Trending oggi su Twitter: la follia (parte 2)
 

Come abbiamo scritto in questo Blog, nella prima parte del Post che proseguiamo oggi, in data 22 luglio scorso, la parola che si ascolta più spesso, e che si legge più spesso, quando ci si occupa di mercati finanziari è

madness.

In italiano: follia.

Recce’d quindi, con la tempestività che tutti ci riconoscete, si concentra proprio su questo: la follia tra gli operatori di mercato, e le implicazioni per la gestione nel proprio portafoglio titoli.

Ovvero: come noi gestiamo i portafogli modello nelle fasi di mercato che tutti chiamano

madness.

Pur avendo, collettivamente ed anche individualmente, una vasta e profonda esperienza di mercati finanziari, noi di Recce’d non abbiamo memoria di una situazione simile a questa.

Neppure durante gli episodi, spesso citati anche dai media, del 1999-2003 e poi del 2007-2009.

In una sola occasione, noi ricordiamo di avere letto, con così tanta frequenza, il termine

madness

nei commenti ai mercati finanziari: ed è una recentissima occasione, ovvero

il 2021.

Ecco un esempio qualificato della “follia” che domina da alcune settimane.

Perché il termine

“madness”,

ovvero follia, viene utilizzato con frequenza e insistenza senza precedenti, e da tutti, nell’estate 2023?

Non è affatto difficile da spiegare: ci sono tanti, troppi, fatti concreti che possono dimostrare che sui mercati finanziari la follia ha preso il sopravvento.

Vi dimostriamo (senza difficoltà) che l’euforia che tutti osservate sui mercati NON è legata d un miglioramento generale delle condizioni dell’economia: l’euforia è fondata … su altra euforia, si tratta di un girotondo, come avevamo già scritto nella prima parte di questo Post.

Non esiste alcun miglioramento: i prezzi dei titoli sono saliti per una folle rincorsa, e questo si vede nei dati. Oggi i prezzi delle azioni a New York sono cari quanto mai sono stati in passato, con l’eccezione del 2021.

Leggete con attenzione i dati del grafico che segue.

Leggete nel grafico che tutte le misure di valutazione della Borsa di New York, in questo momento, sono nel “top 10%”: ovvero, solo nel 5-10% i prezzi delle azioni a New York sono stati più cari di oggi.

Datevi una spiegazione. pensateci, rifletteteci e fatevi magari aiutare.

Ma soprattutto: mettete ciò che avete appena letto a confronto con un fatto: negli ultimi mesi, il costo del denaro negli Stati Uniti è salito dallo ZERO al 5%.

Questa considerazione (e le altre che vorrete fare) va poi calata nei dati della tabella che trovate sotto.

Una volta che avrete raggiunto le vostre conclusioni, solo allora potrete tornare a leggere i dati del vostro portafoglio titoli, a valutarne la composizione alla luce delle vostre aspettative, ed a decidere che cosa fare dei vostri risparmi, domani, dopodomani, o magari tra un mese o due.

Uno stato di euforia come questo sfocia giustamente nella follia collettiva, nella isteria collettiva.

Isteria collettiva dalla quale, come sempre, Recce’d vi aiuta a proteggere il vostro denaro.

Così che nessuno, in futuro, venga più da noi a dirci frasi come

ah … certo che se vi avessi dato ascolto prima

Se non riuscite a capire come facciano fenomeni di massa così profondi e diffusi a ripetersi nel tempo (ed anche solo a distanza di due anni), Recce’d può aiutavi con un semplicissimo grafico

Negli Stati Uniti, come vedete nella parte alta, lo Stato nel corso del 2023 ha accumulato un deficit di bilancio superiore a quello di ogni altro anni, con l’esclusione degli anni 2020 e 2021 (seguite la linea di colore blu acceso).

Lo Stato fa spese pazze: e quindi anche gli investitori sono invitati a fare i pazzi.

In Europa, ed anche in Italia, la situazione in buona sostanza è la medesima: gli Stati spingono sull’acceleratore della spesa in deficit, e fanno aumentare i loro debiti, senza che il pubblico comprenda la gravità di questo fatto, e con il tacito benestare delle Banche Centrali.

Banche Centrali che hanno aumentato il costo del denaro, ma NON hanno ridotto le dimensioni dei loro attivi di bilancio (liquidando i Titoli di Stato) e non hanno imposti i tagli dei deficit statali abnormi che sono stati giustificati grazie al “miracolo della pandemia” (un miracolo per loro, i grandi debitori: non per noi, investitori grandi e piccoli nel Mondo).

E qui arriviamo alla storia del “soft landing”.

La storia del “soft landing” è una invenzione, quanto e più della “inflazione transitoria”.

Si tratta di una storia debole, che fa acqua da tutte le parti.

Ma si tratta anche della sola storia che può mantenere in piedi questo sgangherato carrozzone. Sempre che si riesca a venderla ai (poveri) investitori, la vittima designata del raggiro.

Ed allora, tutti al lavoro: banche internazionali di investimento, media della carta stampata e della TV, e naturalmente il feroce battagliano dei promotori finanziari che vendono al pubblico le GPM, i Fondi Comuni, le Polizze Vita e UCITS, i certificati.

Come dicevamo, questa storia del “soft landing” era stata già in passato utilizzata per vendere titoli al pubblico: noi di Recce’d la ricordiamo bene, sia nel 1989, sia nel 2000, sia nel 2007, sia nel 2021.

Ne ha scritto lo scorso weekend anche il New York Times, e noi ritorneremo probabilmente proprio su questo recente articolo qui nel Blog (sempre che ce ne rimanga il tempo, e l’energia)

I più recenti dati per l’inflazione sono stati accolti con il massimo clamore possibile, dai media, dalle banche di investimento e da tutte le Reti di promotori finanziari.

Nessuno di questi soggetti ha il rigore professionale, né la competenza, né la dovuta attenzione agli interessi degli investitori, che è necessaria per mettere proprio questi ultimi dati nella giusta prospettiva.

Recce’d lo ha fatto ogni mattina, in queste settimane, riservando ai propri Clienti un lavoro eccezionale ed estremamente accurato: l’immagine qui sotto ne è la sintesi estrema.

Al contrario dei dati per l’inflazione, le Reti di vendita, i media e le banche di investimento si sono affrettate a cancellare dalla vista del pubblico ogni possibile elemento che richiamasse l’attenzione degli investitori verso le contraddizioni (molto evidenti) che contraddistinguono questa fase di “follia dei mercati”.

I particolare, si nota l’assenza di ogni commento in merito alla curva dei rendimento: segnale forte, in passato molto significativo.

Segnale a cui tutti quelli che spingono l’azionario (per ragioni di interesse personale, ovvero di guadagno a spese degli investitori finali, che vanno spinti dentro la “tonnara”) ovviamente contrappongono l’argomento che questa volta è diverso. Ecco un esempio nell’immagine che segue.

Il tema del deficit dello Stato, già toccato poco più in alto, viene anch’esso nascosto da tutti al pubblico degli investitori.

la maggiora parte dei quali, a tutto oggi, NON si rende conto del fatto che negli Stati Uniti si registra un tasso di disoccupazione ai minimi di sempre ed un deficit dello Stato vicino ai massimi di sempre. Non era mai successo prima.

Tutta questa situazione si va poi a sfogare nelle valutazioni estreme che avete letto poco più in alto per i valori di Borsa, ed in generale sui mercati finanziari.

Ecco come si spiega, in modo molto semplice, la fase di

madness.

Come abbiamo scritto già il 3 giugno, proprio nel Blog, si tratta di una scelta politica.

E’ stata scelta con decisione la strada del “fare finta di non capire e non vedere”, come altre volte nel passato recente. Di tollerare, di continuare a sperare, e di spargere “ottimismo”.

Abbiamo scritto, il 3 giugno, che proprio a causa di questa scelta politica oggi tutti gli investitori (che non siano decisamente distratti, malissimo informati … oppure un po’ semplicioni) si trovano davanti un solo scenario possibile, e stiamo tutti andando verso questo esito con massima velocità.

Il solo scenario possibile metterà in massima evidenza la differenza tra la ricchezza “soltanto sulla carta” e la vera ricchezza”: lo avevamo già chiarito sette giorni prima.

Come vi avevamo anticipato già il 24 giugno, ci aspetta un’estate calda (caldissima) e poi un inverno freddo (freddissimo).

Come invece abbiamo scritto in data 10 giugno scorso, il “punto di svolta” è stato ampiamente superato: ormai, siamo già tutti dentro quello scenario che noi anticipammo il 3 giugno.

Per ragione di tempo, di spazio, e di scarsa energia, ci siamo decisi a pubblicare oggi questa seconda parte del lavoro, affidando poi le nostre conclusioni di questo ampio lavoro ad una

terza parte

che pubblicheremo poi tra qualche giorno.

Ripartendo dal grafico che chiude questo Post.

Valter Buffo
E' proprio la realtà, che ci sta parlando oggi
 

Le vicende della settimana scorsa, ed in particole i fatti accaduti venerdì 27 luglio 2023, sono di tale importanza, e così numerose, da costringerci a dedicare l’intero nostro tempo, durante questo weekend finale del mese di luglio, ad un ampio ed accurato lavoro di ricalcolo.

Per i portafogli modello dei nostri Clienti, stiamo rivedendo proprio in queste ore del sabato tutte le stime:

  • le stime dei rendimenti attesi da ogni asset oppure portafoglio di asset che si trova o potrebbe in futuro entrare nei portafogli modello

  • le stime del potenziale rischio di ribasso, ovvero il drawdown a una settimana, a un mese ed a fine 2023, per ognuno degli asset finanziari che compongono il nostro portafoglio investibile.

I nostri Clienti, i loro interessi, e la performance dei portafogli modello (ponderata per il rischio sopportato) hanno la precedenza. Sono quelle, le priorità di Recce’d: le abbiamo sempre rispettate come tali, e sempre sarà così.

Ci sentiamo però in dovere di non abbandonare del tutto il nostro servizio gratuito, di selezionatissima informazione, a favore dei nostri lettori: i quali, se dovessero affidarsi soltanto ai resoconti giornalistici di CNBC, del PLUS del Sole 24 Ore, di MF, del Corriere Economia e di ogni altra “pubblicazione specializzata” durante il weekend 29 - 30 luglio 2023, rischierebbero di comprendere pochissimo di ciò che sta accadendo sotto i loro occhi, sui mercati finanziari ed anche intorno ai mercati finanziari (dove è più importante, per i risultati ed i rischi di noi investitori).

Per questa ragione, Recce’d rimanda (di qualche giorno) la promessa pubblicazione della Parte 2 del Post di cui avete tutti già letto la parte 1 sette giorni fa.

Il fatto che, con il passare delle settimane, tutti voi giudicherete il fatto finanziario più importante di tutto il 2023 noi ve lo ricordiamo con l’immagine che segue.

Nell’immagine CNBC parla di shock; e non si tratta di un eccesso: al contrario, questo titolo di CNBC è eccessivamente “rassicurante”. Chi si limita a leggere CNBC non ha ancora colto la rilevanza del fatto: ma sarà costretto poi a farci i conti.

Recce’d ne aveva scritto, qualche mese fa, anche qui nel Blog. Durante gli ultimi quattro mesi, Recce’d attraverso le pubblicazioni riservate ai Clienti ha ripreso ed analizzato questo argomento, almeno una volta la settimana.

E diffusamente forniremo tutte le nostre analisi poi la settimana prossima, allo scopo di rendere tutti i nostri Clienti CONSAPEVOLI di ciò che sta per succedere ai loro soldi ed ai loro portafogli modello.

In due parole: questi fatti (lo shock di CNBC) sono rilevanti, perché modificano, in modo radicale, le PROSPETTIVE. E non soltanto in Giappone.

Nell’immagine che segue, vedete come la stessa Banca del Giappone ha spiegato le sue scelte ed i suoi annunci di venerdì 28 luglio 2023.

Vediamo in estrema sintesi le reazioni “a caldissimo” dei mercati finanziari: con la nostra abituale premessa, che ripetiamo da molti anni, ovvero che le reazioni “a caldissimo” raramente sono quelle più utili per noi investitori e per la gestione dei portafogli titoli.

Perché spesso (ed anche in questo caso) sono il riflesso di uno shock, e quindi di disorientamento, e quindi di grave confusione mentale.

Come leggete qui sopra, si sono mosso in misura significativa, i rendimenti delle obbligazioni.

E come vedete qui sotto, si sono mossi i cambi tra le maggiori valute.

Poi ci sono le Borse.

La settimana scorsa, nel Post pubblicato qui nel Blog, vi abbiamo documentato la stagione, particolarissima, che le Borse stanno attraversando.

Molti, tra gli operatori e persino sui media, la definiscono “madness”. La stagione della follia, che ritorna a soli due anni di distanza dal 2021.

Nulla di strano, dunque, nel vedere che la seduta del venerdì ha riportato l’indice S&P 500 ai medesimi livelli di mercoledì. Nulla di strano e soprattutto nulla che per noi, gestori di portafoglio ed anche investitori, sia significativo.

Detto della reazione immediata, ed anzi a “caldissimo”, da lunedì sui mercati si inizierà a rifare i conti, per cercare di capire che cosa cambia.

Come già scritto, noi di Recce’d i conti però li abbiamo già fatti, durante il weekend, e li presenteremo al Cliente la prossima settimana, attraverso le abituali comunicazioni, sia scritte sia verbali.

Per i lettori del sito, a causa della mancanza di tempo e delle priorità che ci sono imposte dalla correttezza professionale, ci limiteremo ad alcuni rapidi accenni.

Tutti voi lettori del sito di Recce’d sapete che nel corso del 2023 le Banche Centrali di tuto il Mondo hanno “sostenuto su” gli indici delle Borse e “tenuto giù” i rendimenti delle obbligazioni facendo ancora altro QE, il medesimo QE che tutti noi cittadini dobbiamo “ringraziare” per l’esplosione dell’inflazione.

Ce lo dicono e ve lo dicono i dati: come quelli che leggete sotto nell’immagine. Tutti conoscono questi dati, ed il problema che ne consegue. ma nessuno, con voi, ne parla: domandatevi il perché.

Negli Stati Uniti, come anche in Europa, il nuovo QE 2023 è stato “mascherato”: si sono (di nuovo) buttati soldi nel sistema a pioggia (come si fece nel 2020 e poi nel 2021) ma questa volta negli USA ed in Europa attraverso il canale “diamo una mano al sistema bancario che così NON crolla …”.

Ce lo confermano anche in questo caso i dati: i dati che leggete sotto nell’immagine.

In Giappone no: non hanno mascherato la cosa. In Giappone hanno agito in modo diverso, e comunicato in modo diverso.

Il Giappone nel 2023 ha continuato a acquistare quantità abnormi dei Titoli obbligazionari emessi dallo Stato, allo scopo di “tenere giù” il rendimento a un livello fisso, ovvero lo 0,50%. Ed allo scopo, ovviamente, di finanziare gratis il debito dello Stato.

Mesi fa Recce’d spiegava qui nel Blog per quali ragioni la cosa era INSOSTENIBILE.

E noi avevamo ragione: anche stavolta.

Ce lo ha confermato, il 28 luglio 2023, la stessa Banca del Giappone.

Come già detto, questa che leggete è solo una RIDUZIONE degli acquisti, e quindi del QE giapponese: non è uno stop, almeno per il momento.

Ma è inevitabile che i mercati finanziari da lunedì saranno costretti a riconoscere la SCONFITTA di questa politica.

Ed è proprio questa la ragione per la quale questa decisione cambia LE PROSPETTIVE. La Banca del Giappone è stata costretta, dai fatti, ad AMMETTERE di avere perso.

La realtà (come sempre) ha vinto. E continuerà a vincere.

E parliamo quindi adesso, subito, della realtà. Perché è nella realtà che tutti noi investitori investiamo in nostri risparmi, e non nel mondo della fantasia e delle fiabe.

Venerdì 28 luglio 2023, nel medesimo giorno degli annunci della Banca del Giappone, noi investitori abbiamo ricevuto importanti notizie sulla realtà.

Sopra leggete i dati dagli Stati Uniti. Sotto, i dati dalla Germania.

A proposito di questo argomento, ovvero dell’inflazione, a tutti voi elettori, ed anche a noi, è stata presentata una realtà che … non esiste, non è la realtà.

I titoli dei giornali sono una cosa 8ad esempio qui sotto CNBC): ma la realtà è un’altra cosa.

Chi ci segue nella pagina TWIT - TWOO ha letto la settimana scorsa della favola di Riccioli d’oro.

Che ovviamente è una favola: NON è la realtà: ve lo dicono i dati che avete appena letto sopra, ma pure i dati che seguono.

Nel caso, malaugurato che tra i nostri lettori rimanga ancora qualche “scettico di professione”, nonostante il fatto che da anni ed anni leggere Recce’d vi aiuta ad anticipare i fatti nel modo più corretto

… e che magari qualcuno ancora oggi domandi a sé stesso “ma chi sono questi qua? mica possono vederla giusta soltanto loro … con tutta la gente intelligentissima che la noi racconta una storia diversa” …

… allora noi adesso vi facciamo portare la più autorevole conferma possibile, a tutto ciò che avete letto in questo Post (estremamente sintetico, per ragioni già spiegate).

Noi adesso vi facciamo confermare tutto quanto direttamente da Jerome Powell. Sono proprio le sue, le parole che leggete nell’immagine che chiude il nostro Post.

Pensate ai vostri: soldi pensateci subito. E pensateci bene

Valter Buffo
Trending oggi su Twitter: la follia (parte 1)
 

Madness: oggi è questa la parola che si ascolta più spesso, e che si legge più spesso, quando ci si occupa di mercati finanziari.

Recce’d quindi, con la tempestività che tutti ci riconoscete, si concentra proprio su questo: la follia tra gli operatori di mercato, e le implicazioni per la gestione nel proprio portafoglio titoli.

Ovvero: come noi gestiamo i portafogli modello nelle fasi di mercato che tutti chiamano “madness”.

Pur avendo, collettivamente ed anche individualmente, una vasta e profonda esperienza di mercati finanziari, noi non abbiamo memoria di una situazione simile a questa: neppure durante gli episodi, spesso citati anche dai media, del 1999-2003 e poi del 2007-2009.

In una sola occasione, noi ricordiamo di avere letto, con così tanta frequenza, il termine “madness” nei commenti ai mercati finanziari: ed è una recentissima occasione, ovvero il 2021.

Perché il termine “madness”, ovvero follia, viene utilizzato con frequenza e insistenza senza precedenti, e da tutti, nell’estate 2023?

Non è affatto difficile da spiegare: ci sono tanti, troppi, fatti concreti che possono dimostrare che sui mercati finanziari la follia ha preso il sopravvento.

Ad esempio: leggete qui sotto. Non c’è necessità di commentare le due immagini (e poi, noi lo abbiamo già fatto …)

Come abbiamo scritto il 3 giugno, proprio nel Blog, è stata scelta con decisione la strada del “fare finta di non capire e non vedere”, come altre volte nel passato recente. Di tollerare, di continuare a sperare, e di spargere “ottimismo”. Abbiamo scritto, il 3 giugno, che il risultato di questa scelta è che rimane un solo scenario possibile, e stiamo tutti andando verso questo esito con massima velocità.

Il solo scenario possibile metterà in massima evidenza la differenza tra la ricchezza “soltanto sulla carta” e la vera ricchezza”: lo avevamo già chiarito sette giorni prima.

Come vi avevamo anticipato già il 24 giugno, ci aspetta un’estate calda (caldissima) e poi un inverno freddo (freddissimo).

Come invece abbiamo scritto in data 10 giugno scorso, il “punto di svolta” è stato ampiamente superato: ormai, siamo già tutti dentro a quello scenario che noi anticipammo il 3 giugno.

Infine, solo la settimana scorsa abbiamo chiarito qui nel Blog che la attuale situazione (lo scenario che è uno solo, e la reazione di brevissimo termine dei mercati, e delle Borse in particolare) non è nulla di nuovo: sono tutte cose già viste, e da noi affrontate sempre con successo.

Ma se, nonostante il nostro amplissimo lavoro di comunicazione a qualche lettore rimanesse ancora qualche dubbio …

… ecco subito documentato un altro esempio concreto di follia dilagante sui mercati finanziari nel mese di luglio 2023, un esempio che sarà divertentissimo (per noi) riprendere tra tre mesi, e poi sei mesi, e poi un anno.

A perdere la testa, questa volta, sono proprio i GRANDI nomi del mercato finanziario: stiamo parlando di JP Morgan, di UBS, di Morgan Stanley, di BNP Paribas, di Goldman Sachs, eccetera: la lista di nomi è nella tabella qui sotto.

Avendo tutte queste “reputate” Istituzioni perso del tutto il lume della ragione, adesso si mettono tutte a fare … l’errore del principiante: ovvero quell’errore che, in genere, viene attribuito agli investitori poco esperti e non capaci di controllare le loro emozioni.

Soc Gen, Barclays, HSBC, tutte insomma si sono messe a correre dietro al mercato. Tutte hanno aumentato a metà anno 2023 il target di fine anno 2023 perché … il mercato nel frattempo è salito.

Come agiscono … i bambini: si sono fatti mettere paura dell’Uomo Nero.

Tutte quelle Istituzioni che dovrebbero (ovvero pretendono di) fornire utili indicazioni ai medesimi investitori, e poi invece vanno dietro a quello che fa una massa impazzita e preda dell’isteria

E tutti (addetti ai lavori, investitori e media) lo hanno notato e commentato: perché è un fatto che dice molto

  • sul modo in cui funzionano le macchine di vendita

  • sul modo in cui funzionano i media

  • sul futuro dell’industria del risparmio

  • sul futuro dei nostri e dei vostri risparmi

  • sullo stesso andamento degli indici di Borsa nelle prossime settimane e mesi

Noi, per i Clienti, lo approfondiamo poi, da lunedì a venerdi prossimi, nel nostro bollettino quotidiano riservato ai Clienti di Recce’d.

Detto della follia (“madness”) che colpisce sia le banche di investimento, sia la massa degli investitori, ritorniamo sul tema di questo Post: come dobbiamo gestire i nostri soldi, il nostro portafoglio titoli, il nostro risparmio quando ogni giorno si legge di “madness” sui media, quando ogni giorno tra gli operatori si scrive e si parla di “follia”?

Partiremo leggendo con voi una selezione delle notizie che sono apparse sui media.

Ma prima, una importante ed utilissima precisazione sul metodo di lavorare sulle news in Recce’d. Un metodo proprietario.

Questa che leggete nel Blog di Recce’d non è una rassegna stampa: e oggi spieghiamo il perché.

Una generica rassegna stampa vi dice che cosa c’è scritto sui giornali ed in TV: Recce’d fa tutt’altra cosa.

Il lavoro di Recce’d che viene gratuitamente offerto ai lettori si chiama “prioritizzazione” (prioritization).

  1. noi abbiamo il panorama completo delle news, di cui aggiornaimo le fonti continuamente

  2. facciamo un lavoro di selezione

  3. poi ordiniamo e suddividiamo le news

  4. poi attribuiamo (prima ad ognuno dei temi, e successivamente ad ognuna delle news) un peso relativo, una rilevanza

  5. infine, fatto questo lavoro, ci impegniamo a collegare ognuna delle news alla classe di asset, oppure al singolo asset, che viene influenzato in modo diretto

  6. ed effettuiamo così l’aggiornamento delle stime sia per il rendimento atteso a sei-dodici-ventiquattro mesi, sia per il rischio inteso come potenziale ribasso o drawdown

Ciò che leggete nel Blog NON è una rassegna di titoli: dietro ad ogni singola scelta di pubblicazione, sta una precisa indicazione relativa al rischio ed al rendimento di uno o più asset finanziari.

Ed ora entriamo nel merito.

Vi abbiamo documentato che il tema del giorno è “madness” ovvero la follia, e in situazioni come questo il quotidiano piazza in prima pagina una domanda inquietante:

che cosa succede?

La domanda è, in effetti, inquietante. In particolare, per il fatto che questo medesimo quotidiano, solo qualche giorno prima, selezionava e consigliava ai propri lettori i “40 titoli azionari su cui investire a dieci anni”.

E poi, pochi giorni dopo, non capisce che cosa succede.

Andiamo bene …

Il Corriere della Sera, che vuole scrivere di Borsa e che intende suggerire ai lettori le azioni su cui investire del denaro, dovrebbe PRIMA familiarizzare con termini ed argomenti dei quali oggi, in Borsa, è indispensabile avere dimestichezza. Day traders. Call Options. FOMO.

L’immagine qui sotto ci dice che oggi sono diventati “la forza dominante alla Borsa di New York”: cosa che è vera ma che (come tutti abbiamo già sperimentato, nel 2021) dura poco.

E si interrompe poi senza il minimo preavviso, come fu a metà del 2021.

Questo è un cambiamento della STRUTTURA del mercato di Borsa, che incide pesantemente anche sui COMPORTAMENTI della massa degli investitori, e quindi sui prezzi.

E si assiste così a fenomeni di “madness”, di “follia” vera e propria: il settimanale Businessweek qui sotto ci parla di “girotondo” a proposito dell’indice USA che si chiama Nasdaq.

Dice Businessweek: “è il girotondo della narrativa, i medesimi titoli che hanno trascinato l’indice al ribasso lo hanno poi guidato nel recupero”.

E come tutti i lettori sanno il girotondo è un giochetto per bambini che non va da nessuna parte, e non produce nulla.

Anche gli indici maggiori della Borsa di New York sono coinvolti: e si notano altre “follie”, come quella che abbiamo evidenzato nel titolo di Bloomberg che segue.

E come per magia, ricompaiono i medesimo titoli del 2021:

  • la “bolla di tutto” ovvero “the everything bubble”; e poi

  • l’ottimismo sull’inflazione e la Fed, proprio come era due anni fa; ed infine

  • “the Casino crowd”: la folla di scommettitori al Casinò, magari di St Vincent, Venezia o Monte Carlo. O sarà magari Las Vegas?

Ma c’è un dato, che è indispensabile per completare il quadro: ne abbiamo già scritto anche nella pagina TWIT-TWOO del nostro sito.

Il clima di esuberanza e follia descritto dai media … in realtà non esiste, almeno se dobbiamo dalle performances.

Parliamo qui di performances reali di persone reali, e di performances verificabili: noi ci teniamo ben alla larga dalle “sparate” sui siti web di trading-on-line, magari riprese anche dai media, che nessuno però può verificare e che sono sbandierate da personaggi nascosti dietro ad un nome falso.

Se guardiamo alle performances, NESSUNO ha fatto nel primo semestre 2023 risultati anche soltanto simili a quelli che sono raccontati dalle immagini precedenti: e ci si deve domandare come è possibile che gli indici “esplodono” ma nessuno guadagna.

Non è uno scherzo: è un problema invece serissimo, per tutti noi gestori professionali.

Chi ha quei titoli azionari, che salgono del 40%? E quanti ne ha? E chi li ha comperati, nel primo semestre 2023?

Siamo di fronte a un fenomeno di “40% sulla carta” che poi nessuno si è messo in tasca?

E qui scatta, immediata, la domanda:

ma voi, proprio voi di Recce’d, che cosa avete fatto? che atteggiamento avete tenuto? Voi di Recce’d come cavalcate la follia?

Queste sono risposte che Recce’d deve ai propri Clienti, e non ai lettori di questo sito.

Allo stesso tempo, per premiare lo sforzo degli appassionati lettori che ogni giorno seguono il nostro lavoro di comunicazione, alla specifica domanda di cui sopra daremo una (sintetica, non dettagliata) risposta.

Avevamo previsto che tornassero certi titoli dei media, come qeulli che abbiamo visto insieme poco sopra, a distanza di soli due anni dal 2021?

No, noi di Recce’d non lo avevamo “previsto”. Allo stesso tempo, però, noi lo avevamo preso in considerazione tra gli scenari di mercato possibili.

E quindi lo avevamo anche prospettato ai nostri Clienti.

E la costruzione dei portafogli modello ne aveva tenuto conto.

E quindi, dirà qualcuno tra i lettori: voi di Recce’d se lo avevate “anticipato” allora … sarete “saltati addosso” ai titoli azionari Big Tech!

Noi ai lettori rispondiamo a una domanda con una domanda: come, in che modo, ed in quale direzione, su quali basi, con quale obbiettivo temporale, con quale obbiettivo di guadagno?

Sui Tech ovviamente abbiamo alcune posizioni nei portafogli modello: noi sui Tech ci siamo, ci saremo, e probabilmente ci muoveremo entro fine mese. Ma come?

Resteremo in questo Post sulle regole generali dell’investimento, che ad ogni lettore possono fornire un supporto concreto. Sicuramente di maggiore valore pratico, rispetto a ciò che leggono sul quotidiano, che ascoltano dalle banche internazionali (avete presente le Goldman sachs, le JP Morgan, le BNP Paribas, le UBS?) oppure dalle Reti italiane di promotori finanziari (avete presente le Mediolanum, le Allianz, le Generali, le Fideuram e tutte quante le altre uguali identiche?)

E diamo subito al settore un concreto ed utile esempio di come Recce’d può, effettivamente aiutare i propri lettori (gratuitamente) a gestire la follia ed evitare le trappole dell’investimento, che sono migliaia in questo 2023.

L’esempio che Recce’d ha scelto è concreto, è di attualità, e riguarda il titolo Tesla messo in prima pagina dal Corriere.

Il titolo NON è compreso nel nostro universo investibile. Per Recce’d rimane, a tutto oggi, NON investibile.

Al tempo stesso Tesla va seguita, ed analizzata, ogni giorno, perché influisce sulla generale psicologia dei mercati finanziari.

Il titolo del Corriere della Sera di questa settimana, che avete visto sopra, si domandava: cosa sta succedendo?

In estrema sintesi, il problema dell’ultima settimana nasce dal fatto che Tesla è una azione che, secondo le banche di investimento, va valutata … sulla base degli utili del 2032. Non si tratta di un refuso: usano davvero (per le loro pratiche di marketing) gli utili … tra 10 anni, nel 2032!

Questa pratica (che non è di analisi: è di marketing) non è solo scorretta, è anche una stupidaggine clamorosa, e spieghiamo il perché.

Se ritornate indietro, all’anno 2000, e leggete la lista dei Big Tech di quell’anno, scoprirete subito che dei 10 Big Tech del 2000 dopo 23 anni solo uno ha prodotto, per chi ci ha investito, una performance positiva. Tutti gli altri, dopo 23 anni, sono sotto zero: il risultato per chi ci ha investito è negativo. Alcuni di quei Big Tech dell’anno 2000 poi sono proprio scomparsi, hanno chiuso bottega.

I 10 grandi Big Tech di oggi, a vostro giudizio, faranno meglio di quelli? Faranno … arricchire chi ha comperato quelle azioni? Oppure quei titoli Big Tech che oggi sono sulla bocca di tutti noi li vedremo scomparire?

Decidete voi, come volete, per i vostri soldi: a noi di Recce’d pare più che sufficiente avere dimostrato, attraverso i fatti, che quella pretesa di “una valutazione fatta sugli utili tra 10 anni” è una colossale sciocchezza, e non un criterio a cui affidarsi per investire il proprio denaro.

Il che ci riporta alle regole dell’investimento. Come abbiamo scritto poco sopra, è decisivo definire i propri obbiettivi: come, in che modo, ed in quale direzione, su quali basi, con quale obbiettivo temporale, con quale obbiettivo di guadagno?

In concreto: Recce’d non intende proporre né produrre per i propri Clienti performances simili a quelle che vedete nelle due immagini che seguono. E questa scelta è una scelta decisiva, nelle fasi di “madness” come il mese di luglio del 2023.

E adesso: indovinate che cosa sono questi due grafici sotto.

Approfondite. Curiosate, cercate, divertitevi un po’.

Poi sotto noi vi spieghiamo che la sola cosa che conta davvero, in questa professione, è questa di cui vi parliamo: tutto il resto, è solo “fuffa”.

Nessuno tra i lettori del nostro Blog avrà dimenticato che cosa succedeva sui mercati finanziari nel primo semestre del 2021, due anni fa.

Nessuno tra i nostri lettori avrà dimenticato quali erano i personaggi che, nel primo semestre 2021, venivano intervistati su CNBC, e dai quotidiani, anche italiani. Per spiegare che cosa ci aspetta nel futuro.

Proprio allora, nel febbraio del 2021. noi di Recce’d pubblicammo un Post dedicato ai Fondi di Cathie Wood.

Prendete nota, del fatto che Recce’d ne scrisse allora, nel febbraio 2021: notate bene che poi noi non ne abbiamo più scritto.

Noi ne scrivemmo allora, proprio quando “TUTTI PENSAVANO” che invece …

Recce’d ne scriveva due anni e mezzo fa. Da allora più nulla. Fino ad oggi: oggi, ne scriviamo nuovamente. Chiedetevi il perché.

Allora, in quel febbraio 2021, “tutti pensavano che” quello che vedete succedere grazie ai due grafici qui sopra fosse IMPOSSIBILE.

Anche la stessa Cathie Wood ne era sicura, nel dicembre 2021: “non esiste la bolla”, ci spiegava..

Recce’d questo tipo di lavoro non lo fa: non corriamo dietro ai sogni, ai miraggi, agli “utili dei prossimi 10 anni”.

Non è questo che Recce’d produce per i propri Clienti attraverso i portafogli modello ogni giorno: Recce’d da sempre è altro, e non è questo.

Ed è questa scelta di base che ci aiuta a leggere, interpretare, e poi sfruttare con risultati le fasi di “follia dei mercati finanziari”.

Anche oggi, nel luglio 2023

Pur gestendo il rischio ed il rendimento in modo attivo, ed innovativo, i nostri portafogli modello NON si comporteranno MAI come i Fondi ARK.

La “fasi di mercato dominate dalla follia” non ci emozionano, non ci buttano fuori strada: e noi NON partiamo alla rincorsa.

Le “fasi di mercato dominate dalla follia” (causate da abnormi errori commessi da altri in anni recenti), ci sono e ci saranno, si ripetono e si ripeteranno, tornano e ritorneranno ancora. Si ripeteranno lungo tutto l’arco degli anni che, inevitabilmente, ci porteranno alla

completa RICONCILIAZIONE tra la realtà ed i prezzi sui mercati finanziari.

Per ragioni di spazio, questo Post è stato suddiviso in due parti: la seconda parte la pubblicheremo qui nel Blog tra qualche giorno.

Valter Buffo
Una situazione già vista
 

La situazione dei mercati finanziari internazionali nel luglio 2023 non è nuova: al contrario, ricorda per molti aspetti situazioni già viste nel passato, anche recente.

Come già facemmo sette giorni fa, anche oggi ripartiamo dai rendimenti delle obbligazioni: sette giorni fa, il decennale USA stava al 4,066%, mentre venerdì 14 luglio ha chiuso al 3,83%.

Il calo del rendimento delle obbligazioni nell’ultima settimana è stato ampio (20 punti base, come vedete) ma ci lascia sempre sui livelli di inizio anno. Le previsioni di un un “anno delle obbligazioni” fino a questo momento sono state smentite dai mercati.

Allo stesso tempo, anche le previsioni di un “primo semestre difficile per le Borse” sono state smentite, e proprio ieri, venerdì 14 luglio 2024, l’indice S&P 500 della Borsa a New York ha chiuso sopra quota 4500 punti.

Nulla di nuovo, come dicevamo, per i mercati finanziari internazionali: tutto ciò che vediamo è spiegato dal (periodico e ricorrente) tema del “soft landing”, cn il quale noi investitori ci siamo confrontati almeno una decina di volte nell’ultimo anno e mezzo.

Ed ogni volta, sempre con il medesimo esisto: il “soft landing” non esiste.

Il calo del tasso di inflazione registrato questa settimana negli Stati Uniti ha acceso gli animi di una parte degli investitori: Recce’d con largo anticipo aveva annunciato questo calo (anche qui, attraverso il nostro sito), un calo che

  • è spiegato unicamente dal cosiddetto “effetto base” ed è quindi “transitorio”

  • lascia comunque al 5% il dato che viene chiamato “core”.

Ne abbiamo scritto anche alla nostra pagina TWIT - TWOO.

L’eccitazione e l’euforia delle Borse non è, quindi, spiegata dal recente dato CPI pubblicato mercoledì 12 luglio: quel dato è stato utilizzato come spunto, dalla potente macchina di vendita, che (come da noi spiegato in più occasioni durante gli ultimi anni turbolenti) attira investitori piccoli, medi e grandi nella speciale “tonnara”.

La tonnara ha funzionato in modo perfetto con le obbligazioni: soltanto due anni fa, nel 2021, una buona parte degli investitori era convinta che

i tassi al 5% non li vedremo più per tutta la nostra vita

mentre oggi, nel luglio 2023, si è sostituito un nuovo tema di vendita, che per il momento regge, ed è quello che dice

in Borsa non si corre alcun rischio, chiudete gli occhi e buttatevi senza paura

E’ la nuova tonnara. Questa seconda affermazione vale quanto valeva la prima, quella dei “tassi di interesse che non torneranno mai al 5%”.

Come quella prima, illusoria, affermazione, anche questa seconda verrà spazzata via dai fatti nello spazio di poche settimane.

Nel nostro nuovo Post, per conseguenza, noi intendiamo richiamare l’attenzione del lettore su ciò che davvero conta, per la gestione del portafoglio, contrastando in questo modo l’eccitazione e l’agitazione degli animi di quella parte degli investitori che è più sensibile a questo tipo di sbandamenti emotivi.

I prezzi di Borsa che vediamo oggi esprimono una visione dello stato delle economie che si può riassumere così:

il rialzo dei tassi di interesse dallo zero al 5% non ha cambiato nulla e non avrà alcun effetto sulle economie

Anche il più ingenuo ed il meno informato degli investitori realizza, immediatamente, che una affermazione come questa è del tutto slegata dalla realtà, ed è quindi insostenibile.

Per fare un esempio concreto, di come la cosa sia insostenibile. Ieri venerdì 15 abbiamo letto i risultati di alcune grandi banche, risultati che il mercato ha accolto in modo freddo, pur risultando gli utili “superiori alle attese”: e questa è una sorpresa, in un mercato che in questi giorni è (decisamente) orientato sull’entusiasmo.

Questi risultati, questi numeri delle banche, devono essere intesi come numeri artefatti: sono numeri falsi. Si può affermare che sono falsi, senza dubbio, per la ragione che tutti sono a conoscenza del fatto che nei risultati delle banche non sono conteggiate le perdite sui portafogli di obbligazioni che sono la maggior parte degli attivi delle banche medesime.

Si tratta di perdite enormi: tanto che c’è chi parla di “disastro ferroviario”.

Il mercato di Borsa sceglie, temporaneamente, di ignorare la presenza di queste fragilità del sistema economico: e sceglie invece di enfatizzare il ribasso del tasso di inflazione (solo nella versione “headline”).

Non è difficile spiegare il perché di questo atteggiamento.

Una parte degli operatori punta tutto (con un atteggiamento di disperazione che abbiamo già commentato proprio qui nel Blog) sul fatto che

la Federal Reserve NON ha fino ad oggi un atteggiamento autenticamente restrittivo (immagine sotto); e non avrà il coraggio di andare fino in fondo

Questo (lo capite bene da soli) NON è un atteggiamento da “investitore”: questo è il classico “all in” dello scommettitore che fa la mossa disperata.

Tutto questo, sul piano della nostra operatività, è positivo: ed è positivo perché ci avvicina alla soluzione del problema, proprio attraverso il fatto che esalta ed esaspera la situazione di euforia, e di cosiddetto “ipercomprato”.

Ogni investitore che sia competente e informato e in controllo dei propri nervi sa come si sfruttano situazioni come queste.

Si tratta di situazioni che noi di Recce’d abbiamo già visto, ed attraversato con successo, in passato. Situazioni che sono state etichettate come

Minsky moments.

Non c’è tempo né spazio per approfondire in questo Post: lo faremo durante la prossima settimana, ogni mattina, nel nostro The Morning Brief.

Nel Post che state leggendo, ci limitiamo a mettere alla vostra attenzione che la situazione attuale è proprio quella che noi avevamo anticipato il 2 giugno scorso qui nel Blog: è stata fatta la scelta di “lasciare correre l’inflazione per non frenare la crescita delle economie.

Il sogno è come sempre quello del “soft landing”: ma a tutti noi investitori il sogno non interessa, ed interessa invece la realtà: la realtà di oggi ma soprattutto la realtà che vedremo tra tre mesi, sei mesi, dodici mesi.

la scelta di lasciare correre l’inflazione fu già fatta, ad esempio, nei primi Anni Settanta, e le implicazioni di quella scelta Recce’d le ha già ricordate qui nel Blog. Si tratta di implicazioni che ebbero, ed avranno nuovamente, sui mercati finanziari. Con una rilevante differenza: negli Anni Settanta i bilanci di tutte le Banche Centrali stavano a zero, oggi hanno dimensioni abnormi.

Il nostro suggerimento, che abbiamo già espresso in precedenti occasioni, ai nostri lettori è di riflettere con massima attenzione su alcuni aspetti della realtà attuale: tra questo, i livelli di disoccupazione negli Stati Uniti (immagine) ed in Europa.

Non serve il nostro aiuto per collegare questo dato, le prospettive future dell’inflazione e le prospettive future del costo del denaro.

Il fatto che le Autorità di Governo, insieme con le banche Centrali, abbiamo deciso di “fare finta di non vedere” non è una novità: si replicano le scelte del 2021, quando si fece “finta di non vedere” l’inflazione.

Le ricadute sui vostri portafogli le state vedendo ancora oggi.

I due grafici che seguono fornisce sostanza alla nostra affermazione: che le Bnache Centrali, fino ad oggi, hanno scelto di “fare finta di non vedere”, lasciando quindi andare l’inflazione.

Ingannando, in sostanza, il pubblico: ed in modo particolare il pubblico degli investitori.

In che modo questi fatti incidono:

  • sul comportamento dei mercati oggi?

  • sulla performance dei vostri investimenti domani?

Partiamo dall’andamento dei mercati oggi: l’euforia che periodicamente investe le Borse è spiegata dall’atteggiamento di una parte degli investitori, che sono pronti a tutto, indifferenti al rischio, e disperati. Nelle loro tasche, tra il 2020 ed il 2021, gli Stati hanno messo soldi mai guadagnati, soldi a cui non corrisponde alcuna produzione di valore, e da qui deriva lo “eccesso di risparmio” che vedete sotto nel grafico.

Questo “eccesso di risparmio” che avete visto nel grafico sopra determina comportamenti nel pubblico che sono allo stesso tempo spregiudicati e disperati: come la folle corsa del pubblico dei piccoli investitori USA alle opzioni, che nel Blog abbiamo già evidenziato.

Da qui poi le periodiche ondate di eccitazione di una parte degli investitori in Borsa.

Nulla di nuovo: come dicevamo già all’inizio del nostro Blog: e non sarà nuovo neppure l’esito di questa vicenda: possiamo e potete esserne certi, per le ragioni che vengono (in modo sintetico) esposte nell’immagine sotto.

Cme potete verificare facilmente mentre siete in spiaggia, non è possibile tenere un palloncino sott’acqua per sempre.

Noi di Recce’d da molti anni siamo impegnati ad offrire un punto di riferimento ai nostri lettori: noi siamo stato per più di dieci anni, il punti di riferimento di chi cerca un solido ancoraggio con la realtà (dei fatti, delle economie, della politica, dei rischi reali) a fronte del sempre più tumultuoso e caotico comportamento dei mercati finanziari internazionali.

Ci sembra utile, oggi, sottoporre all’attenzione dei nostri lettori il recente intervento del Presidente della Federal Reserve, sede di New York, sul Financial Times.

Ci sembra utile perché trovate, in questo intervento, una chiara esposizione della “linea ufficiale”. L’articolo è una eccellente rappresentazione del “cantare vittoria prima che la battaglia è finita”.

A noi investitori, sia gestori professionali di portafoglio, sia investitori individuali, spetta poi il compito di decidere dei nostri investimenti e produrre risultati.

Possiamo farlo andando diretto alla “linea ufficiale” che viene esposta in questo articolo.

Oppure in alternativa possiamo fare un confronto tra questa linea ufficiale e la linea della “inflazione transitoria” di due anni fa, e poi agire in modo conseguente.

Dopo una lunga battaglia contro un'inflazione ostinatamente alta, la banca centrale statunitense si trova in una fase critica. In qualità di presidente della Federal Reserve di New York, John Williams è una figura centrale nelle discussioni sulla prossima fase della storica campagna di inasprimento monetario della Fed.

Dopo aver aumentato il tasso d'interesse di riferimento di 5 punti percentuali in poco più di un anno, i funzionari della Fed sono ora impegnati in un lungo dibattito su quanto ancora si debba colpire l'economia più grande del mondo in un momento di grande incertezza. Le incognite includono il ritmo con cui le pressioni sui prezzi si ridurranno, le conseguenze economiche delle azioni intraprese dalla banca centrale fino ad oggi e lo spettro dell'instabilità finanziaria dopo un breve periodo di turbolenze nel settore bancario all'inizio di quest'anno.

Per fare il punto su questi fattori, il mese scorso la Fed ha adottato un approccio più paziente, scegliendo di rinunciare ad aumentare il tasso di riferimento dopo 10 aumenti consecutivi. Ora, la Fed sembra pronta a riprendere questi rialzi nella riunione politica di fine mese, per sondare il livello dei costi di finanziamento ritenuto "sufficientemente restrittivo" per garantire un tempestivo rientro dell'inflazione verso l'obiettivo del 2%.

Williams, membro permanente del Federal Open Market Committee e stretto alleato del presidente Jay Powell, ha già ammesso che la Fed ha "ancora molto da fare" in termini di aumento dei tassi di interesse. In questa discussione, rivela come determinerà quando la Fed avrà fatto abbastanza e il potenziale dolore associato alla riduzione dell'inflazione.

Colby Smith: A giugno abbiamo registrato un altro solido mese di aumento dei posti di lavoro, anche se a un ritmo più lento, e una disoccupazione stabile. È questo il tipo di rapporto che permette di tirare un piccolo sospiro di sollievo o ci sono ancora punti di preoccupazione?

John Williams: Ovviamente non si tratta di un solo rapporto, ma dell'insieme dei dati. Credo che questo rapporto sia coerente con quanto abbiamo visto, ovvero segnali di squilibri nel mercato del lavoro che si stanno gradualmente riducendo e di un avvicinamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro.

Si tratta ancora chiaramente di un mercato del lavoro molto forte, con un'ottima crescita dei posti di lavoro, e questo non è cambiato. Come abbiamo visto, il tasso di disoccupazione oscilla da tempo intorno al 3,5%. Altri indicatori, come la partecipazione alla forza lavoro, sono molto forti.

Non ci sono quindi segnali di debolezza, ma sicuramente segnali di rallentamento in termini di direzione della domanda di lavoro. Abbiamo visto che la crescita dei posti di lavoro nel settore non governativo o privato è stata di circa 150.000 unità. Si considerano sempre le revisioni, per un totale di 110.000 posti di lavoro in meno.

Lo inserisco nel contesto più ampio di ciò che stiamo vedendo con le aperture di posti di lavoro, i dati sulle dimissioni e alcuni altri indicatori, tutti che indicano mercati del lavoro ancora molto forti ma che si stanno muovendo gradualmente nella giusta direzione.

CS: Pensa che l'accumulo di manodopera stia avendo un impatto in questo senso?

JW: Quando la domanda di lavoro era molto forte e c'è stata una carenza di manodopera nel 2021 e nel 2022, la settimana lavorativa è aumentata di molto perché i datori di lavoro cercavano di portare a termine il lavoro in ogni modo possibile. Abbiamo visto che la settimana lavorativa è tornata a livelli più normali, quindi questo potrebbe essere un altro segno di un maggiore equilibrio tra domanda e offerta.

Ci si chiede se i datori di lavoro stiano ancora trattenendo i dipendenti di cui non sono sicuri di aver bisogno, ma sanno quanto sia stato difficile coprire quelle posizioni. Non credo che ci siano prove convincenti che sia una parte importante della storia, ma sicuramente può essere una parte della dinamica.

L'aumento della partecipazione alla forza lavoro è stato un importante contributo al miglioramento dell'offerta, ma non so se possiamo ricavare molto di più da questo dato.

Se si guarda alle ore di lavoro aggregate nell'economia, queste sono cresciute molto poco nei primi sei mesi dell'anno. Penso che questo sia un altro segno che, sebbene la crescita del prodotto interno lordo sia stata piuttosto forte nel primo trimestre e ci siano altri segnali di forza nell'occupazione a libro paga, la crescita complessiva del numero di ore di lavoro svolte nella nostra economia non sta crescendo così velocemente.

CS: In termini di partecipazione, lo scorso autunno c'era molto scetticismo sul fatto che non avremmo ottenuto un grande aiuto in termini di ingresso di più persone nella forza lavoro per contribuire a riequilibrare il mercato del lavoro, ma da allora abbiamo assistito a un aumento della partecipazione della prima età. Questo ha cambiato la sua percezione dell'aiuto che potremmo ottenere da un aumento della partecipazione?

JW: I dati sulla partecipazione sono stati molto positivi, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Abbiamo visto che la partecipazione è tornata ai livelli o addirittura, in alcuni casi, a livelli più alti di quelli registrati prima della pandemia. Un anno fa la preoccupazione era: avremmo assistito a una riduzione a lungo termine dell'offerta di lavoro nella nostra economia dopo la pandemia? Almeno in questo gruppo, non ne vediamo i segni.

La politica monetaria è parte della storia per far muovere la domanda verso l'offerta, ma ogni aiuto che possiamo ottenere dall'aumento dell'offerta è una buona notizia.

Non credo che ci sia molto spazio per continuare a essere un grande motore del riequilibrio tra domanda e offerta. La partecipazione alla forza lavoro, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 25 e i 54 anni, potrebbe aumentare ancora un po', ma non aumenterà così tanto come negli ultimi due anni. E poi per le persone di 55 o più anni, soprattutto per gli over 65, la partecipazione è più bassa. In parte ciò è dovuto all'invecchiamento della popolazione.

La mia conclusione è che l'aumento della partecipazione alla forza lavoro ha contribuito in modo significativo a migliorare l'offerta, ma non so se possiamo ricavare molto di più da questo dato.

Ora, c'è una seconda parte di questa storia, ovvero l'immigrazione e la crescita della forza lavoro grazie alle persone che entrano negli Stati Uniti e si aggiungono alla capacità produttiva della nostra economia. Durante la pandemia questo fenomeno ha subito un rallentamento. Abbiamo assistito a una ripresa, e a una ripresa piuttosto robusta.Questo è un altro fattore che contribuisce ad aumentare l'offerta di lavoro e a riportare l'equilibrio nella nostra economia.

CS: Quindi, considerando tutto questo, come è cambiato il suo pensiero su quanto deve aumentare il tasso di disoccupazione per far scendere l'inflazione?

JW: Si discute molto su come si combinano i diversi fattori. Un modo per pensare a questo aspetto, di cui hanno parlato anche alcuni miei colleghi, è in termini di curva di Beveridge.Finora abbiamo assistito soprattutto a un movimento verso il basso della curva di Beveridge, il che significa che abbiamo assistito a una riduzione significativa dei posti di lavoro disponibili e a un aumento minimo della disoccupazione.

A mio avviso, questo è un ottimo segnale dell'eccesso di domanda di lavoro. Il tasso di disoccupazione ha toccato il fondo intorno al 3,5%, ma abbiamo assistito a una coda in termini di offerte di lavoro e di posti vacanti. Ora i posti vacanti stanno scendendo a livelli più normali e la domanda aperta è: quando la domanda e l'offerta di lavoro torneranno in equilibrio, cosa dovremo vedere in termini di situazione e per assicurarci che l'inflazione scenda fino al 2%? Finora è andato tutto secondo i piani.

La situazione del settore bancario si è davvero stabilizzata. Ciò significa chiaramente che, dal punto di vista della gestione del rischio, alcuni dei rischi negativi sono a mio avviso minori.

Per quanto riguarda l'inflazione, spero che continueremo a vedere alcuni dei fattori che stanno contribuendo a ridurre l'inflazione.I prezzi del petrolio e del gas sono scesi senza bisogno di un aumento della disoccupazione nella nostra economia.Abbiamo assistito a un calo dei prezzi dei beni e, ancora una volta, ciò non richiede un rallentamento del mercato del lavoro.Si tratta di un'inversione di tendenza di alcuni effetti legati alla pandemia e di un allentamento delle strozzature della catena di approvvigionamento. È un pranzo gratis.

Per portare l'inflazione al 2%, sarà necessario non solo ridurre ulteriormente la domanda di lavoro, ma anche aumentare la disoccupazione. Secondo le mie previsioni, il tasso di disoccupazione dovrebbe salire a circa il 4% entro la fine dell'anno e arrivare al 4,5% entro la fine del prossimo anno.

CS: Il timore è quello di riportare l'inflazione dall'attuale livello al 2%, questa è la parte difficile, ma sembra che i funzionari siano diventati più ottimisti nell'evitare una recessione. In termini di stime di crescita, quali sono le sue previsioni per quest'anno e per il prossimo?

JW: È chiaro che il fatto che la crescita del primo trimestre sia stata del 2% deve influenzare la mia visione. Anche sei mesi fa, pensavo che la crescita di quest'anno sarebbe stata inferiore e ora ho alzato le mie previsioni probabilmente all'1% o poco più per i quattro trimestri del 2023.

Ho abbassato un po' le mie previsioni per il prossimo anno. Penso che l'inasprimento della politica monetaria e alcuni effetti della stretta creditizia peseranno sulla domanda nel 2024. Se si guarda alle mie previsioni trimestre per trimestre, il secondo trimestre sembra ancora abbastanza positivo e poi [vedremo] sicuramente una crescita più lenta nella seconda metà di quest'anno e nella prima metà del prossimo.

Non prevedo una recessione. La crescita è piuttosto lenta. Ovviamente le recessioni sono molto difficili da prevedere. Continuo a ritenere che questo sia lo scenario di base corretto, ma anche in questo caso dipenderà da tutti i fattori che influiscono sull'inflazione e se si verificherà ciò che prevedo, ovvero che l'inflazione complessiva della spesa per consumi personali (PCE) scenderà a circa il 3% nei quattro trimestri di quest'anno e poi al 2,5% l'anno prossimo.In questo caso, ovviamente, non ci sarà bisogno di un aumento del tasso di disoccupazione o di ulteriori costi per l'economia.

CS: Per quanto riguarda la stretta creditizia di cui ha parlato, si tratta solo di un riflesso della stretta che la Fed ha già messo in atto, o si tratta di una stretta aggiuntiva legata alle tensioni bancarie di quest'anno?

JW: Penso a entrambe le cose. L'inasprimento delle condizioni finanziarie comprende gli effetti dell'inasprimento della politica della Fed, ma anche l'inasprimento della politica monetaria nella maggior parte dei Paesi del mondo negli ultimi due anni. A questo si aggiunge un ulteriore inasprimento, forse degli standard di prestito e della disponibilità di credito, soprattutto per le banche. Abbiamo assistito a un calo dei prezzi dei beni e, ancora una volta, questo non implica un allentamento del mercato del lavoro. Si tratta di un'inversione di tendenza di alcuni effetti legati alla pandemia e di un allentamento delle strozzature della catena di approvvigionamento. È un pranzo gratis.

Nel sondaggio sull'opinione dei senior loan officer, è chiaro che le banche ci stanno dicendo da tempo che stanno inasprendo gli standard e, storicamente, questo porta a un restringimento della disponibilità di credito da parte del settore bancario, che influisce in qualche misura sulla spesa delle imprese e delle famiglie.

La parte difficile è che si stanno verificando entrambe le cose e, ovviamente, l'inasprimento della politica monetaria porterà anche a un irrigidimento della disponibilità di credito. Questo fa parte del suo funzionamento. Perciò è difficile per me sapere quanto siano grandi gli effetti aggiuntivi della stretta creditizia da parte delle banche, ma, in linea di massima, peserà in qualche modo sull'economia. Ci sono ritardi nella politica monetaria e nella stretta creditizia, quindi è ancora presto per capire quanto saranno grandi questi impatti.

CS: Direbbe però che forse è meno pronunciato di quanto si temeva in occasione della riunione di marzo?

JW: Se si torna a marzo, la distribuzione dei possibili risultati in termini di stress bancario era piuttosto ampia. Avrebbe potuto verificarsi un effetto di contagio dello stress bancario su altre istituzioni e sulla fiducia nell'economia. Non è successo, quindi è una buona notizia. La situazione del settore bancario si è davvero stabilizzata... Questo significa chiaramente che, dal punto di vista della gestione del rischio, alcuni dei rischi negativi a mio avviso sono minori.

CS: Le banche regionali hanno subito una fuga di depositi, i loro prezzi azionari sono scesi e c'è anche lo spettro di cambiamenti normativi. Se la Fed continua ad alzare i tassi d'interesse, quanto è preoccupato che le altre banche possano cedere sotto la pressione?

JW: Gli eventi di marzo sono stati sicuramente un campanello d'allarme per tutti, soprattutto per le banche stesse, che devono assicurarsi di avere accesso alla liquidità, di prendere buone decisioni di gestione del rischio sui tassi d'interesse che hanno e di posizionarsi per questo.Per molte banche, l'aumento dei tassi di interesse incide sui margini di interesse netti. Per molte banche si tratta di un effetto positivo, ma per altre forse non tanto o addirittura negativo.Le banche si sono concentrate molto sulla capacità di gestire questo tipo di cose.

Una parte importante di questa capacità è rappresentata dallo strumento di finanziamento a termine creato dalla Fed, che offre alle banche la possibilità di contrarre prestiti utilizzando garanzie del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca. Quindi non solo possono agire per assicurarsi di avere una liquidità adeguata e fonti di liquidità e prendere decisioni corrette, ma anche questo strumento è a loro disposizione.

CS: Per quanto riguarda le prospettive della politica monetaria, lei ha detto di dipendere dai dati. La domanda principale è: cosa significa esattamente "sufficientemente restrittivo"? Come applica l'approccio dipendente dai dati per capirlo?

JW: Mi concentro su: "Continuiamo a vedere i segnali che indicano che la domanda e l'offerta si stanno riequilibrando?". Non può essere un ritmo glaciale. Deve essere un progresso costante e chiaro. Penso che lo stiamo vedendo e voglio che continui.

Per quanto riguarda l'inflazione, oltre agli effetti dei prezzi delle materie prime e dei prezzi dei beni di base, che stanno scendendo, per la politica monetaria dobbiamo concentrarci sui prezzi dei servizi di base. Ciò significa i prezzi degli alloggi. E anche i servizi di base [esclusi i costi legati all'abitazione]. Entrambi sono influenzati dalla domanda e dall'offerta complessiva.

Abbiamo parlato molto degli alloggi perché negli ultimi anni sono stati di gran lunga il principale motore dell'inflazione di base. È anche uno dei fattori che hanno fatto scendere l'inflazione di fondo e mi aspetto che continui a farlo. Ma lo farà solo se la domanda e l'offerta nell'economia si riequilibreranno.

Oltre ad altri elementi del quadro dell'inflazione che continuano a muoversi nella giusta direzione, vorrei che l'inflazione degli alloggi continuasse a muoversi verso livelli coerenti con l'inflazione complessiva del 2% e che ciò avvenisse anche nei servizi essenziali al di fuori degli alloggi. Questa è forse la parte più difficile e anche quella che potrebbe richiedere più tempo.

CS: Sembra che i rialzi dei tassi si fermeranno molto prima di tornare a un'inflazione del 2%, quindi c'è un certo tasso di inflazione core mensile per un certo periodo di tempo che è il vostro indicatore per un tasso di federal funds sufficientemente restrittivo, o un tasso di crescita mensile dei posti di lavoro che sia coerente con il ritorno dell'inflazione all'obiettivo?

JW: Sul fronte dell'occupazione, gli indicatori del mercato del lavoro si sono comportati in modo molto diverso, visto l'eccesso di domanda di lavoro che abbiamo avuto durante la pandemia. Se si guarda al tasso di disoccupazione, si potrebbe dire: "Beh, non sta succedendo nulla", ma se si guardano altri [indicatori come il tasso di licenziamento e il tasso di apertura], è chiaro che ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Si tratta quindi di considerare la totalità dei dati, ma anche gli indicatori di squilibrio. Questo include i salari. I salari si muovono per molte ragioni, quindi è difficile sapere esattamente cosa li guida, ma è chiaramente uno dei segnali degli squilibri del mercato del lavoro.

Se qualcuno è in grado di spiegarmi cosa stanno facendo i prezzi delle auto usate e perché, mi piacerebbe saperlo, perché è stato uno dei principali fattori di aumento e diminuzione dell'inflazione.

Per quanto riguarda l'inflazione, non si tratta di considerare un tasso d'inflazione semestrale, ma di osservare come i pezzi stanno lavorando insieme.Vi sembra coerente con gli obiettivi che stiamo cercando di raggiungere?Nei dati dell'inflazione core ci saranno sempre elementi difficili da spiegare perché si muovono per motivi idiosincratici.Stiamo ancora sperimentando i postumi della pandemia sulla domanda di beni e servizi e gli spostamenti tra di essi. Se qualcuno è in grado di spiegarmi cosa stanno facendo i prezzi delle auto usate e perché, mi piacerebbe saperlo, perché è stato uno dei principali fattori di aumento e diminuzione dell'inflazione.

CS:In un certo senso dobbiamo guardare oltre.

JW: Dobbiamo cercare di capirlo perché il mercato delle auto nuove è una componente fondamentale della domanda dei consumatori. Si vede dal lato della domanda, si vede dal lato dell'inflazione. Penso sempre al mercato delle auto usate come a un mercato secondario e a un derivato del mercato delle auto nuove. In un certo senso, è un po' separato, ma è anche una misura basata sul mercato della domanda e dell'offerta.

Un altro aspetto importante è come gli effetti della politica monetaria e dell'inasprimento delle condizioni finanziarie si ripercuotono sull'economia, perché la politica monetaria non ha un solo ritardo. La politica monetaria non ha un solo ritardo, ma si manifesta a velocità diverse e in diversi settori dell'economia nel corso del tempo.

CS:Abbiamo visto che il solo accenno al tapering degli acquisti di obbligazioni ha contribuito a inasprire le condizioni finanziarie già nel 2021, e poi ancora, prima di qualsiasi aumento dei tassi nel 2022, c'è stato il segnale che i tassi di interesse sarebbero aumentati. Alcuni suoi colleghi hanno recentemente espresso scetticismo sul fatto che ci sarà un grande impatto derivante da ritardi successivi, e mi chiedo cosa ne pensi di questa preoccupazione.

JW: È difficile da misurare e da dire con certezza, ma almeno le ricerche e le prove che ho visto non suggeriscono che i ritardi della politica monetaria rispetto all'economia reale - PIL, occupazione e inflazione - siano cambiati radicalmente negli ultimi decenni. È chiaro che tutto ciò che abbiamo fatto per aumentare la trasparenza negli ultimi decenni influisce sulla capacità dei mercati finanziari di rispondere alla politica monetaria, ma non è così evidente che abbia avuto un effetto di primo ordine sui ritardi della politica monetaria rispetto all'economia reale... 

Nell'ultimo anno siamo passati da una politica ancora accomodante a una politica neutrale, per poi arrivare a una politica restrittiva.

L'economia che osserviamo oggi è un misto di effetti ritardati della politica monetaria accomodante e di molti stimoli fiscali, e ora cominciamo a vedere che entrambi i fattori hanno cambiato rotta nel tempo.La politica fiscale non sta aggiungendo quasi più stimoli alla crescita e la politica monetaria sta rallentando la crescita.

Non stiamo ancora ottenendo tutti gli effetti della politica restrittiva che abbiamo attuato. Questi sono ancora di là da venire, anche se alcuni effetti si sono già manifestati in alcuni settori sensibili ai tassi d'interesse.

CS: Un anno fa, a Sintra, il presidente Jay Powell ha dichiarato che il tempo a disposizione per rimanere in un regime di bassa inflazione sta per scadere. Con l'inflazione di fondo al punto in cui si trova, anche se le aspettative di inflazione sono ben ancorate, quanto tempo pensa che ci rimanga?

JW: Dovevamo agire in modo aggressivo. Le azioni che abbiamo intrapreso e la velocità con cui le abbiamo intraprese lo scorso anno erano essenziali. Non vogliamo che ci si chieda seriamente se siamo impegnati a raggiungere la stabilità dei prezzi. Dobbiamo garantire e assicurare ai cittadini che raggiungeremo la stabilità dei prezzi e che lo faremo in modo tempestivo.

La rapidità con cui siamo passati da una politica espansiva a una politica restrittiva, e ora abbiamo indicato attraverso le nostre proiezioni e le nostre comunicazioni che pensiamo di avere ancora un po' di strada da fare per portare la politica a una posizione sufficientemente restrittiva per portare l'inflazione al 2%, tutto ciò riflette un impegno a raggiungere la stabilità dei prezzi non in 10 anni, ma in pochi anni.

Una cosa che ci si chiede è quando smetteremo [di ridurre il bilancio]. Penso che questo sia molto lontano nel tempo.

Non si può dare per scontato l'ancoraggio delle aspettative di inflazione, ma possiamo, attraverso le nostre azioni, rafforzare non solo i risultati coerenti con la stabilità dei prezzi, ma anche, credo, rafforzare la comprensione della gente che questo è ciò che stiamo facendo e che raggiungeremo.... Il FOMC ha dimostrato un forte e unito sostegno a questo proposito.

CS: Con le preoccupazioni per la stabilità finanziaria che si sono fatte sentire quest'anno, si è discusso se il programma di riduzione del bilancio debba essere modificato o se stia funzionando come previsto?

JW: Ha funzionato come previsto in tutte le sue dimensioni. Nel 2020 abbiamo aumentato drasticamente le dimensioni dei nostri asset per un'ottima ragione, viste le perturbazioni del mercato dei Treasury e dei mercati collegati, ma ciò ha creato un bilancio molto più ampio di quello necessario per condurre e attuare la politica monetaria.

Il FOMC ha pianificato e comunicato in modo molto ponderato e attento, per un periodo piuttosto lungo, la riduzione delle nostre attività.È andata esattamente come previsto. Credo che i nostri strumenti di controllo dei tassi di interesse siano andati esattamente come previsto, in termini di interessi sulle riserve e di programma di pronti contro termine overnight.

Se si dice: "Qual è l'obiettivo del FOMC?", ovvero mantenere il tasso dei fondi federali stabile all'interno della fascia target, questo obiettivo è stato centrato in pieno, nonostante il fatto che nel 2020 ci siano state parecchie perturbazioni sui mercati finanziari. Abbiamo chiaramente avuto tensioni nel sistema bancario.

Uno degli effetti desiderati della riduzione dei titoli del Tesoro a più lunga scadenza e dei titoli garantiti da ipoteca è che ci aspettiamo che il premio a termine su questi titoli aumenti e che ciò contribuisca a inasprire le condizioni finanziarie. È difficile misurarlo con precisione, ma credo che questi effetti vadano nella giusta direzione e non abbiamo riscontrato alcun segno di turbativa nei mercati finanziari a causa della riduzione del bilancio.

Ci si chiede quando ci fermeremo.Penso che questo sia un momento molto lontano nel tempo.

CS:Un'altra potenziale fonte di turbativa è stata la fine del Libor. Finora le cose sembrano stabili, ma sono curioso di sapere se questo è ciò che vede dal suo punto di vista e se è preoccupato per altre vulnerabilità derivanti da questo?

JW: C'è stata un'enorme preparazione da parte del settore privato, dei mutuatari, dei prestatori, del settore ufficiale - cioè della Federal Reserve e di altre agenzie che hanno lavorato insieme - e poi a livello internazionale. A un certo punto avevamo più di 200 miliardi di dollari di contratti Libor basati sul dollaro. Il nostro sistema finanziario era costruito su qualcosa di fondamentalmente insicuro e non solido, e dovevamo sostituirlo. In alcuni momenti di questo percorso, sembrava impossibile, ma ancora una volta rendo merito a tutti coloro che hanno lavorato insieme capendo che non c'era davvero alcuna opzione. Dovevamo passare a una base più sicura per il sistema finanziario. Non volevamo aggiustarlo. Volevamo avere una nuova base.

CS: Manca ancora molto tempo alla revisione della politica del 2025, ma si è speculato molto sulla necessità di rivedere il quadro del 2020. Se la revisione avvenisse oggi, cosa proporrebbe?

JW: Abbiamo un periodo di revisione di cinque anni e credo che sia una cosa molto salutare. Non si vuole cambiare radicalmente il quadro e la strategia ogni anno o qualcosa del genere.

Abbiamo riflettuto molto sui fattori che hanno portato al quadro di riferimento per il 2020, come abbiamo fatto per quello del 2012, quindi penso che vogliamo davvero prenderci il tempo necessario per valutare, [soprattutto] come siamo usciti dalla pandemia. Al momento, l'inflazione di fondo si aggira intorno al 4,5% e non è chiaro come sarà tra due anni.

Abbiamo parlato delle nostre previsioni, ma forse le cose non si svilupperanno come ci aspettiamo.Voglio davvero riflettere a fondo sugli insegnamenti tratti dall'andamento dell'economia, dell'inflazione e della politica monetaria e su quali siano le implicazioni per la riflessione sul quadro di riferimento.

Le nostre azioni in termini di acquisti di asset nella primavera del 2020 sono state straordinarie .La velocità e l'ampiezza con cui lo abbiamo fatto sono state senza precedenti. Non si è trattato di un caso di gradualità, né di cautela, ma di un'azione decisa.

Il quadro di riferimento del 2012, quello del 2020 e tutti gli altri hanno sempre sottolineato l'importanza della stabilità dei prezzi e l'importanza di aspettative inflazionistiche ben radicate. . . Mi limiterò a dire che il quadro 2020 non ha ostacolato in alcun modo la decisione di prendere decisioni politiche in termini di inasprimento della politica monetaria come era necessario, la velocità con cui lo abbiamo fatto, l'adeguamento del programma di acquisto di obbligazioni. Credo che lo abbiamo dimostrato aumentando il tasso dei fondi federali di 75 punti base per ogni riunione e di 50 punti base per ogni riunione.

Ci siamo mossi più velocemente di quanto sia mai stato fatto da decenni a questa parte.Non sono d'accordo con alcuni commenti che sostengono che in qualche modo il quadro di riferimento ostacolava la nostra capacità di intraprendere azioni forti per affrontare l'inflazione quando ritenevamo che fosse la cosa giusta da fare.CS: Il biasimo si è concentrato anche sulle indicazioni fornite all'epoca. Quali sono gli insegnamenti che avete tratto dal dover passare da una politica accomodante a un aumento molto aggressivo dei tassi di interesse?

JW: Siamo tutti consapevoli di lavorare in un mondo di estrema incertezza. Lo sapevamo nel marzo 2020, nel 2021 e in seguito.

Se penso a come prendere decisioni politiche in un contesto di estrema incertezza, non credo ci sia una risposta giusta o sbagliata. Una delle conclusioni teoriche di alcune parti della letteratura è che si è più cauti, mentre in altre parti della letteratura si agisce in modo più aggressivo e deciso.

La lezione che ne traggo è che quando si ha a che fare con l'incertezza estrema e la gestione del rischio, si devono prendere decisioni basate su ciò che si pensa siano i rischi peggiori.

Le nostre azioni in termini di acquisti di asset nella primavera del 2020 sono state straordinarie.La velocità e la scala con cui lo abbiamo fatto sono state senza precedenti.Non si è trattato di gradualità, né di cautela, ma di un'azione decisa. Non era chiaro in tempo reale quanto fosse necessario fare o quanto tempo ci sarebbe voluto per farlo, ma era chiaro che dovevamo farlo.

Il rischio di coda nel 2020 e nel 2021 era un'economia che non si riprendeva. Ovviamente, alla fine dei conti, l'economia si è ripresa e questo è fantastico, anche se il costo è stato che l'inflazione è decollata più velocemente e molto più in alto di quanto la maggior parte delle persone si aspettasse e noi dovevamo cambiare marcia. Questo è stato il rischio che abbiamo dovuto affrontare.

Valter Buffo
Performances: primo semestre 2023 e secondo semestre 2023. Poi il 2024.

Avrebbe dovuto essere un anno facile: ed anzi, facilissimo.

“Con quello che hanno perso nel 2023” si diceva, “le obbligazioni possono solo salire”.

E poi, per il secondo semestre 2023, “le azioni possono solo solo salire” perché “tanto l’inflazione scende”.

La realtà. La realtà dei fatti ha messo tutto questo in discussione già a metà anno.

Il passato, il primo semestre, non è stato quello che ci era stato raccontato.

Neppure il secondo semestre lo sarà.

E questa realtà avrà un forte impatto sui risultati del vostro portafoglio titoli, e dei vostri investimenti sui mercati finanziari.

La tabella qui sopra ci racconta il primo semestre dei Fondi di tipo Hedge.

Recce’d fa riferimento a quei risultati, perché sono significativi: i risultati dei Fondi Comuni di Investimento tradizionali, invece, non dicono nulla. Seguono, passivamente, gli alti e i bassi degli indici di mercato. Quello dei Fondi Comuni tradizionali NON è il risultato di un lavoro di gestione. Chi investe nei Fondi Comuni viene lasciato in balia delle correnti: va su coi mercati e giù coi mercati. Senza mai capire il perché.

La performance dei Fondi Hedge è invece significativa: almeno a parole, questi gestori si impegnano a GENERARE la performance attraverso le loro scelte di gestione.

Si impegnano a gestire in modo ATTIVO il portafoglio.

Nel riquadro blu, i loro risultati del primo semestre, che vanno da +3,5% a -3,5%.

Risultati coerenti con la assoluta mancanza di movimenti significativi nel primo semestre 2023. Nonostante Nvida, nonostante i Big Tech: che tutti hanno in portafoglio, ma nessuno ha in portafoglio per il 100%. Come è giusto e naturale che sia.

Per ciò che riguarda il confronto con i risultati di noi di Recce’d, con i nostri portafogli modello, il nostro obbiettivo è fare meglio della terza colonna: le performances a 36 mesi.

Nello specifico di questa (stranissima) fase di mercato, noi con i nostri Clienti facciamo i confronti con la fase di mercato che è in corso: fase che iniziò nel gennaio 2020.

Il confronto è per noi FAVOREVOLE, a tutto oggi. Ed è questo che noi ci impegniamo a fare per il Cliente.

Aggiungete poi una cosa: le caratteristiche di questa fase iniziata nel 2020 sono, per le nostre strategie di gestione, decisamente AVVERSE. E fare bene quando tutto ti gioca contro è la migliore garanzia di risultato.

Ed ora passiamo al secondo semestre.

Nel Post non forniamo indicazioni di dettaglio sui portafogli modello. Nel Post non scriviamo:

  • il cosa

  • il quando

  • il quanto

  • il dove

  • il con chi

Le informazioni operative sui nostri portafogli ottimizzati sono riservate ai Clienti.

Mentre invece ai lettori del sito offriamo, gratuitamente, una serie di concrete indicazioni: il lettore dovrà poi risolvere da sé i problemi di scelta di:

il cosa

  • il quando

  • il quanto

  • il dove

  • il con chi

Qui sopra, la prima indicazione di massima: l’errore più grande, che un investitore oggi possa fare, è pensare che “tutto tornerà come prima”: sono accadute cose che non accadevano da 100 anni, e chi vi dice che “tutto ritornerà a funzionare come prima” può essere solo molto (molto molto) ingenuo oppure molto (molto molto (malintenzionato).

Lo dicono i Governi, e lo dicono le Banche Centrali: ma loro hanno il dovere istituzionale di rassicurare sempre. Lo leggeremo anche più in basso in chiusura di Post.

Qui sotto, invece, vi ricordiamo che tra le ragioni per cui non tutto “tornerà come prima” c’è il fatto che nel 2020 le cose non stanno “come stavano prima”. Sono molto (molto molto) diverse.

Passiamo adesso dalle regole generali al particolare.

Ecco nell’immagine: vi anticipiamo uno dei fattori che avranno maggiore influenza sui vostri risultati di investimento da qui alla fine del 2023. E poi nel 2024.

Un secondo tema di mercato che avrà una grande influenza sui vostri risultai (possibilmente positivi, ma forse negativi) del secondo semestre lo vedete raccontato dalla prossima immagine.

Il medesimo tema di investimento lo potete leggere nella prossima immagine. E poi, se per caso avete interesse, noi di Recce’d siamo qui per approfondire: come sempre siamo a disposizione di voi lettori, e lo saremo per tutta l’estate.

Non intendiamo perderci neppure un solo minuto.

Tra i nuovi temi di mercato dell’estate, che decideranno se nel 2023 avrete vinto oppure perso (soldi) , l’attualità dell’ultima settimana ci ha segnalato l’Asia. Ed in particolare la Cina.

Nelle valutazioni che facciamo noi di Recce’d però il Giappone risulterà anche più importante della Cina, per le ragioni che ci vengono ricordate dal titolo qui sotto.

Proprio dal Giappone dipenderà una parte dei vostri risultati: anche se non avete neppure una posizione in Giappone!

Se volete approfondire, ci trovate ai recapiti della pagina CONTATTI del sito.

Usciamo dal particolare, e ritorniamo un attimo alle regole generali della gestione del portafoglio titoli.

Vi suggeriamo, per questo 2023, di tenere bene a mente che si può avere la sensazione che “oggi tutti pensano che le cose andranno così” … ma non sono mai “tutti”, nella realtà.

C’è sempre chi ha una visione diversa.

E soprattutto, vi ricordiamo che questa “opinione di tutti”, nel corso delle settimane e dei mesi, a volte si ribalta. Come vi racconta l’immagine sotto.

E quella famosa “opinione di tutti” cambia di continuo non soltanto a proposito dei “tagli dei tassi”, che vedete sopra nell’immagine. Anche per ciò che riguarda il comportamento degli indici dei mercati, quello che a voi viene raccontato con la premessa che “è sempre andata così in passato, ed andrà così anche questa volta”.

Ma … davvero voi vi ricordate bene come è andata in passato? Amici lettori, davvero voi ricordate (ad esempio) che cosa succede alle Borse quando la Bnaca Centrale smette di alzare i tassi di interesse ufficiali? Davvero lo sapete?

Oppure credete di saperlo, ma invece non lo sapete per nulla?

Fermatevi a leggere il grafico che segue. Ve lo avevano spiegato, questo, i vostri venditori di polizze e Fondi Comuni di Investimento e UCITS?

Recce’d è qui per scambiare con voi alcuni punti di vista, anche sul grafico qui sotto.

Restando sulle regole generali dell’investimento, non dimenticate mai che, negli ultimi quindici anni, la macchina che si chiama Industria del Risparmio (Fondi Comuni e Reti di promotori che guadagnano sulle retrocessioni dei “prodotti finanziari”) ha spinto in modo disperato e spregiudicato sul pedale dello “ottimismo senza limiti e senza ragione”.

Le fasi di ottimismo senza freni si sono succedute nel tempo, seguendo sempre più o meno il medesimo andamento (sotto):

Mai prima, però, la fase attuale di “insensato ottimismo” è cresciuta anche sotto la spinta dei Governi e delle Banche Centrali.

Anche per questa ragione noi oggi siamo in una Nuova Era. Dobbiamo affrontare la Nuova Era. Dobbiamo investire i nostri soldi in una Nuova Era: e guadagnare il giusto. fare meglio dei Fondi hedge.

Noi, in Recce’d, sappiamo come si fa. A voi interessa capire meglio?

Per concludere con le regole generali dell’investimento (per oggi) vi suggeriamo di NON dimenticare di guardare sempre con attenzione ai dati: ad esempio, chi oggi vi parla di Borsa, senza conoscere i dati del grafico che vedete qui sotto, non sa che cosa di che cosa sta parlando. Oppure sta cercando di fregarvi.

Noi di Recce’d siamo invece qui, a vostra disposizione, proprio per parlare con voi. Anche di questo grafico.

Di regole generali dell’investimento Recce’d scrive nella pagina dedicata, che si chiama SCELTE DI PORTAFOGLIO.

Nel corso dell’estate 2023, proprio attraverso quella pagina, ai nostri lettori metteremo a disposizione dei nostri lettori un certo numero di significative sorprese, che abbiamo sviluppato nel dettaglio nel corso del primo semestre 2023 (sacrificando nel primo semestre in parte le nuove pubblicazioni dedicate a questa pagina).

Una, in particolare, è del tutto inattesa: e costituisce un vero e proprio salto di qualità per l’intera storia di questa iniziativa che si chiama Recce’d.

Vi suggeriamo di tenervi informati, sia attraverso la HOME PAGE sia attraverso la pagina MERCATI del sito, oltre che (ovviamente) seguendo la pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO del nostro sito nelle prossime settimane.

Per concludere questo Post di metà luglio 2023, vi proponiamo un gioco, divertente ed utile al medesimo tempo.

Nelle ore calde, prima della siesta pomeridiana, sdraiati sul lettino dopo l’insalata caprese, fermatevi a leggere l’articolo che segue.

Noi ora non vi diremo in che data è stato pubblicato, né chi è l’autore dell’articolo.

Solo alla fine, dopo averlo letto, vi diremo chi e quando.

L’articolo risulta, al tempo stesso, divertentissimo ed … inquietante.

Molto, molto divertente, ma allo stesso tempo disturbante, proprio per la sua precisione.

Il sell-off di questo mese sui mercati obbligazionari è già un evento storico.

Il calo dei prezzi delle obbligazioni, sia negli Stati Uniti che in Europa, è stato così forte come mai si era visto in questo decennio. Il conseguente aumento dei rendimenti ha costretto gli investitori a riesaminare le ipotesi ottimistiche che hanno sostenuto i finanziamenti a basso costo disponibili in tutto il mondo negli ultimi anni. Ora si tratta di vedere quanto sarà grande l'impatto.

I rendimenti dei titoli del Tesoro USA stabiliscono di fatto il tasso "privo di rischio" utilizzato per valutare i titoli - dal credito alle imprese, ai contratti derivati, alle azioni - in tutto il mondo. Essi costituiscono l'espressione più chiara del rischio nel mondo finanziario. Albert Edwards, noto stratega azionario globale di Dresdner Kleinwort, dichiara: "Questo è il momento più importante This is the big one". Descrivendo i tassi di interesse fissati dal mercato obbligazionario come la "pietra angolare" per la valutazione delle azioni e di altri titoli, avverte che se il mercato obbligazionario è davvero entrato in una nuova era di tassi a lungo termine in costante aumento, "tutti i portafogli di investimento saranno ridotti a brandelli".

Cosa ha generato l'agitazione e quali sono le prospettive? In un mercato già nervoso da qualche settimana, gli operatori si sono allarmati il 7 giugno quando il rendimento del titolo decennale del Tesoro statunitense ha superato il 5,05%. Il motivo: l'interruzione di una costante tendenza al ribasso dei rendimenti obbligazionari che durava dal 1987. Nel corso di ripetuti cicli economici, i rendimenti obbligazionari avevano raggiunto picchi progressivamente più bassi, riflettendo il crescente ottimismo per il fatto che l'inflazione era stata definitivamente eliminata dal sistema mondiale. La rottura del trend implicava, agli occhi degli operatori, l'abbandono dell'ipotesi di un'inflazione in continuo calo. Il mercato è così entrato in una caduta libera che lo ha portato a superare altri importanti punti di riferimento.

Una volta che i rendimenti decennali hanno superato il 5,25%, i tassi decennali sono stati superiori al tasso sui Fed funds, che la Federal Reserve applica alle banche per i prestiti overnight. Ciò ha posto fine a quasi un anno in cui questi tassi obbligazionari erano stati più bassi. Normalmente, i tassi a breve termine sono inferiori a quelli a lungo termine, poiché gli investitori chiedono un rendimento più elevato per assumersi il rischio maggiore di concedere prestiti per periodi più lunghi. Anche il rendimento a 10 anni ha raggiunto il livello più alto dal 2002. (Anche se la Fed ha aumentato ripetutamente i tassi overnight, dall'1% nel 2004 fino al 5,25%, i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine si sono mossi appena.

Alan Greenspan, ex presidente della Fed, ha definito l'incapacità dei tassi a lungo termine di reagire come un "enigma conundrum". Quell'enigma conundrum potrebbe ora essere superato. I bassi tassi obbligazionari a lungo termine hanno coesistito con finanziamenti a basso costo per alimentare un boom immobiliare negli Stati Uniti e hanno permesso alle società di private equity di effettuare acquisizioni sempre più ambiziose.

Con la facilità di reperire denaro, sono diminuite le vendite forzate di attività e quindi la volatilità dei prezzi. I rendimenti obbligazionari si sono così mantenuti ben saldi e gli investitori hanno creduto che l'era dei finanziamenti a basso costo sarebbe continuata all'infinito.

A sua volta, è diventato conveniente assicurarsi contro la volatilità attraverso i derivati, che hanno registrato un boom.

L'improvviso sell-off mette in discussione la longevità di quest'epoca di denaro a buon mercato e bassa volatilità.

"Con la liquidità globale che diventa meno abbondante (a testimonianza dell'aumento dei tassi d'interesse e dei rendimenti obbligazionari), una conseguenza potrebbe essere l'aumento della volatilità", afferma Paul Jackson di Société Générale a Londra, che sottolinea il costante aumento del costo dell'assicurazione contro la volatilità attraverso le opzioni azionarie. "I mercati azionari possono salire, ma il percorso sarà più accidentato e le opzioni non saranno mai più così a buon mercato (o non in questo ciclo)".

Stephen Roach, capo economista di Morgan Stanley, vede il ritiro dei prezzi delle obbligazioni come il secondo atto di una "normalizzazione" in tre atti iniziata con il rialzo dei tassi da parte delle banche centrali. Il terzo atto, a suo avviso, porterà a una svendita del credito societario e del debito dei mercati emergenti, che attualmente richiedono spread insolitamente bassi nei loro tassi di interesse rispetto ai Treasury per compensare il rischio aggiuntivo. "Con spread ancora insolitamente bassi in entrambe le aree, il sipario su questo atto finale deve ancora alzarsi", afferma. "Inoltre, nella misura in cui i livelli più elevati dei tassi reali a breve e a lungo termine iniziano a pesare sulle aspettative di attività economica reale, i tassi di default attesi sui crediti nazionali dovrebbero aumentare".

È difficile, tuttavia, spiegare perché le obbligazioni abbiano iniziato a scendere, soprattutto perché questo sell-off non assomiglia molto a nessuno dei suoi più recenti predecessori, nel 1994 e nel 2003. Nel 1994, il mercato ribassista delle obbligazioni fu innescato quando la Fed iniziò ad aumentare i tassi dal 3% con un incremento di un quarto di punto a febbraio. Nel giro di un anno, il tasso sui Fed funds era raddoppiato al 6%. I trader hanno rapidamente maturato l'idea che la Fed avesse mantenuto i tassi troppo bassi e che l'inflazione fosse destinata ad accelerare. Il rendimento dell'obbligazione decennale raggiunse un picco superiore all'8% nel novembre 1994, dal 5,74% di gennaio. Ciò comportò gravi perdite per gli investitori obbligazionari, mentre le ripercussioni portarono una serie di crisi nei mercati più rischiosi del mondo, a partire dal Messico. Ma i mercati sviluppati ne sono usciti indenni. I rendimenti obbligazionari sono saliti ma, a differenza del sell-off di questo mese, si sono mantenuti all'interno di una tendenza al ribasso di lunga durata. Le azioni statunitensi sono rimaste ferme nel 1994 e hanno poi messo a segno il più grande rally dagli anni Venti.

Ma il sell-off di oggi non è un allarme inflazione come quello del 1994. Gli operatori misurano le aspettative di inflazione attraverso l'analisi dei titoli del Tesoro protetti dall'inflazione, e questi non hanno riflesso una paura pronunciata dell'aumento dei prezzi. I prezzi implicano un tasso di inflazione statunitense del 2,45% nei prossimi 10 anni, in aumento rispetto al 2,35% previsto un mese fa, ma ben al di sotto del picco dello scorso anno, pari a circa il 2,75%. Questo non può spiegare l'impennata dei rendimenti obbligazionari. Il più recente sell-off del 2003 è avvenuto quando, dopo due anni di tagli successivi dei tassi, la Fed li ha mantenuti fermi. Le vendite sono state innescate dai detentori di portafogli ipotecari, che si aspettavano ulteriori tagli e sono stati colti di sorpresa.

Questa volta non sembra essere successo nulla di simile. Gli investitori in mutui ipotecari hanno venduto, ma sono stati meglio preparati a un balzo dei rendimenti. "La nostra sensazione è che questa volta la comunità dei mutui sia stata abbastanza ben coperta e che i prezzi dei mutui si siano mossi in sincronia con quanto previsto dai modelli", afferma Dominic Konstam, responsabile della strategia dei tassi del Credit Suisse. "È difficile sostenere che siano stati gli investitori in mutui a guidare il sell-off".

Cosa spiega allora quello che è successo? Colin Lundgren, responsabile del reddito fisso istituzionale di RiverSource Institutional Advisors, afferma: "Si è trattato di una combinazione di fattori: dati economici più solidi, rimozione delle aspettative di taglio dei tassi e assenza di acquisti asiatici". La migliore spiegazione potrebbe essere che il mercato obbligazionario abbia improvvisamente riconosciuto di essere diventato troppo compiacente nei confronti del rischio. "C'è un'ottima ragione per cui le curve dei rendimenti sono inclinate verso l'alto", afferma Mark Kiesel, gestore di portafoglio presso Pimco, uno dei maggiori gestori di fondi obbligazionari al mondo, con sede a Los Angeles, che è stato uno dei tanti investitori ad iniziare a vendere obbligazioni a lunga scadenza. "Un investitore dovrebbe ricevere un rendimento più elevato per compensare il maggior rischio di possedere un'obbligazione a tasso fisso per un certo periodo di tempo".

Anche le aspettative sulla Fed sono cambiate. Tre mesi fa, i futures sui tassi di interesse prezzavano l'aspettativa di un calo di 60 punti base del tasso sui Fed funds entro la fine dell'anno. Il mercato ha quindi ipotizzato che due tagli dei tassi di interesse da parte della Fed fossero una certezza. Questa prospettiva è stata ora abbandonata. I mercati dei futures implicano addirittura un piccolo rischio di rialzo dei tassi. "I tagli dei tassi sono stati inseriti nella torta e noi abbiamo dovuto prendere la palla al balzo per tirarli fuori", afferma Lundgren. Per gli investitori in obbligazioni a lungo termine, i rendimenti ben al di sotto del tasso sui Fed funds del 5,25% hanno improvvisamente iniziato a sembrare molto rischiosi. "I Treasury non erano competitivi rispetto alle azioni e ad altri asset, e possedere obbligazioni a lunga scadenza comporta un forte rischio di tasso d'interesse", afferma Kiesel. "Con un tasso sui fondi al 5,25%, gli investitori avrebbero fatto meglio a mettere i loro soldi in contanti". Il problema è che l'uscita dal mondo dell'"enigma conuncdrum" - in cui i tassi d'interesse a lungo termine non salgono - implica che i prezzi delle obbligazioni devono scendere ancora molto e i rendimenti salire ancora.

Alan Ruskin, strategist di RBS Greenwich Capital, afferma che i rendimenti a 10 anni sono stati storicamente superiori di circa 0,8 punti percentuali rispetto al tasso sui Fed funds. Ciò significherebbe rendimenti decennali superiori al 6% - un ulteriore aumento di oltre tre quarti di punto - anche se la Fed non dovesse intervenire. Altre spiegazioni generano maggiore preoccupazione. Lo stesso Greenspan ha spiegato il suo enigma conundrum con una "carenza di risparmio".

La Cina e altre economie asiatiche stavano generando risparmi in eccesso e li stavano parcheggiando in obbligazioni statunitensi. E se dovessero vendere? "Una minore sponsorizzazione asiatica dei Treasury è una nuvola che incombe sulle obbligazioni", afferma Lundgren. Gli ultimi dati ufficiali del Tesoro statunitense, relativi al mese di aprile, mostrano che gli acquirenti asiatici hanno effettivamente smesso di comprare obbligazioni lunghe e hanno invece acquistato azioni e obbligazioni societarie. Gli operatori hanno notato che nelle due settimane precedenti i prezzi delle obbligazioni sono scesi durante le ore di contrattazione asiatiche. "I trader con sede negli Stati Uniti arrivavano ogni mattina e vedevano che il mercato era stato scambiato molto male durante la notte", afferma Konstam. "La mancanza di acquisti negli scambi notturni ha creato una frenesia di vendita tra la folla londinese e asiatica". Un altro timore è l'inflazione.

L'evidenza di un aumento delle pressioni sui prezzi potrebbe far schizzare i tassi molto più in alto - anche se gli ultimi dati statunitensi, pubblicati mentre il mercato cominciava a calmarsi alla fine della scorsa settimana, sono ambivalenti, con i prezzi "core", escluso il carburante, che sembrano ancora sotto controllo. Qualsiasi chiaro segnale di ritorno dell'inflazione potrebbe portare i rendimenti molto più in alto durante l'estate. Un altro elemento imponderabile è rappresentato dai mutui per l'acquisto di abitazioni, il cui prezzo si basa sui rendimenti del Tesoro. Con i mutui a tasso variabile sempre più diffusi tra gli americani, questo sell-off obbligazionario potrebbe ripercuotersi sul mercato immobiliare più rapidamente dei suoi predecessori. Più di 1.000 miliardi di dollari (506 miliardi di sterline, 747 miliardi di euro) di mutui a tasso variabile scadono nel prossimo anno. "Il problema degli alloggi è già presente ed è diventato meno accessibile, dato che il tasso dei mutui a 30 anni è salito al 6,7% nell'ultimo mese", afferma Kiesel di Pimco. "Il salto dei tassi significa che il costo di un mutuo è aumentato di oltre l'8%".

Gli ottimisti suggeriscono che il mercato immobiliare metterà naturalmente un freno ai tassi d'interesse: la Fed non può aumentare i tassi e rischiare un crollo su larga scala dei prezzi delle case, dicono. Se l'aumento dei rendimenti rende più difficili le condizioni per i mutuatari, la risposta potrebbe essere addirittura un taglio dei tassi. Il punto di vista più temibile è che le contraddizioni dell'economia statunitense stiano per manifestarsi, dato che il boom immobiliare ha richiesto finanziamenti a prezzi insostenibili. Secondo questa lettura, un rendimento del 5,15%, per quanto basso rispetto agli standard storici, potrebbe provocare un crollo economico. Così come il mercato obbligazionario è improvvisamente uscito da anni di compiacenza senza una specifica causa scatenante, anche i detentori di molti asset più rischiosi potrebbero fare la stessa cosa, se i timori si intensificassero. Che gli investitori in attività rischiose siano "straordinariamente resistenti o straordinariamente compiacenti", afferma Lundgren, "se i rendimenti obbligazionari salgono ancora, la mandria potrebbe iniziare a correre".

Ed eccovi come promesso, firma e data di pubblicazione.

L’articolo fu pubblicato dal Financial Times, a firma Michael Mackenzie e John Authers, quasi esattamente sedici anni fa. Il 17 giugno 2007.

Siamo certi che tutti i nostri lettori ricordano il 2007.

Ricordano anche il 2008.

E il 2009.

Tutti ricordano tutto, fino al 2011.

Eppure (un fatto clamoroso, ed anche inquietante) come avete certamente capito l’articolo potrebbe essere stato scritto proprio questa settimana di inizio luglio 2023. Senza modificare, praticamente, nulla.

“Agghiacciante” come disse quel tale in TV.

Un pensiero conclusivo: 16 anni buttati via ricorrere un miraggio.

Sedici anni di storia economica del Mondo Sviluppato sprecati da chi ha deciso come segue:

riproviamoci ma dieci volte più forte, e magari questa seconda volta funziona

Valter Buffo