MANIA: come guadagnarci. Una guida pratica
 

Il lavoro che leggerete in questo Post segue ed espande quello del Post precedente che potete leggere scorrendo la pagina verso il basso.

Il nostro lavoro, poi prosegue la settimana prossima, nella Sezione Operatività del nostro quotidiano (The Morning Brief) dove illustreremo nel dettaglio le nuove operazioni per i nostri portafogli modello.

Il tema del Post sono i semiconduttori e la MANIA che tutti osserviamo ogni giorni sulle Borse degli Stati Uniti. Lo abbiamo già in inquadrato, in modo efficace, sia nel Blog sia alla pagina TWIT - TWOO.

Ne scriviamo ancora per una semplice ragione: vogliamo essere di aiuto al nostro lettore per sfatare alcuni miti e segnalare autentiche menzogne che oggi hanno ampia circolazione sui media, sia tradizionali sia social. Questo (miti e menzogne) accade ogni volta che viene scatenata una MANIA in Borsa (gli episodi non li citeremo, perché il lettore li ricorda).

Questa nuova fase di MANIA si è scatenata a fine marzo 2026: ed in questo caso (a differenza, ad esempio, della MANIA di Nvidia di tre anni fa) il timing, la tempistica, è cruciale.

Il perché? La tempistica è cruciale per la ragione che questa ultima MANIA è stata FABBRICATA.

Vediamo prima come si defisce la MANIA.

La mania è uno stato psicopatologico di grave alterazione dell'umore caratterizzato da euforia, eccitamento, iperattività e ridotto bisogno di sonno. Spesso associata al disturbo bipolare, si manifesta con un'energia smisurata e una percezione grandiosa delle proprie capacità, che possono sfociare in comportamenti impulsivi o a rischio.

I principali aspetti della mania includono:

Sintomi Principali

  • Umore elevato o irritabile: Euforia estrema, ingiustificata rispetto alla realtà circostante.

  • Iperattività e logorrea: Bisogno costante di fare, muoversi e un flusso di parole accelerato (difficile da interrompere).

  • Fuga di idee e disattenzione: I pensieri corrono veloci, rendendo difficile concentrarsi su un solo argomento.

  • Diminuzione del bisogno di sonno: La persona può dormire solo poche ore sentendosi comunque piena di energie.

  • Idee di grandezza: Convinzione irrealistica di avere poteri, talenti o un'importanza speciale.

  • Comportamenti impulsivi: Tendenza a spendere denaro sconsideratamente, investimenti avventati o disinibizione nelle relazioni.

Come leggete, la definizione di MANIA aderisce alla perfezione ai fatti che vediamo alla Borsa di New York nel mese di maggio 2026.

Prendersi gioco del popolo dei social e degli investitori fai-d-te, d’altro canto, nell’attuale contesto è facilissimo: ed lo stesso Trump a spiegarcelo, come leggete nelle immagini che seguono. Come sua abitudine, andando molto oltre i limiti di decenza e correttezza che sarebbero di dovere per chi ricopre la carica di Presidente degli Stati Uniti, e commette ogni giorno un abuso del pur grande potere che gli è stato affidato, confondendo ogni giorno l’interesse pubblico e quello suo privato, commettendo quelli che in una democrazia liberale non disfunzionale sarebbero reati a catena. Oggi, va constato, gli Stati uniti non funzionano né come democrazia né come economia di mercato, con quotidiane interferenze ed intromissioni del potere politico. le immagini ve ne ricordano tre, ma in realtà sono (almeno) tremila.

Riuscite ad Immaginare il Presidente Mattarella che vi consiglia le azioni di Montedison perché suo figlio ne ha comperata prima una quota?

Poi, dopo, si verseranno le lacrime amarissime, e verrà qualcuno a spiegare che “cose come queste devono essere fermate” ed anche che “non succederà mai più”. Come fu, ad esempio, nel 2009, e prima anche nel 2002.

Per quale ragione Trump è così tanto presente ed attivo nella manipolazione della Borsa degli Stati Unti? Le ragioni sono tre, e chiarissime:

  1. la sua principale gratificazione è auto-celebrarsi

  2. la sua famiglia ci guadagna denaro: ha inserito figli e parenti nelle Aziende di questo settore (cos'ìm come nel settore delle crypto; proprio come da sempre fanno i dittatori del Sud America e dell’Africa; insomma, lui si mette in tasca del denaro manipolando questi prezzi

  3. la massa degli americani oggi è facilissima da manipolare, più che mai in passato: le ragioni le abbiamo già ampiamente illustrate anche qui nel Blog, e esattamente la medesima situazione si presentò in Europa 100 anni fa, e per la medesima ragione: l’Europa allora aveva perso la sua egemonia sul Mondo, proprio ciò che oggi accade agli Stati Uniti. Si urla, si strilla e si mostrano i muscoli in misura sempre maggiore, mano a mano che diminuisce la potenza ed il potere

Tutto quanto, il rally dei semiconduttori, nasce da qui. Non c’è altra ragione.

Trump ha imposto allo Stato americano di prendere una partecipazione in Intel: ricordate la nostra IRI?

Un segnale politico forte, molto più forte per gli Stati Uniti che NON hanno una tradizione di “partecipazione statale alle imprese”.

Segnale forte immediatamente colto dai cosiddetti Big Tech (“a Trump fa piacere se comperiamo i semiconduttori”) che per acquisire benevolenza politica si buttano in una folle corsa in “investimenti per AI”: per farene che cosa, non lo sa nessuno.

E cosa corrono ad acquistare? I cosiddetti “chips”, che cosa, se no?

Non c’è altra ragione, non esiste altra motivazione, non c’è altro senso per spiegare un grafico come quello che vedete qui sotto: e ci arrivate tutti benissimo da soli leggendo i dati, senza necessità che noi di Recce’d aggiungiamo una analisi nel dettaglio.

E non c’è necessità di dire che anche questa (ennesima) MANIA finirà nello stesso modo in cui sono finite le precedenti.

Questa nuova MANIA farà la stessa fine che fecero nel 2021 i cosiddetti “meme-stocks”: perché si tratta esattamente della medesima cosa.

Osservate ben il grafico che segue: osservate i margini di variazione, con massima attenzione. Il grafico ci racconta il passato, ma (inequivocabilmente) fornisce una pratica guida per il futuro.

E questi sono fatti: queste non sono le promesse di Donald J. Trump, il Principe dei promotori finanziari ovvero private banker ovvero wealth manager ovvero financial advisor.

E quindi, visto che la lettura dei fatti è semplicissima, elementare (per quanto assurda, esorbitante e persino grottesca) allora noi investitori adesso che cosa facciamo?

Facciamo come sempre abbiamo fatto, nei precedenti episodi di questo tipo, dai quali abbiamo ottenuto guadagni sostanziosi per i nostri Clienti.

Faremo quindi due passi: il primo passo è capire, ed il secondo è investire. “Capire per investire”.

Nell’articolo che segue, vi viene chiarito in modo preciso ciò che sta accadendo: nella realtà, e non sui mercati finanziari.


Titoli di semiconduttori.

Qualche mese fa si poteva pensare che i titoli di semiconduttori e memorie si stessero muovendo verso il picco di un normale ciclo di settore. Ora è chiaro che, a causa della domanda di data center per l'intelligenza artificiale, sta accadendo qualcosa di più grande: o una folle frenesia speculativa, o un superciclo, ovvero una ripresa ciclica supportata da un aumento permanente della domanda. I

Il Philadelphia Semiconductor Index, un ampio indice di aziende produttrici di chip e apparecchiature per la loro produzione, è cresciuto del 160% nell'ultimo anno, e molte aziende hanno visto i loro valori raddoppiare, quadruplicare o addirittura ottavamente, con le aziende di memorie, dove l'offerta è più limitata, in testa alla classifica: la portata di ciò che sta accadendo è evidente osservando la variazione annua dell'indice di Philadelphia.


Ciò che sta succedendo ora, in termini di andamento dei prezzi, è secondo solo all'era delle dot-com: quindi, si tratta di una pericolosa frenesia speculativa o di un superciclo più benigno?

C'è un elemento cruciale a favore di quest'ultima tesi: l'andamento delle azioni è stato, almeno nel complesso, accompagnato da una crescita degli utili. Il grafico seguente proviene da Stacy Rasgon di Bernstein. Le stime sugli utili per l'indice di Philadelphia (i Sox) sono aumentate del 69% quest'anno, in aggiunta a un incremento del 55% registrato l'anno scorso: ciò si riflette nel fatto che per molte delle maggiori aziende del settore, le valutazioni non sono aumentate nell'ultimo anno. I rapporti prezzo/utili di, ad esempio, Micron e Broadcom sono in realtà in calo, mentre quelli di Western Digital e Seagate sono in aumento.

Forse, però, sono le vendite di chip, piuttosto che i prezzi delle azioni delle aziende di semiconduttori, a essere in una bolla? I chip vengono venduti ai data center progettati per soddisfare l'enorme domanda di servizi di intelligenza artificiale, una domanda che non si concretizzerà mai?

La domanda sta crescendo rapidamente per ora. I canoni di noleggio per i chip Nvidia B200 sono aumentati di oltre il 20% dall'inizio dell'anno, secondo Bloomberg. Anthropic ha recentemente annunciato che il fatturato del secondo trimestre è stato di 10,9 miliardi di dollari, in aumento del 127% rispetto al primo trimestre.

Ma è ancora presto. Il fatto è che, sebbene sappiamo che ci saranno mesi o anni di domanda di chip che si farà sentire lungo la catena di approvvigionamento, non sappiamo quanto durerà il boom dei data center. È difficile immaginare come qualcuno possa saperlo con certezza, a questo punto.

Quello che possiamo dire è che i titoli dei semiconduttori e delle memorie sono ora un contributore molto importante ai guadagni complessivi del mercato. Nell'ultimo mese, le aziende di memorie e semiconduttori hanno rappresentato la metà dell'aumento totale dell'S&P 500. I fondamentali dell'industria dei chip sono molto solidi e dobbiamo sperare che rimangano tali.

La catena di approvvigionamento dei semiconduttori I rendimenti del mercato azionario, negli Stati Uniti e altrove, sono arrivati ​​a dipendere dal fiorente settore dei semiconduttori. Tale settore, a sua volta, dipende da una catena di approvvigionamento concentrata e vulnerabile.

La guerra con l'Iran lo ha evidenziato. Materie prime critiche come zolfo ed elio stanno affrontando una crisi di approvvigionamento e i prezzi sono schizzati alle stelle. Il forte calo delle esportazioni di petrolio dal Medio Oriente ha inoltre creato preoccupazioni per la sicurezza energetica di Corea del Sud e Taiwan, che dominano la produzione di GPU, CPU avanzate e memorie ad alta larghezza di banda. Le tensioni con la Cina in tutta l'Asia orientale rappresentano una seria fonte di preoccupazione. Una guerra commerciale, o una vera e propria guerra, potrebbe rallentare o bloccare la produzione o le esportazioni. Oltre alla concentrazione geografica, la maggior parte della catena di approvvigionamento è costituita da oligopoli o duopoli. Anche sviluppi specifici delle singole aziende potrebbero ridurre l'offerta in tutto il settore, come è quasi accaduto all'inizio di questa settimana, quando Samsung ha evitato per un soffio uno sciopero.

Gli investitori possono coprirsi dai rischi, pur mantenendo una certa esposizione al settore? Non proprio. Il settore è talmente interconnesso che "qualsiasi filo si inizi a tirare si srotola molto indietro", afferma Jonathan Goldberg di Digits to Dollars, una società di consulenza.

Marko Papic di BCA Research afferma che la speranza è che i nuovi operatori del settore, comprese le divisioni interne di produzione di chip delle grandi aziende tecnologiche, crescano lontano dagli hub concentrati: "Non credo che si possa generare alcun vantaggio competitivo scegliendo chi ha la catena di approvvigionamento più pulita e sicura. Il vero passo avanti sarà quando l'innovazione arriverà sotto forma di aziende che producono i propri semiconduttori e diventano concorrenti dei loro fornitori. C'è molta fragilità in tutto questo ecosistema, ma questo problema si risolverà perché i prezzi stanno aumentando, ed è così che il libero mercato risolve queste fragilità".

Tra le aziende che hanno una significativa capacità produttiva negli Stati Uniti figurano Texas Instruments, Intel, Micron e Samsung, che sta ampliando ulteriormente la propria capacità produttiva negli Stati Uniti, secondo Jonathan Cofsky di Janus Henderson. Potrebbero trarre vantaggio da un eventuale aumento delle tensioni nello Stretto di Taiwan, ad esempio, ma solo marginalmente. Al momento, la catena di approvvigionamento dei semiconduttori rappresenta un rischio economico di notevole entità con cui il mondo deve semplicemente convivere.


Recce’d non sente il bisogno di ampliare ed approfondire l’analisi, in questo caso: il contesto è chiaro ed i meccanismi per montare una nuova MANIA sono così semplici da apparire grezzi, e persino stupidi:

  • si parte fornendo una “garanzia statale” al settore dei semiconduttori, come fanno in Cina ed in Russia e nei Paesi africani ed in Argentina

  • durante le cosiddette “cene di gala” i Capi dei Big Tech vengono ubriacati, anche di parole. spingendoli ad “investire sull’America”

  • questi Capi dei Big Tech cercano sempre la benevolenza del potere politico: e che altro potrebbero acquistare se non chips? (anche non non sanno precisamente che cosa farne e perché)

  • arrivano poi dai Big Tech gli annunci dei “nuovi, enormi investimenti in AI” (notate che nessuno è in grado di specificare meglio in che cosa investono questi denari: nessuno sa dire a che cosa servirà AI), che poi sono soldi presi in prestito per trasformarli in acquisti delle loro stess merci: geniale!

  • il pubblico riceve il segnale, non legge e non approfondisce, non capisce e si butta ad occhi chiusi: il pubblico NON capisce che cosa accade, e NON capisce a che servono i chips, e NON capisce a che serve AI; i quotidiani? i quotidiani ne capiscono anche meno, in particolare certi commentatori pseudo-americani, che ignorano e diffondono ignoranza; quindi il pubblico, completamente in confusione, compera azioni del settore semiconduttori perché a loro è arrivato lo slogan “quello è il futuro” , come leggete nel grafico sotto; in questo modo, scatta il panico, e vediamo la MANIA

  • e per finire, arrivano poi i tre maxi-collocamenti, che si chiamano SpaceX, Anthropic, e Open AI; da questi tre collocamenti, le banche di investimento (Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, BNP Paribas, e tutte le altre) puntano a fare “i guadagni di tutta una vita”, sulle spalle del pubblico dei risparmiatori, attraverso i Fondi Pensione ed i Fondi Comuni; in Italia, persino il Corriere della Sera si è messo a fare pubblicità ad Anthropic; e quindi il piccolo investitore si incuriosisce, legge, domanda in giro, ed alla fine ci crede; ne abbiamo scritto nel più recente Post per il Blog, solo sette giorni fa, ricordando al pubblico che il business essenziale di questi tre conglomerati che andranno in collocamento è spendere soldi che vanno a gonfiare i bilanci dei medesimi Big Tech che ne hanno finanziarono lo sviluppo: i Big Tech finanziano (a debito) i loro Clienti per gonfiare il loro stesso fatturato. I dati li vedete sotto, e sono facilissimi da capire: il 50% fatturato in preventivo di Microsoft, Google, Amazon e Oracle viene da Open AI e da Anthropic. Poi andrebbero aggiunti i numeri di Space X. Un colossale “giro del fumo”.

Possiamo provare tutto ciò che abbiamo scritto fino a qui: e utilizzando soltanto due grafici!

Partiamo dal primo, che sta proprio qui sopra. Come leggete, si acquistano unicamente i semiconduttori: NON si “investe in Borsa”, attenzione. Si buttano i soldi solo su “quello che sta già correndo”. Ha nulla a che vedere con “l’investimento”; non è investimento.

Riflettete bene su questi dati. E subito dopo leggete i dati nell’immagine più sotto, e tornate ciò che si scriveva più sopra nell’articolo:

Il settore è talmente interconnesso che "qualsiasi filo si inizi a tirare si srotola molto indietro" …

Tutto ciò che abbiamo appena descritto è una gigantesca manipolazione di mercato, per lanciare queste tre mega-operazioni di collocamento; l’esempio più corretto e calzante è Time Warner - AOL del febbraio dell’anno 2000

Come vedete, una storiella persino più stupida di quella dei “dot.com” ed Internet del 1997-2000, che giustamente finì in un autentico disastro.

La nostra motivazione per questo nuovo Post è quella di aiutare il lettore contrastando l’occupazione militare dei social media e dei media tradizionali da parte resa possibile dalla evidente collusione di interessi che in questi anni lega il potere politico all’industria della Finanza, ed in particolare le banche internazionali di investimento e le nostre Reti di promotori finanziari (Mediolaunm e Fineco, Fideuram e Generali, e potremmo citarne decine di altre. Gente che vi ficca in tasca ciò che vuole, prospettandovi un futuro che è un miraggio, e inventando storia di “una domanda di chips che resterà elevata per vent’anni”.

Comperare tutti questi chips per fare che cosa, esattamente? Chiedetelo, al vostro promotore ovvero private banker ovvero wealth manager ovvero financial advisor, e state a sentire che cosa vi risponde. sarà, lo possiamo garantire, divertentissimo, davvero spassoso, meglio di Checco Zalone (anche se simile).

Come già detto, voi lettori ci domandate sempre: “ok, mi avete chiarito le idee: ma che cosa fare, allora, a questo punto?”

  1. La prima cosa: contattare subito Recce’d e ridiscutere insieme le vostre scelte: un scambio di vedute che per voi si traduce immediatamente in guadagno, perché corregge gli errori più grossolani. Contattate Recce’d dalla pagina CONTATTI del nostro sito.

  2. La seconda cosa, che abbiamo illustrato con tutti i necessari dettagli al Cliente in questa settimana sul nostro quotidiano bollettino che si chiama The Morning Brief, è quella di tenere a mente che  (come noi di Recce’d abbiamo scritto ripetutamente al Cliente, ed approfondito anche in pubblico sul Blog, che tutta intera la Borsa USA è stata trasformata in un MEME-STOCK, e per questa ragione le vostre modalità di gestione del risparmio debbono cambiare, dalla asset allocation fino alle singole valutazioni ed operazioni.

  3. La terza cosa è tenere bene a mente che quelli che i mercati ogni giorno ci trasmettono sono conferme che ci si sta avvicinando al punto di rottura. Prima di arrivare a quel punto, noi mettiamo in moto i nostri portafogli modello: e fareste bene a muovere anche i vostri portafogli.

  4. La quarta cosa è comprendere a fondo  le due ragioni per cui Recce’d nei portafogli modello non rincorre MAI queste situazioni di MANIA delle masse: 

  • perché con i soldi dei Clienti non partecipiamo al gioco delle tre campanelle, non facciamo le scommesse dei cavalli, non comperiamo Biglietti della Lotteria; ma anche

  • perché si guadagna molto di più DOPO, quando la MANIA rientra

In chiusura, vi ripetiamo il perché Recce’d non occupa intere pagine sul tema dei semiconduttori. Proprio per la medesima ragione per cui, nel 2021, non fece alcuna analisi dei meme-stocks: disse semplicemente ai Clienti di restare del tutto fuori, e lo accompagno alla svolta del 2022, ottenendo poi  il giusto guadagno.

E perché Recce’d non si esalta per la “forte ondata di investimenti in AI” ? Per la ragione che è un FALSO, sono numeri che NON esistono, fantasia utilizzata per manipolare il vostro risparmio. Un banalissimo, un po’ stupido, “squeeze”.

Valter Buffo
Il vostro risparmio non giocatevelo al gioco delle tre campanelle
 


In questo 2026, vediamo che ci sono persone che si divertono a giocare con le figurine da pubblicare sui social, ed allo stesso momento espongono tutti noi a rischi enormi come la guerra economica, l’inflazione fuori controllo e l’instabilità finanziaria, ovvero la distruzione dei nostri risparmi.

Vuole forse farci ridere? Vuole mettere sé stesso in ridicolo? Sta tentando di dirci qualche cosa a proposito delle proprie ansie? Esprime un disagio psicologico?

Non lo sappiamo, né ci interessa. Noi, per mestiere, non ci occupiamo (mai) delle figurine sui social.

In momenti come questi, ogni gestore sente, e noi più della maggior parte degli altri, il peso della responsabilità del proprio lavoro: questo perché una scelta giusta oppure una scelta sbagliata può incidere in misura significativa, se non drammatica, sulla vita futura del Cliente che investe sulla base delle sue indicazioni.

Allo stesso tempo, noi di Recce’d però sappiamo che, più che in ogni altro momento, questo è il momento di non farsi confondere le idee, di non andare in ansia, di non far pagare ai Clienti il prezzo della propria confusione mentale. Noi in Recce’d sappiamo, molto bene, che il nostro lavoro è il lavoro del gestore: ovvero, il lavoro di chi fa rendere i risparmi senza però esporli a rischi che, per il gestore ed anche per il Cliente, non sono controllabili. Noi sappiamo bene quale è il nostro ruolo ed il nostro mestiere.

A questo proposito, cè uno spot che va per la maggiore alla radio, in queste settimane: lo spot nel quale l’Amministratore Delegato di Mediolanum ci spiega che c’è differenza tra “capire” e “comprendere”. Lui dichiara che la sua Rete di promotori finanziari è in grando di “comprendere quello che volete fare della vostra vita”.

Ma a voi, amici lettori, importa davvero che il promotore finanziario di turno (finacial advisor o private banker o wealth manager) comprenda “ciò che volete fare della vostra vita”? Ma avvero davvero?

Recce’d si è data un obbiettivo molto, molto più limitato di questo: Recce’d lascia al Cliente di decidere ciò che è meglio per la propria vita. Recce’d non pretende di comprendere la vostra vita, e di capire le vostre ambizioni. Noi quel mestiere lo lasciamo, serenamente, al vostro partner di vita, oppure al vostro psicologo, oppure magari al consigliere spirituale, e magari al vostro parroco. Il nostro mestiere è molto, ma molto, più limitato: e quindi focalizzato.

Quando Recce’d è nata, abbiamo scelto come nostro claim: “capire per investire”. E lo abbiamo fatto per la ragione che l’esperienza ci insegna una cosa, a proposito della stra-grande maggioranza dei Clienti delle Reti di promotori finanziari (appunto, Mediolanum: ma tra le più grandi dobbiamo citare Fideuram, Fineco, Allianz, Generali, BNP Paribas e potremmo continuare: sono tutte tutte uguali, fanno tutte il medesimo mestiere, che è quello di “piazzare la merce”, dove la merce sono GPM, Fondi Comuni, polizze vita, certificati.

Che cosa ci ha insegnato l’esperienza? Ci ha insegnato che la grande massa degli investitori che si affidano a queste grandi Reti di vendita di Fondi Comuni non capisce, e non comprende. Non capisce nulla, di ciò che sta facendo con i propri risparmi, non capisce nulla del perché quei prezzi sui muovono, non capisce proprio nulla di come e perché dovrebbe guadagnare con le scelte che ha fatto. ma, soprattutto, non capisce nulla quando si trova di fronte il rendiconto che presenta i dati del proprio portafoglio.

Ma questa massa va avanti così lo stesso. Perché (sbagliando) crede che non esiste una alternativa. Sbagliando, perché anche questo non lo capisce: che l’alternativa c’è, ed è proprio qui, a distanza di appena una e-mail.

La stra-grande maggioranza degli investitori che si affidano a queste Reti guarda la propria posizione in titoli, vede una lista di nomi e di numeri, ma non capisce se guadagna o perde, e soprattutto non capisce se guadagnerà oppure perderà tra tre-sei-dodici mesi, e perché.

Tutto questo mentre Massimo Doris dichiara in radio che per lui la priorità è “capire quello che volte fare della vostra vita”: meglio farebbe a capire, ed a far capire ai propri venditori di Fondi lo stato attuale dei mercati finanziari.

In Recce’d, invece, al contrario, lasciamo al Cliente la propria vita e le proprie decisioni: non ci sostituiamo al parroco. Ciò che Recce’d invece vi garantisce, è che voi capirete molto, molto, molto meglio come investite il vostro risparmio, e per quali ragioni, e quali sono i fattori che nel futuro (prossimo o lungo) i valori dei vostri investimenti in portafoglio cambierà, e quali sono le ragioni che vi faranno guadagnare di più, e meglio rispetto a tutti i Clienti delle Reti come Mediolanum, Fineco, Fideuram, Allianz, BNP Paribas, Generali e tutte, ma proprio tutte tutte, le altre.

Infine, per completezza dobbiamo anche citare i cosiddetti “fai-da-te”, che negli ultimi anni hanno occupato la scena. loro, non capiscono neppure perché fanno ciò che fanno: si accontentano di “comperare quello che sale”, e la loro motivazione profonda è “perché sta salendo”. Il loro peso sui movimenti di breve termine delle Borse è spiegato da fattori che abbiamo già analizzato ampiamente: Banche Centrali e spesa in deficit degli Stati hanno generato queste forme di isteria collettiva.

Loro, i “fai-da-te” non capiscono.

Non capiscono che non esiste alcuna garanzia, non capiscono che la cosiddetta “Fed put” non esiste, e non capiscono che la “Borsa che non scende mai” è la più pericolosa delle illusioni”. Credono di non pagare mai per i loro azzardi ad occhi chiusi: invece, faranno la fine che hanno sempre fatto, e saranno alla fine dei conti i più gabbati di tutti.

Loro, i “fai-da-te” sono davvero convinti che oggi le Borse stanno salendo: lo dice il mio TG”.

Il grafico qui sotto, che è di ieri sera, loro neppure lo conoscono. Ma da inizio anno, ve lo documentiamo con il grafico, nessuno ha messo un nuovo dollaro, oppure un nuovo euro, in Borsa. ve lo dicono i dati. Quindi, tutto ciò che leggete e tutto ciò che ascoltate, è soltanto “giro del fumo”, un grandissimo “giro del fumo” globale. per quali scopi?

Siete voi, amici lettori, lo scopo del “giro del fumo”.

Premesso tutto ciò, ora passiamo alla attualità dei mercati finanziari, e alle indicazioni concrete sulla gestione del risparmio e sulle modifiche alla asset allocation che proponiamo ai nostri lettori, alla luce dei dati e dei fatti (e non delle campagne commerciali delle Reti di promotori finanziari, e neppure sugli “annunci” di Trump per far guadagnare denaro ai suoi figli e nipoti). La vedete, la differenza? E a chi vi affidate? A chi avete affidato i vostri risparmi?

Ricordate, anche durante la lettura di questo nuovo Post, che noi in Recce’d lavoriamo nel puro interesse del Cliente: in Recce’d non abbiamo “mercanzia da piazzare” (non Fondi Comuni, non GPM, e neppure polizze assicurative) ma abbiamo semplicemente quella competenza e quella esperienza che sono indispensabili per una gestione del risparmio che associa la protezione del capitale alla performance.

Ecco un esempio concreto di come questa assoluta liberta ci distingue da tutti.

Noi di Recce’d possiamo permetterci di dare ai nostri lettori con regolarità utili indicazioni e valutazioni prive di conflitti di interesse. Un esempio calzante sulla attualità di queste ultime ore: noi possiamo dirvi che i tre grandi collocamenti (IPO) di SpaceX, di Anthropic e di OpenAI sono tre gigantesche truffe ai danni della massa dei risparmiatori. Noi lo possiamo dire, gli altri no: perché se il Corriere della Sera mette Anthropic in prima pagina, poi i lettori del Corriere della Sera sono immediatamente portati a pensare che “se ne scrive il Corriere, allora è una cosa seria”.

Perché il Corriere della Sera intervista adesso questa signora, Daniela Amodei? Rispondetevi da soli, è facile.

Torneremo sui tre grandi IPO in questo Blog, con una serie di Post, per chiarire ai lettori, con i numeri e con i fatti di che cosa si tratta in realtà. Se avete fretta e volete capirne qualcosa di più subito, potete contattarci alla pagina CONTATTI del nostro sito.

Ma vi avvertiamo fin da oggi che è così, che funziona il gioco: ogni giorno, amici di Recce’d. Abituatevi a leggere il messaggio che sta sotto i titoli, perché questo gioco tocca e toccherà i vostri risparmi ed anche le vostre pensioni.

Fate grande attenzione: queste non sono cose nuove: nel 1999, era esattamente la medesima cosa (soltanto un po’ meno smaccata e grossolana): ma la stragrande maggioranza degli investitori, oggi, ha rimosso del tutto quell’esperienza, perché le cose negative si dimenticano volentieri, si rimuovono per dare pace alla propria mente. E neppure uno degli investitori che oggi si informano su Anthropic ricorda che cosa fu la fusione tra AOL e Time-Warner dell’anno 2000, che fu un’operazione di dimensioni anche più grandi.

Come detto, veniamo alla attualità dei mercati finanziari, e alle indicazioni concrete sulla gestione del risparmio e sulle modifiche alla asset allocation che proponiamo ai nostri lettori. Ne tratteremo, qui nel Post soltanto una parte, non potendo andare oltre determinati limiti di spazio, e di tempo (quello del lettore ed il nostro). Approfondimenti ed estensioni li troverete:

  1. nel nostro quotidiano Bollettino The Morning Brief

  2. alla pagina MERCATI del sito

  3. alla pagina TWIT - TWOO del sito

  4. alla pagina NEL MOTORE DEL PORTAFOGLIO del sito (vi si può accedere dalla pagina MERCATI

Moltissimi qualificati operatori ed i non meno qualificati risparmiatori esperti ci hanno espresso nelle ultime settimane una forte inquietudine ed un profondo smarrimento di fonte ai mercati finanziari del 2026. Le frasi che abbiamo ascoltato più di frequente sono “non so più cose fare” e “mi sembrano tutti impazziti”. Queste frasi si riferiscono tutti al contrasto clamoroso tra Borse e mercati dei Titoli di Stato e in generale delle obbligazioni.

Recce’d in questo Blog aveva trattato separatamente i due temi: delle Borse noi abbiamo scritto solo pochi giorni fa, dei Titoli di Stato avevamo invece scritto la settimana precedente. Oggi mettiamo insieme le due cose, offrendo una chiave di lettura unica: vi raccontiamo che cosa c’è dietro questa apparente schizofrenia dei mercati finanziari 2026, che preoccupa e angoscia tutti gli investitori, lasciandoli al buio e nella confusione.

E visto che si parla di schizofrenia, siamo costretti oggi a partire un po’ da lontano: dal gioco delle tre campanelle, un gioco del quale in settimana ha scritto il quotidiano Il Giornale.

Leggiamo come ci ha descritto il gioco delle tre campanelle: anche se tutti voi lettori lo conoscete già.

Il modus operandi è lo stesso in entrambi i giochi: puntare 50 euro per individuare l’unica carta diversa nel gruppo di tre o l’unica campanella al di sotto della quale c’è una pallina. Ovviamente non c’è alcuna possibilità di vincere, dal momento che chi gestisce il gioco è un abile prestigiatore e sa il fatto suo. Non solo: a contribuire a trarre in inganno le vittime ci sono anche “attori” terzi, almeno altre 8-9 persone: tra di essi dei finti turisti che simulano una vittoria ai danni del “croupier”, invogliando i passanti a partecipare per ottenere un facile guadagno, ma anche i “pali”, che hanno il compito di impedire che si scattino foto o che parta il passaparola, così come di avvisare nel caso in cui arrivino le forze dell’ordine.

Vi suggeriamo di fare massima attenzione al ruolo degli “attori terzi” ed al ruolo dei “pali” nel brano appena letto. Ne riparliamo più sotto.

Ma chi è che gioca al gioco delle tre campanelle? Chi pensa di arrivare all’ultimo, bello fresco, ed essere il più furbo di tutti.

Che ci sia una sorta di racket dietro il fenomeno in nuova espansione pare certo, e a dare un’ulteriore conferma, come riferito da Il Messaggero, è un video che riprende i criminali intenti a spartirsi i proventi della truffa in via dei Serviti, proprio nei pressi di Fontana di Trevi. In un filmato risalente alle 15.00 della scorsa domenica 17 maggio, si vedono chiaramente i malviventi con in mano banconote per centinaia di euro suddividere il bottino, ottenuto soprattutto prendendo di mira i turisti, di certo più ignari del fenomeno rispetto ai residenti ormai abituati.

Leggete chiaramente, nelle parole de Il Giornale, come ci si salva dal gioco delle tre campanelle: non essendo quelli “ignari del fenomeno”.

Vale in ogni ambito della vita: essere informati, essere consapevoli, è la sola ancora di salvezza, ed è il solo modo per avere successo. Specie quando si parla di risparmio ed investimenti.

Chi sono quando si tratta del risparmio e degli investimenti, gli “attori terzi” ed i “pali” citati sopra? E’ semplicissimo rispondere.

Gli “attori terzi” sono le banche internazionali di investimento, tutte quante, con in testa JP Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs e tutti gli altri nomi che conoscete. fanno tutte il medesimo gioco, che è “piazzare la merce” alle Reti di promotori finanziari, che poi vengono da voi con le loro polizze assicurative, le loro GPM, e i loro Fondi Comuni, più gli “investimenti diretti”, il credito privato, il private equity, i “finanziamenti all’economia reale”.

Tutti “strumenti finanziari” dentro ai quali la massa degli investitori neppure sa che cosa c’è, per quali ragioni, per quanto tempo. La massa, tutta quanta, non sa. E non capisce, non comprendere: solo massimo Doris comprende, perché si gioca questo gioco delle tre campanelle. Ma in questo caso a Massimo Doris sta bene.

Questo, oggi, è il gioco al quale voi lettori state giocando il vostro risparmio. Un gioco che tiene i vostri risparmi il più lontani possibile dalla realtà.

Fino a quando è possibile, vi chiudono occhi ed orecchie: poi, come sempre è accaduto, c’è un punto arrivando al quale questa grande mistificazione non regge. E proprio sui giornali cominciano ad emergere alcuni segnali. Su tutti i giornali, e persino in Italia: per voi lettori abbiamo selezionato questa settiman un articolo da La Repubblica, che potete leggere qui sotto, ma su tutti i giornali italiani è emersa, d’improvviso, questa nuova realtà, della quale Recce’d scrive in modo regolare dal marzo del 2025. Adesso, nel maggio 2026, sembra che … non proprio tutto va bene benissimo.

I titoli a lunga scadenza iniziano a far paura. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni è tornato ai livelli del 2007 quando i timori di una Grande Recessione avevano spinto i rendimenti ai massimi con un’ondata di vendite sui titoli.

Così fan tutti.

Ma non sono i soli: gli equivalenti giapponesi hanno raggiunto picchi mai registrati nei 27 anni della loro storia, nel Regno Unito, il rendimento è il più alto dal 1998 a oggi, mentre in Germania si rivedono i valori del 2011, ovvero i massimi degli ultimi 15 anni.

La soglia psicologica del 5%.

I trentennali Usa hanno sfondato la soglia psicologica del 5% e, per di più, lo hano fatto in modo peggiore rispetto all’ultima volta – nel terzo trimestre del 2025 – perché la media dei rendimenti di Regno Unito, Giappone e Germania è aumentata di circa 50 punti base. Come a dire che la situazione è diventata ovunque peggiore.

La crisi inglese e i rialzi in Giappone.

Secondo Goldman Sachs, sono stati gli shock ribassisti sui titoli Uk dovuti alla debolezza del governo Starmer e su quelli giapponesi per il rialzo dei tassi delle Bank of Japan a influenzare negativamente da inizio anno ad oggi tutto il settore.

Inflazione e Pil Usa.

Ma, come sottolinea la stessa banca d’affari, sono ora l’ottimismo sulla crescita degli Stati Uniti e i rischi inflazionistici, uniti all’elevato debito,a contribuire in modo determinante al rialzo dei rendimenti dei trentennali Usa che, dalla pandemia in poi, sono passati dall'1% del 2020 fino a sfondare il 5% nel 2026.

Più falchi che colombe.

Questa impennata ha eroso la convinzione del mercato che la Federal Reserve possa presto tagliare il costo del denaro. Nonostante l’arrivo della colomba trumpiana Kevin Warsh, favorevole a una politica monetaria più accomodante, i futures sui tassi d'interesse attribuiscono una probabilità praticamente nulla a una modifica dell'attuale tasso di riferimento, compreso tra il 3,50% e il 3,75%, nella prima riunione che a metà giugno presiederà Warsh.

Il rialzo.

Anzi gli swap stanno addirittura scontando un aumento dei tassi di 25 punti base, se non quest’anno almeno entro marzo 2027, per attenuare proprio la pressione sui prezzi. Il mondo al contrario. Si tratta di un cambio repentino visto che prima dello scoppio della guerra in Iran gli investitori scommettevano non su rialzi, ma addirittura su possibili tagli. Ora lo scenario si è ribaltato.

La linea Maginot.

Non è positivo, né per il governo né per chi deve indebitarsi o investire che i trentennali Usa si attestino su un rendimento superiore al 5% Un limite che Bank of America ha definito come la "linea Maginot" e che il governo di Washington sta cercando di difendere sostenendo la domanda dei propri titoli di Stato.

La porta verso il disastro.

Se dovesse cedere definitivamente, ovvero se il rendimento si consolidasse stabilmente sopra quella soglia, si aprirebbe secondo Bofa “la porta verso il disastro”, lasciando spazio a una valutazione disordinata del rischio e a un crollo generale degli asset più volatili. Corsi e ricorsi storici. Il giudizio di Bofa si basa su una analisi del passato che ha mostrato come le bolle siano sempre finite con un brusco aumento dei rendimenti, come è avvenuto nel 1989 con il rialzo dei bond giapponesi, nel 1999 con quello dei Treasury Usa e nel 2007 dei titoli cinesi.

La nuova soglia del 5,5%.

A rincarare la dose ci ha pensato un’altra banca americana, Citi, secondo cui gli operatori obbligazionari starebbero puntando al 5,5% come nuova “soglia” per i rendimenti dei titoli a 30 anni. Fino a poco tempo fa quando si avvicinava la soglia del 5%, tornavano gli acquisti, mentre in questo momento ciò non sta più accadendo, perché i trentennali si sono rivelati uno strumento poco efficace nella diversificazione dei rischi. E la nuova frontiera potrebbe essere di 5 punti base più alta.

L’effetto domino.

Il terremoto in corso sul mercato obbligazionario rischia, come ha paventato Bofa, di portare effetti negativi anche su quello azionario, attualmente in una fase di esuberanza. I grandi investitori temono che l'impennata dei costi di finanziamento possa innescare una “correzione” dei principali listini.

Aut aut.

Il discrimine è segnato da cosa guiderà il rialzo dei tassi di interesse, ovvero se a trainarli è la 1) crescita economica oppure 2) l’inflazione.

1) L’aumento dei rendimenti dovuto a una crescita migliore viene solitamente assorbito bene dai titoli azionari, poiché l’ottimismo sulla crescita può aiutare ad attenuare i venti contrari legati al maggiore costo del denaro.

2) In un contesto di tassi guidato dall’inflazione, invece, la correlazione tra rendimenti azionari e obbligazionari diventa negativa.

Delle due, oggi sembra dominante l’inflazione, tornata di nuovo a far paura.

Il ritorno del caro prezzi.

Dopo aver registrato un ritardo rispetto ai prezzi del petrolio durante la maggior parte della fase iniziale del conflitto iraniano, Goldman Sachs ha notato che i forward sull'inflazione hanno recuperato il terreno perso. Lo swap sull’inflazione a un anno, un indicatore di mercato delle aspettative dei prezzi per il periodo di 12 mesi a partire da un anno da oggi, lunedì è salito oltre il 4% per la prima volta dall’inizio del 2025.

I record dell’S&P.

In questo scenario, mentre i titoli di Stato crollavano, l'S&P 500 ha superato una serie di massimi storici grazie a un rimbalzo alimentato dal settore tecnologico iniziato ad aprile, quando la notizia di una tregua temporanea nella guerra in Medio Oriente ha spinto gli operatori a tornare in massa sul mercato. Alcuni grandi gestori di fondi intervistati dal Financial Times iniziano a dubitare che le azioni possano continuare a ignorare il clima di pessimismo che avvolge il reddito fisso, in particolare se l’aumento dei costi di finanziamento dovesse innescare allarmi riguardo alle valutazioni stellari dei titoli legati all’intelligenza artificiale. E ora cominciano ad essere in tanti a dire che il problema non è più “se assisteremo” a una correzione, ma è diventato “quando” questa accadrà.


Vi abbiamo riferito della stampa nazionale, che su temi come questi arriva sempre con grande ritardo: più attenta la stama di settore del mondo anglosassone, e quindi documentiamo qui di seguito che cosa ha scritto su questo argomenti in settimana il Financial Times.

Vi chiediamo di osservare che ritorna, per una ennesima volta, il tema “pessimisti contro ottimisti”: utile per ripetere che Recce’d non si posiziona né con gli uni né con gli altri. Recce’d sta nel campo dei realisti, Recce’d non vi fornisce opinioni ma l’analisi dei numeri e dei fatti, e Recce’d vi protegge dai tantissimi che non vogliono farvi né capire né comprendere. dai tantissimi che vi raccontano le favole, che vi indicano i miraggi, che a voi distorcono i dati ed i fatti. I tantissimi che, per mestiere e per arricchimento personale, non vogliono farvi capire né comprendere.

Un gestore di fondi obbligazionari che ho incontrato questa settimana ha fatto quello che gli riesce meglio: ha tenuto una breve presentazione illustrando i vantaggi dell'acquisto di obbligazioni. In sostanza, i prezzi sono crollati, sono convenienti e potremmo trovarci di fronte a uno shock economico globale. Le obbligazioni prosperano in situazioni di crisi, quindi conviene comprare al ribasso.

Soddisfatto del suo lavoro, mi ha detto di essere tornato alla sua scrivania solo per constatare che, nel breve tempo in cui aveva parlato, i titoli di Stato globali avevano subito un ulteriore calo, spingendo i costi di finanziamento di riferimento statunitensi al rialzo di altri 0,1 punti percentuali.

Per i non esperti, non sembra un granché. Per gli specialisti del mercato obbligazionario, invece, è un segnale estremamente negativo, soprattutto perché si tratta solo dell'ultimo di una serie incessante di ribassi nei mercati del debito dall'inizio della guerra in Iran, quasi tre mesi fa.

Inizialmente, questo calo dei prezzi obbligazionari, e il conseguente aumento dei costi di finanziamento, sembrava un'anomalia temporanea, ingigantita dal ruolo preponderante che gli speculatori più audaci stanno ora giocando negli angoli più bizzarri del mercato. Ma l'anomalia si è protratta, anche dopo la ripresa dei mercati azionari. Ha quindi iniziato a sembrare un ripensamento globale su come l'aumento dei prezzi dell'energia potesse scatenare il nemico mortale del mercato obbligazionario – l'inflazione – sul sistema finanziario globale.

Ora, con i prezzi dell'energia che rimangono elevati, l'inflazione sembra davvero aver ripreso piede. Le banche centrali stavano iniziando a credere di aver finalmente fatto la loro parte per sconfiggerla e si apprestavano a stappare lo champagne. Ora si sta dimostrando di nuovo ostinata, e le obbligazioni sono impotenti di fronte al suo potere corrosivo.

Ma la persistente e costante ascesa dei costi di finanziamento pubblico è anche qualcosa di più. Tra gli operatori del mercato obbligazionario si sta diffondendo la consapevolezza di trovarci di fronte a un problema serio. Infine, sono arrivati ​​i "vigilantes" del mercato obbligazionario.

Da anni i pessimisti avvertono che questo momento sarebbe arrivato: che, a un certo punto, gli investitori sarebbero semplicemente saturi di debito pubblico e non disposti ad assumersene altro. I governi delle economie ricche hanno accumulato sempre più debito dalla grande crisi finanziaria, ma si sono davvero affezionati a questo strumento durante la pandemia di Covid-19 e non si sono più guardati indietro. Perché scomodarsi ad avere conversazioni oneste e difficili con gli elettori sulle tasse quando si può semplicemente attingere ai finanziamenti degli investitori?

Questo va bene finché non smette di esserlo. Ora sembra che la crisi iraniana sia l'evento che sta davvero cristallizzando questo rischio. L'inflazione più elevata getta le basi. Ma in aggiunta, a causa di questa guerra, i politici devono spendere per le energie rinnovabili e di più per la difesa, oltre a tutte le altre spese per infrastrutture obsolete e sanità.

Molti governi ritengono inoltre di dover spendere per proteggere famiglie e imprese dagli effetti dell'aumento dei prezzi del petrolio. Si aspettano che gli investitori obbligazionari li aiutino. Probabilmente, in un certo senso, otterranno ciò che desiderano. Persino il Regno Unito, con i suoi livelli di debito elevati rispetto alle dimensioni della sua economia e un mercato obbligazionario palesemente instabile, riesce comunque ad attirare un gran numero di investitori quando emette nuovi titoli. Ma il prezzo da pagare per i governi è aumentato considerevolmente, costringendoli a investire sempre più denaro semplicemente per pagare gli interessi. Alla fine, tutti ne risentiamo.

Pensate alle banane. Se ho voglia di mangiarne una, certo, la comprerò se la vendete. Potrei persino pagare la cifra esorbitante di 70 centesimi per una sola banana leggermente macchiata in una nota catena di supermercati. Ma se, per qualche motivo, avete bisogno che compri subito decine di banane annerite, diciamo che difficilmente pagherò 70 centesimi l'una. Gli investitori obbligazionari si trovano in una situazione simile, un po' stanchi delle banane di dubbia provenienza.

“L’aspetto più inquietante di una crisi o di un crollo del debito sovrano è che non esiste un fattore scatenante preciso, poiché si tratta in gran parte di un gioco di fiducia degli investitori”, ha affermato Greg Peters di PGIM in una nota di questa settimana. “Gli investitori non sanno mai con esattezza quando il fattore scatenante si attiva, eppure sappiamo che le precondizioni lo rendono piuttosto probabile, prima o poi. Di conseguenza, quest’ultima mossa non è affatto una sorpresa e si inserisce nella convinzione che ci troviamo in un’era in cui assisteremo a una serie continua di shock per il mercato globale”.

Come ha osservato Peters, il Regno Unito è in prima linea in questa tensione, soffrendo un po’ più di altre economie comparabili per l’aumento dei costi di indebitamento, mentre il circo politico si abbatte ancora una volta sulla città. Altri governi potrebbero trovare questo elemento di auto-inflizione

Il dolore è ironico e divertente, ma il nonnismo nel Regno Unito potrebbe essere solo il primo di molti. "I politici di tutto il mondo dovrebbero prestare attenzione", ha detto Peters.

Per ora, i mercati azionari si stanno dimostrando insolitamente resilienti all'aumento dei rendimenti obbligazionari. Un po' di tensione è visibile nei titoli azionari al di fuori della magica macchina del denaro alimentata dall'intelligenza artificiale, ma, in generale, reggono bene, in parte perché l'aumento è per lo più molto graduale piuttosto che violento.

C'è ancora la possibilità che scoppi la pace in Iran, che le forniture energetiche tornino immediatamente alla normalità, che l'inflazione si riduca, che tutto quel debito aggiuntivo non sia necessario e che i mitici vigilanti obbligazionari tornino al loro posto. Questo potrebbe davvero accadere, e i prezzi delle obbligazioni tendono a salire quando il clima sull'Iran si fa più roseo.

Ma c'è anche la possibilità che io vinca alla lotteria EuroMillions e, se succedesse, potete star certi che non investirei tutto in obbligazioni. O in banane.

L’argomento delle banane lo avevamo già trattato qualche mese fa, quando se ne parlò in pubblico e sui mercati, come potete leggere sotto nell’immagine. In questo Post, le banane sono un tema pertinente proprio perché ha senso domandarsi se gli Stati Uniti, l’economia più grande al Mondo, sono già oggi a rischio “Repubblica delle Banane”: gli Stati uniti potrebbero andare verso il default come una Argentina qualsiasi? Come una Thailandia? Come uno Stato dell’Africa sotto un regime dittatoriale? C’è chi sostiene di sì: che può accadere.

Come sapete, grandi responsabilità a questo proposito le ha la Banca Centrale degli Stati uniti, e come sapete proprio la scorsa settimana al vertice della Banca Centrale americana è avvenuto un fatto storico, ovvero l’avvicendamento alla posizione di Chairman tra Jerome Powell e Kevin Warsh.

Warsh ha anticipato che è indispensabile un “cambio di regime”, e questo su Recce’d lo avete letto già parecchi anni fa: Warsh non può opporsi, neppure se lo volesse, e la sola cosa che può fare è proprio cavalcare il cambio di regime che viene imposto dalla realtà circostante la Federal Reserve nel 2026.

Certamente, il medesimo cambio di regime investe (ha già investito) i mercati finanziari, ed è ancora in corso.

Per questo, guardando al vostro risparmio, alla gestione del vostro portafoglio, alla vostra asset allocation, ed alla futura strategia per la gestione del portafoglio, per voi lettori diventa insispensabile capire e comprendere questo cambio di regime.

Noi di Recce’d ogni giorno siamo qui per questo: non per “comprendere ciò che volete fare della vostra vita” (a quello ci pensate voi, e benissimo; e senza Recce’d e senza il venditore di Mediolanum). Noi siamo qui per aiutarvi, nel concreto, per aiutare ogni lettore a comprendere che cosa cambia, con questo cambio di regime della Federal Reserve, ai BTp, al dollaro USA, ai titoli tech, all’oro ed al petrolio, e così via. E e lo facciamo, anche, con l’articolo che chiude il Post di oggi.

John H. Cochrane è senior fellow presso la Hoover Institution e adjunct scholar presso il Cato Institute.

Quando Kevin Warsh è stato nominato presidente della Federal Reserve a gennaio, il dibattito sulla politica monetaria verteva sulla rapidità con cui abbassare i tassi di interesse. La Fed prevedeva che l'inflazione sarebbe tornata all'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale, suggerendo già un allentamento dei tassi. Il dibattito si concentrava su tagli più rapidi. L'intelligenza artificiale, secondo questa teoria, aumenterà rapidamente la produttività, rendendo tutto più economico. Pertanto, la Fed dovrebbe abbassare rapidamente i tassi di interesse per stabilizzare i prezzi e consentire ai salari di aumentare.

Cosa accadrà alle elezioni di metà mandato del 2026? Iscriviti a Margin of Victory

Ora, si potrebbe discutere su quanto presto e con quanta affidabilità l'IA creerà tale prosperità. Si potrebbe anche discutere se la deflazione (calo dei prezzi) con salari stabili indotta dalla produttività guidata dall'IA sia effettivamente un problema. Tutto diventerebbe molto più "accessibile", ovviamente. C'è anche chi sostiene che tassi di interesse reali più elevati (al netto dell'inflazione) siano necessari per incentivare il risparmio e gli investimenti necessari allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Un'altra questione è se la Fed debba agire in previsione di un boom di produttività.

Oggi, però, la Fed si trova ad affrontare essenzialmente il problema opposto: uno shock stagflazionistico che ricorda in modo inquietante quello del 1979. L'inflazione non è mai realmente scomparsa. Ora è in forte aumento, a causa dei dazi e dei costi energetici derivanti dal conflitto con l'Iran. La banca centrale dovrebbe combattere l'inflazione aumentando i tassi, attirandosi rapidamente le ire del presidente Donald Trump e rischiando un indebolimento dell'economia? Oppure la Fed dovrebbe ancora una volta ignorare l'aumento dei prezzi, sperando che l'economia si stabilizzi a prezzi più alti, e incorrendo rapidamente nell'ira dei cittadini comuni già scontenti degli attuali prezzi elevati?

Warsh, confermato la scorsa settimana dal Senato come presidente, ha sostenuto la necessità che la Fed riduca il proprio bilancio vendendo attività. La maggior parte degli economisti ritiene che riserve superiori a 2.000 miliardi di dollari circa abbiano scarso impatto a lungo termine sull'economia. Ma la Fed potrebbe essere tentata di ridurre le riserve fino a quando le operazioni bancarie non saranno messe sotto pressione, al fine di inasprire la politica monetaria senza aumentare i tassi di interesse, una forma di moderazione monetarista. Gli Stati Uniti hanno tentato un'idea simile nel 1980, imponendo controlli sul credito attraverso una maggiore regolamentazione bancaria. Il risultato fu caos finanziario e stagnazione.

Warsh vuole riesaminare i modelli e l'approccio generale della Fed. È una scelta saggia. L'inflazione, che ha raggiunto il picco del 9% nel giugno 2022, è stata un fallimento che la Fed non ha saputo spiegare in modo soddisfacente. Non si è trattato di un fallimento individuale. Le azioni della Fed sono state supportate da un consenso sia all'interno che all'esterno della banca centrale. È stato un fallimento collettivo, concettuale e istituzionale. I modelli non funzionano. Le previsioni non funzionano. Ma non esiste un'alternativa preconfezionata. Nessuno sa veramente come funziona la politica monetaria, e certamente non con la complessa competenza tecnocratica che la Fed finge di possedere. Altre previsioni non si dimostrano costantemente più accurate di quelle della Fed.

La Fed dovrebbe invece agire con maggiore umiltà. Riconoscere la nebbia in cui sta cercando di guidare la nave. Astenersi dall'agire (di nuovo) sulla base di previsioni e analisi ipotetiche che si sono dimostrate inaffidabili.

Sfide ben più grandi ci attendono. Poiché il debito pubblico supera il 100% del prodotto interno lordo, ogni punto percentuale di aumento dei tassi di interesse da parte della Fed incrementa i costi degli interessi sul debito e, di conseguenza, il deficit dell'1% del PIL. Né il Congresso né il presidente ne saranno contenti.

Il precedente attuale per una ridotta indipendenza della Fed è il periodo che va dalla Seconda Guerra Mondiale al 1951, quando fu obbligata a mantenere bassi i tassi a lungo termine per ragioni fiscali, non il 1972, quando il presidente Richard M. Nixon fece pressione sulla Fed per un allentamento della politica monetaria in vista delle elezioni.

I Paesi che registrano deficit incontrollati si troveranno presto ad affrontare costi di indebitamento più elevati. La Fed sentirà la pressione di contenere tali costi. Dopotutto, "tassi di interesse moderati a lungo termine" fanno parte del mandato legale della Fed. Visti i precedenti di massicci acquisti di obbligazioni negli anni 2010 e di nuovo nel 2020, sarà difficile resistere. L'aumento dei rendimenti indurrà inoltre alla repressione finanziaria. La Fed sarà tentata di obbligare banche, compagnie assicurative e altre istituzioni a detenere titoli del Tesoro, imporre controlli sui capitali e così via.

Questo è lo scenario ottimistico. Nella prossima crisi, la situazione del 2020 si ripeterà su scala maggiore. Il Tesoro vorrà contrarre prestiti per migliaia di miliardi di dollari per i salvataggi, gli stimoli economici e probabilmente gli investimenti militari. Ma gli investitori obbligazionari saranno nervosi, avendo subito una perdita sostanziale a causa dell'inflazione l'ultima volta che hanno prestato denaro agli Stati Uniti, e senza che il governo abbia ancora un piano per iniziare a ripagare il debito. Le aspettative di inflazione sono pronte a impennarsi, quindi l'inflazione stessa potrebbe esplodere ancora più rapidamente. La pressione sulla Fed per monetizzare il debito pubblico sarà enorme.

C'è un limite alla resistenza che la Fed dovrebbe opporre. Se il Congresso e il presidente vogliono stampare moneta massicciamente per finanziare la risposta alla crisi, la banca centrale dovrebbe davvero costringere il governo a indebitarsi a costi molto più elevati, a spendere in modo diverso, ad aumentare drasticamente le tasse, a ristrutturare il debito o a ritirarsi da un confronto? Tasse, spesa e politica estera, anche se imprudenti, esulano ampiamente dal mandato limitato della Fed.

Preferirei che il Congresso imponesse un forte mandato di stabilità dei prezzi, con restrizioni sull'acquisto di obbligazioni, ma che potesse essere sospeso in tempi di crisi, come accadde con il Troubled Asset Relief Program (TARP) nel 2008. Nel frattempo, la Fed deve affrontare con franchezza il proprio ruolo nel facilitare la crisi finanziaria del 2020 e iniziare a pensare a come opporsi la prossima volta.

Molte sfide ci attendono. Ma le sfide sono opportunità. I ​​grandi leader si forgiano con la saggezza dimostrata di fronte alle avversità. E ogni volta che il presidente esprimerà il suo disappunto su Twitter, la reputazione di indipendenza di Warsh non farà che crescere.


Valter Buffo
Vol up spot up (and yields up!): tutto va su. Ma il risparmio non è un meme: è una cosa seria!
 

Ricordate l’immagine qui sopra? Si era nei primi mesi del 2021, e alla Casa Bianca si discuteva (invece che di IRAN e di AI) di COVID e anche di meme-stocks.

Oggi, a cinque anni di distanza esatti, siamo alle prese con una situazione analoga, ma di dimensioni di mille volte più grandi: oggi, l’intera Borsa di New York, la più grande del Mondo, è un solo, enorme meme-stock.

Noi oggi vediamo di capirci qualcosa, magari divertendoci un po’: delle cose serie e gravi, quelle che per noi investitori contano davvero, il nostro Blog ha scritto proprio sei giorni fa, e nell’ultima settimana tutte le cose che noi avevamo scritto sei giorni fa sono diventate ancora più evidenti, ancora più clamorose, ed ancora più gravi.

Oggi però vogliamo alleggerire e distenderci un po’: ed allora ci occupiamo dei videogiochi dei bambini e degli adulti poco cresciuti (oppure mal cresciuti): e tra i videogiochi quello oggi più in voga è proprio la Borsa a New York.

Se non capite, se non comprendete, ciò che Recce’d scrive in questo Post, noi vi diamo un forte consiglio: chiudete ognuna delle posizioni in azioni che avete nei vostri portafogli. Se non capite, se non comprendete ciò che state facendo, scappate il più lontano che vi è possibile. La situazione sta per esplodere: se non capite, se non comprendete, allora mettete tutto al riparo, in sicurezza..

Noi in Recce’d, come leggerete, capiamo e comprendiamo molto molto bene ciò che sta accadendo: e per questo restiamo, e resteremo sulle nostre attuali posizioni sull’azionario, ed anzi molto presto verranno aumentate. perché noi di Recce’d, da una situazione come questa che ora raccontiamo, sappiamo come guadagnare: ed i nostri Clienti lo ricordano benissimo.

Per capire e per comprendere, oggi partiamo dall’immagine qui sotto.

“How fu*ked are markets?” ci si domanda nell’immagine?

Il linguaggio non lo abbiamo scelto noi: è ciò che si dice sui mercati finanziari. Chiediamo scusa ai più sensibili tra i lettori.

Ma la nostra risposta? La nostra risposta è “sì, i mercati sono completamente… fottuti”.

La nostra reazione? Evitare a tutti i Clienti di Recce’d di essere “fottuti”.

E in alcune occasioni, guadagnarci.

Sui social, nel maggio 2026, va di moda questa espressione: “spot up, vol up”, che in italiano possiamo tradurre con: sale la volatilità mentre salgono i prezzi.

La cosa è notevole per una semplicissima ragione: nella storia dei mercati, la volatilità in aumento, che aumenta il rischio per tutti gli investitori, ha sempre portato gli investitori a vendere, a ridurre le posizioni, anziché aumentarle.

Ora, è diverso. E merita la vostra attenzione.

Abbondano le spiegazioni: ad esempio, che gli investitori non abbiano una sufficiente esposizione all’azionario, come dice l’immagine che segue (che però parla anche di panico).

La spiegazione qui sopra è per nulla convincente, dati i livelli di valutazione (assurdi) raggiunti dopo il 2020 da tutti gli indici delle Borse.

Più convincente la spiegazione che dice: questi non sono investitori. I prezzi di Borsa salgono, ma non a causa degli investitori e di nuovi investimenti.

Si tratta di un altro tipo di attività, che non si può definire investimento. E ci sono dati che lo dimostrano.

L’utilizzo massiccio di strumenti finanziari come le opzioni da parte dell’universo dei cosiddetti investitori “fai-da-te” ovvero “retail” lo documenta (sopra).

E questo ci porta alla definizione di “appetito per il rischio”. Perché quando non sanno più che cosa dire, gli ignoranti (di mercati finanziari) allora scrivono e dicono che “è aumentato l’appetito per il rischio”. Ve lo documentiamo qui sotto. Ma si tratta di una spressione vuota di senso.

La situazione che oggi noi tutti investitori siamo costretti ad affrontare, ad esaminare, ad analizzare e quindi a prendere sul serio (non è per nulla una situazione seria) non è nuova: si ripresenta, e da venti anni, come leggete qui sotto nell’immagine.

Tutti i dati che abbiamo appena proposto con le nostre immagini suscitano, nelle persone di buon senso, non euforia bensì il suo opposto: come diceva sopra una immagine, il panico della massa è evidente, e dal panico si passa al terrore in un attimo.

Dunque, chi ha maggiori competenze, esperienze e qualità da mettere a disposizione arriva subito ad individuare alcune anomalie e ad esprimere alcune domande.

Voi lettori, ad esempio, lo sapevate che nell’ultima settimana il 9% dei titoli che fanno parte dell’indice S&P 500 hanno fatto segnare i prezzi più BASSI dell’ultimo anno?

Un altro modo di vedere la medesima realtà è guardare all’indice dei soli titoli di Aziende del settore dei semiconduttori. Lo facciamo per voi qui sotto.

Di fronte ad anomalie di queste dimensioni, è lecito domandarsi: che cosa succede dopo? Lo fa ad esempio la nostra immagine che segue.

Per i nostri lettori meno attenti, abbiamo evidenziato qui sotto un dettaglio significativo dell’immagine qui sopra. Ma, come detto, ne avevamo già scritto cinque giorni fa.

La nostra decisine di evidenziare qui sopra un passaggio realtivo ai tassi è spiegata anche dall’immagine che segue.

Come dicevamo, qui nel Blog noi di Recce’d abbiamo già scritto, anche pochi giorni fa, ed oggi noi non approfondiremo. Torniamo dunque alla mania, ed ai suoi limiti naturali: tra gli operatori di mercato c’è un dibattito acceso ed allarmato su “come andrà a finire questa fase.

E si ritorna quindi al tema “spot up, vol up”: lo facciamo con l’immagine qui sotto.

Noi di Recce’d abbiamo già scritto al lettore, durante la settimana, che cosa significa, a nostro giudizio, la espressione “spot up, vol up”. Rifacendoci alla recente storia dei mercati finanziari: in particolare ai mercati nel 2021.

Due le grandi differenze tra i fatti del 2021 e quelli del 2026:

  1. la responsabilità nel 2021 era soprattutto da attribuire alla Federal Reserve; oggi i fenomeni di mera e propria mania in Borsa sono da attribuire a Trump ed alle grandi banche come Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley e le altre che il lettore conosce;

  2. questi fenomeni nel 2021 interessarono un grande numero di titoli a bassa capitalizzazione; oggi tutto il mercato di Borsa in America è un unico, grande meme-stock.

Alla luce di tutto quanto detto, la domanda che noi suggeriamo al nostro lettore, quando pensa al proprio risparmio ed al futuro dei propri investimenti, è la seguente:

le due immagini che seguono qui sotto annunciano un futuro di prosperità ed una maggiore ricchezza? Oppure, ci anticipano esattamente l’opposto?

Abbiamo scritto sopra che la mania che ha colpito nel mese di aprile e poi in maggio la Borsa a New York è anche (non solo) opera del Presidente Trump: e se la cosa non vi convince, vi chiediamo di ragionare attentamente sulle due immagini qui sotto.

A tutti i nostri lettori, ma con maggiore dettaglio e migliore analisi ai nostri Clienti, abbiamo già spiegato che tutto ciò che è stato documentato in questo Post è una conseguenza di ciò che ci viene ricordato dall’immagine qui sotto.


Ora, come facciamo sempre, noi intendiamo offrire al lettore non soltanto un resoconto di ciò che è già accaduto, ma pure una analisi che sia di aiuto al nostro lettore per capire ciò che sta per accadere, e quindi decidere rapidamente ed in modo efficace sui propri risparmi, che (come già detto) dobbiamo tutti proteggere dagli effetti delle manie collettive.

A questo scopo abbiamo letto, analizzato e poi selezionato per il nostro lettore una parte di un documento prodotto dalla Federal Reserve nel mese di novembre dell’anno 2021 (https://www.federalreserve.gov/publications/files/financial-stability-report-20211108.pdf ).

Effetti delle app di trading e dei social media sull'accesso al mercato e sul comportamento degli investitori

Oltre all'eliminazione delle commissioni, le società di intermediazione al dettaglio hanno modificato il modo in cui gli investitori al dettaglio accedono e comunicano sui mercati azionari introducendo app di trading mobile. Sebbene i servizi offerti su alcune delle app più popolari siano simili a quelli forniti da un broker tradizionale, queste app rendono gli investimenti più accessibili, in parte offrendo una gamma più ampia di prodotti, tra cui [AMC]) sono diventati molto più correlati.

Correlazioni di flusso più elevate hanno il potenziale di amplificare le carenze di liquidità nei mercati azionari e possono portare a distorsioni dei prezzi se sufficientemente grandi. Implicazioni per la stabilità finanziaria Ad oggi, le ampie implicazioni per la stabilità finanziaria dei cambiamenti nelle caratteristiche e nei comportamenti degli investitori azionari al dettaglio sono state limitate, poiché i recenti episodi di volatilità dei titoli azionari non hanno lasciato un'impronta duratura sui mercati più ampi.

Tuttavia, alcune aree dovrebbero essere monitorate.

In primo luogo, i giovani investitori azionari tendono ad avere bilanci familiari più indebitati. Il rapporto di leva finanziaria mediano dei piccoli investitori più giovani è più del doppio rispetto a quello di tutti gli investitori, rendendoli potenzialmente più vulnerabili alle forti oscillazioni dei prezzi azionari, a causa del maggiore onere del servizio del debito.

Inoltre, questa vulnerabilità è amplificata dal crescente utilizzo di opzioni da parte degli investitori, che spesso possono aumentare la leva finanziaria e amplificare le perdite. In secondo luogo, gli episodi di maggiore propensione al rischio potrebbero continuare a evolversi con l'interazione tra i social media e i piccoli investitori e potrebbero essere difficili da prevedere. Un esito potenzialmente destabilizzante potrebbe emergere se l'elevata propensione al rischio tra i piccoli investitori si riducesse rapidamente a livelli più moderati.

In terzo luogo, i sistemi di gestione del rischio delle istituzioni finanziarie interessate potrebbero non essere calibrati per l'aumento della volatilità o le perdite finanziarie che potrebbero derivare dalle tendenze qui evidenziate. Episodi più frequenti di maggiore volatilità potrebbero richiedere ulteriori misure per garantire la resilienza del sistema finanziario.

Purtroppo, e come sempre fanno, sia i media tradizionali, sia i social media (citati anche dalla Federal Reserve nel testo qui sopra) non fanno altro che amplificare le manie e le isterie collettive, sia se si tratta di omicidi in provincia di Pavia, sia quando si tratta di perturbazioni e distorsioni dei mercati finanziari.

La medesima cosa, ed i medesimi atteggiamenti, li ritroviamo nell’azione di tutti i financial advisor, di tutti i promotori finanziari (oggi rinominati come private banker, wealth manager, family banker e personal banker), i venditori di Fondi Comuni, di GPM, di Polizze assicurative ed altri “prodotti finanziari” disastrosi.

I promotori finanziari mandati in giro da Mediolanum, da Fideuram, da Fineco, da Generali, da Allianz e poi da tante altre Reti di venditori.

Perché Recce’d NON cavalca questa cosa? Perché invece Recce’d si oppone alla mania che imperversa sui mercati? Per quale ragione, invece non spieghiamo al lettore “come farci un po’ di soldi”? Perché noi di Recce’d non cavalchiamo queste manie nei portafogli modello?

Perché Recce’d dice NO allo “enjoy the bubble” di CNBC?

Perché si guadagna, e molto di più, andandoci contro, alle manie delle Borse. Fate come noi, come Warren Buffet ed altri informati e consapevoli investitori. Dateci retta: vedrete che vi conviene, e molto.

Per quali ragioni la nostra posizione è questa? Lo spieghiamo, e molto bene molto bene, riproponendo in lettura ciò che nel gennaio del 2022 scriveva il Financial Times. Ed in particolare, con la parte finale di questo articolo.

Eric Platt e Nicholas Megaw a New York e Joshua Oliver a Londra Pubblicato il 28 gennaio 2022

Un anno fa, milioni di investitori amatoriali si sono lanciati in angoli rischiosi dei mercati finanziari statunitensi alla ricerca di ricchezze, facendo schizzare le azioni del rivenditore in difficoltà GameStop di migliaia di punti percentuali e lasciando perplessi i gestori di fondi professionisti.

Ora investitori grandi e piccoli stanno guardando le scommesse che hanno definito una frenesia speculativa sgonfiarsi mentre la Federal Reserve si ritira dal programma di stimolo che ha mantenuto i mercati in alto per quasi due anni. I prezzi delle azioni meme, delle criptovalute, delle società di cannabis e dei veicoli di acquisizione a scopo speciale noti come SPAC sono crollati mentre l'aria si sgonfia dagli asset che hanno incarnato quel rally furioso, lasciando indubbiamente dubbi sul fatto che il gioco nei mercati sia cambiato. "La Fed non ha intenzione di sostenere le valutazioni azionarie, le criptovalute o le SPAC", ha affermato John Leonard, responsabile globale delle azioni presso Macquarie Asset Management. "I titoli azionari a crescita esponenziale a lungo termine sono stati presi d'assalto".

Il titolo medio del Russell 3000, un ampio indicatore del mercato azionario statunitense, è in calo di circa il 35% rispetto al suo massimo degli ultimi 12 mesi, secondo i dati analizzati dal Financial Times. Nel Nasdaq Composite, che ospita numerose aziende in rapida crescita che erano in voga durante il culmine della pandemia, il calo medio si avvicina al 45%.

Russ Koesterich, gestore di portafoglio presso BlackRock, ha affermato che la speculazione è stata incoraggiata da "un ambiente di straordinaria liquidità" da quando è scoppiata la pandemia di coronavirus. Mentre la pandemia devastava le comunità di tutto il mondo e faceva vacillare i mercati finanziari, la banca centrale e il governo degli Stati Uniti sono intervenuti, immettendo trilioni di dollari nell'economia per scongiurare una crisi finanziaria. "Quello è stato un grande impulso per tutti i tipi di asset rischiosi: si trattava di SPAC, di IPO, di criptovalute", ha detto Koesterich. "Si è assistito di recente a una flessione di tutti questi settori e non credo che siano scollegati. La Fed è stata molto chiara sul fatto che vuole frenare gli eccessi. Non è certo fino a che punto arriverà, ma quel che è certo è che non avremo lo stesso livello di supporto che abbiamo avuto".

La tensione sul mercato è diventata evidente ancor prima che la variante Omicron del coronavirus venisse considerata un problema a fine novembre, quando si è rapidamente diffusa in tutto il mondo. Le azioni delle società tecnologiche in perdita avevano faticato dopo il boom iniziale di gennaio e febbraio. Ma a ottobre e novembre erano tornate a salire, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi otto mesi il 9 novembre, giorno in cui la startup di veicoli elettrici Rivian ha fissato il prezzo della sua offerta pubblica iniziale, secondo un indice di Goldman Sachs. Il giorno dopo il prezzo del bitcoin è salito a un record di poco inferiore a 69.000 dollari. L'euforia è stata di breve durata.

Mentre il valore di mercato di Rivian è salito per diversi giorni, superando brevemente quello di Volkswagen, i dati sull'inflazione hanno scosso la Fed e gli investitori. I mercati hanno iniziato ad adattarsi a una nuova realtà in cui tassi di interesse bassissimi e politiche monetarie accomodanti non erano più garantiti. Le azioni di società che in precedenza avevano registrato forti rialzi, tra cui Virgin Galactic, il sito di scommesse sportive DraftKings e il produttore di carne vegetale Beyond Meat, sono crollate di oltre un terzo tra l'inizio di novembre e la fine dell'anno. Il Bitcoin, che molti investitori ora considerano un indicatore del sentiment nei confronti degli asset speculativi, ha subito un crollo drammatico, dimezzando a un certo punto il suo valore rispetto al picco di novembre. Ryan Jacob, un investitore veterano del settore tecnologico che gestisce il Jacob Internet Fund e un ETF focalizzato sulla tecnologia, ha affermato che il mercato delle criptovalute ha "ricordato quanto accaduto durante la bolla delle dot-com", quando molti investitori erano convinti del potenziale di una nuova tecnologia, ma facevano fatica a prevedere quali aziende in questo nuovo settore avrebbero avuto successo.

"Da questa situazione emergeranno aziende molto grandi, ma questa è la parte facile", ha concluso. "La parte difficile è individuare quali. Il novanta per cento delle aziende potrebbe essere spazzatura totale."

Per le aziende al centro della frenesia delle "meme stock", le oscillazioni sono state particolarmente violente. Le azioni del rivenditore di videogiochi GameStop sono crollate di circa l'80% rispetto al record dello scorso anno. Questo prezzo è ancora ben al di sopra di quello che prevaleva prima che i day trader su Reddit, alcuni dei quali si erano riuniti sul forum r/WallStreetBets, contribuissero a innescare uno "short squeeze" per infliggere danni agli hedge fund che scommettevano contro il titolo. Ma i day trader si sono in gran parte spostati. I volumi di scambio di GameStop e di altre cosiddette "meme stock", come la catena di cinema AMC Entertainment, il rivenditore Express e il gruppo di telecomunicazioni Nokia, sono crollati. Gli investitori si sono invece riversati in altre parti del mercato, comprese le opzioni che avevano in gran parte evitato lo scorso anno. Visto l'andamento più instabile del mercato — l'S&P 500 e il Nasdaq non raggiungono più massimi storici — questo mese i trader hanno stabilito record nell'acquisto di opzioni put su azioni. I contratti offrono protezione e la possibilità di trarre profitto da un calo del mercato.

Gli analisti di Wall Street hanno notato che molte delle nuove opzioni put sono state acquistate e vendute nello stesso giorno, il che indica che i trader non stanno semplicemente cercando di proteggersi da un crollo dei prezzi. Piuttosto, segnala che stanno cercando di trarre profitto dalle oscillazioni intraday dei prezzi delle opzioni. Preston Seo, un influencer di YouTube con sede negli Stati Uniti, ha recentemente intervistato i suoi follower e ha affermato che la maggior parte di loro dichiara di essere a caccia di occasioni, ma che stanno inondando la sua casella di posta con messaggi in cui chiedono consigli. "Molti di questi giovani investitori in superficie possono sembrare fiduciosi di 'comprare al ribasso'. Ma a porte chiuse, sono ansiosi perché probabilmente non hanno mai affrontato una recessione come questa prima d'ora", ha detto Seo.

La minaccia di tassi di interesse più elevati ha contribuito ad alimentare questa ansia. Questa settimana la Fed ha indicato che a marzo alzerà i tassi per la prima volta dal 2018, con il presidente Jay Powell che ha lasciato aperta la possibilità di interventi ancora più aggressivi per domare l'inflazione e raffreddare un'economia in rapida crescita.

"Chi ha investito tutto scoprirà che non esistono scorciatoie per la ricchezza... questo tipo di fervore speculativo alla fine si esaurisce", ha affermato Randy Frederick, amministratore delegato del settore trading e derivati ​​di Charles Schwab.

"La cosa positiva è che non ha travolto l'intero mercato". Frederick ha aggiunto che la recente inversione di tendenza rappresenterà una dura lezione per i nuovi trader che hanno concentrato i propri investimenti in un numero ristretto di asset.

"Ogni generazione deve imparare da sola questi errori, non importa quanto noi che siamo in giro da un po' di tempo cerchiamo di metterli in guardia", ha detto. "È un gioco leggermente diverso ogni volta, ma la fine è sempre la stessa. Il punto difficile è individuare quando accadrà".

Valter Buffo
Lo Hantavirus e la cura che non c’è
 

La farsa si prolunga, ma non fa più ridere ed ha stancato tutti.

Ecco le ragione per la quale noi di Recce’d non scriviamo né parliamo più di IRAN con i nostri Clienti dalla metà di marzo.

Ed anche sui mercati finanziari, l’atteggiamento è decisamente cambiato: non c’è più interesse, se non per la parte comica. O meglio: grottesca.

Se lo IRAN non è importante, a che cosa dobbiamo prestare la nostra attenzione, tutti noi investitori?

Sui mercati finanziari, nel 2026, tutto ruota intono al grafico che vedete qui sotto. Tutto, ma proprio tutto, persino il prezzo del petrolio, e persino (pensate!) l’attacco militare di USA ed Israele allo IRAN.

L’aggressione allo IRAN del 28 febbraio scorso, come tutti avete ormai compreso, è una storia che, presa da sola, non sta in piedi.

Altri, sono i fattori decisivi. E da qui, oggi, deve partire ogni strategia di gestione, ogni scelta di investimento.

Dal grafico qui sotto, che vi racconta che cosa è successo, di davvero importante, sui mercati finanziari nell’ultima settimana..

Anche l’importantissimo dato pubblicato ieri, 8 maggio, negli Stati Uniti (che noi vi raccontiamo con l’immagine qui sotto) contribuisce a sostenere questa nostra affermazione, per ragioni che abbiamo già dettagliato in alcuni Post precedenti.

Per una sintetica analisi del dato che è stato pubblicato ieri, Recce’d vi rimanda al testo dell’immagine qui sotto.

Tutto questo dive ci lascia, in termini di scelte di investimento?

A noi di Recce’d, ovviamente, interessa in primo luogo di cogliere le implicazioni di tutto questo per i mercati finanziari: tra queste, una di quelle più significative la leggete nell’immagine che segue.

Anticipando tutti, noi avevamo descritto proprio questa situazione, analizzandone le ragioni e illustrandone le prospettive, per ben 10 mesi, dal marzo 2025 al giorno 1 febbraio 2026, qui in questo Post.

Oggi, i segnali sono sempre più forti: la spia di allarme lampeggia rosso. Lo illustra in modo efficace il contributo che segue.

Una precisazione è necessaria: il contributo che state per leggere, è stato realizzato a fine marzo. Ma (come più volte abbiamo scritto) se un lavoro è fatto con competenza ed è di qualità, con il passare del tempo diventa ancora più utile: e questo è un esempio.

Ed anzi, noterete subito come molte delle osservazioni che si fecero allora, a fine marzo, si possono replicare, senza rettifiche, anche al 9 di maggio. La situazione era quella, ed oggi rimane quella. Il che rafforza le conclusioni. E ci spiega, allo stesso tempo, perché oggi Trump non sa in che modo uscire dalla trappola in cui lui stesso si è rinchiuso.

Buona lettura.

  • Il mercato obbligazionario lampeggia di rosso: la prossima "fase" della guerra con l'Iran

Mentre i colloqui di pace sulla guerra con l'Iran si bloccano, un problema urgente sta emergendo per i mercati statunitensi: il mercato obbligazionario è in crisi. In mezzo al crollo dei titoli obbligazionari, crediamo che le probabilità di un "intervento" stiano aumentando vertiginosamente. Cosa significa tutto questo? Ve lo spieghiamo.

Quando la guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio con l'assassinio della Guida Suprema iraniana Khamenei da parte di Stati Uniti e Israele, i mercati petroliferi inizialmente hanno registrato un aumento inferiore al 15%. Gli Stati Uniti presumevano che l'assassinio di Khamenei avrebbe portato a un rapido "cambio di regime e presa del potere" in Iran, con conseguente esito relativamente veloce e minimamente traumatico.

Oggi, la guerra con l'Iran è giunta al suo secondo mese, il "piano di pace in 12 punti" degli Stati Uniti è stato respinto dall'Iran e i colloqui di pace sembrano essersi bloccati.

Non è più chiaro se una delle due parti stia esplicitamente cercando di porre fine alla guerra.

Di conseguenza, i prezzi del petrolio rimangono elevati, con il WTI che si avvicina nuovamente ai 100 dollari al barile, ma questo non è più il problema principale per i mercati.

Il problema principale ora è il mercato obbligazionario, che si sta rapidamente trasformando nel più grande ostacolo per l'economia globale.


  • Il problema principale

Nei primi giorni della guerra con l'Iran, i prezzi del petrolio hanno ricevuto la maggior parte dell'attenzione, e questo continua in gran parte ad essere vero. Perché? Perché i mercati petroliferi hanno mostrato gli effetti più immediati e diretti della guerra con l'Iran. Tuttavia, il problema ben più grave ora è l'improvviso aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi.

Come mostrato di seguito, il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni è salito da circa il 3,92% al 4,42% nei 30 giorni trascorsi dall'inizio della guerra con l'Iran, con un aumento di 50 punti base. Ricordiamo che, prima della guerra con l'Iran, la discussione verteva su QUANTI TAGLI dei tassi di interesse avrebbe subito il mercato nel 2026.

Rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni - Dall'inizio della guerra con l'Iran


L'attuale ritmo di crescita del rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni, e più in generale dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi, è in linea con quanto osservato nell'aprile del 2025, durante il Giorno della Liberazione.

Tuttavia, questa volta il contesto è molto più complesso e contenere il mercato obbligazionario non è così semplice come potrebbe sembrare.

Questa diventerà presto la notizia principale del mercato.

  • Dai tagli dei tassi agli aumenti dei tassi

Per contestualizzare la situazione, basta dare uno sguardo alle aspettative sui tassi di interesse alla fine del 2025 per comprendere meglio quanto sia straordinario il cambiamento a cui stiamo assistendo. Come mostrato di seguito, i mercati prevedevano che il tasso sui fondi federali (Fed Funds Rate) scendesse al 2,75%-3,00% come SCENARIO BASE per il 2026.

C'era persino una probabilità superiore al 25% che i tassi di interesse scendessero ulteriormente.

Aspettative sui tassi di interesse per il 2026 - Screenshot di settembre 2025

Ora, diamo un'occhiata alla situazione attuale per quanto riguarda i future sui tassi di interesse. Lo SCENARIO BASE mostra tassi di interesse invariati rispetto ai livelli attuali fino a settembre 2027, con il tasso sui fondi federali (Fed Funds Rate) previsto nell'intervallo target del 3,50%-3,75%. Si tratta di 75-100 punti base al di sopra delle aspettative di pochi mesi fa, e questo considerando la fine del 2027.

Futures sui tassi d'interesse al 26 marzo 2026

In effetti, si è tornati a parlare di rialzi dei tassi d'interesse, con una probabilità di circa il 43% che la Fed li aumenti entro la fine del 2026. Obiettivamente, il mercato non può resistere a questa tempesta ancora a lungo.

Di seguito, spiegheremo il perché.

  • Il mercato del lavoro è solo peggiorato

Il 17 settembre 2025, la Fed ha approvato un taglio dei tassi ampiamente previsto e ha segnalato che altri due tagli sono in arrivo entro la fine dell'anno, mentre le preoccupazioni sul mercato del lavoro statunitense si intensificavano, nonostante l'inflazione rimanesse ben al di sopra dell'obiettivo a lungo termine del 2,00% fissato dalla Fed.

Nella dichiarazione post-riunione, il comitato ha descritto l'attività economica come "moderata", ma ha aggiunto che "la creazione di posti di lavoro è rallentata" e ha osservato che l'inflazione "è aumentata e rimane alquanto elevata". La crescita occupazionale più lenta e l'inflazione più elevata erano in contrasto con il duplice obiettivo della Fed di stabilità dei prezzi e piena occupazione, ma il mercato del lavoro rappresentava un problema di portata ben maggiore.

Oggi, la situazione del mercato del lavoro è addirittura peggiorata. Oggettivamente, il mercato si trova oggi in una posizione peggiore rispetto a settembre 2025 per affrontare tassi di interesse più elevati.

Ecco la realtà. Innanzitutto, i dati sull'occupazione negli Stati Uniti sono stati rivisti al ribasso di 1.029.000 unità nel 2025, la maggiore revisione annuale degli ultimi 20 anni. Questa revisione segue quelle di 818.000 unità nel 2024 e 306.000 nel 2023. In totale, negli ultimi 3 anni, 2.153.000 posti di lavoro sono stati rimossi dai dati inizialmente riportati. Dal 2019, 2.500.000 posti di lavoro sono stati eliminati dai dati ufficiali, con revisioni negative in 6 degli ultimi 7 anni.

Revisioni annuali dei dati sui salari non agricoli

Ecco un altro esempio, ce ne sono innumerevoli. La durata media della disoccupazione negli Stati Uniti è aumentata di 2 settimane a febbraio, raggiungendo le 25,7 settimane, il livello più alto degli ultimi 4 anni. La durata della disoccupazione è aumentata di 6,3 settimane da ottobre 2023, il ritmo più rapido dal 2020-2021. Questo dato è ora ben al di sopra dei livelli pre-pandemia del 2018-2019.

La durata della disoccupazione negli Stati Uniti sale alle stelle

Ancora una volta, ci sono innumerevoli esempi della persistente e crescente debolezza Lo stiamo osservando nel mercato del lavoro.

A nostro avviso, l'economia statunitense non può sopportare un rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni che si avvicina al 4,50%, figuriamoci al 5,00% o più.

  • Perché sta succedendo?

A livello generale, l'impennata dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e il calo delle aspettative di un taglio dei tassi di interesse possono essere ricondotti a un concetto chiave: l'inflazione.

Il duplice mandato della Federal Reserve, stabilito dal Congresso nel 1977, impone alla banca centrale di utilizzare la politica monetaria per raggiungere due obiettivi economici primari: la massima occupazione e la stabilità dei prezzi.

Come accennato, quando la Fed ha ripreso i tagli dei tassi di interesse nel 2025, il FOMC considerava la debolezza del mercato del lavoro un problema "più grave" rispetto all'inflazione elevata. Tuttavia, con l'aumento dei prezzi dell'energia, il protrarsi della guerra con l'Iran e il prolungarsi della ripresa energetica post-bellica, l'inflazione sta tornando a essere il problema principale; NON perché il mercato del lavoro si sia rafforzato, ma perché l'inflazione è semplicemente *peggiorata*.

Aspettative di inflazione a 12 mesi negli Stati Uniti

Come mostrato sopra, le aspettative di inflazione a 12 mesi negli Stati Uniti sono salite al 5,2%, il livello più alto da marzo 2023. È interessante notare che l'inversione di tendenza nelle aspettative è iniziata all'inizio di gennaio e ha subito una rapida accelerazione quando il presidente Trump ha minacciato l'Iran, ha ammassato forze in Medio Oriente e infine ha attaccato l'Iran il 28 febbraio.

E questo ci riporta al grafico sottostante che riflette i nostri modelli sull'inflazione CPI. Come abbiamo scritto fin dall'inizio della guerra, riteniamo che un prezzo medio del petrolio di 95 dollari al barile per tre mesi porterebbe l'inflazione CPI negli Stati Uniti al 3,2%.

Tuttavia, la realtà è che l'inflazione potrebbe salire anche oltre il 3,2% considerando i vari effetti a catena di quanto sta accadendo ora.

  • Riteniamo che un intervento sia imminente

Durante l'immensa volatilità della guerra commerciale di inizio 2025, un fattore chiave ha infine portato il Presidente Trump ad attuare una sospensione di 90 giorni dei dazi doganali nell'aprile 2025: il mercato obbligazionario.

Nel grafico sottostante, illustriamo la cronologia precisa dell'impennata dei rendimenti dei titoli del Tesoro durante il "Liberation Day" del Presidente Trump, che ha infine portato alla sospensione del 9 aprile, attenuando l'aumento.

Il 10 aprile, il Presidente Trump ha dichiarato in un'intervista in diretta di stare monitorando il mercato obbligazionario.

Rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni - Aprile 2025

Da ciò, è diventato sempre più evidente che la fascia tra il 4,50% e il 4,70% del rendimento dei titoli di Stato a 10 anni rappresenta la "zona di svolta politica" del Presidente Trump, come la definiamo noi. Questo valore è leggermente superiore ai livelli attuali e, in generale, concordiamo sul fatto che un intervento sia necessario per evitare una grave recessione nell'economia statunitense qualora i rendimenti raggiungessero questi livelli.

Rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni - La "svolta politica" di Trump

A nostro avviso, questa volta non è diverso. Anzi, crediamo che l'annuncio del Presidente Trump sui "colloqui di pace" del 23 marzo non sia stato una coincidenza, come spiegato di seguito.

23 marzo - Primo segnale di intervento

Alle 4:30 ET del 23 marzo, abbiamo notato che il mercato obbligazionario era ormai in una situazione più critica rispetto a quello energetico. Poi, appena due ore dopo, quando il rendimento dei titoli a 10 anni ha raggiunto il 4,45%, il Presidente Trump ha probabilmente avuto la stessa conversazione che ebbe il 9 aprile 2025, quando sospese i dazi per 90 giorni.

Un'ora dopo, il Presidente Trump ha rinviato tutti gli attacchi alle centrali elettriche iraniane per 5 giorni e ha affermato che Stati Uniti e Iran hanno avuto colloqui "produttivi" per porre fine alla guerra.

Questo potrebbe essere stato il primo segnale di intervento.

  • Cosa fare ora?

La domanda più frequente che riceviamo è: cosa significa tutto questo? In linea generale, vogliamo sottolineare che l'amministrazione Trump è estremamente attenta alla volatilità dei mercati azionari, delle materie prime e obbligazionari. Questo è un aspetto positivo per gli investitori: il Presidente Trump NON vuole che i mercati crollino e ha dimostrato di essere molto più attento a questo aspetto rispetto alle amministrazioni precedenti.

Questo è in gran parte il motivo per cui i prezzi del petrolio sono rimasti relativamente contenuti dopo il picco iniziale. Gli investitori nel settore petrolifero sanno che il Presidente Trump interverrà immediatamente se i prezzi del petrolio statunitense dovessero risalire verso i 120 dollari al barile, come accaduto nei primi giorni della guerra.

In termini più generali, riteniamo che la debolezza dei mercati azionari riprenderà con l'aumento del rendimento dei titoli decennali, ma l'imminente cambio di rotta o "intervento" quando si avvicinerà alla nostra zona compresa tra il 4,50% e il 4,70% conterrà il ribasso del mercato azionario.

Oltre a ciò, il Presidente Trump, la Fed e l'Amministrazione Trump sanno bene che il mercato del lavoro statunitense non è in grado di sostenere tassi di interesse elevati per un periodo prolungato, il che continua a far pensare a una "guerra senza fine" con l'Iran e a una risoluzione entro poche settimane, non mesi.

Attraverso il nostro servizio e le nostre analisi, ci impegniamo a guidare i nostri abbonati Clienti questa volatilità, sia producendo guadagni sia proteggendo i risparmi.

Continuate a monitorare il mercato obbligazionario. Quello a cui stiamo assistendo non è solo volatilità, ma un cambiamento in ciò che conta davvero.

Per settimane, i mercati sono stati concentrati sul petrolio, sulle notizie di guerra e sull'escalation geopolitica. Ma sotto la superficie, una forza ben più grande si è accumulata e ora sta iniziando a prendere il sopravvento.

Il mercato obbligazionario sta ora dettando l'andamento delle azioni, delle materie prime e, in definitiva, delle politiche stesse. E, come abbiamo visto più volte, quando le condizioni finanziarie si inaspriscono troppo rapidamente, l'intervento non è una questione di "se", ma di "quando".

Come abbiamo scritto per tutto l'anno, operare su questo mercato è diventato in gran parte un gioco di riconoscimento di schemi e di anticipazione della "massa".

Riteniamo che il mercato obbligazionario sia la prossima grande notizia.

Coloro che sono in grado di rimanere obiettivi e seguire un processo durante gli attuali periodi di turbolenza stanno ottenendo alcune delle migliori condizioni di trading di sempre.

Un approccio obiettivo e sistematico è ciò che ci ha permesso di ottenere risultati superiori ai benchmark di mercato.

Le medesime cose che abbiamo scritto in apertura di Post, si possono scrivere, ed a maggiore ragione, a proposito di AI: la più grande manipolazione dei mercati finanziari di ogni tempo. Se non ve ne siete ancora resi conto, leggete i dati: come minimo, i dati delle tre immagini che seguono. A questo proposto, non serve un lavoro di analisi finanziaria: serve invece un analista delle patologie mentali, ma uno di quelli bravi.

Leggete nell’ordine:

  1. 5 soli titoli spiegano la metà del rialzo dell’indice S&P 500 dai minimi di marzo. 5 titoli su 500

  2. chi ha acquistato questi titoli? esclusivamente i piccoli investitori al dettaglio, i fai-da-te, i meno informati, i meno lucidi, i meno disciplinati, quelli di “chiudiamo gli occhi e buttiamoci”, come alla roulette del Casinò di Venezia

  3. il PIL degli Stati Uniti, nell’ultimo trimestre, è cresciuto unicamente a causa dei cosiddetti “investimenti in AI”: se togliamo quelli, negli Stati Uniti la crescita del PIL è zero. E questi investimenti in AI, sono interamente finanziati a nuovo debito.

Sembra un film horror: girato male ed interpretato peggio.

Proteggere i vostri risparmi da questo.

Valter Buffo
Meloni maturi in estate
 

Recce’d segue tutta la stampa nazionale e internazionale, alla ricerca di dati e fatti che possano influenzare il rendimento ed il rischio degli asset che teniamo sotto attenzione di quelli che compongono il portafoglio modello. facciamo questo lavoro per i Clienti con metodo e sistematicità, poi con quotidiana disciplina aggiorniamo i nostri database.

Per ciò che riguarda la stampa nazionale noi seguiamo tutti i quotidiani a maggiore diffusione, ed alcuno scelti sulla base di altri criteri di significatività.

Per una valutazione ed un aggiornamento del clima e dei movimenti intorno al Governo in carica, noi prestiamo particolare attenzione al quotidiano Il Giornale, decisamente vicino alla linea del Governo in carica, che in qualche occasione si è anche prestato a farne da portavoce.

Da inizio 2026 a oggi, dobbiamo rilevare un cambiamento di umore, una minore coesione, una maggiore asprezza delle critiche, un disincanto.

A testimoniarlo, sia gli articoli dello stesso quotidiano, sia e soprattutto i commenti postati dai lettori de Il Giornale.

Ne abbiamo estratto, per voi lettori, un qualche esempio.


Peccato non abbia fatto nulla di destra: né il premierato, né l'autonomia, né ha mai, in quattro anni, messo prima gli italiani. In compenso ci ha rifilato il sogno delle ultrafemministe, il femminicidio, ci ha svuotato le tasche per l'Ucraina, non ha ottenuto né le scuse né risarcimenti per i Carabinieri attaccati dai coloni-terroristi o per gli atti di pirateria israeliani a danno dell'Italia. Tanto valeva votare per Letta.

Aleramo

4 Mag - 11:28



RettoreMagnifico

4 Mag - 09:34

Il giudizio sull’azione di governo non può essere né sommario né agiografico: sta di fatto che in una fase tra le più complesse della storia recente, in un tempo segnato da incertezze globali, l’esecutivo Meloni ha saputo assicurare quella continuità istituzionale che in Italia è spesso merce rara, preservando l’equilibrio del sistema e accompagnando senza scosse una stagione di crescita occupazionale. In un contesto globale così incerto, dicevo, la presidente Meloni ha dimostrato la capacità di garantire stabilità, coesione e direzione strategica. Chapeau!


napolitame

4 Mag - 10:09

esattamente il "buon lavoro" in cosa e' consistito?
doveva fare "un buon lavoro" (che non si e' visto) o doveva mantenere quello che aveva promesso?
chiedo per un amico


manuelfantini

4 Mag - 10:14

il governo meloni, al pari del longevo governo berlusconi, sarà ricordato come un periodo di occasioni perse: hai una maggiornaza che ti sostiene e non fai niente per riformare e modernizzare l'italia? abbiamo avuto per 11 anni (2011/2022) governi tecnici, governi pidioti senza sostegno eletteroale, governi giallo-verdi-rossi... fucsia e indaco che non potevano fare granchè, dal 2022 abbiamo una coalizione che tiene e cosa si fa? NIENTE... si sopravvive, si galleggia, nessuna buona riforma (l'unica, sulla giustizia è stata bocciata dal referendum). Per cosa ci ricordiamo del longevo governo berlusconi? boh, per cosa ci ricorderemo del governo meloni? boh,


Calmapiatta

4 Mag - 10:52

@manuelfantini ti invito a rileggere tutte le leggi di bilancio di tutti i governi italiani, tecnici o politici non conta, degli ultimi 30 anni e vedrai che l'impianto è lo stesso per tutti, Cambiano i particolari, i fronzoli, ma la direttrice è sempre una e non è mai cambiata. Anche la legge di bilancio made in Giorgetti è sovrapponibile a tutte le altre. Questo indica chiaramente che chi governa l'Italia non è un esecutivo eletto dagli italiani, qualunque sia l'estrazione politica.


tosijoe

4 Mag - 10:44

ormai è una continua cantilena che nel nostro Paese si sono ridotte le tasse ( in realtà sono incrementate ) , è aumentata la forza lavoro ( tutto nel precariato e lavoro povero mentre è aumentata la cassa integrazione nella grande industria e nel manifatturiero ) , maggiore sicurezza per i cittadini ( la cronaca nera evidenzia ben altro ) ed il miglioramento del welfare ( l'Istat dice ben altro ) . E' pur vero che i governi precedenti ( sia di dx che di sn ) non hanno realizzato molto , ma erano più parsimoniosi nell'elencare i successi ( non ottenuti ) . Spero per il futuro in una terza coalizione che possa bastonare sia i partiti di destra che di quelli di sinistra .


Calmapiatta

4 Mag - 10:47

Sono veramente stanco di questo rimpiattino. Chi critica viene bollato come "sinistro" ma nessuno riesce a spiegare quali siano i risultati raggiunti da questo governo. Beh, io non sono un tifoso, sono un cittadino che ricerca il bene suo, della sua famiglia e del paese e, dopo 3 anni, possiamo dire che questo governo è solo una grande occasione persa. Decreti scritti con i piedi. Incapacità (o impossibilità) di affrontare i reali problemi del paese. Una remissività e un allineamento sui vincoli esterni più adeguato a un esecutivo di sx che a un sedicente governo sovranista. Una mediocrità evidente. Insomma, un fiasco che il voto del Referendum ha sancito senza dubbi.


La linea ufficiale del quotidiano, ovviamente, non è di critica esplicita come nei commenti che avete appena letto: al tempo stesso, il quotidiano non può ignorare l’umore dei propri lettori, ed anche degli e-lettori che votarono a favore di questa coalizione che sostiene il Governo.

Ecco come si spiega l’articolo de Il Giornale che vi proponiamo di leggere qui di seguito


I numeri non mentono, ma nemmeno parlano da soli. Hanno bisogno di essere interpretati, scomposti, messi in relazione con il contesto. Prendiamo il dato sugli oltre 1,2 milioni di posti a tempo indeterminato in più a cui ieri il Giornale ha dato ampio risalto: è reale, verificabile, e racconta qualcosa di importante. Ma non racconta tutto. E il rischio, quando una cifra diventa simbolo, è confondere una parte della storia con la sua interezza.

È esattamente ciò che accade nel dibattito politico, dove i numeri vengono spesso selezionati per rafforzare una narrazione più che per descrivere una realtà. La dichiarazione del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari quasi 1,2 milioni di posti stabili in più in 1.288 giorni rientra perfettamente in questa logica: un dato efficace, un messaggio lineare, un risultato rivendicabile. Ma proprio per questo merita di essere analizzato con maggiore attenzione.

Partiamo dai fatti. Il mercato del lavoro italiano, negli ultimi tre anni e mezzo, ha mostrato una resilienza sorprendente: occupazione in crescita, contratti stabili in aumento, disoccupazione in calo. Un risultato tutt'altro che banale se inserito in una congiuntura difficile, segnata da inflazione, tassi volti di nuovo verso l'alto e tensioni geopolitiche di portata globale. Attribuirne il successo esclusivamente al governo Meloni sarebbe però una forzatura. Una parte non marginale della dinamica occupazionale nasce prima: dalla ripresa post-pandemica e dagli stimoli europei, Pnrr in primis. Ciò detto, sarebbe altrettanto scorretto negare che l'esecutivo abbia contribuito fattivamente a consolidare il quadro: decontribuzione, sostegno al lavoro stabile, e soprattutto una linea di continuità che ha evitato scossoni. Il punto, allora, non è negare i risultati ma misurarne la solidità. Perché il test vero non è nelle fasi favorevoli, ma in quelle avverse. Del resto, i segnali di rallentamento già si intravedono. La manifattura soffre in modo crescente la debolezza della domanda estera e soprattutto pesa il costo dell'energia; il terziario regge, ma non basta. Sicché, l'occupazione potrebbe perdere slancio, e con essa la narrazione ottimistica che pure oggi si sostiene su basi solide.

C'è poi un nodo che i numeri non risolvono: la qualità del lavoro. I contratti stabili aumentano, ma i salari reali restano deboli. L'Italia continua a distinguersi in Europa per un potere d'acquisto inferiore rispetto a vent'anni fa, sebbene si siano avuti miglioramenti non marginali. Un'anomalia strutturale che non si corregge con rivendicazioni statistiche. A ciò si aggiunge la questione della politica industriale. Il passaggio da Industria 4.0 a 5.0, tra cambi di rotta e correzioni in corsa, ha generato più incertezza che slancio: investimenti in calo, imprese tornate prudenti, innovazione rallentata. Ma il danno più serio è la fiducia: persa quella, il sistema si ferma.

Sul fronte degli stipendi, la scelta di non introdurre un salario minimo legale e di puntare sulla contrattazione è più che legittima, persino condivisibile, ma espone a un rischio evidente: lasciare scoperti i lavoratori più deboli. Qui la linea del governo appare più ideologica che pragmatica. Probabilmente andrebbe rafforzata la contrattazione collettiva, rendendola più rappresentativa e più vincolante. Oppure si dovrebbe agire in modo più mirato sul cuneo fiscale.

E poi c'è l'energia. Le nuove tensioni internazionali rischiano di riaprire un fronte che sembrava sotto controllo. Prezzi in forte salita, margini pubblici ridotti, necessità di interventi urgenti. Finora l'esecutivo ha gestito con equilibrio, ma il tempo delle misure tampone non può durare oltre. Serve una strategia coerente e di lungo periodo.

Il giudizio sul governo Meloni, dunque, non può essere né liquidatorio né celebrativo. In un periodo complesso ha garantito stabilità merce rara in Italia e ha accompagnato senza danni una fase positiva del lavoro. Ma non ha ancora sciolto i nodi strutturali della crescita. Ed è qui che si apre la nuova fase. Proprio perché i fondamentali, oggi, sono più solidi di quanto molti prevedessero, Giorgia Meloni ha ora gli argomenti per avviare la Fase 2 del suo governo: quella delle scelte più incisive, destinate a segnare quel che resta della legislatura. Non più gestione, ma direzione.

Alcuni segnali si intravedono. Il recente varo del piano per la realizzazione di 100mila nuove abitazioni in tempi rapidi è un intervento che va oltre l'emergenza e tocca un nodo sociale ed economico cruciale: casa, lavoro, mobilità. È una misura che può avere un impatto concreto, se accompagnata da tempi certi e da una filiera efficiente. Ma un provvedimento, da solo, non basta. Serve una linea. Serve coerenza tra politica industriale, lavoro ed energia. Serve, soprattutto, la capacità di trasformare una fase favorevole in un trampolino, non in un alibi.

Perché mille posti di lavoro al giorno fanno notizia. Ma è la loro tenuta nel tempo e la loro qualità a fare la differenza tra propaganda e sviluppo. E la Fase 2 dirà se quei numeri erano l'inizio di un percorso o solo una buona fotografia del passato recente.

Con questo articolo, il quotidiano Il Giornale esorta il Governo in carica a fare di più: in particolare là dove si scrive

Giorgia Meloni ha ora gli argomenti per avviare la Fase 2 del suo governo: quella delle scelte più incisive, destinate a segnare quel che resta della legislatura. Non più gestione, ma direzione.

Tutto questo, a noi in quanto investitori, interessa? E per quale ragione? Lo spieghiamo subito.

Non c’è modo di negare che per la parte che l’articolista chiama “gestione” il Governo Meloni ha ottenuto buoni risultati: messo di fronte a eventi di portata epocale, come la guerra in Ucraina, questo Governo ha saputo tenere lontana l’economia italiana dagli shocks.

Il mercato ha premiato il Governo, in particolare con la riduzione dello spread: ovvero del “premio al rischio” che lo Stato paga agli investitori sui Titoli di Stato (e quindi, che chi paga le tasse versa nelle tasche di chi detiene i BTp, i BOT, i CCT, eccetera).

Ma fate massima attenzione a due dati di fattoi:

  • nel periodo di discesa dello spread, in tutto il Mondo, sono stati compressi tutti gli spreads di questa natura, e in modo indiscriminato;

  • nel periodo di discesa dello spread, su tutti i mercati finanziari, ha dominato una tendenza alla “compiacenza verso il rischio”.

Non si tratta, quindi, di un fatto esclusivamente italiano: non è unicamente un premio a questo Governo.

Tornando a guardare la cosa dal punto di vista dell’investitore, veniamo alla domanda cruciale in questo preciso momento è: il governo Meloni è chiamato, da ogni parte (anche da Confindustria) a “fare di più”, e quindi ad “uscire allo scoperto”. Ciò costringe il Governo a rendere esplicita la sua linea di politica economica: che in tre anni è rimasta, sostanzialmente, la medesima dei Governi precedenti, con la sola visibile eccezione degli interventi diretti nelle vicende di singole aziende (e con le banche in prima linea: da MPS a Mediobanca a BPM). Ora, ed è chiaro a tutti, non è più sufficiente, ed il Governo, anche se riluttante, dovrà fare delle scelte. In quale direzione andranno? La linea del Governo sarà la linea del Ministro Giorgetti? Oppure no?

Ecco alcuni suggerimenti che Recce’d oggi vi regala:

  • Recce’d sulla base del nostro dettagliato lavoro di analisi (che però coinvolge anche altri aspetti della vita politica italiana, incluse le relazioni internazionali) ha inserito nelle proprie valutazioni degli asset Italiani (Btp, Borsa, obbligazioni corporate) un livello più elevato di “rischio politico”. E per la prossima estate ha già messo nel conto un rischio, sostanziale, di instabilità. Vi suggeriamo anche di fare la medesima cosa, subito.

  • Un secondo consiglio: nel momento in cui vi occupate del vostro risparmio e dei vostri investimenti, togliete dalla vostra mente ogni distorsione: toglietevi gli occhiali che offuscano la vista, ovvero quelli delle vostre preferenze per questo partito o quello, per questa persona o quella. Badate ai numeri (come diceva anche l’articolo sopra). I numeri non mentono.

  • Terso suggerimento: non ragionate … con il paraocchi: l’Italia è soltanto un piccolo Paese, in una piccola regione del Mondo che si chiama Europa. Ve ne dovreste già essere resi conto, dopo i fatti dal 2020 in avanti. Quindi, guardate alla situazione europea prima e solo dopo a quella italiana. Noi vi aiutiamo, qui e subito, con l’articolo che chiude questo Post.

  • Infine, un quarto ed ultimo suggerimento: scriveteci attraverso la pagina CONTATTI, e parliamone insieme. Di estate, di meloni, e di Governo.

L'Europa non è ancora in recessione, ma le ultime indagini sulle imprese e sui consumatori mostrano che il rischio non è più remoto.

L'indice PMI composito preliminare dell'area euro è sceso a 48,6 ad aprile, da 50,7 di marzo, al di sotto della soglia di 50 che separa l'espansione dalla contrazione, segnalando un calo trimestrale del PIL di circa lo 0,1%, dopo un aumento dello 0,2% nel primo trimestre, secondo S&P Global Market Intelligence.

Allo stesso tempo, l'indicatore preliminare della fiducia dei consumatori della Commissione europea è sceso a -20,6 nell'area euro e a -19,4 nell'UE, entrambi significativamente al di sotto delle medie di lungo periodo e ai valori più bassi dal 2022, secondo la Commissione europea.

L'aspetto più preoccupante della pubblicazione del PMI non è solo la contrazione della produzione, ma il fatto che tale contrazione si stia verificando sia nel settore dei servizi che in quello manifatturiero, accompagnata da rinnovate pressioni inflazionistiche.

Ad aprile i costi dei fattori produttivi sono aumentati al ritmo più rapido dalla fine del 2022, mentre l'inflazione dei prezzi di vendita ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 37 mesi, con S&P Global che ha rilevato come il suo indice dei prezzi al consumo sia coerente con un'inflazione al consumo vicina al 4%.

Questa è la pericolosa combinazione che l'Europa avrebbe dovuto imparare a evitare dopo la crisi energetica del 2022: attività economica più debole, costi più elevati e compiacenza politica.

La guerra con l'Iran è lo shock immediato, ma non è la causa della vulnerabilità dell'Europa. Come nel 2022, una crisi esterna ha messo a nudo le debolezze interne che i politici preferiscono ignorare: tasse elevate, regolamentazione eccessiva, mercati del lavoro rigidi, bassa produttività, dipendenza energetica e una politica industriale sempre più guidata dall'ideologia.

L'Europa ha avuto anni per prepararsi agli shock esterni, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, sviluppare le risorse interne, diversificare le fonti energetiche e ridurre il carico fiscale sulle imprese.

Invece, troppi governi hanno scelto l'interventismo, i sussidi e una maggiore spesa pubblica e ora stanno rispolverando la retorica del razionamento. Interventismo controproducente

L'Europa è sopravvissuta alla crisi energetica del 2022 non tanto per merito di politiche brillanti, quanto per una temporanea ripresa: un inverno mite, acquisti di emergenza di gas naturale liquefatto e una debole domanda asiatica per alcuni carichi.

Quel lasso di tempo avrebbe dovuto essere sfruttato per riaprire le centrali nucleari, accelerare lo sviluppo delle risorse interne, garantire contratti di fornitura di gas a lungo termine e ridurre gli oneri normativi per le industrie. Invece, numerosi governi hanno considerato la fortunata fuga come un trionfo politico.

L'Europa rimane esposta a perturbazioni nei mercati globali del GNL, all'instabilità in Medio Oriente, a possibili interruzioni delle forniture russe e all'aumento dei costi della competizione con l'Asia per i carichi energetici.

Una regione che limita deliberatamente le proprie opzioni energetiche, tassa in modo aggressivo l'attività produttiva e impone vincoli ideologici agli investimenti non dovrebbe sorprendersi se ogni shock geopolitico si trasforma in un'emergenza economica.

Invece di consentire alle imprese di investire, adattarsi e trovare alternative, i governi rispondono alla scarsità con maggiori controlli, maggiore intervento e maggiore tassazione.

I governi europei parlano di tasse sugli extraprofitti, controllo della domanda e razionamento. Invece di sostenere e incentivare le aziende in grado di garantire l'approvvigionamento e rafforzare le catene di fornitura, preferiscono attuare un maggiore interventismo che, ancora una volta, si rivelerà controproducente.

I dati PMI di aprile mostrano che l'impatto si sta diffondendo. S&P Global afferma che la crisi sta colpendo più duramente il settore dei servizi, con un calo dell'attività a un ritmo mai visto dai lockdown dovuti alla pandemia all'inizio del 2021, mentre la produzione manifatturiera è sostenuta in parte dall'accumulo di scorte piuttosto che da una reale forza della domanda.

Questo è importante perché i servizi sono stati il ​​motore che ha tenuto in vita la debole ripresa europea. Se il settore dei servizi crolla mentre l'industria continua a essere gravata da tasse elevate, costi energetici elevati e regolamentazioni, il cuscinetto di sostegno scompare.

Anche le catene di approvvigionamento si stanno nuovamente deteriorando. I tempi di consegna dei fornitori si sono allungati ad aprile al ritmo più sostenuto da luglio 2022. Questa è la classica trappola politica europea: invece di consentire alle imprese di investire, adattarsi e trovare alternative, i governi rispondono alla scarsità con maggiori controlli, maggiore intervento e maggiore tassazione.

Trovo sconcertante leggere che alcuni governi europei vogliano aumentare le tasse proprio sulle aziende in grado di fornire soluzioni per la sicurezza degli approvvigionamenti: un chiaro disincentivo al miglioramento della produttività.

Un banco di prova politico in vista

La fiducia dei consumatori conferma il danno. La Commissione europea ha riferito che la fiducia è diminuita di 4,2 punti percentuali nell'area euro ad aprile e di 4,0 punti nell'UE, proseguendo quella che definisce una "caduta libera" iniziata con la guerra in Iran.

Le famiglie non reagiscono solo alle notizie provenienti dal Medio Oriente. Reagiscono a una realtà ben nota: energia costosa, tasse elevate, reddito disponibile reale debole, incertezza occupazionale e governi che offrono più restrizioni anziché maggiore crescita.

L'Europa si trova, ancora una volta, di fronte a un banco di prova politico. La risposta corretta non è il razionamento, il controllo dei prezzi o nuovi attacchi.in ambito economico. La risposta corretta è la deregolamentazione, la riduzione delle tasse, l'accelerazione delle procedure di autorizzazione, il realismo energetico e una strategia seria per ricostruire la competitività industriale.

L'area euro non manca di talenti, capitali o aziende in grado di risolvere le sfide dell'offerta. Mancano governi disposti a rimuovere gli ostacoli.

Gli ultimi indici PMI e i dati sulla fiducia dei consumatori non significano che l'Europa sia già in recessione. Tuttavia, dimostrano che la regione è pericolosamente vicina a ripetere gli errori del 2022, che hanno portato a una persistente dipendenza dalla Russia e a un indebolimento della produzione industriale.

La lezione è ovvia. Gli shock esterni sono inevitabili, ma la debolezza strategica è una scelta.

Anche per noi e voi e tutti gli investitori è così.

Valter Buffo