Tech Pullback? Ma state scherzando? (parte prima)
 

L’attualità ci schiaccia, in questo luglio 2024

Abbiamo in sospeso con i lettori del nostro Blog sia il Longform’d iniziato il 26 giugno, un mese fa (sul tema AI), sia il Post relativo ai risultati ed alle performances del quale pubblicammo la prima parte due settimane fa.

Ma l’attualità, come detto, ci schiaccia sul presente: offre tanti spunti, ed almeno un paio li dobbiamo per forza cogliere e sviluppare.

Promettiamo di completare i due lavori citati, che sono in corso, entro il prossimo Ferragosto. Ne abbiamo tantissime, di cose da scrivervi.

I bambini non vogliono smettere di giocare. Mai.

Per questa ragione la sera si fa così tanta fatica a metterli a letto.

Loro resistono, sempre.

Poi però, la stanchezza prevale, e loro si mettono a dormire.

Sempre. Ogni volta, è sempre lo stesso finale.

Non è un gioco dei bambini, questo di cui stiamo parlando. Non è uno scherzo. Noi vi stiamo parlando della realtà.

La stessa realtà che i bambini non vogliono proprio vedere. Chiudono gli occhi, e credono che il nemico è andato via. Chiudono gli occhi, e si inventano l’amico immaginario.

I bambini.

E anche molti adulti, specie negli ultimi anni. Rifiutano di guardare in faccia la realtà. Quella che hanno davanti ai loro occhi. Ma, così come ogni sera il sono arriva, e prevale, sempre, anche per gli adulti-bambini arriva, sempre, il momento di smettere di giocare.

Quando la realtà prevale sulle fesserie.

Il momento dei mercati, un momento di volatilità in aumento, al quale tutti stanno assistendo ha alcune di queste caratteristiche: non tutte, non per il momento.

Noi in Recce’d però scegliamo di suggerire al nostro lettore una domanda: perché proprio adesso?

La domanda ha un doppio valore, per l’investitore che ci legge:

  1. aiuta il lettore a comprendere se questa è semplicemente una “correzione”, un “pullback”, oppure è una fase di mercato che si chiude (che si è già chiusa); e poi anche

  2. aiuta il lettore a ragionare come un gestore: e domandarsi come si sfruttano situazioni di mercato come queste, come si fa performance con AI, anzi per dire meglio “passando sopra AI”.

La coincidenza con la stagione delle trimestrali, che viene chiamata in causa, in modo scherzoso, dall’immagine sopra è soltanto una coincidenza? Oppure no?

Ci sono forse cose che non si potevano più nascondere, nelle pieghe dei bilanci, dietro a “utili più alti delle attese”?

Può aiutarvi a rispondere a queste domande la lettura del Post del 23 giugno e poi anche del Post del 6 luglio.

Può esservi utile rileggere anche ciò che abbiamo scritto nel Blog il 30 giugno scorso e prima ancora il 15 giugno, a proposito del momento dei mercati.

Per collegare questo lavoro di analisi alle scelte di portafoglio ed alla strategia di gestione vi può essere utile rileggere il Post della settimana scorsa.

Eppure, tutti a voi parlano di correzione.

A voi dicono che si tratta di un normale ritracciamento estivo delle Borse (“ma poi, a fine anno, tutti in Festa di nuovo”)

A voi garantiscono che è un “pullback dei Tech”.

Guardate ai prezzi delle vostre obbligazioni oggi: e ripensate alla “inflazione transitoria” 2021 - 2022. Quella che, a voi, ha fatto tanto male.


Ma che cosa altro potrebbe dirvi, il vostro “fondivendolo” di fiducia? Che siete fregati? Che lui vi ha fregati? Ma non può dirvelo!

Lui non sa che altro dire.

Perché lui (oppure lei) non ha una alternativa, nella sua vita, che questa: pompare e pompare, sempre più in alto (come la famosa Grappa Bocchino di Mike) perché lui non ha un’alternativa, la Rete a lui non dà alternative, il marketing non dà alternative, e lui DEVE piazzarvi proprio “quella roba lì”, piaccia o non piaccia.

Un “tot” all’anno, lo deve fare: che sia convinto o meno.

E poi, ovviamente, ci sono i self-directed: quelli che “… ma che ci vuole, posso benissimo fare da solo con il mio giro di amici sui social … e in chat … e nella community …”, tutti quelli che hanno creduto alla pubblicità TV che diceva “…ci vuole un minuto …”, tutti quelli che invece di andare dal dentista fanno da soli, in casa, con il trapano (ma da muro). “Io metto tutto in Bund tedeschi e sto tranquillo …”

… ma come tutti sappiamo Tranquillo fece una brutta fine.

Recce’d invece la vede diversamente. La pensa in modo diverso. Ed agisce, sui proprio portafogli modello in modo diverso. Recce’d non deve vendervi per forza Fondi Comuni ed ottimismo, GPM ed ottimismo, polizze assicurative ed ottimismo.

Recce’d, al contrario di ciò che fanno tutti, vi dice che per investire, per investire con successo i propri risparmi, non basta un minuto.

E neppure basta un venditore di Fondi Comuni e polizze assicurative e GPM.

Investire è un esercizio da lasciare ai professionisti, ovvero a persone che hanno competenza ed esperienza. Che comprendono i meccanismi dell’economia, ed i meccanismi dei mercati finanziari: non a chi legge sulla metro i titoli di Milano Finanza e del Sole 24 Ore, ma chi ha invece un metodo di lavoro, modelli proprietari di valutazione, una strategia di investimento definita, e fondata su stime di rendimento e rischio ricavate da analisi ed esercizi di stima.

Insomma, non è un mestiere per gente improvvisata: come quelli che al bar fanno la formazione per la Nazionale di calcio.

Per comprendere la Borsa, anzi le Borse, non è sufficiente frequentare i social oppure ascoltare le “dritte del consulente”: serve altro. A voi oggi serve qualcuno che vi chiarisca le idee, spiegandovi che Tesla, Nvidia ed AI contano nulla per la vostra performance del portafoglio titoli, che BPM, Mediobanca e Generali per voi sono di nessuna importanza, che Stellantis e Mediaset ed ENEL contano nulla, nelle fasi in cui i mercati si rimettono in moto. Vi distraggono, vi fanno perdere tempo, e fi fanno fare scelte sbagliate.

Come possono, quattro azioni della Borsa italiana, oppure due articoli su Nvidia ed AI, aiutarvi a capire se questo è un pullback, un ritracciamento oppure qualche cosa di diverso? Come possono aiutarvi a capire quello che sta succedendo al vostro risparmio?

Per rispondere a questa domanda, di certo non sono sufficienti i sorrisi e le strette di mano dei “fondivendoli”, né qualche articolo di PLUS oppure di Milano Finanza oppure di CNBC, che poi il “consulente” viene a rivendere a voi. Vi serve altro.

Proprio oggi, a voi serve qualcuno capace di spiegarvi, in modo chiaro ma analitico, sintetico ma dettagliato, quali fattori hanno spinto vero l’alto la Borsa, fino a qualche settimana fa. Perché se non avete capito quello, oggi non potete capire se è un ritracciamento, un pullback, oppure altro ancora.

Ed ecco che Recce’d, del tutto gratuitamente, si presta a fornire un concreto aiuto al proprio lettore.

Trovate un concreto supporto nell’articolo che chiude il Post di oggi. Articolo nel quale una persona che è sia esperta, sia competente, una persona dotata di metodo e capace di analisi qualificate, scrive nel testo che segue le tre ragioni per le quali, negli ultimi mesi, la Borsa continuava a salire.

Una precisazione molto importante: Recce’d NON condivide molte parti di questo articolo che segue. Non è questo, che Recce’d scrive ai suoi Clienti, e NON è questo che noi stiamo facendo con le operazioni sui portafogli modello.

Allo stesso tempo, ciò che a voi serve è un metodo, della qualità nelle analisi, una strategia. Eda questo punto di vista, l’articolo è utilissimo: mette ordine nelle cose che contano davvero, insegna come si lavora sui dati e sulle notizie, è il frutto di un lavoro fatto con metodo, illustra le basi sulle quali si devono fondare le scelte, e la strategia di investimento.

Esistono strategie e metodi alternativi a quello che l’articolo vi presenta. Ad esempio il metodo di lavoro e la strategia di Recce’d.

Ma qualsiasi metodo e strategia è superiore ad investire a casaccio il proprio risparmio. All’andare a “orecchio”. Ad andare dietro al “consulente” che vive delle vostre retrocessioni.

Facciamo un solo esempio, tra i cento possibili, di ciò che utilmente potrete ricavare dalla lettura dell’articolo: abbiamo evidenziato la frase in grassetto, per stimolare nel lettore una riflessione: se succede questo, che viene detto nell’articolo, dopo che cosa cambia per rischio e rendimento delle mie varie posizioni in portafoglio? Azioni? Obbligazioni? Valute? Materie prime?

Divertitevi un po’ a ragionarci: è meglio del cruciverba sotto l’ombrellone, ve lo possiamo garantire.


25 luglio 2024 Mohamed A. El-Erian

I mercati azionari statunitensi sono rimasti rialzisti di fronte all’intensificarsi dei rischi nazionali e internazionali, a causa di tre fattori chiave. Ma con due di questi paesi sotto pressione, la durabilità del ciclo attuale dipenderà dal terzo: la Federal Reserve americana.

CAMBRIDGE – Gli investitori nei mercati statunitensi nell’ultimo anno hanno dimostrato una notevole capacità di ignorare i rischi interni ed esterni per il benessere dell’economia, nonché per il funzionamento del sistema economico, finanziario e commerciale globale.

Questo disaccoppiamento del rischio dal sentiment del mercato è stato determinato da tre fattori:

  1. la fiducia nelle prospettive “il cielo è il limite” di alcune aziende tecnologiche,

  2. la fiducia diffusa nell’eccezionalismo economico americano e

  3. la fiducia duratura nel sostegno della Federal Reserve statunitense al settore finanziario.

Ma due di questi fattori sono stati recentemente messi sotto pressione, lasciando che la durabilità di qualsiasi prospettiva positiva dipenda maggiormente dal terzo.

Una serie di sviluppi verificatisi nell’ultimo anno avrebbero normalmente portato alla volatilità e a una tendenza generale al ribasso nei mercati azionari.

  • La guerra tra Hamas e Israele – e le immagini dolorose della perdita su larga scala di vite civili innocenti e della massiccia distruzione di mezzi di sussistenza e infrastrutture fisiche – ha aumentato la probabilità di un conflitto a livello regionale che potrebbe ulteriormente ostacolare il trasporto marittimo e il commercio, e spingere verso l’alto prezzi del petrolio.

  • Inoltre, le relazioni sino-americane si sono solo inasprite. Con gli Stati Uniti che impongono ulteriori restrizioni sulle esportazioni legate alla tecnologia verso la Cina, altri paesi sono costretti a destreggiarsi in un campo sempre più complesso di sanzioni secondarie.

  • La campagna presidenziale americana ha ricordato a tutti che nuove ondate di dazi contro alleati e avversari potrebbero arrivare già l’anno prossimo.

  • Nel frattempo, le elezioni nazionali e regionali hanno indebolito i partiti moderati di centrosinistra e centrodestra nei principali paesi europei.

La capacità degli investitori di guardare oltre questi sviluppi non può essere semplicemente attribuita al vecchio mantra secondo cui “i mercati non sono l’economia, e l’economia non sono i mercati”. Invece, i mercati sono stati isolati dai tre fattori sopra menzionati.

Il primo – la fiducia sempre maggiore in alcune aziende tecnologiche – riflette l’impatto e le grandi speranze per la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, uno shock tecnologico storico che sta ancora guadagnando slancio. L’effetto diretto si riflette negli impressionanti guadagni del mercato azionario statunitense. Ma questi sono stati guidati principalmente da una manciata di aziende tecnologiche immediatamente connesse a nuovi modelli di intelligenza artificiale generativa e predittiva e alle relative infrastrutture e hardware di supporto. Queste aziende hanno registrato aumenti strabilianti delle loro valutazioni di mercato. L’esempio principale, ovviamente, è Nvidia, la cui capitalizzazione di mercato è esplosa da meno di 300 miliardi di dollari alla fine del 2022 a oltre 3 trilioni di dollari lo scorso giugno. Tra gli altri vincitori figurano aziende tecnologiche già dominanti come Alphabet (Google) e Microsoft.

L’infatuazione del mercato per queste aziende non è solo comprensibile, ma anche giustificata. Sono in prima linea in una svolta tecnologica che rimodellerà radicalmente gran parte di ciò che facciamo e del modo in cui lo facciamo. I prodotti e i servizi che stanno lanciando promettono di favorire diffusi guadagni di produttività che potrebbero migliorare le prospettive non solo per alcune aziende, ma per intere economie.

Ma mentre i motivi di ottimismo in queste società rimangono forti, il forte aumento dei prezzi delle loro azioni ha innescato un dibattito sulla necessità o meno di una pausa. Dopotutto, un entusiasmo così sfrenato potrebbe culminare in una bolla costosa, le cui ricadute non sarebbero necessariamente limitate a un settore o a un’economia.

Anche la fiducia nel continuo eccezionalismo economico dell’America è messa sotto pressione. Sebbene la spesa complessiva dei consumatori rimanga per ora solida, le famiglie a basso reddito sono già sotto notevole pressione, così come le piccole imprese. Molto dipende quindi dal mercato del lavoro statunitense, data la sua centralità nei redditi, nella spesa e nella sicurezza finanziaria. E qui i dati sono contrastanti, con alcuni parametri – come il tasso di disoccupazione complessivo – che iniziano a lampeggiare in giallo.

Questi sviluppi rendono la politica monetaria della Fed ancora più importante. L’ipotesi generale tra gli investitori è che “la Fed ci copre le spalle”. Questa “put della Fed” di solito si traduce nell’aspettativa che qualsiasi rallentamento economico o episodio di eccessiva volatilità del mercato inneschi un rapido allentamento della politica monetaria.

Le reazioni della Fed alle crisi degli ultimi due decenni – dal crollo del 2008 alla pandemia di COVID-19 – hanno rafforzato questa dinamica comportamentale nei mercati statunitensi, così come la sua risposta a episodi minori di tumulto dei mercati, come nel quarto trimestre del 2018. La continua fiducia nella put della Fed resta giustificata? Sì, ma solo se la Fed riuscirà a guardare oltre il desiderio dichiarato di riportare l’inflazione al target del 2% il più presto possibile.

Ciò significherà tagliare i tassi di interesse nei prossimi due mesi per evitare una politica monetaria eccessivamente restrittiva, che a sua volta potrebbe causare danni eccessivi all’occupazione e all’economia. In effetti, una politica troppo restrittiva potrebbe indebolire ulteriormente i primi due fattori, rendendo molto più difficile per i mercati continuare a ignorare le fonti di incertezza nazionale e internazionale in continua espansione.

Valter Buffo
Il soft landing non arriverà. Mai.
 

Nell’altro Post che Recce’d ha pubblicato oggi, ci occupiamo della parte azionaria dei nostri e vostri portafogli titoli. In questo Post oggi ci occupiamo della parte obbligazionaria, anche in vista dei tanti appuntamenti della prossima settimana.

Poi restano valute, e materie prime, e settori, e singoli titoli, ed altri asset finanziari; e la politica e la geopolitica.

Il tutto sarà trattato, con analisi di dettaglio, nel quotidiano The Morning Brief.

Abbiamo letto questa settimana alcune frasi che ci hanno profondamente preoccupato.

E … no, non riguardano il calo di ordini di chips per AI

E … no, neppure il calo di ordini di Tesla.

E … no, neppure il taglio delle stime per Nvidia.

Niente di tutto questo: quelle sono cose che NON ci riguardano. Non sono argomenti di gestione, sono soltanto gossip da social, da chat, da community, ed in quel caso allora è più divertente L’Isola dei Famosi.

Invece, ci ha profondamente preoccupato leggere questo.

Possiamo capire che il Capo della Banca Centrale parli come un uomo politico: perché è un uomo politico.

Un uomo della burocrazie dello Stato, incaricato di un mandato di politica economica. Un funzionario della Pubblica Amministrazione.

Possiamo capire che il capo della Banca Centrale lanci sempre e solo messaggi rassicuranti, anche negando l’evidenza. Lo hanno fatto nel 2020, nel 2021, nel 2022.

Pausa nel 2023. ma nel 2024 si ricomincia.

Ma non possiamo capire altre cose.

“Quello che mi tiene sveglio la notte è il soft landing” ci dice Jerome Powell nel luglio 2024.

Frase estremamente preoccupante. Come un adolescente, il Capo della Federal Reserve sogna di essere l’Uomo Ragno.

Si sta ripetendo la “inflazione transitoria”, solo con parole diverse.

Leggete qui sotto.

“Chi aveva previsto che la recessione è necessaria, per frenare l’inflazione, si sbagliava”.

Davvero?

E’ questo, che oggi dicono i dati, le evidenze, la realtà?

La Federal Reserve sta dicendo al pubblico che il merito per il calo dell’inflazione va attribuito solo ai rialzi dei tassi ufficiali da parte della Federal Reserve, che ha appunto fatto calare l’inflazione SENZA modificare nulla di altro (crescita, occupazione, salari, profitti, nulla)?

Può una persona di responsabilità sostenere una cosa del genere?

Ha senso, una frase del genere?

Come vedete si ripete la “inflazione transitoria” di due anni fa: illudere la massa, senza alcun rispetto per la logica e l’esperienza.

Leggete sotto.

“Noi abbiamo fatto il nostro lavoro con il rialzo dei tassi”.

Notate l’auto-compiacimento. Notate il “giro d’onore” dello stadio sotto le tribune dove il pubblico sventola le bandiere e canta i cori.

Il tutto prima della fine della partita.


Nel riquadro in giallo, Powell ci dice che “lo scenario di hard landing oggi non è il più probabile”. Poche righe sopra ci spiega che “il tasso di di interesse neutrale oggi è probabilmente più elevato che in passato”.

Questo è un linguaggio più moderato, più equilibrato, più possibilista, più cauto, più adatto al Capo della Banca Centrale.

Peccato che … le cose che avete appena letto NON sono coerenti con quelle che abbiamo letto insieme poco prima.

Ripetiamolo: le cose che avete appena letto NON sono le medesime cose che avevamo letto più in alto.

Hanno forse perso (di nuovo) il controllo della situazione, come due anni fa?

Il motivo più grande di preoccupazione per noi investitori, però, è un altro che ora vi facciamo vedere con alcune immagini.

Il problema più grande è che la Federal Reserve insieme con la BCE a noi investitori racconta una cosa, mentre i dati poi a noi investitori dicono un’altra cosa.

Dati pubblici, dati che tutti possono leggere, e dati che CNBC ed i media in generale, con le banche di investimento e con le Reti di promotori finanziari nascondono alla massa degli investitori.

Come abbiamo scritto e documentato anche in settimana, alla pagina TWIT - TWOO, non c’è alcun dato che ci dica che “l’inflazione sta ancora scendendo”. Nessuno.

Mentre, nelle medesime ore, c’è un costante, continuo, disperato sforzo congiunto dei media e delle banche di investimento, per convincere il pubblico degli investitori che “i tagli dei tassi ufficiali stanno per arrivare”.

A dicembre, era per marzo. A marzo, era per giugno, in maggio è diventato luglio, adesso (immagine sotto) è diventato settembre.

Una farsa, una autentica presa in giro.

Un investitore che sia consapevole delle proprie azioni e che sia in grado di distinguere tra FALSI segnali e VERI segnali, è in grado al tempo stesso di capire dove ci porterà questo ennesimo eccesso di ottimismo, che ha le medesime caratteristiche della “inflazione transitoria” del 2022.

La situazione quindi oggi è simile a quella di due anni fa, da questo punto di vista. Un investitore consapevole di ciò che sta facendo, e determinato ad ottenere un rendimento positivo dai suoi investimenti, terrà in evidenza le passate esperienze, per ciò che riguarda le sue obbligazioni.

Tra i nostri lettori, ce ne sono moltissimi che sono sia preparati sia informati: tutti questi lettori avranno già notato una grandissima anomalia, nelle dichiarazioni della Federal Reserve che vi abbiamo riproposto.

Questi nostri lettori, che come detto sono molti ma non tutti, si saranno chiesti come è possibile affermare che la Federal Reserve ha vinto, senza provocare una recessione, ed allo stesso tempo fare finta di ignorare il deficit ed il debito pubblico, che in tutta la vicenda hanno giocato un ruolo decisivo.

Come possono, funzionari pubblici esperti e (da molti) stimati) incorrere in una mancanza tanto macrospsopica e tanto ingenua?

Se ve lo state chiedendo, siamo già un bel passo avanti.

Quelli tra i nostri lettori che se lo sono chiesto, ma pure tutti gli altri alla fine, possono ricavare utili informazioni pratiche dall’articolo che chiude questo Post.

Si tratta del resoconto di un test effettuato all’Università di Yale, grazie al quale sono stati disegnati scenari futuri basati su diverse ipotesi di atteggiamento “accomodante” da parte della Federal Reserve.

Due le cose davvero importanti:

  • l’utilizzo di “esercizi di simulazione”, che è il metodo applicato da Recce’d nel lavoro di stima dei rendimenti futuri di ogni singolo asset, e di drawdown (ovvero rischio) futuro di ogni singolo asset

  • la descrizione di scenari che vengono presentati come “futuri” ma probabilmente sono già “presenti”.

L’argomento di cui leggerete è tecnico, ma anche molto utile per prendere decisioni sui portafogli titoli. Ed anche sui BTp. Se desiderate approfondire, contattateci attraverso la pagina CONTATTI del nostro sito.




L'autore è direttore del dipartimento di economia presso il Budget Lab dell'Università di Yale ed ex capo economista presso il Council of Economic Advisers della Casa Bianca.

Il calcolo dei punteggi di bilancio in genere non è mai una delle priorità dei mercati finanziari. Nella misura in cui i mercati seguono la politica, le banche centrali di solito sono re. I banchieri centrali sono seguiti con tutta l’attenzione rapita dei reali.

Allo stesso modo, la politica monetaria è un aspetto secondario dell’analisi fiscale. I “punteggi di bilancio” convenzionali che analizzano l’impatto della spesa pubblica non prendono affatto in considerazione la Federal Reserve.

E i punteggi dinamici, che utilizzano modelli per incorporare effetti di feedback macroeconomici, di solito declassano la banca centrale a un’unica equazione.

Questo è miope. Un nuovo rapporto del Budget Lab dell’Università di Yale mostra come la Fed svolga un ruolo importante, anche se indiretto, nel modo in cui la politica fiscale statunitense influenzerà l’economia nel prossimo futuro.

A sua volta, ciò sottolinea quanto sia fondamentale l’indipendenza della Fed. È uso comune parlare di politiche fiscali che cercano di stimolare la domanda come “inflazionistiche” quando il Congresso le attua mentre un’economia è in piena occupazione.

Nella misura in cui misure come un taglio delle tasse o un aumento della spesa aumentano la pressione inflazionistica stimolando la domanda, questa descrizione è accurata.

Ma se la Fed anticipa questo effetto e fa bene il suo lavoro inasprendo la politica monetaria, allora il compromesso nell’economia non è principalmente un aumento dell’inflazione, ma un tasso di interesse temporaneamente più alto che raffredda lo shock della domanda. Questi tassi più elevati aumentano quindi i costi del servizio del debito per il governo.

Gli economisti spesso anticipano questo tipo di reazione nelle loro previsioni. Ad esempio, quando il Congressional Budget Office ha aggiornato le sue proiezioni economiche sulla scia dell’approvazione del Tax Cut and Jobs Act nel 2017, le sue prospettive di inflazione si sono appena mosse mentre la sua proiezione del tasso di riferimento dei fondi federali è aumentata significativamente.

Ma cosa succederebbe se, sotto pressione politica, la Fed scegliesse di non inasprire affatto? Allora il compromesso di una politica fiscale espansiva sarebbe interamente sotto forma di una maggiore inflazione.

Pertanto, la “cattura politica” della Banca Centrale – la nomina di lealisti politici o pressioni politiche esterne – è un’altra importante dimensione fiscale per la Fed. Nel corso della sua storia, la Fed non ha sempre mantenuto l’indipendenza politica.

Ad esempio, all’inizio degli anni ’70 il presidente Richard Nixon fece pressioni sul presidente della Fed Arthur Burns affinché mantenesse una politica monetaria accomodante durante la sua candidatura per la rielezione. Nonostante le pressioni inflazionistiche accumulate dalla fine degli anni '60, Burns acconsentì. Quando scoppiò la crisi petrolifera del 1973, queste pressioni accumulate in eccesso dalla domanda si scontrarono con lo shock dell’offerta energetica per produrre la stagflazione degli anni ’70.

La nostra ricerca indica che una Fed politicamente “catturata” potrebbe ancora una volta perdere rapidamente il controllo sui prezzi durante shock economici significativi.

Abbiamo condotto un esperimento macroeconomico composto da un migliaio di simulazioni nei successivi sei anni, applicando in modo casuale shock economici positivi e negativi che variavano da piccoli a giganteschi.

Abbiamo scoperto che con una Fed “catturata”, il risultato tipico nelle nostre simulazioni non era disastroso: l’inflazione cumulativa su sei anni era solo circa mezzo punto percentuale più alta rispetto a una Fed non catturata.

Tuttavia, negli scenari peggiori in cui si sono verificati numerosi shock economici inflazionistici, il risultato del 95° percentile era un livello dei prezzi due punti percentuali più alto in una Fed “catturata”.

Questi risultati potrebbero anche sottostimare la realtà. Il modello della Fed presuppone che i mercati e i consumatori continueranno ad aspettarsi che la banca centrale continui a raggiungere i suoi obiettivi di inflazione in futuro, anche quando ripetutamente non riesce a raggiungere un’inflazione del 2%.

Quando allentiamo questo presupposto e permettiamo alle persone di “disancorare” le loro aspettative di inflazione – impostandole più direttamente sull’inflazione che osservano piuttosto che sull’obiettivo della Fed – allora lo scenario negativo sale a un livello di prezzo più alto del 5% in sei anni. per una Fed “catturata rispetto” a una Fed non catturata. Si tratta di quasi un punto in più all’anno in termini di inflazione. Il risultato è che gli economisti e gli analisti di bilancio dovrebbero prestare molta attenzione alle loro ipotesi sulla Fed nel pensare alla politica per i prossimi anni.

Ma ci sono anche implicazioni più ampie. Riteniamo che nei mercati statunitensi vi sia un crescente rischio politico che probabilmente verrà sottovalutato dai mercati.

Ciò può assumere molte forme, ma una è la “cattura” istituzionale, inclusa la Fed. Se la banca centrale perdesse l’indipendenza, ciò avrebbe profonde implicazioni sul modo in cui la futura politica fiscale potrebbe influenzare l’economia.

Valter Buffo
Come un vero gestore gestisce "AI"
 

In questo Blog, alle date del 23 giugno e del 6 luglio, abbiamo commentato con anticipo i fatti di Borsa che tutti avete letto questa settimana sui giornali (ed anche quelli che leggerete nelle prossime settimane). Si trattava delle prime due parti di un Longform’d che completeremo entro fine mese. Non oggi, però.

Oggi in questo Post cogliamo il medesimo spunto del citato Longform’d, ma questa volta per occuparci di gestione dei portafogli titoli.

Facciamo, prima di tutto, il punto della situazione ad oggi.

Ecco un paio di catalizzatori a breve/medio termine per spiegare la debolezza (a parte quella più importante - la carneficina MoMo - di cui si è parlato nella email precedente).

1. Furia della rotazione... Diversi giorni di sottoperformance delle Big Tech, poiché gli investitori hanno ampliato le loro esposizioni, aggiungendo un'esposizione più prociclica e puntando su titoli a piccola capitalizzazione, invece di concentrare posizioni in titoli growth e momentum

2. Un dato debole sugli utili... i risultati del terzo trimestre dell'ASML sono più deboli del previsto

3. Mostrami i soldi dell’intelligenza artificiale…. Crescente attenzione all’intelligenza artificiale, agli utili tecnologici e se c’è già troppo ottimismo già scontato nelle azioni

4. Stime rettificate al ribasso prima della prossima settimana... Il consenso prevede che tutti e cinque i titoli tecnologici legati all'intelligenza artificiale a mega capitalizzazione riporteranno un rallentamento nella crescita delle vendite e quattro avranno anche una contrazione dei margini netti

5. Cina.... Anche le notizie secondo cui gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione maggiori restrizioni per limitare l'accesso della Cina alla tecnologia americana potrebbero contribuire alla debolezza tecnologica.

Ecco: le cose oggi stanno così. Adesso: che cosa facciamo? Come va gestito il portafoglio titoli?

Fate con noi un passo indietro: e troveremo la risposta giusta.

La gestione del portafoglio titoli che cosa è? Come Recce’d ha ampiamente analizzato alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO del nostro sito, la gestione del portafoglio titoli risponde a cinque domande molto specifiche:

  • cosa?

  • quando?

  • per quale quantità?

  • con quale strumento?

  • con chi?

Fatte nel modo giusto queste cinque scelte, avrete un metodo, un modo di gestire, una strategia che per voi produrrà

una performance positiva con un elevato controllo del rischio (le oscillazioni del vostro portafoglio nel suo complesso.

Oggi come detto cogliamo lo spunto dei più recenti movimenti di mercato, da Recce’d commentati alla pagina TWIT - TWOO durante questa ultima settimana, per mettere in pratica ciò che Recce’d ha scritto a proposito della gestione del portafoglio, in una fase estrema e particolare come questa.

Partiremo da una considerazione: il mercato (di Borsa, delle obbligazioni, delle valute e delle materie prime) fornisce a noi gestori, ma pure ad ogni investitore, segnali ogni giorno.

Per questa ragione è indispensabile essere attenti, ogni giorno, a ciò che il mercato ti dice.

Esempio concreto: attraverso The Morning Brief, questa settimana, Recce’d ha più e più volte richiamato l’attenzione del Cliente su segnali come quelli che leggete nel brano che segue.

Se ne è accorta … persino Goldman Sachs, il che vuole dire che … adesso sono arrivati anche gli ultimi ritardatari.

Le azioni americane sono più volatili di quanto si pensi

"L'indice S&P 500 potrebbe dare agli investitori un falso senso di calma", afferma BrianGarrett, che supervisiona l'esecuzione azionaria presso il desk di vendita cross-asset di Goldman Sachs.

Garrett afferma che, sebbene il rally apparentemente affidabile dell'S&P 500 sia supportato da dati economici e utili solidi, "c'è qualcosa che sta succedendo sotto la superficie".

Sottolinea che le opzioni di vendita dei fondi sono cresciute notevolmente in termini di dimensioni. Le loro vendite tendono a comprimere la volatilità, poiché gli acquirenti di queste opzioni sono market maker che coprono la propria esposizione vendendo l’indice quando sale e acquistando quando scende.

Questo comportamento spinge il mercato in un range più ristretto. Questo è "uno dei motivi per cui abbiamo visto l'S&P relativamente tranquillo, mentre ci sono stati grandi movimenti nei singoli titoli", afferma Garrett. La vendita sistematica di queste opzioni fa scendere anche i prezzi delle coperture di portafoglio, che aumentano di valore quando le azioni diminuiscono.

"Non è mai stato più economico coprire un portafoglio negli ultimi dieci anni", afferma Garrett. “Quindi, per coloro che temono che la volatilità possa ritornare: avete delle opzioni.

Qui Goldman Sachs sta tentando di lavorarsi il Cliente sfruttando questi segnali: e sfruttando la sensazione di incertezza che tutti avete poi visto manifestata negli indici.

Come sempre, Goldman Sachs e le altre grandi banche di investimento non ci hanno capito proprio nulla: rincorrono i mercati allo scopo di piazzare “la merce” che vendono.

Se in Goldman Sachs avessero letto il nostro Post del 26 giugno, avrebbero potuto iniziare prima, a scrivere cose di questo genere.

Ma purtroppo, come tutti sappiamo bene, oggi per lavorare nella Finanza non è un requisito indispensabile capire di Finanza.

Ora: osservati con massima attenzione, e giorno dopo giorno, i segnali in arrivo dai mercati, ed avendo la capacità di distinguere i tantissimi che sono FALSI da quelli VERI, allora si può cominciare a costruire e poi gestire un portafoglio.

Partendo dai cinque punti che abbiamo elencato in apertura del Post di oggi.

Recce’d da quindici anni a questa parte ha segnalato al Cliente che negli Anni Duemila è dannoso investire come negli Anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Andare avanti in quel modo produce danni. Economici. Danni di performance.

La vecchissima asset allocation azioni/obbligazioni, media/varianza, che tutte le Reti di vendita italiane ancora oggi propongono ai loro Clienti come “unica soluzione possibile”, oggi è … un ferrovecchio. Non funziona e per voi lettori che ancora vi affidate a questo tipo di gestione produrrà danni per tutto il prossimo decennio.

Lo avete verificato voi stessi: se il vostro portafoglio titoli non ha prodotto nulla, neppure negli ultimi 10 anni di “bolla di tutto”, e neppure con la “bolla di AI”, voi quando pensate che inizierete a guadagnare qualcosa davvero?

Vi divertite così? A fare ricchi i signori di Mediolanum? Di Fideuram? Di Fineco? Di Allianz? Di Generali? Oppure, magari, di qualcun altro con una etichetta differente che però a voi propone esattamente … la stessa minestra, senza avere mai dimostrato a voi una autentica capacità di gestire i mercati finanziari, ma soltanto di rimanere attaccati, come i cagnolini al guinzaglio?

Sono i dati, i dati pubblici e riscontrabili, che ce lo dicono.

Ogni giorno, giorno dopo giorno.

Cercateli, sul Web. E datevi un po’ più da fare, che è ora.


Recce’d proprio per questo ha messo a punto strategie di gestione proprietarie che sono innovative adeguate al tempo, ed ai cambiamenti dei mercati:

Ed ha buttato nel cestino, la tradizionale “asset allocation”, la tradizionale “diversificazione” , la tradizionale “personalizzazione”, la tradizionale “media/varianza”. Concetti che vi sono stati venduti e poi di nuovo e poi di nuovo. Concetti inutili e dannosi: lo avete sperimentato sulla vostra stessa pelle, o meglio sul vostro portafoglio. Concetti vecchi, che risalgono a vecchie teorie (pensate!) degli Anni Cinquanta. Ovvero 75 anni fa. Concetti che producono il nulla: servono solo al “consulente” OCF per “piazzare la merce” che poi è sempre la stessa “merce”, la stessa che a voi viene piazzata da decenni, la stessa che non produce alcun risultato, solo le commissioni per chi ve la vende.

Voi che vi affidate a questi vecchi criteri per la gestione del vostro portafoglio, state in pratica affidando i vostri risparmi a criteri, metodi e strategie di quando la TV aveva un solo canale, ed in bianco e nero. Non vi pare un po’ azzardato, un po’ pericoloso, decisamente irresponsabile?

Eppure, qualcuno di voi ancora oggi si domanda

ma se tutte le Reti, tutti i financial advisors, tutti i “consulenti”, tutti gli iscritti allo OCF (che è l’Albo dei promotori finanziari), insieme a tutti i family banker, tutti i private banker, tutti i direct banker e tuitti i wealth manager circolano ancora e vanno di casa in casa a riproporre questa roba, una ragione ci sarà pure.

Avete ragione. la ragione esiste. Ed è che questa vecchia roba, questo vecchissimo armamentario, serve a proteggere le loro commissioni. Non il vostro risparmio e la vostra performance: soltanto le loro commissioni.

In aggiunta, diciamolo: non saprebbero fare di meglio, perché non sono in grado. Mancano delle capacità: loro solo solo venditori, falsi gestori improvvisati che vanno su CNBC a “vendere” la roba.

Un modo diverso di gestire il proprio risparmio esiste: Recce’d attraverso i propri portafogli modello lo ha dimostrato, e per ben quindi anni. Oggi noi, insieme ai nostri Clienti, ne raccogliamo i frutti.

Per fare un altro esempio molto concreto, ed applicato alla realtà che tutti viviamo oggi, leggete qui sotto.

Parlare di dove andrà la Borsa, se sale oppure se scende, è una cosa a buon mercato. E’ cheap, osta poco e vale ancor meno.

Ed infatti lo fanno tutti: quelli che ne capiscono e i tantissimi che non ne capiscono nulla.

Ma le orecchie degli investitori si rianimano quando parla Mark Spitznagel.

Uno dei motivi è che ha ottenuto risultati spettacolari, incluso guadagnare 1 miliardo di dollari in un solo giorno, da quando ha creato l’hedge fund Universa Investments nel 2008. L’altro è che non si è fermamente affidato ad alcun tipo di visione a breve termine..

L'enigmatico quant, un protetto dell'autore di "Black Swan", Nassim Nicholas Taleb, perde denaro quasi ogni giorno attraverso una strategia complessa che ripaga solo durante periodi molto volatili.

Alcune calamità – la crisi del 2008, il Flash Crash del 2015 e il crollo del mercato del Covid-19 nel 2020 – sono state sufficienti a un investitore azionario con una piccola allocazione nel suo fondo per sconfiggere un portafoglio azionario e obbligazionario classicamente diversificato 60/40.

Ma ora vede avvicinarsi una grande fase di vedite, con le azioni che potrebbero perdere più della metà del loro valore.

Tuttavia, prevedere anche approssimativamente quando il mercato crollerà è molto più difficile che proteggersi da un portafoglio posizionato contro di esso: molti direbbero che è impossibile.

Allo stesso modo in cui tanti gestori di fondi e strateghi sembrano sempre ottimisti, gli argomenti che mettono paura sembrano un astuto esercizio di marketing per qualcuno che si assicura contro il rischio di “coda”, ovvero contro gli eventi di mercato estremi.

"Penso che siamo sulla strada verso qualcosa di veramente, davvero brutto … ma ovviamente lo devo dire, data la nostra strategia di gestione", ha scherzato Spitznagel in un'intervista questa settimana.

Tuttavia, in questi giorni l’attività di Universa difficilmente deve andarsi a cercare i clienti, nonostante un mercato insolitamente calmo con azioni vicine ai massimi record. Spitznagel ritiene che la manifestazione di efuforia ed esuberanza continuerà e diventerà ancora più selvaggia.

Questo perché il mercato è in una “fase Riccioli d’Oro” in cui l’inflazione scende e l’allentamento della Fed alimenta le scommesse su ulteriori guadagni.

Ma i tagli dei tassi sono spesso il punto di partenza per grandi inversioni di mercato, dice. Un altro segnale contrario: alcuni esponenti della comunità degli investitori rimangono cauti.

“Oggi non ti senti uno sciocco se fai una argomentazione ribassista”, dice.

Fino a poco tempo fa, ovviamente.

A maggio, lo stratega di Morgan Stanley Mike Wilson è diventato rialzista poco dopo aver perso il posto nel comitato di investimento globale dell’azienda. E proprio di recente Marko Kolanovic di JPMorgan, che è rimasto fedele alle sue idee pessimistiche durante il raduno dell’IA, ha perso il lavoro.

I gestori di fondi che non sono saltati sul carro dell’intelligenza artificiale, possedendo titoli come Nvidia NVDA, hanno perso e si leccano le ferite.

Questi episodi ricordano il boom delle dot-com: alla fine del 1999, mesi prima che l’S&P 500 raggiungesse il picco, lo stratega ribassista di Merrill Lynch, Charles Clough, lasciò l’azienda.

Spitznagel prevede uno sconvolgimento ancora peggiore di quello di un quarto di secolo fa perché gli eccessi sono più estremi: la “più grande bolla della storia umana”.

L’elevato indebitamento pubblico e le valutazioni rendono più difficile la realizzazione di un salvataggio guidato da Washington. Egli vede il rallentamento positivo di oggi nel superamento dell’inflazione e afferma che l’economia statunitense potrebbe entrare in recessione entro la fine dell’anno.

Il linguaggio minaccioso che Spitznagel usa per descrivere la situazione macroeconomica è una “mega bomba a orologeria”. La sua analogia è più sottile di quanto sembri:

i governi sono stati così attivi nel reprimere qualsiasi conflagrazione nell’economia che il debito e altri rischi nascosti hanno incorporato gli ingredienti per un grave incendio.

Come dovrebbero rispondere alla sua previsione i comuni mortali senza accesso alle coperture del “rischio di coda”?

Gli investitori individuali non permetteranno ai clienti di buttare via i loro soldi in un brutto anno, quindi coloro che riescono a sopportare contributi costanti a un fondo indicizzato nonostante i titoli spaventosi andranno bene.

Nel lungo periodo dovrebbero fare meglio degli investitori facoltosi che acquistano prodotti strutturati sempre più popolari progettati per attenuare la volatilità del mercato.

Perché la pensa così? Uno dei motivi è che i loro elementi costitutivi, come i collar put-spread, includono i derivati ​​che Universa acquista per il suo fondo. La resistenza a lungo termine che crea sui rendimenti degli acquirenti rappresenta il suo vantaggio.

Questo che parla è un vero gestore, ed un gestore di livello elevato.

Propone una serie di considerazioni, che Recce’d condivide del tutto.

Poi, però, propone una soluzione di gestione che a giudizio di Recce’d è molto debole e molto limitante.

Noi oggi, adesso, siamo in grado di proporvi una soluzione migliore, più avanzata, innovativa, e più efficiente. Per la gestione del vostro portafoglio titoli.

Lo dicono i fatti: Recce’d funziona anche quando NON si verificano eventi estremi sui mercati finanziari. I portafogli modello di Recce’d garantiscono rendimenti stabili ed un controllo del rischio elevato in ogni condizione dei mercato. Noi ci riusciamo persino … quando impazza la “bolla del tutto” e l’isteria della massa.

Pensate poi quando la bolla scoppia …

Valter Buffo
La vostra salute, la vostra alimentazione, il vostro portafoglio e i vostri risultati (prima parte)
 

Lo scorso 23 giugno abbiamo pubblicato in questo Blog la prima parte di un nuovo Longform’d dedicato alle Borse e ad AI in modo particolare. E sette giorni fa la seconda parte.

Una terza parte sarà pubblicata tra qualche giorno. Una eventuale quarta parte sarà pubblicata alla fine del mese di luglio.

Oggi però ci occupiamo … della vostra salute (… in vista della “prova costume”). Ed anche in questo caso, ci sarà per voi una seconda parte.

L’inizio del secondo semestre è il momento perfetto per parlare di performance.

Oggi Recce’d vi scrive a proposito della vostra salute, ma pure di performance.

Iniziamo dalla salute. La vostra salute fisica e la vostra salute mentale.

Partiamo dalla salute fisica, ed in particolare dalla vostra alimentazione.

Non preoccupatevi, non ci dilungheremo sui temi del momento, dalla dieta intermittente alla dieta mediterranea alle tante altre diete delle quali si legge, ogni giorno, su ogni quotidiano, articoli che puntano a catturare l’attenzione dei tanti lettori diretti verso la spiaggia ed afflitti da una forma fisica che loro giudicano insufficiente.

Non prenderemo una posizione su tutte queste diete alternativa: manchiamo di competenza specifica.

Ci sentiamo però di dire che, per ciò che riguarda l’alimentazione, è certamente da consigliare una alimentazione equilibrata e regolare. Sicuramente, il nostro e vostro fisico beneficia di un regime alimentare ricco e variato. E soprattutto beneficia della vostra capacità di eliminare, o quanto meno limitare, gli eccessi.

E qui, ci spostiamo su quel terreno dove noi di Recce’d abbiamo le competenze necessarie: e le migliori competenze almeno nel panorama italiano.

Grazie a queste competenze, ogni giorno il nostro lavoro non soltanto genera, in modo regolare, quella di cui ogni investitore si alimenta: la performance.

Grazie al nostro lavoro sui portafogli modello, noi da quindici anni garantiamo ai nostri portafogli modello anche di … evitare gli eccessi.

Per questo mestiere, che noi di Recce’d svogliamo ogni giorno al massimo livello di efficienza in Italia, applicandola ai portafogli modello, performance e rischio dicono quasi tutto.

Sono la sola cosa che conta, per il Cliente investitore.

Questo nostro Post ritornerà, più in basso, sul grafico che vedete sopra: e ci ritorneremo per un commento.

Lo spunto per il nostro Post è la diffusa insoddisfazione che tutti gli investitori italiani provano nel luglio 2024. Ne abbiamo riscontro praticamente ogni giorno.

Una insoddisfazione che si traduce in sfiducia diffusa vero le Reti di vendita, e verso tutti quelli che si fanno etichettare come “consulenti”, e che sul biglietto da visita scrivono wealth manager, private banker, family banker, direct banker, e più in generale financial avisor, o in qualche caso (sono pochi) SCF.

Tutti questi “consulenti”, nella realtà, fanno un mestiere che si chiama, propriamente, “promozione finanziaria”: ed il loro reddito, con cui pagano le spese della propria vita privata, è generato da commissioni che vengono retrocesse dalle Società delle quali loro, i “promotori finanziari” piazzano la merce.

Contraddicendo nella pratica i principi della Legislazione internazionale di settore. Ed operando in conflitto di interesse e quindi contro l’interesse di voi, investitori individuali oppure Istituzionali che leggete il Blog di Recce’d. Con il beneplacito di CONSOB e Banca d’Italia

Per quale ragione oggi tutti voi investitori vi sentite insoddisfatti e sfiduciati?

Proprio oggi, dopo che avete appena letto che “la Borsa di New York ha fatto segnare un nuovo record”: come è possibile?

Per spiegarlo in modo chiaro, e concreto, abbiamo ancora una volta preso a puro titolo di esempio una immagine che viene messa a disposizione liberamente, attraverso il Web. tantissime altre noi abbiamo utilizzato in passato, ricavate da altre fonti ma sempre liberamente circolanti sul Web.

A cosa serve questa immagine: ci serve a documentare un fatto:

oggi tutti gli investitori italiano soffrono di irritazione e sfiducia perché tutti hanno ricevuto la medesima proposta di investimento, per la gestione del proprio risparmio, e adesso hanno realizzato che quella proposta (lo standard dell’industria che distribuisce prodotti finanziari attraverso i promotori finanziari) proprio NON funziona.

E non funziona perché non può funzionare.

Quello che vedete nel grafico è l’andamento di un portafoglio di Fondi ed ETF che è stato, con grande probabilità, anche l’andamento del vostro portafoglio titoli, dal 2020 ad oggi. Seguite la linea blu.

Dovete tenere a mente che il dato presentato nel grafico NON include le commissioni pagate dal Cliente. Le commissioni in questo caso abbassano la linea blu.

Dobbiamo precisare subito. Quello che vedete sopra NON è l’andamento dei nostri portafogli modello. Anzi: NON ci somiglia, neppure un po’.

Ma restiamo, per il momento, al vostro portafoglio titoli, al vostro risparmio, ai vostri soldi investiti sui mercati finanziari.

Come dice il grafico, non è neppure un cattivo momento, oggi. Il risultato, degli ultimi quattro anni e mezzo. Oggi il risultato è positivo, diciamo del 5%, in 54 mesi. Già è meglio di sei mesi fa, quando i vostri soldi erano MENO di quelli che avevate nel febbraio 2020.

E molti di voi neppure sapevano il perché.

Ci ritorneremo. Ora, restiamo sul grafico sopra. Che dice tantissime cose.

Nella gestione del portafoglio e degli investimenti, la performance (quando viene letta in modo corretto ed analitico) dice praticamente tutto.

Guardate il grafico sopra e fatevi alcune domande. Poi, guardate anche il grafico che segue.

Il grafico qui sopra racconta la medesima storia del grafico precedente ma si allunga nel tempo: copre infatti circa quindici anni, gli ultimi quindici anni.

Guardate con attenzione: già nel 2015 il portafoglio in questione (la linea blu), che nella sostanza è uguale al vostro portafoglio, con minime rettifiche, aveva toccato un livello che, sempre nella sostanza, è lo stesso livello di oggi. In buona sostanza, valeva nel 2015 quanto vale oggi, dieci anni dopo. La performance complessiva, in 10 anni, fa … sorridere.

Ad ottobre dello scorso anno, questo portafoglio aveva un rendimento per gli ultimi dieci anni, pari a zero. Poi, c’è stato un furioso rialzo delle Borse (prima, per i “tagli dei tassi che arrivano già a marzo 2024”, e dopo per “AI rivoluzionerà il nostro modo di vivere”: ricordate?) e voi avete recuperato qualche punto percentuale. Sui 10 anni, qualche punto percentuale.

Ritorniamo a precisare, per chiarezza: questa performance NON somiglia, per nulla, alla performance maturata sui portafogli modello di Recce’d.

Per quale ragione noi giudichiamo interessante esaminare questi dati con voi lettori? Perché riguardano direttamente voi, lettori di Recce’d, che più o meno avete questo tipo di storia.

Non riguardano invece chi è Cliente di Recce’d e segue le indicazioni dei nostri portafogli modello.

Ritorniamo però alla domanda che ci siamo posto in precedenza: perché tutti gli investitori ed i risparmiatori oggi sono insoddisfatti, innervositi, e sfiduciati?

Per la semplice ragione che sanno già come andrà a finire. E lo sanno perché ci sono già passati

Quello stesso portafoglio, che avete visto nelle prime tre immagini, ha perso per due volte più del 20% del suo valore (il valore complessivo del portafoglio, sia chiaro: se andiamo dentro il portafoglio, ci sono sicuramente posizioni che hanno perso molto,, ma molto, di più) negli ultimi quattro anni e mezzo.

Due cali superiori al 20% in 54 mesi.

E tutti voi, investitori che vi affidate al “consulente” iscritto al OCF (hanno ri-battezzato anche l’Albo dei promotori finanziari, ma resta sempre quello) tutti voi vi siete sentiti proporre, con insistenza, sempre un unico portafoglio, quello bilanciato, quello con azioni, obbligazioni e una quota infima di “qualche cosa di esotico ed insolito”. Sempre la stessa cosa, per tutti, e per anni ed anni.

E quindi, tutti voi lo sapete già, che i guadagni di oggi (quelli minimi che abbiamo già visto) NON sono guadagni veri e propri, perché tutti voi sapete già che NON dureranno. Lo sapete tutti, vero? Lo sapete come va poi.

Noi di Recce’d anche oggi, nel luglio 2023, vi diciamo di non restare lì seduti ad aspettare che il tetto della casa vi cada sulla testa. Non restate passivi nell’attesa del prossimo calo nel 20%-30% del vostro portafoglio complessivo.

Calo che, come tutti sapete, arriverà certamente. Se continuate ad investire in questo modo i soldi che avete risparmiato. E quindi, cambiate ora.

Le due immagini, quella qui sopra e quella qui sotto, vi mostra che anche i grandissimi nomi della gestione internazionale non sanno fare altro che quello che abbiamo appena visto.

Vi proponiamo qui sue qualificatissimi esempi, un grande nome europeo (sopra) ed il più grande di tutti (americano, sotto).

Come vedete l’andamento risulta IDENTICO a quello visto in precedenza. Ed a quello del VOSTRO portafoglio titoli. Ed i risultati sono insoddisfacenti.

Avremmo potuto farvi vedere Goldman Sachs, Janus, Franklin Templeton, Fidelity. Oppure Eurizon, Pioneer, UBS, Schroeders. E tutti gli altri: cercateli voi stessi, è facilissimo, sul Web.

I risultati per un portafoglio multi-asset bilanciato, gestito con criteri tradizionali dalla parte tradizionale dell’industria (ovvero le Reti e le Società di Fondi Comuni) sono TUTTI IDENTICI e si comportano tutti allo stesso modo.

Non è questo, che voi volete dalla gestione dei vostri investimenti. Non è questo, che voi cercate. Voi volete altro.

Ed altro esiste: è solo che nessuno ve lo dice. Fino ad ora.

Ritorniamo per un momento sul fatto che Recce’d ha evidenziato sopra: tutta intera l’industria dei Fondi, e tutte quante le Reti dei promotori finanziari (che si sono fatti ribattezzare “consulenti”) costringono al Cliente ad investire in modo ottuso e perdente, sempre sul medesimo portafoglio, da 50 anni a questa parte.

Non sanno fare altro:

  • per ciò che riguarda i gestori dell’industria dei Fondi Comuni sono educati dalle Università e dalle loro esperienze sullo schema perdente del benchmark e della asset allocation (quella di media/varianza, che risale niente meno che agli Anni Cinquanta del secolo scorso: validissimo allora, oggi ciarpame).

  • mentre per ciò che riguarda i venditori, ovvero i promotori finanziari, loro stanno anche peggio di così: loro proprio NON sono educati, l’esame OCF come tutti sanno si limita a verificare requisiti minimi, e vecchi, e superati dalla realtà dei mercati finanziari, e molti tra questi “consulenti”, che poi vengono a casa vostra a fare questa sorta di “gestione mascherata” imbeccati dal loro ufficio marketing, non dispongono neppure di queste minime conoscenze. Non si può fare “gestione” solo leggendo Milano Finanza la mattina: finisce male.

Spesso venditori prima erano già venditori ma in altri settori, dall’abbigliamento alla telefonia, magari cuochi, oppure erano giornalisti, oppure erano influencer sul Web. E si inventano la giornata, ai vostri danni: tutti propongono sempre e solo le stesse cose, ovvero il 50% di obbligazionario, il 30% di azionario, ed un 20% “a fantasia”. Senza neppure avere la minima idea del perché vi fanno quella proposta: loro si limitano a leggere ciò che scrive il Marketing, che loro hanno ribattezzato “Ufficio Studi” perché suona più “serio” (non lo è). Per loro è importante NON la vostra performance, quanto “stare bene nascosti nel gregge”. Il resto “… beh comunque il Cliente non va via perché non sa dove andare, è tutto uguale”.

Il problema, come abbiamo scritto all’inizio, sta tutto nel risultato, nella performance che voi ricavate: noi ci auguriamo che il lettore abbia chiarissimo leggendo questi dati ed i nostri commenti, che questi grafici ci raccontano di soldi, di risparmi, di portafogli titoli gestiti male, gestiti in modo non efficiente.

Ripetiamolo: questi portafogli sono gestiti male.

La lettura dei grafici e dei commenti dovrebbe avervi chiarito che

  1. chi vi consiglia e vi spinge a investire il vostro risparmio in questo modo NON fa il vostro interesse

  2. voi siete, semplicemente, come legati alla zattera che sale se l’onda sale, e scende se l’onda scende

  3. chi si presenta a voi come “gestore” oppure “consulente” e vi propone una soluzione di questo tipo in realtà non fa nulla, per voi: sta lì a vedere come andranno i mercati, per poi venire da voi a dire “è andate bene” oppure “è andata male”

  4. quelli che vi ingannano raccontandovi che “alla fine i mercati salgono sempre” sono soggetti che dispongono di una conoscenza insufficiente della storia dei mercati finanziari, non ne conoscono il funzionamento, non ne capiscono il legame con l’economia reale, con la politica e con la geopolitica

  5. questo “consulente” non è qualificato a sufficienza, e non dovrebbe fare il “consulente”. Utilizzare argomenti “pubblicitari” e di marketing è una cosa, fare il consulente è tutt’altra cosa. Anzi, è proprio l’opposto.

Non dovrebbe essere questo lo stato delle cose nel 2024, invece è proprio così che stanno le cose. E lo sanno bene in CONSOB, in Banca d’Italia, e lo sanno i Magistrati. Hanno tutti i dati.

Ora, dopo avere letto questo Post, lo sa anche ogni lettore di Recce’d.

I grafici che avete appena visto, ed il grafico della vostra performance, sono la prova documentale di tutto ciò che Recce’d ha scritto, in questo Post ma anche negli ultimi quindici anni.

E spiegano la vostra frustrazione e la vostra sfiducia.

Proprio ora, proprio adesso: quando invece dovreste avere fiducia e capacità di cogliere le occasioni.

Perché le occasioni, quelle vere, oggi ci sono, e sono grandissime: ma NON sono quelle che vi dice chi si presenta come “consulente”, non sono quelle che leggete su PLUS e non sono quelle che vi raccontano su CNBC. Di questo, potete essere certi (anche guardando al rendiconto ed alla vostra performance degli ultimi dieci anni).

Proseguiremo come detto questo lavoro nella seconda parte di questo Post, dedicato alla salute vostra e dei vostri soldi. Ma pure alla dieta ed alle abbuffate.

Valter Buffo
Longform’d. Fight the market (seconda parte)
 

Lo scorso 23 giugno abbiamo pubblicato in questo Blog la prima parte di questo Longform’d. State leggendo la seconda parte. Una terza parte sarà pubblicata tra qualche giorno. Una eventuale quarta parte sarà pubblicata dopo la metà del mese di luglio.



A partire dalla settimana prossima, la seconda di luglio 2024, e per un mese e mezzo, al centro dell’attenzione di tutti gli investitori ci sarà la nuova stagione degli utili trimestrali. E come accade da qualche anno tutti gli investitori saranno ossessionati da articoli, commenti ed analisi a proposito dei Magnifici Cinque, oppure Sei, o forse Sette.

Una autentica mania collettiva, di cui abbiamo scritto più volte ed in particolare lo scorso 23 giugno qui nel Post.

Nulla di nuovo, per dire tutta la verità: accadeva già venticinque anni fa: anche allora, la Borsa di New York aveva i suoi Magnifici Sette, proprio come accade oggi.

Proprio grazie a questo, noi di Recce’d sappiamo come gestire e sappiamo come si fa, a guadagnare da situazioni di mercato come questa.

Gratuitamente, con questo Longform’d, aiutiamo ogni lettore del sito di Recce’d a muovere i propri investimenti in modo tale da guadagnarci anche lui. O, quanto meno, non subire forti perdite. Che da qui in avanti sarà già fare molto.

Perché?

Perché per noi gestori, per voi lettori, e per ogni investitore al Mondo, è arrivato quel particolare momento di mercato che costringe tutti a domandare a sé stessi:

a che cosa stavamo pensando?

La frase che leggete nell’immagine qui sopra risale all’anno 2001 (ventitrè anni fa) ed è ricavata da una intervista su Bloomberg.

Chi parla è il CEO (ovvero, il Numero Uno assoluto) di una delle Società che erano Magnifiche nel 2001. Uno dei Magnifici Sette di ventitré anni fa: Sun Microsystem.

La frase è diventata, negli ultimi ventitrè anni, una vera e propria “frase storica”, il simbolo di una intera epoca.

La sua importanza è così grande, anche oggi, che noi la abbiamo tradotta per voi qui di seguito.

“A 10 volte i ricavi, per darti un rimborso in 10 anni, devo pagarti il ​​100% dei ricavi per 10 anni consecutivi in ​​dividendi. Ciò presuppone che io possa ottenerlo dai miei azionisti. Ciò presuppone che io abbia un costo pari a zero per la merce venduta, il che è molto difficile per un'azienda di computer. Ciò presuppone zero spese, il che è davvero difficile con 39.000 dipendenti. Ciò presuppone che io non paghi tasse, il che è molto difficile. E questo presuppone che tu non paghi tasse sui tuoi dividendi, il che è in un certo senso illegale. E ciò presuppone che con zero attività di ricerca e sviluppo per i prossimi 10 anni, io possa mantenere l'attuale tasso di entrate. Fatto ciò, qualcuno di voi vorrebbe acquistare le mie azioni a 64 dollari? Ti rendi conto di quanto siano ridicoli questi presupposti di base? Non hai bisogno di alcuna trasparenza. Non hai bisogno di note a piè di pagina.

A che cosa stavi pensando?"

E voi, amici lettori, voi oggi a che cosa state pensando?

La frase che avete appena letto non richiede momenti: è chiarissima nella sua esposizione, ordinata negli argomenti, ed è esplicita nei suoi scopi.

Eppure … eppure, anche oggi nel mese di luglio 2024 l’atteggiamento della massa degli investitori è il medesimo di quel 2001: passivo ed incosciente. A che cosa stanno pensando? A nulla, non pensano: e preferiscono non pensare.

Una grande parte degli investitori, intontita dal quotidiano bombardamento dei media, dalle parole dei financial advisor, dalle parole dei private banker, dei family banker, dei direct banker, dei wealth manager, oggi rinuncia ad avere il pieno controllo del proprio risparmio, ed il pieno controllo delle proprie scelte di investimento. Andare con il gregge è consolatorio:

“non capisco bene che succede, non capisco ciò che sto facendo e perché, ma se lo fanno tutti …”.

Proprio a questo si riferiva già nel 2001, ventitrè anni fa, il CEO di Sun Microsystem, con la frase che avete appena letto.

Se il nostro lettore non ricorda la storia di Sun Microsystem, la rivede nel grafico che segue. Se poi il nostro lettore non vede lo stretto legame con l’attualità del luglio 2024, allora può essere utile il brano che si trova sotto l’immagine.

nVidia è nella stessa posizione in cui si trovava Sun Microsystems nei primi giorni della bolla delle dot-com.

Sun disponeva dei server Web all'avanguardia, degli ingegneri più intelligenti e del massimo rispetto nel settore. Se eri una startup delle dot-com, hai acquistato i server Sun. Gli ingegneri intelligenti non verrebbero a lavorare per la tua startup se fossi abbastanza stupido da non acquistare i server Sun. E hanno fatto pagare un premio, i loro profitti sono saliti alle stelle. Tranne che, beh, in realtà non c'era niente di speciale in loro: non erano realmente "i migliori", niente lo era veramente. È solo che erano l'opzione meno rischiosa. Sapevi che avrebbero funzionato, che i nuovi assunti li avrebbero conosciuti, che erano abbastanza bravi. Come startup, non ottimizzi per l'efficienza dei tuoi sistemi, ottimizzi per costruire il business, come vendere cibo per animali, fare aste, vendere libri online e così via.

Vuoi la crescita, non i profitti. Una volta che hai dominato il tuo mercato e hai entrate costanti, puoi permetterti di tornare indietro e risolvere i problemi di efficienza. È divertente perché nel 1996, Windows NT 4 eseguito su Pentium Pro era un server Web di gran lunga migliore di Sun. È solo che le startup della Silicon Valley non sono riuscite a trovare nessuno che conoscesse il sistema. I tecnici disprezzavano "Windows" e lo consideravano un sistema operativo "giocattolo" rispetto al potente Solaris, e le CPU Intel erano "CISC" quando tutti sapevano che "RISC" era migliore. Tutti avevano torto, ovviamente. nVidia è nella stessa posizione.

Tutti vogliono i chip nVidia per l'intelligenza artificiale perché è noto che funzionano, i tecnici sanno come programmarli e così via. Ma Intel, AMD e altri producono chip competitivi per parte o tutto lo stack AI che costano molto meno. In effetti, i chip di Apple sono abbastanza buoni: il loro Private Cloud potrebbe in teoria essere servito da rack di server Mac Ultra. Ma probabilmente compreranno anche nVidia. Quando scoppiò la bolla delle dot-com, Sun crollò e non si riprese più. In questo momento, i VC stanno investendo ingenti somme di denaro nelle startup che a loro volta le inviano a nVidia. Ad un certo punto, tutto questo finirà. Le startup senza successo andranno in bancarotta e venderanno hardware nVidia e sedie da ufficio su eBay, le aziende di successo ora lavoreranno per raggiungere la redditività riducendo i costi.

In quanti sono consapevoli di questa realtà, tra i tantissimi che scrivono di Nvidia sui social? Tra chi scrive del prezzo di Nvidia in chat? Tra i tanti che nelle community discutono di Nvidia dicendo che salirà oppure scenderà? Tra i financial advisor? Tra i family banker? Tra i wealth manager?

Ve lo diciamo noi: praticamente nessuno. Ma ognuno che è in quella massa pensa e crede di essere “più furbo di tutti gli altri” ed è sicuro che “riuscirà a scendere dal treno che deraglia un attimo prima di ogni altro investitore”.

Di recente, lo ha documentato anche il Financial Times, aprendo nel modo che potete leggere sotto un interessante articolo che poi ovviamente va a toccare anche altri aspetti della situazione attuale.

Adam, 44 anni, aveva acquistato azioni di una sola altra Società solo quando ha deciso di investire in un titolo chiamato Nvidia il mese scorso dopo un "suggerimento" di un amico. "È l'intelligenza artificiale e chiaramente ci sono soldi", dice Adam, che lavora nel settore ospedaliero a Londra e ha chiesto di rimanere anonimo perché la sua famiglia non è a conoscenza del suo trading di azioni.

Mentre fatica a ricordare il nome dell'azienda, come pronunciarlo (è en-vid-iya) o anche esattamente cosa fa nell'intelligenza artificiale, "questo è il futuro, è roba di Cyberdyne Systems", dice Adam, riferendosi al la compagnia di intelligenza artificiale di fine mondo dei film Terminator. “La gente è un po’ abbagliata”. Se Nvidia sta catturando solo ora l'immaginazione popolare, da tempo attira l'attenzione di Wall Street.

l’Azienda Nvidia ha 31 anni di storia, e questa settimana ha superato Apple e Microsoft per diventare per breve tempo l’azienda di maggior valore al mondo, con un valore pari a 3,3 trilioni di dollari. La domanda esplosiva per le sue unità di elaborazione grafica, che sono generalmente considerate il modo migliore per costruire sistemi di intelligenza artificiale di grandi dimensioni da aziende come Meta e Microsoft, ha spinto il prezzo delle sue azioni di circa il 700% dal lancio del chatbot ChatGPT di OpenAI nel novembre 2022

L’ascesa senza precedenti di un’azienda che fino a poco tempo fa era sconosciuta alla maggior parte delle persone al di fuori del settore tecnologico riflette il fervore dell’intelligenza artificiale che ha attanagliato in egual misura la Silicon Valley e Wall Street. Ma il suo ritorno al terzo posto dopo solo un paio di giorni sottolinea la forte concorrenza in questa nuova arena tecnologica. L’ascesa di Nvidia è la storia dell’economia dell’intelligenza artificiale: la sua crescita esplosiva, il suo fascino per gli investitori e il suo futuro imprevedibile. La direzione che seguirà è destinata a rispecchiare – e forse a determinare – il percorso di quell’economia.

L’ultima volta che un’azienda con un marchio relativamente oscuro come quello di Nvidia ha occupato questa posizione è stata nel marzo del 2000, quando Cisco, che produce apparecchiature di rete, ha superato Microsoft all’apogeo della bolla delle dotcom. Oggi come allora, le aziende stanno investendo miliardi di dollari nella costruzione di infrastrutture per la rivoluzione promessa non solo nell’informatica ma nell’economia globale. Come Nvidia, Cisco ha raggiunto l'oro vendendo i picconi digitali e le pale ai cercatori di Internet. Ma il prezzo delle sue azioni non è mai tornato al picco del 2000, dopo lo scoppio della bolla avvenuto nello stesso anno. Il fatto che l’aumento della spesa in conto capitale delle Big Tech nell’intelligenza artificiale si basi più sulle proiezioni dei ricavi che sui rendimenti effettivi ha alimentato i timori che la storia si ripeta.

"Capisco la preoccupazione", afferma l'analista di Bernstein Stacy Rasgon, ma ci sono differenze cruciali. “La preoccupazione di Cisco era che stavano costruendo la capacità di domanda che speravano, e anche oggi c’è fibra sepolta nel terreno che non hanno mai utilizzato”. Rasgon aggiunge che, rispetto al prezzo di Cisco al culmine della bolla delle dotcom, le azioni di Nvidia vengono scambiate a un multiplo molto più basso degli utili previsti. Aziende come Microsoft stanno già vedendo alcuni ritorni sui loro investimenti in chip AI, anche se altri come Meta hanno avvertito che ci vorrà più tempo. Se si sta formando una bolla AI, aggiunge Rasgon, lo scoppio non sembra imminente.

L’ascesa e la caduta di Cisco nell’era delle dotcom sono in contrasto con Apple e Microsoft. Le due società tecnologiche competono da anni per il primato di Wall Street, non solo realizzando prodotti di grande successo, ma anche costruendo piattaforme che supportano enormi ecosistemi aziendali. Apple ha affermato che ci sono circa 2 milioni di app sull’App Store, che generano centinaia di miliardi di entrate per gli sviluppatori ogni anno.

L’economia di Nvidia sembra molto diversa da quella che circonda Apple. In molti modi, la popolarità di una singola app – ChatGPT – è responsabile di gran parte degli investimenti che hanno spinto al rialzo il prezzo delle azioni di Nvidia negli ultimi mesi. Il produttore di chip afferma di avere 40.000 aziende nel suo ecosistema software e 3.700 “applicazioni accelerate da GPU”. Invece di vendere alle masse centinaia di milioni di dispositivi elettronici a prezzi accessibili ogni anno, Nvidia è diventata l’azienda di maggior valore al mondo vendendo un numero relativamente piccolo di costosi chip AI per data center, principalmente a solo una manciata di aziende. I grandi fornitori di cloud computing come Microsoft, Amazon e Google rappresentano quasi la metà dei ricavi dei data center di Nvidia, ha affermato la società il mese scorso. Secondo il gruppo di analisti di chip TechInsights, lo scorso anno Nvidia ha venduto 3,76 milioni di chip per unità di elaborazione grafica per data center. Ciò era comunque sufficiente per garantirle una quota del 72% di quel mercato specializzato, lasciando rivali come Intel e AMD molto indietro. Tuttavia, quelle vendite stanno crescendo rapidamente. I ricavi di Nvidia sono cresciuti del 262% anno su anno raggiungendo i 26 miliardi di dollari nel trimestre più recente, terminato ad aprile, un ritmo più veloce anche di quello di Apple nei primi anni dell’iPhone.

La domanda per i prodotti Nvidia è stata alimentata da aziende tecnologiche che stanno cercando di superare le domande sulle capacità dell’intelligenza artificiale lanciando chip per risolvere il problema. Alla ricerca del prossimo balzo in avanti nel campo dell'intelligenza artificiale, aziende come OpenAI, Microsoft, Meta e la nuova start-up xAI di Elon Musk stanno correndo per costruire data center che collegano insieme fino a 100.000 chip AI in supercomputer, tre volte più grandi di quelli odierni. cluster più grandi. Ognuna di queste server farm costa 4 miliardi di dollari solo in hardware, secondo la società di consulenza SemiAnalysis. La fame di una maggiore capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale non sta scomparendo.

L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, prevede che nei prossimi anni verranno spesi più di 1 trilione di dollari per riorganizzare i data center esistenti e costruire quelle che lui chiama “fabbriche di intelligenza artificiale” poiché tutti, dalle aziende Big Tech agli stati nazionali, costruiranno i propri modelli di intelligenza artificiale. Questa portata di investimenti continuerà solo se i clienti di Nvidia capiranno come guadagnare dall’intelligenza artificiale. E proprio nel momento in cui la società ha raggiunto il vertice del mercato azionario, sempre più persone nella Silicon Valley stanno iniziando a chiedersi se l’intelligenza artificiale possa essere all’altezza delle aspettative.

David Cahn, partner di Sequoia, uno dei maggiori investitori start-up della Silicon Valley, ha messo in guardia in un post sul blog questa settimana di una "frenesia speculativa" che circonda l'intelligenza artificiale e dell'"illusione" che "diventeremo tutti ricchi rapidamente" dall'intelligenza artificiale avanzata e dall'accumulo di chip Nvidia. Anche se prevede un enorme valore economico dall’intelligenza artificiale, Cahn stima che le grandi aziende tecnologiche avranno bisogno collettivamente di generare centinaia di miliardi di dollari in più all’anno in nuovi ricavi per recuperare i loro investimenti nelle infrastrutture di intelligenza artificiale al ritmo attuale in accelerazione. Per aziende del calibro di Microsoft, Amazon Web Services e OpenAI, si prevede generalmente che quest’anno le vendite incrementali derivanti dall’intelligenza artificiale generativa ammontino a miliardi a una cifra.

Il periodo in cui i dirigenti tecnologici potrebbero fare grandi promesse sulle capacità dell'intelligenza artificiale è " volge al termine”, afferma Euro Beinat, responsabile globale dell’intelligenza artificiale e della scienza dei dati presso Prosus Group, uno dei maggiori investitori tecnologici al mondo. “Ci sarà molto più realismo nei prossimi 16-18 mesi su ciò che possiamo e non possiamo fare”. È improbabile che Nvidia diventi un'azienda di consumo di massa come Apple. Ma gli analisti dicono che se vuole continuare a prosperare deve emulare il produttore di iPhone e costruire una piattaforma software che leghi i suoi clienti aziendali al suo hardware. L'argomento secondo cui Nvidia non si limiterà a esplodere e diventare un Cisco. . . deve essere legato alla piattaforma software "L'argomentazione secondo cui Nvidia non si limiterà a esplodere e diventare una Cisco - una volta che il ciclo di hype hardware si esaurisce - deve essere legata alla piattaforma software", afferma Ben Bajarin della Silicon Valley consulenza basata su Strategie Creative.

Huang sostiene da tempo che Nvidia è molto più di una semplice azienda di chip. Fornisce invece tutti gli ingredienti per costruire “un intero supercomputer”, ha affermato. Ciò include chip, apparecchiature di rete e il software Cuda, che consente alle applicazioni AI di “parlare” con i suoi chip ed è visto da molti come l’arma segreta di Nvidia. A marzo, Huang ha presentato Nvidia Inference Microservices, o NIM: una serie di strumenti software già pronti per consentire alle aziende di applicare più facilmente l’intelligenza artificiale a settori o domini specifici. Huang ha affermato che questi strumenti potrebbero essere intesi come il “sistema operativo” per l’esecuzione di modelli linguistici di grandi dimensioni come quelli su cui si basa ChatGPT. "Produrremo NIM su larga scala, immagino", ha detto, prevedendo che la sua piattaforma software - soprannominata Nvidia AI Enterprise - "sarà un business molto grande".

Nvidia ha precedentemente distribuito gratuitamente il suo software, ma ora prevede di far pagare alle aziende l'implementazione di Nvidia AI Enterprise, al costo di 4.500 dollari per GPU all'anno . Lo sforzo è fondamentale per attirare più clienti aziendali o governativi a cui manca la competenza interna in materia di intelligenza artificiale di una grande azienda tecnologica.

Il problema per Nvidia è che anche molti dei suoi maggiori clienti vogliono “possedere” quel rapporto con gli sviluppatori e costruire la propria piattaforma AI. Microsoft vuole che gli sviluppatori si basino sulla sua piattaforma cloud Azure. OpenAI ha lanciato GPT Store, modellato sull'App Store, offrendo versioni personalizzate di ChatGPT. Amazon e Google hanno i propri strumenti di sviluppo, così come le start-up di intelligenza artificiale Anthropic, Mistral e molte altre. Questo non è l'unico modo in cui Nvidia entra in concorrenza con i suoi maggiori clienti. Google ha sviluppato un chip acceleratore AI personalizzato, la Tensor Processing Unit, e Amazon e Microsoft hanno seguito il proprio. Sebbene questi siano di piccole dimensioni, il TPU mostra in particolare che è possibile per i clienti allentare la dipendenza da Nvidia.

A sua volta, Nvidia sta coltivando potenziali futuri rivali per i suoi clienti Big Tech, nel tentativo di diversificare il proprio ecosistema. Ha incanalato i suoi chip verso aziende del calibro di Lambda Labs e CoreWeave, start-up di cloud computing che si concentrano sui servizi di intelligenza artificiale e affittano l'accesso alle GPU Nvidia, oltre a indirizzare i suoi chip ad attori locali come Scaleway, con sede in Francia, oltre a i colossi multinazionali.

Queste mosse fanno parte di una più ampia accelerazione delle attività di investimento di Nvidia nel fiorente ecosistema tecnologico dell’intelligenza artificiale. Solo negli ultimi due mesi ha partecipato a round di finanziamento per Scale AI, una società di etichettatura dei dati che ha raccolto 1 miliardo di dollari, e Mistral, un rivale di OpenAI con sede a Parigi che ha raccolto 600 milioni di euro. I dati di PitchBook mostrano che Nvidia ha concluso 116 accordi di questo tipo negli ultimi cinque anni. Oltre ai potenziali ritorni finanziari, l’assunzione di partecipazioni in start-up offre a Nvidia uno sguardo anticipato su come potrebbe apparire la prossima generazione di intelligenza artificiale, contribuendo a definire la propria road map del prodotto. "[Huang] è approfondito nei dettagli sulle tendenze dell'intelligenza artificiale e su cosa potrebbero significare", afferma Kanjun Qiu, amministratore delegato del laboratorio di ricerca sull'intelligenza artificiale Imbue, che Nvidia ha sostenuto l'anno scorso. "Ha creato un team enorme per lavorare direttamente con i laboratori di intelligenza artificiale in modo da poter capire cosa stanno cercando di costruire, anche se non sono suoi clienti." È questo tipo di pensiero a lungo termine che ha posto Nvidia al centro dell’attuale boom dell’intelligenza artificiale. Ma il viaggio di Nvidia per diventare l’azienda di maggior valore al mondo è arrivato con diverse esperienze di pre-morte lungo il percorso, ha detto Huang, e nello spietato mercato della Silicon Valley, a nessuna azienda è garantita la sopravvivenza.


La lettura del lungo, ma documentatissimo articolo precedente ci riporta al titolo del nostro Longform’s: per ogni investitore, questo è il momento di andare contro il mercato, proprio oggi.

Noi di Recce’d quindi vi diciamo oggi che la strategia vincente è:

fight the market.

Perché?

Perché tutta questa storia è stata fabbricata. Inventata.

Proprio come fu per l’inflazione “transitoria” del 2021 e del 2022.

Come quella, anche la storia di “AI” è, semplicemente, il racconto di una cosa che non esiste.

Non fatevi fregare la seconda volta.

L’articolo che avete letto più sopra vi ha, senza dubbio, chiarito che ciò che si legge sui media e si ascolta in TV, a proposito di “AI”, semplicemente non corrisponde alla realtà dei fatti.

E vi descrive più di una ragione per la quale il punto di rottura si trova qui, ora, proprio dietro l’angolo.

Recce’d da tempo vi fornisce informazioni, analisi e contributi proprio su questo tema. La nostra visione delle cose è molto nota.

Oggi in questo Longform’d vi segnaliamo che noi di Recce’d non siamo soli: l’idea comincia a farsi largo anche nell’industria finanziaria tradizionale.

Leggete ad esempio che cosa dice il CEO e capo degli investimenti di Richard Bernstein Advisors.

L'autore è amministratore delegato e chief investment officer di Richard Bernstein Advisors.

Nessun modello economico avrebbe previsto che le azioni avrebbero raggiunto i massimi storici e che gli spread creditizi sarebbero stati molto ridotti dopo che la Federal Reserve aveva aumentato il tasso di interesse di riferimento di 5,25 punti percentuali dall'inizio del 2022. Eppure, questo è esattamente quello che è successo.

La Fed sembra pronta a dichiarare la vittoria nella sua lotta contro l’inflazione, ma la sovraperformance degli investimenti altamente speculativi suggerisce che anche un aumento così brusco dei tassi di interesse non è stato uno straccio abbastanza grande da assorbire la liquidità in eccesso che si riversa sui mercati finanziari.

Le banche centrali non sembrano ancora capire che le bolle finanziarie sono fonti della futura inflazione dei beni reali. Le bolle allocano in modo errato il capitale all’interno di un’economia verso asset non necessari (criptovalute e azioni meme, forse?). E il capitale non confluisce in investimenti che migliorano la produttività. In effetti, l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti ha finalmente raggiunto il picco del 5,6% in seguito alla bolla tecnologica del 2008. Ci sono prove che la speculazione potrebbe nuovamente ridurre il potere di lotta all’inflazione della Fed, ma la banca centrale sembra cieca di fronte a questo. Gli investitori non dovrebbero esserlo.

Storicamente, la performance dei titoli di qualità superiore e inferiore è stata coerente in tutte le classi di attività. La performance relativa dei titoli a piccola capitalizzazione rispetto a quelli più grandi tende a imitare gli spread di credito: il tasso di interesse che le società pagano rispetto ai livelli di riferimento. Questo perché le aziende più piccole e di qualità inferiore hanno una maggiore leva operativa e finanziaria e sono maggiormente influenzate dai cicli economici e di profitto. In altre parole, i titoli a piccola capitalizzazione tendono a sovraperformare le large cap e gli spread creditizi si restringono quando i profitti aziendali migliorano, ma le large cap tendono a sovraperformare e gli spread creditizi si ampliano quando i profitti si deteriorano.

La speculazione degli ultimi due anni ha distorto in modo significativo questo rapporto di qualità tra i mercati di lungo periodo. I titoli a grande capitalizzazione hanno sovraperformato quelli a piccola capitalizzazione nonostante l’accelerazione dei profitti e la contrazione degli spread creditizi. Ciò è stato guidato principalmente dai cosiddetti Magnifici Sette titoli tecnologici: Apple, Microsoft, Meta, Amazon, Alphabet, Nvidia e Tesla. Il risultato è stato una leadership di mercato ristretta e un’enfasi sui titoli di qualità superiore. La performance del reddito fisso, tuttavia, è stata più ampia e più ciclica, avvantaggiando il credito di qualità inferiore.

Questa divergenza estrema suggerisce tre possibili risultati.

In primo luogo, la sovraperformance dei Magnifici Sette potrebbe ignorare l’ampio miglioramento dei flussi di cassa aziendali, mentre gli spread creditizi ristretti tengono correttamente conto della ripresa ciclica. Ciò sembra ragionevole perché il ciclo dei profitti negli Stati Uniti sta accelerando e circa 160 società S&P 500 ora registrano una crescita degli utili pari o superiore al 25%.

Un secondo scenario potrebbe essere che la leadership estremamente ristretta del mercato azionario sia giustificata dal fatto che un evento creditizio apocalittico è in agguato. Goldman Sachs ha sottolineato che gli anni ’30 furono l’ultima volta in cui la leadership del mercato azionario fu così ristretta come lo è oggi. Una leadership ristretta ha senso dal punto di vista economico durante una depressione perché le aziende stanno lottando per sopravvivere e tanto meno per crescere. La leadership ristretta di oggi, tuttavia, è accompagnata da un’accelerazione degli utili aziendali e da un sistema bancario sano. Sembra quindi improbabile un evento creditizio significativo, di portata tale da giustificare una leadership così ristretta sul mercato azionario.

Un terzo scenario potrebbe essere che l’eccesso di liquidità stia alimentando la speculazione sia nei mercati azionari che in quelli del reddito fisso, e che né la sovraperformance dei Magnifici Sette né i ridotti spread creditizi siano appropriati. Ci sono certamente prove di speculazione in entrambi i mercati. Se questo scenario è l’interpretazione appropriata, allora i segmenti del mercato azionario non tipicamente difensivi, come i mercati emergenti e le società a piccola capitalizzazione, potrebbero rivelarsi paradisi qualora la volatilità degli attuali leader del mercato azionario aumentasse. Sebbene strano, esiste un precedente per questo.

Quando la bolla tecnologica iniziò a sgonfiarsi nel marzo del 2000, il mercato azionario nel suo complesso iniziò il “decennio perduto” durante il quale l’S&P 500 ebbe un modesto rendimento annualizzato negativo per 10 anni, ma i titoli energetici, le materie prime, i mercati emergenti e le small cap hanno registrato performance estremamente positive. Dal marzo 2000 al marzo 2010, il rendimento totale annualizzato dell’S&P 500 è stato negativo dello 0,7% annuo e il settore tecnologico dell’S&P 500 è sceso dell’8,0% annuo. Tuttavia, il settore energetico S&P 500 è cresciuto del 9,4% annuo, l’indice S&P Small Cap è cresciuto del 6,6% annuo e l’indice MSCI Emerging Market è aumentato del 10,0% annuo. Questi segmenti hanno beneficiato della riallocazione del capitale lontano dai titoli tecnologici, ma anche dell’inflazione post-bolla che ha stimolato i loro profitti. Il passato della Fed potrebbe essere il prologo. Il capitale viene nuovamente allocato in modo errato all’interno dell’economia, ma la Fed non sembra ancora rendersi conto del fatto che il capitale allocato male alimenta l’inflazione futura.



Recce’d, ovviamente, NON condivide tutto ciò che ha scritto qui sopra Richard Bernstein Advisors. Recce’d, ed ovviamente sta molto più avanti, ed ovviamente noi di Recce’d abbiamo preparato e predisposto per i Clienti portafogli modello molto più efficienti e molto più performanti di quelli che RBA propone attraverso questo articolo.

Resta però l’importanza di alcune delle affermazioni fatte da RBA qui sopra. Anche alla luce dei dati che leggete nel brano che segue.

La scorsa settimana Unhedged ha analizzato come, dalla fine di marzo, praticamente tutti i guadagni dell’S&P 500 provengano da titoli AI e da titoli adiacenti ad AI. Lo trovo un po' inquietante. Un mercato in crescita, storicamente costoso, che cadrebbe lentamente se non fosse per un unico tema di investimento, potrebbe, a mio avviso, trasformarsi in un mercato ribassista se il sentiment su quel tema dovesse inasprirsi.

Immaginate, ad esempio, che Nvidia riduca le sue prospettive di fatturato, o che uno dei Fab Five riduca il suo budget per gli investimenti. Le aspettative per i titoli all’interno dell’AI Halo sono chiaramente elevate, ma probabilmente vale la pena essere un po’ più precisi al riguardo.

Le stime di consenso sulla crescita dei ricavi per il prossimo anno e per il 2026, infatti, non sembrano particolarmente impegnative. Gli analisti si aspettano un tasso di crescita annuo del 23% per Nvidia in quel periodo. Ciò rappresenterebbe una sorta di moderazione nella crescita; negli ultimi cinque anni i ricavi di Nvidia sono cresciuti del 50% all'anno.

Allo stesso modo, i tassi di crescita dei ricavi biennali previsti per i Fab Five sono pari o inferiori ai tassi di crescita della storia recente. È solo per una manciata di titoli di chip – Micron, Texas Instruments, Analog e Lam – che si prevede una forte accelerazione dei ricavi.

Il recente rally del gruppo AI è guidato da aggiornamenti delle stime sugli utili? Guardando le stime per il 2025, non proprio. Dalla fine di marzo, le stime sugli utili per il gruppo nel suo complesso sono salite a una sola cifra, in termini percentuali. Apple, Amazon e Micron sono gli unici ad aver ricevuto aggiornamenti più consistenti.

Ciò che è cambiato radicalmente nel rally dell’IA sono, forse non sorprende, sono le valutazioni. Negli ultimi tre mesi i rapporti prezzo/utili di Nvidia, Apple, Broadcom e Qualcomm sono tutti aumentati di oltre il 20%. Guardando indietro allo scorso ottobre, quando è iniziato il rally, il rapporto P/E medio (media armonica) nel gruppo AI è aumentato di quasi il 50%. Questo è molto.

Come interpretarlo? Forse riflette solo lo slancio e gli spiriti animali. In termini più caritatevoli, potrebbe riflettere l’aspettativa che il business dell’intelligenza artificiale fornirà un aumento dei profitti che durerà per molti anni nel futuro. Vale a dire, è una scommessa sulle dinamiche competitive all'interno del settore dell'intelligenza artificiale: che non sarà ipercompetitivo e che i vincitori a lungo termine saranno gli stessi vincitori adesso: i Fab Five e gli attuali leader nel settore dei semiconduttori. industria.

A me la seconda metà della scommessa, cioè che gli operatori storici continueranno a vincere, mi sembra ragionevole. La posizione dominante nel settore tecnologico è molto potente, nella misura in cui le aziende possono sfruttare la loro forte posizione di mercato in una tecnologia per creare una posizione forte in un’altra (si pensi al passaggio di Microsoft dai sistemi operativi per PC al cloud computing).

La prima metà della scommessa, cioè che l’intelligenza artificiale non si trasformerà in una lotta con i coltelli ad alta intensità di capitale in cui nessuno realizzerà profitti elevati, non so come valutarla.

Per valutare la stabilità del rally, dobbiamo anche esaminare più in dettaglio l’andamento dei titoli non-AI. Da marzo i titoli non-AI sono scesi del 2% in totale (sempre su base di mercato) e 9 degli 11 settori sono in ribasso. Ed esiste uno schema molto chiaro: i settori difensivi (servizi di pubblica utilità, beni di prima necessità, sanità) stanno andando relativamente bene mentre i settori ciclici (energia, materiali, industriali, beni voluttuari) stanno andando relativamente male. Il mercato ex-AI non sembra molto ottimista riguardo all’economia. Unhedged ha sottolineato di recente che parte del motivo per cui i servizi di pubblica utilità hanno sovraperformato potrebbe essere dovuto al fatto che hanno sottoperformato per un lungo periodo a partire dal 2022 e sono diventati convenienti, e che la prospettiva di tagli dei tassi ha reso anche il loro rendimento più attraente. Inoltre, ho letto uno o due argomenti secondo cui il boom dell’intelligenza artificiale, essendo incredibilmente assetato di energia, aumenterà la domanda di produzione di energia. Nel contesto attuale, non escluderei che l’hype sull’intelligenza artificiale raggiunga anche i servizi di pubblica utilità. Tuttavia, l’inclinazione difensiva della parte del mercato non basata sull’intelligenza artificiale è abbastanza chiara.

Un altro indicatore di ciò potrebbe essere l’eccellente recente performance delle azioni Apple, che rappresentano circa la metà dell’aumento di valore dei Fab Five da marzo. Con i suoi margini elevati, i ricavi ricorrenti e l’elevata fedeltà dei clienti, Apple sembra un posto sicuro dove stare. Una tensione interna all’interno del rally dell’intelligenza artificiale è che i ricavi della sua società leader, Nvidia, sono spese per alcuni dei suoi maggiori beneficiari, i Fab Five.

Nel breve termine, il successo di Nvidia rappresenta un freno ai flussi di cassa delle aziende Big Tech, che stanno acquistando la maggior parte dei chip di Nvidia. Charles Cara di Absolute Strategy Research ha recentemente espresso un punto provocatorio al riguardo. Nota che il 40% dei ricavi di Nvidia proviene da Microsoft, Meta, Amazon e Google e che anche l’aumento molto ampio previsto delle spese in conto capitale in quelle società non è molto ampio rispetto all’aumento previsto dei ricavi di Nvidia.

Il suo grafico racconta quello che segue: l'aumento della spesa in conto capitale delle quattro società tra l'ultimo anno fiscale e il 2025, pari a 54 miliardi di dollari, è superiore al 40% dell'aumento previsto di 100 miliardi di dollari dei ricavi di Nvidia, ma presumibilmente solo una frazione della spesa in conto capitale di Big Tech. va alle GPU di Nvidia. Quindi o le Big Tech spenderanno di più, oppure Nvidia guadagnerà di meno. "Temiamo che i flussi di cassa del settore tecnologico o che le vendite di Nvidia siano sovrastimate", scrive Cara.

Potrebbe darsi che la spesa di altre aziende tecnologiche con Nvidia aumenti rapidamente il prossimo anno, compensando eventuali carenze delle Big Tech. Ciò, tuttavia, parlerebbe di quanto competitivo potrebbe diventare il business dell’intelligenza artificiale.

E voi, amici che ci avete letto fino alla fine di questo Post, voi a che cosa state pensando, proprio adesso?

State forse pensando chiamarci? E’ molto facile, dalla pagina CONTATTI del sito.

Valter Buffo