Toto, ho la sensazione che non siamo più in Kansas
 

Nel film del 1939, Il mago di Oz, Dorothy dice al suo cane a un certo punto: "Toto, ho la sensazione che non siamo più in Kansas". È una frase che significa che siamo usciti da ciò che è considerato normale; siamo entrati in un luogo o in una circostanza sconosciuta e scomoda; ci siamo trovati in una situazione strana. “Fuori dal normale, non familiare, scomodo, strano…” – suona come la vita dopo il 2020,

A differenza del film, però, non possiamo chiudere gli occhi, battere i tacchi tre volte, pensare “non c’è posto come casa” e ritornare alla normalità, alla familiarità e al comfort

Belli freschi come la rugiada del mattino, tutti quanti si svegliano d’improvviso e cominciano a scrivere e dire in giro (anche sui social, anche nelle chat, anche nelle community, e poi sul Web, e poi in TV, e poi … dovunque) che:

  1. il debito conta

  2. le valutazioni dei titoli azionari contano

  3. il vecchio modo di gestire il portafoglio (quella asset allocation statica “bilanciata” che tutti i financial advisors, tutti i wealth managers, e tutti i promotori finanziari continuano a imporre ai loro Clienti) non funziona più e servono nuovi criteri di gestione del portafoglio.

Adesso, si svegliano, tutti.

Adesso tutti cominciano a pensare a che cosa fare di diverso.

Adesso che è tardi.

I Clienti di Recce’d sono consapevoli di questo stato delle cose: non da oggi, ma da almeno dieci anni.

Per questo i loro portafogli modello, oggi 28 ottobre 2023, stanno davanti a tutti.

Sono consapevoli grazie al nostro ampio, approfondito lavoro di analisi, che si traduce nelle scelte fatte sui portafogli modello, e che ogni giorno viene supportato da un ampio ed approfondito sforzo di comunicazione, attraverso il bollettino quotidiano The Morning Brief.

Il Cliente di Recce’d non vede solo il risultato: il risultato è fondamentale, ma non basta.

Lo vede, e lo capisce al tempo stesso, proprio nel suo quotidiano divenire.

E’ questa la consapevolezza.

E’ questa la differenza che da anni noi di Recce’d facciamo, unici nel nostro settore.

I media, il Web, le chat, i social, le community, il cui solo scopo è arrivare sulle cose DOPO che le cose sono già successe, adesso ti spiegano cosa fare e come fare.

Cinque anni fa: oggi ti spiegano quello che avresti dovuto fare cinque anni fa.

Peccato che tu non lo hai fatto, cinque anni fa: cominci a pensarci adesso, ma è tardi.

Recce’d ha fatto tutto ciò che era possibile per aiutare il lettore:

  • pubblicando, da anni, in questo Blog i frutti del nostro lavoro di analisi (in estrema sintesi) che consentivano di anticipare quello che stamattina avete letto sul giornale; grazie al nostro lavoro di analisi, ad esempio, nel luglio di quest’anno noi abbiamo evitato di scrivere quelle cose che scrivevano “tutti”, le cose che oggi, 28 ottobre 2023, sono smentite dai fatti;

  • offrendo anche, gratuitamente, nella propria pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO, concreti contributi di formazione (non in-formazione), che illustrano in modo concreto strumenti efficienti per la gestione del portafoglio titoli nel suo insieme, e delle singole posizioni (titoli, settori, strumenti, eccetera)

  • offrendo sempre gratuitamente, alla pagina TWIT - TWOO, aggiornamenti in tempo reale: non si tratta di informazione finanziaria, ma elementi di analisi utili per le valutazioni e le decisioni operative

  • offrendo ancora, alla pagina MERCATI del sito, una quotidiana messa a punto, un panorama completo di ciò che ha una effettiva influenza sulle performances del portafoglio titoli.

Alla fine di ottobre del 2023, tutti hanno compreso che, se si vogliono ottenere risultati dal proprio risparmio investito, non si tratta di “azzeccarla” sulle valute oppure sulle obbligazioni, non si tratta di “avere una intuizione genale” su Tesla e Nvidia oppure sul dollaro USA, non si tratta di fare la “corsa AI rendimenti” e correre a comperare quello che dicono i protagonisti del TRASH nel settore del risparmio.

Questo mestiere, della gestione degli investimenti, non può essere improvvisato e non è fatto per i dilettanti.

E neppure per i “venditori porta-a-porta”, buoni per la vendita ma ignoranti di gestione degli investimenti, che vi mangiano il capitale con le retrocessioni sui Fondi Comuni, sulle Polizze Vita e UCITS, sul venture capital, sui finanziamenti diretti, sugli “investimenti nell’economia reale”.

La differenza la fa il METODO di lavoro: un lavoro che deve essere disciplinato e rigoroso, quotidiano e focalizzato solo sui fattori che determinano la performance finale.

La differenza sta nei numeri e la differenza si misura nei numeri: nella differenza tra la performance dei portafogli modello di Recce’d e la performance che si legge nel grafico qui sotto.

Che è la VOSTRA performance (se va bene).

Da anni Recce’d raccoglie, alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO, contributi che regaliamo a tutto il pubblico, in materia di metodi, di tecniche, di strumenti. Si tratta di formazione sul terreno, di un allenamento sul terreno e mentre la partita è in corso.

Oggi, per il nostro Blog, prendiamo a prestito, per una unica volta, uno dei temi che trattiamo alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO: nel seguito leggerete una articolo, che riassume un altro articolo, questa volta del Wall Street Journal.

In questo Post del nostro Blog, oggi pubblichiamo una sintesi. L’originale, lo potrete leggere alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO, nei prossimi giorni.

In quella pagina del nostro sito, pubblicheremo sia l’articolo integrale, sia una serie di altri contributi sul medesimo tema.

Il senso di questo nostro sforzo, di questo nostro lavoro, è il seguente: quando si tratta di investimenti, quando pensate al vostro risparmio, smettetela di scommettere come si fa alle corse dei cani. Smettete di cercare scorciatoie buone per i bambini, del tipo metto tutti in Bund al 3% e non ci penso più.

Quella, oggi, è proprio l’ultima cosa da fare.

Non aspettate altri cinque anni, per rendervene conto.

Che poi i numeri cambiano ancora di più.

"Non siamo più in Kansas": perché il portafoglio 60/40 potrebbe essere morto e cosa fare ora

Fornito da Dow Jones

26 ottobre 2023 16:48 GMT+2

Di Alessandra Malito

"Impostalo e dimenticalo" ha reso ricchi alcuni risparmiatori pensionistici per decenni, ma non sarà più così

"L'estate del 2020 è stato il momento in cui il classico portafoglio azionario 'impostalo e dimenticalo' ha raggiunto il suo massimo valore." Spencer Jakab, The Wall Street Journal.

L’aumento dei tassi di interesse e di inflazione, le tensioni geopolitiche e gli anni di pandemia hanno reso l’esperienza di investimento stressante e hanno messo sotto pressione la tradizionale strategia 60/40 utilizzata da molti risparmiatori pensionistici.

La strategia 60/40 suddivide un portafoglio di investimenti, dove il portfoglio titoli  è investito in azioni per una parte e il restante in obbligazioni.

In genere, un investitore può fare affidamento su tale asset allocation e poi lasciare stare i propri investimenti: l'approccio "impostalo e dimenticalo". Questa strategia è già stata contestata in passato, più recentemente in un articolo del Wall Street Journal.

"Per quattro decenni, i risparmiatori pazienti, capaci di stringere i denti in mezzo a bolle, crolli e sconvolgimenti geopolitici, hanno vinto la partita dei soldi", ha scritto Spencer Jakab, redattore della rubrica Heard on the Street e autore del pezzo. "Ma la formula di costruire un gruzzolo riequilibrando un mix standard di azioni e obbligazioni non funzionerà così bene come ha fatto." L'approccio "impostalo e dimenticalo" ha reso ricchi alcuni risparmiatori e i Fondi per decenni, ma non sarà più così, ha scritto.

Non tutti, però, sono d’accordo con questa tesi. "Ci sono stati molti momenti nella storia in cui il portafoglio 60/40 ha avuto rendimenti a cinque e dieci anni molto peggiori di quelli che vediamo ora", ha affermato Mark Hulbert, editorialista di MarketWatch.  I critici spesso dicono che la strategia è “morta” verso la fine della sua scarsa performance, mai al suo apice, ha detto Hulbert.

Con i titoli del Tesoro a lungo termine che toccano il picco degli ultimi 16 anni e le azioni costose, gli investitori devono dedicare più “lavoro” agli investimenti, ha sostenuto Jakab. L’ultima volta che l’approccio “impostalo e dimenticalo” con un portafoglio 60/40 ha funzionato meglio è stata l’estate del 2020, ha scritto Jakab, e con tassi in aumento e una notevole quantità di debito federale, la strategia potrebbe continuare a faticare.

"Il prossimo decennio potrebbe non essere bello, ma con il lavoro può essere meno brutto." Spencer Jakab, The Wall Street Journal.

Come per tutte le cose legate al mercato azionario, ci sono alti e bassi. "Dichiarare che l'asset allocation, sia 60/40 o qualche altra combinazione, non funziona più presuppone che

anche su orizzonti di lungo periodo, le relazioni fondamentali tra investimenti ed economia siano interrotte",

ha affermato David Shotwell, pianificatore finanziario certificato presso Shotwell Rutter. Pianificatori finanziari Baer.

Valter Buffo
Una Borsa semi-seria
 

Il lavoro di Recce’d sui risultati trimestrali delle Società quotate è quotidiano,

E viene fatto nell’esclusivo interesse del Cliente: a differenza di tutte le banche internazionali di investimento, noi di Recce’d non dobbiamo favori a nessuno, non dobbiamo compiacere nessuno, e non prendiamo soldi direttamente dalle aziende quotate.

Il nostro lavoro quotidiano sui dati trimestrali (fatto con disciplina, e sulla base di modelli proprietari di valutazione) è necessario per individuare le autentiche OPPORTUNITA’ di Borsa (quando ce ne sono) ed evitare al Cliente investitore trappole e inganni.

Per capire dove sta oggi IL VALORE: scegliendo tra singoli titoli quotati e settori di Borsa. Quando c’è una scelta che abbia senso.

Recce’d questa settimana, come già l settimana scorsa, pubblica, nel The Morning Brief, ogni mattina un estratto di questo lavoro nella Sezione Operatività: serve ad anticipare le nostre prossime mosse sui titoli e sugli indici azionari.

Recce’d non può, ovviamente, trascrivere tutto questo lavoro in un Post del Blog.

In aggiunta a questo, il lavoro, ed i sui frutti, li riserviamo ai Clienti che condividono con noi questa strada, e con le commissioni supportano il nostro lavoro di analisi, presupposto per la gestione dei portafogli modello.

Qui nel Post di oggi proveremo a fornire ai lettori una estrema sintesi al 20 ottobre 2023, aggiungendo alcuni spunti divertenti, che ci auguriamo siano graditi al lettore, perché alleggeriscono la lettura. Li troverete alla fine del Post.

Che cosa si aspetta dalle trimestrali la massa degli investitori?

Come leggete sopra nella prima immagine, alla partenza di questa stagione delle trimestrali gli analisti delle banche di investimento puntavano tutto, ma proprio tutto, sui cinque grandi titoli chiamati Big Tech. Non c’è altro.

Fino al 20 ottobre, le cose come sono andate?

A giudicare dai prezzi non benissimo. Leggete due immagini qui sopra, con dati a campione ma significativi.

Resta però la domanda i recenti movimenti dei prezzi e degli indici di Borsa davvero sono spiegati dalle trimestrali?

Come potete leggere nell’immagine che segue, e ritorniamo indietro solo di un mese, si scriveva e si diceva che le banche globali di investimento avrebbero presto corretto AL RIALZO i target per fine 2023 per la Borsa a New York. Era la “stagionalità”, un fattore (o presunto tale) del quale noi di Recce’d riparleremo sicuramente.

Torniamo alle banche di investimento, costrette (un mese fa) a rivedere al rialzo i target.

Costrette a farlo, dalla performance dello stesso mercato: una performance che loro, le banche globali di investimento, NON avevano però previsto, a gennaio.

In un mese, questi umori e queste intenzioni sono cambiati, e nessuno scrive o parla più di “revisioni al rialzo”.

Ma anche in questo caso: ha senso dire che si tratta della conseguenza delle trimestrali? Oppure c’è dell’altro?

In alternativa: è possibile che alcuni “temi di vendita”, molto sfruttati nella prima parte del 2023, si siano un po’ … consumati, ed abbiano esaurito la loro “spinta di marketing”?

Potrebbe essere che un certo numero di persone abbia ripreso in mano grafici come i quattro che vedete nell’immagine che segue, e che si sia fatto delle domande?

Oppure, è tutta una … manovra combinata? Una manovra decisa a tavolino? Un complotto ai danni dei festanti investitori delle piattaforme on line, dei meme stocks, dell’ottimismo e dell’euforia?

Rileggiamo le parole di Jerome Powell, grade capo della Federal Reserve giovedì 19 ottobre.

Potrebbero, dice qualcuno, contenere qualche segnale ai mercati finanziari.

Il discorso del Club Economico di New York

Il 19 ottobre il presidente della Fed Jerome Powell ha tenuto un discorso decisamente aggressivo nei confronti di azioni e obbligazioni al New York Economic Club. Anche se il mercato azionario (SP500) e quello obbligazionario (TLT) sono entrambi leggermente crollati dopo il discorso, la portata dell’allarme politico è lungi dall’essere pienamente compresa dai mercati. In effetti, i prezzi delle azioni più bassi e i tassi di interesse più alti potrebbero rappresentare una tendenza secolare per il futuro.

 

Gli "avvertimenti" più evidenti

I media hanno colto gli “avvertimenti” più evidenti, già conosciuti e per lo più scontati.

 Discutendo dell’economia attualmente forte, nonostante l’inasprimento della politica monetaria negli ultimi 18 mesi, Powell ha affermato che “l’economia potrebbe essere un po’ meno suscettibile agli aumenti dei tassi”, soprattutto a causa del fatto che le aziende e i proprietari di case hanno bloccato tassi di interesse fissi bassi tassi sul loro debito e, quindi, non sono influenzati dal recente aumento dei tassi di interesse. Pertanto, Powell ha affermato che "potrebbe darsi che i tassi non siano stati abbastanza alti per un periodo sufficientemente lungo" - e questo è essenzialmente il messaggio "più alti più a lungo" che già conoscevamo.

Discutendo i ritardi attesi con cui la politica monetaria dovrebbe influenzare l'economia, Powell ha riconosciuto che la Fed ha rallentato il ritmo di aumento dei tassi di interesse "per dare tempo all'inasprimento della politica monetaria di funzionare". L’implicazione è che la Fed potrebbe aver finito, o quasi, con l’attuale campagna di rialzi dei tassi di interesse per attendere gli effetti ritardati, anch’essi prezzati dal mercato. I futures sui fondi federali scontano la possibilità di un altro rialzo nel gennaio 2024 con solo una probabilità del 35% circa.

Eppure, Powell riconosce che “l’evidenza è che la politica non è troppo restrittiva in questo momento”, nel contesto della discussione sul tasso neutrale. Ciò invia un messaggio contrastante: se l’attuale livello dei tassi di interesse non è “sufficientemente restrittivo”, allora saranno necessari ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Ciò rappresenterebbe una sorpresa negativa per i mercati e probabilmente causerebbe una lieve svendita di azioni e obbligazioni.

Powell riconosce che le attuali pressioni inflazionistiche "si verificano tutte in un contesto di domanda molto forte", alimentata dal forte mercato del lavoro, che sta diventando sempre più in equilibrio con l'aumento dell'offerta di lavoro: il tasso di partecipazione delle donne in età più elevata è in aumento a causa lavorare da casa e l’immigrazione è aumentata. Ma Powell riconosce anche che la questione della “offerta limitata” sta aumentando le pressioni inflazionistiche.

Il terribile avvertimento (che molti non hanno notato)

Il terribile avvertimento è avvenuto nel contesto della discussione sul recente aumento dei rendimenti a lungo termine.

 Powell ha suggerito che il recente aumento dei rendimenti a lungo termine "non è dovuto ad aspettative di inflazione più elevate o a mosse politiche a breve termine" ma è dovuto principalmente all'aumento dei premi a termine.

 Nel tentativo di spiegare l’aumento dei premi a termine, Powell suggerisce la possibilità di:

 "le aspettative "più elevate per un periodo più lungo" dovute

  • alla forza dell'economia,

  • i deficit fiscali insostenibili,

  • il QT e

  • il cambiamento nella correlazione tra obbligazioni e azioni – gli shock dell’offerta rendono le obbligazioni meno attraenti come copertura per le azioni e quindi il premio a termine deve aumentare.

Inoltre, Powell riconosce che "i rendimenti obbligazionari più elevati inaspriscono le condizioni finanziarie". Tuttavia, ciò non è dovuto alle aspettative che “noi (la Fed) faremo di più”: potrebbero esserci fattori strutturali a lungo termine, in particolare 1) la correlazione tra azioni e obbligazioni e 2) deficit fiscale insostenibile.

 Tuttavia, Powell riconosce di non conoscere con certezza le ragioni dietro l’aumento del premio a termine, e quindi la Fed “lascerà che si svolga e lo guarderà”, il che sta “riducendo marginalmente lo slancio per continuare ad aumentare i tassi. " Ciò rafforza il messaggio che la Fed probabilmente metterà in pausa il ciclo di rialzi dei tassi di interesse, il che dovrebbe essere positivo per il mercato.

 Tuttavia, Powell riconosce anche che “l’inflazione pandemica” potrebbe essere il problema strutturale e che la “tempesta perfetta della disinflazione” degli ultimi 20 anni è ormai finita perché gli shock dall’offerta manterranno elevate le pressioni inflazionistiche in futuro.

 Powell continua e riconosce che "l'effetto del limite inferiore è stato un grosso problema" per la politica monetaria durante la stagnazione secolare degli ultimi 20 anni. In sostanza, quando i tassi di interesse sono vicini allo 0% in tempi normali, come si fa a tagliare e stimolare l’economia in tempi difficili?

Hai colto l'avvertimento?

Ecco cosa Powell non ha detto: durante gli ultimi 20 anni di disinflazione, il problema del limite zero è stato risolto con il QE: espansione del bilancio o stampa di moneta per stimolare la domanda.

Ma ora che il tasso neutrale è aumentato e poiché probabilmente continueremo a dover affrontare pressioni inflazionistiche dovute a shock dall’offerta, il tasso di interesse nominale non tornerà al livello dello 0%. Pertanto, in futuro non ci sarà più bisogno del QE per stimolare l’economia. Il problema del "limite zero" non è più.

Quindi questo è il terribile avvertimento: niente più QE: questo è dannoso per azioni e obbligazioni.

Powell lo ammette effettivamente quando menziona "la rottura della correlazione tra azioni e obbligazioni", che secondo lui è un fattore strutturale che causa premi a termine più elevati. La correlazione dovrebbe essere negativa, quando il mercato azionario scende dovresti essere in grado di coprirti acquistando obbligazioni, poiché i tassi di interesse diminuiscono. Ciò non accade più; obbligazioni e azioni stanno crollando insieme. Perché? Niente più QE. Questo è l'avvertimento in bella vista.

 

Implicazioni

Si prospettano tempi difficili per azioni e obbligazioni. Dove nascondersi? Alcuni dicono che l’oro (GLD) potrebbe essere la soluzione. Tuttavia, anche l’oro beneficia del QE poiché il dollaro USA si deprezza. L'oro potrebbe muoversi in base alla rigorosa attrazione del paradiso sicuro. Tuttavia, l’oro non paga interessi o dividendi. Pertanto, anche la speculazione sull’oro per ottenere plusvalenze è rischiosa.

 In questo contesto di tassi di interesse a breve termine “più alti più a lungo”, l’asset più interessante è la liquidità, o buoni del Tesoro, con scadenza fino a 12 mesi.

 In alternativa, sono appropriate anche strategie di trading tattico e investimenti in hedge fund o CTA che giocano il ciclo dal lato lungo e corto.

Volete sapere se noi di Recce’d siamo d’accordo oppure no?

Tutto il testo, che vi abbiamo appena fatto leggere, elenca soltanto dati di fatto, tutte cose che oggi già vedono tutti. Basta leggere il giornale la mattina

La sola eccezione, nel testo che avete appena letto, è la parte finale. Implicazioni.

Ecco: qui Recce’d non è, per nulla, in accordo.

Se vi interessa, contattateci, e noi vi spieghiamo i punti del nostro disaccordo.

Veniamo però al futuro: quali fattori determineranno il futuro andamento delle Borse?

Forse la Federal Reserve. Forse la recessione. Forse le trimestrali. Forse il deficit dello Stato. Forse i tassi di interesse. Forse l’auto elettrica, Forse il Bitcoin.

Oppure, forse, alla Borsa adesso serve un’altra “botta di Nvidia”?

Ed arriverà, con la trimestrale di ottobre?

Abbiamo chiesto in giro: ma nessuno conosce la risposta. Oppure, la conosce, ma a noi non la ha voluta dire.

Abbiamo notato che molti sono ancora affezionati al “Buy-the-dip”, la regoletta di “comperare sempre su ogni ribasso”. Sono affezionati, ma pure perplessi.

Perché comprano tutti i ribassi, ma poi la Borsa continua a scendere.

E in quel caso, che si fa?

Ed infatti, tra il pubblico delle meme, dei siti di trading, delle chat e delle community adesso c’è anche chi vuole “giocare al ribasso”, magari utilizzando le famose opzioni 0DTE.

La motivazione è sempre la stessa: fiutare il vento ed acchiappare l’occasione.

Ognuna di queste persone è convinta di essere più furba di tutti gli altri, e riuscire a fregarli tutti, comperando sui minimi e poi vendendo ai massimi.

A tutti quanti i nostri lettori, che abbiano interesse o anche solo curiosità per le azioni, noi offriamo gratuitamente uno spunto di riflessione, che leggete nella immagine che segue, e che noi giudichiamo preziosissimo.

Da qui, è necessario partire, se si vuole anche solo chiacchierare al bar di azioni ed indici azionari.

Valter Buffo
La legge delle conseguenze involontarie
 

Tutto sta nel grafico qui sopra.

Come si vede, la soglia del 5% è stata superata giovedì scorso, immediatamente dopo l’intervento di Jerome Powell.

Le ragioni di questo fatto, e degli altri fatti che le accompagnano, Recce’d le ha con chiarezza illustrate qui nel Blog.

Fin dal mese di gennaio 2023, e poi a partire dal Post dello scorso 3 giugno con cadenza quasi settimanale.

Recce’d aveva pubblicato il 3 giugno, un Post dove avevamo già scritto ai nostri lettori che è stata fatta una scelta politica, di tirare una corda fino a che non sarà spezzata; spiegando poi che è stata scelta con decisione la strada del “fare finta di non capire e non vedere”, come altre volte nel passato recente. Di tollerare, di continuare a sperare, e di spargere “ottimismo”.

Avevamo scritto, il 3 giugno, che proprio a causa di questa scelta politica oggi tutti gli investitori (che non siano decisamente distratti, malissimo informati … oppure un po’ semplicioni) si trovano davanti un solo scenario possibile, e stiamo tutti andando verso questo esito con massima velocità.

Il solo scenario possibile metterà in massima evidenza la differenza tra la ricchezza “soltanto sulla carta” e la “vera ricchezza”: questo noi di Recce’d lo avevamo già chiarito sette giorni prima. Ed in aggiunta a questo vi avevamo anticipato già il 24 giugno che “ci aspetta un’estate calda (caldissima) e poi un inverno freddo (freddissimo): ma soprattutto, un agosto indimenticabile”, ed è andata esattamente così.

Come avevamo scritto in data 10 giugno scorso, oggi dovrebbe esservi chiaro che il “punto di svolta” è stato ampiamente superato: ormai, siamo già tutti dentro quello scenario che noi anticipammo appunto il 3 giugno.

Ma se per caso non vi è stato sufficiente tutto questo nostro lavoro, allora il 5 agosto scorso siamo arrivati noi, a ricordare al lettore … come si previene l’insolazione. Ed è proprio in quel Post (se lo leggete con attenzione ed un pizzico di arguzia) che trovate le indicazioni su che dovete fare del vostro portafoglio e dei vostri investimenti sui mercati finanziari.

In estrema sintesi, oggi vi ripetiamo che, come tutti voi lettori sicuramente ricordate, Recce’d con massima chiarezza il 3 giugno vi aveva avvisati:

attenzione, da oggi rimane UN SOLO SCENARIO possibile, sia per i mercati finanziari, sia per le economie reali.

Lo scenario di cui Recce’d allora scriveva è quello che vedete leggendo stamattina il vostro giornale. Tra settembre ed ottobre, tutti i Post ruotano proprio intorno a questo scenario, che rimane il solo scenario possibile.

Gratuitamente a tutti i nostri amici lettori abbiamo anche anticipato le ricadute sui mercati finanziari. E non quelle che leggete oggi: bensì quelle delle prossime settimane e mesi.

Possiamo dunque immaginare che tutti i nostri lettori siano perfettamente informati.

Resta il problema dei portafogli titoli: quanti tra i nostri lettori hanno MODIFICATO la loro asset allocation a inizio 2023? Quanti hanno modificato la asset allocation il 3 giugno scorso? E quanti sono soddisfatti dei risultati ottenuti fino a qui?

Ma soprattutto: guardando avanti di sei mesi, oppure un anno, che cosa si aspettano i nostri lettori dal loro portafoglio titoli, così come è fatto oggi?

Perché il periodo è complicato, molto complicato.

Se non lo avete ancora fatto, correte a dare un’occhiata alla vostra performance: a un anno, a due anni, dal 2020, negli ultimi cinque anni.

Nel corso dell’ultima settimana, noi di Recce’d abbiamo affrontato con ogni nostro Cliente, grazie ad un ampio lavoro di analisi, i risultati dei nostri portafogli modello, facendo una serie di confronti (con i dati che vedete rappresentati nei grafici, ed anche con molti ALTRI dati).

Noi qui sopra pubblichiamo una selezione di dati. Altri dati e commenti di recente noi li abbiamo pubblicati anche alla pagina TWIT - TWOO del sito.

Le performances sono informative, e meritano tutto il tempo che ni di Recce’d dedichiamo all’analisi. Ma al tempo stesso, le performances raccontano il PASSATO.

Ogni investitore, nel mese di ottobre 2023, e dati i segnali in arrivo dai mercati finanziari proprio in queste settimane, deve domandarsi: quanto possono rendere nei prossimi 12 - 24 mesi, le singole posizioni che oggi ho nel mio portafogli?

Ma soprattutto: nel su insieme, il mio portafoglio che cosa promette di rendere? E con quale volatiltà? Qule è il massimo ribasso che devo prendere in considerazione oggi?

Per fare questo lavoro di stima, sono indispensabili:

  • informazione completa

  • analisi approfondita

  • competenze e conoscenze adeguate

  • un modello matematico/probabilistico di stima affidabile per il rendimento futuro e per il rischio sul downside.

Questo è ciò che Recce’d mette a disposizione dei Clienti, che per questa ragione riconoscono a Recce’d le commissioni per il lavoro fatto: che nei risultati e nella performance, oggi li mettono davanti a tutti.

Un ampio approfondimento sta per essere pubblicato alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO del nostro sito.

Il punto di partenza, di questo lavoro di analisi e di stima di rischio e rendimento futuri, è ovviamente capire … in che Mondo stiamo oggi.

Diceva la banca UBS giovedì scorso che:

“oggi è il mercato delle obbligazioni a guidare la Borsa”

come Recce’d vi scriveva più di un mese fa, ed al tempo stesso (come si legge nell’immagine) ripeteva ancora che lo scenario più probabile oggi rimane il “soft landing”.

Ritornando indietro, di poche settimane, diciamo la fine del mese di luglio e l’inizio del mese di agosto, era questo il modo di pensare di “tutti”. Oggi, se guardiamo al comportamento dei mercati, è soltanto una minoranza che la vede in questo modo.

Sull’argomento, Recce’d scriveva ciò che scrive oggi già a fine luglio, ed anzi già a gennaio, e per questa regione oggi non le ripeteremo. Potete trvare tutto in un recente Longform’d che vi sarebbe utilissimo rileggere.

Ai nostri amici lettori, oggi diamo questo suggerimento: di ripartire da ciò che è scritto nell’immagine più in alto, dove si spiega che oggi il rialzo dei rendimenti delle obbligazioni:

  • non dipende dalle aspettative per il futuro dell’inflazione; e

  • non dipende dalle aspettative di “recessione”; e

  • non dipende dalle aspettative sul futuro dei tassi ufficiali di interesse.

Ma allora, amici lettori, che cosa fa salire, oggi, i rendimenti delle obbligazioni?

Come fate, oggi, nel mese di ottobre, a fare scelte adeguate e premianti, se non avete capito che cosa sta succedendo sotto ai vostri occhi?

E purtroppo, oggi sono in tanti, a non avere compreso assolutamente nulla.

E allora muovetevi. Svegliatevi dal sonno. Smaltite la sbronza. La festa, ragazzi e ragazze, è finita da un pezzo.

Datevi da fare, oggi stesso.

Fate una ricerca, fate una vostra analisi, oppure chiedete al vostro financial advisor, al vostro wealth manager, al vostro private banker. Lui, sicuramente, lo sa che cosa è che muove i rendimenti delle obbligazioni. E vi darà una spiegazione adeguata, per il più ampio crollo dei prezzi delle obbligazioni da 150 anni a questa parte.

Ve ne siete resi conto, non è vero?

Non è che, per caso … avete comperato quei BTp al 4% …

Approfondite anche il tema del “premio per il termine” ovvero term premium: che cosa è? Come si misura? Perchè oggi è importante, ma due anni fa veniva ignorato da tutti?

Approfondite poi anche il tema del “tasso naturale di interesse”: perché oggi se ne parla così tanto, mentre solo due anni fa veniva del tutto ignorato? E come si stima? Ricordate i grafici, che noi abbiamo presentato in decine di occasioni, sulla “regola di Taylor”?

Fatelo con il vostro financial advisor, il vostro wealth manager, il vostro private banker. Lui, sicuramente, vi aiuterà a comprendere, e dopo anche a decidere che cosa fare.

Ricordate che lui NON è solo un venditore, lui è anche “consulente”, approfittatene ora, quando vi serve davvero!

Un secondo suggerimento, legato ai dati del grafico che segue: ragionate a lungo sulla rapidità con la quale siamo passati da

“i tassi di interesse non saliranno MAI”

ad una situazione nella quale

“i tassi di interesse non SCENDERANNO mai”.

Questo profondo, e drammatico, cambiamento di scenario è avvenuto in meno di 24 mesi: ed ha rimesso in moto le cose, tanto che è ragionevole attendersi, come conseguenza, altri cambiamenti profondi nello scenario, per altre classi di attività. Ed in meno di 24 mesi.

In fasi di rapido e profondo cambiamento dello scenario, come è questa, l’investitore deve prendere in considerazione tutte le possibili reazioni dei mercati, incluso il panico.

Numerosi investitori, a fronte di questa eventualità, scappano via dai mercati, e si rifugiano nel “cash”: in settimana ce lo ha detto anche il sondaggio di Bank of America.

Il nostro terzo suggerimento oggi è di riflettere con attenzione anche su questo.

Come tutti i lettori ricorderanno, Recce’d per molto tempo ha suggerito ai suoi lettori di stare FUORI dai mercati, e quindi anche di stare in “cash”: ma in quei mesi, il pubblico era tenuto sotto pressione dalla “bolla di tutto”, e una buona parte degli investitori allora pensava che “tutti gli investimenti rendono moltissimo”, e quindi allora questa nostra indicazione operativa rimase inascoltata.

Ma il “cash” è una alternativa valida, e da prendere seriamente in considerazione, quando lo S&P 500 sta a 4800 punti. E quando il BTp rende lo 0,50% sulla scadenza decennale.

Un buon investitore pensa al “cash” proprio in quel momento.

Oggi, invece, il “cash” potrebbe NON essere una valida alternativa. Anzi, oggi il “cash” potrebbe essere una scelta disastrosa.

Questo perché oggi, e finalmente, sui mercati finanziari iniziano a vedersi autentiche opportunità di investimento. Di investire sul VALORE delle cose.

Ne scriveremo con maggiore dettaglio, anche alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE alla quale si accede dalla pagina MERCATI di questo sito.

Queste opportunità di investimento, però, si possono individuare e cogliere unicamente se si è in grado di comprendere la realtà nella quale viviamo ed investiamo oggi.

Che è una realtà diversa, in tutto e per tutto, dal passato recente.

E che impone, a noi investitori, di NON ragionare del portafoglio titoli come si faceva cinque anni fa, dieci anni fa, quindici anni fa, venti anni fa.

La Nuova Era, il Nuovo Paradigma, dei quali noi di Recce’d abbiamo scritto in decine di occasioni, anche in pubblico sul nostro sito (ed anche in questo Blog) oggi è davanti ai vostri occhi: dopo una lunga fase nella quale gli investitori si sono illusi di avere eliminato il fattore “rischio” dal problema delle scelte di investimento, ora siamo passati ad una situazione nella quale il fattore “rischio” ritorna ad essere importante.

Si passerà, poi, alla fase nella quale il fattore “rischio” sarà la sola cosa che conta.

Ed il cash, in quella fase, sarà la scelta peggiore di tutte, per il vostro portafoglio di investimenti finanziari.

Chiudiamo questo Post con un ultimo suggerimento.

Se davvero volete comprendere ciò che sta succedendo al vostro portafoglio di investimenti finanziari (ed immobiliari).

Se davvero volete fare rendere nel futuro i vostri investimenti finanziari (per gli immobiliari, c’è zero possibilità, oggi).

Se davvero volete proteggere il vostro risparmio dalle future oscillazioni e dal cambiamenti di scenario.

Allora lasciate perdere i siti Web (escluso questo di Recce’d, naturalmente).

Lasciate perdere le chat. Lasciate completamente perdere le community. Quello che dice l’amico del bar. Quello che dice il collega in ufficio. E tutte le fonti di false informazioni, a partire da CNBC.

Smettetela, di perdere il vostro tempo.

Dedicate invece un po’ del vostro tempo alla lettura dell’articolo che segue.

L’articolo che segue e chiude il Post vi parla della legge delle conseguenze non desiderate. Delle conseguenze involontarie.

Ed è una descrizione perfettamente adeguata alla situazione che tutti noi e tutti voi oggi ci troviamo a vivere.

Esiste una sola vera legge della storia, ed è la legge delle conseguenze involontarie.

All’inizio degli anni ’20, l’economista dell’Università di Chicago Frank Knight fece una famosa distinzione tra rischio calcolabile e incertezza inconoscibile. Ha trascurato un terzo ambito: l’involontarietà – dove ciò che accade non è ciò che avrebbe dovuto accadere. Coloro il cui compito è gestire il rischio oggi tendono a concentrarsi sugli aspetti a cui possono essere collegate le probabilità e ad alzare le spalle su tutto il resto. Potrebbero fare di meglio se presumessero semplicemente che la maggior parte dei grandi progetti andranno storti.

Prendiamo l’improvviso aumento dei tassi di interesse nominali e reali a cui stiamo assistendo, che ha visto il rendimento di un titolo del Tesoro statunitense a 10 anni salire dallo 0,66% nell’aprile 2020 al 4,88% questa settimana. L’ultima volta che il rendimento del decennale si è mosso così tanto nell’arco di tre anni è stato nel 1979-82 – quando il presidente della Fed Paul Volcker stava uccidendo il drago dell’inflazione degli anni ’70 – un periodo che ha visto non una ma due recessioni.

Un aumento dei rendimenti degno di Paul Volcker

Non sono l’unico a provare quella brutta sensazione degli anni ’80. La settimana scorsa il mio collega di Bloomberg Opinion, John Authers, stava facendo gelare il sangue agli investitori ricordando il modo in cui un aumento comparabile dei rendimenti obbligazionari fu seguito dal crollo del mercato azionario del Black Monday nell'ottobre 1987 - "ancora il giorno più terrificante nella storia del mercato" (che è un po’ dura nelle giornate nere dell’ottobre 1929).

Eppure vale la pena guardare più indietro nella storia. In termini di rendimenti totali, si tratta del più grande crollo del mercato obbligazionario degli ultimi 150 anni. L’anno scorso è stato infatti l’anno peggiore per gli investitori obbligazionari statunitensi dal 1871, con un rendimento totale di meno 15,7%, addirittura peggiore dell’annus horribilis del 2009. Per il 2023, il rendimento da inizio anno è stato quasi del meno 10%; annualizzato, ovvero meno 17,3%, addirittura peggio del 2022. Stiamo osservando i due anni peggiori per gli investitori obbligazionari in un secolo e mezzo.

La storia è simile per gli investitori in gilt britannici. I rendimenti nel 2022 (meno 22%) sono stati peggiori rispetto al 1916, il punto più basso delle fortune della Gran Bretagna nella prima guerra mondiale (meno 20%), anche se il 2023 non è stato così negativo.

Tutto ciò è una notizia terribile per le banche che detengono grandi quantità di titoli del Tesoro nei loro bilanci. È una notizia terribile per il gran numero di aziende le cui obbligazioni investment grade – per un totale di oltre 400 miliardi di dollari – scadranno l’anno prossimo. È una notizia terribile per chiunque voglia rifinanziare un mutuo. Per tutti questi diversi gruppi, gli oneri finanziari aumenteranno.

Ma le conseguenze maggiori ricadranno sul più grande mutuatario, vale a dire il governo degli Stati Uniti. Come ha affermato Greg Ip sul Wall Street Journal di giovedì, “L’aumento dei tassi di interesse significa che i deficit alla fine contano”. Non è una coincidenza, ha affermato, che “il recente aumento dei rendimenti obbligazionari è avvenuto quando Fitch Ratings ha declassato il suo rating creditizio statunitense, il Tesoro ha aumentato le dimensioni delle sue aste obbligazionarie, gli analisti hanno iniziato a rivedere al rialzo il deficit federale di quest’anno e il Congresso ha quasi chiuso alcune parti del governo per la mancata approvazione delle leggi di spesa”.

La politica fiscale statunitense si trova da tempo su una traiettoria insostenibile – da più di 20 anni, in realtà. Ma sotto il presidente Joe Biden lo squalo è saltato. Sembra che il deficit federale supererà il 7% del PIL nell’anno fiscale 2023, dopo che il Congressional Budget Office si sarà adeguato ai capricci della politica sulla remissione del debito studentesco. Si tratta di un numero davvero scioccante per un’economia che si sta avvicinando alla piena occupazione. E, come ho sottolineato qui un mese fa, non esiste scenario che il CBO possa ideare in cui il debito totale rispetto al PIL non continui a crescere, con la spesa spinta in parte dal crescente onere del pagamento degli interessi.

Il problema principale, come ha sottolineato Brian Riedl del Manhattan Institute, è che la scadenza media del debito federale è di soli 76 mesi. Quindi, anche se il CBO avesse ragione e i tassi di interesse a lungo termine fossero in media del 4% nei prossimi tre decenni, il risultato sarebbe comunque un aumento del deficit di bilancio fino al 10% del PIL. E ogni punto percentuale aggiuntivo sui tassi di interesse aggiungerebbe ulteriori 2,8 trilioni di dollari di costi per il servizio del debito in 10 anni.

Questo risultato disastroso è un perfetto esempio della legge delle conseguenze indesiderate.

Nella letteratura economica, la “mano invisibile” di Adam Smith è un esempio ben noto, per cui l’individuo, perseguendo il suo meschino interesse personale, è guidato “da una mano invisibile a promuovere un fine che non rientrava nelle sue intenzioni”.

Tuttavia, tali conseguenze benigne e indesiderate sembrano essere l’eccezione piuttosto che la regola, soprattutto quando si tratta delle intenzioni dei politici pubblici.

In “The Unanticipated Consequences of Purposive Social Action” (American Sociological Review, 1936), Robert K. Merton propone cinque possibili ragioni per cui gli schemi meglio congegnati di politici e pianificatori così spesso vanno male:

  1. Conoscenza parziale: “il paradosso che, mentre l’esperienza passata è l’unica guida per le nostre aspettative sul presupposto che certi atti passati, presenti e futuri siano sufficientemente simili da essere raggruppati nella stessa categoria, queste esperienze sono in realtà diverse”.

  2. Errore: “il presupposto fin troppo immediato che le azioni che in passato hanno portato al risultato desiderato continueranno a farlo”.

  3. L’“imperiosa immediatezza dell’interesse” – “casi in cui la preoccupazione primaria dell’attore per le conseguenze immediate previste esclude la considerazione di ulteriori o altre conseguenze dello stesso atto”.

  4. “Valori fondamentali” – “casi in cui non si prendono in considerazione ulteriori conseguenze a causa della sentita necessità di determinate azioni imposte da determinati valori fondamentali”. L’esempio fornito da Merton è l’etica protestante di Max Weber e lo spirito del capitalismo, dove la gratificazione differita aveva la conseguenza involontaria di accumulare capitale e, in definitiva, di erodere l’ascetismo calvinista.

  5. Profezia autodistruttiva: "Le previsioni pubbliche sui futuri sviluppi sociali spesso non sono sostenute proprio perché la previsione è diventata un nuovo elemento nella situazione concreta... [in modo che] la condizione 'a parità di altre cose' tacitamente assunta in tutte le previsioni non è soddisfatta”.

Molto prima di Merton, o anche di Smith, il filosofo politico inglese John Locke ha fornito un esempio molto rilevante per la nostra situazione. In “Alcune considerazioni sulle conseguenze dell’abbassamento degli interessi e dell’aumento del valore del denaro” – un saggio aggiornato che inviò in una lettera a un membro del Parlamento, Sir John Somers, datata 7 novembre 1691 – Locke espose brillantemente le conseguenze indesiderate dei limiti artificiali sui tassi di interesse.

Stava scrivendo tre anni prima della fondazione della Banca d’Inghilterra, che aveva lo scopo di porre fine allo scioccante record di default della corona inglese (ad esempio, lo Stop of the Exchequer del 1672, quando Carlo II sospese i pagamenti sui debiti del suo governo). Era un periodo in cui i funzionari inglesi avrebbero volentieri allentato la pressione a cui erano sottoposti riducendo gli interessi pagati per prendere in prestito.

Potrebbe “il prezzo del noleggio di denaro… essere regolato dalla legge?” chiese Locke. La sua risposta è stata dura:

È evidente che non può. … Sarà impossibile, con qualsiasi espediente legale, impedire a uomini esperti nel potere che hanno sui propri beni e sui modi di trasmetterli ad altri, di acquistare denaro da prestare loro, a qualunque tasso le loro occasioni renderà loro necessario averlo; poiché è da ricordare che nessun uomo prende in prestito denaro, o paga l'uso, per mero piacere: è la mancanza di denaro che spinge gli uomini a quel problema e all'onere di prendere in prestito; e in proporzione a questo bisogno, così ciascuno l'avrà, qualunque sia il prezzo che gli costerà. In tal modo gli abili, dico, si comporteranno sempre in modo da evitare il divieto della vostra legge e tenersi fuori dalla sua punizione, fate quello che potete.

Quali sarebbero, si chiedeva Locke, le conseguenze indesiderate di una legge volta ad abbassare i tassi di interesse?

Renderà la difficoltà di prendere e concedere prestiti molto più grande, per cui il commercio (il fondamento della ricchezza) sarà ostacolato.

Non sarà un pregiudizio per nessuno, se non per coloro che hanno più bisogno di assistenza e aiuto; Intendo vedove e orfani, e altri non istruiti nelle arti e nell'amministrazione di uomini più abili...

Aumenterà enormemente il vantaggio dei banchieri, degli scrivani e di altri broker esperti...

Temo di poter considerare come una delle probabili conseguenze di una tale legge il fatto che probabilmente causerà un grande spergiuro nella nazione; un crimine, rispetto al quale nulla può essere impedito con maggiore attenzione da parte dei legislatori...

Locke concluse che era “vano, quindi, cercare di ridurre effettivamente il prezzo degli interessi mediante una legge; e puoi razionalmente sperare di fissare un tasso fisso sull'affitto di case o navi, come se fosse denaro.

È un peccato che l’economia attualmente insegnata nelle principali università americane, dove vengono formati i futuri economisti della Fed e del Tesoro, ora ometta in gran parte la storia del pensiero economico. Un po’ di Locke avrebbe potuto mettere in guardia i sostenitori del “quantitative easing” e della “forward guidance” che i loro sforzi per manipolare i tassi di interesse prima o poi avrebbero avuto conseguenze indesiderate.

Esistono, ovviamente, esempi più memorabili e non economici di conseguenze involontarie. (Per qualche ragione, quasi tutti coinvolgono animali.) Durante gli episodi di peste bubbonica, come la Grande Peste che colpì Londra nel 1665, cani e gatti randagi furono uccisi in gran numero. La conseguenza involontaria è stata quella di ridurre il numero di predatori nella popolazione di ratti portatori delle pulci che trasmettevano la malattia.

In Cina, durante il Grande Balzo in Avanti, ironicamente chiamato, il Partito Comunista ha preso di mira i “Quattro Parassiti”: ratti, mosche, zanzare e passeri. Ma la campagna “smash passeri” ha trascurato il fatto che i passeri mangiano insetti oltre al grano. Con la drastica riduzione della popolazione dei passeri, la popolazione delle locuste aumentò vertiginosamente, con risultati catastrofici: non un grande balzo, ma una grande carestia.

L’esempio più recente è la fornitura gratuita di zanzariere agli abitanti dei villaggi africani poveri da parte di organizzazioni no-profit. La conseguenza involontaria in questo caso è stata che le persone usano le reti non per proteggersi dalle zanzare ma per catturare i pesci, portando alla pesca eccessiva perché la maglia fine cattura anche gli avannotti più piccoli. Vuoi saperne di più sulle conseguenze indesiderate? Chiedi a qualsiasi australiano dei rospi delle canne.

In un certo senso, le nostre conseguenze non intenzionali sono iniziate con una specie invasiva: il virus SARS-CoV-2 che ha causato la pandemia di Covid-19. Come descritto nel mio libro Doom, i politici di tutto il mondo occidentale sono stati persuasi a tentare un lockdown in stile cinese. La protezione minima dei più vulnerabili è stata ottenuta a costi enormi, non solo sotto forma di aiuti alle persone costrette a disoccuparsi, ma anche sotto forma di enormi disagi alla vita educativa e sociale dei giovani. Ma (come ci ha ricordato recentemente Nate Silver) sono stati solo i vaccini a funzionare davvero.

I blocchi hanno avuto molteplici conseguenze indesiderate. Il presidente Donald Trump non è riuscito a ottenere la rielezione in parte perché sembrava incapace di gestire l’emergenza, ma anche perché i lockdown hanno implicitamente concesso la legittimità del grande governo. Joe Biden lo ha sconfitto solo di poco, il suo partito ha ottenuto una stretta maggioranza al Congresso, ma i suoi consiglieri credevano che avrebbe dovuto emulare Franklin Roosevelt e Lyndon Johnson con spese stravaganti. Dato che i vaccini, oltre agli stimoli del 2020, avevano già stimolato la ripresa dell’economia americana, ciò era prevedibilmente inflazionistico, come ha giustamente sottolineato l’ex segretario al Tesoro Larry Summers. Un’ulteriore conseguenza non voluta è che gli elettori ora non danno a Biden alcun merito per la riduzione dell’inflazione che abbiamo visto quest’anno.

Trionfando sul suo collega repubblicano, ex presidente della Camera Kevin McCarthy, la scorsa settimana, il deputato Matt Gaetz ha dichiarato: “Non penso che votare contro Kevin McCarthy sia caos. Penso che 33mila miliardi di dollari di debito siano il caos. Penso che affrontare un deficit annuale di 2,2 trilioni di dollari sia il caos”. Non tutti gli elettori vedranno questa posa di rettitudine fiscale per la grottesca ipocrisia che è.

L’impennata degli oneri finanziari è la conseguenza involontaria di molte buone intenzioni. La decisione della Federal Reserve di ignorare le spie sull’inflazione e di restare a guardare fino al 2021 e fino al 2022 era senza dubbio ben intenzionata. I governatori volevano che gli americani tornassero al lavoro, e velocemente, dopo la pandemia.

Ma poi il presidente Jay Powell si è reso conto tardivamente del suo errore e ha iniziato ad aumentare i tassi a breve termine e a ridurre il bilancio della Fed, nel disperato tentativo di riconquistare credibilità ed emulare Paul Volcker. Al simposio economico di Jackson Hole in agosto, Powell ha descritto il suo compito come “navigare tra le stelle sotto cieli nuvolosi”. Ma la sfida è ancora più grande se si salpa consapevolmente per Capo Horn.

Allo stesso modo, Trump e Biden non avevano torto nel pensare che la Cina rappresentasse una crescente minaccia economica e strategica per gli Stati Uniti. Ma le misure adottate da Washington dal 2017 – prima le tariffe, poi le sanzioni tecnologiche volte a contenere la crescita della Cina – hanno involontariamente aumentato la pressione al rialzo sui tassi di interesse, tagliando di fatto gli Stati Uniti fuori dal capitale cinese.

Similmente, gli sforzi occidentali per ridurre le emissioni di gas serra sono stimolati dalle migliori intenzioni. Non abbiamo sbagliato a pensare che dovremmo abbandonare collettivamente il consumo di idrocarburi e abbracciare le fonti di energia rinnovabile per rallentare o arrestare il riscaldamento globale. Ma la conseguenza involontaria è stata che la Cina ha inondato i mercati occidentali con celle solari e veicoli elettrici, tutti prodotti con quantità crescenti di elettricità generata dal carbone.

Non possiamo prevedere per quanto tempo continuerà la tendenza al rialzo dei rendimenti obbligazionari. Forse ci sarà un crollo stile 1987 che costringerà la Fed a cambiare rotta e a tagliare i tassi.

O forse il mio brillante ex studente Paul Schmelzing avrà ragione. Su Bloomberg la scorsa settimana, è stato riportato che prevedeva un ritorno piuttosto rapido a tassi di interesse reali bassi e addirittura negativi. Il libro di storia dei tassi di interesse di Schmelzing, di prossima pubblicazione, indica una tendenza al ribasso sostenuta dei tassi reali che risale al XIV secolo, anche se con periodi di volatilità al di sopra e al di sotto della linea di tendenza.

“C’è un’inversione di tendenza in atto attorno a quella linea di tendenza secolare”, ha detto. “Ma entro un certo arco di tempo, il costo globale del capitale ritorna sempre su quella linea di tendenza. E quella… linea ha una tendenza al ribasso”. È vero, guerre e pandemie sembrano far deragliare la tendenza al ribasso. Ma secondo Schmelzing questi shock svaniscono presto. Se “tipicamente… ci vogliono circa quattro anni perché metà dello shock [come quello del Covid] si inverta… [allora] entro il 2024 dovremmo essere a metà strada verso quella linea di tendenza”. Ed entro il 2050, i tassi reali dovrebbero tornare in “territorio profondamente negativo”.

Paul, spero che tu abbia ragione. La mia preoccupazione è che tu stia sottovalutando la tendenza che una conseguenza non intenzionale ne porti a un'altra in una vera e propria cascata di non intenzionali. Schmelzing sottolinea la relativa “assenza di conflitti” nel recente passato, che ha sicuramente contribuito alla grande disinflazione seguita alla fine della Guerra Fredda.

Ma il periodo tra le due guerre è finito. È iniziata una nuova Guerra Fredda. La guerra calda che infuria in Ucraina non accenna a finire presto. Con l’assalto di Hamas a Israele, è scoppiata una nuova guerra in Medio Oriente. E nubi temporalesche continuano ad addensarsi su Taiwan.

Sono abbastanza sicuro che Biden non abbia intenzione di farsi coinvolgere nella terza guerra mondiale.

Ma non aveva intenzione di presiedere il peggior mercato obbligazionario dell’ultimo secolo e mezzo.

La legge delle conseguenze indesiderate è così. Non è una legge ferrea. È una legge ironica.

Valter Buffo
Uno sguardo ai numeri: ottobre 2023
 

Come si individua il VALORE sui mercati finanziari?

Cosa deve guidare le scelte di investimento, la composizione del portafoglio, il timing delle diverse operazioni, quando entrare e quando uscire?

E’ necessario avere una capacità: quella di individuare e selezionare, separando le cose SOTTO valutate da quelle SOPRA valutate.

Sulle cose sottovalutate si mettono i soldi, mentre quelle sopravvalutate si vendono.

Semplice, no?

E quindi, oggi? Che cosa è sopravvalutato? Che cosa è sottovalutato? E quando entrare, muoversi, quante operazioni fare sul proprio portafoglio titoli?

E quali sono, i fattori che ci dicono se un asset finanziario è sopravvalutato oppure sottovalutato?

Oggi, il fattore determinante è uno solo, e lo hanno capito tutti.

Negli ultimi mesi i tassi di interesse sono aumentati su tutta la curva, anche se il ciclo di rialzi sembrava sempre più concluso. I tassi sono aumentati moderatamente a breve termine poiché è diventato meno chiaro se il calo dell’inflazione sarà sufficiente per indurre tagli in tempi brevi. E i tassi sono aumentati notevolmente più all’esterno della curva poiché gli investitori hanno dedotto dalla forte performance dell’economia con un tasso sui fondi federali superiore al 5% che il tasso di interesse neutrale o di equilibrio potrebbe essere molto più alto di quanto ampiamente ipotizzato nell’ultimo ciclo, quando i mercati abbracciavano la stagnazione secolare. ipotesi.

La principale implicazione dell’ulteriore inasprimento delle condizioni finanziarie portato dall’aumento dei tassi è che il freno alla crescita del PIL durerà più a lungo. Ora stimiamo un impatto sulla crescita di circa -½ punti percentuali nel prossimo anno, un risultato significativo ma molto inferiore a quello dello scorso anno e troppo piccolo per minacciare una recessione.

Il passaggio a un regime di tassi più elevati comporta anche altri rischi. Nell’ultimo ciclo, la convinzione che i tassi reali sarebbero rimasti prossimi allo zero in futuro ha contribuito a razionalizzare alcune importanti tendenze economiche che altrimenti sarebbero apparse più discutibili: le elevate valutazioni delle attività rischiose nei mercati finanziari, la sorprendente sopravvivenza di imprese persistentemente non redditizie nei mercati finanziari. settore aziendale e ampi deficit che si sono aggiunti al debito federale già storicamente elevato nel settore pubblico. Esploriamo quali potrebbero essere le conseguenze economiche se queste tendenze dovessero iniziare a rilassarsi.

Nei mercati finanziari, il rischio principale è che le misure di valutazione confrontate con i tassi di interesse siano ora più elevate per alcuni asset, soprattutto le azioni. Stimiamo che se il premio per il rischio azionario scendesse al suo 50° percentile storico, il colpo sulla crescita del PIL nell’anno successivo sarebbe di 1 punto percentuale. Se scendesse al livello medio degli anni pre-GFC, il danno sarebbe di 0,75 punti percentuali.

Nel settore aziendale, gli investitori potrebbero esitare a continuare a finanziare società non redditizie che sperano possano ripagare bene in futuro, ora che il costo opportunità è aumentato. Ciò potrebbe costringere queste aziende a chiudere o a tagliare il costo del lavoro in modo più aggressivo, come hanno fatto in passato quando sono state colpite da shock sui tassi di interesse. Un aumento del 50% del loro tasso di uscita imporrebbe un freno di circa 20.000 sulla crescita mensile delle retribuzioni e un impatto di circa 0,2 punti percentuali sulla crescita del PIL.

Nel settore pubblico, le proiezioni della spesa per interessi reali e del rapporto debito federale/PIL appaiono molto peggiori rispetto a solo un paio di anni fa, quando ci si aspettava che il tasso di interesse sul debito pubblico (r) rimanesse ben al di sotto della crescita del PIL nominale ( G). Riteniamo improbabile che le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito portino a un accordo sulla riduzione del deficit in tempi brevi. Ma se alla fine dovesse realizzarsi, un accordo di portata simile all’aggiustamento fiscale del 1993 implicherebbe un impatto sulla crescita del PIL di circa ½ punto percentuale all’anno per un certo numero di anni.

Sebbene questi rischi siano significativi, probabilmente non sono abbastanza grandi individualmente da innescare una recessione, a meno che non si verifichino in modo improvviso, aggressivo o simultaneo. E in questi scenari, riteniamo che la Fed probabilmente effettuerebbe tagli dei tassi in grado di compensare gran parte dell’impatto.

Oggi 14 ottobre abbiamo fatto una scelta (per noi) insolita.

Abbiamo aperto il nostro Post citando Goldman Sachs.

E lo abbiamo fatto allo scopo di documentare, a chi ci legge, come la vedono quelli che la vedono diversamente da noi.

Il brano che avete appena letto è l’introduzione ad un più ampio documento, di qualità più elevata della media (per Goldman Sachs), che non possiamo sicuramente riportare per intero qui nel Post. Chi fosse interessato, però, può scriverci attraverso la pagina CONTATTI del sito, e riceverà una copia integrale del documento originale di Goldman Sachs.

Il documento di Goldman Sachs si chiama “I rischi di un regime di tassi più alti”.

Si tratta del tema di mercato di questa fase dei mercati finanziari internazionali.

Per la verità, si tratta del tema di mercato degli ultimi due anni: anche se proprio l’industria delle banche globali di investimento ha tentato di farvi pensare ad altro, senza riuscirci. Perché esiste solo questo. Perché la realtà è questa.

Il tema è quello centrale. Il solo tema centrale.

E Goldman Sachs mette tutte le sue energie al servizio del loro scopo, che è quello … di farvi credere che, se domani ci fosse un qualsiasi problema, la Federal Reserve è lì a disposizione per tagliare i tassi e permettere a Goldman Sachs di fare grandi utili.

Ed ora, vi invitiamo a mettere a confronto la frase che abbiamo evidenziato sopra e il grafico che segue.

Come vedete, non richiede alcuno sforzo dimostrare che ciò che Goldman Sachs scrive, nell’introduzione che abbiamo riportato, è semplicemente falso.

Il tono rassicurante, positivo ed ottimista, ma pure insistente, ottuso e ripetitivo, di Goldman Sachs non deve sorprendere.

Questa grande banca internazionale, insieme con tutte le altre grandi banche internazionali, ha una lunga storia. Che parla.

Negare la realtà è il loro mestiere.

La loro storia è la storia di Istituzioni che mettono tutto il loro sforzo per fare entrare nella testa del pubblico una realtà … di fantasia. Per piegare la mente degli investitori verso uno scenario che renda massimo il loro risultato economico (e non quello dell’investitore: ATTENZIONE).

Per “piazzare la merce” è necessario che la mente sia esaltata, che l’ottimismo sia massimo, che le difficoltà vengano cancellate dalla mente dell’investitore.

L’investitore non deve ragionare: l’investitore medio deve credere. Avere fede. Deve confondere la speranza con la realtà: deve usare la speranza come strategia di investimento.

Mettete a confronto il tono, ed il contenuto, del brano che avete letto sopra ed i dati della tabella qui sotto.

L’intero brano che avete letto sopra nega l’esistenza dei dati della tabella che avete appena letto: in Goldman Sachs non trovate il più piccolo accenno al “più grande bear market obbligazionario di ogni tempo”. Ed alle implicazioni, alle ricadute, alle conseguenze. Non esiste, per loro. ma esiste, nei fatti.

Goldman Sachs, nel brano qui sopra, scrive come se la cosa non fosse mai avvenuta. Scrive ai lettori che “tutto è normale, tutto a posto, e se ci saranno difficoltà, la Fed taglierà il costo del denaro”.

Non vi sorprendere, leggere ogni settimana sempre le medesime cose? Da due anni, ogni settimana, leggere “The Fed is done”? Leggere che “La Fed ha concluso il suo ciclo di rialzi”? Proprio non vi fa venire in mente nulla, il fatto che c’è chi sente la assoluta necessità, ogni settimana, di scrvere cose che non sono vere, ma semplici invenzioni della fantasia?

Il grafico qui sopra dovrebbe, come minimo, farvi un po’ ragionare su questo aspetto della realtà.

Anche nella settimana appena conclusa, per i primi tre giorni, sui mercati dominava un argomento che più o meno diceva (immagine sopra):

la Federal Reserve ha finito con i rialzi del costo del denaro, perché l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni ha già fatto il lavoro per conto della Fed.

La cosa è durata quanto deve durare una cosa del genere: tre giorni (immagine sotto).

Ma non è finita qui: ci riproveranno: ci riproveranno di sicuro, e molte volte.

Perché non hanno alternative. E per questo, sono disperati. Senza il “soft landing”, loro sono … “fottuti”, come dicono gli attori americani nei film di successo.

Va detto che un certo numero di investitori, e di osservatori, e di analisti, a questo punto ha capito “il giochetto” (immagine sotto).

Resta però il gregge delle pecore.

Non stupitevi di questa situazione, che vi abbiamo appena documentato: non stupitevi del fatto che c’è una massa di persone che ancora nel mese di ottobre 2023 va dietro a queste cose.

E’ una condizione della mente umana che viene studiata da molto tempo: alla mente umana, piace farsi raccontare cose piacevoli. Anche quando non sono vere.

Poi viene il risveglio.

Questa del 2023 al tempo stesso è una situazione da prendere molto sul serio: è la prova di un profondo squilibrio, e quindi per noi investitori di una opportunità molto grande, nel mercato finanziario più difficile di tutta la sua storia (immagine che segue). Forse questa di oggi è davvero l’opportunità di una vita?

Una opportunità grande quanto, e forse più, di quella del 2021, quando il BTp rendeva lo 0,50% e a voi lettori spiegavano che “i tassi di interesse non saliranno mai più”. Ricordate? Due anni fa, 24 mesi fa, ovvero … l’altro ieri.

C’è una spiegazione semplice, di questo stato delle cose. Una spiegazione che Recce’d ha già fornito sette giorni fa: “Se Dio non voleva che le pecore fossero tosate, non avrebbe creato le pecore”. Le pecore hanno nel loro destino di essere tosate.

E saranno, infatti, tosate. Anche questa volta.

Ad esempio: una parte del pubblico ancora oggi ragiona come se una “crisi finanziaria” sia qualche cosa che viene anticipato dai titoli dei quotidiani: “se sul mio giornale non c’è scritto che c’è una crisi, allora non c’è una crisi”. E ci penseremo poi, dopo, più tardi.

“Tanto, c’è la Federal Reserve che salverà sempre tutti e tutto”.

La gestione di un portafoglio di investimenti sui mercati finanziari è una cosa totalmente diversa da questo. E’ l’opposto di questo.

La gestione di un portafoglio titoli produce risultati unicamente quando il gestore è capace di vedere in anticipo le situazioni che si creeranno in futuro.

Questo mestiere della gestione è una cosa pratica e concreta. Terra-terra. E’ una professione di fatti e di dati, di numeri realizzati e non di “quello che si poteva fare”.

Non di “idee”, di “fantasie” e di “ipotesi”.

Non è il mestiere della “ricerca di Goldman Sachs” ma di risultati dei Fondi di Goldman Sachs, dove ci hanno messo i soldi e dove hanno fatto scelte concrete, pratiche e riscontrabili.

A differenza di quelle, inventate, che trovate nelle chat e nelle community.

Nel grafico qui sopra, vedete i risultati ottenuti dal Fondo Flessibile Globale di Goldman Sachs negli ultimi 5 anni.

Lo abbiamo messo a confronto con l’indice italiano dei Fondi Comuni Bilanciati Moderati italiani.

E abbiamo anche evidenziato (nel riquadro rosso) i valori di questi investimenti nel gennaio 2020, l’inizio della fase di mercato che stiamo vivendo. Ed ovviamente anche, nel riquadro giallo, i valore ad oggi per i Clienti che ci hanno investito il loro risparmio.

Chiediamo al lettore di pensare a tutti gli alti e bassi di questi cinque anni. A tutti i titoli che abbiamo letto, sui giornali e sui siti, a proposito dei Big Tech, A tutti i titoli dei TG oppure di CNBC su Tesla ed Nvidia. E a tutti quegli articoli sul boom del petrolio.

Vi suggeriamo di rivedere, nella vostra mente, tutti questi episodi, di ripensare a tutte quelle parole. Vi suggeriamo di ripensare a tutti quei “possibili, e favolosi, guadagni”.

Perché nelle performances dei più qualificati competitors non le troviamo? Perché qui NON ci sono? Perché NON esistono nella realtà?

Molto, molto, molto semplice: perché se fai 5 di guadagno da una parte e poi 15 di perdita da un’altra parte, il risultato è MENO 10 in cinque anni, proprio come ha fatto in questo caso Goldman Sachs.

Questa è la professione, la sostanza: i dati. Il resto sono chiacchiere da chat e da community: ovvero tempo buttato via.

Ed è proprio per questo motivo, che conviene investire con i portafogli di Recce’d: perché Recce’d è molto, molto, ma molto meglio di questo (nonostante il fatto che … “la Fed ha concluso il ciclo dei rialzi” già almeno un centinaio di volte).

Questo mestiere si fa sapendo nel 2021 che cosa fare dei BTp allo 0,50% (e che cosa fare nel mese di ottobre del 2023). Tutto il resto, sono chiacchiere da salotto. Lo dicono i dati che avete appena letto, e i dati di performance dei nostri portafogli modello, che vengono spedite in queste ore a tutti i Clienti di Recce’d.

E che nel caso specifico, sono meglio di … questa roba qui.

Torniamo in chiusura alla gestione dei vostri denari oggi. Trovate nel brano che segue, del Fondo Monetario Internazionale, una serie di spunti, e se siete interessati ad approfondire questi spunti (e le loro implicazioni per i nostri portafogli modello) non avete che da utilizzare la nostra pagina CONTATTI del sito.

Il FMI ha esortato le autorità di regolamentazione ad affinare il loro controllo sulle minacce derivanti dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, poiché un continuo aumento dei costi di finanziamento globali innesca un “aumento del rischio” nei mercati finanziari. "Quando si vedono movimenti ampi e molto rapidi, c'è un maggiore potenziale per innescare instabilità, perché i partecipanti al mercato devono riposizionarsi e ci sono questi acceleratori nel sistema che potrebbero entrare in azione", Tobias Adrian, direttore dei mercati monetari e dei capitali del fondo ha detto il dipartimento al Financial Times. “Se tutto va bene, ad un certo punto prevarrà la calma, ma il rischio [ora] è certamente maggiore”.

Le osservazioni arrivano in un periodo di settimane di volatilità del prezzo dei titoli di stato statunitensi. I rendimenti sul debito statunitense a 30 anni hanno toccato il massimo degli ultimi 16 anni, superando il 5% la scorsa settimana, dopo che i dati positivi sul mercato del lavoro hanno aumentato la prospettiva che i tassi di interesse di riferimento della Federal Reserve rimangano elevati per un lungo periodo di tempo. Adrian era particolarmente preoccupato per l’esposizione delle banche, soprattutto quelle duramente colpite dall’implosione della Silicon Valley Bank all’inizio di quest’anno.

Sebbene la recente svendita non si sia ancora tradotta in spread creditizi significativamente più ampi, ciò “potrebbe ovviamente innescarsi ad un certo punto”. “Ci saranno sempre più tensioni sulle banche”, ha detto. A marzo, le banche regionali negli Stati Uniti hanno dovuto affrontare una crisi che in seguito si è estesa alle istituzioni più grandi, intrappolando anche uno dei maggiori istituti di credito europei, Credit Suisse. Le banche che hanno vacillato hanno subito specifici fallimenti gestionali, inclusa la mancanza di un’adeguata protezione contro l’aumento dei tassi di interesse. Ma l’episodio ha messo in luce quanto le istituzioni potessero essere suscettibili a correzioni improvvise. “Un’azione di vigilanza vigorosa può davvero fare la differenza”, ha affermato.

Le osservazioni di Adrian al FT fanno eco agli avvertimenti delineati nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria globale del FMI, pubblicato martedì all’inizio degli incontri annuali del prestatore multilaterale con la Banca Mondiale, che si terranno quest’anno a Marrakech.

Nel rapporto, il FMI mette in guardia contro “circoli di feedback negativi” innescati da un improvviso inasprimento delle condizioni finanziarie che potrebbero “mettere nuovamente alla prova la resilienza del sistema finanziario globale”. Ha inoltre sottoposto a stress test quasi 900 istituti di credito a livello globale. La maggior parte dei finanziatori potrebbe gestire il cosiddetto scenario “base” di crescita globale modesta e rallentamento dell’inflazione, anche se 55 istituti di credito, compreso un gruppo di banche regionali statunitensi, sarebbero esposti a perdite di capitale “significative”. Tuttavia, una dolorosa recessione globale e una ripresa dell’inflazione che porti le banche centrali ad aumentare ulteriormente i tassi metterebbero a rischio 215 istituzioni, che insieme rappresentano il 42% delle attività bancarie globali.

Secondo il Fondo monetario internazionale, sarebbero interessate diverse istituzioni di importanza sistemica in Cina, Europa e Stati Uniti. Nonostante queste vulnerabilità, Adrian ha esortato le banche centrali a “mantenere la rotta per riportare l’inflazione al target in modo duraturo”. Ha osservato che le autorità monetarie sono ben attrezzate per gestire periodi di instabilità finanziaria con altri strumenti. A marzo la Fed si è affrettata ad arginare le ricadute dello stress bancario con uno strumento di prestito di emergenza. Riuscì comunque ad aumentare i tassi di un altro quarto di punto la settimana successiva. “In realtà accade solo in situazioni estreme, come la crisi del 2008, dove c’è una forte interazione tra politica monetaria e stabilità finanziaria”, ha affermato Adrian. “Siamo abbastanza lontani da questo.”

Tuttavia, ha affermato che la lezione di marzo è che i fallimenti di alcune istituzioni possono avere un impatto significativo su un piano più ampio e che è meglio che i regolatori “si prendano cura di queste cose preventivamente”. Tra le altre preoccupazioni segnalate dal FMI martedì c’era l’accumulo di posizioni con leva finanziaria, soprattutto nei mercati dei titoli di stato statunitensi, per cui gli investitori acquistano titoli del Tesoro e vendono il contratto futures associato, cercando di intascare il differenziale di prezzo tra di loro. “L’attuale posizionamento degli investitori con leva finanziaria potrebbe essere messo alla prova da un improvviso attacco di volatilità del mercato obbligazionario, costringendoli a liquidare le posizioni e vendere obbligazioni proprio mentre i prezzi di questi titoli scendono”, afferma il rapporto.

Alla domanda sui problemi incombenti nel mercato immobiliare commerciale, Adrian lo ha descritto come un problema “lento”, che difficilmente si farà sentire per un altro anno o due fino a quando non arriverà un'ondata di rifinanziamento. “Il pessimismo è già scontato, ma sarà doloroso vederlo svolgersi”.

Valter Buffo
Se Dio non le voleva tosate, non avrebbe creato le pecore
 

Oggi, giorno 7 ottobre del 2023, nel panorama dei mercati finanziari internazionali, quale è la cosa che somiglia al BTP di due anni fa, nel settembre del 2021, quando rendeva lo 0,50% circa?

Il nostro Post di oggi risponde a questa domanda. Ma va letto con attenzione.

Partiamo dall’immagine qui sopra: come diventa improvvisamente semplice, con il senno del poi, spiegare quello che sta succedendo. Persino il BTp al 5%, diventa una cosa ovvia, scontata, neppure da commentare.

Eppure, soltanto 24 mesi fa, ricordate?

Allora, 24 mesi fa, era una cosa “impossibile”. Da “gufi”. Da “pessimisti”. Da “catastrofisti”.

Ancora qualche settimana fa, erano moltissimi quelli che lo escludevano del tutto. “The Fed is done”. “L’inflazione sta scendendo”.

Noi ora riportiamo il nostro lettore indietro di quattro mesi. Era il giorno 3 giugno del 2023. In questo nostro Blog, pubblicammo quel giorno un Post molto esplicito.

Era stato pubblicato, da meno di 24 ore, il dato per occupazione e salari, negli Stati Uniti. Il dato che si chiama NFP, proprio come quello pubblicato ieri.

Noi di Recce’d, allora, il 3 giugno, scrivemmo proprio quello che leggete nell’immagine di apertura e che Goldman Sachs ha scritto solo tre giorni fa (lo leggete nell’immagine che segue).

E non basta! Non è tutto. Quel giorno decidemmo anche di regalare tutti i nostri lettori un utile suggerimento pratico.

Scrivemmo in quel Post: è rimasto, a questo punto, soltanto uno, tra i tanti scenari possibili. Tutti gli altri scenari (soft landing incluso) vanno messi da parte. E da quello, dall’unico scenario che rimane in piedi, si deve partire, per rifare il portafoglio titoli.

Chi allora ne approfittò, modificando il suo portafoglio sulla base di questa indicazione (e di quelle dei Post successivi del mese di giugno 2023), ha certamente fatto un buon affare. Un ottimo affare.

Adesso, dopo quattro mesi, che cosa siamo qui a scrivervi, dopo il dato NFP di venerdì 6 ottobre?

Ovviamente, le considerazioni che scrivemmo allora oggi sono ancora valide: ma a che cosa servono, in pratica?

Tutti lo vedono anche solo camminando per strada, parlando con i colleghi in ufficio, leggendo il Sole 24 Ore, scrivendo in chat oppure nella community, e guardando il TG, che lo scenario è esattamente quello che noi descrivemmo il 3 giugno.

Per conseguenza, parlarne oggi, a che serve?

Dobbiamo girare pagina e guardare avanti, se vogliamo renderci utili al nostro lettore.

Quindi, dobbiamo rispondere alla domanda: che cosa ci attende tra quattro mesi? Che cosa è, oggi, che equivale allo 0,50% del BTp di 24 mesi fa?

A differenza del 2 giugno, questa volta abbiamo deciso di essere MENO espliciti: amici lettori, dovrete anche … aiutarvi un po’ da soli. E’ divertente, secondo molti, gestire azioni ed obbligazioni, un passatempo, un hobby: e allora, quale migliore occasione di questa?

E d’altro canto: negli ultimi quattro mesi, grazie al nostro ampio lavoro di analisi delle informazioni e dei dati, e grazie ad un contatto quotidiano, noi di Recce’d abbiamo già anticipato al Cliente che cosa ci attende, sia sui mercati finanziari, sia per le economie, nei prossimi quattro mesi.

Nel Post che state leggendo, noi non abbiamo il medesimo spazio, non abbiamo le medesime risorse da impiegare … e non abbiamo neppure la voglia di farlo.

Al tempo stesso, per ringraziare i lettori che seguono questo Blog, come sempre presentiamo spunti molto concreti. dai quali potranno partire e (divertendosi) fare questa volta le scelte vincenti.

Proprio come facemmo a gennaio, quando grazie al nostro lavoro quotidiano ed approfondito tutti i nostri lettori, in modo gratuito, hanno saputo con grandissimo anticipo sulla massa che il 2023 non sarebbe stato “l’anno delle obbligazioni” ed hanno allo stesso tempo saputo da noi che non ci sarebbe stato il “soft landing”.

Un bel vantaggio, sulla massa degli investitori. Un grande vantaggio. E del tutto gratuito. Mica male …

Oggi spostiamo quindi l’attenzione sui prossimi quattro mesi: come sarà intorno a voi lo scenario dei mercati finanziari e delle economie a febbraio 2024? Che cosa sarà, nei prossimi quattro mesi, a fare la strada che ha già fatto quel BTp allo 0,50%?

Il periodo qui indicato (ottobre - febbraio), come facilmente capirete, è decisivo.

Ora passiamo alle indicazioni concrete: una, in particolare, la leggete nell’articolo che segue, dove vi viene spiegato che la PAURA non è (a differenza di quello che vogliono farvi credere) il NEMICO dell’investitore. Al contrario, è un amico prezioso.

Quell’amico che vi spiega perché salire in ciabatte sul Monte Bianco è una grossa, grossissima sciocchezza.

Il mercato obbligazionario, da questo punto di vista, da sempre è un AMICO di noi investitori finali. Ci insegna come evitare di scivolare nei burroni.


I mercati obbligazionari, notoriamente, possono spaventare tutti. E se non sei ancora spaventato da quello che sta succedendo a loro, forse dovresti prestare maggiore attenzione.

In meno di tre mesi, i tassi di interesse a lungo termine sono aumentati di quasi un intero punto percentuale negli Stati Uniti, trascinando verso l’alto gli oneri finanziari per governi, aziende e famiglie in tutto il mondo.

E non accennano ancora a fermarsi. Martedì 3 ottobre, il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni, il punto di riferimento mondiale per il capitale a lungo termine, è aumentato di altri 0,11 punti percentuali raggiungendo un nuovo massimo in 16 anni, dopo un’altra serie di dati sorprendentemente forti provenienti dal mercato del lavoro statunitense, che ha costretto gli operatori di mercato a respingere ancora una volta le loro aspettative di una recessione americana. In Europa, la sua controparte tedesca, il Bund a 10 anni, rende ora quasi il 3%, un livello che non vedeva dal 2011.

Come ha sottolineato lo stratega della Deutsche Bank Jim Reid, l’accordo del fine settimana per evitare lo shutdown del governo statunitense ha, se non altro, peggiorato le cose nel breve termine per le obbligazioni, “poiché ha eliminato un rischio tangibile per l’economia” e ha reso più facile per il governo La Federal Reserve continuerà ad aumentare i tassi di interesse. I mercati ora ritengono più probabile un altro rialzo della Fed prima della fine dell’anno.

Ma questa è solo metà della storia. Normalmente, l’aumento dei tassi a lungo termine (espressi dai rendimenti dei titoli di Stato) va di pari passo con una crescita economica più forte e con le aspettative di inflazione futura. Questa volta non è così. Sia l’economia europea che, nonostante i dati sul mercato del lavoro, quella statunitense stanno sostanzialmente rallentando, e ciò sta rendendo più difficile per la Cina, la seconda economia più grande del mondo, generare qualsiasi tipo di slancio economico proprio. L’aumento dei tassi di interesse in un momento di crescita debole o vacillante comporta doppi problemi per i governi, che di conseguenza devono pagare di più per coprire i propri deficit di bilancio.

Ciò che va, torna

Questa è la tanto attesa sbornia economica della pandemia. Dopo aver investito denaro per risolvere i problemi causati dal Covid-19, l’Occidente è ora costretto a frenare l’inflazione che esso ha causato. Negli Stati Uniti, nell’Eurozona e nel Regno Unito, le banche centrali stanno drenando liquidità dal sistema finanziario, rendendo il denaro più scarso e spingendone il prezzo fino a livelli mai visti dal 2007.

Ma allo stesso tempo, i governi sono ancora a corto di liquidità: il solo Tesoro americano prevede di prendere in prestito 1,85 trilioni di dollari dai mercati nella seconda metà di quest’anno, per ricostituire le proprie casse dopo un grave stallo sul tetto del debito e per finanziare un enorme gap di bilancio.

Due delle tre maggiori economie dell’Eurozona, Francia e Italia, hanno presentato la scorsa settimana progetti di bilancio per il 2024 che hanno ampiamente superato le stime precedenti, e martedì il Tesoro francese ha pubblicato dati che mostrano che il gap di finanziamento del settore pubblico finora quest’anno è aumentato del 25%. rispetto all’anno precedente, a 188 miliardi di euro.

E mentre è la Federal Reserve statunitense a dettare il passo per quanto riguarda l’inasprimento delle condizioni finanziarie globali, è in Europa e nei mercati emergenti che gli effetti si fanno sentire più forti, poiché il rialzo del dollaro spinge nuovamente il prezzo del petrolio e di altre importazioni essenziali. a livelli estremi.

“Nel tentativo di far fronte alla stretta della Fed e di proteggere le loro valute, alcune banche centrali – in particolare in Europa – sono state indotte ad aumentare i tassi in modo troppo aggressivo”, ha detto Dario Perkins, responsabile della ricerca macro globale presso TS Lombard, in una recente nota ai clienti. “La festa post-COVID degli Stati Uniti è diventata una sbornia europea, un’altra puntata degli esorbitanti privilegi americani”.


Siamo sicuri che, per ognuno dei nostri lettori, il linguaggio del precedente intervento è chiaro e comprensibile.

Così come siamo sicuri che i nostri amici lettori sono in grado di fare da soli: sanno prendere le osservazioni appena lette, e tradurle in una strategia di gestione del loro portafoglio titoli che risulterà efficace, produttiva, e capace di controllare i rischi.

Ma se proprio ci fosse qualcuno, magari qualche caso isolato, che giudica utile confrontarsi con un professionista, per affrontare con successo questo passaggio che abbiamo di fronte (proprio come si fa con il medico specialista, quando si ha un problema da risolvere: oppure chiedete un suggerimento al vostro verduriere?) ecco che allora noi di Recce’d abbiamo qualche soluzione da presentarvi, molto pratica e decisamente affidabile, come già sapete visto che seguite da anni il nostro sito Web.

Se ci volete contattare, è semplicissimo: il nostro sito Web mette a disposizione più di una modalità.

Con grande piacere ci metteremo a disposizione, per confrontare le vostre attuali posizioni con le prospettive (a quattro mesi, ma pure a quattro anni) per il dollaro USA, il petrolio, l’oro e le azioni. Ed ovviamente anche per i tassi.

Prospettive che (ormai ve ne siete resi conto) NON sono quelle che vi aveva raccontato a gennaio 2023 il financial advisor, il wealth manager, il private banker ed il robo advisor, il sito Web, la chat, la community, il TG, PLUS del Sole 24 Ore.

Come accade regolarmente, ogni anno.

Intanto, oggi 7 ottobre, Recce’d vi suggerisce molto concretamente … di occuparvi di pecore.

Di pecore si scrive, infatti, nell’utile articolo, che è anche molto brillante, che leggete di seguito

Dalle nostre parti, tra gli amici ed i Clienti di Recce’d, non ci sono pecore, ma neppure una. Non pecore e non agnelli sacrificali..

Dalle vostre parti, come sono le cose? Se vi guardate intorno, nei paraggi, vedete pecore?

Chiudiamo il nostro Post più in basso, con una velocissima considerazione finale.

Quando pensiamo al calo dei valori patrimoniali, tendiamo a concentrarci sui prezzi delle case, sulle azioni e persino sulle belle arti, sul vino e sui mobili antichi.

Ma che ne dici di questo, a proposito di “crollo dei prezzi degli asset”: quando emesso meno di due anni fa, il Gilt indicizzato del marzo 2073 aveva un prezzo di circa £ 330 per unità di azione; il prezzo attuale è di sole £ 62, ovvero meno di un quinto del suo valore al momento della vendita iniziale.

L’effetto è stato quello di trasformare un rendimento negativo del 2,5% in uno positivo dell’1,13%.

Nessuno sa cosa abbia spinto gli acquirenti originali a pagare un prezzo così gonfiato. Anche quando furono emessi, era ovvio che si stava preparando un grave periodo di inflazione.

La risposta, suppongo, è che se Dio non avesse voluto che fossero tosate, non avrebbe creato le pecore.

Anni di tassi di interesse estremamente bassi avevano condizionato gli investitori a pensare che i tassi sarebbero rimasti bassi per sempre. Qualsiasi inflazione sarebbe transitoria, presumevano. Le lezioni vengono nuovamente faticosamente reimparate.

Gli acquirenti sarebbero stati principalmente fondi pensione britannici che intendono detenere le azioni fino alla scadenza per scopi di allineamento delle passività, quindi si potrebbe giustificatamente sostenere che, almeno per loro, qualsiasi volatilità del prezzo nel frattempo non ha molta importanza.

Eppure si tratta di soldi veri, e anche le perdite sono abbastanza reali; Quasi inosservati al di là delle pagine finanziarie, negli ultimi due anni i titoli di stato hanno vissuto un mercato ribassista di proporzioni drammatiche.

Il Linker 2075 a lunga scadenza potrebbe rappresentare un caso estremo, ma nessun titolo gold è rimasto indenne, poiché il governo sta riscontrando a sue spese la liquidazione in grande perdita del programma di acquisto di asset di “quantitative easing” della Banca d’Inghilterra.

Le azioni acquistate nella parte superiore del mercato vengono, stranamente, scaricate nella parte inferiore, con il contribuente costretto a farsi carico delle perdite.

La scorsa settimana, il sell-off del mercato obbligazionario si è riacceso, alimentato dall’idea che, sebbene i tassi di interesse possano ora aver raggiunto il picco, le banche centrali probabilmente li manterranno a livelli elevati più a lungo di quanto si pensasse in precedenza – “Table Mountain” piuttosto che il profilo saliscendi assunto un tempo dal Cervino.

Se questo fosse stato il mercato azionario o immobiliare, il crollo in corso di oggi sarebbe stato regolarmente notizia in prima pagina, ma al di fuori degli intenditori della finanza, è stato a malapena notato.

Ciò che ovviamente è stato notato è il rapido aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse; il crollo del mercato obbligazionario è solo il rovescio della medaglia di questa storia più ampia. Quando i tassi di interesse salgono, i prezzi delle attività scendono.

Tuttavia, il crollo dei valori serve anche a ricordare fortemente che non esiste qualcosa come un “asset privo di rischio”, un’idea che tuttavia continua a sostenere i mercati dei titoli di stato ed è in primo luogo l’unica ragione per cui gli investitori li acquistano.

Quando si investe in un titolo di Stato, si ha almeno la certezza che alla scadenza ripagherà integralmente il suo valore nominale, presupponendo che nel frattempo il governo non vada in default, cosa che almeno in Gran Bretagna non è mai accaduta. Lo stesso, tra l’altro, non si può dire della Germania, della Francia e nemmeno degli Stati Uniti.

Il rischio principale è tuttavia l’inflazione, che è una sorta di default legale e backdoor, e se si tratta di un acquirente straniero, anche quello del deprezzamento della valuta. Questi due fattori possono distruggere valore con la stessa efficacia di qualsiasi volatilità dei prezzi.

Siamo già stati qui. La situazione fu ancora peggiore negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, quando generazioni di risparmiatori furono spazzate via dall’esposizione ai titoli di Stato. Mentre l’inflazione aumentava, abbiamo assistito a qualcosa di simile a uno sciopero degli acquirenti, causando un’ulteriore impennata dei tassi.

Poi arrivò Paul Volcker con quello che oggi può sembrare ovvio buon senso ma che all’epoca era un pensiero completamente rivelatore: se la Federal Reserve non avesse iniziato a fissare tassi di interesse al di sopra del tasso di inflazione, gli investitori avrebbero smesso del tutto di acquistare titoli di stato.

La Fed ha agito di conseguenza e, guarda un po’, l’inflazione ha cominciato a diminuire, innescando un mercato rialzista dei titoli di Stato durato quasi 40 anni. Alla fine i governi scoprirono che potevano prendere in prestito per quasi nulla.

E con poche eccezioni, in effetti lo hanno fatto, culminando in un’orgia di nuovi prestiti durante la pandemia, quando le banche centrali compiacenti erano pronte a riacquistare il debito non appena poteva essere emesso.

È una costante fonte di stupore che non ci sia già stato un danno al sistema maggiore a causa di questo periodo di abietta follia. Gli unici esempi evidenti finora sono la crisi degli investimenti guidati da responsabilità, interamente autoinflitta, durante la breve presidenza di Liz Truss, e il crollo della Silicon Valley Bank negli Stati Uniti, dove i depositi erano stati investiti nella svalutazione dei titoli del Tesoro statunitense.

Deve esserci una litania di altri casi simili nascosti nell’ombra, in particolare nel settore bancario ombra. In ogni caso, dopo una simile correzione ci si aspetterebbe una carneficina ancora più grande. Klaas Knot del Financial Stability Board ha recentemente lanciato un’indagine sulle potenziali vulnerabilità, ma potrebbe essere già troppo tardi.

E così arriviamo alla domanda da 64mila miliardi di dollari. Il crollo del mercato obbligazionario ha ormai ampiamente fatto il suo corso? La risposta dipende dalla traiettoria futura dell’inflazione.

I mercati continuano a scommettere pesantemente sull’idea di un “atterraggio morbido”, ovvero di una riduzione costante dell’inflazione fino al livello target, ma senza un aumento significativo della disoccupazione o una riduzione della produzione. Storicamente ciò non si verifica quasi mai. Quasi invariabilmente, le banche centrali esagerano con l’inasprimento e finiscono per far crollare l’economia.

Ciò che è veramente diverso questa volta, tuttavia, è il mercato del lavoro ancora vivace. Ciò ha mostrato recenti segnali di indebolimento in Gran Bretagna e in Europa, ma sta ancora avendo successo negli Stati Uniti.

Anche il prezzo del petrolio ha ripreso a salire, alimentando i timori di un’altra crisi energetica invernale. In altre parole, non è ancora del tutto chiaro se il drago inflazionistico sia stato ucciso.

Tuttavia, se i tassi di interesse si sono effettivamente stabilizzati, allora si può presumere che anche i prezzi dei titoli di Stato abbiano ampiamente toccato il fondo e potrebbero addirittura essere considerati di nuovo in grado di offrire un valore decente.

I prezzi delle obbligazioni in genere iniziano a salire circa tre o quattro mesi dopo che i tassi ufficiali hanno raggiunto il loro picco. Ma non possiamo ancora essere certi di essere a quel picco. Le banche centrali tengono i mercati nel dubbio. È questo il top o solo una pausa per riprendere fiato?

I governi e gli investitori sui mercati obbligazionari di tutto il mondo pregheranno che si verifichi la prima ipotesi, e forse questa è la strada da scommettere.

Ma non aspettarti che le cose tornino come prima. Ricorda la regola di Volcker: l’unica garanzia di stabilità dei prezzi è che i tassi di interesse siano sempre superiori al tasso di inflazione. Ecco come dovrebbe essere la normalità, non il contesto di tassi di interesse a zero del decennio pre-pandemia.

L’immagine di Giulio Tremonti, che vedete qui sopra, a noi di Recce’d serve per chiudere il Post ricordando al lettore una importante verità.

Dopo, è tutto semplice: spiegare ciò che accade, è facilissimo.

Dopo, diventa tutto … evidente.

Anche il BTp, quando stava allo 0,50% di rendimento, era “del tutto normale” e destinato a durare “per sempre”. Oggi, dopo soltanto 24 mesi, sta al 5%: e di nuovo, sono molti gli interlocutori che lo trovano “normale”.

Era molto difficile, invece, affermare le cose che si leggono nell’immagine anche soltanto nove mesi fa: allora, erano “di nessuna importanza”, e si aggiungeva che “non interessano nessuno”.

Chi è bravo, chi è competente, chi ha le necessarie capacità professionali, ANTICIPA questi fatti.

Noi di Recce’d lo abbiamo anticipato: ed è soltanto in questo modo, che si garantisce al Cliente di un servizio di qualità superiore, e risultati decisamente superiori.

Tutto il resto, in questa professione, è solo contorno, è solo decorazione, è soltanto FUFFA.

Valter Buffo