Gestito, amministrato, consulenza “evoluta”, fai-da-te, trading-on-line. E Recce'd.
 

Ci ricolleghiamo oggi al lungo lavoro presentato ai lettori del Blog sette giorni fa.

Il mercato, nelle mese di novembre, ha ulteriormente allargato lo spazio di manovra ed oggi le opportunità per investire bene sono ancora più grandi di un mese fa.

Ma di attualità, abbiamo scritto nel Blog in modo diffuso nella prima parte del mese di novembre: e non ci ripeteremo oggi.

Abbiamo detto delle opportunità: ma quanti sono in gradi di coglierle?

Ci pare estremamente utile, per i nostri lettori, riflettere in modo attento ed approfondito sulle performances ottenute dai cosiddetti “grandi nomi” dell’industria del risparmio negli anni dalla pandemia ad oggi.

Perché ci sono stati molti alti e bassi.

Perché ci sono state (a sentire proprio questi stessi grandi nomi dell’industria) grandi opportunità.

Perché ci sono stati titoli clamorosi su tutti i media e nei social.

Ed è quindi utilissimo vedere CHI ha guadagnato, sfruttando quegli alti e bassi, sfruttando quelle clamorose storie dei social, come Tesla, Nvidia ed il petrolio.

Questi grafici, insieme a tanti altri grafici, vi dimostrano che le grandi opportunità di cui vi abbiamo scritto sopra NON si colgono attraverso strumenti di questo tipo (bilanciato, flessibili, multi asset) e questo per la ragione che sono gestiti nel modo sbagliato, nel senso che il metodo di lavoro è sbagliato, che l’impostazione teorica è sbagliata, le modalità operative sono sbagliate.

Ne scriviamo con regolarità alla pagina del nostro sito che si chiama SCELTE DI PORTAFOGLIO.

I dati che avete appena visto nei grafici sono la conferma materiale che tutta quanta l’industria tradizionale del risparmio si ispira ad un solo principio:

speriamo che i mercati salgano.

Il che, ovviamente, NON è una gestione del portafoglio: invece è confondere la SPERANZA con la REALTA’.

Un dato di fatto, che proprio nel mese di novembre 2023 ha trovato una conferma ulteriore, e sproporzionata perché isterica.

Tutta intera l’industria del risparmio, per la settima volta in due anni, si è buttata dalla medesima parte. Il tema di mercato, per alcune settimane, è stato uno solo per tutti gli operatori della vecchia industria: speriamo, speriamo, speriamo che taglino i tassi.

Ancora una volta, l’ennesimo, si confonde la speranza con la realtà. Ancora una volta, l’industria che è cresciuta intorno ai mercati finanziari punta tutto, tutto, tutto sull’euforia.

E tutto questo sta in piedi oggi (ma non per molto ancora) unicamente grazie al debito.

Come sapete la speranza non è un metodo di lavoro. La speranza non funziona. La speranza non dura. La speranza non regge il confronto con la realtà.

L’investitore finale deve quindi porsi il problema: come posso cogliere le ENORMI opportunità che i mercati oggi presentano?

Con quali modalità operative, con quali strumento finanziari, con quali interlocutori?

Oggi la vecchia industria del risparmio (gestito e non gestito) offre all’investitore finale una ampia serie di alternative commerciali che poi, come documentiamo sopra con i grafici, NON sono autentiche alternative. Si tratta di UNA SOLA proposta con marchi commerciali diversi.

Una proposta che viene adottata da tutti gli operatori tradizionali. Chiedetevi il perché.

Recce’d invece NON segue questa strada, non si lega al benchmark e non si nasconde dietro a storie stantie come media/varianza/correlazione.

Non sono quelle, le opportunità di investimento che Recce’d persegue con il proprio lavoro per il Cliente. Il nostro mestiere consiste in questo:

  • investire il denaro SOLO SE ci sono autentiche opportunità di guadagno, senza gli obblighi della tradizionale asset allocation dei Fondi che avete visto sopra;

  • ed anche vendere invece tutto ciò che viene trattato a prezzi NON sostenuti da adeguate valutazioni, anche quando i media e le Reti celebrano una certa “narrativa”.

Le opportunità che potete cogliere, investendo con i portafogli di Recce’d, sono quindi altre rispetto a quelle della vecchia industria.

Sono le opportunità di guadagno più legate alla realtà dei fatti, quelle che Recce’d persegue ogni giorno per i Clienti.

Questo è il fatto che spiega la ragione per la quale Recce’d oggi (fine novembre del 2023) sta davanti a tutti i grafici che avete appena visto, ed anche a molti altri.

L’investitore finale deve fare una serie di scelta. La scelta NON riguarda però il dollaro oppure l’euro. Non riguarda le Borse europee oppure la Borsa americana. Non riguarda il petrolio oppure l’oro. E lo capite facilmente, se rivedete ancora i grafici sopra: dove NULLA ha fatto la differenza.

Si tratta invece di scegliere un METODO DI LAVORO, un metodo della gestione del portafoglio ed un metdo della consulenza. Alternativi a quelli della vecchia industria.

Al contrario, molti tra gli investitori finali, di fatto, NON scelgono perché non riescono ad orientarsi.

Per mancanza di tempo, attenzione, informazioni, molti investitori si limitano ad andare dietro ai “sentito dire” del Web, delle chat, del vicino di casa, dell’amico allo stadio, e così via. E poi procedono: ma senza avere consapevolezza di ciò che fanno.

E questo ci porta alla situazione attuale, nella quale la massa ovvero quasi tutti gli investitori finali, oggi, si ritrovano uniti attorno ad una sola cosa. La insoddisfazione. Pensate: con lo S&P 500 di New York a 4600 punti, il 5% appena al di sotto dei massimi di ogni tempo, ed il DAX a 16000 punti, tutti sono insoddisfatti.

Pensate per un attimo che cosa succederebbe se …

A fine novembre 2023, tra i venditori delle Reti e gli operatori di mercato dominano atteggiamenti euforia e dichiarazioni fiducia, e l’ottimismo sui tagli dei tassi: eppure oggi il risparmio, per la maggior parte degli investitori, oggi crea problemi, più che risultati.

Ma quali sono questi problemi?

Ovviamente, un problema importante è il risultato: che nonostante i record delle Borse, e nonostante il rimbalzo di novembre 2023, lasciano la grandissima parte degli investitori del tutto insoddisfatti.

Ma non è il solo problema, come vedremo poi in Post successivi.

Restando oggi al problema di risultati, si può riassumere come segue: se il gestore e/o “consulente evoluto” si limita a replicare, passo per passo, il risultato del benchmark, e quindi si sale se gli indici dei mercati maggiori salgono, ma si scende quando scendono, allora .. a che cosa serve il gestore e/o consulente?

Questo è il problema più diffuso tra gli investitori finali. Ed anche il più evidente.

Ogni Cliente che è legato alla cosiddetta “consulenza evoluta” si domanda:

per che cosa pago?

Recce’d a questo proposito da molti anni vi scrive di fare attenzione: perché pagate (tante) commissioni per avere il nulla, in termini di servizio di gestione, come abbiamo documentato sopra con i nostri grafici.

Su questo aspetto, da quasi dieci anni i portafogli modello di Recce’d hanno fatto la differenza.

Una differenza che, badate bene, non è e non può essere solo sul fronte dei risultati.

Il servizio al risparmiatore è un servizio ampio e complesso, da produrre ogni giorno con competenza e con attenzione. vediamo quindi dove Recce’d fa la differenza:

  • differenza di costi

  • differenza di risultati

  • differenza di consapevolezza del Cliente

  • differenza di trasparenza sui costi

  • differenza nella comunicazione con il Cliente

La grande parte dell’industria del risparmio, oggi, non è in grado di competere con Recce’d su questi cinque fronti

Non può competere con un operatore innovativo come noi di Recce’d: e questo per la ragione che la grande parte dell’industria del risparmio ad oggi è ancora ferma al famigerato “modello fabbrica-Rete” che, come abbiamo spiegato a più riprese (specie alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO) ha obbiettivi industriali che sono totalmente estranei al risultato che il Cliente investitore ottiene dai suoi investimenti.

La cosa è risaputa: talmente risaputa che ne ha scritto persino la Banca d’Italia (che pure ha contribuito attivamente al creare questa situazione di “cartello” tra le Aziende del settore).

A sua volta, Banca d’Italia con la sua recente uscita su questo tema ha costretto persino il quotidiano Sole 24 Ore ad occuparsene.

Leggiamo insieme.

Con cadenza periodica i regulator e le autorità di vigilanza si interrogano sullo sviluppo dell’industria del risparmio gestito.

E puntualmente - in tali occasioni - a livello nazionale ed europeo viene sottolineata l’esigenza di ridurre i costi per i clienti, di alzare l’efficienza del servizio offerto e, allo stesso tempo, garantire crescita e competitività al settore.

In particolare ogni anno l’Esma nel suo “Statistical Report - Performance and Costs of Eu Retail Investment Products” evidenzia l’eccessiva onerosità dei fondi comuni venduti in Italia, che presentano costi tra i più alti in Europa. Per dare un riferimento concreto, per la categoria degli azionari i costi annuali si aggirano in Europa sull’1,5 per cento, mentre per l’Italia tale valore sale al 2 per cento. Percentuali che purtroppo sono ancora molto lontane da ciò che avviene nel mondo anglosassone, caratterizzato da maggior trasparenza e competitività.

Lo stesso report dell’Esma mette in luce anche i maggiori oneri, mediamente intorno al 40%, che i sottoscrittori dei fondi al dettaglio pagano in più rispetto agli investitori istituzionali.

Circostanze che contribuiscono a creare la disaffezione dei piccoli risparmiatori verso i mercati, il che può trovare una conferma empirica nel fatto che in Europa la partecipazione delle famiglie al mercato dei capitali è di gran lunga inferiore rispetto a quella registrata in altre economie avanzate. Tema su cui tanto si discute in sede europea nell’ambito del processo di creazione del Mercato Unico dei Capitali.

Da par suo Banca d’Italia sul tema dei costi dei fondi è intervenuta a più riprese, con profonde riflessioni, puntando in particolare il dito sulle strutture commissionali dei fondi a scadenza predefinita che, con il ritorno degli alti rendimenti offerti dai titoli di Stato, hanno ritrovato nell’ultimo anno un forte appeal, che non si era comunque mai del tutto sopito allo sportello.

Studi empirici di Banca d’Italia, basati sulle segnalazioni di vigilanza delle società di gestione, hanno fatto toccare con mano il legame esistente tra l’aumento dei costi dei fondi comuni e la forte crescita della raccolta dei fondi a scadenza in Italia. Questi ultimi presentano «una struttura commissionale in cui gli oneri sono particolarmente elevati, legati alla presenza di un orizzonte temporale pluriennale e al fatto che la rete di vendita viene solitamente remunerata all’inizio della vita del fondo», come emerge dal paper 391/2017 pubblicato dall’istituto di Via Nazionale.

Un meccanismo di prelievo dei costi per i fondi a scadenza che nel 2012 oltre a essere stato avallato, è stato anche definito nei dettagli da Banca d’Italia.

Seppur armata di buone intenzioni, l’Authority ha prestato quindi il fianco ai gestori per strutturare fondi a scadenza con commissioni distorsive e fuori mercato. Ma c’è sempre tempo per correre ai ripari. Del resto le criticità sono emerse da studi pubblicati dalla stessa Banca d’Italia.

La grandissima parte del pubblico dei risparmiatori, ormai, è consapevole che lo stato delle cose è proprio questo.

Allo stesso tempo, tra quegli investitori che sono già informati, prevale ancora l’atteggiamento di persistere nell’errore. Alcuni credono che non esistono alternative. Altri sono mentalmente pigri. Altri si fanno ingannare dal “rapporto personale” invece di badare al lavoro, ai risultati, alla sostanza.

Molti investitori si fanno tenere alla catena da un promotore commerciale, che fa leva sulla conoscenza personale per distrarre l’investitore dai temi che per l’investitore sono rilevanti

  • i costi

  • la competenza professionale in materia di gestione

  • i risultati

Altri si affidano a risposte semplicistiche: le vecchie “ricette della nonna Peppina”.

Negli ultimi anni poi, a tutto questo si è aggiunto un nuovo fenomeno: è molto cresciuto il numero di coloro che davanti allo specchio si dicono Io sono Dio, confondendo un accidente della storia (i tassi di interesse a zero) con una dote personale da impiegare sui mercati finanziari.

Il tempo riporterà le cose al loro posto, naturalmente.

Abbiamo già detto sopra, di una delle conseguenze della situazione che abbiamo appena descritto: è la generalizzata insoddisfazione degli investitori.

Ma non è la sola conseguenza della situazione che abbiamo appena descritta: ce ne sono altre, che approfondiremo nei prossimi Post.

  • i mercati sono più fragili: gli investitori finali NON SONO CONSAPEVOLI e quindi sono soggetti a momenti di EUFORIA ai quali seguono poi fasi di PANICO

  • le risorse investite sui mercati vanno nella direzione sbagliata, per effetto della bolla nel valore degli asset; i capitali vengono investiti male, nei …. camioncini eleganti, e questo danneggia l’economia nel suo insieme; che oggi si trascina avanti solo grazie al continuo aumento del debito.

Di questo abbiamo scritto sette giorni fa. Oggi la massa degli investitori neppure è informata dei dati e del problema descritto nella immagine più in basso, che chiude il Post. la Rete di vendita lo tiene accuratamente LONTANO dall’attenzione degli investitori.

Le Reti di vendita, i media e le banche di investimento vi vogliono convinti che questi numeri, semplicemente, NON esistono.

Valter Buffo
Longform’d. Rendimenti 2024 e 2025. Le opportunità le decide il debito.
 

“I soliti pessimisti?”

Tutto l’opposto. Noi in Recce’d siamo gli ottimisti.

Il viaggio è già iniziato. Il viaggio di rientro da Fantasyland. Lungo la strada, ci aspettano grandi opportunità, ed all’arrivo noi avremo fatto guadagni sostanziosi. Sui portafogli modello di Recce’d e per conseguenza nei portafogli dei Clienti di Recce’d.

Uno dei “temi di Recce’d” che ricorrono con maggiore frequenza è il grande valore della realtà nelle scelte di investimento: ciò che distingue le buone scelte di investimento dalle cattive è che le prime sono fondate sulla realtà mentre le seconde si basano su fantasie infondate.

Ha ragione chi sostiene che non sempre i mercati finanziari riflettono la realtà. Allo stesso tempo, sempre (e per necessità) i mercati finanziari ritornano a riflettere la realtà. La realtà vince: il sogno svanisce, ed il sognatore perde (i suoi soldi).

Ed è necessario che vada così: il sistema economico e finanziario ha necessità di equilibrio. Dagli squilibri, nascono altri squilibri, e poi le crisi.

Qui nel Blog, nel mese di novembre, e per alcune settimane, ci siamo occupati della strettissima attualità. A volte, è necessario seguire, commentare ed analizzare l’attualità.

A volte, però, è anche distorsivo: si finisce per perdere di vista ciò che è importante: il che significa perdere di vista i fatti che poi determinano i risultati dei nostri investimenti sui mercati finanziari.

Negli anni dal Duemila ad oggi, questa distorsione o distrazione è stata accentuata, rispetto al passato, da una azione deliberata, di media, Reti di promotori, e banche di investimento.

Da quindici anni, il solo scopo della massiccia opera di convinzione è stato quello di convincere il pubblico, e la massa degli investitori, che la situazione è stabile e che è migliore di quello che, invece, è in realtà.

Attraverso i media, si impone sul pubblico una versione distorta della realtà. Lo si fece già negli anni Venti e poi Trenta del secolo scorso. Si tratta di meccanismi molto noti, e a quasi tutti.

Oggi quindi, Recce’d riporta i suoi lettori dalla attualità alla realtà: li aiuta ad alzare un po’ lo sguardo, a non vedere la punta delle proprie scarpe ma la strada, e quindi destinazione verso cui, anche grazie a quelle scarpe, si sta andando tutti quanti.

Baste con l’attualità, questa settimana: vi parliamo della realtà.

Ci sono alcuni aspetti, di questa realtà, di cui nessuno, tranne noi, scrive e parla.

Ma proprio quegli aspetti saranno i fattori decisivi, per tutte le performances di tutti gli asset, e di tutti i portafogli titoli.

Bisogna fare in fretta, arrivarci PRIMA, PRIMA che poi tutti se ne rendono conto.

E’ questo, l’imperativo. L’imperativo che arriva ai promotori finanziari dalle Direzioni Marketing, ai salesman delle banche globali di investimento dal CEO, e ai giornalisti dal Direttore editoriale.

Vi domanderete, ma … “rendersi conto” di che cosa?

Semplice: è già in atto una crisi, che sta lentamente venendo a galla. Non si tratta di un “domani succederà che…” ma di qualche cosa che sta succedendo proprio oggi e proprio sotto i vostri occhi.

E noi ve lo facciamo vedere oggi stesso.

Come tutti sapete, sui mercati finanziari funziona da sempre così: prima piano, piano, piano, e poi … tutto insieme all’improvviso.

Recce’d come sempre offre ai lettori del sito, in modo gratuito, segnali anticipati, che poi il lettore dovrà tradurre in pratica riprendendo il controllo del proprio portafoglio di investimenti e modificando la sua asset allocation, le sue scelte di titoli ed altri strumenti, la sua strategia di investimento.

Ad esempio, chi ha letto con attenzione, il 9 agosto 2020, il nostro primissimo Longform’d, ne ha ricavato guadagni importanti. perchè avevamo anticipato gli Anni 2021, 2022 e anche 2023. Se rileggete proprio quel Longform’d ci trovate scritto che cosa faranno le obbligazioni, le valute e le materie prime nei tre anni successivi. Ed anche le azioni, da qui in avanti.

Lo stesso si può dire di chi ha letto il nostro secondo Longform’d di quel 2020. Dove la nostra indicazione era chiarissima: “Fight The Fed”. Combatti la Federal Reserve e la BCE.

Che poi, è la medesima cosa che OGGI vi dicono di fare le grandi banche di investimento internazionali, e tutte le Reti di promotori: ovvero

non fidatevi di Fed e BCE, fate l’opposto di ciò che vi dicono, perché si sbagliano.

Era giusto, pensare ed agire così, nel 2020 e poi nel 2021.

Ma è totalmente sbagliato nel 2023, e noi oggi vi spieghiamo il perché è sbagliato. In questo Longform’s vi spieghiamo il perché si tratta di un inganno ai danni di tutti gli investitori finali.

Tra tre anni, risulterà evidente a tutti: e noi allora vi ricorderemo di quella volta che, nel 2023, avevamo scritto che … ma per i vostri portafogli titoli, allora sarà tardi.

Come spunto iniziale, oggi utilizziamo un articolo datato 6 novembre, e pubblicato dal Financial Times. Lo abbiamo tradotto per voi e lo riportiamo di seguito.

Più in basso, riprendiamo con il nostro lavoro di analisi ed approfondimento.

Harriet Clarfelt a New York 6 NOVEMBRE 2023

L’economia americana potrebbe crescere molto più velocemente di quanto previsto dai pessimisti, ma gli affari sono ancora vivaci per gli avvocati specializzati in fallimenti. "Le cose hanno davvero subito un'accelerazione", afferma Thomas Lauria, responsabile globale della ristrutturazione di White & Case. Il suo team è sulla buona strada per ottenere ricavi da record quest’anno.

Nel frattempo gli hedge fund stanno spiando le opportunità future poiché le aziende sono costrette a ristrutturazioni finanziarie che potrebbero vedere il debito passare di mano per ben al di sotto del suo valore nominale. Gli acquirenti di quel debito potrebbero ottenere grandi guadagni se la società riuscisse a riprendersi. “Diventerà sempre più un mercato di selezione del credito”, prevede Mike Scott, responsabile delle opportunità di credito e high yield globali presso Man Group GLG.

Tale attività è un segnale che una nuova era di alti costi di finanziamento sta iniziando a farsi sentire nelle imprese americane, i cui prestiti complessivi ammontano ora a 13 trilioni di dollari secondo i dati della Federal Reserve. Le imprese che si sono abituate al debito a buon mercato durante più di un decennio di tassi di interesse estremamente bassi devono ora adattarsi a un mondo in cui i finanziamenti costano di più. Molto più; da marzo 2022 la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse da quasi zero a un intervallo compreso tra il 5,25 e il 5,5%. La Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra e altri hanno seguito l’esempio. Anche se la Fed e la BoE mantengono i tassi questa settimana suggeriscono che il ciclo dei tassi di interesse potrebbe aver raggiunto il picco, molti si aspettano che i costi di finanziamento rimarranno elevati. Più in alto più a lungo.

Se è così, allora ci saranno più aziende dovranno ripagare i loro prestiti o rifinanziarli a costi sostanzialmente più elevati. Oltre 3mila miliardi di dollari di debito societario dovranno essere ripagati nei prossimi cinque anni. “Così tante aziende hanno davvero tratto grandi benefici dal costo zero del capitale”, afferma Greg Peters, co-chief investment officer di PGIM Fixed Income. "Di conseguenza, ti troverai in questo ambiente di default persistentemente più elevato del normale." Oltre ad aumentare i costi finanziari, tassi più elevati potrebbero anche smorzare il potere di spesa dei consumatori.

Gli investitori cominciano a temere che questo uno-due possa scatenare un’ondata di default sul debito, che potrebbero portare a ulteriori fallimenti aziendali e perdite di posti di lavoro. Moody’s, l’agenzia di rating, afferma che i tassi di default globali sul debito più rischioso hanno raggiunto il 4,5% nel corso dell’anno fino a settembre, al di sopra della media storica del 4,1%. Negli Stati Uniti, il tasso è salito al 4,9%, con vittime quest’anno tra cui la concessionaria di automobili Carvana, National CineMedia e il gruppo di servizi infrastrutturali QualTek.

Moody’s prevede che il tasso di default negli Stati Uniti raggiungerà il picco del 5,4% entro gennaio, ma se le condizioni peggiorassero potrebbe salire fino al 14%. Gli operatori di mercato affermano che finora i default sono stati causati principalmente da questioni specifiche del business e del settore. “Nella maggior parte dei casi, [la politica monetaria più restrittiva] ha avuto un effetto cumulativo per le aziende che altrimenti sarebbero state in difficoltà”, afferma un esperto avvocato specializzato in ristrutturazioni. “Semplicemente non si sono ripresi in termini di performance aziendale e redditività – e ora hanno il peso degli interessi in cima . . . sta creando un’enorme quantità di pressione sulla liquidità”.

Queste impostazioni predefinite stanno già avendo un costo umano elevato. Ad aprile, una Società 52enne come Bed Bath & Beyond è finalmente fallita, dopo aver rifinanziato i suoi debiti nove mesi prima. Quasi 500 negozi stanno chiudendo e 14.000 persone perderanno il lavoro. In un possibile segnale di ulteriori default in arrivo, l’elenco “B3N negativo e inferiore” di Moody’s – una lista di controllo del debito in difficoltà – è salito a 240 società durante il terzo trimestre di quest’anno, rispetto alle 177 società di un anno fa. Le aziende hanno risposto all’aumento dei costi di finanziamento estendendo il profilo di scadenza del loro debito, offrendo garanzie aggiuntive in cambio di tassi di interesse più bassi o attingendo a nuove fonti di prestito, come il mercato del debito privato.

Quelli che si sono trovati in difficoltà hanno perseguito soluzioni diverse dalla tradizionale insolvenza nel tentativo di guadagnare più tempo per la ristrutturazione. Ma un lungo periodo di domanda più contenuta e di costi di finanziamento elevati potrebbe comunque creare problemi a molti. “I tassi di interesse stanno semplicemente facendo il loro effetto sempre più forte e hanno implicazioni sempre più significative”, afferma Torsten Slok, capo economista della società di investimenti Apollo. “Le aziende con maggiore indebitamento saranno più vulnerabili”. Le preoccupazioni si moltiplicano Se la pressione sui mutuatari aziendali non era già abbastanza elevata, il mese scorso il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni ha superato il 5% per la prima volta dal 2007.

​Secondo i dati Ice BofA, i costi medi di finanziamento per il mercato da 8,6 trilioni di dollari delle obbligazioni societarie di altissima qualità, note come investment grade, sono ora superiori al 6%. Sebbene si tratti di tre volte il valore minimo, inferiore al 2%, registrato alla fine del 2020, gli operatori di mercato sono relativamente ottimisti riguardo alla salute di queste aziende di alta qualità. “Hanno pile di debito più piccole [rispetto] alla dimensione della loro capitalizzazione complessiva. Sono meno indebitati”, afferma Maureen O’Connor, responsabile globale del sindacato del debito di alto livello di Wells Fargo.

C’è maggiore preoccupazione per i debitori meno affidabili nel mercato non-investment grade da 1,3 trilioni di dollari, spesso chiamato spazzatura o ad alto rendimento. I coupon ora hanno una media del 9,4%, più del doppio dei minimi di fine 2021. Il quadro è simile in Europa. "Quando i tassi di interesse sono dell'1 o del 2% puoi contrarre molti debiti e puoi permetterti il servizio del debito", afferma Lauria di White & Case. "Quando salgono a 5, 6, 7, 8, 9, 10, le cose diventano più impegnative."

I rendimenti obbligazionari in quel territorio sono incoraggianti per gli investitori dopo anni di magri rendimenti, ma rappresentano un peso soprattutto per le aziende più piccole. Un recente sondaggio della National Federation of Independent Businesses ha mostrato che le società a piccola capitalizzazione statunitensi pagavano quasi il 10% di interessi sui prestiti a breve termine a settembre, in aumento rispetto ai minimi del 4,1% di metà 2020. Tassi più alti hanno posto fine alla maggior parte delle attività di buyout garantite dal debito e hanno reso più difficile il rifinanziamento dei prestiti esistenti. Le società sub-investment grade comportano un rischio di credito maggiore, che si riflette nei costi di interesse più elevati del loro debito, e hanno quasi 570 miliardi di dollari di obbligazioni in scadenza nei prossimi cinque anni.

Ma circa la metà di questo mercato ha un rating BB o equivalente – il rating più alto al di fuori dell’investment grade, lasciando Peters di PGIM a scherzare sul fatto che il cosiddetto mercato delle obbligazioni spazzatura “è molto meno spazzatura di questi tempi”. “[La leva finanziaria] è stata eliminata dal mercato obbligazionario ad alto rendimento e inserita nel mercato dei prestiti a leva e nei mercati privati”, aggiunge. Sono questi i mercati in cui le preoccupazioni sono più acute. I prestiti a leva sono generalmente concessi da società fortemente indebitate con bassi rating di credito e le loro cedole si muovono su e giù con i tassi di interesse prevalenti. I prestiti a leva sono cresciuti rapidamente durante l’era del denaro a buon mercato, diventando un pilastro per i mutuatari rischiosi e le acquisizioni finanziate dal debito. Con 1,4 trilioni di dollari, il mercato dei prestiti a leva statunitense vale ora poco più del mercato obbligazionario ad alto rendimento e rappresenta gran parte del debito non-investment grade in scadenza nei prossimi cinque anni.

Ma con l’inasprimento della Fed, gli emittenti di prestiti hanno avvertito il dolore dell’aumento dei costi di finanziamento molto più rapidamente rispetto alle loro controparti nel mercato obbligazionario a tasso fisso, e segnali di allarme sulla capacità degli emittenti di onorare i propri debiti stanno già lampeggiando. Alla fine del terzo trimestre la copertura degli interessi di cassa sui prestiti di nuova emissione era scesa a 3,16 volte, il livello più basso dal 2007 se confrontato con gli anni interi precedenti. Anche la copertura degli interessi è diminuita per i prestiti esistenti, come mostrano i dati di PitchBook LCD, segnalando che gli utili non stanno crescendo abbastanza rapidamente da tenere il passo con l’aumento dei costi di finanziamento. I prestiti con leva finanziaria vengono acquistati principalmente tramite le cosiddette obbligazioni di prestito collateralizzate, che impacchettano i prestiti e li vendono come prodotti di investimento che abbracciano diversi rating di credito. Ma non possono detenere grandi quantità di debito molto rischioso, come quello con rating CCC o inferiore. Una raffica di declassamenti a quel rating potrebbe innescare un processo che taglierebbe i flussi di cassa verso la fascia più bassa di investitori nel CLO.

Molti CLO stanno inoltre uscendo quest’anno dai cosiddetti “periodi di reinvestimento” – il periodo di tempo durante il quale possono acquistare nuovo debito – riducendo potenzialmente ulteriormente la domanda di prestiti a leva. Gli investitori e gli analisti si aspettano che tassi più alti per un periodo più lungo smascherino le imprese le cui debolezze sottostanti sono state mascherate dal facile accesso al denaro a basso costo. “Stiamo vedendo non poche aziende che hanno bilanci fortemente indebitati, che sono preoccupate – e le loro controparti sono preoccupate – della loro capacità di rifinanziare quel debito una volta giunto a scadenza”, afferma Lauria. Peters del PGIM si aspetta un “naturale processo di vagliatura darwiniano” piuttosto che una “situazione di tipo catastrofico”.

Ma Slok, all’Apollo, afferma che alcune vittime di alto profilo potrebbero avere un impatto enorme. “Se [i tassi di interesse] rimarranno a questi livelli per i prossimi nove mesi, i nomi più conosciuti nell’indice high yield inizieranno ad essere a rischio di default”, afferma. La compagnia di elicotteri ambulanze Air Methods ha dichiarato fallimento il mese scorso, citando il suo carico di debito “insostenibile” e la “tensione causata dalla stretta dei mercati finanziari”. “Le persone inizierebbero a guardare i parametri di credito per aziende simili e inizierebbero a porre domande difficili”. I mutuatari più rischiosi – quelli con rating CCC o inferiore – nel mercato obbligazionario ad alto rendimento stanno già pagando 10 punti percentuali in più rispetto ai titoli di Stato con scadenza comparabile, più del doppio dello spread medio per tutti gli high yield di poco più di 4 punti.

Servizi, prodotti di consumo e sanità hanno dominato il registro B3N di Moody’s. Le aziende sanitarie sono già state colpite dalla riduzione dei tassi di rimborso e dall’aumento dei costi del personale, e molte sono sostenute da società di private equity che le hanno caricate di prestiti quando il debito era a buon mercato. Proprio questo mese, ad esempio, la compagnia di elicotteri ambulanza Air Methods ha dichiarato fallimento ai sensi del Capitolo 11, citando il suo carico di debito “insostenibile” e la “tensione causata dalla stretta dei mercati finanziari” come fattori che contribuiscono. Come hanno risposto i mutuatari Molti tesorieri aziendali hanno approfittato del denaro a buon mercato quando i tassi erano bassi per posticipare le scadenze del debito, dandosi respiro per ambienti di finanziamento più difficili. Nel corso del 2021, quando l'atmosfera sui tassi di interesse ha iniziato a cambiare, si è verificata una frenesia di prestiti con scadenza a sette anni, con il risultato che l'importo del debito dovuto alla scadenza raggiungerà il picco nel 2028, anche se aumenterà ogni anno fino ad allora .

Nel mercato dei prestiti, secondo Moody’s, la tendenza a rifinanziare diverse tranche di debito in un unico accordo alla scadenza della prima tranche potrebbe significare uno spostamento in avanti delle scadenze e un aumento dei rischi di rifinanziamento. Gli operatori di mercato concordano sul fatto che molte aziende sopravvivranno a condizioni di credito più difficili, un sentimento riflesso nel premio pagato dai mutuatari ad alto rendimento negli Stati Uniti e in Europa rispetto ai loro equivalenti governativi. Il cosiddetto spread è più ristretto rispetto all’inizio di quest’anno sia negli Stati Uniti che in Europa. Andrzej Skiba, responsabile del reddito fisso statunitense Bluebay presso RBC Global Asset Management, prevede "un ciclo di default piuttosto benevolo" per le obbligazioni spazzatura statunitensi, in parte perché molte società della "vecchia economia" che erano in difficoltà qualche anno fa hanno scelto di ristrutturarsi nel 2020. " È stato come un evento di fallimento per l’asset class”, afferma. “Ci sono pochissimi nomi problematici all’orizzonte.” Le imprese che devono affrontare un rifinanziamento hanno già dimostrato intraprendenza nell’attenuare l’impatto dei tassi di interesse più elevati.

Alcuni emittenti di obbligazioni ad alto rendimento hanno promesso garanzie collaterali, offrendo ai finanziatori maggiore sicurezza sui propri asset o flussi di cassa in cambio di minori costi di finanziamento. Coloro che avevano preso prestiti a tassi bassi hanno anche cercato di spostare le scadenze per il rimborso più in là nel futuro. “A settembre abbiamo avuto molte modifiche ed estensioni nel mercato dei prestiti”, afferma Nick Kraemer, responsabile dell’analisi delle performance dei rating presso S&P Global Ratings, “ma non necessariamente molti default”. Le società che stipulano nuovi debiti hanno accorciato i tempi di indebitamento per evitare di bloccarsi in rendimenti elevati.

Ma l’ingegneria finanziaria creativa ha anche modificato la composizione dei default. Molti mutuatari stanno ora optando per i cosiddetti scambi distressed, raggiungendo accordi che prevedono che i creditori ricevano beni di valore inferiore al valore nominale di obbligazioni o prestiti invece di ricorrere a costose procedure fallimentari. “Se guardiamo ai primi tre trimestri di quest’anno, gli scambi in difficoltà comprendono circa due terzi di tutti i default delle famiglie aziendali negli Stati Uniti”, afferma Julia Chursin, analista senior di Moody’s. Aggiunge che “la maggior parte di essi – il 78% – sono stati realizzati da società di proprietà di private equity”. Gli scambi in difficoltà possono essere più attraenti per le società di private equity, perché spesso lasciano il capitale di una società creditrice meno compromesso. Ma diversi recenti scambi in difficoltà hanno semplicemente gettato il barattolo lungo la strada verso un altro default.

Storicamente, afferma Chursin, la metà di tutti gli emittenti che hanno scelto borse in difficoltà hanno finito per cercare un’altra ristrutturazione o, come Bed Bath & Beyond e il fornitore di servizi sanitari Envision, hanno dichiarato fallimento. "Che si tratti di un'altra borsa in difficoltà o di un fallimento, è pur sempre un taglio di capelli per gli investitori", aggiunge. I mercati pubblici, in cui possono essere scambiati pacchetti di debito, non sono l’unica opzione per le aziende che cercano di rifinanziarsi o semplicemente di evitare il default. Il credito privato, in cui le aziende specializzate prestano direttamente ai mutuatari, è esploso in termini di dimensioni; UBS ha stimato il suo valore a 1,55 trilioni di dollari all'inizio di quest'anno, rispetto a 1 trilione di dollari nel 2019. 

Già, aziende che vanno dalla società tecnologica Hyland Software al calzolaio Cole Haan hanno già rifinanziato il proprio debito con nuovi prestiti dal debito privato quest'anno. Negoziare con solo una manciata di finanziatori piuttosto che con un grande sindacato può essere più rapido, più semplice e portare maggiore certezza che un accordo vada a buon fine, hanno affermato analisti e investitori. Ma se una società creditrice non riesce a riprendersi, il suo destino è nelle mani di quella stessa piccola manciata di finanziatori, piuttosto che di un gruppo più ampio di investitori – una situazione che potrebbe limitare la gamma di strade ancora aperte al mutuatario in difficoltà. Anche gli standard di prestito tendono ad essere più rigorosi, mentre le società sostenute dal credito privato “stanno ancora affrontando lo stesso contesto macroeconomico in cui si trovano tutti gli altri”, osserva Kraemer di S&P.

E senza prezzi visibili al pubblico, per gli investitori è difficile monitorare il crescente stress nel debito privato. Per Skiba di Bluebay, “il tempo stringe” sia nel mercato dei prestiti con leva finanziaria che nel mercato del credito privato. “Uno o due incendi” in un portafoglio potrebbero essere contenibili, dice, ma le difficoltà su più fronti potrebbero facilmente portare a una situazione “in cui alcuni di questi proprietari dicono: ‘Non posso iniettare capitale ovunque, non posso semplicemente fornire nuovi assegni’. a quelle società in portafoglio a destra, a sinistra e al centro." "È allora che accadono gli incidenti. Questo è il momento in cui il tasso predefinito aumenta”.

Se voi lettori informate prevalentemente attraverso quella che si chiama “informazione finanziaria”, che spazia da TV come CNBC, a quotidiani come MF, fino al Sole 24 Ore, e poi nelle chat e sui social, allora voi di questo argomento del nostro Longform’s fino ad oggi avete saputo poco, o meno ancora.

Siete lì a correre dietro al “calo dell’inflazione” oppure peggio ancora a “AI” e “Nvidia”.

Quando poi, tra qualche settimana, su CNBC, oppure in prima pagina sul Sole 24 Ore leggerete invece questi dati e questi numeri, quelli che avete letto qui sopra, allora per le scelte di investimento, e per modificare la vostra asset allocation, sarà decisamente tardi.

L’articolo che avete letto qui sopra vi ha informati della situazione debitoria del settore privato negli Stati Uniti.

Il lavoro di Recce’d, però, come sempre NON si propone di informarvi: le notizie, le trovate anche sui social.

Il punto è capire. Il punto è essere consapevoli nel momento della scelta.

Il lavoro di noi in Recce’d, che regaliamo ai nostri lettori, è un lavoro di analisi che si traduce sempre in concrete indicazioni per la gestione del vostro portafoglio titoli.

Questa è la ragione per la quale, alle considerazioni che avete appena letto nell’articolo precedente, ora noi ne aggiungiamo altre, che riguardano sempre il debito, ma il debito degli Stati.

Prestate attenzione ad un fatto: The Economist scrisse queste cose, che leggerete più sotto, nel mese di maggio. Oggi, sono diventate tutte ancora più vere, e molto più urgenti di allora.

Come leggete nell’articolo di The Economist, il Mondo di Barbie non piace soltanto ai fanatici di Tesla ed Nvidia.

Perché tutti voi ormai lo avete ben compreso, noi crediamo:

senza questo Mondo della Fantasia che descrivono l’articolo qui sopra e quello che segue, Tesla, Nvidia e le Sette Sorelle non esisterebbero.

Oggi le cose sono chiare e semplici. Oggi, sono scritte sui giornali.

4 maggio 2023

Discutere sui budget fa sempre parte della politica, ma la politica del rischio calcolato di oggi è davvero spaventosa. In America, democratici e repubblicani stanno giocando a galla per aumentare il tetto del debito pubblico.

Mentre il dramma si intensifica, la posta in gioco diventa pericolosamente alta. Janet Yellen, segretaria al Tesoro, afferma che il suo dipartimento potrebbe rimanere senza contanti per pagare i conti del governo il 1° giugno se non verrà raggiunto un accordo. Gli investitori stanno cominciando a scontare il rischio di quello che sarebbe il primo default sovrano americano.

Il punteggio politico non tiene conto anche di un problema più grande e duraturo. Il deficit di bilancio americano è destinato a crescere man mano che la sua popolazione invecchia, il costo dei sussidi aumenta e gli interessi del governo aumentano.

Stimiamo che i deficit potrebbero raggiungere circa il 7% del Pil all’anno entro la fine di questo decennio: deficit che l’America non ha mai visto al di fuori delle guerre e delle crisi economiche. La cosa preoccupante è che nessuno ha un piano sensato per ridurli.

I governi di altri paesi si trovano ad affrontare pressioni simili e sembrano altrettanto ignari.

Gli europei sono impegnati in uno stupido dibattito su come modificare le regole del debito, in un momento in cui la Banca Centrale Europea sta indirettamente sostenendo le finanze dei suoi membri più deboli. I dati ufficiali sul debito cinese sembrano essere sani anche se il governo centrale si prepara a salvare una provincia. I governi sono bloccati in un paese fantastico dal punto di vista fiscale e devono trovare una via d’uscita prima che si verifichi il disastro.

Nel decennio successivo alla crisi finanziaria globale del 2007-2009, il calo dei tassi di interesse ha consentito ai governi di sostenere ingenti cumuli di debito. Sebbene l’Europa e, in una certa misura, l’America abbiano adottato un approccio pesante alla spesa pubblica dopo la crisi, alla fine degli anni 2010 sembrava che non avessero più bisogno di preoccuparsi. I tassi di interesse a lungo termine hanno continuato a scendere nonostante l’aumento del debito. Il debito netto del Giappone ha superato il 150% del PIL senza conseguenze. Quando il covid-19 ha colpito, i governi del mondo ricco hanno speso un altro 10% del PIL; La crisi energetica dell’Europa ha portato a ulteriori sussidi. Quasi nessuno si preoccupava di ulteriori debiti.

Quei giorni di tassi di interesse permissivamente bassi sono ormai passati.

Questa settimana la Federal Reserve ha nuovamente alzato i tassi, al 5-5,25%. Quest’anno l’America spenderà di più per gli interessi sul debito, in percentuale del PIL, che in qualsiasi altro momento di questo secolo; entro il 2030 il conto sarà ai massimi storici, anche se i tassi scenderanno come previsto dai mercati. Il Giappone non sembra più così sicuro.

Anche se i tassi sono estremamente bassi, il governo spende l’8% del suo budget in interessi, una cifra che aumenterà vertiginosamente se la banca centrale iniziasse a inasprire la politica monetaria.

L’aumento dei tassi sta comprimendo i budget proprio mentre crescono le pressioni sulla spesa. L’invecchiamento della popolazione farà sì che entro la fine del decennio la spesa annuale per l’assistenza sanitaria e le pensioni nei paesi ricchi aumenterà del 3% del Pil. Il dato è del 2% anche nei mercati emergenti, compresa la Cina, dove entro il 2035 ci saranno 420 milioni di over 65. In Occidente i politici devono ancora mantenere le promesse di spendere di più per la difesa alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina e delle tensioni tra America e Cina su Taiwan. E il mondo intero ha bisogno di più spesa pubblica verde se vuole decarbonizzarsi rapidamente.

Tutto sommato, il quadro è ostile. Prendiamo l’Inflation Reduction Act americano, che avrebbe dovuto ridurre i deficit. Si prevedeva che i suoi crediti d’imposta verdi sarebbero costati 391 miliardi di dollari in un decennio, ma ora Goldman Sachs prevede che costeranno la strabiliante cifra di 1,2 trilioni di dollari. Aggiungendo questo e la probabile estensione alle proiezioni ufficiali dei tagli fiscali temporanei attuati durante la presidenza di Donald Trump, l’America è sulla buona strada verso un deficit di bilancio pari al 7% del PIL, anche se l’economia cresce.

Tali pressioni incombenti fanno sembrare le proposte dei politici del tutto irrealistiche. Il disegno di legge per aumentare il tetto del debito americano, approvato dai repubblicani alla Camera dei Rappresentanti il 27 aprile, limita la spesa nel 2024 al livello del 2022, e poi aumenta i budget dell’1% all’anno. Ciò può sembrare ragionevole, ma esclude la spesa obbligatoria per pensioni e assistenza sanitaria e ignora l’inflazione. Escludendo anche la spesa per la difesa, ciò implicherebbe un taglio di bilancio in termini reali del 27% rispetto ai piani attuali.

Il governo tedesco sembra ritenere che un obiettivo del 60% per il rapporto debito/PIL possa essere applicato in modo credibile a paesi come l’Italia, che ha debiti netti superiori al doppio di tale importo. In Gran Bretagna il governo si fa beffe delle sue regole, ad esempio promettendo aumenti delle tasse perennemente rinviati. Pochi mesi di entrate migliori del previsto sono sufficienti per scatenare un clamore per i tagli fiscali tra i conservatori al potere, solo pochi mesi dopo che la Gran Bretagna ha dovuto affrontare una crisi del mercato obbligazionario.

Il crescente indebitamento della Cina viene tenuto fuori dai libri contabili attraverso opachi “veicoli finanziari” utilizzati dai governi locali. Includendo tutto, il debito pubblico totale della Cina supera il 120% del PIL e, secondo le previsioni del FMI, salirà a quasi il 150% entro il 2027. Tali livelli di debito sono accessibili solo perché la Cina dispone di un oceano di risparmi interni, tenuti prigionieri dalle restrizioni sui flussi di capitale. L’indebitamento pubblico significa che il governo non può realizzare il suo piano di riequilibrio dell’economia verso i consumi e di internazionalizzazione dello yuan.

I politici devono agire in modo reale, in fretta. I debiti pubblici rischiano di diventare ingestibili, soprattutto se i tassi di interesse restano elevati. Ogni aumento nell’indebitamento ostacola la capacità dei governi di rispondere alla prossima crisi. E ci sono limiti alla misura in cui la spesa può essere controllata. I politici potrebbero ridimensionare le promesse fatte ai pensionati o garantire che il loro ruolo nella transizione verde non sia più ampio di quanto dovrebbe essere. Ma c’è poco interesse pubblico per l’austerità, e la spesa è destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. Sono essenziali maggiori spese per la difesa e investimenti verdi.

Tutto ciò rende inevitabile l’aumento delle tasse. E una maggiore tassazione rende fondamentale raccogliere fondi in modi favorevoli alla crescita economica. La sottotassazione delle case di lusso da parte della Gran Bretagna è scandalosa; L’America non ha un’imposta sul valore aggiunto e la Cina ha disperatamente bisogno della sua imposta sulla proprietà, promessa da tempo. Le emissioni di carbonio dovrebbero essere tassate in misura sufficiente ovunque, il che incoraggerebbe anche il settore privato a investire maggiormente nella decarbonizzazione e quindi a ridurre la necessità di spesa pubblica a tal fine.

Lasciare il paese delle fantasie fiscali sarà doloroso, e ci saranno senza dubbio richieste di rinviare il consolidamento per un altro giorno.

Ma è molto meglio uscire con cautela adesso piuttosto che aspettare che l’illusione crolli.

Recce’d ha più e più volte preso in esame questa situazione in sedi pubbliche: ad esempio qui nel Blog, ed anche alla pagina MERCATI, e poi alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE, ed infine anche alla pagina TWIT - TWOO.

Non ci sentiamo oggi di dovere aggiungere nulla, a quanto scritto da The Economist: a distanza di sei mesi, oggi tutto risulta ancora più chiaro ed evidente per tutti.

Procediamo però nel lavoro di analisi ed approfondimento.

Occupiamoci del ruolo delle Banche Centrali: che per anni ed anni ed anni (troppi anni) sono stati raccontati all’investitore finale (sia dai promotori finanziari, sia dai media, sia dalle banche internazionali) come “quelli che hanno il potere di sistemare tutto.

Oggi sono solo soggetti passivi. Re-agiscono: non danno la direzione. Vedono come vanno le cose, e dopo annunciano le loro decisioni. In novembre del 2023, hanno annunciato “una pausa”.

Tutte e quattro le banche centrali di importanza sistemica - Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone, Banca Centrale Europea e Federal Reserve - hanno effettivamente chiesto un "time out" per le importanti azioni politiche nelle ultime due settimane. In tre casi su quattro è stata la cosa giusta da fare, a patto che il time out venga sfruttato in modo efficace.

Tutte e quattro le banche centrali hanno unito la decisione di mantenere i tassi di interesse invariati con una porta aperta alla possibile ripresa degli aumenti in futuro.

Uno di questi, la Banca del Giappone, ha anche adottato una piccola modifica alla sua politica di “controllo della curva dei rendimenti” consistente nell’acquistare obbligazioni per mantenere bassi i rendimenti. In superficie, tutte e quattro le banche centrali ora hanno il tempo di valutare l’impatto delle loro azioni passate e di internalizzare più dati.

Ma quello che dovrebbero fare va ben oltre. Nello specifico, devono riflettere attentamente sul tipo di time out che credono di aver chiamato. Per molti di noi, una pausa è semplicemente il ricordo di una punizione che abbiamo rischiato da bambini. Per gli appassionati di sport tra noi, tuttavia, il concetto si applica a una gamma molto più ampia di situazioni. In effetti, ai fini di questo articolo, possiamo pensare in termini di tre tipi di time out presenti nel football americano, nel basket e altrove. Il primo è un time out tattico per affrontare un infortunio sul campo, guadagnare tempo per rivedere la chiamata su un gioco precedente o fermare lo scadere del tempo. Il secondo tipo è più strategico in quanto cerca di cambiare lo slancio del gioco e/o fornire tempo per riflettere più a fondo sulle giocate future. Infine c'è il time out psicologico volto a scombussolare gli avversari “entrandogli nella testa” (come nel football americano).

C’è una comprensibile tentazione da parte di tutte e quattro le banche centrali di pensare di aver chiamato il primo tipo di time out che consente una pausa per riflettere sugli sviluppi recenti, chiarire piccoli punti in sospeso e incorporare un’altra serie di dati retrospettivi nei loro dati. analisi.

Dopotutto, anche se i dati stanno andando nella direzione giusta, la BoE, la BCE e la Fed ritengono di dover ancora gestire bene gli effetti cumulativi dei loro rialzi aggressivi. La BoJ, da parte sua, sta valutando l’impatto dell’aver consentito al rendimento dei titoli di Stato a 10 anni di spostarsi di quasi un intero punto percentuale grazie alla serie di modifiche al YCC.

Tuttavia, un simile quadro tattico sarebbe troppo ristretto e, a lungo termine, problematico. Ci sono questioni strategiche che richiedono risposte più tempestive.

Tutti e quattro devono integrare la loro spesso ripetuta “dipendenza dai dati” con una caratterizzazione più chiara e lungimirante del contesto economico e, con ciò, di ciò che ora costituisce il tasso di interesse di equilibrio per l’economia di domani – il livello coerente con una crescita economica sostenibile e inflazione stabile. Devono inoltre migliorare le tecniche di previsione ed essere più chiari sui compromessi implicati nel raggiungimento degli obiettivi di inflazione delle banche. Infine, e cosa più controversa, gli obiettivi stessi potrebbero dover essere rivisti con una mentalità aperta.

La necessità della Fed di una pausa strategica è amplificata da quattro correzioni di rotta necessarie:

  1. affrontare i ripetuti contrattempi di comunicazione,

  2. rinnovare un quadro di politica monetaria obsoleto,

  3. ripristinare la credibilità e

  4. aumentare la responsabilità.

La Banca del Giappone deve pensare al suo time-out nel modo più olistico, soprattutto perché i mercati perdono la pazienza con quella che viene vista come un’uscita eccessivamente cauta dall’YCC. Il recente annuncio politico ha alimentato sia l’aumento dei rendimenti sia l’indebolimento dello yen, una combinazione che ha nuovamente costretto la banca centrale ad acquistare obbligazioni e minacciare anche un intervento valutario. Invece di fermare l’orologio, questo timeout potrebbe aver inavvertitamente accelerato la fuga in un momento in cui la BoJ è in ritardo sui mercati nell’uscita da un regime eccessivamente prolungato di repressione diretta dei rendimenti.

Quel regime ha distorto il sistema finanziario, rischia di essere economicamente controproducente ed è ora più esposto a uno smantellamento disordinato.

Per due anni, le principali banche centrali del mondo hanno erroneamente previsto un rallentamento dell’inflazione, cosa che si è rivelata dannosa per il benessere economico e finanziario, colpendo in modo particolarmente duro il segmento più vulnerabile dei loro cittadini.

Il frenetico processo di recupero (rialzi dei tassi) che ne è seguito ha ora consentito a tre di loro di chiedere una pausa, questa volta per attendere gli effetti de rialzi delle politiche.

Speriamo che, pensando a ciò in termini strategici e tattici, rafforzeranno le loro prospettive politiche e, nel processo, rafforzeranno le loro difese contro il crescente rischio di ricadute negative derivanti da un’uscita disordinata dal programma YCC in Giappone e l’imminente valanga di emissioni di debito pubblico in diversi paesi.

L’articolo che avete appena letto vi chiarisce, in modo definitivo, che chi si aspetta un (ennesimo) intervento di aiuto da parte delle Banche Centrali commette un errore: non ci sarà alcun aiuto, e la ragione è che non c’è più lo spazio, il modo, l’opportunità.​

La ragione? La potete leggere, spiegata in modo specifico ma anche chiaro, nell’articolo che segue, e che chiude il nostro Longform’d. L’articolo vi racconta come siamo arrivati alla presente situazione.

A voi, amici lettori, anche oggi abbiamo fatto un servizio: vi abbiamo presentato con anticipo dati e considerazioni che occuperanno la prima pagina dei giornali, i commenti sui social, e i servizi dei TG, per i prossimi dodici mesi.

Non vi resta che fermarvi a fare due conti:

  • quale sarà il valore delle mie obbligazioni, a novembre 2024?

  • quanto varranno le mie azioni a novembre 2024?

  • l’euro nel 2024 salirà di valore oppure perderà?

  • tra le materie prime, salirà il petrolio oppure il rame? la farina oppure l’oro? e quali materie prime perderanno di valore?

Se fate un buon lavoro, dedicando tempo ed attenzione, verificherete che un portafoglio titoli gestito bene rende SEMPRE più dei titoli alla moda. Persino più di Nvidia.

Se può esservi utile parlarne con noi di Recce’d, sapete come contattarci. E’ semplicissimo.

Martin Wolf 21 novembre 2023

C’è una battuta di vecchia data secondo cui il FMI non sta per Fondo monetario internazionale, ma piuttosto per “it’s mostly fiscal” che in italiano significa “è prevalentemente fiscale”.

Per un po’ di anni questa definizione mi è sembrata meno appropriato. Naturalmente, il fondo ha continuato a lamentarsi dell’incontinenza fiscale nei paesi colpiti dalla crisi, come la Grecia o l’Argentina. Ma, nella sua sorveglianza più ampia, è stato relativamente rilassato riguardo alla politica fiscale dopo la crisi finanziaria.

Quello, tuttavia, era il mondo del “basso per lungo tempo” o addirittura del “basso per più tempo”.

Questo non è più il mondo in cui viviamo.

Il fondo è stato debitamente modificato. Gita Gopinath, primo vicedirettore generale, ha lanciato l'allarme, chiedendo “una rinnovata attenzione alla politica fiscale e, con essa, un ripristino del pensiero sulla politica fiscale”. Il FMI è tornato ad essere “prevalentemente fiscale”.

È indiscutibile che il debito pubblico abbia raggiunto livelli elevati rispetto agli standard del passato. Un aggiornamento di un grafico del FMI pubblicato nel 2020 mostra che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo dei paesi ad alto reddito sarà al 112% nel 2023, in calo rispetto al recente picco del 124% nel 2020. Quest’ultimo ha raggiunto il picco precedente raggiunto. nel 1946.

Ciò che rende ciò ancora più notevole è che il picco precedente si è verificato dopo la seconda guerra mondiale, mentre l’ultimo picco si è verificato in tempo di pace.

Inoltre, il rapporto per le economie emergenti ha raggiunto il 69% del PIL, un record per questi paesi.

Quindi, il disastro del debito pubblico è incombente? Se sì, ci saranno default, inflazione, repressione finanziaria (tentativi forzati di mantenere il debito a buon mercato) o una combinazione di tutti e tre? Se non dovesse accadere nulla di tutto ciò, cosa si dovrà fare?

Olivier Blanchard, ex capo economista del FMI e ora al Peterson Institute for International Economics di Washington DC, ci ha ricordato i meccanismi e i rischi del debito in un recente blog. Nel primo caso, i determinanti sono, in primo luogo, il rapporto tra il tasso di interesse sul debito e il tasso di crescita dell’economia e, in secondo luogo, il rapporto tra il deficit fiscale primario (il deficit prima del pagamento degli interessi) e il PIL. Per quanto riguarda quest’ultimo, il punto più importante è che il debito non deve crescere in modo esplosivo.

Sebbene un particolare rapporto debito/PIL non possa essere definito insostenibile, su basi empiriche o teoriche, quanto più alto è il rapporto iniziale e quanto più rapida è la probabilità che cresca, tanto meno sostenibile sarà probabilmente il debito. Blanchard sostiene che “le economie avanzate possono sostenere un rapporto debito/PIL più elevato, purché non esploda”. Ma esiste la probabilità (ma non la certezza) che i tassi di interesse aumentino con il livello del debito. Se così fosse, la dinamica del debito tenderebbe a diventare esplosiva.

Se si vuole che i rapporti debito/PIL rimangano stabili, il tasso di crescita economica deve essere pari al tasso di interesse medio, quando il saldo primario è pari a zero . Maggiore è l’eccedenza del tasso di interesse rispetto al tasso di crescita, maggiore deve essere il surplus fiscale primario, e viceversa. Dove sono oggi i debiti e i deficit fiscali delle grandi economie ad alto reddito?

Il FMI prevede che il rapporto debito/PIL sarà vicino al 100% nel Regno Unito, Francia e Stati Uniti, al 133% in Italia e al 156% in Giappone nel 2024. Al contrario, nel 2001, i rapporti erano inferiori al 50% nel 2024. Regno Unito, Francia e Stati Uniti, 75% in Giappone e 100% in Italia. Questi salti sono avvenuti nonostante i bassi tassi di interesse. Non sorprende, quindi, che i deficit primari siano stati ampi: tra il 2008 e il 2023, sono stati in media del 5,3% del PIL negli Stati Uniti, del 5,2% in Giappone, del 4,1% nel Regno Unito e del 2,9% in Francia.

L’Italia ha registrato un disavanzo primario medio pari solo allo 0,2% del PIL. Ma ciò non è bastato a contenere del tutto l’aumento del debito, perché i tassi di interesse erano molto alti durante la crisi dell’eurozona. Questa era la punizione per la precedente dissolutezza. Ma la Germania è riuscita a realizzare un piccolo avanzo primario, in media pari allo 0,3% del Pil. Quali sono, allora, le prospettive future per i tassi di interesse e la futura crescita economica? I primi sono aumentati notevolmente. I rendimenti dei titoli di Stato nominali a 10 anni sono aumentati di 3 punti percentuali in Canada e di 3,9 punti nel Regno Unito negli ultimi tre anni. Il Giappone, come è noto, costituisce l’eccezione.

Ma, sorprendentemente, l’aumento dei rendimenti reali negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che offrono da molto tempo obbligazioni indicizzate, ha quasi eguagliato l’aumento dei rendimenti nominali: 3 punti percentuali sui titoli del Tesoro USA protetti dall’inflazione, contro il 3,6% punti sulle obbligazioni convenzionali e 3,4 punti percentuali sui gilt indicizzati del Regno Unito contro 3,9 punti percentuali sui gilt convenzionali. Le aspettative di inflazione più elevate a lungo termine non possono essere una parte importante della ragione del balzo dei rendimenti nominali.

Ciò lascia come spiegazioni uno spostamento al rialzo dei tassi reali di equilibrio o una politica monetaria più restrittiva. Nel primo caso, i tassi reali potrebbero rimanere piuttosto elevati. In quest’ultimo caso, dovrebbero scendere nuovamente quando la politica monetaria si normalizzerà (qualunque cosa ciò possa significare). In sintesi, i tassi di interesse reali potrebbero essere permanentemente più alti rispetto al passato, anche se ciò non è ancora certo.

Quali sono, infine, i tassi futuri di crescita economica? Le previsioni del FMI per il 2024-28 danno una crescita reale media dell’1,9% negli Stati Uniti, dell’1,8% in Canada. 1,6% nel Regno Unito e Francia, 1,4% in Germania, 0,9% in Italia e 0,6% in Giappone. Questi sono decisamente bassi rispetto ai tassi di interesse reali di oggi.

Se i governi vogliono evitare i rischi di un’esplosione del debito e non intendono ricorrere all’inflazione a sorpresa o alla repressione finanziaria, dovranno inasprire le misure per lo più politiche fiscali ancora estremamente accomodanti. Ma oseranno farlo in società che invecchiano, con economie in lenta crescita e crescenti oneri di difesa?

Una crescita più rapida aiuterebbe. Ma, come ha dimostrato il governo Truss nel Regno Unito, questo obiettivo non sarà raggiunto con mezzi magici. Sembra che si profilano all’orizzonte scelte fiscali dolorose.

Valter Buffo
Ping - pong della narrativa
 

Nella settimana del vertice tra Biden e Xi, ci è sembrato opportuno dedicare un Post al ping - pong.

Non si tratta dello sport del ping - pong: parleremo di un altro tipo di ping - pong.

Chiariamo subito che con i nostri Clienti (sia in The Morning Brief, sia durante gli altri contatti diretti) ne abbiamo parlato e scritto veramente poco, quasi nulla.

E questo per la ragione che, dl punto di vista della pratica, dei risultati e della performance, questo ping - pong incide poco o nulla.

Allo stesso tempo, se ne scrive e se ne parla moltissimo, e questo clamore mediatico potrebbe influire sulle decisioni di investimento dei nostri lettori, ai quali quindi regaliamo un concreto supporto nelle scelte.

Per questa ragione, nelle ultime settimane, alla pagina TWIT - TWOO del sito ne abbiamo scritto più di una volta.

In aggiunta questo ping - pong oggi caratterizza il funzionamento dell’intera industria del risparmio: un’industria cresciuta in modo furioso, negli ultimi trent’anni, grazie a pesantissime commissioni che il pubblico degli investitori paga … senza ricevere in cambio nulla.

Questa industria del risparmio, cresciuta intorno ai mercati finanziari, ha adottato ed adotta oggi un modello di business che NON è quello del servizio al Cliente, bensì è quello del “piazzare al Cliente la merce”, proprio come fa l’industria dell’abbigliamento oppure l’industria delle mozzarelle e dei formaggi di capra.

Oggi, per “piazzare la merce”, si fa leva sulla “narrativa”. Per chiarire al lettore di Recce’d come funziona il meccanismo incentrato sulla narrativa, facciamo subito un esempio pratico.

Ognuno dei nostri lettori avrà notato la decisione da parte delle banche internazionali (unanime, come sempre: tutti allineati e compatti come i soldatini) di anticipare, di due oppure tre settimane rispetto al solito, la diffusione di quei loro documenti che chiamano Outlook, e che sono poi le fonti alle quali si abbeverano tutti i media, e tutti i promotori finanziari (financial advisors, private bankers, wealth managers) per settimane ed alcune volte anche per mesi.

A voi investitori finali diranno: “Ecco come andrà il Mondo, ed i mercati, nel 2024”, e poi vi faranno sempre vedere i soliti nomi, del tipo …Goldman Stanley.

Loro, i promotori finanziari, non possono fare diversamente, poverini: non saprebbero raccontare un “loro” storia del 2024. Non hanno quelle capacità: loro, di mestiere, fanno i venditori.

Dicevamo sopra: con i Clienti di Recce’d, non se ne è proprio parlato. E per una chiarissima ragione: la rilevanza pratica, l’impatto sull’operatività, l’influenza sulle performances 2024 di questo tipo di pubblicazioni è ZERO.

Sono documenti di puro marketing, decisi dall’Ufficio Vendite. In pratica, nelle scelte operative, non solo NON aiutano. Confondono anche, e molto, le idee all’investitore.

Perché, allora, in questo Post noi ne scriviamo? Non per fare “informazione finanziaria”: Recce’d non fa “informazione finanziaria”. Ciò che trovate sul sito, è una piccola parte dell’ampio lavoro di raccolta, riordino, prioritizzazione, analisi e stima, che Recce’d fa per i propri Clienti ogni giorno.

Oggi, nel nostro Blog, ed allo scopo di regalare un aiuto concreto ai tanti lettori che sono alle prese con il “ribilanciamento di fine anno” del promotore finanziario che adesso si fa chiamare financial advisor, prendiamo spunto proprio da uno di questi documenti che chiamano “Outlook”, la cui introduzione abbiamo prima selezionato, e dopo anche tradotto, per voi lettori.

Seguono più in basso i commenti e le analisi di Recce’d. E vi spieghiamo anche perché abbiamo scelto proprio questo Outlook, tra le centinaia che abbiamo ricevuto.

Di Vishwanath Tirupattur, responsabile globale della ricerca quantitativa presso Morgan Stanley

Più tardi pubblicheremo le nostre prospettive per l’anno prossimo. Personalmente, è una pietra miliare: è il ventesimo anno che ho il privilegio di far parte di questa annuale osservazione della sfera di cristallo presso la Morgan Stanley Research. Per quelli di noi immersi nella routine quotidiana dei mercati, fare un passo indietro e immaginare come si evolveranno le economie e i mercati nel corso dell’anno a venire è un’impresa impegnativa, che prendiamo sul serio. Ci impegniamo a raggiungere coesione e coerenza nelle nostre prospettive attraverso le economie e i mercati attraverso un esercizio altamente collaborativo e deliberativo che coinvolge i nostri team economici e strategici a livello globale.

I nostri economisti guidati da Seth Carpenter, capo economista globale di Morgan Stanley, prevedono una crescita inferiore al trend nei mercati sviluppati (DM) e un quadro di crescita misto in evoluzione nei mercati emergenti (EM). Ritengono che la politica monetaria restrittiva degli ultimi due anni continui a esercitare pressione sul ciclo economico globale nel 2024. Partendo dal presupposto che, sebbene l’inflazione globale abbia raggiunto il picco, il ritorno ai livelli target richiederà un periodo di crescita inferiore alla media, si aspettano di vedere una crescita globale. rallentamento, con la maggior parte delle economie dei mercati sviluppati che evitano la recessione e allo stesso tempo controllano l’inflazione. Riconoscono che, sebbene le recessioni restino un rischio ovunque, qualsiasi recessione nel nostro scenario di base (come nel Regno Unito) dovrebbe essere superficiale poiché l’inflazione sta diminuendo con la piena occupazione, quindi i redditi reali reggono, lasciando i consumi resilienti, nonostante la spesa per investimenti più volatile.

Per la Cina permane il rischio di una trappola debito-deflazione, con un conseguente miglioramento inferiore sia della crescita che dell’inflazione che grava sulla crescita complessiva dei mercati emergenti.

Sebbene la crescita rimanga solida in alcune economie emergenti come India, Indonesia e Filippine, non sarà sufficiente a compensare l’effetto frenante della Cina.

Dopo quasi due anni di politica monetaria aggressiva, i nostri economisti prevedono che i tassi ufficiali nella maggior parte dei paesi sviluppati, con la notevole eccezione del Giappone, rimarranno sostanzialmente invariati nel primo semestre 2024 e diminuiranno solo gradualmente man mano che l’inflazione si avvicinerà ai livelli target.

Quindi, nonostante l’inizio dell’allentamento. i tassi ufficiali nei Mercati Sviluppati rimangono restrittivi anche alla fine del 2024. Il Giappone continua a seguire un ritmo diverso, procedendo verso la normalizzazione politica dall’altra estremità dello spettro politico. I nostri economisti si aspettano che la BoJ rimuova sia la politica dei tassi di interesse negativi (NIRP) sia il controllo della curva dei rendimenti (YCC) nel gennaio 2024 e aumenti una volta nel luglio 2024.

Per i mercati, il 2024 presenta un assetto impegnativo. Molti mercati hanno già scontato una transizione macroeconomica fluida, un atterraggio morbido caratterizzato da una crescita e un’inflazione moderate e, infine, una politica più accomodante.

Pertanto, per giustificare le valutazioni attuali di molte classi di asset è necessario che le prospettive macroeconomiche rispettino perfettamente l’atterraggio morbido. In questo senso c’è poco spazio per errori.

A differenza degli ultimi due anni, quando avevamo una forte preferenza per il Resto del Mondo rispetto agli Stati Uniti, prevediamo che gli asset statunitensi troveranno il 2024 più facile, e i mercati emergenti meno così. Per quanto riguarda le valute, prevediamo che la forza dell'USD persisterà per tutto il primo trimestre, poiché la crescita e la divergenza dei tassi continuano e le caratteristiche difensive dell'USD rimangono allettanti. Lo JPY sovraperforma sulla scia dell'uscita della BoJ dall'YCC e dal NIRP.

Il rallentamento dell’economia e l’allentamento delle politiche hanno posto le basi per un calo dei rendimenti negli Stati Uniti, in Europa, nel Regno Unito e nel blocco del dollaro, e per un irripidimento delle curve dei rendimenti. Riteniamo che questa sia una buona impostazione per l'"investimento a reddito". Per gli investitori focalizzati sul rendimento che cercano rendimenti superiori al 6%, vediamo un’ampia gamma di opportunità nel reddito fisso di alta qualità: titoli di stato dei mercati sviluppati, credito IG, MBS di agenzie e tranche senior di credito cartolarizzato.

Dato che il margine di errore è minimo, propendiamo per un atteggiamento difensivo, soprattutto nel settore azionario. Il Giappone è la nostra regione preferita, mentre i mercati emergenti sono quelli meno preferiti, trascinati giù dalla crescita asiatica. Per le azioni statunitensi, continuiamo a raccomandare una crescita difensiva e un bilanciere ciclico di fine ciclo e ci aspettiamo che una ripresa duratura degli utili emerga nel corso del 2024, anche se prevediamo che la recessione degli utili continuerà nel breve termine. Nel frattempo, prevediamo che gli utili azionari europei toccheranno il minimo nel primo trimestre, ma l’eventuale ripresa sarà probabilmente a forma di L.

Il 2023 è stato un anno impegnativo per i mercati e neanche il 2024 sarà facile, ma prevediamo che la natura della sfida sarà diversa.

Troverete la storia completa nelle nostre prospettive globali che verranno pubblicate più tardi oggi e nelle prospettive specifiche per classe di asset più dettagliate che seguono. Rimani sintonizzato.

Questo è un ottimo esempio ciò che tutti oggi definiscono con il termine “narrativa”.

In pochi anni, il termine “narrativa” si è molto diffuso sia nell’industria del risparmio, ma pure nel mondo del business, della comunicazione aziendale, e persino della politica.

L’industria del risparmio ne ha fatto il cardine, il pivot del proprio modo di funzionare. Gli operatori dell’industria del risparmio fanno costante riferimento alla narrativa. Per vendere.

L’esempio che vi abbiamo presentato qui sopra è di qualità superiore alle media. E’ un testo che parla di “quello che le persone devono pensare a proposito dei mercati”, ed allo stesso tempo un testo che ha nulla a che vedere con la realtà dei mercati.

Come anche voi avrete già osservato, da questo testo mancano molti “pezzi”, è un quadro decisamente incompleto della realtà che ci aspetta. salta all’occhio subito.

Ma ciò che disturba la “narrativa che deve prevalere” va adeguatamente evitato, messo da parte, nascosto.

L’importanza della “narrativa” oggi sui mercati finanziari (sul piano commerciale e della vendita) è evidente a tutti.

Il più grande gestore europeo di Fondi Comuni, che si chiama Amundi, ha dedicato addirittura una collana di documenti proprio al tema della narrativa. Ed anche voi, lettori di Recce’d, dovreste avere maggiore consapevolezza, di come funziona il gioco delle narrative.

La narrativa è una storia: una storia che viene costruita. Viene costruita in modo da apparire coerente.

In modo da rendere coerente qualcosa, che ovviamente NON è coerente.

La “narrativa” viene costruita con uno scopo esplicito (come anche in politica, nelle Aziende e in finanza):

l’obbiettivo è sempre “vendere la merce”. Ha nulla a che vedere, ma proprio nulla, con la performance del Cliente investitore. Sono due questioni separate.

La narrativa quindi ha lo scopo di rassicurare, eliminare i dubbi, regalare delle certezze.

Anche quando NON esistono certezze. E per questa ragione, le cose che sono complesse vengono semplificate, distorte, e banalizzate: per rendere il discorso facile e coerente. Inventare un futuro.

Ma sempre di parole di tratta. Un discorso. Una fantasia. Spesso, nel caso del risparmio e dei mercati finanziari, si tratta di

una pericolosissima traduzione in “previsioni” di quella che invece si chiama “speranza” oppure “sogno ad occhi aperti”.

Più o meno, le cose andavano così già nel passato.

Oggi però si vede, distintamente, una novità. Tutti la vedono: pochi, però, ne sono consapevoli, fino ad oggi.

Per questa ragione, noi di Recce’d oggi approfondiamo, con i nostri lettori, proprio questa novità

Che è appunto il ping - pong dal quale oggi siamo partiti.

Scrive Mohamed El Erian il giorno 17 novembre (ieri):

Il ping-pong della narrativa è ben lontano dall’essere finito.

In effetti, io non ricordo un periodo nel quale le “previsioni di consenso” abbiano avuto così tanta difficoltà a reggere anche solo per qualche settimana come “un unica narrativa dominante” per gli Stati Uniti.

E stamo parlando degli Stati Uniti: la più grande economia al Mondo. Ed il Paese con le Istituzioni politiche più stabili e mature.

Se questa importante novità, che El Erian ha colto e evidenziato (e che Recce’d segnala, già da moltissimi mesi, ai propri Clienti, ma pure qui nel Blog), noi siamo qui oggi per aggiornarvi ed aiutarvi.

Aiutarvi per la gestione del vostro portafoglio titoli: perché questo ping-pong della narrativa incide sulle scelte degli investitori (o almeno di una grande parte), e quindi sulla stessa gestione di portafoglio, almeno nell’immediato.

Ecco un esempio sempre di ieri 17 novembre 2023.

Sempre Mohamed El Erian evidenzia che oggi la narrativa dominante è fondata su tagli dei tassi ufficiali di interesse più profondi del previsto, e quindi sul soft landing.

La centralità del soft landing, siamo certi che lo avete notato, è stata evidenziata anche da Morgan Stanley, nel testo che vi abbiamo proposto più in alto.

Che dice chiaramente Morgan Stanley più sopra che: per sostenere questi livelli di mercato, il soft landing DEVE esserci, e non si può sbagliare neppure di un millimetro.

Proseguiamo. Un terzo spunto che è arrivato, sempre ieri, e sempre da Mohamed El Erian, è quello dell’immagine che segue.

Dice El Erian a Bloomberg TV: “la cosa che più mi ha colpito è che nulla si è rotto” per conseguenza del passaggio del costo del denaro da ZERO al 5%.

E’ un fatto, e merita attenzione. Allo stesso tempo, questa affermazione andrebbe accompagnata da un’analisi molto ampia, di cui Recce’d NON parla in questo Post ma scriverà poi, in un Post successivo.

Noi in Recce’d l’analisi su questo aspetto dell’attualità l’abbiamo già fatta, e molti mesi fa, con i nostri Clienti in The Morning Brief.

Tornando al fatto che, ad oggi, niente si è “rotto”, ai nostri lettori diciamo che è vero che oggi 18 novembre 2023 nulla si è “rotto”, ma allo stesso tempo va ricordato che il requisito fondamentale, per fare performance con i propri investimenti finanziari, è avere la capacità e la competenza per guardare avanti, diciamo sei, dodici oppure diciotto mesi. L’oggi, il presente, per la gestione del portafoglio titoli significa pochissimo.

Torniamo alla narrativa dominante, ed anche all’attualità. Un aspetto molto particolare, dell’attualità, che abbiamo già evidenziato anche alla pagina TWIT-TWOO e anche nel Blog, è che l’industria del risparmio con la attuale “narrativa dominante” va contro la Federal Reserve e la BCE.

Noi di Recce’d nel 2020 scrivevamo qui nel Blog un noto Longform’d dal titolo “Fight The Fed”, ed allora eravamo i soli. Oggi, tutto l’industria (banche e promotori) scrive e dice che NON bisogna segue le indicazioni della Fed e investire in modo opposto. La Fed ripete di essere dipendente dai dati e pochi minuti dopo in cento banche diverse ci spiegano che è una ca…ata e bisogna invece investire tutto in modo molto aggressivo (pro-rischio) perché c’è la CERTEZZA che i tassi scenderanno.

C’è il dubbio, fondato, che tutte le banche e tutte le Reti vadano in giro ripetendo questo mantra per la ragione che è quello che la massa vuole sentirsi raccontare.

La massa degli investitori VUOLE sentirsi raccontare del soft landing, e VUOLE convincersi che nel futuro ci attende un forte calo dei tassi ufficiali di interesse, e quindi il rialzo dei prezzi delle obbligazioni, ed allo stesso tempo il rialzo dei prezzi delle azioni.

Tutti più ricchi.

Senza lavorare, senza faticare, senza fare nulla.

Tutto che va bene per tutti.

Ma chi è, o che cosa è, che oggi garantisce che andrà in questo modo?

Chi è che garantisce che i tassi scenderanno, oggi?

E che cosa garantisce che quando i tassi scendono poi le Borse salgono?

L’immagine sopra ci racconta ciò che accadde nella realtà.

Ma non è indispensabile conoscere la storia, per parlare di Borsa: tutti ne possono parlare, al bar, in ufficio, sulla metro, in chat, sui social, nelle community, in TV.

Non è indispensabile avere specifiche competenze: c’è la libertà di parola, e tutti parlano di tutto, di come si curano le malattie e di come si deve fate un intervento chirurgico, di come si fa ad andare nello spazio, di come cambiano le stagioni.

Qualcuno, criticamente, scrive e dice che oggi si parla davvero troppo: non sappiamo degli altri ambienti, ma per ciò che riguarda la finanza e gli investimenti è certo che gli eccessi visto negli ultimi anni sono purtroppo anche il riflesso di questo eccesso di chiacchiere, a sua volta fondato sul fatto che il denaro a costo zero ha permesso a chiunque di dire “io sono un genio della Finanza”.

I media, la stampa e la TV, si intrecciano da questo punto di vista con il flusso abnorme di chiacchiere sui social, nelle chat e nelle community: la forza di ogni “narrativa” sta proprio nell’imporsi sia attraverso i media, sia attraverso i social.

Che una cosa sia vera oppure falsa, oggi non importa. “A forza di ripetere una cosa, diventa vera”. Lo si era capito già negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, e da allora la forza di questo meccanismo è sempre aumentata, e ne hanno scritto anche studiosi di fama.

Tenera la massa lontana dalla realtà.

Nel caso degli investimento e del risparmio, poi, ci si fanno pure dei bei soldi, e lo scopo rimane sempre quello:

piazzare la merce.

Per un certo periodo di tempo, il meccanimo funziona: anche perché il bombardamento è massiccio.

Ma funziona solo per un certo periodo, perché poi è la realtà a rompere la “narrativa dominante”. A quel punto è necessario montare una “nuova narrativa”: proprio ciò che è successo a inizio novembre del 2023.

E ritorniamo quindi al tema del ping-pong.

Secondo una analisi di Deutsche Bank, questa è la settimana volta (in soli due anni!!!) che ritorna il soft landing.

Da un lato, si potrebbe pensare che, a forza di ripeterlo, poi una volta almeno ci pigliano.

Dall’altro lato, però (ed è questo il regalo che Recce’d oggi vi fa) è utile per ogni investitore tenere a mente che

il soft landing NON lo ha ordinato il medico

nel senso che oltre al soft landing un investitore deve necessariamente prendere in esame anche altri scenari, che la stampa non prende in esame, che la community non prende in esame, che il promotore finanziario non prende in esame, che Goldman Sachs non prende in esame.

Ma che sono scenari concreti. Esistono. E secondo noi in Recce’d oggi nel novembre 2023 sono ben più realistici del soft landing. Molto più realistici e concreti.

La probabilità di uno scenario, e dei risultati che ne derivano (per il vostro portafoglio titoli e per i vostri investimenti) NON dipendono da quanto se ne parla sul giornale oppure in chat oppure nella community.

Dipendono, esclusivamente, dai fatti.

Ci sono ragioni per concludere che (al contrario di quanto sembrerebbe a rima vista) l’insistenza su un determinato scenario sia un segnale che anticipa un altro scenario, uno scenario totalmente diverso, nella realtà e quindi sui mercati finanziari.

L’industria che deve “piazzare i prodotti finanziari” sceglie di puntare tutto su una data “narrativa” che, da sempre, si fonda su:

  • uno scenario semplificato

  • non ci saranno problemi

  • tutto andrà al meglio che è possibile

  • se ci sono argomenti che creano problemi, evitiamo di scriverne e parlarne.

Questo tipo di atteggiamento e di impostazione della “narrativa” porta alla situazione che documentiamo sotto con un grafico: le sue indicazioni e previsioni risultano quasi sempre sbagliate.

L’investitore che si affida alla narrativa quindi quasi sempre perde i sui soldi, perché li ha investiti sulla base … delle balle inventate per farlo muovere in quel modo.

E queste stesse banche internazionali di investimento, quelle che lavorano in modo incessante alla costruzione della “nuova narrativa”, che cosa ne guadagnano?

Il loro guadagni sono tutti nelle commissioni che il Cliente finale paga (per la negoziazione, e per i prodotti finanziari come Fondi, certificati, polizze Vita ed UCITS, e poi venture capital, private equity, finanziamenti diretti e tutto quello che va di moda in questo momento).

Il fatto inspiegabile (ma soltanto a prima vista) è che poi queste stesse grandi banche, se si mettono alla prova a gestire il portafoglio, non riescono a produrre alcun vantaggio, per chi ci investe.

Sono loro, che decidono la narrativa. Sono loro, che spiegano a noi che “è arrivato il soft landing”. Sono loro, che garantiscono che “il soft landing è inevitabile”.

Ma perché allora non ci fanno i soldi per i Clienti dei loro Fondi?

Un investitore anglosassone che abbia scelto ad esempio un Fondo Flessibile Multi Asset in euro di Goldman Sachs, guardando la performance del grafico sarà costretto a commentare:

It sucks!

Torniamo adesso, per concludere, all’inizio del nostro Post: più in alto abbiamo scritto che con i nostri Clienti noi abbiamo scritto e parlato pochissimo di questo tema della “narrativa” e del ping-pong, perché alla fine poi non rimane nulla, di questo giochetto del ping-pong, nelle performances dei portafogli titoli. Nulla di concreto, nulla di reale e nulla che si tocca con mano.

Qualche lettore, forse, si chiederà: ma allora, voi di che cosa parlate e scrivete con i Clienti?

Nessun segreto: si tratta di argomenti e temi di cui abbiamo scritto anche qui, nel Blog, alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE e a volte anche alla pagina TWIT - TWOO.

Si tratta dei fattori che DAVVERO determinano le performance di tutti i portafogli, delle azioni, delle obbligazioni, delle materie prime e delle valute.

Anche se, per ora, non sono “dominanti” nelle chat, nelle community, a CNBC, e per tutti quelli che vivono la loro esperienza di investitore sempre “correndo dietro” alla tendenza invece di anticiparla.

Quelli che oggi si fanno raccontare che è decisivo un calo dell’inflazione dello 0,1%.

Quelli che vivono nel Mondo di Barbie.

Un concreto esempio degli argomenti che sviluppiamo con i Clienti?

Un secondo esempio, collegato al primo?

In aggiunta per i nostri Clienti noi scriviamo di come si sfruttano queste opportunità. Del modo nel quale si costruisce e gestisce il portafoglio titoli. Delle tecniche che guidano una gestione disciplinata, e dei modelli di valutazione proprietari che utilizziamo.

Se volete liberarvi di ogni “narrativa”, e discutere in modo serio di investimenti e performance, noi di Recce’d restiamo a vostra disposizione, e siamo subito accessibili con il form che trovate nel sito alla pagina CONTATTI.

Valter Buffo
Strategia 2024: troppo bello per essere vero, e qualcosa dovrà cedere
 

Iniziando con qualche settimana di anticipo ricapitolare i fatti del 2023 (che non è ancora finito, sottolineiamo) si può dire che per ciò che riguarda i fatti principali, gli eventi più importanti, e i fattori che hanno avuto maggiore influenza sulla performance dei portafogli titoli, uno spicca sopra tutti gli altri: le economie, quelle reali, sono andate meglio (in qualche caso anche molto meglio) di ciò che si prevedeva nel mese di gennaio 2023.

Questo singolo fatto ha avuto, fino ad oggi, una serie di importanti conseguenze per i portafogli modello di Recce’d e per tutti quanti i portafogli:

  1. ha modificato drasticamente le previsioni per i tassi di interesse rispetto a gennaio 2023

  2. ha sostenuto le Borse

  3. ha spinto in alto il dollaro USA

  4. ha sostenuto il prezzo del petrolio

Ma si tratta di una buona oppure di una cattiva notizia?

A questa domanda, la stragrande maggioranza di noi investitori, a tutto oggi non sa che cosa rispondere.

Oggi Recce’d aiuta il suo lettore facendo il punto di dove stiamo, a proposito dell’economia reale.

Lo potete leggere, illustrato con massima chiarezza, nell’articolo che riportiamo qui sotto.

Anche se le guerre infuriano e il clima geopolitico si incupisce, l’economia mondiale è stata un’irrefrenabile fonte di allegria. Solo un anno fa tutti concordavano sul fatto che gli alti tassi di interesse avrebbero presto portato ad una recessione. Ora anche gli ottimisti sono rimasti confusi. L’economia americana ha registrato un forte impulso nel terzo trimestre, crescendo allo straordinario ritmo annualizzato del 4,9%. In tutto il mondo, l’inflazione è in calo, la disoccupazione è rimasta per lo più bassa e le grandi banche centrali potrebbero aver interrotto la stretta monetaria. La Cina, colpita da una crisi immobiliare, dovrebbe beneficiare di uno stimolo modesto. Purtroppo, però, questo buonumore non può durare. Le basi per la crescita odierna sembrano instabili. Guarda avanti e le minacce abbondano.

L’economia irrefrenabile ha incoraggiato a scommettere che i tassi di interesse, anche se non cresceranno più rapidamente, non scenderanno di molto. I rendimenti obbligazionari a lungo termine sono aumentati notevolmente. Il governo americano deve ora pagare il 5% per prendere in prestito per 30 anni, rispetto ad appena l’1,2% nel pieno della recessione pandemica. Anche le economie note per i tassi bassi hanno registrato forti aumenti. Non molto tempo fa i costi di finanziamento della Germania erano negativi; ora il rendimento delle sue obbligazioni decennali è quasi del 3%. La Banca del Giappone ha quasi rinunciato alla sua promessa di fissare i costi dei prestiti a dieci anni all’1%.

Alcune persone, tra cui Janet Yellen, segretaria del Tesoro americana, affermano che questi tassi di interesse più elevati sono una buona cosa, un riflesso di un’economia mondiale in pessima salute. In realtà, sono una fonte di pericolo. Poiché è probabile che i tassi più elevati persistano, le politiche economiche di oggi falliranno e così anche la crescita che hanno favorito.

Per capire perché le condizioni favorevoli di oggi non possono continuare, consideriamo uno dei motivi per cui l’economia americana, in particolare, è andata meglio del previsto. I suoi consumatori hanno speso il denaro accumulato durante la pandemia tramite elemosine e restando a casa. Si prevedeva che i risparmi in eccesso fossero ormai esauriti. Ma dati recenti suggeriscono che alle famiglie restano ancora 1.000 miliardi di dollari, il che spiega perché possono farla franca risparmiando meno sui loro redditi rispetto a qualsiasi altro momento degli anni 2010.

Una volta esaurite le riserve di risparmio in eccesso, gli alti tassi di interesse inizieranno a farsi sentire, costringendo i consumatori a spendere meno liberamente. E, come spiega il nostro Briefing, se i tassi rimarranno più alti per un periodo più lungo, inizieranno ad emergere problemi nell’economia mondiale. In Europa e in America i fallimenti aziendali sono già in aumento; anche le aziende che hanno bloccato tassi bassi emettendo debito a lungo termine dovranno col tempo affrontare costi di finanziamento più elevati. I prezzi delle case diminuiranno, almeno in termini adeguati all’inflazione, poiché rispondono a mutui più cari. E le banche che detengono titoli a lungo termine – che sono state sostenute da prestiti a breve termine, anche da parte della Fed – dovranno raccogliere capitali o fondersi per colmare i buchi aperti nei loro bilanci dai tassi più alti.

La generosità fiscale ha contribuito alla corsa allo zucchero dell’economia mondiale. In un mondo più alto più a lungo, anche questo sembra insostenibile. Secondo il FMI, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone probabilmente registreranno deficit intorno al 5% del Pil nel 2023. Nei 12 mesi fino a settembre il deficit americano è stato sbalorditivo di 2 trilioni di dollari, ovvero il 7,5% del Pil dopo l’aggiustamento. per le distorsioni contabili, circa il doppio di quanto previsto a metà del 2022.

In un periodo di bassa disoccupazione, tale indebitamento è incredibilmente sconsiderato.

Tutto sommato, il debito pubblico nel mondo ricco è ora più alto, in termini di percentuale del Pil, che in qualsiasi momento successivo alle guerre napoleoniche.

Quando i tassi di interesse erano bassi, anche i debiti più estesi erano gestibili. Ora che i tassi sono aumentati, gli interessi passivi stanno prosciugando i budget. Il rialzo più a lungo minaccia quindi di contrapporre i governi ai banchieri centrali che mirano all’inflazione. La Yellen si è già sentita obbligata a sostenere che i titoli del Tesoro non comportano alcun premio di rischio, e Jerome Powell, il presidente della Fed, ha insistito sul fatto che la sua banca non taglierebbe mai i tassi e non lascerebbe mai che l’inflazione si scatenasse per allentare la pressione sul bilancio del governo.

Qualunque cosa dica Powell, un’era di rialzo più a lungo porterebbe gli investitori a mettere in discussione le promesse dei governi sia di mantenere bassa l’inflazione sia di pagare i propri debiti. Le partecipazioni obbligazionarie della Bce si stanno già sbilanciando verso il debito pubblico italiano che la Bce tacitamente sostiene, un compito che è diventato molto più difficile in un mondo di tassi elevati. Anche quando lo scorso anno i rendimenti dei titoli di stato giapponesi erano pari al misero 0,8%, l’8% del bilancio giapponese è stato destinato al pagamento degli interessi. Immaginate la tensione se i rendimenti raggiungessero anche i livelli relativamente modesti della Germania. Di conseguenza, alcuni governi avrebbero continuato a stringere la cinghia. Ma farlo potrebbe portare sofferenza economica.

Queste tensioni rendono difficile immaginare come l’economia mondiale possa realizzare tutte le cose che i mercati attualmente si aspettano da lei: una recessione evitata, una bassa inflazione, debiti ingenti e tassi di interesse elevati, tutto allo stesso tempo.

È più probabile che l’era del rialzo più a lungo si uccida da sola, determinando una debolezza economica che consente ai banchieri centrali di tagliare i tassi senza che l’inflazione salga.

Una possibilità più promettente è che la crescita della produttività aumenti, forse grazie all’intelligenza artificiale generativa (ai). Il conseguente aumento dei redditi e dei ricavi renderebbe sopportabili tassi più elevati. In effetti, i dati pubblicati il 2 novembre dovrebbero mostrare che la produttività misurata dell’America è aumentata nel terzo trimestre. Il potenziale dell’intelligenza artificiale di liberare ulteriori guadagni di produttività può spiegare perché il rialzo più a lungo non ha finora perforato i mercati azionari.

Se non fosse stato per le valutazioni in aumento di sette aziende tecnologiche, tra cui Microsoft e Nvidia, l’indice S&P 500 delle azioni americane sarebbe crollato quest’anno.

A questa speranza, però, si contrappone un mondo perseguitato da minacce alla crescita della produttività. Donald Trump promette nuove tariffe se dovesse tornare alla Casa Bianca. I governi distorcono sempre più i mercati con la politica industriale.

La spesa statale sta crescendo come quota dell’economia man mano che le popolazioni invecchiano, la transizione verso l’energia verde è alle porte e i conflitti in tutto il mondo richiedono maggiori spese per la difesa.

Di fronte a tutto ciò, chiunque scommetta che l’economia mondiale possa continuare ad andare avanti così sta facendo una scommessa enorme. ■

Dallo scenario economico ora passiamo, con la nostro abituale concretezza, alla strategia di portafoglio ed alla asset allocation, per il 2024 ed oltre.

Nell’articolo che segue, si ricorda quanto si difficile fare previsioni. Ed infatti, come tutti i lettori sanno benissimo, Recce’d evita quei giochetti di fine anno (giochetti di prestigio che lasciamo ai venditori, ai promotori finanziari) del tipo: dove sarà la Borsa a fine 2024?

Si tratta di tecniche di marketing, vecchie ed in qualche caso vecchissime, molto spesso ridicole.

Al contrario, Recce’d come sapete vi parla dell’oggi: dell’oggi dei mercati, e delle conseguenze pratiche e concrete per la gestione sia dei portafogli titoli sia delle singole posizioni in azioni, obbligazioni, materie prime e valute.

Alla pagina TWIT - TWOO, la settimana scorsa, avete letto un tweet che ricordava a tutti gli investitori quanto è importante prepararsi.

Oggi, è ancora più importante. Oggi, nel novembre del 2023, la grande massa degli investitori resta concentrata sui “movimenti della scorsa settimana”, e continua ad ossessionarsi su “quanto vale oggi il dollaro, l’indice della Borsa, il petrolio”. 

Facendo in questo modo, la massa degli investitori ha fino ad oggi perso di vista l’evoluzione dello scenario nei suoi tratti fondamentali: con l’articolo che segue, richiamiamo l’attenzione dei nostri lettori sui fatti determinanti, ovvero sui fattori che determinano, e determineranno, il rendimento dei portafogli da qui a fine 2023, e poi nel 2024, e poi anche nel 2025.

Fattori che, come leggete qui si seguito, hanno nulla a che vedere con il prossimo rialzo/ribasso dei tassi ufficiali, ed hanno nulla a che vedere con gli utili di oggi dei Magnifici Sette, ed hanno nulla a che vedere con il prezzo di oggi di petrolio, gas naturale ed oro.

Ne scriveremo nel sito, la settimana prossima, alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE, ed alla pagina TWIT - TWOO. Pubblicheremo anche nuovi contributi alla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO. Ed infine pubblicheremo la settimana prossima anche un nuovo, importante Longform’d, qui nel nostro Blog.

Nel frattempo, consentiteci di ripetere al nostro lettore che vanno analizzati, approfonditi, e capiti fino in fondo, in questa parte finale del 2023, in particolare due concetti:

  • il premio per il termine, ed anche

  • il tasso naturale di interesse.

Se per caso non avete le idee chiare, a questo proposito, potrete chiedere aiuto al vostro wealth manager, l vostro private banker, al vostro financial advisor, al robo-advisor, a uno dei tanti promotori finanziari.

Oppure scrivere a Recce’e: potremo parlarne direttamente al telefono.

L'autore è capo economista statunitense presso Brevan Howard.

Prevedere esattamente quando i mercati rifletteranno le forze macroeconomiche è quasi impossibile. Come ha scherzato l’economista Rudiger Dornbusch:

“In economia le cose richiedono più tempo per accadere di quanto pensi, e poi accadono più velocemente di quanto pensavi che potessero”.

Ma gli investitori prima o poi si troveranno ad affrontare un aggiustamento importante: tutti gli asset dovranno essere rivalutati a causa della fine di tre grandi trend. Sulla scia della crisi finanziaria globale, i mercati hanno abbracciato la transizione verso un’inflazione bassa e stabile. Di conseguenza, i tassi di interesse sono scesi a livelli mai visti dalla seconda guerra mondiale: la “nuova normalità”. I politici hanno approfittato di quello che sembrava un pranzo gratis abbassando ulteriormente i tassi di interesse e rilanciando l’economia con tagli fiscali e aumento della spesa pubblica.

Ma non più. Lo spazio fiscale viene ridotto quando i tassi di interesse superano il tasso di crescita potenziale dell’economia, come sta accadendo ora. Di conseguenza, si sviluppa un circolo vizioso di feedback negativo: i mercati devono digerire rollover del debito a tassi elevati, il che fa sì che i deficit di bilancio aumentino in modo spiraleggiante. Anche la politica monetaria è vincolata. In passato, gli investitori si aspettavano una “put” della Fed con tagli dei tassi da parte della Federal Reserve ogni volta che emergevano minacce alla crescita. Con un’inflazione al di sopra dell’obiettivo, i banchieri centrali non sono in grado di attenuare gli shock sull’economia reale o le turbolenze sui mercati finanziari. L’era della “put” della Fed è finita.

Allo stesso tempo, due forze strutturali favorevoli nell’economia globale stanno finendo.

In primo luogo, il “sogno cinese” del presidente Xi Jinping ha messo fine all’era quarantennale del “diventare ricchi è glorioso” in Cina. In futuro, la Cina porrà l’accento sulla crescita guidata dallo Stato, sulla prosperità comune e sulla sicurezza nazionale. Dopo aver alimentato la crescita globale per decenni, la crescita economica cinese rallenterà e, di conseguenza, una quantità minore delle sue riserve finanziarie verrà riciclata nei mercati internazionali. È probabile che anche il contributo della Cina alla riduzione dell’inflazione globale negli ultimi decenni diminuisca.

Inoltre, il panorama geopolitico è sempre più pericoloso. Nel 1989 Francis Fukuyama sviluppò l’idea della “Fine della Storia”. L’Occidente ha vinto la guerra fredda e ciò avrebbe dovuto segnare il trionfo della democrazia liberale. Ma i conflitti e le tensioni geopolitiche sono tornati, dall’Ucraina a Taiwan e ora a Israele. Un nuovo panorama di maggiore concorrenza geopolitica significherà una maggiore inflazione e maggiori deficit di bilancio. Queste tre “estremità” sono abbastanza evidenti da vedere.

Quali sono le implicazioni per gli investitori?

Il drammatico aumento dei tassi di interesse a lungo termine dalla metà dell’anno è un utile caso di studio. Negli ultimi due decenni, il premio a termine – il compenso richiesto dagli investitori per acquistare asset con una durata più lunga – ha registrato una tendenza al ribasso e negli ultimi anni è addirittura diventato negativo. La domanda di asset a lunga scadenza era così ampia che gli investitori erano disposti a rinunciare alla protezione e a pagare effettivamente il rendimento.

Le ragioni principali dei premi a termine negativi sono tre.

  • In primo luogo, la bassa inflazione e la diminuzione della volatilità dell’inflazione hanno reso attraente il debito a lungo termine.

  • In secondo luogo, i cicli di allentamento quantitativo in continua espansione della Fed hanno creato un acquirente di debito non economico di dimensioni enormi. Altre banche centrali hanno seguito l’esempio, amplificando l’effetto deprimente sui rendimenti.

  • Infine, i rendimenti obbligazionari hanno coperto i rendimenti azionari, il che ha reso interessante per gli investitori in cerca di rischio detenere attività prive di rischio. Le obbligazioni sembravano la copertura perfetta per le azioni perché ogni volta che emergeva un rischio per l’economia le banche centrali intervenivano in soccorso con tagli dei tassi e QE.

Nessuna “put” della Fed significa niente tassi a zero, nessuna promessa di tassi bassi in futuro e certamente nessun QE per salvare gli investitori quando subiscono perdite. Un costo del capitale più elevato ridurrà il tempo a disposizione delle start-up tecnologiche per raggiungere la redditività. La tendenza al rialzo dei multipli di valutazione prezzo-utili potrebbe invertirsi poiché gli investitori si trovano ad affrontare la prospettiva di perdite più frequenti e maggiori durante le fasi di recessione. Tassi ipotecari più alti congeleranno profondamente il settore immobiliare e alla fine peseranno sui prezzi delle case. I governi dovranno affrontare pressioni per ridurre i deficit e avranno poca libertà di investire in beni pubblici come la transizione energetica verde.

Questa “nuova anormalità” sarà caratterizzata da un’inflazione più elevata e più volatile, nonché da un ritorno a tassi di interesse strutturalmente più elevati. In retrospettiva, la nuova normalità appare come un periodo unico di tassi di interesse storicamente depressi dopo la crisi finanziaria. In futuro, gli investitori dovranno imparare di nuovo come operare senza una rete di sicurezza fiscale o monetaria.

Valter Buffo
Una magnifica settimana: ritorna quel caldo che c’era a fine luglio?
 

Quando è che la professionalità (la competenza, l’esperienza ed il metodo) di un gestore di portafoglio è davvero utile? Indispensabile?

Quando è che vale davvero la pena, di pagare le commissioni al professionista? In questo momento, è facile rispondere. Si è appena conclusa la prima settimana di novembre, e proprio questa prima settimana di novembre potrebbe aiutarci a rispondere a questa domanda.

Ne scriviamo oggi, 4 novembre 2023: la data è importante, perché Recce’d vi fornisce i consigli ed i suggerimenti che leggerete il giorno 4 novembre. Come sempre, Recce’d parla PRIMA, e non DOPO che i fatti sono già accaduti.

Dicevamo che la prima settimana del mese di novembre è stata una settimana stupenda:

  • stupenda per tutti quelli che (ci mettiamo le banche di investimento, ci mettiamo l’esercito dei promotori finanziari, ci mettiamo anche i media) da anni vive ogni giorno nel terrore che la bolla si sgonfi, e sgonfiandosi cancelli anche il loro posto di lavoro;

  • e stupenda allo stesso tempo per noi gestori dei portafogli modello di Recce’d, e per chi come noi punta invece sul “ritorno al normale funzionamento dei mercati finanziari dopo i troppi anni di distorsioni”.

Le ragioni della momentanea euforia di tutti quei disperati che, ancora ad inizio di novembre, puntano tutto sul wishful thinking, sul NON volere vedere la realtà, sull’aggrapparsi ad un sogno, è facilmente comprensibile: soltanto se si convince almeno una parte del pubblico che “continueremo per sempre a vivere nel Mondo di Barbie” loro, questi personaggi per lo più improvvisati, potranno continuare a percepire un reddito. mentre nello scenario che chiamiamo “ritorno al normale funzionamento dei mercati finanziari” loro, questi personaggi, NON hanno un posto e NON hanno un ruolo.

Per noi di Recce’d ovviamente è diverso: ma siamo anche noi entusiasti.

Il lavoro che noi facciamo ogni giorno a favore del nostro Cliente ha assoluta necessità di movimento (sui mercati) e questa settimana di movimento ce ne è stato.

Siamo sicuri che ci sarà altro movimento. La situazione è in rapida evoluzione. E noi sappiamo come va a finire: noi sappiamo come questo tipo di situazioni di evolve.

Le cose stanno (finalmente) mettendosi in moto, e ci sarà molto, moltissimo da fare sui portafogli titoli.

I nervi sono saltati, e le cose per conseguenza stanno cambiando, ed un GRANDE cambiamento è inevitabile.

E (vogliamo togliere subito ogni dubbio al proposito) noi NON ci stiamo riferendo al calo dei rendimenti obbligazionari che vedete nell’immagine sopra. Quello è una reazione fisiologica del mercato a tre mesi di movimento verso l’alto. Si tratta della fase di “scarico”. Eccellente per chi, come noi gestori di Recce’d è capace di leggere, ma nel modo corretto, questo tipo di movimenti.

Perché questa è, in effetti una opportunità per guadagnare. Colossale.

Ma … facendo quali scelte? Facendo che cosa, sui portafogli titoli?

Gli ultras de “i mercati salgono sempre”, i fanatici che da tre anni ripetono ogni settimana che “è in arrivo il soft landing”, si sono decisamente eccitati e si sono quindi scatenati: come vedete nelle due immagini qui sopra gli ultras dei mercati che salgono sempre e comunque hanno letto nei primi tre giorni di mercato di novembre che:

  • il ribasso dei rendimenti è destinato a continuare

  • c’è una forza che spinge i mercati al rialzo

  • lo squeeze ha le gambe per correre

  • c’è stato un break out

  • c’è stato (booooom, addirittura!) un paradigm shift, un cambiamento del paradigma

Ed è davvero molto, molto divertente, per noi, leggere queste cose. Anche perché non è la prima volta.

In questi atteggiamenti da fanatici, ci leggete, con grande chiarezza, la PAURA come sentimento dominante. Per gente di questo tipo, lo sgonfiarsi della bolla sarebbe anche la FINE della loro storia professionale, dato il fatto che la sola cosa che sanno dire e scrivere è che “i mercati saliranno, e molto”. Non sanno che cosa sia, la gestione del portafoglio titoli.

Loro, sono “bullish”, sempre, comunque, in ogni caso. Ciecamente.

Gli argomenti, che vengono utilizzati da questa gente per giustificare il loro essere ultras, li leggete (ancora una volta, sono sempre gli stessi) nell’immagine qui sopra.

In sintesi si dice: il mercato deve ancora salire perché … DEVE salire.

Che poi questo tipo di argomenti, che Roma chiamerebbero “burini”, abbia presa su una parte del pubblico di massa, questo è un fenomeno che, nel 2020 - 2023, può essere spiegato da fattori che solo in parte riguardano il mercato finanziario e l’investimento. Serve un sociologo, ma bravo.

E poi c’è la Borsa. Lo zuccherino.

La linea rossa del grafico è l’indice della Borsa più importante al Mondo. Il grafico documenta che il livello attuale è il medesimo del mese di agosto del 2022.

Eppure … una grande parte del pubblico oggi è ancora convinta che sia salita.

Una fetta del pubblico ripete, ancora oggi, che:

  • sono successe molte cose

  • ci sono state molte opportunità

  • ci sono stati numero alti e bassi

  • si poteva guadagnare molto

Non ci sono dubbi: in tutto il Mondo ed in tutti gli ambito la linea rossa del grafico è un record universale. Ovvero il tema di cui più si è scritto e parlato, in assoluto, senza che sia successo NULLA.

Anche qui, più che la competenza sui mercati finanziari, serve un sociologo, o meglio ancora uno psicologo, in qualche caso uno psichiatra.

Chi si fa guidare dagli ultras, ovvero tutti quelli che stanno in curva, distinti e popolari, ieri ha immediatamente ritirato fuori dal cassetto le sciarpe colorate e le trombette: e infatti già ieri sera abbiamo sentito cori e slogan (immagine sopra) che dicono che nel lungo termine le azioni vincono sempre.

I promotori finanziari, i wealth managers, i private bankers e i financial advisor, dalla gioia, si sono tutti sbrodolati.

Tutti questi signori lo sanno, ed anche i lettori di Recce’d dovrebbero saperlo, che NON è vero.

E’ un falso. Ma il grafico qui sotto, tutti quei signori fanno finta di averlo dimenticato: e lo tengono ben chiuso nei loro cassetti delle sciarpe.

Quando le tempeste emotive (grandi e piccole) investono i mercati finanziari, la presenza di un gestore professionale di portafoglio, esperto e competente, che agisce in modo disciplinato e sistematico, e che è capace di alzare lo sguardo al di là dell’immediato, e di non cadere nelle trappole del Web, dei social, delle chat e soprattutto dei professionisti della vendita che purtroppo ancora oggi dominano nell’industria del risparmio, diventa una presenza decisiva.

E la prima settimana di novembre ci offre una concreta opportunità per dimostrarlo.

“Gli investitori valutano la possibilità che la Federal Reserve abbia chiuso coi rialzi dei tassi”: aspetta un momento, ma questa … io devo averla già letta da qualche parte … forse tre mesi fa? Forse dodici? Forse ventiquattro mesi fa?

Ripetiamo: noi oggi 4 novembre 2023 scriviamo queste cose, e le REGALIAMO a tutti i lettori, per la semplice ragione che certe cose vanno lette, analizzate e valutate PRIMA, per essere utili.

Le presenza del gestore professionale è utile, perché in fasi di tempesta emotiva è capace di scegliere. Non cade nelle trappole dell’emozione, dell’eccitazione e del delirio. Come invece fanno i tanti che per la paura e l’ansia confondono quello che VORREBBERO succedesse con ciò che invece succederà a tutti noi.

Proprio in questo modo, proprio in questi momenti, la presenza del gestore professionale produce il risultato. E genera la la performance, il guadagno.

Dopo questa prima settimana di novembre, per noi gestori di Recce’d il quadro è ancora più chiaro, e le opportunità di operare in modo da generare profitti con i propri investimenti sono ancora più evidenti.

All’opposto, adesso nel pubblico e nei media trapela il dubbio, l’incertezza, l’insicurezza ed insieme l’ansia.

“Che cosa significa?”.

Recce’d ancora una volta gratuitamente vi offre alcuni suggerimenti, molto concreti.

Primo suggerimento: mettete a confronto le due immagini che seguono.

La prima è di oggi.

La seconda immagine qui sopra, invece, NON è di oggi. Risale allo 11 agosto del 2023, ovvero tre mesi fa.

Poi il secondo suggerimento: fate sempre grande attenzione alle performances.

Misurate la performance dei vostri investimenti con altre performances, però di portafogli che effettivamente esistono, con dati riscontrabili e non inventati per il web, per le chat e per le community.

Parlatene, ma con gente VERA che esiste veramente. E su strumenti che siano per voi accessibili e che abbiamo una storia. Su strumenti compatibili con il vostro profilo rischio/rendimento. e su un orizzonte temporale che sia significativo e non … stupido.

Con il terzo suggerimento pratico che vi offriamo in data 4 novembre 2023 (e poi, ci ritorneremo insieme, tra qualche settimana e anche mese) chiudiamo il Post di oggi.

Parliamo del TRASH. Molte delle immagini che abbiamo scelto oggi fa parte (non caso) del TRASH della Finanza.

Gran parte di ciò che viene fatto circolare, rivolto alla massa degli investitori, è TRASH.

Come fate a riconoscere il TRASH della Finanza? Vi aiutiamo volentieri.

Il TRASH della finanza è tutto ciò che vi presenta (nei commenti, nelle analisi, negli articoli) il mercato finanziario, le azioni e le obbligazioni, e tutto quanto, come se fosse slegato dalla vita reale. Tutto ciò che, con l’obbiettivo di stordirvi e mandarvi in confusione, vi racconta una storia inventata, che dice che azioni ed obbligazioni salgono e scendono per ragioni che nulla hanno a che vedere con la vita di ogni giorno. Storie e invenzioni che hanno il solo scopo di agitarvi e mandarvi in confusione.

Di farvi credere che è successo qualcosa, anche quando non è cambiato nulla.

Nella settimana appena conclusa, voi lettori probabilmente avete concentrato la vostra attenzione sui fatti di cui avete appena letto qui sopra e fino a questo punto del Post.

Ora cambiamo registro. Perchè in Recce’d ci siamo occupati DI ALTRO nell’ultima settimana.

Abbiamo letto, analizzato e poi utilizzato per verificare e correggere le nostre valutazioni di azioni, obbligazioni, valute e materie prime:

  • i dati europei per il PIL e l’inflazione

  • i dati cinesi per gli indici PMI

  • i dati USA per gli indici ISM, per gli indici PMI, per i beni durevoli, per gli ordinativi all’industria, e per occupati e salari

  • le trimestrali USA

  • la trimestrale di Apple in modo particolare

  • le trimestrali dei grandi nomi europei

  • le dichiarazioni della Banca del Giappone dopo la riunione

  • le dichiarazioni della Federal Reserve dopo la riunione

  • le dichiarazioni della Banca di Inghilterra dopo la riunione

  • l’evoluzione delle politiche nazionali

  • l’evoluzione della geopolitica internazionale

I nostri Clienti, ogni mattina, hanno letto un estratto di questo nostro lavoro nel The Morning Brief.

Grazie a questo approfondito lavoro di analisi, oggi 4 novembre 2023 i nostri Clienti sono tra i pochi a rendersi conto di come sta la realtà delle cose.

E noi gestori di Recce’d possiamo con estrema calma, senza eccitazione, senza ansia, dire ai Clienti di Recce’d con certezza che i recenti movimenti di mercato son un (fisiologico e benvenuto) movimento di scarico, che AUMENTA il rendimento che noi ci attendiamo dai portafogli modello da qui a fine anno e per tutto il 2024.

Ed è qui, proprio in questo momento, che vedete a che cosa serve il gestore professionale.

Rileggete l’elenco poco più in alto: voi, di tutte quelle informazioni, che uso avete fatto? E tutti gli altri, nella massa degli investitori, secondo voi lettori CHE COSA ci hanno capito? Si stanno muovendo senza capire?

In conclusione, potremmo riassumere suggerendo al nostro lettore di fare attenzione, perché sembra che siamo tornati a fine luglio … ma se uscite di casa soltanto in costume da bagno, stavolta rischiate di prendervi non solo una piccola influenza, ma proprio una polmonite bilaterale.

Invece di buttare via il tempo della vostra vita con il TRASH dei social, di CNBC, del Web e delle community, ed anche se manca ancora un po’ di tempo al Natale, guardatevi un’altra volta il film “Una poltrona per due”.

Valter Buffo