Posts in Mercati oggi
Occhio ai portafogli: Brexit era nulla, e invece questo ... (parte 1)

Fate bene attenzione alle notizie uscite tra ieri ed oggi, perché potrebbero avere implicazioni forti sulle performance dei vostri portafogli di fine anno: noi in questa sede ve ne segnaliamo due, e restiamo ovviamente a disposizione per tutti gli approfondimenti del caso. si tratta di temi che Recce'd porto all'attenzione fin dalla fine del 2015.

PRIMA NOTIZIA (da Bloomberg oggi, 12 luglio 2016): 

Japanese Prime Minister Shinzo Abe told former Federal Reserve Chairman Ben S. Bernanke at a meeting in Tokyo he wants to speed up the nation’s exit from deflation, underscoring his commitment to implementing fresh economic stimulus. "We are only halfway to the exit from deflation," Abe said at the start of the meeting at his residence Tuesday. "We want to be steadfast in accelerating our breakaway from deflation." Bernanke in April published on his Brookings blog that, while there were many challenges behind such a strategy, a “monetary financed fiscal program” shouldn’t be ruled out in the case of an emergency in the U.S. “Under certain extreme circumstances -- sharply deficient aggregate demand, exhausted monetary policy, and unwillingness of the legislature to use debt-financed fiscal policies -- such programs may be the best available alternative. It would be premature to rule them out,” Bernanke wrote.

SECONDA NOTIZIA (dal Financial Times di oggi):

If at first you don’t succeed in achieving your 2 per cent inflation target … jack it up to 4 per cent. That’s the view of Credit Suisse economists Hiromichi Shirakawa and Takashi Shiono, who think there’s little point in “further monetary easing of an incremental nature” from the Bank of Japan. If anything, the central bank should become more aggressive, they say. The pair think there’s merit in an approach were the BoJ sets a target for its Japanese government bond holdings and then promises to stick with it even if the inflation rate exceeds the current 2 per cent target by a considerable margin. CS thinks that in order to achieve longer-term fiscal sustainability, policymakers need to target sustained nominal GDP growth of 2 per cent, which would require sustained inflation of 1.5 per cent in terms of the GDP deflator.  The economists point out a GDP deflator of 1.5 per cent corresponds to an inflation rate slightly above 3 per cent CPI inflation. In other words, the central bank’s inflation target needs to be 3 per cent at the lower bound of its target range.

Sembra proprio che qualcuno stia per prendere una bastonata storica: e altre vie di uscita, secondo noi, non ce ne sono.

Secondo semestre 2016: le performances determinate da un unico fattore

Nel weekend il Wall Street Journal ha commentato la situazione che noi vi descriviamo con il grafico qui sotto scrivendo "Something gotta give", uno dei due dovrà cedere.

Non c'è alcun dubbio: uno dei due si sbaglia, i due mercati maggiori del Pianeta offrono oggi visioni del futuro completamente opposte. Per questo, noi ancora una volta siamo qui a dirvi che, se tenete alle vostre performances, e se ci tenete al rischio nel vostro portafoglio, dovete concentrarvi, da oggi, da subito, sui fattori che davvero contano, e non affidarvi a visioni "di medio lungo termine" che di fronte a fatti come questi sbiadiscono, ma neppure al primo dilettante che passa, che magari vi consiglia di "vendere tutto" perché lo ha sentito in televisione.

Non andate in giro cercando filosofiche "visioni del futuro" più o meno campate per aria: il problema è oggi ed è qui sotto i vostri occhi: chi sarà dalla parte giusta, può fare buoni risultati; chi oggi è dalla parte sbagliata, a nostro parere ha già perso.

De Benedetti e l'IRI delle banche

Due giorni fa, il 7 luglio, in questo Blog pubblicammo due Post sul tema della capitalizzazione delle banche italiane, e delle ipotesi di salvataggio con denaro pubblico. Da ciò che scrivemmo allora, ovvero seguendo il filo di quel ragionamento, si arriva a con facilità a capire perché in una intervista di oggi sul Corriere della Sera un importante imprenditore prenda posizione pubblica a favore della "nazionalizzazione" delle banche in difficoltà. Lo potete leggere nel brano che riportiamo.

Renzi perderà il referendum?
«Lo perde se non spiega bene la sua riforma. Il consenso è calato, ma non è certo colpa del Corriere, come qualcuno pensa; è colpa del fatto che hanno ridotto molto il contatto con la gente. Eppure è un calo, non un crollo come quello di Hollande. Renzi è ancora in tempo a salvarsi. A una condizione». Quale? Cosa deve fare? «Ribellarsi alle regole europee su due punti. Primo: nazionalizzare le banche che non ce la fanno da sole».

Non può, l’Europa non lo consente.
«Non sono d’accordo. Lo dice anche l’Economist, che non è un pericoloso sovversivo come me. Lei crede che la Germania non salverà la Landesbank di Brema? Cambiamo nome al Monte dei Paschi, chiamiamolo Landesbank Siena. E aiutiamolo. Lei crede che l’Europa sanzionerà Spagna e Portogallo per il deficit eccessivo? Non lo farà. Bisogna ribellarsi all’Europa delle regole, altrimenti rovesceremo il principio democratico. È la politica che fissa le regole, non le regole che fissano la politica».

De Benedetti ha il coraggio di dire quello che tutti pensano ma nessuno dice, ovvero che alla fine resterà soltanto l'opzione di un salvataggio pubblico.

Non siamo sorpresi: noi di Recce'd scriviamo, da più di due settimane, che sotto sotto c'è l'idea di fare una IRI delle banche. Da molti mesi (altro che Brexit); basta vedere come il Governo si è mosso per mettere "amici" in alcuni Consigli bancari. Ci sembra notevole il fatto che qui si usi il termine "nazionalizzazione", e ci fa supporre che se ne sia parlato già in varie sedi, e non da qualche giorno. Ci sembra notevole, inoltre, che si torni ad utilizzare l'argomento delle "banche tedesche in difficoltà", quando è chiaro anche ai meno esperti che il problema che ha investito il settore bancario italiano, e quello che colpisce alcune banche tedesche, c'entrano nulla. Persino la CGIA di Mestre, oggi, come anche il Sole 24 Ore stamattina, ripropongono la questione dei derivati di Deutsche Bank, e giudichiamo scorretto, incongruente e forzato tirare in ballo questo argomento per giustificare quello che è stato fatto in Italia con le banche italiane da vent'anni a questa parte.

Ma continua a sorprenderci, sopra ogni altro aspetto, questa forte volontà di far passare come gesto fatto per il bene comune l'immissione di denaro pubblico, ovvero della collettività, in aziende che sono state gestite malissimo e spogliate dei loro patrimoni da dirigenti e Consigli di Amministrazione con chiari interessi privati in causa. Loro hanno sbagliato, ora tutti devono pagare ("perché se non è peggio"). E ieri l'ABI riunita in Assemblea ci ha indicato una serie di "istanze imperative", invece di spiegare al pubblico perché proprio quelli seduti lì, in quella medesima Assemblea, negli ultimi due decenni hanno causato questo enorme danno alla collettività, che ora si vuole fare pagare a tutti. Neppure una parola di autocritica, neppure un cenno di pentimento; avanti come sempre.

Ma chi lo dice, che sarebbe peggio utilizzare gli strumenti previsti dal Diritto Fallimentare? In passato è stato forse così? Ovvero i salvataggi di Stato ci hanno portati a stare meglio? Con quel debito pubblico sulle spalle che oggi rende un intero Paese schiavo? 

E poi: immaginative la scena (atroce) della "lista per essere salvati": tu si, tu no, tu conosci questo, tu non conosci quello, tu sei "di interesse nazionale", tu non sei abbastanza importante. E poi: una grande occasione per riciclare i vecchi dirigenti che hanno creato questa voragine. E per finire: "noi ti abbiamo aiutato, ora ci devi restituire il favore aiutando Tizio e Caio, che sono amici del partito X oppure Y". 

Scene che vorremmo tanto non vedere: e che invece saremo, probabilmente, costretti a vedere ancora una volta, e che faranno ancora di più scivolare questa economia all'indietro.

Le performances contano: moltissimo

Brexit è stata la perfetta ... occasione di riscatto: molti infatti, dopo avere preso botte intesta dai mercati per tutto il 2016, hanno colto la palla al balzo per scrivere "avevamo ragione, ad essere prudenti! avevamo ragione, a spingere sulla cautela!". Il guaio è che poi quando vai a leggere i risultati, questi medesimi soggetti a sei mesi perdono soldi, ed anche  a 12 mesi perdono soldi.

Per respirare aria pulita, allora, aprila finestra e ... zac questa sera il S&P 500 sembra proprio volere chiudere la settimana sopra i 2100 punti. Non sarà che poi quelli i soldi continueranno a perderli?

Come scrivevamo già a febbraio, a nostro parere in questo parere le performances contano: moltissimo. Merita una riflessione la tabella qui sotto, che abbiamo ricavato da Mornigstar: i Fondi Bilanciati italiani, come vedete nella prima colonna, sono tutti in perdita da gennaio, e sono tutti in perdita anche negli ultimi 12 mesi (è la terza colonna). Se mettete questi dati e queste perdite a confronto con la volatilità (sono i dati del'ultima colonna) vedete che la storia del "premio al rischio" qui risulta subire una bruciante smentita. In media i Fondi Flessibili delle SGR italiane perdono lo 1,31% da gennaio e il 5% negli ultimi 12 mesi. Dati simili, spesso peggiori, per le GPM tradizionali: ed aggiungete che buona parte dei titoli obbligazionari, corporate oppure high yield, oggi non viene prezzata proprio in modo puntuale (diciamo che i prezzi non sono proprio ... aggiornatissimi) né dalla GPM né dai Fondi Comuni.  Se lunedì volessero vendere quelle obbligazioni, a chi le venderebbero? A nessuno.

Questi sono dati concreti per orientare le vostre scelte: da chi e come volte che i vostri soldi siano gestiti?

Banca Centrale e banche non centrali: i casi di Capitalia e Popolare Lodi

Abbiamo già scritto nel mese di maggio in merito all'atteggiamento con il quale i media italiani si occupano della Banca d'Italia: atteggiamento che non è solo di rispetto, ma di vera e propria prostrazione acritica. La Banca d'Italia parla sempre per il "bene comune", vedere sempre chiaramente nel futuro, è dotata di strumenti di analisi superiori a quelli dei comuni mortali. Questo in un momento in cui in tutto il resto del mondo è in corso un dibattito pubblico in merito ad autonomia e regole che disciplinano l'attività dei Banchieri Centrali.

Non è sempre così: le vicende di Capitalia (Banca di Roma) e Popolare di Lodi, e poi tutte le seguenti, fino a Popolare Vicenza e Veneto Banca, testimoniano in modo concreto che i banchieri centrali sono essere umani in carne ed ossa, capaci di fare bene ma pure di sbagliare, ed in qualche caso corruttibili. Sono Funzionari Pubblici, che nei due casi che abbiamo citato nel titolo permisero a ben introdotti privati, spregiudicati e cattivi manager di banca, di arricchirsi ai danni del pubblico (resta da capire in cambio di quali benefici personali).

E' utile ricordare questo nel giorno (8 luglio) in cui Visco annuncia che "ci saranno interventi pubblici in caso in cui una banca fallisca agli stress test di fine luglio": la tecnica è quella solita, ovvero "siamo in grave emergenza, non stiamo a sottilizzare sui dettagli, mettiamo da parte anche le responsabilità personali, e guardiamo all'interesse pubblico".

Ma quale interesse pubblico? E' interesse pubblico proteggere i soldi di chi ha acquistato le obbligazioni subordinate, dando a lui i MIEI soldi? L'argomento è fragile, se non fuorviante, se non distorsivo. A parere di Recce'd, questo impiego di soldi PENALIZZA l'interesse pubblico: si buttano soldi in attività che sono per nulla produttive di valore, privato e pubblico.

Vorremmo vedere una parte almeno del pubblico, ed anche della politica, alzarsi in piedi e dire basta. E dire anche a Visco: "fermati". Questo stile di gestione del sistema bancario ha fallito: non continuiamo per sempre allo stesso modo.

E, come fatto collaterale, vorremo anche non leggere più che la crisi delle banche italiane è stata provocata da Brexit: basta, per favore, buttare fumo negli occhi.