Facciamo in fretta (che manca il tempo)
 

Per ragioni di tempo, noi questa settimana pubblicheremo soltanto un estratto del più ampio Post che abbiamo intenzione di pubblicare in seguito (forse, durante la prossima settimana).

Vogliamo comunque regalare anche questo weekend, ai nostro affezionatissimi lettori, qualche spunto e qualche indicazione pratica, che scaturisce dall’ampio e approfondito lavoro di analisi del quale tutti ci riconoscono la validità.

Il tempo, per noi di Recce’d, è poco in questo mese di settembre perché (come già annunciato attraverso la pagina HOME e la pagina MERCATI) tra settembre e dicembre

rilasceremo una seri di novità di servizio e anche di informazione (sul nostro lavoro di analisi dei mercati finanziari).

Abbiamo fiducia che si tratti di innovazioni significative:

come minimo, innovazioni più significative di quelle apportate al nuovo i-Phone che verrà presentato martedì 12 settembre.

E proprio da qui, dal nuovo i-Phone, parte la nostra Estrema Sintesi.

La stampa italiana, da sempre, fa da grancassa a questi “Eventi” di Apple.

Molti promotori finanziari italiani anche: nel senso che usano questi “Eventi” per fare auto-promozione, e spingere il Cliente investitore verso i Fondi azionari, utilizzando la cosiddetta “hype” creata dai mass media su indicazioni di Apple.

Anno dopo anni, questi Eventi (di Apple e degli altri Big Tech) hanno progressivamente perso di significato. Si sono svuotati di senso.

Il giudizio di Recce’d è che oggi, nel 2023, contano un bel NULLA, per ciò che riguarda l’attività di gestione del portafoglio.

La nostra posizione su Apple e sui Magnifici Sette nei portafogli modello è stata fatta tempo fa, e per noi per ora va benissimo come è oggi.

Se ne parliamo oggi, è solo perché nelle ultime settimane il titolo Apple ha dato qualche problema: e Recce’d tempestivamente ne ha scritto

  • in modo ampio, ed analitico come sempre, nel proprio The Morning Brief

  • in modo sintetico, ed a puro scopo informativo, in TWIT - TWO (il nostro lettore poi avrà approfondito con il proprio promotore finanziario, ovvero il financial advisor, oppure sui siti Web; oppure nella chat o magari nella community).

E per il mercato finanziario internazionale, gli Eventi di Apple invece contano ancora qualche cosa?

Beh … ci farà sapere.

Il mercato internazionale, in questo 2023, è andato nella più totale confusione, come tutti avete visto: l’immagine qui sopra dice che

le Borse oggi sono guidate dai tassi, dal petrolio e dal dollaro USA

ma sarà davvero così?

Proprio in questi momento, Recce’d trova il proprio lavoro particolarmente divertente.

Ci diverte sempre, ogni volta, il vedere un buona parte del mercato che si muove con affanno alla ricerca di punti di appiglio, di un ancoraggio, di un senso.

Si trovano in questa situazione, in particolare, tutti quelli che non hanno fatto, e che quindi non dispongono di, una analisi adeguata e approfondita ben prima di fare le proprie scelte di investimento.

Farlo prima, anziché dopo, è decisivo: per i vostri soldi, amici lettori, è decisivo sapere oggi quello che succederà mercoledì prossimo con i dati USA per l’inflazione.

Parlarne giovedì prossimo, invece, a che cosa servirà?

Come dicevamo poco sopra, il mercato … ci farà sapere. Ci farà sapere se conta di più, per la gestione del portafoglio in titoli, la nuova fotocamera dello i-Phone oppure “i tassi, il petrolio ed il dollaro USA”.

Oppure altro, amici lettori: vi ricordiamo che c’è anche dell’altro.

E non è proprio il caso di procedere “a spanne”, perché qui si sta parlando dei vostri soldi.

E a proposito dei vostri soldi: andiamo sul pratico, andiamo sul concreto. Come piace fare a noi di Recce’d.

Le grandi Case di Fondi, come Blackrock e PIMCO, nella prima settimana del mese di settembre del 2023 spingono sulle obbligazioni.

Anche il Corriere della Sera, e Milano Finanza lo fanno, e lo hanno fatto proprio nell’ultima settimana, e con titoloni.

Voi amici lettori, che cosa fate. Comperate obbligazioni, e Fondi Obbligazionari, come dicono PIMCO e Blackrock?

E’ “l’affare della vita”, hanno detto PIMCO e Blackrock. Volete perdervi “l’affare della vita”?

La proposta di Blackrock e di PIMCO, in questo momento, è in contrasto con quello che ci dicono i mercati: ma, ovviamente, tra sei mesi potrebbe essere davvero “l’occasione della vita”.

E a proposito del momento dei mercati internazionali: a noi di Recce’d la frase che leggete nel riquadro in rosso, sopra nell’immagine, è sembrata la più utile tra tutte quelle che abbiamo letto nell’ultima settimana.

Fatevi magari aiutare da un amico in chat per la traduzione.

E tenete in particolare considerazione tre parole usate in quella frase:

  • goldilocks

  • turning point

  • break.

A proposito di turning point.

Noi di Recce’d, venerdì mattina, abbiamo aperto il nostro The Morning Brief che i Clienti ricevono in esclusiva con l’immagine qui sopra. Che parla di turning point. E che si domanda:

se non sei capace di cogliere i punti di svolta, allora perché hai un lavoro in Finanza?

che poi è proprio la domanda che voi dovreste fare al financial advisor, al private banker, al wealth manager ed anche al robo-advisor.

Dovreste chiedergli:

ma tu, a che cosa servi, esattamente? Che mestiere fai?

Mettetegli davanti l’immagine qui sotto, e chiedetegli

e allora, che cosa facciamo?

E per concludere, ci resta poi sempre il petrolio, che su La Repubblica ieri andava “verso i 100$”. Adesso che farà? sale? Scende?

E decide Biden?

Oppure Bin Salman?

Magari la Russia?

L’IRAN?

La Cina?

Magari decide la Ricciolidoro della fiaba, oppure Barbie?

Magari Elon Musk.

Ma soprattutto: visto il vostro attuale portafoglio, e la sua composizione nelle diverse asset class, a voi farà bene se sale oppure se scende?

Vi siete già fatti due conti, intanto che l’addetto alla pompa vi fa il pieno di gasoli per il motore Diesel?

Valter Buffo
La "doppia percezione": si vuole "tenere tutto fermo" proprio perché tutto si muove
 

E’ in corso il meeting a Cernobbio, e fino a questo momento la copertura dei media italiani è stata decisamente inferiore a ciò che di solito siamo abituati a vedere: il numero di servizi nei TG e di articoli in prima pagina è decisamente inferiore alla media.

Come si spiega?

Può darsi che ci siano meno cosa de dire e da discutere.

Oppure, questo tipo di “eventi” ha cominciato a venire a noia: in effetti, il clamore mediatico da sempre è di molte volte superiore ai contenuti del meeting. Si potrebbe anzi affermare che, nel corso di eventi di questo tipo, i partecipanti si sentano in dovere di dire il meno possibile, riservando gli interventi significativi ad altre sedi.

Oppure (terza ipotesi) la questa scarsa attenzione dei media corrisponde una generale tranquillità: si dice poco perché c’è poco da dire. Tutto è tranquillo, all’orizzonte, e non ci sono difficoltà da affrontare con urgenza.

Recce’d lascia ai suoi lettori il compito di risolvere questo dubbio. Al tempo stesso, con questo Post noi ci proponiamo di aiutare concretamente i lettori interessati a trovare la risposta giusta.

Partiamo proprio dalla nostra amata Italia: è corretto guardare al futuro (anche immediato) della nostra economia come se all’orizzonte non ci fosse alcun serio ed urgente problema da risolvere? E’ corretto presentare l’attuale situazione dell’Italia come se l’Italia fosse un’economia tutto sommato stabile? Si può dire che il solo, grande problema sia il rapporto con l’Unione Europea, e quindi i fondi che arrivano con il Pnrr e poi il Patto di Stabilità?

Leggendo il resoconto giornalistico che segue, si ricava proprio questa impressione.

CERNOBBIO — Per il nuovo Patto di stabilità probabilmente è meglio aggiornarsi all’anno prossimo, per evitare “esercizi provvisori” e partire finalmente nel 2025 con un Patto nuovo e definitivo, concordato con calma e stavolta davvero granitico.

Tecnicamente non è impossibile rivedere con un atto politico comune — così come un atto politico è stata la sospensione per il periodo pandemico — la decisione di reinstallare automaticamente il “vecchio” Patto con tutto il suo carico di penalizzazioni per il nostro Paese, al quale farebbe seguito l’anno dopo il nuovo Patto: più semplice prorogare ancora di un anno la sospensione.

È questa la posizione espressa un po’ a sorpresa da alcuni degli economisti, imprenditori e manager riuniti a Cernobbio per il Forum Ambrosetti.

La situazione spagnola

«Troppo complicato è a questo punto impostare la necessaria svolta perché questo diventi veramente un Patto di crescita, per prima cosa, e poi di stabilità che è una derivata della crescita», dice Vincenzo Boccia, imprenditore nel settore della stampa, già presidente della Confindustria e oggi a capo della Luiss.

«C’è un problema politico connesso con la complessa situazione spagnola: se continua l’attuale incertezza e non si riesce a formare un governo, è difficile che Madrid nel suo semestre di presidenza, che scade il 31 dicembre, riesca a risolvere un problema così complesso», aggiunge Enrico Giovannini, più volte ministro, ordinario di Statistica economica a Tor Vergata.

La presidenza belga

«Il prossimo semestre sarà presieduto dal Belgio, Paese più o meno benigno nei nostri confronti come la Spagna, con una storia di debito pesante dal quale però è vero che si sono riscattati», riflette Brunello Rosa, docente alla London School of Economics e alla Bocconi.

«Insomma — aggiunge Rosa — potrebbe essere tentato di darci qualche lezione. In più c’è l’incognita della prossima Commissione, che sarà nominata dopo le elezioni europee di primavera e potrebbe essere espressione di una maggioranza di forze conservatrici tradizionalmente ostili all’Italia».

Ma quello che toglierà davvero tempo, dice a sua volta l’imprenditore Riccardo Illy, «sarà la determinazione delle cifre di cui non tener conto ai fini del debito/Pil. Sicuramente andranno inseriti fra queste gli investimenti per il miglioramento energetico».

Le regole fiscali

In ogni caso «non c’è dubbio che occorrano regole fiscali condivise — sintetizza Alessandro Terzulli, capo economista della Sace che presenterà oggi al Forum uno studio su Pmi e export — e che quelle in vigore prima della pandemia siano da cambiare».

Il negoziato (si riprende all’Ecofin fra due settimane) è bloccato su due posizioni. Una, alla quale aderisce (senza troppa convinzione) l’Italia, prevede che per il rapporto debito/Pil si intraprenda un negoziato one-on-one con la Commissione per stabilire piani di rientro “personalizzati”.

La paura del governo è che la Commissione acquisisca troppo potere a danno dal sacro sovranismo. La seconda posizione è quella classica tedesca, con cifre e percentuali prefissate e uguali per tutti (magari un po’ meno rigide che in passato) che offrano un riferimento preciso e ineludibile.

Gli sbilanci macroeconomici

«Ma i livelli di debito sono diventati così diversificati, e in grado davvero se mal gestiti di determinare sbilanci macroeconomici che coinvolgerebbero l’intera Eurozona, che è davvero difficile pensare a un parametro unico», obietta Rosa.

Per Giovannini l’urgenza è un’altra: «Qualsiasi sia la formula scelta, bisogna che la Commissione si metta in grado, e inserisca le modalità nel nuovo patto, di prevenire le conseguenze di eventi violenti e prolungati come la pandemia e la guerra, di fronte alle quali pur con importanti successi si è trovata spesso in difficoltà».

Giovannini, che è portavoce dell’Associazione per lo sviluppo sostenibile, puntualizza che già nei trattati formativi dell’Ue si parlava di “deducibilità fiscale” per terremoti o alluvioni, «ma ora bisogna assolutamente aggiungere gli interventi sul dissesto idrogeologico e la mitigazione di tutti gli altri disastri ambientali: costa meno che intervenire a tragedia compiuta».



La questione, per noi investitori, che tutti abbiamo nel nostro portafoglio titoli posizioni su asset italiani, non si tratta di una questione marginale. Al contrario, è decisivo capire se è questa una rappresentazione corretta dello stato attuale dell’economia e della finanza in Italia, oppure se questo tipo di resoconti fa parte di un dibattito di tipo politico.

Un dibattito politico che si svolge a lato dell’evoluzione della realtà: della realtà dell’economia e della realtà della finanza nazionale.

Su questo si è espresso, in una intervista a La Repubblica, Mohamed El Erian.



CERNOBBIO — «L’Italia rischia grosso nell’attuale momento di sbandamento di alcune delle economie per lei più importanti. È più che mai necessario che trovi al suo interno le forze, la coerenza e la capacità progettuale per risollevarsi». Mohamed El-Erian, presidente del Queen’s College di Cambridge («quello in Inghilterra, l’unico Cambridge che esiste», scherza), conosce bene l’economia del nostro Paese («questo è il mio decimo Cernobbio»). Dalle sue parole traspare un misto di paura e speranza quando gli leggiamo il dato negativo sul Pil: -0,4% nel secondo trimestre, peggio del -0,3% valutato inizialmente dall’Istat.

Questo brusco arretramento del Pil si affianca alla crescita zero della Germania, che peraltro ha conosciuto già una lieve recessione quest’inverno. Cattivi segnali?

«Pessimi. La Germania paga per l’eccessiva dipendenza dall’energia russa, e ora per la debacle cinese. Ecco, se dovessi stilare una classifica partendo dal basso delle economie mondiali partirei dalla Cina, in condizioni davvero precarie, poi la Germania, quindi l’Eurozona per cui la Germania è l’economia-guida, e al vertice l’America che è riuscita a evitare la recessione, non solo ma sta progredendo. L’accelerazione dell’America è una delle poche grandi sorprese positive in questo momento».

L’Europa riuscirà nella stessa operazione?

«Non è sicuro. I serrati rialzi imposti dalla Bce devono ancora dispiegare tutti i loro effetti, positivi ma specialmente negativi. Purtroppo i mali della locomotiva tedesca si riverberano a catena. La locomotiva sta marciando all’indietro: la buona sorpresa è semmai che ancora non ha trascinato in basso tutti gli altri».

Cosa deve fare l’Italia per schivare questa minaccia?

«Una cosa è certa: l’Italia è sensibile a quanto succede sia in Cina che in Germania, molto di più di quanto non sia sensibile a quello che succede negli Stati Uniti. Un’altra certezza è che deve farcela con le sue forze, che non sono poche, anzi, ma sicuramente sottoutilizzate. Ci sono pochi Paesi così intrinsecamente ricchi come l’Italia, con la sua industria e non dimentichiamoci con il turismo che è una permanente macchina da soldi. Potrebbe fare molto di più: mi dà l’impressione invece di una macchina da corsa che va sempre con la seconda ingranata e non riesce ad alzare la marcia».

Rischia di essere trainata verso il basso?

«Esatto. Pensate a Paesi che sono diventati esempi di successo senza nessuna risorsa iniziale, come Singapore dove tutto è dovuto alla buona gestione. Così l’Italia: il suo salto di qualità è funzione di quello che riuscirà a fare il governo, che deve assumere un ruolo trainante nell’impostare gli investimenti privati, interni e provenienti dall’estero, in favore dei settori più avanzati in grado di guidare la modernizzazione le cui basi peraltro già possiede: hi-tech, meccanica strumentale avanzata, intelligenza artificiale, fonti energetiche sostenibili».

Questo “traino” dovrà avvenire con incentivi?

«Anche, affiancati però da politiche ben finalizzate e infrastrutture adeguate. Il tutto deve incentivare la produttività, dopodiché i risultati saranno esponenziali. Gli Stati Uniti hanno imbracciato decisamente quest’esigenza con particolare riferimento alla sostenibilità, e hanno varato l’Inflation Reduction Act. I risultati già si vedono».

L’Europa con il NextGenEU ha lanciato un programma analogo.

“Ma sul suo successo grava l’incertezza applicativa in alcuni Paesi primo fra tutti l’Italia, e poi l’incompleta realizzazione dell’Europa. È come una sedia con quattro gambe: l’unione monetaria, l’unione fiscale (nel senso anglosassone di convergenza delle politiche di bilancio, ndr), l’unione bancaria, un processo comune di “decision making”. Solo la prima di queste gambe è solida: e la sedia così non si può reggere».


Come avete appena letto, Mohamed El Eria esprime una visione decisamente diversa da quella che era presentata nel precedente articolo. Non esiste solo il Patto di Stabilità.

Non solo questa visione di El Erian è decisamente meno centrata sull’Europa, e meno centrata sulla politica nazionale, ma si intravede anche un livello più elevato di fragilità.

Dove nel primo intervento si vedeva una situazione “tutto sotto controllo, nessuna emergenza, servono solo pochi ritocchi politici”. Qui si legge invece di una situazione fragile, che rapidamente potrebbe andare al “fuori controllo”.

Come già detto, lasciamo a chi ci legge di scegliere quale posizione assumere nel proprio portafoglio titoli: noi di Recce’d sui portafogli modello le scelte le abbiamo fatte, e a tempo debito, che vuole dire MOLTI mesi fa, quando in effetti dovevano essere fatte.

Oggi, è comunque tardi.

Per chiudere il Post, però, vogliamo uscire allo scoperto: non vogliamo nasconderci, e prendiamo una posizione in pubblico. Così che i nostri lettori possano, tra tre mesi, tra sei mesi, tra dodici mesi, ripresentarci questo Post e chiederne conto.

Non è una novità: Recce’d da sempre si espone a questo tipo di verifiche ex-Post: ad esempio, con grande regolarità noi mettiamo a confronto i risultati ottenuti dai portafogli modello e quindi dai nostri Clienti con quelli dei Fondi Comuni Flessibili, dei Fondi Comuni Bilanciati, di tutte le GPM che sono offerte ai risparmiatori in Italia, ma pure con quelle del Fondi di tipo Hedge.

In questo momento, ognuno di questi confronti per noi è favorevole: ma se anche in futuro non fosse favorevole, noi continueremo a fare questo raffronto come minimo una volta al mese ed ogni volta che è necessario.

Torniamo però al tema del Post, e (come scritto sopra) prendiamo una posizione.

Lo facciamo utilizzando il lavoro di un notissimo giornalista italiano, Ferruccio De Bortoli, che ha voluto questa settimana sottolineare sul proprio quotidiano (Corriere della Sera) il grande numero di argomenti che vengono, in questo momento, trascurati dalla massa degli investitori.

Come le sue parole, De Bortoli si colloca più vicino ad El Erian qui sopra, piuttosto che all’atteggiamento di chi è stato intervistato nel primo articolo di questo Post.

Trovate più sotto le nostre considerazioni conclusive.


Uno dei temi più appassionanti, e per certi versi inquietanti, di questa ripresa riguarda la doppia percezione dei fenomeni globali. Non solo a livello di opinione pubblica ma anche e soprattutto da parte dei grandi gestori di fondi che hanno a che fare poi con i nostri risparmi.

La domanda di fondo è la seguente: si può pensare realmente che la perdita di peso specifico globale delle democrazie e delle economie di mercato non abbia in prospettiva un impatto rilevante sul benessere reale di una parte del mondo in affanno se non in ritirata?

Sul piano geopolitico l’allarme è elevato. Al di là di una guerra alle porte dell’Europa che continua e della quale ci si interessa sempre meno, nonostante un andamento tutt’altro che favorevole per Kyiv, destano forti timori le tensioni crescenti nel Pacifico e le preoccupazioni sull’accerchiamento cinese di Taiwan. Pechino, nonostante le frenata della propria economia, è poi capofila della nuova stagione, allargata potenzialmente ad altri sei Paesi, dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).

Al contrario, sul versante più strettamente finanziario e dell’andamento dei mercati sembra solo una questione di inflazione troppo alta e di tassi d’interesse. Lo testimoniano i lavori del tradizionale incontro dei governatori centrali a Jackson Hole.

Economie di mercato che hanno subito ben due choc imprevisti (la pandemia e la guerra), sembrano volersi concentrare unicamente sulle questioni di crescita e di transizione energetica e digitale, quasi a esorcizzare pericoli di altra natura che però non sono del tutto scomparsi, per esempio una guerra tra valute e il debito, soprattutto dopo l’esplosione della bolla immobiliare cinese con le difficoltà di Evergrande — che ha chiesto la protezione dai creditori negli Stati Uniti -—e Country Garden.

Ma l’alto livello di indebitamento pubblico e privato non costituisce per il momento un’emergenza generale. Anzi, c’è un discreto consenso sul fatto che la lotta al riscaldamento climatico richiederà nuovi debiti, sottovalutando forse la loro sostenibilità per alcuni Paesi (Italia compresa). Ricapitolando, da una parte vi è la preoccupazione crescente per gli equilibri strategici e per la relativa perdita di peso dei Paesi del G7 di fronte al dinamismo del cosiddetto Global South, per l’allargamento del fronte dei Brics che attenua l’isolamento internazionale di Putin e accresce la leadership cinese.

La minaccia fantasma al dollaro

Ma se la frammentazione politica inquieta, quella economica e finanziaria lo fa assai meno. La minaccia di sostituire il dollaro in alcune delle transazioni che interessano le materie prime energetiche e rare, in gran parte dominio dei regimi autoritari, è stata poco più che una boutade, ma nasconde comunque l’intenzione politica, che non andrebbe sottovalutata, di essere meno dipendenti dal dollaro. Con l’annunciato, ma non sicuro, ingresso nei Brics (come si chiameranno?) di Arabia Saudita, Emirati, Iran, Argentina, Egitto ed Etiopia, la nuova coalizione varrebbe il 36 per cento del prodotto interno lordo mondiale.

Lo scetticismo espresso da Ian Bremmer sul Corriere è condiviso dallo stesso inventore dell’acronimo Brics, Jim O’ Neill, che lo coniò all’inizio del secolo quando lavorava per Goldman Sachs. Ma è indubbio che sia in atto un movimento politico, confuso e contraddittorio finché si vuole, ma certamente alternativo e critico con l’Occidente, gli Stati Uniti e l’Europa. Difficile ritenere che tutto ciò non abbia ripercussioni di qualche natura anche sul mercato dei capitali. Eppure i grandi gestori non appaiono per nulla preoccupati. Forse perché la capacità di reazione agli choc è stata superiore a ogni più rosea previsione.

La risposta dell’industria farmaceutica occidentale al Covid è stata incomparabilmente più efficace di quella cinese o russa. Nessuno immaginava che l’Europa, e segnatamente l’Italia, potessero liberarsi così presto dal ricatto energetico russo. E ancora nessuno prevedeva che la penuria dei chip, dei semiconduttori, che l’Occidente non produceva da tempo, si trasformasse in così poco tempo, in una potenziale abbondanza d’offerta, grazie anche alla minore attività di mining, la dispendiosa, soprattutto sotto il profilo energetico, attività di creazione di criptovalute. Danilo Taino sul Corriere ha spiegato con chiarezza come periodicamente l’idea di sostituire il dollaro faccia capolino in stati che vogliono contrapporsi o distinguersi ancora di più dal potere occidentale e americano.

La svolta brasiliana

La svolta di Lula è per certi versi clamorosa, soprattutto nell’avvicinamento a Putin. Tra l’altro, a dimostrazione della relativa compostezza del fronte dei Brics allargato, si segnala che i maggiori disinvestimenti in titoli cinesi, per il timore di un effetto domino, sono avvenuti proprio dai partner vecchi e nuovi di questo gruppo del Global South. È vero che il peso del dollaro negli scambi internazionali è diminuito secondo i dati del Fondo monetario. Le riserve mondiali erano al 79% in dollari nel 1999, sono scese al 59%o nel 2022.

La corsa tecnologica dei Brics

Gli Stati Uniti hanno congelato, dopo l’inizio della guerra in Ucraina, metà delle riserve valutarie russe in dollari. E altrettanto hanno fatto con altri Paesi sotto sanzioni, come l’Iran. Ritorsioni politiche che saranno sempre più difficilmente attuabili, in altre condizioni. Non certamente contro la Cina che continuava a possedere, a fine dicembre 2022, seppur in discesa rispetto al massimo del 2010, circa 860 miliardi di titoli del debito pubblico americano. «Sull’importanza crescente dei Brics conservo qualche nota di scetticismo — dice il filoso e analista geopolitico Alessandro Aresu, autore de Il dominio del XXI secolo, edito da Feltrinelli — sono soprattutto una potenza demografica. L’India di Modi, che ha appena conquistato il polo sud della Luna e tra l’altro registra lo spostamento rilevante di una parte di produzione di Apple dalla Cina, la cui economia è in vistoso rallentamento, non è in sintonia politica, religiosa con gli altri partner.

Le differenze di varia natura sono rilevanti. Però è vero che il G7 è sempre meno rappresentativo degli equilibri mondiali e questa frammentazione si rifletterà inevitabilmente sugli obiettivi di decarbonizzazione e sul rischio di dipendenza dalla Cina per alcune tecnologie essenziali nella transizione, come l’elettrico e il solare. Ma negli ultimi tempi si è notato un discreto spostamento di produzioni manifatturiere da Pechino verso la Thailandia, il Vietnam e l’Indonesia, il cui peso nell’economia mondiale è cresciuto ben oltre quello di alcuni membri dei Brics».

Il dollaro e la nuova guerra delle valute

«Ciò che mi colpisce — commenta Ernesto Paolillo che è stato a lungo presidente del Forex, cioè degli operatori su valute e cambi — è notare come grandi gestori di asset management, banche commerciali, istituzioni che investono molto nella ricerca, nell’era dell’intelligenza artificiale, trascurino del tutto i pericoli che possono derivare, nel campo delle valute, da una nuova fase della conflittualità mondiale. Eppure negli ultimi tempi abbiamo assistito alla svalutazione della moneta cinese, per non parlare del rublo che conta poco, il dollaro appare sovrappesato rispetto all’euro. Le coperture sui rischi di cambio sono pressoché inesistenti. E oggi i derivati per proteggersi costano poco, anche per la modesta volatilità dei mercati. Una situazione che però non è destinata a durare nel tempo».

Come sapete bene, il lavoro di Recce’d per i suoi lettori, ma soprattutto verso i nostri Clienti, NON è quello di “informare”.

Recce’d NON fa “informazione”, come invece fanno i tre articoli che avete appena letto.

Recce’d per mestiere utilizza i tre articoli, e migliaia di altre informazioni, per ottenere dai propri modello una performance eccellente (nel confronto con tutti le possibili alternative di investimento disponibili) a rischio rigidamente controllato (in termini di oscillazione del valore del portafoglio e di minusvalenze).

I tre articoli che avete appena letto, da questo punto di vista, sono ricchissimi di spunti, che devono poi essere tradotti da Recce’d (ed anche da voi lettori di Recce’d) in pratica operativa, ovvero in scelte di portafoglio.

In questo specifico momento, le nostre scelte operative:

  1. danno poca importanza a quanto viene detto nel primo dei tre articoli

  2. attribuiscono maggiore importanza invece a ciò che dice El Erian nel secondo articolo

  3. e danno infine GRANDE importanza a ciò che ha scritto De Bortoli

Questo (chiariamo subito) NON significa che ciò che De Bortoli scrive noi abbiamo fatto: non è così. Noi abbiamo invece UTILIZZATO ciò che De Bortoli scrive (insieme con altri elementi di valutazione) per confermare oppure modificare le scelte per i portafogli modello di Recce’d.

In particolare, abbiamo utilizzato questi passaggi che mettiamo per voi lettori in evidenza:

  • La domanda di fondo è la seguente: si può pensare realmente che la perdita di peso specifico globale delle democrazie e delle economie di mercato non abbia in prospettiva un impatto rilevante sul benessere reale di una parte del mondo in affanno se non in ritirata?

  • Economie di mercato che hanno subito ben due choc imprevisti (la pandemia e la guerra), sembrano volersi concentrare unicamente sulle questioni di crescita e di transizione energetica e digitale, quasi a esorcizzare pericoli di altra natura che però non sono del tutto scomparsi, per esempio una guerra tra valute e il debito

  • Ma è indubbio che sia in atto un movimento politico, confuso e contraddittorio finché si vuole, ma certamente alternativo e critico con l’Occidente, gli Stati Uniti e l’Europa. Difficile ritenere che tutto ciò non abbia ripercussioni di qualche natura anche sul mercato dei capitali.

  • notare come grandi gestori di asset management, banche commerciali, istituzioni che investono molto nella ricerca, nell’era dell’intelligenza artificiale, trascurino del tutto i pericoli che possono derivare, nel campo delle valute, da una nuova fase della conflittualità mondiale

E voi, amici lettori, che cosa giudicate rilevante, per la vostra attuale posizione del portafoglio titoli? Che posizione avete preso, su temi come questi?

Valter Buffo
Arriva l'ora del "back to school": prendete ripetizioni (a pagamento!)
 

Con il prossimo venerdì, si aprirà l’ultimo quadrimestre del 2023. Fino a questo momento, l’anno ha lasciato in sospeso tutti i giudizi, e lasciato la gran parte degli investitori con il fiato sospeso.

Tutto questo lo abbiamo visto tutti nel mese di agosto che va a chiudersi.

Noi di Recce’d abbiamo scelto, per questo Post di fine agosto, di concentrare la nostra attenzione su quello che, senza dubbio, è stato fino ad oggi il fatto di maggiore significato dei primi otto mesi dell’anno.

Il fatto più significativo dei primi otto mesi del 2023 NON è ovviamente quello di cui scrive questa immagine sopra.

E tuttavia, anche a proposito del tema a cui si accenna nella nostra prima immagine, come pure su molti altri temi, nel corso del mese di agosto 2023, Recce’ ha:

  1. prodotto ogni giorno l’aggiornamento della pagina MERCATI del sito

  2. prodotto quotidianamente un numero superiore alla media di nuovi contributi INFORMATIVI attraverso la pagina TWIT - TWOO del sito

  3. prodotto con regolarità nuovi aggiornamenti per la pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE che è dedicata alle scelte operative per i portafogli titoli

  4. per i propri Clienti, in esclusiva, prodotto aggiornamenti puntuali ed approfonditi delle analisi

  5. che sono stati poi quotidianamente inviati al Cliente attraverso The Morning Brief

  6. insieme con le necessarie indicazioni che traduco o tradurranno poi il lavoro di analisi in operatività sui portafogli modello

In aggiunta, i nostri Clienti hanno ricevuto, il 19 agosto 2023, una nuovissima Lettera al Cliente, tutta dedicata all’operatività ed alla performance dei portafogli modello.

Per Recce’d è stato possibile produrre tutto questo output in tempo reale grazie ad:

  • un metodo di lavoro consolidato e testato sul campo

  • un database articolato e sperimentato

  • una struttura pronta a reagire in ogni momento

  • un bagaglio adeguato di conoscenze

  • l’eperienza maturata attraverso decenni

  • un modello proprietario di valutazione di tutti gli asset finanziari che rientrano nel nostro universo investibile.

Nessun operatore italiano, che agisca nel settore dei “servizi che riguardano la gestione del risparmio”, ha fatto altrettanto.

Non in termini di quantità.

Ancora meno in termini di qualità

E sicuramente non in termini di risultati, come viene documentato nella nuova Lettera al Cliente.

La gestione del portafoglio titoli impone a chi se ne prenda la responsabilità (sia professionalmente, sia individualmente) di essere in grado di distinguere ciò che conta davvero da ciò che, al contrario, conta nulla.

Non è facile, non è gratis. Richiede tempo. Richiede attenzione. Richiede risorse. Richiede capacità di analisi.

Noi di Recce’d abbiamo scritto, nell’interesse di chi ci legge e ci segue attraverso il sito, che investire

  • non può essere improvvisato

  • non può essere condotto come un hobby

  • non può essere affidato a figure professionali la cui principale qualifica è quella di “sapere vendere i prodotti”

In due parole: investire è un’altra cosa: non è un hobby, non è il fai-da-te del Brico OK, non è una serie di fortunate intuizioni, ma soprattutto non è, né mai sarà, un’attività che può essere svolta dai venditori “di prodotti finanziari” che non hanno mai fatto gestione del portafoglio (e non sanno di che cosa si tratta).

Questo, molto semplicemente, per la ragione che non sono in grado di distinguere ciò che davvero conta, ciò che davvero è rilevate, per il risultato (ma pure per il rischio) da ciò che non lo è.

Ed ora traduciamo questa lunga introduzione nei fatti concreti dell’attualità, che dimostrano quanto abbiamo appena scritto.

Ma ora torniamo al fatto di maggiore rilevanza (per la gestione del portafoglio titoli) di questo 2023.

Come Recce’d ha scritto, in molte precedenti occasioni, un gestore di portafoglio che abbia competenza, equilibrio e responsabilità nel 2023 guarda prima di tutto alle obbligazioni.

In questo agosto 2023 i mercati obbligazionari di tutto il Mondo hanno fatto segnare i livelli massimi di rendimento.

Fatto che ha ricevuto una nuova conferma proprio nella settimana appena conclusa, con il tasso a 2 anni dei Titoli di Stato USA ai massimi del 2023 e sopra il 5%.

Non fatevi confondere le idee da chi vi racconta che “riguarda soltanto gli Stati Uniti”: vi sta mentendo.

Sul piano della operatività, delle scelte di investimento, della gestione del portafoglio, questo è il dato forte dei primi otto mesi: è il dato di maggiore significato, per la ragione che la massa degli investitori deve ancora accettare questo nuovo stato dei fatti.

Lo spiega benissimo l’immagine qui sopra: “non è più il mercato obbligazionario dei vostri padri”.

Aggiunge l’immagine: “gli investitori oggi prevedono un calo dei rendimenti a venire, ma dovranno accettare la realtà di essere ritornati a quelle condizioni di mercato che erano normali prima della Grande Crisi Finanziaria 2007-2009”.

Noi di Recce’d vogliamo precisare: le condizioni alle quali siamo già ritornati, alla fine del 2023, NON sono quelle degli anno 2000 - 2006. E’ necessario ritornare molto più indietro nel tempo, come avete letto molte volte nel nostro Blog.

E come spiega l’immagine qui sotto, nessuno sa come comportarsi, nessuno sa come navigare, e pochissimi sanno dove andare.

I Clienti che ci seguono attraverso The Morning Brief, invece, hanno in mente una rotta che è chiarissima, e non da oggi bensì da molti mesi. Rotta che trova conferme letteralmente ogni giorno.

Sottovalutare questi dati, e sottovalutarne le implicazioni, porterà molti investitori a commettere errori di investimento gravi: lo abbiamo già visto, tutti, nei giorni dal 10 al 31 marzo scorsi.

Si ripeterà.

Dovrebbe essere evidente a tutti a questo punto, NON si tornerà MAI a “come le cose andavano prima”: e qui c’è molto da guadagnare, proprio per la ragione della precedente immagine: tutti lo dovranno accettare, molti NON lo hanno ancora capito.

Come abbiamo letto in una immagine più in alto, tutti gli investitori saranno costretti ad accettare questo nuovo stato delle cose: ed accadrà in modo improvviso, come accade sempre, sui mercati finanziari.

Chi ha capacità, competenza ed equilibrio da utilizzare per gestire i propri denari investiti sui mercati finanziari si prepara in anticipo e muove in anticipo il propri portafoglio titoli.

La distinzione, che da molti anni Recce’d vi propone anche attraverso il suo sito e in particolare in questo Blog, è quella tra la realtà dei fatti e la fantasia di tutti quelli che stanno cercando di vendervi qualcosa.

Ad esempio, di tutti quelli che otto mesi fa a voi vendevano che “il 2023 sarà l’anno delle obbligazioni”.

Si trattava di un semplice errore, spiegato dalla scarsa competenza, da una professionalità insufficiente e da un atteggiamento irresponsabile?

Oppure stavano cercando di fregarvi e farvi comperare Fondi Comuni di Investimento e BTp?

I termini come “realtà” e “fatti”, come leggete qui sopra, ricorrono anche nella comunicazione dei media, quando la tensione aumenta e la crisi si avvicina.

Nelle fasi nelle quali risulta impossibile scrivere che “tutto va così bene, che meglio è impossibile”, allora si corre alla ricerca di un ancoraggio sicuro, scoprendo che soltanto la realtà ed i fatto costituiscono un solido punto di appoggio per le scelte di investimento.

Investire il proprio denaro puntando tutto sulla speranza che arrivi un altro “fallimento di Credit Suisse” a salvare la situazione non è soltanto miope, è anche stupido.

Nella parte finale del 2023, sarà invece necessario mettere avanti a tutto quella che noi di Recce’d già nel 2022 avevamo chiamato la Nuova Era (autorevolmente citata poi anche immagine qui sotto), e ripartirà dalla valutazione dei problemi che verranno portati alla luce da una fase di elevati tassi di interesse che si prolungherà per i prossimi cinque oppure dieci anni (immagine qui sotto).

Come abbiamo scritto più in alto, qui c’è da guadagnare bene: guadagni veri, guadagni soldi e sostenibili, perché fondati sulla realtà.

La realtà oggi ci dice che è già in corso un generale repricing ovvero un generale cambiamento dei livelli di tutti i mercati finanziari: obbligazioni, e poi azioni, ma pure materie prime e valute.

I grandi guadagno dove si potranno fare?

Semplice: ritornate con la mente al 2021: nel 2021, i pochissimi che parlavano di inflazione al 10% e tassi al 5% venivano accolti da sorrisi di sufficienza: “ma figurati … oggi le cose sono differenti”.

Nel 2023, state assistendo a una replica di quella situazione: con la grande differenza, che rispetto a due anni fa oggi la situazione delle economie è molto, molto, molto peggio.

Eppure ancora oggi, se nella vostra chat, nella vostra community, in metropolitana, al mare sulla sdraio, al bar tra amici, mentre siete al ristorante con la famiglia, parlate di rendimenti al 6%, non manca mai chi ancora insiste con quel sorriso di sufficienza: “ma figurati … oggi le cose sono differenti”.

Sui mercati però si parla una lingua diversa: sui mercati NON si parla come a tavola, al ristorante, al bar, nella chat e sulla sdraio.

Recce’d vi suggerisce, come fa anche l’immagine qui sotto, di domandare a voi stessi:

che cosa sanno le obbligazioni, che noi NON sappiamo ancora?

Davvero tutti siamo in un Mondo tutto Nuovo?

Anche un investitore distratto, oppure arrogante, oppure tutto concentrato sui risultati di Nvidia e sulle notizie sul match al Colosseo, oppure che opera in opzioni alla Borsa di New York, farebbe il suo stesso interesse a domandarsi per quali ragioni la curva dei rendimenti sta, lentamente, ritornando verso il piatto, in un momento nel quale voi stessi leggete sul Sole 24 Ore e sul Corriere della sera dei timori di recessione per l’autunno.

Che cosa sanno, che noi invece NON sappiamo ancora?

L’investitore i cui orizzonti sono ristretti ai risultati di Nvidia ed alle notizie sul match al Colosseo farebbe bene a chiedersi la ragione per cui (immagine sotto) il numero di investitori professionali (gestori di Fondi Comuni) che oggi prevede il calo dell’inflazione sia il massimo mai registrato.

A loro, chi lo ha detto? Powell venerdì 25 agosto? Non lo ha detto. Lagarde nella medesima data? Neppure.

Leggono le foglie del the?

E’ stata la Maga Circe?

Ma chi è, che lo dice, che i tassi caleranno?

Ah, no .. aspetta … è vero … lo dicono quelli che, 24 mesi fa, a noi dicevano che “è un fatto certo che l’inflazione è transitoria”. Quattro ragazzotti che lavorano per soddisfare le esigenze delle cosiddette “banche di investimento”, e quindi scrivono di fantasie prive di importanza nel reale.

Chi legge questo Post probabilmente non ha chiara una cosa, sulla quale invece oggi poggiano tutti i prezzi di tutti gli asset finanziari.

Per fare sì che quei prezzi, nel tempo, risultino quanto meno sostenibili (ovvero: non perdere soldi) è indispensabile che la previsione che vedete qui sotto, ovvero di un calo del costo del denaro dello 1% nel 2024, si realizzi. Dovrebbero realizzarsi (per una volta) le cosiddette “aspettative”.

Come hanno detto anche venerdì 25 agosto sia Powell sia Lagarde, questa previsione dell’immagine è del tutto slegata dalla realtà.

Peggio, aggiungiamo noi di Recce’d: è ridicola.

E quindi: debbono cambiare i prezzi di tutti gli asset finanziari.

Si tratta del re-pricing.

E’ già iniziato. E’ in corso.

E visto che la stagione è quella del “back to school”, del rientro a scuola, ecco noi di Recce’d subito pronti ed attenti, ad aiutarvi con i compiti, che voi sulla sdraio NON avete fatto, e che sono tutti ancora da finire.

Primo compito: prendete spunto da questa immagine che segue, e spiegate voi stessi cosa c’entrano, e che influenza anno, i fatti della Cina e del Giappone sui prezzi e sui rendimenti dei vostri BTP, e dei Titoli di Stato in generale.

Secondo compito: se oggi le previsioni per la crescita (annualizzata) del PIL degli Stato Uniti sono al 5,8%, a quale livello deve arrivare il rendimento dei Titoli di Stato USA? E del dollaro USA? Per quale ragione a tutto oggi le Banche Centrali fanno finta di non vedere? Ci avevano già provato due anni fa, a “fare finta di non vedere” ma poi sono state tutte costrette a cedere.

E’ finita male per loro, malissimo per la massa degli investitori.

Terzo compito: dalla settimana prossima tutti i Parlamenti dell’Occidente tornano al lavoro, e ci sarà un solo tema da dibattere, ovvero lo stato dei conti pubblici. Informatevi sullo stato dei conti pubblici, e lavorate poi sulle ricadute sui mercati finanziari (azioni, obbligazioni, valute e materie prime). Forza, amici lettori del Blog, mettetevi subito al lavoro: non c’è sempre una Nvidia a tenere tutti in allegria …

Quarto compito (di ripasso): tutti voi avete già studiato anni fa, il libro sui “tassi reali di interesse”, ovvero sui tassi di interesse al netto dell’inflazione, e sul modo in cui questi tassi reali impattano sia sui prezzi degli asset finanziaria sia sull’andamento dell’economia reale.

Ma oggi ve lo siete dimenticato.

E quindi ripassate

E se siete in difficoltà (come molto probabilmente siete già oggi) allora fatevi aiutare e prendete ripetizioni: ci sono in giro molti giovani supplenti, poco preparati ma volenterosi, che si fanno chiamare financial advisor, oppure wealth manager, oppure private banker, oppure robo advisor, ma sono solo giovani inesperti supplenti, pronti a darvi qualche ora di ripetizione perché in realtà non hanno un vero lavoro.

A pagamento: vi tocca di pagare.

Amici lettori: lo sappiamo, questo Post vi parla di cose poco piacevoli.

E’ meglio stare fuori, all’aria aperta, col pallone a tirare contro il muto della chiesa. Oppure in aperta campagna, a giocare con la capretta Heidi. Oppure stare sdraiati sul divano, a leggere della trimestrale di Nvidia.

E’ decisamente più piacevole occupare la propria mente con frasi come:

“Una nuova era del computer che è cominciata, si passa da computer generalisti a computer accelerati e AI generativa”

Un bambino delle elementari capisce che si tratta di parole prive di senso.

O meglio, per il 99% delle persone sono frasi vuote di senso, mentre il restante 1% capisce che si tratta di frasi buone per “piazzare la merce”.

A noi di Recce’d tocca il compito, ingrato, di dire ai lettori che le vacanze sono FINITE e si torna a scuola, è obbligatorio ritornare a studiare e a fare fatica.

Il compito è ingrato, ma quanti di voi, amici lettori, guardando indietro al proprio maestro si sono detti “ah, se solo avessi dato più ascolto alle parole di quella mia maestra delle elementari! lei si che parlava solo per il mio bene!”.

Valter Buffo
Briefing del 19 agosto per il lettore del Blog di Recce'd
 

Amici lettori: e voi, dove eravate, nell’ultima settimana?

Che cosa avete fatto, nell’ultima settimana?

Vi siete goduti la meritata vacanza?

E tra un tuffo ed un aperitivo, di che cosa vi siete interessati, nell’ultima settimana?

Avete letto i giornali?

Avete almeno gettato uno sguardo ai mercati?

Lo sapete che c’è un po’ di nervosismo? Giusto un filo …

Ma … siete proprio sicuri, che “è tutta colpa della Cina”?

Vi ricordate il giorno 15 aprile del 2022, poco più di 12 mesi fa?

L’inflazione è tutta colpa di Putin.

Poi tutti abbiamo scoperto che non era vero.

Proprio a proposito di questo tema, ma pure su molti altri temi, nel corso dell’ultima settimana, che era come sapete la settimana del 15 agosto, Recce’ ha:

  1. prodotto ogni giorno l’aggiornamento della pagina MERCATI del sito

  2. prodotto quotidianamente un numero superiore alla media di nuovi contributi INFORMATIVI attraverso la pagina TWIT - TWOO del sito

  3. prodotto due nuovi aggiornamenti per la pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE che è dedicata alle scelte operative per i portafogli titoli

  4. per i propri Clienti, in esclusiva, prodotto aggiornamenti puntuali ed approfonditi delle analisi

  5. che sono stati poi quotidianamente inviati al Cliente attraverso The Morning Brief

  6. insieme con le necessarie indicazioni che traduco o tradurranno poi il lavoro di analisi in operatività sui portafogli modello

In aggiunta, i nostri Clienti ricevono oggi, 19 agosto 2023, una nuovissima Lettera al Cliente, tutta dedicata all’operatività ed alla performance dei portafogli modello.

Per Recce’d è stato possibile produrre tutto questo output in tempo reale grazie ad:

  • un metodo di lavoro consolidato e testato sul campo

  • un database articolato e sperimentato

  • una struttura pronta a reagire in ogni momento

  • un bagaglio adeguato di conoscenze

  • l’eperienza maturata attraverso decenni

  • un modello proprietario di valutazione di tutti gli asset finanziari che rientrano nel nostro universo investibile.

Nessun operatore italiano, che agisca nel settore dei “servizi che riguardano la gestione del risparmio”, ha fatto altrettanto.

Non in termini di quantità.

Ancora meno in termini di qualità

E sicuramente non in termini di risultati, come viene documentato proprio oggi, nella nuova Lettera al Cliente.

I lettori del Blog ovviamente capiranno che ci resta pochissimo tempo per nuovi Post.

Anche perché Recce’d aveva pubblicato il 3 giugno, un Post avevamo già scritto ai nostri lettori che è stata fatta una scelta politica, di tirare una corda fino a che non sarà spezzata; spiegando poi che è stata scelta con decisione la strada del “fare finta di non capire e non vedere”, come altre volte nel passato recente. Di tollerare, di continuare a sperare, e di spargere “ottimismo”.

Abbiamo scritto, il 3 giugno, che proprio a causa di questa scelta politica oggi tutti gli investitori (che non siano decisamente distratti, malissimo informati … oppure un po’ semplicioni) si trovano davanti un solo scenario possibile, e stiamo tutti andando verso questo esito con massima velocità.

Il solo scenario possibile metterà in massima evidenza la differenza tra la ricchezza “soltanto sulla carta” e la vera ricchezza”: questo noi di Recce’d lo avevamo già chiarito sette giorni prima. Ed in aggiunta a questo vi avevamo anticipato già il 24 giugno che ci aspetta un’estate calda (caldissima) e poi un inverno freddo (freddissimo): ma soprattutto, un agsto indimenticabile.

Come avevamo scritto in data 10 giugno scorso, oggi dovrebbe esservi chiaro che il “punto di svolta” è stato ampiamente superato: ormai, siamo già tutti dentro quello scenario che noi anticipammo appunto il 3 giugno.

Ma se per caso non vi è stato sufficiente tutto questo nostro lavoro, allora il 5 agosto scorso siamo arrivati noi, a ricordare al lettore … come si previene l’insolazione.

Ed è proprio in quel Post (se lo leggete con attenzione ed un pizzico di arguzia) che trovate le indicazioni su che dovete fare del vostro portafoglio e dei vostri investimenti sui mercati finanziari.

In sostanza, vi avevamo già detto con anticipo tutto ciò che oggi è necessario per sfruttare in modo profittevole la nuova situazione dei mercati finanziari: che cosa ci rimane, oggi 19 agosto, da aggiungere, di concreto, utile e pratico?

Prima di tutto, ripetiamo l’invito a contattarci: come la settimana scorsa, anche la settimana prossima noi di Recce’d saremo al nostro posto, disponibili a chiarire alcuni dei vostri dubbi e ad aiutare chi ritiene sia arrivato il momento della decisione.

In secondo luogo, questa occasione ci offre uno spunto per ricordare ai nostri lettori che la gestione del portafoglio titoli impone, a chi se ne prenda la responsabilità (sia professionalmente, sia individualmente), di distinguere ciò che conta davvero da ciò che, al contrario, conta nulla.

I titoli azionari e obbligazionari sono scesi in settimana a causa dei dati economici positivi che hanno spinto a pensare che la Federal Reserve manterrà i tassi di interesse più alti ancora a lungo, anche se i prezzi si sono stabilizzati venerdì.

Dopo aver toccato giovedì il livello più alto dal novembre 2007, il rendimento di riferimento del Tesoro americano a 10 anni è tornato sotto il 4,3%, ma ha comunque registrato la quinta settimana consecutiva di guadagni. Il costante aumento dei rendimenti rende nervosi gli investitori perché le passate impennate si sono talvolta rivelate destabilizzanti per i mercati.

Con il rendimento decennale ancora ben al di sotto del livello dei tassi a breve termine fissati dalla Fed, alcuni analisti vedono un margine di crescita per il tasso di riferimento.

Tra i principali indici del mercato azionario questa settimana, l'S&P 500 ha registrato un calo del 2,1%, raggiungendo il livello più basso in quasi otto settimane, il Dow Jones è sceso del 2,2%, registrando la maggiore perdita settimanale da marzo, e il Nasdaq Composite è scivolato del 2,6%, raggiungendo il minimo da 10 settimane.

Distinguere ciò che è vero da ciò che è falso non è gratis e non è facile.

  • richiede tempo

  • richiede attenzione

  • richiede risorse

  • richiede capacità di analisi.

Sono numerose (lo ricorderete) le occasioni nelle quali noi di Recce’d abbiamo chiarito, nell’interesse di chi ci legge e ci segue attraverso il sito, che investire

  • non può essere improvvisato

  • non può essere condotto come un hobby

  • non può essere affidato a figure professionali la cui principale qualifica è quella di 2sapere vendere i prodotti”

In due parole: investire è un’altra cosa: non è un hobby, non è il fai-da-te del Brico OK, non è una serie di fortunate intuizioni, ma soprattutto non è, né mai sarà, un’attività che può essere svolta dai venditori “di prodotti finanziari” che non hanno mai fatto gestione del portafoglio (e non sanno di che cosa si tratta.

Questo, molto semplicemente, per la ragione che non sono in grado di distinguere ciò che davvero conta, ciò che davvero è rilevante per il risultato e la performance (ma pure per il rischio), da ciò che non lo è.

Voi, amici lettori, come avete impiegato il vostro tempo durante il primo semestre?

Vi siete interessati di Intelligenza Artificiale, e di inflazione “che cala”, e di soft landing, e dello “anno dei bonds”, e delle “riaperture post COVID in Cina”?

Vi siete concentrati (voi insieme ai vostri amici in chat, e leggendo sullo smartphone, e durante il caffé mattutino, nel dopo cena a casa di amici) sul circoletto rosso del grafico che segue?

Spiamo spiacenti: ma siamo costretti ad informarvi che avete buttato via il vostro tempo. E probabilmente, anche dei soldi, dei vostri soldi.

Sono anni, che noi di Recce’d ve lo scriviamo: smettetela di pensare che “tutto ritornerà come prima”.

A meno che … il vostro “prima” non sia un “prima di prima”.

Spieghiamo meglio: le probabilità di un ritorno dei mercati finanziari agli anni 2009 -2021 sono pari a zero, e forse sotto zero. Ma ci sono altri periodi, del passato dei mercati finanziari, che possono farvi da utile riferimento.

Noi, per oggi, ci fermiamo qui.

Ma ci saranno altri Post (forse durante la settimana?): e ci ritorneremo.

Valter Buffo
Il Post di Ferragosto 2023: quella fondamentale differenza
 

Ferragosto non è una festa: non è festa per nessuno, tranne che in Italia.

Ma non è una festa per il Mondo, che continua imperterrito a girare.

E lo potete leggere, oggi 15 agosto, nella nostra pagina TWIT - TWOO.

Noi in Recce’d siamo (ovviamente) tutti al lavoro per i nostri Clienti e per i portafogli modello. Il nostro lavoro di analisi oggi deve essere particolarmente ampio, date le notizie ed i dati che arrivano da ogni parte del Mondo.

Per il nostro Blog, però, oggi che è Ferragosto abbiamo scelto di dedicare il nuovo Post ad un tema del tutto staccato dall’attualità.

Descriveremo, e commenteremo, uno degli aspetti essenziali del nostro servizio, che distinguono il servizio di Recce’d da ogni altro servizio oggi disponibile per i risparmiatori italiani.

Le fonti di informazione finanziaria oggi sono tante. Tante: e a nostro giudizio, decisamente troppe. Il che rende più facile distribuire falsi messaggi.

C’è la stampa quotidiana e settimana, le TV, e poi le banche internazionali, e infine le Reti di promotori finanziari. Tutti questi soggetti fanno informazione, e a voi lettori sicuramente NON serve altra informazione.

La trovate sullo smartphone, in TV, sul Web, nelle chat, nelle community, e leggendo il quotidiano. Ma non ci capite molto, vero?

Tutti questi soggetti danno all’investitore un grande numero di “informazioni”, vere oppure false non importa.

Ora vi spiegheremo le ragioni per cui Recce’d NON fa informazione finanziaria.

Molti dei nostri lettori già lo sanno: in molti, nel corso degli anni, si sono avvicinati a Recce’d chiedendo se fosse possibile acquistare “solo le informazioni”.

In tutte quelle occasioni, noi di Recce’d abbiamo esposto agli amici che ci contattavano le nostre forti ragioni che ci hanno portato alla decisione di NON vendere “l’informazione”, rinunciando quindi, nel concreto, a quel canale di ricavi.

Quei ricavi possibili, noi di Recce’d abbiamo deciso di lasciarli ai (tanti) altri che “fanno informazione finanziaria”.

Il nostro lavoro è differente; e in questo Post chiariremo il perché.

La nostra forte convinzione (una delle nostre idee ispiratrici, sulla quale abbiamo fondato l’intero progetto di Recce’d) è che per ciò che riguarda la materia dell’investimento finanziario, e della gestione del portafoglio in particolare

l’informazione che è scollegata a scelte concrete sul portafoglio titoli è inutile: NON è un servizio per l’investitore (e potrebbe anche fare danno)

Non è difficile motivare questa nostra forte convinzione: tutti i giorni voi lettori trovate disponibili, in chat, in Rete, nella community, sul giornale, ed alla Tv, migliaia di opinioni.

Opinioni inutili. Spieghiamo il perché: se poi nessuno si impegna ad andare a verificare un anno dopo, due anni dopo, tre anni dopo, i risultati che sono derivati per chi ha seguito quelle opinioni, allora

ognuno si sente libero di dire tutto, ed anche il suo contrario. tanto, chi va poi a controllare dopo uno o due anni?

Recce’d ha scelto fin dall’origine, di distaccarsi totalmente da quel modello di "cosiddetta informazione finanziaria”. Recce’d NON fa “informazione finanziaria. Non pretende di “distribuire informazioni”.

Recce’d però fa un enorme, e quotidiano, sforzo: investe tempo (molto tempo ) e risorse (moltissime risorse) proprio nella comunicazione.

Attraverso il sito Web ed altri canali pubblici. Ma soprattutto, quotidianamente, attraverso i molti canali di comunicazione con il proprio Cliente.

A che cosa serve, tutto questo lavoro, e questo impiego di risorse?

Recce’d comunica (dopo una attentissima selezione) soltanto a proposito di quei temi che saranno poi riscontrabili, nella concreta gestione dei portafogli modello. I temi che influenzano da un lato le stime dei futuri rendimenti, e dall’altro le stime dei futuri rischi di ribasso. E che determinano le future operazioni sui portafogli modello.

E questo, fidatevi, fa tutta la differenza del Mondo. Ora tentiamo di spiegarlo chiaramente.

L’informazione finanziaria è quella cosa che porta ai lettori i dati, le notizie ed anche moltissimi (troppi) commenti.

Ma non c’è alcun vincolo: chi fa questa “informazione” si limita a parlare oppure scrivere, e non risponde alle cinque domande che leggete qui sotto:

chi? cosa? come? quando? con chi?

In questa situazione, si può scrivere tutto, ed anche il contrario di tutto. Cosa che, effettivamente, tutti loro fanno.

Questo è un dato di fatto. Che riguarda sicuramente i giornali e le TV. Che sicuramente riguarda anche le banche internazionali, le Reti di promotori finanziari, chi propone GPM e Fondi Comuni, polizze Vita, certificati, ed altri prodotti con le commissioni nascoste al Cliente (con il beneplacito delle Autorità di Controllo).

Per quale ragione, questi altri soggetti investono il loro tempo e le loro risorse a produrre questa cosa che si chiama “informazione finanziaria”?

In sostanza, la pretesa di “distribuire semplici informazioni” spesso maschera una finalità economica, che è quella di “contribuire a piazzare la merce”.

Il che vale per come già detto per le banche, ma pure per le Reti di promotori finanziari come a titolo di esempio FINECO e Fideuram e Mediolanum, e pure per i Governi, che devono assolutamente piazzare a qualcuno i loro debiti abnormi.

Poi, subito dopo, si capisce che … una volta che si è piazzata la merce, poi … beh …

“allora possiamo pure cambiare idea, a questo punto”.

Ripetiamolo, quindi: per il lettore del sito di Recce’d è utile capire (i nostri Clienti lo hanno già ben compreso) che Recce’d NON fa informazione finanziaria.

Il nostro lavoro, quotidiano, a favore del Cliente è quello di mettere il Cliente in condizione di essere CONSAPEVOLE, ovvero di comprendere il perché di tutte le decisioni prese sui nostri portafogli modello:

  • la scelta di fare una posizione LONG

  • la scelta di fare una posizione SHORT

  • la scelta di NON fare, di rinviare nel tempo le operazioni.

A differenza di chi fa “informazione finanziaria”, noi di Recce’d rispettiamo un vincolo molto, molto, molto stringente: la performance dei portafogli modello.

Come minimo ogni mese, nella Lettera al Cliente, presentiamo un confronto con i Fondi Hedge, con i Fondi Comuni tradizionali a benchmark, con i cosiddetti Fondi Flessibili, ed ogni altra CONCRETAMENTE ACCESSIBILE opzione alternativa per investire..

Ecco quindi chiarito il perché Recce’d NON fa informazione: il lavoro quotidiano che noi facciamo è quello di spiegare al Cliente come si può USARE le (troppe) informazioni (spesso false, e a volte vere) per produrre risultati, performance, incremento del capitale investito, su basi durature e solide (risk-weighted).

Non ci sono altri operatori, oggi in Italia, che abbiano la capacità di offrire questo tipo di supporto al Cliente.

Nessun altro operatore oggi lo sa fare, nessun altro operatore oggi lo può offrire.

Con il nostro Post di Ferragosto 2023 noi vi invitiamo a fare una verifica su tutti gli altri operatori del settore “servizi per il risparmio”.

Quegli operatori che che a voi vendono le GPM, i Fondi Comuni, le polizze assicurative Vita e UCITS, la cosiddetta (ma si tratta solo di una etichetta) “consulenza indipendente”, e tutti gli altri “prodotti finanziari”.

Noi vi invitiamo a fare due cose. Prima una indagine a 360 gradi e dopo anche una approfondimento che risponda almeno a queste basiche domande:.

  • come “comunicano” queste realtà concorrenti?

  • che cosa dicono e scrivono, ai loro Clienti?

  • con quale frequenza? E per quali ragioni? E con quale livello di qualità, attenzione, specificità?

  • ma soprattutto domandatevi: ciò che dicono e scrivono al Cliente è di utilità concreta e pratica? Il materiale “informativo” spiega le scelte concrete di investimento che sono state effettuate?

  • e in che misura spiega le prossime, future mosse sui portafogli?

  • oppure, è legittimo concludere tutta questa roba è solo semplice “informazione finanziaria”?

Valter Buffo