Il timone che tiene la rotta (parte 2)
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Come abbiamo scritto oggi stesso in un Post precedente, quando tutti vanno in confusione è utile avere un timone affidabile che tiene la rotta.

Questo può succedere quando tutti si agitano e rincorrono i trend, euforici ed ottimisti.

Oppure può succedere come oggi, quando i mercati vanno a zig-zag e nessuno sa che cosa pensare. Persino un autorevole commentatore, molto esperto, come John Authers deve arrendersi e scrivere che “poco ha senso”.

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Al contrario, in Recce’d crediamo che il senso sia chiaro, ed anzi molto evidente.

I nostri Clienti sanno molto bene di che cosa stiamo parlando.

E proprio per questo ci permettiamo un sorriso: ed invitiamo a leggere questo commento ai mercati, che a nostro giudizio è un esempio perfetto della confusione oggi dominante.

Noi non siamo risusciti a capirci nulla: se voi ce la fate, per cortesia scriveteci.

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Mercati oggiValter Buffo
Può essere utile rileggere (3): quello che Recce'd scriveva 12 mesi fa (e 24)

Un anno fa, in questo nostro Blog, abbiamo pubblicato una serie di Post, dedicati ai “temi di mercato del 2018”: per i nostri lettori, può esser utile rivedere quella serie, e fare in merito le proprie valutazioni.

Lo facilitiamo allegando, qui sotto, i link ad alcuni di quei Post. Tutti restano ovviamente accessibili via Web. Noi abbiamo scelto:

Anche se per ragioni di tempo è meno attuale (perché è più vecchia), per ragioni di completezza e trasparenza ci sembra corretto ricordare anche la serie di Post di fine 2016 (un anno prima).

In particolare, abbiamo selezionato per voi due Post di quella serie: la serie completa è sempre accessibile via Web.

Lo spunto di maggiore interesse, per utilizzare questi (ed altri se volete: la ricerca sul Web è semplicissima) Post nella valutazione dell’attività di gestione effettuata da noi di Recce’d nei due anni seguenti, è rivedere la tabella che segue, tabella che noi avevamo pubblicato proprio a fine 2016: ovvero, ricordare quali erano gli obbiettivi 2017 (a fine 2016) delle banche di investimento USA per la Borsa di New York. E’ utile per comprendere le scelte, ed il lavoro, che noi di Recce’d abbiamo fatto per la gestione dei rischi nel 2017. Non serve aggiungere altro.

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Mercati oggiValter Buffo
Può essere utile rileggere (2): l'industria del risparmio

La Banca con cui parlate di investimenti, oppure la Rete di Private Banking con cui parlate regolarmente, oppure la Rete di Promotori Finanziari che nel 2018 vi ha venduto le Polizze Vita oppure i Fondi comuni, sta per cambiare.

Come investitori sui mercati finanziari, siete obbligati a capire: dovete, necessariamente capire come cambia e come cambierà l’industria che viene a casa vostra e vi vende i prodotti. E’ necessario perché, se non lo capite, non potete in seguito comprendere a fondo le ragioni per le quali oggi il vostro portafoglio Fondi Comuni, di Polizze Assicurative, e di altri “prodotti finanziari” è fatto come è fatto.

Questo cambiamento, inevitabile, Recce’d lo ha anticipato in analisi precedenti e in alcune serie di Post di qualche anno addietro, che potete facilmente recuperare via Web.

Il grafico di oggi, che vedete sotto, vi ricorda che i Fondi Comuni di Investimento, nel Mondo, NON si vendono più, e che quindi coloro i quali, in conflitto di interesse, oggi basano le loro entrate sulle commissioni che proprio i Fondi Comuni vi fanno pagare, in futuro hanno solo due strade da seguire. La prima è vendervi più Polizze Vita. La seconda è cambiare settore.

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Il vostro portafoglio è costruito come lo vedete oggi perché alla Rete, alla banca, al promotore, al venditore, al private banker conviene costruirlo così. A lui ed alla sua Rete: non a voi.

Il private banker, il promotore e il consulente non sanno rispondere neppure alle domande più elementari, più basilari, sul futuro dell’economia, dei tassi ufficiali di interesse, degli utili, e vi risponderanno sempre “quello che dice Goldman Sachs” senza averlo capito. Sulla base di che cosa, allora, vi suggeriscono questo Fondo piuttosto che un altro?

L’obbiettivo resta quello di piazzarvi nelle tasche certi prodotti, e non certo quello di vedere poi tra qualche anno chi avrà guadagnato e chi avrà perso. Tanto, loro NON saranno più lì. Si tratta di un modo diffuso di ragionare, ed anche ad altri livelli, come ci dice l’immagine qui sotto.

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Come possiamo aiutarvi a capire meglio in che situazione vi trovate?

Come abbiamo fatto proprio oggi, in una precedente occasione, anche qui vi suggeriamo di leggere qualcosa che riguarda una delle grandi Reti di promotori finanziari che vendono Fondi Comuni di Investimento e Polizze Vita in Italia, ovvero Generali Investments.

A nostro giudizio, la notizia di stampa che leggete qui di seguito nell’estratto offre una lunga serie di elementi che potrebbero aiutarvi a capire meglio dove sta andando e come sta cambiando, oggi il settore dei servizi al risparmiatore in Italia. Potrebbe, quindi, aiutarvi a decidere dove, ma soprattutto con chi, vorreste essere tra un anno.

L'operazione punta a migliorare la capacità di Generali Investments, il braccio di investimento del gruppo, di offrire la propria attività di gestione al di fuori di quanto viene garantito dalla casa madre. E forse anche a migliorare la capacità di gestione che nell'ultimo anno, come del resto in quasi tutte le case di investimento, non è stata tra le più felici, compresi quei settori che per loro natura dovrebbero invece essere più decorrelati dall'andamento del mercato.

Dei 69 fondi pubblicati sul sito di Generali Investments, sono meno di dieci quelli che a un anno mostrano un rendimento positivo.
Proprio nella strategia absolute return che dovrebbe essere meno colpita dai ribassi di mercato, i rendimenti sono stati scarsi con perdite che vanno dal 2 al 4%. Nessuno dei gestori poi che opera nel reddito fisso ha portato a casa una perfomance con segno più e nel multi-asset le perdite si aggirano tra il 6 e il 7%. Solo pochi fondi azionari hanno salvato la stagione: il segno rosso lo hanno evitato solo Generali investment sicav Global e il Fondo Alto America. Per gli altri solo perdite con un picco di meno 18%  del fondo Eastern Europe.

Forse proprio per questi risultati, Generali sta cercando vie alternative. "La qualità dei gestori e delle strategie di CMISL - scrive il gruppo nella nota con cui annuncia l'acquisizione - è stata costantemente riconosciuta dagli investitori, con sette HFM Awards2 per la migliore piattaforma UCITS ricevuti nel corso degli ultimi otto anni e sei HFR Awards3 consecutivi". L'ambizione del gruppo è di riuscire a competere con player come BlackRock e, forte dei 480 miliardi di asset garantiti dalla casa madre, a costruire una delle cinque piattaforme multi-boutique più grandi al mondo. Ma la strada sembra ancora lunga. 

Mercati oggiValter Buffo
Può essere utile rileggere (1): come si fa la gestione del portafoglio

Tutte le Reti che piazzano Polizze vita e Fondi Comuni, da FINECO a Mediolanum, da Fideuram a Azimut a Banca Generali, a fine anno scrivono documenti di previsione per l’anno successivo.

Queste Reti di promotori finanziari, così come le banche che fanno collocamento attraverso gli sportelli, nei loro documenti hanno una regola ferrea: dire il meno possibili, non prendere (mai) una posizione netta, lasciare sempre tutto in sospeso. Tutti i clienti delle Reti, sia di private banking, sia bancarie, sia di promotori finanziari, sanno di che cosa stiamo parlando qui.

Tutto ciò detto, noi in questo Post vogliamo trarre uno spunto proprio da una pubblicazione di una di queste Reti, ovvero Allianz Investor Italia (la scelta è del tutto casuale, non implica alcuna selezione né alcun giudizio sulla Rete medesima, che non saremmo in grado di dare).

Nel testo, troviamo alcuni spunti utili. Ne abbiamo selezionata per voi una parte:

  • Il rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, oltre che la riduzione del quantitative easing da parte della Federal Reserve (Fed) e della Banca Centrale Europea (BCE), con ogni probabilità nel 2019 comporteranno una diminuzione della liquidità e un aumento della volatilità. Affrontare con successo le sfide dei mercati potrebbe richiedere maggiori competenze: gli investitori dovrebbero puntare sulla selezione attiva degli investimenti piuttosto che accettare passivamente l’andamento di mercato, anche se nessuna strategia è in grado di offrire garanzie in termini di sovraperformance.

  • Negli ultimi anni, gli investitori si sono potuti permettere di “andare a traino” perché i mercati erano in rialzo, ma continuare oggi con questo approccio rischia di portare alla distruzione di valore anziché alla sua creazione. Entrando in un periodo di ridotta correlazione fra le asset class, maggiore volatilità e rendimenti inferiori, soprattutto sul fronte azionario, adottare un approccio attivo nell’allocazione degli investimenti e nella selezione dei titoli assumere un ruolo sempre più rilevante.

A noi di Recce’d questi due paragrafi sembrano utilissimi: siamo del tutto d’accordo con Allianz su questi punti. Specie sullo “andare a traino” e poi sul non “accettare passivamente”.

Non sappiamo però COME Allianz suggerisce ai suoi Clienti di reagire a queste sfide: con quali strumenti finanziari? Con quale movimentazione dei portafogli? Con quali obbiettivi? Comunicando le scelte in quale modo al Cliente che investe?

La sfida, dunque, è quella che dice Allianz: d’accordo. Ma come si fa?

Recce’d ha una soluzione, ed è molto probabilmente diversa e distante da quella di Allianz così come da quella di FINECO e da quella di Mediolanum e di tutte le altre già citate e non citate. Noi NON operiamo in confitto di interesse, e questo fa tutta la differenza.

In precedenti occasioni, ed in precedenti serie di Post, negli ultimi anni, abbiamo fornito ai lettori del sito una serie di indicazioni specifiche su come sia possibile realizzare una gestione che offre rendimenti assoluti, slegati dal benchmark, con un rischio di portafoglio mantenuto sempre al di sotto di certi limiti.

La nostra soluzione operativa per gli anni a venire è ispirata dalle parole che potete leggere qui di seguito: è questa la sfida di cui parla Allianz, ma qui viene descritta in modo più specifico.

There’s a growing consensus that extreme moves point to a paradigm shift: A new era where the Federal Reserve is no longer propping up markets, growth is topping out, U.S. protectionism derails earnings and rising rates upend developing-nation economies.

There’s evidence to suggest that, rather than being assailed by a brutal new era of big moves, investors have simply spent too long cosseted by low volatility and one-way markets. In psychological terms, it’s known as the recency bias. Traders got used to tranquility, making the current ride seem rougher than it is.

“This always tends to happen when you introduce some fear into the equation, and generally when the market goes south, people’s fear escalates,” said Jim Paulsen, chief investment strategist at Leuthold Weeden Capital Management LLC. “Their time horizons shorten.”

“Volatility we’ve experienced in the past few years was pretty low by historical standards, and it was suppressed by the coordinated easy monetary policies across the world,” said Alex Bellefleur, chief economist and strategist at Mackenzie Financial Corp.

“We’re slowly returning to a more normal volatility regime. It’s unlikely that we go back to the lows, but there’s nothing abnormal about that.”

“Markets participants are more high-strung amid the downturn in global equities, credit, EM and commodities,” Alvin Tan, a director of FX strategies at Societe Generale in London, wrote in a note to clients this week. “Tape bombs can shake things up in this febrile atmosphere, at least temporarily.”

 

Mercati oggiValter Buffo
Il timone per evitare i miraggi

La parola del giorno, del mese e dell’anno, sui mercati finanziari è sicuramente “miraggio”: ovunque, potete leggere la parola “miraggio” come sola spiegazione possibile per il clima (irreale, assurdo ed anche un po’ stupido) che sui mercati si respirava solo 12 mesi fa.

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Tutto è (meglio dire: è stato) un miraggio: dagli utili delle Società quotate, alla crescita economica in Europa, di cui ci parla il brano che segue, alla fine di questo Post.

Come può un investitore difendersi dai “miraggi” creati ad arte dai media, dalle banche globali di investimento, e dalle nostre Reti di Vendita di Polizze Vita e di Fondi Comuni di Investimento?

Una delle possibili soluzioni è proprio il servizio di Recce’d.

The euro zone’s stronger than expected economic expansion in 2017, which gave rise to the notion of a “synchronized global recovery” and drove one of the most positive and least volatile years on record for world markets, increasingly appears to have been a mirage. The latest manufacturing PMI figures from MarkIt on Friday showed declines across the euro zone. 

The weakness in all of the region’s economies is conspicuous, as is Italy’s drop below the level of 50 that marks the dividing line between manufacturing contraction and expansion. The only shaft of light is that Greece for the first time in many years now has a healthier manufacturing sector than any of the four biggest euro zone economies. That should provide good cheer for all those who wish Greece well after its crisis-hit decade, but speaks volumes about the disappointments in the core of the euro zone.

What exactly happened? Jean Ergas, chief economist of Tigress Financial Partners in New York, put it this way: Europe enjoyed a “recovery” as domestic demand caught up after years of austerity. But it was never something that could be called an “expansion.” Any lasting expansion will need to survive the political risks now emanating from Italy, and from the Brexit process.

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Mercati oggiValter Buffo