni strutturali sul mercato

L'organizzazione ha inoltre segnalato l'evoluzione delle dinamiche di mercato che sta amplificando tali rischi:

Il boom dei finanziamenti per l'IA: le aziende tecnologiche stanno ricorrendo massicciamente a finanziamenti esterni per sostenere l'espansione dell'intelligenza artificiale — settore ad alta intensità di capitale — diventando così presenze stabili e rilevanti sui mercati del debito.

Base di investitori vulnerabile: i mercati del debito dipendono sempre più da investitori fortemente indebitati e sensibili alle variazioni di prezzo, rendendo il mercato molto più esposto a improvvisi shock economici.

💡 Le raccomandazioni principali dell'OCSE

Secondo esponenti dell'OCSE, come il Segretario generale Mathias Cormann, i governi non possono più permettersi di rimandare riforme fiscali strutturali. L'organizzazione raccomanda ai paesi di:

  • Attuare politiche di bilancio solide per rafforzare la sostenibilità del debito a lungo termine.

  • Definire piani trasparenti e a lungo termine per ridurre attivamente i livelli complessivi di debito e deficit.

  • Concentrarsi sulle prospettive di crescita a medio termine

  • e sull'innovazione, per migliorare in modo organico i fondamentali economici a sostegno di tale carico debitorio. [1, 2]

Questa non è fantasia, non sono supposizioni, congetture, fantasie come le migliaia di sciocchezze che avete letto su “AI” negli ultimi 24 mesi: questa è la realtà. In queste parole, c’è la vostra vita, la vostra economia quotidiana. E soprattutto, c’è scritto quale è il futuro dei vostri investimenti.

Ed è così, che si fa la gestione del portafoglio: aprendo gli occhi sulla realtà di oggi, e poi proiettandola sul futuro, correggendo le proprie aspettative di rendimento, ri-valutando e correggendo le proprie stime sui rischi, e modificando il portafoglio di conseguenza.

Ogni quanto tempo? Tre mesi? Sei mesi?

Evitiamo di dire queste sciocchezze! Lo si fa ogni volta che i fatti, la realtà, ce lo impongono. A volte, dopo tre anni. A volte, dopo tre settimane. E persino ogni tre giorni. Non è e non sarà mai il gestore, a deciderlo. NO: è il mercato, è la realtà, che lo decide. Per questo voi, tutti voi, avete assoluta necessità di un dialogo quotidiano con chi gestisce i vostri risparmi.

Ma non il bla bla. Non le solite, banali, convenzionali, chiacchiere a casaccio che trovate sui social, su YouTube, e che subite dal vostro venditore di Fondi e polizze. Voi avete necessità di qualità, di analisi, e di capacità di decisione.

Contattate Recce’d: alla pagina CONTATTI del sito vi spieghiamo come fare, ed è semplicissimo.

Per questa ragione, nella serie di tre Post successivi iniziata la settimana scorsa, e che completeremo durante la prossima settimana, noi aiutiamno il nostro lettore a guardare ciò che conta per il futuro del suo risparmio: rendimenti e rischi di tutte le categorie di asset finanziari, alla luce dei fatti di oggi e di domani.

Molti, tra i semplicioni che si improvvisano, YouTuber, tra i venditori di Fondi e polizze, tra i giornalisti di TG e quotidiani, e tra gli “eroi da social”, risponderanno a queste osservazioni dicendovi quanto segue:

“io non pretendo di fare il guru, e diffido di quelli che dicono di saperla lunga”.

Recce’d vi suggerisce di rispondere: “ma allora, tu a che cosa mi servi? perché dovrei perdere il mio tempo, ed i miei soldi, sui tuoi grafici che mi raccontano il passato (per giustificare il fatto che non ci capisci piùnulla)? Per quali decisioni tu potresti essermi davvero utile?”

Osservate bene il grafico qui sotto: se il vostro “consulente” fosse davvero un consulente, un vero professionista, che cosa avrebbe dovuto “consigliarvi” nel periodo che abbiamo evidenziato in giallo? Ricordate che cosa a voi diceva di fare, invece? Ve lo ricordate?

Almeno, pensateci: che cosa dovrebbe invece dirvi, oggi? E non vi dice?.

Noi oggi, per chiudere questa seconda parte di tre, vi facciamo vedere nel concreto che cosa a voi serve davvero:

  1. vi serve di leggere dal marzo dello scorso anno (2025) la serie Detox in questo Blog, e poi operare di conseguenza sui vostri risparmi, prima che tutto succeda

  2. vi serve di leggere nel dicembre dello scorso anno l’articolo che noi adesso vi facciamo leggere qui sotto (strettamente collegato a quello che avete letto sette giorni fa) e rifare i vostri conti su quello che potrebbero rendere, e quello che potrebbero perdere, gli asset che avete messo nel vostro portafoglio titoli.

L’articolo che segue, comunque, è utile ancora oggi, a tutti gli investitori. Ripetiamo, per essere molto concreti e pratici: il debito c’è, ed è già fuori controllo, Governi e Banche Centrali faranno molti tentativi, per “contenere” la crisi: ma ormai è iniziata. Voi, amici di Recce’d, concentrate la vostra attenzione non su questa crisi, bensì su quelle che verranno dopo, e che potete (in estrema sintesi) leggere in questo articolo del dicembre 2025.

Così si fa, la gestione del portafoglio: ragionando, nove mesi fa, in anticipo sugli altri, su questo articolo, e sui Post di Recce’d.

Leggete con attenzione l’articolo che segue, e domandatevi: ma io, di questo argomento, che cosa ne so? Che cosa ho capito?

E allora, perché in questo momento nel mio portafoglio continuo a tenerci quei BTp? Quei Fondi Comuni? Quei Certificati che non ho mai capito bene? Quella GPM che neppure so che cosa c’è dentro?

Perché li tengo lì? E chi me li ha suggeriti? E perché li ha suggeriti? E lui, da quei miei soldi, che cosa ci guadagna? E in che modo?

Leggete l’articolo: e benvenuti nella Nuova Era! Investite di conseguenza.

18-dic-2025

Attenzione alle previsioni economiche generali per il 2026 - Di Mohamed A. El-Erian

NEW YORK — Prevedere uno scenario generale per l'economia statunitense nel 2026 sembra un'operazione semplice. Tuttavia, la probabilità che questa previsione di base si concretizzi probabilmente non supera il 50%: la distribuzione a campana "normale" è stata sostituita da una con code insolitamente "pesanti": la probabilità di risultati più estremi, sia positivi che negativi, è significativa e altrettanto plausibile. L'economia statunitense non si trova tanto su un'unica traiettoria, quanto piuttosto è bloccata in un teso braccio di ferro tra tre futuri distinti: uno scenario di base "ideale", uno scenario di crescita trainato dalla produttività e uno scenario di recessione volatile.

Lo scenario centrale prevede un'economia relativamente forte, che continua a smentire le previsioni di una recessione ciclica e che gradualmente acquisisce solidità strutturale, principalmente grazie a robusti investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale. Entro il prossimo anno, gli Stati Uniti supereranno l'attuale fase dominante della rivoluzione dell'IA, caratterizzata dalla frenetica espansione di data center e hardware, per concentrarsi su una maggiore integrazione. La spesa in conto capitale rimarrà storicamente elevata, spinta dal duplice imperativo di lavorare "sull'IA" e "con" l'IA.

A complemento di questo dinamismo aziendale, vi è una base di consumatori ancora resiliente, supportata da politiche fiscali e monetarie accomodanti. Le famiglie americane si sono dimostrate un motore di crescita duraturo, seppur in fase di indebolimento. Con la politica monetaria orientata al risparmio e la Federal Reserve pronta a ridurre i tassi di interesse, è probabile che tale ruolo rimanga, nonostante l'aumento dei prezzi che colpisce in modo particolare le famiglie a basso reddito. Tuttavia, un'inflazione persistente resterà una realtà. Sebbene gli aumenti dei prezzi potrebbero non essere abbastanza consistenti da disancorare le aspettative, è probabile che rimangano al di sopra dell'obiettivo della Fed, impedendo un ritorno ai tassi di interesse ultra-bassi degli anni 2010.

Questo scenario prevede anche la concretizzazione di un fenomeno preoccupante: il disaccoppiamento tra occupazione e PIL. Storicamente, una solida crescita economica è stata indissolubilmente legata a una forte creazione di posti di lavoro. Ma questa relazione sembra essere sotto pressione, il che significa che la crescita nel 2026 potrebbe essere accompagnata da un mercato del lavoro relativamente stagnante. Una crescita senza creazione di posti di lavoro di questo tipo esacerberebbe la natura a K della performance economica. Pertanto, l'accessibilità economica rimarrà un punto critico a livello sociale e politico, mantenendo la disuguaglianza al centro del dibattito nazionale.

Questo è uno scenario centrale che include una notevole "dispersione", e non solo a livello nazionale. A livello internazionale, gli Stati Uniti registrano performance significativamente migliori rispetto alle altre principali economie. Ostacolate da rigidità strutturali, l'eurozona e il Regno Unito rimangono intrappolati in un equilibrio di bassa crescita e bassi investimenti. Con gli sforzi della Cina per modernizzare il proprio modello di crescita che procedono a rilento, gli Stati Uniti saranno di gran lunga il principale motore dell'economia globale, una concentrazione che crea una serie di rischi.

Per quanto riguarda gli scenari "a coda pesante", le loro probabilità sono pressoché equivalenti, offrendo motivi sia di speranza che di preoccupazione. Sul lato destro, si trova una visione allettante di un'economia che non solo cresce, ma accelera, espandendo al contempo la capacità produttiva futura. In questo scenario, un'adozione dell'intelligenza artificiale più rapida del previsto, combinata con la robotica, si traduce in tangibili aumenti di produttività a livello dell'intera economia, consentendo agli Stati Uniti di superare ulteriormente le altre principali economie.

Se questa "promessa di produttività" si concretizzasse abbastanza rapidamente, gli Stati Uniti potrebbero sperimentare un boom non inflazionistico. Poiché l'offerta si espande abbastanza rapidamente da soddisfare la crescente domanda, l'inflazione rimane sotto controllo. Si tratta di uno scenario ideale, ma amplificato: un'espansione trainata dalla tecnologia che aumenta i margini di profitto delle imprese e le entrate fiscali, potenzialmente alleviando le pressioni fiscali e consentendo alla Fed di tagliare i tassi in modo più aggressivo.

Ma altrettanto probabile è lo scenario negativo: non una recessione standard dovuta all'esaurimento della domanda, bensì un'impennata della volatilità, derivante da instabilità finanziaria, errori di politica economica, dinamiche politiche legate all'anno elettorale e sviluppi geoeconomici. Un rischio importante risiede nel mercato obbligazionario.

Con i deficit statunitensi ancora elevati, i costi del servizio del debito in aumento e gli investimenti legati all'intelligenza artificiale che richiedono ulteriori finanziamenti, i speculatori obbligazionari potrebbero tornare alla ribalta. Un'improvvisa impennata dei rendimenti potrebbe destabilizzare il sistema finanziario, compromettendo l'attività economica ben oltre i confini americani. Ciò che accade nel mercato dei titoli del Tesoro statunitense raramente vi rimane confinato.

Questa fragilità finanziaria è aggravata dalla possibilità di errori di politica economica, siano essi di natura fiscale o di natura monetaria, in un momento in cui il margine di manovra dei responsabili politici è esiguo. Con le elezioni di medio termine alle porte, questo è un rischio che avrebbe conseguenze anche per un'economia globale fortemente dipendente dal motore statunitense. Se combinato con le tensioni geopolitiche – guerre commerciali, militarizzazione delle catene di approvvigionamento o conflitto diretto, la prospettiva di una stagflazione ...lo shock diventa rilevante.

All'inizio del 2026, non dobbiamo permettere che una rassicurante previsione di scenario centrale alimenti un eccesso di compiacimento. In termini statistici, non ci troviamo di fronte a una distribuzione normale, bensì a una distribuzione multimodale: al centro si colloca un percorso plausibile di crescita robusta trainata dall'intelligenza artificiale, affiancato da un lato da un "miracolo della produttività" e dall'altro da uno scenario di ribasso denso di rischi. Investitori e decisori politici devono tenere conto di tutti questi possibili esiti, nonché della marcata dispersione – tra paesi, settori e famiglie – che li accomuna.

Mohamed A. El-Erian, già presidente del Queens’ College

Valter Buffo
Ma chi è che li fa, gli utili? Il miraggio della crescita e i nostri risparmi: come proteggerli (prima parte di tre parti).
 

Una guerra più importante dello Stretto di Hormuz.

Ma come è possibile un fatto simile, mai visto prima?

E chi la può vincere, questa guerra?

In una serie di tre Post, Recce’d vi darà la sua risposta a questa domanda cruciale.

Recce’d nel marzo 2025 (ovvero diciotto mesi fa) apriva proprio qui nel Blog, la sua serie di Post chiamata Detox: il tema che poi oggi, 18 mesi dopo, domina (come UNICO tema) la comunicazione finanziaria, il dibattito tra gli operatori di mercato, il dibattito tra i gestori dei Fondi Comuni, le storie che ci racconta l’esercito dei promotori finanziari, le prime pagine dei quotidiani, e le decine e decine e decine di podcast e video su You Tube.

Potrà esservi molto utile rileggere la nostra serie di Post, quella che si chiama Detox e che parla esattamente di questi temi (insieme ad altri) con 18 mesi di anticipo sui media tradizionali ed i social media.

Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 20 settembre 2026 si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.E poi in tutti i Post che Recce’d ha regolarmente pubblicato, settimana dopo settimana, in agosto e settembre del 2026, nel nostro Blog. grazie al lavoro di un team di analisti, operatori di mercato ed esperti di geopolitica che Recce’d ha costruito nel tempo e che non ha eguali in Italia (e non soltanto in Italia).

Noi lo abbiamo fatto con un unico scopo: quello di consentire al nostro lettore di ANTICIPARE gli eventi di mercato e dunque di essere CONSAPEVOLI di ciò che fanno del loro risparmi.

Al contrario, lo scopo di tutti quei signori che abbiamo sopra citato è unicamente quello di OCCUPARE spazio nella vostra mente di investitori. Lo scopo di tutti questi signori NON è quello di aiutarvi, di aiutare gli investitori a comprendere. Non può essere quello di aiutarvi a comprendere, perché loro (tutti loro) non hanno compreso un bel nulla.

Se loro avessero compreso, allora ve ne avrebbero parlato, e scritto, e fatto video, già 18 mesi fa. Non lo hanno fatto: e vi hanno invece ingannato con un fiume di sciocchezze su AI.

Oggi, vi ingannano una seconda volta: oggi tutti i media enfatizzano i tassi, il deficit, il debito, e tutto il contorno, senza prima averci capito un bel niente: loro, tutti loro, vedono i prezzi muoversi, e SOLO DOPO decidono che è il caso di informarvi. Adesso. oggi: a cose fatte.

Quando a voi, investitori, non serve più a nulla. Zero.

Perché a voi non serve più a nulla? La ragione è semplice da spiegare. Le cose che sono già successe non servono a nulla, nella gestione del risparmio e del portafoglio titoli. Non è, e non sarà mai, il passato a determinare dove vanno i prezzi di obbligazioni, azioni, materie prime e valute. Quindi, per le vostre scelte nella gestione del risparmio, per la vostra asset allocation, e per la vostra serie di mosse che farete in futuro (che sarete costretti a fare) ciò che è già accaduto non serve più.

Il nostro primo suggerimento di oggi, quindi, è il seguente: non fate l’errore dei traders on line, di quelli dei grafici, tutti quelli che tirano righe sui grafici vedendo che cosa ha fatto un prezzo in passato. Perché è proprio quella la ragione, per la quale tutti i traders (dopo magari un periodo di fortuna) alla fine perdono sempre i loro soldi.

Voi, se puntate alla consapevolezza, se volete essere investitori consapevoli delle vostre scelte, dovete guardare al futuro: capire, analizzare nel dettaglio, e poi fare un esercizio di stima. Un esercizio probabilistico, di stima dei rendimenti futuri, sulla base di scenari coerenti e fondati sui fatti, i fatti che voi stessi potete osservare.

Evitate di perdere il vostro tempo e le vostre energie sulle sciocchezze che trovate sui social, nei podcast e su Youtube, E meno che mai sui “temi di vendita” prodotti da Goldman Sachs, da UBS, da Morgan Stanley, da BNP Paribas, da JP Morgan e da tutti gli altri grossisti del mercato finanziario, tutti impegnatissimi a “piazzare la loro merce”, indipendentemente se poi a voi farà ottenere un guadagno oppure subire un perdita.

Come già detto, noi di Recce’d ci siamo resi utili restando molto lontani dal bla-bla che riempie i podcast, che riempie i giornali, che riempie GR e TG: tutto quel bla-bla per il quale, fino al mese di luglio 2026, un problema di tassi, di deficit e di debito ASSOLUTAMENTE NON ESISTEVA, e non valeva la pena di occuparsene.

Se date uno sguardo alle vostre perdite sulle posizioni obbligazionarie, e se pensate alle perdite dei Fondi Comuni, dei Fondi Pensione, delle banche nei loro bilanci, e delle assicurazioni nei loro bilanci, allora capite subito che ERA IL CASO di occuparsene prima.

Perché (fate attenzione!) questi eventi di mercato NON SONO calamità naturali, non sono eventi imprevedibili come le alluvioni, non sono eventi del destino come i terremoti. No: sono invece il frutto di scelte degli esseri umani, di esseri umani raziocinanti, che agiscono sulla base del loro personale interesse (sì: anche alla Fed ed alla BCE, ed anche al Governo) e non nell’interesse di tutti. Soprattutto, non nell’interesse di voi investitori: che infatti siete già stati danneggiati, e lo sarete ancora di più, nei prossimi 3-5 anni.

La Nuova Era la vedete già nei fatti: siamo già nel post-Detox.

La domanda oggi è dunque un’altra: che cosa c’è nel post-Detox, nel futuro dei mercati finanziari? E nel futuro dei nostri e vostri portafogli titoli? Che cosa attende il vostro risparmio, in questa Nuova Era?

Ecco lo scopo per il quale noi di Recce’d, 18 mesi fa, abbiamo messo gratuitamente a disposizione di tutti la nostra serie Detox in questo Post: chi la ha seguita, e compresa, certamente ha potuto evitare alcune perdite sul proprio conto titoli.

Per alcuni, quindi, è stato materialmente utile. Altri invece … ci hanno dormito sopra, sonni tranquilli, Aiutati dal private banker, dal financial advisor, dal wealth manager, dal personal banker, dal family banker. Tutti impegnati a rassicurare: “non succede nulla, stai tranquillo”.

Ma poi, come tutti sappiamo, Tranquillo … che fine ha fatto?

Oggi, nel settembre del 2026, tutto il mondo, e il suo cane, parla di tassi, di obbligazioni, di Titoli di Stato, di deficit, di debito di debasement e di altre cose. Anche se ne capisce un bel nulla. E fa lunghi, lunghissimi discorsi, che girano in tondo.

Noi, oggi, nel settembre del 2026, vi diamo invece due pratiche ed utili indicazioni:

  1. rileggete nostra la serie Detox: ma rileggetela come una storia di ciò che è già accaduto: una descrizione di che cosa ci ha portato qui

  2. e poi, cambiate decisamente argomento: perché un investitore guarda al futuro, e non al passato; ed oggi, per il bene del vostro risparmio, vi conviene concentrare tutta la vostra attenzione sui fattori che IN FUTURO muoveranno i mercati; lasciate a chi ha tempo e soldi da perdere tutta quella filosofia su Warsh, la Federal Reserve, i tassi, e tutto il contorno. Perché quello, oggi, è solo contorno.

Con questo Post, Recce’d vi dice di che cosa dovete occuparvi: le vostre scelte di asset allocation e le vostre mosse sul portafoglio titoli (oggi, domani e dopodomani) non debbono più guardare a Detox, ai tassi al deficit, al debito, e meno ancora al “debasement”, che è una cosa priva di sostanza nella vita reale. Tutte quelle, sono cose che sono già nei fatti, ed anche (parzialmente) già nei prezzi.

Ciò che voi dovete risistemare, dopo questo radicale cambio di prospettiva (che ci ha tutti portati nella Nuova Era, quella che Recce’d indicava a tuti attraverso il suo Blog nel 2023) è la vostra visione di insieme.

E noi anche oggi vi aiutiamo, in modo concerto e sostanziale, a farlo.

Lo faremo grazie a due contributi esterni: uno lo discutiamo oggi, in questo Post, ed un secondo lo pubblicheremo in un Post successivo, durante la prossima settimana. Tra qualche giorno: oggi, non abbiamo il tempo necessario, c’è molto da fare sui portafogli titoli.

Ma prima di passare ai contrinbuti esterni, sfruttiamo per un semplice giochetto l’intelligenza artificiale. La sfruttiamo allo scopo di proporvi un semplice cghichetto mentale. Si tratta di una cosa semplicissima, e che non richiede una particolare fatica oppure concentrazione.,

Ma che, al tempo stesso, vi è utile: perché su questo specifico punto, nessuno vi informa, nessuno vi fa riflettere, insomma nessuno, ma proprio nessuno vi aiuta. Tranne noi di Recc’d.

Eppure, si tratta di un fatto evidente, ed anche semplice da comprendere.

Ora chiediamo ad AI: qual’è il tasso di crescita degli utili che oggi (secondo gli analisti delle banche di investimento) è giustificato attendersi nel 2026 dalle Aziende quotate in Borsa? Il tasso di crescita che dovrebbe sostenere i prezzi che vediamo oggi in Borsa?

Leggiamo la risposta di AI.

AI Overview

📊 S&P 500 2026 EPS Growth Estimates

The current Street consensus projects S&P 500 full-year 2026 earnings-per-share (EPS) growth of approximately 24% to 26.2% year-over-year, with absolute index EPS expected around $352 to $363.71.

Major financial institutions have recently revised their forecasts upward due to robust corporate guidance and heavy capital expenditure:

  • 📈 Major Bank Forecasts

    • Goldman Sachs: Projects 24% profit growth ($340 EPS estimate). (Note: Some recent reports suggest up to 36.2% under revised models).

    • JPMorgan: Estimates roughly 35% growth ($365 EPS).

    • Bloomberg Consensus: Calls for 26.2% growth ($352 EPS).

  • 💡 Key Growth Drivers

    • AI Infrastructure: Artificial intelligence capital spending drives nearly half of 2026 earnings growth.

    • Sector Strength: Information Technology and Energy sectors lead upward revisions.

    • Sustained Momentum: Q3 2026 estimated earnings growth tracks at a strong 28.7% year-over-year.

Poi facciamo una seconda domanda ad AI: quale è, oggi, sempre secondo “il consenso”, il tasso atteso di crescita, il ritmo a cui si sviluppa l’economia degli Stati Uniti? Vediamo anche questa risposta.

The Federal Reserve's September 2026 median projection estimates U.S. real GDP growth at 2.3% for the full year 2026.

📊 Major Growth Estimates

  • Federal Reserve (FOMC): Median estimate of 2.3%

  • Congressional Budget Office (CBO): Projected growth of 2.2%

  • International Monetary Fund (IMF): Forecasted growth of 2.3%

📈 Key Economic Drivers

  • Resilient U.S. consumer spending patterns

  • Strong artificial intelligence capital investments

  • Stabilizing labor market conditions


Con questi dati, noi di Recce’d abbiamo fatto un piccolo sondaggio, tra artigiani e commercianti che operano nei nostri quartieri: e tutti, leggendo questi dati, ci hanno espresso il medesimo dubbio. Tutti, dai negozianti agli elettrauto, dai falegnami agli elettricisti: persone che sanno bene che cosa è un’impresa, e come va gestita.

Voi, amici lettori, avete un dubbio a proposito di questi dati?

Noi, in Recce’d, ne abbiamo uno, e piuttosto grande. Ma lo esponiamo nel Post successivo a questo.

Per trovare una vostra risposta ai dubbi che questi dati suggeriscono, vi aiuterà leggere, qui sotto, il primo dei due contributi esterni (dal New York Times), contributo pubblicato giovedì, ovvero 48 ore fa: in queste poche righe, trovate scritto ciò che deve orientare, oggi, domani, e dopodomani, la vostra asset allocation e la vostra futura gestione del portafoglio titoli, per gestire il vostro risparmio in modo sia produttivo sia protettivo.

In poche righe, trovate tutto. Se poi siete interessati ad espandere ed approfondire, scrivete a Recce’d via la pagina CONTATTI del sito, oppure per fare più in fretta scrivete ad info@recce-d.com, per una veloce risposta via e-mail.

Noi di Recce’d, come sapete non siamo a caccia di click e di follower, e certamente non ci interessano la community ed il numero di iscritti. Questo spiega perché noi, in Recce’d, non siamo interessati al bla-bla ed alla chiacchiera fine a sé stessa. Non è il nostro mestiere.

Il nostro mestiere, l’unico mestiere di Recce’d, è produrre risultati, generare rendimento e performance, attraverso un set di portafogli modello.

Il nostro successo non sono i click, i follower e la communiy: sono invece i risultati e la performance. i fatti.

Tenetene in conto: quando ascoltate, oppure quando leggete, ed anche con il vostro financial advisor, ovvero il promotore di prodotti finanziari che viene pagato dalle retrocessioni sulle vostre commissioni.

Facciamo un esempio concreto: il nostro The Morning Brief, il bollettino quotidiano dedicato al Cliente: certamente siamo molto lontani da quei “Morning Qualcosa”, oppure “I Fatti del giorno” che circolano su You Tube e in generale su Web. Ne potete trovare a centinaia, se ne avete il tempo.

Noi siamo da tutta un’altra parte. E dove siamo, precisamente? Lo spieghiamo un’altra volta: la parola chiave è “prioritizzazione”, che ovviamente viene dopo “selezione”.

Non tutto ciò che leggete sui quotidiani, e sui social, o magari su Bloomberg, Marketwatch e su CNBC, a voi investitori serve: al contrario, spesso vi danneggia, perché quella “notizia/storia” viene creata oppure portata appositamente alla vostra attenzione per portare voi fuori strada, confondervi le idee e farvi investire male i vostri risparmi. Una raffica di notizie, assortite a casaccio, sparate una dietro l’altra, potrebbe a prima vista sembrare un utile contributo di informazione: invece, ed al contrario, peggiora la vostra comprensione.

Lo stesso fanno lunghe chiacchierate via Web (podcats, Youtube, e simili) che parlano più o meno come al bar, sfruttando un diluvio di notizie e cose già successe che però, lette tutte in fila, hanno ben poco significato: e soprattutto non vi aiutano a comprendere, ed anzi vi portano lontanissimo dai vostri obbiettivi.

Tutte queste, amici investitori, sono cose dalle quali voi dovete imparare a difendervi. Ed a proteggere i vostri risparmi.

E come si fa, a proteggersi? Come abbiamo appena scritto, con la selezione e poi la prioritizzazione. ogni investitore rischia (a mai come in questo momento), di venire completamente fregato (fot**o, direbbero i nostri amici americani) se non ha la capacità di “selezionare”, e poi di “prioritizzare”.

Il che significa, in parole povere, sapere distingue il 5% che significa qualcosa, dal 95% che è soltanto trash, spazzatura. E dopo, sapere anche come metterlo in ordine di priorità.

Poi il lavoro di analisi, poi il lavoro di valutazione, portano alle decisioni efficienti, ovvero produttive di una performance. Con una combinazione ottimale di asset finanziari.

Questo è il mestiere di Recce’d.

E senza bisogno di Fondi Comuni, di polizze vita, di GPM, di certificati: “prodotti finanziari il cui unico obbiettivo è mettere le mani nelle vostre tasche (senza informarvi) e pagare il venditore, che può farsi chiamare financial advisor, oppure private banker, oppure family banker, oppure wealth manager. E che oggi, nel settembre 2026, vi sta portando a perdere i vostri soldi.

Invece noi di Recce’d, on il nostro The Morning Brief, ogni mattina, garantiamo al nostro Cliente una informazione ordinata, con un ordine chiaro di priorità per le informazioni, ed una chiara analisi di come le notizie e le informazioni modificano rendimenti attesi e rischi attesi degli asset finanziari. Avendo, come unico ancoraggio nella pratica, ovviamente il set di portafogli modello di Recce’d.

Ed è così, che si sfugge al bla-bla dominante. Ed è così, che chi si rende utili nella pratica dell’investimento e della gestione di portafoglio.

Ed è in questo spirito che anche oggi noi siamo qui, come sempre pronti ad aiutarvi gratuitamente: come detto, Recce’d oggi vi regala concrete indicazioni per rispondere alla vostra domanda:

oddio, e adesso io che cosa faccio dei miei soldi, nella Nuova Era di tassi elevati e scarsa crescita delle economie?

Noi, come ricorderete, parliamo con voi lettori proprio di questo, ovvero di stagflazione, dal 2023. Anche a questo proposito, chi è sveglio ne ha approfittato, che è … Tranquillo invece conta le perdite. Noi, ed i nostri Clienti, siamo prontissimi: c’è entusiasmo.

Vi ripetiamo il nostro suggerimento: smettete di ascoltare tutti quelli che oggi, con ben 18 mesi di ritardo, si concentrano su tassi, deficit e debito. Tutte cose delle quali era necessario occuparsi nel 2023, nel 2024 e 2025, per guadagnarci. Recce’d lo ha fatto con i portafogli modello, ed i conseguenti vantaggi per i Clienti..

Per stare con i primi, e non finire in fondo alla corsa, staccati non soltanto dai vari … Pogacar ma pure da tutto il gruppo dei corridori “normali”, oggi dovete comprendere, analizzare, e studiare ciò che è stato condensato nel contributo che trovate qui di seguito. I mercati, infatti, oggi sono già oltre. Oltre Detox.

I nostri commenti, i risultati delle nostre analisi, e le indicazioni concrete su come operare sui vostri portafogli, dove sono? Prima, leggete l’articolo: anzi: studiatelo. E dopo, tra qualche giorno, vi faremo sapere tutto il resto, in un secondo Post, tra qualche giorno.

Fidatevi di noi: non c’è tempo da perdere. Leggete qui sotto che cosa siete costretti a gestire, e fatevi aiutare dalle immagini. Poi mettetevi in azione subito.

Gli economisti si vantano di formulare previsioni sull'economia ragionevolmente accurate. O, quantomeno, di fare delle ipotesi ben fondate sulla sua evoluzione.

In questo momento, mi trovo nella scomoda posizione di dover considerare non una, ma ben tre diverse interpretazioni del futuro dell'economia statunitense. Ognuna di esse ha implicazioni diverse per i politici e le politiche economiche, per le aziende e per voi investitori. Ma insieme, suggeriscono che dobbiamo essere pronti ad affrontare un periodo di transizione economica nei prossimi anni.

La buona notizia è che la nostra economia ha imparato a incassare i colpi, ripetutamente: abbiamo un sistema incredibilmente flessibile e resiliente che ha superato una serie straordinaria di shock negli ultimi sei anni. Nonostante la pandemia, i picchi dei prezzi dell'energia dovuti ai conflitti in Ucraina e Iran e le incertezze tariffarie, gli Stati Uniti hanno mantenuto una crescita invidiabile a livello globale. Allo stesso tempo, abbiamo evitato una ripetizione della devastante impennata inflazionistica del 2022. Mercoledì la Federal Reserve ha segnalato di essere ancora impegnata a contrastare l'inflazione, aumentando il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base, in quella che ha definito una ripresa economica.

  • Questa America rappresenta un esempio di equilibrio stabile, in cui forze potenti permettono all'economia di piegarsi senza spezzarsi, per poi tornare alla media, ovvero al punto di partenza. Ogni shock ha avuto solo effetti temporanei e reversibili. Questo profondo consenso, condiviso in particolare da Wall Street, spiega perché gli investitori siano stati ansiosi di "sfruttare gli shock" e perché i gestori patrimoniali consiglino in modo schiacciante di rimanere completamente investiti in azioni e obbligazioni. Allo stesso modo, i responsabili politici esortano a mantenere la rotta, sostenendo che non sia necessaria alcuna ricalibrazione fondamentale. Si potrebbe criticare questo atteggiamento come una strategia di negazione della realtà, ma finora si è rivelata vincente per gli investitori.

  • La seconda visione dell'economia è meno rosea. Si concentra su un insieme di dati che si stanno muovendo in una direzione dirompente: questo mese, il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni ha superato il 5%, aumentando il costo del servizio del nostro debito nazionale di 40 trilioni di dollari; il prezzo medio della benzina di 4,37 dollari al gallone sta svuotando le tasche; e i tassi sui mutui sono ora al 7%, aggravando la crisi immobiliare. Le tensioni geoeconomiche, come la guerra commerciale del presidente Trump con il Canada, si aggiungono alle pressioni. In questa versione più instabile dell'economia, gli investitori farebbero bene a spostare i propri capitali da asset più deboli come le obbligazioni ad alto rendimento verso aziende con bilanci solidi, potere di determinazione dei prezzi e una buona gestione. Per i responsabili politici, l'enfasi dovrebbe essere sul contenimento, giocando sia in attacco che in difesa. Devono impedire che questi squilibri intensifichino gli ostacoli alla crescita, come gli alti costi di finanziamento che minano un mercato immobiliare già fragile, peggiorano le prospettive fiscali e aumentano i rischi per la stabilità finanziaria.

  • La terza versione dell'economia guarda attraverso una lente strutturale e secolare e vede che, anziché essere in equilibrio, la nostra economia si trova in una profonda transizione da un passato familiare a un futuro ancora non ben definito. Se si guarda all'economia in questo modo, si potrebbe sostenere la prudenza sui mercati, riducendo l'esposizione azionaria e obbligazionaria a favore della liquidità. Washington dovrebbe gestire un cambiamento economico strutturale in modo più proattivo.

È importante sottolineare che, sebbene ciascuna interpretazione contenga verità essenziali, insieme formano un quadro d'insieme di grande rilevanza. La prima interpretazione coglie correttamente la straordinaria resilienza di un'economia che ha assorbito shock che avrebbero mandato in rovina la maggior parte delle altre. Sostenuta da una crescita esponenziale della spesa legata all'intelligenza artificiale, pari a circa 1.000 miliardi di dollari a livello globale quest'anno, questa dinamicità ha spinto i principali indici azionari a raggiungere ripetutamente nuovi massimi. L'indice azionario S&P ha registrato 27 massimi quest'anno, dopo i quasi 40 dell'anno scorso, creando ricchezza che continua a trainare la spesa delle famiglie ad alto reddito.

Tuttavia, come avverte la seconda interpretazione, questa resilienza comporta due criticità fondamentali. È stata finanziata a scapito di cruciali riserve economiche e finanziarie, dalle Riserve Strategiche di Petrolio – al livello più basso dal 1982 – ai bilanci sempre più precari delle famiglie a basso reddito. Ha inoltre alimentato squilibri nazionali e globali, tra cui l'impennata globale dei rendimenti obbligazionari, zone di volatilità nei mercati valutari e prezzi del petrolio che questo mese hanno superato i 100 dollari al barile.

Questa instabilità è solo una caratteristica della terza prospettiva, in cui il precedente mondo della globalizzazione si sta frammentando. Questo ordine mondiale frammentato è caratterizzato da punti di strozzatura marittimi come lo Stretto di Hormuz, la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento, l'uso strumentale del commercio e delle reti di pagamento transfrontaliere da parte dell'amministrazione Trump, e la mancanza di coordinamento politico internazionale. Trump ha minacciato di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO; il Primo Ministro Mark Carney auspica un allineamento del Canada all'Unione Europea.

Sul fronte interno, i principi cardine del cosiddetto "Washington Consensus" (prudenza fiscale, deregolamentazione e intervento statale minimo) hanno lasciato il posto a un'era di geoeconomia, in cui le politiche e i risultati sono sempre più dettati da imperativi di sicurezza nazionale, geopolitica e pressioni politiche interne.

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, che sta scuotendo la nostra economia dalle fondamenta. È ciò che James Manyika di Google descrive efficacemente come una rivoluzione industriale accelerata, unita ai salti cognitivi tipici dell'Illuminismo. Le rivoluzioni tecnologiche possono manifestarsi in due forme. Una "tecnologia di uso generale" (general-purpose technology), come l'elettricità, ci permette di svolgere meglio attività quali la produzione industriale o l'illuminazione domestica, rendendo inoltre possibili ulteriori innovazioni come la televisione e i computer. L'invenzione di un "metodo per inventare" — quale appunto l'intelligenza artificiale — funge invece da motore di scoperta, aprendo ambiti di esplorazione del tutto inediti.

Ciascuno di questi scenari segna un distacco dal noto verso una destinazione incerta, secondo modalità che si rivelano, a tratti, imprevedibili e destabilizzanti. Ciò richiede di accettare un'ampia gamma di esiti possibili, dato che nessuno scenario di base appare come il favorito assoluto. Sebbene tale situazione possa favorire piattaforme come Kalshi rispetto ai dirigenti aziendali o ai funzionari governativi, essa impone a questi ultimi di pianificare in funzione di molteplici eventualità, anziché ancorarsi a un'unica previsione condivisa.

È anche per questo motivo che dobbiamo prepararci alla volatilità. Privi dei tradizionali punti di riferimento politici — sia a livello interno che internazionale — dobbiamo adattarci a una maggiore dispersione dei risultati (in altre parole, a eventi più imprevedibili e turbolenti), a oscillazioni di mercato più frequenti e a strategie di mitigazione del rischio decisamente più efficaci.

Sarà fondamentale sviluppare la capacità di affrontare un percorso accidentato, poiché le dinamiche di alternanza tra accelerazioni e brusche frenate sono inevitabili quando la resilienza di fondo si scontra con un'incertezza strutturale. La capacità di nazioni o aziende di superare la concorrenza dipenderà non solo dal mantenimento del proprio vantaggio competitivo, ma anche dall'agilità istituzionale.

Sarà necessario saper operare in condizioni svariate, avendo preventivamente testato la propria tenuta attraverso simulazioni di stress ben prima che tali scenari si concretizzino. Questa capacità, unita a una mentalità più aperta, costituisce l'elemento essenziale della strategia da adottare.

Vivere in un mondo di transizione, sospesi tra diverse realtà, comporta intrinsecamente un certo disagio. È questa la mia realtà da molto tempo, avendo vissuto in culture differenti e intrapreso percorsi professionali diversi in Egitto, Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Tuttavia, negare questa nuova realtà o cercare di ricondurla a qualcosa di più familiare è peggio. L'obiettivo è trasformare la volatilità e il senso di spaesamento – per quanto dolorosi possano essere – in opportunità a lungo termine.

Valter Buffo
La discontinuità: e adesso, arrivano grandi sorprese!
 


Oggi tutti, ma proprio tutti (anche chi proprio non ne capisce nulla) ve ne parlano e ve ne scrivono.

Ma chi è, che ve ne parlava già un anno fa? Due anni fa? Tre anni fa? Chi, concretamente vi ha aiutato ad anticipare? Chi ci ha fatto guadagnare i portafogli dei Clienti?

Recce’d.

Di che cosa stiamo parlando? Dell’immagine qui sopra, che da sola sintetizza in modo perfetto il momento dei mercati alla chiusura del venerdì 11 settembre 2026.

Per una serie di ragioni, oggi questa è la sola cosa che conta: per i vostri risparmi, per i nostri portafogli modello, per i Fondi Comuni di investimento, per le GPM, per le polizze Vita che avete nei vostri portafogli.

La ragione? la trovate diffusamente spiegata, analizzata e descritta nella nostra serie di Post che abbiamo chiamato Detox. Potrà esservi molto utile rileggere la nostra serie di Post, quella che si chiama Detox e che parla esattamente di questi temi (insieme ad altri) con 18 mesi di anticipo sui media tradizionali ed i social media. Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 13 settembre 2026 si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.

E poi in tutti i Post che Recce’d ha regolarmente pubblicato, settimana dopo settimana, in agosto e settembre del 2026, nel nostro Blog. grazie al lavoro di un team di analisti, operatori di mercato ed esperti di geopolitica che Recce’d ha costruito nel tempo e che non ha eguali in Italia (e non soltanto in Italia).

Grazie a tutto questo lavoro, Recce’d è in grado di scrivere oggi che nessuno, tra i nostri Clienti, prova il minimo timore leggendo i dati di questo grafico: a tutto il Mondo fa paura, ed anzi terrore (con Trump e Bessent in primissima fila) ma ai Clienti di Recce’d significa solo una cosa. Ovvero: maggiori guadagni, sia oggi sia domani. E con pochissimi rischi.

I nostri amici lettori, sepolti in queste settimane da un vero e proprio diluvio di bla-bla inconcludenti, e di parole che non portano assolutamente da nessuna parte, hanno invece bisogno di poche cose, prima selezionate e poi ordinate, che li portino direttamente a rispondere alla sola domanda che tutti si fanno. Ovvero:

“E adesso, che cosa facciamo, dei nostri soldi?”.

Noi siamo qui, come sempre per rispondere. Sinteticamente, con questo Post (ed i precedenti di agosto e settembre) o in modo molto più esteso ed articolato, per tutti gli investitori che scelgono di contattarci attraverso la pagina CONTATTI del nostro sito.

Tra le mille e mille considerazioni che è possibile fare, sul delicatissimo tema del nostro grafico di apertura, noi ne abbiamo selezionate poche, le più rilevanti per il vostro risparmio e le più utili dal punto di vista pratico, per fare le prossime scelte sul vostro portafoglio di titoli, di BTP, di Bund, di GPM, di Fondi Comuni, di polizze assicurative: il portafoglio che vi è stato venduto dal promotore finanziario, ovvero financial advisor, ovvero dal private banker, ovvero dal family banker, ovvero dal wealth manager.

Tutte brave persone, competenti, esperte, ma soprattutto ben vestite e compiacenti: e voi vi siete fatti confondere le idee, e vi siete fatti attirare.

Ma nessuno, neppure uno di questi soggetti, nel 2025, ovvero nei primi giorni di gennaio 2026, con voi ha mai (neppure una sola volta) preso in esame l’eventualità che oggi è realtà: quella del grafico qui sopra. Non a gennaio, non a marzo, non prima delle vostre vacanze in giugno.

Mai, fino a settembre 2026. Bella gente, davvero. Professionisti seri ed onesti.

Neppure uno di loro si è mai sentito in dovere di parlarne, con voi. Eh, no: non valeva la pena, perché “tanto non succede” e poi “ne parlano soltanto i gufi”.

Ma se poi succede?

E allora, visto che poi è successo, venite qui da noi di Recce’d a leggere: e fate benissimo, perché a differenza di tutti quei signori, di tutti quei venditori pagati con le retrocessioni su ciò che vi hanno venduto (proprio come si fa con gli aspirapolvere, le diete consegnate a domicilio ed i depuratori d’acqua), a differenza rispetto a quelli non sappiamo che cosa sta succedendo, e sappiamo che cosa fare. Noi, possiamo esservi utili. Loro, non sanno né che cosa dire, né che cosa farvi fare. Loro, sono spiaccicati contro il muro.

Perché tutti loro, questo, non lo potevano proprio concepire, non riuscivano a pensarlo. E perché?

Perché questa è esattamente quella crepa nella diga che potrebbe fare venire giù tutto.

E questo, le grandi Reti di vendita proprio NON vogliono che a voi venga spiegato: anche se è semplicemente la realtà.

Ma le grandi reti di vendita (ad esempio Fineco e Mediolanum, ad esempio Allianz e Fideuram, ad esempio Banca Generali e decine di altre) vogliono tenere tutti voi, clienti investitori, all’oscuro, e con gli occhi bendati.

Voi non dovete vedere e non dovete sapere. Voi invece dovete stare fermi lì sempre, con i Fondi Comuni in mano, e sempre, comunque, pagare le commissioni a loro, ai venditori.

Purtroppo è così che oggi funzionano le cose. purtroppo è in questo stato, penoso e pericoloso, tutta l’industria (la parte tradizionale) del risparmio in Italia.

Con la compiacenza della Magistratura, con la compiacenza della Banca d’Italia, e con la compiacenza della CONSOB. Che fanno come le famose tre scimmiette.

Per le Reti di venditori di Fondi, è assolutamente vietato informare voi, che siete i loro Clienti: e quindi, per loro è necessario attribuire la colpa ai cosiddetti “gufi”. Molti tra di voi lettori ricordano che fu esattamente così anche nel 2008: fino all’ultimo giorno, tutti i venditori si impegnarono allo stremo, per convincervi di qualcosa che poi si rivelò una menzogna. “Tutto si rimetterà a posto breve”:

Poi però la menzogna venne a galla, nel 2009, nel 2010, nel 2011, nel 2012, nel 2013, per almeno una decina di anni.

Ed ecco il ruolo che Recce’d si è scelta quindici anni fa, che poi è il ruolo che spiega le performances positive dei nostri portafogli modello, ed anche la soddisfazione e la fedeltà dei nostri Clienti. La realtà dei fatti è il nostro unico benchmark.

Un buon gestore, un buon investitore, non è mai ottimista, e non è mai pessimista. Non fa mai il tifoso, non fa il tifo per questo scenario e neppure per quell’altro (e neppure per AI).

Un gestore vincente prende atto della realtà dei fatti, la analizza, e poi sceglie tempi e strumenti finanziari per ricavarne un profitto, per i propri Clienti.

Un gestore che agisce in questo modo non tradisce mai il Cliente e non lo inganna.

La realtà dei fatti è quella che vedete nell’immagine di apertura: noi in questo Post spiegheremo la rilevanza di questo fatto. Ovvero spiegheremo che si tratta di una discontinuità, di una rottura con il passato.

E spiegheremo che cosa cambia (cosa è già cambiato) per la gestione del risparmio, per la asset allocation attuale, e per la strategia di investimento futura. Se tenete al vostro risparmio ed ai vostri risultati. Se tenete ai vostri soldi, che avete con prudenza e fatica accumulato.

Partiremo dunque anche oggi della realtà, e ci concentreremo sull’aspetto della realtà che oggi è più significativo, per un investitore, e che si chiama discontinuità. La discontinuità che abbiamo già citato nel titolo di oggi: ci occuperemo del perché questo momento è un momento di rottura storico.

Rottura con che cosa? Crediamo che ormai tutti voi ve ne siete resi conto, del fatto che Il pubblico dei risparmiatori, la massa, è stato, a partire dal 2012, ingannato, illuso ed anestetizzato: è stata costruita una illusione, un miraggio, e poi si sono costretti tutti gli investitori a guardare unicamente quella immagine falsa, portata in giro per il Mondo dalle varie banche di investimento, che si chiamino Goldman Sachs oppure JP Morgan, o magari BNP Paribas, e Morgan Stanley, e UBS, e Credit Suisse (quella che fu e che oggi non c’è più, avendo pagato per i propri eccessi ed illeciti). E da tutte le altre fabbriche di prodotti finanziai e di illusioni.

Di questo, con dati ed analisi, ampie approfondite e qualificate come pochissime altre, trovate tutto ciò che vi serve nella nostra serie di post che si chiama Detox. Oggi, non ci dilunghiamo.

Poi, negli ultimi 12-18 mesi c’è stata una evidente accelerazione dei processi: che ha portato alla luce la fragilità dell’intero sistema, che infatti poggia su basi fragilissime che non reggono più. Ed ecco spiegato, tutto intero, il “tema di investimento AI”, un tema che è stato fabbricato “in laboratorio” allo scopo di mettere le mani sui vostri risparmi.

In agosto, poi, è venuta fori anche per la massa degli investitori tutta la fragilità di questa situazione: il miraggio si è rivelato per ciò che è, una falsa immagine, una illusione. Non è la realtà.

E tutti, in tutto il Mondo, hanno compreso ciò che Recce’d scriveva già nella serie Detox: ovvero che tutta intera la storia di AI è stata fabbricata per mettere le mani sui vostri soldi (immagine qui sotto).

In estrema sintesi: la situazione è fragilissima, ma QE (il QE di Bernanke, di Yellen e di Powell) non si può più fare. Ed allora, si è inventato un “non-QE” e lo si è fatto realizzare alle “Aziende di AI per gli investimenti in AI”, attraverso una mostruosa ondata di nuovo debito: “tanto, quelli si bevono tutto … che cosa vuoi che ne capiscano? Comprano qualsiasi cosa, se gliela vendi bene.”.

Ma semplicemente, anche il “non-QE” è solo una strada alternativa per gonfiare i prezzi degli asset finanziari, allontanarli ulteriormente dalla realtà, e riempire gli occhi della massa di altre illusioni ed altri miraggi.


Dicevamo sopra della discontinuità: e abbiamo scritto che siamo certi che ognuno di voi lo ha già realizzato. Lo ha realizzato magari proprio tre giorni fa, ascoltando il TG ed il GR, o un bel talk show in TV, oppure qualche podcast su You Tube.

E lo ha realizzato perché la notizia principale, per i podcast, i TG,m i GR ed i social, giovedì scorso, era quella del rialzo dei tassi da parte della BCE.

Per tutti voi, allora, è stato immediato comprendere che i “bei tempi andati” sono, appunto, “andati” per sempre.

Per molti anni (come abbiamo scritto più in alto) la massa è stata “anestetizzata”. ad ogni segnale, anche minimo, di stress e tensione, arrivava immediatamente la Grande Mamma, ovvero la Banca Centrale. Per tutti voi investitori italiani, in particolare, accorreva pietosamente la “generosa” BCE. La BCE veniva da voi, e vi rassicurava, e pietosamente comperava i vostri BTp senza valore.

E poi, improvvisamente, che succede?

Succede che proprio nel momento nel quale al TG ed al GR fanno servizi allarmati sulla situazione dei Titoli di Stato, e del debito, e dei rendimenti, proprio in quel momento la BCE vi da un forte schiaffo. Con un atteggiamento che è all’opposto dell’atteggiamento benevolente e compiacente, la BCE ha ALZATO il costo del denaro, facendo perdere prezzo e valore ai BTp. Al vostro risparmio. Ai vostri BTp, amici lettori.

Proprio non avete ancora capito?

Allora forse capirete mercoledì prossimo, il 16 settembre 2026, data che alcuni considerano “il Giorno del Giudizio”. Non lo è, non è Armageddon, questo è certo: ma vi converrà di fare molta attenzione.


Quindi aspettiamo mercoledì 16 settembre, per vedere che cosa succederà a Washington. A meno che, nel frattempo, non ci siano sorprese, grosse sorprese.

Recce’d oggi vi anticipa che certamente ce ne saranno, di sorprese. Grosse sorprese.

Da parte di chi? Potrebbe essere la Cina, oppure forse il Giappone. Potrebbe essere la Russia, o magari lo Iran. Potrebbe essere la stessa Europa. Oppure, magari, potrebbero arrivare da Trump e Bessent.

Bessent, il Ministro del Tesoro americano, qualche mossa la ha già fatta per la verità. Piccole mosse, mosse di assaggio: piccole sorprese. La cosa, però, almeno fino ad oggi NON ha funzionato: un autentico fallimento come hanno detto i mercati finanziari venerdì 13 settembre, e come vedete qui sotto nell’immagine.

L’immagine qui sopra vi documenta una grande e significativa discontinuità: è il mercato, il mercato più grande al Mondo, quello dei Titoli di Stato americani, che va contro lo Stato americano. Lo sfida.

Il Ministro del Tesoro americano ha annunciato una sua iniziativa, ne ha spiegato gli obbiettivi … ed il mercato gli è andato contro.

Il mercato ha detto agli Stati Uniti:

  1. no, non ci fidiamo più delle vostre parole.

  2. E no, le vostre azioni non sono potenti a sufficienza.

  3. E no, non ci fate paura: e noi ci proveremo ancora.

Come tutti voi lettori sapete, l’Amministrazione Trump non può cavarsela bombardando, come ha fatto invece con lo IRAN e a Gaza: non si può bombardare il mercato, perché loro hanno bisogno, del mercato.

Ne hanno bisogno perché hanno bisogno di soldi, un bisogno disperato, quotidiano, una necessità improrogabile. Ed enorme.

Ecco dunque in estrema sintesi lo stato delle cose: leggete qui si seguito la sintesi che noi di Recce’d abbiamo scelto per voi lettori.


Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha promesso interventi di grande portata per ridurre i rendimenti obbligazionari. Finora, tuttavia, i suoi sforzi non sono stati sufficienti.

Mercoledì i rendimenti dei titoli di stato USA hanno toccato nuovi massimi pluriennali dopo che il Dipartimento del Tesoro ha annunciato l'intenzione di riacquistare fino a 6 miliardi di dollari di debito a lungo termine in un'operazione prevista per giovedì; la notizia ha deluso alcuni investitori che si aspettavano un importo maggiore.

Il mese scorso il Tesoro aveva già dichiarato che avrebbe almeno raddoppiato i riacquisti di obbligazioni a lungo termine (rispetto al precedente tetto di 2 miliardi di dollari per operazione), ampliando un programma nato originariamente per migliorare la liquidità dei titoli più datati e meno scambiati. Gli investitori avevano interpretato tale mossa come un tentativo di contenere i costi di finanziamento, dato che arrivava in un momento in cui i rendimenti a lungo termine si stavano avvicinando a soglie critiche.

Definendosi il "principale venditore di obbligazioni della nazione", Bessent aveva affermato, già durante il primo mandato di Trump, che ridurre i rendimenti obbligazionari era una priorità per l'amministrazione; un obiettivo ripetutamente ostacolato da fattori quali il conflitto con l'Iran e i dazi, oltre che da eventi al di fuori del controllo dell'amministrazione stessa.

Nel complesso, l'ex gestore di hedge fund ha adottato un approccio insolitamente aggressivo nella gestione dei mercati, compresi interventi a sostegno del peso argentino e dello yen giapponese.

Negli ultimi giorni, ha ulteriormente inasprito i toni. "Dispongo di informazioni asimmetriche. Ora il banco sono io", ha dichiarato martedì riferendosi al recente intervento sullo yen, aggiungendo: "Potete scommettere contro di me, se volete".

Tuttavia, la reazione del mercato obbligazionario di mercoledì, seppur relativamente contenuta, ha evidenziato i rischi di tale retorica: il pericolo, cioè, che il Segretario al Tesoro stia fissando obiettivi difficili da raggiungere.

"Qualsiasi tentativo di abbassare i rendimenti tramite i riacquisti si sta rivelando inefficace", ha affermato Jack Ablin, chief investment strategist di Cresset Capital. "Si tratta solo di nascondere il problema sotto il tappeto".

Alcuni investitori ritengono che il Dipartimento del Tesoro si trovi ora in una posizione difficile: le aspettative sull'entità dei riacquisti sono elevate, ma potrebbe risultare arduo impressionare davvero il mercato senza allentare la direttiva secondo cui gli acquisti avvengono esclusivamente ai prezzi di mercato correnti.

Ciò ha "messo il Tesoro in una situazione senza via d'uscita riguardo a questi riacquisti", ha commentato Leah Traub, gestore di portafoglio a reddito fisso presso Lord Abbett.

I rendimenti dei titoli del Tesoro, che salgono quando i prezzi delle obbligazioni scendono, sono aumentati per gran parte dell'estate, portando i rendimenti dei titoli a 30 anni ai massimi livelli degli ultimi 19 anni. Una delle ragioni principali è l'impennata dei costi del carburante causata dalla guerra. Mercoledì, i prezzi del greggio Brent hanno superato i 100 dollari per la prima volta da luglio, a seguito dell'escalation delle tensioni in Medio Oriente.

Ciò alimenta i timori di un'inflazione persistentemente elevata, che potrebbe spingere la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse già durante la riunione della prossima settimana. Tuttavia, gli operatori di mercato segnalano anche altri fattori che spingono al rialzo i rendimenti, come la solidità del mercato del lavoro, l'aumento del deficit di bilancio statunitense e la massiccia emissione di debito da parte delle aziende tecnologiche, che competono per attrarre i capitali degli investitori.

Il crollo del mercato obbligazionario potrebbe esercitare pressioni sui prezzi delle azioni, già in calo nei primi giorni di quello che storicamente è un mese difficile per i titoli azionari. Mercoledì 9 settembre tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno registrato perdite: il Dow Jones Industrial Average è sceso dello 0,8%, l'S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq Composite dello 0,6%.

Rendimenti obbligazionari elevati fanno lievitare i costi di finanziamento per consumatori e imprese, aumentando i tassi sui mutui e finendo per pesare sugli utili aziendali. L'aumento dei tassi potrebbe inoltre indurre un maggior numero di investitori a parcheggiare il proprio denaro in titoli del Tesoro estremamente sicuri, piuttosto che in azioni più rischiose.

"Quando i rendimenti salgono, entrano in competizione con le azioni per attrarre capitali", ha affermato Ablin. "Potremmo assistere a un cambio di strategia da parte di molti investitori".

Le recenti dinamiche del mercato obbligazionario non sono state del tutto negative per Bessent. Sebbene i rendimenti siano generalmente aumentati, quelli dei titoli a lungo termine sono cresciuti meno rispetto a quelli dei titoli a breve termine; ciò indica che il mercato è guidato più dai dati economici e dalle aspettative di rialzo dei tassi di interesse che da fattori più imprevedibili, come le preoccupazioni sull'indipendenza della Fed o l'entità del deficit. Nelle ultime settimane, i rendimenti dei titoli di stato europei – più sensibili ai prezzi dell'energia – sono saliti in misura più marcata rispetto a quelli dei titoli statunitensi, una tendenza confermatasi anche mercoledì. I rendimenti dei Treasury hanno ritracciato dai massimi di seduta dopo che un'asta di titoli a 10 anni per un valore di 39 miliardi di dollari ha registrato una solida domanda da parte degli investitori.

Il rendimento del titolo di riferimento a 10 anni si è attestato al 4,836% (dati Tradeweb), in rialzo rispetto al 4,805% di martedì ma in calo rispetto al 4,853% toccato in precedenza durante la seduta, livello intraday più alto dal novembre 2023.

Michael Lorizio, responsabile del trading su tassi e mutui USA presso Manulife Investment Management, ha affermato che i titoli potrebbero ricevere una spinta giovedì se l'operazione di riacquisto dovesse procedere senza intoppi, osservando che l'importo complessivo di 6 miliardi di dollari è risultato sostanzialmente in linea con le previsioni della maggior parte degli investitori.

Tuttavia, ha aggiunto, permangono interrogativi riguardo al ...l'entità delle future operazioni di riacquisto di azioni proprie potrebbe inoltre pesare sul mercato nel lungo periodo.

Il mercato «non ama affatto l'incertezza, e questo, in una certa misura, non fa che accrescerla», ha affermato.

Di fronte a questa abbondante ed inquietante evidenza, l’investitore si chiede: e noi, adesso, che cosa facciamo?

Ovviamente, è tardi, ed ovviamente, siamo già oltre. Molto oltre. Nella Nuova Era annunciata da Recce’d fin dal 2023.

Ma qualcosa lo potete ancora fare. In primo luogo, potete comprendere, finalmente: capire bene ciò che nessuno vi ha spiegato e che i venditori vi hanno tenuto nascosto. E Recce’d è qui proprio per quello.

Non avendo, ovviamente, nel ristretto spazio di un Post declinare tutte le nostre valutazioni, e tutte le nostre indicazioni operative, per ognuna delle diversi posizioni presenti nei vostri e nei nostri portafogli titoli, noi quest’oggi vi riproponiamo il testo che i nostri Clienti hanno letto venerdì mattina alle ore 7, quando nella loro casella di posta elettronica hanno ricevuto il loro quotidiano The Morning Brief.

Un collegamento quotidiano che Recce’d mantiene con ogni Cliente in merito alle posizioni in portafoglio ed alle nuove posizioni che si faranno in funzione dell’evoluzione degli eventi.

Leggete qui di seguito una parte di ciò che noi abbiamo scritto venerdì mattina. 11 settembre 2026, in esclusiva per i Clienti di Recce’d.


1.    Non ci dilungheremo stamattina nell’analisi e nel commento: ciò che leggete scritto qui sopra, nelle immagini che raccontano della giornata di ieri, tutti voi Clienti lo sapete, e lo aspettate, da molti mesi.

Stamattina, quindi, ci limiteremo a brevi cose pratiche:

·     Dopo il PPI di ieri, estremamente significativo, Il dato di oggi (inflazione CPI) diventa MENO importante per i mercati e per i nostri portafogli

·    Questo tema di investimento, è la sola cosa che conta, oggi, per la gestione del risparmio: AI invece conta zero, ed anche meno 

·     Una reazione, potete esserne certi, ci sarà: forse oggi stesso, forse nel weekend, oppure lunedì.

·     La reazione sarà, con ogni probabilità, non solo fuori dal comune, ma pure qualche cosa che, alla massa degli investitori, oggi appare IMPOSSIBILE

·      Le regole del gioco non è che cambieranno, è che SONO GIA CAMBIATE

·      Adesso le domande da farsi sono soltanto tre:

o   Chi ha Titoli di Stato lunghi in portafoglio, e fino ad oggi NON si è ancora mosso, che cosa deciderà di fare?

o   Chi è COSTRETTO ad avere Titoli di Stato in portafoglio (banche, Fondi Pensione, assicurazioni, Fondi Comuni) come farà a reggersi in piedi?

o   Chi salterà per aria?

·       Noi muoveremo i nostri portafogli SOLO DOPO vere visto che cosa decideranno di fare

Come detto, sul piano della stretta operatività sui portafogli titoli, su tutti i portafogli di tutto il Mondo, l’appuntamento più importante della nuova settimana sarà la riunione della Federal Reserve che inizia martedì 15 e si chiude poi il giorno successivo. In questo caso, molto più della decisione sui tassi ufficiali di interesse, conteranno le parole che sceglierà il nuovo Chairman Warsh.

Nello specifico, quello che tutti si chiedono è se Warsh dirà che c’è la crisi dei Titoli di Stato e che qualcosa va fatto subito, oppure negherà la crisi e l’urgenza dell’azione per contrastarla.

In entrambi i casi, le reazioni dei mercati finanziari potrebbero essere incontrollate. proprio perché siamo in presenza di una discontinuità: qualche cosa di mai visto prima.

Una più ampia introduzione a questo evento della prossima settimana noi ve la offriamo attraverso il video che trovate qui a fianco. Noi adesso andiamo oltre.

Il nostro suggerimento al lettore, per la gestione del risparmio e degli investimenti, va ben al di là di questa riunione della Federal Reserve, ed è quello è di fermarsi a riflettere su questo tema: ognuno di voi, ogni mattina, al TG oppure al GR oppure sui social, ascolta o legge dichiarazioni in merito alla grandezza ed alla forza dell’economia americana, alla sua solidità, ed al futuro meraviglioso che ci garantisce AI; perché, allora, i prezzi dei Titoli di Stato scendono? Chi è che vende, ogni giorno, i Titoli di Stato, ovvero il debito di un debitore forte e magnifico? Per quale ragione lo fa, invece di tenerseli?

La ragione è forse la forza dell’economia e la crescita del PIL che ne deriva, come dice qualcuno? Davvero? davvero dovremmo tutti credere ad una simile fesseria?

Se davvero fosse così, spiegate che cosa ci fanno gli Stati Uniti con una spesa dello Stato che ogni anno supera le entrate in una misura pari al 7% del PIL? E spiegate perché lo Stato americano è costretto, ogni anno, a pagare 1500 miliardi di interessi sul debito dello Stato.

Date un senso, alle vostre affermazioni, date un senso a ciò che dite, a ciò che leggete, a ciò che ascoltate. Non accontentatevi delle baggianate dei social, dei podcast e dei promotori finanziari.

Investire, è una cosa seria, e complessa e delicata. Un senso, dare un senso alle proprie decisioni, metterle su una base solida, è indispensabile.

Noi proveremo anche oggi ad aiutarvi, proponendovi di leggere il contributo che segue, e che può esservi utile a trovare un senso, in tutto ciò che vedete ed ascoltate proprio in queste (difficilissime) ore.

Recce’d vi ripete che ci saranno grosse sorprese: e molti tra di voi non sono pronti.

Il momento che noi in questo Post definiamo “discontinuità” (il post-Detox) è appena iniziato, e deciderà le sorti dei vostri risparmi (e delle vostre pensioni) per gli anni a venire. E molti di voi non sono assolutamente pronti e vivono nel passato.


31 agosto 2026 | Paola Subacchi

PARIGI – Il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha un'agenda fitta di impegni. Oltre a cercare di far collassare l'economia iraniana, è preoccupato per il costo del servizio del debito federale, che all'inizio dell'anno ha superato il 100% del PIL. Quest'anno, gli interessi sul debito americano sono schizzati oltre i mille miliardi di dollari, superando la spesa annuale per la difesa degli Stati Uniti.

Per contenere i rendimenti dei titoli del Tesoro, Bessent – ​​che ha trascorso gran parte della sua carriera sui mercati dei capitali, in particolare presso la Soros Fund Management, dove contribuì a far crollare la sterlina britannica nel settembre 1992 – sta ora cercando di orientare il sentiment del mercato agendo dall'altra parte della barricata.

Il primo passo è stato un intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone per sostenere uno yen debole. Per reperire autonomamente i dollari necessari, il Giappone avrebbe dovuto vendere titoli del Tesoro USA. Il Giappone è il principale detentore di debito statunitense e da tempo rappresenta un acquirente affidabile, avendo investito in titoli del Tesoro circa 25 centesimi di ogni dollaro di surplus negli ultimi due decenni. Una vendita forzata avrebbe rappresentato una rottura clamorosa e pubblica rispetto alla prassi consolidata.

La mossa successiva ha rivelato la vera preoccupazione di Bessent. Ha suggerito che, invece di vendere titoli, il Giappone potrebbe ottenere i dollari necessari a sostenere lo yen tramite la *Foreign and International Monetary Authorities Repo Facility* (strumento di pronto contro termine per le autorità monetarie estere e internazionali), rimasto scarsamente utilizzato dopo la pandemia. Ha inoltre proposto di utilizzare tale strumento per allentare la pressione sul mercato obbligazionario USA e di innalzarne il tetto di indebitamento per favorire più ampiamente il reperimento di dollari.

Più di recente, Bessent ha rivolto l'attenzione al lato della domanda, impegnandosi a raddoppiare i riacquisti di titoli a lunga scadenza portandoli ad "almeno" 4 miliardi di dollari per operazione. Qui i conti non tornano. La Federal Reserve statunitense è in grado di influenzare la curva dei rendimenti perché opera con volumi molto più ingenti: al culmine della pandemia, i suoi acquisti giornalieri di titoli del Tesoro raggiunsero un picco di circa 75 miliardi di dollari. Il Dipartimento del Tesoro, tuttavia, non può agire allo stesso modo. Finanzia i riacquisti di titoli a lunga scadenza emettendo debito a breve scadenza, riducendo così la *duration* del debito statunitense e sostenendo, al contempo, di voler stabilizzare i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine.

Questa serie di interventi non ha prodotto i risultati sperati: il rendimento del titolo a 30 anni – che aveva toccato i massimi dal 2007 proprio prima dell'annuncio di Bessent sui riacquisti – è sceso temporaneamente per poi risalire rapidamente. La strategia ha inoltre generato confusione tra i detentori di obbligazioni. Ciò pone Bessent – ​​che ama definirsi il "principale venditore di titoli di Stato della nazione" – in una posizione scomoda.

Con un volume di circa 30.000 miliardi di dollari, il mercato obbligazionario statunitense è vasto e liquido. Tuttavia, il tentativo di intervento desta preoccupazione, così come l'atteggiamento di un'amministrazione che non mostra alcun freno in ambito fiscale. Il Congressional Budget Office (CBO) prevede che il debito pubblico raggiungerà il 108% del PIL entro il 2030 e il 120% entro il 2036. Uno dei fattori principali è rappresentato dagli interessi sui titoli esistenti: la fase di tassi bassi durante la pandemia è stata sfruttata per contrarre nuovi prestiti anziché per ridurre il debito, lasciando così un volume maggiore di titoli da rifinanziare una volta che i tassi sono saliti.

La sfida decisiva è quella tra il tasso di interesse pagato dal governo e il tasso di crescita dell'economia: l'ideale sarebbe che quest'ultimo superasse il primo. È quanto accaduto negli Stati Uniti negli ultimi due decenni, ma il CBO prevede che il divario si annullerà intorno al 2031; da quel momento in poi, per stabilizzare il rapporto debito/PIL saranno necessari avanzi di bilancio effettivi. Nel frattempo, l'inflazione rimane al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.

Il presidente Donald Trump ha sposato l'idea che il resto del mondo abbia approfittato del debito statunitense e che le condizioni debbano cambiare. Resta da vedere se la sua amministrazione passerà dalle parole ai fatti, ma ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato.

Un interrogativo analogo riguarda la Fed, finita sotto pressione da parte della Casa Bianca affinché tagliasse i tassi di interesse durante gli ultimi mesi del mandato dell'ex presidente Jerome Powell. Il successore di Powell, Kevin Warsh, non ha ancora sentito il fiato di Trump sul collo, ma sembra solo questione di tempo. Le conseguenze potrebbero essere profonde: la capacità della Fed di stabilizzare i mercati dipende dalla percezione della sua indipendenza dalla politica.

Trent'anni sono un periodo lungo per un creditore che deve fidarsi di un debitore. Ripagheranno il debito per intero o cercheranno di svalutarlo attraverso l'inflazione? Non sorprende, quindi, che i riacquisti del Tesoro riducano la *duration* del debito federale.

Tuttavia, gli acquirenti marginali di tale debito a breve termine sono ormai soggetti privati ​​nazionali, più sensibili al prezzo rispetto alle banche centrali. Ciò significa che il governo statunitense, impegnato a emettere titoli in volumi record, sta attingendo allo stesso bacino di risparmio interno a cui si rivolgono le grandi imprese per i loro finanziamenti. A quel punto, Il rendimento necessario per riequilibrare il mercato diventa un fattore rilevante.

Lungi dal preannunciare un Armageddon finanziario, la situazione attuale ricorda quella descritta nel 1971 dall'allora Segretario del Tesoro statunitense John Connally, dopo che il governo degli Stati Uniti aveva unilateralmente abbandonato la convertibilità del dollaro: "Il dollaro è la nostra valuta, ma è un vostro problema". I detentori di titoli del Tesoro come Giappone, Cina e paesi europei non stanno ancora fuggendo, ma sono alla ricerca di un'alternativa, e ne trovano poche.

Il problema è semplice: nessun altro mercato può assorbire lo stesso volume. Il mercato dei Bund tedeschi si aggira intorno ai 2.300 miliardi di dollari. Il mercato obbligazionario giapponese è più grande, con circa 7.600 miliardi di dollari, ma la Banca del Giappone ne possiede circa il 43%. La quota del dollaro nelle riserve globali è diminuita lentamente, da quasi il 70% nel 2000 a meno del 59% nel 2024, proprio perché i gestori delle riserve non hanno alternative. Il potere di determinazione dei prezzi è nelle mani degli Stati Uniti, non dei loro creditori, e le partecipazioni estere riflettono necessità strutturali, non scelte strategiche.

Tuttavia, anche se gli acquirenti sovrani continuano ad acquistare titoli del Tesoro per la gestione del tasso di cambio, come forma di assicurazione contro le crisi e per la liquidazione degli scambi commerciali in un mondo dominato dal dollaro, il principale responsabile della vendita di obbligazioni non può permettersi di abbassare la guardia.

Manipolare i mercati potrebbe non produrre i risultati sperati e, nel peggiore dei casi, innescare instabilità in tutte le classi di attività, dato che i titoli di Stato britannici e persino i Bund tedeschi sono già sotto pressione.

Il rischio di un altro "momento Liz Truss" – quando il primo ministro britannico si dimise dopo aver fatto crollare il mercato dei titoli di Stato nel 2022 – è sempre in agguato.


Valter Buffo
Oltre Detox: il vostro benessere finanziario è sotto attacco
 

Per i vostri social media, fino ad un mese fa, la cosa era inesistente. Sul vostro quotidiano non se ne parlava proprio: al contrario, ogni settimana si spiegava perché comperare Titoli di Stato.

Come faceva ancora un mese fa il Corriere della Sera.

Per il vostro private banker, per il vostro financial advisor, per il vostro wealth manager, insomma per il promotore che a voi vende i Fondi Comuni, non era proprio il caso di parlarne.

Poi c’erano quelli più esagitati, che scrivevano che “il debito americano è una leggenda”. Una sentenza, non un articolo di giornale..

Imbarazzante: tutti questi soggetti hanno aspettato il 2 settembre 2026: hanno aspettato, come bravi animali da gregge, che arrivasse lui, ad informare il Mondo. E adesso, già che lui ha rotto l’omertà, allora adesso se ne può parlare e scrivere. Lui è il Ministro del Tesoro americano, e lui può dire quello che a voi tutti hanno tenuto nascosto.


Il riferimento obbligato per interpretare tutto ciò che oggi leggete sulla prima pagina del vostro quotidiano, e che ascoltate ai TG di Mediaset, di la 7 e della RAI, rimane la serie Detox di Recce’d: dove potete leggere tutti i dati e tutte le analisi che vi sono necessarie per una comprensione profonda e dettagliata. Potrà esservi molto utile rileggere la nostra serie di Post, quella che si chiama Detox e che parla esattamente di questi temi (insieme ad altri) con 18 mesi di anticipo sui media tradizionali ed i social media. Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 5 settembre 2026 si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.

Ma attenzione! Ormai, quella fase (Detox) è finita, si è completata.

Siamo già oggi oltre Detox: sono stati i mercati a mettere alle strette i decisori, a forzarli ad uscire allo scoperto, ed a forzarli a smettere di negare l’evidenza..

I quali, ormai consapevoli della situazione “post - Detox” sono stati forzati a decidere. Ormai è impossibile negarlo ancora, dopo che lo hanno fatto, per anno.

Nel settembre 2026, i rendimenti dei Titoli di Stato li mettono anche in apposite tabelle dei TG, e presto arriveranno i talk show di Rete 4, di Rai 3 e di La7 Forse, anche la maratona di Mentana (forse)

Cliccando sull’immagine che segue, potete rivedete (se ve lo siete persi) il servizio mandato in onda il 2 settembre 2026 da TGcom 24 di Mediaset. Che però non dice chi è, che ci perde i soldi. Non spiega nulla.

Per il momento, e sotto la potente spinta dei mercati, le cosiddette “Autorità” hanno fatto solo alcune “mosse di assaggio”: il 3 agosto prima, il 19 agosto poi, e infine il 3 settembre (un mese esatto di distanza) il secondo intervento sullo yen giapponese. Con esisti … pari a zero, fino ad oggi.

Ma certamente arriverà dell’altro, e saranno iniziative clamorose. Non è più evitabile. Il momento è di una gravità tale, che è necessario ritornare al 15 agosto 1973 per ritrovare un livello simile di tensione. In quella data il Ferragosto del 1973, il Presidente americano Nixon annunciò quello che migliaia di commentatori, solo poche ore prima avevano dichiarato “impossibile”. E può accadere qualche cosa di simile anche domani, nel 2026.

Il numero di similitudini, tra gli Anni Settanta e la situazione della seconda metà degli anni 2020 è altissimo. E l’immagine qui sotto serve proprio a ricordarvi che tutto, ma proprio tutto, è in movimento, e quindi che voi investitori dovete (siete costretti, non c’è scelta) a fare le vostre scelte prendendo in esame un ventaglio di scenari più ampio che mai nel corso delle vostre vite.

Ovviamente, guardando alle esperienze che il Mondo fece nel 1973, spiccano una serie di eventi che già allora non era eccessivo definire “storici”. Perché cambiarono la Storia con la “S” maiuscola. E cambiarono per sempre tutti i mercati finanziari.

Primo fra tutti (dal punto di vista di tutti gli investitori del Mondo), quello che accade il 15 agosto del 1973: gli Stati Uniti annunciarono la sospensione della convertibilità in oro del dollaro americano: non un semplice cambiamento di regole, ma un cambiamento epocale. Finanziario, economico, politico e sociale.

In quei medesimi giorni, anche la geopolitica mondiale era in rapidissimo movimento: e tra i tanti eventi del 1973, spicca certamente la guerra nel Medio Oriente e la prima delle due crisi energetiche (le targhe alterne, eccetera), Trovate di seguito una ricapitolazione, estremamente sintetica, proprio di quella vicenda del 1973.

La crisi petrolifera del 1973 (nota anche come primo shock petrolifero) ebbe inizio il 6 ottobre 1973 in concomitanza con lo scoppio della guerra del Kippur in Medio Oriente tra Israele e una coalizione di Stati arabi (Egitto e Siria).

Le Cause Geopolitiche ed Economiche

  • L'embargo dell'OPEC: I Paesi arabi membri dell'OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) decisero di usare il petrolio come arma strategica per punire i Paesi occidentali ritenuti filo-israeliani (in particolare gli Stati Uniti e l'Europa occidentale).

  • Il taglio della produzione: La produzione fu ridotta del 25% e le esportazioni verso i mercati alleati di Israele vennero totalmente bloccate.

  • L'aumento dei prezzi: Il prezzo del barile di greggio quadruplicò nel giro di pochi mesi, passando da circa 3 dollari a quasi 12 dollari.

Le Conseguenze e l'Austerity

  • Crisi economica globale: L'aumento improvviso dei costi energetici interruppe bruscamente il prolungato dopoguerra di forte crescita economica (il boom economico), generando un fenomeno di stagflazione (inflazione elevata unita a stagnazione produttiva).

  • L'impatto in Italia: L'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di idrocarburi, rispose con drastiche misure di austerity a partire dal dicembre 1973. Tra queste si ricordano il divieto di circolazione dei veicoli privati a motore durante le domeniche a piedi, la riduzione dell'illuminazione stradale e la chiusura anticipata dei negozi e dei programmi televisivi.


Sempre attenti alle esigenze dei nostri lettori - investitori, noi di Recce’d iniziammo già nel 2020 ad anticipare ai nostri lettori il significato della stagflazione e le implicazioni per tutti i mercati finanziari, e quindi per i vostri risparmi, le vostre pensioni e tutti i portafogli titoli del Pianeta.

Restiamo ancora sul 1973: va aggiunto, alle vostre considerazioni per il 2026 ed il 2027, il colpo di Stato in Cile del 1973, un secondo evento storico, un cambiamento epocale: ed anche in quella vicenda, gli Stati Uniti erano (pesantemente) coinvolti. Tra i tanti eventi geopolitici del 1973, oggi scegliamo di citare proprio questo, perché proprio pochi giorni fa al Festival del Cinema di Venezia, ne ha parlato il noto attore americano John Malkovich, con parole (non da specialista di geopolitica) che a noi di Recce’d hanno fatto riflettere.

Riportiamo qui sotto alcune frasi.

A chi gli fa notare il parallelo tra quello che successe in Cile nel ‘73 e il rapimento del presidente venezuelano a gennaio, il regista ha riflettuto: “Una delle cose inquietanti è che ormai non sembrano più agire nell'ombra; è molto strano. Negli anni 70, quantomeno, quella gente orribile aveva l'intelligenza di mantenere segrete le proprie azioni, mentre ora tutto sembra diventare sempre più stupido. Certo, molte cose restano segrete, ma quando ho scritto il film, e poi l'abbiamo realizzato, l'intento era parlare del 1973 e della situazione in Cile a quell'epoca. Riguardandolo oggi, però, sembra offrire una sorta di commento sull'attualità, sulla geopolitica e cose del genere. Non era necessariamente voluto, ma credo che molti di questi elementi emergano naturalmente quando ci si confronta con certi temi. Sarà affascinante vedere come il pubblico recepirà l'opera: un film apparentemente storico che però ha ramificazioni e legami con ciò che accade oggi. Mi interessano le storie che mettono in discussione l'autorità e ciò che ci viene detto”.

Dice Malkovich: certe cose, una volta si facevano nell’ombra, oggi tutti viene sbattuto in faccia a tutti.

Il debito, è un buon esempio.

Per rendere il nostro (abituale, e gratuito) servizio al nostro lettore, noi insistiamo oggi proprio su questo aspetto della situazione corrente: il vostro portafoglio titoli già oggi deve essere pronto ad altri eventi di questa natura: a cambiamenti epocali, che invece che essere dissimulati vengono strombazzati al Mondo intero, persino via Twitter! Un altro cambiamento epocale.

Noi dal 2023 con regolarità abbiamo scritto ai lettori della Nuova Era dei mercati finanziari. Recce’d vi dice quello che tutti gli altri non vi dicono: e ve lo spiega.

Per i nostri Clienti, in parallelo, abbiamo modificato la asset allocation e ridisegnato la strategia di investimento: questo allo scopo di prevenire la tempesta in atto e quelle che verranno, ed allo stesso tempo di guadagnare dai cambiamenti (epocali) nei livelli di prezzo.

Vi ripetiamo (e dovreste tenerne conto da subito) che determinati livelli di prezzo, che voi avete in mente e che vi aspettate di rivedere, magari un giorno, non ritorneranno mai più. Siamo in una Nuova Era: dei mercati della geopolitica, e della vita sociale.

I fattori cruciali del quadro presente, gli elementi determinanti, sono quelli che trovate elencati qui nel nostro Post, e poi nel Post dello scorso 29 agosto, ed anche il 22 agosto, e infine il 16 agosto. Li potete rileggere, tutti, scorrendo il nostro Blog: ed è tutto gratis.

Tra i fattori che media e social media evidenziano ed esaltano più spesso, come sapete, c’è AI, ovvero la “Intelligenza Artificiale”: il tema che è “alla moda perché garantisce i click del pubblico”.

Anche AI è il segno di una Nuova Era: ve lo dimostrano i sempre più frequenti paragoni che circolano sui social media e sui media tradizionali con l’epoca delle ferrovie, di ormai più di 100 anni fa, ed con l’epoca del “dot.com” di 25 anni fa.

Noi di Recce’d ritorneremo, con i necessari approfondimenti, a parlare con il lettore anche di AI: tema che peraltro trovate trattati ampiamente, e con grande qualità, proprio qui nel Blog, in una serie di Post di fine luglio e della prima parte di agosto 2026. Ci ritorneremo con nuove analisi ed approfondimenti sulla base dei nuovi dati che nel frattempo si sono resi disponibili. Ma non oggi.

In questo Post ci dedichiamo a questioni più ampie, quelle che noi di Recce’d giudichiamo decisive.

Noi di Recce’d giudichiamo AI un tema di investimento non decisivo: non modifica nulla (ma proprio zero) in merito alle materie che trattiamo in questo Post. LO stesso, noi riteniamo che sarà opportuno parlarne ancora, anche con voi lettori, per chiarire alcune oscurità e svelare alcuni trucchi: primo fra tutti, il trucco che riguarda gli utili delle Aziende che sono quotate a Wall Street.

Ma lasciamo adesso da parte AI e tutti gli altri argomenti “glamour” e anche “trash”, e ritorniamo alle cose fondamentali per il vostro risparmio ed i vostri futuri rendimenti.

L’attenzione dedicata dai social e dai media, per tutto il mese di agosto, a questo argomento è l’indice di un allarme diffuso. Come abbiamo scritto sette giorni fa (e come è abitudine dei social media e dei media tradizionali) l’allarme suona soltanto quando è troppo tardi: ed è allora che questi soggetti con voi trattano di problemi che invece era utile (per voi investitori) affrontare almeno due oppure tre anni fa.

Vi forniamo un esempio, di questa attenzione mediatica, con il video che trovate qui a fianco. Il video non deve interessarvi per le conclusioni (tutto è messo insieme alla rinfusa, e non si arriva da nessuna parte, in questo video), quanto piuttosto per imparare a riconosce un metodo, e proteggere così il vostro risparmio, come vi avevamo scritto già il 16 agosto ed il 22 agosto scorso. dalle forti distorsioni social e media.

Nel nostro Post, torniamo adesso agli argomenti che abbiamo già toccato in apertura (lo scenario d’insieme, e la geopolitica, e la Nuova Era), e lo facciamo ritorniamo indietro di qualche giorno: così da comprendere in che modo gli argomenti trattati più in alto in questo Post si sono riflessi sulla riunione del G20 del 31 agosto ed 1 settembre 2026.

Abbiamo scelto e tradotto per voi un resoconto molto qualificato di quella tempestosa riunione dei Ministri del Tesoro delle maggiori economie: riunione che, decisamente, è stata più movimentata del solito. E la prossima … sarà anche peggio (se mai si terrà).


ASHEVILLE, Carolina del Nord – Il Segretario del Tesoro Scott Bessent è arrivato qui per ospitare i funzionari economici di tutto il mondo sui Monti Blue Ridge, reduce dal fallimento dei negoziati commerciali con il Canada, dagli interventi sui mercati valutari e obbligazionari e dalle rinnovate minacce economiche del Presidente Trump contro l'Iran.

Due giorni dopo, il vertice dei ministri delle finanze del G20 si è concluso tra un crollo dei mercati obbligazionari globali, dispute sui dazi, insulti pubblici e litigi per una foto di gruppo.

In una conferenza stampa al termine del vertice, martedì sera, Bessent ha affermato che gli incontri sono stati produttivi, affrontando temi come gli squilibri commerciali, l'intelligenza artificiale e il debito sovrano.

Tuttavia, la discrepanza tra le dispute a margine – il cambio di nome di un Grande Lago, una foto con un ministro russo – e la crescente tensione sui mercati globali ha suscitato timori tra molti investitori, che temono che i leader non stiano affrontando sfide che potrebbero rapidamente sfuggire di mano. Al termine del vertice di martedì, il rendimento del titolo di Stato decennale di riferimento è salito al 4,795%, il livello più alto dall'inizio del secondo mandato di Trump. I leader economici globali si trovano ora a presiedere un periodo di crescente ansia sui mercati finanziari, in un momento particolarmente critico. Gli Stati Uniti, con un debito pubblico sbalorditivo di 40 trilioni di dollari, hanno sfruttato l'incontro di questa settimana per dimostrare che la crescita economica può superare tale debito.

"Il mondo è sommerso dai debiti", ha dichiarato Bessent ai giornalisti lunedì, durante il vertice. "L'unico modo per uscirne è crescere".

Dopo il vertice, Bessent ha affermato: "Con l'America ancora una volta alla guida di questo forum, i giorni in cui ci si accontentava di una crescita mediocre sono finiti. Le discussioni che abbiamo avuto qui questa settimana mi danno la certezza che molti dei nostri partner siano ora pronti a unirsi a noi".

Il mercato obbligazionario, tuttavia, si sta ribellando a questa premessa: una svendita sta spingendo al rialzo i rendimenti e aumentando i costi di indebitamento dei governi.

Bessent ha rilasciato una dichiarazione che, a suo dire, rifletteva la posizione generale di tutti i paesi presenti, ad eccezione della Cina, che, secondo lui, difficilmente avrebbe accettato una dichiarazione esplicita sugli squilibri commerciali. Il Wall Street Journal non ha verificato in modo indipendente se tutti i paesi presenti al vertice fossero d'accordo con la dichiarazione.

"In particolare, i paesi con surplus esterni eccessivi e persistenti dovrebbero eliminare le distorsioni che limitano i consumi interni e che si traducono in un'eccessiva dipendenza dalle esportazioni per la crescita", si legge nella dichiarazione del Tesoro. Senza la Cina, il gruppo non è stato in grado di rilasciare una dichiarazione ufficiale di consenso.

Il vertice è stato caratterizzato da continue dispute fin dall'inizio. I lavori erano appena iniziati quando Bessent ha deriso le forze armate canadesi, paragonandole a un'attrazione dismessa di un parco divertimenti. I canadesi si sono infuriati per la decisione di Trump di rinominare il Lago Ontario e hanno intensificato gli sforzi per rafforzare i legami commerciali con altri Paesi. Altri delegati hanno affermato che la disputa tra alleati stretti rappresentava una distrazione inutile.

"Credo che in un mondo in cui le tensioni sono numerose, non sia il momento di aggiungerne altre, soprattutto tra due partner storici", ha dichiarato il ministro delle Finanze francese Roland Lescure.

Nel frattempo, gli europei erano furiosi per l'invito al ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. (La Russia non veniva invitata da quando aveva invaso l'Ucraina nel 2022). Le minacce di Bessent di imporre sanzioni ai partner commerciali dell'Iran hanno aleggiato sul suo incontro di domenica con il governatore della banca centrale cinese. Bessent ha poi dichiarato all'ex consigliere di Trump, Larry Kudlow, durante un evento del G20, che l'avversario storico degli Stati Uniti è dalla loro parte su alcuni aspetti del conflitto con l'Iran. La Cina è uno dei principali partner commerciali del regime iraniano.

"I cinesi concordano sul fatto che l'Iran non possa possedere armi nucleari. I cinesi concordano sulla necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Abbiamo avuto colloqui privati ​​con loro per raggiungere questi obiettivi", ha detto Bessent a Kudlow appena due giorni dopo l'incontro con l'alto funzionario cinese.

Il vertice ha riunito i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del "Gruppo dei 20", composto da paesi ricchi e in via di sviluppo. Il G20 intende che questi eventi fungano da preludio al vertice dei leader del G20, che Trump ospiterà nella sua residenza di Doral, in Florida, a dicembre.

Tradizionalmente, il vertice si tiene per riunire i principali ministri delle finanze e trovare un modo per convergere su sfide comuni. Con 20 paesi, spesso emergono opinioni e fazioni divergenti. Ma questo vertice sembrava non aver mai avuto molto slancio. Persino gli obiettivi più semplici alimentavano le divisioni.

Il fatto che gli Stati Uniti tentassero di garantire la presenza dei principali partecipanti alla "foto di gruppo", una tradizione di questi vertici, ha suscitato reazioni di disappunto tra gli europei. I ministri hanno dichiarato che non avrebbero partecipato se il ministro delle finanze russo fosse stato presente nella foto, secondo quanto riferito da fonti vicine alla vicenda. Hanno aggiunto che avrebbero mandato i loro vice se il funzionario russo fosse stato incluso, ha precisato una delle fonti.

"L'approccio congiunto degli europei, per il quale sono molto grato, ha portato infine a questa foto di gruppo senza il ministro delle finanze russo e senza la delegazione russa", ha dichiarato ai giornalisti il ​​ministro delle finanze tedesco Lars Klingbeil.

Nella conferenza stampa successiva al vertice, Bessent ha commentato la presenza del ministro russo affermando: "So che alcuni europei hanno avuto un'impressione negativa, ma credo che sia molto importante il dialogo".

Proprio mentre gli incontri stavano per iniziare, Bessent ha rivolto parole dure al Canada, affermando che era impossibile per il vicino degli Stati Uniti essere coinvolto in una guerra commerciale a colpi di ritorsioni con "qualcuno che è 13 volte più grande di te". Bessent ha anche scherzato dicendo che il Canada avrebbe potuto inviare dei mini-sottomarini, precedentemente utilizzati in un'attrazione di un parco divertimenti, per attaccare gli Stati Uniti. Il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha pubblicato sui social media una foto di due giovani donne in un centro di addestramento per cadetti canadese, che è stata interpretata come una presa in giro del loro peso e del loro genere.

"Quando gli americani smetteranno di fare meme, di lanciare frecciatine, di cercare di fare i duri e inizieranno a prendere sul serio queste discussioni, allora potremo averle. Ma guardate, non è costruttivo", ha detto il Primo Ministro canadese Mark Carney ai giornalisti a Ottawa martedì.

Il Dipartimento del Tesoro non ha risposto alle ripetute richieste di commento sul vertice.

Il ministro delle Finanze canadese François-Philippe Champagne ha dichiarato di aver incontrato Bessent martedì. "Il messaggio che porterò, ovviamente, è che difenderemo i nostri lavoratori", ha detto ai giornalisti prima dell'incontro.

Martedì, Bessent ha attaccato duramente l'Iran, paragonandolo a un serpente morente che si contorce ancora dopo essere stato decapitato. Il prolungato stallo tra Stati Uniti e Iran ha contribuito all'inflazione e ha messo a dura prova i mercati obbligazionari, e i commenti di Bessent suggeriscono che gli Stati Uniti siano disposti a sopportare ulteriori difficoltà economiche pur di mettere alle strette Teheran.

Questo vertice annuale mostra segni di cedimento da anni. Nel 2025, Bessent ha disertato la riunione dei ministri delle finanze ospitata dal Sudafrica in seguito alle accuse di Trump secondo cui il Sudafrica stava confiscando terre ai sudafricani bianchi.

Il Segretario del Tesoro è arrivato sostenendo che l'amministrazione Trump era sulla buona strada per risanare l'economia americana, che a suo dire aveva arrancato sotto l'amministrazione Biden, e che altri Paesi avrebbero potuto prosperare seguendo un programma di deregolamentazione simile.

"A volte mi sento come un medico del pronto soccorso, e l'economia è il paziente, mentre il popolo americano è stato schiacciato dal camion Mack di Biden", ha dichiarato Bessent ai giornalisti lunedì. "Abbiamo stabilizzato il paziente e ora siamo nella fase di guarigione".

L'economia statunitense, tuttavia, ha mostrato segni di difficoltà. Il governo degli Stati Uniti sta registrando enormi deficit di bilancio, i prezzi della benzina sono elevati, il mercato del lavoro ha perso 23.000 posti di lavoro a luglio e l'inflazione è ancora al di sopra dell'obiettivo della Fed.

Al vertice, Bessent era accompagnato dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, che si trova di fronte a una difficile decisione sull'opportunità di aumentare i tassi di interesse già questo mese per combattere l'inflazione, nonostante le richieste di Trump di tassi più bassi. Warsh ha suggerito che la Fed potrebbe dover intervenire, un altro fattore che spinge al rialzo i rendimenti obbligazionari.

I vertici di due delle maggiori banche americane, David Solomon di Goldman Sachs e Jamie Dimon di JPMorgan, hanno partecipato lunedì a una tavola rotonda con i ministri delle finanze. Secondo una fonte a conoscenza dei fatti, l'amministrazione Trump ha chiesto privatamente ai dirigenti di discutere dello stato dell'economia statunitense durante l'incontro.

Dimon, in una dichiarazione inviata ai giornalisti dagli organizzatori del G20, ha accolto con favore l'invito. "Per la prima volta al G20, il Tesoro ha dato al settore privato un posto al tavolo. Una buona politica è migliore quando coloro che prestano, assumono, investono e costruiscono hanno voce in capitolo nella sua definizione", ha affermato Dimon.

Solomon, in un'intervista a CNBC a margine della conferenza, ha dichiarato che le sue prospettive sono "piuttosto positive" e che "l'economia sta andando bene", pur riconoscendo le difficoltà legate ai conflitti in Medio Oriente e alle guerre commerciali.

Alcuni dirigenti che hanno partecipato al vertice e incontrato Bessent hanno riferito ai loro consiglieri che, in privato, Bessent ha sostenuto che l'economia statunitense rimane solida. Durante gli incontri, ha offerto pochi nuovi dettagli o conclusioni su come l'amministrazione intende gestire la situazione con l'Iran e il mercato stagnante, hanno affermato queste persone.

Il mercato obbligazionario, tuttavia, stava proprio in quelle ore proiettando le proprie opinioni sulla sfida che i governi si trovano ad affrontare. Il mercato dei titoli del Tesoro statunitensi, a lungo considerato un bene rifugio dagli investitori, ha lanciato un segnale d'allarme. Martedì 1 settembre, i rendimenti di riferimento a breve e lungo termine hanno entrambi toccato nuovi massimi con scadenza nel 2026.

Gli spunti che trovate in questo resoconto sono troppo numerosi per essere ripresi tutti in questo Post. Noi di Recce’d però vi garantiamo un approfondimento, in questo Blog, di almeno una delle frasi che avete appena letto: e precisamente della frase che riportiamo qui sotto.

"Il mondo è sommerso dai debiti", ha dichiarato Bessent ai giornalisti lunedì, durante il vertice. "L'unico modo per uscirne è crescere".

Per il momento, però, rimaniamo sul quadro generale, che a voi lettori è indispensabile per comprendere ciò che oggi state facendo con i vostri risparmi.

Quello che avete appena letto, in estrema sintesi, è il quadro che tutti voi lettori - investitori avete di fronte agli occhi oggi 5 settembre 2026. Le vostre decisioni sui BTp, sui Fondi Comuni di Investimento, sulle GPM, e sulle Polizze Vita le dovete prendere dopo avere letto ed analizzato questo Post, e tutti i dati che il testo del nostro Post ha citato. Dovete fare la vostra analisi, con dettaglio data la gravità del momento descritta sino a qui. Il nostro suggerimento? Non restate lì fermi ed imbambolati: reagite, attivatevi, informatevi, fate ogni sforzo per comprendere.

Ripetiamo, ancora una volta: la guerra ai vostri risparmi è già iniziata da tempo, e salirà di intensità da qui a fine anno. Difendete i vostri risparmi, e rispondete all’attacco dei nemici del vostro benessere finanziario. Noi di Recce’d ve lo consigliamo dal 2020, adesso … stanno proprio cadendo le bombe.

Ma i dati, l’analisi dei dati, e le informazioni, seppure tutte cose essenziali, non sono sufficienti.

Tra i fattori che sia noi, gestori professionali, sia voi, amici lettori ed investitori, vanno aggiunti al quadro, molto complesso, che abbiamo appena delineato, come sapete poi ce n’è anche uno di carattere personale, psicologico, umorale e poco razionale.

Si chiama Donald J. Trump.

Noi siamo certi che Donald Trump non resisterà alla tentazione di fare uno (o frose più di uno) gesto clamoroso, prima delle Elezioni di Medio termine. Ed essendo ormai rimasti soltanto 60 giorni, prima di quell’appuntamento, a nostro giudizio questo gesto arriverà in settembre.

Non ci dilunghiamo qui nell’analisi delle varie eventualità: ma qualche idea, in recce’d, ce la siamo fatta, su che cosa è più probabile e che cosa invece è meno probabile.

Ne scriveremo da lunedì 7, nella Sezione Analisi del nostro bollettino quotidiano per i nostri Clienti, che si chiama The Morning Brief.

Oggi nel Post ci limitiamo ad offrire al lettore l’articolo che segue: un articolo che abbiamo selezionato come il più qualitativo ed il più informativo, dei cento e cento che sono stati pubblicati nelle ultime settimane proprio su questo tema. Che cosa potrebbe inventarsi, Donald J. Trump, tra settembre ed ottobre?

Nel caso in cui il nostro lettore sia interessato alle nostre intuizioni, ed alle nostre mosse sui portafogli modello, potrà molto facilemente ricevere da noi una telefonata utilizzando il nostro Form alla pagina CONTATTI di questo sito.

Donald Trump sta diventando un presidente zoppo? Mentre i suoi problemi si moltiplicano in patria e all'estero, la prospettiva di dover gestire un presidente americano indebolito è sufficiente a far tirare un sospiro di sollievo a nemici e amici.

Per gli uomini duri che governano la Cina, l'Iran e altri avversari degli Stati Uniti, sopravvivere alle varie campagne di massima pressione di Trump rappresenterebbe una vittoria propagandistica epocale, anche se quegli stessi autocrati non hanno mai condiviso del tutto l'orrore per Trump che attanaglia le democrazie liberali. In fondo, Xi Jinping e i suoi amici credono che tutti gli occupanti della Casa Bianca siano egoisti e prepotenti che antepongono l'America a tutto, ma alcuni lo nascondono meglio di Trump.

Dal canto loro, molti alleati e partner vorrebbero vedere Trump arrivare zoppicando alla fine della sua presidenza. Questo non significa che i leader di Berlino, Riyadh o Tokyo tifino perché Trump perda la guerra in Iran, o perché ammetta la sconfitta nel suo scontro commerciale con la Cina. L'indebolimento dell'America spaventerebbe gli alleati in Europa, Asia o Medio Oriente, che, nella migliore delle ipotesi, sono ancora lontani anni dall'essere in grado di difendersi senza il loro protettore di lunga data, una grande potenza. Ma un Trump furioso e senza amici, così indebolito dai suoi stessi errori e dal crollo dei consensi da ritirarsi nella sfarzosa sicurezza della Casa Bianca, per dedicarsi alla progettazione della sala da ballo e dell'arco commemorativo? Questa è una visione che molti governi accoglierebbero con favore. Sarebbero particolarmente sollevati se una disfatta repubblicana alle elezioni di midterm di novembre allentasse la ferrea presa di Trump sul suo stesso partito al Congresso e imponesse qualche limite al suo governo monarchico.

Ahimè, chiunque speri di vedere Trump umiliato dal fallimento si sbaglia di grosso. La saggezza politica potrebbe presto dichiarare Trump il più debole dei capi, quando i suoi desideri saranno contestati dal Congresso o quando i mercati finanziari emetteranno giudizi duri e costosi sulla "MAGA-nomics". A Trump potrebbe non importare. Lasciamo che la gente comune si preoccupi del Partito Repubblicano, delle politiche pubbliche o del deficit di bilancio americano. Finché il signor Trump sarà ancora comandante in capo, potrà assicurarsi un posto nella storia rimodellando, o distruggendo, il mondo.

I governi stranieri dovrebbero smetterla di sognare anatre. Dovrebbero invece studiare i gorilla di montagna e la violenza di cui è capace un maschio dominante anziano quando sente che il suo tempo sta per scadere. Questo dovrebbe preoccupare soprattutto gli alleati. I maschi dominanti anziani sono palesemente feroci nei confronti dei membri del branco che guidano. Non esitano a scatenare canini e arti possenti contro gli animali subordinati che si comportano male. Al contrario, quando i maschi dominanti incontrano maschi potenti di branchi rivali – mi viene in mente Vladimir Putin a torso nudo, per qualche ragione – spesso preferiscono evitare il combattimento vero e proprio in favore di rumorose dimostrazioni di dominio. Non potendo utilizzare i post di Truth Social come sfogo, i maschi dominanti devono accontentarsi di battersi il petto, simulare cariche e spezzare rami dagli alberi.

Nel primo mandato di Trump, un profondo senso di risentimento era al centro della sua visione del mondo "America First". Trump si lamentava del fatto che per decenni l'America fosse stata derubata sia dagli alleati che dai partner commerciali. Tipicamente, incolpava le élite al potere dopo il 1945, ritenute troppo incompetenti o codarde per utilizzare l'impareggiabile ricchezza e il potere del paese per promuovere i propri interessi nazionali. Peggio ancora, avevano trascinato l'America in guerre senza fine, nella ingenua convinzione di poter rendere il mondo un posto migliore. Mantenne questo tono di risentimento per tutto il suo primo mandato.

La seconda presidenza Trump ha visto il risentimento combinarsi con discorsi di conquista quasi imperialista. Al suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump dichiarò "stupidi" i presidenti precedenti per aver rinunciato al controllo americano della Groenlandia dopo la seconda guerra mondiale, o per aver ceduto il Canale di Panama a Panama, e promise di riprenderseli entrambi. Non si trattava di mera retorica. Il tono è stato definito a gennaio, quando le truppe americane hanno prelevato il leader venezuelano dalla sua residenza, permettendo a Trump di scegliere personalmente un governante più malleabile per quel paese ricco di petrolio. "Il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione", ha esultato.

Ora, al suo sesto anno di presidenza, un terzo obiettivo si è aggiunto al risentimento e al dominio come principio guida della politica di Trump. Questo obiettivo è la vendetta. Il desiderio di vendetta contribuisce a spiegare la fatidica decisione di Trump di unirsi a Israele nell'attacco all'Iran sei mesi fa. "Regime Change", un libro sorprendentemente ben documentato sulla seconda presidenza Trump, scritto da due corrispondenti della Casa Bianca, Maggie Haberman e Jonathan Swan, descrive incontri in cui Trump assaporava l'opportunità di uccidere i massimi leader iraniani e distruggere le loro forze armate, a prescindere dal fatto che ciò portasse o meno a un Iran migliore. Il regime iraniano aveva umiliato i presidenti americani che si erano succeduti e aveva tentato di assassinare Trump. Ora gli veniva offerta l'opportunità di fargliela pagare. Uno degli obiettivi pubblici della guerra potrebbe essere stato il rovesciamento del governo dispotico dell'Iran. Ma il libro descrive il signor Trump, in un incontro a porte chiuse Con i suoi più stretti collaboratori, Trump ha liquidato il cambio di regime in Iran come "un loro problema". Nessuno sapeva con certezza se si riferisse al popolo iraniano o a Israele. La punizione, tuttavia, era indiscutibilmente il suo intento.

Nel dubbio, la vendetta è la migliore.

Ora, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso, gran parte dell'ira di Trump è diretta contro alleati e partner in Europa, Asia e nel mondo arabo, che accusa di non averlo aiutato ad aprire quella via d'acqua. Se la vittoria dovesse rimanere irraggiungibile, è lecito aspettarsi che Trump continui a perseguire la vendetta. La lista dei potenziali bersagli è lunga. Membri dell'alleanza NATO, in particolare Canada e Danimarca, Ucraina, Corea del Sud e Cuba, hanno tutti irritato Trump nel corso degli anni. Potenze come Xi Jinping hanno meno da temere.

Trump, che si considera un maschio alfa fino al midollo, non avrebbe mai potuto lasciare la Casa Bianca in silenzio. Ora che il suo dominio è minacciato, il mondo lo troverà più dirompente che mai. ■

Valter Buffo