Gestione del portafoglio titoli: che cosa è, e come si fa (parte 1)

La gestione di un portafoglio titoli è la capacità di associare fra loro, seguendo un sistema rigoroso, scelte di investimento che, NEL LORO INSIEME, producano un risultato positivo senza mai perdere il controllo della volatilità dello stesso INSIEME, volatilità che deve restare sotto un livello prefissato.

Si capisce bene, anche solo leggendo queste poche parole, quello che la gestione di portafoglio NON è:

  1. non è la somma casuale di tante scommesse isolate
  2. non è il frutto di una lettura disordinata di siti e quotidiani, e poi andare dietro ai titoli più grossi
  3. non è il risultato di righe colorate tracciate sui grafici (sarebbe semplice ...)
  4. non è chiudere gli occhi e augurarsi che "se in passato ha fatto così, farà così anche il mese prossimo, perché siamo nella stagione delle mele"
  5. non è blaterare a vanvera di Draghi e del QE, senza avere mai neppure capito come e perché dovrebbe funzionare una simile politica
  6. non è fare il tifo per l'Italia, come se si trattasse di una partita di calcio
  7. non è mettere in portafoglio obbligazioni di nessuna qualità solo perché "a scadenza rendono di più"
  8. non è fare un portafoglio "il più possibile diversificato" senza motivazioni forti alla base delle scelte, portafoglio che alla fine andrà avanti senza direzione barcollando, in balia del vento e degli eventi

Potremmo continuare nell'elenco: che tra l'altro vi può essere utile per dare una risposta al primo dei nostri "giochi estivi" che vi abbiamo proposto negli ultimi giorni.

La serie dei "giochi estivi" proseguirà,  anche se negli ultimi giorni siamo stati costretti a dedicare tutta la nostra attenzione a cose più gravi (come avete letto nei Post precedenti a questo che abbiamo pubblicato negli ultimi giorni).

Oggi vogliamo richiamare la vostra attenzione sulla gestione del portafoglio, perché proprio in queste settimane sta prendendo forma e sostanza un "cambiamento di scenario" che potrebbe avere conseguenze importanti per tutti gli asset del nostro e del vostro portafoglio: ve ne abbiamo già scritto in precedenza, i i nostri Clienti sono stati già posizionati a favore, ma la stampa, i media e l'industria del risparmio (dai Fondi Comuni alle grandi banche globali) ad oggi resta invece ancora orientata nella direzione opposta. E come i nostri lettori sanno benissimo, i cambiamenti sui mercati finanziari si realizzano sempre in tempi brevissimi: a volte sono sufficienti due settimane.

Vi chiediamo quindi di fare attenzione ai dati (come facciamo sempre), sia quelli pubblicati da poco, sia i prossimi, a cominciare dalla disoccupazione USA di venerdì 5 agosto. Ed accompagniamo questa richiesta con un brano che abbiamo letto ieri, 1 agosto, sul Financial Times, e che vi serve per capire, in modo concreto, che cosa è "fare gestione del portafoglio titoli": è sapere decidere in merito a temi, ed alternative, come queste, nei tempi più brevi possibile, con gli strumenti giusti, e con le percentuali di portafoglio appropriate per proteggersi da rischi eccessivi.

The synchronised nature of this improvement in growth is notable. Not only have the risks of a global recession in the forthcoming months fallen sharply, there are now some early indications that the world economy could be moving into a period of above trend expansion for the first time since early 2015.

The probability of a global recession within 12 months in all of the major regions has now plummeted to almost zero, while the probability of “strong expansion” has risen to above 50 per cent.

If this improvement continues, it might suggest that the global economy is achieving “escape velocity”, in which the recovery becomes self-propelled, without needing repeated doses of monetary and fiscal policy support to prevent a renewed slowdown.

 

MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 2)

Il contrasto da quello che tutti, ma proprio tutti, i quotidiani italiani hanno scritto nel fine settimana (include le interviste a Governo e Vertici delle banche) e la reazione delle Borse tra ieri, lunedì 1 agosto, ed oggi non potrebbe esser più evidente: un trionfalismo smaccato dopo i risultati degli stress test è stato smentito (si è tentati di dire: spernacchiato, alla Totò) dai prezzi sui mercati finanziari.

Tra mercati ed interviste compiacenti e compiaciute, la nostra scelta è sempre di guardare alla realtà, e non alle parole. E quindi, di guardare ai prezzi. Come Recce'd aveva scritto già domenica 31 luglio, nel Post con questo stesso titolo, la presunta "soluzione per MPS" non è, semplicemente, una soluzione. Il perché, lo abbiamo già scritto.

Implicazioni pratiche? Per i correntisti che si chiedono "facciamo bene a tenere i soldi sul conto corrente", precisiamo che non c'è il minimo rischio di una "corsa agli sportelli". Invece per gli obbligazionisti che hanno in portafoglio titoli emessi da banche italiane (QUALSIASI banca: la crisi è di sistema, non di MPS) ripetiamo ancora una volta che non c'è alcuna garanzia reale a supporto di quei crediti sotto forma di obbligazioni. E non stiamo parlando qui solo delle obbligazioni subordinate.

Scrive oggi il Financial Times (2 agosto 2016) che gli stess test hanno "messo in evidenza lo scontro di interessi divergenti tra azionisti ed obbligazionisti" delle banche europee. Siamo d'accordo, ma la vediamo così: azionisti ed obbligazionisti si scontrano ma soffrono del medesimo problema: dietro ad azioni ed obbligazioni non c'è il valore che loro credono che ci sia, le banche-Zombie non sono più in grado di produrre valore e quindi non hanno alcun valore. Non siamo di fronte ad un problema di "ricapitalizzazione", stiamo tutti prendendo coscienza che quel modello di business non regge più ed ha fallito. 

I prezzi sui mercati finanziari sono stati sostenuti fino ad oggi (grazie all'azione, a prima vista gratuita ma che avrà in futuro costi evidenti, della BCE di Draghi) ma non potranno esserlo a lungo. E da questo punto di vista sono gli obbligazionisti quelli che rischiano di più.

Mercati oggiValter Buffo
Segni della fine di un'epoca (parte 2)

A noi che ogni giorno per professione osserviamo ed analizziamo non solo ciò che succede sui mercati finanziari, ma pure ciò che succede all'interno dell'industria del risparmio, tra i nostri "concorrenti", sembra di vivere in un'epoca simile ai primi anni del Novecento, quando si arrivò alla fine dei Grandi imperi e di tutta la cultura e la politica che li supportava.

Oggi leggiamo sulla stampa che dall'indice Stoxx 50, l'indice di Borsa europeo più noto e diffuso tra i gestori, escono due grandi nomi del settore bancario: Credit Suisse e Deutsche Bank. Recce'd da anni scrive in merito a questo progressivo declino dei grandi colossi bancari, che nella maggior parte sono destinati a sparire così come sparirono i colossi di altri settori (dalle ferrovie al siderurgico) senza lasciare alcun rimpianto né creare alcun problema agli utenti finali.

Sullo spunto di questa notizia, vi suggeriamo

  1. di andare a rileggere i commenti con i quali i Vertici di UBS hanno commentato i loro risultati trimestrali, la settimana scorsa, lamentando ancora una volta che i loro Clienti hanno ridotto l'attività di negoziazione in azioni; ma vi rendete conto? come se UBS fosse l'ultima delle SIM italiane, che deve sperare nella "volatilità dei mercati" per generare valore aggiunto, visto che le attività "core", quelle tradizionali dell'industria, sono in realtà un modo per perdere soldi; 
  2. vi suggeriamo anche di leggere un articolo di Bloomberg dello scorso 26 luglio, il cui titolo dice tutto: "Citigroup, HSBC Jettison Customers as Era of Global Empires Ends"
  3. vi suggeriamo anche di andare a leggere sulla stampa internazionale (su quella italiana, l'argomento è tabù) in merito all'unico tema su cui Trump e Clinton sono d'accordo, ovvero la necessità di arrivare ad una riduzione della dimensione e del ruolo delle grandi banche (è stata citata spesso Goldman Sachs); ed infine:
  4. vi suggeriamo di riflettere su tutto ciò che avete letto, negli ultimi quattro-cinque mesi, sulle banche italiane: perché il dato preoccupante, ovvero allarmante, è che tutti i quotidiani, tutti i politici e tutti gli Amministratori Delegati ne parlano come se nulla dovesse cambiare, come se noi fossimo di fronte ad un momento di difficoltà al termine del quale tutto tornerà come prima; quando invece il sistema bancario, in Italia, si troverà ad essere sbattuto su e giù, e poi a destra ed a sinistra, da un combiamento globale che (se va bene) lascerà in vita la metà degli operatori, e con profili radicalmente cambiati.
Mercati oggiValter Buffo
Segni della fine di un'epoca (parte 1)

Nello scorso mese di maggio, Recce'd vi segnalò una "chiamata" (nel gergo degli operatori, "una call") della banca globale Goldman Sachs, che è al tempo stesso il nome più prestigioso ma pure il nome che ha subito negli ultimi anni il numero maggiore di attacchi alla sua credibilità. La storia si ripete, in questo caso: proprio ieri, 1 agosto 2016, Goldman Sachs è tornata a rendere pubblica una propria chiamata, "una call", e questa volta ancora più forte che nel mese di maggio. Noi qui prendiamo Goldman Sachs puramente come esempio del modo di operare delle grandi banche globali.

Goldman Sachs ha suggerito ai propri Clienti di "vendere l'azionario" per i prossimi tre mesi. Sono molto numerose le considerazioni che tutti noi investitori siamo costretti a fare, su una base di una notizia come queste (ripresa subito, va detto, da tutte le agenzie di stampa e da tutte le testate specializzate). Noi ve le proponiamo qui in sintesi:

  1. la chiamata precedente non era andata bene: già a maggio Goldman Sachs aveva consigliato di "alleggerire", ma il mercato invece ha fatto segnare due nuovi massimi
  2. l'orizzonte temporale, "a tre mesi", ci fa capire lo scopo e la qualità di questa "chiamata", di questa indicazione operativa: siamo passati dal disegnare scenari (spesso misteriosi) a tre-cinque anni, ad una indicazione che sembra più che altro destinata al trading-on-line
  3. sembra quindi una mossa "in affanno", per non dire disperata: Goldman Sachs prova a cogliere l'attimo e mettersi finalmente davanti al mercato, dopo averlo inseguito per sette mesi nel 2016 (ed anche per 12 mesi nel 2015)

Le posizioni dei nostri portafogli modello sono, ad oggi, OPPOSTE a quelle di Goldman Sachs, e non da oggi: ci dobbiamo quindi preoccupare? Non siamo preoccupati affatto, e se mai ci salisse un moto d'ansia ci sarà sufficiente ricordare che questa banca globale, come tutte le altre sue "sorelle", ancora a gennaio scriveva e spingeva sulle Borse europee, spiegando che la crescita degli utili 2016 sarebbe stata "a due cifre". Oggi quelle medesime banche globali hanno una previsione 2016 inferiore a zero, ovvero di crescita degli utili negativa in Europa. Se le basi fossero le medesime, in questo caso, allora sarebbe forse il caso di AUMENTARE il long sulle Borse.

Ci pare però molto utile sottolineare questa "chiamata" di Goldman Sachs per tutti quegli investitori ai quali oggi il promotore ovvero il private banker ovvero il consulente ripete che è indispensabile "investire per il lungo termine" se si vuole investire bene: notizie come queste dimostrano all'investitore che il mondo intorno a lui (ed anche intorno al suo consuelnte) gira in un modo del tutto diverso, e gira molto rapidamente.

Ci pare poi molto utile ripetere a tutti i lettori che siamo già arrivati alla fine di un'epoca: quelli che ancora oggi sono convinti che queste grandi banche globali "ne sappiano di più", che questi grandi nomi "offrano migliori garanzie", che questi grossi conglomerati producano "maggiore efficienza" e che il private banking di una grande banca (globale, oppure italiana) sia per definizione in grado di offrire un servizio di maggiore qualità, dovrebbero riflettere a lungo su iniziative come quella che vi abbiamo appena documentato, iniziative che ricordano piuttosto i tentativi di una botteguccia alle prime armi. Se Goldman Sachs ricorre a questi mezzi, che cosa faranno oggi, domani e dopodomani le altre "grandi banche", internazionali ed italiane? 

In un film di Carlo Verdone, che in Recce'd è molto amato, si direbbe che "ce stanno 'a provà". 

Mercati oggiValter Buffo
MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 1)

Recce'd ha accompagnato la vicenda "salvataggio del Monte dei Paschi" lungo i mesi di giugno e luglio con una serie di commenti in tutte le sue sedi pubbliche, dal sito ai documenti che sono riservati ai Clienti. Avevamo deciso di tacere, da qualche giorno, perché è del tutto inutile continuare a ripetere sempre le medesime conclusioni che sono quelle che noi vi avevamo anticipato due mesi fa.

Se oggi interrompiamo il silenzio, è perché ci sono situazioni in cui puntualizzare non è semplicemente polemica, ma può mettere in guardia da rischi nascosti.

Leggiamo oggi, 31 luglio, sul Corriere della Sera, una dichiarazione del Presidente del Consiglio, secondo la quale l'operazione MPS privilegia gli interessi di "correntisti e risparmiatori". E poi leggiamo il Consigliere Delegato di Banca Intesa affermare, dialogando con un giornalista ... non molto aggressivo, che il Fondo Atlante è stato un "game changer".

Quegli investitori che, da domattina, operassero sui loro portafogli affidandosi a queste due affermazioni farebbero un errore colossale: perchè entrambe queste due informazioni NON sono vere.

Se il Fondo Atlante sia stato un "game changer", ce lo racconta la storia del medesimo Fondo e dei mercati negli ultimi mesi: guardate che cosa ha fatto il Fondo, e come hanno reagito i prezzi sui mercati, e potete da soli arrivare alla conclusione che con il Fondo si sono peggiorate, e non migliorate, le difficoltà del sistema bancario. Adesso, ci sono due miliardi di euro investiti per garantire la sopravvivenza di due banche Zombie che nessuno sul mercato vuole: davvero un bel risultato! Mentre sul fronte sofferenze, sul fronte MPS, sul fronte sistema i risultati stanno a zero,  oppure sono negativi.

Quanto al fatto che la soluzione che si sta cercando, con affanno, per la situazione MPS sia "favorevole a correntisti e risparmiatori", noi vi diciamo chiaramente che non è così: i risparmiatori avrebbero bisogno di pulizia, trasparenza, miglioramento delle prospettive reddituali, in una parola di tutto il contrario di ciò che si ottiene cacciando altri 5 miliardi di euro in una banca Zombie attraverso un "finanziamento-ponte garantito dallo Stato" (che poi, cosa è, esattamente???). Lo Stato garantisce solo guadagni e commissioni a JP Morgan ed alle altre banche che sono state chiamate a soccorso, e con le quali quindi si negozia da condizioni di estrema debolezza: non garantisce nulla invece ai risparmiatori, che al contrario vendono circolare ancora di più la medesima carta straccia che fino ad oggi li ha penalizzati.

Finiamo poi coi correntisti: e chiediamoci che cosa sanno i correntisti delle Poste del modo in cui la Cassa Depositi e Prestiti impiega il loro denaro. Il Presidente del Consiglio afferma che la CdP risponde solo "alla Legge ed ai soci", ma poi si dimentica di spiegare chi sono i soci, e a quali logiche rispondono le loro scelte.

Logiche che certo NON sono logiche di mercato: perché se no, che bisogno ci sarebbe stato di un misterioso "prestito-ponte garantito dallo Stato", ovvero dai soldi NOSTRI, di tutti noi?

La scena è la solita: è estate, fa caldo, a Palazzo c'è il ballo coi vestiti eleganti, e nei salotti si tresca per fare sì che "tutto cambi perché nulla cambi". E così ci tocca di leggere dichiarazioni arroganti del tipo "siamo la migliore banca di tutta Europa", da parte di signori che, senza i regali di Draghi, avrebbero da anni già abbassato le saracinesche, e stanno in piedi solo con il BTp decennale a 1,20% di rendimento. Se per caso sale al 3,5%, chiudono bottega: bel modello di business davvero.