Maggio: e la nebbia si alza dalle valli
 

Per l’intero mese di aprile, il nostro Blog si è concentrato, ogni settimana, sullo scenario e sulla strategia: era, a nostro giudizio, indispensabile fornire ai lettori una cornice, all’interno della quale andavano poi inseriti tutti i dati (moltissimi e molto importanti) pubblicati nel corso del mese di aprile.

Per noi di Recce’d e è stata neccessaria una quantità extra di lavoro, n questo mese di aprile (ma in particolare proprio nella settimana conclusa) per raccogliere tutte le informazioni che si sono rese disponibili, giorno dopo giorno, e poi selezionarle, e poi inserirle nel modo più appropriato nel nostro processo di valutazione, e rivedere quindi tutte le nostre valutazioni, per ognuno degli asset che abbiamo oggi nei nostri portafogli modello.

Abbiamo quindi rivalutato TUTTI i rendimenti attesi, e tutti i rischi, per ogni singolo asset.

Quando in basso c’è la nebbia, fitto come è stata nel mese di aprile 2023, il lavoro di Recce’d per i propri Clienti è quello di accompagnarli verso un punto di osservazione più elevato: ed è esattamente questo che Recce’d ha fatto, anche nel mese di aprile.

Salendo in alto, ad un punto di osservazione più elevato, si vede al di sopra della nebbia: si vendono distintamente le cime.

Questo lavoro di rivalutazione di tutti gli asset verrà esposto, nelle sue conclusioni, a partire d lunedì 1 maggio nel quotidiano The Morning Brief, ed eventualmente in alcuni documenti FOCUS, anch’essi dedicati ai nostri Clienti.

Veniamo però al Blog: nel nostro più recente Post, la settimana scorsa, abbiamo trattato (e per noi è una cosa molto infrequente) di lungo e lunghissimo periodo. Oggi, con il nuovo Post, ritorniamo al breve periodo: anzi, al brevissimo periodo: parliamo del mese di maggio che inizia appunto lunedì.

Per parlare del mese di maggio, è indispensabile ripartire dal mese appena concluso, ovvero aprile: mese che in questo Post rivedremo insieme ai nostri lettori.

Che cosa si ricava, rileggendo i fatti, e i movimenti di mercato, del mese di aprile? Si ricava che (è evidente) il mese appena concluso sui mercati finanziari è stato caratterizzato dal panico. Vediamo insieme il perché.

Nel grafico che segue, potete vedere il mese di aprile delle obbligazioni sul mercato obbligazionario più grande del Pianeta: il mercato dei Titoli di Stato USA. Come vedete, i livelli di rendimento dell’ultimo giorno di aprile sono risultati i medesimi del primo giorno di aprile.

Passiamo poi alle Borse: nel grafico qui sotto, potete vedere che la Borsa più grande del Mondo, ovvero la Borsa di New York, ha chiuso il mese di aprile proprio dove lo aveva aperto.

Vediamo rapidamente altri tre grafici:

  • quello del prezzo dell’oro

  • quello del prezzo del petrolio

  • e, persino!, quello del prezzo delle cryptovalute

Torniamo quindi al tema del panico, che abbiamo introdotto poco sopra: la serie di grafici ci dice che nessuno ha ritenuto utile, nel mese di aprile, il prendere una posizione.

In teoria, questo dovrebbe implicare che la maggior parte degli operatori è soddisfatta del proprio portafoglio in essere.

Recce’d vi propone, però, una interpretazione diversa.

Nessuno si è mosso: tra quelli che non si sono mossi, una piccola parte lo ha fatto per scelta. Una grande maggior parte, invece, lo ha fatto per paura. Perché dominata dalla vertigine. Perché è andata nel panico.

Per quale ragione, noi di Recce’d giudichiamo decisamente più probabile che si sia trattato di un mese di panico collettivo?

Leggiamo insieme alcuni dati.

La nota agenzia di rating Fitch nelle due immagini con informa che la crescita economica è risultata più elevata del previsto, nel primo trimestre del 2023, ma che allo stesso tempo anche l’inflazione è più elevata, e persistente, del previsto.

Operatori di mercato, ed investitori tutti, vengono quindi informati che:

  • oggi non siamo in un contesto di soft landing

  • ed al tempo stesso oggi non siamo in un contesto di recessione-

Il problema? Il problema è che se oggi, ultimo giorno di aprile, chiediamo a cento (o centomila) operatori di mercati, commentatori di professione e uomini dei media di tutto il Mondo, in che tipo di scenario si trovano le economie ed i mercati finanziari, neppure uno è in grado di rispondere alla domanda. nessuno oggi riesce a spiegarvi in che tipo di Mondo viviamo, operiamo ed investiamo.

Noi in Recce’d abbiamo le idee un po’ più chiare della media (lo avete letto nei nostri Post del mese di aprile) ma noi stessi stiamo gestendo i portafogli modello in un modo tale di essere “pronti a tutto”, nel senso che noi stessi riconosciamo che il livello di incertezza è altissimo, in questo preciso momento. Ne scriviamo anche più in basso.

Ora leggiamo insieme qualche altro dato.

Abbiamo selezionato per voi, tra le migliaia possibili, alcune delle notizie apparse solo nell’ultima settimana dei mercati: la quarta di queste quattro immagini presenta una sintesi, che dice

“Ci siamo impantanati”.

A voi pare una sintesi azzeccata?

L’immagine parla di “stag-flazione”: sarebbe dunque questo, oggi, lo stato delle cose? Quello che ci attende nei prossimi mesi è uno scenario di stag-flazione?

Per il momento Recce’d NON ha orientato (del tutto) i suoi portafogli modello verso quello scenario: noi di Recce’d pensiamo che si sta andando in quella direzione (e lo pensiamo da parecchio tempo, come tutti sapete: lo abbiamo scritto dal 2020, anche nel nostro Blog), ma sulla strada si potrebbero presentare una serie di “situazioni intermedie”, che sono assolutamente da sfruttare con rapidissimi movimenti dei nostri portafogli. Perché si presenteranno in modo del tutto inaspettato.

Volete un esempio? Eccone uno recentissimo, che è destinato a ripetersi nel 2023.

La settimana appena conclusa è stata di fatto dominata proprio da questo tema, i “fallimenti bancari”, e dal tema del debito degli Stati.

Questi due fattori sono quelli che spiegano l’andamento, nell’ultima settimana, dei rendimenti e dei prezzi delle obbligazioni, e sempre questi due fattori (e NON gli utili societari) spiegano l’andamento degli indici di Borsa. Se volete capire le ragioni del recupero degli indici di Borsa negli ultimi due giorni della scorsa settimana, allora dovete analizzare i dati nella seconda immagine che trovate qui sotto: come vedete, gli utili delle Big Tech, in realtà, non hanno spostato NULLA.

Se avete esaminato con attenzione il grafico che sta proprio qui sopra, allora avete già compreso che il tema dei “fallimenti bancari” è ritornato centrale, per i mercati finanziari del Mondo intero, da lunedì scorso. Forse tra i nostri lettori ci sarà qualcuno che si è stupito: ma in Recce’d, non ci siamo stupiti, per nulla: avevamo chiarito, fin dall’inizio del mese di maggio, che i “fallimenti bancari” non devono essere considerati un “evento isolato”, mentre sono invece un “processo di aggiustamento nel medio termine a nuove condizioni dell’economia e dei mercati”, un processo il cui esito per chiunque (Federal Reserve e BCE incluse) oggi è totalmente imprevedibile.

Il perché è spiegato dall’immagine che segue.

Questo fatto, oggi, domani, e dopodomani, deve rimanere al centro delle valutazioni di chi gestisce, in proprio oppure per conto di altri, il portafoglio titoli.

Tutti dobbiamo tenere il tema dei “fallimenti” in massima evidenza. Ed al tempo stesso dobbiamo prestare massima attenzione anche ad un secondo tema, per il nostro lavoro di valutazione dei mercati e dei nostri assets: dobbiamo prestare massima attenzione, oggi, a quello che succede al debito pubblico degli Stati, partendo dagli Stati Uniti e (naturalmente) dalla nostra Italia. Le due immagini che seguono ci spiegano il perché.

Il quadro per il mese di aprile non sarebbe completo, se noi adesso non parlassimo (in modo estremamente sintetico) anche dei dati pubblicati dalle Società quotate per le trimestrali. Argomento del quale, in The Morning Brief, pubblichiamo un approfondimento estremamente accurato da un mese a questa parte.

E sul quale produrremo nuove analisi la settimana prossima, nella quale pubblicheranno la trimestrale moltissimi grandi gruppi, tra i quali spicca Apple.

Dei dati che abbiamo letto fino ad oggi, se ci limitiamo a leggere quello che è stato detto e scritto dai media, si può tranquillamente affermare che nessuno ci ha capito nulla, almeno fino ad oggi.

Spieghiamo facendo un passo indietro: Recce’d aveva scelto, già un mese fa, di dare evidenza ad un fatto che noi abbiamo chiamato “crisi delle Borse”, documentandolo come facciamo sempre.

Avevamo scritto di “crisi delle Borse” anche se gli indici delle Borse non si muovono. Gli indici delle Borse non si muovono, ma al di sotto si manifestano crepe sempre più grandi.

Eccovi, con l’immagine che segue, uno dei tati che documentano la “crisi delle Borse del primo quadrimestre 2023: e non dite poi che nessuno vi aveva avvisato.

La grandissima importanza della stagione degli utili che è in corso stava proprio lì: dagli utili trimestrali sarebbe dovuto arrivare un sostegno, un supporto, un pilastro a cui appoggiarsi, dato che la situazione era così tanto fragile come è documentato nell’immagine sopra.

Questo tipo di supporto, va detto con la massima chiarezza, NON è arrivato con questa stagione delle trimestrali. E lo documentiamo con i dati nell’immagine che segue.

Nessun investitore, che fosse anche soltanto superficialmente informato del Mondo (quello vero), poteva attendersi grosse sorprese, da questa stagione delle trimestrali: la recessione non c’è, gli utili restano fermi. Fin qui tutto normale. Quello che manca, nei dati, è però l’impulso nuovo, di cui le Borse avevano un disperato bisogno. Si galleggia, i dati galleggiano, e le Borse galleggiano.

Veniamo ora al punto che per noi investitori è centrale: che cosa spiega l’indice S&P 500 a 4000 punti oggi (e da 12 mesi)? Come fatto in decine di precedenti occasioni, anche in questa occasione noi di Recce’d vi ricordiamo che per la valutazione delle Borse gli utili di oggi hanno ZERO importanza. Le vostre decisioni sulla borsa DEVONO essere basate sugli utili tra tre, sei, dodici mesi. Gli utili di oggi NON contano: tanto che persino Goldman Sachs (pensate! persino il Covo degli Ultras più sfegatati, e spregiudicati, della Borsa di New York) ha scritto a proposito della stagione delle trimestrali in corso che siamo di fronte a una “illusione degli utili”. Lo documentiamo sotto nell’immagine.

L’analisi delle Borse la proseguiremo, con tutti i necessari dettagli, nel nostro quotidiano Bollettino che si chiama The Morning Brief. In questo Post di oggi, Recce’d ha scelto di regalarvi, con la necessaria sintesi, una ricapitolazione. Abbiamo riassunto, con l’aiuto di alcune immagini, il vero e proprio diluvio di dati che è caduto sopra i mercati finanziari, e quindi sopra tutti noi investitori, nel mese di aprile 2023.

Con riferimento alla gestione del portafoglio titoli, tutto questo dove ci lascia?

In questo Post di oggi, non possiamo (per ragioni sia di spazio, sia di nostra policy interna) esporre tutte le considerazioni, le analisi, e le valutazioni che ci portano alla composizione dei nostri portafogli modello per il maggio 2023: vogliamo tuttavia esporre alcuni punti in estrema sintesi.

Il livello di incertezza oggi è massimo: forse senza precedenti. Ce ne parlerà anche l’articolo che abbiamo tradotto per i lettori e che leggerete qui sotto. Questa eccezionale incertezza, in questa specifica fase di mercato, si traduce nella PARALISI degli indici, anziché nella volatilità degli indici. La cosa si chiama “compressione della volatilità” ed è il risultato di una somma di fattori. Come tutti sapete, la volatilità però non si elimina (perché è il prodotto di fattori che sono ESTERNI ai mercati finanziari) si può soltanto spostare. Ad esempio, sui rendimenti delle scadenze a breve (due anni) come vi viene raccontato dall’immagine che chiude il Post. Oggi noi investitori siamo chiamati a capire, con anticipo, DOVE viene spostata la volatilità. Che, a nostro parere, ritornerà a manifestarsi nel mese di maggio, quando si alzeranno le nebbie di aprile.

Lo trovate scritto, benissimo, proprio nell’articolo con il quale noi chiudiamo il Post: nella parte dove l’Autore spiega, benissimo, ciò che noi di Recce’d intendiamo quando scriviamo (e lo abbiamo fatto per mesi, e molte volte anche nel Blog) di portafogli titoli “pronti a tutto”. Questa è la chiave, del successo della strategia di investimento nel 2023: tutto passa da qui.

La situazione dei mercati descritta nel Post di oggi IMPONE portafogli titoli “pronti a tutto”. Che cosa va inteso, con “pronti a tutto”? Esattamente questo:

Su questi temi complessi, ci troviamo tutti di fronte a un'ampia serie di risultati plausibili. Pertanto, la mentalità e gli approcci alla pianificazione devono abbandonare l'ipotesi di uno scenario di base dominante con rischi di coda a bassa probabilità. Per fare questo, i politici e le aziende devono guardarsi ancora di più dalle trappole comportamentali come i bias di conferma, i punti ciechi e l'inerzia attiva. E avere l'umiltà di ammettere che, anche nelle migliori circostanze, è probabile che si verifichino degli errori ed è importante rimanere aperti a correggere la rotta, imparando da essi e dalle esperienze altrui.

Questo non avviene senza un passaggio dal confortante pensiero di gruppo a una maggiore diversità cognitiva. I mercati puniranno le aziende e i loro dirigenti se non si adegueranno. In effetti, è probabile che si verifichino maggiori tensioni finanziarie e fallimenti per le imprese che non hanno capacità di recupero e per quelle che hanno approcci operativi non facilmente adattabili a un mondo di tassi più elevati per un periodo più lungo.

Ora vi lasciamo alla lettura dell’articolo conclusivo, ricordandovi che domani 1 maggio è la Festa del Lavoro, ma c’è chi lavorerà: lavoreranno i mercati, e noi di Recce’d insieme a loro. C’è moltissimi, di buono, da fare.

Mohamed El-Erian 28 APRILE 2023

Siete confusi sulle prospettive economiche per il 2023 degli Stati Uniti, la più grande economia del mondo? Non siete certo gli unici. Negli ultimi sei mesi, il consenso degli economisti e degli analisti di Wall Street è passato da un atterraggio morbido, a un atterraggio duro, a nessun atterraggio. Più di recente, il consenso è tornato a essere favorevole a un atterraggio morbido, con alcuni che si sono persino preoccupati di un crollo indotto dalle turbolenze bancarie.

Questa montagna russa riflette principalmente l'interazione tra gli sviluppi esterni, gli slittamenti della politica e la comunicazione incoerente della Federal Reserve. È una situazione insolita per quella che è l'economia più influente del mondo, con istituzioni mature. E non è solo la narrativa di mercato che ha visto la volatilità. Anche i movimenti dei segmenti chiave dei mercati finanziari sono stati simili a un giro sulle montagne russe. Si consideri, ad esempio, il rendimento del titolo del Tesoro a due anni, che svolge un ruolo significativo in molte attività finanziarie. Normalmente ancorato alle politiche della Fed e alla sua forward guidance, questo rendimento ha fluttuato a marzo in un intervallo incredibilmente ampio, compreso tra il 3,58 e il 5,08 per cento.

Nel frattempo, i mercati hanno continuato a respingere il percorso dei tassi 2023 indicato dalla Fed, prevedendo una serie di tagli dei tassi di interesse che il presidente Jay Powell e i suoi colleghi hanno ripetutamente affermato che non si sarebbero verificati. È improbabile che questi sviluppi insoliti si dissolvano presto, date le incertezze cicliche e strutturali dell'economia statunitense. Inoltre, la Fed non è in grado di agire come un'ancora sufficientemente forte, data la mancanza di una chiara visione strategica e di un quadro di politica monetaria obsoleto. Non c'è da stupirsi che diversi economisti veterani abbiano riconosciuto che questo è uno dei periodi più incerti per l'economia statunitense che abbiano mai vissuto nella loro carriera.

La risposta giusta a questa insolita incertezza è accoglierla e adattarsi. Per quanto complicate siano le prospettive, è possibile specificare un insieme di questioni che probabilmente determineranno gli esiti economici finali. In primo luogo, c'è il lato dell'offerta meno elastico dell'economia, in quanto il mondo sta affrontando la transizione energetica, la rigidità del mercato del lavoro, il ricablaggio delle catene di approvvigionamento da parte delle imprese e il modo in cui le tensioni geopolitiche stanno cambiando la globalizzazione. Il secondo è la capacità della Fed di ridurre l'inflazione contenendo i danni all'occupazione e alla crescita e mantenendo la stabilità finanziaria - il trilemma della politica.

Per quanto complicate siano le prospettive, è possibile specificare una serie di questioni che probabilmente determineranno gli esiti economici finali.

In primo luogo, c'è il lato dell'offerta meno elastico dell'economia, in quanto il mondo sta affrontando la transizione energetica, la rigidità del mercato del lavoro, il ricablaggio delle catene di fornitura da parte delle aziende e il modo in cui le tensioni geopolitiche stanno cambiando la globalizzazione.

Il secondo è la capacità della Fed di ridurre l'inflazione contenendo i danni all'occupazione e alla crescita e mantenendo la stabilità finanziaria - il trilemma della politica.

Il terzo è l'entità del contagio economico negativo derivante dalle recenti scosse nelle banche comunitarie e regionali, compresa la fragilità della First Republic e l'impatto complessivo sul credito bancario di maggiori costi di finanziamento, maggiori accantonamenti per perdite su crediti, una base di depositi meno stabile e il probabile inizio di una vigilanza e una regolamentazione più rigide.

In quarto luogo, il rapporto sempre più complicato tra economia e politica, sia a livello nazionale (tra cui il tetto del debito USA) sia a livello internazionale (tra cui il modo in cui le considerazioni sulla sicurezza nazionale prevalgono su quelle economiche). Su questi temi complessi, ci troviamo tutti di fronte a un'ampia serie di risultati plausibili. Pertanto, la mentalità e gli approcci alla pianificazione devono abbandonare l'ipotesi di uno scenario di base dominante con rischi di coda a bassa probabilità. Per fare questo, i politici e le aziende devono guardarsi ancora di più dalle trappole comportamentali come i bias di conferma, i punti ciechi e l'inerzia attiva. E avere l'umiltà di ammettere che, anche nelle migliori circostanze, è probabile che si verifichino degli errori ed è importante rimanere aperti a correggere la rotta, imparando da essi e dalle esperienze altrui.

Questo non avviene senza un passaggio dal confortante pensiero di gruppo a una maggiore diversità cognitiva. I mercati puniranno le aziende e i loro dirigenti se non si adegueranno. In effetti, è probabile che si verifichino maggiori tensioni finanziarie e fallimenti per le imprese che non hanno capacità di recupero e per quelle che hanno approcci operativi non facilmente adattabili a un mondo di tassi più elevati per un periodo più lungo. Tra queste ultime vi è il settore immobiliare commerciale, il cui momento della verità si concretizzerà con il rifinanziamento di oltre 1 miliardo di dollari nei prossimi 18 mesi.

La pressione ad adattarsi tempestivamente manca soprattutto alle istituzioni con dirigenti non soggetti alla disciplina del mercato o a regolari elezioni democratiche, come la Fed. Per il benessere del Paese, è necessario che queste istituzioni siano più aperte alle auto-rotture e che la loro struttura di governance preveda una maggiore responsabilità. In mancanza di ciò, il ruolo di sostegno e guida della maturità istituzionale degli Stati Uniti si indebolirà ancora più rapidamente di fronte all'erosione della credibilità, trasformando questo vantaggio comparativo statunitense, un tempo dominante, in una fonte ancora maggiore di instabilità interna e globale.

Valter Buffo
Siamo tutti Picasso. Oppure Dalì?
 

Il mese di aprile del 2023 è stato, fino a questo momento, il più utile dell’anno per noi investitori e per la gestione dei nostri portafogli.

Il mese di aprile ha fatto tabula rasa: ha fatto pulizia, sui mercati e nelle menti degli investitori.

Il soft landing di gennaio e febbraio? Non esiste più, e nessuno ne parla. La ripresa delle economie nel 2023? Veramente … oggi si parla di recessione. Il credit crunch legato ai fallimenti delle banche? Ne parlano ancora, ma nei prezzi dei mercati finanziari non c’è più.

Per questo, noi abbiamo e voi avete visto i mercati mettersi in pausa, in aprile. La vecchia “narrativa” non c’è più, la nuova “narrativa” non c’è ancora. Anche se è bene sottolineare che i segnali ci sono già, e belli forti.

Che cosa fare, in settimane come queste, sui propri portafogli? Questa è l’occasione ideale per alzare lo sguardo e guardare … un po’ più avanti del proprio naso. Quando le cose si rimetteranno a muoversi, i movimenti saranno rapidissimi. E’ quindi necessario essere pronti oggi per allora.

Come tutti sapete, in Recce’d non adottiamo il criterio del “lungo periodo” per la gestione dei nostri portafogli modello: abbiamo scritto in centinaia di occasioni che per noi di Recce’d “il ling periodo è solo la somma di tanti brevi periodi. Affermazione tanto più valida, in quanto siamo in una fase di transizione verso una Nuova Era dei mercati finanziari e delle economie.

Premesso questo, e detto quindi che la nostra gestione dei portafogli modello non guarda ai prossimi 5 oppure a 10 anni, ma segue invece le fasi ed i tempi dei mercati finanziari, noi di Recce’d ugualmente riconosciamo l’importanza delle riflessioni e dei ragionamenti che guardano al lungo ed al lunghissimo periodo.

Noi intendiamo questo tipo di riflessioni, la Grande Strategia, come una sorta di cornice: il quadro poi lo dipingiamo noi, in Recce’d, ed i colori sono le nostre operazioni, che non guardano al “lungo termine” bensì guardando alle singole fasi dei mercati finanziari (che possono durare anche solo tre mesi oppure, come nel caso che è in corso, anche tre anni).

Per ciò che riguarda la nostra strategia di investimento, e l’analisi delle fasi di mercato, i “veicoli” attraverso i quali Recce’d comunica sono il bollettino quotidiano The Morning Brief, la Lettera al Cliente ed altre comunicazioni dedicate alla clientela, per gli approfondimenti che si rendessero necessari.

Tornando invece al lungo periodo, ed alla Grande Strategia, è raro che noi di Recce’d ci si eserciti in considerazioni cosiddette “strategiche”, per l ragioni a cui abbiamo accennato sopra. Più spesso, attraverso il nostro Blog, proponiamo alla lettura dei nostri mici investitori una qualificatissima selezione di contributi.

Ad esempio in questo Post riprendiamo un recentissimo intervento di Ray Dalio, un conosciutissimo gestore di portafoglio, che in questo Blog abbiamo già presentato negli anni passati.

Non sempre ci sentiamo a nostro agio, leggendo gli scritto di Dalio: NON siamo a nostro agio leggendo frasi come “per me il Mondo funziona così” perché a noi sembra un obbiettivo TROPPO ambizioso, quello di spiegare il Mondo. Noi, per disciplina professionale ma pure per una più generale propensione intellettuale, preferiamo limitarci all’analisi di fatti concreti ed osservabili.

E tuttavia, in questo caso, abbiamo scelto di riproporre (e tradurre) Dalio perché a nostro giudizio in questo aprile del 2023 è molto evidente (e riscontrabile) che la grandissima maggioranza degli investitori ha completamente smarrito la strada. Si sono persi. Sono irritati dalla confusione, dal non riuscire a capire. Vorrebbero fare, fare, fare: fare di tutto, piuttosto spaccare tutto, ma smettere di subire gli eventi.

Reazione emotiva comprensibile. ma dannosa: sbagliata nelle premesse (“devo assolutamente fare qualcosa”) e dannosa nei risultati. Con questo atteggiamento si finisce per perdere altri soldi, in aggiunta a quelli già persi nel 2022.

Gli investitori nel 2023, si sono persi, ed hanno perso il quadro di riferimento, la direzione, il cammino. Ed ecco allora che riflessioni e ragionamenti, come quelli proposti da Dalio, possono tornare utili, anche in pratica.

Ad esempio, vi anticipiamo questa frase di Dalio, una frase che Recce’d giudica di particolare attualità:

In altre parole, ho pochi dubbi sul fatto che l'ordine mondiale esistente stia cambiando rapidamente in modi impegnativi e che le persone che vivono con l'assunto che le cose funzioneranno nei modi ordinati a cui si sono abituate saranno scioccate e ferite da questi cambiamenti a venire.

Questa ed altre frasi, dell’articolo di Dalio, possono essere utili ai lettori di Recce’d per ricostruire la “cornice”, che nel frattempo si è sfasciata, distrutta dagli eventi.

Il quadro da mettere dentro la cornice? Quello, se vi interessa, ce lo mettiamo noi, che siamo bravi ad utilizzare i colori giusti, nella quantità giusta, e solo quando serve davvero.

Se invece vi sentite Picasso o Dalì, bene, allora avanti, mettetevi alla prova: tenete a mente però che non tutti nascono con le doti necessarie, per dipingere quadri.

Ma nel frattempo, intanto che preparate i pennelli e le tempere, dedicate comunque pochi minuti alla lettura di questo articolo. Dicevamo solo sette giorni fa (utilizzando le parole di Jamie Dimon) proprio qui nel Blog che è questo il momento nel quale tutti gli investitori debbono fare un piano. Non muovetevi a casaccio, non andate alla deriva. Non fatelo mai, con i vostri soldi, ma in modo particolare non in questo momento.

Come detto questo articolo di Dalio può essere per voi utile come punto di riferimento, può essere per voi un punto partenza, una cornice dorata, all’interno della quale poi dovrete solo inserire:

  1. le vostre previsioni per i principali dati macroeconomici

    1. crescita

    2. inflazione

    3. disoccupazione

    4. e un centinaio di altri

  2. le vostre previsioni per i dati della politica economica

    1. debito pubblico

    2. deficit pubblico

    3. tassi ufficiali di interesse

    4. interventi di vigilanza

  3. le vostre previsioni per i principali dati microeconomici

    1. fatturati

    2. margini

    3. utili

    4. investimenti

    5. indebitamento

    6. e così via

  4. le vostre previsioni per i principali parametri di valutazione sui mercati finanziari

    1. prezzo utile

    2. prezzo cash gflow

    3. curva dei rendimenti

    4. spread di credito

    5. e così via

Fatto questo lavoro, e mentre preparate la tavolozza dei colori che vi serve per dipingere, non vi resterà che da calcolare le vostre stime per i futuri rendimenti ed i futuri rischi di ognuna delle classi di attività finanziarie che prendete un considerazione. Per questo lavoro, ovviamente, vi sarà indispensabile adottare un vostro modello di “funzionamento del tutto”, una catena causa - effetto, un modello come quello che viene schematizzato nella prima immagine del nostro Post.

Modello che, come vedete, ha un sapore un po’ … cubista.

Nella nostra pagina del sito che abbiamo chiamato NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE affrontiamo (in modo molto sintetico) proprio questi argomenti ogni mattina.

Mentre in una altra pagina, che abbiamo chiamato SCELTE DI PORTAFOGLIO, pubblicheremo nelle prossime quattro settimane una decina di nuovi contributi dedicati proprio ai metodi da utilizzare per il lavoro di stima di cui abbiamo appena scritto.

Poi, una volta che avrete completato questo lavoro di stima dei rendimenti futuri e dei rischi futuri, allora ci siamo: potete cominciare a dipingere, a creare, a sbizzarrirvi, facendo macchie di colore con azioni, obbligazioni, Fondi Comuni di Investimento, GPM e polizze di assicurazione.

E buon divertimento a tutti!

Riassunto del Grande Ciclo

Nel corso degli ultimi anni, ho osservato una serie di grandi forze che si sono manifestate in dimensioni che non sono mai esistite nel corso della mia vita, ma che erano esistite in queste dimensioni nel periodo 1930-45.

Questo mi ha spinto a studiare le ascese e i declini delle valute di riserva e dei Paesi che le hanno sostenute negli ultimi 500 anni e le ascese e i declini delle dinastie cinesi negli ultimi 2.000 anni, il che mi ha portato a vedere che le stesse cose si ripetono più volte più o meno per le stesse ragioni e a creare un modello di questi cambiamenti. Sulla base a) del mio modello di funzionamento della "macchina", b) delle mie misure della situazione attuale e c) dello slancio che le sostiene, l'ordine mondiale esistente è sull'orlo di tre-cinque dolorosi cambiamenti sismici che, se si verificheranno, sconvolgeranno gli ordini nazionali e mondiali in modi che non abbiamo mai visto in vita nostra, ma che sono già accaduti molte volte nella storia.

Le cinque grandi forze che si sono intensificate fino a raggiungere livelli coerenti con i grandi cambiamenti passati nell'ordine mondiale e che stanno guidando praticamente tutto sono:

La creazione di enormi quantità di debito acquistate dalle banche centrali attraverso la stampa di moneta e l'acquisto del debito (cioè la monetizzazione del debito) - in altre parole, il governo si finanzia in modo massiccio prendendo in prestito molto e stampando molto denaro.

Grandi conflitti all'interno dei Paesi (ora soprattutto gli Stati Uniti) provocati dal più grande divario di ricchezza e di valori della nostra vita, che sta portando all'emergere di populisti di destra e di sinistra in lotta tra loro.

Grandi conflitti tra Paesi che nascono dall'ascesa di Paesi (ora soprattutto la Cina) che stanno diventando abbastanza potenti da poter sfidare le potenze mondiali esistenti (soprattutto gli Stati Uniti) e l'ordine mondiale (soprattutto l'ordine mondiale americano).

Atti della natura ( siccità, inondazioni e pandemie), ossia il cambiamento climatico.

Cambiamenti tecnologici - ad esempio, la prima e la seconda rivoluzione industriale, l'informatica e Internet, l'intelligenza artificiale.

Ciascuna forza, e soprattutto la loro combinazione, si sta ora manifestando con la massima ampiezza dal periodo 1930-45 e a livelli di grandezza simili a quelli che esistevano poco prima dei precedenti crolli e spostamenti sismici negli ordini nazionali e mondiali.

Ora passerò in rassegna il Grande Ciclo in breve, mostrerò dove credo che ci troviamo e getterò uno sguardo al futuro. Per me il mondo funziona così:

La linea inclinata verso l'alto rappresenta i progressi evolutivi della conoscenza e delle tecnologie. Grazie a questi progressi, la produttività e il tenore di vita sono migliorati molto nel tempo. Ciò è dimostrato dalla maggior parte delle statistiche, come i redditi reali pro capite, le aspettative di vita e i livelli di nutrizione e assistenza sanitaria.

Sebbene io abbia mostrato questa tendenza evolutiva come una linea costante verso l'alto, il tasso di apprendimento e di avanzamento varia. Per quanto riguarda ciò che sta accadendo ora, è ovvio per me e per la maggior parte delle persone che seguono queste cose che il mondo è sull'orlo di uno dei più grandi cambiamenti di sempre, dovuto principalmente ai progressi dell'intelligenza artificiale. Tali cambiamenti hanno sempre avuto e avranno certamente grandi conseguenze, molto difficili da prevedere con precisione. Se gestiti bene, possono produrre grandi progressi in termini di produttività; se non gestiti bene, possono aumentare le turbolenze.

Le due linee ondulate sul grafico che si muovono intorno alla linea di tendenza evolutiva rappresentano i due cicli più importanti. La linea più sottile rappresenta il ciclo del debito a breve termine, che in passato è durato in media circa sette anni, più o meno tre, mentre quella più grande rappresenta il ciclo del debito a lungo termine, che è durato in media circa 75 anni, più o meno 50. Questi cambiamenti economico-finanziari sono stati accompagnati da cambiamenti politici all'interno dei Paesi e da cambiamenti geopolitici tra i Paesi.

Più precisamente, il ciclo più piccolo e a breve termine rappresentato dalla linea di demarcazione è dovuto principalmente al ciclo del credito/debito/mercato/economico a breve termine (noto anche come ciclo economico) e ai cambiamenti politici che lo accompagnano.

Il ciclo consiste in periodi di 1) debolezza economica e calo dell'inflazione, che chiamiamo recessioni, che portano a 2) banche centrali che stimolano la crescita del credito e la crescita economica, che alla fine portano a 3) inflazione, che porta a 4) banche centrali che stringono la moneta e il credito, che causano 5) problemi di credito/debito/mercato/economici che portano alle recessioni.

Ora siamo nella fase di stretta monetaria per combattere l'inflazione di questo ciclo, appena prima della contrazione economica che probabilmente renderà difficile il prossimo anno o due per l'economia. Il ciclo politico a breve termine si muove in modo vagamente sincronizzato con il ciclo a breve termine del credito/debito/mercato/economia. Per quanto riguarda la direzione di questi cicli, quello finanziario/economico è probabilmente diretto verso un periodo di debolezza, mentre quello politico è diretto verso gli anni dei cicli elettorali, soprattutto il 2024 negli Stati Uniti e a Taiwan, perché queste elezioni saranno probabilmente turbolente e determinanti.

Nel corso della storia, questi cicli a breve termine si sono accumulati in grandi cicli a lungo termine (della durata media di 75 anni, più o meno 50) in cui 1) le attività e le passività del debito sono cresciute a livelli insostenibili, il che ha reso necessarie grandi ristrutturazioni economico-finanziarie e nuovi ordini finanziari, 2) la ricchezza, i valori e i divari politici sono cresciuti a livelli insostenibili, il che ha fatto crollare gli ordini politici nazionali, e 3) si è verificato il declino dei paesi potenti più vecchi e dei loro ordini rispetto ai paesi potenti più recenti e ai loro ordini. Insieme, queste tre forze hanno portato a grandi cambiamenti finanziari, politici e geopolitici negli ordini mondiali.

Dal punto di vista finanziario, i cambiamenti sismici hanno sempre preso la forma di debiti troppo grandi che non potevano essere pagati con denaro reale, quindi c'è stata una forte stampa di denaro e problemi di debito che hanno portato a grandi ristrutturazioni del debito attraverso la svalutazione e la monetizzazione del debito. In passato, ciò è stato tipicamente accompagnato da una più ampia ristrutturazione degli ordini nazionali e/o mondiali e/o da spostamenti geopolitici. In questi momenti si sono verificati anche grandi spostamenti politici interni e geopolitici internazionali, poiché i problemi economici, i problemi politici interni e i problemi geopolitici esterni hanno creato la tempesta perfetta che ha portato a spostamenti e ristrutturazioni sismiche degli ordini finanziari, interni e mondiali. La linea del Grande Ciclo che precipita nel grafico rappresenta il grande crollo del vecchio ordine che ha portato alla ristrutturazione per creare il nuovo ordine.

Dove ci troviamo nel Grande Ciclo e dove siamo diretti

L'ultimo grande cambiamento sismico nell'ordine mondiale ha avuto luogo nel periodo di depressione e di guerra del 1930-45. Subito dopo la sua conclusione, il nuovo ordine ha iniziato a svilupparsi. Subito dopo la sua fine, sono iniziati i nuovi ordini monetari, politici e geopolitici mondiali.

Dal 1945 ci sono stati 12 cicli e mezzo di credito/debito/mercato/economia e le relative oscillazioni cicliche politiche. Ora siamo circa a metà del 13° ciclo del debito a breve termine. Questo è il momento in cui l'inasprimento per combattere l'inflazione sta causando un crollo nei mercati finanziari e poco prima della parte di contrazione economica del ciclo. Guardando al ciclo del debito a lungo termine, i livelli di attività e passività del debito sono diventati insostenibilmente alti grazie a finanze non solide, e si prevede che i debiti aumenteranno a tal punto da dover essere acquistati dalle banche centrali (che a loro volta sono prossime ad avere un patrimonio netto negativo a causa delle ingenti perdite sui debiti che hanno già acquistato). Date queste condizioni, sembra che i tassi d'interesse sufficientemente alti (e la moneta e il credito sufficientemente stretti) per combattere l'inflazione e fornire ai prestatori-creditori rendimenti reali adeguati saranno insopportabilmente alti per i mutuatari-debitori. Ciò significa che il sistema è vicino al punto in cui saranno necessarie grandi ristrutturazioni. Naturalmente, i debitori e i creditori interessati varieranno.

Per quanto riguarda le circostanze politiche interne, nella maggior parte dei Paesi (soprattutto negli Stati Uniti) si è assistito a un crescente estremismo populista e a una contrazione del centro (che è ancora la maggioranza). Questo, come è avvenuto nel corso della storia, è dovuto a grandi divari di ricchezza e di valori che portano una percentuale significativa della popolazione votante a volere leader politici che combattano e vincano per loro e a rifiutare quelli che scendono a compromessi. Secondo la maggior parte delle misure, gli Stati Uniti si trovano chiaramente nella fase 5 ("Quando ci sono cattive condizioni finanziarie e conflitti intensi") del ciclo dell'ordine interno spiegato alle pagine 167-83 di Principles for Dealing with the Changing World Order, che precede di poco una sorta di lotta incontrollata o una forma di guerra civile.

Per quanto riguarda il futuro, gli Stati Uniti entreranno in un grande anno elettorale in cui 33 seggi del Senato, la presidenza e il controllo della Camera saranno contesi da una serie di candidati populisti e probabilmente si svolgeranno in condizioni economiche sfavorevoli, quindi gli scontri saranno feroci. Sarà rischioso. Il rispetto delle regole e il compromesso, necessari per far funzionare le democrazie, saranno messi alla prova. Poiché i populisti sono così impegnati a vincere a tutti i costi e non sono disposti a scendere a compromessi, sono più probabili battaglie più intense del previsto. Ognuna di queste forze fa parte del sistema. Per esempio, l'aumento del tetto del debito non andrà così liscio come la maggior parte delle persone si aspetta e probabilmente diventerà una grande questione elettorale che dividerà il Paese perché entrambe le parti lotteranno per le vittorie e saranno meno disposte al compromesso. Inoltre, in quest'anno elettorale, l'aggressività nei confronti della Cina si intensificherà perché quasi tutti sono contrari alla Cina, per cui i candidati vorranno superarsi a vicenda con le loro critiche alla Cina. È probabile che i leader statunitensi e taiwanesi continuino a impegnarsi, il che, insieme alle audizioni del Gallagher House Select Committee on the Chinese Communist Party, spingerà il conflitto USA-Cina sempre più vicino all'orlo del baratro (o oltre). Nel mio prossimo post sulla Cina, basato su quanto appreso durante i miei recenti viaggi, approfondirò questi temi.

Per quanto riguarda gli atti di natura, pur essendo una wild card, è più probabile che siano costosi e dannosi nei prossimi cinque-dieci anni, con l'intensificarsi degli impatti del cambiamento climatico.

Quindi quattro di queste cinque grandi forze (quella finanziaria, quella dei conflitti interni, quella dei conflitti esterni e quella degli atti di natura) sembrano avere maggiori probabilità di essere dolorose perturbazioni dell'ordine mondiale. La quinta, l'inventiva umana e la tecnologia, sarà probabilmente un grande perturbatore, anche se è difficile dire in che modo.

Quando queste forze si uniscono nelle proporzioni che stiamo vedendo, la storia ha dimostrato che è probabile che si verifichino cambiamenti sismici negli ordini finanziari, negli ordini interni e negli ordini mondiali. Per questi motivi, mi sembra che siamo qui:

In altre parole, ho pochi dubbi sul fatto che l'ordine mondiale esistente stia cambiando rapidamente in modi impegnativi e che le persone che vivono con l'assunto che le cose funzioneranno nei modi ordinati a cui si sono abituate saranno scioccate e ferite da questi cambiamenti a venire.

In sintesi, 1) il mondo sta certamente cambiando e cambierà in modo drammatico e 2) il successo dipenderà dalla gestione dei cambiamenti.

Se le persone che hanno le mani sulle leve del potere superano la loro tendenza a concentrarsi sulla lotta per massimizzare i propri benefici e si concentrano invece sulla collaborazione per fare ciò che è meglio per l'insieme e dividere bene la torta, gli ordini finanziari/economici, politici interni e geopolitici internazionali possono cambiare in modi pacifici per creare un ordine mondiale migliore per la maggior parte delle persone.

Presumibilmente lo vogliamo, quindi dovremmo essere fortemente contrari alla guerra e favorevoli al perseguimento bipartisan di ciò che è meglio per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, alcuni obietteranno che questa prospettiva è troppo idealistica e che dovremmo essere più realistici su ciò che è probabile e pianificare di conseguenza.

Sono d'accordo sul fatto che la storia ha dimostrato che il perseguimento dell'interesse personale si è rivelato una forza più potente del perseguimento degli interessi collettivi e che c'è una buona probabilità che il passaggio a un pensiero di livello superiore e a risultati migliori sia improbabile, quindi dovremmo anche essere preparati al peggio. Se siamo preparati al peggio, ce la caveremo.

Valter Buffo
Recce'd annuncia l'ingresso di due nuovi consulenti nel nostro team
 

Si tratta di due persone, ed anzi di due personaggi, che noi conosciamo da tempo. Ed anche voi li conoscete bene.

Li conosciamo entrambi da molti anni, ed ovviamente li stimiamo come eccellenti professionisti dell’investimento e del risparmio.

Dopo anni ed anni, la molla è scattata quando ci siamo resi conto che, con il tempo, la nostra e la loro visione delle cose vanno avvicinandosi sempre di più. E quando si condivide la visione di fondo (del futuro, e delle cose da fare), allora lavorando insieme si produce migliori risultati. E ci si diverte.

Il primo dei due noti personaggi si chiama Dimon. Jamie Dimon. Oggi è a capo di una banca internazionale (JP Morgan, nello specifico) ma noi stiamo pensando di inserirlo tra i nostri consulenti (se accetterà la nostra proposta, ovviamente).

Cosa ha fatto scattare la molla del nostro interesse? Il grande vantaggio di questo inserimento futuro sarebbe quello … che non dovremmo spiegare nulla. Perché Jamie Dimon ha già ben compreso quale visione delle cose proponiamo ai Clienti, ed anche quali sono nel concreto le mosse, pratiche, che suggeriamo tutti gli investitori.

Come potete leggere nell’immagine che segue.

Qui sopra, nell’immagine del venerdì 14 aprile, Jamie Dimon afferma che:

  1. i tassi di interesse ufficiali resteranno elevati per un lungo periodo di tempo

  2. e questo porterà a galla una serie di problemi per l’economia reale

  3. ed in particolare per tutti gli operatori economici che sono eccessivamente indebitati

  4. e per conseguenza è probabile che si verifichino altri fallimenti bancari

In modo estremamente sintetico, viene esposta una visione del futuro prossimo (2023, 2024, 2025) che risulta in linea con ciò che noi di Recce’d, sia verso i nostri Clienti, sia attraverso sedi pubbliche come questo Blog, abbiamo indicato come quadro di riferimento. Il quadro sul quale abbiamo fondato la gestione dei nostri portafogli modello per i Clienti (noi ovviamente abbiamo aggiunto alle considerazioni di Dimon un grande numero di analisi di dettaglio ed indicazioni operative).

Nelle due immagini che vedete proprio qui sopra, alcuni dei concetti che avevamo già letto nella prima immagine più in alto vengono ripresi ed ampliati.

In particolare, ciò che a noi appare utile, e significativo, delle affermazioni di Jamie Dimon sono tre concetti, che vengono espressi in modo molto chiaro:

  1. investitori ed Aziende dovrebbero avere un piano

  2. è necessario agire OGGI in anticipo sui problemi

  3. non bisogna mettersi in situazioni che presentano un rischio che non si controlla

Come tutti voi lettori sapete, Recce’d da mesi, ed anzi da qualche anno, fornisce ai propri lettori indicazioni di questo genere.

Per i nostri Clienti, poi, le traduciamo ogni giorno in una analisi di tipo operativo: sia dei potenziali rendimenti di ogni asset finanziario e classe di attività finanziarie, sia in una stima dei rischi di ribasso, ovvero del downside, di ognuno degli asset finanziari e delle classi di attività finanziarie che prendiamo in esame per i nostri portafogli modello.

Quando le condizioni di mercato sono ottimali, e quindi in funzione del fattore timing, Recce’d poi passa alla parte di esecuzione delle operazioni sui portafogli modello, determinando quindi le quantità, il peso sui portafogli e gli strumenti che consentono di mettere in pratica la strategia, realizzando in questo modo gli obbiettivi di performance e di controllo del rischio (minusvalenza e volatilità complessiva del portafoglio modello).

Stiamo parlando di gestione di portafoglio. E se parliamo di portafogli titoli, rendimenti, performances ed analisi dei rischi, c’è anche un secondo signore che la vede come noi, oggi, un signore che se ne intende, e parecchio.

Oggi questo signore potrebbe, senza grande difficoltà, entrare a fare parte della nostra squadra. Non ci sarebbe grandi difficoltà per il suo inserimento, perché questo signore oggi condivide con Recce’d una grande parte della visione delle economie e dei mercati finanziari.

Si tratta di un signore di grandissima esperienza e di dimostrata capacità, anche se un po’ avanti negli anni.

L’anziano signore proprio questa settimana ha fatto il punto sulla sua visione delle cose: in particolare, si è concentrato sul settore bancario americano. Lui detiene un grande numero di azioni delle banche americane, per la verità: e quindi, conosce i problemi dall’interno.

Le sue affermazioni meritano quindi massima attenzione da parte di tutti: Recce’d, in modo sintetico, ne ha già scritto questa settimana anche nella pagina del sito che si chiama TWIT - TWOO, come forse qualcuno tra i nostri lettori ha visto.

Ci pare che le sue parole, se lette con attenzione, forniscano indicazioni di carattere operativo, in merito alla gestione dei portafogli titoli, che per molti aspetti sono analoghe a quelle che Recce’d ha utilizzato per costruire, e gestire, i propri portafogli modello.

Dunque: se guardiamo all’analisi del presente, ovvero sella situazione attuale delle economie e dei mercati finanziari, anche la sua integrazione all’interno del nostro team potrebbe procedere senza difficoltà o frizioni.

Nel suo caso, però, dovremmo confrontarci sulla strategia, e le modalità operative, della gestione del portafoglio:

  • lo stile e la strategia di gestione di Warren Buffet la conoscono tutti: e come tutti sanno è una strategia rigidamente bottom-up, il suo portafoglio è come tutti sanno long-only, e concentrato sulle azioni americane, e l’orizzonte di investimento adottato da Warren Buffett è lunghissimo (decenni), mentre la gestione del rischio di portafoglio implica che chi investe con lui si prende sulle spalle, al 100%, il rischio della Borsa USA, verso l’alto e pure verso il basso; in sintesi, è come investire in un Fondo Comune di Investimento azionario USA (gestito però molto meglio della media dell’Industria dei Fondi Comuni)

  • mentre Recce’d ritiene che oggi sia limitante gestire come gestisce Warren Buffett, e che invece oggi risulti vincente (dato il contesto sia delle economie sia dei mercati finanziari) un portafoglio multi asset, non limitato alle posizioni long, con una gestione attiva e preventiva del rischio su tutte e quattro le macro-classi di asset finanziari (azioni, obbligazioni, valute e materie prime); quindi, un portafoglio che non segue passivamente gli indici ed il benchmark; e pensiamo che anche all’ottimo Warren (ed ai suoi Clienti) converrebbe di “aggiornare” la strategia di gestione del portafoglio titoli: e troviamo, a questo proposito, una conferma nei dati del grafico qui sotto.

Valter Buffo
Quelli che proprio non ci arrivano
 

Rivendendo i fatti della settimana post-pasqua 2023, immaginiamo che un buon numero di investitori ne possa ricavare una impressione di generale tranquillità, se non di assenza di movimento.

La Borsa più grande al mondo, come si vede nell’immagine sopra, di fatto è rimasta ferma, chiudendo a 4100 punti dove aveva aperto subito dopo Pasqua.

Ma lo stesso possiamo affermare per tutti gli indici maggiori:

  • il Titolo di Stato decennale USA rende poco più del 3,50%

  • il Titolo di Stato a due anni USA rende poco più del 4%

  • il Titolo di Stato generale emesso dalla Germania rende poco meno del 2,50%

  • l’indice di Borsa europeo Stoxx 600 vale 460 punti

  • il dollaro USA è scambiato contro euro a 1,0900 circa

  • il petrolio, nella versione WTI, è scambiato a poco più di 80$

L’impressione di assenza di movimenti è (ampiamente) confermata dal valore di questi indici. Al contrario, l’impressione di “calma” è soltanto una “impressione a prima vista”.

Non è difficile, andando appena al di sotto della superficie (dei titoli della TV, dei titoli dei quotidiani, e delle parole, interessate, dei promotori finanziari) rendersi conto in brevissimo tempo che la realtà dei fatti è ben diversa.

Recce’d a questo proposito ha scritto, e detto, molto; ed in molte sedi. Ma ovviamente noi di Recce’d non siamo i soli ad avere questa consapevolezza.

Il nostro Post ha lo scopo di mettere i nostri lettori in condizione di alzare lo sguardo, guardare un po’ più in là … del proprio naso. E guardare anche un po’ più a fondo, così da rendersi conto della realtà che li circonda, e delle scelte che vanno fatte, oggi, sui portafogli titoli. Perché da qui derivano grandi opportunità operative per gli investimenti finanziari.

Questa settimana, abbiamo scelto di farci aiutare da uno dei più affermati gestori di portafoglio del Mondo, conosciuto anche dal grande pubblico in Italia per alcune operazioni che hanno riguardato la squadra di calcio del Milan.

Il gestore si chiama Paul Singer, ed ai lettori del nostro Blog lo avevamo già presentato con un Post di qualche anno fa.

La settimana scorsa, il quotidiano Wall Street Journal ha riportato una serie di considerazioni e valutazioni di Paul Singer, che abbiamo scelto di tradurre e riproporre in questo Post.

"Gli uomini e le nazioni si comportano saggiamente", osservava lo statista israeliano Abba Eban, "quando hanno esaurito tutte le altre risorse".

Immaginate se i nostri responsabili della politica economica ascoltassero invece Paul Singer.

Singer, 78 anni, è il fondatore di Elliott Management e uno dei proprietari di hedge fund di maggior successo al mondo. Prima della crisi finanziaria del 2008, ha cercato di mettere in guardia gli investitori e i funzionari pubblici dai pericoli dei mutui subprime. Nei 15 anni successivi, ha ripetutamente avvertito che la storica legge Dodd-Frank del 2010, e le politiche monetarie espansive che l'hanno accompagnata, erano foriere di disastri.

I politici inizieranno finalmente ad ascoltare? Lui non ci scommette. "Penso che questo sia un periodo straordinariamente pericoloso e confuso", afferma nell'ufficio di Manhattan della sua fondazione di beneficenza. (Singer è vestito in modo casual e sembra rilassato, ma il suo messaggio non tranquillizzerà gli investitori.

"Le valutazioni sono ancora molto elevate", afferma. "C'è una significativa possibilità di recessione. Vediamo la possibilità di un lungo periodo di bassi rendimenti nelle attività finanziarie, bassi rendimenti nel settore immobiliare, utili societari, tassi di disoccupazione più alti di quelli attuali e molta inflazione nel prossimo ciclo".

Il suo pessimismo sulla solidità del dollaro e delle altre valute non è nuovo. Per anni ha osservato e si è preoccupato del fatto che la Federal Reserve e le altre banche centrali si sono assestate su una situazione di emergenza più o meno permanente, in cui la risposta a quasi tutte le sfide economiche e finanziarie è la creazione di più denaro.

Questo ha alimentato l'ascesa delle criptovalute, che Singer descrive come "un'alternativa per le persone per esprimere una sorta di impulso libertario, una sorta di disprezzo o critica del denaro fiat delle banche centrali". Tuttavia, pur condividendo il disprezzo per l'operato dei banchieri centrali, afferma che la criptovaluta è "completamente priva di valore. Non è un sostituto dell'oro, ma ha eliminato parte della domanda di oro". Aggiunge: "Ci sono migliaia di criptovalute. Ecco perché valgono zero. Chiunque può crearne una. Non sono altro che niente con un'operazione di marketing, letteralmente niente".

Dalla crisi del 2008, la Fed e altre banche centrali hanno intrapreso vari cicli di "quantitative easing", ovvero la creazione di denaro per acquistare titoli di Stato e altri asset. La domanda artificiale di questi beni tiene bassi i tassi d'interesse, consentendo alle autorità politiche di spendere in modo sfarzoso, di realizzare deficit massicci e di indebitarsi sempre di più.

Singer ha visto l'inflazione all'inizio della pandemia di Covid. "Riteniamo molto improbabile che i banchieri centrali si muovano per normalizzare la politica monetaria una volta terminata l'attuale emergenza", ha scritto in una lettera agli investitori dell'aprile 2020

"L'ultima volta non si sono normalizzati", cioè dopo la crisi del 2008, "e il mondo si è avvicinato in modo evidente a un punto di svolta dopo il quale la stampa di moneta, i prezzi e la crescita del debito sono in una spirale ascendente che le autorità monetarie si rendono conto di non poter interrompere se non a costo di una profonda recessione e di un crollo del credito".

Quest'ultimo scenario è relativamente ottimistico: "Il crollo del credito, per quanto terribile, non è altrettanto terribile dell'iperinflazione in termini di distruzione delle società. Il capitalismo, che è libertà economica, può sopravvivere a una crisi del credito. Non pensiamo che possa sopravvivere all'iperinflazione".

Il risparmio, gli investimenti e il commercio dipendono tutti da una moneta affidabile, quindi è imperativo "tenersi a debita distanza dal punto di svolta in cui la fiducia viene distrutta".

Come i consumatori e i risparmiatori sanno fin troppo bene, l'inflazione ha iniziato la sua impennata nel 2021, ma la Fed ha continuato a creare moneta fino al 2022. Questo porta Singer a formulare una conclusione su come i banchieri centrali risponderanno alla prossima crisi: "Cosa succederà alle politiche pubbliche durante la recessione? La risposta è facile. Ricominciano a stampare e fanno scendere i tassi di interesse. Impareranno la lezione sbagliata da ciò che accade all'inflazione in caso di indebolimento dell'economia globale".

Memore della storia degli anni '70, quando l'inflazione si ritirò più volte per poi tornare a ruggire, Singer ritiene che i cali a breve termine convinceranno i responsabili politici di aver ucciso la bestia. Probabilmente "torneranno al loro manuale", riprendendo la politica del denaro facile. Ma l'inflazione tornerà, "forse più di quella attuale, e allora i tassi di interesse dovranno salire più a lungo". Se la Fed e la Banca Centrale Europea "uscissero da questa situazione senza gravi sofferenze, sarebbe straordinario".

Singer ne sa qualcosa di sofferenze finanziarie imposte da governi sconsiderati. Dopo aver fondato Elliott (il suo secondo nome) nel 1977, ha costruito l'azienda con competenze nel settore del debito in difficoltà. Oggi gestisce attività per 55 miliardi di dollari per conto di privati e istituzioni. Nel corso del tempo ha citato in giudizio l'Argentina, con successo, per costringerla a rispettare i termini del suo prestito.

Ultimamente Singer e la sua società sono diventati più noti come investitori attivisti in aziende pubbliche come Salesforce e Toshiba e nel private equity. L'anno scorso Elliott ha guidato un consorzio di investitori che ha acquistato Nielsen Holdings, la società di misurazione del mercato meglio conosciuta per i suoi indici di ascolto televisivi.

Alla luce delle attuali mode di investimento, è opportuno fare una precisazione. L'attivismo di Elliott tende a essere di vecchio stampo: non si tratta di inquisizioni guidate da programmi politici, ma di sforzi volti a responsabilizzare il management e a rendere redditizie le aziende che non funzionano. Il suo approccio alla politica è analogo: non si concentra sull'ideologia, ma sulle condizioni che creano prosperità.

I recenti salvataggi federali di depositanti benestanti non assicurati presso la Silicon Valley Bank e la Signature Bank rafforzano la sua mancanza di fiducia nei confronti dei regolatori finanziari. In un'intervista rilasciata a queste pagine nel 2011, ha messo in guardia dall'ampia discrezionalità che la nuova legge Dodd-Frank ha dato ai funzionari governativi nel gestire quelli che ritengono rischi sistemici. L'"atmosfera di imprevedibilità" non "rende il sistema più sicuro", ha affermato. "Questo è un metodo folle per identificare le istituzioni di importanza sistemica".

A distanza di una dozzina di anni, continua a pensare che sia una follia: "Come abbiamo visto con la SVB e la Signature, praticamente qualsiasi istituto può essere considerato di importanza sistemica da un giorno all'altro e sequestrato, con il governo completamente autorizzato a determinare cosa succede alle varie classi di creditori".

Il risultato è distruggere la disciplina di mercato e incoraggiare i banchieri a comportarsi in modo sconsiderato. Racconta una conversazione sul trading desk della sua azienda dopo il recente weekend di salvataggi bancari. "Se non avessero garantito tutti i depositi", ha detto un collega, "lunedì le cose si sarebbero messe male sui mercati".

Singer ha risposto: "Questo è assolutamente vero. Le cose si sarebbero messe male. Ma è questo che dovrebbe essere la regolamentazione? Avvolgere tutti i movimenti di mercato in coperte di sicurezza?".

E amplia il discorso: "È così che si ottengono finanze solide, o si ottiene che le persone estendano i parametri di rischio, estendano, estendano, estendano? Si ottengono dirigenti bancari negligenti? So che sono stati licenziati, ma tutti i concetti di gestione del rischio si basano sulle possibilità di perdita. Se la si toglie, ci saranno delle conseguenze". Il governo ha inviato messaggi duri, ma "alla prima crisi si sono piegati. Si sono semplicemente piegati".

Egli teme che le attuali difficoltà del mercato siano solo l'inizio. "Pensiamo che questa crisi sia il risultato di un eccesso di leva finanziaria, di valutazioni eccessive, di titoli in bolla, di classi di attività in bolla", afferma. "E questo è solo un episodio. Non è la stessa cosa, ma è qualcosa di simile al crollo dei fondi di credito subprime di Bear Stearns nella primavera del 2007". Questi fondi sono stati colpiti da scommesse su mutui ipotecari rischiosi e sono stati un'anticipazione della crisi finanziaria a venire.

Significa che ci stiamo avviando verso un'era di panico? "Non ne sono sicuro", dice. "Credo che sia più che possibile, ma penso che sia più probabile un periodo prolungato di movimenti frastagliati mentre la gente fa i conti con gli eccessi del sistema finanziario".

Come dovrebbero muoversi gli investitori su questo terreno? "L'obiettivo principale è quello di tenersi fuori dai guai", afferma. "In questi momenti, alcuni ritengono che la scommessa più sicura sia il debito pubblico statunitense a breve termine. A causa dell'inversione della curva dei rendimenti" - in cui i rendimenti del debito a breve termine sono più alti rispetto a quelli delle obbligazioni a lungo termine - "questo tipo di debito offre un rendimento decente senza praticamente alcuna possibilità di esito negativo.

Inoltre, in tempi di stress, molti ritengono che il loro portafoglio debba avere un po' d'oro, poiché è l'unica moneta 'vera' e ha occupato questo status per migliaia di anni".

L'oro è stato certamente apprezzato nel corso della storia, ma è anche vero che per più di 200 anni le azioni statunitensi hanno fornito rendimenti reali medi totali superiori al 6% annuo.

In questo lasso di tempo l'economia americana è riuscita a sopravvivere a numerosi episodi di politici e regolatori che si sono piegati, hanno fallito e hanno annaspato. Come possiamo tracciare una rotta che ci riporti verso il denaro sano e la prosperità a lungo termine? "Lo scenario ottimistico", risponde Singer, "comporterebbe riforme a favore della crescita in tutti i settori, tra cui la riduzione delle tasse, la riforma dei diritti, lo snellimento della regolamentazione, l'incoraggiamento dello sviluppo energetico, compresi gli idrocarburi. . tagliando la spesa federale, vendendo le attività presenti nei bilanci delle banche centrali".

L'elenco continua, includendo misurazioni più accurate della salute delle case finanziarie e dell'inflazione stessa, così come l'assunzione di "funzionari monetari con una moneta sana, in modo che la stampa di moneta illimitata e i tassi di interesse minuscoli e rischiosi siano solo uno spiacevole ricordo del passato".

Tutto ciò sembra eccellente, ma si sospetta che l'amministrazione Biden e la Fed vedano risorse ancora da esaurire.

Freeman è vicedirettore della pagina editoriale del Journal e autore della rubrica Best of the Web online nei giorni feriali.

Perché pubblichiamo questo articolo del Wall Street Journal, dopo averlo tradotto per voi?

La ragione è semplice: le affermazioni di Singer sono facilmente condivisibili, perché fondate su fatti che tutti conoscono. E si tratta di considerazioni e valutazioni di nessuna complessità tecnica.

Però, se le mettiamo a confronto con il comportamento dei mercati finanziari (come detto, in apparenza “calmo” da qualche mese) si ricava che almeno una parte degli investitori … sceglie di non vedere.

Un certo numero di investitori rifiuta di prendere atto della realtà, e dello stato attuale delle cose intorno a loro, preferendo invece “allontanare i cattivi pensieri” ed aggrapparsi ad un futuro che non è soltanto semplificato e idealizzato, ma pure irreale. Probabilmente tra di loro, c’è una parte che rifiuta di vedere, ed un’altra parte che … proprio non ci arriva.

Facciamo alcuni concreti esempi, tra i tanti che sono davanti agli occhi di tutti:

  1. ogni giorno, tutti noi ci confrontiamo con gli annunci di “recessione in arrivo” (quotidiani e TV) ma al tempo stesso ognuno di noi ricorda senza difficoltà che soltanto 24 mesi fa era stata varata “la più grande manovra economica di stimolo di ogni tempo”; cosa è che non funziona?

  2. gli Stati Uniti, nel 2023, accumuleranno un deficit del bilancio dello Stato federale pari a 1000 miliardi di dollari USA, una cifra enorme; allo stesso tempo, oggi il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti sta al 3,5%, ovvero è ai minimi di ogni epoca; cosa è, che non quadra?

  3. in Europa, l’inflazione oggi sta al 7%, ed il costo ufficiale del denaro sta al 3,50%, e molti dubitano che sia concretamente realizzabile un ulteriore aumento, perché il sistema non lo potrebbe sopportare; che cosa è, che fa così paura?

Questi tre esempi (tra i tanti possibili) sono fatti e dati che tutti conoscono, e che dovrebbero mettere in moto una serie quanto meno di riflessioni e ragionamenti, e poi una serie di reazioni nel pubblico. Come scritto poco sopra, l’atteggiamento di molti investitori (fino ad oggi) è stato invece quello di chi pensa che “è normale così, e andrà avanti così”. Questi individui e queste Istituzioni scelgono di esporsi ai rischi che Paul Singer mette in evidenza, pur sapendo che la “tattica dello struzzo” ha zero possibilità di produrre risultati per loro positivi.

Ma gli struzzi … non lo sanno, e fanno la fine che fanno gli struzzi.

Recce’d è consapevole di questo stato di cose: noi sappiamo come regolarci in una situazione come questa (mantenendo sempre massima l’attenzione alla realtà dei fatti). E sappiamo anche come ricavare da questo stato delle cose un risultato positivo per i nostri portafogli modello, e quindi per i nostri Clienti.

Ma non possiamo fare a meno di chiederci perché accade: perché si prolunga nel tempo un fenomeno di “illusione collettiva” così ampio e così facile da riscontrare?

Una risposta ce la ha proposta un altro grande gestore, ovvero David Einhorn, come ci racconta un secondo articolo, anche questo tradotto per in nostri lettori, un articolo che potete leggere in chiusura del nostro Post. Si tratterebbe di … jelly doughnuts, come leggerete più sotto in chiusura del nostro Post.

Il punto forte, a nostro avviso, di questo secondo articolo è nel passaggio che spiega che oggi, nel 2023, ad un investitore è richiesto di ragione in modo non tradizionale a proposito delle relazioni tra variabili economiche, e tra variabili economiche e variabili finanziarie.

Più specificamente, l’articolo ci spiega perché:

  • tassi ufficiali di interesse più bassi possono avere rallentato l’economia

  • tassi ufficiali di interesse più elevati possono avere stimolato l’economia

e da qui Recce’d prende spunto per ricordare ai lettori che

  • un rallentamento dell’economia può stimolare, nel breve termine l’inflazione

  • un aumento della crescita dell’economia può contribuire a rallentare, nel breve termine, l’inflazione

Il nostro suggerimento, in chiusura di questo Post, è di vincere la vostra pigrizia mentale e fisica, ed accettare la realtà per quella che è: in questo caso, Recce’d può fare molte cose positive, e produttive di risultati, per voi. Ma se invece preferite rimanere sdraiati sul divano, con lo smartphone, e mangiare i bomboloni alla marmellata … in quel caso Recce’d potrà fare ben poco, per aiutarvi.

Non potrete, poi, dire che nessuno vi aveva avvisati.

Nel 2012, David Einhorn ha scritto un articolo intitolato "La politica della ciambella alla marmellata della Fed". Ora, a distanza di oltre un decennio, stiamo vivendo i risultati delle decisioni passate delle disastrose politiche della Fed.

I tassi di interesse sono il prezzo più importante al mondo e la Fed li ha distorti per oltre 10 anni.

Nel suo articolo originale, Einhorn ha scritto:

"Una ciambella alla marmellata è una deliziosa carica di energia a metà pomeriggio. Due ciambelle di marmellata sono una colazione indulgente. Tre ciambelle di marmellata possono provocare mal di pancia. Sei ciambelle alla marmellata sono un disturbo alimentare. Dodici ciambelle di gelatina sono un'iniziazione alla confraternita".

"Il punto è che si può avere troppo di una cosa buona e le overdose sono distruttive. Il presidente Bernanke ci sta attualmente somministrando a forza quella che sembra la 36esima ciambella di marmellata di denaro facile e si chiede perché non ci dà energia o non ci fa sentire meglio. Invece di una robusta ripresa, l'economia continua ad essere fiacca".

Dopo che Bernanke ha tracciato la rotta, la Yellen ha continuato e Powell l'ha seguita. Anche dopo che la Fed ha cercato di liberarci dalla ZIRP, non è durata a lungo.

Nel 2019, quando i tassi hanno iniziato a salire, molti hanno dubitato che potesse durare, prevedendo che la Fed avrebbe dovuto invertire la rotta. Ho lanciato un programma chiamato "Jelly Donut Podcast" per esplorare questa e altre questioni macro. Einhorn ha partecipato alla trasmissione per esprimere il suo parere.

Einhorn è recentemente intervenuto nel podcast Invest Like the Best per esporre le sue riflessioni.

"La teoria della ciambella alla marmellata prevede che la relazione tra la politica monetaria e l'economia sia non lineare. A un certo punto, il segno passa da positivo a negativo. L'analogia con le ciambelle di marmellata è che la prima ciambella di marmellata è buonissima. La seconda ciambella di marmellata è piuttosto golosa, ma alla dodicesima ciambella di marmellata ci si sta solo ammalando, quindi non si dovrebbe più farlo".

"E penso che lo stesso valga in qualche modo per la politica monetaria facile. Se i tassi sono al 10%, diciamo, che è piuttosto alto, e li abbassate all'8%, state riducendo i costi di prestito. Si riduce il costo del capitale in modo sostanziale, ma se si arriva a un punto in cui i tassi sono sufficientemente bassi... la riduzione dei tassi non sarà più il fattore chiave per decidere cosa fare... se un business non ha senso con un tasso d'interesse del 2%, non avrà senso con un tasso d'interesse dell'1% perché probabilmente non ha senso. Quando si arriva al punto in cui la politica dei tassi ha aiutato tanto quanto può aiutare, allora comincia a far male".

"...Quello che è successo in realtà è che per diversi anni, quando hanno portato i tassi a livelli molto, molto bassi, in realtà stavano deprimendo i redditi e stavano rallentando l'economia".

"Pensavano di stimolare l’economia, ma in realtà stavano la rallentando. E penso che sia successo anche il contrario, visto che siamo passati dall'1% al 4%, sono molto sorpresi di non aver rallentato di più l'economia.... e penso che questo sia dovuto al fatto che passare dallo 0% al 4% è stato fondamentalmente uno stimolo... quindi penso che l'inasprimento che abbiamo avuto finora non sia stato davvero efficace perché è stato un po' come abbandonare finalmente la dieta a base di ciambelle di marmellata, e in realtà sta rendendo l'economia probabilmente più sana e più forte".

La Fed ha iniziato a far defluire le attività in bilancio, ma non è durata a lungo.

Ora che il bilancio ha iniziato ad aumentare, è solo questione di tempo prima che la Fed tagli i tassi, anche a fronte di un'inflazione persistente.

Valter Buffo
Geduld
 

Nella sua opera dedicata alla Passione secondo San Matteo, Johan Sebastian Bach ha dedicato una celebre Aria alla pazienza. Geduld, appunto, in lingua tedesca.

La potete ascoltare nel video che alleghiamo qui vicino.

A tutti è noto che la pazienza è una delle virtù essenziali, per ogni investitore: soltanto con la pazienza si garantiscono ai propri investimenti risultati positivi nel medio e lungo periodo, al tempo stesso mantenendo sotto stretto controllo i rischi e quindi le minusvalenze nel proprio portafoglio titoli.

Il tema è sempre di grande rilievo, ma lo è ancora di più in una fase come quella attuale: una fase in cui tutti noi investitori affrontiamo un cambiamento di regime, ovvero un cambiamento di paradigma. Una Nuova Era per i mercati finanziari.

Persino Schroders, una delle Case di Fondi Comuni di Investimento più reputate al Mondo, di recente si è dovuta arrendere all’evidenza, e ne ha fatto un tema commerciale.

Avete certamente anche voi osservato un cambiamento di tono e di linguaggio, non soltanto da parte di Schroeders bensì da parte di un buon numero di banche internazionali.

Ovviamente, anche i media, che sono l’ultimo vagone di questo trenino, stanno adeguandosi alla nuova tendenza, ad esempio nella titolazione.

Tutto questo ci riguarda? Come incide sulle nostre scelte di investimento? Come modifica la politica di gestione dei portafogli?

Nello specifico, per ciò che riguarda la nostra politica di gestione dei portafogli di Recce’d, per il momento non c’è stato alcun cambiamento: non ce ne è stata la necessità, perché da parte nostra questo cambiamento di “umore dei mercati” era stato ampiamente anticipato già mesi fa. Grazie a questo, i nostri portafogli sono già oggi pronti: anzi, lo erano già ieri.

Ciò che conta, per noi ma pure per tutti gli investitori, di questa vicenda è:

  • registrare il cambiamento nella cosiddetta “narrativa”

  • domandarci se adesso si proverà a “vendere la narrativa della recessione”

  • anticipare come reagirà la massa degli investitori questo “cambiamento di direzione nelle tattiche di vendita” delle Reti e delle banche di investimento.

Ovviamente, tutto questo non può, e non deve, allontanarci dalla realtà dei fatti, che è ben rappresentata ad esempio dai dati per l’occupazione USA di venerdì 7 aprile 2023, dai dati per l’inflazione che aspettiamo per la prossima settimana, e poi soprattutto, in questo specifico momento, dai dati per le trimestrali che arriveranno nelle prossimi cinque settimane dagli Stati Uniti e dall’Europa.

Non è e non sarà questa, del Blog, la sede dove Recce’d pubblica le due analisi dei dati (già pubblicati ed in uscita), né può essere questa la sede dove Recce’d racconta dei propri lavori di previsione e stima.

Questi dati sono, comprensibilmente, riservati ai nostri Clienti.

Invece in questo Post di oggi noi ci atterremo al tema della “narrativa”, aiutando chi ci legge a comprendere a che punto stiamo.

Dunque, la narrativa del “soft landing” di gennaio e febbraio non esiste più: è stata travolta, in marzo, dalle vicende di Credit Suisse, di SVB e successivamente dai tentativi di “narrativa della recessione”.

Una “nuova narrativa” oggi è in via di definizione: non è ancora definita.

Con questo Blog, Recce’d aiuta i suoi lettori a capire in anticipo quali saranno le caratteristiche della “nuova narrativa dominante”.

Partendo da un termine che tutti voi trovate e troverete sempre più spesso sui media: trilemma.

Il termine “trilemma” è una estensione del concetto di “dilemma”: si è di fronte ad una scelta, che non si riduce a “questo oppure quello”. Il soggetto si dibatte tra tre poli della questione, e fatica a risolversi per una cosa oppure l’altra oppure l’altra.

Di recente, molti hanno scelto proprio questo termine per descrivere la situazione nella quale oggi si trovano le Autorità di Politica Economica in generale, e quelle di Politica Monetaria in particolare.

Ripetiamo ancora una volta: nel corso degli ultimi quindi anni, il ruolo di queste Autorità politiche nei confronti del sistema economico è aumentato in misura enorme, arrivando a raggiungere dimensioni tali da distorcere proprio il funzionamento delle economie e dei mercati. Questo processo ha già toccato, e superato, il suo punto di massimo, ed ora abbiamo imboccato la strada inversa.

E tuttavia, come risulterà ovvio, l’influenza resta tutt’ora enorme, perché processi come questi durano anni.

Si nota, però, una crescente difficoltà, di queste Autorità politiche, nel comprendere quello che sta accadendo. Si nota una difficoltà crescente ad individuare gli strumenti giusti da impiegare. Ma soprattutto, si nota una incapacità, anch’essa crescete, ad indirizzare. Le cose oggi NON vanno nella direzione che i politici indicano.

Il trilemma è un esempio di questo stato di cose come scriveva già nel mese di novembre del 2022 Mohamed El Erian.

Dopo la riunione della Federal Reserve dell'1 e 2 novembre di questa settimana, forse sapremo di più su come verrà ricordata questa Fed: come una Fed di Volcker che ha sconfitto con decisione l'inflazione o, invece, come una Fed di Burns che ha permesso al Paese di scivolare in un pantano di stagflazione. Ma questa realtà già complessa si complica ulteriormente. Il presidente della Fed Jerome Powell si trova di fronte a una sfida politica che potrebbe rivelarsi più impegnativa di quella affrontata dai suoi predecessori degli anni '70 e '80: ridurre l'inflazione, evitare di danneggiare indebitamente l'economia e i mezzi di sussistenza ed evitare un incidente finanziario nel processo.

Mentre il consenso del mercato per la riunione della Fed di questa settimana è fortemente a favore di un quarto rialzo dei tassi di interesse consecutivo, pari a 75 punti base, le opinioni divergono in modo significativo su ciò che la Fed dovrebbe segnalare sulle sue mosse future. Alcuni ritengono che la Fed dovrebbe suggerire un significativo rallentamento del ritmo dei rialzi dei tassi a fronte dell'indebolimento dell'economia, sia a livello nazionale che internazionale. Questo, secondo loro, proteggerebbe la crescita e salverebbe i posti di lavoro.

Altri, visto che l'inflazione di fondo continua a salire, ritengono che la Fed dovrebbe mantenere il suo tono da falco, segnalando la continuazione di un ritmo di rialzo robusto e indicando un picco di tasso più alto. Questo, secondo loro, è ciò che è necessario per sconfiggere l'inflazione ed evitare la stagflazione. Esiste poi una serie di opinioni intermedie.

La contrapposizione tra la Fed guidata da Arthur Burns e quella guidata da Paul Volcker è stata usata come stenografia per questo dibattito tra occupazione da un lato e inflazione dall'altro. Derivata dall'esperienza degli anni Settanta, la Fed di Burns si riferisce alla nozione di una banca centrale che modera erroneamente la sua lotta contro l'inflazione per poi essere costretta a un'inversione di rotta quando si trova di fronte a una stagflazione. La Fed di Volcker, derivata dagli eventi degli anni '80, si riferisce a una banca centrale disposta a tollerare danni significativi alla crescita e all'occupazione per sconfiggere in modo duraturo l'inflazione. (Il mio collega di Bloomberg Opinion Bill Dudley ha descritto bene la posta in gioco in entrambi i casi la scorsa settimana).

La dichiarazione della Fed di questa settimana e, più probabilmente, il tono e il contenuto della successiva conferenza stampa potrebbero gettare una luce parziale su quale sia l'approccio più simile a quello della Fed sotto Powell.

Tuttavia, la Fed di Powell non deve solo affrontare la duplice sfida di combattere l'inflazione e preoccuparsi dell'occupazione e della crescita, ma anche un terzo problema: mantenere la stabilità finanziaria.

Questo terzo fattore non è del tutto nuovo. Poco dopo l'aumento aggressivo dei tassi di interesse da parte della Fed sotto Volcker e la caduta in recessione dell'economia statunitense, gli Stati Uniti hanno dovuto svolgere un ruolo importante nel coordinare una risposta globale per minimizzare i danni di una crisi del debito latinoamericano. Poiché la relativa esposizione negli Stati Uniti era contenuta nel sistema bancario - e, all'interno di questo, principalmente in una manciata di banche a centro monetario - le autorità sono state in grado di utilizzare un mix di moral suasion, tolleranza normativa e assistenza finanziaria (anche da parte del Fondo Monetario Internazionale per l'America Latina) per evitare che il problema contamini l'economia reale.

Oggi, ciò che è nuovo è dove risiede il rischio di instabilità finanziaria. A differenza degli anni '80, la fragilità non risiede nelle banche, ma piuttosto nel settore non bancario, meno regolamentato e supervisionato, che comprende gestori patrimoniali, fondi pensione, hedge fund, private equity e simili. È principalmente il risultato di due fattori: in primo luogo, la misura in cui le banche non bancarie sono state condizionate a ottimizzare quella che molti credevano sarebbe stata una politica quasi permanente di tassi d'interesse estremamente bassi e di massicce iniezioni di liquidità (il cosiddetto "QE infinito"); in secondo luogo, una Fed che, da giugno, ha dovuto aumentare drasticamente i rialzi dei tassi d'interesse dopo aver iniziato troppo tardi e troppo poco.

Gestire questo rischio di instabilità finanziaria non sarà facile. Un ciclo di rialzo dei tassi troppo aggressivo potrebbe creare un incidente finanziario che aggrava il calo della crescita e dell'occupazione. Un ciclo troppo lento potrebbe mantenere la stabilità finanziaria immediata a costo di spingere l'economia verso la stagflazione. In questo modo, in futuro, l'inflazione sarebbe troppo alta, la crescita stentata e l'instabilità finanziaria ancora minacciata.

Il difficile e delicato equilibrio tra stabilità, inflazione e occupazione suggerisce che la Fed dovrebbe pensare in termini di trilemma e non solo di dilemma.

A giudicare dai ripetuti riferimenti a Volcker nelle recenti dichiarazioni pubbliche, Powell vuole comprensibilmente evitare qualsiasi paragone con Burns. Affinché ciò si realizzi, la Fed dovrebbe rapidamente affrontare il trilemma che si trova di fronte e, in collaborazione con altri, fare di più per progettare e distribuire strumenti che le consentano di gestire tre obiettivi che, attualmente, non possono essere facilmente bilanciati.

E’ utile per voi lettori rivedere un testo del novembre 2022? Certo che lo è! Vi aiuta ad entrare nella giusta prospettiva. Queste parole furono pubblicate nel novembre 2022, ed oggi a sei mesi di distanza sono diventate … le sole parole che contano per i mercati finanziari.

Questo dato di fatto potrebbe aiutarvi a riflettere: in particolare, sul modo in cui voi gestire i vostri soldi. L’articolo, andava letto a novembre: sei mesi fa era necessario prenderne atto, e ragionare sulle conseguenze. Sei mesi fa (mentre tutto il Mondo parlava d’altro) a voi sarebbe stato utile avere a fianco qualcuno in grado di dirvi queste cose, o quanto meno di farvi leggere questo articolo. Prima di fare le scelte sbagliate che avete fatto per il vostro portafoglio titoli.

Veniamo ad oggi: il termine “trilemma” oggi si legge un po’ dovunque. A titolo di esempio, e quindi a campione, noi di Recce’d abbiamo scelto tra i tantissimi un recente articolo di Nouriel Roubini.

Abbiamo già scritto in passato a proposito delle molte cose che ci dividono da Roubini: non tutte le cose che questo Autore scrive sono da noi condivise, ma è soprattutto la nostra professione di gestori di portafogli modello che ci impedisce di assumere atteggiamenti massimalistici, che qualcuno definisce “catastrofistici”, e ci impedisce si farne una professione.

Ciò che per noi conta non sono le parole dette, bensì i risultati dei portafogli modello: per questo, noi non possiamo assumere, mai, tono “apocalittici” e molto generici, e dobbiamo invece essere più specifici, più dettagliati, più concreti, e sempre legati alla realtà. Noi non possiamo permetterci di essere “ottimisti” oppure “pessimisti”: è un lusso che lasciamo agli altri.

Tutto ciò premesso, resta vero però che molte delle considerazioni fatte da Roubini, nel corso degli anni, hanno anticipato in modo corretto l’evoluzione della realtà intorno a noi: su molte cose, lui Roubini aveva ragione, e chi andava contro Roubini aveva torto. Questo, deve essere riconosciuto.

E per questo, noi di Recce’d vi suggeriamo di leggere che cosa ha scritto la settimana scorsa Roubini sul tema del trilemma.

30 marzo 2023

Nouriel Roubini

Di fronte a un'inflazione elevata e persistente, a rischi di recessione e ora a un'incombente crisi di insolvenza nel settore finanziario, le banche centrali come la Federal Reserve statunitense si trovano di fronte a un trilemma. Incapaci di combattere l'inflazione e di fornire contemporaneamente un sostegno alla liquidità, l'unica soluzione è una grave recessione - e quindi una più ampia crisi del debito.

NEW YORK - Nel gennaio 2022, quando i rendimenti dei Treasury decennali statunitensi erano ancora all'incirca dell'1% e quelli dei Bund tedeschi del -0,5%, avevo avvertito che l'inflazione sarebbe stata negativa sia per le azioni che per le obbligazioni. Un'inflazione più elevata avrebbe portato a un aumento dei rendimenti obbligazionari, che a sua volta avrebbe danneggiato i titoli azionari in quanto il fattore di sconto per i dividendi sarebbe aumentato. Ma, allo stesso tempo, un aumento dei rendimenti delle obbligazioni "sicure" comporterebbe un calo del loro prezzo, a causa della relazione inversa tra rendimenti e prezzi delle obbligazioni.

Questo principio di base, noto come "rischio di duration", sembra essere sfuggito a molti banchieri, investitori a reddito fisso e autorità di regolamentazione bancaria. Poiché l'aumento dell'inflazione nel 2022 ha portato a un aumento dei rendimenti obbligazionari, i Treasury decennali hanno perso più valore (-20%) rispetto all'S&P 500 (-15%), e chiunque avesse attività a reddito fisso a lunga scadenza denominate in dollari o in euro si è ritrovato con le mani in mano. Le conseguenze per questi investitori sono state gravi. Alla fine del 2022, le perdite non realizzate delle banche statunitensi sui titoli avevano raggiunto i 620 miliardi di dollari, circa il 28% del loro capitale totale (2.200 miliardi di dollari). A peggiorare la situazione, l'aumento dei tassi di interesse ha ridotto il valore di mercato anche delle altre attività delle banche. Se fate un prestito bancario decennale quando i tassi d'interesse a lungo termine sono all'1%, e poi questi tassi salgono al 3,5%, il valore reale di quel prestito (quello che qualcun altro sul mercato vi pagherebbe) scenderà. Tenendo conto di ciò, le perdite non realizzate delle banche statunitensi ammontano in realtà a 1,75 trilioni di dollari, pari all'80% del loro capitale. La natura "non realizzata" di queste perdite è solo un artefatto dell'attuale regime normativo, che consente alle banche di valutare titoli e prestiti al loro valore nominale piuttosto che al loro reale valore di mercato. In realtà, a giudicare dalla qualità del loro capitale, la maggior parte delle banche statunitensi è tecnicamente vicina all'insolvenza, e centinaia sono già completamente insolventi.

Certo, l'aumento dell'inflazione riduce il valore reale delle passività delle banche (depositi) aumentando la loro "franchigia di deposito", un'attività che non figura nel loro bilancio. Poiché le banche pagano ancora quasi lo 0% sulla maggior parte dei loro depositi, anche se i tassi overnight sono saliti al 4% o più, il valore di questa attività aumenta quando i tassi di interesse sono più alti. Secondo alcune stime, infatti, l'aumento dei tassi di interesse ha aumentato il valore totale dei depositi delle banche statunitensi di circa 1,75 trilioni di dollari. Ma questo asset esiste solo se i depositi rimangono nelle banche quando i tassi aumentano, e ora sappiamo dalla Silicon Valley Bank e dall'esperienza di altre banche regionali statunitensi che tale fedeltà è tutt'altro che assicurata.

Se i depositanti fuggono, la franchigia sui depositi evapora e le perdite non realizzate sui titoli si realizzano quando le banche li vendono per soddisfare le richieste di prelievo. Il fallimento diventa quindi inevitabile. Inoltre, l'argomentazione della "franchigia di deposito" presuppone che la maggior parte dei depositanti sia stupida e tenga i propri soldi in conti che fruttano quasi lo 0% di interessi, quando potrebbero guadagnare il 4% o più in fondi del mercato monetario totalmente sicuri che investono in Treasuries a breve termine. Ma, ancora una volta, sappiamo che i depositanti non sono così compiacenti. L'attuale e apparentemente persistente fuga dei depositi non assicurati - e persino di quelli assicurati - è probabilmente guidata tanto dalla ricerca di rendimenti più elevati quanto dalle preoccupazioni per la sicurezza dei loro depositi.

In breve, dopo essere stato un fattore nullo negli ultimi 15 anni, da quando i tassi d'interesse a breve termine sono scesi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, la sensibilità ai tassi d'interesse dei depositi è tornata in primo piano. Le banche hanno assunto un rischio di duration altamente prevedibile perché volevano ingrassare i loro margini di interesse netti. Hanno approfittato del fatto che, mentre gli oneri patrimoniali sui titoli di Stato e sui titoli garantiti da ipoteca erano pari a zero, le perdite su tali attività non dovevano essere valutate al mercato. Come se non bastasse, le autorità di regolamentazione non hanno nemmeno sottoposto le banche a stress test per vedere come si sarebbero comportate in uno scenario di forte aumento dei tassi di interesse. Ora che questo castello di carte sta crollando, la contrazione del credito causata dall'attuale stress bancario creerà un atterraggio più difficile per l'economia reale, a causa del ruolo chiave che le banche regionali svolgono nel finanziamento delle piccole e medie imprese e delle famiglie.

Le banche centrali si trovano quindi di fronte non solo a un dilemma, ma a un trilemma. A causa dei recenti shock negativi sull'offerta aggregata - come la pandemia e la guerra in Ucraina - il raggiungimento della stabilità dei prezzi attraverso l'aumento dei tassi di interesse era destinato ad aumentare il rischio di un atterraggio duro (recessione e aumento della disoccupazione). Ma, come sostengo da oltre un anno, questo difficile compromesso presenta anche il rischio aggiuntivo di una grave instabilità finanziaria. I mutuatari si trovano ad affrontare tassi in aumento - e quindi costi di capitale molto più elevati - per i nuovi prestiti e per le passività esistenti che sono giunte a scadenza e devono essere rinnovate. Ma l'aumento dei tassi a lungo termine sta anche portando a massicce perdite per i creditori che detengono attività a lunga scadenza. Di conseguenza, l'economia sta cadendo in una "trappola del debito", con alti deficit e debiti pubblici che causano una "dominanza fiscale" sulla politica monetaria e alti debiti privati che causano una "dominanza finanziaria" sulle autorità monetarie e di regolamentazione. Come ho avvertito da tempo, le banche centrali che si trovano ad affrontare questo trilemma probabilmente si tireranno indietro (riducendo la normalizzazione della politica monetaria) per evitare un tracollo economico e finanziario che si auto-rinforza, e si creeranno le premesse per un de-ancoraggio delle aspettative di inflazione nel tempo.

Le banche centrali non devono illudersi di poter raggiungere la stabilità finanziaria e dei prezzi attraverso una sorta di principio di separazione (alzare i tassi per combattere l'inflazione e utilizzare il sostegno alla liquidità per mantenere la stabilità finanziaria). In una trappola del debito, l'aumento dei tassi alimenterà crisi sistemiche del debito che il sostegno alla liquidità non sarà sufficiente a risolvere. Inoltre, le banche centrali non devono presumere che la prossima contrazione del credito ucciderà l'inflazione frenando la domanda aggregata.

Dopo tutto, gli shock negativi dell'offerta aggregata persistono e i mercati del lavoro rimangono troppo rigidi. Una grave recessione è l'unica cosa che può temperare l'inflazione dei prezzi e dei salari, ma renderà più grave la crisi del debito, che a sua volta alimenterà una recessione economica ancora più profonda. Poiché il sostegno alla liquidità non può impedire questo circolo vizioso sistemico, tutti dovrebbero prepararsi all'imminente crisi stagflazionistica del debito.

L’articolo che avete appena letto, a nostro giudizio, offre al lettore spunti molto utili, proprio per interpretare nel modo corretto l’attualità del mese di marzo e della prima settimana di aprile 2023 dei mercati finanziari.

Si leggono e si ascoltano, ancora oggi, ed anche oggi, ed un’altra volta, rappresentazioni semplificate, e intenzionalmente semplicistiche, dei fatti. Nel marzo 2023 ne abbiamo ripetutamente ascoltata una che dice:

la crisi delle banche rallenterà il credito e questo rallenterà l’inflazione, e questo rallenterà i rialzi dei tassi ufficiali di interesse.

A questa se ne associa poi una seconda, che dura già da qualche mese, e che dice:

sta per arrivare una recessione, e questo rallenterà l’economia e questo rallenterà i rialzi dei tassi.

Il solo scopo di queste narrative, è quello di convincere il pubblico dei risparmiatori che:

prima o poi i tassi caleranno, e siccome la colpa è tutta ed unicamente da attribuire agli aumenti dei tassi, allora non ci sono problemi nel vostro futuro, e tutto si risolverà da sé.

A fronte di queste rappresentazioni, molto semplificate e quindi dannose, per chi segue in modo superficiale le vicende dell’economia e dei mercati finanziari, noi di Recce’d siamo qui per fornire ai lettori un quotidiano punto di riferimento di maggiore qualità e di maggiore utilità pratica.

Oggi, ad esempio, richiamiamo come già detto la vostra attenzione sul tema del “trilemma” e delle sue implicazioni. Lo facciamo anche facendovi leggere contributi esterni, e di seguito trovate un articolo di Mohamed El Erian, che a distanza di sei mesi dal precedente articolo che avete letto più sopra, è ritornato sul tema.

Molti commentatori si sono affrettati a sostenere che la politica della Federal Reserve si trova ora in un mondo nuovo dopo l'improvviso fallimento di tre banche statunitensi e il dispiegamento di "misure bazooka" per salvaguardare il sistema finanziario.

In realtà, questi sviluppi rappresentano l'amplificazione di una situazione che si protrae da più tempo. Hanno messo la Fed in una situazione politica ancora più difficile e rendono particolarmente importante la decisione di questa settimana sui tassi d'interesse statunitensi.

I fallimenti della Silicon Valley Bank, della Signature Bank e della Silvergate sono il riflesso di una cattiva gestione in ciascuna delle tre società e di errori di vigilanza. Hanno costretto la Fed, il Dipartimento di Giustizia e la Securities and Exchange Commission ad avviare indagini. La Fed prenderà in considerazione anche un rafforzamento della regolamentazione per le banche di medie dimensioni. Ma questa è solo una parte della storia.

I fallimenti sono stati anche il riflesso di una cattiva gestione del regime dei tassi d'interesse del Paese. Dopo aver lasciato che le condizioni finanziarie fossero troppo allentate per troppo tempo, la Fed ha frenato solo dopo una prolungata e dannosa errata definizione dell'inflazione come transitoria.

Non dovrebbe sorprendere che ciò abbia colto di sorpresa alcune istituzioni e che ora vi sia il rischio di un inasprimento generalizzato degli standard di prestito. Questo nonostante il fatto che, dopo il crollo della SVB, la Fed si sia affrettata ad aprire un'interessante finestra di finanziamento che consente alle banche di ottenere liquidità alla pari a fronte di titoli di alta qualità che valgono meno sul mercato aperto.

La Fed si trova di fronte a un trilemma sempre più pressante: come ridurre l'inflazione, mantenere la stabilità finanziaria e minimizzare i danni alla crescita e all'occupazione. Con le preoccupazioni per la stabilità finanziaria apparentemente in contrasto con la necessità di inasprire la politica monetaria per ridurre l'inflazione elevata, la situazione complica il processo decisionale di questa settimana.

I prezzi di mercato per l'azione di politica monetaria della Fed di questa settimana sono passati da una probabilità del 70% di un rialzo della Fed di 0,5 punti percentuali, meno di due settimane fa, a favore di nessun aumento seguito da tagli significativi. Questo nonostante la riaccelerazione dell'inflazione di fondo e un altro mese di creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti migliore del previsto. La situazione evidenzia ancora una volta i rischi posti dal dominio del settore finanziario.

Non mi sorprenderebbe se la Fed fosse tentata di fare un po' di confusione questa settimana, nascondendosi ancora una volta dietro il velo della "dipendenza dai dati". Tuttavia, è meno facile farlo ora, perché l'approccio dà luogo a due opzioni in competizione: reagire ai dati economici caldi aumentando i tassi di 0,25 punti percentuali; oppure reagire ai dati di mercato mantenendo i tassi invariati o riducendoli.

Il processo decisionale degli ultimi anni di questa Fed suggerisce che, purtroppo, potrebbe optare per una soluzione intermedia, ritenendo di mantenere aperte le opzioni politiche in un momento particolarmente volatile e incerto. Lascerebbe i tassi invariati e li accompagnerebbe con una forward policy guidance che segnala che si tratta di una "pausa" e non della fine del ciclo di rialzo.

Ma questo non si rivelerebbe un compromesso efficace. Al contrario, il trilemma si aggraverebbe, poiché le prospettive di crescita si affievoliscono a causa dell'inasprimento degli standard di prestito, le vulnerabilità delle banche e delle altre società finanziarie aumentano il rischio per la stabilità finanziaria e l'inflazione si è fatta più difficile.

Una via di mezzo confusa non fornirebbe agli Stati Uniti l'ancoraggio di politica monetaria di cui hanno disperatamente e urgentemente bisogno. Al contrario, si creerebbe un'ulteriore ondata di politica monetaria che non riuscirebbe a garantire un atterraggio morbido, amplificando al contempo l'inquietante volatilità finanziaria.

Banche in subbuglio

Il sistema bancario globale è stato scosso dal crollo della Silicon Valley Bank e della Signature Bank e dal salvataggio in extremis del Credit Suisse da parte di UBS. Per le analisi e i commenti più recenti, consultare il sito

Tutto questo porta a due priorità politiche. Nel breve periodo, la Fed dovrebbe seguire la Banca Centrale Europea nel comunicare chiaramente i rischi dell'utilizzo della politica monetaria per obiettivi multipli e in competizione tra loro ed evidenziare la distinzione dei suoi strumenti di politica piuttosto che mescolarli. Dovrebbe inoltre aumentare i tassi di 0,25 punti percentuali (meno del rialzo di 0,5 punti della BCE).

A più lungo termine, come ho sostenuto in una precedente rubrica, è fondamentale affrontare le vulnerabilità strutturali della Fed, tra cui la debolezza della responsabilità e la mancanza di diversità cognitiva. Deve riformulare il "nuovo quadro monetario" adottato nel 2020 e valutare l'opportunità di modificare l'obiettivo di inflazione del 2% per riflettere il passaggio strutturale da un mondo di domanda aggregata insufficiente a uno di offerta insufficiente.

Non è facile per la Fed. Ma è molto meglio per il benessere dell'America. L'alternativa di continuare con l'attuale approccio politico è sicuramente quella di non riuscire a garantire bassa inflazione, massima occupazione e stabilità finanziaria. Inoltre, aumenterebbe la pressione politica sull'indipendenza operativa della Fed.

Questa è, in estrema sintesi, la realtà che vi circonda: è questo il Mondo nel quale voi, oggi, investite il vostro denaro ed i vostri risparmi, attraverso i mercati finanziari e le Istituzioni che vi operano. In particolare, vi suggeriamo di leggere quello che El Erian ha scritto a proposito della “soluzione intermedia” della quale oggi molti scrivono e parlano (“lasceranno correre un po’ l’inflazione, faranno rallentare un po’ l’economia, faranno salire ancora un po’ i tassi … ma poi tutto tornerà come prima, senza incidenti e senza grossi traumi”).

Come i nostri Clienti sanno, Recce’d ritiene che la “soluzione intermedia” NON esiste. Oggi, nel 2023, è l’equivalente della “inflazione transitoria” del 2021, niente di più e niente di meno. Una cosa che non esiste, se non nelle parole di qualcuno.

Dai tre articoli di questo Post, ci auguriamo che i nostri lettori abbiano ricavato che le e storielle, quelle che chiamano “narrativa”, le favolette semplificate su un futuro senza alcuna difficoltà, non possono riassumere una realtà così tanto complessa come quella attuale. Gli sviluppi dell’economia, e dei mercati finanziari, sono più complicate delle trame di Topolino e Paperino. Evitate di pensare a scenari come:

l’economia rallenta, i tassi scendono e … oooplà tutto va a posto!

Non è in questo modo, che funziona l’economia e la finanza, e non sarà questo, il nostro e vostro futuro. “Per nostra e vostra fortuna”, come abbiamo già scritto poco più sopra: perché tutte le opportunità di guadagno per gli investitori (le AUTENTICHE opportunità di guadagno) derivano, unicamente, dal fatto che la complessità delle vicende dell’economia e della finanza è superiore alle trame dei fumetti di Topolino.

Nelle due immagini che seguono, trovate due brani che vi forniscono due spunti molto concreti, a proposito del futuro delle economie e dei mercati finanziari. Sono cose che Recce’d ha già segnalato, di cui ha già scritto anche nel Blog, e delle quali oggi non produciamo un approfondimento.

Il pubblico dei risparmiatori oggi si rifiuta di vedere (neppure cose banali come queste) anche perché viene quotidianamente manipolato dall’informazione e dall’industria dei risparmio, ed indirizzato verso “lo scenario più roseo”.

Voi lettori di Recce’d, al contrario siete consapevoli e comprendete la rilevanza dei temi che vengono trattati nelle due immagini.

Chi ha abilità e competenza, può portarsi a casa ricompense molto grandi, ovvero ottime performances accompagnate sempre da un elevato controllo dei rischi nei portafogli titoli. Chi non ha qualità come competenza e capacità professionale, finisce sempre per andare a sbattere, contro la realtà dei fatti.

E qui ritorniamo al nostro tema di apertura, che è la pazienza. Per investire sui mercati finanziari, è necessaria pazienza. per investire con successo sui mercati finanziari del periodo 2020-2023 occorre una grandissima pazienza.

Ognuno di voi, ed ognuno di voi lettori, viene assalito di tanto in tanto da una comprensibile impazienza: si vorrebbe vedere risolto tutto e risolto subito, e si viene assaliti da domande inquietanti come perché non è ancora successo? oppure anche perché non succede mai? E’ umano, ed è comprensibile, l’atteggiamento di chi dice: vorrei che tutte le cose andassero a posto, e subito. Ma questo NON succederà.

L’investitore ed il gestore di portafoglio non possono permettersi il lusso dell’impazienza, oppure della “data di scadenza”. Le contravvenzioni per divieto di sosta e gli atti giudiziari hanno una scadenza “improrogabile”, mentre invece per le vicende dei mercati finanziari, come per i Governi, come per le Banche Centrali, ed anche va detto come le vicende di ogni attività economica, non esistono “date improrogabili”, si deve accettare che le cose “accadono quando accadono” ed adattare a questo le proprie scelte. Un buon investitore, ed un bravo gestore di portafoglio, prendono in ogni momento le migliori posizioni possibili sui mercati finanziari, valutano i rischi con grande attenzione, e poi … mettono tutta la pazienza che è necessaria. In questo modo, e solo in questo modo, si arriva ai risultati.

AUGURIAMO A TUTTI I LETTORI DEL NOSTRO BLOG UNA PASQUA SERENA E RILASSANTE.

Valter Buffo