Molto rumore per nulla
 

Le prime due settimane del 2023 sono state contraddistinte da un ritorno: il ritorno del dibattito sul “pivot”.

La reazione dei mercati è stata decisamente contenuta: più ampia e visibile nel comparto obbligazionario, più modesta, e differenziata, nel comparto delle azioni (New York rimane in zona 4000 punti dove stava già nel settembre 2022, l’Europa in recupero, la Cina è piatta da anni).

Recce’d vi ha già scritto, mesi fa, che nel 2023 l’inflazione NON sarà un tema di mercato: allo stesso tempo, noi NON siamo sorpresi di questo tentativo, fatto nelle prime due settimane del 2023, di riportare sulle prime pagine dei quotidiani il tema “pivot”. Non è la prima volta, non è l’ultima volta, ed accadeva anche nella prima parte degli Anni Settanta, come vedremo più avanti.

Non è una novità che si tenti di manipolare il mercato: il recentissimo esempio dell’a “inflazione transitoria” è un esempio perfetto.

Quella che solo 12 mesi fa era “l’inflazione transitoria” oggi si chiama “pivot” oppure “soft landing”.

Ripetiamo: il tema “inflazione” NON sarà decisivo, nel 2023, per determinare le performances di azioni, obbligazioni, valute e materie prime: lo è stato nel 2022, quando la “grande illusione” della “inflazione transitoria” è saltata per aria.

Nel 2023, o meglio nelle restanti 50 settimane, i rendimenti ed i rischi sulla base dei quali facciamo e faremo le nostre scelte per i portafogli modello sono altri.

E tuttavia abbiamo scelto di dedicare, ancora una volta, un nostro Post a questo argomento: può essere utile, per i nostri lettori, nn tanto per le stime e le previsioni di rendimento (e rischio), quanto per descrivere con concreti esempi come funziona oggi il mercato finanziario internazionale, a partire dalle banche di investimento (la cosiddetta sell side) passando per i Fondi Comuni di Investimento (la cosiddetta buy side) per finire con le Reti di financial advisors, di private bankers, di wealth managers, insomma di quelli che vengono a casa vostra per vendervi le polizze, le UCITS, i certificati e tutta … la rumenta.

Il dato di giovedì 12 gennaio 2023 può servire come esempio, di come funzionano i meccanismi di questa catena di vendita, colossale, che ha come scopo quello di “piazzare la merce” proprio nel vostro portafoglio titoli.

Il dato del quale stiamo parlando arriva dagli Stati Uniti: ma potete applicare, senza bisogno di alcuna modifica, il medesimo ragionamento e le medesime valutazioni ai dati che arrivano dall’Europa.

Del dato che leggete qui sopra, pubblicato giovedì 12 gennaio 2023, i media e tutte le banche di investimento che cosa hanno messo in grande evidenza? Hanno sottolineato il calo dell’inflazione negli Stati uniti, dal massimo del 9,1% fino al 6,5%, del dato anno-su-anno.

Un calo importante, non ci sono dubbi: ma quanto importante, per noi che gestiamo un portafoglio in titoli ed asset finanziari? Un dato in che misura significativo, per ciò che riguarda il futuro dei nostri asset? In che misura questo dato modifica i rendimenti attesi, i rendimenti futuri, degli asset e delle classi di asset finanziari? In che misura questo dato modifica i rischi futuri, sulla base dei quali noi gestori dobbiamo ponderare i rendimenti per modificare i portafogli modello?

Da questo specifico punto di vista, il dato dell’immagine sopra conta nulla. Zero. Lo vedete, molto facilmente, nel grafico qui sotto.

Osservate con attenzione: leggete i dati del grafico. Questa è la realtà con la quale voi investitori vi dovete confrontare: la realtà dei fatti, quei fatti che determinano sia i rischi, sia i rendimenti dei vostri asset finanziari.

Come tutti voi avete visto, tra il 2020 ed il 2022.

Osservate bene il grafico sopra: in particolare il riquadro giallo.

L’inflazione, come vedete, è diminuita dal massimo dello 9,1% al 6,5% di dicembre 2022. Ma l’inflazione nella sua versione “core” (la linea di colore nero) oggi è la stessa di un anno fa: il dato di oggi, nella sostanza, è il medesimo del gennaio 2022.

Il dato di oggi sta al 5,7%. Ricordate a che livello sta il costo ufficiale del denaro? Sta al 4,75%. Un punto percentuale SOTTO.

Siete sorpresi, dallo scoprire che oggi l’inflazione è la medesima di 12 mesi fa? La spiegazione di questo fatto è semplicissima e ve la presentiamo nell’immagine sotto.

Leggete con attenzione questo grafico: sono soltanto due le componenti dell’inflazione che, rispetto al mese di giugno, hanno rallentato, e precisamente l’energia (petrolio e gas) e le auto usate.

Non si vede alcun miglioramento, nelle altre componenti.

Se poi passiamo dal dato alle previsioni per lo stesso dato, osserviamo le medesime cose, ma in modo ancora più chiaro

Come potete vedere, il sondaggio tra gli operatori di mercato condotto da Bloomberg ci racconta che ancora alla metà del 2021 tra gli operatori risultava prevalente l’aspettativa di una inflazione USA al 1,5%, la medesima previsione di tutti i dieci anni precedenti. Le previsioni degli operatori vengono corrette (in modo drammatico) tra il mese di marzo ed il mese di dicembre 2021, come vedete nel tondo di colore azzurro.

Nel 2022 si stabilizzano all’interno di un intervallo ristretto: e qui vedete con grande chiarezza (dentro il riquadro di colore rosso) che le previsioni di fatto NON sono cambiate, neppure negli ultimi mesi. Il calo che si vede in questo dato è trascurabile, per non dire insignificante.

Il grafico qui sopra ci racconta di un cambiamento epocale: di una Nuova Era.

Di questa Nuova Era, di questo Regime Shift, di questo Paradigm Shift, Recce’d vi ha scritto più di una volta in questo Blog, e fin dal 2020. Oggi resteremo quindi sul dato per l’inflazione, e soprattutto sul modo nel quale le Reti di promotori, le banche di investimento, e i media, UTILIZZANO questo dato per manipolare la massa degli investitori.

Investitori che, come tutti sapete, vengono quotidianamente aggrediti dai messaggi

  • dalle banche di investimento: ad esempio con l’immagine qui sopra, già commentata durante questa settimana alla pagina TWIT-TWOO; ed il nostro commento si è dimostrato azzeccato;

  • e naturalmente attraverso la Rete dei financial advisors che vendono le quote dei Fondi Comuni di Investimento ed altra … roba incommentabile.

Financial advisors, private bankers e wealth managers che 12 mesi fa vendevano ancora la “inflazione transitoria” e che oggi … ci riprovano più o meno che la medesima robaccia: la “narrativa dominante” oggi è quella che vedete seguendo la linea verde nel grafico qui sotto, mentre ciò che oggi dice la Federal Reserve è la linea di colore rosso.

Come può determinarsi una differenza così enorme, nelle previsioni, tra mercato e Banca Centrale?

La spiegazione è semplicissima, addirittura banale: la linea di colore blu è fatta da Aziende ed individui che, a posteriori, NON rispondono delle performances. La linea di colore verde è tracciata da gente che vuole “vendere la roba”, ovvero “piazzare la merce”. Oggi. ha degli obbiettivi di vendita, oggi.

E poi, tra 12 mesi … ma chi se ne importa, tra 12 mesi? Il venditore avrà già cambiato lavoro, settore, Paese.

A lui, al venditore, la performance, la vostra performance di portafoglio, NON interessa. A lui interessa quello che vende oggi, a gennaio 2023.

E quindi lui, il venditore, si butta alla disperata, sullo scenario più ottimistico che è possibile: per farvi sognare ad occhi aperti, e farvi fare quegli investimenti che a lui rendono di più (lui riceve retrocessioni e quindi è co-interessato con chi produce i “prodotti finanziari” che lui vi sta piazzando; e la Legge che dovrebbe sanzionare i conflitti di interesse fa tutto l’opposto: protegge questi conflitti e chi grazie a questi conflitti fa tutti i propri ricavi).

Voi investitori, e gestori del vostro portafoglio titoli, come noi di Recce’d, che facciamo la gestione dei portafogli modello da proporre al Cliente, dobbiamo sfuggire a quella trappola, non lasciarci imbambolare da scenari troppo ottimistici, e non lasciarci punire dai conflitti di interesse.

Noi investitori, e noi gestori di portafogli modello, dobbiamo sapere fare scelte autonome, informate, fondate. Partendo dall’analisi degli scenari futuri più probabili, più vicini alla realtà (e NON alla fantasia del promotore finanziario)

L’immagine qui sopra la utilizziamo al solo scopo di fare un esempio: NON sono queste le probabilità secondo Recce’d (e neppure gli scenari, per dirla tutta):

Voi lettori avete la capacità di costruirvi uno strumento indispensabile per la decisione sulle scelte di investimento come è questo?

Ve ne ha mai parlato oppure scritto il wealth manager? No? Ma a che razza di financial advisor vi affidate?

Come dicevamo: l’immagine serve solo da esempio. Ma può esservi utile immediatamente, per ricordarvi che l’inflazione NON è il solo fattore sul quale ragionare.

Ed anzi: secondo Recce’d, e non solo secondo Recce’d, NON è il fattore principale del 2023, per i rendimenti attesi e per i rischi attesi del 2023.

Nel 2023, nelle restanti 50 settimane del 2023, tutti noi investitori dovremo occuparci quasi esclusivamente di economia REALE. L’inflazione, sarà solo una conseguenza, così come nel 2022 (e lo avete visto) le Banche Centrali sono in effetti state soltanto “una conseguenza di altri fatti”.

Il grafico sopra, e quello che segue, nel nostro Post servono ad un unico scopo: ricordare ai lettori la realtà dei fatti. Ed anche l’economia REALE della quale dicevamo sopra che sarà il fattore DECISIVO nelle prossime 50 settimane del 2023.

Non c’è il tempo e neppure lo spazio in questo Post per approfondire: lo faremo poi nel nostro quotidiano The Morning Brief. Qui segnaliamo ai nostri lettori che dal dato per il potere di acquisto delle famiglie, e dei consumatori in generale (immagine sopra) e dalla eventuale recessione (grafico sotto) arriveranno le spinte decisive, per decidere chi guadagnerà e chi perderà tra azioni, obbligazioni, valute e materie prime.

Come dicevamo in apertura, con questo Post Recce’d intende fare il punto sull’inflazione, e sull’utilizzo strumentale di questo argomento da parte dei media, delle banche globali di investimento, e dalla Rete dei finanzial advisors oppure wealth managers.

Dopo i disastri del 2022, con la “inflazione transitoria”, oggi ci riprovano, seguendo lo stesso metodo, ed in parte con i medesimi argomento, vendendo alla massa degli investitori la favola di una “inflazione al 2% a fine anno”.

Se correte dietro a questa storia, se vi lasciate inebetire di nuovo da un “miraggio” finirete per perdere ancora altri soldi.

Persino il quotidiano Wall Street Journal, che è il quotidiano finanziario a maggiore circolazione nel Mondo, si è sentito in dovere di prendere le distanze da una simile baggianata, ed ha pubblicato un articolo che critica (fin dal titolo) questo diffuso atteggiamento dei promotori finanziari, dei financial advisors e delle banche di investimento.

L’articolo lo leggete qui di seguito. Il titolo dice: “Perché gli investitori potrebbero essere troppo ottimisti riguardo all’inflazione”.

E il suggerimento di Recce’d? Dopo l’articolo, trovate l’immagine di chiusura, che contiene proprio il nostro suggerimento operativo, per la gestione del vostro portafoglio titoli.

Nel dicembre 1974, il celebre storico e talvolta autore di discorsi presidenziali Arthur M. Schlesinger Jr. riassunse il problema dei previsori contemporanei in un'unica, lunghissima frase sul Wall Street Journal: "A tutt'oggi la maggior parte degli economisti, degli uomini d'affari e dei funzionari governativi si ostina a considerare l'inflazione non come una vulnerabilità strutturale del capitalismo contemporaneo, ma piuttosto come il risultato accidentale di coincidenze sfortunate che richiedono solo pazienza, tempo (e disoccupazione) per essere alleviate".

Se il Prof. Schlesinger fosse vivo e scrivesse oggi non potrebbe esprimersi meglio. L'assunto di base del pensiero finanziario mainstream è che l'inflazione è un fenomeno temporaneo e che sarà curata da un rapido aumento dei tassi prescritto dalla Federal Reserve. Tuttavia, ci sono molti motivi per pensare che, proprio come nel 1974, il professore abbia ragione e che le pressioni inflazionistiche sul capitalismo di oggi dureranno.

Questo non vuol dire che non ci siano coincidenze sfortunate. Nel 1974, l'inflazione è stata favorita dalla combinazione di tassi troppo bassi per anni e dall'impennata dei prezzi dell'energia dovuta all'embargo petrolifero arabo. Negli ultimi due anni, l'inflazione è stata favorita da una combinazione di tassi troppo bassi, da una crisi postpandemica della catena di approvvigionamento e dall'impennata dei prezzi dell'energia dovuta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Come nel 1974, questi fattori temporanei passeranno, e l'ultimo calo dell'inflazione suggerisce che molti di essi sono già passati. Ma come negli anni successivi al 1974, le vulnerabilità strutturali radicate potrebbero far sì che l'inflazione rimanga un problema per gli anni a venire.

Ci sono quattro grandi rischi quando si tratta di ridurre l'inflazione: la geopolitica, la politica interna, la demografia e la Fed. I primi tre contribuiscono a determinare il livello dei tassi per combattere le pressioni inflazionistiche, mentre la volontà della Fed di alzare i tassi al nuovo livello più alto e di mantenerli lì contribuisce a determinare l'aumento o la diminuzione dell'inflazione.

La grande frattura

La nuova geopolitica sta dividendo il mondo in due blocchi, invertendo parzialmente la globalizzazione degli ultimi tre decenni. Ciò significa che sono necessari maggiori investimenti per ricreare linee di produzione e catene di approvvigionamento che aggirino la Cina, mentre l'efficienza è destinata a diminuire, dato che sono le questioni di sicurezza piuttosto che i costi a dettare la localizzazione. I sussidi per le fabbriche di microchip negli Stati Uniti e in Europa sono l'ovvia spesa per la società, ma, a meno di una nuova distensione, è probabile che sussidi simili si diffondano ad altri settori ad alta tecnologia. Il raddoppio della produzione e delle catene di fornitura riduce direttamente la produttività, il che significa più inflazione a parità di crescita economica.

La geopolitica porterà probabilmente anche una maggiore spesa per gli armamenti. Il dividendo della pace che ha fatto seguito alla caduta del Muro di Berlino ha permesso una forte riduzione della spesa militare, ma ora la pressione va nella direzione opposta. La guerra ai confini dell'Europa ha portato a un aumento dei bilanci militari nella regione, anche senza il costo delle armi inviate in Ucraina. Poiché le forze armate non aumentano la produttività, l'aumento delle spese aumenta la pressione sull'inflazione.

Un terzo aspetto del modo in cui la geopolitica sta alimentando l'inflazione è la distruzione della posizione della Russia come fornitore leader di energia. Nessun Paese occidentale sarà disposto a dipendere nuovamente dalla Russia. Ciò significa nuovi investimenti significativi in altre fonti energetiche - ancora una volta, aggiungendo sicurezza al costo dell'efficienza ed esercitando una pressione al rialzo sui prezzi.

Sul fronte interno, gli sforzi per ridurre il riscaldamento globale continueranno ad aumentare la spesa per ridurre i combustibili fossili. Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, sarà necessario investire cifre molto elevate - 4.000 miliardi di dollari all'anno entro il 2030, circa il triplo di quanto si spende attualmente - in alternative ai combustibili fossili. Una parte di questi investimenti potrebbe aiutare l'efficienza, se i costi di produzione dell'energia scenderanno abbastanza al di sotto dei livelli attuali, ma la maggior parte non lo farà. Anche in questo caso, l'aumento della sicurezza avverrà a scapito dell'efficienza.

La politica interna degli Stati Uniti e dell'Europa sembra essere passata dal capitalismo del libero mercato a un maggiore intervento del governo e alla politica industriale. In passato questo ha spesso portato i governi a indirizzare in modo sbagliato i finanziamenti verso i sostenitori o verso progetti di tendenza. I governi trovano imbarazzante tirarsi indietro di fronte a fallimenti che nel settore privato porterebbero semplicemente alla bancarotta. Gli investimenti mal indirizzati riducono la produttività, aumentando la pressione inflazionistica.

Sul fronte interno, c'è anche una ritrovata disponibilità dei governi a prendere in prestito e a spendere. L'austerità che ha seguito la crisi finanziaria globale del 2008-2009 è stata giustamente abbandonata durante la pandemia, mentre i politici si sono dati da fare per far funzionare l'economia. Molti sembrano aver concluso che spendere di più è la strada giusta da percorrere. Il Congressional Budget Office, organo apartitico, prevede che, dopo un leggero calo l'anno prossimo, la spesa federale negli Stati Uniti aumenterà come quota dell'economia in ciascuno dei suoi periodi di previsione fino al 2052, e le tasse non terranno il passo. Ciò equivale a un risparmio negativo, che aumenta la pressione sul tasso di interesse necessario per tenere sotto controllo l'inflazione.

Infine, la demografia sta contribuendo a far salire l'inflazione. Dopo decenni in cui ha aggiunto all'economia globale decine di milioni di lavoratori istruiti e a basso costo ogni anno, la Cina ha visto la sua popolazione in età lavorativa iniziare a ridursi. Lo shock della produzione globale aggiuntiva che la Cina ha generato con la sua apertura ha contribuito a controllare l'inflazione durante gli anni della "grande moderazione", ma non si ripeterà. Insieme al rinnovato interesse per i sindacati, potrebbe portare a uno spostamento del potere di contrattazione verso i lavoratori, con una nuova pressione sull'inflazione.

Tutto questo non ha importanza se la Fed è disposta a fare il necessario per controllare l'inflazione, sottolinea Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale ora al Peterson Institute for International Economics.

"Le banche centrali sono totalmente impegnate a tenere sotto controllo l'inflazione", afferma. "Il problema è se tornano al 2% o se puntano a qualcosa di leggermente più alto".

Sono meno convinto che le banche centrali saranno disposte ad alzare i tassi d'interesse abbastanza da riportare l'inflazione a livelli bassissimi se le tendenze sopra descritte continueranno. Secondo Blanchard, una regola empirica approssimativa consiste nel ritenere che ogni 1% in più del PIL destinato agli investimenti implica un aumento di un punto percentuale del tasso di interesse reale al netto dell'inflazione. Se si considera la spesa militare come un investimento - anche se senza ritorno - si può facilmente aggiungere l'1% del PIL da sola, o più del doppio per tornare ai livelli della Guerra Fredda degli anni Ottanta. Uno sforzo serio per rispettare gli obiettivi di Parigi sul cambiamento climatico potrebbe aggiungere un altro 1% - 2% del PIL, e questo prima della spesa per eliminare la Cina dalle catene di approvvigionamento.

Segnale di allarme

Gli investimenti contribuiscono alla pressione inflazionistica. Gli investimenti totali negli Stati Uniti sono in calo dagli anni '80, nonostante una recente ripresa.

Gli investitori non pensano che questo sia un problema. I mercati obbligazionari si basano sulla premessa che l'inflazione scenderà rapidamente verso l'obiettivo del 2% della Fed e vi rimarrà, senza che la Fed debba fare nulla di veramente drammatico.

Certo, i rendimenti reali dei Treasury sono molto più alti rispetto ai minimi della pandemia, quando gli investitori erano disposti a bloccare un rendimento inferiore all'inflazione per 10 anni utilizzando i titoli del Tesoro protetti dall'inflazione, o TIPS. Ma il rendimento dei TIPS a 10 anni, pari all'1,3% circa, rimane ben al di sotto del 2,1% che ha registrato in media tra il 2004 e il 2007, un periodo in cui il commercio con la Cina contribuiva a ridurre l'inflazione e la spesa militare tedesca aveva raggiunto il minimo storico.

Non tutto ciò che frenava l'inflazione ora la spinge al rialzo. La tecnologia ha contribuito a tenere sotto controllo l'inflazione facilitando gli acquisti a confronto e rivoluzionando la gestione della catena di approvvigionamento. Anche tecnologie come l'intelligenza artificiale, la terapia genetica e la missilistica a basso costo potrebbero contribuire ad allentare le pressioni inflazionistiche.

Tuttavia, molti dei fattori che una volta aiutavano le banche centrali sono diventati inversi e gli investitori li stanno ignorando. I mercati non sono preparati ad affrontare il rialzo dei tassi necessario se le pressioni inflazionistiche si riveleranno persistenti, come mi aspetto.

Peggio ancora, i banchieri centrali potrebbero non essere pronti a subire le critiche di una società che si è affidata al denaro facile e potrebbero accettare tranquillamente aumenti dei prezzi superiori ai loro obiettivi. In entrambi i casi, i rendimenti obbligazionari saranno più alti e, molto probabilmente, le azioni più basse di quanto sarebbero altrimenti.

Mackintosh è editorialista senior del Wall Street Journal. Può essere contattato all'indirizzo james.mackintosh@wsj.com.

Valter Buffo
Dopo una settimana aggiorniamo l'Oroscopo Dei Mercati 2023
 

Come in più sedi Recce’d ha scritto il giorno di Capodanno, ogni prima settimana dell’anno è sempre contrassegnata da alta volatilità, diffusa emozione, e grande confusione. Non sono ancora scomparsi i vecchi temi di mercato, e non sono ancora definiti i temi del Nuovo Anno.

Nel 2023, questa tradizione si è confermata: in modo particolare, nella seduta del venerdì 6 gennaio (giorno dell’Epifania in Italia), quando la Befana ci ha portato una serie di dati che spazia dall’inflazione in Europa alla disoccupazione negli USA, passando poi per la crescita dei salari, l’indice ISM, e i dati per la produzione e la vendita di beni durevoli USA.

Dati di grande peso, che meritano un’analisi di dettaglio: analisi che Recce’d proporrà nel suo quotidiano The Morning Brief la settimana prossima.

Lo scopo di questa analisi? Scegliere con raziocinio tra le alternative che JP Morgan ci propone con il grafico qui sotto.

Recce’d ovviamente la sua scelta la ha già fatta: ed è proprio sulla base di questa scelta, che abbiamo costruito e poi modificato i nostri portafogli modello, che hanno prodotto risultati a tre e cinque anni migliori delle gestioni di portafoglio concorrenti alla nostra (ne abbiamo scritto anche in TWIT-TWOO proprio venerdì 6 gennaio 2023).

Ogni giorno, però, quella scelta noi la verifichiamo: mettendola al vaglio della realtà, economica e finanziaria, che appunto ogni giorno si evolve e si modifica.

E’ proprio questa la ragione per la quale è cruciale, per ogni gestione di portafoglio di asset finanziari, rivedere con attenzione i dati pubblicati la settimana scorsa e comprendere come hanno modificato la realtà e quindi le prospettive di rendimento e rischio di ogni asset finanziario.

Come leggete qui sopra, tutti i media hanno colto l’occasione fornita dai dati della scorsa settimana per riportare in vita il tema del “soft landing”: vi abbiamo già illustrato, con dettaglio analisti le ragioni per le quali risulta ESSENZIALE per i media, spinti a loro volta dall’industria delle banche e dei Fondi Comuni, mantenere sempre in vita il tema del “soft landing”.

E’ una questione di sopravvivenza, e di disperazione: dopo i gravi errori, ed i forti traumi, subiti nel 2022 (l’anno peggiore della storia per il tradizionale portafoglio bilanciato) diventa essenziale fornire al pubblico, attraverso i media, una versione “zuccherata” del futuro, una speranza, e mantenere vivo un desiderio di rivincita.

Era già così nel 2021, ricordate? Tutti quei titoli dei media sul “boom economico”: Dopo soli 18 mesi, tutti i titoli invece parlavano già di “recessione”.

E’ stato così anche nel 2022, ricordate? Nelle prime settimane, un anno fa, tutti i titoli dei media ci informavano di una “inflazione transitoria”, per poi modificare tono, drammaticamente, nel corso dell’anno.

Sarà lo stesso anche nel 2023: oggi tutti i titoli, in modo unanime, ci spingono a credere nel “soft landing”, ed anche in questo caso come nei casi precedenti che abbiamo citato non esiste alcun fondamento di questa teoria nella realtà che ci circonda e nella quale operiamo come investitori.

Ce lo hanno detto proprio i dati che sono stati pubblicati la settimana scorsa.

Non è difficile rendersi conto di come stanno le cose nella realtà intorno a noi: i dati di venerdì 6 gennaio per l’inflazione in Europa sono stati, in modo unanime, presentati dai media come “un forte calo dell’inflazione” (immagine che segue). E’ una scelta politica: si mette in evidenza il calo, e si tenta così di fare dimenticare al pubblico che l’inflazione sta oggi al 9,2% mentre il costo del denaro, in Europa, sta oggi al 2%.

“Come pensate di uscire da questa stituazione?”: nessuno, tra i media, ha il coraggio di porre questa semplice domanda, e questo fa il gioco dei banchieri centrali e degli uomini di Governo, che possono sperare.

Quale è la speranza di queste persone?

La loro speranza è che il trascorrere del tempo faccia andare via l’inflazione senza bisogno di intervenire con decisione. Non è, per nulla, la medesima speranza di noi investitori, che in quel caso finiremmo per pagare per tutti, come già è stato nel 2022.

Notate che si ripete qui la storia del QE: un decennio speso a raccontare che “il QE serve a fare ripartire l’economia”, un decennio del tutto sprecato (l’economia NON è mai ripartita) e durante il quale sono stati creati pericolosissimi squilibri, squilibri che oggi pesano sulle spalle del prossimo decennio e della prossima generazione.

Secondo la “narrativa dominante” del “soft landing”, l’inflazione nel 2023 diminuirà “perché diminuirà”. Stop. Un atto di fede.

Quanti investitori abboccheranno, nel 2023? La “narrativa dominante” reggerà, almeno per qualche mese? Giusto il tempo per preparare una “nuova narrativa”? Oppure, succederà qualche cosa, di inaspettato?

Su questo, la posizione di Recce’d è chiarissima, e da molti mesi. La abbiamo esposta motivando la nostra scelta anche in sedi pubbliche.

Ovvio che il dibattito sul “soft landing” si prolungherà ancora sui media, e per alcuni mesi: abbiamo già detto che tutta intera l’industria del risparmio (banche di investimento e Reti di promotori finanziari che vendono le polizze e i Fondi Comuni di Investimento) ha tutto l’interesse a mantenere questa storia in vita, anche se ad oggi non c’è un solo dato che la sostiene. I cali nei dati per l’inflazione sono ridicoli, i dati per la crescita delle economie non dicono che i rialzi dei tassi già effettuati hanno rallentato le economie (fino ad oggi il rallentamento è modesto), mentre i tassi ufficiali di interesse delle Banche Centrali restano ampiamente negativi, ovvero inferiori (di molto) i tassi di inflazione.

Resta quindi da effettuare un lavoro di riparazione (dei danni fatti tra il 2020 ed il 2021), un lavoro che è appena iniziato e durerà per anni (determinando sia i rendimenti degli asset finanziari, sia i futuri rischi di ULTERIORI ribassi dei loro prezzi).

Insomma, tutta la storia del “soft landing” fa comodo a molti, ma non regge. E non regge neppure se viene messa a confronto con il comportamento passato dei mercati finanziari: nella tabella qui sopra, viene documentato che non esiste alcuna evidenza storica che associa il cosiddetto “pivot” con una ripresa dei mercati finanziari.

Lo dice in modo chiaro la tabella: non funziona. la catena che ci porta dal rallentamento delle economie, al calo dell’inflazione, al calo del costo ufficiale del denaro, fino alla ripresa delle quotazioni azionarie, non funziona. Non esiste.

Nel grafico che segue, rivediamo insieme ciò che accadde nel 1974.

Traduciamo questo sintetico lavoro di analisi in pratiche indicazioni per la gestione di un portafoglio in titoli:

  • non abboccate all’esca, e evitate (questa volta almeno) la trappola: non affidatevi alla “narrativa” sul “soft landing”: sono solo parole, chiacchiere che confondono “quello che si vorrebbe vedere” con la realtà dei fatti; se non volete ripetere la pessima esperienza del 2022, questa volta rifiutate di rincorrere questo miraggio

  • abbiamo dedicato proprio in questo Blog una serie di Post che vi suggeriamo di rileggere: ci troverete spiegata la ragione per la quale le scelte sui singoli asset finanziari, oggi, vanno fatte pensando ai cambiamenti dei prossimi 10 anni (visto che siamo entrati in una Nuova Era dei mercati finanziari); questa serie di Post proseguirà in gennaio

  • abbiamo anche dedicato una seconda serie di nostri Post ai tre grandi rischi per i mercati finanziari nel 2023, che sono il credito, il costo reale del denaro, e l’instabilità finanziaria, anche questa serie di Post proseguirà in gennaio, perché saranno proprio gli eventi di mercato ad imporcelo

  • Affidatevi invece ai fatti: ai dati, da quelli della settimana scorsa a quelli che vedremo nelle prossime settimane: in particolare, qui ci riferiamo alla stagione delle trimestrali, che inizia la settimana prossima (vedi in basso il calendario della prima parte) e che noi commenteremo ogni mattina in The Morning Brief.

In questo Post, non abbiamo lo spazio per un’analisi di dettaglio, che come detto verrà proposta attraverso il nostro Bollettino quotidiano: resta però utile segnalarne l’importanza, lasciando poi ai nostri lettori di approfondire.

Potrebbe essere proprio questo, il punto debole dell’intera “narrativa” che ci viene imposta dai media, dalle Reti di promotori che vendono i prodotti finanziari, e dalle banche di investimento.

Spieghiamo in modo sintetico per quale ragione: la “narrativa dominante” oggi a voi vuole vedere una catena degli eventi che parte dall’economia che rallenta, passa per l’inflazione che scende, ed arriva ai tassi di interesse ufficiali che diminuiscono.

Quello che non si spiega, in questo scenario, è come facciano le stime per gli utili 2023 a rimanere in linea con quelle del 2022.

Da questo, deriva la rilevanza dei dati che vedremo nelle prossime settimane. E voi investitori dovete cercare, con le vostre scelte, di anticipare la risposta giusta alla seguente domanda: “In uno scenario di soft landing ha senso scommettere i miei risparmi su di un rallentamento delle economie che però non va a toccare gli utili delle Aziende?”

Fatevi, come minimo, due conti: oppure, chiedete al financial advisor, al private banker, al wealth manager, al robo advisor, e vedete se per caso lui ne sa qualche cosa, di quello che è scritto qui sotto nell’immagine, oppure nei due grafici che abbiamo messo a confronto più sopra.

Informatevi, di dove e come sono messi i vostri soldi.

Valter Buffo
Profezia 2023
 

Siamo, tutti noi investitori, coinvolti in un processo che durerà anni: questo processo è un processo di ridimensionamento.

La nuova epoca (che molti hanno definito “paradigm shift” oppure “regime shift”) è la conseguenza non evitabile di quindi anni di eccessi. Gli ultimi anni, poi, sono stati definiti, in modo molto appropriato, “la bolla di tutto” oppure la “Disneyland” dei mercati.

Chi non lo ha anticipato, oggi, e domani, e dopodomani, si trova e si troverà in gravi difficoltà. Il 2022 è stato soltanto un inizio: ed un inizio decisamente morbido. Non tutto, in futuro, sarà “soft”.

Abbiamo scritto ridimensionamento: il ridimensionamento tocca e toccherà sia i prezzi sui mercati finanziari (e non: anche sul mercato degli immobili), sia le strutture dei mercati e degli operatori di mercato, coinvolgendo sia la cosiddetta “sell side” (le banche globali di investimento) sia la cosiddetta “buy side” (le Società di Fondi Comuni, ma soprattutto le Reti che vendono questi Fondi Comuni). Ed in aggiunta toccherà anche i media, a cominciare proprio da CNBC.

Ormai, tutti sono rassegnati: tutti si sono resi conto che era impossibile proseguire con gli errori del periodo precedente, il periodo (disastroso) del QE.

In questa nuova epoca, potrà investire con successo (e fare grandi guadagni) solo chi utilizzerà criteri diametralmente opposti a quelli degli ultimi quindici anni: dalla scelta del consulente finanziario, alla scelta dei cosiddetti “prodotti finanziari” (che vanno ELIMINATI dai portafogli titoli) fino alla scelta dei mercati sui quali investire (che però nel nuovo contesto è solo L’ULTIMA in ordine di importanza, se si guarda al risultato finale.

Quello che leggete nell’immagine qui sopra è, a giudizio di Recce’d, il tweet più importante di tutto il 2022: in questo tweet si spiega che i Fondi ARK, e Cathie Wood che li gestisce e li pubblicizza in TV, mai hanno avuto a che vedere con il tema di investimento “INNOVAZIONE”.

Ripetiamo. Il tweet ci spiega che ARK, e tutti i fenomeni osservati negli ultimi anni simili ad ARK, ed anche tutti i media che hanno aiutato a gonfiare la bolla di ARK, non hanno mai avuto nulla a che vedere con il tema di investimento “INNOVAZIONE”.

Tutto era spiegato, invece, da un altro fattore, e da UN SOLO fattore. Questo fattore si chiama “espansione monetaria”, ed ha causato in modo diretto la “bolla di tutto” che ha trasformato i mercati finanziari in una ridicola e patetica scena simile a Disneyland.

Se non avete realizzato questo, voi ma soprattutto i vostri investimenti siete tutti in una situazione di grave rischio, guardando al futuro.

I Fondi ARK hanno già perso lo 80% dai massimi, e la loro performance dal 2017 è pari a zero (in sei anni).

Ma i Fondi ARK non resteranno isolati: altri asset, ed altre categorie di asset finanziari, vanno incontro a perdite di questo tipo.

Utilizziamo il termine “PERDITE” invece del termine “MINUSVALENZE” per una ragione semplicissima:

  • puoi subire delle minusvalenze quando (a titolo di esempio) hai aperto una posizione SHORT sul BTp decennale ed il BTp decennale rende lo 0,50%: quelle sono soltanto MINUSVALENZE;

  • al contrario, se la tua posizione è LONG su Tesla a 400 euro ed oggi Tesla fa fatica a tenere i 100 euro, devi pensare ad una PERDITA.

Se non te ne rendi conto, e se non riesci a vedere da solo la differenza, allora … il nostro suggerimento è di SMETTERE di investire sui mercati finanziari.

Il grafico qui sopra ci aiuterà ad essere più chiari: nel grafico, si mette a confronto l’andamento di ARK negli ultimi anni e l’andamento dell’indice Nasdaq negli anni intorno al 2000 (la bolla “dot.com”).

Il grafico vi può essere utile per ricordare tre cose:

  1. l’indice Nasdaq ha recuperato i livelli dell’anno 2000 solo 15 anni dopo

  2. il recupero è stato reso possibile UNICAMENTE da manovre straordinarie di politica monetaria (il QE) che nel futuro NON si ripeteranno per la ragione che hanno FALLITO

  3. l’indice Nasdaq era composto di una ampia varietà di titoli, mentre il portafoglio dei Fondi ARK si concentra su un certo numero di Aziende, ma tutte dello stesso tipo, come si deduce anche dal dettaglio del prossimo grafico.

Questo Post non è centrato su ARK: anzi, questo Post proprio non parla di ARK. Questo Post parla di voi che state leggendo, o quanto meno di molti di voi, tutti quelli che ancora a inizio 2022 erano sicuri che ARK fosse una realtà di avanguardia, nel mondo degli investimenti, che garantisse risultati sopra la media, che fosse una “scommessa senza rischio”.

Avete sbagliato. Avete ragionato male. Oppure, siete stati consigliati male. Il vostro financial advisor, il vostro private banker, il vostro wealth manager avrebbe dovuto dirvi esattamente queste cose già a metà del 2021.

Noi di Recce’d, noi lo abbiamo fatto, e detto, e scritto. E già alla metà del 2020. Questa è professionalità, questa è affidabilità. Il Resto? Non c’è altro, nel mondo degli investimento: è questa la sola QUALITA? che un gestore, un gestore di portafogli modello tanto quanto un gestore cosiddetto “personalizzato” deve avere.

Il resto, il contorno, la pubblicità, le parole, i benefit ... quella è tutta fuffa, solo fuffa.

Non conta nulla: alla fine del 2022, del 2021, del 2020, del 2019, conta solo il risultato. Anche alla fine del 2023.

Purtroppo però, ed anche l’esempio di ARK lo conferma, la grande massa degli investitori continua a “comperare quello che sale e vendere quello che scende”, che poi vuole dire “comperare quando il prezzo è alto e vendere quando il prezzo è basso”.

La più grande stupidaggine che si può fare con i propri soldi.

Abbiamo già detto, e ripetiamo, che questo Post non è dedicato all’argomento ARK, anche perché ARK nel 2023 conterà quasi nulla, e gli stessi media che prima “pompavano” ARK faranno in fretta a mettere ARK e Cathie Wood da parte.

Questo Post è dedicato, invece a voi, che ci leggete, ed alla prossima ARK che ancora non sappiamo come si chiama ma che sicuramente arriverà sugli schermi di CNBC: la loro professione, di fatto, è basata sul “pompare” qualche cosa, poi metterlo velocemente da parte, e passare subito alla prossima storia da “pompare”.

Ovviamente il discorso non riguarda solo ARK (che è già nel passato): ricordate quando, durante l’estate 2022, comodamente seduti sulla sdraio, avete letto sul vostro quotidiano decine di articoli che descrivevano la “crisi energetica”?

Recce’d in quei mesi scriveva nel proprio The Morning Brief: “La crisi energetica NON esiste”. Avevamo ragione noi, la crisi energetica è stata un invenzione dei media e di alcuni interessati operatori finanziari (le banche globali di investimento), e faceva gioco per “piazzare la merce”.

Ma non è mai esistita, e lo leggete sotto nell’immagine.

Anche la crisi energetica, però, è una cosa del passato, proprio come ARK: se volete fare oggi il vostro interesse, e ripensare ai vostri investimenti sui mercati finanziari, il suggerimento di Recce’d è di utilizzare questi due episodi semplicemente come due esempi, e di chiedervi che cosa vi aspetta nel 2023, che ha le medesime caratteristiche, e la medesima natura di ARK e della “crisi energetica 2022”.

Potremmo fare qui e subito un certo numero di concreti esempi, spiegando come vanno applicati alla gestione dei vostri portafogli.

Ma noi di Recce’d riserviamo questo tipo di indicazioni ai nostri portafogli modello.

Ci limitiamo quindi, in questa sede, a proporre un solo esempio, che è anche il più ovvio, visto quello che ormai si legge su tutti i quotidiani (anche in Italia). L’esempio è questo: un investitore guardando al 2023 è costretto (dai fatti) a domandarsi quali sono le ragioni che hanno spinto un imprenditore americano molto noto, che opera nel settore delle auto elettriche, ad ossessionarsi fino a diventare ridicolo sul tema dei tassi ufficiali di interesse.

Negli Stati Uniti, il rialzo dei tassi di interesse dallo 0% al circa il 4% è stato provocato da una inflazione che è salita al 9% ed oggi si colloca sopra il 7%: quale di questi numeri potrebbe mai mettere in pericolo l’esistenza stessa di una Società attiva nel settore automotive? Esistono forse ALTRE motivazioni? Quali motivazioni potrebbero giustificare tutta quella preoccupazione, tutta quell’ansia, tutta quell’acredine?

Oggi, come avete visto, anche i quotidiani in Italia si occupano di questo imprenditore: Recce’d, che per professione si occupa di gestire i portafogli modello, lo fece nel 2020, e poi nel 2021, con scelte chiare, nette e anche forti, che ci esposero allora a molte critiche.

Parlare oggi di quell’imprenditore, con i toni utilizzati dai giornali, è soltanto un fatto di costume: dal punto di vista della gestione del portafogli di investimenti finanziari, è INUTILE perché arriva con due anni di ritardo.

La ragione per la quale noi abbiamo suggerito ai lettori del Post di riflettere su questa storia non è il futuro di questa specifica azienda, bensì è quella che avete letto nella prima immagine che apre il Post, e che ricordiamo: gli effetti DISTORSIVI delle scelte (tragiche) fatte nel biennio 2020 - 2021 si sono già manifestati, ma soltanto in parte.

La Nuova Era dei mercati finanziari è appena cominciata: altre storie arriveranno in prima pagina, ed altre realtà salteranno per aria.

Come si legge nell’immagine che trovate poco più sotto, se volete gestire il vostro portafoglio di investimenti a partire da lunedì 2 gennaio in modo da produrre risultati positivi, allora dovete capire che da lunedì 2 gennaio 2023 si passerà

  • da un mercato finanziario internazionale dominato dalle notizie sull’inflazione ed i tassi di interesse

  • ad un NUOVO mercato guidato dalle notizie su utili e credito.

Dei problemi relativi al credito, noi di Recce’d abbiamo già scritto, e scriveremo poi ancora, qui nel Blog in una serie di Post dedicata ai tre grandi rischi per i mercati finanziari nel 2023.

Di utili invece oggi scriviamo nel Blog, in un secondo Post, e poi approfondiremo, con la nostra analisi di elevata qualità, per tutto gennaio in The Morning Brief.

A proposito proprio di utili, uno dei più noti gestori di portafoglio del Mondo ha scritto proprio a Natale (nell’immagine sotto che chiude il nostro Post) quanto segue:

“Io non credo che rimanere accampati sulle scelte degli ultimi anni, con il rosario tra le mani, a pregare per un “rimbalzo”, sia la strategia vincente per il 2023”.

Ecco: lui sicuramente si rende conto. Ascoltate il suo consiglio, e ascoltate anche noi di Recce’d. Contattateci.

Valter Buffo
Oroscopo del Mago Fox 2023
 

In questo periodo, moltissimi investitori si aspettano di leggere (sul Web, sui giornale, e forse persino qui nel nostro Blog), l’Oroscopo dei Mercati.

Del tipo: la Borsa prima scende e poi sale, le obbligazioni salgono, il dollaro scende, il petrolio sale. Sarà un anno Toro o piuttosto un anno Orso?

In moltissime occasioni, ed anche in questo Blog, Recce’d ha spiegato che giudica questo tipo di Oroscopo per i mercati finanziari una perdita di tempo, un giochetto per i bambini che poco o nulla ha a che vedere con la gestione degli investimenti finanziari.

E che sicuramente ha nulla a che vedere con la gestione dei portafogli modello di Recce’d.

Le indicazioni operative, le valutazioni e le stime di rendimenti e rischi vanno aggiornate sempre, con continuità: non c’è alcuna ragione di farlo quando si gira la pagina del calendario, perché … per i mercati finanziari il calendario significa nulla.

Facciamo un esempio concreto: c’erano cose (valutazioni ed indicazioni operative) che andavano fatte nel mese di agosto 2020, due anni e mezzo fa. Anche se era agosto, allora erano utilissime per gestire i portafogli modello. Noi di Recce’d infatti le facemmo allora, queste valutazioni. Ed allora, due anni e mezzo fa, le comunicammo al Cliente, e ne scrivemmo (per una parte ed in modo sintetico) anche nel Blog, in una sede pubblica, senza alcuna paura di essere poi smentiti.

Andavano fatte, e dette, e scritte allora: oggi NON servono più, oggi c’è da scrivere, e parlare, del futuro.

Come sempre facciamo, anche in questo specifico caso noi comunichiamo le nostre indicazioni operative per il futuro alle sedi che sono riservate al Cliente.

Non di meno, come sempre abbiamo fatto, regaliamo nel Blog ai nostri lettori una utilissima selezione di informazioni, di elevata qualità, dalle quali poi il lettore può iniziare quei ragionamenti e quel lavoro di valutazione che portano i risultati nella gestione del portafoglio titoli.

Ed ecco perché la prima immagine qui sopra ci racconta dell’evoluzione delle stime per gli utili delle Società quotate negli Stati Uniti: perché oggi questo è uno dei tre-quattro temi centrali, e per voi investitori è necessario disporre di informazioni selezionate d i qualità.

Il grafico sopra vi dice che le previsioni per gli utili che verranno realizzati dalle Aziende quotate alla Borsa di New York nel 2023 sono scese, nel corso del 2022, e sono ritornate al livello del 2021. Le Aziende guadagneranno meno. Guadagneremo meno anche noi investitori, oppure di più? Oppure, terza alternativa, si perderanno ancora altri soldi?

Secondo Goldman Sachs (grafico qui sotto) si guadagnerà, anche se pochissimo: ed in ogni caso, secondo Goldman Sachs, nel 2023 NON si perderanno altri soldi 8anche se NON verrà recuperato ciò che si è perso nel 2022). E questa previsione di Goldman Sachs è fondata proprio sul fatto che gli utili delle Società quotate, ovvero gli EPS, NON scenderanno. Mai. Non nel 2023, non nel 2024, non nel 2025.

Secondo Goldman Sachs, le Società quotate potranno difendere l’attuale livello degli utili da tassi di interesse, inflazione, e recessione, perché il margine di profitto (sul fatturato) rimarrà anche nei prossimi anni ai livelli più elevati della sua intera storia (grafico qui sotto). In altre parole, i tassi di interesse, l’aumento dei salari, l’aumento dei prezzi dei beni intermedi, e il calo della domanda tutti insieme non avranno la forza di modificare i margini di profitto, che resteranno fermi al 12%. Dieci anni fa, stavano al 9%.

Che cosa ne dite, amici lettori? Ci dobbiamo fidare?

Oppure anche questa storia farà la medesima fine della “inflazione transitoria” di 12 mesi fa?

Dovete decidere oggi, se fidarvi oppure non fidarvi. Tra sole due settimane, inizierà la nuova stagione dei risultati trimestrali, negli USA ed in Europa.

E per decidere a questo proposito, dovrete farvi due conti: noi di Recce’d come sempre vi aiutiamo in modo concreto, offrendovi qui sotto una tabella che vi porterà senza dubbio a formare una vostra fondata risposta alla domanda “dobbiamo fidarci?”.

Dovete semplicemente prendere un foglio Excel, ed inserire questi numeri, che trovate nella tabella. E dopo, provate a modificarli, sulla base delle vostre informazioni e sensazioni, facendovi ovviamente aiutare dal vostro consulente, ovvero wealth manager, ovvero private banker, ovvero financial advisor.

Se non fate come minimo questo esercizio, come potete sperare di fare la scelta giusta, in merito alle vostre attuali posizioni investite sui mercati azionari globali? Preferite forse procedere a tentoni, senza sapere esattamente ciò che state facendo con i vostri risparmi?

Nell’effettuare questo esercizio di valutazione, che noi vi suggeriamo di fare al più presto (per le ragioni già dette), dovete tenere conto degli effetti che su quei numeri della tabella avranno l’inflazione, i tassi di interesse, la crescita delle retribuzioni, il COVID, e soprattutto la prossima recessione, che ci viene ricordata anche dall’immagine qui sotto.

In aggiunta a questo, vi è richiesto di tenere conto del fatto che per i mercati finanziari di tutto il Mondo questo è un passaggio epocale. Siamo entrati in una Nuova Era, e come scrive qui sotto uno dei più importanti gestori del Mondo, il peso dei diversi fattori, nel determinare la direzione delle Borse, cambia nel corso del tempo.

Questo spiega perché, come dice Daniel Loeb, “nel 2023 ci sarà una battaglia tra due diverse narrative”, ed anche perché “rimanere accampati sulle idee degli ultimi anni, con il rosario in mano, pregando che arrivi “il rimbalzo”, Non sarà una strategia vincente nel 2023”.

Valter Buffo
La stampa e un diverso rispetto dei lettori
 

In materia di investimenti e mercati finanziari, in Italia tutti siamo assuefatti ad una stampa (quotidiani e Web) che si limita a diffondere al pubblico le “circolari” che vengono prodotte dall’industria del settore: ovvero, dalle banche di investimento, dalle Reti che vendono polizze assicurative e Fondi Comuni, ed in generale dai grandi intermediari del settore.

Leggiamo ogni giorno le sintesi di queste “circolari”, il cui solo scopo è quello di aiutare a “piazzare la merce” fatta di polizze UCITS, Fondi Comuni di Investimento e certificati. La diffusione di questi materiali pubblicitari viene poi “pagata” in varie forme e modalità ai quotidiani ed ai media, fino a tutto oggi mai investigate da alcuna Autorità.

Succede quindi che su tutti i quotidiani si legge sempre la stessa cosa: in estrema sintesi, del tipo “le cose non vanno bene oggi, ma sicuramente andranno bene tra qualche mese” e poi (lo slogan più famoso e più ripetuto) “i mercati si riprendono sempre”.

Non ha importanza, che la cosa sia del tutto falsa: “ripeti una cosa un grande numero di volte, e la massa finirà per crederci”.

La stampa (i media in generale) però non è TUTTA così. Non funziona dovunque in questo modo.

Con tutti i suoi limiti, difetti e debolezze la stampa ed i media anglosassoni sono tuttora un po’ meno asserviti, ed un po’ più indipendenti. Ve ne offriamo immediatamente un concreto esempio.

Nella pagina TWIT-TWOO negli ultimi due mesi noi di Recce’d abbiamo documentato più di una volta il modo nel quale i nostri quotidiani presentano lo “Outlook 2023” fornito a loro, ai quotidiani, dalle grandi Reti di promozione finanziaria e dalle grandi banche di investimento.

Scorrendo ciò che trovate nella pagina TWIT-TWOO del sito vi renderete conto facilmente del fatto che viene ripetuta sempre la medesima storia: quella che molti chiamano la “narrativa dominante”.

Grazie ad un articolo di oggi del Wall Street Journal vi mostriamo qui sotto come le medesime parole delle medesime banche di investimento possono esser utilizzate all’interno di un articolo SENZA appiattire tutto quanto sulla solita banale retorica del “andrà tuto bene, abbiate pazienza e non cambiate nulla”.

Osservate come, dalla lettura di questo articolo del WSJ, si ricavi un quadro decisamente più articolato, con luci ed ombre, che al lettore offre un maggior numero di spunti e presenta opportunità più diverse fra loro.

Un contributo più utile e più concreto, e quindi più rispettoso del lettore.

A partire dal titolo: dove si scrive che il tratto fondamentale, di questo 2022 che sta per chiudersi, è uno solo: ovvero che sia le banche di investimento sia la Federal Reserve 12 mesi fa avevano sbagliato tutto.

Il che mette nella corretta prospettiva la lettura che segue, con le previsioni 2023 delle medesime banche di investimento e della stessa Federal Reserve.

Quasi tutti a Wall Street e a Washington hanno sbagliato il 2022.

La Federal Reserve si aspettava che l'impennata dell'inflazione del 2021 fosse transitoria. Non è stato così. L'inflazione di fondo è salita ai massimi di quattro decadi in autunno, quasi triplicando le previsioni della Fed per l'intero anno.

I principali analisti di Wall Street avevano previsto che i mercati avrebbero avuto un anno così così. Non è stato così. A pochi giorni dalla fine del 2022, l'S&P 500 è sceso del 19% e si avvia a registrare la più grande perdita annuale dalla crisi finanziaria del 2008. I titoli obbligazionari si avviano verso l'anno peggiore mai registrato.

La misura in cui molti investitori, analisti ed economisti si sono lasciati prendere in contropiede ha fatto sì che molti guardino al prossimo anno con un senso di disagio.

I grandi dibattiti del 2023 sono già in corso: La Fed ha segnalato che prevede di continuare ad alzare i tassi di interesse, ma i trader hanno già prezzato una riduzione dei tassi. I dirigenti delle aziende stanno lanciando l'allarme su una potenziale recessione, ma gli economisti di alcune banche, tra cui Goldman Sachs Group Inc. e Credit Suisse Group AG , vedono l'economia statunitense evitare una flessione nel 2023.

Se c'è una lezione da trarre dagli ultimi 12 mesi, secondo alcuni investitori e analisti è questa: Preparatevi ad altre sorprese.

"Tutti noi ci avviciniamo al prossimo anno con un certo livello di umiltà", ha dichiarato Christopher Smart, chief global strategist e responsabile del Barings Investment Institute.

Come molti altri strateghi, Smart aveva previsto una moderazione dell'inflazione nel 2022. Ma non aveva previsto che la Russia avrebbe invaso l'Ucraina, facendo impennare brevemente i prezzi del petrolio e le azioni del settore energetico. Non aveva nemmeno previsto quanto a lungo la Cina si sarebbe attenuta alla sua politica di zero-Covid, che ha prolungato i problemi della catena di approvvigionamento per le aziende di tutto il mondo.

"A posteriori si può sempre dire che si sapeva che c'erano dei rischi. Ma si pensava che questi rischi fossero improbabili nel nuovo anno", ha detto Smart.

Al momento, sembra essere un'altra ripresa dell'inflazione. Circa il 90% degli investitori prevede un calo dell'inflazione globale nei prossimi 12 mesi, secondo il sondaggio di Bank of America Corp. condotto a dicembre tra i gestori di fondi. Si tratta della percentuale più alta nella storia del sondaggio.

La crescente fiducia che l'inflazione possa aver raggiunto il suo picco fa sì che molti investitori scommettano su un'inversione del mercato nel 2023. Secondo il sondaggio della Bank of America, per la prima volta dal 2009 i gestori di fondi hanno dichiarato di avere in portafoglio una quota di obbligazioni superiore alla media. In altre parole, molti investitori contano sul calo dell'inflazione per far sì che il perdente di quest'anno - le obbligazioni - diventi uno dei grandi vincitori del prossimo anno.

"Se si è uno scommettitore, dai dati si deduce che l'inflazione sta scendendo", ha dichiarato Nancy Tengler, chief investment officer di Laffer Tengler Investments.

Il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato che è troppo presto per concludere che l'inflazione ha raggiunto il suo picco. Ma la signora Tengler, come altri, è scettica.

Negli ultimi mesi sono calati i prezzi di tutto, dai biglietti aerei alle auto usate, fino alle spedizioni, ha detto la signora Tengler. Questo ha aiutato i consumatori a diventare più ottimisti sulle prospettive dell'economia. I dati di mercoledì hanno mostrato che a dicembre le aspettative dei consumatori sull'inflazione nell'anno a venire sono scese al livello più basso in più di un anno, mentre il loro livello di fiducia è salito a un massimo di otto mesi.

Gli operatori obbligazionari hanno preso nota. A dimostrazione del fatto che molti ritengono che la Fed non abbia ancora molto tempo per aumentare i tassi, il rendimento del Treasury americano a due anni si è attestato venerdì al 4,321%, in sostanziale rialzo su base annua ma in calo di oltre un terzo di punto percentuale rispetto al picco di novembre.

I rendimenti a breve termine tendono a seguire le aspettative degli operatori in materia di politica monetaria, salendo quando gli operatori prevedono un aumento dei tassi da parte della Fed e scendendo quando si aspettano che la Fed inizi a fare una pausa o a ritirarsi.

"Non scenderà in linea retta, ma credo che l'inflazione sorprenderà molti al ribasso", ha dichiarato Tengler, la cui società negli ultimi mesi ha investito maggiormente in attività rischiose come le azioni.

Altri non sono convinti. I colpi di scena dell'ultimo anno li hanno resi cauti nel giudicare la Fed. Semmai, secondo loro, conviene mettere in discussione ciò che la folla ritiene sia diventato il consenso.

I gestori di fondi intervistati da Bank of America affermano che l'inflazione elevata è il principale "rischio di coda" per i mercati, seguito da una profonda recessione globale e dal mantenimento della politica monetaria da parte delle banche centrali. Nel linguaggio del mercato, i rischi di coda sono generalmente eventi negativi che gli investitori considerano improbabili.

"Il mercato ha continuato a credere che ogni rialzo dei tassi di interesse sia auspicabilmente uno degli ultimi, anche se la Fed continua a dire ai mercati che non è così", ha dichiarato Scott Colyer, amministratore delegato di Advisors Asset Management. "Penso che se si combatte la Fed, lo si fa a proprio rischio e pericolo".

Valter Buffo