I bambini hanno paura dei clown. E voi, ne avete?
 

I bambini (lo sappiamo dai tanti horror film visti al cinema) hanno paura dei clown.

E fanno bene.

Oggi, tra gli investitori, è decisamente aumentato il numero di bambini: bambini adulti, adulti che non sono maturati con il passare gli anni.

Questi bambini adulti, oggi, farebbero bene ad avere paura dei clown già oggi. Perché domani, per loro, la pura arriverà in ogni caso.

Molto meglio anticipare i tempi.

Per ragioni di tempo (siamo occupati con la definizione delle nostre prossime operazioni sui portafogli modello) oggi ci limiteremo a una breve sintesi dei fatti più recenti (con in mente i tanti appuntamenti della prossima settimana, a cominciare dalla Banca del Giappone per finire con la Federal Reserve). Una breve sintesi per immagini.

Era il 9 marzo 2024: prima pagina del Financial Times.

Pochi giorni dopo, però, arrivano i dati.

La realtà torna in campo

E qualche giorno dopo, arrivano ancora altri dati.

La prima reazione sui mercati finanziari è significativa, come vedete qui sotto.

Tra novembre e dicembre del 2023, come tutti voi lettori ricordate, veniva presentata come una certezza il taglio dei tassi tra tre giorni, 20 marzo 2024.

Poi, una totale (affannata ed indecorosa) marcia indietro.

Oggi, neppure tra tre mesi è più certo che arrivi un taglio dei tassi ufficiali.

Come noi abbiamo scritto, in decine di occasioni, l’inflazione ha smesso di scendere (dovunque, e non solo negli Stati Uniti) già da molti molti mesi.

Nonostante queste evidenze, oggi per tutti evidenti, hanno continuato ad insistere

  • tutte le banche di investimento internazionali

  • tutte le Reti di promotori finanziari italiani

  • tutti i media, specializzati e non.

Soggetti, questi appena elencati, tutti impegnati, in coro, per interessi economici di varia natura, a

vendere a voi lettori ed investitori una storia, una storia di qualche cosa che non esiste e non è mai esistito.

Molti, anche tra voi lettori, ci sono cascati, in pieno.

Il cambiamento delle aspettative per i tagli dei tassi ufficiali procede in parallelo con il cambiamento delle aspettative dei consumatori e delle Aziende, ovviamente.

Cambiamo le aspettative, quindi.

Non cambiano, invece i dati.

La situazione, per la verità, non è mai cambiata. Come vedete, non c’era alcun cambiamento neppure nei mesi di novembre e di dicembre del 2023.

Molti pesci allora avevano abboccato. Perché non guardano i dati.

Adesso, a tutti quelli che si erano fatti tentare dal “cantare vittoria”, tocca di fare marcia indietro. Una ritirata poco onorevole.

Di nuovo. Un’altra volta.

Che cosa spiega il fatto che

anche questa volta Reecc’d aveva ragione mentre tutta intera l’industria del risparmio vi ha raccontato cose che non esistono?

Ne riparleremo, in altri Post che seguiranno questo, perché il tema per tutti gli investitori, è decisivo (più decisivo … della Federal Reserve): peraltro come voi lettori sapete bene noi ne abbiamo scritto, in più occasioni anche in passato.

Va detto per completezza che noi di Recce’d il nostro lavoro per il Cliente, anche in questo caso, lo abbiamo fatto, lo abbiamo fatto bene, e con largo anticipo.

Zero problemi, da queste parti.

Andiamo verso la chiusura. Riassumiamo per voi lettori la situazione ad oggi.

Guardiamo la realtà dei fatti.

Vediamo allora che cosa attende la Federal Reserve martedì 19 e mercoledì 20 marzo 2024.

Abbiamo detto della Federal Reserve e della riunione di questa settimana.

Ma che cosa attende noi investitori? Che cosa dobbiamo fare? Come dobbiamo modificare i nostri investimenti, i nostri portafogli titoli, dato il cambiamento delle aspettative?

Abbiamo già presentato, in più di una sede, questo grafico che segue.

Dello scenario che si ricava dalle tante informazioni che noi di Recce’d siamo stati in grado di anticiparvi, aggiungendo il grafico qui sopra e l’elenco qui sotto, noi di Recce’d vi abbiamo già informati, anche qui nel Blog.

E ci ritorneremo in un prossimo Post.

Gestire oggi un portafoglio titoli, è un mestiere completamente diverso dal passato. Anche per chi ha scelto il fai-d-te. Come avete appena visto, in pochi mesi lo scenario si ribalta. Gli enormi cambiamenti dell’elenco qui sopra annunciano altri, più grandi cambiamenti già nei prossimi mesi.

Come già scritto, più di una volta, il 2024 sarà per tutti gli investitori un anno memorabile. Indimenticabile, in ogni senso.

Oggi però nel nostro Post ci limitiamo a questa concreta indicazione: tenetevi il più possibile lontani dai clown.

Specie se una parte di voi lettori si colloca in quel grande numero di investitori che appaiono adulti, ma si fanno guidare da un animo ancora bambino.

Valter Buffo
Un solido ancoraggio quando il mare è in tempesta
 

Abbiamo trovato, questa settimana, sul più importante quotidiano economico del Pianeta (Wall Street Journal) alcune considerazioni che, in questo BLOG, voi lettori conoscete da mesi. Ed in qualche caso, da anni.

Non vi serve, pertanto, alcuna introduzione. L’articolo è scritto benissimo (da Jason Zwieg) e illustra fatti e situazioni di semplicissima comprensione: si capisce tutto.

Anzi: dovrebbe già essere stato ben compreso, da tutti i lettori di Recce’d. E da mesi, se non da anni.

Alla fine dell’articolo, trovate illustrato il modo nel quale si può, con profitto,

passare da considerazioni intuitive come sono quelle di questo articolo alle mosse sul portafoglio titoli che garantiscono il successo, come Recce’d ha già dimostrato.


È il mercato azionario di Nvidia. Scegli tu come viverci. © Fornito dal Wall Street Journal

Se avessi investito $ 1.000 in azioni Nvidia all’inizio di quest’anno, ora varrebbero più di $ 75 milioni.

Sto scherzando, ovviamente, ma potrebbe sembrare così se non possiedi Nvidia. Quasi il 28% dei guadagni dell’S&P 500 finora nel 2024 deriva dalla sorprendente ascesa di quella società in prima linea nel boom dell’intelligenza artificiale. Le azioni di Nvidia sono aumentate del 59% in nove settimane, dopo aver guadagnato il 239% lo scorso anno.

In quello che potremmo chiamare il momento del mercato Nvidia, è facile sentirsi lasciati indietro, motivo per cui è fondamentale mettere le cose in prospettiva. Queste condizioni non sono senza precedenti, le azioni non sono necessariamente in una bolla, e rimproverarsi – o accumulare rischi per recuperare il ritardo in un mercato in corsa – non finisce mai bene.

Questa settimana, le 10 aziende più grandi costituivano poco meno di un terzo del valore di mercato totale dell’S&P 500. Le prime tre, Microsoft, Apple e Nvidia, rappresentano il 17,9% del totale. Nvidia da sola rappresenta il 4,6% del valore totale dell'indice.

Tuttavia, questa non è la prima volta che il mercato azionario statunitense si concentra in pochi giganti.

Negli anni del boom degli anni ’50, le 10 aziende più grandi, tra cui AT&T, DuPont e General Motors, superavano regolarmente il 30% del valore di tutte le azioni statunitensi. Nel luglio 1955, secondo il Centro per la ricerca sui prezzi dei titoli dell’Università di Chicago, la sola GM, in rialzo del 78% rispetto ai 12 mesi precedenti, rappresentava il 6,8% del valore dell’intero mercato azionario statunitense.

Come hanno recentemente notato i miei colleghi Dan Gallagher e Jon Sindreu, gli utili di Nvidia sono aumentati anche più del prezzo delle sue azioni, e i titoli tecnologici – e le azioni statunitensi in generale – non sono neanche lontanamente vicini alle loro folli valutazioni di fine 1999 e 2000.

Considerando i dividendi, l’S&P è cresciuto cumulativamente solo del 10,8% dalla fine del 2021.

Le valutazioni non sono folli, ma non sono nemmeno economiche. Tesla ha scambiato a più di 46 volte il suo utile netto negli ultimi 12 mesi. L’S&P 500 viene scambiato a 24,7 volte gli utili dell’ultimo anno, un valore elevato rispetto agli standard storici.

Quando ciò che possiedi sembra costoso, inseguire ciò che non possiedi non sembra così rischioso.

E se, come milioni di investitori, possiedi un fondo indicizzato S&P 500, hai quasi esattamente raddoppiato i tuoi soldi negli ultimi cinque anni.

Ciò può creare la sensazione di “giocare con i soldi della casa”. Come un giocatore d'azzardo professionale o anche uno scommettitore di casinò che ha appena ottenuto una grande vincita, ora potresti sentire che una scommessa rischiosa è meno dolorosa, poiché anche dopo una perdita potresti comunque avere più soldi di quelli con cui hai iniziato.

Poi c’è la pressione sociale. Hai già il 4,6% della tua allocazione azionaria in Nvidia se possiedi un fondo indicizzato S&P 500. Ma, quando sembra che tutti tranne te abbiano fatto una fortuna acquistando le azioni a titolo definitivo, potresti sentirti come se non le possedessi affatto.

La paura di perdersi qualcosa, FOMO, è una forma acuta di rimpianto: la consapevolezza che altre persone stanno vivendo un'esperienza gratificante che avresti potuto condividere.

Più Nvidia sale e più alto è il prezzo, più è probabile che la tua FOMO si intensifichi. E più tempo trascorri sui social media, più calda si sentirà la tua FOMO.

Nella maggior parte della vita, spesso non è possibile osservare, né ora né più tardi, cosa sarebbe successo sulla strada non intrapresa. La bistecca avrebbe avuto un sapore migliore del salmone che hai ordinato? Saresti più felice se uscissi con o sposassi quell'altra persona che ti piace?

Nel mercato azionario, però, puoi vedere immediatamente le conseguenze delle scelte che non hai fatto, e queste possono ampliarsi nel tempo.

La chiave è controllare i tuoi controfattuali.

Un controfattuale è ciò che avrebbe potuto essere: un’alternativa immaginaria al passato reale. Puoi creare una narrazione di quanto staresti meglio o di quanto staresti peggio adesso se avessi preso una decisione diversa allora.

Miroslav Stoyanov, 33 anni, sviluppatore di software a Zurigo, cerca di non prendersi gioco di se stesso per aver venduto Nvidia nel novembre 2022. Allora le azioni valevano poco meno di 167 dollari.

Aveva realizzato un profitto del 27% in due mesi.

Questa settimana, Nvidia ha superato i 790 dollari.

"Quando sai che avresti potuto guadagnare 10 volte più soldi di quanto hai guadagnato, non è così sorprendente", afferma Stoyanov. "Ci sono molti giorni come questo."

Dice di aver venduto Nvidia perché pensava che fosse sopravvalutata. "Quando l'ho venduto, ero felice, perché un [segno] più è molto meglio di un meno."

Guardando Nvidia adesso, Stoyanov controlla i suoi controfattuali ricordando a se stesso: “Perché investo? Investo per fare soldi e ho fatto soldi. Non ho perso."

È anche importante tenere traccia delle tue intuizioni.

Certo, hai avuto la sensazione che avresti dovuto riacquistare Nvidia quando ChatGPT ha reso popolare l'intelligenza artificiale alla fine del 2022.

Forse alla fine del 2021 volevi acquistare Tesla perché Elon Musk era così entusiasta dell’intelligenza artificiale. Dal suo picco di novembre, le azioni di Tesla sono scese di circa il 50%.

Se hai intenzione di prenderti a calci per non aver acquistato Nvidia prima che salisse, assicurati anche di darti una pacca sulla spalla per non aver acquistato altri asset che in seguito sono scesi. Tenere traccia delle tue intuizioni ti aiuterà anche a insegnarti che non vale sempre la pena seguirle.

Il poeta John Greenleaf Whittier scrisse:

“Poiché di tutte le parole tristi pronunciate dalla lingua o dalla penna, le più tristi sono queste: ‘Avrebbe potuto essere!’”

Quanto ti fanno sentire tristi quelle parole, però, dipende in parte da te.

Scrivi a Jason Zweig a intelligentiinvestor@wsj.com

Questo tipo di considerazioni sulle azioni e sugli investimenti in generale è intelligente, è di buon senso, aiuta a pensare è condivisibile ed è da noi condiviso.

Ma: c’è un ma. Un grande ma. Grandissimo.

Questo tipo di considerazioni, che avete appena letto, scritte in modo eccellente da Jason Szweig, quando si tratta di fare scelte operative, su come gestire il proprio risparmio, su dove mettere i propri soldi, su come comporre il proprio portafoglio, su quando comperare, quando vendere, e quando invece stare fermi, risulta

del tutto inutile.

Ora noi di Recce’d vi spieghiamo il perché (per una parte, lo potete intuire proprio leggendo l’articolo precedente), partendo dai dati della tabella qui sotto.

Aggiornati alla data del 29 febbraio 2024, leggete nella tabella la performance media dell’ultimo triennio (2021-2024) che è stata garantita ai Clienti dai gestori di portafoglio più bravi, più celebrati, e più pagati al Mondo, quei gestori che hanno la “visione”, quei gestori che puntano al rendimento “assoluto” (non si nascondono dietro al “benchmark), quelli che fatto trading su Nvidia, che fanno trading su Tesla, che fanno trading su Apple, che fanno trading su Meta, che fanno trading sul petrolio, che fanno trading su quei titoli azionari che “salgono del 100%.

I numeri li vedete, e non c’è bisogno di commenti: Vi ricordiamo solo che lo S&P 500 ha chiuso ieri a 5150 punti, ai massimi di ogni tempo. Sono ai massimi di ogni tempo anche il Nasdaq, Nikkei, lo Stoxx 600

Ma dove sono, tutti questi record, nel risultati degli investitori? Chi ha, nel proprio portafoglio , Nvidia e Super Micro? Quale investitore (nome e cognome please) ha fatto quei “guadagni folli?

Non i Clienti di JP Morgan, ad esempio.

Un fondo globale bilanciato di JP Morgan (che qui prendiamo puramente ad esempio, perché OGNI altra Società di Fondi ha i medesimi risultati, su di un portafoglio multi-asset, internazionale, bilanciato: il portafoglio che TUTTI gli investitori, alla fine della fiera, detengono) ha reso il 6% in quattro anni.

Fa meno dello 1,5% annuo, negli anni 2020, 2021, 2022, 2023.

Possiamo dare per certo che in questo portafoglio trovate Nvidia, Apple, Tesla, Meta, Amazon, il Nikkei e gli indici europei. Ed hanno sicuramente fatto avanti e indietro, avanti ed indietro, avanti ed indietro. Compra, vendi, poi ricompra la medesima cosa, poi ne vendi la metà, poi ne comperi il doppio …

… purtroppo, per il Cliente che ci investe, se fai avanti-e-indietro con lo 0,3% del portafoglio, fai soltanto del fumo, ma non rimane l’arrosto. Non rimane nulla, come vedete nel grafico.

Per quale ragione, con le Borse ai massimi di ogni tempo, nessun investitore si è messo dei soldi in tasca? Perché l’investitore finale non ha guadagnato nulla, dalla “Bolla di tutto del 2020-2024”? Dal boom del Nasdaq, per fare un esempio? Dove sono, per noi investitori, quei “folli guadagni”? Chi ha, alla fine dei conti, quei titoli da “+100%” nel suo portafoglio titoli?

Ripetiamo per chiarezza che JP Morgan è un nome scelto in modo casuale: potete fare tutti i confronti che volete, non è difficile, e il risultato della vostra verifica sarà sempre il medesimo. Identico a quello che vi facciamo vedere.

Recce’d, neppure una sola volta nella sua ormai lunga storia, vi ha fatto leggere qualche cosa di distorto, falsificato o inesistente.

Anche questo (oltre ai risultati ed alla qualità) ci rende unici.

Ora vi forniamo una risposta sintetica (ma documentata e specifica) a tutte queste domande, che come diceva Zweig vi fanno perdere il sonno e la calma.

La risposta di dettaglio si trova nell’ampio documento sulle performances che tutti i nostri Clienti hanno ricevuto già lo scorso 26 gennaio 2024.

Nel mese di gennaio, noi abbiamo fatto un lavoro di analisi molto ampio sulle performances di Recce’d, delle GPM, dei Fondi Comuni, dei Fondi Hedge, delle polizze UCITS, dei certificati, e di ogni altro strumento, impiegando vaste risorse, molto tempo, e informazioni su ampia scala (cosiddetto “big data”). Il documento del 26 gennaio conteneva solo l’essenza, del nostro ampio lavoro di analisi fatto in gennaio

Perché abbiamo investito così tanto su questo lavoro?

Perché è questo, oggi, il punto centrale per la gestione dei risparmi. Dei nostri, dei vostri e di quelli di tutti.

Vi abbiamo scritto, poco più in alto, che nel brillante articolo di Jason Zweig trovate molte osservazioni condivisibili, di buon senso, e che aiutano a pensare. Ma di “colore”. Chi gestisce un portafoglio titoli, allora, a COSA deve pensare, se vuole garantire ai propri investimento non solo un risultato positivo, ma pure un quotidiano controllo dei rischi?

Noi di Recce’d possiamo dare ai lettori una risposta, per la semplice ragione che noi di Recce’d facciamo proprio questo, per i nostri Clienti: Recce’d produce rendimenti positivi dei portafogli modello, rendimenti però associati ad uno stretto controllo dei rischi.

E in aggiunta, noi di Recce’d spieghiamo anche (sinteticamente) a tutti i nostri lettori COME si ottengono questi risultati, e lo facciamo proprio qui, attraverso il nostro sito, e gratuitamente. Come minimo vi forniamo, gratuitamente, una serie di utili, pratici, qualificati spunti per ragionare delle vostre prossime mosse.

Quindi, ora passiamo dagli argomenti frivoli come Nvidia, FOMO, e social, a ciò che davvero conta. Per voi e i vostri risultati dagli investimenti.

Pescando sempre dal medesimo quotidiano, il Wall Street Journal, oggi noi vi mettiamo a disposizione una analisi di scenario.

L’articolo dice che Jamie Dimon e Ray Dalio avevano predetto, un anno fa, che il rialzo dei tassi avrebbe causato una “tempesta perfetta”, e poi dice che questa tempesta non è arrivata. Jamie Dimon e Ray Dalio sono due dei nomi di maggiore importanza, per la Finanza internazionale.

Per quale ragione Recce’d vi suggerisce di leggere proprio oggi, 9 marzo 2024, questo articolo del WSJ?

Per quattro ragioni, semplicissime da illustrare:

  1. se davvero siete interessati a capire quanto potete guadagnare, oppure perdere, dai vostri investimenti 2024 e 2025, il tema di questo articolo che segue è quello che conta; mentre tutti gli argomenti trattati dal precedente articolo sono soltanto “colore”, ovvero “gossip”, ovvero “divertimento leggero”, chiamatelo come preferite

  2. se oggi non avete una vostra risposta, alle domande che il prossimo articolo vi presenta, allora …. beh ma come avete fatto le vostre scelte di investimento fino ad oggi? La settimana scorsa, alla Sezione Operatività del nostro quotidiano The Morning Brief, che riserviamo ai Clienti, abbiamo risposto proprio a questa domanda: Perché i rialzi dei tassi non hanno frenato l’economia?

  3. occupandoci anche, a favore dei Clienti e spiegando le prossime mosse sui nostri portafogli, di quello che a metà marzo 2024 è il punto cruciale, ovvero: per noi investitori, questa è una buona, cattiva, oppure pessima notizia? Come si può approfittarne?

  4. e guardando avanti, voi lettori disponete di una stima (anche grossolana) della misura nella quale cambieranno i prezzi dei vostri asset in portafoglio, sulla base delle notizie, delle informazioni e dei dati verranno messi a conoscenza dei mercati nelle prossime settimane? Ve li siete fatti almeno due conti, oppure tenete gli occhi chiusi, come quando siete sull’ottovolante?

Ovviamente noi di Recce’d abbiamo già fatto i conti, le stime e le simulazioni che sono necessarie per gestire bene i propri soldi investiti.

In Recce’d abbiamo chiarissimo lo scenario che ci aspetta (uno scenario che troverete citato anche nell’articolo), ed abbiamo già in modo conseguente sistemato i portafogli modello. In modo tale da rendere massimi i futuri guadagni dei Clienti.

Grazie a questo approccio (sistematico, metodico, scientifico) Recce’d ha dimostrato, in varie occasioni, di essere capace di fornire all’investitore un soldi ancoraggio quando il mare è in tempesta.

Se pensate che la cosa possa risultarvi utile, contattateci attraverso i soliti canali. Oppure, aspettate … di vedere come vanno a finire le cose.

A metà del 2022, l’amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon ha avvertito che un “uragano” stava per colpire l’economia statunitense.

Potrebbe trattarsi di “una tempesta minore o di una super tempesta Sandy”, ha detto Dimon in una conferenza finanziaria a New York. "Faresti meglio a prepararti."

L’anno scorso, il fondatore di Bridgewater Associates, Ray Dalio, aveva previsto una “crisi del debito” dopo aver anticipato una “tempesta perfetta” di sofferenza economica.

Investitori ed economisti di alto profilo, tra cui Jeffrey Gundlach di DoubleLine e David Rosenberg di Rosenberg Research, erano altrettanto timorosi, con Gundlach lo scorso marzo che affermava che una recessione sarebbe arrivata “tra pochi mesi”. All’inizio dello scorso anno, gli economisti prevedevano una probabilità del 61% di recessione nel 2023.

Gli esperti erano lontani. Hanno sottovalutato l’impatto degli stimoli governativi e la resilienza dei consumatori e delle imprese. Ed erano troppo scettici sulla capacità della Federal Reserve di abbassare l’inflazione senza innescare una recessione. L’economia continua a crescere a un ritmo costante. L’inflazione si sta avvicinando all’obiettivo della Fed del 2%, la disoccupazione rimane vicina al minimo di mezzo secolo e il mercato azionario è vicino ai massimi storici.

“Ero ribassista sull’economia”, ha detto Dalio in un’intervista. "Ho sbagliato."

Dimon ha detto, sempre in un’intervista: “Avrei pensato che parte dello stimolo fiscale sarebbe ormai svanito”.

A quel tempo, le previsioni pessimistiche avevano molto senso. Tra marzo 2022 e la scorsa estate, la Fed ha aumentato i tassi di interesse 11 volte, portandoli al livello massimo degli ultimi 23 anni.

In passato, l’impennata dei tassi ha preceduto le recessioni. Sono emersi anche altri segnali rivelatori di recessione. La curva dei rendimenti si è invertita e rimane tale, il che significa che i rendimenti sui titoli del Tesoro USA a breve termine sono più alti di quelli sui titoli a lungo termine. Il ritmo di crescita del PIL è diminuito e l’inflazione è aumentata vertiginosamente. Anche il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato che il percorso per ridurre l’inflazione senza spingere l’economia americana verso la recessione è un percorso stretto: l’auspicato “atterraggio morbido”.

Allora, cos'è successo? Molte persone sono rimaste relativamente indenni dai tassi più alti, ad esempio coloro che hanno bloccato mutui a basso tasso prima dell’aumento dei tassi della Fed o sono proprietari a titolo definitivo della propria casa.

È anche vero che i politici statunitensi sono stati molto più rapidi ad agire rispetto ai decenni passati per aiutare l’economia. Numerosi cicli di pagamenti di aiuti legati alla pandemia e altri programmi di spesa hanno lasciato molti consumatori e aziende con denaro extra, il che ha alimentato la spesa continuata. La spesa dei consumatori rappresenta circa il 70% dell’economia statunitense.

“Ho sbagliato perché, normalmente, quando si alzano i tassi di interesse si riduce la domanda del settore privato e i prezzi degli asset e si rallenta il processo, ma ciò non è accaduto”, ha detto Dalio. “C’è stato un trasferimento di ricchezza storico: i bilanci del settore privato sono migliorati molto e il bilancio del governo è peggiorato molto”.

Un portavoce di Dimon ha detto che il capo di JPMorgan offre una serie di possibilità e le valuta, ma non fa previsioni.

Allo stesso tempo, un mercato azionario resiliente e obbligazioni con rendimenti più elevati hanno prodotto un “effetto ricchezza” positivo che ha incoraggiato i consumatori a spendere anziché a risparmiare.

È anche vero che i tassi di interesse non sono così alti, storicamente parlando: si sentono così perché gli Stati Uniti hanno attraversato un lungo periodo di tassi superbassi.

Ed Yardeni, un economista che negli ultimi due anni si è dimostrato il più ottimista degli altri, attribuisce alcuni degli errori delle star citate sopra all’eccessiva paura di tassi più alti.

“L’economia può funzionare bene anche dove ci sono i tassi di interesse elevati”, ha detto.

Col senno di poi, alcuni indicatori, come la curva dei rendimenti invertita, hanno anticipato con precisione problemi gravi, come la crisi bancaria regionale dello scorso anno. Ma la Fed ha fatto un buon lavoro spegnendo gli incendi nel settore bancario, e i problemi non si sono diffusi ad altri settori.

La probabilità di un atterraggio morbido sembrerebbe essere migliorata, con la Fed che ha segnalato la volontà di tagliare i tassi quest’anno. Gli economisti hanno recentemente fissato la probabilità di recessione entro il prossimo anno al 39%, in calo rispetto al 61% di un anno fa. I pagamenti di soccorso legati alla pandemia hanno lasciato molti consumatori e aziende con denaro extra, sostenendo un'economia guidata dalla spesa dei consumatori.

Ma alcuni di coloro che avevano previsto tempi difficili affermano che le difficoltà sono ancora in arrivo. Gundlach ha recentemente previsto una recessione quest’anno e un calo a 3200 per l’S&P 500, che ha chiuso venerdì a circa 5100. Gundlach non ha risposto alle richieste di commento.

Da parte della Federal Reserve, sono arrivate le parole di Rosenberg, che ha affermato che il reddito interno lordo, adeguato all’inflazione, è rimasto piatto nell’ultimo anno, il mercato del lavoro è più debole di quanto sembri e il reddito personale non è costante.

Rosenberg ha affermato che il reddito interno lordo, adeguato all’inflazione, è rimasto piatto nell’ultimo anno, il mercato del lavoro è più debole di quanto sembri e il reddito personale non tiene il passo con la spesa. In un’intervista, ha affermato che i problemi dell’economia saranno chiari entro la fine dell’anno.

Dalio afferma che le domande chiave sono se la produttività continuerà a migliorare, man mano che le aziende abbracciano l’intelligenza artificiale, e se tutto il debito accumulato dal governo – e i conseguenti pagamenti del debito che dovranno essere effettuati – tornerà a perseguitare l’economia. Secondo le ultime stime del Congressional Budget Office, il governo degli Stati Uniti dovrebbe pagare ulteriori 1.100 miliardi di dollari di interessi nel prossimo decennio.

Per quanto riguarda Dimon, afferma di essere preoccupato per i gravi problemi che affliggono l’economia, tra cui l’inflazione che rimane troppo elevata, gli sconvolgimenti geopolitici e l’aumento della spesa pubblica e del debito. Secondo lui la cosiddetta stagflazione, o crescita lenta accompagnata da un’inflazione malsana, è motivo di preoccupazione.

“Non conterei ancora le mie uova”, ha detto Dimon.

Scrivi a Gregory Zuckerman a Gregory.Zuckerman@wsj.com

Valter Buffo
Lo shock e gli ammortizzatori
 

Siamo tutti in grossi guai.

Ed abbiamo assoluta necessità di nuovi ammortizzatori.

Ma non si tratta di un rally automobilistico nel Sahara: si tratta dei nostri risparmi che abbiamo investito sui mercati finanziari

A chi verrebbe in mente, di scrivere una frase del genere, oggi 2 febbraio 2024, con l’indice Nikkei che tocca 40000 punti, l’indice di Milano che sfiora 33000 punti, ed il S&P 500 sopra 5100 punti?

Ma a noi, ovviamente. A Recce’d.

Noi che anche nel recente passato siamo stati capaci di anticipare ai nostri lettori tutti gli eventi più importanti.

E scriviamo questa cosa non perché siamo “gufi”: i gufi, ripetiamolo ancora una volta, non esistono.

Esistono solo quelli che vedono in modo chiaro, davanti a sé, e quelli che invece vedono cose che non esistono. I miraggi. La realtà, poi, ci dirà chi stava nella prima categoria e chi invece era nel secondo gruppo.

Siamo tutti in grossi guai, e lo dicevamo in apertura, e ci servono (urgentemente) nuovi ammortizzatori.

Non è una affermazione nostra, non si tratta di un giudizio di noii di Recce’d: noi vi riportiamo solo i fatti, quelli che voi lettori non conoscete ancora.

Che siamo nei guai, ed esiste già oggi una specifica urgenza, ce lo ha detto ieri, primo giorno di marzo, la Federal Reserve americana, facendo cambiare direzione alla giornata, ed alla settimana intera, dei mercati finanziari.

Difficilmente troverete la notizia sul vostro quotidiano: ma la situazione di marzo 2024 è di molto peggiore rispetto a quella del marzo 2023. Non è ancora saltata in aria Credit Suisse? Vero, questo non è ancora successo. Ma le sorprese (vi) arriveranno, questa volta, da un’altra parte.

L’importanza delle dichiarazioni arrivate ieri da Waller e Logan sono sfuggite a voi, ma non agli operatori di mercato: Borse ed obbligazioni hanno, immediatamente, cambiato direzione. la Borsa a New York ha chiuso in positivo unicamente grazie a questa impennata dell’ultima ora.

E che cosa ci hanno detto, sia Waller sia Logan? Che la Federal Reserve sta per riprendere a fare QE.

Voi lo capite, il motivo? perché la Fed è così tanto preoccupata, visto che:

  1. il PIL cresce, e cresce più del previsto

  2. l’inflazione è tornata ad aumentare

  3. la disoccupazione rimane ai minimi storici di ogni tempo?

E se loro, alla Fed, sono così preoccupati, a voi sembra che noi investitori dovremmo rimanere indifferenti? Auto-convincerci che non potrebbe andare meglio di così? Chiudere gli occhi e sognare, come vorrebbe il vostro “consulente”, che si chiama wealth manager, financial advisor, private banker, ma resta sempre un promotore finanziario che promuove la vendita di “prodotti finanziari”?

Per i Clienti di Recce’d, non provvediamo alla fornitura di un quotidiano servizio, che evita a loro questo tipo di trappole, e le durissime conseguenze di queste trappole.

E’ ormai evidente a tutti che, a causa delle scelte fatte negli ultimi anni, ai danni di tutti gli investitori si sta consumando una truffa di massa. Gigantesca: la più grande di ogni tempo (grafico sotto).

La mossa che Waller e Logan hanno ipotizzato il giorno 1 marzo 2024 serve ad allungare i tempi, e rendere la truffa ancora più grande.

A tutti quelli che sostengono, attraverso i media ed attraverso i giornali, che “oggi il debito non conta più per i mercati finanziari”, noi suggeriamo di leggere con estrema attenzione questo nostro Post: qui ci sono dei signori, dei funzionari pubblici, estremamente qualificati, che spiegano (ma senza spiegalo) a tutti il pubblico degli investitori che

  • il debito conta, e conta molto

  • il debito preoccupa e preoccupa molto

  • il debito è un problema urgente, ed è necessario intervenire immediatamente

Il nostro, quotidiano, lavoro di analisi ci ha consentito di notare come, dopo che è stato pubblicato il dato USA per l’inflazione PCE, due giorni fa, un insolito numero di dichiarazioni sono arrivate dalla Federal Reserve, tutte orientate in un’unica direzione: e precisamente tutte finalizzate a tranquillizzare i mercati finanziari, grazie alla definizione del dato di giovedì scorso come “poco significativo”, “poco importante”, e questo perché “il dato non è indicativo di una nuova tendenza”. Ovviamente questa è una posizione che diventerebbe difficile da difendere, se anche il prossimo dato risultasse in rialzo.

Ed è per questa ragione che, proprio ieri, è successo anche altro.

Leggiamo un resoconto, molto sintetico, dei fatti che sono accaduti sui mercati ieri, primo giorno di marzo. Ricordatate che i T-bills, citati più di una volta nel seguito, sono l’equivalente dei BOT italiani.

E anche se “le cattive notizie sono buone notizie”, sono state le osservazioni di Waller a suscitare la risposta del mercato “tutto è fantastico” quando ha lasciato intendere che la Fed avrebbe svelato una nuova “Reverse Twist” di QE per il suo bilancio (acquistando titoli del Tesoro a breve termine e Agenzia per il dumping MBS).

Naturalmente, come spiegato in precedenza, anche il tempismo dei commenti di Waller è conveniente in quanto lo spostamento delle posizioni nell’attivo della Fed verso i titoli di Stato a breve termine integra perfettamente l’intenzione recentemente dichiarata dal Tesoro. secondo cui la loro quota di Titoli a breve termine, ovvero i T-bills, salirà al di sopra della precedente linea guida del 20%.

In altre parole: il Tesoro emetterà più titoli di Stato a breve termine (T-bills), e anche la Fed ne acquisterà un numero maggiore.

I commenti di Waller arrivano mentre il capo della Fed di Dallas, Lorie Logan, ribadisce che probabilmente sarà opportuno iniziare a rallentare il ritmo con cui si restringe il proprio bilancio.

E i commenti di Waller arrivano proprio al momento giusto, dato che il sistema di pronti contro termine inverso della Fed ha visto un incredibile risucchio di liquidità di 128 miliardi di dollari negli ultimi due giorni (un calo del 22%) a fine mese...

Fonte: Bloomberg

Rimane quindi una eventualità da considerare che siano in arrivo le Idi di marzo ovvero una crisi di liquidità...

E così, in un solo istante. il mercato si è girato, e tutto era più alto...

Le azioni sono andate in verticale, l'oro è salito alle stelle, i rendimenti dei titoli del Tesoro sono crollati (e la curva dei rendimenti si è irripidita... in senso positivo), anche il petrolio è aumentato (e così hanno fatto le criptovalute, anche dopo la settimana trascorsa).

Le Small Cap hanno guidato il travolgente crollo settimanale (con il grande giorno del Nasdaq di oggi che lo ha portato ad un guadagno del 2% nella settimana). L'S&P è riuscito a guadagnare terreno nel corso della settimana (grazie al crollo di oggi), ma il Dow ha chiuso la settimana leggermente in ribasso...

Leggiamo ora anche, per chiarire ulteriormente, un secondo commento ai fatti di ieri, primo giorno di marzo del 2024. Ricordiamo di nuovo: i T-bills sono i nostri BOT.

Poco dopo un deludente rapporto dell’ISM Manufacturing (che ha dato inizio al calo dei rendimenti), il governatore della Fed Christopher Waller (silenziosamente) ha lanciato una vera bomba sui mercati per coloro che stavano prestando attenzione.

Riferendosi specificamente al documento della Fed "Quantitative Tightening around the Globe: What Have We Learned?", Waller ha dichiarato al Forum sulla politica monetaria statunitense del 2024 a New York che gli piacerebbe vedere due sviluppi chiave nel portafoglio della Fed:

"In primo luogo, mi piacerebbe vedere le partecipazioni in MBS delle agenzie della Fed andare a zero. Le partecipazioni in MBS delle agenzie sono state lente a uscire dal portafoglio, con una media mensile recente di circa 15 miliardi di dollari, perché i mutui sottostanti hanno tassi di interesse e pagamenti anticipati molto bassi. sono piuttosto modesti e ritengo che sia importante vedere una continua riduzione di tali partecipazioni.

In secondo luogo, mi piacerebbe vedere uno spostamento delle partecipazioni in titoli del Tesoro verso una quota maggiore di titoli del Tesoro a breve scadenza. Prima della crisi finanziaria globale, detenevamo circa un terzo del nostro portafoglio in buoni del Tesoro. Oggi, i titoli di stato rappresentano meno del 5% del nostro patrimonio del Tesoro e meno del 3% del nostro totale di titoli. Passare a un maggior numero di buoni del Tesoro sposterebbe la struttura delle scadenze più verso il nostro tasso di riferimento – il tasso overnight sui federal fund – e consentirebbe alle nostre entrate e spese di aumentare e diminuire insieme man mano che il FOMC aumenta e taglia l’intervallo target. Questo approccio potrebbe anche favorire un futuro programma di acquisto di asset perché potremmo lasciare che i titoli a breve termine scompaiano dal portafoglio e non aumentino il bilancio. Questa è una questione che il FOMC dovrà decidere nei prossimi due anni."

Traduzione: Waller accenna ad una “Operazione Reverse-Twist” che abbasserà i rendimenti a breve termine e renderà inclinata in modo positivo la curva dei rendimenti (tassi a lungo termine più alti dei tassi a breve termine) .

Ricordiamo che la Fed ha lanciato l'"Operazione Twist" nel secondo trimestre del 2012 (vendendo titoli del Tesoro a breve termine e acquistando titoli del Tesoro a lungo termine) per estendere il QE senza chiamarlo effettivamente QE.

Sebbene si sia parlato molto della riduzione del QT, ovviamente non chiameranno "Operazione Reverse Twist" con il suo nome proprio - QE - perché ciò riaccenderebbe ulteriormente gli spiriti animali e metterebbe la Fed nella scomoda posizione di acquistare obbligazioni a breve termine. allo stesso momento in cui gli uomini della Fed stanno aumentando i tassi ufficiali di interesse.

Naturalmente, anche il tempismo dei commenti di Waller è conveniente in quanto lo spostamento delle partecipazioni della Fed verso i Bills integra perfettamente l'aspettativa recentemente dichiarata dal Tesoro secondo cui la loro quota di Bill salirà al di sopra della precedente linea guida del 20%.

In altre parole: il Tesoro emetterà più titoli di Stato a breve termine (T-bills) e anche la Fed ne acquisterà un numero maggiore.

I commenti di Waller arrivano mentre il capo della Fed di Dallas, Lorie Logan, ribadisce che probabilmente sarà opportuno iniziare a rallentare il ritmo con cui si restringe il proprio bilancio.

Tutto ciò viene tempestivamente programmato proprio mentre il ritmo di erosione del prezzo consigliato è destinato ad accelerare dopo la crisi di fine mese e il piano BTFP della Fed è destinato a scadere.

Come ci si aspetterebbe, ciò ha comportato un calo dei rendimenti (soprattutto nel breve termine)...

... un immediato irripidimento della curva dei rendimenti...

E forse ancora più notevole, l’oro ha immediatamente accelerato verso l’alto…

Fonte: Bloomberg

Quindi la Fed avvierà il QE Reverse-Twist... e nel medesimo momento aumenterà i tassi ufficiali per frenare un'inflazione in ripresa grazie agli spiriti animali 2.0 spinti dal loro precedente pivot?

Noi ovviamente non possiamo essere certi che questi commenti, sintetici, a fatti del 1 marzo 2024, chiariscano del tutto la mente dei nostri lettori. Per questa ragione abbiamo cercato, e scelto, un ampio articolo (trovato sul Wall Street Journal) che vi spiegherà le ragioni per le quali c’è questa urgenza, all’inizio di marzo, di introdurre sui mercati nuovi “ammortizzatori”.

In inglese, si chiamano “shock absorbers”: a tutti voi, e noi, che operiamo sui mercati finanziari, diventa quindi obbligatorio chiederci: quale è lo shock che si vuole contrastare? Toccherà anche i miei soldi, questo shock annunciato dal WSJ in settimana?


Sta diminuendo la partecipazione al programma della Federal Reserve che ha aiutato il governo degli Stati Uniti a limitare i costi di finanziamento, uno sviluppo che secondo molti investitori presagisce tassi di interesse più elevati e oscillazioni più ampie nel mercato dei titoli del Tesoro da 26mila miliardi di dollari.

La struttura di riacquisto inverso overnight, conosciuta a Wall Street come reverse repo, consente alle grandi società finanziarie come i fondi del mercato monetario di scambiare brevemente liquidità extra con titoli di alta qualità nel bilancio della banca centrale e intascare alcuni interessi.

Il programma della Fed è stato utilizzato massicciamente negli ultimi anni, raggiungendo ad un certo punto i 2,5 trilioni (migliaia di miliardi) di dollari di saldi giornalieri, ma quel numero si è ridotto costantemente e recentemente è sceso sotto i 500 miliardi di dollari.

Molti analisti e gestori di portafoglio prevedono che l’utilizzo del programma continuerà a diminuire, il che, secondo loro, potrebbe limitare il funzionamento di un importante ammortizzatore nel mercato dei titoli del Tesoro statunitense.

Nello stesso momento, il Governo si trova ad affrontare costi di interesse più elevati nel tentativo di finanziare un deficit crescente, e gli osservatori affermano che saldi inferiori nel programma potrebbero significare una maggiore volatilità e un nuovo aumento dei tassi di interesse nel mercato che sostiene il sistema finanziario globale. "È senza dubbio più facile per il mercato assorbire l'offerta di Titoli di Stato se si dispone di una grande quantità di contanti in una struttura overnight in attesa di essere distribuita", ha affermato Michael de Pass, responsabile globale del trading di tassi presso Citadel Securities.

Sebbene oscuri al grande pubblico ndegli investitori, i pronti contro termine inversi (reverse repo) sono stati a lungo al centro del funzionamento del sistema finanziario e dell’economia statunitense.

Un comitato consultivo del Tesoro ha suggerito lo scorso autunno che l’enorme quantità di liquidità dei fondi del mercato monetario depositata presso la Fed potrebbe finanziare un’ondata di emissioni di titoli a breve termine: un cambiamento insolito che negli ultimi mesi ha consentito al governo di mantenere gli interessi a lungo termine. Mantenendo i tassi di interesse relativamente bassi nonostante l’accelerazione dell’emissione di debito statunitense.

Le vendite di buoni del Tesoro, che maturano in un anno o meno, sono aumentate durante la pandemia e poi di nuovo nel 2023. Ora ci sono quasi 6 trilioni di dollari di buoni del Tesoro sul mercato, rispetto a meno di 2 trilioni di dollari alla fine del 2017. Potrebbe sembrare uno sviluppo tecnico, ma è tutt’altro che adatto agli attori del mercato obbligazionario globale. Tutto questo debito a breve termine dovrà essere rifinanziato a tassi più elevati nello stesso momento in cui la Fed sta alzando i tassi di interesse di riferimento.

Mentre la vendita di Titoli a breve (T-bills) consente al governo di raccogliere denaro rapidamente, questo tipo di Titoli arriva presto a scadenza, costringendo a decisioni difficili su come raccogliere nuovamente fondi.

Molti investitori obbligazionari affermano che il Dipartimento del Tesoro alla fine dovrà fare i conti con il modo in cui intende pagare i suoi obbligazionisti nel lungo periodo, poiché il pagamento degli interessi diventa una delle maggiori spese nel bilancio federale.

Per ora, gli Stati Uniti sono riusciti a mantenere felici gli investitori. A novembre, il Dipartimento del Tesoro ha manovrato per aggirare le preoccupazioni degli acquirenti sui limiti della domanda degli investitori per i titoli del Tesoro a lungo termine vendendo una quantità insolitamente elevata di titoli di Stato, dissipando i timori del mercato che la domanda di debito statunitense stesse diminuendo.

I funzionari della Fed hanno visto il minore utilizzo delle operazioni di pronti contro termine inverse come un segnale positivo del fatto che la liquidità in eccesso si sta facendo strada verso opportunità più attraenti nel mercato. Una volta che i pronti contro termine si saranno esauriti, la Fed si aspetta che il sistema bancario inizi a perdere riserve. Una banca utilizza le riserve, una forma di contante elettronico, per gestire le transazioni tra se stessa, i suoi clienti, altre banche e la banca centrale.

Mentre la banca centrale ha cercato di inasprire le condizioni bancarie per contribuire a raffreddare l’economia e quindi l’inflazione, i fondi del mercato monetario hanno ritirato liquidità dai reverse repo e reimmessa nell’economia, contrastando tale stretta.

I funzionari sono ansiosi di evitare che le riserve diventino sostanzialmente scarse, il che aumenterebbe il rischio di intoppi nei mercati monetari multimiliardari che potrebbero riversarsi nel sistema finanziario più ampio. Il crollo di Lehman Brothers nel 2008, il tentativo di inasprimento quantitativo della Fed nel 2019 e l’insorgenza del Covid-19 sono tutti temi che si collegano a questo di oggi.

Si prevede che quest’anno la Fed rallenterà il ritmo della stretta quantitativa in modo da poter monitorare potenziali tensioni.

Si prevede che quest’anno gli Stati Uniti spenderanno la cifra storica di 870 miliardi di dollari in interessi sul debito nazionale. Questo è anche più del budget della difesa. Dion Rabouin del WSJ spiega perché questi pagamenti di interessi continuano a crescere e cosa potrebbero significare per i mercati e per i contribuenti regolari.

“I titoli di Stato a breve termine possono rappresentare un ostacolo per il governo, poiché le esigenze di finanziamento si modificano in base alla riscossione delle tasse e alle esigenze di spesa”, ha affermato Jason Granet, responsabile degli investimenti di BNY Mellon. “Anche se si verifica una recessione che richiede una maggiore spesa pubblica, questo è il tipo di ambiente in cui le persone di solito desiderano più titoli del Tesoro”.

Gran parte dei flussi di reverse repo sono anche una funzione della liquidità record che gli investitori hanno investito nei fondi del mercato monetario, che ora detengono più di 6mila miliardi di dollari in asset. Limitati agli investimenti a breve termine con rating elevato, come buoni del Tesoro e operazioni di riacquisto, i fondi monetari hanno parcheggiato una parte di questi afflussi presso la Fed. Ora guadagnano un tasso annualizzato del 5,3% overnight con la controparte più sicura in circolazione.

Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets, ha dichiarato di aspettarsi che circa 100-200 miliardi di dollari rimarranno nel tempo nella struttura di pronti contro termine inversi della Fed. Se la Fed dovesse tagliare i tassi, inizierà immediatamente a pagare meno agli investitori in reverse repo.

Avere una fonte di liquidità overnight è un altro vantaggio. “Il Tesoro ha un orizzonte temporale molto lungo: stanno pensando a quanto costerà finanziare il governo in un periodo compreso tra 10 e 30 anni”, ha affermato Gwinn. “Non penso che siano molto preoccupati di perdere la domanda di T-bills”.

Scrivi a Eric Wallerstein a eric.wallerstein@wsj.com

Noi di Recce’d sicuramente ritorneremo su questo specifico tema, anche qui nel nostro Blog, ma soprattutto per i nostri Clienti nei nostri EXTRA e nel quotidiano The Morning Brief, oltre che ovviamente nelle molte occasioni di contatto diretto con ognuno di loro.

Con questi lavori, noi puntiamo ad offrire al nostro lettore, un concreto, e pratico (e gratuito) supporto nella gestione dei loro investimenti sui mercati finanziari: in estrema sintesi, vorremmo aiutarli a comprendere che si ritorna sempre, al medesimo problema, che è quello del grafico che segue, e che è lontanissimo dall’essere risolto.

In questo contesto, sia l’indice di Milano a 33000, sia l’indice di Tokyo a 40000, sia lo S&P 500 a 5100 punti, sono segnali di un problema grandissimo e che ogni giorno diventa più grave.

Per questa ragione, e solo per questa, alla Federal Reserve sono in allarme. E voi, amici lettori, voi siete in allarme, voi siete attenti, voi siete consapevoli di ciò che state facendo del vostro risparmio?

Valter Buffo
What were you thinking? (edizione del febbraio 2024; prima parte)
 


Non c’è nulla di nuovo. Noi di Recce’d non vediamo alcunché di nuovo. E per questa ragione, noi non siamo emozionati.

A voi lettori, fa paura Nvidia? L’ampiezza del suo movimento in Borsa? L’aumento della sua capitalizzazione? … “oddio, che treno che mi sono perso!”.

Nelle settimane precedenti, Recce’d ne aveva scritto, in diverse occasioni, alla pagina TWIT - TWOO del nostro sito. E persino alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE a cui tutti possono accedere dalla pagina MERCATI, e dove si possono leggere (sintetiche) considerazioni di carattere operativo. In merito alla operatività dei nostri portafogli modello.

Nei nostri portafogli modello non c’era Nvidia, prima della pandemia: a nostro giudizio, a quel tempo, il modello di business di Nvidia non giustificava un investimento di denaro sul titolo.

Che cosa è cambiato, con la pandemia?

Di sicuro, Nvidia (oppure Apple, oppure Google, oppure Microsoft) non producono vaccini.

Ma allora, che cosa spiega gli ab-normi rialzi dei prezzi di queste azioni?

Non un nuovissimo modello di business vincente: questo è del tutto evidente, perché nessuno dei modelli di business è cambiato, si è potenziato oppure arricchito. Neppure uno dei Magnifici Sette (Otto, Nove …).

Ciò che, invece, è cambiato grazie alla pandemia 2020, è soltanto la dimensione del debito, pubblico, privato, nazionale, internazionale.

Ma di questo, noi abbiamo già scritto (anche qui, nel nostro BLOG). Ne riparleremo: ci costringerà a farlo il comportamento dei mercati.

Ma non oggi. Non in questo Post.

Torniamo invece a ciò che si scriveva sopra. Nvidia non stava nel nostro universo investibile prima della pandemia, e anche oggi non ci sta.

Prima e dopo la pandemia, Nvidia produce schede e componenti grafiche per i videogiochi.

Il marketing delle banche di investimento, nel 2022, nel 2023, e nel 2024, ha capito che questo titolo poteva beneficiare, più di altri, della campagna mediatica architettata per trovare un nuovo tema che rilanciasse la Borsa. Tema che non è più il “boom economico” del 2021 (non esiste nessun “boom”, come tutti hanno visto); e non sono certamente i tassi in calo ed il soft landing.

Lo hanno trovato, ovviamente: e si chiama “AI”.

Su questo tema, etichettato come “AI”, potete leggere alla pagina TWIT - TWOO, dal 1 gennaio ad oggi, una serie di utilissime informazioni.

Oppure, ne potete leggere sul settimanale The Economist, anno 2015 (immagine di apertura del Post) oppure su Forbes, nell’immagine che segue (del 1999).

A che cosa serve “AI”? Oggi, in estrema sintesi, a creare nuovi giochi: dedicati però ai soli adulti. Senza fiamme, pupazzi, eroi e burattini, castelli e draghi.

Giochi dedicati a quegli adulti non ancora maturi. Che rifiutano di crescere. Ad adulti bambini.

Oggi, ci scrivono “finti testi universitari ed articoli”, e poi anche “finte risposte” che gli adulti immaturi trovano (chissà per quale ragione poi) “molto divertenti”. E infine “finti video” con finti animali, finte persone, anche pupazzi, e a piacere è possibile inserire anche stregoni ed ippogrifi.

Aumento della produttività o del benessere? Per ora è zero. Tempo perso.

La sola cosa aumentata fino ad oggi sono i costi per alcune Aziende.

Ed è proprio così, che deve essere spiegato il “miracolo Nvidia”. Quei costi addizionali diventano i ricavi di Nvidia. Il fatturato di Nvidia.

Perché allora ne scriviamo noi di Recce’d? Perché le dimensioni della cosa sono tali, che oggi per la gestione del portafoglio titoli questa storia di Nvidia per tutti i portafogli è un rischio di tipo “macro”: non è il rischio di un singolo titolo, ma si tratta invece di un rischio per l’intero mercato finanziario. Oggi, Nvidia è un rischio di instabilità, come in un recente passato è stata (a titolo di esempio) la guerra in Ucraina.

Su questo specifico aspetto della vicenda, ritorneremo, con un secondo Post, nei prossimi giorni.

Su questa vicenda, i toni, di tutti i media, come voi stessi constatate ogni mattina, sono esaltati, esagitati, i termini sono eccessivi ed allo stesso tempo molto indicativi (“Eldorado”: che infatti NON esiste), e si percepisce una esaltazione che purtroppo risulta molto vicina a quella di certi santoni allucinati (santoni che poi in alcuni casi spingono le persone a commettere gravissimi fatti di sangue, persino nella propria famiglia).

L’accostamento ai santoni per qualcuno potrebbe apparire eccessivo. E qui, di sangue non ne scorre.

Oggi, sicuramente no, nel prossimi futuro staremo a vedere: eccitazioni di massa, come la presente, sono a volta capaci di innescare reazioni di massa incontrollate.

Oggi, però, non ci interessa: noi oggi con il lettore, vogliamo trattare di altro.

E portare, proprio in questo Post, una prova decisiva che vi aiuterà a formare un vostro giudizio definitivo.

Partiamo dal condividere una lettura.

Nvidia: ecco perchè è, praticamente, una nuova asset class

23/02/202409:02 ALESSANDRO FUGNOLI

La prima società che superò il miliardo di dollari di capitalizzazione fu, nel 1901, US Steel, che John Pierpont Morgan formò fondendo tre gruppi siderurgici. Il più importante di questi era stato fondato da Andrew Carnegie, uno scozzese nato in una famiglia povera che aveva fatto mille mestieri (tra cui il venditore di bond) prima di diventare magnate dell’acciaio, uomo più ricco d’America e grande filantropo (donò in vita quasi tutto quello che aveva, denunciando la ricchezza come una grave disgrazia per chi se la ritrova).

L’acciaio allora era tutto. Significava progresso e industria di pace, ma soprattutto cannoni e corazzate, ovvero il dominio militare sul mondo, che infatti era già passato agli Stati Uniti quando Carnegie, nel 1919, morì. Nel 1901 il valore di Borsa di US Steel raggiunse così una cifra equivalente a 50 miliardi di oggi. Lentamente, però, il miracolo appassì, indebolito dall’alto costo del lavoro prima e dalla concorrenza asiatica poi. Nel 2014 US Steel subì addirittura l’onta della cancellazione dall’indice S&P 500. Una lunga ristrutturazione e i dazi di Trump le hanno ridato vita, ma la sua capitalizzazione attuale, pari a 10 miliardi di dollari, è comunque un quinto, a dollari costanti, di quella di 123 anni fa.

La prima società al mondo che superò i 10 miliardi di capitalizzazione fu General Motors. Correva l’anno 1955 e l’auto, simbolo del benessere dell’Occidente, rappresentava la libertà e il futuro. Detroit era una città opulenta ed elegante, popolata da magnati, ingegneri e da un’aristocrazia operaia con redditi invidiabili. L’auto era oggetto di culto, ogni famiglia ne aveva almeno una e c’era chi la teneva addirittura in salotto.

Poi però arrivarono la crisi petrolifera, la sindacalizzazione esasperata, la concorrenza tedesca e giapponese e l’ecologia. GM attraversò un’esperienza di quasi morte nel 2009. Da allora si è rimessa insieme, ma i 46 miliardi di capitalizzazione odierna sono meno della metà dei 115 (l’equivalente in dollari attuali dei 10 del 1955) che aveva raggiunto 69 anni fa.

A superare i 100 miliardi di capitalizzazione ci pensò per prima General Electric nel 1995. A fare sognare i mercati, in questo caso, non era un prodotto (GE era una conglomerata industriale e faceva di tutto) ma uno stile di management, il Six Sigma, che era la rivincita americana sulla supposta superiorità dei modelli di gestione giapponesi che avevano dominato il decennio precedente.

In realtà, dietro al Six Sigma, c’era il pugno di ferro di Jack Welch, che chiudeva brutalmente e a rotazione i settori che producevano meno ritorni e ne apriva continuamente altri. Welch trovò poi un terreno fertilissimo nel vendor financing. Finanziava i compratori dei suoi prodotti, aumentando il fatturato e guadagnando sul finanziamento. Ci prese talmente gusto che GE si trasformò in una shadow bank con un allegato industriale, portando il valore di Borsa a 600 miliardi nel 2001. Il 2008 fece crollare il castello di carte. Da allora GE è ritornata faticosamente a fare umilmente industria e si è rimessa in piedi, ma in Borsa vale oggi solo 162 miliardi, contro i 202 (a dollari costanti) del 1995.

Il trilione fu raggiunto da PetroChina nel 2007, al momento della quotazione iniziale. Il petrolio era in una fase di forza, la Cina ne accumulava più che poteva e tutto il mondo voleva investire nel paese che ogni anno cresceva del 10 per cento. Da allora la Cina ha continuato a crescere, ma il petrolio è sceso e gran parte del mondo finanziario preferisce evitare di stare su un mercato che gli Stati Uniti amano ogni giorno di meno. PetroChina capitalizza oggi 212 miliardi, un quinto rispetto a 17 anni fa.

Apple, nel 2020, è stata la prima società a vedere crescere di un trilione la sua capitalizzazione in 8 mesi. La crescita, meno travolgente, è proseguita nel 2021. Da allora il titolo si è stabilizzato e vale oggi come alla fine del 2021.

Nvidia è oggi la seconda società a vedere crescere di un trilione in otto mesi in suo valore di mercato. Uno strategist non può, non deve e non vuole dare suggerimenti di acquisto o di vendita su singoli titoli e questa non è la sede per stabilire quanto potrà valere Nvidia fra 10, 50 o 100 anni. Ogni società fa storia a sé e analisi di questo tipo sono un compito che lasciamo volentieri agli analisti azionari.

Uno strategist, che si muove a livello di asset class, non può però fare a meno di constatare che, in questa fase, se Nvidia si muove come una asset class e influenza le altri asset come e di più di altre asset class allora, Nvidia va probabilmente considerata un’asset class a sé stante. Un insieme con un unico elemento, come l’oro.

In pratica Nvidia, in certi momenti, guida i Magnifici Sette, che guidano la Borsa americana, la quale guida le Borse mondiali, le quali influenzano al margine anche i bond e le politiche monetarie del mondo. È una situazione nuova, che ci limitiamo a registrare con meraviglia e curiosità.

Nvidia non produce direttamente intelligenza artificiale, ma è come i produttori di badili e setacci che vendevano i loro prodotti ai cercatori d’oro, i quali l’oro a volte lo trovavano e a volte no. E poiché i grandi gruppi che lavorano sull’intelligenza artificiale fanno anche molte altre cose, Nvidia è, al momento, il proxy più puro, tra i grandi gruppi, dell’intelligenza artificiale.


A cura di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos (rubrica Il Rosso e Il Nero)

Alessandro Fugnoli è l’Autore di questo testo. Si tratta di un professionista del settore del risparmio (lavora per una Azienda svizzera di Fondi Comuni) che è molto conosciuto e molto reputato. Noi stessi lo leggiamo spesso, e con attenzione.

Ovviamente ha scritto di Nvidia (come si può evitare l’argomento, in questo clima eccitato)?

Offriamo le sue riflessioni al nostro lettore. Fugnoli riporta alcuni dati molto significativi, nella prima parte del suo testo.

Ci pare però (e saremmo interessati a ricevere la vostra opinione, attraverso i canali del nostro sito) che ciò che Fugnoli ha scelto si raccontare porta il lettore alla conclusione OPPOSTA a quella che invece leggiamo nel titolo del brano.


Una nuova asset class? Nvidia non è nuova. Non è certamente una asset class: non ha senso. Ed è giustificato chiedersi se è ancora un asset (e non un biglietto della Lotteria Nazionale).


In sintesi, a noi sembra che in questa occasione Fugnoli sia cascato in confusione: noi di Recce’d, forse grazie al fatto che noi non abbiamo come obbiettivo quello di vendere “prodotti finanziari”, siamo sempre più chiari e più diretti.

La questione però è, ovviamente complessa: per questo il nostro Post che state leggendo è solo una prima parte.

Noi abbiamo scelto, per voi lettori, una serie di immagini (le avete viste più in alto) che vi aiuteranno a comprendere meglio le dimensioni, e le caratteristiche, di questo fenomeno: che è, prima di tutto, un fenomeno sociale, e forse psicologico.

Come abbiamo scritto poco sopra, il cuore di questo Post è una prova. Le prove sono la base sulla quale si formano (dovrebbero formarsi) i giudizi. In Tribunale (dovrebbero, ma non è sempre così) e nella mente degli investitori (ed in questo caso, la metà delle volte non funziona così).

In ciò che segue, leggete di un fatto storico, che noi qui ricostruiamo per voi.

Nell’anno 2000, tutti gli investitori del Mondo avevano già fatto conoscenza con i Magnifici Sette. Attenzione: avevano altri nomi. Ma la sostanza era la medesima. Esattamente tutto identico, a ciò che vedete oggi, nel febbraio 2024.

Quando, due anno dopo, di quei Magnifici Sette dell’anno Duemila non restava più nulla, alcuni dei personaggi che stavano ai Vertici di quelle Aziende cominciò a temere anche per la propria incolumità fisica, trovandosi di fronte ad una massa inferocita (da qui si va poi all’accenno fatto più sopra al “sangue”).

Tra quei Magnifici Sette dell’anno Duemila, uno si chiamava Sun Microsystem. Grazie al Web, potete trovare tutte le informazioni che preferite leggere a proposito di Sun Micro, e del suo CEO Scott Mc Nealy.

Il CEO, ovvero l’amministratore delegato, di Sun Micro nel 2002 si sentì di rivolegersi in modo diretto al pubblico. Al pubblico degli investitori che avevano perso quasi tutto con Sun Micro.

Nelle poche righe scritte allora dal CEO di Sun Micro trovate:

  1. la conferma che oggi (febbraio del 2024) c’è nulla di nuovo, non c’è motivo di agitarsi, non bisogna avere paura di avere “perso il treno” E soprattutto che Nvidia non è per nulla “eccitante: noi in Recce’d, infatti, siamo calmissimi, e sappiamo che Nvidia sta avvicinando i NOSTRI obbiettivi di mercato.

  2. la conferma che sui mercati finanziari c’è modo ed occasione di guadagnare sia nelle fasi di eccitato ed ab-norme rialzo sia nelle fasi correttive degli eccessi, e quindi di ribasso; e i guadagni sulle fase di ribasso, poi, restano nelle tasche dell’investitore, mentre gli altri … pufffffff [ovviamente poi ci sono quelli che comprano ai minimi e scendono dal treno ai massimi, e tutto sullo smartphone e grazie ai social: ma noi non ne scriviamo perché noi NON siamo adulti immaturi, così come non lo sono i Clienti di Recce’d]

  3. una valutazione del titolo in questione che è molto specifica, concreta, pratica, ed assolutamente adattabile al caso di Nvidia

  4. una indicazione concreta e pratica su come dovete posizionare oggi il vostro portafoglio titoli, in vista dei prossimi mesi.

Noi vi facciamo leggere questo brano (si tratta del testo originale) sia nella lingua (inglese: così NON perderete alcuna sfumatura) sia in lingua italiana (più immediato).

Non c’è necessità del nostro commento: il testo è chiarissimo. C’è qui una persona (molto bene informata dei fatti, ed in modo diretto) che chiede ad ognuno di voi:

a che cosa stavi pensando?

Leggendo questo brevissimo testo, vi è però richiesto di fare il piccolo sforzo di sostituire al numero 10, di cui parla il CEO per il rapporto P/S (prezzo su fatturato) di Sun Micro, il numero 42, che è il rapporto P/S attuale (febbraio 2024) di Nvidia.

Un pizzico di aritmetica, è persino divertente, durante il weekend.


Infamous letter from Sun Microsystems CEO to shareholders after DotCom burst

Sun peaked at a $200bn market cap in 2000 & then crashed and was finally sold for $7bn to Oracle a decade later. Their Price to Revenue ratio at the peak was only 10!

They had actual decent revolutionary products too: From Java programming language to SPARC processors, StarOffice, MySQL, Solaris OS, VirtualBox & ZFS! They were involved in all important areas of tech.

This is what the CEO wrote to bagholders:

“At 10 times revenues, to give you a 10-year payback, I have to pay you 100% of revenues for 10 straight years in dividends. That assumes I can get that by my shareholders. That assumes I have zero cost of goods sold, which is very hard for a computer company. That assumes zero expenses, which is really hard with 39,000 employees. That assumes I pay no taxes which is very hard. And that assumes you pay no taxes on your dividends which is kind of illegal. And that assumes with zero R&D for the next 10 years, I can maintain the current revenue run rate. Now, having done that, would any of you like to buy my stock at $64? Do you realize how ridiculous those basic assumptions are? You don’t need any transparency. You don’t need any footnotes. What were you thinking?”


Ed ecco il medesimo testo, tradotto da noi in italiano.


La famigerata lettera del CEO di Sun Microsystems agli azionisti dopo lo scoppio di DotCom

Sun raggiunse il picco di capitalizzazione di mercato di 200 miliardi di dollari nel 2000, poi crollò e fu infine venduta per 7 miliardi di dollari a Oracle un decennio dopo.

Il loro rapporto prezzo/ricavi al picco era solo 10!

Avevano anche dei veri e propri prodotti rivoluzionari: dal linguaggio di programmazione Java ai processori SPARC, StarOffice, MySQL, Solaris OS, VirtualBox e ZFS! Erano coinvolti in tutte le aree importanti della tecnologia.

Questo è quanto ha scritto l'amministratore delegato a quelli che sono rimasti con il cerino in mano:

“A 10 volte i ricavi, per darti un rimborso in 10 anni, devo pagarti il 100% dei ricavi per 10 anni consecutivi in dividendi.

  • Ciò presuppone che io possa ottenerlo dai miei azionisti.

  • Ciò presuppone che io abbia un costo pari a zero per la merce venduta, il che è molto difficile per un'azienda di computer.

  • Ciò presuppone zero spese, il che è davvero difficile con 39.000 dipendenti.

  • Ciò presuppone che non paghi tasse, il che è molto difficile.

  • E ciò presuppone che tu non paghi tasse sui tuoi dividendi, il che è in un certo senso illegale.

  • E ciò presuppone che con zero attività di ricerca e sviluppo per i prossimi 10 anni, io possa mantenere l'attuale tasso di entrate.

Alla luce di questi fatti, qualcuno di voi vorrebbe acquistare le mie azioni a 64 dollari? Ti rendi conto di quanto siano ridicoli questi presupposti di base? Non hai bisogno di alcuna slide a colori che te lo spiega. Non hai bisogno di note a piè di pagina.

A che cosa stavi pensando?"

E voi, amici lettori di Recce’d: proprio oggi a che cosa state pensando, oggi? Voi volete comperarla, Sun MIcro a 64$? Magari … lo avete già fatto!

Valter Buffo
Il fischio della pentola a pressione
 

L’idea della pentola a pressione la abbiamo presa a prestito da un collega, un gestore che opera dagli Stati Uniti: un vero gestore (non un venditore) che in una recente analisi, caratterizza la situazione attuale come “un’economia ad alta pressione”, a sua volta prendendo l’espressione a prestito dall’economista Arthur Okun.

Leggiamo.

Decenni fa, l’economista Arthur Okun – presidente del Council of Economic Advisors sotto Lyndon Johnson – sosteneva quella che chiamava “un’economia ad alta pressione”. Intendeva uno in cui le politiche espansionistiche potevano creare una crescita del prodotto interno lordo superiore alla media insieme a una bassa disoccupazione, determinando non solo un’economia forte, ma anche guadagni sproporzionati di posti di lavoro per i gruppi più vulnerabili. Questo è esattamente il tipo di politica che l’amministrazione Biden ha perseguito, finora con successo.

A gennaio sono stati aggiunti 353.000 nuovi posti di lavoro, il doppio di quanto ci si aspettasse, e gli incrementi sono stati riscontrati in quasi tutti i settori e le categorie di lavoro. L’America ha 1,4 posti di lavoro disponibili per ogni disoccupato, molto al di sopra della norma storica. Ciò rende questo il mercato del lavoro più forte almeno dagli anni ’60. Tutto questo, con l’inflazione tornata a livelli tollerabili e i mercati in forte espansione. Gli Stati Uniti stanno godendo, come ha recentemente affermato il segretario al Tesoro Janet Yellen, di una ripresa che è “notevole sia per la sua velocità che per la sua equità”.

Quindi, cosa c’è che non va nell’economia ad alta pressione?

Niente, tranne il fatto che i punti di pressione potrebbero non sempre inclinarsi al rialzo. A causa del livello altissimo dei mercati, della quantità di stimoli fiscali in gioco, della geopolitica estremamente imprevedibile e del fatto che né la recessione del 2020 né la ripresa sono state storicamente tipiche, l’economia ad alta pressione potrebbe facilmente sfogarsi in entrambe le direzioni.

Ci sono tre punti di pressione che sto osservando attentamente.

Il primo e più importante è il fatto che questo non è semplicemente un normale ciclo economico. Sebbene sia molto difficile sostenere che le nuove politiche economiche dal lato dell’offerta dell’amministrazione Biden non stiano funzionando, o che questa ripresa sia in qualche modo un miraggio, è anche importante ricordare che gli ultimi tre anni sono stati estremamente atipici a causa del Covid-19, la guerra in Ucraina e la crisi del debito cinese, tra le altre cose. Ciò rende molto più difficile utilizzare i dati storici per prevedere il futuro. Come ha affermato in una nota recente l’amministratore delegato per la macroeconomia globale di TS Lombard, Dario Perkins, ci sono ancora tutti i tipi di distorsioni macroeconomiche che si fanno strada nel sistema. Questi vanno dai grandi cambiamenti legati alla pandemia nella spesa dei consumatori (prima nei beni, ora nei servizi) e nelle catene di approvvigionamento, attraverso la domanda repressa derivante dall’eccesso di risparmio e dall’eccesso fiscale, alla distruzione di volume dovuta all’inflazione, ai segnali confusi provenienti dalla Cina e così via.

I consueti indicatori economici, come le curve dei rendimenti e i livelli dei prezzi, sono stati fuorvianti.

I cambiamenti demografici e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale hanno ulteriormente complicato le cose. Chi avrebbe mai immaginato che la crescita della produttività sarebbe stata una delle più forti degli ultimi dieci anni, o che il pensionamento dei lavoratori più anziani non sarebbe stato un evento deflazionistico, ma inflazionistico, dal momento che i boomer ricchi di asset continuano a spendere durante i loro anni d’oro e i più giovani ottengono più potere contrattuale in un periodo successivo? mercato del lavoro caldo?

Un altro punto di pressione a cui penso è la differenza tra i dati e l’esperienza vissuta dall’economia. Le preoccupazioni sull’economia si sono attenuate poiché la continua crescita dell’occupazione e l’aumento dei salari hanno compensato una crisi del costo della vita che ha visto l’inflazione superare i redditi degli americani comuni. Ma mentre la fiducia dei consumatori è in aumento, c’è anche, a mio avviso, un senso più profondo e meno compreso di vulnerabilità economica a lungo termine nel pubblico americano. Vivono praticamente senza alcuna rete di sicurezza sociale in una delle società più rapacemente capitaliste del pianeta, dove assunzioni e licenziamenti rapidi con una buonuscita o nessuna indennità sono ancora la norma. E mentre le aziende attendono con ansia i guadagni di produttività dell’intelligenza artificiale, i lavoratori sono sempre più preoccupati per tutti i modi in cui cambierà i mercati del lavoro, in particolare per i lavori dei colletti bianchi della classe media. Nel frattempo, anche se l’inflazione primaria sembra essersi stabilizzata, il prezzo di tutti i beni essenziali della vita della classe media – come l’istruzione, l’edilizia abitativa e l’assistenza sanitaria – sta ancora aumentando più rapidamente del tasso di inflazione core. Le emergenze sanitarie e il debito sono una delle principali cause di povertà per le persone negli Stati Uniti, dove più della metà degli adulti che lavorano hanno difficoltà a far fronte alle spese sanitarie. Ciò sarebbe impensabile in Europa. L’America è un luogo in cui le persone possono appartenere alla classe media, anche alla classe medio-alta, e sentirsi comunque piuttosto vulnerabili dal punto di vista economico. Siamo ricchi rispetto al resto del mondo. Ma non siamo sicuri. E quando le persone cadono negli Stati Uniti, la strada verso il basso è molto lunga.

L’idea di cadere mi porta al terzo e ultimo punto di pressione, che è la natura dei mercati oggi. Sono stata una delle prime Cassandra riguardo alla “bolla globale” – dove i prezzi delle azioni, delle case e di altri beni continuano a salire – e ammetterò che di conseguenza sono stato costretto a mettere pazienza e tollerare le minusvalenze.

I profitti aziendali e le previsioni ottimistiche rappresentano la pietra miliare dei prezzi degli asset del momento. La massiccia concentrazione in una manciata di società di piattaforme tecnologiche non lo fa. Quando la capitalizzazione di mercato dei Magnifici Sette – Apple, Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla – è pari alla dimensione combinata dei mercati azionari di Canada, Giappone e Regno Unito, è necessario mettere in discussione le valutazioni.

O, per lo meno, chiedersi cosa accadrà quando le valvole di pressione verranno rilasciate.

Nel testo che avete appena letto, ritrovate cose che qui sul nostro sito leggete da molti mesi.

La situazione di oggi (economie da un lato, mercati finanziari dall’altro) è oggi in effetti piuttosto chiara e semplice: va diventando più chiara di settimana in settimana, ed oggi 17 febbraio 2024 crediamo proprio che tutti abbiano capito.

Fino ad oggi, al scelta della massa è: ok, abbiamo capito, ma facciamo finta di non vedere.

Non è questa la nostra scelta strategica. Non si ritrova questo atteggiamento nella nostra composizione dei portafogli modello. E le nostre prossime scelte operative, i prossimi cambiamenti sui portafogli modello, non andranno in questa direzione.

Come dicevamo, la situazione oggi è semplice da descrivere, come avete letto sopra, e non è difficile da gestire: c’è un solo fattore-chiave, oggi, che ci impegna e ci mette in difficoltà, ed è il timing. La direzione è molto chiara, e semplice, ma è necessario azzeccare il timing.

Che questo 2024 sarà un anno memorabile, ve lo abbiamo già scritto prima di Natale, prima del Natale del 2023. Oggi in molti hanno colto segnali che vanno in quella direzione, tra i quali, come vedete sopra, Lombard Odier.

Da che punto ripartono, gli investitori?

Abbiamo documentato, nel nostro recentissimo documento sulle performances, che nessuno (tra GPM, Fondi Comuni, e Fondi Hedge) dal 2020 ad oggi è riuscito a guadagnare nulla, se non numeri poco significativi.

Nulla, con lo S&P 500 a 5000 punti!

Nulla: nonostante l’enorme baccano dei media e del Web a proposito di:

  • nuovi record delle Borse

  • AI

  • prima Tesla poi Nvidia

  • il Bitcoin

  • tassi ufficiali di interesse in discesa e soft landing e pivot

Per quale ragione i risultati della massa degli investitori stanno a zero?

Lo spiega in estrema sintesi il grafico che vediamo qui sotto.

E’ un grafico che, in estrema sintesi, spiega anche al lettore:

in quale modo si produce una performance positiva con la gestione di un portafoglio di investimenti finanziari.

Un modo, ovvero un metodo di lavoro, che Recce’d ha iniziato a illustrare alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE e ancora più in dettaglio alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO del nostro sito. Questa settimana, poi, ne abbiamo accennato anche nella nostra Home Page.

Un modo, un metodo di lavoro che ha nulla a che vedere con argomenti come

  • nuovi record delle Borse

  • AI

  • prima Tesla poi Nvidia

  • il Bitcoin

  • tassi ufficiali di interesse in discesa e soft landing e pivot

Argomenti e temi di una “propaganda mediatica” che appartiene al mondo marketing, e non al mondo della gestione di portafoglio.

Ovviamente, noi non possiamo permetterci di ignorare del tutto i temi del marketing e dei media: un esempio è offerto dal grafico qui sopra, e dalle oscillazioni di umore dei mercati sul tema “futuri tagli dei tassi ufficiali di interesse”. Di tutto questo, ovviamente noi facciamo un quotidiano lavoro di analisi, e parte di questa analisi sarà pubblicata la settimana prossima, nel nostro quotidiano The Morning Brief.

Al tempo stesso, però, le nostre prossime operazioni sui portafogli modello NON saranno influenzate da questo fattore: le nostre scelte non terranno conto di quello che si dice nelle chat, nelle community, sul Web, su Milano Finanza, e tra i promotori finanziari, dei futuri tagli dei tassi ufficiali da parte di Fed e BCE.

Neppure terremo in considerazione S&P 500, ma anche di questo ci siamo ovviamente interessati, e parte di questo lavoro di analisi la avete letta proprio sette giorni fa qui nel BLOG. Inutile ripetere.

Segnaliamo però ai lettori che, quando vediamo un indice (anzi, il maggiore indice di Borsa al Mondo) chiudere esattamente a quota 5000 punti, come ha fatto mercoledì 14 febbraio 2024, noi abbiamo la certezza che quell’indice è manipolato. Non esistono tanti piccoli investitori nanetti che in modo del tutto casuale, con le loro piccole operazioni, fanno sì che l’indice chiuda la seduta esattamente a 5000 punti.

Ed anche voi, lettori di Recce’d dovreste … esserci arrivati da soli, ormai.

Il nostro quotidiano lavoro, per i portafogli modello e quindi per il Cliente, è quello di raccogliere e poi ordinare e poi analizzare un flusso selezionato di informazioni, e poi tradurre queste analisi condotte con metodo scientifico in previsioni di rendimento e stime di rischio, così da modificare i portafogli modello tempestivamente, ma se e solo se si presentano opportunità autentiche di garantire VALORE agli investimenti dei Clienti.

Il lavoro del gestore, ovviamente, è probabilistico: i mercati finanziari non ti consentono certezze (per nessuno) ma soltanto stime della probabilità di questo oppure quello scenario.

La situazione nella quale ci troviamo oggi, come oggi abbiamo scritto più sopra, è chiara e semplice, o almeno dovrebbe esserlo, per tutti gli investitori.

La situazione dei mercati, oggi, è il riflesso esatto di una “economia ad alta pressione”, che a sua volta è il risultato di scelte politiche contingenti: non è una naturale evoluzione dei prezzi sui mercati finanziari, è una situazione artificiale, che ha scopo che sono tutti politici, e non ha tra i suoi scopi la stabilità dei mercati finanziari.

Anche nell’ultima settimana, dal Governo degli Stati Uniti, è arrivata la “sanzione ufficiale” che esiste una cosa chiamata “soft landing”. Lo leggete sopra, dal Wall Street JournalAnche in Europa, tutti i politici (di sinistra, centro e destra) si ritrovano nel sostenere, disperatamente, la visione di un futuro fatto di soft landing.


Come spiegava il brano che avete letto più in alto, questa scelta politica aumenta la pressione nella pentola a pressione.

Ogni investitore non può ignorare il fatto che la valvola della pentola a pressione può attivarsi in ogni istante: e quindi, deve tenere le orecchie bene aperte, e cogliere il fischio nell’istante in cui arriva.

Un istante dopo, può essere troppo tardi. Le cose, accadono prima piano piano piano, e poi tutto d’un tratto, sui mercati finanziari. E da sempre.

A questo aggiungiamo poi un altro dato di fatto.

La storia dei mercati finanziari ci insegna che (in particolare su alcuni argomenti) i mercati sbagliano regolarmente.

Recce’d vi ha già documentato, in passato, che questa regolarità, la ripetizione sempre del medesimo errore, non è un caso. Si tratta di una scelta commerciale, imposta dal marketing dell’industria che si è sviluppata intorno ai mercati finanziari.

Ne ha scritto il Wall Street Journal in settimana, come leggete sotto.

Gli errori che la massa degli investitori (il cosiddetto “consenso”, dal quale Recce’d si tiene il più possibile distante) ha fatto quando si tratta di prevedere i futuri tagli dei tassi di interesse sono facilissimi da documentare, tanto che tutti i nostri lettori conoscono già questo grafico che il Wall Street Journal ha utilizzato tre giorni fa.

Altrettanto facile è documentare gli errori commessi a proposito della relazione tra i movimenti dei tagli ufficiali di interesse e la Borsa.

Il Wall Street Journal per ora non lo ha messo in prima pagina: ma ci arriveremo, e presto.

In questi dati, e nei dati che avete letto qui nel nostro Blog tra il 24 dicembre 2023 ed oggi, trovate espresse con grande chiarezza le basi sulle quali poggia la strategia di Recce’d per i portafogli modello 2024, dalla quale noi ci aspettiamo risultati importanti, in un anno che sarà ricchissimo di opportunità nuove.

Di queste nuove opportunità, due sono citate nell’immagine qui sopra. Tra gli “attuali temi di mercato” citati nell’immagine, ne leggete tre che conteranno nulla, per ciò che riguarda i vostri risultati del 2024.

Aggiungiamo che due dei cinque punti citano una “bolla”: ma in realtà, tutti e cinque questi punti sono conseguenze di una bolla, un’unica.

Voi avete fatto, con una biro ed un pezzo di carta, il vostro elenco dei “temi di mercato”? Dei “fattori determinanti”, secondo voi, per il vostro risultato del 2024?

Provateci: si tratta di un esercizio interessante, e produttivo.

Recce’d è anche oggi a vostra disposizione, sia per commentare questa immagine sia per offrire attraverso i portafogli modello una concreta possibilità di cogliere tutte le nuove opportunità. Ed anche per gestire la bolla: noi di Recce’d ci siamo già passati, e con notevole successo.

Cercando sempre, sui mercati finanziari, le VERE opportunità di creare VALORE: che hanno nulla a che vedete con gli argomenti che sono trattati nella chat, nella community, sui siti Web di trading-on-line, sul vostro quotidiano o settimanale, oppure dal vostro promotore finanziario. che a voi suggerisce di andare con la bolla.

Pensateci: il 2024, per tutti gli investitori, sarà un anno memorabile. Da ricordare, come fu il 2022: anzi, molto di più.

Voi tutti ricordate, vero?

Dopo il rosso del 2022, anno che non mancherà di essere ricordato nelle cronache finanziarie di quanti lo hanno vissuto in prima persona, il 2023 ha restituito un po’ di calma sui mercati. Come visto nelle precedenti analisi, a beneficiarne è stato in particolare il comparto azionario. Tuttavia anche i fondi obbligazionari hanno chiuso l’anno in evidente recupero dopo le perdite dell’anno precedente. Questo andamento positivo (soprattutto nell'ultimo trimestre) dell’anno appena concluso, si è riflesso anche nei fondi bilanciati e flessibili. Secondo l’analisi del team di FundsPeople su dati Morningstar Direct al 31 dicembre 2023, dei 322 fondi di società italiane (domiciliati in Italia) che rientrano nella categoria Morningstar “Allocation” soltanto nove (ossia il 2,8%) hanno mostrato rendimenti negativi, mentre più del 97% ha registrato performance positive (nel 21% dei casi, a doppia cifra), con una performance media per la categoria, pari al 7,56 per cento.

Nonostante ciò, l’andamento dei flussi in entrata non ha rispecchiato durante l’anno una preferenza degli investitori verso la categoria dei fondi bilanciati che, secondo i dati (preliminari) forniti da Assogestioni e riferibili allo scorso novembre, soffrivano deflussi per oltre 15,8 miliardi. Più critica la situazione dei fondi flessibili (assimilabili alla categoria Morningstar Allocation Flexible, presente nei dati analizzati da FundsPeople), per cui, sempre nello stesso periodo, i riscatti ammontavano a oltre 23,8 miliardi dall’inizio dell’anno.

Per chiudere, se proprio cercate una sintesi estrema, del tipo “oddio, va bene tutto, ma … io adesso come faccio?”, allora noi di Recce’d vi daremo un suggerimento del tutto gratuito: smettetela di occuparvi di politica monetaria, tassi ufficiali di interesse, dichiarazioni delle Banche Centrali e previsioni delle banche di investimento, ed occupatevi invece di cose reali, di cose che esistono, di cose che potete toccare con mano.

Per che motivo?

Ve lo facciamo spiegare dall’articolo che chiude il nostro Post di oggi. Vi invitiamo a leggere con grande attenzione: l’articolo è utile per comprendere se la pentola a pressione rischia di esplodere, ed anche per comprendere come utilizzare il rubinetto della doccia.

Ti sei mai imbattuto in un rubinetto della doccia inaffidabile? Gira leggermente e diventa troppo caldo. Tornare indietro, e ci vogliono anni per raffreddarsi.

Ebbene, questa è l’analogia che si dice che Milton Friedman abbia usato per spiegare le difficoltà nell’utilizzare gli strumenti della politica monetaria, che hanno ritardi “lunghi e variabili”, per indirizzare l’inflazione.

Ma sembra che abbiamo dimenticato gli avvertimenti di Friedman, secondo cui la politica monetaria è uno strumento ottuso.

In primo luogo, l’era di bassa inflazione dalla metà degli anni ’80 fino alla crisi finanziaria globale ha rafforzato la credibilità delle banche centrali, ma forse ne ha anche esagerato il potere.

In secondo luogo, dopo il crollo, le economie sono diventate più dipendenti da chi fissa i tassi, dato l’unico stimolo fiscale limitato. Sono stati introdotti programmi e strumenti quali il quantitative easing, il controllo della curva dei rendimenti e la forward guidance. Ciò ha aumentato l’influenza delle banche centrali sui mercati. Oggi, il sussurro delle banche centrali è un’occupazione a tempo pieno.

La regolarità delle riunioni del Comitato si è fusa con il trading ad alta frequenza, il ciclo di notizie 24 ore su 24 e i social media.

“I tassi di interesse cambiano ogni giorno, in parte in previsione di ciò che faranno le banche centrali dopo. Ciò trasferisce ricchezza attraverso i mercati finanziari”, ha affermato Ricardo Reis, professore alla London School of Economics. “Crea un’ossessione per la politica monetaria, anche se i piccoli movimenti giornalieri dei tassi hanno un impatto trascurabile sull’inflazione”.

L’inflazione sarebbe effettivamente più elevata oggi se le banche centrali non avessero alzato i tassi. Ma quest’ultimo episodio inflazionistico è stato causato da shock dell’offerta, a cui i tassi di interesse non possono porre rimedio direttamente e rapidamente. I banchieri centrali hanno commesso degli errori all’inizio di questo ciclo, ma le aspettative nei loro confronti erano troppo alte per cominciare. La politica monetaria ha un impatto sulla domanda in modo impreciso. Una variazione del tasso bancario o delle operazioni di bilancio influenza i prezzi del mercato finanziario. Ciò ha poi un impatto a catena sul costo del credito all’economia reale.

Ma il meccanismo è raramente fluido e varia a seconda del contesto macroeconomico. Questo ciclo di rialzi lo ha evidenziato.

In primo luogo, l’aumento dei prestiti a tasso fisso – e i risparmi legati alla pandemia – hanno frenato l’impatto degli aumenti dei tassi. Secondo Capital Economics, nel Regno Unito la quota dei mutui a tasso variabile è scesa dal 70% al 15% nel decennio fino al 2022. In America, i mutui fissi a 30 anni sono stati a lungo comuni, ma la quota dei nuovi mutui a tasso variabile è diminuita drasticamente a partire dagli anni ’80. Anche l’emissione di obbligazioni societarie statunitensi a tasso variabile è scesa da circa il 30% prima della crisi finanziaria del 2007-2008, a circa il 15% attuale, aggiunge Capital Economics.

In secondo luogo, anche la relazione della curva di Phillips – secondo cui una minore inflazione e un’elevata disoccupazione si accompagnano – non è stata affidabile in questo ciclo. Il mercato del lavoro post-pandemia è stato insolito a causa di una combinazione di tassi di partecipazione in calo, spostamento delle preferenze lavorative e accumulo di manodopera. Ciò potrebbe spiegare la resilienza del mercato del lavoro a fronte di tassi più elevati.

In terzo luogo, le aspettative del mercato hanno aggiunto complessità. L’indice delle condizioni finanziarie statunitensi di Goldman Sachs – un indicatore della tensione dei mercati finanziari – è tornato ai livelli dell’estate 2023. L’idea che la Federal Reserve americana avesse raggiunto il suo tasso massimo ha portato ad un rally nei mercati azionari e obbligazionari. Ciò ha un impatto anche sull’attività economica reale, con tagli dei tassi scontati che sostengono una ripresa nei mercati immobiliari.

Questi fattori hanno ridotto la potenza della politica monetaria in questo ciclo e potrebbero persistere. Il risultato è che i tassi devono aumentare per ottenere un determinato impatto economico, e i tempi – spesso stimati tra 18 e 24 mesi – richiedono più tempo. Sanjay Raja, capo economista britannico presso Deutsche Bank, afferma che ciò crea maggiore volatilità e rischio di errori. “Stimiamo che solo il 70% degli aumenti dei tassi [nel Regno Unito] si siano propagati all’economia”, ha affermato. Raja ritiene che il comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra “corra il rischio di un inasprimento eccessivo”.

Un'altra lezione è che l'efficacia della politica monetaria dipende anche dai fattori economici strutturali che la circondano.

Dopotutto, l’era di inflazione favorevole prima della crisi finanziaria è stata sostenuta da una produzione elastica e da un approvvigionamento energetico.

Guardando al futuro, l’utilizzo di tassi con ritardi inaffidabili per influenzare la domanda è una ricetta per la volatilità, poiché gli shock dell’offerta derivanti dalla regionalizzazione, dalla geopolitica e da dati demografici meno favorevoli continuano, a meno che non vi siano guadagni di produttività compensativi.

Come ha osservato Friedman, la dipendenza dalla politica monetaria è destinata ad aggravare anziché migliorare il ciclo economico. La politica fiscale e quella dell’offerta devono ricevere maggiore enfasi nel dibattito sulla stabilità dei prezzi.

Dopotutto, un rubinetto difettoso è ancora più inutile se l’impianto idraulico è andato in rovina.

Valter Buffo