Il vostro risparmio non giocatevelo al gioco delle tre campanelle
In questo 2026, vediamo che ci sono persone che si divertono a giocare con le figurine da pubblicare sui social, ed allo stesso momento espongono tutti noi a rischi enormi come la guerra economica, l’inflazione fuori controllo e l’instabilità finanziaria, ovvero la distruzione dei nostri risparmi.
Vuole forse farci ridere? Vuole mettere sé stesso in ridicolo? Sta tentando di dirci qualche cosa a proposito delle proprie ansie? Esprime un disagio psicologico?
Non lo sappiamo, né ci interessa. Noi, per mestiere, non ci occupiamo (mai) delle figurine sui social.
In momenti come questi, ogni gestore sente, e noi più della maggior parte degli altri, il peso della responsabilità del proprio lavoro: questo perché una scelta giusta oppure una scelta sbagliata può incidere in misura significativa, se non drammatica, sulla vita futura del Cliente che investe sulla base delle sue indicazioni.
Allo stesso tempo, noi di Recce’d però sappiamo che, più che in ogni altro momento, questo è il momento di non farsi confondere le idee, di non andare in ansia, di non far pagare ai Clienti il prezzo della propria confusione mentale. Noi in Recce’d sappiamo, molto bene, che il nostro lavoro è il lavoro del gestore: ovvero, il lavoro di chi fa rendere i risparmi senza però esporli a rischi che, per il gestore ed anche per il Cliente, non sono controllabili. Noi sappiamo bene quale è il nostro ruolo ed il nostro mestiere.
A questo proposito, cè uno spot che va per la maggiore alla radio, in queste settimane: lo spot nel quale l’Amministratore Delegato di Mediolanum ci spiega che c’è differenza tra “capire” e “comprendere”. Lui dichiara che la sua Rete di promotori finanziari è in grando di “comprendere quello che volete fare della vostra vita”.
Ma a voi, amici lettori, importa davvero che il promotore finanziario di turno (finacial advisor o private banker o wealth manager) comprenda “ciò che volete fare della vostra vita”? Ma avvero davvero?
Recce’d si è data un obbiettivo molto, molto più limitato di questo: Recce’d lascia al Cliente di decidere ciò che è meglio per la propria vita. Recce’d non pretende di comprendere la vostra vita, e di capire le vostre ambizioni. Noi quel mestiere lo lasciamo, serenamente, al vostro partner di vita, oppure al vostro psicologo, oppure magari al consigliere spirituale, e magari al vostro parroco. Il nostro mestiere è molto, ma molto, più limitato: e quindi focalizzato.
Quando Recce’d è nata, abbiamo scelto come nostro claim: “capire per investire”. E lo abbiamo fatto per la ragione che l’esperienza ci insegna una cosa, a proposito della stra-grande maggioranza dei Clienti delle Reti di promotori finanziari (appunto, Mediolanum: ma tra le più grandi dobbiamo citare Fideuram, Fineco, Allianz, Generali, BNP Paribas e potremmo continuare: sono tutte tutte uguali, fanno tutte il medesimo mestiere, che è quello di “piazzare la merce”, dove la merce sono GPM, Fondi Comuni, polizze vita, certificati.
Che cosa ci ha insegnato l’esperienza? Ci ha insegnato che la grande massa degli investitori che si affidano a queste grandi Reti di vendita di Fondi Comuni non capisce, e non comprende. Non capisce nulla, di ciò che sta facendo con i propri risparmi, non capisce nulla del perché quei prezzi sui muovono, non capisce proprio nulla di come e perché dovrebbe guadagnare con le scelte che ha fatto. ma, soprattutto, non capisce nulla quando si trova di fronte il rendiconto che presenta i dati del proprio portafoglio.
Ma questa massa va avanti così lo stesso. Perché (sbagliando) crede che non esiste una alternativa. Sbagliando, perché anche questo non lo capisce: che l’alternativa c’è, ed è proprio qui, a distanza di appena una e-mail.
La stra-grande maggioranza degli investitori che si affidano a queste Reti guarda la propria posizione in titoli, vede una lista di nomi e di numeri, ma non capisce se guadagna o perde, e soprattutto non capisce se guadagnerà oppure perderà tra tre-sei-dodici mesi, e perché.
Tutto questo mentre Massimo Doris dichiara in radio che per lui la priorità è “capire quello che volte fare della vostra vita”: meglio farebbe a capire, ed a far capire ai propri venditori di Fondi lo stato attuale dei mercati finanziari.
In Recce’d, invece, al contrario, lasciamo al Cliente la propria vita e le proprie decisioni: non ci sostituiamo al parroco. Ciò che Recce’d invece vi garantisce, è che voi capirete molto, molto, molto meglio come investite il vostro risparmio, e per quali ragioni, e quali sono i fattori che nel futuro (prossimo o lungo) i valori dei vostri investimenti in portafoglio cambierà, e quali sono le ragioni che vi faranno guadagnare di più, e meglio rispetto a tutti i Clienti delle Reti come Mediolanum, Fineco, Fideuram, Allianz, BNP Paribas, Generali e tutte, ma proprio tutte tutte, le altre.
Infine, per completezza dobbiamo anche citare i cosiddetti “fai-da-te”, che negli ultimi anni hanno occupato la scena. loro, non capiscono neppure perché fanno ciò che fanno: si accontentano di “comperare quello che sale”, e la loro motivazione profonda è “perché sta salendo”. Il loro peso sui movimenti di breve termine delle Borse è spiegato da fattori che abbiamo già analizzato ampiamente: Banche Centrali e spesa in deficit degli Stati hanno generato queste forme di isteria collettiva.
Loro, i “fai-da-te” non capiscono.
Non capiscono che non esiste alcuna garanzia, non capiscono che la cosiddetta “Fed put” non esiste, e non capiscono che la “Borsa che non scende mai” è la più pericolosa delle illusioni”. Credono di non pagare mai per i loro azzardi ad occhi chiusi: invece, faranno la fine che hanno sempre fatto, e saranno alla fine dei conti i più gabbati di tutti.
Loro, i “fai-da-te” sono davvero convinti che oggi le Borse stanno salendo: lo dice il mio TG”.
Il grafico qui sotto, che è di ieri sera, loro neppure lo conoscono. Ma da inizio anno, ve lo documentiamo con il grafico, nessuno ha messo un nuovo dollaro, oppure un nuovo euro, in Borsa. ve lo dicono i dati. Quindi, tutto ciò che leggete e tutto ciò che ascoltate, è soltanto “giro del fumo”, un grandissimo “giro del fumo” globale. per quali scopi?
Siete voi, amici lettori, lo scopo del “giro del fumo”.
Premesso tutto ciò, ora passiamo alla attualità dei mercati finanziari, e alle indicazioni concrete sulla gestione del risparmio e sulle modifiche alla asset allocation che proponiamo ai nostri lettori, alla luce dei dati e dei fatti (e non delle campagne commerciali delle Reti di promotori finanziari, e neppure sugli “annunci” di Trump per far guadagnare denaro ai suoi figli e nipoti). La vedete, la differenza? E a chi vi affidate? A chi avete affidato i vostri risparmi?
Ricordate, anche durante la lettura di questo nuovo Post, che noi in Recce’d lavoriamo nel puro interesse del Cliente: in Recce’d non abbiamo “mercanzia da piazzare” (non Fondi Comuni, non GPM, e neppure polizze assicurative) ma abbiamo semplicemente quella competenza e quella esperienza che sono indispensabili per una gestione del risparmio che associa la protezione del capitale alla performance.
Ecco un esempio concreto di come questa assoluta liberta ci distingue da tutti.
Noi di Recce’d possiamo permetterci di dare ai nostri lettori con regolarità utili indicazioni e valutazioni prive di conflitti di interesse. Un esempio calzante sulla attualità di queste ultime ore: noi possiamo dirvi che i tre grandi collocamenti (IPO) di SpaceX, di Anthropic e di OpenAI sono tre gigantesche truffe ai danni della massa dei risparmiatori. Noi lo possiamo dire, gli altri no: perché se il Corriere della Sera mette Anthropic in prima pagina, poi i lettori del Corriere della Sera sono immediatamente portati a pensare che “se ne scrive il Corriere, allora è una cosa seria”.
Perché il Corriere della Sera intervista adesso questa signora, Daniela Amodei? Rispondetevi da soli, è facile.
Torneremo sui tre grandi IPO in questo Blog, con una serie di Post, per chiarire ai lettori, con i numeri e con i fatti di che cosa si tratta in realtà. Se avete fretta e volete capirne qualcosa di più subito, potete contattarci alla pagina CONTATTI del nostro sito.
Ma vi avvertiamo fin da oggi che è così, che funziona il gioco: ogni giorno, amici di Recce’d. Abituatevi a leggere il messaggio che sta sotto i titoli, perché questo gioco tocca e toccherà i vostri risparmi ed anche le vostre pensioni.
Fate grande attenzione: queste non sono cose nuove: nel 1999, era esattamente la medesima cosa (soltanto un po’ meno smaccata e grossolana): ma la stragrande maggioranza degli investitori, oggi, ha rimosso del tutto quell’esperienza, perché le cose negative si dimenticano volentieri, si rimuovono per dare pace alla propria mente. E neppure uno degli investitori che oggi si informano su Anthropic ricorda che cosa fu la fusione tra AOL e Time-Warner dell’anno 2000, che fu un’operazione di dimensioni anche più grandi.
Come detto, veniamo alla attualità dei mercati finanziari, e alle indicazioni concrete sulla gestione del risparmio e sulle modifiche alla asset allocation che proponiamo ai nostri lettori. Ne tratteremo, qui nel Post soltanto una parte, non potendo andare oltre determinati limiti di spazio, e di tempo (quello del lettore ed il nostro). Approfondimenti ed estensioni li troverete:
nel nostro quotidiano Bollettino The Morning Brief
alla pagina MERCATI del sito
alla pagina TWIT - TWOO del sito
alla pagina NEL MOTORE DEL PORTAFOGLIO del sito (vi si può accedere dalla pagina MERCATI
Moltissimi qualificati operatori ed i non meno qualificati risparmiatori esperti ci hanno espresso nelle ultime settimane una forte inquietudine ed un profondo smarrimento di fonte ai mercati finanziari del 2026. Le frasi che abbiamo ascoltato più di frequente sono “non so più cose fare” e “mi sembrano tutti impazziti”. Queste frasi si riferiscono tutti al contrasto clamoroso tra Borse e mercati dei Titoli di Stato e in generale delle obbligazioni.
Recce’d in questo Blog aveva trattato separatamente i due temi: delle Borse noi abbiamo scritto solo pochi giorni fa, dei Titoli di Stato avevamo invece scritto la settimana precedente. Oggi mettiamo insieme le due cose, offrendo una chiave di lettura unica: vi raccontiamo che cosa c’è dietro questa apparente schizofrenia dei mercati finanziari 2026, che preoccupa e angoscia tutti gli investitori, lasciandoli al buio e nella confusione.
E visto che si parla di schizofrenia, siamo costretti oggi a partire un po’ da lontano: dal gioco delle tre campanelle, un gioco del quale in settimana ha scritto il quotidiano Il Giornale.
Leggiamo come ci ha descritto il gioco delle tre campanelle: anche se tutti voi lettori lo conoscete già.
Il modus operandi è lo stesso in entrambi i giochi: puntare 50 euro per individuare l’unica carta diversa nel gruppo di tre o l’unica campanella al di sotto della quale c’è una pallina. Ovviamente non c’è alcuna possibilità di vincere, dal momento che chi gestisce il gioco è un abile prestigiatore e sa il fatto suo. Non solo: a contribuire a trarre in inganno le vittime ci sono anche “attori” terzi, almeno altre 8-9 persone: tra di essi dei finti turisti che simulano una vittoria ai danni del “croupier”, invogliando i passanti a partecipare per ottenere un facile guadagno, ma anche i “pali”, che hanno il compito di impedire che si scattino foto o che parta il passaparola, così come di avvisare nel caso in cui arrivino le forze dell’ordine.
Vi suggeriamo di fare massima attenzione al ruolo degli “attori terzi” ed al ruolo dei “pali” nel brano appena letto. Ne riparliamo più sotto.
Ma chi è che gioca al gioco delle tre campanelle? Chi pensa di arrivare all’ultimo, bello fresco, ed essere il più furbo di tutti.
Che ci sia una sorta di racket dietro il fenomeno in nuova espansione pare certo, e a dare un’ulteriore conferma, come riferito da Il Messaggero, è un video che riprende i criminali intenti a spartirsi i proventi della truffa in via dei Serviti, proprio nei pressi di Fontana di Trevi. In un filmato risalente alle 15.00 della scorsa domenica 17 maggio, si vedono chiaramente i malviventi con in mano banconote per centinaia di euro suddividere il bottino, ottenuto soprattutto prendendo di mira i turisti, di certo più ignari del fenomeno rispetto ai residenti ormai abituati.
Leggete chiaramente, nelle parole de Il Giornale, come ci si salva dal gioco delle tre campanelle: non essendo quelli “ignari del fenomeno”.
Vale in ogni ambito della vita: essere informati, essere consapevoli, è la sola ancora di salvezza, ed è il solo modo per avere successo. Specie quando si parla di risparmio ed investimenti.
Chi sono quando si tratta del risparmio e degli investimenti, gli “attori terzi” ed i “pali” citati sopra? E’ semplicissimo rispondere.
Gli “attori terzi” sono le banche internazionali di investimento, tutte quante, con in testa JP Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs e tutti gli altri nomi che conoscete. fanno tutte il medesimo gioco, che è “piazzare la merce” alle Reti di promotori finanziari, che poi vengono da voi con le loro polizze assicurative, le loro GPM, e i loro Fondi Comuni, più gli “investimenti diretti”, il credito privato, il private equity, i “finanziamenti all’economia reale”.
Tutti “strumenti finanziari” dentro ai quali la massa degli investitori neppure sa che cosa c’è, per quali ragioni, per quanto tempo. La massa, tutta quanta, non sa. E non capisce, non comprendere: solo massimo Doris comprende, perché si gioca questo gioco delle tre campanelle. Ma in questo caso a Massimo Doris sta bene.
Questo, oggi, è il gioco al quale voi lettori state giocando il vostro risparmio. Un gioco che tiene i vostri risparmi il più lontani possibile dalla realtà.
Fino a quando è possibile, vi chiudono occhi ed orecchie: poi, come sempre è accaduto, c’è un punto arrivando al quale questa grande mistificazione non regge. E proprio sui giornali cominciano ad emergere alcuni segnali. Su tutti i giornali, e persino in Italia: per voi lettori abbiamo selezionato questa settiman un articolo da La Repubblica, che potete leggere qui sotto, ma su tutti i giornali italiani è emersa, d’improvviso, questa nuova realtà, della quale Recce’d scrive in modo regolare dal marzo del 2025. Adesso, nel maggio 2026, sembra che … non proprio tutto va bene benissimo.
I titoli a lunga scadenza iniziano a far paura. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni è tornato ai livelli del 2007 quando i timori di una Grande Recessione avevano spinto i rendimenti ai massimi con un’ondata di vendite sui titoli.
Così fan tutti.
Ma non sono i soli: gli equivalenti giapponesi hanno raggiunto picchi mai registrati nei 27 anni della loro storia, nel Regno Unito, il rendimento è il più alto dal 1998 a oggi, mentre in Germania si rivedono i valori del 2011, ovvero i massimi degli ultimi 15 anni.
La soglia psicologica del 5%.
I trentennali Usa hanno sfondato la soglia psicologica del 5% e, per di più, lo hano fatto in modo peggiore rispetto all’ultima volta – nel terzo trimestre del 2025 – perché la media dei rendimenti di Regno Unito, Giappone e Germania è aumentata di circa 50 punti base. Come a dire che la situazione è diventata ovunque peggiore.
La crisi inglese e i rialzi in Giappone.
Secondo Goldman Sachs, sono stati gli shock ribassisti sui titoli Uk dovuti alla debolezza del governo Starmer e su quelli giapponesi per il rialzo dei tassi delle Bank of Japan a influenzare negativamente da inizio anno ad oggi tutto il settore.
Inflazione e Pil Usa.
Ma, come sottolinea la stessa banca d’affari, sono ora l’ottimismo sulla crescita degli Stati Uniti e i rischi inflazionistici, uniti all’elevato debito,a contribuire in modo determinante al rialzo dei rendimenti dei trentennali Usa che, dalla pandemia in poi, sono passati dall'1% del 2020 fino a sfondare il 5% nel 2026.
Più falchi che colombe.
Questa impennata ha eroso la convinzione del mercato che la Federal Reserve possa presto tagliare il costo del denaro. Nonostante l’arrivo della colomba trumpiana Kevin Warsh, favorevole a una politica monetaria più accomodante, i futures sui tassi d'interesse attribuiscono una probabilità praticamente nulla a una modifica dell'attuale tasso di riferimento, compreso tra il 3,50% e il 3,75%, nella prima riunione che a metà giugno presiederà Warsh.
Il rialzo.
Anzi gli swap stanno addirittura scontando un aumento dei tassi di 25 punti base, se non quest’anno almeno entro marzo 2027, per attenuare proprio la pressione sui prezzi. Il mondo al contrario. Si tratta di un cambio repentino visto che prima dello scoppio della guerra in Iran gli investitori scommettevano non su rialzi, ma addirittura su possibili tagli. Ora lo scenario si è ribaltato.
La linea Maginot.
Non è positivo, né per il governo né per chi deve indebitarsi o investire che i trentennali Usa si attestino su un rendimento superiore al 5% Un limite che Bank of America ha definito come la "linea Maginot" e che il governo di Washington sta cercando di difendere sostenendo la domanda dei propri titoli di Stato.
La porta verso il disastro.
Se dovesse cedere definitivamente, ovvero se il rendimento si consolidasse stabilmente sopra quella soglia, si aprirebbe secondo Bofa “la porta verso il disastro”, lasciando spazio a una valutazione disordinata del rischio e a un crollo generale degli asset più volatili. Corsi e ricorsi storici. Il giudizio di Bofa si basa su una analisi del passato che ha mostrato come le bolle siano sempre finite con un brusco aumento dei rendimenti, come è avvenuto nel 1989 con il rialzo dei bond giapponesi, nel 1999 con quello dei Treasury Usa e nel 2007 dei titoli cinesi.
La nuova soglia del 5,5%.
A rincarare la dose ci ha pensato un’altra banca americana, Citi, secondo cui gli operatori obbligazionari starebbero puntando al 5,5% come nuova “soglia” per i rendimenti dei titoli a 30 anni. Fino a poco tempo fa quando si avvicinava la soglia del 5%, tornavano gli acquisti, mentre in questo momento ciò non sta più accadendo, perché i trentennali si sono rivelati uno strumento poco efficace nella diversificazione dei rischi. E la nuova frontiera potrebbe essere di 5 punti base più alta.
L’effetto domino.
Il terremoto in corso sul mercato obbligazionario rischia, come ha paventato Bofa, di portare effetti negativi anche su quello azionario, attualmente in una fase di esuberanza. I grandi investitori temono che l'impennata dei costi di finanziamento possa innescare una “correzione” dei principali listini.
Aut aut.
Il discrimine è segnato da cosa guiderà il rialzo dei tassi di interesse, ovvero se a trainarli è la 1) crescita economica oppure 2) l’inflazione.
1) L’aumento dei rendimenti dovuto a una crescita migliore viene solitamente assorbito bene dai titoli azionari, poiché l’ottimismo sulla crescita può aiutare ad attenuare i venti contrari legati al maggiore costo del denaro.
2) In un contesto di tassi guidato dall’inflazione, invece, la correlazione tra rendimenti azionari e obbligazionari diventa negativa.
Delle due, oggi sembra dominante l’inflazione, tornata di nuovo a far paura.
Il ritorno del caro prezzi.
Dopo aver registrato un ritardo rispetto ai prezzi del petrolio durante la maggior parte della fase iniziale del conflitto iraniano, Goldman Sachs ha notato che i forward sull'inflazione hanno recuperato il terreno perso. Lo swap sull’inflazione a un anno, un indicatore di mercato delle aspettative dei prezzi per il periodo di 12 mesi a partire da un anno da oggi, lunedì è salito oltre il 4% per la prima volta dall’inizio del 2025.
I record dell’S&P.
In questo scenario, mentre i titoli di Stato crollavano, l'S&P 500 ha superato una serie di massimi storici grazie a un rimbalzo alimentato dal settore tecnologico iniziato ad aprile, quando la notizia di una tregua temporanea nella guerra in Medio Oriente ha spinto gli operatori a tornare in massa sul mercato. Alcuni grandi gestori di fondi intervistati dal Financial Times iniziano a dubitare che le azioni possano continuare a ignorare il clima di pessimismo che avvolge il reddito fisso, in particolare se l’aumento dei costi di finanziamento dovesse innescare allarmi riguardo alle valutazioni stellari dei titoli legati all’intelligenza artificiale. E ora cominciano ad essere in tanti a dire che il problema non è più “se assisteremo” a una correzione, ma è diventato “quando” questa accadrà.
Vi abbiamo riferito della stampa nazionale, che su temi come questi arriva sempre con grande ritardo: più attenta la stama di settore del mondo anglosassone, e quindi documentiamo qui di seguito che cosa ha scritto su questo argomenti in settimana il Financial Times.
Vi chiediamo di osservare che ritorna, per una ennesima volta, il tema “pessimisti contro ottimisti”: utile per ripetere che Recce’d non si posiziona né con gli uni né con gli altri. Recce’d sta nel campo dei realisti, Recce’d non vi fornisce opinioni ma l’analisi dei numeri e dei fatti, e Recce’d vi protegge dai tantissimi che non vogliono farvi né capire né comprendere. dai tantissimi che vi raccontano le favole, che vi indicano i miraggi, che a voi distorcono i dati ed i fatti. I tantissimi che, per mestiere e per arricchimento personale, non vogliono farvi capire né comprendere.
Un gestore di fondi obbligazionari che ho incontrato questa settimana ha fatto quello che gli riesce meglio: ha tenuto una breve presentazione illustrando i vantaggi dell'acquisto di obbligazioni. In sostanza, i prezzi sono crollati, sono convenienti e potremmo trovarci di fronte a uno shock economico globale. Le obbligazioni prosperano in situazioni di crisi, quindi conviene comprare al ribasso.
Soddisfatto del suo lavoro, mi ha detto di essere tornato alla sua scrivania solo per constatare che, nel breve tempo in cui aveva parlato, i titoli di Stato globali avevano subito un ulteriore calo, spingendo i costi di finanziamento di riferimento statunitensi al rialzo di altri 0,1 punti percentuali.
Per i non esperti, non sembra un granché. Per gli specialisti del mercato obbligazionario, invece, è un segnale estremamente negativo, soprattutto perché si tratta solo dell'ultimo di una serie incessante di ribassi nei mercati del debito dall'inizio della guerra in Iran, quasi tre mesi fa.
Inizialmente, questo calo dei prezzi obbligazionari, e il conseguente aumento dei costi di finanziamento, sembrava un'anomalia temporanea, ingigantita dal ruolo preponderante che gli speculatori più audaci stanno ora giocando negli angoli più bizzarri del mercato. Ma l'anomalia si è protratta, anche dopo la ripresa dei mercati azionari. Ha quindi iniziato a sembrare un ripensamento globale su come l'aumento dei prezzi dell'energia potesse scatenare il nemico mortale del mercato obbligazionario – l'inflazione – sul sistema finanziario globale.
Ora, con i prezzi dell'energia che rimangono elevati, l'inflazione sembra davvero aver ripreso piede. Le banche centrali stavano iniziando a credere di aver finalmente fatto la loro parte per sconfiggerla e si apprestavano a stappare lo champagne. Ora si sta dimostrando di nuovo ostinata, e le obbligazioni sono impotenti di fronte al suo potere corrosivo.
Ma la persistente e costante ascesa dei costi di finanziamento pubblico è anche qualcosa di più. Tra gli operatori del mercato obbligazionario si sta diffondendo la consapevolezza di trovarci di fronte a un problema serio. Infine, sono arrivati i "vigilantes" del mercato obbligazionario.
Da anni i pessimisti avvertono che questo momento sarebbe arrivato: che, a un certo punto, gli investitori sarebbero semplicemente saturi di debito pubblico e non disposti ad assumersene altro. I governi delle economie ricche hanno accumulato sempre più debito dalla grande crisi finanziaria, ma si sono davvero affezionati a questo strumento durante la pandemia di Covid-19 e non si sono più guardati indietro. Perché scomodarsi ad avere conversazioni oneste e difficili con gli elettori sulle tasse quando si può semplicemente attingere ai finanziamenti degli investitori?
Questo va bene finché non smette di esserlo. Ora sembra che la crisi iraniana sia l'evento che sta davvero cristallizzando questo rischio. L'inflazione più elevata getta le basi. Ma in aggiunta, a causa di questa guerra, i politici devono spendere per le energie rinnovabili e di più per la difesa, oltre a tutte le altre spese per infrastrutture obsolete e sanità.
Molti governi ritengono inoltre di dover spendere per proteggere famiglie e imprese dagli effetti dell'aumento dei prezzi del petrolio. Si aspettano che gli investitori obbligazionari li aiutino. Probabilmente, in un certo senso, otterranno ciò che desiderano. Persino il Regno Unito, con i suoi livelli di debito elevati rispetto alle dimensioni della sua economia e un mercato obbligazionario palesemente instabile, riesce comunque ad attirare un gran numero di investitori quando emette nuovi titoli. Ma il prezzo da pagare per i governi è aumentato considerevolmente, costringendoli a investire sempre più denaro semplicemente per pagare gli interessi. Alla fine, tutti ne risentiamo.
Pensate alle banane. Se ho voglia di mangiarne una, certo, la comprerò se la vendete. Potrei persino pagare la cifra esorbitante di 70 centesimi per una sola banana leggermente macchiata in una nota catena di supermercati. Ma se, per qualche motivo, avete bisogno che compri subito decine di banane annerite, diciamo che difficilmente pagherò 70 centesimi l'una. Gli investitori obbligazionari si trovano in una situazione simile, un po' stanchi delle banane di dubbia provenienza.
“L’aspetto più inquietante di una crisi o di un crollo del debito sovrano è che non esiste un fattore scatenante preciso, poiché si tratta in gran parte di un gioco di fiducia degli investitori”, ha affermato Greg Peters di PGIM in una nota di questa settimana. “Gli investitori non sanno mai con esattezza quando il fattore scatenante si attiva, eppure sappiamo che le precondizioni lo rendono piuttosto probabile, prima o poi. Di conseguenza, quest’ultima mossa non è affatto una sorpresa e si inserisce nella convinzione che ci troviamo in un’era in cui assisteremo a una serie continua di shock per il mercato globale”.
Come ha osservato Peters, il Regno Unito è in prima linea in questa tensione, soffrendo un po’ più di altre economie comparabili per l’aumento dei costi di indebitamento, mentre il circo politico si abbatte ancora una volta sulla città. Altri governi potrebbero trovare questo elemento di auto-inflizione
Il dolore è ironico e divertente, ma il nonnismo nel Regno Unito potrebbe essere solo il primo di molti. "I politici di tutto il mondo dovrebbero prestare attenzione", ha detto Peters.
Per ora, i mercati azionari si stanno dimostrando insolitamente resilienti all'aumento dei rendimenti obbligazionari. Un po' di tensione è visibile nei titoli azionari al di fuori della magica macchina del denaro alimentata dall'intelligenza artificiale, ma, in generale, reggono bene, in parte perché l'aumento è per lo più molto graduale piuttosto che violento.
C'è ancora la possibilità che scoppi la pace in Iran, che le forniture energetiche tornino immediatamente alla normalità, che l'inflazione si riduca, che tutto quel debito aggiuntivo non sia necessario e che i mitici vigilanti obbligazionari tornino al loro posto. Questo potrebbe davvero accadere, e i prezzi delle obbligazioni tendono a salire quando il clima sull'Iran si fa più roseo.
Ma c'è anche la possibilità che io vinca alla lotteria EuroMillions e, se succedesse, potete star certi che non investirei tutto in obbligazioni. O in banane.
L’argomento delle banane lo avevamo già trattato qualche mese fa, quando se ne parlò in pubblico e sui mercati, come potete leggere sotto nell’immagine. In questo Post, le banane sono un tema pertinente proprio perché ha senso domandarsi se gli Stati Uniti, l’economia più grande al Mondo, sono già oggi a rischio “Repubblica delle Banane”: gli Stati uniti potrebbero andare verso il default come una Argentina qualsiasi? Come una Thailandia? Come uno Stato dell’Africa sotto un regime dittatoriale? C’è chi sostiene di sì: che può accadere.
Come sapete, grandi responsabilità a questo proposito le ha la Banca Centrale degli Stati uniti, e come sapete proprio la scorsa settimana al vertice della Banca Centrale americana è avvenuto un fatto storico, ovvero l’avvicendamento alla posizione di Chairman tra Jerome Powell e Kevin Warsh.
Warsh ha anticipato che è indispensabile un “cambio di regime”, e questo su Recce’d lo avete letto già parecchi anni fa: Warsh non può opporsi, neppure se lo volesse, e la sola cosa che può fare è proprio cavalcare il cambio di regime che viene imposto dalla realtà circostante la Federal Reserve nel 2026.
Certamente, il medesimo cambio di regime investe (ha già investito) i mercati finanziari, ed è ancora in corso.
Per questo, guardando al vostro risparmio, alla gestione del vostro portafoglio, alla vostra asset allocation, ed alla futura strategia per la gestione del portafoglio, per voi lettori diventa insispensabile capire e comprendere questo cambio di regime.
Noi di Recce’d ogni giorno siamo qui per questo: non per “comprendere ciò che volete fare della vostra vita” (a quello ci pensate voi, e benissimo; e senza Recce’d e senza il venditore di Mediolanum). Noi siamo qui per aiutarvi, nel concreto, per aiutare ogni lettore a comprendere che cosa cambia, con questo cambio di regime della Federal Reserve, ai BTp, al dollaro USA, ai titoli tech, all’oro ed al petrolio, e così via. E e lo facciamo, anche, con l’articolo che chiude il Post di oggi.
John H. Cochrane è senior fellow presso la Hoover Institution e adjunct scholar presso il Cato Institute.
Quando Kevin Warsh è stato nominato presidente della Federal Reserve a gennaio, il dibattito sulla politica monetaria verteva sulla rapidità con cui abbassare i tassi di interesse. La Fed prevedeva che l'inflazione sarebbe tornata all'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale, suggerendo già un allentamento dei tassi. Il dibattito si concentrava su tagli più rapidi. L'intelligenza artificiale, secondo questa teoria, aumenterà rapidamente la produttività, rendendo tutto più economico. Pertanto, la Fed dovrebbe abbassare rapidamente i tassi di interesse per stabilizzare i prezzi e consentire ai salari di aumentare.
Cosa accadrà alle elezioni di metà mandato del 2026? Iscriviti a Margin of Victory
Ora, si potrebbe discutere su quanto presto e con quanta affidabilità l'IA creerà tale prosperità. Si potrebbe anche discutere se la deflazione (calo dei prezzi) con salari stabili indotta dalla produttività guidata dall'IA sia effettivamente un problema. Tutto diventerebbe molto più "accessibile", ovviamente. C'è anche chi sostiene che tassi di interesse reali più elevati (al netto dell'inflazione) siano necessari per incentivare il risparmio e gli investimenti necessari allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Un'altra questione è se la Fed debba agire in previsione di un boom di produttività.
Oggi, però, la Fed si trova ad affrontare essenzialmente il problema opposto: uno shock stagflazionistico che ricorda in modo inquietante quello del 1979. L'inflazione non è mai realmente scomparsa. Ora è in forte aumento, a causa dei dazi e dei costi energetici derivanti dal conflitto con l'Iran. La banca centrale dovrebbe combattere l'inflazione aumentando i tassi, attirandosi rapidamente le ire del presidente Donald Trump e rischiando un indebolimento dell'economia? Oppure la Fed dovrebbe ancora una volta ignorare l'aumento dei prezzi, sperando che l'economia si stabilizzi a prezzi più alti, e incorrendo rapidamente nell'ira dei cittadini comuni già scontenti degli attuali prezzi elevati?
Warsh, confermato la scorsa settimana dal Senato come presidente, ha sostenuto la necessità che la Fed riduca il proprio bilancio vendendo attività. La maggior parte degli economisti ritiene che riserve superiori a 2.000 miliardi di dollari circa abbiano scarso impatto a lungo termine sull'economia. Ma la Fed potrebbe essere tentata di ridurre le riserve fino a quando le operazioni bancarie non saranno messe sotto pressione, al fine di inasprire la politica monetaria senza aumentare i tassi di interesse, una forma di moderazione monetarista. Gli Stati Uniti hanno tentato un'idea simile nel 1980, imponendo controlli sul credito attraverso una maggiore regolamentazione bancaria. Il risultato fu caos finanziario e stagnazione.
Warsh vuole riesaminare i modelli e l'approccio generale della Fed. È una scelta saggia. L'inflazione, che ha raggiunto il picco del 9% nel giugno 2022, è stata un fallimento che la Fed non ha saputo spiegare in modo soddisfacente. Non si è trattato di un fallimento individuale. Le azioni della Fed sono state supportate da un consenso sia all'interno che all'esterno della banca centrale. È stato un fallimento collettivo, concettuale e istituzionale. I modelli non funzionano. Le previsioni non funzionano. Ma non esiste un'alternativa preconfezionata. Nessuno sa veramente come funziona la politica monetaria, e certamente non con la complessa competenza tecnocratica che la Fed finge di possedere. Altre previsioni non si dimostrano costantemente più accurate di quelle della Fed.
La Fed dovrebbe invece agire con maggiore umiltà. Riconoscere la nebbia in cui sta cercando di guidare la nave. Astenersi dall'agire (di nuovo) sulla base di previsioni e analisi ipotetiche che si sono dimostrate inaffidabili.
Sfide ben più grandi ci attendono. Poiché il debito pubblico supera il 100% del prodotto interno lordo, ogni punto percentuale di aumento dei tassi di interesse da parte della Fed incrementa i costi degli interessi sul debito e, di conseguenza, il deficit dell'1% del PIL. Né il Congresso né il presidente ne saranno contenti.
Il precedente attuale per una ridotta indipendenza della Fed è il periodo che va dalla Seconda Guerra Mondiale al 1951, quando fu obbligata a mantenere bassi i tassi a lungo termine per ragioni fiscali, non il 1972, quando il presidente Richard M. Nixon fece pressione sulla Fed per un allentamento della politica monetaria in vista delle elezioni.
I Paesi che registrano deficit incontrollati si troveranno presto ad affrontare costi di indebitamento più elevati. La Fed sentirà la pressione di contenere tali costi. Dopotutto, "tassi di interesse moderati a lungo termine" fanno parte del mandato legale della Fed. Visti i precedenti di massicci acquisti di obbligazioni negli anni 2010 e di nuovo nel 2020, sarà difficile resistere. L'aumento dei rendimenti indurrà inoltre alla repressione finanziaria. La Fed sarà tentata di obbligare banche, compagnie assicurative e altre istituzioni a detenere titoli del Tesoro, imporre controlli sui capitali e così via.
Questo è lo scenario ottimistico. Nella prossima crisi, la situazione del 2020 si ripeterà su scala maggiore. Il Tesoro vorrà contrarre prestiti per migliaia di miliardi di dollari per i salvataggi, gli stimoli economici e probabilmente gli investimenti militari. Ma gli investitori obbligazionari saranno nervosi, avendo subito una perdita sostanziale a causa dell'inflazione l'ultima volta che hanno prestato denaro agli Stati Uniti, e senza che il governo abbia ancora un piano per iniziare a ripagare il debito. Le aspettative di inflazione sono pronte a impennarsi, quindi l'inflazione stessa potrebbe esplodere ancora più rapidamente. La pressione sulla Fed per monetizzare il debito pubblico sarà enorme.
C'è un limite alla resistenza che la Fed dovrebbe opporre. Se il Congresso e il presidente vogliono stampare moneta massicciamente per finanziare la risposta alla crisi, la banca centrale dovrebbe davvero costringere il governo a indebitarsi a costi molto più elevati, a spendere in modo diverso, ad aumentare drasticamente le tasse, a ristrutturare il debito o a ritirarsi da un confronto? Tasse, spesa e politica estera, anche se imprudenti, esulano ampiamente dal mandato limitato della Fed.
Preferirei che il Congresso imponesse un forte mandato di stabilità dei prezzi, con restrizioni sull'acquisto di obbligazioni, ma che potesse essere sospeso in tempi di crisi, come accadde con il Troubled Asset Relief Program (TARP) nel 2008. Nel frattempo, la Fed deve affrontare con franchezza il proprio ruolo nel facilitare la crisi finanziaria del 2020 e iniziare a pensare a come opporsi la prossima volta.
Molte sfide ci attendono. Ma le sfide sono opportunità. I grandi leader si forgiano con la saggezza dimostrata di fronte alle avversità. E ogni volta che il presidente esprimerà il suo disappunto su Twitter, la reputazione di indipendenza di Warsh non farà che crescere.