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Le banche italiane, a partire da Unicredit (parte 4)

Può essere utile, per valutare i 6 miliardi di cui parlano i quotidiani stamattina, 12 aprile, per il nuovo Fondo salva-banche, ricordare le dimensioni del problema dei crediti non esigibili del sistema bancario italiano: nell'insieme, si parla di 360 miliardi, dei quali come vedete qui sotto 85 circa fanno capo ad Unicredit e 65 circa ad Intesa. I dati del grafico (fonte Financial Times) ci sono utili per ribadire che in Italia non c'è un sostanziale divario di "solidità" tra banche grandi e banche piccole, e se le banche piccole finiscono più spesso nei guai, e quindi al centro di vicende che fanno titolo sui quotidiani, è solo perché a parità di condizioni si sceglie di fare fallire Banca Marche ma si agirebbe in modo diverso, in ambito politico, per le realtà di maggiori dimensioni di cui parla il grafico.

Mercati oggiValter Buffo
Le banche italiane, a partire da Unicredit (parte 3)

Con i primi due Post di questa serie, vi abbiamo segnalato nelle scorse settimane che il tema delle banche in Italia sarebbe tornato all'attenzione dei mercati internazionali. L'annuncio arrivato ieri sera, della creazione di un Fondo che raccoglierà i denari per finanziare le operazioni più urgenti (Veneto Banca, Popolare Vicenza, Popolare-BPM) è facile da commentare: non è la "svolta" che i quotidiani ci raccontano, è molto più semplicemente un intervento di urgenza che contiene ma non spegne l'incendio. E' una tappa di un percorso lunghissimo. Come si concluderà questo percorso? A nostro parere, se le modalità restano queste, ed i protagonisti restano questi, il percorso non potrà che finire nello stesso posto in cui ci hanno portato oggi questi soggetti e questi modi di operare. Il sistema bancario italiano ha problemi strutturali enormi, che derivano in tutto e per tutto dal modo "consortile", per "cooptazione", in cui il sistema stesso è stato gestito fino ad oggi: non come un insieme di aziende che debbono creare valore, ma come uno strumento per indirizzare flussi di denaro in modo da consolidare il controllo economico e politico prevalente nelle diverse fasi storiche. Se si procede anche oggi in questo modo, a fronte dell'incalzare delle Istituzioni Comunitarie, probabilmente questo significa che non è possibile agire diversamente, che il sistema non è riformabile, e che sarà necessario un grosso shock, ovvero un grosso fallimento, per arrivare all'inevitabile momento di discontinuità.

Mercati oggiValter Buffo
Giappone: la crisi è entrata nella seconda fase

Lo scorso 26 luglio, in questo Blog, pubblicammo il primo Post di una lunga serie, dal titolo "Giappone: da lì arriverà la prossima crisi". Quando parliamo, e scriviamo, di standard più elevati di servizio al Cliente, noi di Recce'd ci riferiamo proprio a questo: noi di Recce'd consideriamo questo come il nostro mestiere.

L'attività di un advisor, sia che faccia parte delle Reti sia che lavoro in modo autonomo dalle Reti, crea valore per il Cliente se, e solo se, è in grado di anticipare i movimenti e le opportunità di mercato. Per leggere il giornale, non serve un advisor: e di certo, se si vuole operare sul portafoglio in modo da trarre qualche beneficio dalla crisi del Giappone (oppure anche soltanto gestire i rischi che ne derivano per il portafoglio), adesso è tardi, andava fatto sei mesi fa.

Adesso, si deve già guardare oltre: questa crisi si è messa in moto, probabilmente non scoppierà domani (Abe ha ancora qualche proiettile da sparare, come la politica fiscale), ed oggi è necessario concentrarsi su quella che sarà la seconda fase, che inizia oggi: perché questo livello di cambio, più i tassi negativi, più il debito pubblico, più la recessione, tutto questo insieme il Giappone non lo può sostenere. Ci sono solo due alternative, un intervento di Kuroda oppure un'azione coordinata internazionale.

Due veloci domande per concludere:

1. Tutti quelli che per tre anni ci hanno garantito che Abenomics ed il QE avrebbero dato risultati spettacolari per gli investitori (alcuni con argomenti che erano autentiche ... baggianate), adesso si decideranno a cambiare mestiere?

2. E tutti quelli che ci spiegano che "bisogna investire per il lungo termine" di fronte a un fatto di questa portata che cosa hanno da raccontare? Che un grafico come quello qui sotto non cambia nulla nei "rendimenti attesi"? Ma sanno di che cosa parlano?

Investite per il lungo temine? Modificate il portafoglio ogni giorno (parte 3)

Come avevamo previsto e scritto, molti commentatori sfruttano il rimbalzo dello S&P 500 nel primo trimestre per affermare che "è sempre meglio stare fermi". Diciamolo chiaramente: è una grossa sciocchezza. Molti scrivono che il market timing è rischioso, o peggio che il market timing è un modo di cedere alla emotività: si tratta di semplificazioni, fatte con precisi scopi commerciali e non nell'interesse del Cliente. Chi investe ha invece tutto l'interesse a muovere il portafoglio in modo tempestivo, per sfruttare al massimo tutte le notizie e i dati che ogni giorno si rendono disponibili.

Quel soggetto che afferma che "è sempre meglio stare fermi" dovrebbe spiegare ai suoi lettori, ed ai suoi Clienti, che cosa fare oggi delle posizioni azionarie europee, che oggi al contrario dello S&P 500 sono ai minimi da sei settimane? Anche in questo caso, la cosa migliore è restare ancora fermi? 

E cosa fare del grafico in basso? Che ci dice che le banche di investimento (riga di colore bianco) hanno tagliato le stime di fine 2016 per l'indice s&P 500 proprio mentre lo stesso indice recuperava i massimi del 2016?

Ditelo oggi ai vostri Clienti: perché parlare a posteriori è troppo facile, e serve a nulla.

La stagione delle trimestrali di aprile 2016 (parte 1)

Il prossimo martedì la Società Alcoa pubblicherà i risultati trimestrali relativi al periodo gennaio-marzo 2016: e si aprirà così "ufficialmente" la stagione delle trimestrali. Che a noi offre lo spunto per alcune osservazioni in merito alla gestione dei portafogli, ed in particolare delle posizioni in azioni nei nostri e nei vostri portafogli.

Tutti sanno che da tre trimestri si registra, sia negli Stati Uniti sia nel Resto del Mondo, una sorta di "recessione degli utili", nel senso che gli utili delle Società quotate sono in calo (grafico sotto). Noi in questo Blog abbiamo più e più volte sottolineato questo fatto, da un lato per mettere in luce come le aspettative, sempre troppo ottimistiche, degli analisti delle banche di investimento siano state, nel corso degli ultimi due anni, decisamente riviste al ribasso; e dall'altro per mettere in luce le valutazioni, eccessive e spesso estreme, dell'azionario globale.

Tutto ciò detto, i nostri Clienti sanno che la nostra posizione operativa sull'equity in febbraio è cambiata (e ne abbiamo anche scritto nel Blog): e qualche Cliente ci ha chiesto di spiegare perché, se la nostra valutazione dell'equity rimane "negativa", adesso abbiamo alcune posizioni LONG: La risposta è semplice: le notizie che sono già nei prezzi non contano più, e se guardiamo nello specifico alla prossima stagione degli utili si parte da aspettative così basse che sarà difficile superarle in negativo. Per questa ragione, se oggi Goldman Sachs (David Kostin) scrive che la prossima stagione delle trimestrali peserà in modo negativo sull'indice S&P 500, noi invece la vediamo in modo diverso.