Le impressioni di settembre ed i portafogli modello (parte 2)
 

Riprendiamo un tema trattato esattamente sette giorni fa. Completiamo la “lezioncina sulla gestione di portafoglio” che avevamo iniziato nel Post con il medesimo titolo.

Il tono di questi Post è, come avete capito, divertente e leggero: non è possibile, infatti, parlare in modo serio di Borsa, in queste ultime settimane, perché tra “pivot” e “contro-pivot” la situazione si è colorata di ridicolo fin dal mese di luglio.

E tuttavia, per il lettore è utile seguire questi piccolissimi movimenti settimanali: e questo (lo ripetiamo ancora) MA NON per ricavarne informazioni sulla performance di fine anno e sui rischi impliciti nei singoli asset.

E’ utile per riconoscere i “falsi segnali” che arrivano dai mercati finanziari.

Che cosa ci ha detto l’ultima settimana dei mercati? Se guardiamo solo alle Borse (ripetiamo: le Borse oggi sono il comparto MENO importante e MENO significativo di tutti: ma sono anche i più commentati dai media) allora potremmo sintetizzare così: tutte le Borse seguono minuto per minuto la Borsa USA (non c’è altro, in questo momento), e la Borsa USA non prende sul serio Powell e Lagarde.

Non commenteremo nel Post le decisioni e le affermazioni fatte in settimana da Lagarde e Powell: lo abbiamo già fatto con dettagli analitico durante la settimana nel nostro The Morning Brief, ed in aggiunta a questo c’è il fatto che entrambi i due Grandi capi si sono limitati a fare e dire … quello che sono obbligati a fare e dire, visto che i loro margini di manovra sono pari a zero.

Non ci sono, però, dubbi sul fatto che sia Lagarde sia Powell hanno voluto lanciare un messaggio restrittivo, duro, da “falco”: quello che entrambi hanno inteso dire è che “procederemo senza dubbi e senza esitazioni”.

Qualcuno (noi no) per conseguenza potrebbe essere sorpreso dal fatto che sul finire della settimana gli indici di Borsa hanno recuperato.

Ed è proprio qui che noi ritorniamo sul tema del Post della settimana scorsa. In particolare, dove noi abbiamo scritto di “falsi segnali” e di “gestione del portafoglio”.

Seguite qui sotto la Borsa di Milano: il rialzo dell’indice, a fine settimana, è spiegato da un unico fattore. e precisamente, il fatto che “l’indice S&P 500 è ritornato sopra quota 4000”.

Per il momento, si va avanti così.

Rileggiamo a questo proposito una parte del post precedente.

Vorremmo che il lettore considerasse questo nostro Post del 3 settembre 2022 come una (ci auguriamo divertente) escursione nel mondo della gestione di portafoglio, che nel caso di Recce’d si traduce nella produzione e gestione di portafogli modello. Una piccola, modesta lezione pratica di gestione del portafoglio.

Che cosa bisogna fare, nel proprio portafoglio di investimenti, in una seduta come quella di venerdì 2 settembre? E soprattutto: che cosa NON bisogna fare?

Seguire gli eventi, interpretarli nel modo corretto, rimanere lucidi, rivalutare tutti i propri asset, e vedere se il rendimento ed il rischio sono cambiati in una misura tale, da giustificare nuove operazioni in vendita oppure in acquisto.

Quando prendete in mano la vostra situazione, e leggete i dati ed il contenuto del vostro portafoglio di investimenti finanziari, non potete sottrarvi ad osservazione come quelle che avete letto in questo Post. Nel caso di questo Post, riguardano soltanto una giornata di mercato, ma voi lettori fareste bene a domandarvi chi farà per voi questo lavoro lunedì, e poi martedì, e poi mercoledì.

I segnali che arrivano dalle Borse, da settimane, sono “falsi segnali”: il Web, canali TV come CNBC, i quotidiani come il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera vanno ogni giorno, disperatamente, a caccia dell’ultima, e sempre meno credibile, spiegazione che nella gran parte dei casi riguarda l’inflazione.

“Migliorano le aspettative per l’inflazione” oppure “peggiorano le aspettative per l’inflazione”. Ci sarà il “pivot” oppure ci sarà un “contro-pivot”.

Argomenti che non durano neppure lo spazio di una settimana: l’inflazione invece è un tema serio, e complesso. Trattare di inflazione richiede una competenza che sfugge al personale della TV, ai giornalisti della carta stampata, ed ai venditori delle Reti che vendono i Fondi Comuni di investimento.

Proprio all’inflazione, Recce’d ha deciso di dedicare oggi un nuovo Post.

Torniamo in questo Post alle oscillazioni delle Borse: le Borse sono in uno stato di confusione come non si vedeva dal 2008, e la situazione si prolungherà nei prossimi mesi, almeno fino a quando sui temi FONDAMENTALI non si raggiungerà un nuovo, eventualmente, temporaneo equilibrio.

In un contesto come questo, preparatevi a nuove, brusche inversioni di tendenza, con alcune giornate di eccessi, che sui mercati chiamano “spike” (ne abbiamo già scritto anche in questo Blog).

Se volete capire quali sono oggi, i temi FONDAMENTALI, contattate Recce’d attraverso il sito: oppure, quanto meno, rileggete il Post che precede questo che state leggendo.

Ritornando alla settimana scorsa, la situazione delle Borse rimane caotica e priva di direzione, al momento: ve lo conferma, tra gli altri, anche il grafico degli ultimi tre mesi dell’indice Nasdaq di New York, che vedete qui di seguito.

Come potete vedere, non è successo nulla: ma si è parlato molto, ed anzi moltissimo.

A questo stato di stress e confusione contribuiscono, negli Stati Uniti in particolare, gli investitori cosiddetti “retail”, i piccoli investitori che sono caduti nelle trappole del trading-on-line promosso da operatori spregiudicati grazie ai soldi regalati dallo Stato nel 2020. Un esempio è Robinhood.

Tutti questi “piccoli investitori” hanno subito nel 2022 gravi perdite, ma sono per il momento ancora alla ricerca della “rivincita”, ovvero del “rimbalzo degli indici verso i massimi”, sostenuti in questa convinzione dal grandissimo impegno profuso sul Web da chi ogni giorno tena di vendere storie di fanatsia come “l’inflazione transitoria” del 2021, oppure il “pivot” ed il “soft landing” del 2022.

I tanti “falsi segnali” sono una concreta espressione di questo stato delle cose, e in modo particolare dello stato di ansia e confusione che domina tra gli operatori e gli investitori, ora che sono stati abbandonati a sé stessi ed al loro destino dalle Banche Centrali.

Aggiungete che i “falsi segnali” sono, come già vi abbiamo dimostrato, tipici di ogni fase di crisi dei mercati finanziari.

Eppure, proprio in questo momento, e sotto i vostri occhi, stanno emergendo importanti, e nuove, opportunità di investimento.

Se volete saperne qualcosa di più, e confrontarvi con noi, prendetevi una pausa dal vostro promotore finanziario, e contattateci attraverso il nostro sito.

Valter Buffo
Folgorato (da un canapé ai gamberetti) sulla via di Damasco
 

E’ durata anni, ed anni, ed anni.

E’ stata una fase lunga, e per alcuni sofferta: noi di Recce’d, ad esempio, abbiamo sofferto sia per la fatica aggiuntiva, nell’attività di gestione dei portafogli modello, sia per lo stress aggiuntivo, che derivava dal leggere così tante sciocchezze in un arco di pochi anni.

Per fortuna, è finita: e in questo Post ve ne offriamo una conferma ufficiale.

Spieghiamo prima l’antefatto: noi di Recce’d, in ambito professionale e pubblico, come ad esempio qui nel nostro sito, abbiamo scritto dal 2015 al 2022 una serie di cose, analisi, osservazioni, e ragionamenti che (commettendo un errore) erano stati etichettati come “contrarian”.

C’è chi ha pensato che si trattasse di una “contrarietà di maniera”, e c’è chi si è spinto a pensare che queste nostri posizione fossero state scelte per “catturare” l’attenzione.

Molti, si domandavano se era la scelta più opportuna, quella di andare contro un potere così grande e così illimitato, come quello delle Banche Centrali: il Benefattore Supremo, in grado di creare nuova ricchezza senza fare pagare nessuno, in grado di prevedere perfettamente il futuro, in grado di fare il bene di tutti senza scontentare nessuno.

Stampa quotidiana e TV, insieme con l’industria tradizionale del risparmio, si sono tutti quanti trasformati in “tifosi della curva”, urlanti e gesticolanti, a fare il tifo.

Il tifo per chi? Ovviamente, per i signori Draghi, Bernanke, Yellen, Powell e Kuroda. I Santi dell’Era Contemporanea.

I quotidiani italiani si sono, da sempre, distinti nell’esibire un fanatismo senza limiti: mai un dubbio, una questione, un momento di riflessione, uno spazio par il ragionamento.

“Draghi ci ha salvato”: punto, e basta.

La notizia di oggi, 4 settembre 2022, è che sembra … che non fosse vero niente.

E tutti dobbiamo questa Rivelazione ai canapé ai gamberetti preparati per il Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio .

Un ritrovo dal quale, lo sappiamo tutti, emergono con regolarità idee innovative e prese di posizione risolutive.

Cosa è accaduto? E’ accaduto che (ovviamente) uno dei più celebrati giornalisti italiani, che scrive per il Corriere della Sera ma che è onnipresente in TV, viene ovviamente invitato a questo importante Ritrovo, e ne esce del tutto rinnovato, rinfrescato. Un Illuminato.

Si mormora che la Rivelazione sia stata recapitata attraverso un canapè ai gamberetti: ma questa versione, per dovere di cronaca, va detto che non è confermata.

Il famoso giornalista in questione quindi dopo avere gustato i vini selezionatissimi del Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio prende carta e penna e ci scrive, a tutti quanti, attraverso il Corriere della Sera.

Scrive per metterci a parte del contenuto della Rivelazione di cui è diventato il depositario.

Più in basso potete leggere per intero questo suo articolo.

Noi di Recce’d, però, non abbiamo resistito allo spiritello maligno, ed abbiamo deciso di … rivelarvi la Rivelazione in anticipo. Di spoilerare, come va di moda dire oggi.

Dunque, in data 3 settembre 2022, il noto giornalista e scrittore Rampini Federico ci comunica quanto segue: “Ehi ragazzi, mi è venuto un dubbio: potrebbe esserci troppo debito”.

Ma non basta: oltre a questa Fondamentale Rivelazione, Rampini Federico ci illumina anche su altri temi. In particolare, pare che dalla Rivelazione appena citata derivino effetti che toccano la vita di tutti noi.

Ve li elenchiamo subito, per non tenervi in sospeso:

  1. Rampini ci spiega che Il concetto di tasso reale non è teorico, ha conseguenze pratiche importanti. Osservazione: il tasso reale è quello che vi viene raccontato sopra nelle due immagini scelte per voi; questa frasi di Rampini esprime una presa di coscienza importante, ovvero che “ci sono conseguenze pratiche”. Questo è esattamente l’opposto di ciò che tutti quanti hanno affermato, fino a due mesi fa. Media, Reti di vendita di Fondi Comuni di Investimento, banche Centrali, e banche globali di investimento

  2. Rampini in aggiunta ci spiega poi che Un rendimento negativo significa che i risparmiatori non sono protetti dall’erosione di valore dei loro risparmi” ed aggiunge: “Significa, ad esempio, che molti pensionati o futuri pensionati stanno diventando più poveri”. Osservazione: queste sono NOTIZIE; ci chiamavano “contrarian” proprio perché abbiamo scritto e sostenuto che la situazione attuale è punitiva per tutti gli investitori. Questo è ciò che, per chi ha scarsa conoscenza e competenza, Recce’d avrebbe scritto allo scopo di “catturare” l’attenzione degli investitori: adesso però lo scrive Federico Rampini, sarà mai che anche lui vuole … “catturare”?

  3. e infine Rampini ci comunica anche che: La «stretta» monetaria in atto è in realtà assai poco restrittiva, almeno finora, Osservazione: non c’è stata alcuna stretta monetaria, alla data del 3 settembre 2022, e chi afferma una cosa simile mente sapendo di mentire; sarà sufficiente mettergli davanti i due grafici che avete visto in questo Post, più in alto, ed il discorso si chiude immediatamente

Insomma, in data 3 settembre 2022 Federico Rampini decide di spostarsi, sulle posizioni tenute da Recce’d anche qui sul sito dal 2015 in avanti.

Senza però spiegare le ragioni della sua personale ed improvvisa “svolta sulla strada di Damasco”.

Perché lui, proprio lui, Federico Rampini, era uno dei tanti che hanno per un decennio celebrato le gesta di Mario Draghi, Ben Bernanke, Janet Yellen, Jay Powell, Haruhiko Kuroda e ovviamente anche Madame Lagarde: una vera e propria Chanson de gestes per i nuovi Rolando dell’Epoca Contemporanea.

Pressoché quotidiana opera di persuasione, che arrivava dai quotidiani italiani, dalle TV, e naturalmente dalle Reti di promozione finanziaria.

Mai una domanda, mai un argomento critico, mai un ragionamento indipendente: elogi illimitati per le “previsioni sempre perfette” e per il “potere pressoché illimitato” di dare ricchezza a tutti senza fare pagare nessuno.

Come nelle favole.

Ma soltanto nelle favole.

Oggi, le parole scritte da Federico Rampini sono tutte giuste e tutte condivisibili: sia chiaro, Recce’d le condivide.

Peccato solo che, nel 2022, ormai se ne siano resi conto tutti.

Nel 2014 e nel 2015, pensate invece quanto avrebbero potuto essere utili, ai consumatori ed ai risparmiatori che oggi vengono schiacciati dal peso del “troppo debito”. Che bello sarebbe stato, leggerle allora: invece ci è toccato di leggere almeno un milione di frasi come minimo sciocche (alcune sciocche perché interessate e scritte da soggetti corrotti) sulla potenza del “bazooka di Draghi”.

E adesso, solo adesso, arrivano a spiegare che “c’è troppo debito”! Con che coraggio.

Ovviamente, Recce’d ha messo a buon frutto la propria capacità di anticipare, già dal 2015, che fine avrebbero fatto quelle politiche economiche spregiudicate, mal calcolate e mal eseguite: in particolare nella gestione dei propri portafogli modello.

E questo spiega perché oggi Recce’d gode di una grande vantaggio, rispetto a tutti quelli che sono andati dietro a quello che scrivevano i quotidiani, a quello che si diceva su CNBC in TV, ai commenti interessati (e per questo contrari agli interessi dei risparmiatori) che arrivavano con cadenza quotidiana dalle nostre Reti di promotori finanziari, quei promotori a retrocessione che si è voluto ri-etichettare come “consulenti”.

Amici lettori ed amici investitori, se siete in attesa che arrivi lo Stato a riformare un settore (quello del risparmio) a correggere le pesantissime distorsioni e conflitti di interesse che questo nostro Post documenta (insieme con tanti altri Post precedenti), rischiate di subire i danni ingenti di cui scrive Federico Rampini sul Corriere della Sera.

Ma la riforma si può fare anche partendo dal singolo investitore. Con scelte precise e concrete.

Non restate lì passivi ad aspettare, e non fatevi portare in braccio da quelli che, soltanto oggi 4 settembre 2022, si accorgono che “c’è troppo debito”: nel vostro interesse, reagite subito difendendo e proteggendo i vostri risparmi da ciò che ci attende nel prossimo futuro.

In merito a ciò che attende i mercati finanziari ed i risparmiatori nel prossimo futuro, Recce’d ha scritto molto, anche qui nel Blog, in numerosi Post precedenti. In aggiunta, siamo sempre stati disponibili ad un confronto, con chi ci contatta attraverso il sito che state leggendo.

Prima di lasciarvi alla lettura dell’articolo di Federico Rampini, ci permettiamo un’ultima veloce considerazione a proposito del titolo che leggete qui sopra: noi ragazzi di campagna eravamo (e restiamo) convinti che si partecipasse al Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio con il solo scopo di sentirsi parte della “lobby” dominante. Quindi, questo titolo ai nostri occhi risulta un po’ … dissonante.

Ma adesso, è arrivata l’ora: leggevi l’articolo di Federico Rampini, e se ne avete vogli fateci conosce il vostro pensiero al proposito, attraverso il sito.

Dopo l’articolo, noi vi regaleremo anche uno spunto che è utile per guardare al futuro: ciò che scrive Rampini, infatti, riguarda soltanto il passato. Siamo arrivati, e da tempo, dove dice Federico Rampini..

C’è un «grosso, sporco segreto» che ci impedirà di venire a capo dell’inflazione? Se c’è, si chiama debito.

L’inflazione lo riduce, e quindi c’è una lobby potentissima che ha un inconfessabile interesse a non stroncare gli aumenti dei prezzi: i grandi debitori del pianeta, a cominciare dagli Stati.

Un tema che estraggo dal Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio riguarda lo scenario dei tassi d’interesse.

Siamo alla vigilia di nuovi rialzi sia da parte della Federal Reserve sia da parte della Bce. Quando si parla di recessione in arrivo – o di recessione già iniziata di fatto – una delle cause che vengono citate è la «stretta monetaria». Ma di quale stretta parliamo?

Per adesso i tassi d’interesse rimangono in larga parte negativi, cioè inferiori all’inflazione.

Questo è vero per i tassi direttivi delle banche centrali, che sono una misura del compenso richiesto per fornire credito alle banche commerciali; è vero anche per i rendimenti dei titoli pubblici. Per esempio, negli Stati Uniti i buoni del Tesoro a breve termine (biennali) danno un rendimento del 3,5% circa. Quelli decennali rendono poco meno del 3,3%. Questi interessi pagati dal Tesoro di Washington agli investitori, vanno paragonati con un tasso d’inflazione che è al 9% annuo. Il tasso reale è il rendimento depurato dell’inflazione. Rimane pesantemente negativo, dunque, nonostante i recenti aumenti dei tassi. (Eravamo partiti da zero).

Il concetto di tasso reale non è teorico, ha conseguenze pratiche importanti. Un rendimento negativo significa che i risparmiatori non sono protetti dall’erosione di valore dei loro risparmi: i rendimenti che ricevono non bastano per mantenere il potere d’acquisto dei loro soldi. Significa, ad esempio, che molti pensionati o futuri pensionati stanno diventando più poveri se i loro risparmi sono investiti in titoli del Tesoro: quando verranno a scadenza, il capitale si sarà svalutato.

Un rendimento negativo genera, a livello macroeconomico, un trasferimento di ricchezza dai creditori ai debitori. E sappiamo che tra i più grandi debitori ci sono gli Stati. Dunque, malgrado il rincaro del costo del denaro, gli Stati stanno alleggerendo il peso dei loro debiti con l’inflazione.

È un meccanismo classico che ha operato in altri periodi storici: l’inflazione diminuisce il peso reale dei debiti, pubblici e privati.

La «stretta» monetaria in atto è in realtà assai poco restrittiva, almeno finora, se paragonata a quello che le banche centrali fecero negli anni Ottanta per venire a capo dell’inflazione che era divampata a partire dai due shock petroliferi degli anni Settanta. Negli anni Ottanta, guidati dal presidente della Federal Reserve Paul Volcker, i banchieri centrali riuscirono a ripristinare dei rendimenti reali positivi. Oggi sono ben lontani da quel traguardo. Per arrivare ad avere dei tassi superiori all’inflazione la Fed e la Bce dovrebbero continuare molto a lungo ad operare rialzi molto robusti. Alcuni degli esperti presenti al Forum Ambrosetti di Cernobbio pensano che le banche centrali non saranno così determinate come lo furono negli anni Ottanta e rinunceranno ad aumentare i tassi fino al livello che Volcker avrebbe considerato adeguato per stroncare l’inflazione.

I banchieri centrali di oggi «si spaventeranno prima»”, ha sostenuto qualcuno. Vuoi per le conseguenze sociali di una stretta che porterebbe un pesante ritorno della disoccupazione. (Ieri il dato Usa di agosto è stato positivo, +315.000 posti di lavoro, ma in rallentamento rispetto ai mesi precedenti). Vuoi perché viviamo in un mondo con troppo debito, e troppo debito sovrano: gli Stati hanno un enorme interesse a lasciar correre l’inflazione per ridurre il peso dei propri debiti; mentre un aumento troppo sostenuto dei tassi renderebbe più probabili delle bancarotte sovrane (anche l’Italia entrerebbe in una fase di grande fragilità visto il suo livello di debito pubblico).

Negli anni Ottanta i rapporti debiti/Pil erano una frazione degli attuali.

Se queste ipotesi sono vere, allora vivremo a lungo con un’inflazione più alta rispetto a quella a cui ci eravamo abituati negli ultimi 40 anni.

Oltre all’interesse degli Stati a imporre la tassa occulta dell’inflazione sui risparmiatori, tre fattori strutturali si aggiungono nel favorire uno scenario di inflazione prolungata.

Il primo è il progetto di divorzio Usa-Cina, cioè di rilocalizzazione industriale nei paesi geopoliticamente alleati o amici o affini all’Occidente. Quand’anche il divorzio dovesse essere solo parziale (com’è realistico), comporterebbe probabilmente degli aumenti nei costi di produzione.

Il secondo fattore inflazionistico sono i limiti all’immigrazione, che migliorano il potere contrattuale dei lavoratori nei paesi ricchi e quindi aiutano ad aumentare i salari.

Il terzo sono le politiche energetiche legate al cambiamento climatico, anch’esse in genere inflazionistiche perché la fonte energetica più a buon mercato è il carbone, tutte le alternative per una ragione o per l’altra hanno costi superiori.

Questo testo è stato pubblicato per la prima volta nella newsletter Global, che Federico Rampini scrive ogni sabato. Per riceverla basta iscriversi qui.

3 settembre 2022, 09:07 - modifica il 3 settembre 2022 | 11:15

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Come avete letto nell’articolo, Federico Rampini si guarda bene dal tentare di offrire una risposta alla domanda che subito balza alla mente: ma chi ci ha portati ad un disastro simile?

Recce’d la propria risposta la ha scritta, e anche qui nel Blog, decine di volte negli ultimi anni.

Oggi, 4 settembre 2022, quella è una questione non ancora chiusa (gli effetti si vedranno nei prossimi mesi), ma che sicuramente appartiene al passato. Oggi, è invece utile chiedersi chi pagherà per questo disastro, e come?

Nella parte finale del suo articolo, come avete già letto, Federico Rampini si lascia trasportare dalla brezza del Lago di Como e dalle eccellenti libagioni del Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio , e spazia su argomenti diversi (e citati alla rinfusa), quali la transizione ecologica, i problemi dell’immigrazione, e le relazioni tra Stati Uniti e Cina.

A noi di Recce’d sembra azzeccato solo l’ultimo argomento: a noi sembra giustificato accostare il fatto che “c’è troppo debito” con i fatti recenti delle relazioni politiche e militari internazionali.

Si tratta di un tema troppo serio, per essere approfondito in un Post intenzionalmente leggero ed allegro come è questo: rinviamo quindi il tema a un successivo intervento, lasciandovi con un secondo titolo del quotidiano Il Corriere della Sera. e anche questo è un titolo efficace.

Valter Buffo
Le impressioni di settembre ed i portafogli modello (parte 1)
 

E’ arrivato settembre: mese, storicamente, molto significativo per i mercati finanziari, in tutte le annate passate.

Nelle prime due sedute, non sono mancate le emozioni, le reazioni, i movimenti.

Recce’d attribuisce, da sempre, poca rilevanza alle reazioni dei mercati finanziari di brevissimo termine: e vi abbiamo dimostrato, in decide e decine di occasioni, che dalle reazioni immediate si ricavano indicazioni di mercato SBAGLIATE.

Attenzione però: perché SBAGLIATE non equivale ad INUTILI. Questa è la ragione per la quale noi di Recce’d siamo sempre attentissimi ai movimenti di breve termine in tutti i comparti dei mercati finanziari.

Ed è sempre questa la ragione per la quale noi da sempre riteniamo indispensabile una informazione QUOTIDIANA dell’investitore, andando decisamente CONTRO la tradizione delle Reti di promotori finanziari pagati a retrocessione, Reti che da sempre raccontano agli investitori che “è sufficiente dare al portafoglio titoli uno sguardo ogni due, tre, magari anche sei mesi … perché tanto, che cosa vuoi che succeda?”.

Si tratta di una pratica commerciale, spregiudicata e anche dannosa, ma molto molto comoda. Una pratica commerciale, nulla a che vedere con ciò che serve all’investitore finale.

La realtà però, si evolve ogni giorno: e i mercati finanziari, tutti i comparti del mercato finanziario internazionale, riflettono sempre e soltanto la realtà. A volte facendo lunghi giri, ed escursioni molto ampie, ma poi è sempre alla realtà che si ritorna, è sempre la realtà che domina.

Come ha insegnato, proprio nelle ultime settimane, la (triste e meschina) storiella del “pivot”.

La gestione dei portafogli modello di Recce’d, così come la gestione le vostro stesso portafoglio di investimenti finanziari, necessita di una quotidiana attenzione: come noi in Recce’d facciamo, anche voi avete necessità di rivedere, raffinare e limare, ogni giorno, sia il RENDIMENTO atteso da ogni asset finanziario, sia il RISCHIO che quel singolo asset presenta.

E questo deve essere fatto con metodo, e qualità di analisi, ed in modo sistematico.

Sia per ciò che riguarda gli asset finanziari che già oggi sono presenti nel vostro portafoglio di investimenti. Sia per tutti quegli asset che, domani, dopodomani, tra un mese oppure tre mesi, potrebbero entrarci.

Di questo noi scriviamo nella pagina del sito che è dedicata a metodi, strategie e strumenti: la pagina che noi abbiamo chiamato SCELTE DI PORTAFOGLIO ispirandoci alla “portfolio choice” del Nobel Robert Merton (poi sviluppata nel corso di 50 anni).

Dopo una pausa estiva, riprenderemo a giorni la pubblicazione sistematica di contributi nella pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO.

Ritorniamo però in questo Post a settembre, ed in particolare al settembre 2022.

Come abbiamo appena scritto, il mese di settembre 2022 è iniziato … con i botti, sul mercato finanziario internazionale.

In particolare, venerdì 2 settembre è arrivata sulle scrivanie degli operatori la notizia della più forte iniziativa (fino ad ora) presa dai Governi dell’Occidente per intervenire sul prezzo delle materie prime energetiche e dell’energia in generale.

Nientemeno che il G7 annuncia un accordo per mettere un “price cap”, ovvero un tetto, sul prezzo del petrolio che viene acquistato dalla Russia.

Non entreremo qui nei dettagli: la notizia merita una analisi approfondita, che consegneremo al nostro quotidiano bollettino The Morning Brief, per l’intera prossima settimana.

Nella medesima giornata, poi, sulle scrivanie degli operatori finanziari arriva una seconda notizia “pesante”: il dato dagli Stati Uniti per nuovi occupati, per il tasso di disoccupazione, per il tasso di incremento delle retribuzioni (insieme con le revisioni dei dati dei mesi precedenti)

Un dato che Recce’d ha immediatamente commentato, con tre nuovi tweet, nella pagina del sito che si chiama Twit-Twoo.

Il nostro commento rifletteva, almeno in parte, quello che, a caldo, è stato scritto ad esempio dal Financial Times.

Nell’immediato, questi dati e queste notizie hanno prodotto un cambiamento di “umore” tra gli operatori. La cosa funziona, più o meno, nel modo che adesso spieghiamo:

se c’era paura prima del dato, ma nell’immediato nessuno vende,

allora è il momento di comperare,

o meglio di chiudere gli SHORT.

Questa è la ragione per la quale, tre ore dopo che il dato è stato pubblicato, alla chiusura delle Borse in Europa, si vedevano rialzi del 3% (Germania e Italia), come vedete sotto nell’immagine.

Nella parte alta dell’immagine qui sopra (delle 17:30 del venerdì 2 settembre) leggete: “il dato sugli occupati USA è una storia da Riccioli d’Oro”, ovvero una storia da favola. La nuova occupazione infatti rallenta, ma non troppo, solo quel tanto che è sufficiente dal fare calare l’inflazione, senza il bisogno di alzare il costo del denaro.

Questa è (per ammissione stessa di chi la racconta) una favola. La favola di Riccioli d’Oro, ovvero Goldilocks.

Una favola, vuota di senso, e staccata dalla realtà.

E infatti, dopo, tutti partono felici per il weekend.

In particolare, negli Stati Uniti, dove il weekend è un weekend lungo, a causa del Labor Day. Tre giorni spensierati.

Ma poi succede che …

Purtroppo, Riccioli d’Oro non lo sapeva: non sapeva del weekend, e non era stata informata della Festività di Labor Day. Forse, per questa ragione, forse perché nessuno glielo ha detto, Riccioli d’Oro ha deciso di lasciare la Festa in anticipo.

Quando tutti erano già usciti per il lungo weekend.

Fino a pochi minuti prima, tutto appariva chiaro:

  • il dato NFP è così,

  • le conseguenze sono cosà,

  • quindi poi succederà questo,

  • e quindi poi tutto sale.

Tutto molto chiaro, e tutto molto semplice: stavolta ho capito! Il risultato è sicuro, e posso sorridere.

Pochi minuti dopo, non c’è più nulla di chiaro. E allora il sorriso scompare, e traspare l’incertezza. E per qualcuno la paura.

Ne rimane uno solo, di sorriso (lo vedete qui sopra): quello del Capo della Federal Reserve di Minneapolis, Neel Kashkari, che solo quattro giorni prima si era detto “felice” del ribasso delle Borse, come potete leggere qui sotto..

Insomma, la favola è finita prima ancora di iniziare, Goldilocks è ritornata sulla sua nuvoletta, mentre nel mondo degli umani la realtà anche questa volta ha prevalso.

Le persone di buon senso, quelle abituate a cercare una spiegazione, quelle che si affidano al ragionamento, sono state tutte spiazzate: come è possibile spiegare un cambiamento di “umore” così profondo in un tempo così breve, ed in assenza di nuove sconvolgenti notizie?

Andando a guardare bene, però, forse una notizia è arrivata, nel tardo pomeriggio europeo.

Oppure, anziché di una notizia “nuova”, se si fosse trattato di un commento?

Ad esempio, al Wall Street Journal, dicono sui mercati finanziari, c’è un giornalista che raccoglie "voci” direttamente dall’interno della Federal Reserve. Si chiama Nick Timiraos.

Il suo commento, poche ore dopo il dato, ripete in sostanza ciò che Recce’d (nel suo piccolo) aveva anticipato qualche ora prima alla pagina Twit-Twoo. Lo abbiamo tradotto per voi lettori e lo riportiamo qui sotto: la lettura è utile, perché vi anticipa i temi dei quali parleremo e leggeremo ogni giorno la settimana prossima.

Gli ultimi forti dati sull'occupazione mantengono la Federal Reserve sulla buona strada per aumentare i tassi di interesse di 0,5 o 0,75 punti percentuali durante la riunione di fine mese per combattere l'alta inflazione.

I datori di lavoro hanno aggiunto 315.000 posti di lavoro in agosto e hanno aggiunto una media mensile di 381.000 posizioni negli ultimi sei mesi, ha dichiarato venerdì il Dipartimento del Lavoro. Il tasso di disoccupazione è aumentato di 0,2 punti percentuali, raggiungendo il 3,7%, perché ad agosto più americani hanno cercato lavoro rispetto a luglio.

La crescita mensile dei salari è diminuita il mese scorso, raggiungendo il ritmo più lento degli ultimi sei mesi. La retribuzione oraria media dei lavoratori del settore privato è aumentata dello 0,3%, o un tasso annualizzato del 3,8%, ad agosto rispetto a luglio e del 5,2% rispetto a un anno prima.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro - la percentuale di adulti che hanno o cercano un lavoro - è aumentato ad agosto e un ritmo più moderato di crescita dei salari potrebbe smorzare i timori di un surriscaldamento del mercato del lavoro che spinge al rialzo i prezzi. Tuttavia, i dati precedenti sul mercato del lavoro, tra cui un rapporto molto seguito sulla crescita dei salari nel secondo trimestre, hanno mostrato che i salari continuano ad aumentare ad un ritmo sostenuto che richiede un rallentamento più brusco per ridurre l'inflazione all'obiettivo del 2% della Fed.

Il rapporto di venerdì non cambierà in modo significativo l'opinione dei funzionari della Fed sull'entità dell'aumento del tasso sui fed-funds nella riunione politica del 20-21 settembre. Alcuni di loro hanno indicato che preferirebbero un aumento di 0,5 punti percentuali, anche se hanno lasciato aperta la porta a un aumento di 0,75 punti. Almeno un funzionario, il presidente della Fed di St. Louis James Bullard, ha dichiarato che sarebbe favorevole a un terzo aumento consecutivo dei tassi di 0,75 punti.

Il rapporto sull'inflazione di agosto, previsto per il 13 settembre, insieme ad altri dati sulla spesa e sull'attività economica, potrebbe influenzare ulteriormente il dibattito sull'entità del rialzo dei tassi previsto per la fine del mese. I funzionari hanno dichiarato di voler vedere le prove che le pressioni sui prezzi e la crescita economica si stanno raffreddando prima di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi, ma hanno anche segnalato che stanno prestando attenzione a come i precedenti aumenti di quest'anno stanno influenzando l'economia.

La Fed ha aumentato i tassi quattro volte quest'anno, il ritmo più veloce dai primi anni '90, quando ha iniziato a utilizzare il tasso sui fed-funds come strumento principale. A luglio i funzionari hanno aumentato il tasso di 0,75 punti percentuali, portandolo a un intervallo compreso tra il 2,25% e il 2,5%.

La decisione sull'entità del rialzo dei tassi di questo mese dipenderà probabilmente dalla rapidità con cui il presidente della Fed Jerome Powell intende portare i tassi ad un livello tale da rallentare ulteriormente l'attività economica.

Uno dei principali luogotenenti di Powell, il presidente della Fed di New York John Williams, ha dichiarato martedì in un'intervista che il rallentamento dell'inflazione richiederà probabilmente un aumento del tasso sui fed-funds al di sopra del 3,5% e il suo mantenimento fino al prossimo anno.

"Abbiamo sempre l'opportunità, nella riunione successiva, di aggiustare anche le azioni politiche", ha detto Williams. "Quindi non è che si prende una decisione una volta per tutte, ma si pensa davvero al percorso della politica".

In un discorso tenuto la scorsa settimana, Powell ha sottolineato la volontà della banca centrale di ridurre l'inflazione, anche a costo di indebolire il mercato del lavoro, e ha affermato che la prossima decisione sui tassi "dipenderà dalla totalità dei dati in arrivo e dall'evoluzione delle prospettive".

Powell parlerà delle prospettive economiche nel corso di una discussione moderata giovedì presso il Cato Institute, un think tank di Washington. La vicepresidente della Fed Lael Brainard interverrà mercoledì a una conferenza bancaria a New York. Entrambi gli interventi precedono di qualche giorno il tradizionale periodo di silenzio che precede la riunione politica della Fed.

Dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione di venerdì, gli operatori dei mercati dei futures sui tassi d'interesse hanno continuato a ritenere che le probabilità che la Fed aumenti i tassi di 0,75 punti percentuali siano più che pari. Le probabilità implicite nel mercato di un aumento dei tassi di 0,75 punti percentuali si sono attestate a circa due su tre subito dopo il rapporto, in calo rispetto a tre su quattro di giovedì.

Vorremmo che il lettore considerasse questo nostro Post del 3 settembre 2022 come una (ci auguriamo divertente) escursione nel mondo della gestione di portafoglio, che nel caso di Recce’d si traduce nella produzione e gestione di portafogli modello. Una piccola, modesta lezione pratica di gestione del portafoglio.

Che cosa bisogna fare, nel proprio portafoglio di investimenti, in una seduta come quella di venerdì 2 settembre? E soprattutto: che cosa NON bisogna fare?

Seguire gli eventi, interpretarli nel modo corretto, rimanere lucidi, rivalutare tutti i propri asset, e vedere se il rendimento ed il rischio sono cambiati in una misura tale, da giustificare nuove operazioni in vendita oppure in acquisto.

Quando prendete in mano la vostra situazione, e leggete i dati ed il contenuto del vostro portafoglio di investimenti finanziari, non potete sottrarvi ad osservazione come quelle che avete letto in questo Post. Nel caso di questo Post, riguardano soltanto una giornata di mercato, ma voi lettori fareste bene a domandarvi chi farà per voi questo lavoro lunedì, e poi martedì, e poi mercoledì.

Un esempio concreto? Ve lo offre il grafico che chiude il Post.

Sicuramente, tutti voi siete investiti anche in obbligazioni: e vi è quindi necessario comprendere per quali motivazioni, in risposta a quali eventi, reagendo a quali fattori il rendimento del Titolo di Stato USA a 10 anni, venerdì 2 settembre, è prima sceso, poi risalito, e poi sceso di nuovo.

Isteria? Follia? Movimenti casuali? Oppure ci sono indicazioni utili in questi movimenti? Indicazioni utili per le prossime operazioni?

Fermatevi a riflettere. Voi lo sapete, oppure non lo sapete, perché i vostri soldi vanno su e giù e poi su e poi giù? O preferite chiudere gli occhi e pregare?

Forse, noi di Recce’d spiegheremo il grafico lunedì, oppure martedì, nella pagina TWIT-TWOO: nel frattempo … perché non chiedete al private banker che di mestiere fa il promotore, e si mette in tasca le retrocessione che ricava dagli acquisti che voi fate con i vostri soldi risparmiati?

Valter Buffo
La strategia di portafoglio: il resto del 2022 ed il 2023
 

Non c’è soltanto Powell, nell’orizzonte degli investitori: anzi, tutto il contrario.

Nel Post pubblicato ieri, abbiamo chiarito che non è arrivata alcuna novità, alcun cambiamento di scenario, alcuna innovazione della politica monetaria dal Simposio di Jackson Hole.

I portafogli modello e le raccomandazioni di carattere generale che Recce’d ha fornito, da una anno a questa parte, erano già tarate, alla perfezione, sulle affermazioni (constatazioni, più che altro) fatte dal Capo della Federal Reserve venerdì 26 agosto.

E tuttavia: rimane da verificare, sui mercati finanziari, la reazione di tutti quelli che, per mesi si sono cullati nella retorica e nel sogno. la retorica del “pivot” ed il sogno che “le cose si metteranno a posto da sole e senza sforzo”.

Powell afferma che non andranno così le cose.

Nell’articolo che per voi abbiamo tradotto, e che pubblichiamo in questo Post, leggete come le affermazioni di Powell si possono tradurre in indicazioni concrete per la gestione del portafoglio.

Naturalmente, le osservazioni di John Normand sono di carattere generale: potete contattarci attraverso il sito se cercate una analisi più specifica e indicazioni più specifiche e puntuali.

Vale la pena leggere il discorso più schietto di Powell per questi quattro passaggi * Per me, le sue osservazioni sono le più schiette di sempre come presidente della Fed e segnalano un consenso del FOMC che guiderà la politica e i mercati fino al 2023.

Questi sono i quattro passaggi chiave:

1) "Le mie osservazioni saranno più brevi... più focalizzate... e più dirette" (p. 1). Il preambolo è significativo perché #Powell vuole rimuovere qualsiasi ambiguità o speculazione sulla politica della Fed.

2) "Tassi più alti... porterà anche un po' di dolore alle famiglie e alle imprese" (p. 1). Questo linguaggio è simile a quello usato nella sua intervista a Marketplace di maggio, che era rivolta al grande pubblico. Tuttavia, mi sembra strano che la Fed parli di dolore quando prevede solo che il tasso di disoccupazione aumento dello 0,4% durante il rallentamento che stanno progettando. Forse il FOMC è riluttante a prevedere più di quel banale aumento, dal momento che è ben noto tra gli economisti che ogni aumento della disoccupazione dello 0,5% o più si è verificato solo durante una recessione.

3) "Il ripristino della stabilità dei prezzi richiederà probabilmente il mantenimento di una posizione restrittiva per qualche tempo. La documentazione storica mette fortemente in guardia contro l'allentamento prematuro della politica" (p.2). Queste due frasi sono il rifiuto più chiaro di una narrazione “pivot” che aveva animato i mercati da circa metà luglio a metà agosto.
Quindi, se la Fed rallenta il ritmo della stretta da 75 pb a 50 pb o 25 pb ad ogni riunione è un dibattito secondario. Il messaggio principale è che i tassi saliranno ulteriormente in territorio restrittivo e probabilmente non scenderanno nel 2023.

4) "Dobbiamo mantenerlo fino a quando il lavoro è finito" (p. 5). Si tratta di un rifiuto meno specifico della narrativa “pivot” (nessuna menzione dei livelli dei tassi o dei tempi), ma con lo stesso intento di condizionare i mercati per un periodo più lungo di politica restrittiva di quanto non si fosse riflesso nei prezzi cross-asset.

Nulla nel discorso di venerdì costituisce una notizia per chiunque abbia guardato le proiezioni della Fed (il cosiddetto “dot plot”) di giugno, ascoltato le risposte di domande e risposte di Powell dalla conferenza stampa di luglio o ascoltato i membri del FOMC che hanno parlato pubblicamente da luglio.

Ma quando il presidente affina il messaggio nel contesto di Titoli di Stato, obbligazioni corporate e azioni, mercati che in precedenza avevano ignorato quegli stessi segnali, è giusto ricavarne che la Fed intenda muovere le cosiddette “condizioni Finanziarie” in una direzione diversa.

Con tale intento della Fed, sembra eroico pensare che l'economia statunitense si espanderà nel 2023, o che azioni ed obbligazioni possano fare meglio che oscillare un intervallo irregolare per il resto di quest'anno.

Valter Buffo
Le tante buone notizie dell'agosto 2022
 

La gestione di portafoglio necessita della capacità di anticipare, almeno in parte, l’evoluzione dei mercati, e quindi inevitabilmente delle economie reali sottostanti, come pure della politica, della geopolitica, della società e persino della cultura.

Anticipare, è indispensabile, per una gestione del portafoglio che intenda produrre risultati positivi, ma non solo: risultati costanti e ripetuti nel tempo, mantenendo lo spazio di ribasso (minusvalenza, ovvero downside) del portafoglio nel suo insieme all’interno di un limite moderato.

Questo è il nostro mestiere. Questi sono i nostri risultati, raggiunti con i portafogli modello e le nostre raccomandazioni di carattere generale.

La capacità di anticipare è ciò che ci ha consentito, anche in questa occasione, di NON attribuire grande importanza al Simposio di Jackson Hole, e poi di leggere senza alcuna ansia il (brevissimo) intervento di Jerome Powell (8 minuti) che tutto il Mondo ha atteso con il fiato sospeso.

Recce’d, per dirla tutta, da mesi e mesi vi ripete: “ma che cosa volete che dicano?”.

Non hanno spazio per manovrare, non hanno strumenti, non hanno facoltà di scelta: dicono quello che sono costretti (dai fatti, dalla realtà) a dire, e fanno (molto meno di) quello che sono costretti a fare (dalla realtà, e dai fatti.

Sono costretti: loro, le donne e gli uomini “più potenti del Pianeta” (secondo la retorica del Corriere della Sera, del Sole 24 Ore, dei media internazionali, di Goldman Sachs e compagnia, di Mediolanum e compagnia cantante), oggi non possono decidere nulla. ma proprio nulla: devono, semplicemente, piegare i propri sogni ad occhi aperti, rivoltare la giacchetta, ritornare sui propri passi, smentire le loro stesse parole.

La realtà domina: domina i mercati finanziari, e domina anche le (molto meno potenti) Banche Centrali.

Prendiamo ad esempio il recentissimo e chiacchieratissimo dato del 10 agosto per l’inflazione USA: moltissimi osservatori, poco competenti e poco responsabili, erano immediatamente balzati in piedi strillando del “picco dell’inflazione” e del “pivot della Federal Reserve”.

Supportati, nel fare questo da parole spese con scarsa attenzione e scarsa responsabilità dal Chairman Powell nella conferenza stampa del 27 luglio precedente (“i tassi ufficiali di interesse oggi sono in una zona neutrale”).

Abbiamo scritto nella pagina Twit Twoo del sito, a commento del dato USA per l’inflazione in data 10 agosto: “per la nostra strategia queste sono buone notizie”.

Sinteticamente noi spiegammo le nostre ragioni in quello stesso giorno: ma oggi, a distanza di soli 15 giorni, ecco che arriva una spiegazione ben più autorevole, ben più dettagliata, e ben più leggibile: ce la offre niente meno che Jerome Powell in persona.

Per questa ragione, dedichiamo il Post a ciò che ha detto Powell ieri 26 agosto 2022: ci prendiamo un po’ di tempo per divertirci. C’è proprio nulla di nuovo, in ciò che ha detto ieri Powell: nulla che, in questo stesso Blog, non fosse stato anticipato ormai da settimane. Lo potete verificare rileggendo le sue parole nella sintesi che noi abbiamo tradotto per i lettori in italiano qui sotto.

Nulla di utile, nelle parole di Powell: nulla di utile in particolare per la gestione di portafoglio. I nostri portafogli modello sono da molti mesi posizionati in moto tale da guadagnare, e molto, proprio a fronte dello scenario che proprio ieri Powell ha comunicato al Mondo. Di questo, e solo di questo, si occupa la gestione del portafoglio di investimenti finanziari (sia di portafogli modello, sia di portafogli cosiddetti personalizzati).

Chi, al contrario, è rimasto posizionato in modo diverso, aspettando … il Vento caldo del Sud, adesso deve darsi da fare. Deve rincorrere: in qualche caso, correre all’indietro. Il Vento del Sud non arriva e non arriverà, e vi toccherà di remare a tutta forza, per trovare un punto riparato dalla tempesta.

Noi ci divertiamo un po’, in questo Post: ve lo confessiamo, la lettura del Post risulterà inutile, a tutti quelli che hanno letto con attenzione il nostro lavoro nel Blog negli ultimi mesi. Ci divertiremo un po’, a ripetere cose già dette, e a mostrare ai lettori come i medesimi fatti, rivisti a distanza di qualche settimana oppure mese, risultano … diversi da come inizialmente erano sembrati alla massa degli investitori.

Abbiamo aggiunto qualche sintetico commento, tanto per spezzare il ritmo. Buona lettura.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell si è impegnato a fermare l'inflazione, avvertendo che si aspetta che la banca centrale continui ad aumentare i tassi di interesse in modo da causare "qualche dolore" all'economia statunitense. Nel suo atteso discorso politico annuale a Jackson Hole, nel Wyoming, Powell ha affermato che la Fed "userà con forza i nostri strumenti" per attaccare l'inflazione, che continua ad essere vicina al livello più alto degli ultimi 40 anni. Anche dopo una serie di quattro aumenti consecutivi dei tassi d'interesse per un totale di 2,25 punti percentuali, Powell ha affermato che "non è il caso di fermarsi o di fare una pausa", anche se i tassi di riferimento si trovano probabilmente in un'area considerata né stimolante né restrittiva della crescita.

COMMENTO: a fine agosto 2022, risulta curioso leggere che dopo avere promesso soltanto 12 oppure 18 mesi fa un “prolungato boom economico” adesso ci si ritrovi attorno al tavolo a spartirci “qualche dolore”. Quella politica monetaria, di 12 oppure 18 mesi fa, è stata davvero un disastro, alla prova dei fatti. Il “dolore” che Powell ci promette lo sopporteranno anche tutti i portafogli titoli del Mondo: soltanto pochi investitori ricaveranno da questa situazione i guadagni, molto ampi, che la situazione oggi mette a disposizione.

"Se da un lato l'aumento dei tassi di interesse, il rallentamento della crescita e le condizioni del mercato del lavoro più morbide faranno scendere l'inflazione, dall'altro comporteranno un certo dolore per le famiglie e le imprese", ha dichiarato nelle sue osservazioni preparatorie. "Questi sono gli sfortunati costi della riduzione dell'inflazione. Ma il mancato ripristino della stabilità dei prezzi comporterebbe un dolore ben maggiore". Le azioni sono scese dopo il discorso di Powell, con il Dow Jones Industrial Average in calo di oltre 500 punti. I rendimenti del Tesoro sono scesi dai massimi della sessione. Le osservazioni arrivano in mezzo a segnali che indicano che l'inflazione potrebbe aver raggiunto il suo picco, ma non mostra segni evidenti di declino.

COMMENTO: ecco spiegato perché in quel 10 agosto 2022 Recce’d scrisse in sede pubblica a proposito di “buone notizie per la nostra strategia di portafoglio”. Powell lo spiega benissimo.

Due indicatori molto osservati, l'indice dei prezzi al consumo e l'indice dei prezzi delle spese per i consumi personali, hanno mostrato prezzi poco variati nel mese di luglio, grazie soprattutto a un forte calo dei costi energetici. Allo stesso tempo, altri settori dell'economia stanno rallentando. In particolare, l'edilizia abitativa è in rapido declino e gli economisti prevedono che l'enorme impennata di assunzioni registrata nell'ultimo anno e mezzo si raffredderà. Tuttavia, Powell ha avvertito che l'attenzione della Fed è più ampia di uno o due mesi di dati e che continuerà a spingere finché l'inflazione non si avvicinerà all'obiettivo a lungo termine del 2%.

COMMENTO: sembra proprio che secondo Powell tutta intera la storia del “pivot” che ha dominato sui media da un mese a questa parte fosse un abbaglio, una sciocchezza oppure peggio, un argomento da televendita per i materassi

"Stiamo spostando il nostro orientamento politico in modo mirato verso un livello sufficientemente restrittivo per riportare l'inflazione al 2%", ha dichiarato. Guardando al futuro, il leader della banca centrale ha aggiunto che "il ripristino della stabilità dei prezzi richiederà probabilmente il mantenimento di una politica restrittiva per qualche tempo. I dati storici ci sconsigliano di allentare prematuramente la politica".. L'economia è reduce da trimestri consecutivi di crescita negativa del PIL, una definizione comunemente accettata di recessione. Tuttavia, Powell e la maggior parte degli altri economisti ritengono che l'economia sottostante sia forte, anche se in rallentamento. "In sostanza, Powell sta chiaramente affermando che in questo momento la lotta all'inflazione è più importante del sostegno alla crescita", ha dichiarato Jeffrey Roach, capo economista di LPL Financial.

COMMENTO: tra gli operatori e nelle banche di investimento, sono stati fatti sforzi eccezionali per mentire a proposito del tema “recessione”: si è fatto ogni sforzo per convincere la massa degli investitori “retail” che la “recessione” è quella cosa che c’è stata nel primo semestre 2022; Recce’d per tutto il semestre vi ha scritto di fare attenzione: la “recessione” quando arriva, NON è questa cosa qui che stiamo vedendo oggi (con tutte le implicazioni, ovvie, per la gestione del portafoglio titoli)

Al punto

Il discorso è stato insolitamente breve. Mentre i leader della Fed, compreso Powell, hanno spesso usato il simposio di Jackson Hole come un'opportunità per delineare ampi cambiamenti di politica, le osservazioni di Powell venerdì sono durate appena otto minuti. Ha introdotto il discorso osservando che "le sue osservazioni saranno più brevi, il mio obiettivo più ristretto e il mio messaggio più diretto". "La stabilità dei prezzi è una responsabilità della Federal Reserve e costituisce il fondamento della nostra economia", ha dichiarato Powell. "Senza la stabilità dei prezzi, l'economia non funziona per nessuno".

COMMENTO: siamo pienamente d’accordo con Powell, su questo punto; peccato che, nel Board della Federal Reserve, neppure un solo membro abbia sollevato questo medesimo punto, nel 2020 oppure nel 2021, quando si utilizzava con insistenza ed irresponsabilità il termine “transitorio”.

I mercati attendono la prossima riunione della Fed, che si terrà a settembre, per vedere se il Federal Open Market Committee, che stabilisce i tassi di interesse, adotterà un terzo aumento consecutivo di 0,75 punti percentuali. Powell ha dichiarato che la decisione "dipenderà dall'insieme dei dati in arrivo e dall'evoluzione delle prospettive". A un certo punto, con l'ulteriore inasprimento della politica monetaria, sarà probabilmente opportuno rallentare il ritmo degli aumenti". Al momento gli operatori prevedono un aumento di mezzo punto o di tre quarti di punto. Venerdì mattina, dopo il discorso di Powell, la probabilità di un rialzo di 0,75 punti era al 54,5%, secondo la misura FedWatch del CME Group.

COMMENTO: nulla spiega meglio delle parole dello stesso Powell che … non ce ne importa assolutamente nulla, se il il rialzo di settembre sarà dello 0,75% oppure dello 0,50%

Guardare alla storia

La Fed utilizza una lezione del passato come guida per la politica attuale. In particolare, Powell ha affermato che l'inflazione di 40 anni fa fornisce all'attuale Fed tre lezioni: Che le banche centrali come la Fed sono responsabili della gestione dell'inflazione, che le aspettative sono fondamentali e che "dobbiamo continuare a farlo finché il lavoro non sarà finito". Powell ha osservato che l'incapacità della Fed di agire con forza negli anni '70 ha causato il perpetuarsi di aspettative inflazionistiche elevate che hanno portato ai drastici rialzi dei tassi dei primi anni '80. In quel caso, l'allora presidente della Fed ha deciso di non intervenire. In quel caso, l'allora presidente della Fed Paul Volcker portò l'economia in recessione per domare l'inflazione. Pur affermando più volte di non ritenere la recessione un esito inevitabile per l'economia statunitense, Powell ha sottolineato che la gestione delle aspettative è fondamentale se la Fed vuole evitare un esito simile a quello di Volcker.

COMMENTO: Recce’d scrive e parla di Anni Settanta dall’estate del 2020; ovvero, da due anni; ecco come ricompensiamo i tati lettori del nostro sito dell’attenzione che ci dedicano; sul piano operativo, però, purtroppo era necessario agire di conseguenza proprio due anni fa, adesso … è un po’ tardi

All'inizio degli anni '80, "fu necessario un lungo periodo di politica monetaria molto restrittiva per arginare l'alta inflazione e avviare il processo di riduzione dell'inflazione ai livelli bassi e stabili che sono stati la norma fino alla primavera dello scorso anno", ha dichiarato Powell. Il nostro obiettivo è quello di evitare questo risultato agendo con risolutezza". Un concetto che sta plasmando il pensiero di Powell è la "disattenzione razionale". In sostanza, ciò significa che le persone prestano meno attenzione all'inflazione quando è bassa e più quando è alta.. "Naturalmente, l'inflazione è al centro dell'attenzione di tutti in questo momento, il che evidenzia un rischio particolare: Quanto più a lungo si protrae l'attuale fase di alta inflazione, tanto maggiore è la possibilità che le aspettative di un aumento dell'inflazione si radichino", ha affermato.

COMMENTO: anche con queste parole Recce’d è totalmente in accordo; ed anche in questo caso, il rammarico è che neppure un membro del Board della Federal Reserve abbia pronunciato queste identiche parole due anni fa, e poi un anno fa, e poi anche sei mesi fa.

Valter Buffo