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E voi con chi volete stare: con i perdenti oppure con i vincenti? (parte 3)

Leggiamo dal Sole 24 Ore di venerdì scorso, a firma di Isabella Bufacchi, in un articolo che potete ritrovare online sul web, e che noi di Recce'd suggeriamo di leggere integralmente; qui ve ne riportiamo tre estratti, iniziando da questo:

Prosegue poi l'articolo

E le conclusioni dell'articolo sono

Leggere questo articolo ci ha fatto un grande piacere: elenca problemi reali, concreti, importanti ed anzi determinanti. Non possiamo che essere felici che la cosa cominci a trovare spazio anche sui mezzi di informazione: che presto capiranno anche che non è indispensabile intervistare sempre il capo economista della BNP Paribas di turno per dare autorevolezza a contenuti che si sostengono da soli. Se lui ne sapesse più di noi, probabilmente non sarebbe più in quella posizione.

Questi sono problemi di cui abbiamo scritto molte volte. Chi ci segue lo sa benissimo: sono problemi sui quali Recce'd lavora da dieci anni, testando e mettendo a punto soluzioni per i propri Clienti investitori. Soluzioni vincenti, come quelle che i nostri Clienti conoscono bene. 

E voi amici lettori con chi volete restare: con chi sta arrivando su queste tematiche solo oggi, oppure su chi, oggi, questi problemi li ha già risolti e grazie a questo oggi può investire risorse e tempo sui problemi dei PROSSIMI dieci anni? Ora ve lo ha detto anche il Sole 24 Ore ...

Mercati oggiValter Buffo
E voi con chi volete stare: con i perdenti oppure con i vincenti? (parte 2)

Nel primo Post di questa serie, via abbiamo riportato una parte delle dichiarazioni di Renzi a Cernobbio (ma che ci vanno a fare?) sulle banche, dove però mancava il punto che, secondo i mezzi di informazione, è oggi il più controverso: i 150-200 mila esuberi, ai quali i sindacati hanno subito reagito con una minaccia di sciopero generale, e che entro 12 ore la Presidenza del Consiglio ha subito smentito.

Il punto di vista dei sindacato lo comprendiamo: per statuto, difendono l'interesse del lavoratore. Anche i sindacati, però, dovrebbero essere chiamati a valutare il fatto che per mantenere in vita aziende Zombie come le banche, e mandare ogni mattina in ufficio dipendenti che hanno poco o nulla da fare, servono soldi che occorre togliere dalle tasche di chi, con il suo lavoro, crea nuovo valore aggiunto. I sindacati, in questo caso (e loro malgrado) lavorano per il re di Prussia, ovvero per quei "conservatori economici" che vogliono rendere massimo il numero di poltrone nei Consigli di Amministrazione.

Questi però sono temi politici, che riguardano i servizi di Recce'd ma solo da un secondo, e per noi molto più importante, punto di vista. Che spieghiamo.

Pochi mesi fa, nello studio di un importante professionista di Milano, abbiamo affermato che "il Private Banking è un comparto del settore del risparmio che è destinato al declino nei prossimi anni". La nostra frase fu accolta da sorrisi compiacenti, quasi di sufficienza. Il noto professionista se la cavò con una battuta: "Allora dovremo stare attenti, perché noi abbiamo appena preso tutto il piano qui sopra proprio per servire i vari Private Banking".

Lasciamo ovviamente al professionista le sue convinzioni, ed il suo destino: ma a voi lettori, a voi Clienti, ripetiamo che questo è il momento per decidere. Con chi volete stare? Da chi volete farvi servire? Da quelli che vi spingevano sull'aumento di capitale dei Monte dei Paschi nel 2013?

Dopo i 150 mila esuberi nel settore bancario, credete che toccherà a chi? Cosa pensate del futuro delle mega-reti di promotori finanziari, quelle che si fanno pubblicità in tv e che vendono "i Fondi della Casa", oppure "i Fondi Multi Brand"? Che fine faranno le Reti di bankers? O volete forse chiamarli Private Bankers? Credere che continueranno a crescere, a svilupparsi, oppure che anche loro dovranno tagliare, sullo staff, sui servizi, sulla qualità?

E' importante, per voi investitori? Certo, da qui dipende proprio la qualità dei servizi che ricevete e dei prodotti che vi fanno mettere nei portafogli.

Mercati oggiValter Buffo
E voi con chi volete stare: con i perdenti oppure con i vincenti? (parte 1)

L'Italia pesa pochissimo nei nostri portafogli, e quindi nei portafogli dei nostri Coienti. Questo perché i mercati finanziari in Italia sono un "di cui": una realtà locale, di provincali, le cui tendenze sono nella grandissima parte decise da ciò che succede all'estero.

Presto, entro pochi anni, la stessa politica economica italiana verrà decisa all'estero: a noi di Recce'd sembra una soluzione inevitabile, visti i fallimenti degli ultimi venti anni.

Detto questo ci sarebbe quindi da mettere del tutto da parte l'argomento, almeno se guardiamo a noi, ed ai nostri lettori, come investitori (come cittadini, ovvio che è diverso: ma Recce'd non è la sede appropriata). E lo abbiamo scritto un numero di volte.

Ci costringe, a volte, a fare eccezione a questa regola, il sistema dei media, dei mezzi di comunicazione, in Italia: se La Stampa, terzo quotidiano nazionale per diffusione, oggi domenica 4 settembre dedica le pagine 2 e 3 alle banche, allora ai loro lettori che sono anche lettori di Recce'd può sembrare che l'argomento sia fondamentale, determinante, inevitabile. Quei lettori potrebbero credere che Recce'd trascura il problema.

Lo spunto è stato fornito ai media italiani dal Presidente del Consiglio durante il suo intervento a Cernobbio (un evento del quale, a noi di Recce'd, sfugge del tutto il significato, e non da oggi). Renzi ha detto cose che tutti i quotidiani hanno riportato, e poi abbondantemente commentato, e noi non vogliamo fare perdere tempo ai nostri lettori. Ricorriamo quindi ad una parte del resoconto pubblicato dal Sole 24 Ore:

Renzi è ovviamente un politico, quindi si esprime per slogan, e spesso è costretto a spingersi oltre anche su temi che conosce, ovviamente, solo in modo superficiale. Esiste però una folta schiera di consulenti ben retribuiti della Presidenza del Consiglio, ed è a quelli che pensiamo quando leggiamo queste frasi.

E' fin troppo facile, e lo hanno fatto in molti, sottolineare il contrasto clamoroso e stridente con le affermazioni dello stesso Presidente del Consiglio sei mesi fa. E sarebbe poco utile ripetere cose che Recce'd ha scritto già prima dell'estate: manca del tutto sia l'analisi delle cause che hanno prodotto questa "sottovalutazione" (chi ne ha tratto beneficio? a chi è convenuta, per mettersi soldi in tasca? che responsabilità materiali ha la Banca d'Italia per i 150 mila esuberi e la mis-allocazione di capitali?), sia del ruolo del sistema bancario all'interno del sistema economico. Qui si parla come se il sistema bancario sia stato imposto dall'alto, da un autorità suprema se non divina, e si parla come se fosse del tutto lecito fare pesare sulle spalle del pubblico la sistemazione dei suoi problemi. Si parla, e anche si scrive, come se il sistema bancario fosse un "bene collettivo di valore artistico", magari la Cappella Sistina.

Così, non si andrà da nessuna parte: fino a che non sarà chiaro che si sta parlando di un gruppo di Società private, gestite da privati con finalità private, tanto quanto Barilla, FCA o Prada, non ne usciremo se non scavandoci, ulteriormente, la fossa.

Mercati oggiValter Buffo
Il terremoto e i media

Il terremoto che ha colpito il Centro Italia emoziona nel profondo, commuove e fa rabbia. E insieme costringe a riflettere su tematiche più ampie e profonde della finanza. Sulla precarietà dei nostri percorsi di vita.

Ma costringe a riflettere anche su cose più concrete e terrene: come ad esempio sul ruolo dei mezzi di informazione, di cui scrive Ilvo Diamanti (che conosce benissimo quell'industria) su La Repubblica stamattina in questo modo:

(...) mi disturba assistere a un palinsesto già scritto. Delineato e sperimentato tante volte. Lo spettacolo del disastro e della tragedia. Lo spettacolo del dolore e dei soccorsi. Della solidarietà e della generosità. Del sostegno istituzionale, espresso da presidenti e uomini di governo in visita ai luoghi colpiti dal sisma. Questa narrazione, scritta, descritta e sceneggiata tante volte: mi disturba.

(...) gli stessi spazi mediali oggi sono occupati dalle storie del terremoto e del dopo-terremoto. Riproposte, sugli schermi televisivi, di giorno in giorno, meglio ancora, di pomeriggio in pomeriggio. Poi, di sera, fino a notte inoltrata. La vita e la morte, assolutamente in diretta. I bambini deceduti e quelli salvati. Le polemiche sulle responsabilità dello Stato, dei Comuni e dei privati. Sulle risorse impiegate per gli stranieri e gli immigrati, invece che per aiutare i nostri cittadini. (...) se i terremoti sono imprevedibili e, in Italia, non finiscono mai, proviamo, almeno, a non rassegnarci alla riduzione mediale del dopo-terremoto, sepolto da fiumi di parole. Per rispetto. Nei confronti delle comunità e delle persone colpite dal sisma. E verso noi stessi.

Fatte le debite proporzioni, in noi suscita un disturbo di questo tipo e genere l'atteggiamento "patetico" dei nostri mezzi di informazione sul deficit pubblico italiano, le banche italiane, la Borsa italiana. Che purtroppo dovremo rivedere, da qui a qualche settimana.

Mercati oggiValter Buffo
Perché non la facciamo finita con la Borsa di Milano? (parte 2)

Nel nostro Post precedente con il medesimo titolo, pubblicato lo scorso 4 agosto, avevamo elencato le ragioni per le quali un investitore italiano farebbe bene a non dedicare molto tempo, attenzione, e soprattutto investimenti alla Borsa italiana. Non è questione di big caps, medium-sized caps, small caps; e neppure è questione di analizzare bilanci e strategie; il punto sta nella natura stessa del mercato italiano di Borsa, provinciale e poco liquido, con un listino fatto in larga parte da Società poco adatte a competere sul libero mercato, e quindi poco efficienti, che sopravvivono soltanto grazie a regolamentazioni protettive e restrittive della concorrenza: pensate alle tante Società del settore risparmio (come Reti di promotori o Fondi Comuni) che sono quotate a Milano; pensate a Finmeccanica, e naturalmente ENEL ed ENI, e poi Telecom, e naturalmente tutte le banche, e Mediaset, e persino RCS che è sovvenzionata coi soldi pubblici, e l'elenco potrebbe continuare. Questa sola osservazione è più che sufficiente per dimostrare che gli investitori hanno scarse motivazioni per dedicare tempo ed attenzione all'Italia.

I risparmiatori sono spesso spinti vero la Borsa di Milano da presunti consulenti (dai private bankers ai promotori ai cosiddetti consulenti) perché questi soggetto devono VENDERE la Borsa italiana, oppure perché questi soggetti conoscono SOLO la Borsa italiana. Per questa ragione, quando Recce'd nel maggio 2015, un anno e tre mesi fa, scriveva anticipava le cose che vedete oggi, veniva etichettata come "pessimista" o peggio. Le medesime cose poi Recce'd le scrisse in febbraio. 

Non siamo quindi sorpresi dal fatto che il nostro mercato di Borsa oggi capitalizza molto meno di venti anni fa (grafico in alto): deve invece fare riflettere l'investitore il fatto che l'economia che ha prodotto questi valori di Borsa oggi vede le proprie obbligazioni (BTp, e poi ENEL, banche, Finmeccanica, persino tante small caps) scambiate a prezzi altissimi, in ragione della ben nota politica monetaria di "compressione dei rendimenti". Ci sono fattori che possono spiegare una simile, clamorosa, divergenza? Come possono debitori che oggi offrono garanzie patrimoniali inferiori rispetto al passato pagare meno interessi sui loro debiti che nel frattempo sono molto cresciuti?

Le obbligazioni emesse da emittenti italiani (incluso lo Stato) non valgono quei prezzi, cosa che risulterebbe immediatamente evidente se la BCE ritirasse la mano, ovvero se riducesse il piano di acquisti. Ma è bene riflettere, perché la sola mano pietosa della BCE non sarà sufficiente a sostenere una divergenza così tanto ampia: avete visto, poco più di 12 mesi fa, e quindi in pieno QE, il rendimento decennale del BTp raddoppiare in 60 giorni. Nel 2016 si potrebbe vederlo triplicare oppure quadruplicare. 

Mercati oggiValter Buffo