Estate: esercizi sotto l'ombrellone (parte 4)

Nel caldo di agosto, molti tra i nostri amici e lettori sono fermamente intenzionati a "staccare", ovvero a stare lontano da ogni fonte di stress e lasciare a riposo sia il sistema nervoso sia il cervello (sempre che l'attualità lo consenta). Per combattere i momenti di noia, alcuni si rifugiano nei giochi proposti dagli enigmisti, che rilassano proprio perché distraggono dalla realtà.

Noi non siamo in grado di elaborare giochi enigmistici (per quello c'è appunto la settimana enigmistica e le altre riviste specializzate) ma possiamo sottoporvi alcuni "giochi" in materia di investimenti, che non sono di stretta attualità ma che egualmente potrebbero, in futuro, esservi utili per interpretare ciò che vi succede intorno ed anche per fare scelte di investimento sempre più azzeccate.

Oggi vi sottoponiamo una specie di "Trova l'errore": l'argomento è quello delle politiche monetarie "non convenzionali", che in tutto il Mondo sono state adottate dalle Banche Centrali ed in tutto il Mondo hanno fallito, sia nel rilanciare la crescita economica sia nel fare salire l'inflazione, come ci dicono anche gli ultimi dati della scorsa settimana.

In che modo peserà, nei prossimi anni, questo fallimento sui nostri investimenti, e quindi sui nostri soldi?

Noi di Recce'd possiamo darvi "un aiutino" come fa in tv il conduttore dei Pacchi su RAI 1: leggete queste due frasi:

Over the last six or seven years, most financial assets have done very well. The performance divide has not been between low-risk assets and high-risk assets or between liquid assets and illiquid assets, but between long-duration assets and short-duration assets. Long-duration assets such as stocks, bonds, real estate, and private equity have benefitted from a large fall in the discount rate associated with their cash flows, while short-duration assets have been hurt by the same fall. Investors tend to tilt their portfolios in favor of those assets that have done well, and today that pushes them to be increasing effective duration in their portfolios, just when the potential returns to those assets have dropped. 

Questa prima frase è molto efficace nello spiegarvi quale è stata, sui mercati finanziari, la principale (e negativa) implicazione delle politiche monetarie "non convenzionali": si è creata una spinta (artificiale) ad acquistare titoli "con una duration lunga". Perché Recce'd afferma che quest implicazione è "negativa", visto che i prezzi di questi asset finanziari sono saliti? Ecco l'aiutino:

(...) the trouble with returns that come from falling discount rates is that they represent an increase in the present value of the asset without any increase to the cash flows to the asset class. The future expected return to the asset has fallen, and in a way that more or less precisely counteracts the increase in current value. In other words, the present value of the assets has risen but the future value of the assets has not. Nowhere is this clearer than for the purest long-duration asset in existence, the zero coupon bond. Let’s say that you will need, with absolute certainty, $1 million in 2026. The safest way to reach that goal is to buy a $1 million face value 10-year zero coupon Treasury bond maturing in 2026. Such a bond currently has a yield of 1.625%, which means it will cost you $851,127 to buy it today. Assume that tomorrow the yield falls by 1% to 0.625%. Your brokerage statement will declare the value of your bond to be $939,596, a gain of over $88,000. Whoopee! You’ve just made over half of the necessary return over the next 10 years in a single day. But the value of that bond in 2026 has not changed at all. It has a fixed maturity value of $1 million. The only thing that has changed is the discount rate being applied to that cash flow, not the cash flow itself. Assuming you still need $1 million in 2026, there is no windfall to spend. Economically, nothing has changed for you, whatever your brokerage statement says.

Lo abbiamo lasciato in lingua inglese, perché con la traduzione va sempre perso una parte del significato originale: e d'altra parte, d'estate, anche un po' di esercizio con le lingue straniere può diventare un divertente passatempo ...

Vacanze? I mercati non ci vanno, e neppure il vostro portafoglio

E' sufficiente una distratta occhiata al grafico dell'indice della Borsa di New York, per rendersi conto che qualche cosa sta per succedere: vedete nelle la volatilità (minima) ed il livello assoluto (massimo) di questo indice nelle ultime due settimane, due condizioni che insieme non possono coesistere a lungo. 

Ma ci sono ben altre conferme, in questo senso, al di là del grafico: nei cinque giorni tra il 25 ed il 29 luglio, abbiamo visto le riunioni di Fed e BoJ, i dati USA per la crescita del Prodotto Interno, i dati giapponesi per l'inflazione, i risultati trimestrali di tutti i colossi della tecnologia, da Facebook ad Amazon ad Alphabet (Google).

Nella settimana che si apre lunedì 1 agosto, ci sarà una vera e propria ondata di dati macroeconomici della massima importanza, dall'occupazione degli USA agli indici PMI della Cina, passando per la riunione della Bank of England e le vendite al dettaglio di Eurozona. Aggiungete, a questo, il fatto che proprio in agosto toccherà i suoi massimi la stagione degli utili trimestrali in Europa, che fino ad oggi ha già prodotto una serie di interessanti sorprese.

Abbiamo già informato i nostri Clienti della possibilità di interventi (a certe condizioni, anche profondi) sui portafogli in agosto, e qui invece informiamo i nostri lettori ed amici che l'attività di Recce'd nel mese di agosto rimarrà sui medesimi livelli di ogni altro mese, con alcune novità interessanti ed un pizzico di qualità in più.

Estate: esercizi sotto l'ombrellone (parte 3)

Ve ne avevamo scritto un mese fa, e questa mattina 26 luglio 2016 troviamo il medesimo tema trattato sul Financial Times, che ha scelto questo titolo: 

A friendly reminder that return is “not really a function of yield”

ovvero: "Un amichevole promemoria: il rendimento NON è una funzione del rendimento a scadenza".

Il giochino da ombrellone quindi, stavolta, è "Trova la differenza": sono tutti e due rendimenti, ma per chi investe solo uno dei due è importante, mentre l'altro può creare confusione e portare a investimenti sballati. Quale?

Estate: esercizi sotto l'ombrellone (parte 2)

Oggi vi proponiamo un secondo esercizio, in alternativa a quelli proposti da settimanali come La Settimana Enigmistica. Oggi vi sottoponiamo una specie di "Trova l'errore", prendendo come spunto una recente pubblicazione di Blackrock, che come tutti sanno è la Casa di Fondi Comuni più grande del Pianeta, con circa 5.000 miliardi di dollari di masse sotto gestione.

In una delle pubblicazioni più recenti, Blackrock ritorna su un tema che ormai è di dominio comune, ovvero sul fatto che "per i prossimi cinque anni i rendimenti di tutte le classi di attività saranno bassi":

According to BlackRock Inc., it's going to be really hard for any asset class to give investors returns above a mere 6 percent in the coming years. In fact, according to BlackRock Inc.'s Global Chief Investment Strategist Richard Turnill, most won't even scrape 5 percent. "Our five-year return assumptions have steadily moved lower since the financial crisis, amid weak global growth prospects, easy monetary policy and rising valuations," he writes. "We have lowered our assumed returns for most fixed income assets, following a drop in yields (and rise in valuations) in the second quarter."

Fino a questo punto, nulla da dire e nulla di nuovo. Poi però arriva il grafico qui sotto, e qui scatta il nostro giochino per l'estate.

Con il pallino, viene indicata la performance del più recente trimestre; con la barra colorata, la performance ATTESA media per i prossimi cinque anni. Come si può sintetizzare il contenuto di questo grafico?

Si potrebbe dire che Blackrock prevede, in media, rendimenti in linea con quelli dell'ultimo trimestre per i prossimi cinque anni, con variazioni molto piccole (obbligazioni Emergenti ed High Yield) e una sola voce negativa (i Titoli di Stato USA con scadenza a più di 10 anni).

Il nostro lettore può partire da questo grafico, e fare il suo gioco da ombrellone: c'è qualche cosa, in questo grafico, che non può essere, che non è possibile, che è distante dalla realtà.

Trovatelo voi: noi ci fermiamo qui, osservando che chi ha prodotto queste previsioni ricava tutti i suoi redditi dal collocare il pubblico prodotti finanziari che salgono solo se i mercati salgono per sempre. Non è così difficile capire perché, nel grafico sopra, tutte le performances sono positive: purtroppo però la realtà dell'economia, e delle nostre vite di ogni giorno, è ben diversa.

Contro "prudentismo" e "cautelismo" (parte 1)

A partire dal mese di febbraio 2016, Recce'd ha combattuto una quotidiana e forte battaglia contro una certa tendenza del "consenso", che si è spostato (tutto d'un tratto) a favore della cautela e della prudenza: grandi banche internazionali a fare da locomotiva, e dietro tutti gli altri vagoni, a partire ovviamente dalle Reti di vendita, quelle del Private Banking e dei promotori finanziari.

Non abbiamo solo scritto: abbiamo anche operato sui portafogli modello seguendo una linea opposta a quel generico e dominante "prudentismo" che non capivamo, e non capiamo oggi, da che cosa fosse motivato. Avevamo ed abbiamo la sensazione che si trattasse di una reazione emotiva: presa per bene la "botta" di gennaio, tutti gli strategisti e i consulenti si sono buttati dalla parte opposta pensando "stavolta non mi faccio più fregare". E' la sola spiegazione che riusciamo a dare del fatto che solo sette mesi fa (dicembre-gennaio) il "consenso" era a favore di una crescita degli utili in Europa del 12-14% nel 2016, ed oggi la stima di questo "gregge" che chiamano "consenso" è negativa: nel frattempo, c'è stato forse un tracollo globale? Oppure ... erano numeri sparati a casaccio?

Non è certo quello il modo di investire: non si produrranno mai performances se si agisce in quel modo.

Oggi scriviamo per segnalarvi che qualche cosa sta cambiando: il "cautelismo dominante", quello della recessione globale, comincia a mostrare alcune crepe. Abbiamo letto ad esempio sul Financial Times stamattina questo brano (lo lasciamo in originale per non distorcere neppure una sfumatura):

The key question for investors in the forthcoming period is whether the deflation/monetary divergence duopoly is still dominating markets, or whether this regime is now ending. There are definitely some signs that things are beginning to change, though it is far too early to be confident about this. In recent weeks, global equities have recovered, especially in the US, where the S&P 500 index has reached new all time highs.

Three factors are leading to talk of global reflation among investors. These are:

  1. A distinct improvement in global activity data, with both the US and China having recovered from earlier weakness, and recessions abating in Brazil and Russia. According to Fulcrum’s nowcast models, global activity growth is now running at 3.5-4.0 per cent, compared to a low point of 2.0-2.5 per cent in February. There are, however, recession risks in the UK and Japan.
  2. A likely rise in global inflation rates from now on, as the impact of lower commodity prices on year-on-year inflation measures starts to disappear. Inflation in the developed economies should rise from 0.6 per cent now to almost 2 per cent by mid 2017.
  3. The end of global fiscal austerity, with a rising likelihood of fiscal easing in many economies, led by Japan. It seems that markets are shifting their focus from the central banks to the fiscal authorities in assessing the scope for policy easing, though this story is only in its infancy.