Chiedere scusa non basterà
 

Il nostro Post di oggi è collegato, in modo diretto, al Longform’d della settimana scorsa ed anche ad un precedente Post.

In più come leggerete più avanti, vi parleremo anche … di patologie intestinali: ed in particolare, di dissenteria.

Procediamo però con ordine. Nel nostro Longform’d di sette giorni fa, così come nel Post precedente, abbiamo portato alla vostra attenzione quello che sarà questo il tema di investimento dominante del 2025. E l’attualità ogni giorno ce lo conferma, in modo concreto.

Accade però che, se seguite i mercati finanziari attraverso i media tradizionali, oppure attraverso i siti Web di informazione finanziaria, non trovate neppure una parola su questo tema.

Sui media leggete invece dell’effetto Trump (che NON esiste nei numeri dei mercati), del rally di fine anno (che fino ad oggi NESSUNO ha visto) e della riunione della BCE (che NON ha il minimo effetto sui prezzi di mercati).

Avrete già osservato che, curiosamente, NESSUNO ha dedicato una riga, in questo 2024, al fatto che più di tutti ha segnato i mercati finanziari: ciò che a gennaio veniva dato per certo, ovvero un robusto calo dei rendimenti dei Titoli di Stato, NON c’è stato. I prezzi NON sono saliti, e questo per la ragione che i rendimenti invece sono saliti.

Ma NESSUNO, in Italia o nel Mondo, si è sentito in dovere di scrivere: “vi avevamo detto che i rendimenti sarebbero scesi: non è successo, per questa o quella ragione”.

Noi di Recce’d, come ben sapete, siamo unici: anche in questo. Noi affrontiamo i temi che scottano, quelli difficili, quelli che necessitano di analisi.

I temi che, per un investitore, davvero contano: ad esempio, oggi, che “chiedere scusa non sempre basta”.

I nostri lettori sanno molto bene quale è il giudizio di Recce’d sulle politiche economiche che sono state adottate prendendo a pretesto la pandemia: ne scriviamo, in modo esplicito, fin dall’agosto 2020.

Per conseguenza i nostri lettori sanno molto bene quali sono i nostri giudizi sull’operato di figure pubbliche come Janet Yellen.

Lo ammettiamo: quando sugli schermi è apparsa questa sua dichiarazione, abbiamo fatto un salto sulla sedia.

Le sue scuse hanno avuto una vastissima eco sui mercati finanziari: e, come si legge qui sotto, hanno suscitato un grande numero di reazioni … arrabbiate.

Sullo specifico di queste dichiarazioni, ci asteniamo da commenti: tutto ciò che c’era da dire, Recce’d lo ha detto e scritto anni fa.

Anche in pubblico ed anche qui nel Blog.

Quello che a noi fa sorridere, di queste dichiarazioni, è il tono di sorpresa e di stupore: quasi come se solo oggi, alle soglie del 2025, il massimo responsabile delle Finanze dello Stato americano si sia resa conto dei numeri.

Dei numeri che leggete sotto, nell’immagine.


Come abbiamo già detto, le scuse pubbliche di Janet Yellen hanno suscitato un grande numero di reazioni negative ed anche infuriate: tra quelle più analitiche ed ordinate, c’è quella che riportiamo qui di seguito.

A fine novembre è successa una cosa divertente.

La segretaria del Tesoro uscente, nonché ex presidente e vicepresidente della Fed, Janet Yellen ha detto di aver parlato con il candidato di Donald Trump a suo successore, Scott Bessent, dopo che era stato scelto per il lavoro. Durante un evento di martedì organizzato dal WSJ, Yellen ha detto che in una chiamata prima del Ringraziamento, aveva parlato a Bessent, un veterano gestore di hedge fund, dell'ampiezza del lavoro e della forza dello staff del dipartimento.

Yellen, che non aveva mai lavorato un giorno nel settore privato, e tanto meno in un hedge fund in cui sei bravo quanto la tua ultima operazione e hai successo solo se sei più furbo della maggior parte dei tuoi pari, ha ribadito i precedenti avvertimenti contro l'invasione dell'indipendenza della Federal Reserve e sugli ampi aumenti tariffari, esprimendo al contempo rammarico per la situazione fiscale.

"Quello che la ricerca ha dimostrato, e questo è certamente ciò che vedo dalla mia esperienza personale, è che i paesi hanno prestazioni migliori, non solo hanno prestazioni in termini di inflazione, ma anche prestazioni reali in termini di creazione di posti di lavoro e crescita sono più forti quando una banca centrale è lasciata usare il suo miglior giudizio senza influenza politica", ha detto Yellen, senza alcun motivo, poiché la Fed è ed è sempre stata un'entità politica da usare e abusare da chiunque sia al potere. Un esempio concreto: Yellen, come il suo predecessore Bernanke, ha mantenuto i tassi troppo bassi per troppo tempo in modo che i suoi signori democratici potessero godere di un periodo di relativa tranquillità (mentre generava anche quella che presto sarà la più grande crisi finanziaria nella storia degli Stati Uniti).

Tuttavia, niente di tutto ciò è stato divertente. Ciò che lo è stato è che Yellen ha anche espresso rammarico per non essere riuscita a fare più progressi nel ridurre il deficit fiscale durante il suo mandato.

"Sono preoccupata per la sostenibilità fiscale e mi dispiace che non abbiamo fatto più progressi", ha detto aggiungendo che "credo che il deficit debba essere ridotto, soprattutto ora che ci troviamo in un contesto di tassi di interesse più elevati".

Questo è davvero divertente per due motivi.

In primo luogo, è stato sotto la supervisione di Yellen che gli Stati Uniti hanno sperimentato il loro più grande aumento del debito nella storia. Come mostrato di seguito, Yellen è stata presidente della Fed da ottobre 2010 a febbraio 2014, e poi presidente della Fed da febbraio 2014 a febbraio 2018, un periodo durante il quale ha intenzionalmente mantenuto i tassi a zero per quasi tutta la durata del suo mandato "apolitico". Diciamo "apolitico" perché a gennaio 2021 la maschera è caduta e Yellen è stata scelta per la sua ideologia politica per servire come la principale democratica di Biden che stampa debito prendendo il controllo del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, dove in più di un'occasione ha intenzionalmente manipolato l'emissione di debito degli Stati Uniti per aumentare le attività di rischio a scapito di una straziante crisi del debito che incombe sotto l'amministrazione Trump poiché trilioni di debito ora devono essere rinnovati a un tasso molto più alto. Ma più concretamente, sotto Yellen il debito totale degli Stati Uniti è aumentato di 6,8 trilioni di dollari mentre era presidente/vicepresidente della Fed e poi di altri 8,4 trilioni di dollari mentre era segretaria del Tesoro di Biden.

In altre parole, Yellen ha presieduto personalmente un gigantesco aumento di 15,2 trilioni di dollari del debito degli Stati Uniti, ovvero circa il 42% di tutto il debito degli Stati Uniti mai emesso! Nessun altro funzionario governativo può fare un'affermazione anche lontanamente simile.

Quindi sì, il mondo ha certamente tutte le ragioni per essere "preoccupato per la sostenibilità fiscale", ma l'ultima persona autorizzata a cercare responsabilità è Yellen, che è l'unica persona negli Stati Uniti più direttamente complice nel rendere la sostenibilità fiscale degli Stati Uniti una grande barzelletta.

E no, dire che è "dispiaciuta" non basterà.

La seconda ragione per cui le parole di Yellen sono grottesche e ridicole è che, come abbiamo mostrato prima, nei suoi ultimi giorni, l'amministrazione Biden, che è meglio conosciuta per aver speso miliardi per comprare voti negli Stati Uniti (e inspiegabilmente, in Ucraina), ha deciso di chiudere con un botto, e in un momento in cui la spesa pubblica sta raggiungendo nuovi massimi record mese dopo mese, anche se le entrate fiscali statunitensi sono rimaste invariate negli ultimi cinque anni...

... gli Stati Uniti hanno appena iniziato il loro ultimo anno fiscale con il più grande aumento bimestrale del deficit di bilancio mai registrato.

Nel frattempo, la spesa per interessi negli Stati Uniti è ora di 1,2 trilioni di dollari, la seconda spesa governativa più grande che supera la spesa per la difesa e la sanità, ed è a una sola crisi del debito e/o picco dei tassi di interesse di distanza dal superare la spesa per la previdenza sociale come la più grande spesa governativa per il governo più indebitato del mondo.

Quindi sì, Janet, anche noi siamo "dispiaciuti"... dispiaciuti che sotto i tuoi vari mandati ufficiali gli USA abbiano preso misure irrevocabili per perdere la valuta di riserva mondiale (non crederci, proprio come l'oro e il bitcoin), e dispiaciuti che gli USA siano a pochi mesi dalla più grande crisi finanziaria della storia.

Naturalmente, ci rendiamo anche conto che a 78 anni la tua previsione che non ci sarà "nessuna crisi importante nella tua vita" è - in un modo o nell'altro - probabilmente esatta. Se solo fosse vero anche per il resto di noi


Il nostro lettore potrà trovarsi d’accordo, o meno, con il tono utilizzato dall’autore del commento che avete appena letto. E potrà liberamente schierarsi a favore oppure contro il Presidente Trump e la suua Amministrazione.

Per la nostra professione, lo schieramento politico a favore di questo o di quello non è un’opzione. Conta nulla, risolve nulla: per noi, parlano i risultati, i fatti.

Lasciando quindi il tono del commento precedente del tutto da parte, concentriamoci sulla sostanza: ciò che per Recce’d conta sono i numeri che Yellen ci lascia, e le conseguenze delle scelte operate da Yellen (in accordo con altri).

Perché quelle conseguenze non le pagherà Yellen (che esce di scena):le pagheremo (soprattutto) noi investitori.

Come sempre.

Facciamo ancora un esempio concreto: al di là delle dimensioni assolute del deficit e del debito, Yellen ha anche deciso (e qui la scelta è solo sua) di concentrare le emissioni di Titoli di Stato sulle scadenze brevi.

Questa scelta ha gonfiato i mercati finanziari in prima battuta, nel 2023 e nel 2024: e li farà scendere poi, dal 2025. Dopo che lei sarà uscita di scena.

I dati sulle nuove emissioni di Titoli di Statoli potete leggere nel grafico che segue.

In aggiunta a questo, oggi noi vi dovremmo parlare anche del fenomeno dei “reverse REPO”, che viene illustrato nel grafico che segue. Per ragioni di spazio, scegliamo di non approfondire questo argomento nel Post che state leggendo: lo faremo sicuramente, ma durante i contatti diretti con i nostri Clienti.

Ed anche con voi lettori, se ci contatterete attraverso la pagina CONTATTI di questo sito.

Concentriamoci ora sulle ricadute sui mercati della situazione che abbiamo appena descritto, ovvero le “scuse di Yellen”. Lo facciamo grazie al contributo che trovate qui di seguito.

Nel testo che state per leggere, viene sintetizzato l’argomento di quelli (e sono tanti) che NON la vedono come Recce’d sul futuro dei mercati.

La premessa che trovate nell’articolo (mega forze stanno rimodellando le economie e le loro traiettorie a lungo termine — non si tratta più di fluttuazioni a breve termine dell'attività che portano all'espansione o alla recessione) è pienamente condivisa da Recce’d: ma c’è una differenza, molto importante, che sta nei fatti.

La differenza, tra la visione di Recce’d e quest’altra, è dovuta al fatto che queste considerazioni (del tipo: non c’è più la recessione) possono essere formulate unicamente grazie che vi abbiamo mostrato in precedenza, ovvero i dati per i quali Yellen “si è scusata”.

Dati che, come vi abbiamo già fatto vedere in passato più volte, vengono accuratamente evitati, ignorati, messi da parte da tutti quelli che a voi scrivono di “soft landing”, “Goldilocks”, “fine del ciclo economico”, e tutta quell’altra paccottiglia distribuita a piene mani dagli “ottimisti di professione”, dove la “professione” sta nell’incassare le retrocessioni dai Fondi Comuni, dalle GPM e dalle polizze vita.

Quando si arriva alla fine dell’articolo che segue, poi, si ritorna ad argomenti e conclusioni che Recce’d condivide pienamente.

“Le mega forze stanno rimodellando le economie e le loro traiettorie a lungo termine — non si tratta più di fluttuazioni a breve termine dell'attività che portano all'espansione o alla recessione. Il 2024 ha rafforzato la nostra opinione che non siamo in un ciclo economico: l'intelligenza artificiale è stata un importante motore di mercato, l'inflazione è scesa senza un rallentamento della crescita e i tipici segnali di recessione non sono riusciti. La volatilità è aumentata e le narrazioni sono cambiate mentre i mercati continuavano a vedere nuovi dati attraverso una lente del ciclo economico, non di trasformazione”.

Questo è quanto si legge nelle prospettive di investimento 2025 di BlackRock, pubblicate ieri. Non è proprio Gordon Brown che si vanta alla vigilia della crisi finanziaria di aver eliminato i cicli di espansione e contrazione, ma ci sono strani echi.

Tuttavia, BlackRock è BlackRock. Un grande gestore di Fondi Comuni non suonerà mai troppo negativo nelle sue grandi prospettive annuali, quando il punto è attirare gli scommettitori nella sala scommesse.

Ovvero, come afferma la stessa BlackRock:

Questo panorama fondamentalmente diverso sovverte la natura degli investimenti, a nostro avviso. Riteniamo che gli investitori possano trovare opportunità attingendo alle onde di trasformazione che vediamo in arrivo nell'economia reale, con l'intelligenza artificiale e la transizione a basse emissioni di carbonio che richiedono investimenti potenzialmente alla pari con la rivoluzione industriale.

Ciò che è più evidente è quanti perma-bear stanno ora gettando la spugna. Persino Nouriel Roubini sta suonando straordinariamente positivo in questi giorni, e ora David Rosenberg sta pubblicando mea culpas (anche se insiste che non è quello che è).

In conclusione: si può ragionevolmente discutere se il mercato azionario sia aumentato in modo esponenziale, ma non si può negare che l'aumento dell'S & P 500 negli ultimi due anni sia stato a dir poco straordinario. E chiaramente è andato molto più lontano di quanto pensassi, specialmente negli ultimi dodici mesi, e quindi a questo punto, vale la pena dedicare tempo e sforzi per discutere e interpretare il messaggio del mercato; togliere il cappello ai tori che, dopo tutto, sono stati dalla parte giusta, e fornire qualche spiegazione dietro questa potente ondata.

Questo non è un tentativo di mea culpa o di gettare la spugna, tanto quanto il lamento di un orso che ha fatto i conti con la premessa che mentre il mercato è stato sicuramente esuberante, potrebbe non essere del tutto irrazionale. Le credenziali di Rosenberg sono state ben consolidate per diversi decenni. È il tuo orso preferito dell'analista ribassista preferito. Fino al mese scorso consigliava alle persone di entrare in contanti perché sentiva che praticamente tutto era sopravvalutato. Quindi il cambiamento di Rosenberg è . . . interessante. Vale la pena leggere tutta la sua argomentazione, poiché alcuni dei suoi ragionamenti ribassisti persistono ancora.

Ad esempio, Rosenberg ritiene ancora che potrebbe esserci una correzione in qualunque momento presto, forse innescata da una Federal Reserve più aggressiva. Ma pensa che la risposta sarà e probabilmente dovrebbe essere quella di "comprare in calo". Questo pezzo si è distinto per noi, poiché non avremmo mai pensato di sentire Rosenberg dire senza ironia qualcosa come "questa volta è diverso":

odio usare il termine "nuova era" o "è diverso questa volta", ma non abbiamo un campione di grandi dimensioni di punti dati storicamente su punti di inflessione così importanti sulla curva tecnologica. Ma quando si verificano, quello che trovi è ciò che abbiamo oggi tra le mani, che, ancora una volta, è una comunità di investimento che allunga i propri orizzonti di investimento e rende obsolete le classiche metriche di valutazione (almeno per l'ambiente in cui ci troviamo attualmente).

Questo è il punto principale.

Questo è il genere di cose che accadono per lo più poco prima delle principali svolte del mercato.

Per fortuna Albert Edwards è cupo come sempre, perché se cambiasse idea probabilmente si scatenerebbe l'inferno.

L’articolo qui sopra si chiude con un accenno ad Albert Edwards, un notissimo analista e commentatore dei mercati finanziari internazionali.

Molti hanno definito Edwards come un “perma-bear”: un ribassista perenne.

Recce’d (lo abbiamo spiegato in decine di occasioni) non è ribassista, e neppure rialzista: sono concetti del tutto estranei al nostro modo di valutare e di operare sui portafogli.

Recce’d ogni mattina si affaccia sui mercati finanziari con la mente del tutto libera, e pronta a modificare tutte le valutazioni fatte sino al giorno prima.

Recce’d ovviamente non è mai “pessimista”: sarebbe contrario agli interessi di chi si affida a noi per la gestione del proprio risparmio. Ma Recce’d non è neppure “ottimista su commissione”, come le banche internazionali e tutti i nostri “venditori a commissione” di polizze, di GPM e di Fondi Comuni. Quello risulterebbe ancora più dannoso, per la gestione del risparmio

Noi di Recce’d guardiamo, ogni giorno, alla realtà dei fatti: con analisi approfondite ed anche con senso critico, senza mai nasconderci dietro a “quello che dicono tutti” . Quella sarebbe una scelta dalle conseguenze catastrofiche, per la gestione del portafoglio.

Torniamo ad Albert Edwards, e lasciamo al nostro lettore di decidere se c’è tanta oppure poca realtà, nelle opinioni di Albert Edwards che leggete nel brano che completa questo Post.

Potrete facilmente capire il punto nel quale il brano che segue si collega in modo diretto al Longform’d della settimana scorsa

E facilmente potrete comprendere come guadagnare (finalmente) dalla gestione del vostro risparmio, fin dalle prime battute del 2025.

Vi suggeriamo ancora: fate attenzione ai dati, ai numeri più che alle parole.

La scorsa settimana abbiamo notato che molto dipende dal fatto che Albert Edwards di SocGen non getti la spugna sul ribassismo, il che sarebbe davvero un segno della fine dei tempi in cui il top era in.

Fortunatamente la sua ultima nota è fedele alla forma cupa e presenta il suo premio per il “grafico più pazzo del Mondo” di questo 2024 (lo vedete qui sopra): Edwards ha sostenuto che questa enorme impennata degli utili aziendali in percentuale del PIL, anche dopo un aumento secolare di 20 anni, è in parte dovuta alla "greedflation" (la inflazione da avidità, con i prezzi aziendali che superano i costi del lavoro),

ma è principalmente attribuibile alla "dissenteria fiscale" americana:

. .  . È facile razionalizzare l'eccesso di valutazione degli Stati Uniti. Conosciamo tutti gli argomenti perché li sentiamo e li leggiamo quasi ogni giorno. In sostanza, l'argomentazione è che le azioni statunitensi meritano un premio enorme perché i profitti stanno crescendo molto più rapidamente negli Stati Uniti che in qualsiasi altra grande economia, una tendenza che probabilmente continuerà data la sua dominanza nelle aziende legate alla tecnologia. Ciò ha un senso, persino per un orso come me! 

Ma un semplice fattore del successo delle inc statunitensi viene spesso trascurato. Il deficit del governo statunitense dopo il Covid è rimasto super espansionistico a circa il 7,5% del PIL nel 2023, 2024 e previsto per il 2025 (dati FMI). Ciò si confronta con l'eurozona e persino il Giappone (ad esempio) con deficit di "solo" il 3% del PIL. Si tratta di un grande divario. 

Pensiamo che molti investitori sottovalutino ampiamente quanto sia cruciale la dissenteria fiscale statunitense come propellente di una crescita dei profitti statunitensi di gran lunga superiore che a sua volta "giustifica" valutazioni del mercato azionario molto più elevate.

È molto più "sexy" aggrapparsi a una storia sull'eccezionalismo aziendale statunitense nella tecnologia. Comprendere la vera fonte (fiscale) della crescita degli utili superiori delle aziende statunitensi ci dà un'idea di quanto sia sostenibile la bolla azionaria statunitense.

Naturalmente Edwards pensa che la fine sia alta, evidenziando come il tasso di disoccupazione statunitense quest'anno si sia mosso al di sopra della sua media mobile a 36 mesi, un indicatore affidabile di una recessione in arrivo, secondo lui. Siate attenti: un analogo incrocio recessivo si è già verificato a maggio 2024, ma per aggiungere cautela, la media mobile a 36 mesi ha appena iniziato a salire anche a novembre, cosa che di solito accade solo in piena recessione.

O questa volta è diverso, o gli Stati Uniti potrebbero semplicemente scivolare verso una recessione che schiaccia i profitti. La natura sta guarendo, ecc.


Valter Buffo
Longform’d. L’America è la grande bolla
 

Diciamolo chiaramente: la Borsa di New York ci ha un po’ delusi tutti quanti.

Tutti i giornali e tutti i media hanno ripetutamente scritto e commentato dell’effetto-Trump. Ed in particolare, hanno ripetutamente scritto del rally della Borsa di New York.

Da Borsa di New York, effettivamente, ha messo a segno un rialzo molto ampio nel 2024. ma prima, e non dopo, che Trump ha vinto le elezioni.

Dopo che la vittoria di Trump è stata annunciata, in un mese, la Borsa di New York è salita del 2%, come vedete nella prima immagine sopra. Il 2% in un mese … non è esattamente un “rally”, visto che significa circa una media dello 0,1% per seduta, e che può essere cancellato in una sola ora di mercato.

E le Borse europee? Seguono passo-passo la Borsa di New York, per ragioni che vi abbiamo già descritto nel Blog, e quindi nel mese successivo alla vittoria di Trump sono salite … guarda caso proprio del 2%.

La differenza? La differenza sta nel fatto che a ieri, venerdì 6 dicembre, le Borse europee stavano sotto il massimo del 2024. Qui, non c’è neppure la soddisfazione di scrivere di “nuovo record assoluto” (record che fa sempre rumore sui media, anche se viene raggiunto con tanti rialzi quotidiani dello 0,05% grazie alle grandi mani delle banche di investimento).

Dopo Trump, ed in vista del “rally di fine anno”, la grade massa coi media e i promotori, tutti si aspettavano molto di più.

CNBC, ad esempio, martedì scorso ci rassicurava dicendo: “c’è ancora tempo” (per il “rally di fine anno”).

Ma è vero?


Oggi, nel nostro nuovo Longform’d, ovviamente noi NON ci concentriamo sul “rally di fine anno”, del quale ci importa nulla (per ragioni già ampiamente illustrate, che hanno a che vedere con il nostro metodo di lavoro, con la nostra strategia di investimento e con la nostra asset allocation innovativa.

Ci concentriamo invece su quello che, in questo momento, è per la massa dei venditori di Fondi e delle banche di investimento, è il tema unico: il tema di investimento che (per loro e non per Recce’d) ha dominato per tutto il 2023 e per tutto il 2024.

Si tratta di quello che giornali e TV chiamano “eccezionalismo americano”: sui mercati finanziari oggi dominano gli eccessi, le anomalie, e anche la mania, e questo perché è stato diffusa (dalle reti dei promotori, dalle reti di private banking, dalle reti di financial advisors, e ovviamente dalle banche di investimento) l’illusione che “in America, sui mercati finanziari, qualsiasi eccesso è possibile e qualsiasi mania può durare indefinitamente”.

La cosa, ovviamente è falsa: è appunto una illusione, un sognare ad occhi aperti, un mettere la speranza al posto del raziocino.

E la speranza non è una strategia, come tutti voi sapete.

La speranza, nel mondo degli investimenti, è la più grande trappola. L’ottimismo che prevale sulla ragione porta, inevitabilmente, a grandi stravolgimenti per ritornare all’equilibrio.

Un investitore deve fare una accurata analisi di questo comportamento dei mercati, per comprendere che cosa ci stanno dicendo per il futuro. Noi, come sempre facciamo, forniamo al lettore concreti punti di riferimento proprio partendo da questo punto: ovvero “l’eccezionalismo americano”.

Prima di tutto, leggiamo insieme in che modo ne scrive il più importante canale di informazione finanziaria.

Gli Stati Uniti, in termini di economia e mercati finanziari, sembrano funzionare a pieno regime.

Sebbene i principali indici statunitensi siano scesi ieri, se considerati nel contesto della loro performance di questa settimana, sembra una leggera pausa dopo aver raggiunto una serie di livelli di chiusura record.

E le azioni statunitensi potrebbero continuare a segnare nuovi massimi in futuro, secondo gli analisti bancari.

"Per quanto riguarda l'SPX, crediamo che l'indice chiuderà il 2025 nell'intervallo 6500-6700", ha scritto mercoledì in una nota Scott Wren, stratega senior del mercato globale presso Wells Fargo. Prendendo la fascia alta della stima di Wren, ciò implica un rialzo del 10% rispetto alla chiusura di giovedì.

Se questo scenario si verificasse per l'S&P 500, segnerebbe il terzo anno consecutivo di guadagni per l'indice di ampia portata. L'S&P è già salito del 27,6% da inizio anno, il secondo aumento annuale più alto del 21° secolo, secondo la Deutsche Bank.

La forza del mercato azionario statunitense è più sorprendente se confrontata con la sua controparte europea.

"Le aspettative sulla politica MAGA, unite ai dati Goldilocks, hanno ravvivato gli spiriti animali per le azioni statunitensi. Al contrario, l'Europa rimane sulla difensiva tra crescita stagnante, minacce tariffarie e crisi politica in Francia", ha scritto mercoledì Barclays. "È difficile vedere una fine dell'eccezionalismo statunitense in tempi brevi, che pensiamo rimanga il copione fino al 2025".

Allo stesso modo, l'economia statunitense non mostra segni di cedimento. La Federal Reserve di Atlanta prevede che la crescita economica statunitense nel quarto trimestre raggiungerà il 3,3% su base annualizzata. Si tratta di un piccolo rialzo rispetto alla stima del 3,2% di inizio settimana e superiore alla crescita del terzo trimestre del 2,8%.

L'occupazione è il motore che alimenta la maggior parte degli aspetti dell'economia. Il rapporto sull'occupazione di novembre, uscito venerdì 6 dicembre, ha fornito agli investitori una conferma che la crescita economica e finanziaria degli Stati Uniti continui a crescere.

In altre parole, il messaggio è “tutto va bene”.

Come leggete anche in questo testo, con grandissimo scrupolo si evita anche solo di accennare ai fattori che mettono in dubbio questa narrativa del “tutto va che meglio non si potrebbe”. A proposito dei quali, per vostra fortuna, Recce’d non manca di fornirvi un dettagliata e tempestiva analisi, giorno dopo giorno.

E anche oggi, vi regaliamo questo servizio: concentrandoci appunto sullo “eccezionalismo americano”, del quale viene fatta una utile analisi nell’articolo che segue.

L'autore è presidente di Rockefeller International. Il suo ultimo libro è "What Went Wrong With Capitalism"

L'idea dell'America come nazione eccezionale, superiore ai suoi rivali e quindi destinata a guidare il mondo, sembra superata per la maggior parte degli osservatori. Nei circoli politici, diplomatici e militari, si parla di una superpotenza disfunzionale, isolazionista all'estero e polarizzata in patria.

Ma nel mondo degli investimenti, il termine "eccezionalismo americano" è più caldo che mai.

Uniti dalla fede nella forza dei mercati finanziari statunitensi e nella loro capacità di continuare a sovraperformare tutte le altre economie, gli investitori globali stanno impegnando più capitale in un singolo paese che mai nella storia moderna.

Il mercato azionario statunitense ora fluttua al di sopra del resto. I prezzi relativi sono i più alti da quando sono iniziati i dati oltre un secolo fa e le valutazioni relative sono al picco da quando sono iniziati i dati mezzo secolo fa. Di conseguenza, gli Stati Uniti rappresentano quasi il 70 percento del principale indice azionario globale, rispetto al 30 percento degli anni '80.

E il dollaro, secondo alcuni parametri, viene scambiato a un valore più alto che in qualsiasi altro momento da quando il mondo sviluppato ha abbandonato i tassi di cambio fissi 50 anni fa.

Il consenso schiacciante è che il divario tra gli Stati Uniti e il mondo è giustificato dal potere di guadagno delle principali aziende statunitensi, dalla loro portata globale e dal loro ruolo di leader nell'innovazione tecnologica.

Questi punti di forza sono tutti reali. Ma una definizione di bolla è “una buona idea che è andata troppo oltre”.

Lo stupore per l'"eccezionalismo americano" nei mercati è ormai andato troppo oltre. La quota dell'America nei mercati azionari globali è di gran lunga maggiore della sua quota del 27 percento nell'economia globale.

L'imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha rafforzato la disconnessione. Gli investitori ritengono che i suoi piani di aumentare le tariffe, abbassare le tasse e tagliare le normative gonfieranno ulteriormente i mercati statunitensi, che hanno superato il resto del mondo dalla fine della crisi finanziaria globale. A novembre, con la vittoria di Trump, gli Stati Uniti hanno registrato il loro mese di performance superiore più forte di sempre. È come se l'America fosse l'unica nazione in cui vale la pena investire. Viaggiando in Asia e in Europa, continuo a imbattermi in investitori che sembrano intimiditi dal gigante globale. A Mumbai, i consulenti finanziari stanno spingendo i loro clienti a diversificare al di fuori dell'India acquistando l'unico mercato che è ancora più costoso: l'America. A Singapore, l'ospite di un pranzo con i gestori patrimoniali ha chiesto loro: "C'è qualcuno qui che non possiede Nvidia?" Non si è alzata una sola mano.

Questa non è una bolla nei mercati statunitensi, è una mania nei mercati globali.

Al culmine della bolla delle dotcom nel 2000, le azioni statunitensi erano valutate più costose di quanto non lo siano ora. Ma il mercato statunitense non veniva scambiato a un premio così ampio rispetto al resto del mondo. E non si tratta solo di una mania dell'intelligenza artificiale con un nuovo nome. Su indici che ponderano le azioni in modo equo indipendentemente dalle dimensioni e correggono il dominio delle Big Tech, gli Stati Uniti hanno superato il resto del mondo di oltre quattro a uno dal 2009.

Parte del premio è razionale. Rispetto all'Europa e al Giappone, l'economia statunitense sta crescendo più rapidamente. Rispetto a molte altre nazioni in via di sviluppo, tuttavia, è più lenta. Tuttavia, detiene un premio mai visto dai tempi più profondi della crisi finanziaria che ha colpito i mercati emergenti nel 1998.

Anche il potere di attrazione dell'America nei mercati globali del debito e privati ​​è più forte che mai. Finora nel 2024, gli stranieri hanno riversato capitali nel debito statunitense a un tasso annualizzato di 1 trilione di $, quasi il doppio dei flussi nell'Eurozona. Gli Stati Uniti ora attraggono oltre il 70 percento dei flussi nel mercato globale da 13 trilioni di $ per gli investimenti privati, che includono azioni e credito. Sebbene la maggior parte degli osservatori pensi che il mondo sia sempre più multipolare, gli investitori credono che sia sempre più unipolare, e questo rende i mercati un gioco a somma zero. In passato, compresi i ruggenti anni '20 e l'era delle dotcom, un mercato statunitense in crescita avrebbe sollevato altri mercati. Oggi, un mercato statunitense in forte espansione sta succhiando denaro dagli altri.

Gli investitori amano ancora credere che i fondamentali guidino i prezzi e il sentiment. Ma arriva un momento in cui il sentiment inizia a guidare i fondamentali. Quando il denaro lascia i mercati più piccoli, i deflussi indeboliscono la valuta, costringono la banca centrale ad aumentare i tassi, rallentano l'economia e peggiorano i fondamentali della nazione.

Parlare di bolle nella tecnologia o nell'intelligenza artificiale, o nelle strategie di investimento incentrate sulla crescita e sullo slancio, oscura la madre di tutte le bolle nei mercati statunitensi.

Dominando completamente lo spazio mentale degli investitori globali, l'America è sopravvalutata, sopravvalutata e sopravvalutata a un livello mai visto prima. Come per tutte le bolle, è difficile sapere quando questa si sgonfierà o cosa ne innescherà il declino.


Al testo dell’articolo che avete appena letto, e gli utilissimi dati che abbiamo messo alla vostra attenzione grazie alla immagini che abbiamo selezionato, noi ora aggiungiamo un commento, che fa riferimento e completa proprio l’articolo.

Il commento che segue è utile perché porta alla vostra attenzione il termine “indefinitamente”.

Intorno a quel termine, “indefinitamente”, ruota gran parte della questione di cui scriviamo in questo Longform’d.


Gli Stati Uniti sono sopravvalutati, forse in modo significativo. Detto questo, non sono così selvaggiamente sopravvalutati come suggerirebbero grafici come quello che vedete qui sopra, e sarebbe un errore scommettere su una grande convergenza tra i prezzi delle attività statunitensi e quelli del resto del mondo nel breve termine.

Piccole differenze nella crescita degli utili, se durano a lungo, fanno una grande differenza nel valore delle azioni. L'S&P 493 è attualmente a un premio del 40 percento rispetto all'Europa 350. Le aspettative sugli utili sul primo indice cresceranno di circa l'11 percento nel prossimo anno o due; il secondo indice, di circa il 9 percento. Questo potrebbe non sembrare molto. Ma inserisci una differenza di due punti percentuali nel tasso di crescita nel modello di valutazione di tua scelta, e può facilmente giustificare una differenza di valutazione di circa un terzo, a seconda di altri input come i tassi di sconto, purché la differenza di crescita sia sostenuta indefinitamente.

Affinché il divario di valutazione si chiuda, deve succedere qualcosa che faccia riconsiderare agli investitori quel "indefinitamente".

Con l'amministrazione entrante di Donald Trump determinata a tirare ogni leva pro-crescita a livello nazionale mentre impone tariffe all'estero, ciò non sembra probabile nel breve termine. Se e quando l'inflazione si riscalda di nuovo, il quadro potrebbe cambiare. Fino ad allora, è più probabile che la bolla statunitense si gonfi ulteriormente piuttosto che restringersi.m

Alcuni di noi sono abbastanza grandi da ricordare il periodo del cosiddetto eccezionalismo giapponese degli anni '80.

Coronato dall'uscita del film (e romanzo di Michael Crichton) "Rising Sun". Le tecniche di gestione e la tecnologia giapponesi erano destinate a dominare il mondo, ma il film ha suonato bene la campana al culmine del mercato. Le azioni giapponesi sono state quindi vendute a multipli medi massimi di 60,6 volte gli utili (alla fine sono state vendute a un valore ancora più alto di 83,1 volte gli utili nel 1999 durante la bolla Y2K).

Il senno di poi conferma che il Giappone non ha scoperto il miracolo della crescita eterna e dei margini di profitto persistentemente grassi. Piuttosto, si è trattato di una semplice bolla dei prezzi delle attività causata da una liquidità ciclicamente abbondante.

Il mercato statunitense attualmente si sta vendendo a 28,4 volte gli utili di ritardo. Questo è ancora molto lontano dagli estremi del Giappone, ma le stesse impronte digitali di abbondante liquidità possono essere viste ovunque nel multiplo P/E distorto.

È vero che Powell e Yellen hanno segretamente aumentato le condizioni di liquidità degli Stati Uniti, probabilmente nella fallita speranza di aiutare la candidatura alla rielezione di Biden, ma in realtà dovremmo dare la colpa a un’ondata di capitali stranieri.


L’articolo che avete appena letto ed il commento che lo integra vi portano a riflettere sul comportamento dei mercati finanziari dopo la pandemia, e sul ruolo assunto negli ultimi anni dai mercati finanziari degli Stati Uniti. L’aspettativa che la realtà continui a procedere “indefinitamente”, ovvero per sempre, nello stesso modo nel quale le abbiamo viste dopo il 2020, è una falsa aspettativa, nel senso che è la aspettativa di qualche cosa che non può succedere.

Noi di Recce’d sappiamo che non può succedere, e sappiamo anche la ragione per la quale quella aspettativa è destinata a crollare rovinosamente.

Lo abbiamo spiegato con chiarezza e dettaglio al nostro Cliente, perché proprio su questo risultato del nostro lavoro di analisi è fondata la nostra strategia di investimento, ed anche la asset allocation dei portafogli modello di Recce’d.

Lo abbiamo anche spiegato, in modo più sintetico, gratuitamente, anche qui sul sito, in pubblico, e fin dal 2020.

Ad esempio più di recente, lo abbiamo spiegato nel Post del 30 novembre.

Un Post che nei prossimi giorni completeremo con una seconda parte.

Leggendo l’articolo precedente, al nostro lettore risulta poi immediato, ed inevitabile, il collegamento del tema “mercati finanziari” al più generale tema della geopolitica e del ruolo internazionale degli Stati Uniti.

Tema che noi, per voi, oggi trattiamo invitandoci a leggere l’articolo che segue.


L'autore è presidente del Queens' College di Cambridge e consulente di Allianz e Gramercy

L'economia globale nel 2025 si sta rivelando tutt'altro che ordinaria. La fiducia già traballante in una prospettiva di crescita solida e inflazione più bassa ha lasciato il posto all'anticipazione di una gamma notevolmente ampia di potenziali risultati.

La domanda non è se gli Stati Uniti continueranno a superare la maggior parte degli altri paesi. Lo faranno. Riguarda più i livelli di divergenza nella crescita e nell'inflazione e i gradi di interruzioni nell'architettura economica e finanziaria globale.

Le implicazioni si estendono ben oltre il benessere economico a breve termine. Stiamo attualmente assistendo a una combinazione piuttosto insolita di eccezionalismo economico statunitense e crepe più profonde nell'architettura globale dominata dall'Occidente che ha servito bene gli Stati Uniti.

È un mix instabile che, deragliato dalle sue crescenti contraddizioni interne, porterà a una frammentazione globale molto più grande nei sistemi commerciali, tecnologici e di pagamento, insieme a una crescita più lenta e un'inflazione più elevata negli Stati Uniti e altrove.

In alternativa, se si adottassero misure politiche tempestive, il mondo potrebbe stabilizzarsi in una forma di "globalizzazione light" negoziata tra i paesi piuttosto che in una frammentazione. Ciò potrebbe consentire alla crescita di sviluppare radici più profonde, ancorare la stabilità dei prezzi e contrastare i malfunzionamenti sistemici.

L'economia globale entra già nel 2025 con una crescita considerevole e divergenze nei mercati finanziari. Il mese scorso, il FMI ha migliorato il suo tasso di crescita del 2024 per gli Stati Uniti al 2,8%, un livello che probabilmente verrà nuovamente aumentato. Nella zona euro, la crescita langue a solo lo 0,8% e nel mondo emergente, le economie stanno rallentando con la Cina che lotta per realizzare la sua previsione già abbassata del 4,8%. Perfino l'India, la star performer, potrebbe vedere a rischio la sua crescita prevista del 7%. Nel frattempo, l'indice S&P 500 ha guadagnato il 27% da inizio anno, superando significativamente i mercati in Europa, Cina e India.

C'è poco sul fronte politico che suggerisca un cambiamento in questo quadro internazionale. La politica economica francese e tedesca è ostacolata da una notevole incertezza politica. Tra alcune preoccupazioni sul fatto che la Cina stia affrontando una sempre più profonda giapponesizzazione della sua economia, Pechino sta lottando per conciliare il riorientamento della sua strategia di crescita con le pressioni a breve termine per misure di stimolo vecchio stile.

Allo stesso tempo, l'"ultimo miglio" di lavoro delle principali banche centrali per raggiungere un'inflazione bassa e stabile si sta rivelando complicato, minato dall'esitazione a cambiare decisamente direzione dalla loro modalità iperattiva di eccessiva dipendenza dai dati per stabilire la politica. La mancanza di un approccio strategico e lungimirante ha portato la Federal Reserve, in particolare, a una serie di inversioni di tendenza che alimentano la volatilità del mercato obbligazionario. Con l'assenza di una credibile guida politica futura, c'è ora un crescente dibattito sul fatto che la Fed debba continuare a tagliare i tassi, saltare o fermarsi a dicembre, per non parlare di cosa verrà dopo.

Tutto questo prima dei cambiamenti in arrivo con la nuova amministrazione statunitense. Sono particolarmente complessi da analizzare per gli investitori poiché i potenziali cambiamenti nelle politiche commerciali, migratorie e fiscali degli Stati Uniti interagiscono con una serie di risposte nei prezzi aziendali, nell'elasticità della domanda e dell'offerta, nella teoria dei giochi e nell'arte di governare.

C'è anche la questione di come la pressione economica stimolerà cambiamenti secolari, in particolare la diversificazione delle riserve internazionali lontano dal dollaro e il crescente interesse per sistemi di pagamento alternativi, non in dollari.

Questa è la fonte dell'avvertimento di Trump del fine settimana alle economie dei Brics sul dollaro.

"Richiediamo un impegno da parte di questi Paesi che non creeranno una nuova valuta dei BRICS, né sosterranno alcuna altra valuta per sostituire il potente dollaro statunitense o, dovranno affrontare tariffe del 100% e dovrebbero aspettarsi di dire addio alle vendite nella meravigliosa economia statunitense", ha scritto Trump.

Le domande su una prospettiva così incerta possono trovare una risposta comoda solo se si ha fiducia nella capacità dei decisori politici di comprendere queste dinamiche insolite e di adattarsi di conseguenza, anche attraverso ragionevoli negoziati preventivi con la nuova amministrazione statunitense in linea con allineamenti a lungo termine e interessi condivisi. Ciò è fattibile per la maggior parte dei Paesi con la notevole eccezione della Cina. Più a lungo si ritarda, maggiori saranno gli ostacoli agli attuali motori di crescita e stabilità finanziaria, e più difficile sarà scatenare entusiasmanti motori di prosperità futura come le innovazioni nell'intelligenza artificiale e nelle scienze della vita. La leadership politica, l'agilità delle politiche e i compromessi ragionevoli possono creare un percorso verso una prospettiva più luminosa a medio termine.


Con l’articolo che avete appena letto, il tema del Longform’d (l’eccezionalismo americano) viene correttamente inquadrato nel più ampio tema della geopolitica internazionale in questa parte finale del 2024.

Parlando di mercati finanziari, il riferimento più forte in questo articolo era al dollaro.

Proprio al dollaro noi dedichiamo un approfondimento, che chiude il nostro Longform’d.

Lo facciamo con l’aiuto dell’articolo che segue, che abbiamo selezionati e tradotto per i lettori. L’articolo, riprende tutti i temi già toccati nei due precedenti, e vi mostra in quale modo si applicano alle scelte di investimento. In modo particolare, accende i riflettori sul cambio del dollaro USA (che a sua volta poi influenza azioni, obbligazioni a materie prime).

L'autore è professore di economia presso l'Università della California, Berkeley

Ora c'è una narrazione convenzionale nei mercati sulle prospettive a breve e medio termine del dollaro.

Nel breve periodo il dollaro continuerà a rafforzarsi, poiché una confluenza senza precedenti di forze interne ed estere lo spingerà verso l'alto. I trader di valuta estera sono concentrati sull'imposizione di dazi da parte di Donald Trump al suo ritorno alla Casa Bianca. Il suo ultimo attacco sul suo canale social media Truth Social suggerisce piani per dazi del 25 percento sulle importazioni da Canada e Messico e un ulteriore 10 percento sulla Cina. Queste nuove tasse sposteranno la spesa dei consumatori americani lontano dai beni esteri ora più costosi. Data la disoccupazione ai minimi storici e la capacità limitata del settore manifatturiero statunitense di espandere la produzione, qualcosa dovrà cedere. Vale a dire, il dollaro dovrà apprezzarsi per spostare parte di quella spesa verso le importazioni, che sono in un'offerta più elastica. Inoltre, estendere i tagli fiscali di Trump varati nella sua prima amministrazione, come aspirano a fare i repubblicani al Congresso, e poi aggiungere altri tagli fiscali su mance, pagamenti della previdenza sociale e chissà cos'altro, non farà che aumentare ulteriormente la spesa degli Stati Uniti. Dato che le famiglie americane consumano in modo sproporzionato beni di produzione nazionale, ciò peggiorerà l'incipiente eccesso di domanda di prodotti statunitensi. Sarà necessario un ulteriore apprezzamento del dollaro per spostare una parte di quella spesa verso le forniture estere.

Il segretario al Tesoro designato Scott Bessent potrebbe essere un uomo di bilancio in pareggio, e il suo team di tagliatori di costi, Elon Musk e Vivek Ramaswamy, ha grandi ambizioni. Ma se gli ultimi decenni ci hanno insegnato una cosa, è che tagliare le tasse è più facile che tagliare la spesa.

Il comportamento del dollaro è un chiaro segnale che gli investitori si aspettano che il deficit di bilancio si allarghi.

Le banche centrali, ovviamente, non faranno nulla per moderare l'aumento del dollaro, al contrario. Le tariffe che spingono verso l'alto i prezzi delle importazioni statunitensi saranno inflazionistiche. Anche se un aumento una tantum delle tariffe doganali porta solo a un aumento una tantum dei prezzi, la Federal Reserve ha imparato che le famiglie detestano gli aumenti una tantum dei prezzi tanto quanto l'inflazione in corso. Dopo aver imparato questa lezione punitiva, la banca centrale reagirà più fortemente alla prossima ondata di inflazione rispetto al 2021-22. Ci saranno tensioni con la nuova amministrazione, senza dubbio, con Trump e Bessent entrambi critici della Fed. Ma è improbabile che Jay Powell e i suoi colleghi si lascino scoraggiare.

La Banca centrale europea e la Banca popolare cinese, nel frattempo, saranno molto contente di vedere le loro valute scendere. L'economia europea è in gravi difficoltà e l'Europa non ha la volontà politica di darle sostegno fiscale. La BCE, non per la prima volta, è l'unica in gioco. Un euro alla pari con il dollaro è ora chiaramente in gioco. Nel frattempo, la buona reputazione in patria del governo cinese di Xi Jinping si basa sulla sua capacità di raggiungere, o almeno di avvicinarsi a distanza di un grido, i suoi obiettivi di crescita. Con Trump che reprime non solo il commercio tra Stati Uniti e Cina, ma anche i prodotti cinesi assemblati e instradati attraverso paesi come Malesia e Vietnam, il colpo alla crescita cinese sarà considerevole. Di sicuro, un renminbi nettamente più basso danneggerebbe la fiducia dei consumatori cinesi e susciterebbe un'azione aggressiva da parte di un presidente americano arrabbiato. Ma un renminbi che scende di una quantità limitata, diciamo del 10 percento rispetto al dollaro, aumentando così le esportazioni cinesi verso altri mercati, potrebbe essere proprio ciò che Xi vorrebbe.

Nel medio termine, tuttavia, è probabile che il dollaro restituisca questi guadagni a breve termine, e anche di più. A parte tariffe e politica fiscale, la forza del dollaro si è basata sulla forza dell'economia statunitense, che ha costantemente superato l'Europa e altre parti del mondo. Le tariffe sugli input importati, che impartiranno uno shock negativo all'offerta per la produzione manifatturiera statunitense, sono incompatibili con tale forza. Inoltre, i tassi di interesse più elevati adottati dalla Fed per frenare l'inflazione non saranno favorevoli agli investimenti. Né lo sarà l'eliminazione dei sussidi agli investimenti e dei crediti d'imposta del Chips Act, dell'Inflation Reduction Act e di altre iniziative dell'era Biden. Niente di tutto ciò sarà positivo per la crescita. Soprattutto, sappiamo che l'incertezza della politica economica ha un forte effetto negativo sugli investimenti. E Trump è una macchina dell'incertezza.

A un certo punto, i trader di valuta estera si accorgeranno di questo fatto. Chiaramente, quindi, le prospettive a breve e lungo termine del dollaro sono in contrasto. La chiave per investimenti e previsioni di successo è identificare il punto di svolta. Se solo io, e i mercati, potessimo offrire maggiori indicazioni in merito.

Valter Buffo
“Basta chiedere a Liz Truss” (prima parte)
 

I dati del grafico qui sopra, ed i dati del grafico che segue li conoscono tutti.

Tutti: tranne i mercati finanziari. Che non sanno.

Oppure, fanno finta di non sapere.

Eppure, sarebbe semplice: “basta chiedere a Liz Truss”.

La medesima cosa vale per i dati che leggete nel grafico che segue.

Anche in questo caso, e fino a questo momento, la massa degli investitori finge. Fa finta di non sapere.

La cosa non durerà a lungo: “basta chiedere a Liz Truss”.

Come dicevamo, la massa finge di non vedere e non sapere.

I media sono bene attenti a non scriverne mai.

Le banche di investimento evitano, scrupolosamente, questo argomento nei loro Outlook 2025.

Nelle campagne elettorali (sia in Europa, sia negli Stati Uniti) l’argomento è stato accuratamente evitato.

Per quale ragione? Per “non allarmare gli investitori”.

La domanda è: “non allarmare gli investitori” è una cosa che viene fatta “nell’interesse degli investitori”, oppure … per fregarli tutti in massa?

Tra le persone che saranno chiamate a rispondere proprio a questa domanda, da qualche giorno c’è anche Scott Bessent.

Il nuovo Ministro del Tesoro USA sarà da gennaio il politico con la più grande influenza di tutti sui mercati finanziari.

La reazione dei mercati finanziari a questa nomina , nei primi giorni, è stata positiva: lo leggete sopra e lo vedete qui sotto.

Quali sono le ragioni, per questa accoglienza positiva?

Lo leggete nell’immagine che segue:

  • “potrebbe ammorbidire alcune delle politiche di Trump”

  • “vorrebbe riportare il deficit dello Stato sotto il 3%”

  • “sarebbe favorevole ad una introduzione soltanto graduale delle tariffe”

  • “vorrebbe portare la crescita del PIL sopra il 3% riducendo le regolamentazioni statali”

Una serie di cose non solo di buon senso, ma verrebbe da dire “ideali”.

Realistiche?

I mercati fino ad oggi NON hanno risposto.

La reazione dei mercati finanziari, per il momento, non è definitiva: come vedete qui sotto, il Titolo di Stato a 10 anni rende ancora oggi più di quanto rendesse ad inizio del 2024.

Mentre invece la Federal Reserve ha già tagliato, e dello 0,75%.

Ancora più chiaro il messaggio arrivato dai mercati, se guardiamo al grafico degli ultimi 5 anni: come vedete, il rendimento dei Titoli di Stato USA a 10 anni rimane molto vicino ai massimi del periodo.

E la Fed ha tagliato dello 0,75%.

Come si spiega questo comportamento?

Semplice, ci dicono in molti: “basta chiedere a Liz Truss”.

Essendo che a molti tra i nostri lettori il nome di Liz Truss dice poco, eccoci qui pronti ad aiutarvi: ad aiutarvi specificamente nella gestione del vostro patrimonio, del vostro risparmio e del vostro portafoglio titoli.

Recce’d, come sempre, vi fornisce contributi non soltanto concreti mma anche originali e per questo utilissimi.

Non vi ha detto nulla, di Liz Truss, il vostro financial advisor, il private banker, il wealth manager, il “consulente fondivendolo”, il “promotore finanziario”. Non vi hanno detto nulla le varie Goldman Sachs, JP Morgan, UBS, BNP Paribas. Neppure Fideuram, non Fineco, non Mediolanum, non Allianz, non Generali.

Lo facciamo noi di Recce’d, dimostrandovi cos’ anche che nel Mondo se ne parla, ed anzi ne parlano in molti.

Siete solo voi, quindi, ad esserne tagliati fuori.

Crescono i timori che gli Stati Uniti possano presto sperimentare la loro versione della crisi del "mini-bilancio" della Gran Bretagna, con gli strateghi obbligazionari che avvertono che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca porta con sé lo spettro della volatilità della valuta e l'impennata dei rendimenti obbligazionari.

Il presidente eletto Trump ha promesso di realizzare una serie di iniziative pro-crescita, tra cui tagli alle tasse, tariffe elevate e piani per ridurre la regolamentazione aziendale.

L'agenda economica dell'ex presidente ha aumentato le preoccupazioni per un aumento dei prezzi al consumo, che secondo gli strateghi potrebbe innescare cambiamenti significativi nei rendimenti obbligazionari e nel comportamento degli investitori.

Avvertono che uno scenario che rispecchia la crisi del mini-bilancio della Gran Bretagna del 2022 non è fuori questione.

"Le banche centrali straniere e gli investitori istituzionali, acquirenti tradizionali di titoli del Tesoro USA a 10 anni, stanno lentamente diversificando i titoli del Tesoro a causa delle preoccupazioni di svalutazione legate a preoccupazioni su inflazione, debito e geopolitica", ha detto via e-mail a CNBC Alim Remtulla, stratega capo del cambio estero presso EFG International, in riferimento ai titoli del Tesoro USA a 10 anni.

"Di conseguenza, gli investitori più sensibili ai prezzi hanno bisogno di rendimenti più elevati per investire nei titoli del Tesoro. Non siamo ancora a livelli di crisi, poiché [il dollaro USA] sta sovraperformando", ha continuato. "Ma ci sono preoccupazioni che gli Stati Uniti possano sperimentare una corsa alla sua valuta e ai rendimenti come ha sperimentato il Regno Unito nell'autunno del 2022".

La mini-crisi di bilancio della Gran Bretagna si riferisce a un periodo tumultuoso sotto l'ex Primo Ministro Liz Truss e l'ex Ministro delle Finanze Kwasi Kwarteng.

Poco dopo aver assunto i loro incarichi all'inizio di settembre 2022, Truss e Kwarteng hanno innescato un crollo dei prezzi dei titoli di Stato quando hanno presentato piani per grandi tagli fiscali in un annuncio fiscale non programmato.

La sterlina britannica è crollata a un minimo storico rispetto al dollaro USA dopo l'annuncio delle misure, mentre la svendita dei titoli di Stato del Regno Unito è stata così grave che la Banca d'Inghilterra ha organizzato un intervento di emergenza.

Truss e Kwarteng si sono dimessi a causa della turbolenza dopo meno di due mesi nei rispettivi uffici e la maggior parte delle misure è stata annullata.

Althea Spinozzi, responsabile della strategia a reddito fisso presso Saxo Bank, ha affermato che il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha il potenziale per rimodellare il mercato obbligazionario statunitense "in modo profondo", con la traiettoria dei rendimenti del Tesoro destinata a salire mentre i mercati si adeguano alle aspettative di inflazione più elevate.

Il benchmark dei titoli del Tesoro USA a 10 anni potrebbe ancora superare il limite del 5%, ha affermato Spinozzi, senza specificare una tempistica, osservando che questo livello agisce come una "calamita" nell'attuale contesto economico.

"Una presidenza Trump porta anche lo spettro della volatilità valutaria. Le preoccupazioni sulla posizione fiscale degli Stati Uniti, alimentate dall'aumento dei prestiti per finanziare tagli fiscali e spese, potrebbero far temere una svendita dei titoli del Tesoro, rispecchiando la turbolenza vista nel Regno Unito nel 2022", ha affermato Spinozzi.

"La posizione unica del dollaro USA come valuta di riserva mondiale e l'impareggiabile profondità del mercato dei titoli del Tesoro forniscono un certo grado di resilienza", ha continuato.

"Detto questo, un aumento sostenuto dei rendimenti potrebbe pesare sulla forza del dollaro nel tempo, in particolare se le aspettative di inflazione si disancorassero o gli investitori globali iniziassero a cercare alternative", ha affermato Spinozzi.

Il rendimento del Tesoro a 10 anni è salito di oltre 4 punti base al 4,424% mercoledì mattina. Rendimenti e prezzi si muovono in direzioni opposte e un punto base equivale allo 0,01%.

I rendimenti obbligazionari tendono a salire quando i partecipanti al mercato si aspettano prezzi al consumo più elevati o un crescente deficit di bilancio.

Paul Ashworth, capo economista nordamericano presso Capital Economics, ha detto alla CNBC che, sebbene sia possibile una versione statunitense dell'episodio del mini-budget britannico, la posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale "rende difficile vedere lo sviluppo di una crisi improvvisa".

"Ma la cosiddetta componente del premio a termine dei rendimenti del Tesoro potrebbe aumentare, il che indica che gli investitori stanno diventando un po' nervosi all'idea di ingoiare l'aumento dell'offerta di obbligazioni", ha detto Ashworth.

"Naturalmente c'è la possibilità che ciò accada. "Non si può escludere nulla di tutto questo", ha detto Thierry Wizman, stratega globale dei tassi di interesse e delle valute presso Macquarie Group, alla CNBC tramite videochiamata.

"Se ciò dovesse accadere, è più probabile che sia il risultato del fatto che gli Stati Uniti stanno seguendo la propria strada per quanto riguarda la spesa in deficit", ha detto Wizman.

"Se ogni paese sembra ugualmente irresponsabile, allora le possibilità che ciò accada sono scarse, certamente su una base sostenibile. Ma quando tutti i paesi stanno sperimentando elevati rapporti debito/reddito e deficit elevati, allora è meno probabile perché in effetti non c'è nessun posto dove scappare, con la possibile eccezione di beni fisici come l'oro".

Dicevamo più sopra dell’utilità pratica di queste considerazioni. Nei prossimi mesi, e già nelle prossime settimane, questo sarà il tema di mercato numero 1.

Vi siete accorti che “AI” è scomparso? Non ne parla più il promotore finanziario, il financial avisor, il private banker. Non ne parla più PLUS del Sole 24 Ore e neppure nel weekend Milano e Finanza. Non ne parlano più al TG. E neppure Goldman Sachs, neppure UBS, neppure BNP Paribas.

Il tema di mercato numero 1 è questo: “basta chiedere a Liz Truss”.

Gli Stati Uniti potrebbero affrontare un forte aumento dei costi di prestito e turbolenze nei mercati finanziari già l'anno prossimo se il debito pubblico continua ad accumularsi rapidamente, secondo il capo economista del gruppo del colosso assicurativo Swiss Re.

I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni, che sono un punto di riferimento per i prestiti a lungo termine, potrebbero salire oltre il 5% nel 2025 da circa il 4,4% attuale, se la nuova amministrazione darà priorità ai tagli fiscali e utilizzerà i dazi per compensare le entrate perse, ha affermato Jerome Jean Haegeli in un'intervista.

"Non escludo che l'anno prossimo gli Stati Uniti avranno un momento alla Liz Truss per i titoli del Tesoro",

ha affermato, riferendosi al primo ministro britannico che si è dimesso nel 2022 dopo che i mercati finanziari hanno reagito negativamente all'annuncio di grandi tagli fiscali.

All'epoca, i costi di prestito del governo britannico salirono alle stelle, la sterlina scese a un minimo storico rispetto al dollaro statunitense e la Banca d'Inghilterra fu costretta a intervenire per stabilizzare il mercato dei titoli di Stato.

Gli economisti temono da tempo che l'aumento dei debiti potesse far salire i tassi di interesse e minacciare la capacità del governo statunitense di prendere in prestito grandi somme durante una crisi importante, come è successo durante la pandemia di Covid-19. Ma altri sostengono che gli Stati Uniti hanno probabilmente una maggiore capacità di vendere i propri debiti rispetto alla maggior parte dei paesi, poiché il dollaro è la valuta di riserva mondiale e i suoi titoli di Stato sono da tempo considerati tra gli investimenti più sicuri al mondo.

Swiss Re ha 22,76 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitensi, secondo i suoi risultati del terzo trimestre annunciati all'inizio di novembre. I tassi di interesse più elevati sui titoli di Stato sono in genere positivi per gli utili delle compagnie di assicurazione, ha affermato Haegeli.

Si prevede che il deficit di bilancio del governo federale degli Stati Uniti raggiungerà il 6% della produzione economica annuale quest'anno, percentuale alta quanto quella raggiunta durante la pandemia o la crisi finanziaria del 2008.

Le proposte politiche del presidente eletto Donald Trump potrebbero far salire il deficit fiscale fino a una percentuale compresa tra il 7% e il 12% del prodotto interno lordo, ha affermato Haegeli, utilizzando i calcoli dello Swiss Re Institute.

"E questo non è sostenibile", ha affermato.

Sebbene tenere sotto controllo il debito pubblico fosse da tempo una preoccupazione per i legislatori statunitensi di ogni estrazione politica, tale attenzione è scemata durante il primo mandato di Trump.

Secondo l'Ufficio di gestione e bilancio degli Stati Uniti, il debito pubblico era pari al 76% della produzione economica alla fine del 2016 e si attestava al 95% della produzione economica nel secondo trimestre di quest'anno. Alla fine del 2000, era del 32,7%.

Le preoccupazioni circa l'entità del debito del governo statunitense erano aumentate anche prima della vittoria elettorale di Trump all'inizio di questo mese. Anche se Kamala Harris avesse vinto la presidenza, la traiettoria del deficit governativo sarebbe peggiorata, secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, un gruppo non partigiano che sostiene deficit più piccoli.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha affermato che l'indebitamento è "insostenibile" al ritmo attuale, mentre la Banca centrale europea ha espresso mercoledì preoccupazioni sulla minaccia di "effetti di ricaduta" sui mercati finanziari dell'eurozona "date le persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità del debito statunitense".

Tuttavia, molti economisti vedono un aumento costante ma graduale dei costi di indebitamento come un risultato più probabile rispetto a un balzo più drammatico e destabilizzante.

"È improbabile che avremo una crisi del debito", ha affermato Torsten Slok, capo economista presso Apollo Global Management.

Qualsiasi boom dell'attività economica provocato da tagli fiscali e dazi aumentati all'inizio della presidenza di Trump sarebbe seguito da un "crollo fiscale" se alcune delle politiche non venissero ritirate, ha affermato Haegeli.

Trump ha proposto di imporre tariffe fino al 20% su tutte le importazioni di beni e fino al 60% sui prodotti cinesi, il che potrebbe far aumentare di circa 2,8 trilioni di dollari in 10 anni, secondo il gruppo di ricerca Tax Policy Center.

Ma mentre i tagli fiscali potrebbero causare il surriscaldamento dell'economia e rischiare un aumento dell'inflazione, gli Stati Uniti dovrebbero comunque evitare di ripetere l'inflazione alle stelle seguita alla pandemia e lo shock energetico globale che è seguito all'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia.

Solo "molteplici shock negativi" e una conseguente perdita di fiducia degli investitori causerebbero un livello di interruzione che costringerebbe l'inflazione a salire vertiginosamente, ha affermato Haegeli.

Tuttavia, le prospettive rimangono incerte, data la mancanza di chiarezza sui piani della nuova amministrazione e se il Congresso li approverà. In definitiva, potrebbe essere la resistenza degli investitori a limitare la probabilità che si verifichi uno scenario così tumultuoso, ha affermato Haegeli.


Se il tema di mercato numero 1 è questo, allora le vostre valutazioni delle obbligazioni e dei Titoli di Stato debbono cambiare, come abbiamo evidenziato anche alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE del nostro sito.

Ed anche, per conseguenza, le vostre valutazioni delle azioni, valutazione della quale da settimane abbiamo scritto alla Sezione Operatività di The Morning Brief, il nostro quotidiano per i Clienti, anticipando così le prossime, nuove operazioni sul comparto.

Non lasciate indietro le valute, un ambito nel quale molti prevedono che stia per partire una “corsa folle”, come abbiamo scritto alla pagina TWIT - TWOO questa settimana.

E l’oro, citato nell’articolo? E il petrolio? Ogni mattina, li rivalutiamo per i nostri Clienti, nel The Morning brief, alla luce delle nostre posizioni sui portafogli modello.

Ed è proprio così, che si general la performance di un portafoglio titoli.

Tutto questo inquadrato, con rigore e metodo e disciplina nella strategia di portafoglio e nella asset allocation che poi ne deriva, avendo come riferimento uno scenario 2025 che si concentra sui fattori che determinano le performances di tutti gli investitori.

Ma come si individuano, questi fattori determinanti?

Semplice: “basta chiedere a Liz Truss”.

Liz Truss vi può confermare, per esperienza diretta, quello che da tempo Recce’d vi suggerisce: che è questo il momento di rendersi conto del cambiamento epocale che ha investito i mercati finanziari: siamo già oggi in una Nuova Era.

Da tempo noi di Recce’d vi diciamo: non dovete ragionare in modo pigro (come vorrebbero invece da voi le Reti di promotori, le banche di investimento, ed i media): il 2025 non è l’anno di “variazioni del 10%”, ed è invece l’anno nel quale vedremo variazioni del 50% oppure del 100% in alcune delle maggiori variabili finanziarie di questo Pianeta.

Ed è un anno nel quale gli investitori si ritroveranno a cercare frettolosamente nuovi ancoraggi e nuovi riferimenti, nuovi porti sicuri, visto che gli ancoraggi ai quali tutti eravamo abituati si sono già spezzati.

Chi lo dice? Ancora una volta, ce lo dice e ve lo dice Liz Truss, come potete leggere in questo recentissimo articolo del Wall Street Journal, che segue qui sotto.

Un articolo nel quale una consigliera del neo-eletto Presidente Trump coglie proprio spunto dall’esperienza di Liz Truss per avanzare specifiche proposte che riducono l’indipendenza della Banca Centrale, e sottometterla alla politica.

Ha ragione? Ha torto? Decidete voi.

Noi per la gestione dei nostri portafogli modello dobbiamo tenere ben presente che questi temi oggi sono sul tavolo, mentre invece Janet Yellen (che l’articolo cita proprio in chiusura) oggi non sta più seduta a quel tavolo. Le è stato detto You’re fired! dall’elettorato degli Stati Uniti. Janet Yellen esce di scena, e con lei un intero apparato di funzionari pubblici, al Tesoro ma anche alla Federal Reserve (della quale proprio Yellen fu messa a capo, prima di diventare Ministro).

Vi suggeriamo di modificare il vostro portafoglio, oggi, tenendo in evidenza questo fattore Liz Truss. E noi? Noi, per i nostri Clienti, lo abbiamo fatto due anni fa.

Contattateci, e vi raccontiamo tutto: anche della lattuga.

Ora che Donald Trump è il presidente eletto, aspettatevi avvertimenti sui pericoli di compromettere l'indipendenza della Federal Reserve. I funzionari monetari spiegheranno solennemente che la politica non dovrebbe avere alcun ruolo nelle decisioni sulla stabilità finanziaria a lungo termine. Dovremmo preoccuparci di più del potere concentrato detenuto dai 12 membri votanti dell'Open Market Committee della Fed. Le loro decisioni possono ridurre o aumentare la disoccupazione, abbassare o aumentare l'inflazione e reprimere o stimolare la crescita economica.

Le decisioni della Fed premiano alcune persone e ne danneggiano altre, con evidenti implicazioni politiche. Quasi il 62% dell'aumento della ricchezza delle famiglie statunitensi negli ultimi quattro anni è andato a coloro che rientrano nel gruppo del 10% di ricchezza più alta.

Questi guadagni sproporzionati per gli americani più ricchi sono il risultato di una politica monetaria che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi delle azioni, il che ha principalmente beneficiato le persone già ricche di beni. Questo tipo di disuguaglianza di ricchezza spinge gli elettori a chiedere un cambiamento.

Donald Trump ha costruito la sua agenda economica attorno all'affrontare queste lamentele, promettendo un'inflazione più bassa, tassi di interesse più bassi, salari più alti e una crescita più elevata. Ma a meno che questi obiettivi non siano in linea con il modello della Fed per raggiungere il suo duplice mandato (massima occupazione e prezzi stabili), la banca centrale potrebbe indebolire l'agenda del signor Trump.

Il presidente della Fed può influenzare fortemente l'opinione pubblica sull'economia. Due giorni dopo le elezioni, il presidente Jerome Powell ha annunciato un taglio di 25 punti base del tasso di interesse obiettivo della Fed. Ciò ha fatto seguito al taglio di 50 punti base annunciato a settembre, una decisione che il signor Powell ha affermato avrebbe fatto progredire gli obiettivi della Fed di forza del mercato del lavoro con "crescita moderata e inflazione in calo sostenibile al 2%".

Questa "ricalibrazione" della politica della Fed, come l'ha chiamata Jerome Powell, potrebbe indicare che la banca centrale sta passando a un modello lato offerta per decidere la quantità di denaro e credito disponibile per l'economia. La teoria è che la bassa disoccupazione e la crescita del settore privato sono le soluzioni all'inflazione, non le sue cause, che in realtà deriva dalle pressioni della domanda.

Se la Fed ha abbracciato questa teoria, sarà una buona notizia per Donald Trump. Insieme ai tagli alle tasse e alle normative, una riduzione dei costi di prestito si integrerebbe con i suoi obiettivi, fornendo un accesso più conveniente al capitale, portando a un aumento della produzione.

Il problema è che alcuni funzionari della Fed sembrano fin troppo pronti a tornare al loro precedente quadro. Con questo modello, la Fed usa i suoi strumenti per ridurre la domanda, non per aumentare l'offerta. Potrebbe optare ancora una volta per tassi di interesse restrittivi e una crescita ridotta, anche preventivamente, per ridurre le pressioni inflazionistiche.

Se neo-Presidente Trump e la Fed dovessero davvero combattere, allora Trump si troverebbe di fronte a un avversario ostinato.

Basta chiedere all'ex Primo Ministro britannico Liz Truss, che ha condotto una campagna simile sul lato dell'offerta contro la sua banca centrale.

Il suo piano per stimolare investimenti e crescita attraverso tasse più basse è stato minato dalla Banca d'Inghilterra, che ha affermato che gli effetti dei suoi cambiamenti minacciavano la sua idea di "stabilità finanziaria". Ciò ha paralizzato il suo programma e l'ha fatta cacciare da 10 Downing Street.

Invece di agitare lo spettro di un presidente tirannico che prende il controllo della Fed, dovremmo chiederci perché un'agenzia indipendente abbia un potere così enorme di distorcere i risultati finanziari.

Perché non ci sono limiti a quanto debito del Tesoro statunitense la Fed può acquistare?

Nessun limite a quanto denaro può stampare?

Nessun limite agli interessi che può pagare a spese dei contribuenti alle banche commerciali sui loro conti detenuti presso la Fed?

E perché non ci sono regole che salvaguardino l'integrità a lungo termine del dollaro mentre la Fed persegue il suo obiettivo di inflazione del 2%?

Il Congresso sostiene la politica di svalutazione della Fed?

Molti di coloro che mettono in guardia contro la "politicizzazione" della Fed sono restii a introdurre qualsiasi approccio basato su regole per la definizione dei tassi di interesse.

Testimoniando davanti al Congresso come presidente della Fed nel 2015, Janet Yellen ha informato concisamente la Commissione per i servizi finanziari della Camera: "Non credo che la Fed debba incatenarsi a nessuna regola meccanica".

Slegata dalle regole, questa sì che è tirannia.

Valter Buffo
Outlook 2025 e strategia di investimento: il consulente che si chiama BCE
 

Lo avete notato?

Avete notato il tono dimesso degli Outlook 20205 delle banche internazionali?

Avete notato che manca la fanfara?

Avete notato che anche i media non hanno suonato la fanfara? Avete notato che a differenza degli anni precedenti sono del tutto mancati i “titoloni a otto colonne”?

Vi siete chiesti il perché?

Se non lo avete ancora fatto, fatelo ora: vi sarà sicuramente utile, capire il perché.

Ma attenzione: NON è questo il tema di questo nostro Post. Non è questo, ed infatti lasciamo la domanda senza risposta. fatevoi, con i vostri messi. magari con il vostro financial advisor.

Noi andiamo avanti, proseguiamo nel nostro Post, verso un altro obbiettivo.

Questa volta, per quest’anno almeno, impiegate meglio il vostro tempo.

Almeno quest’anno, evitate di perdere tempo con il solito cumulo di baggianate.

Evitate, per un anno, di leggere quello che dicono gli Outlook delle banche di investimento. Evitate JP Morgan, evitate Blackrock, evitate Morgan Stanley, evitate Fidelity, evitate Goldman Sachs, evitate UBS, evitate BNP Paribas. Evitateli tutti.

Ed evitate di stare a sentire chi da sempre fa “copia e incolla” di quello che dicono Goldman Sachs e JP Morgan e UBS e BNP Paribas: e quindi evitate Mediolanum, evitate Allianz, evitate Generali, evitate Fineco, evitate Fideuram. Evitatele proprio tutte quante.

Tutto quello che scrivono e dicono questi signori che abbiamo appena citato, e tutti gli altri che non abbiamo citato ma che fanno lo stesso mestiere, è unicamente materiale di pubblicità, e vale tanto quanto valgono le pubblicità dei materassi in TV.

Voi, invece, dedicate il vostro tempo a chi ha il vostro interesse come unico obbiettivo. A chi non deve vendervi per forza i Fondi Comuni, le GPM, le polizze ed i certificati.

Dedicate il vostro tempo a chi non opera con il solo scopo di mettere mani sulle retrocessioni.

Ascoltate e leggete chi, come Recce’d, opera in modo professionale e trasparente.

Invece di perdere il vostro tempo con il financial advisor, il private banker, il wealth manager, il direct banker, il family banker, leggete che cosa vi scrive chi opera in modo professionale ed ha come solo scopo farvi guadagnare, e non vendervi “prodotti finanziari”.

Nelle ultime settimane, ed in più di una occasione, attraverso il Blog abbiamo già informato i nostri lettori sulle nostre strategie di investimento per il 2025.

Oggi, noi aggiungiamo a quello che abbiamo già scritto un contributo che arriva direttamente … dalla BCE.

BCE che proprio questa settimana ha pubblicato un nuovo documento, che contiene indicazioni molto concrete, molto specifiche, e quindi molto utili, per la gestione del risparmio nel 2024.

Recce’d per voi lo ha letto, lo ha studiato, ed ha selezionato i passaggi più importanti, evidenziando le indicazioni pratiche che vanno utilizzate come fondamenta per la strategia di investimento e per le scelte di asset allocation.

Come introduzione, prima del documento, vi invitiamo a leggere un resoconto giornalistico che riguarda proprio il documento BCE che noi abbiamo scelto per voi.

Le crescenti tensioni commerciali globali rappresentano un rischio per l'economia dell'area euro, ha scoperto la banca centrale del blocco nella sua Financial Stability Review biennale pubblicata mercoledì.

La Banca centrale europea ha anche affermato che la crescita debole è ora una minaccia più grande dell'elevata inflazione nella zona euro a 20 nazioni.

Le ultime cifre hanno registrato una crescita economica della zona euro a un massimo di due anni dello 0,4% nel terzo trimestre, mentre l'inflazione complessiva ha raggiunto il 2% a ottobre.

La BCE ha affermato che i mercati finanziari hanno sperimentato una "recrudescenza della volatilità" dalla pubblicazione del suo precedente rapporto a maggio, osservando che ulteriori fluttuazioni erano "più probabili del solito" a causa delle valutazioni tese e della concentrazione del rischio.

"Le crescenti tensioni commerciali globali e un possibile ulteriore rafforzamento delle tendenze protezionistiche in tutto il mondo sollevano preoccupazioni circa il potenziale impatto negativo sulla crescita globale, l'inflazione e i prezzi delle attività", ha affermato la Financial Stability Review.

Sebbene la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti non sia specificamente menzionata nel comunicato della BCE, i paesi di tutto il mondo si stanno preparando al suo piano di imporre tariffe generalizzate del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, che prevede anche tassi molto più elevati per alcune nazioni, come la Cina. Gli economisti affermano che l'impatto a catena dell'implementazione di queste misure potrebbe gravare sull'euro, se un rallentamento delle esportazioni spingesse la BCE a tagliare ulteriormente e più rapidamente i tassi di interesse.

Parlando alla CNBC, il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha affermato che la presidenza di Trump accumulerà ulteriore incertezza sulle prospettive europee.

"Penso che sia molto importante sottolineare che l'evoluzione dell'inflazione è stata positiva. Ma allo stesso tempo, le prospettive di crescita non sono molto buone", ha detto De Guindos ad Annette Weisbach della CNBC mercoledì. Secondo le previsioni della Commissione europea, la crescita dell'area dell'euro sarà inferiore all'1% nel 2024 e leggermente superiore all'1% nel 2025, ha affermato.

"In termini di attività, abbiamo una situazione molto fragile. I consumatori non stanno aumentando i consumi".

"E oltre a ciò, ci sono molte incertezze. Ci sono rischi geopolitici, la situazione dell'Ucraina, la situazione in Medio Oriente e, sai, le politiche che la nuova amministrazione statunitense potrebbe attuare, perseguire in futuro, che rappresentano un altro livello di incertezza rispetto al futuro dell'economia europea".

Il rapporto segnala anche preoccupazioni per l'aumento dei costi del servizio del debito sovrano e i deboli fondamentali fiscali di diversi paesi membri della zona euro. Altre preoccupazioni includono gli elevati costi di prestito e la debole crescita che grava sui bilanci aziendali, nonché i rischi di credito per le piccole e medie imprese e le famiglie a basso reddito, se la crescita rallenta più del previsto.

"In un contesto di elevata incertezza macrofinanziaria e geopolitica, potrebbe verificarsi un'improvvisa e brusca inversione del sentiment di rischio, date le elevate valutazioni delle attività e le esposizioni al rischio concentrate nel sistema finanziario", afferma il rapporto.

Come vedete, nel documento BCE di cui stiamo trattando qui i media hanno individuato alcuni segnali molto forti.

Un secondo resoconto giornalistico, che proponiamo in lettura qui di seguito, mette in evidenza un secondo tema del documento BCE, un tema che costituisce per ogni investitore un pratico e utile suggerimento per le scelte di asset allocation e la strategia di investimento 2025.

Questo tema, che leggete nel seguito, sarà ripreso nello specifico in un futuro Post di questo Blog.


FRANCOFORTE, 20 novembre (Reuters) - La Banca centrale europea ha lanciato l'allarme mercoledì su una "bolla" nei titoli azionari legata all'intelligenza artificiale (IA), che potrebbe scoppiare all'improvviso se le rosee aspettative degli investitori non venissero soddisfatte.

L'allarme è arrivato come parte della Financial Stability Review semestrale della BCE, una lunga lista di rischi che vanno da guerre e tariffe a crepe nell'impianto idraulico del sistema bancario.

La banca centrale dei 20 paesi che condividono l'euro ha osservato che il mercato azionario, in particolare negli Stati Uniti, era diventato sempre più dipendente da una manciata di aziende percepite come beneficiarie del boom dell'IA.

"Questa concentrazione tra poche grandi aziende solleva preoccupazioni sulla possibilità di una bolla dei prezzi delle attività legata all'IA", ha affermato la BCE. "Inoltre, in un contesto di mercati azionari globali profondamente integrati, indica il rischio di ricadute globali avverse, qualora le aspettative di guadagno per queste aziende venissero deluse".

La BCE ha osservato che gli investitori chiedevano un premio basso per possedere azioni e obbligazioni mentre i fondi avevano tagliato i loro buffer di liquidità.

"Date le partecipazioni relativamente basse in attività liquide e le significative discrepanze di liquidità in alcuni tipi di fondi di investimento aperti, le carenze di liquidità potrebbero comportare vendite forzate di attività che potrebbero amplificare gli aggiustamenti al ribasso dei prezzi delle attività", ha affermato la BCE.

Tra gli altri rischi, la BCE ha segnalato che l'area dell'euro era vulnerabile a una maggiore frammentazione commerciale, una fonte chiave di preoccupazioni per i decisori politici e gli investitori da quando Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti all'inizio di questo mese.

Il presidente eletto aveva fatto delle tariffe un elemento chiave del suo discorso agli elettori durante la campagna e diversi decisori politici della BCE hanno affermato che queste misure, se implementate, avrebbero danneggiato la crescita nell'area dell'euro.

La BCE ha anche osservato che i governi dell'area dell'euro, in particolare Italia e Francia, avrebbero contratto prestiti a tassi di interesse molto più elevati nel prossimo decennio, rafforzando la necessità di politiche fiscali prudenti.


Recce’d vi ha fornito con questi due articoli una adeguata introduzione al documento BCE che abbiamo citato.

In aggiunta, gratuitamente, Recce’d vi offre nel seguito una selezione del documento stesso: ve ne riproponiamo alcune parti originali, e tradotte per voi.

Il lettore interessato può ricevere tutto il documento BCE, in versione integrale ed originale, contattandoci attraverso la pagina CONTATTI del nostro sito.

Buona lettura.

Episodi di volatilità di mercato emergono in un contesto di elevata incertezza macro-finanziaria e geopolitica.

Dalla pubblicazione dell'ultimo numero della Financial Stability Review, l'equilibrio dei rischi macro nell'area dell'euro è passato dalle preoccupazioni per un'inflazione che rimaneva elevata ai timori sulla crescita. L'inflazione dei prezzi al consumo si è avvicinata agli obiettivi delle banche centrali sia nell'area dell'euro che in altre importanti economie avanzate negli ultimi mesi (grafico 1, pannello a). Allo stesso tempo, i dati economici pubblicati dopo giugno hanno teso a deludere le aspettative nell'area dell'euro e gli analisti del settore privato hanno rivisto al ribasso le loro previsioni di crescita del PIL reale per il 2025 (grafico 1, pannello b). L'allentamento delle pressioni inflazionistiche e le prospettive di crescita più deboli hanno consentito ai cicli dei tassi di interesse di invertire la tendenza nella maggior parte delle principali economie avanzate. Al momento della conclusione di questo numero della Financial Stability Review, i mercati finanziari stavano scontando ulteriori tagli dei tassi sia per l'area dell'euro che per gli Stati Uniti. Mentre la maggior parte dei previsori ufficiali e del settore privato vede ancora un atterraggio morbido come scenario di base per l'area dell'euro e le economie globali, i rischi per la crescita sono orientati al ribasso, con le prospettive offuscate da un'accresciuta incertezza macrofinanziaria e geopolitica. I venti contrari ciclici per la crescita dell'area dell'euro stanno aggravando i problemi strutturali di bassa produttività e debole crescita potenziale nell'economia dell'area dell'euro (grafico 1, pannello c e speciale B).

Chart 1

Vediamo che cosa ci dice il grafico qui sopra.

L'equilibrio dei rischi si è spostato dalle preoccupazioni che l'inflazione rimarrà elevata ai timori di crescita, con un potenziale di crescita strutturalmente basso aggravato da venti contrari ciclici

a) Inflazione e numero di banche centrali che aumentano/tagliano i tassi nelle economie avanzate

b) Previsioni di crescita del PIL reale nel 2025 per l'area dell'euro e gli Stati Uniti

c) Crescita media della produzione potenziale nell'area dell'euro e negli Stati Uniti dal 1991

(Gennaio 2004-Novembre 2024; scala di sinistra: numeri, scala di destra: percentuali)

(Gennaio-Novembre 2024, variazioni percentuali annue)

(1991-2020, percentuali)

Fonti: BIS, Haver Analytics, Consensus Economics Inc., Commissione Europea (AMECO) e calcoli della BCE. Note: Pannello a: AE sta per economia avanzata. Il grafico copre 22 economie avanzate e le 11 banche centrali corrispondenti che stabiliscono i tassi. L'inflazione AE è la media dei tassi di inflazione CPI ponderati in base alla quota di PIL nominale totale di ciascun paese nel 2015. Il numero di variazioni dei tassi è mostrato al 12 novembre 2024 e le ultime osservazioni per il tasso di inflazione sono per settembre 2024. Pannello c: "Area euro" si riferisce alla composizione dell'area euro-12.

I mercati finanziari hanno sperimentato diversi picchi di volatilità pronunciati ma di breve durata, mentre i rischi geopolitici rimangono pronunciati. Inizialmente, questi picchi erano collegati a risultati elettorali europei e nazionali inaspettati, con effetti per lo più contenuti in Europa (grafico 2, pannello a). Più avanti nell'estate, una combinazione di posizioni tese in un contesto di bassa volatilità del mercato azionario, aspettative di mercato di un più rapido allentamento della politica monetaria statunitense in un contesto di dati deludenti sul mercato del lavoro e un inaspettato inasprimento della politica monetaria in Giappone (che ha portato allo scioglimento dei carry trade finanziati in yen) hanno determinato un significativo picco di volatilità con ripercussioni globali (capitolo 2). Sebbene la correzione del mercato non sia durata a lungo e i prezzi si siano ripresi rapidamente per la maggior parte delle classi di attività, questi episodi indicano una maggiore sensibilità del solito alle sorprese dei dati macroeconomici, aumentando il potenziale per una maggiore volatilità in futuro. Accanto all'elevata incertezza macrofinanziaria, anche i rischi geopolitici e l'incertezza della politica economica sono aumentati negli ultimi mesi (grafico 2, pannello b), aumentando la probabilità che si materializzino eventi estremi e amplificando ulteriormente la crescente minaccia dei rischi informatici. Inoltre, le crescenti tensioni commerciali globali e un possibile ulteriore rafforzamento delle tendenze protezionistiche in tutto il mondo sollevano preoccupazioni circa il potenziale impatto negativo sulla crescita globale, sull'inflazione e sui prezzi delle attività.

Chart 2

Vediamo che cosa ci dice il grafico qui sopra

L'accresciuta incertezza macrofinanziaria e geopolitica ha innescato periodi di volatilità del mercato, sottolineando il rischio di bruschi cambiamenti nel sentiment del mercato

a) Volatilità implicita del mercato azionario nell'area dell'euro e negli Stati Uniti

b) Incertezza della politica commerciale, incertezza della politica economica globale e rischio geopolitico

(1° gennaio-12 novembre 2024, indice)

(gennaio 2014-ottobre 2024, punteggi z)

Fonti: Bloomberg Finance L.P., Caldara e Iacoviello*, Caldara et al.**, Baker, Bloom e Davis*** e calcoli della BCE. Note: Pannello a: la volatilità implicita del mercato azionario è misurata dagli indici VIX e VSTOXX rispettivamente per gli Stati Uniti e l'area dell'euro. Pannello b: gli indici sono mostrati come punteggi z, ovvero deviazioni standard dalle loro medie di lungo termine dal 1997. Le ultime osservazioni per gli indici di incertezza della politica commerciale e di incertezza della politica economica sono per settembre 2024.*) Caldara, D. e Iacoviello, M., "Misurazione del rischio geopolitico", American Economic Review, Vol. 112, n. 4, aprile 2022, pp. 1194-1225.**) Caldara, D., Iacoviello, M., Molligo, P., Prestipino, A. e Raffo, A., "Gli effetti economici dell'incertezza della politica commerciale", Journal of Monetary Economics, Vol. 109, gennaio 2020, pp. 38-59.***) Baker, S., Bloom, N. e Davis, S., "Misurazione dell'incertezza della politica economica", The Quarterly Journal of Economics, Vol. 131, n. 4, novembre 2016, pp. 1593-1636.

In questo contesto, ci sono tre fonti principali di rischio e vulnerabilità per la stabilità finanziaria nell'area dell'euro nei prossimi due anni. In primo luogo, le valutazioni elevate nei mercati azionari e obbligazionari societari insieme all'elevata concentrazione del rischio rendono i mercati finanziari suscettibili a dinamiche avverse, che potrebbero essere amplificate dalla liquidità non bancaria e dalle vulnerabilità della leva finanziaria. In secondo luogo, l'accresciuta incertezza politica e geopolitica, i deboli fondamentali fiscali e la lenta crescita tendenziale sollevano preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano in alcuni paesi dell'area dell'euro. In terzo luogo, le preoccupazioni sul rischio di credito in alcune coorti dei settori aziendale e delle famiglie potrebbero portare a venti contrari sulla qualità degli asset per banche e non bancari.

I mercati finanziari rimangono vulnerabili a dinamiche avverse che potrebbero essere amplificate dalle fragilità della liquidità non bancaria

Le valutazioni elevate e la concentrazione del rischio rendono i mercati finanziari suscettibili a improvvisi e bruschi aggiustamenti, in particolare nei mercati azionari. Sebbene i mercati azionari abbiano recentemente assorbito rapidamente gli eventi estremi, le vulnerabilità sottostanti li rendono inclini a episodi simili in futuro. Ci sono segnali che gli investitori potrebbero sottovalutare e sottovalutare la probabilità e l'impatto di scenari avversi, come indicato dai premi di rischio azionario a livelli record e dagli spread obbligazionari societari relativamente compressi su entrambe le sponde dell'Atlantico (grafico 3, pannello a). Inoltre, la concentrazione della capitalizzazione del mercato azionario e degli utili tra una manciata di singoli nomi, in particolare negli Stati Uniti, è aumentata notevolmente negli ultimi anni (grafico 3, pannello b). Questa concentrazione tra poche grandi aziende solleva preoccupazioni sulla possibilità di una bolla dei prezzi delle attività correlata all'intelligenza artificiale. Inoltre, in un contesto di mercati azionari globali profondamente integrati, indica il rischio di ricadute globali avverse, qualora le aspettative di utili per queste aziende venissero deluse (capitolo 2). Pertanto, è più probabile che sorprese negative, tra cui un netto peggioramento delle prospettive di crescita economica, improvvisi cambiamenti nelle aspettative di politica monetaria o un'ulteriore escalation dei conflitti geopolitici in corso, possano innescare bruschi cambiamenti nel sentiment degli investitori, con conseguenti ricadute su tutte le classi di attività

Esposizioni concentrate, disallineamenti di liquidità e leva finanziaria elevata in alcune parti del settore dell'intermediazione finanziaria non bancaria (NBFI) potrebbero amplificare le dinamiche di mercato avverse. Le banche non bancarie sono rimaste resilienti ai recenti episodi di volatilità di mercato e hanno continuato a sostenere la finanza basata sul mercato nell'area dell'euro in tutte le categorie di rischio di credito. Tuttavia, shock di mercato più ampi potrebbero innescare improvvisi deflussi di fondi di investimento o richieste di margine sulle esposizioni derivate. Date le partecipazioni relativamente basse in attività liquide e i significativi disallineamenti di liquidità in alcuni tipi di fondi di investimento aperti (grafico 3, pannello c), le carenze di liquidità potrebbero comportare vendite forzate di attività che potrebbero amplificare gli aggiustamenti al ribasso dei prezzi delle attività (riquadro 5). Sebbene generalmente limitate, sacche di elevata leva finanziaria e sintetica in alcune entità, come gli hedge fund, potrebbero aumentare i rischi di spillover (capitolo 4.2). La concentrazione nei portafogli azionari, in particolare in alcuni fondi di investimento a causa della loro esposizione a poche grandi aziende, è aumentata notevolmente negli ultimi anni, rendendo i portafogli di investimento più vulnerabili a sorprese negative specifiche per azienda o settore. Inoltre, la crescente esposizione alle attività statunitensi aumenta il potenziale di ricadute macrofinanziarie avverse.

Le vulnerabilità strutturali nel settore NBFI richiedono una risposta politica completa per migliorare la resilienza del settore da una prospettiva macroprudenziale. Una crescente impronta di mercato e l'interconnessione delle non banche richiedono un'ampia serie di misure politiche per aumentare la resilienza del settore. Ciò include politiche volte a migliorare la preparazione alla liquidità dei partecipanti al mercato non bancario per soddisfare le richieste di margine e collaterali, affrontare i rischi derivanti dalla leva finanziaria non bancaria, mitigare il disallineamento di liquidità nei fondi aperti e promuovere la resilienza dei fondi del mercato monetario agli shock di liquidità (Sezione 5.3). Un sistema di vigilanza più integrato a livello UE per le non-banche garantirebbe parità di condizioni e ridurrebbe il potenziale di arbitraggio regolamentare. Un settore NBFI resiliente contribuirebbe anche a promuovere mercati dei capitali più integrati, il che potrebbe migliorare la stabilità finanziaria e integrare gli obiettivi dell'unione dei mercati dei capitali che farebbero parte di una strategia rinnovata volta a sostenere la produttività e la crescita economica dell'Europa.

Chart 3

Vediamo che cosa ci dice il grafico qui sopra:

Le valutazioni elevate e la crescente concentrazione del rischio rendono i mercati azionari e del credito vulnerabili agli shock, che potrebbero essere amplificati dalle fragilità della liquidità non bancaria

a) Premi per il rischio azionario e di credito per l'area dell'euro e gli Stati Uniti

b) Concentrazione nei mercati azionari statunitensi ed esposizioni statunitensi delle banche non bancarie dell'area dell'euro

c) Disponibilità di liquidità e HQLA delle banche non bancarie dell'area dell'euro

(gennaio 2009-novembre 2024, percentuali, punti base)

(Q1 2016-Q2 2024, percentuali)

(Q1 2021-Q2 2024, percentuale delle attività totali)

Fonti: Bloomberg Finance L.P., BCE (CSDB, SHS, ICB, IVF, PFBR) e calcoli della BCE. Note: Pannello a: i premi per il rischio azionario sono calcolati come rendimento CAPE a cinque anni per EURO STOXX (area dell'euro) e S&P 500 (Stati Uniti) meno il rendimento reale dei titoli di Stato a cinque anni (aggiustato per l'inflazione) (tedesco per l'area euro); i premi per il rischio di credito sono calcolati come spread aggiustato per le opzioni per obbligazioni societarie con rating BBB con una scadenza residua da cinque a sette anni. "Ultimo" si riferisce al 12 novembre 2024. Pannello b: "Magnificent 7" comprende le azioni di Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla. Pannello c: gli HQLA (attività liquide di alta qualità) sono definiti come titoli HQLA di livello 1 secondo il regolamento delegato (UE) 2015/61 della Commissione.

Le vulnerabilità sovrane sono in aumento, guidate da una maggiore incertezza politica e da una crescita lenta

L'aumento dell'incertezza geopolitica e politica sta esacerbando le vulnerabilità sovrane. Da quando è stata pubblicata l'ultima edizione della Financial Stability Review, i risultati delle elezioni a livello europeo e nazionale, in particolare in Francia, hanno riacceso le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano. Le maggiori incertezze politiche e le preoccupazioni del mercato sulle loro implicazioni per la sostenibilità del debito hanno portato ad alcuni spread sovrani ad ampliarsi per alcuni paesi dell'area dell'euro con alti livelli di debito (Sezione 1.2), sebbene per ora con limitate ricadute transfrontaliere. Contemporaneamente, la tendenza a lungo termine di crescente frammentazione politica osservata negli ultimi tre decenni ha reso più difficile formare coalizioni di governo stabili. Ciò potrebbe contribuire a ritardi nel raggiungimento di un accordo su riforme fiscali e strutturali chiave, aumentando al contempo l'incertezza della politica economica (Grafico 4, pannello a). Inoltre, la crescente incertezza geopolitica potrebbe implicare un onere aggiuntivo per i paesi sovrani nell'affrontare le conseguenze delle ricadute geopolitiche (ad esempio, sussidi energetici). Ciò sarebbe particolarmente difficile per i paesi in cui i livelli di debito pubblico sono elevati, dato il loro limitato spazio fiscale per sostenere l'economia in caso di shock avversi.

Chart 4

Vediamo che cosa ci dice il grafico qui sopra.

Le vulnerabilità sovrane sono aumentate, data l'accresciuta incertezza geopolitica e politica, i deboli fondamentali fiscali e la lenta crescita potenziale

a) Quote di voto dei partiti vincenti e incertezza della politica economica in Europa

b) Punteggi di conformità fiscale e saldi di bilancio nell'area dell'euro

c) Reazione simulata del rapporto debito sovrano/PIL a shock standardizzati su un orizzonte di dieci anni

(1987-2024; percentuali, indici)

(punteggi, percentuali del PIL)

(punti percentuali del PIL)

Fonti: parlgov.org, policyuncertainty.com, Larch, Malzubris e Santacroce*, calcoli della Commissione europea e della BCE. Note: Pannello b: i paesi a basso debito hanno rapporti debito sovrano/PIL inferiori al 60%, i paesi a medio debito tra il 60% e il 100% e i paesi ad alto debito superiori al 100% alla fine dell'anno 2023. Nel complesso i punteggi di conformità rilevano se gli aggregati fiscali rilevanti si sono spostati all'interno o all'esterno dei perimetri stabiliti dalle quattro principali regole fiscali del Patto di stabilità e crescita dell'UE. Pannello c: lo scenario di politica fiscale senza cambiamenti (NFPC) con costi di invecchiamento presuppone che oltre l'orizzonte di proiezione macroeconomica di medio termine, ovvero dal 2027 in poi, il saldo primario strutturale cambi solo in base alla variazione prevista nei costi di invecchiamento, altrimenti rimane costante. Lo shock di output potenziale presuppone una convergenza decennale al contributo mediano del capitale e della produttività totale dei fattori alla crescita dell'output potenziale. Il percorso di output potenziale risultante viene quindi utilizzato in combinazione con l'ipotesi NFPC sul lato fiscale. Lo shock del tasso di interesse è calibrato in modo che il differenziale di crescita del tasso di interesse (i-g) per ciascun paese ritorni alla sua media storica entro la fine dell'orizzonte di simulazione.*) Larch, M., Malzubris, J. e Santacroce, S., "Conformità numerica alle regole fiscali dell'UE: fatti e cifre da un nuovo database", Intereconomics, Vol. 58, n. 1, 2023, pp. 32-42.

I fondamentali fiscali restano vulnerabili allo slittamento e alla debole crescita potenziale in alcuni paesi. Nonostante il calo dei rapporti debito sovrano/PIL dopo l'impennata registrata durante la pandemia, i fondamentali fiscali restano deboli in alcuni paesi, dati gli elevati livelli di debito, le procedure in corso per deficit eccessivo e la scarsa conformità storica alle norme fiscali dell'UE (grafico 4, pannello b). Anche se il ciclo dei tassi di interesse è cambiato, si prevede che i costi del servizio del debito sovrano aumenteranno ulteriormente poiché il debito in scadenza viene rinnovato a tassi di interesse più elevati rispetto al debito in essere. Lo slittamento fiscale o le incertezze sui percorsi di consolidamento fiscale nell'ambito del nuovo quadro fiscale dell'UE potrebbero portare a una rivalutazione del rischio sovrano, alimentando la volatilità del mercato obbligazionario e l'incertezza politica (riquadro 1). Anche i venti contrari strutturali alla crescita potenziale derivanti da fattori come la debole produttività potrebbero minacciare la sostenibilità del debito (grafico 4, pannello c). La riforma fiscale per garantire una composizione delle finanze pubbliche favorevole alla crescita a lungo termine e le riforme strutturali sono fondamentali per aumentare la crescita potenziale nell'area dell'euro. Inoltre, una maggiore disciplina sulla spesa corrente aiuterebbe a creare lo spazio fiscale necessario per affrontare le sfide strutturali del cambiamento climatico, della spesa per la difesa, dell'invecchiamento e della trasformazione digitale, come previsto dal nuovo quadro fiscale dell'UE.

La risposta del mercato alle elezioni in Europa all'inizio di quest'anno si è rivelata temporanea e localizzata, con limitate ricadute intersettoriali. Una maggiore volatilità nei mercati del debito sovrano è stata accompagnata da un calo dei prezzi delle azioni bancarie nei paesi in cui l'incertezza politica è elevata. Tuttavia, i cali si sono rivelati di breve durata e le ricadute su altri settori e paesi sono rimaste contenute. Una nota positiva è che le esposizioni sovrane delle banche dell'area dell'euro rispetto al loro capitale rimangono, in media, al di sotto delle loro medie pluriennali nonostante un recente aumento, mentre le obbligazioni sovrane sono per la maggior parte detenute anche a costo ammortizzato. Ciò rende gli aumenti degli spread sovrani e della volatilità del mercato meno preoccupanti nell'immediato. Le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito sovrano, unite all'accresciuta incertezza politica, potrebbero riversarsi sul settore aziendale tramite declassamenti del rating e costi di finanziamento più elevati. Potrebbero inoltre comportare vendite forzate e procicliche di asset da parte di soggetti non bancari in caso di un brusco aumento dei rendimenti dei titoli di Stato o di declassamenti generalizzati del rating, rafforzando così i circoli viziosi tra i settori.

Le preoccupazioni sul rischio di credito per alcune aziende e famiglie potrebbero influire sulla qualità degli asset bancari e non bancari

Gli elevati costi di finanziamento e la debole crescita economica continuano a influire sui bilanci aziendali, in particolare delle società immobiliari commerciali (CRE) e delle PMI. I costi degli interessi continuano a gravare sulla redditività aziendale anche se i nuovi tassi di prestito diminuiscono. Le insolvenze, un indicatore ritardato della salute finanziaria aziendale, sono aumentate in tutti i settori e nei paesi (sezione 1.3), sebbene da livelli moderati. Ciò riflette sia la graduale eliminazione del sostegno politico correlato alla pandemia sia le continue prospettive aziendali deboli e incerte (grafico 5, pannello a). La capacità di servizio del debito delle PMI sembra essere particolarmente vulnerabile a un rallentamento dell'attività economica e a costi di indebitamento più elevati. Le condizioni nei mercati CRE dell'area dell'euro mostrano segnali di stabilizzazione, con una domanda degli investitori in lieve ripresa, in linea con una politica monetaria meno restrittiva (sezione 1.5). Tuttavia, i fattori strutturali correlati al passaggio post-pandemia al lavoro da remoto e all'e-commerce, nonché le considerazioni ambientali, continuano a rendere difficili le prospettive per alcune società immobiliari.

Le vulnerabilità delle famiglie nell'area dell'euro si sono attenuate, ma i costi degli interessi stanno mettendo a dura prova le fasce a basso reddito. Le finanze delle famiglie hanno beneficiato di una leva finanziaria inferiore, mercati del lavoro resilienti, una forte crescita del reddito e maggiori risparmi. Tuttavia, le famiglie con redditi più bassi e mutui a tasso variabile sono sfidate da alti tassi di interesse. Una crescita più lenta e mercati del lavoro più deboli potrebbero minare la capacità di servizio del debito delle famiglie. A loro volta, i mercati immobiliari residenziali (RRE) potrebbero soffrire. Per ora, gli aggiustamenti sono rimasti ordinati, ma i rischi sono orientati al ribasso, soprattutto nei paesi con livelli elevati di debito ipotecario e mercati immobiliari sopravvalutati (Sezione 1.5). I mercati RRE potrebbero ancora affrontare stress se le condizioni del mercato del lavoro dovessero peggiorare notevolmente, aggiungendosi alle sfide di accessibilità derivanti da tassi ipotecari elevati, seppur in calo.

Chart 5

Vediamo che cosa ci dice il grafico qui sopra.

Le preoccupazioni sul rischio di credito in alcuni segmenti dei settori aziendale e delle famiglie potrebbero causare venti contrari alla qualità degli asset sia per le banche che per le non banche in futuro

a) Utilizzo della capacità, livelli del portafoglio ordini e fiducia industriale nell'area dell'euro

b) Flussi netti di NPL per prestiti alle PMI e CRE nell'area dell'euro

c) Detenzioni di asset delle non banche dell'area dell'euro, per paese emittente prospettive macro-fiscali

(Q1 2021-Q4 2024, percentuali, saldi percentuali)

(Q3 2023-Q2 2024, percentuali dello stock totale di prestiti)

(2021-25, percentuali)

Fonti: Commissione europea, BCE (dati di vigilanza, SHS) ed elaborazioni della BCE. Note: Pannello a: le linee tratteggiate indicano le medie a lungo termine dal 1999. Le ultime osservazioni per i livelli del portafoglio ordini e la fiducia industriale sono per ottobre 2024. Pannello b: i prestiti CRE alle PMI sono stati esclusi dal campione CRE. Pannello c: include esposizioni ad azioni quotate e titoli di debito di società non finanziarie e titoli di debito sovrani. Crescita elevata (bassa) si riferisce a una prospettiva di crescita potenziale del PIL nel 2025 superiore (inferiore) all'1%. Debito sovrano elevato (basso) si riferisce a rapporti debito/PIL superiori (inferiori) al 100%.

La qualità degli asset bancari è rimasta resiliente, ma le preoccupazioni sulla qualità del credito in alcune parti dei settori non finanziari suggeriscono che ci saranno delle sfide future. Mentre i rapporti sui prestiti in sofferenza (NPL) sono ai minimi storici, le perdite aggregate nei portafogli di prestiti sensibili al ciclo, in particolare CRE, PMI e prestiti al consumo, sono aumentate, sebbene con significative variazioni tra paesi (grafico 5, pannello b). I portafogli di prestiti CRE hanno contribuito principalmente all'indebolimento della qualità degli asset, ma le loro dimensioni relativamente modeste attenuano gli impatti sistemici sul settore bancario. Allo stesso tempo, queste esposizioni sono concentrate e le banche con esposizioni CRE superiori alla media potrebbero comunque trovarsi ad affrontare stress se la qualità degli asset CRE dovesse peggiorare ulteriormente. Il deterioramento della qualità del credito delle PMI è stato più contenuto, ma è anche più diffuso. La sua persistenza potrebbe avere un impatto più forte sulle banche e sull'economia reale di quanto attualmente previsto. Le prospettive di rischio di credito per i portafogli aziendali e delle famiglie rimangono orientate al ribasso, date le deboli condizioni macrofinanziarie, i rischi al ribasso per la crescita economica e l'impatto ritardato degli alti tassi di interesse sui mutuatari. Le banche potrebbero ancora dover affrontare costi di accantonamento più elevati se i rischi nei settori non finanziari dovessero materializzarsi, non da ultimo perché i valori collaterali in calo potrebbero non essere pienamente riflessi nei loro bilanci.

La capacità delle banche di assorbire un ulteriore deterioramento della qualità degli asset continua a essere supportata da elevati livelli di redditività insieme a solidi buffer di capitale e liquidità. Costi operativi inferiori e forti margini di interesse netti hanno consentito alle banche dell'area dell'euro di mantenere elevati livelli di redditività. La loro resilienza è supportata da solidi coefficienti patrimoniali e buffer di liquidità, nonostante la graduale eliminazione dei finanziamenti da operazioni di rifinanziamento mirate a lungo termine. Detto questo, la redditività bancaria potrebbe aver raggiunto il picco, poiché la pressione al ribasso sugli utili su attività a tasso variabile diventa un ostacolo per il reddito da interessi, mentre le perdite su crediti iniziano a salire. In questo contesto, è fondamentale che i requisiti di buffer di capitale macroprudenziale siano mantenuti a livelli che preservino la resilienza delle banche. Le misure esistenti basate sui mutuatari dovrebbero essere mantenute per fungere da backstop strutturali e garantire solidi standard di prestito in tutte le fasi del ciclo finanziario.

La qualità degli asset nei portafogli non bancari potrebbe essere compromessa da deboli fondamentali aziendali e condizioni del mercato immobiliare. Nonostante un certo ribilanciamento dei loro portafogli di investimento verso asset più sicuri negli ultimi anni, le banche non bancarie devono ancora affrontare rischi di credito elevati. L'elevata incertezza economica e i deboli fondamentali aziendali hanno portato a un deterioramento delle prospettive di credito, esponendo il settore NBFI a perdite di rivalutazione dovute a declassamenti e a un crescente rischio di insolvenza. Le esposizioni verso paesi con bassa crescita economica e finanze pubbliche fragili sembrano particolarmente vulnerabili, poiché i sovrani più deboli potrebbero non avere lo spazio fiscale per aiutare l'economia a resistere a shock avversi (grafico 5, pannello c). I rischi di valutazione si estendono anche ai portafogli immobiliari delle banche non bancarie. I bruschi cali dei prezzi CRE potrebbero non essere ancora pienamente riflessi nelle valutazioni dei fondi di investimento immobiliare, ponendo rischi di notevoli perdite non realizzate (sezione 4.2). Ulteriori cali dei prezzi nei mercati CRE dell'area dell'euro potrebbero portare a deflussi di fondi, esacerbati dalle vendite procicliche da parte delle banche non bancarie. I forti legami potrebbero causare qualsiasi stress nel settore NBFI che si riversa sulle banche dell'area euro, in particolare tramite finanziamenti.

Le vulnerabilità della stabilità finanziaria dell'area euro rimangono elevate in un contesto volatile

Tutto sommato, le fonti di rischio e vulnerabilità per la stabilità finanziaria sono rimaste elevate dalla pubblicazione dell'ultimo numero della Financial Stability Review. Mentre i mercati finanziari e le banche non bancarie hanno dimostrato di essere resilienti ai recenti periodi di volatilità, la probabilità di eventi estremi rimane elevata poiché l'equilibrio dei rischi nell'area euro si sposta dalle preoccupazioni per l'inflazione che rimane elevata ai timori sulla crescita.

In un contesto di elevata incertezza macrofinanziaria e geopolitica, potrebbe verificarsi un'improvvisa e brusca inversione del sentiment di rischio, date le elevate valutazioni degli asset e le esposizioni concentrate al rischio nel sistema finanziario. Le incertezze politiche e di policy hanno riportato l'attenzione sui rischi sovrani, causando un aumento delle vulnerabilità sovrane.

Un possibile aumento delle tensioni associate ai conflitti in Medio Oriente e Ucraina, oltre all'accresciuta incertezza della politica commerciale, potrebbe innescare un indebolimento delle condizioni macrofinanziarie, con ripercussioni sul rischio di credito nei settori finanziario e non finanziario.

Inoltre, diverse questioni strutturali trasversali rimangono critiche per la stabilità finanziaria e potrebbero interagire e amplificare le vulnerabilità cicliche esistenti. Queste questioni sono associate ai rischi legati al clima, sia di transizione che fisici, sulla strada verso un'economia a basse emissioni di carbonio; debolezze della sicurezza informatica, tra cui interruzioni dei fornitori IT sistemici e l'ascesa dell'intelligenza artificiale; e frammentazione geopolitica che manda in retromarcia l'integrazione economica, commerciale e finanziaria globale. Il potenziale di queste vulnerabilità cicliche e strutturali di materializzarsi simultaneamente e amplificarsi a vicenda aumenta i rischi per la stabilità finanziaria, creando potenzialmente cicli di feedback negativi in ​​vari settori.

Valter Buffo
Longform’d. I tanti nemici del vostro benessere finanziario
 

Giovedì 14 novembre 2024 in Recce’d abbiamo ricevuto via e-mail questo “settimanale dedicato ai consulenti finanziari”.

Allora abbiamo subito controllato, su tutti i siti dedicati ai mercati finanziari, e su CNBC abbiamo letto che la vittoria di Trump aveva spinto gli investitori ad acquistare azioni e cryptovalute.

Anche se, già mercoledì 13, il girono prima, eravamo stati messi in guardia: potrebbe esserci un problema, nella storia del “Trump trade”.

Il giorno dopo, ieri venerdì 15 novembre, abbiamo poi scoperto, sempre grazie al sito di CNBC, che quel “problema” esisteva veramente.

Nello spazio di pochi giorni, molte cose sono cambiate. Chi aveva scommesso su una festa per giorni e giorni si sbagliava. I festeggiamenti per Trump? Sono stati … messi in pausa.

Per aiutarvi in modo concreto, come sempre, oggi in questo Post vi spiegheremo il perché di questo inatteso cambiamento di umore.

Leggete per cominciare il brano che segue qui sotto.

Dopo aver goduto del rally post-elettorale, gli investitori stanno di nuovo rivolgendo la loro attenzione a questioni come l'inflazione e i tassi di interesse.

Gli aumenti dei prezzi al consumo e all'ingrosso a ottobre, pur arrivando come previsto, sono aumentati rispetto al mese precedente, indicando che ci sono ancora sacche di calore nell'economia.

Tuttavia, il processo di disinflazione, in cui il tasso di aumento dei prezzi rallenta, non è lineare. Un mese di accelerazione dei prezzi non significa necessariamente che l'inflazione sia tornata.

Come ha osservato il presidente della Fed Jerome Powell, il compito di portare l'inflazione all'"obiettivo a lungo termine del due percento" della banca centrale potrebbe essere "su un percorso a volte accidentato". E proprio come la disinflazione non viaggia in linea retta, non lo fa nemmeno la traiettoria dei tassi di interesse. Powell ha aggiunto che la Fed non ha bisogno di "avere fretta di abbassare i tassi" a causa della "forza che stiamo attualmente vedendo nell'economia".

L'inclinazione aggressiva dei commenti di Powell ha ridotto drasticamente le scommesse dei trader su un taglio dei tassi a dicembre. La probabilità che la Fed riduca i tassi di 25 punti base alla riunione di dicembre è ora del 62,6%, rispetto all'82,5% di prima, secondo lo strumento CME FedWatch.

Rick Rieder di BlackRock pensa che la Fed ridurrà comunque i tassi di 25 punti base a dicembre. Per quanto riguarda i tagli dell'anno prossimo, tuttavia, "il ritmo con cui ciò avviene e se ne hanno effettivamente bisogno viene messo in discussione", ha detto Rieder alla CNBC.

Tali preoccupazioni hanno messo in ombra l'euforia post-elettorale, causando il calo delle azioni. Tutti gli indici sono sulla buona strada per chiudere la settimana in ribasso.

Si prevede ampiamente che l'economia statunitense raggiunga un atterraggio morbido. Per gli investitori che cavalcavano l'onda del rialzo post-elettorale e che ora stanno tornando sulla terra, l'atterraggio sembra sicuramente turbolento.

Questo si leggeva a commento della seduta del 14 novembre del 2024.

Dalla Elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, erano trascorsi sei giorni di mercato.

Soltanto sei sedute: eppure, leggendo questo commento, ed in generale i titoli dei siti Web dedicati a mercati finanziari, Trump era già finito fuori scena, dopo sole sei sedute di mercato.

E come ci dice il titolo qui sopra, sembra che la causa sia … Jay Powell. E, soprattutto, un “reality check”

In fondo, Powell si era limitato a dire poche cose, e di buon senso: “Non abbiamo fretta”.

Nel presente contesto di mercato, però, il buon senso può fare paura. E’ evidente.

Come può, avere tutta questa influenza sui mercati, Jay Powell con la sua Federal Reserve?

In fondo, la settimana scorsa, subito dopo che Trump è stato eletto, nessuno aveva prestato attenzione al nuovo taglio dei tassi ufficiali di interesse. E neppure a ciò che poi Powell aveva detto.

E questa volta, invece … si parla soltanto di quello. Dell’intervista di Powell.

Si dice nell’immagine qui sotto che “ha confuso le idee … ha lasciato molti perplessi”.

Tutto questo soltanto perché ha detto che “non c’è fretta”, come avete letto in una immagine più in alto?

Oppure, forse, c’entrano anche i dati che sono stati pubblicati mercoledì scorso che leggiamo qui sotto?

Oppure, forse, può essere che abbiamo pesato i dati pubblicati giovedì 14 novembre che leggete nell’immagine?

E voi lettori di Recce’d, voi che ne dite? Avete fatto un’analisi di questi dati? Vi siete fatti aiutare? E da chi?

E tutto questo, dove ci porta? Come facciamo, a ricavarne qualche cosa di utile?

Spieghiamo subito.

Iniziamo con l’osservare che, sui mercati, la reazione alle parole di Powell di giovedì 14 novembre è stata forte. Cominciando con le previsioni sui futuri tagli al costo ufficiale del denaro.

Aggiungiamo, poi, che tra gli investitori e tra gli operatori la credibilità, la fiducia nella Fed, ed in come la Fed sta gestendo questa fase, è evidentemente diminuita.


A noi di Recce’d, però, ciò che interessa maggiormente, dei fatti di questi ultimi giorni, è il reality check di cui avete letto sopra in un titolo. Ed anche il “ritornare coi piedi per terra” del titolo che segue, nell’immagine qui sotto.

I “piedi per terra” che da sempre caratterizzano la nostra gestione del portafoglio e la nostra strategia, accompagnati dal reality check che noi siamo in grado di garantire al nostro Cliente ogni mattina.

E noi di Recce’d siamo i soli in grado di produrre per il Cliente questo livello di qualità.

Ritorniamo ai fatti dell’ultima settimana: passiamo dalla semplice osservazione dei fatti all’analisi ed al commento.

Che cosa possiamo ricavare, di utile per le scelte di investimento, la asset allocation, la strategia di investimento, dai fatti che qui abbiamo documentato?

Troviamo molti utili spunti leggendo il commento che segue.

Per cominciare, Peter e Mark sottolineano che il piano della Fed di ridurre i tassi di interesse a lungo termine si è ritorto contro, portando i suddetti tassi a salire ancora di più:

"Pensavo che il catalizzatore per il prossimo aumento dei tassi a lungo termine sarebbe stata la riduzione dei tassi a breve termine da parte della Fed. Parte del motivo di questa riduzione dei tassi a breve termine era cercare di abbassare i tassi a lungo termine, in particolare i tassi dei mutui, perché le persone hanno difficoltà a pagare questi prezzi gonfiati delle case con i normali tassi dei mutui. ... Ma si è ritorto contro. Mentre parliamo questa mattina, il rendimento di un titolo del Tesoro a 10 anni è ora al 4,3%, ovvero 60 punti base in più rispetto a quando la Fed ha tagliato i tassi di 50 punti base".

Anche il 4,3% non è abbastanza alto per eliminare decenni di investimenti sbagliati. Proprio come la febbre brucia un virus, l'economia ha bisogno di alti tassi di interesse per allocare correttamente gli investimenti:

"I tassi di interesse artificialmente bassi sono parte del problema alla base dell'economia e stanno avendo effetti molto negativi sull'allocazione delle risorse: investimenti sbagliati. Questo sta causando danni. Non stiamo risparmiando abbastanza; stiamo prendendo in prestito e spendendo troppo. Parte della soluzione per sistemare ciò che è rotto nell'economia è lasciare che i tassi di interesse salgano. In realtà devono essere più alti di quanto non siano adesso. Ma il problema è che abbiamo così tanti debiti che non possiamo permetterceli".

I recenti dati sull'occupazione non sono ottimistici, anche se la maggior parte delle statistiche governative probabilmente sottostimano i problemi che l'economia sta affrontando. Peter spiega che guarda all'aumento annuo del debito nazionale, una metrica che ritiene più affidabile delle statistiche principali:

"L'indice dei prezzi al consumo è una bugia. Il tasso di disoccupazione è una bugia. Tutti questi numeri governativi sono progettati per creare un'immagine falsa di prosperità che non esiste. Sottostimano l'inflazione, sopravvalutano la crescita, sottostimano la disoccupazione, sottostimano i deficit. Non puoi credere alle informazioni che escono dal governo".

Il governo ignora i dati errati e i media ignorano l'anno da record dell'oro, scegliendo invece di concentrarsi sulla performance mediocre di Bitcoin:

"Lo ignorano completamente [l'oro]. Forse perché sta raggiungendo un massimo record quasi ogni giorno, quindi non c'è niente di nuovo. Ma quando l'oro fa questo, è molto significativo. Sta inviando un chiaro segnale che la Fed sta commettendo un errore, che i tagli dei tassi sono un errore, che l'inflazione sarà molto più alta. ... Guarderò le notizie finanziarie mentre l'oro raggiunge un nuovo massimo e non solo non discuteranno del nuovo massimo significativo dell'oro, ma continueranno a parlare del massimo di un mese di Bitcoin". Per iniziare, Peter e Mark sottolineano che il piano della Fed di ridurre i tassi di interesse a lungo termine si è ritorto contro, portando tali tassi a salire ancora di più:

Negli ultimi mesi, i media e la classe politica hanno insistito sul fatto che l'economia è sana, anche se si sta raffreddando. Ma i dati economici deludenti e le molteplici revisioni al ribasso di dati importanti rafforzano l'intuizione del consumatore americano. L'economia non sta andando bene:

"Gli elettori non sono necessariamente ingannati. Ecco perché così tanti vogliono il cambiamento: non vogliono mantenere la rotta. Non credono a ciò che i media stanno vendendo su quanto sia fantastica l'economia di Biden-Harris. Infatti, tutti i dati pubblicati questa settimana confermano che questa è un'economia debole. Probabilmente siamo in recessione. È stagflazione, o peggio: recessione e inflazione allo stesso tempo".

La mossa della Fed di tagliare i tassi e sperare nel meglio si sta ritorcendo contro. I tagli hanno effettivamente innescato l'aumento dei tassi a lungo termine e il recente rapporto sulle buste paga non agricole non farà che peggiorare le cose:

"L'aumento del debito pubblico sta facendo perdere agli investitori obbligazionari la fiducia nella capacità del Tesoro di rimborsare senza creare inflazione. Ciò che sta accadendo nel mercato obbligazionario è esattamente ciò che avevo previsto. … I risultati di oggi ne offrono un'ulteriore prova. Si aspettavano 125.000 posti di lavoro, ma siamo finiti con solo 12.000, ben al di sotto della stima più bassa di 57.000. Inoltre, i due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso".

La Fed è bloccata tra l'inflazione e un'economia stagnante.

Gli occhi della nazione sono puntati sulle elezioni ed è molto improbabile che Jerome Powell riesca a resistere alla pressione politica per iniziare a stampare più denaro:

"La Fed non farà nulla al riguardo, non può. In effetti, alimenterà il fuoco. Taglierà i tassi, tornerà all'allentamento quantitativo, perché la recessione continuerà a peggiorare. L'economia si indebolirà mentre l'inflazione si rafforza. Quindi cosa possono fare? Non possono combattere entrambi; devono scegliere. E tutta la pressione politica, che provenga da Harris o da Trump, li spingerà a stimolare l'economia".

La lettura che avete appena fatto si chiude con un riferimento ad una inflazione che si rafforza mentre l’economia si indebolisce.

Evidentemente, qui non si parla di soft landing. Si parla invece dello scenario che viene definito stagflazione. Lo scenario che Recce’d aveva indicato a tutti gli investitori già nell’agosto 2020, nel nostro primo, ed ormai classico, Longform’d. E che poi abbiamo richiamato, in numerose occasioni, anche qui, in pubblico, nel Blog, gratuitamente, a tutti i lettori del sito.

Oggi, vediamo quindi che se ne parla, in misura crescente, e nello specifico con riferimento ai fatti recenti della politica, delle economie e dei mercati finanziari.

Vediamo in che modo se ne parla oggi. Seguiteci nel rivedere insieme una serie di dati per immagini.

Nell’immagine qui sopra, ci si domanda se l’era della stagflazione è già iniziata.

Nell’immagine che segue, si ricordano i dati per l’inflazione già citati.

La reazione dei mercati delle obbligazioni ai tagli dei tassi da parte delle Banche Centrali ci dice che non sono pochi, oggi, a prendere in seria considerazione quello scenario, proprio quello da noi evidenziato già nell’agosto del 2020.

L’immagine che serve ci ricorda una risposta (sprezzante) di Powell che risale allo scorso 4 maggio.

Disse: “non vedo né stag- né -flazione”.

Il tono è rimasto quello, fino a poco tempo fa.

Giovedì, però, il tono è cambiato: c’è qualche cosa che adesso vede anche Jay Powell.

Il grafico qui sotto (che è l’immagine più importante di questo Post) spiega come funziona la stagflazione e che cosa comporta per l’economia e per gli investitori.

Se interessati contattateci, ed approfondiremo insieme questo utilissimo grafico.

Grafico che, probabilmente, riprenderemo anche sul sito.

Nell’immagine che segue, si afferma che “le cose stanno cominciando a somigliare alla stagflazione, quella già vista negli Anni Settanta”.

Da almeno tre anni, noi di Recce’d, anche attraverso il sito, abbiamo suggerito al lettore di adottare proprio gli Anni Settanta come scenario di riferimento per.

  • obbligazioni

  • azioni

  • materie prime

  • valute

Da più di tre anni, la gestione dei portafogli modello per i Clienti di Recce’d utilizza proprio gli Anni Settanta come scenario da cui procedere, per definire la nostra strategia.

E funziona!

La strategia funziona: ce lo dicono le performances, i risultati dei nostri Clienti, messi a confronto con i guadagni e le perdite di tutti gli altri.

E ce lo confermano, ogni giorno di più, tutti i mercati.

Leggete i dati dell’immagine sotto, e riflettete bene sulle vostre attuali posizioni. Anche in beni immobili.

E ce lo confermano, pensate, anche le Banche Centrali, in questo novembre del 2024!

Ed anche chi, tra gli operatori di mercato, si concentra proprio su ciò che fanno e faranno le Banche Centrali.

Tutti i prezzi di mercato, oggi, ci dicono che la fiducia degli investitori e degli operatori, nelle Banche Centrali e nelle loro scelte, è in diminuzione.

Stagflazione è quindi, oggi, lo scenario di riferimento.

E non da oggi: chi ha capacità di analisi, e competenza, ed esperienza, lo aveva individuato già anni fa. Oltre a noi di Recce’d, lo hanno fatto anche altri.

Leggiamo dal giugno 2022.

Julie Hyman · Host: 26 giugno 2022

Mentre gli economisti dibattono sulla probabilità di una recessione nel prossimo anno, gli Stati Uniti sono bloccati in una scomoda stazione di sosta: la stagflazione.

Come suggerisce la parola, questa situazione economica è caratterizzata da una crescita rallentata o stagnante e da un'inflazione elevata.

L'economia statunitense si è contratta dell'1,5% nel primo trimestre, con prezzi al consumo in aumento dell'8,6% a maggio. Le preoccupazioni degli investitori sulla capacità della Federal Reserve di progettare un cosiddetto "atterraggio morbido", che scongiuri la recessione rallentando l'inflazione, sono aumentate e il presidente della Fed Jerome Powell ha riconosciuto la difficoltà in una testimonianza davanti al Congresso questa settimana.

"La linea di base è la stagflazione, ciò che stiamo vivendo ora", ha affermato Mohamed El-Erian, economista e presidente del Queens' College presso l'Università di Cambridge, in un'intervista con Yahoo Finance Live . "Quindi hai una base di partenza non molto confortevole, la stagflazione, e poi hai un equilibrio di rischio che è la strada sbagliata: la recessione".

Non è il solo a pensarla così. La "paura della stagflazione", misurata dal sondaggio mensile dei gestori di fondi della Bank of America, ha registrato il livello più alto da giugno 2008.

I rischi di stagflazione sono i più alti degli ultimi 14 anni, secondo l'ultimo sondaggio globale dei gestori di fondi della Bank of America. (Fonte: Bank of America Global Research)

I consumatori sono sulla stessa lunghezza d'onda, con l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan "che suggerisce che i consumatori temono la stagflazione", hanno scritto gli economisti di ING dopo il rapporto. "Il danno è stato fatto nelle finanze delle famiglie a causa della stretta sul potere di spesa dovuta all'inflazione più elevata: solo il 30,8% delle famiglie pensa che la crescita del reddito supererà l'inflazione nei prossimi cinque anni".

La stagflazione non è la traiettoria che sta affrontando solo l'economia statunitense.

All'inizio di questo mese, la Banca Mondiale ha tagliato le sue previsioni di crescita globale per quest'anno al 2,9%, da una precedente previsione del 4,1%, e ha lanciato un avvertimento: "Le prospettive globali affrontano significativi rischi al ribasso, tra cui l'intensificarsi delle tensioni geopolitiche, un lungo periodo di stagflazione che ricorda gli anni '70, un diffuso stress finanziario causato dall'aumento dei costi di prestito e un peggioramento dell'insicurezza alimentare".

L'Europa, in particolare, è a rischio anche a causa della sua esposizione al gas naturale russo e ai cereali ucraini. Ciò è stato ulteriormente evidenziato dall'indice dei responsabili degli acquisti di giovedì per l'Eurozona, sceso a un minimo di 16 mesi a giugno.

Jack-Allen Reynolds, economista senior per l'Europa presso Capital Economics, ha avuto una semplice reazione ai dati: "La stagflazione è arrivata".

Ritorniamo all’oggi, da cui siamo partiti. Oggi il numero di osservatori, analisti e commentatori che riconoscono nella stagflazione il destino obbligato di economie e mercati finanziari è in aumento

Come esempio, leggete il brano che segue.

La rielezione di Donald Trump è stata una rivolta contro le politiche economiche che hanno lasciato milioni di persone private dei loro diritti e incerte sul loro posto nel mondo. Ma gli americani dovrebbero stare attenti alle sue politiche che spingono l'inflazione e il debito ancora più in alto.

"Non c'è disciplina politica perché controllano l'esecutivo, la Corte Suprema, i giudici, il Congresso", ha detto il professor Roubini all'ABC.

"Quindi l'unica disciplina può venire dai vigilanti obbligazionari e dai mercati che gli dicono che alcune delle sue politiche non saranno sostenibili.

"Quello sarà il principale vincolo per non seguire politiche stupide", ha detto.

Il professor Roubini, professore emerito alla Stern School of Business della New York University che ha previsto la crisi finanziaria globale, ha detto che le politiche dichiarate da Trump avrebbero avuto un impatto sull'economia statunitense in modi diversi.

"Alcune delle politiche di Trump potrebbero aumentare la crescita e ridurre l'inflazione, essendo aliquote fiscali basse a favore delle imprese per il settore aziendale, deregolamentazione e maggiore produzione di combustibili fossili", ha detto.

"Ma ci sono altre politiche che potrebbero avere l'impatto opposto, ridurre la crescita economica e aumentare l'inflazione".

Quali sono queste politiche?

"Tariffe e guerre commerciali, significative restrizioni all'immigrazione, tagli fiscali non finanziati che portano a deficit di bilancio più elevati che portano a tassi di interesse più elevati, crescita affollata, tentativi di provare per svalutare il valore del dollaro, riducendo l'indipendenza della Federal Reserve statunitense... e forse esacerbando alcuni dei conflitti geopolitici, tra cui la guerra economica con la Cina", ha affermato.

"Non sappiamo ancora, in linea di massima, se la politica più positiva, la crescita aumentata e l'inflazione ridotta, saranno dominanti rispetto alle politiche stagflazionistiche che riducono la crescita e aumentano l'inflazione.

"Penso che ci siano più domande che risposte su questo", ha detto.

Una "tempesta perfetta" per l'economia mondiale

La Banca Mondiale avverte che la guerra in Ucraina si sta combinando con altri fattori di rischio per creare una "tempesta perfetta" e la recessione sarà "difficile da evitare".

"Stagflazione" è una parola macedonia di stagnazione e inflazione.

Si riferisce a una situazione di crescita economica stagnante e disoccupazione crescente, con un'inflazione elevata e in aumento.

A metà del 2022, dopo che l'invasione russa dell'Ucraina ha spinto la Banca Mondiale a ridurre drasticamente le sue previsioni per la crescita globale, la banca ha avvertito della possibilità di "stagflazione" colpendo le economie sviluppate del mondo.

Questi avvertimenti non si sono avverati.

Ma il professor Roubini ha detto che sarebbe interessante osservare Trump trattare con i mercati finanziari.

Ha detto che se Trump fosse stato "davvero serio" riguardo ai dazi del 60 percento sulla Cina e ai dazi del 10-20 percento sugli altri partner commerciali, riguardo al forte indebolimento del valore del dollaro USA, riguardo alle "restrizioni draconiane" sulla migrazione e alle "deportazioni di massa" e riguardo ai tagli fiscali che non sono stati finanziati aumentando altre tasse o tagliando la spesa, ciò potrebbe portare a situazioni che Trump non apprezzerebbe.

"Se cerca di seguire queste politiche che sono stagflazionistiche, i tassi di interesse saranno molto più alti, i rendimenti obbligazionari saranno più alti, la Fed dovrà aumentare i tassi invece di tagliarli, il mercato azionario correggerà", ha detto.

"Lui si preoccupa del mercato obbligazionario. Si preoccupa del mercato azionario. E quindi la disciplina di mercato, al contrario della disciplina politica... [sarà] il principale vincolo [per lui]".

Il professor Roubini ha affermato di non sapere nemmeno quanto sarebbe stato efficace il nuovo Dipartimento per l'efficienza governativa di Trump, che sarebbe stato gestito da Elon Musk e Vivek Ramaswamy.

"Non sono sicuro che questo nuovo dipartimento avrà molto successo", ha affermato.

"La maggior parte della spesa pubblica degli Stati Uniti è destinata alla difesa [che] sta aumentando, ai pagamenti degli interessi sul debito... che stanno aumentando, alla spesa per i diritti come pensioni e assistenza sanitaria, che sta aumentando, quindi non c'è molta spesa discrezionale”.


Come già detto, la nostra strategia di investimento si sviluppa proprio partendo da questo scenario di stagflazione, che noi oggi riteniamo il più probabile, per tutto ciò che avete appena letto. La nostra strategia di gestione dei portafogli, per conseguenza, è opposta a quella che viene proposta oggi da Mediolanum, da Allianz, da Generali, da Fideuram, da Fineco e da ogni altra associazione per la vendita di Fondi Comuni, polizze e GPM. La nostra asset allocation, come sapete, è quindi mille miglia distante da quella delle Reti di venditori. per la ragione che Recce’d fonda le proprie scelte di investimento su criteri e valutazioni che sono lontanissimi da quelli che loro utilizzano.

E questo accade anche perché Recce’d, a differenza delle Reti di vendita, a voi NON deve vendere nulla, ma proprio nulla di nulla, tranne che qualità, competenza ed efficienza. Nessun “prodotto finanziario” e nessuna “retrocessione delle commissioni”, da queste parti. Zero. Non esiste conflitto di interesse in Recce’d: mentre invece distorce le scelte delle Reti di “consulenti fondivendoli”.

Per il risparmiatore e l’investitore, noi di Recce’d con i nostri servizi facciamo la differenza. Come, in che modo? Anticipando di mesi, e anche di anni, fatti come questi, che il Post vi ha raccontato.

Come facciamo ad anticipare correttamente gli sviluppi delle economie e dei mercati? Qual’è il nostro segreto?

Non c’è alcun segreto: ci riusciamo puntando sulla qualità. Noi non siamo un supermercato discount: i nostri servizi sono prodotti di fascia alta.

La qualità nella gestione di un portafoglio di investimenti finanziari si ottiene con:

  • dati e informazioni selezionatissime da tutto il Mondo

  • metodo di lavoro aggiornati agli sviluppi più recenti dei metodi di analisi e valutazione

  • competenza nelle tecniche di gestione del portafoglio titoli

  • esperienza sui mercati finanziari.

Il mestiere della gestione del portafogli titoli non è un mestiere per improvvisati, o per scappati di casa.

Oggi, la stagflazione è qui, è davanti ai vostri occhi, e lo era già nel 2019. E ci aveva portato alla stagflazione proprio la presidenza Trump. Se avete dimenticato il 2019, potete leggere qui.

Poi, nel 2020, è arrivato il miracolo (per loro, un miracolo, per tutti gli altri una tragedia, e specie per noi investitori). Il miracolo che si chiama “pandemia”. La pandemia ha salvato tutti, ma proprio tutti tutti. I pochi buoni, i tanti cattivi, ma soprattutto i pessimi.

Le conseguenze, delle scelte irresponsabili e della spesa senza freni che sono state “giustificate” dalla pandemia? Sono quelle che avete appena letto.

E quelle che vedete nei dati qui sotto, i dati delle due immagini che seguono.

Questi dati, almeno in questo Longform’d, noi li lasciamo all’analisi ed alla valutazione del nostro lettore, che poi deciderà quali posizioni modificare, nel proprio portafoglio, e quali nuove posizioni fare, per il proprio risparmio.

Il lettore ovviamente potrà anche scegliere di contattarci, per confrontarsi con noi. Alla pagina CONTATTI del nostro sito.




Valter Buffo