Regime Shift oppure Paradigm Shift?
 

Le ultime settimane dei mercati finanziari sono state del massimo interesse. Ali investitori è arrivato un ampio numero di segnali forti. Per ciò che riguarda i portafogli modello gestiti da Recce’d, abbiamo ricevuto, sia dai mercati finanziari sia dalle economie reali, un ampio numero di conferme. I rendimenti che ci attendiamo dal 2022 sono a due cifre.

Dal 20 luglio (data della riunione BCE) ad oggi 21 agosto, non c’è stato un solo giorno di pausa: neppure il giorno 15 agosto (che gli italiani per abitudine identificano con le vacanze estive), perché proprio il giorno 15 scorso la Cina ha pubblicato una serie di dati che daranno la direzione (insieme con altri) nelle prossime settimane).

Ogni mattina, Recce’d ha seguito, e commentato, sia l’evoluzione dei mercati sia la successione dei dati, sia macroeconomici sia microeconomici, che sono stati pubblicati. Brevissimo commenti sono stati pubblicati da Recce’d sia nella pagina MERCATI sia nella pagina TWIT-TWOO. Chi ci ha seguiti ha molto chiara la situazione, e non è sorpreso dal cambio tra euro e dollaro USA e neppure dal rendimento del Treasury a 10 anni di venerdì 21 agosto 2022.

Quale è il tratto unificante? Quale è la caratteristica dominante di questa ultima, concitata ai limiti dell’isterico, fase di mercato? Come abbiamo scritto anche lo scorso venerdì, tutti siamo stati costretti a rimarcare, un’altra volta, una situazione di “sconnessione”.

Quello che si vuole intendere, con il termine “sconnessione” è un andamento dei mercati finanziari sconnesso con la realtà dei fatti. Ed, al tempo stesso, l’andamento di una parte del mercato finanziario in direzione opposta all’andamento di altre parti del medesimo mercato. Una schizofrenia a tutti evidente, e non sostenibile.

Recce’d ha già analizzato, anche per i suoi lettori, ed anche qui nel Blog, fasi di mercato di questo tipo: in più di una occasione, negli ultimi dieci anni. Nulla di nuovo, dunque. Queste situazioni sono il prodotto di politiche economiche prive di senso e fuori dalla realtà, condotte da politici irresponsabili per oltre un decennio.

In questo specifico caso del 2020-2022, va poi aggiunto che il mercato finanziario internazionale è entrato in un nuovo periodo che non è eccessivo definire “storico”, sta attraversando una svolta epocale.

Ne abbiamo già scritto, anche qui nel Blog, ma oggi richiamiamo nuovamente l’attenzione dei nostri lettori proprio su questa svolta: è decisivo, per la gestione del proprio portafoglio e dei propri investimenti, non perdere di vista lo scenario nel suo complesso, proprio perché nel breve termine si possono determinare brevi fasi di panico e confusione, come è stata la fase delle ultime quattro settimane.

Per la gestione di portafoglio, oggi, ciò che è necessario è avere in mente uno scenario ben definito, e da questo scenario ricavare poi il rendimento potenziale, o atteso, di ogni singolo asset finanziario che viene preso in considerazione, oppure che è già presente nel proprio portafoglio. A questo lavoro ne va poi aggiunto un secondo: stimare, per ognuno degli asset finanziari, quale è il rischio finanziario OGGI, partendo dai prezzi di OGGI e dalle valutazioni di OGGI. Ovvero il “downside”.

Dicevamo dello scenario: ed allora, è inevitabile ripartire dal “paradigm shift”, il cambiamento di paradigma del quale parlava già un po’ di tempo fa Morgan Stanley.

Con il brano che segue, vi aiutiamo a ricordare che cosa si intende, sui mercati finanziari, per cambiamento di paradigma. Chi segue con attenzione ciò che Recce’d pubblica nel suo Blog ci si ritroverà senza la minima difficoltà. Recce’d anticipava queste cose già nel 2020.

Global markets are in the beginning of a fundamental shift after a nearly 15-year period defined by low interest rates and cheap corporate debt, according to Morgan Stanley co-President Ted Pick.

The transition from the economic conditions that followed the 2008 financial crisis and whatever comes next will take “12, 18, 24 months” to unfold, according to Pick, who spoke this week at a New York financial conference.

“It’s an extraordinary moment; we have our first pandemic in 100 years. We have our first invasion in Europe in 75 years. And we have our first inflation around the world in 40 years,” Pick said. “When you look at the combination, the intersection of the pandemic, of the war, of the inflation, it signals paradigm shift, the end of 15 years of financial repression and the next era to come.”

Wall Street’s top executives making the rounds at financial conferences this week delivered dire warnings about the economy, led by JPMorgan Chase CEO Jamie Dimon, who said that a “hurricane is right out there, down the road, coming our way.” That sentiment was echoed by Goldman Sachs President John Waldron, who called the overlapping “shocks to the system” unprecedented. Even regional bank CEO Bill Demchak said he thought a recession was unavoidable.

Instead of just raising alarms, Pick — a three-decade Morgan Stanley veteran who leads the firm’s trading and banking division — gave some historical context as well as his impression of what the tumultuous period ahead will look and feel like.

Fire and Ice

Markets will be dominated by two forces – concern over inflation, or “fire,” and recession, or “ice,” said Pick, who is considered a front-runner to eventually succeed CEO James Gorman.

“We’ll have these periods where it feels awfully fiery, and other periods where it feels icy, and clients need to navigate around that,” Pick said.

For Wall Street banks, certain businesses will boom, while others may idle. For years after the financial crisis, fixed income traders dealt with artificially becalmed markets, giving them less to do. Now, as central banks around the world begin to grapple with inflation, government bond and currency traders will be more active, according to Pick.

The uncertainty of the period has, at least for the moment, reduced merger activity, as companies navigate the unknowns. JPMorgan said last month that second-quarter investment banking fees have plunged 45% so far, while trading revenues rose as much as 20%.

“The banking calendar has quieted down a bit because people are trying to figure out whether we’re going to have this paradigm shift clarified sooner or later,” Pick said.

In the short term, if economic growth holds up and inflation calms down in the second half of the year, the “Goldilocks” narrative will take hold, bolstering markets, he said. (For what its worth, Dimon, citing the Ukraine war’s impact on food and fuel prices and the Federal Reserve’s move to shrink its balance sheet, seemed pessimistic that this scenario will play out.)

But the push and pull between inflation and recession concerns won’t be resolved overnight. Pick at several times referred to the post-2008 era as a period of “financial repression” — a theory in which policymakers keep interest rates low to provide cheap debt funding to countries and companies.

“The 15 years of financial repression do not just go to what’s next in three or six months… we’ll be having this conversation for the next 12, 18, 24 months,” Pick said.

Less than zero

Low or even negative interest rates have been the hallmark of the previous era, as well as measures to inject money into the system including bond-buying programs collectively known as quantitative easing. The moves have penalized savers and encouraged rampant borrowing.

By draining risk from the global financial system for years, central banks forced investors to take more risk to earn yield. Unprofitable corporations have been kept afloat by ready access to cheap debt. Thousands of start-ups have bloomed in recent years with a money burning, growth-at-any-cost mandate.

That is over as central banks prioritize the battle against runaway inflation.

The impact of their efforts will touch everyone from credit-card borrowers to employees of struggling corporations to the aspiring billionaires running Silicon Valley start-ups. Venture capital investors have been instructing start-ups to preserve cash and aim for actual profitability. Interest rates on many online savings accounts have edged closer to 1%.

Remember 2018?

But such shifts could be bumpy. The last time the Fed attempted quantitative tightening, back in 2018, odd things happened in stock, foreign exchange and oil markets. Less than a year after their campaign began, the world’s major central banks lost their nerve and halted QT programs amid slowing growth.

Some observers are worried about Black Swan-type events happening in the plumbing of the financial system, including the bursting of what one hedge fund manager called “the greatest credit bubble of human history.” Dimon sees “at a minimum, huge volatility” as the major purchasers of government bonds may not have the ability or appetite to step in.

Out of the ashes of this transition period, a new business cycle will emerge, Pick said.

“This paradigm shift at some point will bring in a new cycle,” he said. “It’s been so long since we’ve had to consider what a world is like with real interest rates and real cost of capital that will distinguish winning companies from losing companies, winning stocks from losing stocks.”

Da qui dovete partire, per la gestione dei vostri investimenti: da qui siete e siamo tutti obbligati a partire, per la gestione del portafoglio in titoli: “such shifts could be bumby”, questi cambiamenti possono essere turbolenti.

E’ vero, ed è una turbolenza che a noi pace moltissimo: perché rimette al loro posto sia le cose sia le persone, e perché genera importanti opportunità di guadagno.

Ovviamente, non è soltanto Morgan Stanley ad essersi resa conto di questo fatto (e non siamo soltanto noi di Recce’d): un esempio lo vedete qui sotto, in una immagine dove si scrive di “cambiamento secolare sia nello scenario per l’economia reale sia nel regime di politica monetaria e fiscale”.

Questa è la sostanza: il resto, che leggete ogni mattina sul quotidiano oppure che ascoltate dal promotore finanziario, sono soltanto chiacchiere al vento.

Non c’è alcun dubbio, in merito a questo: la strategia di portafoglio deve essere fondata sullo scenario che si prospetta, ed oggi lo scenario che tutti gli investitori hanno davanti è quello di un “cambiamento di paradigma” oppure “cambiamento di regime”, proprio come era scritto sopra nell’immagine precednte.

Di “regime shift” Recce’d ha scritto con dettaglio, qui nel Blog, offrendo gratuitamente ai suoi lettori le analisi e le indicazioni necessarie, fin dal 2020.

Chi ci ha seguito e chi ha operato nella direzione da noi indicata, ha fatto meglio di tutti gli altri investitori, che negli ultimi due anni sono andati dietro … alle lucciole (dal “boom economico” alla “inflazione transitoria” di recente al “pivot”), e che oggi 21 agosto 2022 si ritrovano a cercare di capire perché il dollaro viene scambiato alla pari contro euro, e perché un Titolo di Stato a 10 anni negli Stati Uniti rende sempre il 3%.

Se tra i lettori ci sono anche quelli che si stanno facendo queste domande, offriamo in questo Post un concreto aiuto: vi invitiamo a leggere il secondo articolo che abbiamo scelto per voi, e che trovate di seguito in questo Post.

L’articolo, se lo leggete con attenzione, vi spiega tutto, ma proprio tutto tutto, di ciò che è appena successo.

Se invece volete capire ciò che sta per succedere, sia a voi, sia ai vostri soldi investitori sui mercati finanziari, noi di Recce’d come sempre sia disponibili: contattarci è semplice, attraverso gli abituali canali offerti dal nostro sito.

In particolare, sul piano della operatività di breve termine, vi facciamo notare che l’articolo viene utilizzato il termine inglese “spike”: un termine sul quale Recce’d da settimane ha richiamato l’attenzione dei lettori.

Termine che (decisamente) viene alla mente di ogni investitori competente ed attento che guarda alle chiusure dei mercati finanziari di venerdì 19 agosto 2022-

NEW YORK (Project Syndicate)—The world economy is undergoing a radical regime shift. The decades-long Great Moderation is over.

Coming after the stagflation (high inflation and severe recessions) of the 1970s and early 1980s, the Great Moderation was characterized by low inflation in advanced economies; relatively stable and robust economic growth, with short and shallow recessions; low and falling bond yields (and thus positive returns on bonds), owing to the secular fall in inflation; and sharply rising values of risky assets such as U.S., and global equities.

This extended period of low inflation is usually explained by central banks’ move to credible inflation-targeting policies after the loose monetary policies of the 1970s, and governments’ adherence to relatively conservative fiscal policies (with meaningful stimulus coming only during recessions). But, more important than demand-side policies were the many positive supply shocks, which increased potential growth and reduced production costs, thus keeping inflation in check.

Reducing the costs of production

During the post-Cold War era of hyper-globalization, China, Russia, and other emerging-market economies became more integrated in the world economy, supplying it with low-cost goods, services, energy, and commodities. Large-scale migration from the Global South to the North kept a lid on wages in advanced economies, technological innovations reduced the costs of producing many goods and services, and relative geopolitical stability allowed for an efficient allocation of production to the least-costly locations without worries about investment security.

But the Great Moderation started to crack during the 2008 global financial crisis and then during the 2020 COVID-19 recession. In both cases, inflation initially remained low given demand shocks, and loose monetary, fiscal, and credit policies prevented deflation from setting in. But now inflation is back, rising sharply, especially over the past year, owing to a mix of both demand and supply factors.

On the supply side, the backlash against hyper-globalization has been gaining momentum, creating opportunities for populist, nativist, and protectionist politicians. Public anger over stark income and wealth inequalities also has been building, leading to more policies to support workers and the “left behind.” However well-intentioned, these policies are now contributing to a dangerous spiral of wage-price inflation.

Political resistance

Making matters worse, renewed protectionism (from both the left and the right) has restricted trade and the movement of capital. Political tensions (both within and between countries) are driving a process of reshoring (and “friend-shoring”). Political resistance to immigration has curtailed the global movement of people, putting additional upward pressure on wages. National-security and strategic considerations have further restricted flows of technology, data, and information. And new labor and environmental standards, important as they may be, are hampering both trade and new construction.

This balkanization of the global economy is deeply stagflationary, and it is coinciding with demographic aging, not just in developed countries, but also in large emerging economies such as China. Because young people tend to produce and save, whereas older people spend down their savings, this trend also is stagflationary.

The same is true of today’s geopolitical turmoil.

Russia’s war in Ukraine, and the West’s response to it, has disrupted the trade of energy, food, fertilizers, industrial metals, and other commodities. The Western decoupling from China is accelerating across all dimensions of trade (goods, services, capital, labor, technology, data, and information).

Other strategic rivals to the West may soon add to the havoc. Iran crossing the nuclear-weapons threshold would likely provoke military strikes by Israel or even the United States, triggering a massive oil shock; and North Korea is still regularly rattling its nuclear saber.

Climate change

Now that the U.S. dollar has been fully weaponized for strategic and national-security purposes, its position as the main global reserve currency may begin to decline, and a weaker dollar would of course add to the inflationary pressures. A frictionless world trading system requires a frictionless financial system. But sweeping primary and secondary sanctions have thrown sand in this well-oiled machine, massively increasing the transaction costs of trade.

On top of it all, climate change, too, is stagflationary. Droughts, heat waves, hurricanes, and other disasters are increasingly disrupting economic activity and threatening harvests (thus driving up food prices). At the same time, demands for decarbonization have led to underinvestment in fossil-fuel capacity before investment in renewables has reached the point where they can make up the difference. Today’s large energy-price spikes were thus inevitable.

Pandemics will also be a persistent threat, lending further momentum to protectionist policies as countries rush to hoard critical supplies of food, medicines, and other essential goods. After two and a half years of COVID-19, we now have monkeypox. And owing to human encroachments on fragile ecosystems and the melting of Siberian permafrost, we may soon be dealing with dangerous viruses and bacteria that have been locked away for millennia.

Finally, cyberwarfare remains an underappreciated threat to economic activity and even public safety. Firms and governments will either face more stagflationary disruptions to production, or they will have to spend a fortune on cybersecurity. Either way, costs will rise.

On the demand side, loose and unconventional monetary, fiscal, and credit policies have become not a bug but rather a feature of the new regime. Between today’s surging stocks of private and public debts (as a share of GDP) and the huge unfunded liabilities of pay-as-you-go social-security and health systems, both the private and public sectors face growing financial risks. Central banks are thus locked in a “debt trap”: any attempt to normalize monetary policy will cause debt-servicing burdens to spike, leading to massive insolvencies, cascading financial crises, and fallout in the real economy.

With governments unable to reduce high debts and deficits by spending less or raising revenues, those that can borrow in their own currency will increasingly resort to the “inflation tax”: relying on unexpected price growth to wipe out long-term nominal liabilities at fixed rates.

Thus, as in the 1970s, persistent and repeated negative supply shocks will combine with loose monetary, fiscal, and credit policies to produce stagflation. Moreover, high debt ratios will create the conditions for stagflationary debt crises. During the Great Stagflation, both components of any traditional asset portfolio—long-term bonds and U.S. and global equities—will suffer, potentially incurring massive losses.


Nouriel Roubini, professor emeritus of economics at New York University’s Stern School of Business, is chief economist at Atlas Capital Team and author of the forthcoming “MegaThreats: Ten Dangerous Trends That Imperil Our Future, and How to Survive Them” (Little, Brown and Company, October 2022).

This commentary was published with permission of Project SyndicateFrom Great Moderation to Great Stagflation

Valter Buffo
Vi diciamo per chi vota Recce'd (parte 2)
 

Completiamo con un secondo Post un lavoro la cui prima parte è stata pubblicata 48 ore fa qui nel Blog.

Ritorniamo sul tema delle prossime Elezioni Politiche: a favore di quale schieramento si schiera Recce’d? Ve lo chiariamo più in basso.

Il Post precedente riportava le dichiarazioni in TV (canale RAI) di un probabile candidato dello schieramento che oggi dai sondaggi risulta maggioritario.

Nel nostro primo Post, abbiamo sottolineato che all’interno di quello schieramento politico (così come accade anche negli altri) convivono visioni dell’economia e della politica economica decisamente distanti fra loro. Quando non conflittuali.

Nel tweet qui sopra, un esponente dello schieramento oggi maggioritario nei sondaggi affronta in pubblico un tema sul quale, per ragioni di esperienza e professione, ci sentiamo di dire qualche cosa.

L’industria del risparmio, per essere chiari, è l’industria che raccoglie sia le SGR (ovvero la fabbrica che “produce i Fondi Comuni di Investimento, le GPM, i certificati e le UCITS) sia le Reti di vendita che poi piazzano al risparmiatore italiano questi “prodotti finanziari” dal costo sempre mascherato, camuffato, nascosto all’investitore, e comunque sempre esagerato, eccessivo, non giustificato.

La “politica” italiana di “alto livello” (Governo e dintorni) raramente (molto raramente) si espone con parole chiare a proposito dell’industria del risparmio: si tratta del tipico argomento “da stanze chiuse”.

Questa è una eccezione, e merita di essere evidenziata: anche per la chiarezza.

La chiarezza sta in due affermazioni: la prima dove si dice che “il problema è politico”, come avete letto qui sopra. e la seconda, la leggete qui sotto, nei due tweet che abbiamo scelto di riportarvi..

Per chiarezza: noi sicuramente non intendiamo, con questo Post, prendere posizione a favore di Marattin (Italia Viva) contro Crosetto (Fratelli d’Italia): Recce’d non partecipa, in alcun modo, alla competizione elettorale.

Vogliamo tuttavia rendere un servizio al lettore del sito: che 8almeno, in una grande parte) non sa, e non si rende conto.

Quando nella seconda immagine qui sopra si scrive di “interessi strategici”, si vuole dire una cosa ben precisa: che la cosiddetta “industria del risparmio italiana”, nelle sue scelte di investimento, dovrebbe mettere davanti alle valutazioni di rendimento atteso e di rischio dei singoli, che stanno alla base di qualsiasi gestione di portafogli, altre valutazioni.

E precisamente, le valutazioni sugli “interessi strategici dell’Italia”, che appunto sono “un problema politico.

Moltissimi, la quasi totalità dei lettori non lo ha ancora capito, e allora spieghiamo: qui si sta scrivendo dei vostri soldi, dei soldi che voi avete affidato a questa oppure quella Rete di promotori finanziari.

E si sta pubblicamente contemplando di mettere la politica in una posizione di responsabilità, di attribuirle potere decisionale (“di indirizzo”), quando si tratta di decidere sul come vengono investiti i vostri soldi.

Rifletteteci: riflettete sul fatto che non c’è nulla, e nessuno, che possa garantire che gli “asset strategici” siano allo stesso tempo “buoni e fruttiferi investimenti del risparmio” e non piuttosto … delle “ciofeche”. Qualcuno di voi ricorda i titoli azionari delle Aziende IRI?

Rifletteteci: riflettete anche sul fatto che la politica dei partiti, in Italia, non sembra proprio possedere le qualità che sono necessarie per fare il “portfolio manager”, il “gestore di portafoglio”, sui mercati finanziari internazionali, e nel vostro interesse.

Affidereste i vostri denari in gestione a uno qualsiasi degli ultimi dieci Presidenti del Consiglio? Oppure a uno degli ultimi dieci Ministri del Tesoro?

Non stiamo scrivendo “contro” la parte politica di Crosetto. Non sarebbe, in ogni caso, questa la sede adatta. Non stiamo scrivendo neppure “a favore” di Marattin, il cui leader politico, che al tempo in cui era a Capo del Governo italiano, promosse e realizzo una spericolata, costosissima, e opaca operazione intorno al Fondo Atlante, che alla collettività costò molti miliardi, e fece il bene unicamente di un gestore di Fondi italiano, ma residente a Londra.

Un esito miserabile, una vicenda abbandonata a sé stessa dopo pochi mesi dai medesimi che la hanno progettata e realizzata.

Sia questo scambio di tweet, sia la vicenda del Fondo Atlante appena citata, sono soltanto esempi, concreti e qualificati, ma solo esempi: l’investitore italiano deve agire però tenendo sempre in evidenza questa volontà, di chi arriva ad occupare posizioni di Governo, in Italia, di “mettere le mani” sul risparmio degli Italiani.

Perché gli “asset strategici” sono un “problema politico”, così come lo sono “le banche venete”.

Se invece si lasciasse fare liberamente ai mercati? Rendendoli ancora più liberi e trasparenti?

Un altro professore della Bocconi (bisogna riconoscere che sono numerosissimi, i professori “della Bocconi”, e che passano moltissimo tempo a scrivere su Twitter) ha di recente espresso le idee che leggete qui in basso, con le quali Recce’d è in sintonia, anche se soltanto per una parte (ed in ogni caso, precisiamo che noi di Recce’d scegliamo di NON scriverne su Twitter: non sono sufficienti quei 136 caratteri, che bastano appena per una “sentenza sbrigativa”).

Le forze politiche italiane, oggi in competizione elettorale, si oppongono tutte ed in modo compatto, al lasciare più libertà ai mercati di operare come mercati veri e propri: e ci spiegano che l’uomo politico ne sa di più, ha più informazioni privilegiate, è anche un analista di qualità superiore, parla nei salotti e nei circoli chiusi.

E quindi, il messaggio: non lasciamo decidere ai mercati, facciamo invece decidere all’uomo politico di turno.

Amici investitori, nel gestire il vostro portafoglio, anche e soprattutto nel 2022, tenete conto di questa inclinazione degli uomini politici italiani (di tutti gli schieramenti): “comando io, perché io ne so di più di tutti; i mercati non sono efficienti, mentre io uomo politico sono molto efficiente”.

Noi di Recce’d voteremmo sicuramente per quello schieramento politico che esprima in futuro una linea di politica economica opposta a questa, che abbiamo esposto in questo Post, e che oggi ritroviamo in tutti gli schieramenti in competizione.

Da questa linea politica, ogni investitore consapevole deve essere capace di proteggere il proprio patrimonio. per non fare la medesima fine di quelle banche venete.

Per chiudere il secondo Post dedicato alle Elezioni Politiche italiane del 25 settembre, vi proponiamo in lettura un articolo di Angelo Panebianco, pubblicato lo scorso weekend dal Corriere della Sera: articolo con il quale Recce’d, almeno in parte, è in sintonia, come già avete letto nel primo dei due Post.

È inevitabile che in campagna elettorale sia presente una certa dose di demagogia, sia da parte della destra sia da parte della sinistra, Dobbiamo sperare che qualche germoglio di razionalità sbocci persino in questa campagna elettorale

Promettere la luna ma con giudizio. È inevitabile che nelle campagne elettorali delle democrazie a suffragio universale sia presente una certa dose di demagogia. Fortunata è quella democrazia nella quale la sobrietà dei costumi e un’attitudine a pretendere dai politici razionalità da parte dell’opinione pubblica, riducono a dimensioni sopportabili il tasso di demagogia. Peraltro, democrazie così, per un insieme di ragioni, non ultimi i nuovi sistemi di comunicazione, tendono oggi a scomparire.

L’Italia, comunque, non è, non è mai stata, simile alla Svizzera o alla Norvegia. Le nostre campagne elettorali ricordano quelle variopinte e pittoresche dell’America Latina. Se non fosse così non avremmo accumulato nel corso dei decenni, con il consenso o la noncuranza dell’elettorato, un così grande debito pubblico, ossia una gravosissima tassa a carico delle generazioni successive (sulla base del principio «ma chi sono questi posteri e che cosa hanno mai fatto per noi?»). Né si sarebbe perpetuata per tanta parte della nostra storia una tragedia: il fatto che, per lo più, quando si scontrano l’anima riformista e quella massimalista della sinistra è quest’ultima a prevalere (il che spiega la democrazia bloccata, l’impossibilità dell’alternanza, per tutto il periodo della Guerra fredda). O, per venire a tempi recenti, non si spiegherebbe il trionfo populista nelle elezioni del 2018. Diciamo che abbiamo alle spalle tradizioni politiche che non favoriscono sobrietà e razionalità.

Prendiamo in considerazione alcune delle promesse della luna che sono già state fatte agli elettori come la flat tax, il bonus per i diciottenni o il presidenzialismo.

La proposta leghista della flat tax contiene una (nascosta) razionalità. Non nel senso che tale proposta possa trovare attuazione. Solo qualche sprovveduto può crederlo. La razionalità della proposta sta altrove. Da un lato, serve alla Lega per competere con Fratelli d’Italia: «Vedete, la luna che promettiamo noi è più grande di quella che promette Meloni». Dall’altro, serve a rassicurare gli elettori: se vinciamo noi state certi che non aumenteremo le tasse.

La proposta del bonus ai diciottenni da parte del Pd è altrettanto demagogica. Ma in più si scorge in essa anche un velo di malinconia. Il bonus non serve a cambiare la condizione giovanile. Occorrerebbe altro. Soprattutto un mercato del lavoro non irrigidito da troppi vincoli, capacità di attrarre investimenti, eccetera. La nota malinconica sta nel fatto che con la proposta di finanziare il bonus agendo sulla tasse di successione dei più ricchi, il Pd ha già messo in conto che perderà le elezioni. Tanto vale — si sono detti — dare un contentino a quella parte del nostro elettorato a cui piace l’idea di tassare i ricchi a prescindere. E pazienza se ciò dà alla destra un’arma in più per dipingere il Pd come il partito delle tasse. Per inciso, è buona l’idea del Pd di migliorare lo stato del capitale umano aumentando gli stipendi ai professori nel corso della loro carriera. Peccato che la proposta sia monca. Perché dovrebbe essere accompagnata dalla promessa di cacciare quei docenti che, mettendosi sotto i piedi l’etica professionale, regalano voti e diplomi anche ai non meritevoli. Commettendo così il reato di falso in atto pubblico (reato inequivocabilmente dimostrato dai risultati dei test Invalsi). Solo la somma di questi due provvedimenti potrebbe migliorare davvero quantità e qualità del capitale umano in Italia.

E perché non citare il blocco navale che viene di tanto in tanto proposto da questo o quello esponente della destra? Giudiziosamente, esso non viene esplicitamente evocato nel suo programma elettorale. Resta che questa idea ogni tanto ritorna. Ma è del tutto impraticabile. L’Onu, l’Europa, il Papa, la magistratura, tutti contro. Se vincesse le elezioni, sarebbe sensato, da parte della destra, cercare un accordo con i settori più responsabili dell’opposizione su come fronteggiare la piaga dell’immigrazione clandestina. Oltre a tutto, ciò metterebbe in difficoltà i massimalisti di sinistra. Ricordo che quando il miglior ministro dell’Interno che sia stato espresso dalla sinistra, Marco Minniti, provò a fare qualcosa, finì subito sotto il «fuoco amico» (amico si fa per dire) della sinistra medesima.

Da ultimo il presidenzialismo, cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia e di Berlusconi. Il fascismo, le derive autoritarie di cui parlano i soliti noti, non c’entrano niente. La proposta non va bene per un insieme di ragioni che attengono a questioni di tecnica costituzionale (benissimo sintetizzate da Luciano Violante su Repubblica). La proposta ha senso solo se serve a lanciare un sasso in piccionaia. Archiviato, con il referendum del 2016, il progetto Renzi teso a rafforzare l’esecutivo, delle anomalie della nostra democrazia parlamentare non si discute più. Ma esse (a cominciare dal bicameralismo simmetrico: due Camere con uguali poteri) sono sempre lì.

Quando si sentono i soliti cantori della «Costituzione più bella del mondo» denunciare le solite derive autoritarie, bisogna resistere al (comprensibile) impulso di plaudire alle suddette derive. Costoro usano sempre le stesse parole, si tratti di attaccare la proposta di Renzi o il presidenzialismo di Meloni. Dal loro punto di vista, sono tutte varianti della «marcia su Roma». In modi diversi, tutte le grandi democrazie europee (eccetto l’Italia) hanno governi istituzionalmente forti. Perché solo noi dobbiamo subire la maledizione di governi deboli? Non è il presidenzialismo di Meloni che potrà risolvere il problema. Ma se consentirà, dopo le elezioni, di aprire un dialogo fra le forze politiche per trovare soluzioni istituzionali possibili e praticabili, tale proposta sarà comunque servita a qualcosa.

Senza bisogno di scomodare l’hegeliana astuzia della ragione, si può forse (sommessamente) auspicare che qualche germoglio di razionalità sbocci persino in questa campagna elettorale. Nonostante il solito diluvio di spacconate.


12 agosto 2022 (modifica il 12 agosto 2022 | 21:24)


Valter Buffo
Vi diciamo per chi vota Recce'd (parte 1)
 

Anche in questa occasione come in centinaia di occasioni precedenti, precisiamo con riferimento alla politica italiana che Recce’d non ha preferenze di tipo partitico: giudichiamo uomini, partiti e proposte con i medesimi criteri di valutazione che applichiamo ad ogni altra situazione della vita sociale. Ovvero: valutiamo proposte e decisioni in termini di possibili ricadute sui risultati degli investimenti.

La premessa è utile a chiarire che il Post che state leggendo riporta una presa di posizione politica, ma non per questo implica lo schierarsi di Recce’d a favore di quella parte politica.

Stiamo parlando di Giulio Tremonti, e di una sua intervista di questa settimana al programma televisivo Agorà.

Tremonti oggi è candidato di una parte politica, e di lui si dice che è possibile il ritorno al Ministero del Tesoro.

Leggiamo che cosa ha detto Tremonti.

10 agosto 2022

Presi nella campagna elettorale e nel balletto delle alleanze politiche sta sfuggendo il punto vero di questo frangente storico, la situazione economica e finanziaria che ci apprestiamo ad affrontare. A invitare tutti a un bagno di realtà è Giulio Tremonti, ministro dell'Economia nei governi di Silvio Berlusconi, che è intervenuto nella puntata di mercoledì 10 agosto di Agorà estate, su Rai3. 

 Dopo aver accusato di scarso patriottismo chi sta tentando di demonizzare l'avversario in questo inizio di campagna elettorale, magari chiamando "aiuto dall'estero", Tremonti usa una metafora biblica per rendere l'idea della situazione economica globale e non solo. "Avete presente le dieci piaghe d'Egitto? Noi ne abbiamo già avute sette, e la prima per esempio è il disastro ambientale causato dall'asse terrestre che si è sempre spostato, e dall'idea folle di fare la fabbrica del mondo in Asia", afferma citando i rapporti tra Occidente e Cina. Insomma, altre "piaghe" devono ancora abbattersi. Tra queste "il caos finanziario prossimo venturo", dovuto al fatto che in questi anni si è "stampata moneta dal nulla, una quantità infinita di moneta. Ai miei tempi i conti erano in bilioni, ora sono in un trilioni. L'impressione è che l'inflazione prodotta in questo modo, che c'era ben prima della guerra, sia causa di enormi problemi per le persone". 

 Il discorso cade anche sull'ipotesi, sollevata in questi giorni, di un Tremonti ministro dell'Economia con un governo di centrodestra. L'economista si dice onorato di essere candidato "ma sono discorsi che non hanno molto senso attuale", taglia corto.

 "Quello che vedo attuale, ed è drammatico, è proprio l’inflazione che è stata ignorata per troppo tempo - spiega Tremonti - l'ultima finanziaria, quella fatta l'anno scorso (dal governo di Mario Draghi, ndr) era una manovra espansiva e clientelare con bonus e spesa pubblica non coperta. Poi si sono accorti che magari non si andava al Quirinale e allora hanno cambiato marcia..." è la stoccata al capo del governo dimissionario. Il vero allarme, sottolinea l'economista, è che in dieci anni i poveri assoluti sono più che raddoppiati e pertanto sarebbe doveroso intervenire sul 5 per mille portandolo al 10.

Quelle che avete letto sono le dichiarazioni di Tremonti: i lettori del sito le giudicheranno forse poco originali, ma diventano molto originali se collocate nel contesto della politica italiana. Contesto nel quale nessuno la pensa in questo modo: neppure chi appartiene al medesimo schieramento di Tremonti.

Nel titolo qui sopra, leggete che chi si oppone al cosiddetto “tassa e spendi” propone “flat tax e aumenti delle pensioni”.

Agli uni, ed agli altri, noi di Recce’d chiediamo: “i soldi, dove pensate di prenderli?”.

Tutti loro risponderebbero, serenamente: “dalla BCE”, e qui si ritorna a ciò che diceva Tremonti, ed in particolare al sua allarme sul caos finanziario prossimo venturo.

Ovviamente noi non sappiamo se Tremonti verrà eletto e non sappiamo se la sua parte politica avrà la maggioranza, e ancor meno sappiamo se diventerà Ministro del Tesoro.

Sappiamo però che, anche se lo diventasse, la linea di quel futuro Governo in politica economica non sarà coerente con le osservazioni che Tremonti ha appena fatto ad Agorà.

Il primo grafico che trovate in questo Post dimostra una cosa: destra, centro e sinistra, in Italia vige da decenni un consenso trasversale e molto forte, sul fatto che chi ha l’autorità di Governo “deve assolutamente fare crescere il debito del Paese”.

Ed ecco per chi voterà Recce’d: per il primo politico che si presenterà a chiedere voti spiegando prima di ogni altra cosa le sue intenzioni a proposito dei problemi che troviamo descritti nei grafici che Recce’d ha selezionato per questo Post.

Recce’d ritiene che sia questa la priorità: la sola priorità. E ritiene che a fronte di questa priorità ci sia il rischio che il Corriere della Sera ha citato, proprio questa settimana, parlando della situazione negli Stati Uniti.

Valter Buffo
Perché lo spike adesso è ancora più vicino
 

Tutto insieme, così come è oggi, non si può tenere

Come dicono gli americani: something has to give.

Non è stato mai altrettanto chiaro, come in questo mese di agosto 2022

Vediamo adesso di spiegare perché i mercati finanziari vanno a passo accelerato vero uno, o più, spike.

Sette giorni fa noi abbiamo scritto proprio nel nostro Blog:

  1. ci sarà uno spike nella geo-politica

  2. ci sarà uno spike nella politica dei Governi e delle Banche centrali

  3. ci sarà uno spike sui mercati finanziari, e probabilmente più di uno

Non abbiamo indicato i tempi: semplicemente, è impossibile. I tempi dipendono da un numero così ampio di fattori, da risultare del tutto casuali ex-ante (ex-post, poi sembra invece tutto chiarissimo: ma a quel punto, è inutile).

La settimana che si è appena conclusa ci ha portato, in questo senso, importanti conferme.

Per la grandissima parte delle banche di investimento, e dei promotori finanziari travestiti da wealth managers delle famigerate Reti di vendita, è stata settimana di grande delusione: le aspettative erano altissime, la storia era stata preparata con cura e da settimane, poi però i mercati non ci hanno creduto. Il tutto condito, come era prevedibile, da una grandissima emozione dal pubblico degli investitori, da un diluvio vero e proprio di commenti sul Web, di commenti sui quotidiani, di commenti in TV. I titoli dei giornali erano del tipo che vedete qui sotto.

Provate ad immaginarvi che faccia avranno fatto, guardando al grafico qui sotto.

Per fortuna, c’è stato anche ci ha detto e ripetuto: “evitate di ossessionarvi sul numero principale, non perdete il vostro tempo a guardare se sta “sopra” oppure “sotto” quello del mese precedente, e guardateci invece dentro. fate attenzione a ciò che dicono i dettagli”.

Noi, ad esempio: lo abbiamo scritto, e per una decina di giorni, nel Bollettino quotidiano: ed abbiamo fatto benissimo.

Ma ritorniamo al tema dello spike: perché adesso è più vicino?

Si ripresenta una situazione che Recce’d negli ultimi anni ha commentato (purtroppo per tutti noi investitori) decine di volte: a causa di una situazione di mercato alterata e manipolata, dal mercato finanziario internazionale gli investitori ricevono segnali non soltanto contrastanti, ma proprio opposti. Lo leggete, spiegato sinteticamente, nell’immagine che segue.

In sintesi, l’immagine dice che something has to give.

Per conseguenza, la situazione dell’agosto 2022 è una situazione è anomala, carica di stress, ed esprime forte tensione: nulla di nuovo, quindi, visto che stiamo tutti attraversando, e da anni, una situazione estrema, anomala, anzi abnorme.

Come Recce’d scrive da molti mesi, si è avviato sui mercati finanziari un processo di riconciliazione che durerà per anni. La riconciliazione tra i mercati finanziari e la realtà delle cose.

Dunque isteria, stress, e movimenti estremi. la cosa non deve preoccupare l’investitore. Chi investe con raziocinio, sulla base di analisi che si fondano sulla realtà, ed è capace di maneggiare gli strumenti della gestione di portafoglio, non soltanto non ha nulla da temere: può, e deve, guadagnare da forti anomalie come che avete letto nell’immagine qui sopra.

Già: ma come si può guadagnare dalla … isteria che domina i mercati finanziari nell’agosto 2022?

Come noi di Recce’d abbiamo fatto in passato, ovvero privilegiando la realtà dei fatti, il lavoro, l’analisi, a tutti i voli di fantasia, alle “speranze spacciate per previsioni” delle banche internazionali di investimento, e soprattutto opponendosi con tutta la forza elle spinte della forza di vendita delle Reti di promotori finanziari oggi ribattezzati “consulenti”, che vendono Fondi Comuni di Investimento, polizze assicurative UCITS e Vita, e certificati con i costi occultati.

Passiamo subito dalla enunciazione di principi alla pratica.

La scorsa settimana è stata, come dice il titolo qui sopra, una “settimana strana”, che (come avevamo già evidenziato più in alto) ha riproposto una situazione che tutti conosciamo bene: l’euforia dei mercati azionari contrapposta al pessimismo dei mercati obbligazionari.

Chi ci segue con attenzione da anni saprà che situazioni come queste si risolvono sempre allo stesso modo: perché c’è una sola via di uscita, e c’è un solo modo in cui possono risolversi.

Molti tra i nostri lettori si chiederanno che cosa agita i mercati finanziari in questo modo: vi chiediamo per questo motivo di leggere un articolo di giovedì 11 agosto, che noi per voi abbiamo selezionato ed analizzato, e che più in basso commentiamo.

Today's PPI reaction on top of yesterday's CPI impact was simply about cutting the odds of the inflation "left tail" scenario and the negative implications that more upside inflation surprises would have had on further escalation of Fed hawkishness / tightening of financial conditions.

Instead, as Nomura's Charlie McElligott notes, post the CPI downside surprise, the now-upgraded probabilities of the "right tail" are pricing in a soft-landing "Goldilocks" outcome for the economy, the Fed and markets... as opposed to the prior "Recession" base-case for many now being re-priced "lower".

McEllligott points out that there was never any real question from the market in yesterday about inflation moving well “off peak” in the coming-months - the market's squeeze higher reflexively confirmed the goldilocks outcome and the Biden White House messaging did the rest.

The issue is that with 'Services', Shelter and sticky inputs staying high, and with Median CPI and Trimmed-Mean CPI coming-in at 6.3% and 7.0% respectively, that broad-based pressures and the risk of “wage / price spiral” from such a tight labor market will make evidence of “clear and convinced” drop in inflation back to the arbitrary 2% “target” unrealistic in the medium-term.

All of which explains why we heard the same old trope from Fed speakers on “higher / tighter for longer,” and certainly little-to-no realistic potential at any sort of “dovish pivot / Fed easing” in the near- / medium- term horizon.

All of which the market simply ignored and eased rate-hike expectations...

In the meantime, however, financial conditions are again EASING to the chagrin of the Fed, after this “risk-on” post CPI interpretation from markets: USD is getting hammered, Credit Spreads are gapping tighter and Equities Vol is being butchered (CPI event risk cleared, “left tail” cut, earnings “less bad than expected and clearing,” earnings “dispersion”)...

But, the forward scenario / sequencing that the Nomura strategist most worried about from here is likely early / mid 1Q23, where instead of a smooth glide path of Inflation averaging lower over time, the market sees just how “structural” much of the “embedded” inflation has become, and that we are “stuck” in a much more “shallow” than anticipated Inflation glide path which stalls in the +4% - 5% range and unable to revisit “target,” as Shelter’s gains over recent years continue to contribute in lagged-fashion, and while Energy and Labor’s “structural” shortages keeps those Inflation inputs firm as well.

This is the “Then What?!” scenario which should keep Fed participants up at night, and leave them biased to run “restrictive for longer” in the meantime...

...because many in the market the market will have already assumed “end of Fed tightening cycle” by 1Q223 - so the risk is that after a pause - which is potentially then “mistakenly” perceived to have been signaled as a premature “all clear” and / or “dovish pivot” - that the Fed could in-fact need to TIGHTEN again (see 70s and 1980 analogs), and risk one last shot at “risk-off” on the forward policy uncertainty thereafter.

In the meantime, the bludgeoning “stop-out” of previously sized-up “Short” books / baskets is getting hard to watch, just a rage unwind / forced de-gross.

McElligott warns that the S&P 4200 level is a potential “short Gamma” launch point on a breakthrough, as there were some LUMPY Call Spreads which traded in the mkt over the past few months where clients were short that as their upper strike - zoom to Spot 4235 last, post PPI coming-in “light” as well.

The decay from now-roasted Puts struck lower between 4150 and 3800 risks spinning-off more Dealer “positive Delta” hedge covering, with 4330 (the 200DMA) as a target.

A che cosa serve, chiederà il nostro lettore, la lettura di un articolo dal linguaggio così … tecnico? Non ci si capisce nulla!

Ecco! Questa è la ragione per la quale a voi abbiamo chiesto uno sforzo: giudichiamo utile che il nostro lettore si renda conto proprio di questo. Non si capisce nulla. Si mischiano fattori come l’inflazione, il posizionamento degli investitori istituzionali, le soglie di tipo tecnico, l’umore degli investitori.

Il tutto, per dire che cosa? Per dire nulla. Il linguaggio tecnico tradisce proprio la mancanza di argomenti: come sicuramente avete notato, la realtà rimane al di fuori, rimane estranea a questo discorso. Una parte (solo una parte, per fortuna) degli operatori di Borsa si culla beata in questa illusione, che la Borsa debba ragionare e poi muoversi facendo riferimento esclusivamente a sé stessa, come se la Borsa fosse isolata dal Mondo esterno. “Livello 4200”, “livello 4300”: come se si trattasse di un videogioco sullo smartphone, isolato dal Mondo reale.

Sono state le Banche Centrali, insieme coi Governi, ad alimentare deliberatamente questa illusione collettiva. E adesso, nel 202, vorrebbero fare esplodere la bolla: ma neppure per loro è facile, e non sarà facile neppure nei prossimi mesi.

Le Banche Centrali speravano, con tutto il cuore, che le batoste del primo semestre sarebbero risultate sufficienti a calmare gli animi: non è così, ed ora è (di nuovo, più di prima) urgentissimo intervenire. Con maggiore durezza.

Quale è la ragione, per la quale debbono comunque, ed in ogni possibile scenario economico, politico e di guerra, fare esplodere la bolla che loro stessi hanno creato?

Leggete l’immagine che segue.

Come abbiamo già detto, queste fasi di mercato sono utilissime: aprono spazi nuovi, per la gestione del portafoglio modello, per la ragione che creano nuove opportunità.

Il mercato “scopre il fianco”, e diventa possibile “coglierlo impreparato”. Sono proprio queste le opportunità di guadagno più ricche, nel mondo degli investimenti e della gestione di portafoglio.

Vediamo nel concreto che cosa significa, la nostra affermazione che “il mercato scopre il fianco”: come Recce’d ha scritto in precedenti occasioni, il mercato finanziario non è una “entità astratta”, è fatto da donne e uomini, da famiglie ed Istituzioni. Ognuno di questi gioca il suo ruolo.

Gli intermediari, le banche globali di investimento, giocano il ruolo che tutti sapete: sono costretti sempre a “pompare” i mercati, ed in particolare la Borsa, raccontando di “grandi possibilità di guadagno” anche se queste possibilità nella realtà dei fatti non esistono.

Risulta quindi più che comprensibile, che proprio queste banche di investimento nelle ultime quattro settimane abbiamo tirato un sospiro di sollievo, come si legge ad esempio qui:

The music hasn’t stopped,” said Matt Bartolini, State Street Global Advisors’ head of SPDR Americas Research. “The labor market continues to be positive, earnings growth continues to be positive. So largely, if there is a recession, it’s going to be relatively shallow.”

“La musica non si è fermata”, dice euforico l’uomo di State Street: dal suo punto di vista, un fatto positivo, mentre all’opposto (come dicevamo più sopra) un fatto negativo e problematico per la Federal Reserve, per il Governo, ma soprattutto per noi, investitori finali, che facciamo i conti con i nostri investimenti e il nostro portafoglio titoli non soltanto a Ferragosto, ma poi anche il 31 agosto, ed il 30 settembre, ed il 31 dicembre. A differenza delle banche di investimento, il nostro benessere, il nostro interesse, non sta nelle commissioni di negoziazione, bensì nella performance del portafoglio a fine periodo.

Noi investitori, quindi, non siamo sorpresi dall’euforia della Borsa, e non siamo sorpresi dall’euforia scomposta, probabilmente alcoolica, del titolo di ieri sera di Goldman Sachs che leggiamo nell’immagine qui sotto. Allo stesso tempo, noi sappiamo bene che i nostri interessi non coincidono con i loro interessi: al contrario, i nostri interessi sono opposti ai loro interessi.

Veniamo dunque alla domanda: che cosa si deve fare, oggi, per trarre profitto dai propri investimenti, in una fase come quella attuale? In primo luogo, capire e rendersi conto. E successivamente agire.

Capire e rendersi conto di dove stiamo, e di dove stanno i mercati finanziari, in una fase di elevato stress, tensione ed isteria non è semplice: per questo è necessaria analisi, competenza ed esperienza.

Vi chiediamo, a questo proposito, di fare un secondo sforzo, e leggere anche il secondo articolo che abbiamo selezionato per voi.

US PPI was another deflationary surprise yesterday given the 0.5% fall in headline prices m-o-m and the weaker than expected 0.2% rise in core prices. Now pipeline inflation pressures are ‘only’ 9.8% and 5.8% y-o-y, respectively. Even so, the market’s fad for “sic transitory gloria mundi” faded yesterday, with stocks failing to hold gains, and US 10-year yields up 11bp on the session and 16bp from their intra-day low.

This was arguably because oil prices rose sharply again, Brent up 2% on the day and briefly back above the psychological $100 level, after EIA data showed US gasoline demand was higher than thought (no!) and inventories are worryingly low (no!) As noted yesterday, all it will now take is the SPR being refilled just before the mid-term elections (no!), and we flip into an energy price reversal (i.e., upwards) just ahead of winter.

And so into a reversal in PPI; and so into a reversal in CPI; and so into a lack of reversal from central banks ahead; and so an imminent reversal in the market fad for “sic transitory gloria mundi” trades. Logically, anyway – but who likes logic? Clearly not markets.

Meanwhile, French and German wholesale electricity prices already continue to hit terrifying new highs daily, and while EU gas shortages might be avoided this winter, it will only be at a very high price.

In the UK, based on Bank of England (BOE) forecasts, energy bills will soon be equivalent to two full months of average take-home pay. The Guardian says Chancellor Zahawi has told firms they must “invest their “extraordinary” profits or face the threat of further taxation.”; and the Trade Union Congress has called for the government to cancel the October energy price cap rise, saying the cost of living crisis this winter is an “emergency of pandemic scale”. UK Treasury officials are apparently considering extending the new windfall tax on oil and gas companies to electricity generation. Former PM Brown is calling for the temporary nationalization of energy providers in some circumstances. This is as the most likely next PM is being backed by outright Austrian economists who want to change how the BOE works to stop artificially lowering rates and zombifying the economy.

The key point is that everyone now sees that supply is the key global issue, not propping up demand by making rich people even richer. Everyone can also see that the neoliberal Keynesian synthesis (i.e., QE, deregulation, and globalisation) we have relied on for decades is an utter failure in this key regard. They just don’t know what will work, having read so little of any other schools of economic thought, and are scrambling from windfall taxes, which disincentivise productive investment, to threats of nationalisation, which disincentivises productive investment, to artificially lowering commodity prices, which disincentivises productive investment, to, until now, artificially lowering rates, which, yes, disincentivises productive investment.

(Global blocs using Hamiltonian industrial policy/mercantilism arguably would work - but we are clearly going to try and fail every other way first, “because markets/economic advisors”.)

On top of all this, higher energy will mean higher food prices, which are already very high. Indeed, the last US CPI report (with “zero” inflation) saw the food-at-home index, i.e., purchased in grocery stores, jump at an annualized 13.1%, the fastest pace since March 1979.      

In short, it’s the food, the fad, and the fugly.

As I continue to try to hammer home, developed market central banks are slack-jawed in shock at the idea of their households suddenly being too hot, soon to be too cold, and too hungry. They are being forced to actually show that they can and will DO SOMETHING about this - because what else are they for?

Of course, they aren’t doing half as much as they could: the same central banks that love to use their bully pulpit to preach to politicians about policy well outside the realms of the purely monetary are singularly silent in the face of a threat that exposes the vacuity of their shared neoliberal intellectual construct: where are the calls for industrial policy vs. repeated earlier calls for wage restraint and deregulation?

However, that means they have to do more on rates: so, less ‘fad’ (i.e., market pricing of a ‘pivot’, and ‘The ecstasy of gold’), and far more fugly (i.e., higher rates as well as high food and energy costs: “Ai ai aiii!” “Waa waa waaaa!”).    

Showing them the way, Mexico just raised rates 75bps to 8.50%. No room for a 50bps step there despite US CPI and PPI. Moreover, Argentina just raised rates *by* 9.5% to 69.50%, saying, “Prices accelerated in July in the context of greater financial volatility that negatively affected inflation expectations.” No “sic transitory gloria mundi.” Notably, Argentina now has lower negative real rates than the US or Europe do (i.e., its inflation rate is only slightly above the level of nominal interest rates.)

But don’t worry: developed-world central banks will be right behind you, Latin America. Right after their regular weekly two-hour sports massage, mani/pedi, degustation lunch, cheeky beer, and quick cigar, while listening to an audiobook about new-age post-modernism.

We all wait with bated breath for what messages emerge from the central bank symposium at Jackson Hole from August 25-27.

Anche questo secondo articolo, come il primo, noi lo abbiamo scelto per rappresentare, a chi ci legge, il tipo di riflessione e commenti che circolano tra gli operatori di mercato in una fase concitata e (come dicevamo) caratterizzata da forti contraddizioni.

A differenza del primo articolo, questo secondo articolo affronta uno spettro più ampio di temi, è più attento alla realtà che sta al di fuori dei mercati finanziari, ed è quindi più utile per l’investitore finale, perché colloca oscillazioni di brevissimo termine in un contesto più ampio.

Partendo da qui, e soltanto partendo da qui, un investitore può trovare la strada per proteggere il proprio patrimonio in una fase di mercato contradditoria, fase nella quale dai mercati dai mercati arrivano segnali forti ma opposti tra loro.

Partendo dai riferimenti che l’articolo offre (petrolio e costo dell’energia, QE e globalizzazione, Argentina e tassi di interesse) l’investitore troverà la propria strada per il guadagno, la propria strada verso le prossime operazioni sul portafoglio titoli.

E soprattutto capirà da che parte sta per arrivare il prossimo spike dei mercati finanziari, nel momento in cui le contraddizioni di agosto, di cui abbiamo scritto in questo Post, arriveranno al punto di rottura. L’immagine che avete visto qui sopra cita alcuni episodi del passato, che innescarono uno spike sui mercati finanziari.

L’immagine che chiude il Post vi invita a ragionare sulle parole di Goldman Sachs che invece avete letto in un’immagine che abbiamo presentato più in alto. Proprio quel tipo di euforia è indicativo, e deve fare riflettere.

Valter Buffo
Longform'd. Arriva lo spike: i mercati finanziari dell'estate 2022
 

Ci sono segnali, in arrivo dai mercati finanziari, che ci portano a concludere che la fase di mercato estiva, nel 2022, si presenta come adatta, ed anzi adattissima, ad uno “spike”.

Con il termine “spike” gli operatori di mercato intendono un movimento di uno o più indice di mercato, di uno o più prezzi, di particolar rapidità e di particolare ampiezza.

Quello che vedete qui sopra è il movimento del rendimento del Titolo di Stato USA a 10 anni la settimana scorsa: vi confessiamo che noi non ricordiamo di avere mai visto una settimana come questa.

Abbiamo scritto, in decine di occasioni, che “in questo 2022 è inutile seguire le oscillazioni giorno-per-giorno dei prezzi di mercato”, perché tutti i mercati finanziari sono alla deriva ed anno perso ogni ancoraggio, ogni riferimento, ogni porto sicuro.

La sola chiave nella quale vi potrà essere utile di seguire il giorno-per-giorno è quella che noi vi proponiamo in questo Longform’d: ricavarne la percezione dello stato di tensione, di inquietudine, di nervosismo che predomina tra gli operatori di mercato.

Proseguiamo con una seconda immagine.

In settimana da Goldman Sachs abbiamo ricevuto questo grafico, con le (loro) previsioni per i tassi ufficiali di interesse degli Stati Uniti.

Venerdì pomeriggio, 5 agosto 2022, il grafico era già da rifare: è stato sufficiente un solo dato, il dato USA per l’occupazione.

Anche questo è un segno dei tempi: ed in particolare, dello stato nel quale si trovano oggi i mercati finanziari.

Dove tutto cambia, e tutto si trasforma, ad una velocità incredibile.

Potete ricavare il medesimo messaggio osservando un secondo grafico di Goldman Sachs, anche questo fatto circolare proprio questa settimana.

Vedete qui sopra che le previsioni per la crescita del PIL cambiano molto rapidamente: non soltanto quelle di Goldman Sachs, di JP Morgan oppure di Morgan Stanley: anche le previsioni della stessa Federal Reserve, che vedete rappresentate nel grafico che segue.

Questi rapidi cambiamenti, ovviamente, hanno delle implicazioni, a volte molto forti, per i prezzi sui mercati finanziari.

Un esempio ve lo offriamo nell’immagine che segue.

Lasciamo ai nostri lettori il divertimento, di legare fra di loro le notizie, i cambiamenti delle previsioni, ed i movimenti dei prezzi sui mercati finanziari.

Noi facciamo proprio questo lavoro, per arrivare poi a determinare la composizione, e le modifiche successive, dei nostri portafogli modello: documentando la quotidiana evoluzione delle stime per i rendimenti e per il rischio di ribasso o downside attraverso il The Morning Brief.

Ovvio che si tratta di saper leggere, di sapere scegliere le notizie, e poi anche di sapere analizzare: un esempio recentissimo è quello degli utili trimestrali delle Società quotate. Attraverso i media è stato fato passare un messaggio, a proposito degli utili trimestrali comunicati nelle ultime settimane, che molto semplicemente non corrisponde alla realtà dei fatti.

Per questo, dopo avere registrati i numerosissimi segnali di tensione, noi ci siamo decisi a scrivere di uno “spike” in arrivo: uno “spike” che i lettori che sono anche investitori farebbero bene ad anticipare con adeguati movimenti del portafoglio titoli. Su questo, siamo interessati a confrontarci con i lettori, che ci trovano disponibili ai consueti recapiti.

La situazione di tensione è destinata, a nostro avviso, a trovare sfogo in uno “spike” a causa del fatto che gli squilibri che hanno caratterizzato i mercati finanziari negli ultimi anni, NON si sono ridotti, nel corso del 2022, ma se possibile si sono ulteriormente ampliati.

Un esempio lo trovate nel grafico che segue.

Gli squilibri, invece che ridursi, sono aumentati nel 2022, e necessariamente arriveranno al punto di collasso, punto nel quale uno o più “spikes” interesseranno i prezzi sui mercati finanziari.

Molti investitori oggi pensano che tutti siamo ancora dentro il quadro dei colore azzurro del grafico che chiude il Longform’d.

Non hanno ancora capito: se ci avessero seguito con maggiore attenzione, oggi saprebbero che ci troviamo invece dentro il riquadro di colore viola dell’immagine conclusiva.

Mercati oggiValter Buffo