Su Marte e su Venere, allo stesso tempo
 

Anche se è trascorso quasi un anno e mezzo, noi siamo certi che molti tra i nostri lettori ricordano quando, nel mese di gennaio 2023 noi scrivemmo di “Immacolata disinflazione”. E ci auguriamo, soprattutto che ricordino che cosa Recce’d scrisse in quel mese di gennaio 2023.

Quelli che lo ricordano, ne avranno certamente anche ricavato utili indicazioni pratiche. Chi non lo ricordasse, lo può rileggere qui.

Proprio oggi, quel concetto viene richiamato in causa perché utile ad illustrare la situazione presente, come leggerete poi più sotto.

E viene anche commentato con i medesimi argomenti da noi utilizzati un anno e mezzo fa.

Cinque mesi prima, nel mese di agosto del 2022, ovvero circa due anni fa, noi di Recce’d avevamo introdotto il concetto di “cambiamento di paradigma” ovvero di “cambiamento di regime”, e noi ci auguriamo che anche di questo Post i nostri lettori abbiano memoria.

Chi non lo ricordasse, lo potrà rileggere qui.

Come per il precedente, anche questo tema è stato richiamato in causa, più volte, nelle ultime settimane. Un esempio, lo trovate qui sotto, nel grafico.

Un punto di collegamento, tra il primo ed il secondo tema, Recce’d lo aveva evidenziato già lo scorso 21 ottobre 2023, in un Post che sicuramente il lettore ricorderà e che trattava della “legge delle conseguenze involontarie”, che in quel Post veniva illustrata con dettaglio e molti riferimenti all’attualità. Potete rileggere questo Post, per il vostro piacere, utilizzando questo link.

In questo Post dello scorso ottobre, noi avevamo ricordato anche che:

INIZIO DELLA CITAZIONE

“ … la soglia del 5% è stata superata giovedì scorso, immediatamente dopo l’intervento di Jerome Powell.

Le ragioni di questo fatto, e degli altri fatti che le accompagnano, Recce’d le ha con chiarezza illustrate qui nel Blog.

Fin dal mese di gennaio 2023, e poi a partire dal Post dello scorso 3 giugno con cadenza quasi settimanale.

Recce’d aveva pubblicato il 3 giugno, un Post dove avevamo già scritto ai nostri lettori che è stata fatta una scelta politica, di tirare una corda fino a che non sarà spezzata; spiegando poi che è stata scelta con decisione la strada del “fare finta di non capire e non vedere”, come altre volte nel passato recente. Di tollerare, di continuare a sperare, e di spargere “ottimismo”.

Avevamo scritto, il 3 giugno, che proprio a causa di questa scelta politica oggi tutti gli investitori (che non siano decisamente distratti, malissimo informati … oppure un po’ semplicioni) si trovano davanti un solo scenario possibile, e stiamo tutti andando verso questo esito con massima velocità.

Il solo scenario possibile metterà in massima evidenza la differenza tra la ricchezza “soltanto sulla carta” e la “vera ricchezza”: questo noi di Recce’d lo avevamo già chiarito sette giorni prima. Ed in aggiunta a questo vi avevamo anticipato già il 24 giugno che “ci aspetta un’estate calda (caldissima) e poi un inverno freddo (freddissimo): ma soprattutto, un agosto indimenticabile”, ed è andata esattamente così.

Come avevamo scritto in data 10 giugno scorso, oggi dovrebbe esservi chiaro che il “punto di svolta” è stato ampiamente superato: ormai, siamo già tutti dentro quello scenario che noi anticipammo appunto il 3 giugno.

Ma se per caso non vi è stato sufficiente tutto questo nostro lavoro, allora il 5 agosto scorso siamo arrivati noi, a ricordare al lettore … come si previene l’insolazione. Ed è proprio in quel Post (se lo leggete con attenzione ed un pizzico di arguzia) che trovate le indicazioni su che dovete fare del vostro portafoglio e dei vostri investimenti sui mercati finanziari.

In estrema sintesi, oggi vi ripetiamo che, come tutti voi lettori sicuramente ricordate, Recce’d con massima chiarezza il 3 giugno vi aveva avvisati:

attenzione, da oggi rimane UN SOLO SCENARIO possibile, sia per i mercati finanziari, sia per le economie reali.”

FINE DELLA CITAZIONE

Questo che avete appena letto è ciò che scrivevamo lo scorso ottobre 2023: oggi, quella medesima soglia del 5% che era stata citata proprio all’inizio del brano è ritornata un elemento quotidiano della discussione e dell’analisi di strategisti, opinionisti, operatori di mercato, ed investitori.

Insieme con questa soglia del 5%, oggi molte altre soglie sono in discussione: citeremo soltanto le più conosciute, ovvero

  • il 3% del Bund decennale (grafico sotto)

  • quota 5000 dell’indice S&P 500

  • quota 500 dell’indice Stoxx 600

  • quota 8000 del FTSE di Londra

  • quota 8000 del CAC francese

  • quota 3000 dell’indice di Shanghai

  • quota 60000 del Bitcoin

Il momento, dunque, è allo stesso tempo molto particolare, ma pure molto simile (almeno nei suoi tratti fondamentali) al mese di ottobre del 2023.

E’ stato cancellato il semestre successivo, quello del “soft landing”, quello del “pivot”, quello dei “tagli dei tassi già a marzo” (ed infatti, come avrete notato, siamo ad aprile).

Tutto spazzato via: non è per caso, che la spazzatura si chiama proprio spazzatura.

Oggi invece, si ritorna a scrivere ed a parlare della legge delle conseguenze involontarie, come viene fatto ad esempio in questo libro, di cui vi abbiamo già detto, al quale facciamo pubblicità (del tutto gratuita), e la cui lettura potrebbe esservi davvero utile.

Dicevamo: oggi tutti noi investitori ci troviamo a fronteggiare una situazione davvero particolare: situazione della quale noi di Recce’d abbiamo scritto, qui nel Blog, settimana dopo settimana, per tutto il corso del 2024, anticipando i fatti che tutti oggi leggono sul Sole 24 Ore, su Milano Finanza, sul Corriere della Sera, e su ogni altro giornale.

Una situazione che è stata efficacemente riassunta, proprio dall’Autore del libro, con la frase che leggete qui sotto:

Mercati finanziari con l’indice VIX a 13 in una realtà con il VIX a 40

Vi abbiamo suggerito la lettura di questo nuovo libro dell’amico Larry per una ragione specifica.

E ci importa di chiarire subito che NON ci riferiamo alle indicazioni di investimento: quelle di Larry, che sono spiegate nel libro (potete leggere una sintesi nell’immagine che segue) noi le condividiamo solo in parte, e quindi solo in parte le troverete riflesse nel nostro portafoglio modello.

Ciò che però è non meno importante, di questo libro, è la capacità di alzare lo sguardo. Di guardare al di là. Di vedere il nuovo paradigma, il nuovo regime. Di liberarsi dal giochetto (ideato ad arte e a danno del pubblico dei risparmiatori) che si chiama “indovina il prossimo dato per l’inflazione”.

Tra l’altro: la settimana prossima vedremo un nuovo dato per l’inflazione. Ma non conta nulla. Recce’d, in uno dei Post citati sopra, vi aveva anticipato già il 21 ottobre 2023 che

attenzione, da oggi rimane UN SOLO SCENARIO possibile, sia per i mercati finanziari, sia per le economie reali.

Non possiamo sfuggire a questo destino, e neppure voi che state leggendo potrete sfuggire: la strada che tutti stiamo per percorrere è da tempo segnata. Il 21 ottobre 2023 vi avevamo anche spiegato le ragioni per cui c’è una sola strada davanti a noi.

Tutto ciò che oggi leggete sui quotidiani, ed ascoltate in TV, e tutto ciò che vi viene raccontato dal financial advisor, dal private banker, dal family banker, tutto questo è semplicemente una conseguenza. Una conseguenza di fatti e azioni che erano chiaramente visibili, e da molti mesi, come è dimostrato anche dai nostri Post.

L’articolo che segue è stato pubblicato il 18 aprile 2024, e lo ripresentiamo perché si tratta di una sintesi puntuale, accurata, efficace e completa, di cose che potevate leggere mesi ed anni fa, proprio qui nel Post di Recce’d.

Un ottimo articolo: in particolare, perché vi dice cose che sono VERE; a differenza di ciò che vi dicono Bank of America, Morgan Stanley, UBS, BNP Paribas, Santander, Barclays e Goldman Sachs, e naturalmente anche Mediolanum. Generali, Fideuram, FINECO e tutte le altri Reti che vi vendono i “prodotti finanziari”, e che sono l’equivalente del “discount” nelle Reti dei supermercati.

Queste Reti sono il discount nel mondo dell’investimento finanziario.

Leggere l’articolo che segue poteva essere molto utile, per la gestione del vostro risparmio, e per ottenere un rendimento, se fosse stato pubblicato due anni fa, oppure un anno fa, oppure sei mesi fa.

Oggi la lettura dell’articolo che segue può senza dubbio esservi utile, ma soltanto per comprendere cosa sta succedendo al vostro risparmio oggi.

La gestione del portafoglio però si fa sul domani e non sull’oggi. Ed infatti, noi di Recce’d siamo già andati molto oltre, molto più avanti.


Benvenuti in quella che Goldman Sachs chiama “disperazione della reflazione”. Per i politici e gli investitori, questa sarà una corsa nauseante e probabilmente lunga.

L’imbarazzante ripristino è avvenuto perché si è scoperto che, dopo tutto, il drago dell’inflazione non era stato ucciso, nonostante i mercati in effetti ne avessero proclamato la vittoria alla fine dello scorso anno.

Un dato incisivo sull’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti può essere considerato una sfortuna. Due sembrano disattenzione. Tre mesi su tre, come quelli attuali, sono impossibili da spiegare. Il fatto che gli aumenti siano modesti e che questa non sia la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve non è sufficiente a negare il segnale, soprattutto se combinato con i dati strepitosi delle vendite al dettaglio statunitensi di questa settimana.

La grande scommessa sui tagli dei tassi – ed era enorme – è morta. All’inizio del 2024, l’aspettativa era di sei, forse sette tagli dei tassi statunitensi quest’anno. Sembrava sciocco già allora, ma si sta svelando in modo umiliante. Oggi i mercati ne stanno delineando uno, forse due.

La Bank of America ha rinviato la richiesta di un primo taglio da parte della Fed da giugno a dicembre: un enorme balzo in avanti per un aggiustamento che in genere avviene con incrementi di uno o due mesi alla volta e che apre la reale possibilità che i tagli potrebbero non arrivare affatto quest’anno. Goldman Sachs, che una volta era nel campo dei “cinque tagli”, ora è passata da tre a due, a partire da luglio invece che da giugno. I prezzi delle obbligazioni sono scesi e stanno trascinando con sé le azioni.

Come sono riusciti tutti a lasciarsi trasportare dall'idea che i tassi fossero pronti a subire un taglio aggressivo? Sembra certamente giunto il momento di fare un po’ di introspezione da tutte le parti.

La ragione principale è che siamo intrappolati in vecchi modi di pensare, convinti che l’inflazione ricadrà a qualcosa che sembra una norma e che le banche centrali si affretteranno a ritirarsi nelle acque calde dei bassi tassi di interesse che hanno dominato l’era post-crisi. finché non arrivarono la guerra e la pestilenza.

La realtà è chiaramente più complicata di così.

Per un po’, c’è stata una chiara linea di demarcazione: i mercati hanno ripetutamente sussultato ai segnali di potenziali tagli, e i banchieri centrali li hanno nuovamente soffocati, ricordando agli investitori il loro sacro dovere di tenere sotto controllo l’inflazione. Sembrava che i mercati venissero da Marte e i politici da Venere, osservando gli stessi fatti e traendo conclusioni completamente diverse.

Per Jean Boivin, ex vice governatore della Banca del Canada e ora capo del BlackRock Investment Institute, ulteriori complicazioni si sono presentate durante la riunione di fissazione del tasso della Fed a dicembre. Successivamente, la banca centrale ha mantenuto i tassi invariati, ma non ha nemmeno respinto le crescenti aspettative del mercato secondo cui avrebbero iniziato a scendere rapidamente, e anzi ha fornito indicazioni secondo cui avrebbe tagliato tre volte nel 2024.

“I banchieri centrali si sono comportati più come trader negli ultimi tempi”, ha detto Boivin. “Erano consapevoli dell’incertezza, ma hanno detto che avrebbero fatto una scommessa. Hanno puntato tutto su una disinflazione immacolata . . . Quella cosa di Marte e Venere è cambiata. O forse sono entrambi su Venere.

Per essere onesti nei confronti degli investitori obbligazionari, pochi credevano sinceramente in sette tagli, ma probabilmente tre o quattro, con in più alcune coperture contro una recessione davvero terribile. E in tutta onestà nei confronti dei banchieri centrali, guidare la politica monetaria attraverso una tempesta di shock, tra cui catene di approvvigionamento congelate e guerra sul suolo europeo, non è un compito semplice.

La ricerca dell'anima è iniziata. La Banca d’Inghilterra, ad esempio, ha appena concluso una revisione condotta dall’ex presidente della Fed Ben Bernanke, il quale ha concluso che i politici britannici avevano dimostrato “carenze significative” derivanti da pensieri errati, software antiquati e difficoltà a comunicare chiaramente. La Fed ha ora anche riconosciuto che sta impiegando “più tempo del previsto” per domare l’inflazione.

Si tratta di un ricco elisir per gli sfacciati politici che desiderano attribuire la colpa dell’aumento dell’inflazione e del declino del tenore di vita ai policymaker monetari indipendenti, e per gli investitori desiderosi di trovare qualcuno da incolpare per i loro passi falsi sul mercato.

La realtà è che questo è il vero aspetto della dipendenza dai dati, il mantra dei politici. I decisori dei tassi sono meno in grado di fornire agli investitori indicazioni granulari su ciò che accadrà dopo, perché sono facilmente influenzati dai dati economici come il resto di noi. Potrebbero non realizzare mai più la loro missione di essere noiosi durante la nostra vita. Finché persisteranno la deglobalizzazione, la transizione verde e una spesa fiscale più pesante per settori come quelli legati alla difesa, l’inflazione oscillerà e provocherà bruschi cambiamenti di opinione.

Dobbiamo tutti imparare a convivere con narrazioni e mercati instabili.

katie.martin@ft.com

La chiusura dell’articolo di Katie Martin è la più utile tra le tante indicazioni operative che vi si possono offrire oggi: è un suggerimento pratico.

Tutti noi investitori dobbiamo pensare ad una gestione del nostro risparmio che ci metta in condizione di trovare una linea, una strategia che sia resistente, e produttiva di risultati, in un contesto nel quale assisteremo sempre più spesso a cambi della narrativa dominante come quello che avete tutti appena visto.

Improvvisi, bruschi e violenti. Oggi di dice ciò che sei, cinque, quattro, tre mesi fa veniva giudicato impossibile, e si arriva poi a fingere di non avere mai sostenuto la linea dei SEI-SETTE TAGLI AI TASSI UFFICIALI. Si mente, sapendo di mentire. Si vuole che l’investitore mantenga la testa sotto la sabbia, come fa lo struzzo.

Alla vostra e alla nostra strategia di investimento, oggi si chiede di trovare un percorso coerente in un contesto nel quale tutti gli ancoraggi sono saltati, le narrative cambiano … quando fa comodo cambiarle, e le narrative dominanti sono del tutto scollegate dalla realtà. Le narrative sono costruite dal marketing e servono unicamente a piazzare la merce.

Voi, amici lettori ed investitori, siete sicuri di essere capaci di trovare questo percorso? Oppure: preferite investire il vostro risparmio a casaccio e chiudendo gli occhi, buttando i vostri soldi alla cieca?

Voi lettori ed investitori siete sicuri che chi oggi vi consiglia, chi vi suggerisce, chi vi spingere a mettere i vostri risparmi sui BTp, sulle Polizze Vita, sui Fondi Comuni, sui certificati, disponga di queste qualità che da sempre sono necessarie ed oggi sono diventate indispensabili?

Qualità che sono:

  • avere accesso ad informazioni selezionate

  • disporre di competenze tecniche

  • disporre di capacità analitiche

  • saper dimostrare equilibrio emotivo

  • disporre di esperienza qualificata

  • operare in totale assenza di conflitto di interessi.

In casa nostra, In Recce’d, tutte queste competenze e qualità le trovate certamente, e sono le migliori sul mercato di oggi.

Contattateci, e ve lo dimostreremo facilmente.

Valter Buffo
Conosciamo i nostri polli
 

Di questi tempi, noi investitori assistiamo a cose molto strane: cose molto, molto strane.

Nell’immagine qui sopra, vediamo il comportamento dello ETF quotato a Milano che investe sull’oro fisico: noi lo seguiamo perché è presente nei nostri portafogli modello.

Osservate nel riquadro: nelle ultime due ore di venerdì 12 aprile 2024, è salito, e poi sceso, di 3 euro. Tre euro, vuole dire lo 1,5%.

Lo strumento investe sull’oro, e veniva da un rialzo (giornaliero) del 3%: questi non sono numeri da “metalli preziosi”, sono percentuali che (alcune rare volte) vediamo sulle Borse dei Paesi Emergenti.

Noi che conosciamo i nostri polli non avevamo mai visto strappi così violenti su uno strumento che investe sull’oro.

E allora: che cosa sta succedendo?

Si tratta di un episodio isolato? Oppure si tratta di una nuova tendenza di lungo periodo?

Come vi abbiamo scritto, lo scorso weekend, il lungo periodo non è il nostro forte.

Non amiamo il lungo periodo, in Recce’d: non siamo neppure sicuri che esista, il lungo periodo, quando si ragiona sugli investimenti.

Ma, come in ogni altra cosa della vita, esistono le eccezioni.

Occorre essere flessibili, ed adattarsi ai tempi che si vivono.

In un’epoca come quella attuale, che è una fase di passaggio (via da una vecchia Era dei mercati, e dentro una Nuova Era dei mercati) anche per noi di Recce’d diventa indispensabile affrontare il tema del lungo periodo.

Perché tutti noi investitori siamo chiamati ad affrontare un cambiamento epocale.

Per questa ragione, abbiamo deciso di ampliare il nostro palinsesto di pubblicazioni, e di creare un nuovo trimestrale dedicato al lungo periodo.

I Clienti lo riceveranno questa settimana: lo avevamo programmato per la settimana scorsa ma poi la settimana è risultata così tanto piena di eventi, da costringerci ad accelerare le operazioni sui portafogli modello.

Per guardare al lungo periodo senza perdere la bussola, l’orientamento e le connessioni con il breve periodo che stiamo attraversando, servono ancoraggi soldi, forti: di questo tratteremo nel nuovo documento trimestrale.

Oggi, invece, qui nel nuovo Post ci occupiamo di brevissimo periodo.

E lo facciamo proprio per la ragione che l’ultima settimana (le ultime tre settimane, in realtà) ha sconvolto il quadro dei mercati finanziari internazionali e modificato, in modo radicale, le prospettive

Quelle degli altri: non quelle di Recce’d e non quelle dei Clienti di Recce’d.

Conosciamo i nostri polli: da decenni.

L’investitore medio, che legge oggi titoli come quello di apertura, pensa:

ma come? “inflazione che “corre”? ma si sbagliano! non esiste più, l’inflazione, me lo ha detto un amico, che ne capisce

che mi da detto di stare sempre calmo, che nel lungo periodo tutto si aggiunta, controllare le emozioni

Passerà poi qualche settimana: se per caso il calo diventa più ampio, allora dirà:

ho sentito il promotore finanziario, mi ha detto di rimanere calmo, un calo del 10% è normale, poi si riprende sempre

A quel punto, l’investitore medio ha qualche dubbio: la principale ragione è che l’investitore NON RICORDA PIU’ la ragione per la quale nel suo portafoglio c’è quella posizione. Lui non lo sa, ma neppure il suo financial advisor ricorda: eppure era stato lui, il promotore finanzIario, a spingerla, a pomparla, a decantarla, quella posizione.

L’investitore non ricorda più, era forse la Fed? I tassi in calo? Forse era “AI”? Gli utili di Nvidia?

E questo, gli mette un po’ di paura: il fatto di NON sapere ciò che ha fatto dei suoi soldi, e perché.

Passerà poi ancora qualche settimana: se la minusvalenza poi arriva al 20%, il promotore finanziario spiegherà che

non si può portare a casa questa perdita, adesso bisogna aspettare e stare fermi

E’ questo che è successo, alla massa degli investitori, due anni fa, nel 2022. E voi lettori lo ricorderete bene, tutti quanti.

Il tutto, sempre senza avere capito perché c’è quella posizione in portafoglio: è per i tassi, l’inflazione, la Fed, Tesla, Nvidia, il petrolio?

Recce’d può risolvere questo problema: Recce’d di fatto lo ha risolto, e per tutti i suoi Clienti, da quindici anni. Perché il problema resta sempre quello: capire, ma capire PRIMA di investire.

Per gli amici lettori che ci seguono, oggi noi del tutto gratuitamente forniamo con questo Post un pratico contributo, per capire ciò che è successo almeno nelle ultime tre settimane.

Le azioni sono state svendute venerdì poiché l'inflazione e le preoccupazioni geopolitiche hanno ancora una volta intaccato il sentiment degli investitori a Wall Street. Sul mercato ha pesato anche il generale calo dei titoli delle principali banche.

La media industriale del Dow Jones è scivolato di 475,84 punti, o dell'1,24%, chiudendo a 37.983,24. L'indice S&P 500 è crollato dell'1,46% a 5.123,41. Il composito Nasdaq si è ritirato dell'1,62% a 16.175,09.

Ad un certo punto della sessione di negoziazione, il Dow era sceso di quasi 582 punti, ovvero dell'1,51%. L'S&P 500 è scivolato fino all'1,75%.

Da inizio settimana, l'indice di mercato generale è sceso dell'1,56% e il Dow a 30 titoli è sceso del 2,37%. Nel frattempo, il Nasdaq, ad alto contenuto tecnologico, è sceso dello 0,45% per la settimana.

JP Morgan Chase: le azioni sono scese di oltre il 6% dopo che il colosso bancario ha pubblicato i risultati del primo trimestre. La banca ha affermato che il reddito da interessi netti, una misura chiave di ciò che guadagna attraverso le attività di prestito, potrebbe essere leggermente inferiore a quello che gli analisti di Wall Street si aspettano per il 2024. Il CEO Jamie Dimon ha anche messo in guardia sulle persistenti pressioni inflazionistiche che gravano sull’economia.

Wells Fargo è scivolato dello 0,4% dopo aver riportato gli ultimi dati trimestrali. Citigroup è sceso dell'1,7% nonostante abbia registrato una battuta d'arresto nei ricavi.

I prezzi del petrolio hanno continuato a salire sulla scia delle notizie secondo cui Israele si starebbe preparando per un attacco diretto da parte dell'Iran questo fine settimana, in quella che sarebbe la più grande escalation di tensioni nella regione dallo scoppio della guerra tra Israele e Hamas lo scorso ottobre. Greggio americano si è attestato a 85,66 dollari al barile dopo aver superato gli 87 dollari.

Ciò, unito ai nuovi dati sulle importazioni statunitensi, ha aggiunto carburante alle preoccupazioni sull’inflazione che hanno messo sotto pressione il mercato.

“Stiamo ottenendo un ulteriore sentimento di avversione al rischio in vista del fine settimana. Stiamo vedendo che c’è una fuga verso gli assetdi sicurezza, con il dollaro più forte, e stiamo assistendo a una svendita di azioni”, ha affermato Rob Haworth, senior investment strategist della U.S. Bank Wealth Management.

“Ciò avviene sulla scia dei dati sull’inflazione che ci dicono che l’economia è ancora piuttosto calda e l’inflazione è vischiosa; questo è ciò che ha portato [gli investitori] ad adeguare davvero le loro aspettative riguardo alla Fed. … Questo è uno dei motivi per cui stanno diventando cauti verso il fine settimana”, ha detto Haworth.

I consumatori sono inoltre sempre più preoccupati per le persistenti pressioni inflazionistiche. Secondo il Surveys of Consumers dell’Università del Michigan, l’indice della fiducia dei consumatori per aprile si è attestato a 77,9, al di sotto della stima di consenso del Dow Jones di 79,9. Anche le aspettative di inflazione su base annua e di lungo periodo sono aumentate, riflettendo le frustrazioni per un’inflazione vischiosa.

Ecco, voi amici lettori proprio da questo sintetico riassunto (di venerdì 12 aprile 2024) potete ricavare la gran parte delle domande alle quali vi sarà utilissimo rispondere. Vediamole insieme:

  1. questa fase di tensione sui mercati è davvero spiegata dall’inflazione?

  2. c’entrano le preoccupazioni geopolitiche?

  3. c’entrano anche i risultati delle banche?

  4. c’entra il prezzo del petrolio?

  5. che cosa sono gli asset di sicurezza, ovvero i safe-haven assets?

  6. che cosa ci dice la fiducia dei consumatori?

Vediamo noi di Recce’d come ci comportiamo, nella pratica, con riferimento a questi sei punti toccati da CNBC ieri venerdì 12.

  1. dell’inflazione presente e futura scriviamo ogni mattina ai Clienti in The Morning Brief; e le posizioni nei nostri portafogli modello sono fondate, per una buona parte, proprio sulle nostre previsioni sull’andamento dell’inflazione, ottenute grazie ad un accurato lavoro di stima; e sono, decisamente, posizioni vincenti

  2. delle preoccupazioni geopolitiche seguiamo ogni giorno gli sviluppi, riportandone poi ai nostri Clienti sul The Morning Brief: allo scopo di spiegare come incidono sul rendimento futuro e sul rischio di ogni asset nei nostri portafogli modello

  3. dei risultati delle banche, e di tutta la stagione delle trimestrali, scriveremo da lunedì ogni mattina alla Sezione Operatività: proprio su questi dati sono fondate le nostre attuali posizioni sui mercati azionari, nei portafogli modello

  4. sul petrolio produciamo con regolarità analisi e reports dedicati ai nostri Clienti. abbiamo già posizioni aperte nei portafogli modello, e stiamo per muoversi nuovamente (su tute le materie prime)

  5. ai cosiddetti “beni rifugio” abbiamo dedicato, nell’ultima settimana, la Sezione Operatività del nostro quotidiano The Morning Brief: le posizioni che abbiamo fatto mesi, ed anni fa, stanno per essere movimentate

  6. infine, i dati per la fiducia dei consumatori: di sicuro, l’analisi dei dati non può e non deve essere fatta “ogni tanto”, come dice il vostro “financial advisor”; si tratta di un lavoro da fare quotidianamente, e utilizzando specifiche conoscenze e capacità, che alcuni hanno e molti altri, invece, non hanno; solo i primi sono in grado di ottenere risultati positivi dai propri investimenti.


Siamo certi che tra voi lettori (nonostante le rassicurazioni del financial advisor e dell’amico alla macchinetta del caffé) sono numerosi quelli che pensano che “qualcosa andrebbe fatto, oggi”.

Molti hanno percepito che qualche cosa, proprio oggi, sta succedendo.

Ma cosa?

Non sono di grande aiuto i quotidiani, come Il Sole 24 Ore oppure Milano Finanza. Quelli ci ripetono sempre di comperare i BTp e poco altro.

Non è di grande aiuto il financial advisor, il promotore finanziario, il private banker, il wealth manager, quello pensa soltanto a farvi comperare la GPM oppure le quote di Fondi Comuni, e poi … vada come vada.

Non è di grande aiuto neppure la chat, né la community, né i social: tutto era chiaro, e bellissimo, e stupendo, solo qualche mese fa, a novembre e a dicembre ed a gennaio. A distanza di pochi giorni, sembra proprio che ciò che si diceva in giro a novembre, e a dicembre, ed a gennaio fosse una montagna di baggianate.

Ma allora, che fare? Chi ha perso il quadro di riferimento, chi è rimasto solo ed abbandonato in mezzo alla strada, che cosa può fare?

Può arrangiarsi da solo, andare sul Web, leggere quello che dicono i siti, la chat e la community: augurandosi che non sia, anche oggi, tutto un mare di baggianate.

Per fare un esempio, può leggere quello che dice Goldman Sachs oggi.

Goldman Sachs si aspetta ancora che l’inflazione ostinatamente elevata negli Stati Uniti diminuisca nei prossimi mesi, nonostante gli investitori abbiano tagliato le scommesse sui tagli dei tassi di interesse della Federal Reserve, dopo che l’ennesimo documento ha mostrato che i prezzi al consumo rimangono vischiosi.

Secondo i dati pubblicati mercoledì dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro, l’indice dei prezzi al consumo ha accelerato a un ritmo più rapido del previsto a marzo.

L'IPC, una misura generale dei costi di beni e servizi in tutta l'economia, è aumentato dello 0,4% nel mese, portando il tasso di inflazione su 12 mesi al 3,5%. Si è trattato di un'accelerazione rispetto all'aumento del 3,2% previsto a febbraio.

Il rapporto ha scosso la fiducia degli investitori nelle prospettive di taglio dei tassi da parte della Fed, ha mandato in ritirata i mercati finanziari e ha spinto i rendimenti del Tesoro ad aumentare.

I trader ora anticipano una prima riduzione dei tassi da parte della banca centrale americana a settembre, dopo mesi di ripensamenti in occasione della riunione di giugno come probabile inizio dell’allentamento della politica della Fed.

Secondo Goldman Sachs, quest’anno l’IPC statunitense scenderà al 2,4%, in calo rispetto all’attuale tasso annualizzato del 3,5%.

“Il problema è che in questo momento ci sono alcune parti del bacino dell’inflazione che continuano a spingere verso l’alto”, ha detto giovedì Christian Mueller-Glissmann, responsabile della ricerca sull’asset allocation presso Goldman Sachs, a “Street Signs Europe” della CNBC.

“Nell’ultima stampa, era il trasporto. Ovviamente abbiamo i prezzi del petrolio attualmente in aumento, e questo è certamente qualcosa che è stato un po’ più forte di quanto inizialmente previsto”, ha detto Mueller-Glissmann.

Ha aggiunto che l’impatto inflazionistico dell’aumento dei prezzi del petrolio sarà probabilmente limitato, perché la banca si aspetta che l’OPEC alla fine riporterà online la capacità inutilizzata.

Mueller-Glissmann ha affermato che la normalizzazione dell’inflazione salariale è uno dei motivi principali per cui Goldman prevede un calo dell’inflazione statunitense. Su questo punto ha ammesso che ci sono “più punti interrogativi” per gli Stati Uniti rispetto all’Europa per quanto riguarda la normalizzazione dei salari.

“Ma continuiamo a sostenere che molti degli indicatori di frequenza più elevata delle opportunità di lavoro, ad esempio negli Stati Uniti, stanno diminuendo. Pertanto, il mercato del lavoro si sta ancora raffreddando, quindi si spera che ciò possa consentire un leggero rallentamento dell’inflazione salariale”.

“Flirt reflazionistico”

Il mese scorso, la banca centrale statunitense ha lasciato i tassi di interesse invariati per la quinta volta consecutiva, in linea con le aspettative, e ha mantenuto il tasso debitore overnight di riferimento in un intervallo compreso tra il 5,25% e il 5,5%. All'epoca la Fed aveva anche dichiarato di aspettarsi ancora tagli di tre quarti di punto percentuale entro la fine dell'anno.

Il rapporto CPI di marzo ha alimentato le preoccupazioni che l’inflazione si stia dimostrando più vigorosa di quanto precedentemente previsto e sembra aver riaffermato il tono cauto di alcuni politici della Fed nelle ultime settimane.

Parlando alla fine del mese scorso, il governatore della Fed Christopher Waller ha affermato che non c’era “nessuna fretta” nel tagliare il tasso di riferimento della banca centrale statunitense.

Separatamente, il presidente della Federal Reserve Bank di Atlanta, Raphael Bostic, ha affermato che ora si aspetta un solo taglio dei tassi di un quarto di punto quest'anno, rispetto ai due tagli che aveva precedentemente previsto.

“Siamo passati da un ottimismo Goldilocks nel quarto trimestre a questo flirt di reflazione dall’inizio dell’anno, e penso che finora tutto bene. Penso che i mercati abbiano affrontato molto bene il passaggio dall’inflazione in calo e numerosi tagli dei tassi all’attuale inflazione effettivamente rimasta vischiosa, e [ai] tagli dei tassi che sono stati eliminati”, ha affermato Mueller-Glissmann.

Una delle ragioni principali per cui ciò è avvenuto, ha affermato Mueller-Glissmann, “è stata ovviamente la crescita”.

“Penso che questo tentativo di reflazione non riguardi solo l’inflazione, ma anche la crescita, e la crescita è stata effettivamente straordinariamente buona. E mi riferisco sia al settore aziendale, soprattutto negli Stati Uniti [dove] gli utili sono stati buoni, ma anche al settore manifatturiero, che ha iniziato la ripresa, e al settore dei consumi”, ha aggiunto.

“È davvero importante che la crescita continui ad essere buona”.

— Jeff Cox della CNBC ha contribuito a questo rapporto..

Noi vi suggeriamo di leggere con attenzione ciò che dice e scrive Goldman Sachs, per (almeno) due ragioni.

La prima ragione: è gente seria che lavora seriamente, e non è (per nulla) condizionata dai conflitti di interesse.

La seconda ragione: è gente seria e preparata, che ci prende praticamente sempre.

Quindi potete leggere quello che dice Goldman, e poi mettervi tranquilli in poltrona, con le gambe allungate, e non preoccuparvi più di nulla.

Oppure, anche no.

Noi, che conosciamo i nostri polli, non lo facciamo, e per una ragione molto semplice da spiegare.

Ad esempio, sopra avete appena letto di un tizio che sostiene:

l’inflazione è rimasta vischiosa perché l’economia continua a crescere, e questo è un bene.

Un modo di vedere le cose, non molto chiaro, non molto lineare, del tutto non coerente.

Sarà interessante rileggere queste parole tra qualche mese: oggi, comunque, possiamo rileggere altre cose, del recente passato.

I soldi, sono i vostri: sono i vostri risparmi.

Recce’d vi aiuta, come sempre ha fatto, portandovi abbondanti, qualificate, e significative evidenze.

Tocca a voi, amici lettori, di cominciare ba ragionare, sfruttando i nostri spunti, e selezionando le vostre fonti: allo scopo di comprendere quanto renderanno i vostri attuali asset finanziari. E che cosa state rischiando.

Prendete in esame anche le probabilità di “rendimenti negativi”.

Noi , che conosciamo i nostri polli, sappiamo che la mente umana si sporge, naturalmente, verso gli scenari positivi, rosei, da favola.

Poi c’è la realtà: e noi, di Recce’d, siamo qui anche per questo: per ricordarvi che la realtà vince sempre.

Quel personaggio che a voi continua a ripetere che:

… negli investimenti hanno per un po’ ragione quelli che la vedono in un modo e poi hanno ragione quelli che la vedono nell’altro modo …

può essere soltanto un idiota in buona fede, oppure un mascalzone che vi imbroglia.

E farebbe bene a cambiare mestiere. Sono in molti, quelli che farebbero bene a cambiare mestiere (e noi ci auguriamo che lo facciano, e presto, per il bene di tutti).

Uno solo, ha ragione, in materia di investimenti. Ed è quello che sei mesi fa vi ha detto e scritto che NON ci sarebbero stati i tagli oggi.

Perché la realtà è una sola, e vince sempre. Nei prossimi mesi, risulterà ancora più evidente.

E voi, amici lettori, dove li vedete, i tagli? Non ci sono, è semplice.

E allora, dato che vi avevano garantito questi tagli, ma non ci sono, allora è arrivato il momento che voi, amici investitori, trovate una vostra risposta alle sei domande che noi di Recce’d vi abbiamo proposto poco più in alto, ricavandole dal commento settimanale di CNBC.

Ed è anche arrivato il momento che voi, amici investitori, prendiate coscienza finalmente delle molte cose che non quadrano: alcune delle quali leggete nell’immagine che segue..

Noi in Recce’d saremo felici di metterci a vostra disposizione, per leggere insieme ciò che è scritto nell’immagine finale, e poi per rispondere insieme alle sei domande che trovate sopra, e anche per lavorare insieme sul vostro portafoglio titoli, in modo tale non solo da ottenere un rendimento regolare, ma pure per proteggerlo … dalla carica dei polli.

Valter Buffo
Beni rifugio e debt crisis (“gradually, then suddenly”)
 

Il lungo periodo non è il nostro forte.

Non amiamo il lungo periodo, in Recce’d: non siamo neppure sicuri che esista, il lungo periodo, quando si ragiona sugli investimenti.

Ma, come in ogni altra cosa della vita, esistono le eccezioni.

Occorre essere flessibili, ed adattarsi ai tempi che si vivono.

In un’epoca come quella attuale, che è una fase di passaggio (via da una vecchia Era dei mercati, e dentro una Nuova Era dei mercati) anche per noi di Recce’d diventa indispensabile affrontare il tema del lungo periodo.

Perché tutti noi investitori siamo chiamati ad affrontare un cambiamento epocale.

Per questa ragione, abbiamo deciso di ampliare il nostro palinsesto di pubblicazioni, e di creare un nuovo trimestrale dedicato al lungo periodo.

I Clienti lo riceveranno in settimana.

Per guardare al lungo periodo senza perdere la bussola, l’orientamento e le connessioni con il breve periodo che stiamo attraversando, servono ancoraggi soldi, forti.

Per questo nel Post di oggi celebriamo, prima di tutto,. la ricorrenza di Luigi Einaudi, nato 150 anni fa a Carrù, in provincia di Cuneo.

Il quale, senza alcun dubbio, si sarebbe ritrovato a suo agio leggendo ciò che Recce’d scrive in questo Post.

Ricordiamo tre fatti fondamentali dei mercati finanziari.

  1. I mercati finanziari NON salgono sempre: chi sostiene questa cosa è un ingenuo, un incompetente, oppure un malintenzionato, un mascalzone, un truffatore che sta cercando di fregarvi.

  2. I mercati salgono SOLO se le cose vanno migliorando NELLA REALTA’: e se voi investitori non avete ancora ben compreso questa cosa, allora siete destinati a passare brutti momenti, tra poco.

  3. I mercati scendono se le cose vanno peggiorando: e anche in questo caso, se voi lettori non avete capito come funziona, avrete pessime sorprese a breve. purtroppo.

Da vent’anni, gli Stati ed i Governi hanno provato ad introdurre una QUARTA variante, che dovrebbe funzionare come segue:

le cose nella realtà vanno migliorando PER CONSEGUENZA del fatto che i mercati finanziari salgono.

Prima, si fanno salire i prezzi sui mercati finanziari. E solo dopo, migliorerà la realtà.

Si tratta di una cretinata, una sciocchezza così tanto grande, che si fatica a credere che una massa di investitori ci abbia scommesso i propri risparmi: eppure è andata proprio così.

Nessuno se ne è reso conto?

Al contrario: tutti sanno che la situazione attuale è questa. Ma ci sono interessi forti, che vanno in una direzione ben diversa, rispetto agli interessi di noi investitori finali.

  • E’ stata una festa, per le banche di investimento: che vendono crescere, a dismisura e senza avere creato alcun valore aggiunto per l’economia reale, le commissioni che incassano sulle loro operazioni.

  • E’ stata una festa, per le Case di Fondi Comuni, i cui guadagni sono proporzionali alle masse in gestione, e non al vostro risultato, amici lettori.

  • E’ stata una festa per i promotori finanziari, i financial advisors, i private bankers, i wealth managers, che facendo leva sui rialzi degli indici possono vendere ai loro Clienti “prodotti finanziari” del tutto inefficienti, che funzionano solo se la bolla continua a gonfiare i prezzi degli asset. Facendo pagare, ai Clienti investitori, commissioni del 3%, 4%, 5%, e 6% per alcuni prodotti come in particolare le polizze..

La ricaduta più vistosa e più commentata di tutto questo movimento è stata, come tutti sapete, una grande euforia social, sfruttata per il proprio personale beneficio da molti, ed in misura particolarmente ampia da alcune menti geniali.

Si potrebbe dire, se volessimo adottare la definizione di Fruttero e Lucentini, vecchia di quaranta anni, che è stata una grande “festa dei cretini”.

Ce lo ha spiegato di recente anche il noto giornalista Pierluigi Battista, che leggiamo qui di seguito.

Quando scrissero La prevalenza del cretino, Fruttero & Lucentini non conoscevano l’epopea del social network. L’avessero conosciuta, non avrebbero parlato più di “prevalenza”, ma di “dittatura universale”.

Scrivevano:

«Una società che egli si compiace di chiamare “molto complessa” gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro. Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per “realizzarsi”».

Avevano in mente la televisione, i giornali, le radio. Non potevano pensare che, tra le “innumeri poltrone” e gli “infiniti interstizi”, il “cretino” avrebbe avuto a disposizione i vertiginosamente vasti spazi della “blogosfera”.

Pier Luigi Battista

Curiosamente, NON è stata invece una festa per l’investitore finale, il cui valore del patrimonio investito è rimasto in buona sostanza sempre lo stesso: ed infatti, in giro si ripete che tutti gli indici sono ai massimi, ma noi NON guadagniamo mai.

Lo scriveva il 4 aprile 2024 anche il Wall Street Journal (sotto).

Noi di Recce’d lo abbiamo dimostrato il 26 gennaio 2024. producendo un dettagliato documento di 76 pagine, dedicato proprio ai rendimenti dei diversi portafogli e “prodotti finanziari”: dalle GPM ai Fondi Comuni alle Polizze ai certificati.

Quel nostro lavoro dimostra che, anche se negli ultimi anni la politica dei Governi ha gonfiato i prezzi dei diversi asset finanziari, il beneficio per l’investitore finale è stato … nulla (lo dimostra l’immagine sotto che propone un esempio qualificato, tra le centinaia che si possono produrre, su vostra richiesta).

Il risultato dell’investitore medio che si affida a questo tipo di soluzioni diventerà negativo, da oggi in avanti.

Noi di Recce’d in questi anni abbiamo scritto, detto, e fatto l’opposto: noi NON abbiamo partecipato a quella festa, la Festa delle Bolle.

Per scelta: abbiamo scritto e detto, in centinaia di occasioni, che se si tratta di guadagnare 100 rischiando 500, allora quello NON è mai un buon investimento. E’ appunto una cretinata. Sarà meglio il casinò a St. Vincent, e di molto; oppure investire scommettendo sulle partite del Campionato di calcio.

Il NON partecipare alla Festa delle Bolle, notatelo bene, NON ha penalizzato il nostro Cliente. Noi NON siamo rimasti indietro, rispetto a quelli che hanno messo i loro soldi sul “pivot della Fed” oppure sui “SETTE tagli dei tassi nel 2024”.

Come è stato possibile? Perché noi ne siamo capaci, e lo abbiamo dimostrato.

Ora, che quella festa, nel 2024, è finita, per noi le prospettive migliorano decisamente.

Che la Festa delle Bolle sia finita lo state già venendo sui mercati, anche se ancora oggi lo S&P 500 sta sopra i 5000 punti.

Ma è davvero finita, e non torna più.

I segnali che arrivano dai mercati finanziari, in questo inizio di aprile sono particolarmente significativi: proprio perché inattesi e (per moltissimi) del tutto inspiegabili.

Che cosa ha fermato la fase che tutti chiamano Riccioli d’Oro (goldilocks)? Che cosa ha messo fine alla favola? Dove è Nvidia? Parlateci ancora di Nvidia, per carità!

Secondo un veterano del mercato, fattori geopolitici e strutturali hanno messo l’oro sulla buona strada per raggiungere i 2.600 dollari l’oncia entro un anno.

Il metallo prezioso ha raggiunto massimi record consecutivi quest'anno, compreso un altro giovedì, quando l'oro spot ha superato i 2.300 dollari prima di rallentare leggermente. All’inizio di venerdì veniva scambiato intorno a 2.278 dollari l’oncia.

Le ragioni dietro la sua salita – e quanto in alto potrà arrivare nel breve e medio termine – sono temi scottanti tra gli investitori, soprattutto perché i guadagni del mercato azionario rimangono robusti.

Juerg Kiener, chief investment officer di Swiss Asia Capital, ha dichiarato mercoledì al programma "Street Signs Asia" della CNBC che la sua analisi della curva prospettica dell'oro "sembra fantastica".

“Se guardi la curva forward per un anno è di circa 26 [$ 2.600]. Penso che potremmo essere molto veloci se prendiamo 23 [$ 2.300], c’è molta domanda repressa”, ha detto.

Ha aggiunto che un crollo delle scorte nel mercato dell’oro sta mettendo a rischio “molte strutture derivate”.

“Probabilmente mette a rischio anche molte strutture che sono sul mercato e giocano all’oro, perché [i trader] potrebbero non essere in grado di coprire [le loro posizioni corte]. E se dico che 26 per me è solo una curva in avanti, nel caso in cui si verificasse una breve compressione i numeri andrebbero molto più in alto”.

Uno short squeeze si verifica quando il prezzo di un asset aumenta bruscamente e coloro che detengono posizioni corte – che scommettevano sul calo dei prezzi – sono costretti ad acquistare l’asset per evitare ulteriori perdite, in genere facendo salire ulteriormente il prezzo.

Kiener ha anche citato la geopolitica, il passaggio a un “mondo multipolare” e il cambiamento delle strutture del commercio internazionale come ragioni del suo atteggiamento rialzista sul prezzo dell’oro. Un’altra era che i governi “stampassero denaro come se non ci fosse un domani”, ha aggiunto.

L’oro è generalmente visto come un cosiddetto bene rifugio e anche come una potenziale copertura contro l’inflazione.

La geopolitica è stata citata da diversi analisti come base per un’ipotesi rialzista a medio termine per l’oro, tra le guerre a Gaza e in Ucraina, le imminenti elezioni statunitensi e la possibilità di recessione nelle principali economie.

Un altro fattore comunemente citato è la probabilità di tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve americana, di cui tre sono previsti quest’anno. I minori costi di finanziamento tendono ad aumentare l’attrattiva dell’oro poiché gli investitori si allontanano dagli asset a reddito fisso come le obbligazioni.

“Abbiamo un flusso massiccio di metalli preziosi in partenza dall’Occidente”, ha detto, aggiungendo che c’è stato un “vero spostamento” verso una domanda crescente di preziosi in Asia e nei paesi BRIC più in generale.

Secondo il World Gold Council, gli investitori e le famiglie cinesi hanno mostrato un aumento della domanda di oro nel 2023, mentre il mercato immobiliare del paese è rimasto in turbolenza e i mercati azionari sono crollati.

Le banche centrali hanno anche aumentato le loro riserve auree nell’ultimo anno, sostenendo i prezzi.

Il segnale non ci arriva soltanto dall’oro. Ci sono altre cose che si muovono, oggi.

The Bottom Line

Alcuni dei soliti sospetti di rifugio sicuro (safe haven) sono stati relativamente popolari questa settimana.

Oro prima di tutto: i prezzi hanno raggiunto nuovi massimi questa settimana. Anche lo yen giapponese, in ribasso da mesi, ha ottenuto una rara tregua, recuperando giovedì da livelli contro il dollaro che molti temono possano innescare l’intervento del governo.

Sono state citate le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, mentre i prezzi del petrolio sono saliti ai livelli più alti in più di cinque mesi.

Secondo quanto riferito, Israele si sta preparando ad attacchi di ritorsione dopo che un presunto attacco aereo israeliano sul complesso dell’ambasciata iraniana a Damasco ha ucciso diversi generali iraniani.

Tutto questo mentre i mercati azionari statunitensi – che hanno avuto performance straordinarie negli ultimi 12 mesi – hanno corretto questa settimana in un debole inizio del secondo trimestre.

I successivi commenti dei funzionari della Federal Reserve americana questa settimana hanno anche temperato le speranze di un primo taglio dei tassi, che i mercati si aspettano avvenga durante la riunione della Fed di giugno.

Con l'indice CBOE Market Volatility che ha toccato il livello più alto dalla fine dello scorso anno, alcuni investitori sembrano coprire le proprie posizioni in previsione di una maggiore volatilità futura.

Il sentimento di avversione al rischio è inconfondibile.

Avversione al rischio, si dice qui sopra: ok, capito. ma da dove viene? Come avete appena letto nel brano precedente, in giro c’è grande confusione: ad esempio, tra il “rischio di inflazione” e allo stesso momento i “tagli dei tassi della Federal Reserve”. Mah …

Il nostro parere è che è più utile guardare ai “tassi di interesse in termini reali”, per capire meglio ciò che sta succedendo: cosa che con i Clienti abbiamo già fatto nella settimana che si è appena conclusa, nel quotidiano The Morning Brief.

L’impennata dell’oro ai massimi storici è straordinaria, nonostante gli elevati rendimenti reali che normalmente lo farebbero crollare.

Ciò segnala che è probabile che il metallo inverta rapidamente la salita di quest’anno, a meno che gli asset rischiosi non crollino a causa di una crisi economica o finanziaria.

Il rendimento reale a 10 anni è ancora intorno al 2%, un livello mai visto dal 2009.

Ciò dovrebbe danneggiare un asset non fruttifero come l’oro, ma non è così.

Le due volte precedenti, prima dell’impennata attuale, quando l’oro ha raggiunto livelli record, sono stati periodi di rendimenti reali negativi: durante la pandemia e nel 2011-2012, quando le difficoltà del debito sovrano europeo seguivano la crisi finanziaria globale.

Prima che l’introduzione dei TIPS consentisse di monitorare prontamente le aspettative del mercato per i tassi reali, l’ascesa del metallo prezioso a un record nel 1980 avvenne quando i rendimenti nominali a 10 anni erano ben al di sotto del tasso di inflazione.

Ciò rende vulnerabile il rally dell’oro quest’anno, anche se potrebbe anche segnalare che gli investitori stanno cominciando a temere l’arrivo di grandi turbolenze.

L’impennata che ha raggiunto il picco nel 2011 ha superato il massimo dell’oro del 1980 all’inizio del 2008, ben prima del crollo di Lehman Brothers.

È possibile che il vero vantaggio per il metallo giallo sia il sentiment negativo, piuttosto che i rendimenti reali negativi

Molti, e siamo sicuri che lo stesso si può dire di voi lettori, sono stati colpiti dal leggere di un “sentiment negativo”.

Sentiment negativo? Con lo S&P 500 a 5200 punti?

Sentiment negativo? Con la Borsa a Milano a 35000 punti?

Sentiment negativo? Con i magnifici sette tutti ai massimi storici … ah, no, quello ora non è più vero.

Abbiamo chiamato in causa, più in alto, anche Elon Musk, un abilissimo manipolatore che ha però di recente una parte dei suoi superpoteri.

Noi investitori (anche Recce’d, che mai ha investito in Tesla) siamo ora costrette a chiederci: ci può essere una Festa, se non partecipa Elon Musk?

Il mercato può stare in piedi, può reggere, all’assenza di Elon Musk?

Non sarà che il citato “sentiment negativo” è una conseguenza del fatto che Musk ora produce meno tweet?

La risposta la lasciamo ai social.

Chiudiamo il Post suggerendo ai nostri lettori, in alternativa al fare surf sui social e leggere soltanto frasi di due righe al massimo, di leggere finalmente un libro, che vedete pubblicizzato dall’Autore (l’amico Lawrence Mc Donald) nell’immagine qui sopra.

E il libro di Recce’d? A tempo debito, ve ne parleremo.

La frase che accompagna l’immagine qui sopra si collega a ciò che abbiamo scritto proprio in apertura del nostro Post di oggi.

L’amico Mc Donald vi anticipa che è in arrivo il conto da saldare: ed è il prezzo degli eccessi degli ultimi venti anni.

Perché il conto va saldato? Proviamo con questa sintesi ripartendo dallo scorso giovedì 4 aprile 2024: si scrive e si dice regolarmente nelle chat e nelle community quanto segue:

sul mercato c’è chi la vede bianca e chi la vede nera, c’è chi dice che succede questo e c’è chi dice che succede quello, ed hanno tutti ragione di tanto in tanto

Affermando questo, però, si dimentica (ed è davvero una grave dimenticanza) che la realtà, quella è una sola, ed è vero che c’è chi dice che tagliano i tassi e c’è chi dice che non li tagliano ma è ancora più vero che poi però NON li tagliano.

Ed allora, uno solo avrà avuto ragione. O è vero, oppure non è vero.

An armada of FedSpeak today was pretty much all in the same direction - need more time on inflation, no rush to cut (but will cut), jobs strong - with the only divergence being the degree (Gooslbee, more dovishly worried about labor market due to rising delinquencies; to Kashkari, more hawkishly questioning any need to cut rates at all given how economy is doing).

In order of their appearance:

  • *BARR: BANKS' OFFICE COMMERCIAL REAL-ESTATE ISSUES TO TAKE TIME

  • *KUGLER: `SOME LOWERING' OF RATES THIS YEAR LIKELY APPROPRIATE

  • *FED'S HARKER SAYS INFLATION IS STILL TOO HIGH

  • *BARKIN: FED HAS TIME TO GAIN MORE CLARITY BEFORE LOWERING RATES

  • *GOOLSBEE: WORTH STAYING ATTUNED TO DETERIORATION IN JOBS MARKET

  • *KASHKARI: QUESTION OF WHY CUT RATES IF ECONOMY REMAINS STRONG

  • *MESTER: NEED MORE PROGRESS ON HOUSING, CORE SERVICES INFLATION

Everything was going swimmingly early on. Stocks saw jobless claims data and algos greenlit the buying panic (read all about the farce that is jobless claims here).

The gains survived the various Fed speakers early on until Kashkari spoke and hinted at the potential of no rate-cuts and that seemed to trigger a wave of selling in stocks.

“In March I had jotted down two rate cuts this year if inflation continues to fall back towards our 2% target,” Kashkari said in a virtual event with LinkedIn on Thursday.

“If we continue to see inflation moving sideways, then that would make me question whether we needed to do those rate cuts at all.”


Un buon investitore, a questo punto, ha già capito.

Un buon investitore, poi, non dimentica, e mai dimenticherà ciò che disse Neil Kashkari nel mese aprile del 2021, quando i tassi della sua Fed stavano a zero (e pochi mesi dopo abbiamo visto il 10% di inflazione). Questa è la medesima persona che oggi dice le cose che avete letto proprio qui sopra.

E quindi, un buon investitore oggi ha già fatto ciò che va fatto, per proteggere il patrimonio ed allo stesso tempo guadagnare.

Chiamateci, che ne parliamo: e commentiamo insieme anche i dati che seguono, che riguardano il debito e che sono il risultato di un milione di esercizi di simulazione.

Simulazioni di questo tipo sono il lavoro attraverso il quale Recce’d stima sia il rendimento sia il rischio di tutti gli asset che stanno nel nostro universo investibile. dati dai quali derivano le scelte di portafoglio e le performances.

Pericolo del debito

C’è un po’ il problema del “ragazzo che grida al lupo” con gli avvertimenti sulla sostenibilità del debito americano.

Tali preoccupazioni abbondano da anni. Ma i bassi tassi di interesse hanno contribuito a mantenere la situazione nascosta e vari scenari alternativi sembravano sempre possibili. L’inflazione contribuirà a erodere il peso del debito. La produttività accelererà. I tagli fiscali stimoleranno la crescita e le entrate del Tesoro aumenteranno.

Ora, una nuova analisi di Bloomberg Economics offre una prospettiva che fa riflettere. Aggiungendo tutta una serie di diverse potenziali combinazioni di variabili economiche – circa 1 milione di esse – e nell’88% dei casi, i risultati mostrano che il rapporto debito/PIL è su un percorso insostenibile.

Cosa è insostenibile? La definizione iniziale è quella che vede il rapporto salire più in alto nel prossimo decennio rispetto alla cifra del 97% registrata lo scorso anno, che era quasi il doppio rispetto al 2009.

E perché la questione è urgente adesso? Le preoccupazioni stanno aumentando perché gli Stati Uniti hanno ormai registrato anni di solida crescita, con il mercato del lavoro effettivamente in piena occupazione. Eppure le proiezioni ufficiali del Congressional Budget Office mostrano che il rapporto debito/PIL raggiungerà il 116% nel 2034, un massimo storico.

Le simulazioni mostrano una gamma di incertezze attorno alle previsioni del CBO

Risultati del 10° e 90° percentile di un milione di scenari

Fonti: Congressional Budget Office, Bloomberg Economics

Il CEO di BlackRock Larry Fink ha dichiarato la scorsa settimana che la situazione del debito pubblico americano “è più urgente di quanto possa mai ricordare”. Lunedì, il fondatore di Citadel Ken Griffin ha detto agli investitori in una lettera agli investitori dell’hedge fund che il debito nazionale degli Stati Uniti è una “preoccupazione crescente che non può essere trascurata”.

E ricordiamo che il presidente della Federal Reserve Jerome Powell è intervenuto in modo insolito all’inizio di quest’anno con il suo ammonimento secondo cui “probabilmente è giunto il momento, o forse è passato il tempo” che i politici affrontino la situazione fiscale.

Il segretario al Tesoro Janet Yellen ha sostenuto che i piani fiscali dell’amministrazione Biden tengono la situazione sotto controllo. E afferma che il suo parametro preferito per la sostenibilità del debito – il rapporto tra spesa per interessi aggiustata per l’inflazione e Pil – rimane gestibile.

Yellen ha indicato che preferirebbe vedere tale parametro al di sotto del 2% del PIL. Anche Bloomberg Economics ha effettuato simulazioni su questo argomento. Lì i risultati sono stati più promettenti: la soglia è stata violata solo nel 30% delle simulazioni.

I costi degli interessi statunitensi aggiustati per l’inflazione potrebbero salire oltre il 2% del PIL

Risultati del 10° e 90° percentile di un milione di scenari

Fonti: Congressional Budget Office, Bloomberg Economics

Ciononostante, con la spesa per la difesa che quasi sicuramente supererà le proiezioni ufficiali e i tassi di interesse che permangono ben al di sopra dei livelli pre-pandemia, i rischi stanno crescendo. Sebbene non sia possibile conoscere un esatto “limite superiore” per il debito federale, l’economista dell’Università di Harvard Kenneth Rogoff ha avvertito il mese scorso che ci saranno sfide con l’aumento del livello.

“Washington in generale ha un atteggiamento molto rilassato nei confronti del debito di cui penso che se ne pentiranno”, ha detto Rogoff, ex capo economista del FMI.

Questa settimana, per chiudere il nostro Post, chiediamo aiuto all’amico Mohamed El Erian, che ha rilasciato proprio oggi un’intervista in italiano al quotidiano La Repubblica: numerosi degli spunti che trovate in questa intervista sono alla base delle nostre prossime operazioni sui portafogli modello di Recce’d, ed è per questo che verranno riprese già da lunedì mattina, 8 aprile, nel nostro quotidiano The Morning Brief.

Come in ogni precedente occasione, condividiamo una parte e siamo in disaccordo su altre: ma si tratta in ogni caso di spunti ed osservazioni qualificate ed utili, decisamente superiori a quelli delle chat e delle community.

Ed è proprio per questo che per voi investitori sono utilissime.


CERNOBBIO
— Al Forum Ambrosetti il clima è «più positivo» che negli ultimi anni: gli effetti della guerra in Ucraina, la crisi energetica e i picchi inflazionistici sembrano archiviati. Ma il presidente del Queens’College di Cambridge, Mohamed El-Erian, invita a mantenere la guardia alta. Il crescente abisso tra Europa e Stati Uniti, secondo l’ex numero uno di Pimco, nasconde ragioni che non bisogna sottovalutare. Mentre sull’eventuale arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, El-Erian smorza gli allarmi.

Com’è l’umore al Forum Ambrosetti?

«È più positivo che negli ultimi due anni. L’Europa ha attraversato lo shock economico molto meglio di quanto ci si aspettasse. E gli Usa stanno andando molto meglio delle attese».

Merito dei pacchetti di stimolo di Biden come l’Inflation reduction act?

«Certo, ma anche dell’aumento dell’immigrazione che ha spinto l’offerta mantenendo bassi i salari. E della spinta delle imprese e dei risparmi accumulati durante la pandemia dalle famiglie».

La Germania è l’anello debole dell’Europa?

«Ciò che la Germania ci sta dicendo va ascoltato molto attentamente. Il modello di crescita europeo ha bisogno di essere riformato. La Germania è un’economia aperta, dipende dalle esportazioni, e l’automotive è trainante, e il mondo sta evolvendo in una direzione in cui questi due fattori diventano avversi. In più ha freno al debito che ne limita i margini di manovra. Ma il messaggio vero è che l’Europa preoccupa perché dovrebbe investire più in settori che conteranno in futuro per la crescita: nella tecnologia e l’intelligenza artificiale, nella biotecnologia, nella difesa e nell’energia sostenibile. E deve farlo al livello comunitario».

Però i paletti di Karlsruhe imbrigliano la Germania, il Patto di stabilità l’Europa: come possono essere coniugati con il bisogno di una maggiore spesa in difesa, nella transizione energetica e nella rivoluzione tecnologica?

«L’Europa, più di ogni altro Paese o continente, ha bisogno di partnership intelligenti tra pubblico e privato».

Basterebbe?

«Può darsi. Ma dovranno essere definiti al livello comunitario».

Se Donald Trump vincesse le elezioni, ha già detto che imporrà dazi pesanti, del 10%, e persino più pesanti sulla Cina. Al Forum di Cernobbio il 40% degli imprenditori e manager teme effetti negativi sulle proprie attività.

«Vero. E la gente pensa subito al protezionismo. Ma quella misura sarebbe anche un generatore straordinario di entrate. Ne produrrebbe 300 miliardi di dollari».

Distruggendo il commercio globale.

«Certamente sarebbe un’enorme sfida al commercio globale. Ma le sfide sono tante. Siamo in un mondo frammentato, in cui le catene di valore si stanno ridisegnando. La globalizzazione come la conoscevamo finora cambierà».

Quindi lei non è troppo pessimista su Trump?

«Anteporrà gli Stati Uniti a tutto. Cercherà di aumentare la divergenza con il resto del mondo. Non ci si rende ancora bene conto di quanto gli Usa stiano crescendo già adesso. Ieri è uscito il rapporto mensile sull’occupazione: le attese erano di 200mila nuovi posti di lavoro, l’economia ne ha creati 303mila».

Un ambito in cui Europa e Stati Uniti non stanno divergendo è la politica monetaria. Ci si aspetta taglino i tassi sia la Fed sia la Bce. Ma ci si può fidare di questo calo di inflazione?

«L’inflazione sta scendendo più rapidamente in Europa che negli Usa. Ma ciò di cui nessuno parla è l’aumento dei prezzi del petrolio».

È tornato a 90 dollari.

«Esatto. E l’aumento da 80 a 90 dollari e avvenuto unicamente per l’attacco dell’ambasciata iraniana a Damasco da parte di Israele. La percezione è che sia stata superata una linea rossa, che il conflitto possa allargarsi. E quando vado in giro sento molta delusione per l’incapacità degli americani di contenere Israele. In termini di vite umane perdute, distrutte, di bambini uccisi, della completa distruzione di case e infrastrutture, guarderemo alle guerre in Ucraina e Israele con un totale senso di fallimento come esseri umani»

Valter Buffo
La grande sorpresa nell’uovo di Pasqua 2024: “the most interesting next story”.
 

Il Post di questa domenica è il completamento del lavoro pubblicato sette giorni fa qui nel Blog: anche quello partiva dall’immagine qui sopra.

Mohamed El Erian è un commentatore, Autore e professionista che Recce’d stima particolarmente. Le sue analisi, sempre concrete ed applicate alla realtà, sono state per noi in numerose occasioni un utilissimo supporto per le nostre analisi, approfondimenti, valutazioni degli asset finanziari e delle asset class.

Per questa ragione, seguiamo con attenzione particolare i suoi lavori: anche se, ovviamente, non sempre, non nel 100% dei casi, ne condividiamo le conclusioni.

Un esempio è quello che trovate qui sotto: l’analisi che leggete è molto vicina a quella che noi avevamo proposto la settimana scorsa attraverso il nostro Blog. Si tratta di una analisi concreta, comprensibile ed utile. Tutti gli elemento fondamentali per questa analisi vengono presentati con chiarezza.

E tuttavia, rispetto a quelle che erano stato le conclusioni di Recce’d di sette giorni fa, qui si rileva una notevole differenza.

El Erian ha pubblicato quattro giorni fa, sul Financial Times. Vi sottoponiamo per intero l’articolo, tradotto, così che voi lettori abbiate a disposizione un punto di vista sempre molto qualificato, ma differente rispetto al nostro.

In particolare, dove El Erian scrive:

Questa possibilità è un rischio piccolo ed è giustificato cogliere il potenziale rialzo per il benessere economico generale.

Il parere di Recce’d ( e non solo di Recce’d, ovviamente) è diverso in questo:

  1. il rischio non è piccolo: allo stato delle cose di oggi, 31 marzo 2024, non è più neppure un rischio, ma è una certezza; tanto quanto era una fesseria la storiella della “inflazione transitoria”: anzi, è proprio la medesima cosa

  2. non è giustificato, ma proprio per nulla: che bisogno c’è mai, di assumersi oggi questo rischio, con gli attuali tassi di disoccupazione, di crescita del PIL, di deficit degli Stati e della stessa inflazione? A che cosa dovrebbe servire? Dove dovrebbe portarci?

Voi, amici e lettori di Recce’d, che risposta avete dato, alle domande che ci siamo fatti sopra, prima di fare la scelta di come comporre il vostro portafoglio di investimenti finanziari? E prima di decidere come andrà poi gestito il vostro portafoglio titoli, a fronte delle tante sorprese che stanno per arrivare sui mercati?

Le implicazioni operative del pivot che viene citato sopra nella prima immagine, per azioni, obbligazioni, materie prime e valute, sono molto, molto ampie, e molto, molto rilevanti: si modificano sia le performances di breve sia le performances di medio termine.

Restano valide quindi, in ogni caso, le considerazioni che noi facemmo sette giorni fa, relative alla grande importanza della settimana del 18 Marzo, che ha preceduto quest’ultima: in ragione della svolta che si è materializzata nella settimana in questione.

Che è poi è proprio quella che Recce’d aveva anticipato, ai suoi lettori, nella parte finale del 2023.

Ed è anche il pilastro sulla base del quale Recce’d ha costruito la strategia di investimento sulla quale poggiano le scelte che abbiamo fatto per tutti i nostri portafogli modello.


Mohamed El Erian è presidente del Queens' College di Cambridge e consigliere di Allianz e Gramercy.

Non mi sorprenderebbe se i futuri libri di storia economica dovessero guardare indietro all'ultima settimana nel settore delle banche centrali come a un allontanamento dal rigido obiettivo di inflazione da parte dei Governi e delle banche centrali più influenti del mondo.

Benché lungi dall’essere definitivo o esente da rischi, si tratta di un cambiamento che potrebbe portare a risultati economici superiori e che avrebbe ragionevoli possibilità di funzionare.

Ed è un approccio politico che potrebbe risultare superiore agli altri poiché le banche centrali si trovano ad affrontare un ambiente operativo particolarmente fluido dal punto di vista economico e politico a livello nazionale e globale.

Non capita spesso di vedere una banca centrale rispettabile rivedere al rialzo le sue previsioni di inflazione e crescita e tuttavia rafforzare un orientamento accomodante nella sua posizione politica. Eppure questo è quello che è successo a Washington la scorsa settimana, quando la Federal Reserve ha alzato di un livello quelle previsioni e tuttavia ha lanciato due segnali consequenziali: la volontà di tollerare un’inflazione più elevata per un periodo più lungo e l’apertura a rallentare la riduzione in corso nel suo bilancio.

Reagendo a questi segnali inaspettati di non-pazienza in termini di politica monetaria, i mercati hanno spinto le azioni e l’oro significativamente al rialzo, fino a livelli record. Inoltre, i prezzi delle obbligazioni sono aumentati poiché i trader sono diventati più fiduciosi che la Fed potesse tagliare i tassi di interesse già a giugno, nonostante i rapporti sull’inflazione più caldi del previsto per gennaio e febbraio.

Il presidente della Fed Jay Powell ha giustificato la posizione della banca centrale affermando che la storia dell’inflazione era “sostanzialmente la stessa” nonostante questi dati e la revisione al rialzo delle sue stesse proiezioni di inflazione.

Ma la Fed non è stata l’unica banca centrale che i mercati hanno ritenuto sorprendentemente accomodante.

Due giorni prima della Fed, la Banca del Giappone ha presentato il suo primo aumento dei tassi di interesse in 17 anni in un pacchetto accomodante. Pertanto, nonostante la BoJ abbia annunciato un’uscita dalla sua politica di contenimento dei rendimenti obbligazionari, lo yen si è indebolito rispetto al dollaro invece di apprezzarsi alla notizia che il Giappone è stata l’ultima banca centrale a portare i tassi di interesse nominali in territorio positivo. L’inflazione più forte del previsto del Giappone ha reso il suo “rialzo accomodante” ancora più notevole, spingendo la valuta vicino al minimo di 32 anni.

Le sorprese accomodanti delle banche centrali non si sono fermate qui. Il giorno dopo la riunione della Fed, la Banca nazionale svizzera ha inaspettatamente tagliato i tassi di interesse, facendo scendere di circa l’1% il valore della sua valuta.

Ora, ciascuna di queste mosse potrebbe essere spiegata da fattori specifici del paese. Indubbiamente, e usando un’abile distinzione che ho sentito anni fa dal mio ex collega di Pimco Andrew Balls, i risultati della banca centrale della scorsa settimana sono stati correlati piuttosto che coordinati.

Detto questo, sono coerenti con un più ampio cambiamento di paradigma macroeconomico che le banche centrali alla fine saranno costrette ad abbracciare in modo esplicito.

Ogni settimana sembra che ci sia un nuovo segnale che il lato dell’offerta dell’economia globale funziona in modo meno flessibile di prima e, soprattutto, di quanto necessario.

Le cause vanno dalle rigidità economiche e transizioni strutturali agli shock geopolitici e al prevalere della sicurezza nazionale sull’economia nel determinare gli investimenti, la tecnologia e le relazioni commerciali transfrontaliere.

Il risultato è un lato dell’offerta che non consentirà facilmente all’inflazione di scendere rapidamente al 2% e rimanere lì senza inutili danni al benessere economico e alla stabilità finanziaria. Non fraintendermi. Non riceveremo grandi annunci di modifiche agli obiettivi di inflazione, non quando le banche centrali hanno mancato così tanto i loro obiettivi dopo aver definito erroneamente l’inflazione come “transitoria” tre anni fa.

Si tratterà invece di una progressione lenta, guidata dalla Fed. Le banche centrali prima espanderanno le aspettative sui tempi del viaggio verso il 2% e poi, a lungo termine, passeranno a un obiettivo di inflazione basato su un intervallo, diciamo 2-3%. La Fed dovrebbe astenersi dal compromettere il successo .

Alcuni considereranno questo un ulteriore indebolimento della credibilità della banca centrale, e una minaccia al disancoraggio delle aspettative inflazionistiche. Faranno riferimento all’orribile esperienza degli anni ’70, quando i banchieri centrali dichiararono prematuramente la vittoria sull’inflazione solo per vederla risalire, richiedendo l’imposizione di una grande recessione per portarla sotto un controllo duraturo.

Questa possibilità è un rischio piccolo ed è giustificato cogliere il potenziale rialzo per il benessere economico generale. Sarebbe particolarmente efficace se accompagnato da ulteriori misure governative per promuovere un’offerta più flessibile, anche concentrandosi su una maggiore partecipazione alla forza lavoro, una migliore riorganizzazione delle competenze, migliori infrastrutture e un maggiore partenariato pubblico-privato per far avanzare i motori della crescita di domani, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. , scienze della vita ed energia verde.

Conclusione: Mohamed El Erian sostiene che lasciare correre l’inflazione ed il deficit degli Stati al medesimo tempo potrebbe essere una buona cosa, o quanto meno la meno peggiore cosa tra quelle possibili (data la rigidità dal lato dell’offerta).

Noi ed altri sosteniamo che potrebbe essere una buona cosa, ma che al tempo stesso potrebbe anche essere una pessima scelta, dalle conseguenze negative così tanto grandi, da essere irreparabili e lasciare quindi un segno nella storia sia dei mercati finanziari, sia del vostro portafoglio titoli. I rischi sono di molto superiori ai possibili guadagni.

In ogni caso, è questa la “more interesting next story” (immagine).

Voi, amici lettori, come la vedete? Che cosa vi ha detto il promotore finanziario, il wealth manager? L’amico “sveglio”? Che cosa avete letto nella community e nella chat? E sul vostro quotidiano di riferimento?

In ogni caso, amici lettori, se voi oggi non avete un’idea, un’idea chiara, un’idea forte su questo specifico aspetto della realtà dei mercati finanziari, allora fareste meglio a NON investire del tutto, sui mercati finanziari.

In ogni caso, e qualsiasi sia la strada che prenderete, vi sarebbe davvero utile contattarci attraverso gli indirizzi forniti dal sito.

Parleremo insieme della “most interesting next story”: e si tratta di qualche cosa di cui è MOLTO utile parlare PRIMA mentre è del tutto inutile parlare DOPO

Valter Buffo
Fine del primo trimestre 2024. E' arrivato il pivot: e attenzione ! ... questa volta è quello vero.
 

The benchmark S&P 500 (SP500) on Friday marked its best weekly performance of 2024, snapping a two-week losing streak in the process. Wall Street's bull run was rekindled after the Federal Reserve's updated dot plot stuck to three interest rate cuts this year. Many market participants were fearing much worse, and Fed Chair Jerome Powell further allayed concerns with a relaxed attitude towards recent hot inflation reports. For the week, the S&P 500 (SP500) advanced +2.3%, the blue-chip Dow (DJI) added +2.0%, and the tech-heavy Nasdaq Composite (COMP:IND) climbed +2.9%.

Oggi, come già sette giorni fa, la … faremo molto breve: questo perché Recce’d è stata impegnata negli ultimi giorni quasi del tutto sul lavoro di stima per i rendimenti dei diversi asset he abbiamo in portafoglio e dei nuovi asset che faremo entrare nei portafogli modello.

Questo perché i segnali, quelli che noi di Recce’d aspettavamo, e quelli che ci dicono in modo più chiaro quanto renderanno gli asset finanziari e le classi di asset, e che ci indicano il rischio, o meglio il downside, ovvero lo spazio di ribasso, di ogni singolo asset, ebbene quei segnali in marzo sono arrivati.

E sono segnali forti.

Adesso, tocca a noi: da qui, in avanti, e per tutto il 2024, la partita (la partita dei rendimenti) è nelle nostre mani. Siamo noi, adesso, quelli che decidono.

Faremo come la settimana scorsa: essendo il nostro tempo quasi del tutto impegnato nelle nuove operazioni sui portafogli modello, siamo costretti a limitare questo nuovo Post ad una … sintetica storia per immagini, con poco testo di accompagnamento.

Gli approfondimenti del caso saranno poi disponibili nella nuova Lettera al nostro Cliente, che stiamo preparando, e poi da domani in The Morning Brief, ogni mattina.

Entriamo nel merito, partendo dai fatti dell’ultima settimana, che in estrema sintesi avete già letto proprio in apertura di questo Post, e spieghiamone la grande importanza per tutti gli investitori, per tutti i portafogli e per tutte le performances.

Il titolo ci annuncia l’arrivo (cento volte annunciato, e poi sempre rimandato) del pivot, proprio nella settimana appena conclusa.

Ma se la Federal Reserve NON ha tagliato i tassi, e neppure la BCE ha tagliato i tassi, l’investitore si domanderà: ma di qual pivot parla questo titolo?

Il titolo di CNBC si riferisce, forse, al taglio del costo ufficiale del denaro in Svizzera?

Oppure, con questo titolo, si fa riferimento al Giappone?

Dove però il costo del denaro è salito?

L’investitore si è reso conto, immediatamente, che qualche cosa NON quadra. I conti, come si dice, non tornano.

Ed allora l’investitore si rivolge ai mercati finanziari: dal loro comportamento, sarà possibile ottenere un chiarimento. Vediamo che cosa succede sui mercati, e capiremo di quale pivot stiamo parlando.

Secondo quello che si legge sia nel titolo sopra, sia nel titolo sotto, sui mercati questo pivot è … una nuova iniezione di euforia.

L’investitore è colpito, stupito, perplesso: le Borse mettono a segno il più ampio rialzo settimanale del 2024 (dopo due settimane chiude in moderato calo), ma allo stesso tempo nell’ultima settimana nulla è cambiato, a proposito delle previsioni sui futuri tagli dei tassi ufficiali di interesse in Occidente. E non ci sono stati tagli, Svizzera a parte.

In aggiunta, proprio il giorno successivo alla riunione della Federal Reserve, si leggono (ancora su CNBC) titoli come quello che segue.

La nuova scintilla che ha riacceso l’euforia da che cosa viene, allora?

La confusione dell’investitore aumenta: forse, la cosa migliore è rivolgersi direttamente a Jerome Powell, per capire di quale pivot stiamo parlando, nei titoli di CNBC ed anche nel nostro Post, direttamente dalle sue parole.

Oltre alle parole di Powell, per chiarirci le idee sarà sicuramente utile rileggere quello che ci ha detto, proprio venerdì scorso, il dato macroeconomico più importante della settimana.

Non c’è bisogno di interpretazioni: è sufficiente rileggere il dato.

Lentamente, passo dopo passo, il nostro investitore inizia ad avere le idee più chiare. Comincia, un po’ alla volta, a comprendere la situazione che ha davanti agli occhi.

Comincia a comprendere quale è il pivot di cui scrive CNBC.

Per capire meglio lo stato degli affari a fine marzo 2024, è utile approfondire anche la dichiarazione qui sopra, che ci arriva dal Capo di una delle più grandi Case di gestione di Fondi Comuni del pianeta. Che nel medesimo giorno viene ripetuta anche da altri operatori del medesimo settore, come si legge qui sotto.

Ovviamente il nostro lettore, messo da noi sull’avviso settimane fa, avrà già approfondito il concetto di “tasso di interesse neutrale”, con il promotore finanziario (che adesso si fa chiamare “consulente”), con il wealth manager, con il private banker, oppure in chat, con la vostra community, sui social).

Due dichiarazioni che, però, appaiono in netto contrasto con la reazione di brevissimo termine delle Borse che abbiamo letto poco più in alto.

Ogni investitore è quindi chiamato a scegliere: da quale parte stare? Il Mondo, oggi a fine marzo 2024, nella realtà com’è? Meglio andare dietro alla reazione immediata dei mercati? Oppure alle parole di Vanguard e Blackrock?

Quando si parla di pivot oggi che cosa si intende?

Ha forse ragione chi afferma che c’è un elefante nella stanza, come Recce’d ha commentato alla pagina TWIT - TWOO la settimana scorsa?

Dalla risposta a questa semplice domanda, dipendono le performance di portafoglio 2024 e 2025: da questa risposta ad una semplice domanda, deriverà il vostro risultato, la performance dei vostri investimenti.

La domanda è semplice: ma la risposta (quella giusta) invece NON è semplice, e richiede un lavoro attento, accurato e professionale, di analisi. La risposta NON si troverà camminando per strada, come una banconota da 5 euro che qualcuno, inavvertitamente, ha lasciato cadere dalla propria tasca dei pantaloni.

Non viene gratis: la risposta giusta è quella che si trova con impegno, attenzione, fatica, competenza, e senso della responsabilità.

Come già spiegato in apertura, oggi Recce’d non ha tempo di offrire ai lettori del Blog l’estratto del lavoro di analisi, come invece noi abbiamo fatto mille volte negli ultimi anni (e sempre in modo del tutto gratuito) attraverso il Blog.

Per ragioni di tempo, oggi ci limiteremo ad un consiglio pratico: leggete con attenzione il testo nell’immagine che segue, e poi anche in questo caso approfondite con i vostri mezzi, e con il promotore finanziario (che adesso si fa chiamare “consulente” perché è più … chic), con il wealth manager, con il private banker, oppure in chat, con la vostra community, sui social.

Se invece siete più orientati ad un approccio leggero e spensierato, se preferite investire i vostri risparmi sulla base delle intuizioni, del sentito dire, delle “dritte” della vostra chat … allora lasciate perdere, ed ascoltatevi un bel disco, magari di Frank Sinatra.

Per chiudere il Post, in un modo che è allo stesso tempo leggero ma pure … di grande peso, oggi abbiamo chiesto aiuto niente meno che a Bill Gross, il mitico ex-CEO di PIMCO, figura di chiara fama nel mondo degli investimenti, tanto da essere chiamato da molti “il guru” della Finanza.

Di Gross abbiamo scelto, e poi tradotto, un Post della settimana scorsa: il tono è leggero e spensierato, ma la sostanza (se leggete con molta attenzione) è molto significativa, molto concreta, molto pratica e molto … pesante.

Come sempre, vi segnaliamo che i nostri portafogli modello non sono stati al 100% costruiti sulla base delle indicazioni di Bill Gross (né di nessun altro, se è per questo): ma alcune, delle indicazioni pratiche che Bill Gross fornisce qui sono, a giudizio di Recce’d, molto utili, e molto azzeccate.

Per i nostri Clienti, si tratta di cose che noi abbiamo già messo in pratica, nei portafogli modello.

L'altro giorno mi sono imbattuto in una macchina del tempo in modo abbastanza innocente mentre stavo tentando un “wayward drive” dal tee dell'ottava buca su un campo da golf a Toney Newport Beach.

Tralasciando gli incredibili dettagli della mia scoperta, lasciatemi solo dire che non poteva portarmi nel futuro ma era programmata per portarmi 20 anni indietro nel passato, alla Rip Van Winkle al contrario.

Mi ha riportato l’attenzione sulla differenza tra la vita adesso nel 2024 e la vita nel 2004, poiché avevo dimenticato molto. Nel frattempo ecco alcune delle modifiche che mi ha ricordato:

  • Gli atleti universitari ora vengono pagati sopra il tavolo, invece che sotto il tavolo!

  • I bikini sulla spiaggia ora presentano crepe sul sedere invece dei pois gialli.

  • I prezzi della benzina sono raddoppiati, ma non preoccupatevi: ora gli automobilisti possono fare il pieno di elettricità.

  • Ora i passeggeri sono tenuti a togliersi le scarpe prima di salire sugli aerei, e bisogna pagare per l'acqua, così come per il pollo di gomma.

  • Niente più fax. I messaggi chiamati “messaggi” oggi vengono ora inviati tramite piccoli “telefoni cellulari”. Nel mondo ce ne saranno 5 miliardi nel 2024.

  • I maschi biologici ora competono negli sport femminili grazie alla ricerca della diversità e alla mancanza di buon senso della “nazione sveglia”.

  • Le attrici sul tappeto rosso mostrano il 99% del loro aspetto frontale invece di limitarsi ad una scollatura profonda.

  • Hal ha cambiato il suo nome in AI o ChatGPT o altro. Sta ancora cercando di controllare il mondo.

  • Bill Gross è invecchiato dai 60 agli 80 anni, mettendo in mostra le crepe nello specchio così come il suo gioco di golf.

  • I rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni su 20 anni sono incredibilmente invariati al 4,2%, ma i prezzi delle azioni sul Nasdaq 100 sono 12 volte più alti rispetto al 2004. Le “azioni a lungo termine” di Jeremy Siegel hanno fatto proprio questo!

Quindi il numero 10 è ciò che riguarda la maggior parte di voi, ne sono sicuro, quindi mi atterrò a quello invece di approfondire i cambiamenti nei codici di abbigliamento femminili.

Innanzitutto trovo notevole che i tassi di interesse a 10 anni siano rimasti invariati dall'inizio del 2004, anche se il periodo intermedio ha visto enormi oscillazioni, principalmente a mio parere dovute a errori nella politica della Fed.

Prima troppo restrittivo fino al 2007, poi troppo lasco dal 2009 in poi fino al 2022.

Il famoso sfogo di Cramer secondo cui “non sanno nulla” ha caratterizzato la maggior parte dei vent’anni e credere ora di “sapere qualcosa” è più speranza che pragmatismo.

Sì, c’è stata una crisi finanziaria (ma perché la Fed non era a conoscenza delle “banche ombra” e della loro leva finanziaria nascosta) e del Covid che ha gonfiato i deficit fiscali a 3mila miliardi di dollari e oltre.

Ma tassi di interesse 0% dal 2009 al 2022? Un vecchio detto di secoli fa nel mercato dei gilt diceva che “John Bull può sopportare molte cose ma non può sopportare il 2%” – il che significa che rendimenti troppo bassi creano “esuberanza” nei mercati finanziari, fatto sul quale Alan Greenspan si è posto delle domande ma non ha mai risposto.

Non dovrebbero esserci dubbi che un calo dei tassi di interesse reali a 10 anni dal 2% nel 2004 a un -1% all’inizio del 2022 ha qualcosa a che fare con l’aumento di dodici volte del Nasdaq 100, sebbene le aliquote fiscali sulle società, i margini di profitto storicamente elevati e gli utili, così come lo slancio, lo slancio, lo slancio, sono stati in gran parte responsabili. E il fatto che il mercato azionario non sia stato influenzato dall’aumento di 300 punti base dei tassi a 10 anni negli ultimi 2 anni dice qualcosa a un osservatore.

Ciò mi dice che la spesa in deficit fiscale e l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sono stati fattori predominanti e che lo slancio e l’esuberanza “irrazionale” hanno dominato i mercati dal 2022.

Ma “come faremo a dimostrarlo”, come chiese una volta Greenspan? Difficile da dire.

Un investitore può solo valutare la misura della propria esuberanza e supporre che assomigli in qualche modo alle masse.

Questo, gli elevati P/E di Shiller e il potenziale di tagli della Fed nella seconda metà del 2024. E i continui deficit fiscali nell’ordine di 1-2 trilioni di dollari, per quanto si può vedere, continueranno a sostenere l’economia.

La mia esuberanza negli ultimi 12 mesi si è limitata alle cosiddette “MLP pipelines” e alle banche regionali.

Le MLP (Master Limited Partnership delle reti di trasporto del combustibile liquido negli Stati Uniti) non sono mai state coperte dalla stampa e non sono ad oggi investibili , a causa di vincoli legali, da parte della maggior parte dei fondi comuni di investimento. Questo fatto, unito all’aumento dei prezzi del petrolio, hanno portato a guadagni medi del 28% insieme a rendimenti fiscali differiti del 9-10% dal 2023. Rendimento totale migliore rispetto all’indice S&P 500 nello stesso periodo di tempo.

Banche regionali? Se le avesse acquistate proprio nel periodo in cui io avevo indicato di acquistare le azioni delle banche regionali, circa 9 mesi fa, un investitore ora festeggerebbe guadagni del 27% insieme a rendimenti del 4-5%.

Dico questo per non darmi una pacca sulle spalle: perché nel medesimo periodo io sono stato schiaffeggiato avanti e indietro da Broadcom, il mio titolo favorito dell'intelligenza artificiale, sia sul lato LONG e dopo sul lato SHORT. Fa male essere irrazionalmente esuberanti dalla parte sbagliata dell’esuberanza, soprattutto quando non so nulla dell’azienda tranne che è una grande “azione miracolosa” di intelligenza artificiale.

Allora adesso che facciamo?

  • Gli MLP sono molto al di sopra delle medie dell'RSI e delle bande di Bollinger. Meglio quindi essere prudenti.

  • Mi piace l’azione WESTER MIDSTREAM, però. Il mercato non sembra essere a conoscenza del recente aumento del 40% del dividendo e del rendimento attuale del 10,1% (tasse differite).

  • Banche? Di recente ho twittato (“X’ed”) di non cercare di raccogliere un coltello mentre cade, ma se la Fed abbassasse i tassi a breve entro la fine dell’anno, potrebbe di nuovo esserci una opportunità.

  • Alcuni titoli legati all’immobiliare, come ad esempio Truist (TFC), sono relativamente puliti per quanto riguarda gli immobili commerciali e commerciano allo 0,89% del valore contabile. Potrebbe esserci un punti di ingresso, tra un mese circa.

  • E infine sui tassi del Tesoro a 10 anni. Troppa offerta. E i tassi reali al 2% implicano un tasso di equilibrio del 2,3% dell’inflazione, con i rendimenti nominali a 10 anni al 4,3%. Se l’inflazione non arriva al 2,3% entro la fine dell’anno (cosa improbabile secondo me), cosa può fare il rendimento del 4,3%? Non capisco nessuno dei nuovi guru dei bond della CNBC quando pubblicizzano i bond.

  • Scommettete su un irripidimento della curva dei rendimenti che oggi è negativa. Prima o poi dovrà diventare positivo se si vuole che l’economia rimanga positiva.

Valter Buffo