Longform’d. Hazmat: pozzi avvelenati e gas tossico
 

Venerdì 2 giugno, mentre in Italia si celebrava la Festa della Repubblica, è arrivata sui mercati una notizia che noi raccontiamo con l’immagine qui sopra.

Le reazioni immediate dei mercati finanziari mettiamole da parte: tra sette giorni, nessuno le ricorderà più.

Vale ugualmente la pena di ritornare sul dato del 2 giugno anche qui, nel nostro Blog, con un approfondimento.

Come ci racconta il grafico sopra, le previsioni degli operatori di mercato (le barre di colore azzurro) erano lontanissime dl dato effettivo (che è evidenziato nel grafico con un rombo di colore blu scuro). Si tratta di un dato che, per tutti noi investitori, potrebbe risolvere una serie di dubbi e di incertezze sulla gestione dei nostri portafogli..

Come i lettori sanno, tutti noi veniamo da cinque mesi di nulla, sui mercati finanziari: e non perché non sia successo nulla, in questi cinque mesi, al di fuori dei mercati. Ma i mercati (tutti) non hanno reagito.

Un mercato finanziario che non reagisce più non è per noi investitori un buon segno: all’opposto, è un segno che giustifica una forte preoccupazione.

Dopo un mese di maggio durante il quale, sui mercati finanziari internazionali, “non è successo nulla”, è arrivato il 2 giugno un dato che ci offre lo spunto perfetto per riprendere un tema che Recce’d ha già approfondito, anche qui nel nostro Blog, negli ultimi mesi ed anni.

Ogni giorno, e in misura che cresce ogni giorno, noi di Recce’d riscontriamo negli investitori un senso di spiazzamento e di stordimento. Lo misuriamo sia per contatto diretto, sia attraverso il comportamento dei media di settore, e quello dell’esercito dei promotori finanziari.

Questa situazione di grande confusione, perplessità, ansia, è del tutto giustificata: noi stessi ne soffriamo, anche se l’esperienza e la costante attenzione ci consentono di filtrare questa ansia, e questa confusione, e riportare quindi il tutto ad una quadro coerente, che qui nel Blog avete letto solo sette giorni fa.

Spiazzamento e ansia sono giustificati, come dicevamo, dalla pressione mediatica e della stessa industria del risparmio: in Recce’d riceviamo, e leggiamo ogni giorno, e da molti mesi, documenti ed analisi che spiegano che la “recessione” è ormai imminente, e che questo garantisce la discesa dei tassi di interesse, e che pertanto la sola cosa da fare è “comperare azioni”.

Allo stesso tempo, e nelle medesime ore, noi non riceviamo e non leggiamo neppure un solo dato che ci parli di recessione: come ad esempio è successo ieri, con il dato NFP per occupazione e salari negli Stati Uniti, oppure giovedì 1 giugno per i dati per la disoccupazione in Europa.

Fino alla fine di maggio 2023, un’opera di quotidiana pressione e persuasione ha convinto la massa degli investitori che “per i tassi di interesse siamo in recessione ma per la Borsa non c’è la recessione” sia un modo sostenibile di guardare al presente, ai propri investimenti e di interpretare i mercati finanziari.

Situazione già vista, negli anni precedenti: che sempre è seguita da una seconda fase, nella quale la massa degli investitori, in modo pressoché unanime, si domanda: “ma a che cosa stavamo pensando, tutti?”..

Il dato con cui abbiamo aperto il nostro Longform’d, da questo punto di vista, potrebbe rimettere in moto le cose..

Per spiegare questa nostra affermazione, facciamo un passo indietro, e ritorniamo ad un articolo dello scorso febbraio, pubblicato dal Financial Times, che vi chiediamo di rileggere.. Poi lo commentiamo subito dopo.


Katie Martin 17 FEBBRAIO 2023

Non è facile essere contrarian. In generale, è uno dei trucchi più affidabili del manuale di base dell'investitore: quando i mercati rischiosi sono euforici, vendete. Quando sono in preda alla disperazione, comprare.

Si tratta sempre di un processo soggettivo. In questo momento, però, le misure dello stato d'animo lanciano così tanti segnali contrastanti che questa strategia provoca vertigini. Come si può fare il contrario quando è impossibile capire se gli investitori sono troppo felici o troppo tristi?

Se glielo si chiede, in generale dicono di essere tristi. La sempre utile indagine mensile di Bank of America sui gestori di fondi mostra che sono pessimisti sulla crescita più o meno quanto lo erano nel marzo 2020, immediatamente prima che le banche centrali venissero a salvare il sistema finanziario infettato dal Covid. Sembra una cosa negativa. È un male. Buone notizie per gli acquirenti contrarian di asset rischiosi.

Ci sono due problemi: Uno è che le azioni globali sono già più alte del 20% rispetto a ottobre. Venti! Due... oh! Aggiungerne altri ora è coraggioso. L'altro è che l'umore si è notevolmente rasserenato nelle ultime settimane. Secondo BofA, tutte le principali misure del sentiment sono migliorate nell'ultimo mese e i cambiamenti nell'allocazione degli asset suggeriscono un maggiore appetito per le scommesse rischiose, anche se l'umore non è ancora "abbastanza ottimista" da giustificare scommesse ribassiste.

Quindi, per chi tiene il conto, gli investitori sono contemporaneamente tristi, ma non abbastanza, e felici, ma non abbastanza. Vi avevo avvertito che era vertiginoso.

Dario Perkins della società di ricerca TS Lombard afferma che questo è un "momento di confusione per gli investitori, soprattutto per i contrarian". Non c'è dubbio. A suo avviso, ciò è dovuto al fatto che agli investitori è stato venduto un quadro di riferimento sbagliato per i grandi temi di trading di quest'anno, vale a dire una narrativa sulla recessione che semplicemente non ha senso.

"Spesso queste analisi si basano sulla superstizione [o sul trauma] del 2008, piuttosto che su dati macroeconomici concreti", afferma. Ci troviamo invece in un ciclo "fasullo", aggiunge, che semplicemente non si adatta ai soliti modelli. Le chiusure di bilancio, i mercati del lavoro in rapida evoluzione, le forti oscillazioni della politica monetaria e la guerra in Europa significano, a rischio di usare un'espressione pericolosa, che questa volta è diverso.

"Un mercato del lavoro rigido è certamente un argomento per mantenere i tassi di interesse più alti più a lungo, ma non è un argomento per cercare di distruggere l'economia con rialzi infiniti dei tassi, soprattutto in un ciclo economico fasullo e pieno di sorprese", afferma. "Scommetto che questa economia confusa continuerà a frustrare tutti, tori e orsi".

Per ora, la maggior parte della frustrazione è nel campo dei ribassisti. Come afferma BofA, per ora il "pain trade" negli asset più rischiosi - il percorso dei mercati che danneggerebbe maggiormente gli investitori - è più alto. Pochi sono posizionati per beneficiare di una continuazione del trend già in atto, e i dubbiosi non hanno fretta di arrendersi.

"Questo rally non è attendibile e la gente è molto scettica", afferma Patrick Spencer, vicepresidente del settore azionario di Baird, una società di investimento privata. Spencer è nel campo rialzista da circa ottobre, il che lo rende uno dei contrarian vincenti dello scorso anno. A suo avviso, l'attuale rally è "il mercato toro più odiato di tutti i tempi", ma non ha senso combatterlo.

Le catene di approvvigionamento funzionano in modo molto più normale, l'inflazione ha smesso di bollire, la Fed sta riducendo l'entità dei rialzi dei tassi d'interesse anziché aumentarli e, aspetto correlato, l'America delle imprese non è più gravata da un dollaro così stravagantemente forte. Anche i dati sull'occupazione possono essere un po' strani, ma la direzione di marcia è chiaramente positiva. Aggiungiamo al mix: La Cina sta uscendo dal blocco di Covid e l'Europa sembra aver schivato un inverno gelido e costoso.

"Tutti sono preoccupati per la recessione, ma noi siamo stati seduti qui per 12-18 mesi a parlarne continuamente", afferma Spencer. Abbiamo assistito a ridimensionamenti, a tutti i tagli di posti di lavoro nel settore tecnologico...". Le aziende se ne sono occupate. È nel mercato. I tassi d'interesse stanno salendo, ma i mercati non stanno scendendo e questo è un segnale molto positivo".

Secondo lui, il pericolo maggiore è quello di rimanere seduti ad aspettare che il disastro colpisca. "Tutti aspettano che il mercato si corregga per poter rientrare", afferma. "Non credo che ne avranno la possibilità".

Jack Janasiewicz, lead portfolio strategist di Natixis Investment Managers Solutions, è un altro toro senza peli sulla lingua. "Mi criticano molto perché sono un eterno ottimista", dice. Quando, nell'agosto dell'anno scorso, ha capito che quella che lui definisce una "normale recessione" era già stata prezzata dai mercati azionari e ha deciso di preferire un portafoglio più rischioso, ha ricevuto "un sacco di lettere d'odio, persone che mi dicevano quanto fossi stupido".

"La grande reazione che ho ricevuto è stata quella di dire 'aspetta, la recessione sta arrivando'. Ok, ma continuate a dirlo e siamo saliti del 20% dai minimi".

Secondo Janasiewicz, la gente si sta avvicinando al suo modo di pensare, ma molti investitori sono "segnati" da un brutale 2022 e percepiscono il "rischio di carriera" nel fare di nuovo la scommessa sbagliata. Janasiewicz ha un proprio indicatore contrarian: "Quando ci saranno più persone che mi diranno 'non sei un idiota', allora forse avrà fatto il suo corso".



Questo articolo del Financial Times vi riporta alcune opinioni che NON coincidono con la visione di Recce’d e che quindi NON si riflettono nella nostra attuale strategia di gestione dei portafogli modello: allo stesso tempo, a noi è sembrato importante, perché fornisce un panorama delle diverse opinioni.

Va specificato però che in questo articolo dello scorso febbraio c’è una affermazione che noi condividiamo con forza:

… agli investitori è stato venduto un quadro di riferimento sbagliato per i grandi temi di trading di quest'anno, vale a dire una narrativa sulla recessione che semplicemente non ha senso.

Il dato di venerdì 2 giugno rende ancora più evidente questa “mancanza di senso”.

E, aggiungiamo noi di Recce’d, non è questa la sola cosa che NON ha alcun senso, oggi, sui mercati finanziari.

Tra i nostri lettori, qualcuno forse ci risponderà che “non sempre i mercati finanziari hanno senso”: cosa che tutti riconoscono, e che non può essere negata.

Ma è necessario aggiungere però che proprio da questo stato di cose che nascono le opportunità di guadagno sui mercati finanziari, le opportunità di mettere del VALORE nel proprio portafoglio titoli, e fare una ottima performance. Alla fine, il senso delle cose si impone sempre, sui mercati finanziari. E da sempre, è così che si raggiungono risultati consistenti nel tempo, e duraturi.

Ed ecco il perché il dato di venerdì 2 giugno, per tutti noi investitori, potrebbe risolvere molte cose. Potrebbe restituirci un SENSO.

Fino ad oggi la massa degli investitori, che è intossicata dai gas tossici, e continua a bere dai pozzi avvelenati, NON si rende conto di vedere cose, ed ascoltare parole, che NON hanno senso, anche se in questa massa sta crescendo il numero di quelli che percepiscono almeno istintivamente questa progressiva perdita di senso.

Ad esempio, nella parte finale di maggio 2023, quante volte voi stessi avete letto, nella medesima pagina, annunci di “recessione” e poi poche righe più sotto anche del “fatturato di Nvidia che in futuro salirà del 50%” (e magari vi siete chiesti: “ma come … mentre c’è la recessione???”).

La maggior parte degli investitori, purtroppo, manda giù di tutto senza fare domande, tutto va giù con un sorso di acqua dei pozzi, quella avvelenata. In molti rinunciano persino a ragionare. L’effetto dei gas, e del veleno nei pozzi, è potente: ed è per questa ragione che si è fatta “portare per mano”, in modo docile, verso la tonnara. E una volta dentro, aspettare che poi qualcuno arrivi a dire “ci dispiace, non era vero niente, ci siamo sbagliati”. Ve lo ricordate ancora, il 2022?

Le esche, per attirare la massa verso le reti di questa tonnara, di volta in volta si chiamano BTp oppure azioni, come di recente ad esempio Nvidia. Si tratta di piccoli pezzetti di carta stagnola, che riflettono la luce ed attraggono lo sguardo.

Gli investitori, bombardati quotidianamente di messaggi che nulla hanno a che vedere con la realtà, ed abbagliati dalla carta stagnola, non riescono più a vedere in modo lucido, non riescono più a distinguere quale sia il loro autentico interesse.

L’interesse di ogni investitore? E’ quello di riconoscere il VALORE nelle diverse alternative che gli vengono proposte, evitando in questo modo di finire nella tonnara.

Come ci si difende dagli avvelenamenti di massa, dai gas tossici e dai pozzi avvelenati?

Cento anni fa, durante la Prima Guerra Mondiale, si indossavano le maschere anti gas: e le indossavano anche i cavalli, come si vede nell’immagine.

Oggi, negli anni Duemila, esistono strumenti più efficaci e sofisticati per proteggersi da questi HAZMAT (come gas tossici ed acque avvelenate): restando nell’ambito che ci è proprio, che è quello degli investimenti sui mercati finanziari, noi siamo in grado di fornire all’investitore tutte le adeguate protezioni contro l’ansia, la confusione, lo stordimento e i tantissimi dilemmi creati dalle attuali contraddizioni che tutti vediamo ogni giorno sui mercati.

Allo stesso tempo, mettendo poi l’investitore in condizione di cogliere le grandi opportunità che derivano dallo (inevitabile) sviluppo della situazione: dalla mancanza totale di senso al recupero del senso, dell’equilibrio, di una direzione.

Come si vedono, in anticipo, queste nuove e grandi opportunità?

Ne abbiamo scritto, in un ampio approfondimento, la settimana scorsa qui nel nostro Blog. Ne abbiamo scritto, durante la scorsa settimana, alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE a cui si accede attraverso la pagina MERCATI del nostro sito.

Ed ovviamente abbiamo fornito, ai nostri Clienti, ogni necessario dettaglio attraverso i canali che a loro sono riservati.

Vogliamo ancora offrire, a questo proposito, in modo del tutto gratuito ai nostri lettori alcune indicazioni che riguardano proprio la prossima settimana, che ci porterà alla riunione della Federal Reserve del 13 e 14 prossimi ed al dato per l’inflazione USA del prossimo 14.

Con l’articolo che segue, vi forniamo un eccellente inquadramento della situazione, mentre per tutto ciò che riguarda la conseguente operatività sui portafogli modello tutte le nostre indicazioni sono raccolte come sempre nel nostro quotidiano The Morning Brief.

Un ultimo consiglio: leggete tutto l’articolo con attenzione: c’è un passaggio che è dedicato proprio a quanto noi di Recce’d abbiamo scritto poco sopra.

E’ spiegato in questo articolo che:

ignorare le contraddizioni, mandarle giù come se fosse “tutto normale”, bevendo l’acqua avvelenata dei pozzi, è sicuramente un grave errore nella gestione degli investimenti, e proprio quell’errore può portare ad un concreto e totale fallimento. Oggi, nel 2023.

La scusa preferita delle banche centrali non è quella di comprare

26 maggio 2023

Raghuram G. Rajan

Siamo ormai così abituati ai massicci interventi delle banche centrali sui mercati che nessuno si rende conto di quanto sia stata insolita l'ultima crisi bancaria e la relativa risposta. Ma è giunto il momento di considerare se la politica monetaria sia la forza sistemica che ha creato la vulnerabilità sistemica in primo luogo.

CHICAGO - Per quanto riguarda i mea culpa istituzionali, il recente rapporto della Federal Reserve sugli eventi che hanno portato al fallimento della Silicon Valley Bank è sorprendentemente autocritico, dettagliato e informativo. Pur sottolineando che la SVB non ha gestito i suoi rischi in modo appropriato (quando i suoi stessi modelli hanno mostrato che stava assumendo un rischio di tasso d'interesse eccessivo, la banca ha cambiato le ipotesi del modello), il rapporto critica anche le autorità di vigilanza per non aver apprezzato le crescenti vulnerabilità della SVB o per non averla spinta a risolverle. La Fed segnala anche le modifiche normative che SVB ha sfruttato per evitare un controllo più attento. Ma il rapporto non affronta una questione cruciale: la politica monetaria della Fed.

Ciò è in parte dovuto al fatto che il rapporto doveva esaminare la supervisione e la regolamentazione della Fed. Tuttavia, concentrandosi solo su questi aspetti, finisce per ignorare uno dei fattori più importanti per la stabilità del settore finanziario. La SVB non è stata solo una mela marcia. Quattro banche statunitensi sono fallite più o meno nello stesso periodo, soprattutto perché avevano investito in obbligazioni e prestiti a lungo termine a basso rendimento e a tasso fisso, finanziati con depositi liquidabili a breve termine. A marzo, la Federal Deposit Insurance Corporation statunitense ha stimato che le banche avevano perdite non riconosciute di circa 600 miliardi di dollari sui titoli in loro possesso - una cifra che sale ben oltre i 1.000 miliardi di dollari se si includono le perdite sui prestiti a basso rendimento. Peggio ancora, molte di queste banche hanno anche livelli significativi di depositi non assicurati e corribili. Anche se per ora stanno sopravvivendo, la loro redditività è compromessa e la loro redditività a lungo termine come entità indipendenti è messa in discussione dalla richiesta di tassi di interesse più elevati da parte dei depositanti. Il comportamento aberrante di una singola banca o le singole carenze nella supervisione non possono spiegare queste vulnerabilità, che sono sistemiche.

Ecco perché la Fed ha offerto alle banche abbondanti finanziamenti senza i consueti scarti di garanzia richiesti sui titoli in pegno e perché il Tesoro ha implicitamente sostenuto tutti i depositi non assicurati. Siamo talmente abituati ai massicci interventi della Fed e del Tesoro sui mercati che non ci rendiamo conto di quanto insolito e profondo sia stato quest'ultimo episodio. La politica monetaria potrebbe essere la forza sistemica che ha creato la vulnerabilità sistemica? L'ex amministratore delegato della SVB, Greg Becker, sembra pensarla così. Il messaggio della Federal Reserve era che i tassi di interesse sarebbero rimasti bassi e che l'inflazione che stava iniziando a salire sarebbe stata solo "transitoria"", ha dichiarato in una dichiarazione preparata per un'audizione al Senato degli Stati Uniti questo mese. In effetti, tra l'inizio del 2020 e la fine del 2021, le banche hanno acquistato collettivamente quasi 2,3 trilioni di dollari di titoli d'investimento in questo contesto di bassi rendimenti creato dalla Federal Reserve"

Naturalmente non sorprende che Becker voglia dare la colpa a qualcun altro. Ma come abbiamo sottolineato Viral V. Acharya e io, le banche stavano assorbendo una marea di depositi non assicurati come risultato del quantitative easing della Fed legato alla pandemia, ed era molto allettante investirli in titoli (allora) a più alto rendimento. I banchieri ottennero un profitto cospicuo e si assicurarono grandi bonus ignorando il rischio che i tassi di interesse, da tempo inattivi, potessero aumentare. I banchieri erano avidi e le autorità di vigilanza hanno sbagliato a non prestare attenzione a tale avidità, ma la Fed non era forse colpevole di aver ignorato le conseguenze prevedibili di un lungo periodo di denaro facile?

Non sarebbe una sorpresa se i funzionari della Fed ignorassero le scritte sul muro. In passato hanno fatto proprio questo, a causa di quello che nella tradizione delle banche centrali è noto come "principio di separazione": la politica monetaria dovrebbe concentrarsi sull'essere il più accomodante possibile quando l'attività economica reale ha bisogno di una spinta, mentre la stabilità finanziaria è responsabilità delle autorità di vigilanza. Se qualcosa va storto, è colpa delle autorità di vigilanza. Eppure, più volte le autorità di vigilanza si sono dimostrate incapaci di affrontare gli enormi incentivi all'assunzione di rischi che le politiche monetarie ultra-accomodanti creano.

Un recente studio fornisce un ulteriore supporto per non considerare la politica monetaria come uno spettatore innocente. Analizzando le crisi bancarie in 17 paesi nell'arco di 150 anni, Gabriel Jiménez della Banca di Spagna e i suoi coautori hanno scoperto che le crisi - tra cui la crisi bancaria statunitense degli anni '30, la crisi finanziaria globale del 2007-08 e le crisi bancarie giapponesi e svedesi degli anni '90 - sono tipicamente precedute da un percorso dei tassi d'interesse a forma di U. I tassi d'interesse nominali a breve termine sono in genere incapaci di affrontare gli enormi incentivi all'assunzione di rischio che le politiche ultra-accomodanti creano. I tassi di interesse nominali a breve termine diminuiscono tipicamente a partire da circa sette anni prima di una crisi, prima di iniziare a salire nei tre anni precedenti. Al contrario, le recessioni sono tipicamente precedute da un semplice aumento dei tassi. È necessario un periodo precedente di denaro facile per far precipitare i problemi bancari.

I “separatisti” - che dominano le banche centrali - potrebbero non voler pensare alle conseguenze delle politiche di denaro facile sulla stabilità finanziaria, ma non possono ignorarle quando emergono. Sebbene oggi la Fed insista sul fatto di essere fermamente concentrata sulla lotta all'inflazione, sa che ulteriori rialzi dei tassi spingeranno un numero maggiore di depositanti bancari, fino a quel momento indolenti, a richiedere i tassi di interesse di mercato, il che farà aumentare in modo sproporzionato i costi di finanziamento delle banche e creerà buchi più ampi nei bilanci di alcune di esse.

Allo stesso tempo, se la Fed sospende prematuramente i rialzi dei tassi, l'inflazione potrebbe tornare a salire, aumentando i tassi a lungo termine e riducendo il valore degli asset bancari.

In ogni caso, la stabilità finanziaria dovrà entrare nel calcolo della Fed per la determinazione dei tassi. Come sostengono da anni i ricercatori della Banca dei Regolamenti Internazionali, il principio di separazione può essere corretto in teoria, ma è sbagliato nella pratica.

Se i banchieri centrali riconoscessero questa realtà, sarebbero molto più cauti nel cercare di stimolare l'attività economica attraverso la sola politica monetaria. Potrebbero considerare che quando le opportunità di investimento reale sono poche (quando r* è basso, nel linguaggio delle banche centrali), il denaro facile tende a contribuire più all'assunzione di rischi finanziari che agli investimenti reali. In questi casi, la politica monetaria dovrebbe forse evitare di essere ultra-accomodante e le banche centrali dovrebbero evitare politiche aggressive - come un massiccio quantitative easing - che avranno conseguenze incerte.

Dopo aver alimentato troppo a lungo la vulnerabilità delle banche con il denaro facile, le banche centrali devono stare attente a non inasprire la curva a U della politica, sovrapponendo i rialzi dei tassi a un rapido inasprimento quantitativo. È preferibile metterli in sequenza. Un primo passo per promuovere un dibattito più sano sull'instabilità finanziaria sarebbe quello di smettere di dare ai responsabili della politica monetaria una carta di uscita dalla prigione ogni volta che riuniamo i soliti sospetti.

Valter Buffo
Longform’d. La ricchezza su carta e quella vera: quattro scenari per il 2030
 

In sintesi in questo nuovo Longform’d vi spiegheremo (anche grazie ad un contributo esterno) che:

  • L'inflazione dei prezzi delle attività negli ultimi due decenni ha creato circa 160.000 miliardi di dollari di "ricchezza cartacea". La crescita economica è stata lenta, le disuguaglianze sono aumentate e ogni dollaro investito ha generato 1,90 dollari di debito.

  • Le attuali scosse nel sistema finanziario potrebbero segnalare un cambiamento nel modo in cui il mondo prende in prestito, presta e accumula valore, con un'ampia gamma di scenari plausibili a lungo termine. Per capire cosa potrebbe riservare il futuro al bilancio mondiale, modelliamo quattro scenari economici: ritorno all'era passata, crescita più lunga, azzeramento del bilancio e accelerazione della produttività.

  • Tre dei potenziali scenari sono tutt'altro che ideali: due sono "scegli il tuo veleno" e il terzo è una doppia dose. La volatilità potrebbe rivelarsi temporanea e l'espansione dei bilanci potrebbe riprendere, dato che i risparmi tornano a far salire il prezzo delle attività esistenti invece di confluire negli investimenti produttivi. Oppure l'inflazione e i tassi d'interesse elevati potrebbero persistere, come l'economia statunitense dopo lo shock petrolifero degli anni Settanta. Il caso peggiore sarebbe quello del Giappone dopo lo scoppio della bolla immobiliare e azionaria negli anni '90, con una prolungata riduzione della leva finanziaria e una forte contrazione dei prezzi degli asset. Ad esempio, i valori delle azioni e degli immobili statunitensi potrebbero scendere di oltre il 30% da qui al 2030.

  • Il risultato di gran lunga più auspicabile è l'accelerazione della produttività, in modo che la crescita economica si adegui al bilancio. Solo questo scenario combina una forte crescita del reddito, della ricchezza e della salute del bilancio.

  • I responsabili delle decisioni dovranno avere l'immaginazione necessaria per prepararsi all'intera gamma di scenari, mantenendo la ferma determinazione a raggiungere il migliore. Per accelerare la crescita della produttività sarà necessario contrastare i venti contrari, come l'invecchiamento o la maggiore complessità delle catene di fornitura, attraverso investimenti ben indirizzati per sfruttare il potere della tecnologia e del capitale umano. Il dado non è ancora tratto.


Arrivati alla fine del quinto mese del 2023, nella mente della massa degli investitori c’è una sola cosa: confusione.

Rispetto all’inizio dell’anno, tutto è cambiato:

  • ad inizio 2023, c’era il picco dell’inflazione ed i tassi ufficiali in calo; oggi, è l’opposto

  • ad inizio 2023 c’era da “comperare assolutamente obbligazioni ed in particolare BTP”; ma in maggio le vendono

  • ad inizio 2023 c’era in Borsa da “comperare le banche, l’Europa e il Dow Jones, e vendere i Tech”; oggi però le banche sono fallite, e allora da vendere alla massa c’è la “nuova bolla Tech che si chiama stavolta AI

  • ad inizio 2023 c’era il “dollaro USA debole per molti anni a causa del debasement”; oggi il dollaro USA punta di nuovo la parità contro euro

Era già stato così, un anno fa: a gennaio 2022 “tutti dicevano che … tutti credevano che …” poi però durante l’anno si è capito che erano soltanto sciocchezze. Una montagna di stupidaggini. Trash.

Nel 2023 si segue il medesimo copione, con una differenza: il processo di “scoperta della verità” nel 2022 fu graduale, nel 2023 sarà improvviso ed istantaneo, e si sta avvicinando.

In questo Post, vi spieghiamo le ragioni per le quali:

  • vedrete aggiustamenti dei prezzi di mercato improvvisi ed istantanei nel corso dei prossimi mesi

  • il mercato finanziario internazionale è lontanissimo dall’avere trovato anche solo un temporaneo equilibrio

  • non c’è nulla di nuovo nel vedere nascere una bolla (che questa volta si chiama AI oppure Nvidia) nel pieno di una crisi finanziaria: si tratta della disperazione, della quale noi di Recce’d anche nel Blog abbiamo scritto di recente. Investitori disperati che si dibattono per evitare di annegare nei propri errori di investimento.

Quando arriverete alla conclusione di questo nuovo Longform’d, troverete nuove e gratuite informazioni (in forma sintetica ovviamente) su come operare nel maggio del 2023 sui vostri portafogli titoli.

Andiamo però con ordine, e partiamo … dall’inizio: noi di Recce’d abbiamo per decine di volte scritto, anche qui nel nostro Blog, che siamo entrati in una Nuova Era per i mercati finanziari. Oggi, trovate la medesima cosa scritta anche sui media di massa, come viene documentato sotto dall’immagine.

Ricostruire una visione di insieme, in questo specifico momento, non è facile: ogni giorno, tutti noi osserviamo gigantesche contraddizioni ed incoerenze.

Proprio per questo, in questo delicato passaggio, la chiave del successo nelle attività di investimento sta proprio nel non perdere di vista il quadro generale.

Abbiamo già fornito, in modo gratuito, ai lettori del Blog alcune analisi che mettono in evidenza i tratti caratteristici di questa Nuova Era per gli investitori.

In estrema sintesi, la sostanza è quella che ci ha spiegato la Banca di Inghilterra poche settimane fa.

Diceva qualche settimana fa il capo Economista della Banca di Inghilterra che la gente deve accettare che siamo tutti più poveri.

La Banca di Inghilterra si distingue, da tutte le altre Banche Centrali, per avere adottato (almeno negli ultimi anni) un linguaggio più esplicito, più realistico, più comprensibile e più efficace.

Il nostro compito, in quanto gestori professionali di portafogli modello, in questo preciso momento è quello di spiegare, e dimostrare, al Cliente che:

  1. senza dubbio, se guardiamo all’aggregato, oggi resiste una “illusione di ricchezza” a causa del fatto che sono stati gonfiati artificialmente i prezzi degli asset finanziari, dietro a quei prezzi, non c’è alcun benessere futuro, e non c’è alcuna “nuova ricchezza”

  2. il riequilibrio è inevitabile; il riequilibrio eliminerà questa “ricchezza artificiale”

  3. nessuno però è obbligato a perdere la propria, di ricchezza; non è obbligatorio fare parte “della gente” citata dalla Banca di Inghilterra; in una situazione come questa, contano le scelte individuali

  4. il riequilibrio significa che in aggregato la massa si ritroverà “più povera”; alcuni però sapranno trasformare il riequilibrio in una (enorme) opportunità di guadagno

Si tratta di concetti che Recce’d ha già esposto, con grande dettaglio, nel 2020, nel 2021, nel 2022, e anche nel 2023.

La ragione per la quale oggi ci ritorniamo è la seguente: ne ha scritto (persino) Mc Kinsey. Mc Kinsey non è un operatore finanziario, non è una banca di investimento, non è una Rete di promotori finanziari. Mc Kinsey è una (notissima, e prestigiosa) Società di consulenza aziendale: Mc Kinsey fornisce consulenza ai dirigenti delle Aziende.

Noi giudichiamo questo intervento di Mc Kinsey, che abbiamo tradotto per voi e che pubblichiamo di seguito, come una accurata ricostruzione che fa il punto dello stato degli affari al maggio 2023. Ed al tempo stesso, un importante indicatore della cultura generale che si evolve. Ai Dirigenti delle Aziende non finanziarie, un anno fa oppure due anni fa questi temi non interessavano assolutamente: oggi, questi Dirigenti (evidentemente) hanno necessità di “capire quello che succede”.

Il lavoro di Mc Kinsey ci aiuta a riproporre, con parole ed immagini di elevata qualità, concetti che Recce’d propone da anni, e sui quali sono stati costruiti, e gestiti, i portafogli modello.

Portafogli modello che dimostrano oggi, e dimostreranno negli anni che

  1. è vero che nell’insieme bisogna accettare che “siamo tutti più poveri”

  2. ma proprio grazie a questo, i più capaci diventeranno al contrario “più ricchi”

In questo senso, potrete trovare proprio nella parte finale del documento di Mc Kinsey alcune osservazioni che non vi sarà difficile da tradurre in indicazioni di carattere operativo, da applicare quindi al vostro attuale portafoglio in GPM e Fondi Comuni, Polizze Vita e Certificati.

Noi di Recce’d poi, a partire da questo documento, mettiamo per voi in evidenza alcune implicazioni di carattere operativo, che leggete in chiusura del Post.

Più in generale, la lettura di questo contributo di Mc Kinsey aiuterà ogni lettore (con testo e dati ed immagini) a recuperare una visione di insieme: partendo dalla (ormai facile) constatazione che:

quella che avete in mano, nelle vostre Polizze Vita, nei vostri Fondi Comuni di Investimento, nei vostri Certificati, e nelle vostre GPM, non è vera ricchezza: è per una buona parte una illusione di ricchezza, alla quale NON corrisponde ricchezza nel mondo reale.

Prima di procedere nella lettura di questo eccellente documenti di Mc Kinsey, merita una sottolineatura il fatto che ognuna di queste cose i lettori del Blog la avevano già letta, mesi fa, e proprio qui, nel nostro Blog.

°°° Introduzione

Le recenti turbolenze nel mondo bancario si inseriscono in un contesto di tassi d'interesse più elevati che si scontrano con una leva finanziaria elevata e con tensioni geopolitiche crescenti. Si tratta di un cambiamento importante delle condizioni di fondo rispetto agli anni di denaro libero (free money) e di aumento apparentemente infinito della ricchezza.

Negli ultimi due decenni, il bilancio globale si è espanso molto più rapidamente del PIL. Il debito è cresciuto, così come i prezzi degli asset. Ma la produttività e la produzione economica non hanno tenuto il passo e le disuguaglianze sono aumentate.

Il futuro della ricchezza e della crescita economica è in bilico. Quanto potrebbe durare lo stress nel sistema finanziario? Il mondo sta affrontando un importante ribilanciamento del suo bilancio? Quanto potrebbe essere grave l'impatto sul settore immobiliare, sulle azioni e sul debito, e cosa potrebbe accadere ai depositi? Qual è la linea d'azione ottimale per le parti interessate, dagli investitori alle istituzioni finanziarie ai responsabili politici?

La gamma di percorsi plausibili a lungo termine rimane ampia. Molto dipende dal fatto che il mondo torni a un'epoca di investimenti deboli e di eccesso di risparmio, con una crescita lenta del PIL, bassi tassi d'interesse e un'espansione continua del bilancio globale. In un altro caso, il rafforzamento dei consumi e l'aumento degli investimenti necessari per la transizione a zero, la riconfigurazione della catena di approvvigionamento o la difesa porteranno a un aumento persistente dell'inflazione e dei tassi di interesse. Quale sarebbe la risposta della politica, e un forte inasprimento potrebbe innescare una correzione dei prezzi degli asset e un reset dei bilanci? Oppure la crescita della produttività potrebbe venire in soccorso, generando tassi di crescita economica più elevati grazie al reindirizzamento del capitale verso opportunità di investimento produttivo?

In questo documento, il McKinsey Global Institute (MGI) modella quattro scenari per cogliere la gamma di esiti potenziali. Li chiamiamo "ritorno all'era passata", "crescita più elevata per più tempo", "reset dei bilanci" e "accelerazione della produttività". Nello scenario di gran lunga più auspicabile, la produttività accelera in modo che la crescita economica raggiunga il bilancio, combinando così una rapida crescita del PIL, un aumento della ricchezza e un bilancio più sano. Gli altri tre scenari sono tutti lontani dall'ideale, ognuno a suo modo.

Il panorama economico, bancario e degli investimenti dei prossimi dieci anni potrebbe essere molto diverso da quello degli ultimi 20 anni.

La posta in gioco è alta. Il panorama economico, bancario e degli investimenti dei prossimi dieci anni potrebbe essere molto diverso da quello degli ultimi 20 anni. L'impatto differenziale degli scenari sulla produzione economica è enorme e le ricadute sul bilancio sono di un ordine di grandezza ancora maggiore. MGI ha sviluppato un modello per l'economia e il bilancio degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Germania. Un azzeramento del bilancio negli Stati Uniti ridurrebbe la crescita annuale del PIL di 1,7 punti percentuali, rispetto a uno scenario di produttività accelerata (Figura 1). Allo stesso modo, la ricchezza totale delle famiglie sarebbe inferiore di 48.000 miliardi di dollari in uno scenario di azzeramento rispetto a uno scenario di accelerazione della produttività. Oltre al potenziale calo della ricchezza, che probabilmente produrrebbe i suoi effetti cicatrizzanti, un reset con una correzione sostanziale dei prezzi degli asset significherebbe anche che molti asset finanziati dal debito finirebbero sott'acqua. Ciò amplificherebbe le tensioni esistenti nel sistema finanziario. Per questo motivo, i decisori politici devono prestare molta attenzione all'impatto dei bilanci quando fanno scelte di politica economica.

Grafico 1



°°° Due decenni in cui è cresciuta la “ricchezza sulla carta” ma non è cresciuta l’economia

Gli ultimi due decenni sono in netto contrasto con la traiettoria storica dell'accumulo di ricchezza (e di debito) globale del secondo dopoguerra. Prima dell'inizio del nuovo millennio, la crescita del patrimonio netto globale seguiva in larga misura la crescita del PIL. Ma poi è successo qualcosa di insolito. Intorno al 2000, con tempistiche diverse a seconda dei Paesi, il patrimonio netto, il valore degli asset e il debito hanno iniziato a crescere in modo significativamente più rapido del PIL (grafico 2). Al contrario, la crescita della produttività tra i Paesi del G-7 è stata lenta, passando dall'1,8% annuo tra il 1980 e il 2000 allo 0,8% tra il 2000 e il 2018.

Grafico 2

Tra il 2000 e il 2021, l'inflazione dei prezzi degli asset ha creato circa 160.000 miliardi di dollari di "ricchezza cartacea". Le valutazioni di attività come le azioni e gli immobili sono cresciute più velocemente della produzione economica reale. E ogni dollaro di investimento netto ha generato 1,90 dollari di nuovo debito netto.

In totale, il bilancio globale è cresciuto 1,3 volte più velocemente del PIL. È quadruplicato fino a raggiungere 1,6 quintilioni di dollari di attività, composte da 610 trilioni di dollari di attività reali, 520 trilioni di dollari di attività finanziarie al di fuori del settore finanziario e 500 trilioni di dollari all'interno del settore finanziario.

L'espansione dei bilanci ha subito un'accelerazione durante la pandemia, in quanto i governi hanno lanciato un sostegno su larga scala per le famiglie e le imprese colpite dalle serrate. Nel 2020 e nel 2021, la ricchezza globale in rapporto al PIL è cresciuta più rapidamente che in qualsiasi altro biennio degli ultimi 50 anni. La creazione di nuovo debito è accelerata a 3,40 dollari per ogni 1 dollaro di investimento netto.

I valori di tutti i principali tipi di asset sono cresciuti rispetto al PIL, mentre i tassi di interesse reali sono diminuiti.

Nel 2021, quattro tipi di attività costituiranno l'80% dei tre bilanci globali interconnessi (settore finanziario, bilancio finanziario dei settori non finanziari ed economia reale): immobili (27%), azioni (21%), debito (20%) e valuta e depositi (12%). Tutti e quattro sono aumentati rispetto al PIL dal 2000, in particolare gli immobili del 33% in più, le azioni del 100% in più e il debito del 90% in più. La valuta e i depositi sono cresciuti del 124% in più rispetto al PIL.

Il modello generale di crescita del valore degli asset è valido in tutte le economie, ma con variazioni nei tempi e nel ritmo relativo di crescita tra i vari tipi di asset. Prendendo come esempio gli Stati Uniti, le quattro maggiori voci di bilancio hanno superato il PIL di un valore compreso tra il 50% (immobili) e il 200% (azioni) ai valori di mercato rispetto ai valori del 1995 (Figura 3). Nel Regno Unito, la crescita è stata ancora più rapida per i beni immobili e il debito, e più lenta per le azioni. In Germania, l'espansione dei bilanci è stata meno pronunciata tra le varie classi di attività.

Grafico 3

L'espansione del bilancio è stata sostenuta da un calo strutturale dei tassi di interesse reali, mentre la crescita economica rimaneva debole. Negli Stati Uniti, ad esempio, le aspettative prospettiche sui tassi di interesse reali sono diminuite costantemente tra il 1995 e il 2021. I bassi tassi di interesse hanno incoraggiato l'assunzione di prestiti, riducendo il costo di prestiti e obbligazioni e stimolando le banche commerciali a raccogliere - e creare - depositi. In termini molto semplificati, un eccesso di capitale ha inseguito un numero insufficiente di opportunità di investimento produttivo e gran parte di esso è confluito nel settore immobiliare e in quello azionario, facendo salire i prezzi. Il debito è aumentato più rapidamente degli investimenti netti e la ricchezza cartacea è cresciuta.

Nel resto di questa sezione analizziamo i fattori che hanno determinato la crescita dei bilanci nelle quattro classi di attività.

Il calo dei tassi di interesse reali ha alimentato l'aumento dei valori immobiliari

Il calo dei tassi di interesse reali ha avuto un ruolo notevole nel guidare le valutazioni degli immobili (grafico 4). Gli investitori hanno potuto permettersi di pagare di più per un immobile con un determinato canone di locazione, e quindi i multipli value-to-rent sono aumentati. Anche il costo del capitale proprio degli immobili è sceso, amplificando l'effetto. Ciò ha comportato un calo del rendimento effettivo degli immobili, o cap rate.

Grafico 4

Nonostante questo netto calo dei rendimenti, gli affitti (compresi quelli figurativi degli edifici occupati dai proprietari) hanno continuato a crescere. La quota degli affitti sul PIL è aumentata (negli Stati Uniti) o diminuita (nel Regno Unito e in Germania) in misura modesta, mentre la crescita del numero e della qualità degli edifici ha seguito di gran lunga la crescita del PIL. Quasi un terzo del valore globale degli immobili è concentrato in queste città, dove l'ulteriore densificazione incontra difficoltà politiche e i prezzi sono stati alti e in crescita negli ultimi decenni. Questa tendenza è rallentata negli ultimi anni e i prezzi sono aumentati meno in queste città che altrove, poiché la pandemia ha aumentato le modalità di lavoro da casa e alcune persone si sono allontanate dal posto di lavoro.

Ci sono alcune variazioni a livello nazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, il valore di mercato degli immobili è cresciuto 1,5 volte più velocemente del PIL dal 1995 al 2021. Sebbene ci sia stata una significativa correzione dopo la crisi finanziaria globale, l'aumento è ripreso rapidamente. La diminuzione dei tassi di interesse reali ha guidato quasi interamente l'aumento.

Nel Regno Unito, la crescita del settore immobiliare rispetto al PIL è stata ancora più forte che negli Stati Uniti. Il calo del costo del capitale immobiliare ha avuto un ruolo relativamente più importante. Poiché gli investitori ritenevano che i prezzi potessero solo salire, la percezione del rischio e il costo del capitale proprio sono diminuiti drasticamente prima della crisi finanziaria globale. Dopo aver subito una correzione al rialzo in seguito a tale crisi, il costo del capitale proprio è sceso nuovamente.

In Germania, i valori immobiliari hanno vissuto un lungo periodo di declino rispetto al PIL tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, in seguito alla correzione della bolla immobiliare nella Germania orientale dopo la riunificazione. Di conseguenza, il settore immobiliare tedesco ha attraversato la crisi finanziaria globale relativamente indenne e poi ha iniziato a recuperare rapidamente con il calo dei tassi di interesse.

Il calo dei tassi di interesse reali ha spinto la crescita delle azioni e negli Stati Uniti anche l'aumento dei rendimenti del capitale ha svolto un ruolo importante.

Il calo dei tassi d'interesse reali ha incrementato i valori azionari in tutte le economie, poiché gli utili futuri sono stati scontati a un tasso inferiore. Sia nel Regno Unito che in Germania, il calo dei tassi è stato responsabile di tutta la crescita dei valori azionari rispetto al PIL tra il 1995 e il 2021. Negli Stati Uniti hanno contribuito a circa un terzo di questa crescita (grafico 5).

Grafico 5


Tuttavia, negli Stati Uniti ha agito anche un altro potente fattore: l'aumento della quota degli utili societari sul PIL, che ha contribuito per due terzi alla crescita dei valori azionari rispetto al PIL. La quota degli utili sul PIL è aumentata dell'80% dal 1995 al 2021, raggiungendo il 12,3%, la quota più alta da un secolo a questa parte (Figura 6). La quota degli utili è cresciuta nonostante il fatto che lo stock di capitale aziendale, come di consueto, abbia seguito da vicino il PIL.

Grafico 6

A questo aumento dei profitti delle aziende rispetto al PIL hanno contribuito diversi fattori, come dimostrano le precedenti ricerche dell'MGI. Uno è stato l'effetto superstar a livello aziendale, in particolare nell'economia digitale. Altri includono l'aumento dell'automazione e la diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori in alcuni settori, anche a causa della globalizzazione, dell'offshoring e dello spostamento della produzione in Stati meno sindacalizzati. Anche le variazioni delle aliquote fiscali sulle imprese possono aver avuto un ruolo.

La nostra analisi suggerisce che gli investitori non si aspettavano - e non si aspettano - un ulteriore aumento della quota di utili. Tuttavia, a giudicare dalle attuali valutazioni delle azioni statunitensi, sembra che gli investitori si aspettino che la quota degli utili rimanga ai livelli elevati di oggi e che i tassi di interesse reali a lungo termine rimangano bassi.

Per ogni $1,00 di nuovi investimenti netti, sono stati creati $1,90 di nuovo indebitamento

Con l'aumento dei valori azionari, anche il debito è cresciuto notevolmente e, con esso, la ricchezza equivalente per i creditori e gli obbligazionisti. Alla fine del 2021, negli Stati Uniti, in Giappone, in Cina e in tutte le principali economie europee, ad eccezione della Germania, il debito non solo era più alto in rapporto al PIL rispetto al 2000, ma era addirittura aumentato rispetto al picco raggiunto dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Negli Stati Uniti il dato è salito da 2,5 a 2,8 volte il PIL, nel Regno Unito da 2,5 a 2,8, in Giappone da 3,4 a 4,3, e in Cina da 1,6 a 2,7. In Germania il debito è rimasto stabile a circa 2,0 volte il PIL.

A livello globale, per ogni 1 dollaro di investimenti netti, sono stati creati 1,90 dollari di debito aggiuntivo. Gran parte di questo debito ha finanziato nuovi acquisti di attività esistenti. L'aumento dei valori immobiliari e i bassi tassi di interesse hanno permesso alle famiglie di contrarre maggiori prestiti per le case esistenti. L'aumento dei valori azionari ha permesso alle imprese di utilizzare la leva finanziaria per ridurre il costo del capitale, finanziare fusioni e acquisizioni, effettuare riacquisti di azioni o aumentare le riserve di liquidità. Anche i governi hanno aumentato il debito, soprattutto in risposta alla crisi finanziaria globale e alla pandemia. È interessante notare che l'aumento dei prezzi delle obbligazioni, dovuto al calo dei tassi di interesse, ha avuto un ruolo minore nel determinare il rapporto debito/PIL, poiché l'intervallo di tempo utilizzato è molto più lungo delle scadenze tipiche delle obbligazioni.

La moneta e i depositi presso le banche commerciali e centrali si sono espansi

La crescita dei depositi ha superato quella del PIL negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania. Negli Stati Uniti, il volume della valuta e dei depositi presso le banche commerciali e centrali è passato da 0,6 volte il PIL nel 1995 a 1,2 volte il PIL nel 2021; ora è superiore dell'80% rispetto al PIL rispetto alla media dell'ultimo secolo. Nel Regno Unito i depositi sono cresciuti da 1,9 volte il PIL nel 2000 a 3,5 volte il PIL nel 2021, e in Germania da 1,4 volte il PIL a 1,9 volte il PIL.

Negli Stati Uniti, l'aumento si è sviluppato in tre ondate, con diversi fattori trainanti. La prima ondata è stata innescata dai prestiti ipotecari allentati prima della crisi finanziaria globale del 2008. A livello di sistema finanziario, ogni nuovo prestito richiede un nuovo deposito corrispondente. Una seconda ondata si è verificata con il quantitative easing e quindi con la creazione di moneta da parte della banca centrale (o "esterna") in risposta alla crisi. Infine, una terza ondata si è verificata con un altro ciclo di quantitative easing in risposta alla pandemia. Inoltre, il sostegno alle famiglie e alle imprese durante la pandemia COVID-19 ha portato a un eccesso di risparmio, poiché le famiglie hanno speso meno durante le serrate.

°°° Stanno cambiando i fattori che ci hanno determinato questa crescita di debito e attivi finanziari?

La debolezza degli investimenti e l'eccesso di risparmio hanno prevalso negli ultimi decenni, sostenendo l'espansione del bilancio globale. I risparmiatori hanno avuto una relativa scarsità di opzioni produttive, sia al dettaglio che istituzionali, e i prezzi delle case e delle azioni esistenti sono debitamente aumentati. La crescita del PIL è rimasta al di sotto del suo potenziale strutturale. Le banche centrali hanno mantenuto bassi i tassi di interesse per stimolare l'attività economica, puntando ai loro obiettivi di inflazione. Si trattava della classica "stagnazione secolare".

Molte cose nel mondo sembrano cambiare, dalla geopolitica alla tecnologia, ai sistemi energetici e alla demografia. È possibile che le forze più strutturali alla base dell'elevato risparmio e della debolezza degli investimenti si spostino a loro volta, anche se ciò rimane una questione di incertezza e di dibattito.

È possibile che la situazione stia cambiando? Sicuramente molte cose nel mondo sembrano cambiare, dalla geopolitica alla tecnologia, ai sistemi energetici e alla demografia.5 È possibile che le forze più strutturali alla base dell'elevato risparmio e della debolezza degli investimenti si modifichino a loro volta, anche se ciò rimane una questione di incertezza e di dibattito.

Le esigenze di investimento e la domanda di capitale cresceranno dopo decenni di declino?

Negli ultimi decenni gli investimenti produttivi sono stati troppo pochi. Nelle economie avanzate, gli investimenti netti sono diminuiti in rapporto al PIL. Negli anni 2010, questo rapporto era inferiore di circa il 50% rispetto a prima della crisi finanziaria del 2008 in Europa e del 40% negli Stati Uniti (Figura 7). All'indomani della crisi finanziaria globale, gli investimenti del settore privato sono crollati a causa dell'incertezza e della debolezza della domanda. L'approfondimento del capitale (crescita dello stock di capitale per lavoratore) è sceso al tasso più basso del secondo dopoguerra. Anche gli investimenti pubblici hanno subito un ritardo, anche nelle infrastrutture e negli alloggi a prezzi accessibili. Per quanto riguarda le infrastrutture, ad esempio, un'analisi passata della MGI ha mostrato che gli Stati Uniti hanno investito circa lo 0,4% del PIL in meno rispetto all'importo stimato necessario per sostenere la crescita economica tra il 2010 e il 2020.

Grafico 7

L'incertezza è alta e le decisioni possono ancora determinare il percorso da seguire, ma nel complesso gli investimenti, e quindi la domanda di capitale e il suo costo, potrebbero aumentare in modo sostanziale. Anche se non tutti gli investimenti incrementali sono produttivi, la crescita economica potrebbe accelerare.

Aumentano gli investimenti in infrastrutture. Soprattutto negli Stati Uniti sembra emergere un cambiamento dopo decenni di investimenti insufficienti nelle infrastrutture. Ad esempio, l'Infrastructure Investment and Jobs Act, firmato nel novembre 2021, prevede una spesa incrementale di 550 miliardi di dollari per il trasporto pubblico, la banda larga ad alta velocità, l'acqua potabile e la ricarica dei veicoli elettrici.

Ad esempio, l'Infrastructure Investment and Jobs Act, firmato nel novembre 2021, prevede una spesa governativa incrementale di 550 miliardi di dollari per il trasporto pubblico, la banda larga ad alta velocità, l'acqua potabile e le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici. Maggiori investimenti in infrastrutture accelereranno la crescita della produttività.

La transizione energetica acquista slancio. Una ricerca dell'MGI suggerisce che la sola transizione a zero emissioni necessiterà di investimenti incrementali equivalenti a circa due punti percentuali di PIL nel 2020.6 Questo probabilmente frenerà inizialmente la crescita della produttività, ma potrebbe accelerarla nel lungo periodo.

I beni immateriali continuano a crescere. Gli investimenti in beni immateriali, come la digitalizzazione e la R&S, sono aumentati e continueranno a crescere costantemente, poiché diventano strutturalmente più importanti per l'economia. Tuttavia, due fattori hanno limitato la velocità di questa crescita. In primo luogo, le competenze necessarie per l'impiego dei beni immateriali sono state poco disponibili. Questa situazione potrebbe cambiare con un aumento degli investimenti nella creazione di competenze e con la diffusione di tecnologie di intelligenza artificiale più facili da usare. In secondo luogo, i beni immateriali hanno faticato a fungere da veicolo di risparmio a lungo termine. A causa dei loro cicli di vita più brevi, possono assorbire i risparmi solo per un periodo più limitato prima di diventare obsoleti o di trasferire il valore ai consumatori con l'aumento della concorrenza. La regolamentazione potrebbe limitare tali ricadute, ma ciò sarebbe negativo per la crescita.

La geopolitica determina un aumento degli investimenti legati alla difesa, alle catene di approvvigionamento e alla politica industriale. Una geopolitica più frammentata potrebbe aumentare gli investimenti nella riconfigurazione della catena di approvvigionamento, nelle iniziative di politica industriale e nella difesa, con esiti contrastanti per la produttività. Gli investimenti delle nuove imprese sono in aumento in settori come i chip e la tecnologia pulita, e le catene di fornitura vengono riconfigurate. Se fatto bene, questo può portare a economie locali più resilienti e ancora produttive, ma può anche portare a una minore efficienza su scala globale. Nel caso della difesa, le economie europee tendevano a non investire in linea con gli impegni assunti con la NATO, ma sulla scia dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, si stanno intensificando. Sebbene alcuni di questi investimenti possano generare produttività, soprattutto a livello nazionale, gli investimenti indotti politicamente comportano generalmente il rischio di un'allocazione improduttiva del capitale.

Le forze alla base dell'eccesso di risparmio sono in declino?

Sono tre i fattori che in passato hanno determinato una sovrabbondanza di risparmio. Ognuno di essi potrebbe essere in fase di cambiamento:

a. L'aumento della disuguaglianza e la diminuzione della quota di reddito del lavoro: Inversione di tendenza in presenza di mercati del lavoro rigidi? Per decenni, la disuguaglianza è aumentata e la quota di reddito da lavoro è diminuita. Ciò ha ridotto i consumi, incanalando una quota sproporzionata della creazione di valore verso i ricchi, che tendono a risparmiare più della popolazione in generale. L'aumento del risparmio da parte dei ricchi ha fatto salire i prezzi degli asset, in particolare quelli con rendimenti attesi più elevati. Allo stesso tempo, gli utili societari sono cresciuti rapidamente, soprattutto negli Stati Uniti, facendo salire i valori azionari.

Allo stesso tempo, gli utili societari sono cresciuti rapidamente, soprattutto negli Stati Uniti, spingendo le valutazioni azionarie e quindi la crescita dei bilanci.

Alcuni dei fattori alla base della disuguaglianza di reddito e del calo della quota di lavoro potrebbero cambiare nel lungo periodo, favorendo i consumi rispetto ai risparmi. Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, la traiettoria di entrambi i fattori, quota di lavoro e disuguaglianza, è già diventata molto più piatta (si veda ancora il grafico 7). Il potere contrattuale dei lavoratori potrebbe aumentare se il mercato del lavoro rimane rigido e i sindacati riacquistano influenza, soprattutto negli Stati Uniti. Le dinamiche delle superstar e la globalizzazione, che hanno aumentato i redditi di tutti ma non allo stesso modo per tutti, sono esposte al cambiamento delle politiche e delle regole nazionali e globali. La carenza di talenti ha fatto aumentare i salari in generale, soprattutto per i lavoratori più qualificati. Allo stesso tempo, l'automazione ha indebolito i salari dei lavoratori a bassa e media qualifica. L'avvento dell'IA generativa potrebbe influenzare il premio salariale per le competenze. Per ora è troppo presto per sapere dove stiamo andando. Nel 2022 e all'inizio del 2023, la crescita dei salari ha subito una marcata accelerazione, ma nella maggior parte delle economie è rimasta al di sotto dell'inflazione e le retribuzioni sono cresciute più rapidamente.

b. Invecchiamento: Passare dal risparmio per la pensione alla spesa per la pensione? L'invecchiamento della popolazione ha conseguenze sul tasso di risparmio aggregato di un'economia. Secondo la visione convenzionale, le famiglie accumulano ricchezza per prepararsi alla pensione e poi consumano i risparmi durante il pensionamento. Tuttavia, con alcune variazioni tra i Paesi, le famiglie non hanno speso i risparmi come suggerisce l'argomentazione convenzionale, mantenendo piuttosto il capitale come risparmio precauzionale e per essere ereditato dalla prole; questo è il cosiddetto puzzle del risparmio previdenziale.

I dati demografici implicano quindi una continua carenza di risparmio o è più probabile che si verifichi una "grande inversione"? La risposta del mainstream è che l'eccedenza di risparmio è destinata a continuare per un lungo periodo. Ma una posizione minoritaria ritiene che la tendenza stia per interrompersi, che la spesa per i consumi (come i costi sanitari per gli anziani) possa aumentare in modo sostanziale e che il risparmio aggregato possa diminuire. Inoltre, l'aumento dell'indice di dipendenza implica che il numero di persone che risparmiano durante la pensione rispetto a quelle che risparmiano durante la vita lavorativa aumenterà (si veda ancora il grafico 7). Anche l'espansione dei bilanci - gli effetti di valutazione delle attività - può avere un ruolo. Se i pensionati non beneficeranno più dello stesso tasso di rivalutazione dei prezzi degli asset dei decenni passati, dovranno consumare una parte maggiore dei loro risparmi.

c. Eccesso di risparmio da parte degli esportatori netti: Ritirata? Soprattutto dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997, le economie della regione hanno accumulato grandi riserve estere per autoassicurarsi contro gli shock futuri, che hanno ripetutamente portato a improvvisi arresti dei flussi di capitale. Gran parte di queste riserve sono state investite in titoli di Stato statunitensi, facendone salire i prezzi, il che equivale a ridurne i rendimenti.

Le sorprendenti esportazioni nette della Cina, ma anche di altri esportatori netti come il Giappone e i paesi esportatori di petrolio, si sono aggiunte a questa tendenza. Le riserve estere della Cina hanno raggiunto un picco di quasi 4.000 miliardi di dollari nel 2014, di cui oltre 1.000 miliardi investiti direttamente in titoli di Stato statunitensi. Da allora, però, queste riserve sono diminuite. In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, il percorso futuro resta da vedere.

L'offerta può reagire?

Se l'equilibrio tra investimenti e risparmi si sposta, i venti contrari dovuti alla demografia e alla geopolitica potrebbero rendere difficile soddisfare la domanda generata. L'offerta di lavoro globale è cresciuta rapidamente negli ultimi decenni, aggiungendo capacità a un'economia con una domanda debole. Nelle economie avanzate, la crescente partecipazione delle donne ha finora compensato l'aumento della quota di popolazione in età pensionabile. Tuttavia, con il continuo invecchiamento della popolazione, il numero relativo di persone in età lavorativa continuerà a diminuire. Inoltre, circa 60 milioni di lavoratori in tutto il mondo servono in ultima analisi la domanda nordamericana e circa 50 milioni quella europea. Le forze geopolitiche possono influenzare questi flussi globali e aumentare le pressioni sull'offerta a livello locale.

In compenso, la tecnologia promette di generare venti di coda per l'offerta. Potrebbero far passare l'economia dalla stagnazione della produttività a una maggiore innovazione e diffusione della tecnologia? I decenni passati sono stati caratterizzati da una lenta crescita della produttività nelle economie avanzate. Finora la digitalizzazione non si è tradotta in un aumento della produttività. Ma la situazione potrebbe cambiare con il diffondersi dell'adozione e con l'aggiunta di nuove capacità da parte di tecnologie come l'intelligenza artificiale.


°°° Quattro scenari plausibili da qui al 2030

Per fornire una finestra su un futuro incerto, l'MGI ha sviluppato quattro scenari su come l'economia e il bilancio globale potrebbero evolvere nel periodo fino al 2030 (Figura 8). Essi si differenziano per la forza e la persistenza con cui si sposterà l'equilibrio tra risparmi e investimenti auspicati, descritto nella sezione precedente, e per le scelte di politica monetaria e fiscale e gli investimenti in produttività. Ognuno dei percorsi è plausibile; nessuno è stato sviluppato utilizzando ipotesi estreme o a bassa probabilità (per maggiori dettagli, si veda la barra laterale, "Sviluppo degli scenari macroeconomici").

Ogni scenario - ritorno all'era passata, più alto per più tempo, azzeramento del bilancio e accelerazione della produttività - include un percorso fino al 2030 per la crescita del PIL, l'inflazione e i tassi di interesse, con l'obiettivo di esplorare la traiettoria a lungo termine piuttosto che fare previsioni a breve termine per il prossimo anno o due (Figura 9). MGI ha costruito un modello di scenario quantitativo per gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania, ma le caratteristiche sono applicabili in modo più ampio.

Grafico 8

Grafico 9


* Scenario di ritorno al passato: Espansione insostenibile dei bilanci a scapito della crescita del PIL

È possibile che gli shock si rivelino temporanei, che prevalga l'eccesso strutturale di risparmio, che tornino i bassi tassi di interesse e che riprenda l'espansione dei bilanci. A prima vista, questo scenario può sembrare attraente perché la ricchezza continua a crescere. Ma questa crescita va a scapito della produzione economica reale, accentua le disuguaglianze e continua ad aumentare il rischio di stress finanziario e di future correzioni (tutti i numeri di questo e degli altri tre scenari si riferiscono agli Stati Uniti).

Lo scenario di "ritorno all'era passata" può sembrare attraente, ma la crescita va a scapito della produzione economica reale, accentua le disuguaglianze e continua ad aumentare il rischio di stress finanziario e di correzioni future.

Cosa succede: Ritorna la stagnazione secolare. In questo scenario, l'inflazione scende nei prossimi due anni ben al di sotto del 2%. Le tensioni sul mercato del lavoro si attenuano e la disoccupazione si assesta sui tassi precedenti o leggermente più elevati. La domanda è debole e riprende una crescita mediocre del PIL, con una media di circa l'1% da qui al 2030. La quota degli utili sul PIL continua a crescere. Il denaro intelligente va a caccia di opportunità di rivalutazione del capitale, come gli immobili, piuttosto che di investimenti produttivi. I tassi di interesse reali tornano leggermente negativi.

Il capitale è mal allocato e la crescita della produttività rimane bassa.

Risultati di bilancio: Continua espansione e vulnerabilità. Il bilancio continua la sua espansione secolare rispetto al PIL, ma, come in precedenza, rimane vulnerabile a shock e perturbazioni future. Il valore totale del mercato azionario, corretto per l'inflazione, cresce all'incirca in linea con i tassi del passato, grazie ai forti guadagni e ai bassi tassi di interesse. Il valore degli immobili continua a beneficiare dei bassi tassi di interesse. Il valore totale delle obbligazioni cresce grazie alla ripresa della leva finanziaria. Solo i depositi registrano una modesta flessione, mentre le banche centrali riducono le dimensioni dei loro bilanci. La ricchezza reale delle famiglie cresce cumulativamente del 28%, pari a 40.000 miliardi di dollari sulla carta, con un aumento della disuguaglianza della ricchezza.


* Scenario più alto più a lungo: Utilizzare l'inflazione per ridurre le vulnerabilità dei bilanci a scapito della stabilità dei prezzi

Se gli investimenti riprendono e la carenza di risparmio diminuisce in modo significativo e persistente, nonostante i venti contrari che ostacolano la crescita del PIL, la pressione inflazionistica potrebbe consolidarsi. Se poi l'inasprimento delle politiche rimane moderato a causa dei rischi per la stabilità finanziaria, l'economia potrebbe sperimentare uno scenario più elevato a lungo. Questo scenario è simile a quello della stagflazione degli anni Settanta negli Stati Uniti, anche se con un'inflazione leggermente inferiore (4% anziché 9%). Sebbene la mancanza di stabilità dei prezzi in questo scenario sia problematica, è accompagnata da una solida crescita dei redditi, da una crescita positiva (anche se non impressionante) della ricchezza e da una maggiore stabilità dei bilanci.

Sebbene la mancanza di stabilità dei prezzi nello scenario "più alto più a lungo" sia problematica, è accompagnata da una solida crescita dei redditi, da una crescita positiva (se non impressionante) della ricchezza e da una maggiore stabilità dei bilanci.

Cosa succede: Inflazione e tassi persistentemente elevati. In questo scenario, l'inflazione si assesta intorno al 4%, mentre la stretta sull'offerta di lavoro continua e la transizione a zero, la riconfigurazione della catena di approvvigionamento e la difesa nazionale aggiungono due o tre punti percentuali alla quota di investimenti del PIL. I salari nominali aumentano rapidamente e i consumi sono forti. I tassi di policy aumentano in risposta ma, a causa delle crescenti tensioni nel sistema finanziario, non abbastanza da portare l'inflazione al target. La forte domanda e l'aumento degli investimenti, anche se non tutti produttivi, sostengono una crescita del PIL leggermente superiore al trend recente. Con lo spostamento del potere contrattuale a favore dei lavoratori e una politica di concorrenza più incisiva, gli utili aziendali crescono più lentamente dei redditi da lavoro e del PIL. I premi di rischio aumentano di uno o due punti percentuali rispetto alle medie dell'ultimo decennio, poiché la volatilità rimane elevata.

Risultati di bilancio: Stagnazione dei valori reali e contrazione del bilancio rispetto al PIL. Le dimensioni del bilancio nel complesso iniziano a tornare verso le medie storiche rispetto al PIL, grazie alla combinazione di inflazione e crescita del PIL leggermente più forte. Con il rallentamento della crescita degli utili, il valore totale di mercato delle azioni (corretto per l'inflazione) si contrae in termini assoluti e come multiplo del PIL
Il valore di mercato degli immobili diminuisce in termini reali, poiché l'aumento dei tassi d'interesse pesa sugli investitori più dei benefici di protezione dall'inflazione e delle costruzioni aggiuntive. Il debito e i depositi crescono per finanziare l'aumento degli investimenti, ma più lentamente dell'inflazione; anche il loro rapporto con il PIL diminuisce. La ricchezza reale delle famiglie si contrae cumulativamente dell'8,5%, ovvero di 12.600 miliardi di dollari.

* Scenario di azzeramento dei bilanci: Una recessione prolungata è il caso peggiore per la ricchezza, il reddito e la stabilità finanziaria.

L'inasprimento delle politiche, la percezione di un rischio crescente e le tensioni o addirittura i fallimenti dei sistemi finanziari potrebbero portare a una brusca correzione dei valori degli asset, nonché a una recessione prolungata e a un periodo di riduzione della leva finanziaria. La politica monetaria e fiscale non può venire in soccorso come nella crisi finanziaria globale perché i bilanci sono già grandi. Questo scenario assomiglia in qualche modo a quanto accaduto in Giappone negli anni Novanta.

Cosa succede? Un atterraggio molto duro e un decennio quasi perso. Una forte stretta monetaria e fiscale pone fine all'inflazione. Ma i tassi di interesse reali più elevati mettono a nudo i livelli di indebitamento e i prezzi degli asset, che scendono in modo significativo. Le istituzioni finanziarie sono sotto pressione, con possibili ulteriori chiusure di banche; le perdite di valore delle obbligazioni e degli immobili commerciali e di altro tipo incidono pesantemente sui buffer di capitale. Nel peggiore dei casi, la contrazione della liquidità costringe a vendere gli asset, deprimendo ulteriormente i valori e innescando un maggiore stress finanziario sistemico. I Paesi colpiti, e persino l'economia globale, devono affrontare una ristrutturazione del debito o un lungo periodo di riduzione della leva finanziaria. L'incertezza e i premi per il rischio aumentano sensibilmente e la politica monetaria e fiscale si ammorbidisce nuovamente per stabilizzare l'attività economica. L'aggiustamento dei bilanci trascina la crescita economica attraverso la riduzione della leva finanziaria e quindi la debolezza della domanda, poiché i consumatori rimborsano il debito anziché spendere. Dal lato dell'offerta si assiste alla zombificazione di imprese, banche e attività, nonché alla fame di capitali e alla debolezza degli investimenti. Il deleveraging potrebbe durare un decennio e la crescita del PIL sarebbe inferiore di un punto percentuale rispetto al decennio precedente. Ciò che rende la situazione particolarmente difficile è che quasi tutti i settori e i Paesi sono colpiti contemporaneamente in questa fase, ma la riduzione della leva finanziaria di un settore o di un Paese richiede tipicamente che un altro si indebiti. La socializzazione delle perdite potrebbe accelerare l'aggiustamento, ma è più difficile da realizzare in presenza di un debito pubblico già elevato e di bilanci lunghi delle banche centrali.

Esiti dei bilanci: Correzione degli attivi e riduzione della leva finanziaria. Nel complesso, le dimensioni del bilancio si correggono rispetto al PIL. Il valore totale di mercato delle azioni diminuisce in termini reali e come multiplo del PIL. I titoli azionari risentono negativamente di una breve impennata dei tassi d'interesse reali (ma poi vengono sostenuti quando i tassi scendono di nuovo), dell'aumento dell'incertezza e dei premi per il rischio, nonché dell'attenuazione della crescita del PIL e delle aspettative sugli utili. Ad esempio, i valori delle azioni e degli immobili statunitensi potrebbero scendere di oltre il 30% da oggi al 2030.

I valori immobiliari scendono in termini reali e rispetto al PIL, soprattutto a causa dell'aumento dei tassi e della diminuzione della tolleranza al rischio. I premi obbligazionari crescono e il debito e i depositi subiscono la pressione della riduzione della leva finanziaria, anche se si ipotizza che il settore pubblico debba aumentare ulteriormente il proprio debito per stabilizzare l'economia. La ricchezza reale delle famiglie diminuisce cumulativamente del 20% - come nel caso del patrimonio netto totale in Giappone tra il 1990 e il 2000 - o di 30.000 miliardi di dollari entro il 2030.


* Scenario di accelerazione della produttività: Il risultato Goldilocks; la rapida crescita del PIL migliora la ricchezza e la salute dei bilanci.

Lo scenario verso cui i decisori dovrebbero tendere è quello in cui gli investimenti si rafforzano e sono produttivi, accelerando la crescita della produttività. Questo scenario assomiglia un po' al periodo di crescita molto rapida della produttività tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000. Il bilancio cresce, ma meno rapidamente del PIL, e quindi è più sano e sostenibile.

Cosa succede? Gli investimenti produttivi e l'adozione di tecnologie aumentano la produttività. Le forze descritte nella sezione precedente portano a una domanda sempre forte e a un'abbondanza di opportunità di investimento interessanti. I nuovi investimenti accelerano materialmente la crescita della produttività e del PIL di un punto percentuale rispetto all'ultimo decennio. Di fronte alla ristrettezza del mercato del lavoro, le imprese accelerano gli investimenti e l'adozione di tecnologie digitali e di automazione, favorendo la crescita della produttività. Le catene di approvvigionamento ripensate rimangono efficienti e una nuova ondata di economie emergenti fornisce ampia manodopera globale. La politica industriale riesce a guidare l'innovazione e la tecnologia. La rapida crescita dell'offerta modera la pressione inflazionistica. L'inflazione scende all'obiettivo, mentre i tassi d'interesse reali salgono in media a circa l'1%, sostenendo ulteriormente l'allocazione del capitale produttivo.

Risultati di bilancio: Crescita sostenibile. Grazie alla rapida crescita del PIL, le dimensioni del bilancio complessivo come multiplo del PIL diminuiscono leggermente. Il valore di mercato reale totale delle azioni cresce solo modestamente più lentamente rispetto al passato, ma diminuisce rispetto all'accelerazione del PIL. L'accelerazione della crescita economica compensa quasi la perdita del vento di coda derivante dall'aumento della quota degli utili sul PIL e il leggero vento contrario derivante dall'aumento dei tassi di interesse reali. Il valore degli immobili (aggiustato per l'inflazione) è sostanzialmente stagnante, e quindi diminuisce rispetto al PIL. Il valore totale delle obbligazioni cresce per finanziare maggiori investimenti, nonostante il vento contrario dei tassi di interesse. In un'economia stabile, i depositi si riducono in termini reali, in quanto le banche centrali riducono i loro bilanci con il quantitative tightening. La ricchezza reale delle famiglie cresce cumulativamente dell'11%, ovvero di 16.000 miliardi di dollari.

La divergenza dei valori degli asset e del debito rispetto al PIL potrebbe terminare, ridisegnando il panorama economico, bancario e degli investimenti.

I responsabili delle decisioni si sono abituati per decenni a un bilancio, sia per quanto riguarda il debito che il valore degli asset, superiore al PIL, ma il prossimo decennio potrebbe vedere il mondo andare in una direzione sostanzialmente diversa.

In tutti gli scenari, tranne uno - il ritorno all'era passata - l'attuale volatilità dei prezzi degli asset e del sistema finanziario si rivela solo il primo segnale di un cambiamento fondamentale nel modo in cui il bilancio cresce rispetto al PIL. In tre dei quattro scenari, il bilancio si contrae rispetto al PIL, sia attraverso la correzione degli attivi e la riduzione della leva finanziaria, sia attraverso un'inflazione superiore alla crescita nominale degli attivi e del debito, sia attraverso una crescita più rapida del PIL (Figura 10).

Grafico 10

In tutti gli scenari, tranne quello del "ritorno all'era passata", le dimensioni del bilancio e delle sue principali componenti diminuiscono rispetto al PIL entro il 2030.

La crescita di azioni, immobili, obbligazioni e depositi appare notevolmente diversa rispetto agli ultimi due decenni. Ad esempio, negli ultimi 20 anni il valore totale del mercato azionario delle società quotate e non quotate è cresciuto del 5% annuo in termini reali; nel periodo fino al 2030, i tassi variano tra il meno 4% in uno scenario di azzeramento dei bilanci e il più 6% in uno scenario di ritorno all'era passata. (Si noti che questi numeri rappresentano la crescita del valore totale del mercato, non la performance o il prezzo).

Vi sono analogie e variazioni a seconda del Paese. In particolare, i titoli azionari diminuiscono meno in Germania e nel Regno Unito rispetto agli Stati Uniti negli scenari "higher for longer" e "balance sheet reset", in gran parte a causa del fatto che non hanno subito un'impennata così ampia degli utili societari. Per quanto riguarda il settore immobiliare, la Germania e il Regno Unito registrano un calo inferiore rispetto al PIL rispetto agli Stati Uniti negli scenari "più a lungo termine" e "accelerazione della produttività", in quanto i tassi di interesse aumentano meno in presenza di una crescita leggermente più lenta.



°°° Favorire l’aumento della produttività ed allo stesso tempo preprarsi a scenari sfavorevoli

I responsabili delle decisioni dovranno adeguare il loro modo di pensare a un'economia mondiale e a un bilancio globale potenzialmente molto diversi nel decennio a venire, e in effetti a una gamma insolitamente ampia di risultati potenziali. Ciò richiede una riflessione a più lungo termine e un insieme di indicatori molto più ampio, compreso lo stesso bilancio globale, da tenere in considerazione nella strategia e nella pianificazione rispetto a quanto probabilmente sono stati abituati a fare. I governi e le imprese dovrebbero impegnarsi collettivamente per accelerare la crescita della produttività, l'unico degli scenari modellati da MGI che consente di ottenere una forte crescita del reddito e della ricchezza nel lungo periodo e un bilancio globale sano. Allo stesso tempo, però, dovrebbero prepararsi attivamente ad affrontare esiti meno favorevoli.

*È fondamentale puntare a una maggiore produttività

La crescita della produttività e le scelte fatte per raggiungerla sono di importanza preminente nel contesto attuale. Solo un'accelerazione della crescita della produttività può sostenere la crescita economica a lungo termine e un bilancio globale sano e sostenibile. La situazione è diventata molto più urgente e importante. In genere, le politiche volte a stimolare la produttività ottengono poche decine di punti base di crescita economica aggiuntiva. Ora, la differenza di ricchezza delle famiglie tra uno scenario di accelerazione della produttività e uno di azzeramento dei bilanci ammonta a 48.000 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti. I responsabili delle politiche monetarie e fiscali si trovano di fronte a un dilemma: se non stringono abbastanza, l'inflazione rimane scomodamente alta; se stringono troppo, la ricchezza e il sistema finanziario sono sottoposti a stress. Senza una crescita più rapida del PIL, la linea di demarcazione tra questi risultati potrebbe essere molto sottile.

*Solo un'accelerazione della crescita della produttività può sostenere la crescita economica nel lungo periodo e un bilancio globale sano e sostenibile.

Cosa occorre per realizzare uno scenario di accelerazione della produttività? Innanzitutto, è necessario allocare il capitale produttivo e gli investimenti, nonché adottare più rapidamente gli strumenti digitali, come ha dimostrato la ricerca MGI. Anche la riorganizzazione del sistema finanziario per orientare l'allocazione del capitale verso la formazione di nuovo capitale produttivo potrebbe essere d'aiuto. Cosa potrebbe spostare l'attrattiva relativa del finanziamento di nuove imprese e progetti nel settore dell'energia o delle infrastrutture rispetto al finanziamento di transazioni di attività esistenti, come i mutui per le case esistenti a prezzi sempre più alti o i leveraged buyout?

Per puntare a una maggiore crescita della produttività è necessario che i responsabili delle decisioni credano che sia realizzabile e che la traducano in una prospettiva credibile. Se le imprese si preparano a un rallentamento della crescita del PIL o a una recessione, è meno probabile che investano. Al contrario, l'attesa diventa interessante. Gli sviluppatori immobiliari, ad esempio, prevedendo prezzi più bassi, ritarderanno lo sviluppo di nuovi progetti. Le banche, concentrate sul rafforzamento dei propri bilanci, inaspriranno gli standard di credito, riducendo la produzione di prestiti. Tutto ciò potrebbe creare lo scenario di una profezia di sventura che si autoavvera.

La leadership del settore pubblico e privato dovrà articolare le basi dello scenario di accelerazione per poterlo realizzare.

Le aziende dovranno sviluppare strategie per anticipare un'ampia gamma di risultati a lungo termine.

Poiché l'incertezza può persistere almeno per un certo periodo di tempo, le imprese dovranno pianificare per più scenari. Le strategie del passato possono funzionare bene in un'epoca di ritorno al passato. Tuttavia, le altre possibilità, e in particolare gli scenari "higher for longer" e "balance sheet reset", comportano rotture che probabilmente richiedono un cambiamento sostanziale di mentalità, in particolare tra gli investitori e le istituzioni finanziarie. Non sarà più sufficiente reagire ai cambiamenti del contesto macro. Le imprese devono identificare i marcatori dello scenario verso cui il mondo si sta dirigendo, pianificare una serie sufficientemente ampia di scenari e testare gli approcci di gestione del rischio, oltre ad adeguare i modelli di business e cercare nuove opportunità di crescita.

  • Identificare i marcatori dello scenario verso cui si sta dirigendo il mondo. Molti operatori danno ancora importanza agli indicatori finanziari a breve termine, come le ultime letture sull'inflazione, la decisione sui tassi d'interesse da parte della Federal Reserve statunitense o della Banca del Giappone e la reazione a questi ultimi sui mercati finanziari. I cambiamenti strutturali di lungo periodo attirano generalmente meno attenzione.

  • Data l'elevata incertezza odierna e le forze strutturali che stanno plasmando i possibili futuri, i responsabili delle decisioni devono guardare più avanti. Ciò significa monitorare gli indicatori sui fattori che potrebbero guidare gli investimenti e i risparmi, che ora si stanno spostando. Dovrebbero inoltre considerare i fattori che determinano la crescita dell'offerta e della produttività nel lungo periodo, nonché i vincoli politici ed economici che possono influenzare la traiettoria della politica fiscale e monetaria.

  • Pianificare una serie di scenari sufficientemente ampia e a lungo termine. Quali conseguenze avrebbero le imprese, ad esempio, se i tassi di interesse e l'inflazione rimanessero elevati per un decennio o, al contrario, se la crescita del PIL dovesse accelerare in modo significativo? Per fornire alcuni esempi:

    • Come possono gli investitori e i gestori patrimoniali sviluppare la previsione e adeguare i portafogli di attività? L'affermazione "tutto andrà bene se si considera una prospettiva di dieci anni" potrebbe essere meno valida che in passato, sia per i prezzi degli asset, sia per le condizioni di finanziamento o i parametri economici. Gli scenari hanno esiti significativamente diversi per le varie classi di attività, e di questi occorre tenere conto. Ad esempio, in uno scenario più elevato per un periodo più lungo, i gestori patrimoniali dovranno considerare di ridurre la loro ponderazione relativa dei fondi azionari growth. In diversi scenari, i tassi di capitalizzazione aumenterebbero e resterebbero più alti, influenzando i casi di investimento per gli sviluppatori immobiliari.

    • Come possono le banche ripensare i modelli di deposito e assicurarsi liquidità e finanziamenti a lungo termine nella transizione verso un nuovo regime di tassi d'interesse? In diversi scenari, i depositi diminuiranno a livello sistemico, non solo per le singole banche.

  • Testare e rafforzare gli approcci alla gestione del rischio. Ciò potrebbe includere l'aumento delle riserve di capitale, il rafforzamento dei bilanci o lo scarico del rischio macro. La verifica dei modelli aziendali e dei bilanci in base a questi scenari, o la verifica inversa di quali parametri e soglie esporrebbero le maggiori vulnerabilità, dovrebbe essere una priorità.

  • Adattare i modelli di business e cercare nuove opportunità di crescita. Un cambiamento duraturo del contesto macroeconomico può rendere alcuni modelli di business parzialmente obsoleti e altri di nuova attrattiva. Per fornire alcuni esempi di domande che potrebbero essere poste:

    • Per gli investitori, come dare la priorità alle opportunità di creazione di valore, compresa la crescita degli utili e degli affitti, in scenari in cui i multipli non si espandono più? Anche in presenza di venti contrari sul mercato, ci saranno ovviamente opportunità nei singoli investimenti, dalla riqualificazione dei quartieri nel settore immobiliare post-pandemico ai nuovi modelli di business nelle aziende. E in ogni caso, potrebbe essere disponibile un crescente sostegno fiscale, con l'aumento degli investimenti nella difesa, nell'energia, nell'automazione e nell'IA.

    • Per le istituzioni finanziarie, come ristrutturare i modelli di business che spesso sono ancora legati a un bilancio in espansione, a una liquidità abbondante e a una sostanziale trasformazione delle scadenze delle passività? Quali sono le fonti di reddito oltre al margine di interesse che potrebbero essere più promettenti in tutti gli scenari? Tra gli esempi di ricavi basati sulle commissioni vi sono i pagamenti, la determinazione dei prezzi e la facilitazione delle transazioni di consulenza, la creazione e il finanziamento di nuovi progetti di capitale e i servizi di ecosistema come l'intermediazione immobiliare e i servizi di trasloco. I mutui (ancor più nel settore immobiliare commerciale) e i prestiti Lombard potrebbero richiedere una rivalutazione critica.

    • Per le banche, come anticipare i cambiamenti sostanziali di prodotto, di segmento di clientela e di attrattiva geografica? Aumentare la velocità di riallocazione del capitale e dell'attività potrebbe dare i suoi frutti e catturare il denaro in movimento prima dei concorrenti. In uno scenario più alto e più a lungo, ad esempio, i quintili a reddito e ricchezza medio-bassi potrebbero recuperare parte del terreno perso rispetto ai quintili a reddito e ricchezza più alti. Le opportunità di fusione e acquisizione saranno numerose.

Le turbolenze degli ultimi tempi sono uno shock per il sistema dopo un periodo di relativa calma per l'economia globale e decenni ininterrotti di aumento della ricchezza (e del debito) sulla carta. Il percorso che ci attende è altamente incerto e la gamma di scenari possibili è insolitamente ampia. La situazione richiede una revisione delle ipotesi e un adeguamento della pianificazione, della strategia e dei modelli di business. L'aggiustamento rispetto al passato potrebbe essere prolungato.

La lettura dell’ampio e dettagliato rapporto di Mc Kinsey è molto utile: offre un quadro di insieme coerente e comprensibile, ma soprattutto mette gli investitori di fronte alla realtà dei fatti.

E’ questo il Mondo: è questa la situazione nella quale ognuno di voi va a fare le proprie scelte di investimento.

Vi ricordiamo, ancora un volta, che su tutti i temi elencati voi avete già fatto la vostra scelta. Anche se non lo sapete, anche se voi non ve ne rendete conto.

Le vostre GPM, i vostri Fondi Comuni, le vostre Polizze UCITS, i vostri Certificati sono una scelta tra i quattro scenari che avete letto poco sopra. Se non ve lo hanno spiegato, vi hanno nascosto la realtà. Se non lo avete capito, allora voi siete in grave ritardo.

Per concludere il nostro Longform’d in modo applicato alla realtà ed alle scelte per la gestione del portafoglio titoli, vi proponiamo di leggere, tradotto da noi per l’occasione, anche un articolo che il Financial Times ha dedicato al lavoro di Mc Kinsey che avete appena letto: in questo articolo, in modo esplicito, vengono esposte alcune utili raccomandazioni sulla pratica della gestione degli investimenti.

Chiudete gli occhi e provate a visualizzare 160 miliardi di dollari. Potrebbe sembrare impossibile. Gli zeri in 160.000.000.000.000 di dollari - che occupano quasi una riga da soli - sono sufficienti a far girare la testa a chiunque.

Ma ora dovremmo provarci lo stesso, perché un nuovo rapporto sullo stato del bilancio mondiale (cioè le attività e i debiti rispetto alla crescita) contiene una scoperta sorprendente. Gli esperti di numeri della società di consulenza McKinsey ritengono che, dal 2000, lo stock mondiale di ricchezza cartacea (il prezzo speculativo e non realizzato di tutte le attività finanziarie) sia aumentato di circa 160 milioni di dollari. Sì, davvero.

In parte, ciò riflette la crescita economica reale. Ma soprattutto deriva da un forte aumento del debito globale e dell'offerta di denaro attraverso il quantitative easing, in particolare in paesi come gli Stati Uniti, che ha fatto salire i prezzi degli asset. Per ogni dollaro di investimenti globali effettuati dal 2000, sono stati aggiunti circa 1,90 dollari di debito. Secondo McKinsey, nel periodo 2020-2021 questo fenomeno è "accelerato a 3,40 dollari per ogni 1 dollaro di investimenti netti". Si tratta del tasso più rapido degli ultimi 50 anni.

Ciò ha portato il valore presunto di tutti gli asset globali, in rapporto al prodotto interno lordo, da circa il 470% del PIL globale nel 2000 a oltre il 600% di oggi, con un boom dei mercati immobiliari e azionari più rapido dell'economia "reale" ad un livello davvero notevole (160 miliardi di dollari).

Nella maggior parte dei casi, questo modello viene discusso raramente. In parte perché il monitoraggio di questo bilancio globale implica una tale quantità di congetture che pochi analisti hanno mai provato a farlo (ad eccezione di alcuni anticonformisti della Banca dei Regolamenti Internazionali).

Ma anche perché è un tratto della natura umana presumere che ciò con cui siamo cresciuti rappresenti la "normalità" e che continuerà. E poiché l'inflazione furtiva dei prezzi degli asset si è verificata per così tanto tempo, anche prima del 2000, ora sembra del tutto "normale".

Due fattori in corso d'opera dovrebbero farci ricredere.

  • Uno, l'inflazione dei prezzi degli asset è stata un fattore chiave dietro l'aumento della disuguaglianza di ricchezza che economisti come Thomas Piketty hanno individuato negli ultimi anni e che ha avvelenato la politica occidentale.

  • In secondo luogo, questa tendenza all'aumento costante dei prezzi degli asset potrebbe essere destinata a cambiare. Un fattore chiave è che i tassi di interesse hanno avuto una tendenza al ribasso per decenni, rendendo il debito a buon mercato. Tuttavia, l'anno scorso i tassi sono saliti, cancellando circa 8 miliardi di dollari, pari a un terzo dell'economia statunitense, dagli asset delle famiglie solo nel 2022.

Forse si tratta di un episodio isolato. Il prezzo delle obbligazioni suggerisce che molti investitori si aspettano che i tassi scendano in futuro. Il rapporto McKinsey, intitolato "The Future of Wealth and Growth is in the Balance" (Il futuro della ricchezza e della crescita è in bilico), delinea quattro potenziali scenari futuri, uno dei quali prevede il ritorno a ciò che consideriamo "normale", ossia tassi bassi e aumento dei prezzi degli asset.

Ma personalmente dubito che ciò sia probabile. Questa settimana Jamie Dimon, capo di JPMorgan Chase, ha avvertito che "tutti dovrebbero essere preparati a un aumento dei tassi da qui in poi".

Ciò solleva una domanda fondamentale: se stiamo entrando in una nuova "normalità", come ci adatteremo cognitivamente?

La risposta non è affatto chiara. Un altro degli scenari delineati nel rapporto è quello in cui l'inflazione rimane elevata e volatile per lungo tempo, in concomitanza con una certa crescita. Se ciò accadesse, si potrebbe scatenare un modello noto come "repressione finanziaria" - il termine economico per indicare un luogo in cui i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine rimangono più bassi dell'inflazione per diversi anni, facendo essenzialmente perdere denaro a chiunque detenga tali titoli ogni anno.

Una terza opzione è un'ondata di ristrutturazioni di bilancio e recessioni che riducono il debito in eccesso. Come ha scritto David Graeber nel suo libro Debt, quando il debito e i prezzi degli asset sono aumentati in passato, ciò ha prodotto implosioni politiche o ha spinto i governi a creare "valvole di sicurezza" sociali - come il condono del debito - per evitare il crollo.

In teoria ciò sembra sensato; come l'antica Mesopotamia ha scoperto diversi millenni fa, l'idea di "ripulire la lavagna" dai debiti in eccesso può consentire a una società di ripartire. Ma McKinsey stima che una vera e propria recessione e ristrutturazione dei bilanci potrebbe cancellare 48 miliardi di dollari di ricchezza delle famiglie nei prossimi anni, con un calo del 30% dei prezzi delle azioni e degli immobili in luoghi come gli Stati Uniti. Questo probabilmente contribuirebbe a ridurre la disuguaglianza nel lungo periodo. Ma sarebbe un tale shock che potrebbe smorzare gravemente la fiducia e la crescita economica.

Naturalmente c'è anche un altro scenario possibile: un miracolo della produttività che permetta all'attività economica reale di espandersi molto più velocemente della ricchezza e del debito cartaceo, riequilibrando il mondo. Sarebbe il Santo Graal. Ma è difficile credere che si verificherà. Vi invito quindi, ancora una volta, a riflettere su quella cifra da capogiro di 160 miliardi di dollari. E poi chiedersi: possiamo adattare la nostra mente a un'epoca in cui i prezzi degli asset non aumentano sempre? Quale sarà la nostra futura "normalità"?

Valter Buffo
Proteggere il patrimonio: ma dagli errori, non dall'inflazione
 

E’ di gran moda, sui quotidiani e sui settimanali, ma pure alla TV (dai TG a CNBC) scrive di “come proteggere il portafoglio dall’inflzione”.

La cosa è ovvia, dato lo spazio che l’inflazione stessa si è conquistata nei titoli dei giornali e della TV. Ma (come Recce’d ha da mesi messo in forte evidenza) è sicuramente distorsivo, e quindi potenzialmente anche pericoloso per la massa degli investitori, che potrebbero ricavarne indicazioni sbagliate e fare quindi scelte sbagliate.

Come in numerose occasioni precedenti, noi abbiamo oggi una (inquietante) sensazione:

  • si sta facendo ogni sforzo per “raccogliere la mandria”

  • e portarla dentro a due recinti

  • il primo recinto si chiama “BTp” (ma anche US Treasury, il cui rendimento questa settimana è salito al 3,70% sulla scadenza a 10 anni)

  • il secondo recinto si chiama “AI” ovvero intelligenza artificiale (e quindi indice Nasdaq, nell’ultima settimana +3,5%)

  • e quando saranno tutti ben raccolti ed ammassati, poi arriva … la marchiatura a caldo del bestiame

Ma questa è solo una nostra fantasia, e non una concreta indicazione, almeno per ciò che si può dire alla data del 20 maggio 2023. Noi ci ritorneremo sopra tra qualche mese, o settimane. Oggi, invece, ci occupiamo della realtà di oggi, e come sempre di cose concrete.

Dicevamo sopra che tutto lo sforzo dei media (quotidiani, settimanali e TV) a pompare il tema degli “strumenti che proteggono dall’inflazione” porta alla massa degli investitori un messaggio fortemente distorto: una lettura affrettata potrebbe fare pensare, alla massa degli investitori, che tutta la gestione del portafoglio titoli, e quindi del loro risparmio, debba essere orientata alla lotta all’inflazione.

Si tratta di un errore, e per di più anche di un errore grossolano.

Puntare tutti i propri soldi sulla “lotta all’inflazione”, nel maggio 2023, è un errore grave, perché implica che si ritiene che sia l’inflazione, oggi, il fattore decisivo, per muovere nel futuro i prezzi di azioni, obbligazioni, materie prime e valute. Non sarà così: azioni, obbligazioni, valute e materie prime, nelle prossime settimaane e mesi, saranno mosse (in alto ed anche in basso) da altri fattori, che sono del tutto diversi dall’inflazione.

L’inflazione, ormai, c’è: è un dato di fatto. Contrariamente a quello che vi era stato raccontato, non se ne va: e ci fa sorridere il fatto che adesso, nel mese di maggio 2023, lo scrivono tutti.

Per quale ragione a noi fa sorridere? Semplice:

  • perché a gennaio e febbraio, le medesime persone che oggi si impegnano alla ricerca degli “strumenti per combattere l’inflazione” a ni spiegavano che “l’inflazione ormai è un problema del passato ed il 2023 sarà l’anno delle obbligazioni”;

  • e poi perché i quotidiani, e le Reti di promotori finanziari, e persino i siti di trading-on-line (immagine sotto), cercano di vendere la “lotta all’inflazione” ma al medesimo tempo pompano un secondo tema, quello della “recessione”.

La cosa fa sorridere, perché allora bisognerebbe trovare quegli strumenti finanziari che “proteggono dall’inflazione ma al tempo stesso proteggono dalla recessione”.

Che secondo la banca globale Deutsche Bank ha ormai una probabilità del 100% negli Stati Uniti. E’ una certezza, la recessione, secondo Deutsche Bank (grafico).

E, pensandoci bene, sarebbe utile trovare quegli strumenti finanziari che “proteggono dall’inflazione e proteggono dalla recessione e proteggono dai fallimenti delle banche e allo stesso tempo proteggono dal crollo del settore immobiliare”

Strumenti così, ovviamente non ne esistono: esiste una sola ed autentica protezione, che è quella di

  1. gestire quotidianamente in modo attivo il proprio portafoglio di investimenti

  2. sulla base di previsioni per il futuro delle economie che ogni giorno vanno aggiornate con i nuovi dati disponibili

  3. da cui si ricavano i rendimenti ed i rischi futuri di ogni asset finanziario

  4. sulla base dei quali si scelgono gli strumenti finanziari, il timing, la quantità ed ogni altro aspetto operativo della gestione di portafoglio

Non c’è un solo strumento capace di “proteggere i risparmi dall’inflazione e dalla recessione e dai fallimenti delle banche e allo stesso tempo dal crollo del settore immobiliare”. I quattro punti che avete appena letto qui sopra, invece, sono la sola autentica protezione.

E quindi, come avrete già capito, il vostro autentico nemico sono gli errori: gli errori di previsione di cui al punto 2, gli errori di valutazione di cui al punto 3, e gli errori di messa in pratica di cui parla il punto 4 del nostro elenco qui sopra.

E di errori, negli ultimi anni, ne abbiamo visti tanti: come mai prima, mai in alcuna precedente fase dei mercati finanziari.

Il più grande errore, voi lettori non lo conoscete ancora: lo misurerete solo dopo, dalle conseguenze (negative): mentre invece l’errore più commentato, su questo non c’è dubbio, è quello del grafico che segue, che abbiamo preso dal Financial Times insieme con l’articolo che leggete sotto.

Recce’d ritorna con i suoi commento dopo che avrete letto l’articolo.

Questa settimana la Banca d'Inghilterra organizza un "Festival degli errori" per celebrare le lezioni apprese dai disastri finanziari del lontano passato. Alcuni sostengono che la Banca d'Inghilterra e le sue controparti di altre banche centrali dovrebbero concentrarsi su errori più recenti.

Le economie avanzate stanno vivendo l'esplosione di inflazione più acuta - e più duratura - da una generazione a questa parte. Eppure, quasi tutti i responsabili della fissazione dei tassi non sono riusciti a capire fino a che punto le pressioni sui prezzi sarebbero aumentate - e sarebbero rimaste, nonostante le quantità record di stimoli monetari e fiscali.

La maggior parte dei responsabili dei tassi della Federal Reserve non è riuscita a prevedere che l'inflazione sarebbe mai salita, e ha poi sovrastimato la velocità del suo declino. Gli economisti della BoE e della Banca Centrale Europea hanno sottovalutato l'entità e la persistenza dell'inflazione. In tutto il mondo, le previsioni errate hanno contribuito a far sì che i banchieri centrali non riuscissero a svolgere il loro compito principale: mantenere la stabilità dei prezzi.

L'incapacità di individuare l'inflazione non solo ha fatto sì che i banchieri centrali rischiassero l'instabilità finanziaria dovendo aumentare i tassi molto più rapidamente del solito, ma ha anche minacciato la credibilità delle istituzioni che si affidano alla fiducia per guidare l'economia verso una crescita sostenibile.

Stephen King, consulente economico senior di HSBC, attribuisce la colpa del loro fallimento collettivo al fatto che i responsabili della fissazione dei tassi si affidano troppo alla loro capacità di controllare le aspettative del pubblico su ciò che accadrà ai prezzi in futuro.

In tempi normali, le regole che governano le decisioni delle imprese in materia di prezzi e le richieste di aumento dei salari da parte dei lavoratori possono essere influenzate dagli obiettivi di inflazione dei banchieri centrali, che si aggirano intorno al 2%.

Ma ciò che le previsioni non hanno dimostrato è che queste regole valgono solo quando l'inflazione è sostanzialmente stabile. Una volta che le pressioni sui prezzi si impennano - e si mantengono alte - la gente comincia a credere che "la banca centrale stia dicendo sciocchezze". Lo scetticismo si diffonde e le recenti letture dell'inflazione diventano più importanti dell'insistenza delle banche centrali sul fatto che le loro politiche possono contenere le pressioni sui prezzi.

Il colpo di reputazione causato dall'incapacità di prevedere l'inflazione ha costretto le banche centrali ad alzare i tassi in modo aggressivo - fino a 75 punti base in singole votazioni - per convincere gli investitori e l'opinione pubblica del loro impegno a mantenere bassa l'inflazione.

In alcuni ambienti, ciò ha portato anche a un esame di coscienza.

La BCE ha fatto un mea culpa per la sua sottostima dell'inflazione e ha promesso di concentrarsi maggiormente sull'inflazione sottostante piuttosto che sui modelli di previsione in futuro. Anche il FMI ha parlato apertamente dei suoi "errori di previsione", anche se questo candore non è apparso in nessuno dei suoi rapporti principali.

La BoE è stata più combattiva, sostenendo che i suoi errori non sono dovuti a errori nel modo in cui elabora le sue previsioni e sono invece il risultato di grandi shock come la guerra in Ucraina, che non avrebbe potuto prevedere.

Mentre altre organizzazioni sono state meno difensive, altri economisti avvertono che il pubblico dovrebbe concentrarsi meno sulla correttezza o meno delle proiezioni.

Questo, sostengono, è impossibile e l'opinione pubblica dovrebbe concentrarsi maggiormente sul fatto che le proiezioni dicano qualcosa di perspicace sull'economia in questo momento.

Richard Hughes, che dirige l'organo di controllo fiscale indipendente del Regno Unito, l'Office for Budget Responsibility, ha riconosciuto che l'incapacità di individuare l'aumento delle pressioni sui prezzi è stato, insieme alla sottovalutazione del calo della crescita della produttività dopo la crisi finanziaria globale, uno dei "due grandi errori di previsione macro" commessi negli ultimi decenni.

Tuttavia, le previsioni rimangono, ha detto, "la migliore comprensione del futuro, condizionata dalla conoscenza del presente".

Ha sottolineato l'analogia tra queste previsioni e i prezzi dei mercati finanziari, che si muovono anch'essi al variare dei fatti. "I mercati reagiscono alle notizie, mentre noi ci sbagliamo", ha detto Hughes.

Alexandra Dimitrijevic, responsabile globale della ricerca e dello sviluppo presso l'agenzia di rating Standard & Poor's, ha affermato che lo scopo delle previsioni non è quello di azzeccare i numeri fino all'ultima virgola, ma di "guardare al racconto, alla direzione e ai rischi".

"Per definizione, una previsione non è mai giusta. La questione è se è utile", ha aggiunto Dimitrijevic.

Clare Lombardelli, il nuovo capo economista dell'OCSE, ha osservato che le previsioni di un inverno cupo in Europa si basavano su ipotesi di clima che, per fortuna, si sono rivelate più calde del normale, il che significa che gli stoccaggi di gas, e quindi la crescita economica, hanno retto.

Daniel Leigh, che dirige il team che produce il World Economic Outlook del FMI - che comprende le proiezioni per ciascuno dei 192 Paesi membri del Fondo - ha affermato che non riuscire a prevedere le principali tendenze economiche non significa che i previsori siano sprovveduti.

Anche se si rivelano errate, funzionari e ministri trovano comunque utili le proiezioni del Fondo, perché danno un senso di scala e spiegano i probabili effetti a catena delle tendenze globali.

"La priorità è dare ai decisori un'idea di cosa aspettarsi, ma anche dei rischi, in modo che possano prendere le misure necessarie", ha detto Leigh.

Tuttavia, altri sono meno comprensivi.

Mohamed El-Erian, presidente del Queens' College di Cambridge e consulente di Allianz, ha affermato che la previsione iniziale della Federal Reserve, secondo cui l'alta inflazione sarebbe stata "transitoria", è stata "una delle peggiori decisioni degli ultimi decenni".

Ha sostenuto che se la Fed avesse esaminato più attentamente i dati delle imprese e le implicazioni delle proprie azioni, avrebbe individuato prima la gravità dell'aumento dell'inflazione.

Lombardelli ha riconosciuto che le banche centrali si trovano di fronte a un compito particolarmente difficile, in quanto devono non solo elaborare previsioni sull'inflazione, ma anche definire le politiche per influenzare le pressioni sui prezzi da qui a due anni.

"Cosa si può ipotizzare sugli effetti della politica se si è il policymaker?", ha detto.

Questa sfida è particolarmente ardua in un contesto come quello attuale, in cui è difficile prevedere le conseguenze della pandemia e dell'invasione russa dell'Ucraina.

El-Erian ritiene che rispettarlo si rivelerà difficile, soprattutto per la Fed.

Le banche centrali, soprattutto negli Stati Uniti, hanno commesso gravi errori di previsione "unilaterali" senza riconoscerli. Tali errori potrebbero essere imputati ai modelli che "non riescono a tenere il passo con i significativi cambiamenti strutturali dell'economia", all'aver esaminato troppo tardi i "microdati" e al pensiero di gruppo.

La nostra professione, il lavoro che Recce’d fa per il Cliente, non è ovviamente quello di leggere i giornali: invece, è quello di cui si parla proprio in questo articolo, ovvero fare le migliori previsioni possibili, sulla base delle conoscenze disponibili, ed proprio sulla base di questo, come è spiegato nell’articolo,

dare ai propri Clienti un’idea di che cosa aspettarsi, ma anche dei rischi.

E gestire in questo modo i portafogli modello.

Come abbiamo scritto sopra nei quattro punti, ogni investitore deve tradurre le informazioni in scelte pratiche e concrete, che producono risultati allo stesso tempo proteggendo il patrimonio (e non solo dall’inflazione, ovviamente). Voi, amici lettori, in che modo vi occupate del vostro patrimonio?

Noi in Recce’d in quanto gestori dei portafogli modello, lavoriamo allo scopo di individuare le opportunità di guadagno migliori, dati i rischi che sono presenti: ed oggi, nel maggio del 2023, quasi le opportunità migliori derivano dagli errori di cui parlava l’articolo e dei quali abbiamo scritto più sopra, e dalle conseguenze di quegli errori nei prezzi dei mercati.

Un concreto esempio? Come leggete anche nell’immagine che segue, i prezzi delle diverse classi di asset risultano spesso non coerenti, e quindi non sostenibili. Non tutti insieme, come minimo.

Da analisi come queste (che in questo specifico Post oggi noi NON approfondiremo) oggi derivano le migliori opportunità di guadagno per gli investitori.

Detto delle opportunità, e di come individuarle, resta però da coprire il lato dei rischi: e qui entrano in gioco i fattori sistemici, ai quali abbiamo accennato per tutta la settimana appena trascorsa alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFRMANCE del nostro sito, alla quale potete accedere attraverso la pagina MERCATI. Un esempio? Il problema del “tetto al debito dello Stato” negli Stati Uniti.

Le parole di Ray Dalio che leggete nell’immagine seguente illustrano, sinteticamente ma in modo efficace, quale è oggi il maggiore fattore di rischio che riguarda ognuno di noi investitori.

Questo tema, ed in generale quello dei fattori sistemici di rischio, è oggi decisivo per le scelte della gestione del proprio portafoglio: ma anche questo oggi NON verrà sviluppato in questo Post.

Questo Post noi lo dedichiamo agli errori, agli errori nelle previsioni ed agli errori nella valutazione degli asset finanziari, ed a come guadagnare dalle conseguenze degli errori.

Facciamo qui un esempio concreto: la curva dei rendimenti. Per fortuna dei nostri Clienti, noi di Recce’d abbiamo per oltre un anno sostenuto che era un errore interpretare il segnale che arriva dalla curva dei rendimenti oggi allo stesso modo nel quale lo si interpretava nei precedenti episodi di inversione. Nel corso dell’ultima settimana, poi, lo ha scritto anche il Wall Street Journal, come vi mostriamo qui sotto nell’immagine: “l’inversione della curva potrebbe semplicemente riflettere un errore nelle previsioni”.

Questa osservazione è di importanza centrale, proprio oggi, perché alcune parti del mercato prezzano gli asset sulla base del tema “recessione” mentre altre parti del mercato ignorano del tutto il tema “recessione”: le conseguenze pratiche di questa divergenza, che anche ieri è stata chiamata in causa proprio da Jerome Powell, sono molto rilevanti, come si scrive nell’immagine qui sotto.

L’immagine dice che la persistente divergenza tra quello che la Federal Reserve ha ripetutamente affermato a proposito dei tassi ufficiali e quello che oggi viene scontato dai prezzi sui mercati finanziria è decisamente inusuale. Ed è anche destabilizzante visto che la soluzione di questo dilemma ci porterà, in alternativa:

  • una esplosione della volatilità sui mercati finanziari; oppure

  • una ulteriore erosione della credibilità della Banca Centrale.

Come abbiamo già scritto più in alto, noi investitori abbiamo, oggi, una sola certezza: non possono avere ragione tutti e due. Uno di questi due si sbaglia: commette un errore.

E da questo errore di valutazione, che può essere dei mercati finanziari oppure può essere della Federal Reserve, voi lettori ed investitori potete guadagnare.

E guadagnare moltissimo. Sempre che vi posizioniate dalla parte giusta.

Ad esempio: secondo voi lettori, c’è la recessione oppure non c’è? Voi avete già fatto la vostra scelta, anche se probabilmente non ve ne rendete conto: il vostro attuale portafoglio titoli riflette la vostra opinione su questo dilemma, e sugli altri interrogativi che pesano oggi sui mercati. Voi oggi non ve ne rendete conto, ma con i vostri soldi avete già fatto la vostra scelta. Oppure, vi hanno portato a fare una certa scelta: senza spiegare a voi però su che cosa avete scommesso i vostri soldi. Vi hanno indirizzato, probabilmente utilizzando vecchissimi schemi, vecchissimi modi di ragionare e valutare, e probabilmente facendo vedere a voi i “grafici degli ultimi cinquanta anni”.

Lasciarvi portare per mano in questo modo non è una buona idea: non produrrà risultati positivi, semplicemente perché intorno a voi le cose si sono evolute e modificate. Le cose sono cambiate: gli errori che noi abbiamo documentato qui sopra hanno lasciato un segno profondo nella realtà.

Ricordate “Don’t fight the Fed”? Moltissimi, investitori ed operatori di mercato, lo ripetevano come il Padre Nostro, come il richiamo ad una Supera Autorità: era per molti la regola numero uno dell’investimento. Oggi questo è cambiato: non c’è più.

Per fortuna dei nostri Clienti, Recce’d ben tre anni fa aveva preso una posizione molto forte al proposito: una posizione OPPOSTA a “Dont’t fight the Fed”, una posizione che abbiamo illustrato anche qui nel Blog, nel 2020 e poi in molte occasioni negli anni successivi.

Oggi, nel 2023, quella posizione nostra posizione del 2020 non è più soltanto nostra: e inaspettatamente si sono avvicinati alle nostre posizioni anche soggetti mai avremmo immaginato. Ed oggi, quella nostra posizione del 2020 è diventata persino “popolare”.

Ad esempio, questa è oggi la posizione del quotidiano popolare di maggiore tiratura nel Regno Unito, il quotidiano The Sun (celebre più che altro per le foto in terza pagina), il quale con il titolo che vedete qui sopra suggerisce agli investitori che non è una buona idea “fare quello che ci dicono di fare le Banche Centrali”. Pare, secondo The Sun, che si sbaglino quasi sempre: How can The Bank of England be so WRONG?”.

Lo abbiamo già scritto, ed è la storia che ci insegna questo: nel Regno Unito, questi processi sono semplicemente più rapidi, nel loro sviluppo, rispetto all’Europa Continentale: ma facendo poi i conti alla fine, le cose che accadono da una parte e dall’altra della Manica (in questo specifico ambito) sono esattamente le medesime. Rivedetevi gli anni tra il 2006 ed il 2009, se vi servisse un concreto esempio.

Tornando al nostro tema, gli errori della Banca di Inghilterra citati dal quotidiano The Sun sono stati sicuramente inferiori agli errori che ha commesso la BCE. La sola differenza? La maggior parte dei quotidiani del Continente NON utilizza questo tipo di titolazione: ma provate un po’ a sostituire i numeri, nell’immagine, e vi renderete conto di ciò che noi abbiamo affermato a proposito della BCE. Non è difficile.

Questa ondata di malcontento, che si trasformerà in protesta tra il pubblico generale, e che si è già trasformata in sfiducia sui mercati finanziari e tra gli investitori, oggi è molto visibile a Londra, un po’ meno a Parigi, meno ancora a Francoforte. In Italia, almeno per ora, il malcontento verso le Banche Centrali viene espresso solo da una parte minoritaria dei media.

Il punto che Recce’d vuole evidenziare con questo Post è il seguente: il malcontento che monta, e che diventa visibile attraverso i media di massa, è una reazione agli errori che sono stati commessi, e di errori ce ne sono stati tanti, troppi. Di alcuni errori il grande pubblico ancora non si è ancora reso conto. Dell’inflazione, di quella sì: si è reso conto. E gli investitori? Anche gli investitori si sono già resi conto di qualche errore (ma non ancora di tutti), e se ne sono accorti a causa delle perdite sui portafogli delle obbligazioni: in settimana abbiamo documentato, alla pagina TWIT - TWOO, quelle perdite del 20% sui BTP Futura, che soltanto 12 mesi fa erano … di gran moda, proprio come oggi sono di moda sui giornali il BTp Valore oppure i conti di deposito. Il marketing fa ruotare i nomi dei prodotti (la sostanza è sempre la medesima), e non solo per i biscotti al supermercato.

Veniamo alle conclusioni di questa sintetica esposizione: avete appena letto un articolo, nel quale un autorevole quotidiano (Financial Times) commenta i numerosi errori delle Banche Centrali. Questi errori sono opportunità di investimento, nel maggio 2023.

E state per leggere un secondo articolo, di un altrettanto autorevole quotidiano (The Telegraph: ovvero un quotidiano di orientamento Conservatore, e vicino al Governo in carica) che esamina il medesimo tema, ma con un taglio più orientato alla vita sociale ed alla economia reale, che ai mercati finanziari. E ci indica altre opportunità per i portafogli modello.

Chi legge il nostro Blog, in questo maggio del 2023, è chiamato a una presa di responsabilità: dato che gli errori descritti nel nostro Post hanno modificato la realtà nella quale noi tutti operiamo ed investiamo, ognuno di noi oggi è chiamato a decidere senza potersi affidare ad una Autorità Suprema. Deve agire e sbagliare … in conto proprio.

Per conseguenza, oggi la gestione del portafoglio deve allo stesso tempo sfruttare gli errori che abbiamo documentato qui, e fare il massimo sforzo (di accuratezza, attenzione e concentrazione) per proteggere il patrimonio dagli ERRORI di previsione e valutazione per ciò che riguarda il prossimo futuro.

Facciamo un esempio pratico: preoccuparsi oggi di “proteggersi dall’inflazione” significa guardare nello specchietto retrovisore, perché quella battaglia era da combattere nel 2021. Oggi gli investitori si trovano a combattere non una singola battaglia ma una guerra tutto campo, aperta su più fronti. L’inflazione non è il nemico principale del vostro portafoglio titoli, nel maggio 2023: se vi ossessionate con l’inflazione, perdete del tutto di vista un grande numero di grandi opportunità. Il Mondo è già cambiato, e ce lo hanno spiegato anche Powell e Yellen ieri. E lo leggete anche su The Telegraph, nell’articolo che chiude il nostro Post.

Per oltre un anno Andrew Bailey ha cercato di individuare le cause della crisi inflazionistica britannica che non coinvolgessero la Banca d'Inghilterra o il suo Comitato di Politica Monetaria. Non è stato un compito facile, visto che la sua istituzione è responsabile della stabilità dei prezzi.

Bailey si è ritrovato nei guai lo scorso febbraio dopo aver chiesto una "chiara moderazione" da parte di datori di lavoro e dipendenti durante le negoziazioni salariali, in un momento in cui l'inflazione era al 6% su base annua, il triplo dell'obiettivo della Banca.

Questa settimana, imperterrito, ha scatenato un'altra reazione accusando le richieste salariali per il perdurare dell'inflazione.

È da oltre un anno che il governatore della Banca d'Inghilterra lascia intendere di temere una spirale salari-prezzi: quel temuto (e costoso) circolo vizioso in cui i salari aumentano in risposta all'inflazione, portando a un'altra serie di aumenti dei prezzi.

E si suppone che la spirale continui.

Forse ora è più cauto nel formulare i suoi avvertimenti rispetto al 2022, ma li lancia ripetutamente.

Nel corso di una sessione di prove orali all'inizio di quest'anno, il governatore ha dichiarato al Treasury Select Committee che "l'inflazione scenderà molto rapidamente", il che deve essere "tenuto in considerazione" quando si fissano le retribuzioni.

In parole povere: attenzione all'impatto di salari più alti, soprattutto se si vuole far scendere rapidamente il tasso di inflazione.

Ma questa è la prima volta nella saga dell'inflazione che il governatore afferma esplicitamente che nel Regno Unito è in atto una spirale salari-prezzi.

Parlando a un gruppo di dirigenti d'azienda a Londra, ha insistito sul fatto che gli "effetti del secondo ciclo" dell'inflazione - cioè l'aumento dei salari - stanno ora contribuendo al rallentamento del tasso d'inflazione rispetto a quanto previsto all'inizio dell'anno.

Si tratta di un'affermazione potenzialmente convincente. Dopo tutto, tra gennaio e marzo di quest'anno la crescita dei salari regolari (che esclude i bonus) è stata in media del 7% per i dipendenti del settore privato; per i dipendenti del settore pubblico, la retribuzione media è cresciuta del 5,6%.

Molte persone sanno di aver avuto un aumento di stipendio, ma stanno anche lottando per tenere il passo con le spese settimanali e le bollette mensili.

Quindi forse sono le loro richieste di salario e i loro aumenti che hanno contribuito all'aumento dei prezzi che ora stanno causando l'inflazione?

Può essere convincente, ma semplicemente non è vero. Peggio ancora, questa narrazione cerca di scaricare la responsabilità sulle imprese e sui lavoratori, che non sono i colpevoli.

Le affermazioni sulle spirali salariali sono state ampiamente sfatate: l'aumento dei salari dei dipendenti non può da solo causare l'inflazione. Piuttosto, gli aumenti salariali ritardati possono riflettere il graduale adeguamento a un eccesso di denaro in circolazione.

È vero che si possono verificare molti cicli di aumento sia dei salari che dei prezzi quando l'inflazione filtra. Potrebbe sembrare che uno provochi l'altro.

Ma senza un aumento significativo dell'offerta di moneta - che incrementi la domanda aggregata - una persona pagata di più, in tempi normali, significherebbe semplicemente meno denaro e meno domanda altrove.

È molto più probabile, quindi, che le centinaia di miliardi di sterline di stampa di moneta che la Banca ha intrapreso nel corso degli ultimi anni.

È molto più probabile, quindi, che le centinaia di miliardi di sterline di stampa di moneta che la Banca ha intrapreso durante la pandemia (stampando più denaro nel primo anno di Covid che nel decennio precedente) siano la causa principale dell'inflazione, non degli aumenti salariali.

Come Ryan Bourne del Cato Institute ha riassunto in modo piuttosto succinto l'anno scorso, considerare la crescita dei salari come il problema dopo un'espansione record dell'offerta di moneta è come "lamentarsi della gravità come causa del precipitare a terra dopo che qualcuno vi ha gettato da un aereo".

Inoltre, gli aumenti salariali a cui stiamo assistendo non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli degli anni '70, quando la crescita dei salari poteva eguagliare o addirittura superare l'inflazione di ben oltre il 20%.

Oggi gli aumenti salariali sono inferiori al tasso di inflazione. Gli aumenti salariali del 7% in media vengono assorbiti dall'aumento dei prezzi. Quindi i salari, in termini reali, stanno diminuendo: il lavoratore medio si sente in realtà peggiore del 3%.

Bailey ha fatto riferimento alla pandemia e alla guerra illegale della Russia contro l'Ucraina come cause dell'inflazione.

Entrambi sono stati fattori importanti, senza dubbio, ma ha sempre evitato di parlare delle decisioni di politica monetaria della Banca e della sua dipendenza dal denaro facile e a basso costo, come un altro fattore critico che ha portato all'inflazione a due cifre.

Tuttavia, la decisione del governatore di aggiungere formalmente alla sua lista la spirale salari-prezzi è curiosamente tempestiva. La prossima settimana conosceremo il tasso di inflazione per l'anno fino ad aprile 2023.

Il mese scorso - e più in generale la primavera - è stato considerato dalla Banca come un punto di svolta molto importante: più o meno il momento in cui i dati dovrebbero mostrare che il tasso di inflazione inizia a scendere rapidamente.

L'opinione comune è che il mese di aprile vedrà un movimento significativo.

Ciò che preoccupa, tuttavia, è che nel rapporto del Comitato di Politica Monetaria all'inizio di questo mese, la Banca ha effettivamente aumentato le sue previsioni sull'inflazione: dal tasso che scende al 3,9% su base annua nel dicembre 2023, al 5%.

È vero che i prezzi dell'energia stanno scendendo - e velocemente. Ma gli aumenti inaspettati di altri servizi domestici e dei costi alimentari continuano a compensarli. Le previsioni sbagliate non sono una novità.

La Banca ha ripetutamente sottovalutato l'inflazione nelle sue previsioni - un errore molto costoso.

Credeva che l'inflazione avrebbe iniziato a scendere all'inizio di quest'anno, e questo è presumibilmente il motivo per cui, quando il numero 10 ha fatto le sue cinque promesse all'inizio dell'anno, ha incluso con fiducia la promessa di "dimezzare l'inflazione".

Invece, il tasso è rimasto a due cifre per sei mesi - al 10,1% su base annua a marzo - rendendo la Gran Bretagna un'anomalia sempre più brutta, soprattutto se paragonata a Paesi come gli Stati Uniti.

Bailey potrebbe fare delle scommesse, e in uno dei due modi. In primo luogo, una previsione cupa che si rivela sbagliata tende a suscitare meno critiche di una ottimistica.

Più probabilmente, è consapevole che si sta intensificando l'esame della Banca e del suo fallimento nel tenere in pugno la tigre dell'inflazione.

Ha insistito sul fatto che l'inflazione fosse "transitoria" mentre saliva alle stelle, ed è stata troppo lenta nell'aumentare i tassi per riportare i prezzi sotto controllo.

Sono mesi che la gente sente il dolore dell'aumento dei prezzi e dei tassi. E la Banca ha ben poche nuove scuse dietro cui nascondersi (ed è probabilmente per questo che ne ripete di vecchie).

Una spirale salari-prezzi potrebbe essere l'ultimo tentativo di distrarre da quelli che sono ormai evidenti fallimenti della politica monetaria. Ma le prove che un fenomeno del genere si stia verificando sono scarse.

La responsabilità per la crisi dell'inflazione ricade interamente sulla Banca d'Inghilterra. I lavoratori devono già affrontare le terribili conseguenze dei suoi fallimenti. Non dovrebbero essere accusati ingiustamente di aver peggiorato l'inflazione per aver semplicemente ottenuto un aumento di stipendio.

Valter Buffo
Disperazione: una incredibile opportunità
 

Anticipiamo, per una volta, la conclusione del nostro lavoro nel Post di oggi: fino a che quello che raccontiamo qui non sarà risolto, i mercati rimarranno nell’instabilità, nell’incertezza e nella fragilità che vediamo oggi. Siamo, tutti, LONTANISSIMI dalla soluzione (molto, molto lontani) e qui Recce’d spiega il perché.

Da sempre, l’arte dell’investimento consiste nel bilanciare, giorno per giorno, e con estrema accuratezza, il rischio ed il rendimento. L’avidità e la paura.

Dove non c’è rischio, non esiste il rendimento. Si paga un rendimento, a chi detiene un asset, soltanto se accetta di correre un rischio. la pura è un elemento essenziale: non può mancare, perché controbilancia la avidità e soltanto così il gioco ha successo.

Questo lo sanno tutti.

In pochi, al contrario, hanno colto un decisivo cambiamento intervenuto negli anni Duemila.

Il cambiamento è il seguente: le Banche Centrali, dichiarando pubblicamente lo scopo di “salvare il sistema” (in realtà: salvare solo una parte del sistema) sono intervenute ed hanno distorto il funzionamento dei mercati finanziari, allo scopo di fare uno strumento della politica monetaria.

Il loro intervento ha avuto come effetto immediato quello di “eliminare il rischio” nella percezione degli investitori. Il rischio NON si può eliminare perché NON sta nei mercati finanziari bensì nella relatà dove i soldi vengono impiegati.

Ma si può manipolare la mente della massa degli investitori. Per un certo periodo di tempo.

Questo “grande disegno” ha funzionato per una decina di anni, ma è saltato per aria nel corso degli ultimi tre anni.

Oggi quel “grande disegno” non c’è più. E il nuovo “grande disegno” non c’è ancora.

Il pubblico degli investitori, nel frattempo:

ha sostituito l’elemento che si chiama “paura” o “rischio” con un nuovo elemento che si chiama “disperazione”.

Ognuno di noi se ne rende facilmente conto: ogni mattina, sul Web, consultando le Home Pages dei maggiori quotidiani, vediamo che la prima notizia (che viene prima dell’Ucraina, del Papa di Roma, della Champions League, del Governo italiano) è:

una nuova soluzione per investire il risparmio.

Qui sotto vedete la Home del sito del Corriere della Sera, il giorno venerdì 12 maggio, alle ore 9,30.

Come vedete, “come scegliere i BTP” è la notizia di maggiore rilevanza e di maggiore richiamo, secondo il maggiore quotidiano italiano il venerdì mattina 12 maggio 2023.

Noi giudichiamo questo fatto importante: un segnale forte. Molti altri esempi li abbiamo già pubblicati, alla pagina TWIT - TWOO del nostro sito. Voi lettori ricordate situazioni simili a questa, in periodi di “non-crisi”?

Per questo a noi la cosa risulta (per più di una ragione) impressionante. Oggi, c’è un vasto pubblico che cerca un consiglio dai quotidiani, per capire che cosa fare dei propri risparmi. Impressionante.

Impressionante, ma decisamente comprensibile. Come Recce’d ha descritto nel dettaglio da mesi, mancando un “grande disegno” da vendere al pubblico, le Banche centrali e le banche di investimento hanno rinunciato del tutto al loro ruolo di “pastori del gregge” degli investitori. Non c’è più lo “scenario condiviso”, ovvero il “quello che pensano tutti” (che è stato, negli anni, prima il “tutto tornerà come prima”, poi “è in arrivo il boom economico più grande di sempre” e poi la “inflazione transitoria” ed infine anche il “soft landing dove nessuno avrà da soffrire”). Come i biscottini della consolazione che tutti diamo al nostro cane.

Oggi nel 2023 invece tutti dicono, e scrivono, che “andremo dato per dato”, mese per mese, settimana per settimana. Fatto che implica che “non si può più escludere nulla”. Abituati da una dozzina di anni a sentirsi ripetere che “i mercati finanziari possono solo salire” adesso gli investitori si sentono dire che “i mercati finanziari potrebbero anche scendere”. Dei valori degli immobili poi … meglio proprio non parlare.

E non sanno più che cosa fare. da qui deriva la disperazione: un senso di impotenza, e di sconfitta inevitabile: come la mattina, risvegliandosi dal sogno.

Quello che leggete di seguito è, a nostro parere, l’articolo più utile, perché più significativo, pubblicato in questa prima parte del 2023. In pochi paragrafi, l’articolo vi spiega:

  1. perché tutti gli indici dei mercati finanziari sono fermi da gennaio a metà maggio 2023: il diffuso senso di precarietà che porta alla disperazione di massa

  2. quali sono le cause di questa anomala situazione: l’atteggiamento di almeno una parte della massa degli investitori, che gradualmente si diffonde poi a tutta la massa (“rendimento spettacolare … spostare le opportunità di una vita”) che compera Tesla a 400 dollari USA ma la rivende a 165 dollari USA “prima che scenda ancora”.

  3. quello che, inevitabilmente capiterà nel momento in cui questo fragilissimo equilibrio salterà per aria (alla produttività degli investimenti, ai Fondi Pensione, al Private Equity, fino al recente diffondersi delle opzioni “a giorno zero” negli Stati Uniti)

Ripetiamo che in questi pochi paragrafi c’è davvero tutto quello che a voi lettori serve, per interpretare il presente e operare con successo nel prossimo futuro. Due cose che invece NON troverete leggendo gli articoli dei quotidiani e i siti web di chat.

Ovviamente, nei pochi paragrafi che seguono NON potete trovare il dettagli e le indicazioni operative: per quelle occorre lavoro, dettaglio, specifiche. Questo è il quotidiano lavoro di Recce’d.

Noi siamo qui, disponibili, per confrontarci con voi.


Paura contro disperazione

La paura è importante nei mercati. Infatti, è tradizione vedere i prezzi come determinati dall'equilibrio tra paura e avidità. I due istinti spingono gli investitori a sostenere opportunità di crescita entusiasmanti, ma ad evitare rischi insensati. Uno dei tanti modi per spiegare gli strani mercati degli ultimi anni è quello di fare una sostituzione.

Le persone sono ancora avide, perché sono umane, ma a guidare le decisioni di investimento non è tanto l'avidità quanto la disperazione. E la disperazione può superare le paure.

Se siete molto al di sotto dell'acqua, il vostro interesse per l'investimento paziente in indici, o per la selezione di titoli in stile Buffett, sarà limitato. State annegando e dovete raggiungere la superficie per sopravvivere. Se vi capita di avere del denaro e siete disperati, lo impiegherete per darvi le migliori possibilità di ottenere un rendimento spettacolare, anche se c'è la concreta possibilità che si azzeri.

Nella vita reale, le persone che non hanno nulla da perdere sono pericolose. Pensate agli attentatori suicidi che sono felici di morire, o ai quarterback che lanciano un passaggio "Ave Maria" negli ultimi secondi. Oppure, in termini finanziari, ai trader disonesti che, a causa delle perdite, rischiano di essere licenziati e quindi raddoppiano i rischi che potrebbero salvarli. Normalmente si tratta di azioni estremamente stupide e irresponsabili, ma quando si è disperati hanno senso. Ma creano anche pericolo per gli altri.

Dove si vedono investimenti disperati? Due anni fa, il fenomeno dei meme stock era alimentato dalla rabbia e dalla disperazione, piuttosto che dall'avidità. Ecco cosa scriveva Points of Return all'epoca. L'entusiasmo intorno a GameStop e ad altre società rifletteva in parte il desiderio di danneggiare i venditori allo scoperto, che erano ampiamente visti come cattivi. Ma ha anche mostrato gli incentivi che i piccoli investitori con assegni di stimolo devono affrontare per investire.

Le giovani generazioni si trovano già ad affrontare un futuro difficile, senza le generose garanzie pensionistiche dei loro genitori, appesantite dai prestiti agli studenti e con poche prospettive di poter acquistare una casa. In questa situazione, potrebbe essere più sensato impiegare una vincita in un modo rischioso, che potrebbe anche fare il botto. Un approccio più sicuro basato su un fondo indicizzato non sposterà l'ago della bilancia delle opportunità di vita di una persona di questo tipo; una grossa vincita che schiaccia gli short potrebbe invece farlo.

Per un altro esempio, provate con i fondi pensione. La mia collega Allison Schrager ha scritto di questo articolo di Vrinda Mittal della Columbia Business School. Il documento proclama che il "capitale disperato" porta a una peggiore produttività e si concentra sui fondi pensione aziendali statunitensi. I bassi tassi di interesse hanno lasciato molti di loro con profondi deficit, perché rendono più costoso finanziare le promesse ai pensionati (o le passività). In una situazione del genere, i gestori dei fondi pensione si trovano ad affrontare gli stessi incentivi di un quarterback quando il tempo sta per scadere: non c'è nulla da perdere da un'Ave Maria. Inoltre, è ampiamente dimostrato che il private equity può funzionare molto bene per gli investitori in grado di sopportare una certa illiquidità, in un approccio notoriamente pionieristico da parte del fondo di Yale.

La statistica chiave del documento di Mittal è la seguente:

Le aziende finanziate prevalentemente dalle pensioni pubbliche più carenti registrano una variazione annua della produttività del lavoro del -5,2%, rispetto alle aziende finanziate da altri investitori che registrano una variazione annua del +5,2%. Le imprese sostenute da fondi di private equity di bassa qualità registrano una diminuzione della produttività. Il meccanismo chiave è la nozione di capitale disperato, in cui le pensioni pubbliche più sottofinanziate allocano il capitale a General Partner di bassa qualità, realizzando rendimenti PE inferiori.

Chi non ha nulla da perdere è pericoloso. Questo è vero anche nell'apparentemente umile mondo della gestione delle pensioni. I tassi bassi hanno portato la disperazione, che ha portato con sé alcune decisioni davvero sbagliate su dove allocare il capitale. Se c'è un filo conduttore nel mondo degli investimenti in questo momento, è la ricerca dell'impatto di questa disperazione. Si sta manifestando in luoghi inaspettati e potrebbe non essere finita. Fate attenzione a chi è in preda alla disperazione.

Anche se non ce ne sarebbe la necessità (perché il precedente articolo dice già tutto) noi vogliamo comunque calare le riflessioni di cui sopra nell’attuale contesto di mercato, allo scopo di fornire, del tutto gratuitamente, a chi legge il nostro Blog un contributo pratico, come facciamo sempre, che li aiuti a andare al di là delle parole che ascoltano ogni giorno dal financial advisor, dal private banker e dal wealth manager, da CNBC oppure dal Sole 24 Ore oppure da una delle varie JP Morgan di questo Mondo.

In un secondo articolo vi raccontiamo il punto di vista di un famoso gestore di portafoglio, le cui competenze si collocano ben al di sopra di quelle medie, e che sicuramente non parla allo scopo di farvi comperare quote di Fondi Comuni oppure di Polizze Vita oppure certificati.

Lui non vi vende nulla. proprio come noi di Recce’d.

Più in basso, alla fine dell’articolo, potete leggere un nostro commento estremamente sintetico.

Stan Druckenmiller ritiene che l'economia statunitense stia barcollando sull'orlo di una recessione, prevedendo un "atterraggio duro" e avvertendo che "ci sono molti altri corpi in arrivo" per quanto riguarda le banche regionali e i fallimenti aziendali.

Il miliardario fondatore del Duquesne Family Office ha dichiarato martedì, durante la 2023 Sohn Investment Conference, che è davvero difficile formulare previsioni economiche accurate, rimproverando alla "Fed di Jerome Powell" di avere "il piede sull'acceleratore" nonostante il rischio di inflazione fosse evidente in mezzo alla ripresa della COVID.

Druckenmiller è stato un grande critico di quella che definisce la politica monetaria troppo facile della Fed e ha continuato a farlo oggi. Ha osservato che dal 1950 ci sono stati solo pochi atterraggi morbidi (“soft landing”) e che le probabilità che ciò accada non sono molto alte, sottolineando il fallimento di Bed Bath & Beyond e avvertendo che potrebbero essercene altri (menzionando in particolare le difficoltà nel settore CRE e il fatto che le banche regionali sono un grande finanziatore di questo settore.

"... Quando si hanno soldi gratis, la gente fa cose stupide. Quando si hanno soldi gratis per 11 anni, la gente fa cose davvero stupide. Quindi c'è qualcosa sotto il cofano, che sta iniziando a emergere. Ovviamente le banche regionali di recente, abbiamo avuto Bed Bath and Beyond.

Ma suppongo che ci siano molti altri organismi in arrivo".

Ha anche criticato la politica fiscale degli Stati Uniti.

"Abbiamo sprecato tutti i nostri proiettili" in un'espansione economica, ha detto, preoccupandosi della situazione fiscale.

"È un cocktail spaventoso quello che ci viene presentato".

Ha aggiunto che non sarebbe sorpreso se i "contabili" tra un anno scoprissero che la recessione è iniziata nel secondo trimestre.

"Non lo so, ma io faccio questo per mestiere e devo avere una previsione", ha detto.

Druckenmiller si è scagliato contro le testate giornalistiche che ripetono all'infinito che questo non è niente di simile al 2008, sottolineando che non ricorda di aver previsto il crollo nemmeno allora.

"È ingenuo non essere aperti alla possibilità che accada qualcosa di veramente brutto", afferma Druckenmiller.

"Questo continuo ripetere che non sembra niente di simile al 2008 o al 2007. Prima di tutto, coloro che lo dicono, non ricordo che nel 2007 avessero previsto ciò che li aspettava e non ricordo che avessero detto che il sistema bancario era così debole...".

Fa parte della sua "matrice", ma non della sua previsione, aggiungendo che non vuole che i titoli dei giornali dicano che sta prevedendo un crollo in stile 2008.

Che cosa sta facendo a questo proposito?

Tanto per cominciare, Druckenmiller dice di non vedere "tiri grassi" ora, notando che i Treasury sono fuori dal tavolo e che è corto sul dollaro, anche se non si tratta di una posizione "massiccia".

Druckenmiller afferma che il rame si trova nella "posizione più stretta" rispetto a qualsiasi altro ambiente che abbia mai studiato.

Druckenmiller dice che teme di avere una posizione sul rame durante un atterraggio duro. Ma se si esce da uno scenario di atterraggio duro, secondo lui il rame sarà un grande beneficiario del boom dei veicoli elettrici. Ancora una volta, afferma che un atterraggio duro non è una conclusione scontata.

"In questo momento sono in oro e argento. Storicamente non hanno fatto bene nelle fasi di atterraggio duro …

...per il momento scommetto contro la storia dell'argento e dell'oro in caso di sbarchi difficili. Potrei sbagliarmi...

...potrei cambiare idea tra una o due settimane".

Druckenmiller afferma che la "cosa dell'IA" è reale e ha il potenziale per essere trasformativa quanto Internet.

"Penso che ci sia una possibilità molto concreta e che potrebbe avere un impatto pari a quello di Internet, letteralmente, andando avanti.

E potrebbe essere una bella opportunità in caso di atterraggio duro, proprio come nel 2001, quando è scoppiata la bolla tecnologica, per le aziende che hanno beneficiato di Internet, Al potrebbe essere una bella opportunità...

La mia azienda ha potuto partecipare ad Al solo possedendo Nvidia e Microsoft...".

Secondo Druckenmiller, l'IA potrebbe avere un impatto sulla produttività pari a quello del PC.

Druckenmiller afferma di non essere positivo sul mercato azionario.

"Se mi piacesse il mercato azionario, sarei esposto ad esso, ma non lo sono".

"Quando guardo il mercato a 20 volte gli utili. Quando guardo ai margini così alti. Se considero le sfide fiscali... è difficile per me immaginare che i titoli siano più alti tra 10 anni".

Ma ritiene che un atterraggio duro creerà incredibili opportunità per i gestori long/short.

"Assicuratevi solo di preservare il vostro capitale fino a quando non si presenteranno", dice.

Druckenmiller afferma che il dibattito sul tetto del debito è "deprimente" e ritiene che un default tecnico sarebbe "stupido" e un evento di mercato. In particolare, l'asset manager miliardario avverte che il dibattito sul limite del debito non tiene conto della questione più importante della spesa pubblica statunitense.

"In questo Paese stiamo assolutamente per tagliare i diritti. È una bugia e una fantasia dire che non dobbiamo tagliare i diritti. Il problema è che o li tagliamo ora o li tagliamo dopo", e dopo sarebbe molto più costoso.

Forse la sua intuizione più chiara è stata il commento sul fatto che se ci sarà un atterraggio duro, permetteremo finalmente al capitalismo di fare il suo dovere e di distruggere le aziende.

"Anche la generazione Z penserà che forse dovrebbero lavorare", afferma.

In particolare, sottolinea l'idea che la banca centrale statunitense potrebbe aver bisogno di infliggere dolore economico nel breve termine per far scendere l'inflazione.

Druckenmiller ricorda come nel 1982 il presidente della Federal Reserve Paul Volcker abbia alzato i tassi di interesse a tal punto da mandare "intenzionalmente" l'economia statunitense in recessione, ma poi sono seguiti "20-30 anni di prosperità" negli Stati Uniti.

Infine, per quanto riguarda la geopolitica, Druckenmiller afferma che l'amministrazione Biden ha commesso un terribile errore nell'isolare il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed Bin Salman. Ha 37 anni, è molto popolare in Medio Oriente e sembra stia costruendo un blocco autocratico all'interno della regione. Nello stesso flusso di coscienza, Druck ha sottolineato che essere la valuta di riserva è un "incredibile privilegio", ma può portare a politiche miopi.

Conclude dicendo che spera che il prossimo presidente non sia Donald Trump o Joe Biden.


La nostra attuale gestione dei portafogli modello è in parte ispirata a queste considerazioni: ovviamente, insieme ad altre, che qui nel Post NON riportiamo.

A chi ci legge, mettiamo in evidenza la frase “potrei cambiare idea tra una o due settimane”: proprio a questo servono le competenze del gestore professionale, in questo specifico contesto dei mercati (che come avete appena letto è unico nella storia dei mercati finanziari), ed è per questa ragione che i nostri Clienti ci riconoscono le commissioni di servizio.

Tutto questo, non lo troverete leggendo il giornale e rimanendo comodamente seduti in poltrona, e non lo troverete neppure sdraiati sul divano con in mano lo smartphone oppure guardando CNBC. Perchè … investire bene non è comodo, per nulla, e non è gratis, per nulla.

"Anche la generazione Z penserà che forse dovrebbero lavorare", dice Stan.

Valter Buffo
Simply Red?
 

Arriva la bella stagione.

Le temperature si alzano, le giornate su allungano, il sole splende e si fa la gita al mare.

Per quello che riguarda i mercati finanziari, i mesi centrali dell’anno da sempre sono i mesi migliori, per operare sui portafogli titoli.

Il cambio di stagione porta con sé un cambiamento anche nel metabolismo corporeo, che tocca ognuno di noi. Il metabolismo dei mercati, quello cambia anche lui.

Il tema di questo Post è l’analisi dei cambiamenti nel metabolismo dei mercati che si sono manifestati nelle ultime due settimane.

Per tutti i media, elle ultime due settimane, il tema forte è stato quello dei fallimenti bancari: che solo un mese i medesimi media presentavano come un episodio che sta dietro le nostre spalle.

Abbiamo capito, nelle ultime due settimane, che non solo non è dietro le spalle: si tratta di una situazione che è in fase di evoluzione, e che nessuno è capace di controllare.

Abbiamo anche capito che (lo leggete nell’immagine sotto) negli Stati Uniti di fatto la garanzia pubblica sui depositi è stata estesa a TUTTI i depositi: ma non abbiamo ancora capito se questa notizia, per noi investitori e per i valori degli asset nei nostri portafogli, è una buona notizia, una notizia che lascia tutto così com’è, oppure una pessima notizia.

Abbiamo capito inoltre che ogni venerdì la Borsa a New York recupera i valori del lunedì precedente, e questo per il solo fatto che si immagine un salvataggio bancario con soldi dello Stato nel fine settimana. Lo abbiamo visto anche venerdì 6 maggio, così come lo si era visto il 29 aprile.

Dove si suppone che lo Stato prenda questi soldi, noi non lo abbiamo invece capito. Ne scriviamo più avanti nel Post.

Infine: abbiamo capito (e commentato alla nostra pagina TWIT - TWOO che si fa ogni possibile sforzo per comunicare attraverso i media che la situazione delle banche europee è diversa.

Oggi, che è sabato 6 maggio, la cosa corrisponde alla realtà. La ragione? La ha spiegata in settimana il CEO di Unicredit: i depositi in Europa hanno mostrato un Beta più basso di quelli USA al rialzo dei tassi di mercato monetario. Aggiungiamo anche che la BCE ha alzato i tassi ufficiali di interesse in misura minore rispetto alla BCE.

Anche in questo caso, non abbiamo invece capito come noi investitori dovremmo trattare questa notizia. Una buona notizia? Una notizia neutra? Oppure una pessima notizia, che racconta di problemi che nella attuale situazione economico-finanziaria si possono posticipare, ma non evitare?

Ripetiamo: oggi, che è il 6 maggio 2023, le banche in Europa stanno meglio delle banche negli Stati Uniti. Noi dubitiamo che durante l’estate 2023 le cose rimangano in questo modo. I segnali già ci sono. Sicuramente ne riparleremo con voi.

Ma per ora ritorniamo agli Stati Uniti, ed alla garanzia sui depositi estesa di fatto su tutti i depositi di tutte le banche, come abbiamo letto in una delle immagini che avete visto più in alto.

Esiste davvero questa garanzia, alla prova dei fatti? Si tratta di una garanzia di cui ci si può fidare? E’ una garanzia che il Governo americano può sostenere?

Non è questo che ci dicono i dati. Non è questo che si ricava guardando ai prezzi dei CDS, certificati contro il default di cui abbiamo parlato in modo ampio quando è fallita Credit Suisse.

Ovviamente i dati che leggete nel grafico sopra riflettono il momento: riflettono la lotta tra Repubblicani e Democratici per il passaggio di una legge che alzi il tetto di legge sul debito pubblico degli Stati Uniti. Una situazione che nel passato si è presentata più volte.

Anche nei precedenti episodi, lo vedete nel grafico, il prezzo del CDS era aumentato: in quelle occasioni il costo del CDS era salito a 50, adesso è salito tre volte tanto.

Le ragioni di questa enorme differenza? Il livello del debito dello Stato, che come tutti sappiamo è esploso a causa delle “misure di stimolo” prese negli anni 2020 e 2021.

Il problema esiste negli Stati Uniti tanto quanto in Europa: ed è per questo che proprio giovedì 4 maggio la Presidente Lagarde ha chiesto in pubblico che siano ritirate le “misure di stimolo”. perché Lagarde immagina che cosa succederebbe in Europa, se il prezzo dei CDS in Europa seguisse l’andamento di quello per gli Stati Uniti.

Magari proprio durante l’estate.

Questo è uno dei temi che, a partire dal mese di maggio, segneranno l’estate del 2023. Temi che prenderanno il posto dei temi di cui si è parlato tra gennaio ed aprile 2023. Temi che prenderanno il posto di “tassi ed inflazione”: il mercato avrà cose più importanti di cui occuparsi, dal Giappone agli spread di credito, dal debito degli Stati ai prezzi delle materie prime.

Nel corso dei mesi estivi, quello che più in alto abbiamo definiti il cambiamento di metabolismo dei mercati finanziari ci porterà all’attenzione nuovi argomenti, e Recce’d anticipa in questo Post (sinteticamente) ai suoi lettori sorprese che oggi sono del tutto inattese (quanto la crisi delle banche USA era inattesa sessanta giorni fa), e che riguarderanno nel dettaglio:

  1. i rendimenti a LUNGO termine delle obbligazioni

  2. i cambi tra le maggiori valute

  3. i fallimenti delle Società quotate

  4. la revisioni dei parametri di valutazione in Borsa, a partire dai P/E

  5. la revisioni delle previsioni per la crescita del PIL nel 2023 e nel 2024

  6. i dubbi sulla credibilità delle Banche Centrali

Il sesto dei nostri sei punti merita un rapido approfondimento.

Fino ad ora, il 2023 sta seguendo un copione che tutti noi avevamo già letto nel 2021: viene costruito uno scenario di fantasia, con pochi collegamenti con la realtà e molta invenzione, e poi si mette in moto l’industria della comunicazione e del risparmio per farlo “digerire” al pubblico di massa.

Nel 2021, si trattava della “inflazione transitoria”, nel 2023 si tratta della (ennesima) riedizione del pivot ovvero del soft landing.

Il grafico qui sopra è della settimana scorsa. E ci ha fatto ridere: quasi morire soffocati dal ridere.

Che cosa ci ha fatto ridere? Il medesimo grafico, identico, con le medesime parole a commento, tutti noi lo abbiamo visto con regolarità mensile per tutti gli ultimi 18 mesi. Sempre lo stesso grafico: che spiega che “i mercati sono convinti: il pivot sta arrivando”.

Ma non è MAI arrivato.

Ciò che ci spinge a parlare ancora con i nostri lettori di pivot è quello che legge nell’immagine sotto: vogliamo suggerire al lettore di collocare tutto questo parlare di pivot nel più generale tema della fiducia delle Banche Centrali. Oggi c’è chi si chiede se più in generale il pubblico avrà ancora fiducia nelle Banche Centrali in questo difficile passaggio?

Noi giudichiamo questa domanda particolarmente utile, e suggeriamo anche ai nostri lettori di porsi la medesima domanda.

Tutti noi veniamo bombardati di titoli e commenti sui “tassi ufficiali di interesse” mentre si sviluppa negli Stati Uniti la vicenda dei fallimenti bancari, che potrebbe compromettere la fiducia nel pubblico non solo nelle banche regionali ma pure nell’Istituto che avrebbe dovuto vigliare sulle medesime banche. Ed anche in Europa: dove (lo ripetiamo) oggi le banche risultano più stabili, ma dove tutto si capovolgerà non appena riparte la crisi degli Stati e delle finanze pubbliche, visto che a differenza di ciò che Lagarde ha chiesto giovedì scorso le misure di “stimolo all’economia” NON possono essere ritirate perché nessun uomo politico dispone della forza politica per farlo.

L’immagine qui sopra commenta che la Federal Reserve “sta guardando nello specchietto retrovisore quando dice che non si può sapere quanto grande sarà la crisi bancaria nei prossimi mesi”. La medesima osservazione va fatta a proposito della BCE.

Le Banche Centrali continuano a presentare gli eventi come “fasi di ciclo economico” mentre ciò che stiamo vendendo è (i fatti lo confermano) un cambiamento nella struttura e nel modo di funzionare delle economie occidentali.

Proprio per questa ragione, è ingenuo chi cade nella trappola tesa dai media e dall’industria del risparmio, che spinge la massa del pubblico a concentrarsi sul grafico qui sopra, ed a credere che la Federal Reserve americana taglierà il costo del denaro dello 0,75% entro fine anno.

Recce’d vi fa notare che:

  1. sono solo fantasie: ad oggi, non esiste UN SOLO dato concreto a supporto di questa tesi

  2. come nel caso della inflazione transitoria, quello che viene spinto con forza è lo scenario che fa salire sia le azioni sia le obbligazioni

  3. la Federal Reserve potrebbe abbassare (oppure alzare) i tassi ufficiali da qui a fine 2023 del 0,75%, ma ciò che per noi investitori è importante NON è questo; il rendimento dei nostri asset e del nostro portafoglio sarà deciso DALLE RAGIONI PER LE QUALI i tassi verranno tagliati oppure aumentati; ovvero dalla REALTA’ dei fatti

E a proposito di questa realtà, e dei fatti, l’attualità ci porta anche a scrivere di utili aziendali.

Prendendo spunto dagli utili di Apple pubblicati giovedì 4 maggio 2023.

Chi si fosse fatto influenzare dai media, farebbe bene a pensarci ancora, e fare maggiore attenzione alla realtà: il mercato di Borsa venerdì 5 è salito, ma unicamente perché arriva il weekend, e si attende che JP Morgan vada di nuovo al salvataggio di un’altra banca regionale USA.

I dati di Apple (immagine sopra) come quelli dei Big Tech in generale sono stati buoni, ma non entusiasmanti. E come tutti sapete la Borsa USA è rimbalzata dai minimi di ottobre SOLO grazie ai rialzi dei prezzi dei titoli Big Tech. Come dice anche il grafico qui sopra, motivi per un rialzo ulteriore adesso non ce ne sono più. ma soprattutto, non c’è un chiaro motivo per tenere l’indice S&P 500 al livello di 4000 punti, e quindi tutte le altre Borse agli attuali livelli.

La stagione delle trimestrali che è in corso ha fornito utilissimi elementi di valutazione, sia sulle singole Aziende, sia sul mercato nel suo insieme, sia sullo stato delle economie negli Stati Uniti ed in Europa: fortissime conferme al nostro modo di valutare le Borse oggi. Recce’d vi anticipa (e ci ritorneremo) che una attenta analisi conferma che, anche in questa occasione, ciò che avete letto attraverso i media NON corrisponde alla realtà dei fatti. I nostri quotidiani approfondimenti in The Morning Brief hanno già chiarito questo punto, e il lavoro prosegue la prossima settimana.

Noi siamo però certi che i nostri lettori hanno una conoscenza solo superficiale dello stato delle cose (anche se poi pretendono di investire comunque in Borsa, in modo diretto oppure attraverso i Fondi Comuni), ed ecco che noi rendiamo a loro un servizio pubblicando i numeri che seguono. Leggendo i numeri di questa tabella possono cominciare a comprendere un po’ meglio ciò che stanno facendo con i loro soldi.

I titoli azionari che vedete nella tabella sono i cosiddetti “difensivi” e value: beni di consumo ovvero l’opposto dei Big Tech.

Siamo certi che un buon numero di nostri lettori non è a conoscenza del fatto che Pepsi Cola è tratta a 40 volte gli utili. Ogni investitore è libero di fare le valutazioni che crede: a nostro giudizio, Pepsi Cola diventa interessante quando il prezzo dell’azione è pari a 15 volte gli utili di un anno.

L’indice S&P 500 tra 12 e 14.

Ma non basta, non è tutto: rendetevi conto che oggi anche quegli utili che vengono utilizzati in questa tabella per calcolare i P/E sono falsi: sbagliati, un’illusione. Questi utili esistono solo perché esistono gli “stimoli all’economia”. Se fossero ritirati gli stimolo, come vorrebbe Lagarde, questi utili scomparirebbero. Il P/E scomparirebbe.

Questo discorso meriterebbe un lungo approfondimento, ed il nostro Post del Blog ovviamente NON è lo spazio adatto.

Tiriamo invece le somme di un Post nel quale abbiamo toccato diversi argomenti, allo scopo di anticipare ai nostri lettori i NUOVI temi di investimento che domineranno l’estate del 2023.

Nella gestione del portafoglio titoli, è opportuno evitare ogni ragionamento di brevissimo termine (come fanno tutti quelli che mettono i risparmi nei conti a deposito) e pure evitare i ragionamenti a lunghissimo termine (nessuno sa ciò che succede nel lunghissimo termine).

Le fasi di mercato sono il metro, e forniscono il timing delle operazioni, se si intende gestire il proprio portafoglio di investimento ottenendo ragionevoli rendimenti e bassa volatilità (minusvalenze).

Le operazioni sui portafogli vanno eseguire quando il mercato offre le opportunità di operare: non conta l’inizio dell’anno, non conta la fine dell’anno, è importante esserci invece nel momento che conta. E spesso l’estate presenta agli investitori proprio i momento ottimali per operare.

L’estate del 2023 come sarà? Recce’d vi ha offerto una seri di anticipazioni, che sono fondate sul nostro dettagliato lavoro di analisi dei fatti e dei dati, e poi di simulazione dei rendimenti e dei rischi di ogni singolo asset.

L’immagine che chiude il Post lancia un “messaggio subliminale”: potrebbe essere un’estate Simply Red?

Valter Buffo