Questo dimenticatevelo. Ovvero: l'errore più grande.
 

Non sappiamo se ci sarà una discesa dei mercati, lunedì, la settimana prossima, oppure nel prossimo semestre o anno.

Una cosa sola sappiamo: ed è che se ci fosse una discesa non sarebbe del 10%: siamo oggi una una situazione da “o la va o la spacca” nella quale, come avete visto con chiarezza nell’ultima settimana, le Banche Centrali ed i Governi si giocano il tutto per tutto.

Lo scopo è sempre lo stesso: tenere tutto in piedi anche se aumentano gli scricchiolii, fare salire le Borse soprattutto quando i dati peggiorano, e comperare così altro tempo.

Ma ultimamente, per una serie di cause diverse che vanno dalla debolezza dell’economia alla crisi oggettiva del settore Finanza fino alle scadenze elettorali 2020, è evidentissimo il panico nelle mosse dei principali attori in scena.

E quindi, vedete cosa dice Morgan Stanley qui sotto? Ecco, quello potete proprio dimenticarvelo. Se c’è una sola cosa sicura, oggi, è che le cose NON andranno in quel modo. Per tutto il resto … vedete un po’ voi cosa fare e quando.

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L'errore più grande da evitare nel 2019
 

Come abbiamo scritto già sette giorni fa, sui mercati la situazione è chiarissima ed una ulteriore analisi ci obbligherebbe a ripetere cose già dette e scritte.

E oggi notiamo che aumenta il numero di chi si sposta su posizioni di “prudenza” per la seconda metà del 2019.

Ci capita, però, di leggere ed ascoltare un numero crescente di commenti che puntano tutto sulla “correzione”.

In sostanza, si dice al Cliente che è necessario essere prudenti, e che le cose non necessariamente andranno bene. Al tempo stesso, però, si dice che se ci saranno problemi, saranno problemi limitati e quindi facilmente gestibili.

Questo a nostro giudizio è il più grande degli errori che un investitore finale può fare, nel 2019.

L’investitore deve avere chiaro, come minimo, il quadro che si trova di fronte agli occhi: e quindi oggi deve avere chiarissimo che le improvvise, brusche e fino ad oggi non spiegate svolte ad U delle Banche Centrali sono mosse che denunciano un profondo stato di difficoltà.

Sono mosse disperate, sono scommesse al buio di tipo “all in”. Cari lettori, sappiatelo: se per caso funziona, allora tutto ok, e magari … andiamo a 3500. Ma se NON funzionasse, allora quello che vedrete NON sarà una “correzione del 10%” per gli indici di Borsa.

Se non lo avete capito, amici lettori, ve lo spieghiamo noi: Trump, Powell e Draghi stanno giocando al gioco de “o la va, o la spacca”.

I nostri portafogli sono prontissimi. E il vostro?

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H2O: una parola finale (almeno per il momento)
 
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Recce’d ha regalato a tutti ai suoi lettori, nelle ultime due settimane, un servizio unico. Ci siamo impegnati, in modo diffuso, nell’illustrare quali sono le implicazioni, nel presente e nel futuro, le implicazioni della crisi gravissima che sta interessando il mondo dei Fondi Comuni.

Vicenda che è di interesse per tutti gli investitori, come ha spiegato lo stesso Capo Supremo di H2O come leggete sotto. Quello che dice lui, è qualcosa che tocca e toccherà da vicino anche voi.

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La stampa in Italia ha tenuto, su questa vicenda, un profilo bassissimo: lo spazio che è stato dedicato alle vicende di H2O, di Woodford e di GAM è ad oggi pochissimo. E tutti gli interventi che abbiamo letto (ci scusiamo se ne avessimo mancati alcuni) sono impostati come interventi di “pompieraggio”, il cui scopo è buttare acqua sul fuoco, minimizzare, e ridurre la portata di questi fatti. “Tutto normale” e “nulla di grave” sono i messaggi che traspaiono da questi articoli.

Nel resto del Mondo, invece, alcuni media hanno assunto un atteggiamento diverso.

Per questo, ed anche allo scopo di non ripeterci con frasi che avete già letto, riportiamo oggi per intero un articolo apparso in settimana sul Financial Times, la cui lettura mette ogni cosa al suo posto. Nel senso che spiega perché è falso affermare che “tutto è normale” e che “non è successo nulla di grave”, oppure peggio ancora affermare che “non è stato fatto nulla di irregolare”. Una lettura che vi sarà utilissima e cui si riferisce il commento che leggete in apertura di Post, ed anche l’immagine che lo accompagna, che ricorda a tutti le code fuori dalle Filiali di Northern Rock, nel Regno Unito, dieci anni fa.

Recce’d per ora si ferma a questo. Ma c’è da essere sicuri che i fatti dei prossimi mesi ci porteranno a riparlarne diffusamente.

At this point, following Fleet Street form, coverage of funds at H2O and similar institutions should degenerate into a minute examination of lifestyle choices and blurred images showing over-the-top spending and people having a good time.

However, one sentence apparently said by someone in authority at H2O tells a much bigger story: “Questioning the liquidity of our funds is equivalent to ascertaining the incapability of a bank to refund its deposits, with the devastating consequences which history has taught us.” This reads like a letter composed of words cut out from newspapers and pasted into a message sent to police: “STOP ME BEFORE I DISINTERMEDIATE AGAIN!!!” Strictly speaking, H2O is not a bank and does not accept deposits. Asset managers’ portfolio liquidations are not bank runs. The industry does not have systemic oversight by bank regulators or central banks. Of course, neither I nor the Financial Times take any view on the legal exposures of portfolio managers whose funds have been subject to rapid withdrawals. As one US asset manager said: “I would not say that whoever put that out should be fired but they connected dots that should not be connected. The other thing is that it has become obvious that some in the portfolio management industry desperately want to become banks, so they can have direct access to the Fed window or other central bank channels for repurchase agreement funding and non-market sources of immediate liquidity. “The turnround time on liquidating a mutual fund, an ETF or a Ucits fund can stretch into weeks or months. That is too much maturity transformation unless you have access to the backstop (ie, a central bank). The only way to be given access to the backstop is if you are too big to fail and have the public on your side.”

In the old days, more than a decade ago, our manager’s backstop might have been a bank’s provision of expensive, embarrassing but immediate cash. Now, given the more complex plumbing of derivatives trading, the shortage of high-quality liquid assets in much of the world and less cross-border amity, the cash would have to be supplemented by good collateral, that is, Bunds and US Treasury securities, perhaps accompanied by currency swap lines. To get that sort of help, you really need to be too big to fail or be part of a group that has been so designated. Looking at the political scene these days, it is not easy to find decisive, well-informed leaders ready to take the hard decisions when necessary. In a crisis, though, a few opportunists may be enough. After all, there were some unimpressive people in charge in 2008 but a course of action was patched together (or stitched up). A few of those veterans are ready to be repurposed for the next task of a global bailout and legitimising regulation for the asset management industry. Some US asset managers, the sort with bronze eagles on their desks and photos of themselves with the president, may have moral objections to more federal or international regulation.

If the call centres are swamped due to dedication to principles, though, maybe some new principles are needed. When the requirement for the new asset management regulations and liquidity arrangements becomes really obvious, some in the industry will have plans ready. Of course, their scheme will be best suited to big firms but consolidation was coming one way or another. As one of the heads of those big firms told me recently: “While we have more tools in the box, such as (withdrawal) gates and swing pricing, there is no denying we have a looming liquidity crisis. It has been masked by the profligacy of the central banks in the past decade. “Because we no longer have the banks doing market-making, we have created the conditions for liquidity mismatching. We need to do better analysis of both sides of the balance sheet and not confuse listed assets with liquid assets, since in a crisis, liquidity and even pricing is uncertain. We need to have a buffer of cash plus high-quality liquid assets. “Tensions will concentrate in the retail space of portfolio management because it is more volatile.

That is why the regulators will have the scope for taking action. It has been a mistake to deny the potential systemic effects of our current structure. Those have been poorly researched, specifically on the channels of transmission of [systemic shocks]. “Also, there is a need to incentivise the asset managers to run a balance sheet at the corporate level. This has been an undercapitalised industry.” Just how quickly, though, could any global bailout/re-regulation of asset managers be effected? I think it depends on how many millions of retail customers get a shock when they try to cash in or transfer assets, or when they get surprising monthly statements. Then it is quite possible no one will want to take more than a couple of months to come up with a common plan for prudential regulation, and, by the way, direct access to central bank liquidity and currency facilities for asset managers

Come si fa a mandare i mercati nel caos
 
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Un piccolissimo rialzo del dato USA per l’inflazione, e sui mercati subito si parla di una epocale inversione di tendenza sui mercati obbligazionari.

Ma come è possibile? Come possibile che il panico, tra gli operatori, sia salito così tanto, da giustificare con un fatto così piccolo un rumore così grande?

Da settimane, Recce’d vi scrive e vi dice che tutti i mercati (azionario, obbligazionario, valutario e delle materie prime) si trovano in un momento molto particolare, e questo perché tutte le categorie di investitori, operatori e traders sono vittime del panico.

Recce’d non è nel panico: ed anzi, aspettava questo momento, come abbiamo scritto da mesi.

Il panico, nelle ultime settimane, è stato alimentato proprio da chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe invece fornire ai mercati segnali chiari, precisi, fermi, ed inseriti in una visione di medio termine.

Esattamente l’opposto di ciò che Draghi, Powell, e Kuroda hanno fatto nel 2019.

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Nell’ultima settimana i mercati attendevano dall’Audizione di Powell al Congresso una spiegazione chiara del perché si taglierà il costo del denaro in un Paese nel quale l’economia, secondo il suo Presidente, si trova “nelle migliori condizioni di sempre”.

Non lo ha fatto: ed anzi, ha dato forza agli argomenti dei critici, che affermano che la Fed non sa più che cosa fare e perché.

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La linea ufficiale della Fed è che i tagli serviranno per “anticipare le difficoltà dell’economia”: ma tutti si domandano dove stavano queste difficoltà sei mesi fa, che cosa le ha prodotte, quali sono le ragioni di questa preoccupazione per il futuro.

E sono molti, sui mercati quelli che dubitano che i tagli della Fed possano effettivamente migliorare la situazione delle aziende, delle famiglie, delle vendite e degli utili aziendali.

La risposta, ovviamente, arriverà dai prossimi dati economici, che sono la sola cosa che conta per noi investitori finali che ci rifiutiamo di partecipare al panico collettivo e vogliamo difendere il valore dei nostri patrimoni con un atteggiamento analitico, critico, e per questo vincente.

Nel frattempo, cresce sui mercati la consapevolezza che le mosse della Fed non guardano all’economia, ma sono un supporto artificiale ai mercati, un supporto che è diventato sempre più grande e generale nel corso degli anni, come scrive autorevolmente El Erian qui sotto.

Un supporto che più grande di così, però, non potrà diventare: fatevi quindi i vostri calcoli.

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PressValter Buffo
Perché quelli ridono sempre, e ridono proprio di voi?
 

Sette giorni fa, in un Post Recce’d ha inserito un’immagine tratta dalla TV specialistica CNBC, dove si leggeva una frase che, tradotta, funziona così: “Tutti e tre i maggiori indici della Borsa di New York hanno chiuso ai massimi di sempre sulla base di attese per un taglio dei tassi create da una serie di dati economici deboli”..

Quindi, nella stessa frase leggere “dati economici deboli” ma pure “Borse ai massi di sempre”.

Invece di farsi delle domande, quelli però ridono: e fanno bene a ridere, perché il pubblico dà loro credito, fiducia, attenzione nonostante il fatto che la frase che avete appena letto, chiaramente, sia assurda.

Ma nessuno si fa domande, e nessuno soprattutto utilizza il proprio cervello in modo critico.

E così, “avanti coi carri”, e “finché c’è la musica si balla”. Tutti lo sappiamo, come andrà a finire: noi di Recce’d, voi lettori, Draghi e Powell, la tv CNBC e le grandi Case di Fondi Comuni come la conosciutissima Blackrock, la più grande del Pianeta (che non si fa problemi a pubblicare una sciocchezza come quella che leggete qui sotto).

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Tutti sappiamo come andrà a finire, ma nessuno dice o fa nulla: perché “non c’è alternativa, perché siamo tutti in trappola, e perché non si può sfuggire”.

E’ proprio così? Siete tutti in trappola? Non avete alternative? Siete davvero costretti a prendere sempre più rischio? A chiudere gli occhi e buttarvi? A rischiare l’osso del collo con tutti quanti?

No: non è vero. Ascoltate quello che Recce’d vi dice, e fate quello che Recce’d dice di fare ai propri Clienti, e sarete immediatamente fuori da ogni trappola. L’alternativa esiste, ed è (anche) qui in Recce’d.

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