Secondo semestre 2023: l'estate calda, poi l'inverno freddo
 

L’estate è iniziata: il clima si surriscalda e i media come ogni anno si buttano a capofitto sulle immagini legate appunto all’estate.

Ecco un esempio.

E’ un fatto che l’inflazione è appiccicosa, come si dice nell’immagine.

Appiccicosa per tutti: tranne che per certi “esperti delle banche di investimento”, che ogni mattina sostengono esattamente l’opposto, che l’inflazione “è finita”.

E questi “esperti delle banche di investimento” hanno sostenuto la medesima cosa, ogni giorno, da due anni. Noi ve lo documentiamo qui sotto, con un grafico che Recce’d ha già commentato in TWIT - TWOO.

Una parte degli investitori ci è anche cascata. Di nuovo. Ancora nel 2023. Sembra impossibile: eppure, è successo.

Leggono che qualcuno scrive: “L’inflazione scende” e credono che l’inflazione scende davvero. Non guardano neppure i numeri!!!

Così vanno le cose, dal 2020 ad oggi: ed è a questo che la gestione del portafoglio titoli deve adattarsi.

Ed è partendo proprio da qui, da questo mondo distorto, frenetico ed isterico, che bisogna guadagnare, fare profitti, fare performances con i propri investimenti.

Ed è possibile fare utili: ad esempio, cercando di comprendere i dati del grafico che segue.

Tutti i Governo del Mondo ci spiegano che non ci sarà la recessione. E tutte le Banche Centrali del Mondo ci spiegano che non ci sarà la recessione. Ma allora, che cosa è … questa roba qui sopra?

Una parte (solo una parte) degli investitori, quella che si fa portare per mano dalle banche globali di investimento, racconta a sé stessa una storia di questo genere:

l’economia rallenterà di poco, i prezzi scenderanno da soli senza recessione, e tutto andrà in un modo meraviglioso.

Non si tratta di una novità: da due anni, ed ogni due mesi, si ritorna sempre qui: a parlare di soft landing. Lo racconta anche l’immagine sopra.

Questo vero e proprio bombardamento è servito, all’industria del risparmio e dei “prodotti finanziari” (Fondi Comuni di Investimento, Polizze Vita, certificati ed altro trash) per “tenere su” i mercati finanziari, e continuare così a guadagnare le loro commissioni.

Il problema quale sarebbe?

Il problema sta nel fatto che i dati … non accompagnano. Non c’è un solo dato che sostiene questa visione delle cose. Il soft landing di cui leggete nell’immagine sopra NON ESISTE.

Lo scenario oggi NON è uno scenario di soft landing: lo abbiamo chiaramente spiegato già lo scorso 3 giugno proprio qui, nel Blog.

La settimana successiva, poi, ce lo hanno confermato sia Powell sia Lagarde.

Ed oggi, mentre si avvicina l’inizio del nuovo trimestre, siamo già oltre: siamo già entrati nell’estate calda.

In termini di gestione del portafoglio titoli, il nuovo scenario è chiaramente una opportunità imperdibile: le cose da fare sono molte, e offrono ampie opportunità di guadagno.

E le Borse, allora? Come le spiegate?

Come abbiamo già scritto, anche nel Blog ed anche in TWIT - TWOO, le Borse oggi sono solo un “di cui”: all’investitore, oggi le Borse hanno nulla da dire. Riflettono, in modo passivo ciò che accade fuori dalle Borse.

Ma, in primo luogo, è decisivo comprendere che parlare di “Borse”, al plurale, oggi nel giugno 2023 è un errore. Oggi esiste una sola Borsa: perché oggi le Borse europee, tanto propagandate tra gennaio e marzo, sono tornate al loro ruolo di sempre, quello di essere solo dei vagoncini trascinati su e giù dalla locomotiva. La locomotiva è New York.

Quindi, c’è una sola Borsa, da seguire, analizzare e comprendere in questo giugno 2023. Ed è quella di New York.

Che non è neppure una Borsa vera e propria, ma un vero e proprio “crash in attesa di esplodere”, come ci racconta il grafico sotto.

In The Morning Brief, due mesi fa , Recce’d ai propri Clienti ha scritto e motivato che la Borsa a new York è entrata in una fase di crisi. I dati del grafico qui sopra sono appunto un segnale di crash.

Se non lo capire, se non riuscite a vederlo nel grafico qui sopra, allora … il nostro suggerimento è di evitare del tutto le Borse, perché non le capite. Evitate proprio tutte le Borse: mettetevi tranquilli, e cominciate studiare i numeri qui sotto. Dopo che li avrete capiti per bene, allora potete cominciare a pensare di investire in Borsa. Forse.

Oppure, in alternativa potete farvi assistere: ma non da quelli che oggi si fanno chiamare “consulenti finanziari” oppure “financial advisor”, perché che capiscono quanto voi, oppure anche meno di voi, della tabella qui sopra.

Nel vostro interesse dovete cercare qualcuno di molto diverso, che non sia un promotore finanziario che deve “piazzare la merce” (vendere a voi i Fondi e le polizze), ma che abbia invece competenza di gestione del portafoglio ed esperienza nella gestione del portafoglio.

E prima di ogni altra cosa, dovete ritornare al punto di partenza di questo nostro Post, e studiare in modo attento il nuovo scenario del secondo semestre 2023.

Per fare questo, vi può essere utile dedicare la prossima mezz’ora alla lettura dei dati nel grafico che segue.

In chiusura di questo Post sul secondo semestre 2023, ci rimane da accennare al nostro amato Paese: l’Italia.

Del quale si è parlato poco (troppo poco?) nei primi sei mesi del 2023, ma del quale, ne siamo sicuri, si parlerà molto sui mercati finanziari nel secondo semestre 2023.

Il Sole 24 Ore ad esempio venerdì 23 giugno titolava sui BTp. Quelli sono i vostri BTp, che avete messo in portafoglio.

La settimana scorsa, da lunedì a venerdì, ogni mattina ne abbiamo scritto, analizzando anche i dati, per i nostri Clienti in The Morning Brief.

Valter Buffo
Di certo noi non aspettiamo che ce lo spieghi Mario Draghi

Siamo in una Nuova Era. Un Nuovo Paradigma si è già affermato. Recce’d ve lo spiegava un anno fa, e precisamente nel mese di agosto 2022

La competenza di un gestore di portafoglio si vede (anche) da questo.

Un gestore che sia competente ed attento di certo non aspetta di leggere sui giornali che “Mario Draghi annuncia una Nuova Era”.

Un gestore competente e attento mesi e mesi prima aveva già disposto le posizioni nei portafogli titoli in modo tale da ricavare un profitto da questa Nuova Era, dopo averne analizzato sia le caratteristiche sia le implicazioni.

Noi di Recce’d, come abbiamo detto sopra, ne scrivemmo in questo Blog già un anno fa: e precisamente nel mese di agosto 2022 e poi anche in numerose occasioni successive.

Gratuitamente, e per tutti i lettori.

Adesso, dopo un anno, lo dice anche Mario Draghi (insieme con Jamie Dimon, Carlo Messina ed altri che nel Blog avete già letto nelle ultime settimane).

I portafogli modello dei nostri Clienti, ovviamente, da mesi sono già orientati in quella direzione: e ci mancherebbe altro, che aspettiamo di leggerlo sui giornali!

PARIGI - Il ritorno di Mario Draghi. L’ex presidente della Bce e fino a nove mesi fa presidente del consiglio parla ai grandi investitori globali, ospite d’onore al World investment forum di Amundi. Intervistato da Valérie Baudson, ad del colosso del risparmio gestito francese, ha detto: “Non ho consigli da dare ai vertici della Bce, è molto sensato che le banche centrali continuino a combattere l’inflazione come stanno facendo finora. Non vedo neanche ragioni per cambiarne l’ancoraggio (attualmente al 2% in Europa e negli Usa, ndr). Anche a me chiedevano ogni volta di cambiare l’ancoraggio, quando l’inflazione era a zero. Ma non lo abbiamo mai fatto allora non vedo perché farlo ora: se cambi perché non sei in grado di raggiungere gli obiettivi la tua credibilità è intaccata”.

Draghi ha anche detto che il Vecchio continente, anche per affrontare l’immane esborso legato a queste sfide, deve prepararsi a una fase nuova, in cui il peso delle politiche fiscali (“intese anche come spesa pubblica, specie nella difesa e nella transizione energetica”) sarà determinante: il deficit dei Paesi sarà più alto, “e anche il livello dei tassi d’interesse lo sarà. E saranno problemi per i gestori dei conti pubblici”. Draghi ha inoltre parlato degli altri grandi “pezzi da tenere insieme” nello scenario globale. “Difficile dire come si assesteranno le cose senza avere la palla di cristallo. Le cose visibili sono guerra, inflazione, Cina e Intelligenza artificiale, come le gestiremo determinerà il nostro futuro.

Lo stesso Mario Draghi aveva già parlato della Nuova Era qualche settimana fa, parlando a MIT (Massachusetts Institute of Technology): allora aveva utilizzato una specifica espressione, che Recce’d aveva utilizzato nell’agosto del 2022: ovvero il “cambio di paradigma”..

La guerra in Ucraina e il ritorno dell’inflazione hanno causato un «cambiamento di paradigma» che «può portare a tassi di crescita potenziale più bassi» e che «richiederebbe politiche che portino a deficit di bilancio e tassi di interesse più elevati». Lo ha detto Mario Draghi al Mit dove ha ritirato il premio Miriam Posen.

«Mentre noi eravamo impegnati a celebrare la fine della storia, la storia stava preparando il suo ritorno», ha detto. «Le conseguenze geopolitiche di un conflitto prolungato al confine orientale dell'Europa sono molto significative», ha aggiunto Draghi. «In primo luogo, l'Ue deve essere disposta a rafforzare le proprie capacità di difesa». In secondo luogo, «dobbiamo essere pronti a iniziare un percorso con l'Ucraina che porti alla sua adesione alla Nato». 

In terzo luogo, «dobbiamo prepararci a un periodo prolungato in cui l'economia globale si comporterà in modo molto diverso dal recente passato».

La guerra in Ucraina ha contribuito all'aumento delle pressioni inflazionistiche a breve termine, ma è anche probabile che inneschi «cambiamenti duraturi che annunciano un'inflazione più elevata in futuro», ha detto Draghi. «Con il senno di poi, è probabile che le autorità monetarie avrebbero dovuto diagnosticare per tempo il ritorno di un'inflazione persistente. Ma soprattutto in Europa, data la natura di shock guidato dall'offerta, non è chiaro se agire più rapidamente avrebbe arginato di molto l'accelerazione dei prezzi».

Per Draghi «l’incapacità dei governi di accordarsi tempestivamente su un tetto massimo di prezzo per il gas naturale ha reso il lavoro della Bce molto più difficile. In ogni caso, quando le banche centrali sono intervenute, hanno dimostrato un forte impegno a tenere sotto controllo l'inflazione e hanno in gran parte recuperato il tempo perduto».

L'aumento dei tassi si sta ora diffondendo nell'economia e ci sono segnali di rallentamento nel settore manifatturiero, per l’ex premier italiano.

«L'inflazione si sta dimostrando più resistente di quanto le banche centrali avessero inizialmente ipotizzato». La lotta contro l'inflazione non è finita e probabilmente richiederà «una cauta continuazione della stretta monetaria, sia attraverso un ulteriore aumento dei tassi di interesse, sia allungando i tempi di inversione del loro corso».

Draghi non si aspetta che le preoccupazioni relative alla stabilità finanziaria ostacolino il processo. «Gli attuali problemi bancari non sono in alcun modo paragonabili alla crisi finanziaria e dovrebbero essere affrontati con misure ad hoc, come è stato fatto finora», ha detto. «Date le dimensioni limitate di queste crisi, i governi dovrebbero finanziare, quando necessario, ogni intervento necessario, evitando di creare un conflitto per le banche centrali tra il perseguimento degli obiettivi di politica monetaria e quelli di stabilità finanziaria».

Alla fine, secondo l’ex presidente Bce «le banche centrali riusciranno a riportare il tasso di inflazione ai loro obiettivi» ma «l'economia sarà molto diversa da quella a cui siamo abituati». I governi avranno disavanzi di bilancio «permanentemente più elevati» e «nel lungo periodo, è probabile che i tassi di interesse si mantengano più alti di quanto non siano stati nell'ultimo decennio. Allo stesso tempo, la bassa crescita potenziale, i tassi più alti e gli elevati livelli di debito post-pandemia sono un cocktail volatile, e le banche centrali che tollerano l'inflazione non saranno la soluzione».

Draghi ha osservato infine che «le banche centrali devono certamente essere molto attente al loro impatto sulla crescita, in modo da evitare inutili sofferenze. Ma il compito di ridisegnare le politiche fiscali in questo nuovo contesto spetterà principalmente ai governi».

Non servono commenti. Le cose sono molto chiare. Adesso, nel giugno 2023, sono chiare anche per La Repubblica, per il Sole 24 Ore, per il vostro financial advisor (forse, o forse ci sta per arrivare).

Questi giornali e questi personaggi (ricordatelo!) sono i medesimi soggetti che solo due anni fa a tutti voi lettori garantivano che non ci sarebbe MAI stato un problema con l’inflazione, e che il debito degli Stati non sarebbe MAI tornato ad essere un problema per i mercati finanziari.

Ed infatti oggi, nel momento in cui Mario Draghi rende ufficiale la Nuova Era, un buon gestore, ed un investitore consapevole, si stanno già occupando di altro, di nuovi temi di investimento, e di nuovi argomenti.

Nel 2023, purtroppo i giornali, le banche di investimento e le Banche Centrali non sono in grado di dare utili indicazioni a noi gestori, ed a voi investitori. Questo perché le loro parole sono condizionate dalla politica-politica, dicono ciò che “conviene dire” in quello specifico momento allo scopo di raggiungere i loro obbiettivi politici. I loro obbiettivi politici NON coincidono con quelli di noi investitori: è la storia che ce lo insegna.

Nonostante tutto questo, noi investitori possiamo trovare una utilità concreta, dalla lettura delle recenti dichiarazioni di Mario Draghi.

Le parole di oggi di Draghi ci dicono che, dal giugno del 2023, è diventato necessario “vendere al pubblico” il cambiamento di scenario. Ed ecco quindi quello che leggerete:

No, amici miei, non era vero che “l’inflazione è transitoria”; e no, amici miei, non era vero neppure che “l’inflazione se ne va perché alziamo i tassi di interesse”. Amici miei, dovete capire tutti che l’inflazione resterà con noi per un po’ di tempo. Adattatevi, e portate a casa le perdite senza discutere.

Un buon gestore, che sia attento, competente, esperto, e consapevole, questo non aspetta di sicuro di leggerlo sui giornali! Ci arriva da solo, e ci arriva molto prima.

Non è quindi questo, l‘argomento del Post che state leggendo: questo è invece solo lo spunto, uno spunto che ci offre l’occasione di parlare con i nostri lettori di qualche cosa che oggi conta davvero.

Vediamolo.

La Nuova Era di cui parla Draghi nell’immagine di apertura che cosa cambia? Cosa modifica? In che direzione si stanno muovendo oggi le cose?

La Nuova Era che Draghi ha annunciato porta con sé sia il cambiamento di scenario che è appena avvenuto in questo mese di giugno 2023 (siamo passati da quattro possibili scenari ad un solo scenario), sia nuovi, ulteriori cambiamenti di scenario che vedrete nel 2023, nel 2024, e nel 2025

Riguarderanno sicuramente le economie (crescita del PIL, inflazione, disoccupazione, utili selle Società) ed i mercati finanziari (azioni, obbligazioni, valute e materie prime: in particolare sui mercati finanziari cambieranno i livelli di riferimento (in una misura che oggi pochissimi riescono anche solo ad immaginare: vedrete mercati NUOVI).

Ma (vi chiediamo di fare attenzione a questo) cambieranno anche le Istituzioni, sotto la spinta della politica: e tra queste Istituzioni, noi investitori dobbiamo tutti fare massima attenzione alle Banche Centrali.

Le Banche Centrali pagheranno gli errori che hanno commesso: ed anzi, hanno già iniziato a pagare i loro errori. Gravi, quelli degli ultimi dieci anni. Gravissimi, gli errori dal 2020 al 2022.

In che modo pagheranno questi errori? La loro indipendenza, già oggi compromessa, sparirà del tutto: nelle Banche Centrali entrerà la politica, la politica dei partiti e dei Parlamenti.

Ne abbiamo già scritto la settimana scorsa, alla pagina TWIT - TWOO utilizzando le parole che, per vostra facilità di lettura, riportiamo qui di seguito:

Un vero e proprio diluvio di commenti: la mossa della BCE di ieri ha avuto una eco ancora superiore, rispetto ai precedenti rialzi.

In Italia, lo sappiamo, c’è una parte del mondo della politica che si caratterizza come “anti Euro”: questa parte coglie l’occasione, e attacca parlando di “danni per famiglie ed imprese”, sottolineando il tema dei mutui. Questi commenti sottintendono che, invece, l’inflazione elevata fa bene a “famiglie ed imprese”, e naturalmente questa è una sciocchezza. Ma non è una novità, e non merita altri commenti.

Ciò che invece oggi ha colpito noi di Recce’d, rispetto al recente passato, sono i toni del dibattito pubblico in Europa.

Tutti gli investitori debbono prendere nota di questo.

Per quale ragione? Dal suo inizio ad oggi, la storia della BCE è la storia di una Istituzione che nessuno ha eletto e che risponde a NESSUNO.

La storia di una Istituzione i cui Capi (il Board) decidono sul destino collettivo senza rispondere a NESSUNO.

Tutta quella illimitata libertà, da che cosa deriva, in nome di chi oppure che cosa viene esercitata, deriva da quale presunta superiorità?

Noi di Recce’d non lo abbiamo MAI capito. Si tratta di un Potere esercitato in modo ASSOLUTO. Come il Potere papale.

Grazie a questo, la BCE può sbagliare per due anni ogni previsione per l’inflazione, e non doverne rendere conto. A NESSUNO. Restano tutti lì, al loro posto: recitando assurdità del tipo l’inflazione è venuta DAL NULLA.

Vi segnaliamo che il dibattito che si è manifestato FUORI dai mercati finanziari, in questo 2023, è indicativo di un cambiamento profondo. Il pubblico (come vedete dalle immagini) discute sia di crescita economica, sia di extra profitti delle Aziende, sia di retribuzioni in termini reali, sia del prezzo degli immobili. Non più in Borsa, ma nelle strade, nelle piazze, alla radio.

La Nuova Era, che Recce’d vi ha da tempo annunciato, porta con sé anche questo cambiamento. per la BCE è finita la stagione del Potere papale e l’inflazione è diventata (ma è sempre stata) un problema della Società e dell’economia reale. Le cose stanno già cambiando: l’onda sta arrivando.

La gestione di ogni investimento finanziario deve dare la giusta rilevanza a questo fatto. Noi ne parleremo anche nel nuovo Post per il nostro Blog.

Il “potere assoluto e senza contradditorio” delle Banche Centrali è il tratto dominante della storia economica e dei mercati finanziari negli anni dopo il Duemila. E rimane, a tutto oggi, privo di una spiegazione, di una giustificazione, di un valido motivo: è un “incidente della stroria”.

Ma adesso, nel 2023, è iniziata la fase di correzione, rettifica, modifica.

Il processo è già in corso, e Recce’d ve lo documenta riproponendovi un articolo del Corriere della Sera, che racconta della guerra in corso alla BCE (guerra della quale Recce’d ha scritto molte volte nel 2023). Articolo che Recce’d commenta per voi.

Dall’avvio dell’euro, la persistenza degli schieramenti interni non ha mai aiutato la Banca centrale europea. I banchieri centrali di certi Paesi sono quasi sempre fra le «colombe», per una politica monetaria meno restrittiva (o più espansiva). Quelli di altri fra i «falchi», con idee opposte.

Spesso è stato un confronto fra Europa del Sud e del Nord, quando non proprio fra italiani e tedeschi. Nelle fasi di economia debole hanno vinto (per lo più) le colombe, in quelle di inflazione elevata i falchi.

La stessa fissità delle parti ha finito per alimentare nel pubblico l’idea che la Bce prendesse posizioni politiche — riflesso di interessi di parte — e non decisioni frutto di un’analisi indipendente e senza pregiudizi. In questo entrambi i fronti hanno delle responsabilità.

C’è una differenza però. I banchieri centrali propensi a una politica meno restrittiva da un anno sono in minoranza o si adeguano per non restare isolati.

E in parte ha senso: le «colombe» hanno sottovalutato forza e durata dell’inflazione e capito tardi il cambio di regime economico dopo un decennio di stagnazione, disoccupazione e deflazione. Ma quando hanno perso, non hanno mai agito per delegittimare la Bce o la sua presidente Christine Lagarde.

Notate, a questo punto, l’assurdo: la frase di Fubini è del tutto priva di senso. Che cosa significa “non hanno agito per delegittimare”?. In primo luogo, proprio Fubini dice hanno sottovalutato e capito tardi e quindi … che cosa dovrebbero ancora dire? Non dovrebbero invece … andarsene a casa e lasciare spazio a chi è competente? Dimettersi? Ma c’è pure una seconda cosa: che senso ha scrivere non hanno agito per delegittimare Lagarde se è proprio la stessa Lagarde ad avere sottovalutato e capito tardi?

Fubini qui perde l’orientamento.

L’ala più monetarista lo fa invece regolarmente. Lo faceva quando perdeva. E lo fa persino ora che vince.

Dopo l’ultimo vertice della Bce, giovedì, Lagarde ha detto che è presto per speculare su un nuovo aumento dei tassi in settembre. Il giorno dopo Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, l’ha platealmente smentita dicendo che per lui invece i tassi devono salire. Anche a settembre.

E non importa il merito, perché questa è la violazione di una legge non scritta: non si parla sopra il presidente della Bce dopo i Consigli direttivi, per forzarne la mano e guidare i mercati contro di lei. Farlo è peggio che un errore di merito, perché erode la credibilità della Bce. Anche a danno dei cittadini tedeschi.

Come vedete, Fubini afferma con torno perentorio che non conta il merito. Non si può discutere l’autorità papale. Il Papa di Roma è, per definizione, infallibile. E Fubini vorrebbe imporci l’infallibilità papale anche per la Lagarde. Lagarde è infallibile, non si può discutere, e non se ne può andare, neppure quando sbaglia, neppure quando sottovaluta e neppure quando inganna il pubblico degli investitori.

Per fortuna, quella di Fubini non è la verità del Papa: ma soltanto l’opinione di un giornalista. Fubini stesso dovrà aprire gli occhi e comprendere che intorno a lui le cose stanno cambiando.

Il medesimo suggerimento ci sentiamo di darlo a tutti gli investitori.

Valter Buffo
Il secondo "Whatever it takes": confronto tra 2012 e 2023
 

Tutto è politica, e tutto ha un costo.

Anche l’inflazione.

Nel 2021, a tutti noi e anche a voi dicevano che:

l’inflazione non esiste, e quindi la “abnorme manovra di stimolo non ha un costo”

Poi, nel 2022, vi hanno detto e ci hanno detto che:

l’inflazione esiste, ma non ha un costo

Nel 2023 (ma solo da giugno 2023 in avanti) adesso ci dicono che:

l’inflazione esiste, e costa cara

Non è stata una libera scelta. Non è stata una tempestiva previsione. No.

Sono stati semplicemente costretti. Dalla realtà.

La realtà, che hanno fatto finta di non vedere per anni, si è imposta. Come sempre.

Per fortuna, nostra di Recce’d, ma soprattutto dei Clienti di Recce’d, noi abbiamo detto, scritto molto prima, e precisamente dall’agosto del 2020 che:

l’inflazione esiste, ed ha un costo molto elevato

Ed abbiamo anche agito di conseguenza, posizionando tutti i nostri portafogli modello nel modo ottimale, proprio in favore di questa evoluzione delle cose.

Oggi, nel giugno 2023, stiamo poi dicendo a tutti i nostri Clienti, attraverso le comunicazioni quotidiane e le Lettere al Cliente e le altre comunicazioni che riserviamo ai nostri Clienti una cosa nuova.

Noi di Recce’d stiamo infatti dicendo che:

l’inflazione esiste, ha un costo elevato, e non è neppure il maggiore problema che i mercati affronteranno, e da qui seguiranno aggiustamenti molto importanti nei prezzi sui mercati finanziari (tutti i mercati).

Preparando anche, allo stesso tempo, tutte le operazioni per i portafogli modello che ci permetteranno di ricavare un profitto, un guadagno, un risultato positivo per i nostri portafogli modello proprio da questo aggiustamento dei prezzi, nei tempi che i mercati sceglieranno.

[Operazioni che ovviamente NON includono i BTp, o magari i Titoli di Stato a due anni, e non includono i depositi a termine (oltre ovviamente a non includere neppure un Fondo Comune di Investimento, neppure una polizza assicurativa Vita oppure UCITS, neppure un solo certificato)]

A tutti i lettori del sito, attraverso la pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE, e poi la pagina MERCATI, e poi anche la pagina TWIT - TWOO, ed anche qui nel BLOG ovviamente, da un anno anticipiamo e motiviamo in modo chiarissimo che

i rialzi dei tassi da parte delle Banche Centrali non hanno frenato le economie; le Banche Centrali non hanno ancora fatto NULLA

La ragione sta nel grafico che segue: ma il commento e l’analisi di questi dati del grafico noi di Recce’d abbiamo deciso di rinviarli, ad un altro Post in un altro momento del 2023.

Per conseguenza di tutto ciò che avete letto più sopra in questo Post, oggi nel giugno del 2023 siamo arrivati al secondo Whatever it takes

Il secondo Whateve it takes lo leggete in alto nell’immagine che apre questo Post e risale al 22 giugno 2023.

Il Whatever it takes è stato imposto, sia in questo 2023, sia nel 2021, dai mercati finanziari. E dalla realtà dei fatti.

Il Whatever it takes 2023 arriva dopo che tutti hanno (finalmente) compreso che c’è un solo scenario rimasto, un solo scenario possibile per le economie, e quindi anche per i mercati finanziari. Noi di Recce’d ne avevamo scritto lo scorso 3 giugno 2023.

Il Whatever it takes 2023 è diverso dalla versione 2012 per una serie (molto lunga) di aspetti, che rendono la situazione di oggi di gran lunga più complessa da risolvere. E quindi molto più rischiosa, per tutti gli investitori.

Adesso, che la cosa è scritta su tutti i giornali, voi lettori che cosa state pensando di fare?

Per voi, va tutto bene così?

  • Le vostre azioni, sono a posto e vi stanno bene?

  • La vostra posizione in obbligazioni guadagnerà nei prossimi anni grazie a questo “Whatever it takes”?

  • E le vostre scelte sulle valute sono adeguate a questo nuovo scenario che viene descritto su tutti i giornali?

  • E per le materie prime, voi che scelte avete fatto? Come vi siete posizionati?

O meglio, che scelte vi ha fatto fare il vostro promotore finanziario, che da voi di fa chiamare

  • financial advisor

  • oppure private banker

  • oppure wealth manager,

per affrontare questo futuro che vi viene raccontato dai giornali?

Vi può aiutare una sintesi qualificata, che ci viene fornita dal Financial Times in questo articolo che chiude il nostro Post. L’articolo è molto chiaro, e non vediamo la necessità di aggiungere alcun commento.

Le banche centrali mondiali stanno entrando in una nuova fase della loro battaglia contro l'inflazione, mentre gli economisti avvertono che le recessioni saranno il prezzo da pagare per raggiungere gli obiettivi condivisi del 2%.

I tassi d'inflazione principali nella maggior parte delle economie mondiali sono diminuiti bruscamente dall'autunno, ma i tassi core - che escludono categorie volatili come l'energia e i prodotti alimentari - rimangono ai massimi di molti decenni o quasi.

Questi tassi, considerati un migliore indicatore delle pressioni sottostanti sui prezzi, hanno suscitato il timore che le banche centrali facciano fatica a raggiungere gli obiettivi prefissati senza vanificare la crescita.

"La prossima tappa del miglioramento dei numeri dell'inflazione sarà più difficile", ha dichiarato Carl Riccadonna, capo economista statunitense di BNP Paribas. "Richiederà più dolore, e questo dolore probabilmente comporterà una recessione nella seconda metà dell'anno".

Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, ha aggiunto: "L'unico modo per far scendere l'inflazione al 2% è schiacciare la domanda e rallentare l'economia in modo più sostanziale".

La Banca d'Inghilterra ha un problema particolare: giovedì ha alzato i tassi di ben mezzo punto percentuale, un giorno dopo che i dati di maggio hanno mostrato che l'inflazione core è salita al 7,1%.

I suoi omologhi sono stati in grado di muoversi in modo meno aggressivo nelle rispettive riunioni della scorsa settimana. La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di un quarto di punto, mentre la Federal Reserve statunitense ha saltato del tutto un aumento dei tassi, ma entrambe hanno segnalato che l'inflazione è lungi dall'essere sconfitta e hanno messo in guardia da ulteriori aumenti futuri.

Joachim Nagel, capo della banca centrale tedesca, ha avvertito che l'inflazione è una "bestia molto avida" e che sarebbe un "errore di primo ordine" smettere di aumentare i tassi di interesse.

La misura preferita dalla Fed per l'inflazione di fondo, l'indice delle spese per consumi personali, si è aggirata intorno al 4,7% negli ultimi sei mesi. Il dato equivalente dell'eurozona si è attestato intorno al 5%.

Il presidente della Fed, Jay Powell, ha dichiarato questa settimana al Congresso degli Stati Uniti che "il processo per riportare l'inflazione al 2% è ancora lungo".

I mercati stanno reagendo al rinnovato orientamento delle banche centrali. Ora si aspettano che i tassi di interesse statunitensi raggiungano un picco del 5,25-5,5%, rispetto al 5-5,25% di inizio mese. Nell'eurozona, gli investitori stanno valutando sempre più la possibilità di un aumento dei tassi a luglio e settembre.

Tuttavia, alcuni operatori mettono in dubbio la determinazione dei banchieri centrali. Secondo un sondaggio condotto da Bank of America su 81 gestori di fondi a reddito fisso, il 60% ritiene che le banche centrali accetterebbero un'inflazione compresa tra il 2% e il 3% se ciò significasse evitare una recessione. Poco più di un quarto ritiene che i responsabili della fissazione dei tassi sarebbero disposti a generare una recessione per abbassarli ulteriormente.

Alcuni economisti ritengono che l'inflazione di fondo seguirà presto la misura principale. Riferendosi all'eurozona, Martin Wolburg, economista dell'assicuratore italiano Generali, ha dichiarato: "Se si guarda alle pressioni sui prezzi delle condutture, queste sono scese - l'inflazione dei prezzi alla produzione è quasi pari a zero - e questo si ripercuoterà sull'inflazione di fondo".

Ma Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, ha affermato che eliminare l'inflazione elevata è ancora "irto di rischi", sostenendo che i responsabili della fissazione dei tassi devono "sbagliare a fare troppo piuttosto che troppo poco".

Un problema per sconfiggere l'inflazione è che il mercato del lavoro rimane rigido su entrambe le sponde dell'Atlantico.

L'ex presidente della Fed Ben Bernanke e l'ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale Olivier Blanchard hanno avvertito che i salari devono aumentare a un ritmo simile a quello della crescita della produttività per avere un impatto significativo sull'inflazione.

Schnabel ha affermato che i governi stanno aumentando le pressioni inflazionistiche non riuscendo a invertire la spesa aggiuntiva che fu approvata per compensare l'impatto della pandemia Covid-19 e della crisi energetica europea. Secondo Schnabel, solo la metà di questa spesa di emergenza dovrebbe essere stornata entro il 2025.

Valter Buffo
Abbiamo appena superato il punto di svolta
 

Proprio nella settimana nella quale tutti hanno letto, parlato, scritto e commentato della Borsa a New York, Recce’d apre il suo nuovo Post con i tassi.

Per quale ragione? Vogliamo evitare l’argomento Borsa? No, assolutamente no.

Ma la Borsa oggi conta nulla: meno di zero, per la gestione dei vostri e dei nostri portafogli.

La Borsa oggi è solo un “di cui”. Lo avrete sicuramente notato anche voi. Perché su muove oggi la Borsa? Solo, unicamente e sempre per le variazioni dei tassi (attesi per il futuro).

Ecco spiegato il perché, invece che di scrivere di Borsa, 0DTE ed altre opzioni, MOMO e FOMO, e naturalmente Nvidia e anche Tesla (che vi farebbero solo perdere del tempo) Recce’d scrive ed analizza l’andamento dei tassi di mercato. Noi temi del genere li lasciamo agli impreparati, a chi non sa gestire ma si propone come gestore esperto, e a tutti gli ingenui che si fanno riempire gli occhi dallo “straordinario andamento dei titoli della Tecnologia”.

E’ già successo in passato, e noi di Recce’d sappiamo alla perfezione come reagire, durante queste fasi di emotività che sfiora l’isteria collettiva. La nostra esperienza passata ha sempre visto i Clienti premiati dalle nostre scelte di portafoglio, ed in particolare proprio nelle fasi di “bolla” quando “i titoli della Tecnologia volano”.

Ritorniamo quindi alle cose serie ed alla professione del gestore di portafogli modello esercitata in modo competente: parlando di tassi.

Tutti voi amici lettori siete messi di fronte a un dato di fatto, che è quello del grafico che apre il nostro Post. Intorno a questo dato di fatto, oggi, 17 giugno 2023, ruota praticamente tutto: anche se (per ora) non fa titolo sul Sole 24 Ore, sul Corriere, su MF, su CNBC. Ed anche (soprattutto) se a voi il financial advisor oppure wealth manager oggi (ma durerà poco) non ne parla.

Vediamo i fatti (nel grafico): la curva dei rendimenti, in tutti i Paesi Occidentali sviluppati, resta fortemente invertita.

Da sempre, da quando esistono i mercati finanziari, questo è un sicuro è un segnale di recessione dell’economia.

Ma oggi? Oggi la recessione … non c’è più: lo dice Powell, poi lo ripete Lagarde.

E quindi: sono diventati tutti matti? No. Possiamo garantirvi che si tratta di persone perfettamente razionali e lucide. Qui NON è come in Borsa.

Ma allora? Come si spiega?

La spiegazione migliore tra le migliaia che abbiamo letto, è la seguente:

i 100 punti base di inversione (1% di differenza tra corto e lungo) si spiegano come una media; la media è tra zero (non cambierà nulla nei tassi a breve) e 400 (i tassi a breve crolleranno a causa di un crash); le probabilità sono quindi 75% e 25%; ad oggi, ovviamente

Le cose possono cambiare: ovvio. Lo scenario cambierà: è sicuro. ma intanto, quello che tutti gli investitori devono realizzare, ciò che tutti noi dobbiamo avere chiaro, è che il rischio di un crash viene prezzato sui mercati. E, come vedete (dal calcolo delle probabilità) si tratta di un crash improvviso, e molto violento.

E adesso torniamo al gennaio del 2022.

In quel gennaio 2022, tutti la vedevano in una certa maniera, e tutti erano tranquilli. Poi … senza una ragione, le cose sono cambiate.

Noi di Recce’d nel corso dell’anno 2022, ci siamo sentiti ripetere la frase che avete appena letto almeno un migliaio di volte.

A parlare, erano investitori individuali, ma pure investitori professionali, come anche financial advisors e private bankers.

Alla ricerca di una scusa, di una via di fuga, di un angolo nascosto e protetto,

La nostra risposta: per tutti la medesima ovvero

“No, non tutti”.

La cosa si ripeterà: proprio nel 2023.

La frase ritornerà, sicuramente: e ritornerà perché oggi, a metà 2023, a molti piace di illudersi che “tutti la vedono allo stesso modo”, quando chiaramente non è così. Le cose non stanno così, e la realtà dei fatti NON è quella che raccontano quelli di “tutti la vedono allo stesso modo”.

Facciamo immediatamente un esempio concreto. E qualificato.

Una previsione confermata anche il premio Nobel per l’Economia e docente all'università Sda Bocconi di Milano, Michael Spence, a margine dell’incontro organizzato da Centromarca: «Nei prossimi due anni lotteremo ancora contro l’inflazione. A livello internazionale avremo una crescita lenta e probabilmente bassa. Guardando a un orizzonte più esteso, ci troveremo a vivere in un mondo con tassi d’interesse più elevati e in cui l’inflazione sarà una minaccia ancora maggiore rispetto a oggi».

Questo, che leggete, NON è quello che oggi ci raccontano quelli che … “tutti la vedono allo stesso modo”. Non lo trovate sul PLUS del weekend, su MF, su CNBC, non lo sentite dal financial advisor: e quindi, a causa di questo vi ritrovate col portafoglio … che avete oggi.

Nel sintetico resoconto giornalistico che avete appena letto, c’è invece la nuova realtà. La realtà che tutti noi investitori oggi dobbiamo affrontare.

Si tratta di una realtà che è “nuova” soltanto per chi si affidava fino ad un mese fa alla “visione di consenso”. Chi segue il nostro Blog è cosciente di questo stato delle cose da due anni.

La grande novità del giugno 2023 è che questo, adesso, sta diventando il “nuovo consenso”: ce lo raccontano i Premi Nobel, ma pure la Federal Reserve e pure la BCE. E l’Amministratore Delegato di Banca Intesa.

I mercati finanziari? Cosa fanno le Borse? E le obbligazioni? Che cosa vedono quelli di “tutti la vedono allo stesso modo”?

Beh … loro non vedono ancora quello che viene raccontato dal “nuovo consenso”. Per il momento. Nei prezzi di obbligazioni ed azioni oggi ancora non si vede.

Per voi lettori quindi diventa molto utile tenere a mente, in un momento come quello attuale, che i mercati non hanno importanza, nell’immediato, in una fase decisiva (ed anche storica) come quella attuale: la realtà fuori dai mercati invece ha tutta l’importanza, per noi investitori.

I cambiamenti di prezzo sui mercati che abbiamo visto in giugno (inclusi i rialzi della Borsa a Wall Street) sono reazioni a caldo di persone esasperate (disperate), che sono vittima della loro stessa confusione mentale. Ne abbiamo scritto anche qui, nel Blog, il giorno 3 giugno e poi il giorno 10 giugno.

Quei movimenti di brevissimo termine, per una gestione di portafogli che porti risultati duraturi, significano nulla. I prezzi di mercato devono ancora allinearsi al “nuovo consenso” che avete letto più in alto, e lo faranno all’improvviso ed in misura molto ampia.

Ogni investitore che abbia a cuore i risultati del proprio patrimonio investito deve per conseguenza avere la capacità di distaccarsi da un giorno-per-giorno che al 90% è soltanto noise ed andare alla ricerca di ciò che costituisce un autentico signal.

L’investitore dovrebbe domandarsi se le SINGOLE posizioni che oggi ha nel proprio portafoglio sono coerenti con il quadro che è stato tracciato, proprio questa settimana, sia da Powell sia da Lagarde, e che in apertura vi abbiamo sintetizzato. I prezzi delle obbligazioni nel portafoglio titoli sono già coerenti con lo scenario? E quelli delle azioni? E le valute? E l’oro ed il petrolio? Quali correzioni arriveranno?

L’investitore consapevole deve sfruttare questa ottima occasione che gli si presenta proprio oggi: adesso (finalmente), il quadro è chiaro. Si tratta della “economia a due facce”, per usare una espressione del Corriere della Sera. Ovvero stiamo andando a ricadere (a piombo) negli Anni Settanta.

“Lasceremo correre l’inflazione, almeno per un paio di anni, senza contrastarla davvero, per lasciare che la crescita del PIL rimanga almeno a zero e non vada sotto zero”. Come si fece negli Anni Settanta.

La politica, di destra, centro e sinistra, esulta ovviamente: la politica si preoccupa solo delle prossime scadenze elettorali, e non del baratro che c’è dietro l’angolo.

Gli Anni Settanta? Li ricordiamo tutti.

Nel 2023 - 2024 non si ripeteranno ESATTAMENTE gli Anni Settanta: è impossibile, perché oggi la situazione è diversa, nei suoi dati fondamentali. Secondo Recce’d (che con voi parla di Anni Settanta dal 2020) questa volta le cose sono molto, molto, molto più complicate, e difficili da risolvere.

Questa volta, non è detto che se ne uscirà in 15 anni, come accadde tra il 1968 ed il 1982.

La somiglianza forte con gli Anni Settanta sta in questo: la scelta di NON affrontare i problemi, di procedere mese-per-mese, e di convincere il pubblico degli investitori che “2 + 2 può fare 5”. Ma non può fare 5.

Vediamo di calare queste considerazioni introduttive nella realtà dei fatti, ed in modo particolare dei fatti dell’ultima, caotica e convulsa settimana dei mercati finanziari.

Condividiamo il giudizio di Donato Masciandaro nell’immagine qui sopra: viene tristezza, e la nostra è una tristezza motivata. E’ la tristezza che colpisce tutti quelli che sono consapevoli della destinazione. Che sanno dove porta la strada appena imboccata.

Masciandaro parla della BCE ma noi con voi vogliamo rivedere i fatti relativi alla Federal Reserve, perché hanno maggiore peso sul futuro di obbligazioni, azioni, valute e materie prime.

Nell’immediato, dice l’immagine, i mercati finanziari sono “andati a vedere” (nel senso che è del poker) il bluff di Powell, e questo perché i mercati non credono alla determinazione della Federal Reserve nel combattere l’inflazione.

La reazione dei mercati, se viene letta in questo modo, ci riporta alla tristezza di Masciandaro.

La reazione dei mercati è condivisibile: ed ora prendiamo in esame il caso che i mercati abbiano ragione. Che effettivamente la Fed non abbia la forza e la risolutezza per combattere seriamente l’inflazione.

 

Se effettivamente questa è stata la scelta della Fed, si tratta di una “buona notizia” oppure di un (altro) “policy error”?

Secondo l’ex Presidente della Fed Reinhart (immagine) si è trattato di un (altro) “policy error”:

come si può allo stesso tempo venedere al pubblico la storia della “pausa” ed aumentare le previsioni dei futuri rialzi di 50 punti base?

Si può, evidentemente, perché lo hanno fatto. Ma si tratta di una mossa che rende le cose più semplici? Migliora la situazione? Oppure la peggiora?

Come leggete nel commento di David Rosemberg (immagine), anche il modo nel quale Powell ha motivato la “pausa” non convince tutti: e già nella precedente immagine, avevate letto che Reinhart ha parlato di “errore di comunicazione”.



 

Altri dubbi sono stati espressi dall’ex Ministro del Tesoro USA Larry Summers: leggiamo.

Nel commento di Summers si fa largo una spiegazione, che potrebbe motivare i tanti “errori” (sia di politica monetaria, sia di comunicazione) fatti questa settimana.

Summers ha parlato giovedì 15 giugno di “dinamiche politiche interne alla Federal Reserve”: noi di Recce’d invece con voi, ieri nella pagina TWIT - TWOO, ci siamo spinti fino a parlare di politica-politica. Non politica monetaria, non politica interna alla Fed oppure alla BCE.

 

E’ arrivato il momento nel quale è necessario parlare di politica-politica: la politica dei partiti e dei Parlamenti. Di maggioranze, di opposizioni, di movimenti sociali, di movimenti sindacali, di sondaggi di opinione.

Il “dorato isolamento” delle Banche Centrali è finito, e lo vediamo tutti nel caos che si manifesta attraverso le decisioni e soprattutto le comunicazioni, come si ripete anche nel commento all’immagine che segue. le pressioni della politica-politica sono la causa di questa situazione caotica.

Il tema (politica economica e politica-politica) è molto ampio, e merita un approfondimento: lo faremo quindi in un Post interamente dedicato a questo argomento, e non ora.

Ora, invece, ritorniamo ai fatti dell’ultima settimana.

Come potete vedere nel grafico che segue, i prezzi sui mercati hanno immediatamente incorporato il nuovo scenario più in alto e più a lungo.

Nel grafico sopra, vedete come sono cambiate le previsioni, così come sono espresse oggi dal mercato delle obbligazioni.

Ma sui media, per il momento, l’attenzione si è concentrata sul mercato delle azioni, ed in particolare sul mercato di Wall Street, dove (ci spiegano i titoli) è iniziato un nuovo bull market.

Questa parte della storia è quella che a noi interesse meno: perché è la MENO importante per ciò che riguarda la gestione dei nostri portafogli modello.

Per quale motivo è la meno importante? Il motivo è il seguente: ormai da due anni, abbiamo anticipato al Cliente di Recce’d che ci troviamo in una situazione dove “si ragiona per estremi” e quindi dove “i mercati si muovono per eccessi”.

Il mercato di giugno, alla Borsa di New York, è chiaramente un eccesso, e questo eccesso ha una origine chiarissima, ovvero il ritorno dei comportamenti del 2021. Tra questi, l’utilizzo delle opzioni, documentato da Recce’d con il grafico qui sotto.

Queste fasi di eccesso sono, e saranno, senza conseguenze durature per i nostri portafogli modello (come per i portafogli di ogni investitore): e questi eccessi si possono realizzare proprio grazie all’atteggiamento, già ampiamente descritto sopra, delle Banche Centrali, atteggiamento che è possibile documentare con dati molto concerti, come quelli del grafico che segue.

Sopra, potete leggere che l’utilizzo della liquidità messa a disposizione della Fed per le banche che sono a rischio di fallimento ha raggiunto il livello massimo di sempre proprio la settimana scorsa. Sotto, leggete che le banche commerciali hanno smontato, la settimana scorsa un ammontare record di operazioni di Reverse Repo. In concreto: le banche si sono fatte dare indietro la liquidità.

In concreto: le Banche Centrali NON stanno facendo la lotta all’inflazione, se non con le dichiarazioni.

I mercati lo capiscono, e nei primi giorni “esplodono”.

Non appena risulteranno evidenti le CONSEGUENZE di queste scelte, e dei fatti che abbiamo appena dimostrato con i grafici, allora sarà evidente anche il parallelo con gli Anni Settanta (grafico visto più in alto).

Non ci sorprende (per nulla) che la reazione immediata dei mercati sia distorta dal “non avere capito bene”: a tutto oggi, è ampio il numero di investitori che “non hanno capito bene” in che Mondo agiscono ed investono.

Portiamo subito un esempio concreto, con l’immagine che segue. Nel 2023, c’è ancora chi “scopre” che “nel 2020 le Banche centrali hanno monetizzato il debito pubblico”. Ben arrivato tra noi!

Se voi, in quanto investitori, siete ancora oggi fermi su questo tipo di ragionamento, allora … voi oggi siete fregati. Quelle, erano cose da capire e utilizzare due o tre anni fa. Oggi, c’è altro da fare.

Oggi, per un investitore che punti a un rendimento positivo in un contesto di rischio di portafoglio controllato, i temi sono altri. E prima di tutto, quello del nostro titolo: siamo già oltre il punto di svolta più importante del 2023.

Di che cosa parliamo? Nella parte alta dell’immagine qui sotto. Si tratta di un annuncio fatto da Lagarde giovedì 15 marzo, che NESSUNO ha notato, nessuno ha ripreso, e nessuno ha commentato. Eppure è questo, il punto al centro di tutto: le Banche Centrali adesso sono COSTRETTE a tagliare il loro bilancio di titoli, perché NON hanno altra scelta.

E come si vede molto chiaramente dal grafico, fino ad oggi NON hanno neppure cominciato.

Avendo in mente ciò che diceva l’immagine qui sopra, capirete subito la rilevanza dell’immagine qui sotto.

In chiusura del nostro Post, vi proponiamo di leggere un articolo.

L’interesse di questo articolo sta in un fatto: che l’articolo è stato scritto PRIMA e non dopo la riunione della Fed e la conferenza stampa di Powell del 14 giugno 2023.

E’ notevole il fatto che la lettura dell’articolo risulta altrettanto utile dopo che prima.


La Federal Reserve degli Stati Uniti ha tre opzioni principali per i tassi d'interesse quando il suo massimo comitato politico si riunirà questa settimana. Nessuna di esse è ottimale, e quella che la Fed ha guidato i mercati ad aspettarsi potrebbe potenzialmente essere la meno desiderabile. Inoltre, tutte e tre riflettono sfide più ampie che richiedono un significativo miglioramento dell'economia dal lato dell'offerta e riforme istituzionali. Sulla base delle indicazioni di un alto funzionario della Fed, le aspettative del mercato sono che la banca centrale "salti", mantenendo i tassi invariati con la propensione a riprendere i rialzi nella successiva riunione di luglio (analogamente a quanto hanno fatto Australia e Canada). Questo approccio è visto come un modo per fornire ai funzionari più dati per valutare gli effetti della serie di rialzi dei tassi più concentrata degli ultimi decenni. Di conseguenza, la probabilità implicita di mercato di un rialzo a giugno è oscillata intorno al 20-30% nell'ultima settimana, dopo aver raggiunto un picco superiore al 70% prima dell'ultima guidance.

Questo approccio presenta due problemi.

In primo luogo, è improbabile che un mese in più di dati possa migliorare significativamente la comprensione da parte della Fed degli effetti di uno strumento politico che agisce con ritardi variabili.

In secondo luogo, i dati recenti favoriscono un rialzo per una banca centrale che ha ripetutamente insistito sul fatto di essere "dipendente dai dati".

Non c'è da stupirsi che altri funzionari della Fed siano favorevoli a un rialzo questa settimana. Il loro punto di vista si basa su una serie di dati sorprendenti, tra cui, di recente, l'aumento dei posti di lavoro vacanti e la robusta creazione mensile di occupazione, oltre al venir meno delle preoccupazioni immediate relative al tetto del debito statunitense e all'instabilità bancaria.

Tuttavia, almeno un funzionario della Fed ritiene che il rialzo dei tassi di maggio potrebbe già essere stato eccessivo, poiché alcuni indicatori anticipatori dell'attività economica hanno segnalato debolezza. Secondo questa opinione, una pausa sarebbe seguita da un taglio dei tassi come prossimo cambiamento. Molto è stato scritto sul perché la Fed si trovi in questa scomoda situazione.

Il motivo più comunemente citato è che la Fed ha valutato male la minaccia dell'inflazione per la maggior parte del 2021 e del primo trimestre del 2022, prima di essere costretta a 10 rialzi successivi dei tassi. Di conseguenza, la Fed ha subito una significativa erosione della sua posizione pubblica e della sua credibilità politica. Si è verificata una prolungata discrepanza tra le comunicazioni della Fed sul percorso dei tassi per il 2023 e le aspettative dei mercati.

Inoltre, è sorto un pubblico disaccordo tra il presidente della Fed e lo staff della banca centrale in merito alla probabilità di una recessione.

La reputazione della Fed è stata ulteriormente minata da costosi errori nella vigilanza bancaria, dalla mancanza di un quadro strategico adeguato, dalla debolezza della responsabilità e dalla suscettibilità al pensiero di gruppo.

Date le molteplici cause, è improbabile che la Fed riesca a risolvere le sue difficoltà in tempi brevi.

Inoltre, a meno che i dati sull'inflazione CPI previsti per martedì non mostrino una debolezza significativa, la linea d'azione proposta - il "salto" - finirebbe per essere una confusa opzione intermedia, rendendo le decisioni future ancora più difficili.

Se la Fed è veramente dipendente dai dati e realmente impegnata a raggiungere l'attuale obiettivo di inflazione del 2%, dovrebbe aumentare i tassi di 0,25 punti percentuali e lasciare la porta aperta a ulteriori rialzi. Le recenti sorprese dei dati, insieme all'equilibrio dei rischi associati alle politiche della Fed, suggeriscono che questa strada è preferibile a un "salto".

Tuttavia, se la Fed ritiene, come me, di operare con un obiettivo di inflazione obsoleto a causa di cambiamenti significativi sul lato dell'offerta dell'economia - e che la modifica dell'obiettivo richiede un processo lungo e delicato - allora dovrebbe optare per una pausa con una propensione a tagliare quando appropriato. Ciò consentirebbe agli effetti dei precedenti rialzi dei tassi di permeare l'economia, riducendo la probabilità di danni indebiti alla crescita economica e di instabilità finanziaria.

Ricordiamo che gli errori di politica della Fed negli ultimi due anni e le sue debolezze istituzionali non sono gli unici fattori che ne hanno minato l'efficacia.

Il cambiamento dei modelli di globalizzazione, la ristrutturazione delle catene di fornitura aziendali, la transizione energetica e gli squilibri del mercato del lavoro indicano che la Fed sta operando con un obiettivo di inflazione probabilmente troppo basso per un benessere economico duraturo. In questo contesto, l'attuale inquadramento del dibattito politico è eccessivamente limitato.

È più probabile che confonda le cose piuttosto che stimolare il tipo di deliberazioni che possono ricostruire le basi affinché la Fed possa contribuire a una crescita inclusiva elevata e alla stabilità finanziaria.

Valter Buffo
Assolutamente affascinante
 

Si chiude una settimana di … nulla, per i mercati finanziari internazionali. Un’altra, dopo tante. L’indice di Borsa più grande del Mondo, lo S&P 500, si è spostato di 16 punti, che in percentuale fa lo 0,3%, il tre per mille, come per gli oboli nella dichiarazione dei redditi.

Questa prolungata immobilità, allo stesso tempo, ci fornisce segnali molto forti, dei quali Recce’d ha già scritto in modo analitico nelle settimane precedenti, e scrive ancora oggi.

Perché sono numerosi i segnali, e sono molti gli spunti che questa situazione ci ha regalato, tra maggio e giugno: uno di questi spunti, che Recce’d giudica essere tra i più stimolanti, lo trovate nel video che noi vi mettiamo a disposizione.

Facendo un semplice click sull’immagine, verrete infatti portati alla visione di un breve video di soli due minuti e mezzo.

Ma se proprio siete di fretta, e volete dedicare il vostro tempo a cosa più importanti per voi, allora almeno ascoltate gli ultimi 30 secondi.

Ascolterete un uomo, dalla grande esperienza e dalla grande competenza, affermare che:

Sarà assolutamente affascinante … saranno le 36 ore più interessanti da veramente tanto, tantissimo tempo.

Le sue parole riflettono la psicologia dei mercati finanziari, in questo mese di giugno del 2023: psicologia influenzata, come tante volte vi abbiamo spiegato, e anche documentato, dall’azione dell’industria dei cosiddetti “prodotti finanziari” a cui si affianca, con atteggiamento servizievole e mai critico, il settore dei media. In Italia ed in tutto il Mondo Occidentale.

La psicologia dei mercati finanziari, dicevamo: che ci ha portato verso la prossima settimana con un carico così grande (enorme) di aspettative che … nulla di nulla è successo prima (da gennaio ad oggi) e ancora meno è successo negli ultimi 30 giorni, e probabilmente nulla succederà anche nei cinque giorni della settimana prossima.

Eppure (non è una contraddizione, ciò che stiamo per scrivere) tutto sta per cambiare.

La cosa suona complicata? Certo, perché lo è: tenetevi alla larga da quelli che vi raccontano che investire “è semplice”, come in certi spot alla TV. Investire i propri soldi sui mercati finanziari è difficile, anzi difficilissimo: e questo 2023 probabilmente è anche più difficile, di ogni altro anno dagli Anni Settanta.

Con il nostro Post di oggi, cercheremo di illustrare al nostro lettore perché, in questo giugno del 2023, TUTTO, ma proprio tutto-tutto, è in gioco, è in discussione. Ogni singola posizione nei nostri e nei vostri portafogli titoli. Pensate: persino il petrolio!!!

Spiegheremo, nel modo più chiaro e lineare, le ragioni per le quali:

  • è vero che ci aspettano le 36 ore più interessanti da molto, moltissimo tempo

  • è vero che tutto questo è assolutamente affascinante

  • ma NO, non è vero che tutto dipenderà da quello che deciderà la Federal Reserve

  • molto di più, invece, dipenderà dal modo nel quale la Federal Reserve modificherà, rettificherà, cambierà le proprie previsioni

  • ma soprattutto, Recced vi spiegherà la cosa che oggi è più importante: ovvero che tutto questo ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti

La realtà dei fatti, quella che voi ogni giorno attraversate e modificate, come cittadini, operatori, lavoratori ed investitori, quella è già definita: la realtà non aspetta la Federal Reserve, la realtà, è quella che tutti voi vedete e conoscete benissimo.

Oggi, la Federal Reserve non ha alcuna forza, non ha alcun potere di modificare quella realtà. Può soltanto adeguarsi, cercando di aggirare, smorzare, smussare (e cerca ogni giorno di farlo: a volte con successo, altre volte senza successo).

La realtà, da tempo, si è imposta sulle Banche Centrali: per questo, ogni giorno tentano di “dipingerla con i colori della fantasia”: ovvero, ogni giorno si sforzano di fare credere, alla massa, che “la realtà è diversa dalla realtà che loro stessi vedono”. Ed è qui, a questo punto, che entra in gioco la psicologia delle persone, o per meglio dire la psicologia di massa. Ed è proprio questo, l’angolazione che crea il massimo interesse per gli eventi della prossima settimana: ed è proprio qui, che tutti diventa assolutamente affascinante.

Nel video che avete appena visto, viene usata l’espressione

the larger framing issue

che tradotto in italiano significa

come verrà inquadrata la cosa.

Noi più in alto abbiamo scritto, con una formula diversa ma con il contenuto equivalente

molto di più, invece, dipenderà dal modo nel quale la Federal Reserve modificherà, rettificherà, cambierà le proprie previsioni

Come verrà spiegata, inquadrata, la “pausa negli aumenti dei tassi ufficiali” da parte di Jerome Powell e della sua Fed? Che tipo di scenario, che tipo di “narrativa” (immagine sopra) sarà scelta dal Board della Fed per comunicare al pubblico le sue intenzioni per le prossime mosse? Non quella di giugno, ma quelle di luglio, settembre e novembre 2023?

Recce’d aveva ampiamente trattato proprio di questo, nel Longform’d di sette giorni fa, che a questo punto vi sarà utile rivedere. In quel Longformd’ vi abbiamo dettagliatamente spiegato per quale ragione il dato per gli occupati dello scorso 2 giugno 2023 era, e rimane oggi, un market mover ovvero un fattore, un elemento decisivo per i prossimi mesi degli indici di azioni, obbligazioni, valute e materie prime

Oggi, noi di Recce’d abbiamo giudicato utile integrare quel nostro Longform’d con altre osservazioni ed analisi, anche in questo caso relative non tanto a quello che la Fed deciderà di fare, bensì al modo nel quale le parole della Fed modificheranno la psicologia della massa degli investitori.

Psicologia che oggi risulta fortemente distorta. Ne avete una oggettiva testimonianza sia dalla paralisi di fatto di tutti i maggiori indici di mercato tra gennaio e maggio 2023, sia dai moltissimi segnali di estrema tensione che tutti ogni giorno osserviamo sui mercati finanziari: eccessi, anomalie, persino segnali di isteria collettiva. Alcuni di questi, li abbiamo evidenziati anche sul sito, alla pagina TWIT - TWOO.

Abbiamo già trattato, anche qui nel Blog, del senso di profonda disperazione che è visibile oggi negli occhi della maggioranza degli investitori: imbambolati e storditi, fino a 18 mesi fa, dalla storiella del “boom economico con inflazione transitoria grazie alla più grande operazione di stimolo di ogni epoca” oggi constatano con i propri occhi che la realtà che è totalmente diversa, e vanno nel panico.

Non sanno più che fare, e molti allora … comperano i BTp.

Reazione da panico, nel modo sbagliato e nel momento più sbagliato.

Noi possiamo renderci utili, per tutti questi investitori, ricostruendo per loro un quadro, coerente, solido ed intellegibile. Ma soprattutto, uno scenario credibile: che NON è lo scenario della Federal Reserve, NON è lo scenario della BCE, non è lo scenario di Goldman Sachs, e soprattutto non è lo scenario delle Reti italiane di vendita.

Noi ve lo regaliamo. Ai nostri Clienti, aggiungiamo poi le indicazioni più produttive, ovvero quelle operative, sui nostri portafogli modello.

E veniamo quindi allo scenario: partendo da questo scenario, potete senza difficoltà comprendere la ragione per la quale nel video si parla di “36 ore più interessanti da tanto tanto tempo” ed anche perché si dice (ed anche noi di Recce’d diciamo) che è “assolutamente affascinante”.

Cnsentiteci di fare prima un passo indietro: torniamo ad un anno fa circa. Nel mese di agosto 2022, in questo Blog, avete letto una analisi di quello che sui mercati finanziari viene chiamato “regime shift” oppure “paradigm shift”.

Il 7 giugno 2023, a quasi un anno di distanza, adesso ne ha parlato poi anche Mario Draghi.

Leggiamo insieme questo resoconto giornalistico, del quale poi noi di Recce’d metteremo in evidenza i passaggi più significativi.

La guerra in Ucraina e il ritorno dell’inflazione hanno causato un «cambiamento di paradigma» che «può portare a tassi di crescita potenziale più bassi» e che «richiederebbe politiche che portino a deficit di bilancio e tassi di interesse più elevati». Lo ha detto Mario Draghi al Mit dove ha ritirato il premio Miriam Posen.

«Mentre noi eravamo impegnati a celebrare la fine della storia, la storia stava preparando il suo ritorno», ha detto. «Le conseguenze geopolitiche di un conflitto prolungato al confine orientale dell'Europa sono molto significative», ha aggiunto Draghi. «In primo luogo, l'Ue deve essere disposta a rafforzare le proprie capacità di difesa». In secondo luogo, «dobbiamo essere pronti a iniziare un percorso con l'Ucraina che porti alla sua adesione alla Nato». 

In terzo luogo, «dobbiamo prepararci a un periodo prolungato in cui l'economia globale si comporterà in modo molto diverso dal recente passato».

La guerra in Ucraina ha contribuito all'aumento delle pressioni inflazionistiche a breve termine, ma è anche probabile che inneschi «cambiamenti duraturi che annunciano un'inflazione più elevata in futuro», ha detto Draghi. «Con il senno di poi, è probabile che le autorità monetarie avrebbero dovuto diagnosticare per tempo il ritorno di un'inflazione persistente. Ma soprattutto in Europa, data la natura di shock guidato dall'offerta, non è chiaro se agire più rapidamente avrebbe arginato di molto l'accelerazione dei prezzi».

Per Draghi «l’incapacità dei governi di accordarsi tempestivamente su un tetto massimo di prezzo per il gas naturale ha reso il lavoro della Bce molto più difficile. In ogni caso, quando le banche centrali sono intervenute, hanno dimostrato un forte impegno a tenere sotto controllo l'inflazione e hanno in gran parte recuperato il tempo perduto».

L'aumento dei tassi si sta ora diffondendo nell'economia e ci sono segnali di rallentamento nel settore manifatturiero, per l’ex premier italiano.

«L'inflazione si sta dimostrando più resistente di quanto le banche centrali avessero inizialmente ipotizzato». La lotta contro l'inflazione non è finita e probabilmente richiederà «una cauta continuazione della stretta monetaria, sia attraverso un ulteriore aumento dei tassi di interesse, sia allungando i tempi di inversione del loro corso».

Draghi non si aspetta che le preoccupazioni relative alla stabilità finanziaria ostacolino il processo. «Gli attuali problemi bancari non sono in alcun modo paragonabili alla crisi finanziaria e dovrebbero essere affrontati con misure ad hoc, come è stato fatto finora», ha detto. «Date le dimensioni limitate di queste crisi, i governi dovrebbero finanziare, quando necessario, ogni intervento necessario, evitando di creare un conflitto per le banche centrali tra il perseguimento degli obiettivi di politica monetaria e quelli di stabilità finanziaria».

Alla fine, secondo l’ex presidente Bce «le banche centrali riusciranno a riportare il tasso di inflazione ai loro obiettivi» ma «l'economia sarà molto diversa da quella a cui siamo abituati». I governi avranno disavanzi di bilancio «permanentemente più elevati» e «nel lungo periodo, è probabile che i tassi di interesse si mantengano più alti di quanto non siano stati nell'ultimo decennio. Allo stesso tempo, la bassa crescita potenziale, i tassi più alti e gli elevati livelli di debito post-pandemia sono un cocktail volatile, e le banche centrali che tollerano l'inflazione non saranno la soluzione».

Draghi ha osservato infine che «le banche centrali devono certamente essere molto attente al loro impatto sulla crescita, in modo da evitare inutili sofferenze. Ma il compito di ridisegnare le politiche fiscali in questo nuovo contesto spetterà principalmente ai governi».

In questa occasione, amici lettori del nostro Blog, abbiamo deciso di … non privarvi di tutto il divertimento, ed anche allo scopo di NON ripetere cose che noi di Recce’d, in ogni possibile sede, abbiamo già detto, chiediamo a voi, amici lettori, di fare un piccolo sforzo, ed anzi tanti piccoli sforzi: dopo avere letto l’articolo qui sopra, dove Recce’d ha evidenziato per tutti voi lettori i passaggi decisivi, rispondete ad alcune semplici domande, che vi elenchiamo di seguito:

  1. avete letto che “la Storia stava preparando il suo ritorno”: il vostro modo di pensare, di ragionare, di valutare è stato ripensato, rivisto, aggiornato in funzione di questo grande cambiamento che è già in corso e scorre ogni giorno davanti ai vostri occhi?

  2. credete anche voi, come Draghi, che l’economia globale “si comporterà in modo molto diverso, rispetto al recente passato”? e se la pensate anche voi in questo modo, allora per quale ragione ancora oggi il vostro portafoglio di investimenti finanziari è ancora il solito, e vecchio portafoglio che è (decisamente) orientato all’economia del passato e non all’economia che voi stessi vi aspettate nel prossimo futuro? da chi vi state facendo incantare? o meglio, intortare?

  3. le Banche Centrali (lo dice Draghi, a capo della BCE … per una vita) “avrebbero dovuto diagnosticare in modo diverso”: a voi risulta, amici lettori, che il loro modo di “diagnosticare” sia stato modificato, corretto e rivisto alla luce dei recenti fallimenti? e voi, investitori e lettori, in che modo tenete conto di questa evidenza, di questi fatti, nello scegliere dove investire il vostro denaro sui mercati finanziari?

  4. ci spiega Draghi che le Banche Centrali “avevano inizialmente ipotizzato qualche cosa di diverso” dalla realtà; e si riferisce a 18 mesi fa, e non a 18 anni fa; voi, oggi, in che modo ne tenete conto? oggi il vostro scenario di riferimento, sulla base del quale fate le vostre scelte, è quello delle Banche Centrali? a voi sembra … una buona idea? vi sembrerà una buona idea anche tra 18 mesi?

  5. Draghi spiega ancora che “l’economia sarà molto diversa, da quella a cui siamo abituati” ed aggiunge che “i tassi si manterranno più alti”, e qui è il caso di fare un esempio molto concreto: voi amici lettori siete tra i tantissimi che 18 mesi fa, con i rendimenti dei BTp allo 0,50%, andavate dai vostri amici a dire che “i tassi non saliranno mai più”? voi amici lettori 18 mesi fa eravate tra i tanti che, ascoltando qualcuno che prevedeva il BTp al 4,50%, pensavano che fosse “uno stupido”? e quindi, per essere molto concreti se oggi 10 giugno 2023 se vi dicessero che il BTp a fine anno renderà …

  6. leggiamo poi che Draghi, che sa di che cosa sta parlando, afferma che “le Banche Centrali NON saranno la soluzione”: voi, amici lettori del Blog, che “sluzione” vedete per i vostri investimenti ed il futuro del vostro portafoglio in titoli?

  7. infine leggiamo che secondo Mario Draghi, sarà indispensabile ridisegnale le politiche fiscali: e se Draghi, che è stato Presidente del Consiglio in Italia, dice una cosa del genere, dobbiamo immaginare che sappia di che cosa parla; e quindi, noi vi suggeriamo, non date dello “stupido” anche stavolta a chi oggi eventualmente vi dicesse che “le tasse dovranno aumentare in una misura che oggi alla massa sembra inimmaginabile”.

Una parte dei nostri lettori del Blog, a questo punto, comincerà a perdere la pazienza ed persino a scocciarsi: “noi veniamo qui sul Blog per leggere dei mercati, e per sapere se comperare il dollaro USA e vendere la Borsa! basta con la filosofia!”.

E noi, dopo avere chiarito quale è il quadro di riferimento, anche questa settimana regaliamo utili consigli pratici per la gestione del portafoglio in titoli investito sui mercati finanziari: calandoci nella situazione del giugno del 2023, e offrendovi una interpretazione (qualificata) della paralisi che tutti vediamo da molte settimane.

Per almeno un veterano del mercato, la ripresa del mercato azionario dopo una serie di fallimenti bancari e rapidi aumenti dei tassi di interesse significa solo una cosa: attenzione. Il periodo attuale ricorda a Bob Michele, chief investment officer della JPMorgan Chase di JPMorgan Chase, ha dichiarato in un'intervista presso la sede centrale della banca a New York, di aver vissuto una pausa ingannevole durante la crisi finanziaria del 2008.

Allora come oggi, gli investitori erano preoccupati per la stabilità delle banche statunitensi. In entrambi i casi, il datore di lavoro di Michele ha calmato i nervi sfilacciati intervenendo per acquisire un concorrente in difficoltà. Il mese scorso, JPMorgan ha acquistato l'operatore regionale fallito First Republic; nel marzo 2008, JPMorgan ha rilevato la banca d'investimento Bear Stearns. "I mercati l'hanno vista come se ci fosse stata una crisi, una risposta politica e la crisi fosse stata risolta", ha detto. "Poi c'è stato un rally costante di tre mesi nei mercati azionari".

La fine di un periodo di quasi 15 anni di denaro a buon mercato e di bassi tassi d'interesse in tutto il mondo ha messo in difficoltà sia gli investitori che gli osservatori del mercato. I principali dirigenti di Wall Street, tra cui Jamie Dimon, capo di Michele, hanno lanciato allarmi sull'economia per più di un anno. L'aumento dei tassi, l'inversione dei programmi di acquisto di obbligazioni da parte della Federal Reserve e le lotte all'estero hanno creato una combinazione potenzialmente pericolosa, hanno detto Dimon e altri.

Ma l'economia americana è rimasta sorprendentemente solida, con i dati sui salari di maggio che hanno superato le aspettative e le azioni in rialzo che hanno fatto pensare all'inizio di un nuovo mercato toro. Le correnti incrociate hanno diviso il mondo degli investitori in due schieramenti: Quelli che vedono un atterraggio morbido per l'economia più grande del mondo e quelli che prevedono qualcosa di molto peggiore.

La calma prima della tempesta

Per Michele, che ha iniziato la sua carriera quattro decenni fa, i segnali sono chiari: i prossimi mesi sono solo la calma prima della tempesta. Michele supervisiona oltre 700 miliardi di dollari di asset per JPMorgan ed è anche responsabile globale del reddito fisso per la divisione di asset management della banca.

Nei precedenti cicli di rialzo dei tassi, a partire dal 1980, le recessioni sono iniziate in media 13 mesi dopo l'ultimo aumento dei tassi da parte della Fed. La mossa più recente della banca centrale è avvenuta a maggio.

In quel periodo ambiguo, subito dopo che la Fed ha finito di aumentare i tassi, "non si è in una recessione; sembra un atterraggio morbido" perché l'economia continua a crescere, ha detto Michele.

"Ma sarebbe un miracolo se questo periodo finisse senza recessione", ha aggiunto Michele.

Secondo Michele, l'economia entrerà probabilmente in recessione entro la fine dell'anno. Anche se l'inizio della recessione potrebbe essere posticipato, grazie agli effetti persistenti dei fondi di stimolo Covid, Michele ha detto che la destinazione è chiara.

"Sono molto fiducioso che tra un anno saremo in recessione", ha dichiarato.

Altri osservatori del mercato non condividono l'opinione di Michele.

Rick Rieder, responsabile del settore obbligazionario di Blackrock, ha dichiarato il mese scorso che l'economia è "molto più in forma" rispetto all'opinione comune e potrebbe evitare una profonda recessione. L'economista di Goldman Sachs Jan Hatzius, economista di Goldman Sachs, ha recentemente abbassato la probabilità di una recessione entro un anno ad appena il 25%. Anche tra coloro che vedono una recessione, pochi pensano che sarà così grave come quella del 2008.

Per iniziare a sostenere che la recessione è in arrivo, Michele sottolinea che le mosse della Fed dal marzo 2022 sono la serie di aumenti dei tassi più aggressiva degli ultimi quarant'anni. Il ciclo coincide con le misure adottate dalla banca centrale per ridurre la liquidità del mercato attraverso un processo noto come "quantitative tightening". Consentendo alle proprie obbligazioni di giungere a scadenza senza reinvestire i proventi, la Fed spera di ridurre il proprio bilancio fino a 95 miliardi di dollari al mese.

"Stiamo assistendo a cose che si vedono solo in recessione o che finiscono in recessione", ha detto, a partire dallo "shock dei tassi" di circa 500 punti base dell'anno scorso.

Scambi dolorosi

Il dolore sarà probabilmente maggiore in tre aree dell'economia: le banche regionali, il settore immobiliare commerciale e i mutuatari aziendali con rating spazzatura. Michele ha affermato di ritenere probabile una resa dei conti per ciascuno di essi.

Le banche regionali sono ancora sotto pressione a causa delle perdite sugli investimenti legate all'aumento dei tassi di interesse e dipendono dai programmi governativi per far fronte ai deflussi di depositi.

"Non credo che la situazione sia ancora del tutto risolta; credo che sia stata stabilizzata dal sostegno del governo", ha affermato.

Il centro degli uffici di molte città è "quasi un deserto" di edifici non occupati. I proprietari di immobili che devono rifinanziare il debito a tassi d'interesse molto più alti potrebbero semplicemente abbandonare i loro prestiti, come alcuni hanno già fatto. Queste inadempienze colpiranno i portafogli delle banche regionali e i fondi di investimento immobiliare.

"Ci sono molte cose che si ricollegano al 2008", tra cui gli immobili sopravvalutati, ha detto. "Eppure, finché non è successo, è stato ampiamente ignorato".

Infine, ha affermato che le società con rating inferiore all'investment grade, che hanno goduto di costi di finanziamento relativamente bassi, si trovano ora ad affrontare un ambiente di finanziamento molto diverso; quelle che devono rifinanziare i prestiti a tasso variabile potrebbero scontrarsi con un muro.

Ci sono molte aziende che si trovano su finanziamenti a bassissimo costo; quando andranno a rifinanziarsi, i costi raddoppieranno, triplicheranno o non saranno in grado di farlo e dovranno affrontare una sorta di ristrutturazione o di default", ha affermato.

Data la sua visione del mondo, Michele ha dichiarato di essere conservatore nei suoi investimenti, che comprendono crediti societari investment grade e mutui cartolarizzati.

"Tutto ciò che possediamo nei nostri portafogli, lo stressiamo per un paio di trimestri con un PIL reale compreso tra il -3% e il -5%", ha dichiarato.

Ciò contrasta JPMorgan con altri operatori di mercato, tra cui il suo omologo Rieder di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo.

"La differenza con alcuni dei nostri concorrenti è che si sentono più a loro agio con il credito, quindi sono disposti ad aggiungere crediti a tassi più bassi credendo che andranno bene in caso di atterraggio morbido", ha detto.

Queste cose non è Recce’d a dirle, ma uno dei grandi capi della più grande banca del Mondo. Per il momento, la massa degli investitori sceglie però di non reagire e di non fare nulla.

E’ facile ricordare ciò che accadde nel 2021: fino all’ultimo minuto, la massa degli investitori si fece convincere a non fare nulla, perché “non sta succedendo nulla”. In molti, e tra questi noi di Recce’d, anticiparono il forte rialzo del tasso dell’inflazione, ma la massa scelse di stare con chi vendeva la “inflazione transitoria”, auto-convincendosi con frasi del tipo:

“eh, sarà vero, ma non si vede”

“eh, ma non c’è ancora, poi ci penseremo”

“eh, ma è sempre andata così negli ultimi anni, perché dovrebbe cambiare adesso”

“eh, ma se lo dicono le Banche Centrali, e loro fanno quello che vogliono”.

Questa indolenza e pigrizia mentale fu poi pagata a caro prezzo lo scorso anno.

In questo 2023, ci sarà un prezzo da pagare molto più alto.

A questo proposito, noi giudichiamo utile leggere le parole più recenti di Stan Druckenmiller, gestore di fama mondiale che nel nostro Blog è stato già introdotto e presentato, anni fa.

Nel suo più recente intervento, che vi riassumiamo qui sotto, ha esposto in modo molto sintetico la sua visione del mercato in questo preciso momento. Le implicazioni per la vostra operatività sui portafogli in titoli sono così evidenti, che vi sarà sufficiente una rapida lettura.

Il miliardario Stan Druckenmiller ha dichiarato alla Invest Conference di Bloomberg che "questa è la situazione più complicata, non pianificata e non analizzabile che abbia mai visto in termini di fiducia in una previsione economica futura... Non vedo proprio un passo in avanti in questo momento".

Ha aggiunto:

"Penso che il mio record sia tanto quello di non sapere come giocare quanto quello di sapere quando giocare e poiché tratto cinque o sei diverse asset class, ho avuto il lusso, se c'è incertezza nelle azioni, di solito è un buon momento per le obbligazioni e le valute.

Fanno cose pazzesche quando il mondo sta esplodendo. Quindi c'è molta volatilità".

Su una cosa è positivo:

"A differenza delle criptovalute, penso che l'IA sia reale... Se [l'IA è] così grande come penso che sia, Nvidia è qualcosa che vorremo possedere per almeno due o tre anni. Non per 10 mesi", ha dichiarato il fondatore del Duquesne Family Office.

"Penso che ci sia una possibilità molto concreta e che potrebbe avere un impatto pari a quello di Internet nel futuro. E potrebbe essere una bella opportunità in un atterraggio difficile, proprio come nel 2001, quando è scoppiata la bolla tecnologica, per le aziende che hanno beneficiato di internet, l'IA potrebbe essere un'opportunità... La mia azienda ha potuto partecipare all'IA solo possedendo Nvidia e Microsoft".

Ma, forse riflettendo sulla recente volatilità (e sul panico da acquisto apparentemente cieco), Druck ha concluso:

"La nostra tesi centrale è che ci sono altre scarpe da far cadere, in particolare oltre ai mercati degli asset dal punto di vista economico".

Il che è interessante perché Druckenmiller rimane fermo nella sua opinione che l'economia statunitense subirà un atterraggio duro, ma ha spostato la sua tempistica alla fine dell'anno:

"Molte persone - poiché non è ancora iniziato il declino economico - hanno cambiato le loro previsioni da un atterraggio duro a un atterraggio morbido, e molte altre le hanno cambiate da un atterraggio morbido a nessun atterraggio. Io non ho cambiato affatto le mie.

Il fatto che non sia ancora accaduto non cambia la probabilità che si verifichi, e la sua profondità...

Quindi per me le probabilità non sono cambiate. È stata allontanata rispetto alle aspettative, ma il fatto che non sia ancora iniziata non cambia in alcun modo la probabilità che sia dura o morbida.

Anzi, visto che ci è voluto così tanto tempo, direi che la Fed si è ritrovata con un tasso terminale più alto. E in effetti, l'inflazione diventa più appiccicosa quanto più a lungo rimane nel sistema e aumenta, non diminuisce, la probabilità di un atterraggio duro...".

Infine, l'ultima parola spetta a Stan Druckenmiller che ha ammonito: "Ci sono sicuramente lezioni da imparare [dalla bolla delle Dot Com del 2001]. Non bisogna farsi prendere dall'emotività, non bisogna impazzire".

Valter Buffo