Investire consapevole: il manuale in arrivo (che potete usare anche oggi).
 

If fiscal policy is about distributing costs across time and social groups, then trust is the currency that makes this distribution politically feasible. Without trust, even the most sensible and well-designed reforms can falter as citizens doubt motives and outcomes. With trust, societies are more willing to accept difficult trade-offs and sustain them over time.


Nel 2026, ed in particolare in queste ultime settimane, la vostra attenzione di investitori è stata (intenzionalmente) distratta dalle tematiche di sostanza. E spostata sugli eventi più clamorosi.

Come tutti voi sapete, chi fa più clamore raramente ha gli argomenti migliori. Ed anche in materia di investimento, tutte le cose clamorose, strillate e sparate sulle prime pagine sono proprio quelle senza alcuna importanza, senza sostanza.

Un esempio concreto: tutti voi nelle ultime settimane siete stati spostati, disorientati, e mandati in confusione dal petrolio e da notizie e grafici come quelli del grafico che segue.

Nonostante il baccano dei GR e dei TG, il chiasso dei social ed i titoloni dei quotidiani: per i vostri risparmi, in questo preciso momento, in questa specifica situazione geopolitica, questi dell’immagine sono dati e fatti che hanno ZERO importanza per voi e per il futuro dei vostri risparmi.

Come sempre tempestivi, come sempre attenti alla realtà, e come sempre pronti a proteggere voi, ed il vostro risparmio dalle (tante) manipolazioni dii queste settimane, e mesi, ed anni, ecco che noi di Recce’d

anche oggi come già abbiamo fatto due giorni fa e poi sei giorni fa, proprio qui nel nostro Blog,

vi indichiamo che cosa per voi e per il vostro risparmio è davvero rilevante.

Che cosa, davvero, decide di vostri risultati. Che cosa a voi dice quali rischi vi state prendendo con il vostro risparmio (senza neppure rendervene conto.

Partendo da un secondo grafico.


Quanto conta, questo dato, per i vostri Fondi Comuni, che avete nel portafoglio del promotore finanziario, del private banker, del wealth manager, del financial avisor?

Come cambia il prezzo dei vostri Fondi Comuni di investimento? Delle vostre polizze assicurative? Delle vostre GPM?

Lo avete capito?

Ve lo hanno spiegato?

Se nessuno ve ne parla, siete autorizzati a sospettare un imbroglio ai vostri danni: ai danni del risparmio che avete accumulato.

Noi siamo qui, disponibili a confrontarci con voi ed a supportarvi, con la massima qualità, professionalità e trasparenza. E cominciamo a farlo subito: in questo stesso Post.

Leggete testo e numeri dell’immagine che segue.

Questa è oggi per voi la sola cosa che davvero conta. Ed è anche il tema sul quale Recce’d ha costruito la fortunatissima serie di Post che abbiamo chiamato Detox e che si è completata a fine gennaio 2026.

Come leggete nel grafico, la nostra missione è compiuta: vi abbiamo anticipato proprio tutto questo, e spiegato, documentandolo, il perché.

Per una analisi ulteriore dei fatti e dei dati dell’immagine precedente, vi offriamo in lettura un contributo che abbiamo selezionato e tradotto per voi lettori del Blog. In questo contributo, viene fatta in modo sintetico ma molto utile la situazione ad oggi.

Nessun social, nessun quotidiano, nessun TG, nessun GR oggi ve ne parla: quando ve ne parleranno, ci sarà soltanto questo sulle prime pagine.

Per questo, è proprio oggi che dovete occuparvene.

L'attrattiva di detenere titoli di Stato statunitensi sta svanendo, ma gli investitori non si sono arresi per un semplice motivo: le loro alternative sono limitate.

Che ci crediate o no, una metafora azzeccata per descrivere la situazione del mercato obbligazionario statunitense viene dai film romantici di Hallmark Channel: il debito pubblico statunitense è come il fidanzato cattivo che gli investitori vorrebbero scaricare, ma non hanno alternative migliori. Lo ha affermato Martha Gimbel, direttrice esecutiva dello Yale Budget Lab, in un'osservazione che ha suscitato risate e cenni di disapprovazione durante un'audizione della Commissione Finanze del Senato questa settimana.

Alla domanda sul perché gli investitori non avessero abbandonato in massa il mercato dei titoli del Tesoro statunitensi, dato il peggioramento delle prospettive fiscali degli Stati Uniti, Gimbel ha risposto: "Credo che una cosa da tenere a mente sia che attualmente i mercati non hanno un'alternativa migliore e più valida ai titoli del Tesoro statunitensi".

"Come la metto io, al momento siamo come il fidanzato all'inizio del film di Hallmark, nella grande città, dove la ragazza continua a uscire con lui, anche se sa che è sbagliato", ha detto. "Ma a un certo punto, tornerà nella sua piccola città, troverà il bravo pompiere e si renderà conto che c'è un'altra opzione."

Gimbel, che ha lavorato come consulente economico nelle amministrazioni Biden e Obama, ha osservato che l'eurozona sta facendo i primi sforzi per attrarre investitori obbligazionari, in altre parole, per diventare quel bravo pompiere.

Quando i tassi iniziano a salire negli Stati Uniti, gli investitori intervengono e comprano, attratti dal rendimento più elevato. Questi acquisti limitano l'aumento dei tassi. Gli investitori sono attratti dal mercato dei titoli del Tesoro statunitensi perché rimane il mercato più profondo e liquido, e possono vendere i propri titoli a prezzi che ritengono ragionevoli, mantenendo così i tassi sotto controllo.

A dimostrazione del calo di attrattiva, gli investitori stranieri detengono circa il 30% dei 30 trilioni di dollari del mercato dei titoli del Tesoro statunitensi, in calo rispetto al 50% dei primi anni 2010, secondo uno studio condotto la scorsa estate dal Bipartisan Policy Center.

Le notizie negative sul debito statunitense si stanno accumulando. Il deficit di bilancio degli Stati Uniti supererà rapidamente la media del 6% del PIL annuo fino al 2036. Si tratta del doppio del 3%, considerato il livello minimo assoluto. Gli interessi sul debito ammontano già a oltre 1 trilione di dollari all'anno e raddoppieranno, superando i 2 trilioni di dollari entro il 2036.

Gimbel e altri esperti di bilancio hanno esortato il Congresso ad agire per riportare il deficit su un percorso più sostenibile.

«A nessuno piace aumentare le tasse. A nessuno piace tagliare la spesa. Dobbiamo fare entrambe le cose», ha affermato Maya MacGuineas, presidente del Committee for a Responsible Federal Budget.

Ci sono alcuni segnali che indicano che il Congresso sta ascoltando. Martedì, un gruppo bipartisan di senatori ha presentato una proposta di legge per istituire una commissione fiscale al fine di dare una sorta di copertura politica alla questione.

MacGuineas ha affermato che esiste un rischio concreto che la riduzione del deficit non avvenga senza una crisi. Il Regno Unito ne ha vissuta una nel 2022, che ha portato alla destituzione di Liz Truss dalla carica di primo ministro. Il Giappone ha subito un crollo simultaneo della valuta e dei titoli obbligazionari lo scorso novembre, e la Francia è impegnata in una continua battaglia sul bilancio e sulla leadership del Paese.

Tornando negli Stati Uniti, Gimbel ha affermato che, con tutto il parlare di un'economia a forma di K – in cui i ricchi continuano a prosperare mentre gli americani meno abbienti faticano – c'è il desiderio di ottenere quante più nuove entrate possibili «dall'alto».

«Non sto dicendo che non dovremmo ottenere entrate dall'alto, ma... semplicemente non ce ne sono abbastanza», ha affermato.

Anche il direttore del Congressional Budget Office (CBO), Phillip Swagel, ha testimoniato all'udienza, affermando che è troppo presto per valutare il costo del conflitto con l'Iran.

Swagel ha concordato con la senatrice Elizabeth Warren, democratica del Massachusetts, sul fatto che molti stimano il costo del conflitto a circa 1 miliardo di dollari al giorno. Ha però sottolineato che tale stima non è una proiezione del CBO.

Il New York Times ha riportato giovedì che i funzionari del Pentagono hanno comunicato ai membri del Congresso di aver stimato il costo del conflitto a 11,3 miliardi di dollari nei primi sei giorni.

Gli economisti di Oxford Economics prevedono ora un deficit di 2.130 miliardi di dollari per l'intero anno fiscale che si concluderà a ottobre. Ciò amplierà il deficit al 6,6% del PIL nell'anno fiscale, rispetto al 6,3% dell'anno scorso.

Secondo gli economisti di Oxford, se il Congresso dovesse approvare una legge di spesa per la difesa derivante dal conflitto con l'Iran, il deficit si amplierebbe ulteriormente.


Come vi abbiamo annunciato già nel 2025, Recce’d ha programmato proprio per il 2026 la pubblicazione del primo manuale dedicato ad Investire Consapevole (Investing Aware).

Ci troverete una serie di analisi ed una collezione di strumenti utili a migliorare i vostri risultati ed anche la vostra capacità di controllare i rischi quando vi occupate dei gestire il vostri risparmio. Ci troverete molte cose che vengono tenute nascoste dalle Reti di vendita dei Fondi Comuni di Investimento, che tengono i loro stessi venditori all’oscuro delle regole fondamentali per una gestione consapevole del risparmio. Private bankers, financial advisor, wealth manager, venditori pagati con le retrocessioni sui Fondi Comuni e le polizze, promotori finanziari in generale: non ne sanno nulla.

In sintesi, loro non sanno come si fa, e voi investitori finali neppure sapete che cosa state facendo del vostro denaro investito sui mercati finanziari.

Molti dei concetti che ispirano il nostro lavoro monografico dedicato ad Investire Consapevole li abbiamo ritrovati, proprio questa settimana, in un eccellente pubblicazione del Fondo Monetario Internazionale.

Dopo averla selezionata, la abbiamo anche tradotta per voi, e la trovate qui di seguito.

In questo Post, oggi la pubblichiamo senza commento. ma merita la massima attenzione, ed è per questo che verrà ripresa in un nostro prossimo Post per questo Blog.

Tutto oggi dipende da questo: persino l’attacco di USA ed Israele allo IRAN,. e persino il petrolio. Noi ne abbiamo scritto qui nel Post anche in data 8 marzo 2026.

Volete sapere oggi dove andranno a finire i vostri soldi tra sei e dodici e ventiquattro mesi? Sta tutto scritto qui sotto. Fatevi quattro conti.

La politica fiscale ha sempre comportato compromessi. Quali priorità saranno finanziate? Quali oneri saranno rinviati? A quali condizioni? Fino a poco tempo fa, i governi potevano rinviare queste scelte indebitandosi a condizioni convenienti. Ma ora, livelli di debito senza precedenti e costi di finanziamento più elevati hanno alzato la posta in gioco. Allo stesso tempo, la domanda di fondi pubblici sta crescendo, nonostante le risorse siano ridotte al minimo. Le società possono conciliare con successo priorità contrastanti solo se fanno affidamento su qualcosa di spesso trascurato e attualmente scarso: la fiducia del pubblico.

Anche prima della pandemia di COVID-19, il debito pubblico era in costante aumento. In molte democrazie, i programmi politici favorivano maggiori spese e deficit, rinviando le riforme strutturali (Cao, Dabla-Norris e Di Grigorio 2024). La modesta crescita economica, la spesa per l'assistenza a una popolazione anziana in aumento e la riluttanza ad aumentare le tasse non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Scelte difficili sono state rimandate e il debito si è accumulato, sostenuto dai tassi di interesse insolitamente bassi degli ultimi due decenni.

Poi, nel 2020, di fronte al peggior crollo economico dalla Grande Depressione, i governi hanno iniziato a indebitarsi massicciamente. Il debito delle economie avanzate è aumentato di decine di punti percentuali del PIL; in alcuni paesi ha superato il 120% (vedi Grafico 1).

Anche i mercati emergenti e i paesi a basso reddito, sebbene più vincolati, hanno contratto ingenti prestiti. La risposta ha evitato una catastrofe più profonda e, sebbene i livelli di debito si siano da allora stabilizzati in molti casi, i paesi si trovano ora ad affrontare un mondo in cui indebitarsi non è più conveniente.

Oggi, i responsabili politici si trovano ad affrontare la versione fiscale del COVID lungo: tassi di interesse più elevati e costi del debito in aumento. Il debito pubblico globale è salito al 93,9% del PIL nel 2025 ed è sulla buona strada per superare il 100% entro il 2028 – livelli mai visti in tempo di pace – segnando una svolta per la politica economica e politica (Grafico 2). Nel frattempo, le forze strutturali a lungo termine – invecchiamento della popolazione, cambiamenti climatici, crescenti esigenze sociali e, per i paesi a basso reddito, calo dei flussi di aiuti e costi di indebitamento persistentemente elevati – continuano a gravare sui bilanci, nonostante le tensioni geopolitiche emergenti esercitino pressioni sulla spesa per la difesa e la politica industriale.

grafico 1

Onere del debito

L'era dei tassi di interesse bassissimi è finita, ma i trend di crescita economica non sono cambiati in modo apprezzabile. In un breve lasso di tempo, i costi di indebitamento sono raddoppiati o triplicati. Gli interessi passivi ora incidono in modo maggiore sui bilanci, eclissando altre priorità.

Negli Stati Uniti, ad esempio, i pagamenti netti per interessi sono saliti da circa il 2% del PIL prima della pandemia al 4,2% nel 2025, superando la spesa per la difesa, e sono destinati ad aumentare ulteriormente. Nei paesi a basso reddito, i pagamenti per interessi assorbono in media il 21% delle entrate fiscali.

Un debito elevato significa meno spazio per rispondere agli shock, interferisce con l'economia in generale aumentando il costo del capitale e complica la politica monetaria, incoraggiando al contempo la repressione finanziaria. Può anche minacciare la stabilità finanziaria, soprattutto nei mercati emergenti, se i rendimenti aumentano perché gli investitori iniziano a dubitare della capacità del governo di onorare i propri obblighi. Con l'inasprimento delle condizioni di finanziamento, gli aggiustamenti possono diventare più bruschi e improvvisi, ricordando l'intuizione dell'economista tedesco del XX secolo Rudi Dornbusch secondo cui "le crisi impiegano molto più tempo a verificarsi di quanto si pensi, e poi si verificano più velocemente di quanto si pensasse". E un debito elevato sposta il reddito nazionale verso i creditori a scapito di altri bisogni.

In un mondo a basso debito e bassi tassi di interesse, i governi potrebbero eludere scelte difficili indebitandosi di più e sperando che la crescita economica generi entrate fiscali aggiuntive sufficienti per onorare e infine ripagare il debito. Ma oggi l'era delle scelte facili è finita. Ogni dollaro che un governo prende in prestito senza un gettito corrispondente implica tasse più alte o una spesa inferiore in futuro, almeno per coprire gli interessi aggiuntivi generati dal nuovo debito. Oltre un certo limite, un maggiore indebitamento impone decisioni dolorose, come l'austerità, l'inflazione, la repressione finanziaria o persino il default. La domanda diventa inevitabile: con un margine fiscale limitato, quali saranno i compromessi e chi ne sosterrà i costi?

grafico 2

Situazione fiscale

Un compromesso persistente riguarda le dimensioni del governo. L'aumento del tenore di vita ha portato i cittadini ad aspettarsi reti di sicurezza sociale affidabili, istruzione e assistenza sanitaria a prezzi accessibili, solidi investimenti pubblici e protezione da una gamma crescente di rischi, tra cui eventi meteorologici estremi e pandemie. Le economie avanzate hanno notevolmente ampliato i loro sistemi di welfare dopo la Seconda Guerra Mondiale; molte lo hanno fatto di nuovo dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e in risposta al COVID-19. Le economie di mercato emergenti si trovano ad affrontare forti pressioni per rafforzare le loro reti di sicurezza più modeste, poiché i cittadini chiedono una crescita equa. Il problema è che la richiesta di sussidi di solito supera la volontà delle società di mobilitare entrate. E le decisioni di ridurre le tasse non sono sempre seguite da un contenimento della spesa. I governi non possono fornire sussidi a livello nordico senza una tassazione a livello nordico, e anche con tali tasse, un La pressione e altre pressioni mettono alla prova l'aritmetica.

Bilanciare credibilità e flessibilità pone un altro dilemma. I governi hanno bisogno di spazio per rispondere agli shock, ma devono anche rassicurare i mercati e i cittadini che il debito rimarrà sotto controllo. Norme fiscali rigide – come un tetto al debito eccessivamente vincolante – o tagli alla spesa e aumenti delle tasse troppo rapidi possono aggravare le recessioni, e ignorare i deficit può innescare una reazione negativa del mercato, come accaduto durante la crisi del debito dell'area dell'euro. La sfida è un solido impegno per la sostenibilità senza politiche restrittive. Ciò richiede ancore fiscali credibili a medio termine con clausole di salvaguardia per shock rari; piani trasparenti che diano priorità agli investimenti proteggendo al contempo i più vulnerabili; e quadri istituzionali che creino fiducia senza compromettere la capacità del governo di rispondere a gravi recessioni. Trovare il giusto equilibrio non è mai stato così importante, o così difficile.

Un terzo dilemma è se investire ora o conservare la potenza di fuoco per il futuro. Esigenze urgenti – sicurezza nazionale, resilienza agli shock, transizione climatica, inclusione sociale e sviluppo – richiedono risorse. Ma ogni dollaro speso oggi significa un cuscinetto più sottile per la prossima crisi. In un mondo di shock frequenti, il compromesso è duro. I paesi che esauriscono la capacità di indebitamento nei periodi di congiuntura favorevole si troveranno pericolosamente esposti quando arriverà la prossima recessione o disastro. Non si tratta di pianificare gli scenari migliori, ma di progettare strategie fiscali che siano praticabili quando le sorprese arrivano: conviene trattenere qualcosa quando la prossima crisi potrebbe essere dietro l'angolo.

Ogni decisione di bilancio ora ha vincitori, vinti e tempi espliciti, e l'economia politica di queste scelte è diventata più complicata. Chi o cosa ha la priorità? Quali tasse la finanzieranno e quali programmi dovranno essere soppressi? Queste domande non possono più essere mascherate con nuovo debito. Devono ricevere risposte chiare, e questa si sta rivelando una sfida formidabile.

Sfide intergenerazionali

Un debito pubblico elevato è più di una preoccupazione macroeconomica; è anche una questione di equità tra le generazioni. Come disse lo statista del XVIII secolo Edmund Burke, "La società è una partnership... tra coloro che vivono, coloro che sono morti e coloro che devono nascere". Il debito consente di finanziare progetti che stimolano la crescita, attutire uno shock o distribuire i costi in modo più uniforme nel tempo. Ma i deficit persistenti sono finanziati con il debito che i lavoratori e i contribuenti di domani devono onorare. Quando il debito è elevato e i tassi di interesse aumentano, più risorse pubbliche affluiscono agli obbligazionisti che ai beni pubblici. Questo trasferimento continua finché permane il debito, e aumenta se si continua a indebitarsi.

La demografia aggrava la sfida in due modi. Con l'invecchiamento della società, il costo delle pensioni e dell'assistenza sanitaria inizia a crescere più rapidamente delle entrate fiscali. E dove i tassi di natalità crollano, questi costi sono sostenuti da una forza lavoro in calo. Le economie avanzate hanno ora circa tre lavoratori per pensionato, in calo rispetto ai circa quattro del 2000, e il numero si sta avvicinando a due lavoratori entro il 2050 (OCSE 2025). Inoltre, molti obblighi pensionistici e sanitari rimangono fuori dal bilancio dello Stato e, con l'invecchiamento della popolazione, queste passività implicite emergono nei bilanci, spesso con una forza destabilizzante. Ciò pone scelte difficili: aumentare le tasse, ridurre i sussidi o continuare a indebitarsi e semplicemente rimandare la resa dei conti.

Quanto più a lungo si rimandano le decisioni difficili, tanto più brusco e oneroso sarà l'aggiustamento quando i creditori o la realtà fiscale imporranno finalmente un intervento. E, cosa ancora peggiore, il conto ricade su un numero inferiore di persone. Nel frattempo, i trasferimenti e altre spese correnti e il servizio del debito possono escludere gli investimenti in istruzione, tecnologia e infrastrutture, erodendo la prosperità della prossima generazione. L'economia politica amplifica la sfida. Gli elettori attuali si oppongono ai tagli ai sussidi guadagnati o promessi, e gli elettori più anziani possono formare un blocco elettorale particolarmente potente.

I politici, tentati di evitare misure impopolari come l'innalzamento dell'età pensionabile, la riduzione dei sussidi o l'ampliamento della base imponibile, lasciano invece che sia il debito a farsi carico del peso. Questa propensione al presente solleva notevoli problemi di equità. I giovani vedono i governi accumulare debiti e sospettano che, una volta in pensione, ne riceveranno le conseguenze attraverso tasse più alte e servizi pubblici più snelli. La fiducia si erode e il contratto sociale tra le generazioni si sfilaccia. Anche i mercati finanziari se ne accorgono, richiedendo premi di rischio più elevati o tirandosi indietro quando percepiscono che l'aggiustamento fiscale viene rinviato a tempo indeterminato.

Ma indebitarsi non è intrinsecamente negativo per i giovani. Il debito può contribuire a costruire un futuro migliore se alimenta la crescita o evita profonde recessioni. Gli investimenti finanziati dal debito in infrastrutture, istruzione e resilienza climatica possono apportare benefici ai futuri cittadini. Ciò che preoccupa è che un debito eccessivo negli ultimi tempi abbia finanziato i consumi correnti o l'elusione di scelte difficili, trasferendo di fatto una parte maggiore dell'onere ai futuri contribuenti piuttosto che a quelli attuali.

vantaggioso oggi. La domanda chiave è se stiamo lasciando un mondo migliore e più prospero alla prossima generazione, o se stiamo semplicemente lasciando loro il conto.

Se la politica fiscale si basa sulla distribuzione dei costi nel tempo e tra i gruppi sociali, allora la fiducia è la moneta che rende questa distribuzione politicamente fattibile. Senza fiducia, anche le riforme più sensate e ben progettate possono vacillare perché i cittadini dubitano delle motivazioni e dei risultati. Con la fiducia, le società sono più disposte ad accettare compromessi difficili e a sostenerli nel tempo.

Paure dei cittadini

La fiducia è la convinzione che qualcosa sia sicuro e affidabile, o che una persona sia buona e onesta. Ognuno di questi elementi ha una controparte fiscale: gli accordi devono essere compresi, equi, trasparenti e competenti; altrimenti, non saranno attendibili.

Molte società soffrono di un deficit di fiducia (Grafico 3). Una recente ricerca, basata su un sondaggio condotto nel 2024 su 27.000 persone in 13 paesi, mette in luce le lacune percettive che alimentano questa sfiducia (Bianchi, Dabla-Norris e Khalid 2025). Molte persone, sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, non comprendono le questioni fiscali di base. Ad esempio, solo il 42% circa degli intervistati ha capito che aumentare le tasse o tagliare la spesa avrebbe ridotto il deficit pubblico. Analogamente, oltre il 60% ha sottostimato il rapporto debito/PIL del proprio paese, soprattutto nei paesi ad alto debito. Se le persone ritengono che il debito non sia così elevato o dannoso, considereranno naturalmente le richieste di riforma fiscale come esagerate o politicamente motivate. Tali percezioni errate attenuano il senso di urgenza e rendono più difficile costruire un sostegno per azioni correttive tempestive.

Senza fiducia, il pessimismo sulle politiche governative aumenta. Gli intervistati che dichiarano maggiore fiducia nel proprio governo hanno il 20% di probabilità in più di credere che le sue politiche contribuiranno a stabilizzare o ridurre il debito pubblico. Sebbene gli intervistati tendano complessivamente a dubitare che le attuali politiche di riduzione del debito li lasceranno in una situazione migliore, coloro che hanno maggiore fiducia nel governo hanno il 17% di probabilità in più di aspettarsi un impatto positivo sul proprio benessere.

L'indagine ha anche rivelato preoccupazioni che attraversano le fasce di reddito e demografiche. Molte persone temono di perdere le pensioni o i servizi essenziali da cui dipendono. E dubitano che l'onere della risoluzione dei problemi fiscali sarà equamente ripartito. Queste ansie influenzano il modo in cui i cittadini votano e protestano. Chi si aspetta di essere danneggiato dalle riforme fiscali è molto meno propenso a sostenerle, indipendentemente dalla logica economica. Ad esempio, se i lavoratori della classe media presumono che la riduzione del deficit significhi un'età pensionabile più elevata o una pensione più bassa, si opporranno. Se i contribuenti benestanti sospettano che la riforma significhi un'imposta sul patrimonio rivolta a loro, anche loro si opporranno. E se i cittadini pensano che le nuove tasse saranno sprecate a causa della corruzione o della cattiva gestione, avranno poche ragioni per pagarle.

Anche l'esperienza plasma la fiducia. Nei paesi che hanno sopportato ripetuti cicli di austerità con scarsi risultati, la gente diventa cinica nei confronti di qualsiasi nuovo piano fiscale. Se i tagli drastici non riescono a ridurre il debito, i cittadini si chiedono comprensibilmente: "Perché credere che questa prossima tornata di tagli alla spesa o di tasse più alte risolverà qualcosa?". Allo stesso modo, la corruzione o l'uso improprio dei fondi di stimolo mina la fiducia del pubblico nella competenza del governo. In questo contesto, anche le proposte di riforma più blande possono suscitare indignazione, perché le persone presumono secondi fini o effetti ingiusti. Basta parlare di riforma delle pensioni e scoppiano proteste quando le persone temono che la loro sicurezza duramente guadagnata svanisca. Basta parlare di riforma fiscale e molti sospettano immediatamente che il loro reddito duramente guadagnato verrà utilizzato in modo improprio. L'esperienza con le riforme dei sussidi per il carburante è significativa: i costi fiscali, la scarsa focalizzazione e le distorsioni economiche sono ben noti, ma l'attuazione si è ripetutamente dimostrata complessa a livello politico e sociale.

La sfiducia può innescare un circolo vizioso. I leader, temendo reazioni negative, rimandano misure severe; i problemi del debito peggiorano, erodendo ulteriormente la fiducia. Ma quando i cittadini credono che i sacrifici siano condivisi equamente e che porteranno a un futuro migliore, si dimostrano disposti ad accettare anche riforme dolorose, come gli adeguamenti dei sistemi pensionistici (FMI 2024, 2025). Solo la fiducia convincerà gli elettori ad accettare sacrifici a breve termine per una stabilità a lungo termine.

grafico 3

Costruire la fiducia

L'elevato debito pubblico odierno sta mettendo a dura prova governi e società in modi senza precedenti, e l'urgente necessità di intervenire è chiara. Ogni anno di deriva lascia i paesi più esposti a shock dei tassi di interesse e a cambiamenti nella fiducia dei mercati. Ma risanare le finanze pubbliche non significa adottare misure di austerità indiscriminate. Si tratta di adottare misure graduali e ben calibrate per riportare il debito su un percorso sostenibile, continuando a investire nel futuro. Ciò richiede onestà sui compromessi e disponibilità al compromesso: i politici devono essere onesti con i cittadini sulle scelte difficili, e i cittadini devono riconoscere che alcuni programmi a cui tengono non possono proseguire senza risorse o riforme aggiuntive.

La fiducia è fondamentale in questa equazione. Le persone devono credere che i sacrifici saranno condivisi equamente e che le riforme porteranno a benefici tangibili. Le persone sono più propense a sostenere misure difficili se percepiscono la politica fiscale come competente, trasparente ed equa. Ma la fiducia non si conquista dall'oggi al domani. Deve essere guadagnata e mantenuta.

Non esiste un unico modello per costruire la fiducia, ma alcune istituzioni e pratiche possono essere d'aiuto.

  1. La trasparenza di bilancio e una gestione delle finanze pubbliche ben strutturata gettano le basi.

  2. I consigli fiscali indipendenti – con mandati chiari, reale autonomia e una solida competenza tecnica, come nei Paesi Bassi – offrono valutazioni imparziali e chiedono ai governi di rendere conto dei loro piani fiscali.

  3. Le valutazioni della spesa, i rapporti sulla spesa fiscale e le valutazioni d'impatto, prodotte dai governi o da organismi indipendenti, aiutano sia i decisori politici che i cittadini a capire dove vanno a finire i soldi e cosa producono.

  4. Una gestione prudente della massa salariale pubblica e un approvvigionamento efficiente possono ridurre la percezione di spreco.

  5. La riduzione dei regimi fiscali speciali e dei privilegi pensionistici migliora l'equità, mentre un forte controllo sulle imprese statali segnala responsabilità e competenza.

Tali misure non sono una panacea, ma contribuiscono a colmare il divario tra ciò che è tecnicamente possibile e ciò che è politicamente fattibile. Creano spazio per le riforme rafforzando la credibilità della politica fiscale e dimostrando che i governi sono seriamente intenzionati a garantire un buon rapporto qualità-prezzo.

Bilanciare il realismo sui vincoli con l'ambizione di cambiamento è essenziale. Se gestiamo saggiamente la sfida del debito, possiamo garantire una base stabile per la prosperità a lungo termine e preservare il contratto sociale tra le generazioni. Se falliamo o aspettiamo troppo a lungo, rischiamo turbolenze economiche e un'ulteriore erosione della fiducia nelle istituzioni. Il percorso fiscale che scegliamo oggi definirà la prosperità e l'equità di domani.

Valter Buffo
BNP Paribas, 9 agosto 2007: e poi tutto iniziò a correre
 

Con tutto ciò che accade nel Mondo, perché oggi ci scrivete proprio del 2007? Venti anni fa?

Voi pensate che un fatto di venti anni fa oggi sia (per noi investitori, ed i nostri risparmi, ed il nostro portafoglio titoli) più importante di Trump? Dello IRAN? Del petrolio? Delle Borse? Del dollaro USA?

Se vi state facendo queste domande, vi rispondiamo subito. E la nostra risposta è un grande “sì”.

Ora, spiegheremo il perché.

Ma prima di tutto, noi di Recce’d vogliamo spiegare al nostro lettore come quanto seguirà si lega, giorno dopo giorno dopo giorno, a ciò che voi leggete sul quotidiano e sui social, ed anche a ciò che voi ascoltate al GR e sentite in TV.

Quando si considerano le prospettive economiche e finanziarie, è importante riconoscere le dinamiche sequenziali di come le perturbazioni causate dalla guerra si propagano nell'economia globale. Inoltre, più a lungo persiste il conflitto, maggiore è il rischio che questi effetti sequenziali si scontrino e diventino simultanei, proprio come riemergono fragilità sottostanti di lunga data.

Per illustrare:

  1. L'economia globale sta attualmente sperimentando gli effetti di primo impatto della guerra: un'impennata dei prezzi dell'energia e dei tassi di interesse di mercato - costi di indebitamento - che tendono a salire più di quanto avrebbero fatto altrimenti.

  2. Più a lungo dura la guerra, più è probabile che ciò porti a effetti negativi sui prezzi più ampi, a una crescita soffocata e a crescenti minacce per il mercato del lavoro.

  3. Contemporaneamente, aumentano i rischi per la stabilità finanziaria.

  4. Questi effetti non saranno uniformi; ci sarà una significativa dispersione nel loro impatto tra specifici paesi, famiglie e aziende.

L‘immagine qui sopra fa riferimento ad un evento del 2007 che è appropriato definire “storico”.

Quell’evento del 2007, in sé, non fu catastrofico: ma fu il segnale, l’annuncio, l’anticipazione di una vera e propria catastrofe finanziaria che ha segnato per sempre la storia economica del nostro Pianeta.

Nessuno (noi noi in Recce’d, e nessun altro) è in grado di anticipare il QUANDO ed il COME di determinati eventi: la sequenza degli eventi è sempre dominata dagli elementi casuali. dal destino.

Noi gestori di portafoglio, però, siamo costretti per dovere professionale ad ANTICIPARE i tempi e gli eventi. Ed in modo particolare, per dovere professionale, dobbiamo essere in grado di anticipare ai nostri Clienti eventi di portata molto ampia, per consentire ai nostri Clienti di proteggere al meglio il loro patrimonio, e laddove possibile di guadagnare proprio su eventi di quel tipo.

L’eventi citato dalla immagine di apertura riguarda il blocco dei riscatti di tre Fondi Comuni Monetari da parte della banca internazionale BNP Paribas, nel mese di agosto del 2007.

Da quel momento, poi, tutto iniziò a correre a velocità folle. Nessuno, al Mondo aveva più il controllo: semplicemente, accadde tutto ciò che doveva accadere.

Adesso per voi lettori facciamo sintetizzare le caratteristiche di quell’evento del 2007 alla Intelligenza Artificiale.

Il 9 agosto 2007, BNP Paribas ha sospeso i rimborsi e i calcoli del valore patrimoniale netto per tre fondi di investimento – Parvest Dynamic ABS, BNP Paribas ABS Euribor e BNP Paribas ABS Eonia – a causa dell'esposizione ai mutui subprime statunitensi. Questo evento, che ha coinvolto circa 1,6 miliardi di euro (2,2 miliardi di dollari) di attività, è ampiamente considerato uno dei principali catalizzatori della crisi finanziaria globale del 2007-2009.

Dettagli chiave del congelamento del 2007

Motivo della sospensione: la banca ha dichiarato che la "completa evaporazione della liquidità" nei mercati delle cartolarizzazioni statunitensi ha reso impossibile una valutazione equa delle attività detenute in questi fondi. Senza una valutazione affidabile, la banca non avrebbe potuto consentire agli investitori di rimborsare le proprie azioni.

Fondi interessati:

  1. Parvest Dynamic ABS

  2. BNP Paribas ABS Euribor

  3. BNP Paribas ABS Eonia

Importanza: Sebbene non si trattasse di tradizionali "fondi del mercato monetario" in senso retail, la loro sospensione è stata molto significativa perché erano commercializzati come veicoli a basso rischio e focalizzati sulla liquidità. Il blocco ha segnalato al sistema finanziario globale che anche le istituzioni più sofisticate non erano in grado di valutare i titoli garantiti da ipoteca, portando a un'improvvisa e diffusa perdita di fiducia nei mercati del credito.

Impatto sul mercato: L'annuncio ha spinto la Banca Centrale Europea (BCE) a un immediato e massiccio intervento di liquidità per stabilizzare il sistema finanziario. È spesso citato come il momento in cui la stretta creditizia si è trasformata in una vera e propria crisi finanziaria globale.

Senza farlo apposta, nel brano che avete appena letto l’Intelligenza Artificiale ha messo in evidenza uno degli aspetti di maggiore rilievo, di quel fatto ma soprattutto delle sue conseguenze.

In quel passaggio dove si racconta che:

L'annuncio ha spinto la Banca Centrale Europea (BCE) a un immediato e massiccio intervento di liquidità per stabilizzare il sistema finanziario. È spesso citato come il momento in cui la stretta creditizia si è trasformata in una vera e propria crisi finanziaria globale.

L’importanza di questo passaggio, che a voi lettori sarà utilissima nei prossimi mesi, è sapere che un massiccio intervento di liquidità per stabilizzare il sistema finanziari in determinate condizioni NON lo stabilizza.

Per quale ragione?

Noi di Recce’d scegliamo di affidare questa risposta ad una delle menti più brillanti tra quelle che si sono occupate di quella situazione: anche perché a quel tempo occupava una posizione di grande responsabilità. Si tratta di Mervyn King.

Il 9 agosto 2007 la banca d'investimento francese BNP Paribas annunciò la chiusura di tre fondi di investimento, il che significava che chi vi aveva investito non poteva più ritirare il proprio denaro.

Il comunicato stampa recitava quanto segue:

"La completa evaporazione della liquidità in alcuni segmenti del mercato statunitense delle cartolarizzazioni ha reso impossibile valutare equamente determinati asset, indipendentemente dalla loro qualità o dal loro rating creditizio".

In inglese, ciò significa "non potremmo vendere questa roba nemmeno se ci provassimo, perché nessuno sa quanto valga, se vale qualcosa".

È visto da molti come l'inizio della peggiore crisi finanziaria dagli anni '30. Ciò che non riuscivano a valutare erano pacchetti di mutui statunitensi.

In prima linea c'era Mervyn, ora Lord King, all'epoca governatore della Banca d'Inghilterra. Dichiarò alla BBC che non era tanto l'annuncio a turbarlo, quanto la risposta improvvisa e drammatica della Banca Centrale Europea.

"Quello che hanno fatto è stato prestare, per un giorno, 100 miliardi di euro (90 miliardi di sterline) al sistema finanziario. Sono una cifra piuttosto elevata e ciò che hanno fatto è stato far sì che la gente si chiedesse cosa sapessero loro e gli altri no - ce lo siamo chiesti anche noi.

"Quello è stato il primo giorno della mia vacanza. È stato anche l'ultimo giorno della mia vacanza. In effetti, l'ultima vacanza da quattro anni."

Un anello debole

Quella prima scossa si trasformò in un vero e proprio terremoto finanziario che scosse le istituzioni più potenti del mondo, distruggendone molte, tra cui Northern Rock e la banca d'investimento statunitense Lehman Brothers.

Salvare il sistema finanziario si dimostrò al di là dei poteri delle sole banche centrali, con i governi costretti a nazionalizzare alcuni istituti di credito e a stanziare decine di miliardi di dollari di denaro dei contribuenti per sostenere banche come RBS, che altrimenti sarebbero crollate.

Lord King afferma che un sistema bancario che consideravamo sicuro si è rivelato l'anello debole dell'economia globale.

Ha ricordato un incontro con la Financial Services Authority (FSA) in cui a lui e all'allora Cancelliere Alistair Darling fu detto che "Jaguar è ​​nei guai".

Espressero il loro sconcerto sul perché una casa automobilistica dovesse essere nei guai, finché non si resero conto che l'autorità di regolamentazione finanziaria stava usando un codice per indicare l'ennesima banca sull'orlo del collasso.

"In questi incontri privati, i nomi in codice venivano usati in un modo che sembrava completamente inutili".

Sorprendentemente, ha detto che quei giorni non erano pieni di stress e ansia.

"Abbiamo trascorso 20 ore al giorno su questo per molti anni. Quindi non è stato un percorso estenuante, è stato più che altro un lungo lavoro di ricerca della cosa giusta."

L'effetto Cina

Lord King insiste sul fatto che la crisi finanziaria non è stata, di per sé, la causa del crollo economico, ma un sintomo dei crescenti squilibri economici globali.

L'ingresso della Cina nell'economia mondiale ha avuto l'effetto di far scendere i prezzi e i salari, con conseguente calo dei tassi di interesse.

Ciò ha portato a un enorme aumento della domanda di prestiti, che ha portato le banche ad aumentare i prestiti.

"Il motivo per cui il sistema bancario è entrato in difficoltà è che, espandendosi, lo ha fatto prendendo in prestito denaro anziché raccogliere nuovo capitale."

Afferma che queste forze della globalizzazione hanno fatto sì che ci fossero molti perdenti e che coloro che hanno perso non siano stati trattati con onestà.

"Abbiamo permesso loro di perdere e poi, dopo l'evento, abbiamo detto 'beh, è ​​dura, il Paese nel suo complesso sta meglio. Meglio che ti riqualifichi o ti riqualifichi'."

Questa insoddisfazione si è fatta sentire nei voti per Donald Trump e nel voto per l'uscita dall'UE.

"In entrambi i casi abbiamo visto persone votare contro qualcosa", afferma Lord King.

Brexit dura

Descrive la copertura mediatica del dibattito sulla Brexit, sia prima che dopo il voto, come "isterica".

Quando gli viene chiesto il suo punto di vista sull'impatto economico dell'uscita dall'UE, risponde: "Non lo so, è l'unica risposta onesta".

Una cosa di cui è certo è che, con l'avvicinarsi dei negoziati sulla Brexit, dobbiamo essere pronti ad abbandonarli, altrimenti la nostra posizione perde credibilità.

Con abbandonare, intende ripiegare su un rapporto commerciale regolato dalle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

"Se si vuole avere successo in questo negoziato, è necessario avere una posizione di riserva che l'altra parte comprenda e ritenga credibile.

"Non è la prima scelta, ma dobbiamo avere un'opzione, altrimenti l'altra parte non ascolterà. Questo dovrebbe essere qualcosa su cui le persone possono essere d'accordo, indipendentemente dal fatto che abbiano votato per la Brexit o meno."

A dieci anni dalla crisi, non è disposto (forse opportunamente) ad attribuire la responsabilità di quanto accaduto.

"Non credo che serva iniziare a cercare di incolpare le persone, altrimenti ci si ritrova in una situazione in cui si pensa che punire le persone che si incolpano ci proteggerà dalla prossima crisi, cosa che ovviamente non accadrà."

Ritiene, tuttavia, che siano state apprese lezioni preziose e che il sistema finanziario sia molto più sicuro ora rispetto a 10 anni fa.

"Abbiamo una procedura per gestire una banca in difficoltà, cosa che all'epoca non avevamo."

Quindi, gli è piaciuto il periodo trascorso in prima linea durante la crisi?

"Non credo che sia “piaciuto”: non è la parola giusta", afferma Lord King. "Ma quando fai un lavoro interessante vuoi vivere momenti interessanti e noi lo abbiamo sicuramente fatto."


Se qualcuno tra i nostri lettori si chiede “a che cosa serve tutto ciò che ho letto fino a qui”, noi rispondiamo subito.

Serve a comprendere per quale ragione, imbattendovi per caso in un titolo di giornale come quello che segue, dovete realizzare immediatamente che riguarda proprio voi, il vostro risparmio, il vostro portafoglio titoli, la vostra asset allocation. ma proprio tutta, la vostra asset allocation: azioni, valute, obbligazioni, materie prime.

Se proprio non leggete i giornali, vi potrebbe comunque capitare di visitare il sito di una Camera di Commercio.

Oppure, vi lettori potreste essere “surfisti del Web”, ed imbattervi in titoli come questo.

Come fanno molti, poi, anche a voi può succedere di spendere il vostro tempo su Tik Tok oppure Instagram: ed anche lì, potreste leggere cose come questa.

Se poi siete focalizzati sui mercati finanziari, allora certamente avete già incontrato notizie e commenti come questi. E forse non avete subito colto il significato, e l’importanza, Forse, alcuni di voi non sono consapevoli di ciò che succede oggi.


Come sempre, noi di Recce’d ricompensiamo l’attenzione dei nostri lettori con informazioni selezionate, analisi di elevata qualità, ed indicazioni concrete (e non mai generiche) a proposito della gestione del risparmio, della strategia di investimento e della performance del portafoglio titoli.

In questo Post, ne avete già ricevute, ed in grande numero.

Lo avevamo fatto in passato, e con grande anticipo su tutti: potete ritornare al 20 febbraio 2026, alla pagina TWIT - TWOO, e poi anche al 20 novembre 2025, sempre alla nostra pagina TWIT - TWOO.

Completiamo il lavoro di oggi con l’articolo che segue: la cui lettura vi aiuterà a ridisegnare la vostra strategia di investimento 2026.

Noi di Recce’d siamo qui a vostra disposizione per supportarvi proprio in questa (necessaria) revisione della vostra strategia 2026.

OGNI crisi dei mercati finanziari è diversa, ma tutte hanno un filo conduttore, e stanno iniziando a emergere parallelismi tra le scosse che stanno investendo il credito privato e quelle che hanno colpito il mercato immobiliare subprime statunitense, che hanno portato alla crisi finanziaria globale (GFC) del 2007-2009.

Questo non significa che si debba necessariamente ripetere quella medesima crisi storica.

Tuttavia, c'è un rischio crescente che la crescente tensione nel credito privato – scarsa o inesistente liquidità, prezzi poco trasparenti e picchi nei rimborsi – possa riversarsi sui mercati dei titoli pubblici.

BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo con circa 14.000 miliardi di dollari in gestione, ha dichiarato venerdì scorso di aver limitato i prelievi da un fondo obbligazionario di punta, dopo un'impennata di richieste di rimborso.

Pochi giorni prima, il gestore patrimoniale alternativo Blackstone aveva annunciato di aver aumentato il limite massimo di rimborso del suo Blackstone Private Credit Fund per far fronte a un numero record di richieste di rimborso.

I campanelli d'allarme per questi due colossi arrivano dopo un evento simile avvenuto il mese scorso presso il gestore patrimoniale alternativo più piccolo Blue Owl, e dopo i fallimenti del fornitore statunitense di ricambi auto First Brands e della concessionaria Tricolor alla fine dell'anno scorso, che hanno spinto l'amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ad avvertire:

"Quando vedi uno scarafaggio, probabilmente ce ne sono altri".

Dalle competenze all'impatto sostenibile

Gli investitori con un senso della storia, o che erano presenti negli anni 2000, potrebbero pensare che tutto questo suoni un po' familiare.

Nel 2007, BNP Paribas, Bear Stearns e HSBC bloccarono i rimborsi dei fondi subprime statunitensi o avvertirono di essere in difficoltà – un rischio apparentemente piccolo che si trasformò in un crollo finanziario globale.

Naturalmente, la crisi finanziaria globale non esplose completamente fino a settembre 2008, quando le autorità statunitensi permisero il fallimento di Lehman Brothers.

Ma la crisi si stava aggravando costantemente da almeno 18 mesi, con le scosse di quei fondi subprime che offrivano agli investitori i primi segnali di un possibile pericolo.

La logica per cui oggi non si consente agli investitori di accedere al proprio denaro è probabilmente simile alle giustificazioni del 2007: gli asset hanno probabilmente perso molto valore e quindi dovrebbero essere venduti con una forte perdita; il gestore patrimoniale potrebbe temere di innescare una svendita di altri asset per reperire la liquidità richiesta; oppure il fondo potrebbe avere difficoltà a sbarazzarsi degli asset illiquidi.

Oppure potrebbe essere un po' tutte e tre le cose.

Mercato opaco

In ogni caso, come nel caso dei mutui subprime e dei derivati ​​correlati nel 2007, è difficile sapere quale sia il valore reale degli asset del credito privato oggi, perché il mercato è molto opaco e illiquido.

Quando la determinazione dei prezzi svanisce, spesso prevalgono le ipotesi più ribassiste.

Un'altra somiglianza con i subprime del 2007 è che il credito privato e i mercati privati ​​in generale non sono considerati un rischio sistemico per la stabilità finanziaria.

Come tutti sappiamo, all'epoca si rivelò un pio desiderio.

Stavolta è diverso?

Probabilmente, se consideriamo le dimensioni. Il mercato dei titoli garantiti da ipoteca, all'origine della crisi finanziaria globale, valeva circa 7,2 trilioni di dollari nel 2007, ovvero il 5% del valore totale dei titoli globali dell'epoca, secondo Investec.

Oggi il mercato del credito privato vale circa 2 trilioni di dollari, meno dell'1% di tutti i titoli globali.

D'altra parte, come i subprime del 2007, il credito privato oggi è scarsamente regolamentato, certamente rispetto agli istituti di credito bancari tradizionali, il che significa che la sua reale portata non è facilmente accertabile.

Inoltre, i piccoli investitori tradizionali stanno diventando sempre più coinvolti.

Secondo Investec, gli investitori al dettaglio rappresentavano il 16,6% delle partecipazioni nei fondi di credito privati ​​alla fine del 2024, in aumento rispetto al 5,5% del 2020.

Nel frattempo, i tassi di insolvenza del credito privato stanno aumentando, raggiungendo il record del 9,2% nel 2025, ha dichiarato la scorsa settimana l'agenzia di rating Fitch Ratings. Si tratta di un aumento rispetto al precedente record dell'8,1% del 2024.

Aziende di software disperate

Forse in modo inquietante, questi insolvenze non includevano alcuna azienda di software, che è diventata un importante debitore privato.

Il settore del software è stato colpito quest'anno dai timori di una disruption legata all'intelligenza artificiale, che ha fatto crollare le azioni dei giganti del credito privato Blackstone, KKR e Apollo dal 30% al 45% negli ultimi mesi.

I rischi più ampi derivanti dal credito privato sembrano orientati al ribasso.

L'economia statunitense si trova in una fase delicata, tra un mercato del lavoro instabile e le conseguenze della guerra in Medio Oriente, tra cui la forte volatilità dei mercati petroliferi e lo spettro di una moderna "stagflazione".

È vero, l'opinione prevalente è che i fondamentali dell'economia siano solidi e che il credito privato non sia abbastanza ampio o ben integrato da affossare la crescita del prodotto interno lordo o i mercati finanziari più ampi.

Come notano gli strateghi di Barclays, il credito privato ha problemi, ma non abbastanza gravi da spingere gli Stati Uniti in recessione. Naturalmente, è esattamente così che venivano considerati i mutui subprime nel 2007.

Parafrasando Warren Buffett, quando la marea di liquidità si ritira, si vede chi ha nuotato nudo.

I recenti eventi nel mercato del credito privato suggeriscono che presto potrebbero essere esposte le nudità di altri Fondi e non soltanto del credito privato.

Valter Buffo
Marzo 2026: dal guardrail agli scarafaggi
 

Nell’urgenza del momento, e nella fretta degli eventi che si susseguono, per ogni investitore è decisivo mettere alcuni punti fermi, alcuni appigli ai quali aggrapparsi nel momento della decisione sui propri risparmi.

Recce’d, oggi, ve ne regala una serie, utilizzando alcune immagini.

La prima immagine che abbiamo selezionato per i nostri lettori ci aiuta a riflettere sul come investire in tempi di guerra. e vi parla equilibri “multipli” e di relazioni “non lineari”:

Su come pensare all'impatto economico e finanziario della guerra:

La questione cruciale della durata e della diffusione va oltre la tempistica ristretta e il numero di paesi coinvolti.

Coinvolge anche i "guardrail" ovvero le barriere protettive che attualmente sono sotto stress. Se non dovessero reggere, ed è un grande SE, le dinamiche economiche e finanziarie potrebbero passare dalla più prevedibile regressione alla media ai più incerti "equilibri multipli" (ovvero, ogni nuova perturbazione rende sempre più probabile che la situazione successiva si allontani ulteriormente dalla condizione iniziale).

Mentre le conseguenze economiche e finanziarie globali negative della guerra sono funzione della sua durata e diffusione, è importante ricordare che questa relazione non è lineare.

Ci sono punti di svolta che innescano dinamiche avverse. Tra questi rientrano petrolio e gas.

Mesi fa, Recce’d vi aveva anticipato che il 2026 sarà “un anno a scalini”.

Leggiamo ora una seconda immagine.

L’immagine commenta il “fatto del giorno” del venerdì 6 marzo 2026, e lo fa in questo modo.

In rialzo del 14% solo oggi, il petrolio WTI ha appena superato i 92 dollari.

Ciò è coerente con un crescente riconoscimento e ansia per il rischio di dinamiche di "equilibri multipli", mentre i trader si preparano a un fine settimana intrinsecamente incerto.

(Si prega di consultare i post precedenti per ulteriori informazioni sulle dinamiche in gioco.)

Le ricadute economiche e finanziarie della guerra amplificheranno le pressioni sull'accessibilità economica in due modi immediati, con ulteriori effetti possibili a seconda della durata e dell'estensione del conflitto, nonché delle dinamiche sottostanti (come la reversione alla media rispetto a equilibri multipli).

Veniamo poi ad una terza immagine che Recce’d ha selezionato per i suoi lettori: che tratta dell’altro “fatto del giorno”, ed il giorno in questione è proprio venerdì 6 marzo 2026. Leggiamo.

Forse il fatto vi è sfuggito. Forse su Sole 24 Ore e MF non c’era. Oppure non lo avete letto sul Corriere, sulla Repubblica, su Il Giornale, su Il Fatto Quotidiano. Non lo avete ascoltato al Tg oppure al GR. Non lo hanno detto su CBNC. Non si trova sui social e nelle chat.

Ecco come Recce’d vi aiuta. Noi, siamo SEMPRE presenti, SEMPRE informati, SEMPRE analitici, e SEMPRE concreti.

Leggiamo che cosa dice l’immagine qui sopra:

Una brusca inversione di tendenza dopo il robusto guadagno del mese scorso. L'economia statunitense ha perso 92.000 posti di lavoro a febbraio, con il tasso di disoccupazione salito al 4,4%. Entrambe le cifre hanno sottoperformato le aspettative del consenso (vedere i dettagli di seguito).

Nel frattempo, i salari settimanali medi sono cresciuti a un tasso annuo del 3,8%, superando le previsioni.

Oltre a questi parametri principali, il rapporto presenta diverse complessità di fondo, inclusi vari fattori una tantum.

Il nostro suggerimento: inserite questo dato, importantissimo, nelle vostre valutazioni, prima di decidere.

Un quale modo? Vi è di aiuto la prossima immagine.

Il testo vi dice che non si può escludere una “seconda volta”: ma di che cosa, una “seconda volta”?

Leggiamo.

Tre fatti della settimana storica sui mercati petroliferi globali:

  • Il balzo del greggio Brent ha segnato il secondo più grande aumento settimanale dei prezzi nella storia registrata.

  • Il WTI ha visto il suo più grande aumento settimanale mai registrato.

  • Il ritmo degli aumenti giornalieri dei prezzi ha teso a intensificarsi con il progredire della settimana, in linea con le preoccupazioni sugli "equilibri multipli" e le conseguenti reazioni a catena, danni collaterali e conseguenze indesiderate.

Più a lungo dura questa guerra e più si diffonde, maggiore è il rischio che l'economia globale possa affrontare ancora una volta una realtà semplice ma di impatto:

Alcuni sistemi di produzione e alcune catene di approvvigionamento transfrontaliere non gestiscono bene gli "arresti improvvisi". SE continuano a fermarsi, ed è un se, la loro eventuale ripartenza probabilmente non sarà né rapida né fluida

L’analisi dell’impatto dei fatti delle ultime settimane sulle economie è cruciale per i nostri e vostri portafogli titoli.

Tra i temi da tenere in massima evidenza c’è il tema della AFFORDABILITY che da inizio anno e per molte settimane noi di Recce’d abbiamo approfondito in esclusiva per i nostri Clienti nel Bollettino quotidiano che si chiama The Morning Brief. Ne leggete sotto nell’immagine.

Contattateci se siete interessati a ricevere alcune copie del nostro The Morning Brief.

Oltre ad AFFORDABILITY, c’è un secondo tema che voi lettori avete probabilmente trascurato e messo da parte: un tema che, invece, peserà sui vostri risultati 2026 molto più del petrolio. Se ne scrive nella prossima immagine.

Voi lettori, dovreste fare massima attenzione a quello che si dice qui. Ed in modo particolare, quelli tra di voi che si sono fatti trascinare nella trappola del credito privato, del private equity, del private credit, degli investimenti diretti all’economia, e prodotti del genere.

E da chi? Ovviamente dal private banker, dal wealth manager, dal “consulente pagato dalle retrocessioni sui prodotti piazzati”, dal financial advisor, dal vostro promotore finanziario insomma.

Scarafaggi o termiti? Il credito privato

Domanda:

Le notizie di questa settimana dai mercati del credito privato nelle economie avanzate riecheggiano il recente avvertimento di Jamie Dimon sugli "scarafaggi": l'idea che i primi segnali di eccessi siano probabilmente seguiti da altri. Dai gap di valutazione e dalle tensioni di liquidità alla scarsa sottoscrizione e alle frodi, altri "insetti" stanno spuntando dal nulla.

La grande domanda per i mercati e l'economia reale è se abbiamo a che fare solo con gli scarafaggi... o se queste termiti rappresentano rischi sistemici?

Sospetto che, di per sé, non sia un problema di termiti. Ma tenete d'occhio le interazioni del credito privato con altri eccessi di mercato (elementi di una bolla di intelligenza artificiale, vulnerabilità in alcuni segmenti del mercato obbligazionario globale, ecc.).

Valter Buffo
Si dice Igor oppure AI-gor?
 



Chi tra i nostri lettori non ha visto il film dal titolo “Frankenstein Jr”. è invitato a vederlo: un’ora e mezza ben spesa (che spiega il titolo del nuovo Post, ed anche l’immagine che apre il Post di oggi).

Il titolo anticipa che tutti voi lettori avete un problema urgente da risolvere. Ve lo hanno detto i fatti del 2026. I fatti del mese di febbraio. I fatti dell’ultima settimana. Ed anche i fatti di ieri. Quale è, oggi, il problema più urgente che voi lettori ed investitori dovete risolvere?

Fare i conti con la realtà.

Noi, in Recce’d, da sempre ed in particolare nel corso degli ultimi 12 mesi lo abbiamo fatto. E lo abbiamo documentato anche in pubblico, attraverso i nostri approfondimenti, le analisi mirate, e i suggerimenti tempestivi e concreti che vi sono stati regalati attraverso questo sito Web.

Noi di Recce’d, come documentato dal nostro sito pubblico:

  • Abbiamo già informato tutti i lettori di stagflazione e default degli Stati cosiddetti Sviluppati (non lo sono più, sono Paesi in Via di Sviluppo, con qualche … Repubblica delle Banane);

  • Abbiamo scritto, con un grande anticipo, a tutti i lettori della Nuova Era, delle economie e dei mercati finanziari;

  • Abbiamo fornito concrete indicazioni di come va gestito il risparmio nella Nuova Era delle economie e dei mercati finanziari;

  • Abbiamo messo in evidenza ai nostri lettori la presenza di profonde fragilità del sistema finanziari ed economico internazionale.

Tutte cose del tutto ignorate da Mediolanum, Fideuram, Allianz, Fineco, generali e tutta la bella compagnia delle Reti di promotori finanziari oggi etichettati come “consulenti”. Ignorate del tutto anche dal vostro quotidiano, dal Tg, dal GR, da CNBC. E dalle banche internazionali, come Goldman Sachs, come Morgan Stanley., come BNP Paribas, come JP Morgan, soltanto per citarne alcune tra le tante che tutte giocano lo stesso ruolo.

I Clown.

Come vedete nell’immagine qui sopra, voi lettori ed investitori siete stati riempiti … di balle. Ingozzati di sciocchezze, per anni.

Nei primi 75 giorni del 2026, tutto questo si è manifestato (finalmente!) anche nei commenti dei social, e dei TG, e dei GR, e dei quotidiani e settimanali. E tutti quelli che abbiamo nominato adesso? Adesso sono costretti a ritirare indietro tutto ciò che andavano raccontando sessanta giorni fa. Come sempre, patetici. Adesso, “tutto ciò che conta è il risk-management”.

Adesso: adesso che le uova sono tutte rotte, adesso si viene a scoprire e proclamare che … “la cosa più importante è non farle cadere”.

I Clown.

Recce’d ha fatto il suo lavoro nel modo più professionale che è possibile dopo il COVID: e quindi “missione compiuta”, come è scritto nell’ultimo Post che ha chiuso ad inizio febbraio la nostra fortunatissima serie Detox.

Oggi sapete che tutto ciò a cui state assistendo ha le sue (profondissime) radici in quanto la serie Detox vi ha raccontato tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026, per ben 10 mesi.

La serie Detox rimane disponibile, per tutti i nostri lettori, sul sito in questa pagina (BLOG): ancora oggi, può essere davvero utilissima, per chi tra i nostri lettori fosse in ritardo oppure distratto.

Noi non ripeteremo cose già scritte e già dette: non vogliamo che il lettore che ci segue regolarmente perda il suo tempo.

Come sempre, oggi saremo sintetici, e concreti, e focalizzati sulla realtà.

E come sempre, utilizzeremo questo Blog per fornire sintetiche analisi e concrete indicazioni sulla gestione del risparmio: lo scopo è quello di aiutare il lettore a raggiungere i due obbiettivi di ogni sana gestione del portafoglio titoli. Ovvero, simultaneamente, un buon rendimento ed una integrale protezione del patrimonio risparmiato.

Nel nuovo Post, il primo dopo la chiusura della serie Detox, troverete qualcosa che nessun altro oggi è capace di fornirvi: un concreto aiuto alle gestione del caos.

La gestione del caos, con particolare riferimento al portafoglio titoli.

Perché dal caos si può anche guadagnare: è sufficiente non farsi trascinare a valle dal gregge, è sufficiente mantenere capacità di giudizio anche nel caos, è sufficiente ragionare con la propria testa (invece che con la testa di chi agisce da venditore piazzista per GPM, per Fondi Comuni, per polizze Vita, e prodotti finanziari), è sufficiente essere in grado di analizzare, comprendere e poi decidere.

E’ sufficiente guardare alla realtà, guardare fuori dalla finestra (invece che lo schermo dello smartphone).

Che cosa resta, a voi, oggi di tutte quelle cose, di tutte quelle sciocchezze, di tutte quelle baggianate che avevate letto a inizio 2026? Di tutti quegli “Outlook 2026” fatti circolare da Goldman Sachs, da JP Morgan, da Bank of America, da Morgan Stanley? Che cosa resta oggi di ciò che vi avevano raccontato solo 60 giorni fa Mediolanum e Fineco, Fideuram e Generali, Allianz e Banca Sella, e tutte le altre Reti di promotori finanziari (che tutte raccontano la stessa storia a tutti)?

A voi, che cosa rimane, oggi, di tutto quello?

Recce’d, anche oggi, anche adesso, anche nel pieno del caos, ha qualche cosa di utile da dirvi: e lo facciamo proprio in questo Post. Un Post dove noi (e soltanto noi di Recce’d) siamo in grado di spiegare a chi ci legge

le ragioni del caos.

Tutti i mercati finanziari sono malati. Da molti anni. Fin dal 2009. Si sono poi ammalati ancora di più nel 2012. Ma l’infezione letale è arrivata con il COVID. Ma (attenzione!) non si tratta del COVID.

Ve lo dimostriamo immediatamente e in modo semplice.

Leggete i dati del grafico che segue, e domandatevi: perché le Borse hanno acquistato valore, in una misura così ampia e visibile, grazie ad una pandemia globale? Che cosa ha aggiunto valore ai titoli azionari, che sia da collegare con una pandemia globale? Ma soprattutto: è giusto parlare di VALORE? C’è davvero valore, in questi prezzi? La nostra ricchezza è davvero aumentata? Oppure, si tratta di una illusione? E’ una truffa organizzata ai danni della massa degli investitori finali?

Nel grafico, forse si vede SOLO un aumento dei PREZZI che non corrisponde ad alcun aumento del VALORE e della RICCHEZZA?

Come tutti i nostri lettori sanno, l’aumento dei prezzi che avete appena visto è stato trascinato in particolare da alcuni titoli azionari: anche alla Borsa di Milano, gli aumenti dei prezzi sono stati indotti unicamente dall’aumento di alcuni titoli della Borsa di New York.

E osservando i dati di questo grafico, ritorna la medesima domanda del grafico precedente: che cosa ha a che vedere il valore di Apple con una pandemia globale? C’è un senso, c’è una sostanza, nei dati di questo grafico? Oppure, si tratta solo di una illusione?

Noi da tempo abbiamo fornito a tutti i lettori dati, analisi e commenti della più alta qualità, che consentono oggi di rispondere alle domande precedenti.

E vi abbiamo scritto, ripetutamente di fare grande attenzione.

Attenti: perché questo non regge.

Ve lo dice il prezzo dell’oro: che NON è salito a causa si una pandemia globale, ma soltanto cinque anni dopo.

E (persino) il Bitcoin oggi vi sta parlando. A proposito: cosa c’entra il Bitcoin con una pandemia globale? Voi lettori investitori, che ogni giorno discutete di Bitcoin, sapete rispondere a questa semplicissima domanda? No: voi non lo sapete, che cosa c’entra il Bitcoin con una pandemia globale. Eppure, ne parlate, date giudizi, fate previsioni.

Si tratta di abitudini che farete bene a perdere subito.

Voi oggi, nel marzo del 2026, siete molto disorientati, molto confusi, molto ansiosi ed impauriti.

Noi in Recce’d lo sappiamo bene: perché parliamo ogni giorno con migliaia di investitori finali, ne conosciamo benissimo gli umori, le ansie e le paure.

Si tratta della paura dell’ignoto: si sente che sta arrivando l’ombia del cambiamento, ma non si somprende la reagione e neppure la direzione del cambiamento.

Questo vale, ovviamente, per la massa degli investitori, ma non per tutti.

Chi ha seguito il nostro lavoro, e chi ha letto con regolarità la nostra serie Detox, oggi non soffre di angocia ed incertezza. la situazione è molto chiara.

Chiara e semplice: così tanto semplice che persino “AI” è in grado di spiegarla. Ed allora, noi di Recce’d oggi lasciamo la parola proprio ad “AI”.

La pandemia di COVID-19 ha agito come un catalizzatore importante e senza precedenti che ha rimodellato i mercati finanziari globali, determinando rapidi cambiamenti nella politica monetaria, nel comportamento del mercato e nelle strategie di investimento a lungo termine. La crisi ha causato la correzione di mercato più rapida della storia, passando dai massimi storici a una fase ribassista in circa 30 giorni all'inizio del 2020, ma è stata seguita da una rapida ripresa guidata da un massiccio intervento governativo.

Ecco come il COVID-19 ha cambiato i mercati finanziari:

1. Risposta politica senza precedenti e denaro "a buon mercato"

Intervento massiccio: per evitare un collasso totale del sistema finanziario, le banche centrali (in particolare la Federal Reserve) e i governi hanno imposto livelli storicamente elevati di stimoli monetari e fiscali.

Contesto di bassi tassi di interesse: i tassi di interesse sono stati tagliati quasi a zero, spingendo i rendimenti obbligazionari ai minimi storici e alimentando un'impennata delle valutazioni azionarie nonostante la recessione economica di fondo.

Esplosione del debito: la risposta all'emergenza ha portato a un aumento globale del debito pubblico e privato, alterando gli scenari fiscali a lungo termine.

2. Disconnessione tra mercati ed economia reale

Dal panico alla ripresa: dopo il crollo iniziale di marzo 2020, i mercati si sono disaccoppiati dalla realtà economica dei lockdown, della perdita di posti di lavoro e del calo del PIL.

Compiacenza nel mercato azionario: nonostante la recessione più profonda degli ultimi decenni (contrazione globale del 4,4% nel 2020), i principali indici azionari (ad esempio, l'S&P 500) hanno registrato un rapido rimbalzo grazie a questa iniezione di liquidità.

3. Cambiamenti strutturali nelle dinamiche di mercato

Impegno degli investitori al dettaglio: la pandemia ha intensificato il passaggio al trading digitale, portando a un massiccio aumento della partecipazione degli investitori al dettaglio.

Value vs. Growth: la crisi ha inizialmente favorito i settori "in crescita" (tecnologia), penalizzando al contempo i settori "value" (energia, finanza), sebbene la distribuzione del vaccino nel 2021 abbia successivamente innescato una ripresa dei titoli value.

Integrazione ESG: la pandemia ha accelerato l'importanza dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG), poiché gli investitori si sono concentrati maggiormente sulla resilienza e sulla sostenibilità a lungo termine.

4. Accelerazione delle tendenze a lungo termine

Digitalizzazione e FinTech: i pagamenti contactless, il digital banking e l'e-commerce hanno visto anni di adozione condensati in mesi, con un conseguente aumento dei titoli legati alla tecnologia.

Impatto del lavoro da remoto: la rapida adozione del lavoro da remoto ha portato a un cambiamento strutturale nei mercati immobiliari, con un aumento degli spazi vacanti per uffici/negozi e un'impennata della domanda di immobili residenziali.

5. Aumento della volatilità e del rischio

Rischio sistemico: la crisi ha registrato livelli di rischio sistemico senza precedenti all'inizio del 2020, con un'elevata connettività tra diverse classi di attività (oro, petrolio, azioni, tutte in movimento parallelo).

Valuta e mercati emergenti: la distribuzione dei vaccini e la gestione della pandemia sono diventati fattori chiave della volatilità dei cambi, con i paesi in via di sviluppo che hanno spesso subito interruzioni più significative e durature.

In sintesi, il COVID-19 non ha solo creato uno shock temporaneo; ha consolidato una nuova era di dinamiche di mercato ad alta liquidità, elevata incertezza e guidate dalla tecnologia.

Come sempre, “AI” in questa occasione fa una collezione di fonti diverse, fonti che “AI” seleziona sulla base di criteri più o meno validi, che nessuno peraltro consoce, valuta, critica.

In questo caso, possiamo accontentarci: perché come già scritto sopra, la sostanza c’è, ed è una materia piuttosto semplice. Facciamo quindi selezionare ad “AI” qualche altra osservazione, aggiornata al 2025.


All'inizio del 2025, cinque anni dopo lo shock iniziale del COVID-19, i mercati finanziari hanno subito un cambiamento radicale, caratterizzato da un persistente contesto di "nuova normalità" guidato dalle conseguenze a lungo termine della pandemia, dall'intelligenza artificiale e dalla frammentazione geopolitica. Tra i cambiamenti principali figurano un aumento del 112% dell'indice S&P 500 in cinque anni, il predominio dei titoli tecnologici statunitensi, un'inflazione strutturale più elevata e un cambiamento fondamentale nella correlazione tra azioni e obbligazioni.

Cambiamenti strutturali chiave (contesto 2025)

Impatto persistente sul mercato: sebbene lo shock immediato della pandemia sia terminato, la sua eredità persiste attraverso alti tassi di interesse, debito e aggiustamenti della catena di approvvigionamento.

Il "Rally di tutto" e l'intelligenza artificiale: nonostante l'elevata inflazione, nel 2025 i mercati hanno registrato un ampio rally ("rally di tutto"), trainato dalla produttività alimentata dalla tecnologia e da un "atterraggio morbido" per l'economia globale. La rivoluzione dell'intelligenza artificiale, nata dalla digitalizzazione dell'era pandemica, rimane un importante catalizzatore per la crescita del settore tecnologico.

Diversificazione interrotta: il rapporto tradizionale tra azioni e obbligazioni è cambiato, poiché ora spesso si muovono di pari passo, offrendo una minore protezione agli investitori durante le fasi di vendita.

Frammentazione geopolitica e commerciale: l'inizio del 2025 ha visto picchi significativi nell'incertezza delle politiche commerciali, con la crescita del commercio globale in rallentamento al 2,5%-3%, al di sotto dei livelli pre-pandemici.

Performance e tendenze dei mercati finanziari (2025)

Dominanza degli Stati Uniti: il mercato statunitense continua a dominare, con un aumento del 96% dell'S&P 500 negli ultimi cinque anni, fortemente trainato dai "Magnifici Sette".

Ripresa dei mercati emergenti: nel 2025, diversi mercati emergenti (Corea del Sud, Grecia, Sudafrica, Polonia, Cile) hanno "ripreso il controllo" con ottime performance, spesso beneficiando di un rapporto debito/PIL più basso e di un'esposizione all'intelligenza artificiale.

Ripresa del reddito fisso: dopo un 2024 deludente, gli asset a reddito fisso hanno ritrovato terreno fertile nel 2025, con l'inizio dei tagli dei tassi da parte delle banche centrali, che hanno abbassato le aspettative di inflazione.

Oro e argento: questi asset rimangono interessanti come copertura contro la svalutazione della valuta, gli elevati livelli di debito e l'instabilità geopolitica.

Cambio nel settore energetico: i prezzi del petrolio sono scesi nel 2025 a causa dell'aumento della produzione dell'OPEC+ e di una svolta strutturale verso le energie rinnovabili, lasciando la quota di mercato del settore energetico ben al di sotto delle medie di lungo termine.

Rischi e previsioni a lungo termine

Elevati livelli di debito: il debito pubblico rimane molto più elevato rispetto al 2008, aumentando il rischio di futura instabilità finanziaria.

"Atterraggio morbido" vs. recessione: sebbene il 2025 sembri evitare una grave recessione, si prevede che l'economia globale crescerà a un ritmo più lento (2,6%) nel 2025 e nel 2026 rispetto ai trend pre-pandemici.

Prospettive di mercato: sebbene il 2025 si sia dimostrato resiliente, si prevede generalmente che il 2026 sarà un anno economico più "meh", con una crescita moderata, piuttosto che esplosiva.

Ovviamente “AI” non è in grado di ragionare, copia ed incolla. Gli algoritmi di “AI” vanno semplicemente in giro per il Web e copiano dal JP Morgan, BNP, Paribas e Morgan Stanley, e dagli altri. Non aggiungono nulla.

In questo specifico caso però, leggere queste sintesi può essere utile al nostro lettore per avere un punto di partenza, anche se molto sintetico.

Poi, per vostra fortuna, per i ragionamenti e le analisi arriviamo noi di Recce’d, che siamo in grado di aiutarvi a tradurre queste osservazioni oridinate ma banali in una efficiente strategia di gestione dei vostri risparmi, che associa protezione del capitale a risultati positivi, stabili e duraturi.

Completiamo oggi la nostra escursione in “AI” chiedendo un aggiornamento del tema trattato sino a qui ale 2026.

All'inizio del 2026, i cambiamenti strutturali a lungo termine avviati dalla pandemia di COVID-19 sono maturati, creando un nuovo contesto finanziario caratterizzato da investimenti ad alto rischio nell'intelligenza artificiale, un'economia "a forma di K" e un mercato del lavoro "a basse assunzioni e bassi licenziamenti".

Le conseguenze della pandemia continuano a influenzare i mercati finanziari attraverso un'inflazione persistente, seppur in calo, e una transizione da una politica monetaria ultra-espansiva a un "mantenimento simultaneo" dei tassi a livelli elevati.

Ecco un'analisi di come il panorama post-COVID, a partire dal 2026, ha cambiato i mercati finanziari:

1. Fattori di mercato: il panorama "il vincitore prende tutto" guidato dall'intelligenza artificiale

Concentrazione record: i mercati nel 2026 sono caratterizzati da un'estrema concentrazione, con una dinamica "il vincitore prende tutto", simile a quella del 2025.

Superciclo dell'intelligenza artificiale: il boom guidato dall'intelligenza artificiale sta accelerando la spesa in conto capitale (capex) e trainando la crescita degli utili, in particolare nel settore tecnologico e, in misura crescente, nei settori dei servizi di pubblica utilità e dell'assistenza sanitaria, con utili dell'indice S&P 500 previsti in crescita del 13-15%.

Ripresa delle small cap: dopo anni di predominio delle large cap tecnologiche, nel 2026 la crescita degli utili delle small cap potrebbe superare quella delle large cap per la prima volta da anni.

2. Politica monetaria e inflazione: la "nuova normalità"

Tassi elevati come default: le banche centrali stanno passando da un ciclo di allentamento monetario del 2025 al mantenimento dei tassi di interesse a livelli elevati rispetto all'era pre-COVID.

Dinamiche dell'inflazione: l'inflazione, pur raffreddandosi, rimane vischiosa ed è considerata una minaccia maggiore per i rally rispetto alla crescita lenta.

QE "invisibile": la Fed sta mantenendo la liquidità del mercato attraverso un "quantitative easing invisibile", reinvestendo i proventi delle obbligazioni in scadenza in buoni del Tesoro a breve termine anziché ridurre il proprio bilancio.

3. Panorama economico: "a forma di K" e resiliente

Da "vibecession" a resilienza: nonostante i sentimenti di "vibecession", l'economia statunitense ha mostrato resilienza, con una crescita prevista per il 2026 trainata da una forte spesa al consumo, supportata da modifiche fiscali retroattive (ad esempio, il disegno di legge OBBBA).

Polarizzazione a forma di K: l'economia è sempre più divisa, con "ricchi" (tecnologia a leva, vincitori dell'intelligenza artificiale) e "poveri" (consumatori schiacciati), causando volatilità del mercato.

Stabilità del mercato del lavoro: il mercato del lavoro si è stabilizzato in un equilibrio di "basse assunzioni, basse emissioni", con una disoccupazione che dovrebbe mantenersi relativamente stabile intorno al 4,4%.

4. Rischi specifici e prospettive per il 2026

Fattori geopolitici e commerciali avversi: le crescenti tensioni (ad esempio, Stati Uniti-Europa, potenziali conflitti in Medio Oriente) e le politiche protezionistiche (dazi) stanno creando una forte volatilità, con alcuni osservatori che mettono in dubbio l'affidabilità del dollaro statunitense come valuta rifugio.

Servizio del debito: con costi degli interessi statunitensi superiori a 1.000 miliardi di dollari all'anno, il contesto di elevato debito e tassi di interesse elevati sta causando notevoli difficoltà, in particolare per le aziende che dipendono dal credito privato, con tassi di insolvenza previsti in aumento entro la fine del 2026.

Preoccupazioni per le valutazioni: mentre alcuni prevedono guadagni a due cifre per le azioni globali nel 2026, altri avvertono che l'elevato ottimismo e le valutazioni elevate lasciano un "margine di errore estremamente ridotto".

In sintesi, il 2026 rappresenta un mercato che si è adattato a un contesto di tassi "alti per un periodo prolungato", alimentato dall'intelligenza artificiale, ma che è sempre più vulnerabile agli squilibri strutturali e agli shock geopolitici.


Queste poche e semplici parole sono più che sufficienti, per comprendere ciò che accade oggi datanti ai vostri oggi: anche l’attacco militare allo IRAN, anche il petrolio a 90$, anche il rialzo dei rendimenti (calo del prezzi) dei Titoli di Stato, anche l’oro che ha smesso di salire, anche il dollaro USA scambiato a 1,1600 contro euro. Tutto quanto.

Il punto sta qui: che per voi lettori ed investitori capire l’oggi NON serve: ciò che accade oggi, lo dovevate analizzare e comprendere 6 e 12 mesi fa, seguendo la nostra serie di Post che si chiamava Detox.

Oggi, invece, nel mese di marzo del 2026, che cosa vi serve? Che cosa vi occorre per decidere? Che cosa può aiutarvi nella gestione del risparmio, per la strategia di investimento e per una asset allocation ottimale? Non è certamente “AI”. Ma che cosa allora?

Il suggerimento di Recce’d (che non è nuovo) è quello di approfondire il tema seguente: “come si comportano i mercati finanziari nei periodi di stagflazione?”.

Recce’d vi aiuta: lo ha già fatto decine di volte, tra la pandemia ed oggi. Oggi, lo facciamo con il brano che segue e che chiude questo Post.

3 marzo 2026, 16:31 CET

La stagflazione è entrata nel dibattito sui mercati, mentre gli investitori valutano l'impatto dirompente dell'aumento dei prezzi del petrolio.

Il timore è che un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio possa alimentare l'inflazione e rallentare la crescita.

I dati sull'inflazione e sul PIL della scorsa settimana avevano già alimentato le preoccupazioni sulla stagflazione.

La stagflazione è tornata in auge.

Dopo aver spaventato gli investitori lo scorso anno a causa delle turbolenze tariffarie, la terribile combinazione di alta inflazione e debole crescita economica si sta nuovamente ripresentando, con la guerra in Iran come ultimo fattore scatenante.

La stagflazione è spesso considerata lo scenario peggiore per l'economia, poiché rappresenta un problema più difficile da risolvere per i responsabili politici rispetto a un tipico rallentamento economico. Questo perché la Fed sarebbe limitata nella sua capacità di tagliare i tassi come farebbe in un normale scenario di recessione, perché rischierebbe di alimentare ulteriormente l'inflazione.

I prezzi del petrolio sono stati l'ultimo elemento a sostegno delle argomentazioni sull'inflazione questa settimana, mentre i preoccupanti dati economici della scorsa settimana hanno offuscato le prospettive di crescita economica per quest'anno.

Il greggio Brent, il benchmark internazionale, è salito fino a 84 dollari al barile martedì mattina, mentre la guerra con l'Iran continuava per il quarto giorno.

Si tratta dei prezzi del petrolio più alti dal 2024, il che richiama in parte gli shock petroliferi che hanno spinto l'economia in una spirale stagflazionistica negli anni '70. Il timore, per quanto riguarda la stagflazione, è che prezzi del petrolio più elevati possano contribuire all'inflazione, limitando al contempo l'attività economica.

José Torres, economista senior di Interactive Brokers, ha affermato di ritenere che i rischi di stagflazione siano "sicuramente" più elevati. Ha sottolineato l'impennata dei rendimenti dei titoli del Tesoro da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente nel fine settimana, un segnale che gli investitori stanno vendendo titoli di Stato in previsione di un contesto inflazionistico più intenso e di tassi di interesse più elevati, che possono pesare sulla crescita economica.

Un aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro in periodi di turbolenza geopolitica è insolito, e l'ultimo picco suggerisce che i timori di inflazione stanno aumentando tra gli investitori. Invece di accumulare obbligazioni come rifugio sicuro, gli operatori stanno vendendo titoli del Tesoro, in quanto scontano l'aspettativa che i tassi di interesse rimarranno stabili mentre l'inflazione torna a salire.

Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è salito al 4,1% martedì mattina, in rialzo di 13 punti base rispetto a venerdì scorso.

"L'effetto cumulativo di queste perturbazioni è una nuova potenziale ondata di stagflazione che investe l'economia globale", ha scritto lunedì il noto economista Mohamed El-Erian.

Mark Malek, responsabile degli investimenti di Siebert, ha dichiarato a Business Insider di percepire "soffi di stagflazione" nell'attuale contesto di mercato. Ha affermato che sarebbe particolarmente preoccupato se i prezzi del petrolio rimanessero elevati per sei mesi, o se il mercato azionario dovesse trovarsi in difficoltà per più di un mese.

"Si potrebbe sicuramente assistere a una contrazione dei consumi, e questo potrebbe rappresentare un problema molto più grave", ha affermato a proposito di uno scenario di stagflazione.

Anche prima dell'inizio della guerra in Iran, i mercati si confrontavano con i timori di un'inflazione più elevata e di una crescita più bassa.

I dati della scorsa settimana hanno mostrato un PIL reale cresciuto dell'1,4% su base annua nel quarto trimestre, ben al di sotto delle stime del 2,8%.

E mentre l'inflazione al consumo è per lo più scesa, l'indice dei prezzi alla produzione, una misura dei prezzi all'ingrosso, è aumentato dello 0,8% a gennaio, ben al di sopra delle aspettative dello 0,3%.

Tali rapporti erano già "preoccupanti" e "indicavano una possibile stagflazione", ha scritto in una nota David Russell, responsabile globale della strategia di mercato di TradeStation.

"Un conflitto prolungato potrebbe consolidare le aspettative di inflazione ed erodere la fiducia delle imprese. Potrebbe trasformarsi in uno shock stagflazionistico nel tempo, con prezzi in forte crescita e perdite di posti di lavoro allo stesso tempo", ha affermato Russell lunedì.

Gli economisti di SocGen hanno affermato di ritenere che l'inflazione globale potrebbe aumentare fino a 1 punto percentuale, mentre la crescita globale potrebbe scendere fino a 0,2 punti percentuali se i prezzi del petrolio rimanessero sopra i 90 dollari al barile per almeno tre mesi.

Gli strateghi del team di market intelligence di JPMorgan hanno anche affermato di stare tenendo d'occhio uno dei panieri di investimento della banca a tema stagflazione in una nota di lunedì.

"Detto questo, questo è un mercato slegato dai fondamentali", ha scritto la banca, citando il conflitto tra Stati Uniti e Iran come uno dei fattori.


Comprendere questa dinamica è il primo passo verso una migliore disciplina di investimento.

Per coloro che desiderano trasformarla in un'opportunità, gli strumenti di analisi di Recce’d aiutano a identificare e agire su questi cambiamenti prima che lo faccia la massa.

Inoltre, i nostri articoli del blog, i commenti quotidiani, ed i podcast in arrivo aiutano a distinguere il segnale dal rumore delle attuali narrazioni di mercato.

Valter Buffo
Detox. Il Finale: quel silenzio dell'alba, mentre tutti ancora dormono
 

La serie Detox, avviata dal nostro Blog nel marzo del 2025, si chiude oggi, il primo giorno del mese di febbraio 2026, dopo poco più di dieci mesi.

La serie si chiude perché ha raggiunto il suo scopo. Possiamo dire, per quello che riguarda la serie Detox: missione compiuta.

La decisione di chiudere la serie Detox è spiegata dai fatti (come sempre, quando si parla di Recce’d). I fatti, ed in particolare i fatti del gennaio 2026, ci dicono che la fase Detox si è chiusa, perché si è completata.

Dal gennaio 2026 in avanti, i mercati finanziari internazionali (insieme con le economie) sono usciti dalla fase Detox, e sono entrati in una nuova fase.

La nuova fase delle quale vi scriverà, con analisi tempestive e di alta qualità, nei prossimi Blog.

Modificheremo quindi i temi trattati, che non saranno più necessariamente collegati l’uno all’altro come lo sono stati negli ultimi dieci mesi. E modificheremo anche la cadenza di pubblicazione, che non sarà più altrettanto regolare.

Ora, nell’immediato, ci prenderemo una pausa, per concentrare il 100% del nostro tempo sulle operazioni per i portafogli modello ed i Clienti, dopodiché riprenderemo pubblicando nuovi Post, non esclusivamente nei fine settimana, bensì in qualsiasi giorno.

Come abbiamo appena detto, la varietà dei temi trattati si amplierà, e lo scopo dei nostri lavori pubblicati qui nel Blog sarà quello di anticipare gratuitamente ai lettori il nuovo che sta per materializzarsi sia sui mercati finanziari internazionali, sia per le economie del Pianeta, ora che siamo usciti da Detox.

Nel corso degli ultimi dieci mesi, la serie Detox di Recce’d vi è stata utile per:

  • distinguere i falsi segnali dai segnali davvero importanti

  • analizzare quei fattori che hanno ed avranno maggiore influenza sui rendimenti

  • individuare e valutare i grandi fattori di rischio del tutto ignorati dai social e dai media

  • ricevere da Recce’d pratiche indicazioni sulla gestione dei vostri portafogli titoli, quei portafogli fatti (dai promotori finanziari) con Fondi Comuni, GPM, polizze VIta, polizze UCITS, credito privato, private equity, e tanti altri “pacchettini” che voi ancora oggi non avete ben compreso (molti non li avete capiti proprio per nulla) e che vi daranno nel 2026 una serie di sorprese. Buone o cattive? State a vedere.

Aggiungiamo anche oggi un consiglio pratico, un consiglio finale che ne riassume molti tra quelli che Recce’d vi aveva dato nei post degli ultimi 10 mesi: vi sarà utilissimo, nel corso del vostro incontro con il promotore finanziario (financial advisor, wealth manager, private banker, personal banker, family banker), sempre con quel sorriso esagerato, la stretta di mano appiccicosa, le frasi pronunciate con sicurezza ma di scarso significato, e i racconti di un futuro che non esiste ma che lui, il promotore, si è appena sentito raccontare da Goldman sachs.

Voi, che siete investitori intelligenti, e di ben altro livello rispetto al vostro venditore “personale”, fategli leggere questo breve testo:

La paura è un meccanismo evolutivo fondamentale per la sopravvivenza, agendo come un sistema di allarme innato che spinge le specie a evitare pericoli, adattarsi all'ambiente e superare le minacce. Questa emozione primordiale stimola comportamenti di "attacco o fuga" e favorisce la selezione naturale, garantendo che solo gli individui più abili a reagire ai rischi trasmettano i propri geni. 

Ecco i punti chiave su come la paura fonda l'evoluzione:

  • Meccanismo di sopravvivenza: La paura preserva la sicurezza, insegnando ad evitare pericoli e a sviluppare strategie per la vita.

  • Adattamento e Selezione: In linea con la teoria di Darwin, la capacità di reagire ai cambiamenti e alle minacce (più che la forza bruta) determina chi sopravvive e si evolve.

  • Risposta biologica (Amigdala): Situata nel cervello, l'amigdala agisce come un sistema di allarme che attiva reazioni immediate, come il freezing o la fuga, essenziali di fronte al pericolo.

  • Predisposizione genetica: Molte paure (es. altezze, serpenti) sono retaggi ancestrali iscritti nel patrimonio genetico per proteggere i progenitori in ambienti ostili.

  • Evoluzione della cautela: La paura ha insegnato ai nostri antenati ad essere cauti, stimolando lo sviluppo di una maggiore consapevolezza e intelligenza adattiva. 

In conclusione, la paura non è solo un'emozione negativa, ma una risorsa biologica essenziale che ha guidato l'evoluzione, trasformando l'incertezza e il rischio in occasioni di crescita e adattamento. 

Regaleremo oggi anche un secondo consiglio pratico, a tutti i nostri lettori: se non lo avete capito, ve lo diciamo noi, che

siamo finiti in un cul-de-sac ovvero in una strada senza uscita, dalla quale adesso si può uscire soltanto facendo la marcia indietro: e la marcia indietro è appunto Detox, come Recce’d ha già ampiamente dimostrato.

La marcia indietro è iniziata, proprio nel gennaio del 2026. Il nostro suggerimento è: mettete da oggi (se non lo avete già fatto) una serie di shocks: alcuni di dimensioni modeste come quelle di gennaio 2026, ed altre più ampie, come quelle che potrebbero arrivare oggi stesso, domani, la settimana prossima, in febbraio oppure in marzo.

Preparatevi. ma soprattutto, preparate il vostro risparmio, modificate la vostra asset allocation, e cambiate radicalmente la vostra strategia.

La chiusura di questa fortunatissima serie di Post, ognuno dei quali (dal marzo 2025 al gennaio 2026) rimane a tutto oggi attualissimo e utile da rileggere) noi la affidiamo ad una serie di immagini, come se fossero i tasselli di un puzzle. la ricomposizione del puzzle è un gioco divertente che lasciamo gustare ad ognuno dei nostri lettori. le istruzioni, le trovate appunto nei precedenti Post della serie Detox.

Alla fine, dopo tutte queste immagni, trovate la riproposizione di un testo, che avevamo già pubblicato nel Post datato 17 gennaio.

Noi di Recce’d, a questo punto, il nostro lo abbiamo già fatto, e molto bene: voi, lettori, ora fate il vostro.

Se interessati, come sempre, noi siamo disponibili ad offrire uno scambio di vedute, ed una assistenza professionale che in Italia oggi non ha eguali.

Non aggiungeremo nostri commenti: ne abbiamo giù prodotti tantissimi, un lavoro eccezionale di qualità elevata, offerto gratuitamente a tutti i nostri lettori attraverso la serie Detox in questo Blog.

Come detto, queste immagini possono esservi utilissime, perché possono essere utilizzate per comporre un quadro omogeneo, da cui ricavare lo scenario (i rendimenti ed i rischi) per i vostri portafogli titoli nelle prossime settimane e mesi.

Al lettore lasciamo di ricomporre il quadro, e poi di trovare il modo per sfruttarlo al massimo, guadagnando ed al tempo stesso proteggendo il proprio rispamio dai grandi rischi di cui leggete qui sopra. Rischi che sono anche opportunità, alcune davvero notevoli.

Le classiche “opportunità di una vita”: adesso, ci sono davvero (spoiler: non sono “AI”).

Le nostre istruzioni, su come va ricomposto questo puzzle, le trovate nei Post precedenti della serie Detox. Non le ripeteremo.

Ma riportiamo, qui sotto, scelto tra i tantissimi di grande livello, che abbiamo pubblicato nel Post datato 17 gennaio 2025 dopo averlo tradotto per i nostri lettori dalla sua fonte originale (il Financial Times).

Buongiorno. Ieri è stata una giornata opposta per il mercato azionario statunitense. Le cose che generalmente hanno funzionato nell'ultimo anno o giù di lì non hanno funzionato (tecnologia, finanza) e quelle che ultimamente sono rimaste indietro hanno avuto successo (energia, beni di prima necessità, immobiliare).

Ultimamente si sono verificate un paio di queste inversioni dell'ordine normale. È in arrivo un cambio di regime?

Dopo che l'amministrazione Trump ha aperto un'indagine penale sulla Federal Reserve, mi sono chiesto perché i mercati non sembrassero preoccuparsi della minaccia all'indipendenza della banca centrale. Una delle risposte più gettonate è stata che l'indipendenza della Fed è un'astrazione accademica, o forse una pia fantasia, in un momento in cui i deficit statunitensi sono così ampi e il debito così elevato che una qualche forma di monetizzazione del debito da parte della banca centrale è inevitabile.

Perché i mercati dovrebbero preoccuparsi di qualcosa che, di fatto, non esiste?

Questo tira e molla ha suscitato alcune e-mail da parte di lettori intelligenti.

Un corrispondente abituale, un gestore di titoli a reddito fisso piuttosto irascibile, ha obiettato all'idea che l'incontinenza fiscale del governo fosse responsabile della subordinazione della Fed e di altre banche centrali.

A suo avviso, le banche centrali hanno fatto questo a se stesse (e a noi).

Siamo arrivati ​​a questo punto a causa delle azioni estreme e sperimentali [delle banche centrali] per cercare di spostare l'ago dell'inflazione da circa l'1,7% al 2% [dopo la grande crisi finanziaria], con una giustificazione teorica ed empirica tutt'altro che dubbia. a causa della loro incapacità di accettare qualsiasi calo delle azioni o dell'economia (Schumpeter sia dannato), a causa della loro calorosa adesione a questo sistema di "eccesso/ampie riserve" con tutte le sue conseguenze in termini di leva finanziaria. e a causa del loro totale disprezzo per l'azzardo morale (Bagehot si sta rivoltando nella tomba), per la determinazione dei prezzi del libero mercato, per la determinazione dei prezzi e per le conseguenze indesiderate dei loro persistenti e ingenui interventi.

I governi di oggi non hanno alcuna disciplina perché le banche centrali di ieri hanno permesso loro di imparare lezioni terribili e dannose.

Ora siamo tutti intrappolati. In altre parole: poiché le banche centrali hanno protetto i mercati dalle conseguenze di una spesa pubblica sconsiderata e di una conseguente elevata leva finanziaria nel sistema finanziario, la spesa pubblica e la leva finanziaria sono ulteriormente aumentate. Il sistema è ora così precario, e le conseguenze di un crollo così gravi, che la Fed non ha altra scelta che intervenire ogni volta che i mercati iniziano a sussultare. L'azzardo morale non fa che peggiorare: questa è la trappola.

Questa visione è particolarmente rilevante nel contesto dei mercati dei prestiti overnight. Il regime di "ampie riserve" a cui si fa riferimento sopra è la quantità di liquidità del sistema finanziario che consente alla Fed di controllare i tassi overnight nonostante la pressione al rialzo su tali tassi derivante dall'enorme leva finanziaria del sistema. Ma a volte è difficile distinguere il controllo dei tassi di interesse a breve termine, che è la politica monetaria, dalla soppressione della volatilità immettendo liquidità nel sistema, perché altrimenti l'intera mostruosità sovraindebitata potrebbe esplodere, il che è solo un tentativo di ripulire il proprio pasticcio. L'aspetto perverso di tutto questo, sostiene il mio corrispondente, è che l'obiettivo della politica monetaria doveva essere l'economia reale. Ora l'obiettivo è e deve essere il sistema finanziario.

Tutto questo pompaggio di liquidità causerà inflazione, dice il mio corrispondente.

Perché il mercato obbligazionario non registra questo fatto? Perché non sarà un'inflazione dei prezzi al consumo. Sarà un'inflazione delle attività finanziarie. Il denaro immesso dalle banche centrali nel sistema finanziario non fuoriesce. Questo potrebbe non sembrare poi così male: un'inflazione dei prezzi delle attività migliore di un'inflazione del costo della vita. Ma le conseguenze distributive sono spiacevoli.

Consideriamo cosa è successo ai prezzi al consumo, ai prezzi delle case, alle azioni e ai salari dall'inizio del quantitative easing alla fine del 2008: i lavoratori dipendenti si sono arricchiti rispetto ai prezzi della maggior parte dei beni e servizi. Ma si sono impoveriti rispetto ai prezzi delle case – le case sono ovviamente ormai asset finanziari. Nel frattempo, gli azionisti, in quanto partecipanti diretti al sistema finanziario, hanno quintuplicato il loro denaro e si chiedono di cosa si lamentino tutti gli altri. Sarei curioso di sapere cosa pensano i lettori di questo quadro piuttosto desolante.

Ma per dare un'idea della gamma di opinioni su questi argomenti, un altro lettore ha scritto per sostenere che il motivo per cui il mercato obbligazionario non sta rispondendo a una minaccia di svalutazione o di "dominanza fiscale" è che non c'è alcuna minaccia a cui rispondere. L'aumento sincrono dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine negli ultimi anni non è dovuto all'imminente monetizzazione del debito o a una crisi di insostenibilità del debito. Si tratta di una crescita reale un po’ più rapida e di un’inflazione più elevata: non trovo davvero convincente l’argomento della “dominanza fiscale”.

La spiegazione più ovvia dell'aumento dei rendimenti dal 2020 è che i rendimenti erano stranamente bassi e da allora si sono normalizzati con il miglioramento dell'economia. All'epoca, gli anni 2010 erano considerati un periodo di crescita del PIL nominale anormalmente lenta e di conseguenza di bassi rendimenti sul reddito fisso, cosa che all'epoca non piaceva a nessuno.

Se fossimo usciti da quel mondo, è logico che i rendimenti sarebbero più alti. È una storia che riguarda l'inflazione e le aspettative di crescita piuttosto che i deficit e le dinamiche del debito. Klein mi ha anche fatto notare che l'idea che il debito stia diventando insostenibile è più difficile da sostenere se si considera il contesto più ampio. Ciò che è accaduto non è tanto un massiccio accumulo di debito quanto un trasferimento di debito dalle famiglie al governo.

Quali sono le mie opinioni? Cosa ha causato il predominio fiscale? Esiste davvero? Non ne sono più sicuro. Mi gira la testa perché ci ho pensato troppo negli ultimi giorni.

Con questo testo, le immagini qui sopra, e tutto ciò che potete trovare nella serie Detox, abbiamo completato il lavoro.

La missione, come detto, è compiuta. Detox, è stato il nostro presente negli ultimi 10 mesi. Ora, noi di Recce’d guardiamo a quello che viene dopo.

E se per qualcuno risultasse utile, ripetiamo a tutti i lettori che noi di Recce’d

  • non siamo il signore in lacrime al bar che vedete qui sotto

  • non amiamo i ristoranti a luci soffuse che vedete nell’immagine sotto

  • e non siamo “semplici” come è scritto nell’immagine in basso (noi siamo quelli degli “integrali” che vengono citati nello spot radiofonico che trovate alla pagina MERCATI del nostro sito).

Noi di Recce’d siamo tutta un’altra roba, offriamo tutta un’altra roba, stiamo proprio su un pianeta diverso da quello rappresentato nelle tre immagini qui sotto. Un’altra realtà, un’altra sostanza, un altro servizio ed un altro modo di relazionarsi con il Cliente.

Una nuova Era delle economie e dei mercati finanziari, un nuovo servizio al risparmiatore: per questo noi siamo quello che vi serve, oggi.

Valter Buffo