Primo Detox del 2026. Non è la “bolla di AI”: è un “futuro” che non esiste. Proteggetevi (e guadagnateci)

La parola d’ordine per tutti gli investitori nel 2026 sarà: “proteggere”.

In secondo luogo, e quindi dopo avere protetto, ci sarà “guadagnare”.

Nel 2026 è in arrivo una serie di ondate di cambiamento: oggi qualcuno, con poco coraggio e molta ipocrisia, lo definisce “un più che probabile aumento della volatilità”.

In realtà, si tratta di un castello di carte che crolla.

E non stiamo riferendoci, questo è certo (e lo avevamo già chiarito) alla “bolla di AI”.

Il tema della “bolla di AI”, se si guarda alla asset allocation, alla gestione del portafoglio titoli, ed alla futura strategia di investimento, è uno specchietto per le allodole. Qualcosa che è stato tirato fuori a novembre 2025 dai media come “copertura”, un modo per distrarre.

Per i nostri investimenti ed il nostro rispamio, il focus dell’attenzione deve spostarsi subito su un tema diverso: il futuro che non esiste.

Tutto intero il mercato internazionale, così come lo leggiamo ai prezzi della sera del venerdì 2 gennaio 2025, risulta fondato su aspettative deliranti e previsioni folli: nessun ancoraggio con la realtà. Solo fantasie malate ed allucinazioni prodotte chimicamente.

Proteggete i vostri risparmi dalle allucinazioni, e dagli esaltati. Ma pure dalla “insalata di parole”.

Partiamo dalla “insalata di parole”. Leggiamo insieme qualcosa … che non significa nulla!

Le principali banche e istituzioni finanziarie stanno acquisendo previsioni per il 2026, e se cercate previsioni audaci, non le troverete qui.

Il consenso è su una "crescita moderata" con un contorno di "incertezza" – la versione degli economisti istituzionali dell'insalata di parole.

C'è una buona ragione per la loro cautela e il loro conservatorismo, ovviamente. Le istituzioni favoriscono il business as usual; non si arriva al vertice facendo affermazioni audaci che potrebbero poi rivelarsi completamente sbagliate. Dati i loro incentivi, è più saggio per gli esperti in queste posizioni coprire ogni affermazione e sottolineare i rischi al ribasso senza impegnarsi in alcuna visione specifica.

Inoltre, è proprio vero che nessuno conosce il futuro – cosa che i veri esperti, in ogni campo, saranno i primi a dirvi.

Detto questo, vale comunque la pena ascoltare direttamente gli esperti. Ecco cosa dicono i principali attori della finanza e del settore bancario sul 2026, seppur in modo poco impegnativo.


L'economia a forma di K continuerà a prevalere

Il colosso della contabilità Ernst & Young prevede che la crescita degli Stati Uniti rallenterà leggermente il prossimo anno, con i consumatori benestanti e gli investimenti legati all'intelligenza artificiale a trainare la crescita, nonostante l'aumento dei prezzi e dei costi di finanziamento pesi sulle famiglie a basso reddito, fattori che hanno già fatto notizia nel 2025.

In un recente rapporto, la società ha avvertito che "la spesa dei consumatori probabilmente rimarrà disomogenea: le famiglie ad alto reddito continueranno a guidare le spese, mentre le famiglie a basso reddito rimarranno sotto pressione a causa dell'aumento dei prezzi, del rallentamento della crescita di salari e posti di lavoro e dell'aumento dei costi di finanziamento".

Crescita del PIL e tassi di interesse

Bank of America Global Research prevede che l'economia statunitense crescerà a un ritmo di circa il 2% entro la fine del 2026. La previsione "rialzista" si basa sulle modifiche al codice fiscale volte a stimolare gli investimenti, oltre che sulla continua solidità della spesa dei consumatori e della spesa delle imprese legata all'intelligenza artificiale.

Anche la ricerca di Goldman Sachs prevede che gli Stati Uniti supereranno la maggior parte delle altre grandi economie, sebbene l'adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe pesare sulla crescita dell'occupazione. L'azienda prevede una crescita del PIL globale di circa il 2,8% nel 2026, leggermente superiore alle previsioni più ampie, e osserva che la fine della chiusura delle attività governative probabilmente creerà un effetto rimbalzo all'inizio dell'anno.

Non sorprende che i tassi di interesse siano un altro tema centrale nelle previsioni. S&P Global prevede due tagli dei tassi di 25 punti base nella seconda metà del 2026. Tassi più bassi probabilmente fornirebbero un certo sostegno all'indebitamento e agli investimenti, sebbene la maggior parte degli analisti rimanga cauta sulla rapidità con cui le condizioni finanziarie (leggi: elevati costi di indebitamento) potrebbero allentarsi.

35% di probabilità di recessione

Non tutte le prospettive sono uniformemente ottimistiche. JPMorgan Global Research stima la probabilità di una recessione negli Stati Uniti e a livello globale nel 2026 a circa il 35%, citando "inflazione vischiosa" e il rallentamento del mercato del lavoro.

Quindi, anche nel suo scenario di base, la banca vede un rischio significativo di recessione, con una probabilità di fatto di una su tre.

Altre banche adottano un tono più agnostico. Morgan Stanley descrive le prospettive come di "crescita moderata con un'ampia gamma di possibilità", ovvero nessuna contrazione e nessun boom. È una formulazione che copre essenzialmente tutti i possibili esiti e, a dire il vero, una formulazione che compare in qualche modo nella maggior parte delle previsioni per il 2026.

In effetti, "crescita moderata" potrebbe essere la definizione più vicina a una visione consensuale. La maggior parte degli esperti prevede un'espansione dell'economia nel 2026 e quasi tutti sottolineano l'"incertezza", esortando aziende e investitori a pianificare scenari multipli, come se la pianificazione aziendale richiedesse altro.

La morale della favola? "Crescita moderata" significa ben poco.

Il problema non è che il 2026 sia difficile da prevedere, ma che le previsioni istituzionali sono progettate per non sbagliarsi in modo da rimanere impresse nella memoria.

Per investitori e aziende, ciò significa considerare queste previsioni meno come spunti di riflessione e più come un modo per verificare cosa le grandi istituzioni sono disposte a dichiarare pubblicamente. E per il 2026? La risposta è: non molto.


L’articolo che avete appena letto si commenta da sé, e non aggiungeremo nulla.

Il nostro obbiettivo, come sempre, è anche oggi quello di renderci utili per i nostri lettori per le loro scelte di investimento, per la rettifica della loro asset allocation, per la definizione di una strategia di investimento che sia analitica e fondata, e per questo intelligente, e dunque vincente sia in termini di risultati, sia in termini di controllo dei rischi di investimento.

Per ottenere questo risultato, è indispensabile proteggere il proprio risparmio dalla “insalata di parole”: la sola certezza che esiste in Finanza è che ci va dietro a questa “insalata di parole” non guadagnerà mai nulla. Proprio zero. E molti, tra i nostri lettori, lo hanno sperimentato proprio sul proprio portafoglio titoli.

Ma non è sufficiente. Messa da parte l’insalata di parole (ovvero: il nulla), tutti noi investitori siamo costretti a chiederci che cosa orienterà i mercati finanziari e definirà i guadagni e le perdite. Che cosa separerà nel 2026 i vincitori dagli sconfitti?

la nostra risposta: oggi, nella situazione che affrontiamo il 3 gennaio 2026, il fattore chiave, la ricetta del successo, di ogni successo negli investimenti, sta nella capacità di proteggersi dai deliri e dalle allucinazioni.

Per questa ragione, da mesi noi di Recce’d mettiamo in guardia tutti i lettori, consigliandoli di non prestare attenzione alla “bolla di AI” che viene propagandata dai social e dai media. Non è quello, il problema, nel gennaio 2026: non è la “bolla di AI”.

Il problema che tutti voi investitori oggi, nel gennaio del 2026, dovete affrontare con urgenza è quello del “futuro che non esiste”.

Di che cosa si tratta, è facilissimo da spiegare.

Avete appena letto la “insalata di parole”: ora chiedetevi come si passa da quella “insalata di parole”, dal tono moscio, impaurito, dubitante, cauto ed in estrema sintesi deprimente, alla vera e propria isteria euforica che avete visto negli ultimi tre anni su molti mercati finanziari.

Fatevi subito una domanda: nel contesto che è stato descritto dalla “insalata di parole”, da dove dovrebbe scendere il 15% di crescita degli utili aziendali? Da dove arriva? Dal cielo, insieme ad oro, argento e mirra, con i tre Re Magi? Da dove li tirano fuori quei soldi, le Aziende quotate, da dove vengono quegli enormi benefici che a voi sono stati anticipati?

Rispondetevi: noi nel frattempo continuiamo nella nostra analisi. Parlando con voi del “futuro che non esiste”.

Lo stato alterato di euforia di alcuni dei mercati finanziari nel gennaio 2026 è il prodotto di una azione di manipolazione messa in atto da diversi soggetti: all’inizio, furono le Banche Centrali (dal 2012), poi sono arrivati anche i Governi (con il COVID del 2020): il tutto con la collaborazione dei Volenterosi, che in questo specifico caso sono le banche internazionali di investimento e le Reti che vendono le polizze, le GPM ed i Fondi Comuni.

Si è diffusa così l’impressione, totalmente falsa e molto dannosa, che la manipolazione verso l’alto dei mercati finanziari “fa felici tutti e non costa nulla”.

Una sciocchezza capitale, questo è ovvio. ma che nel brevissimo termine può fare comodo. Ed è per questo che viene sfruttata.

Ma è proprio da qui, partendo da questo punto, che i nostri guadagni arriveranno, e abbondanti, anche nel 2026.

Le cose oggi stanno così: sfruttando soprattutto i social, ma pure i media, si fa in modo di diffondere aspettative non soltanto incredibili, ma pure del tutto slegate dalla realtà del gennaio 2026: come viene fatto nel Post qui sopra, dove si scrive di “una crescita dell’economia del 10%, 15% oppure 20% in un solo anno”.

Si tratta ovviamente di baggianate, di quelle che vengono ripetute da chi si fa illudere dalle sue stesse parole.

Ma sono baggianate che diventano “spendibili” proprio grazie al concerto delle Reti di promotori finanziari e financial advisor, e delle banche internazionali di investimento, e dei media, ma soprattutto dei famigerati “social”, lo strumento per eccellenza di chi si serve di “armi di distrazione di massa”.

E chi, più di Elon Musk, è capace di sfruttare, per i propri interessi privati, i famigerati “social”?

Si tratta di una propaganda del tutto simile alla propaganda bellica, analizzata e studiata per decenni da Accademici e politici, quella resa celebre durante la Prima ed ancora di più la Seconda Guerra Mondiale.

Si tratta della medesima cosa, oggi impiegata per una altra guerra, una guerra diversa: la guerra per impossessarsi delle vostre risorse e del vostro risparmio. Amici lettori: si prendono il vostri risparmio, invece di aumentare le tasse e colpire il reddito. E’ davvero molto semplice.

Musk poi è stato capacissimo di farlo per due decenni (attraverso le sovvenzioni statali, delle quali lui, Elon Musk, ha beneficiato più di ogni altro essere umano sulla Terra, parola di Donald J. Trump; sovvenzioni pagate mettendo nei vostri portafogli i Titoli di Stato; siete stati voi a pagare a lui le sovvenzioni, anche in Italia).

Stiamo quindi parlandovi di una ben precisa strategia, che oggi viene messa in pratica convincendo una massa isterica ed ansiosa che ci attende tutti un futuro che … non esiste e mai esisterà.

Per il 2026 è stata preparata una “storia” che racconta di crescita economica sempre e comunque positiva, inflazione in calo e tassi in calo. Poi, qualcuno (abbiamo già fatto evidenti qui sopra gli esempi di Trump e Musk) ci aggiunge i propri vaneggiamenti di “crescita del PIL a due cifre”. E scatta la trappola.

La trappola ha lo scopo di impadronirsi del vostro risparmio, alla fine facendo perdere a voi i soldi.

Vi ricordiamo che noi di Recce’d il 6 luglio scorso, ne abbiamo scritto alla pagina TWIT - TWOO del nostro sito, anticipando questa scelta strategica: inventare una “storia” in cui la crescita eccezionale delle economie risolve ogni problema.

In quel giorno di luglio, noi di Recce’d avevamo spiegato al lettore che si tratta in sostanza, di una scelta del tipo “giochiamoci tutto”, ovvero della scelta “o la va, o la spacca, e tutto salta per aria”. Se non funzionasse, si accetta fin da subito di andare al disastro.

Siete consapevoli?

Accettate di proseguire lungo questa strada?

Volete giocare anche voi a “Chi la spara più grossa”?

Con i vostri risparmi?

E arriviamo ai mercati finanziari. Sui mercati finanziari, l’azione concertata delle banche di investimento e dei financial advisors punta, nel gennaio 2026, a convincere i risparmiatori meno informati e meno attenti, i più facili da raggirare, a seguire una strategia di investimento che punta proprio sulla strategia “o la va, oppure salta tutto”. E come? In che modo? Lo spieghiamo con l’immagine che leggete qui sotto.

Non è difficile, anzi è facilissimo, smontare tutto questo “castello di sogni sulle nuvole”, e noi per aiutarvi lo facciamo proprio in questo Post.

In primo luogo, per ciò che riguarda le economie: e quindi smontare la “crescita del PIL a due cifre”.

In secondo luogo, per ciò che riguarda i mercati finanziari: e quindi indirizzare la gestione del portafoglio titoli e del risparmio in modo alternativo.

Iniziamo quindi dalle economie, e dalla “crescita del PIL a due cifre”, leggendo insieme il contributo che segue qui sotto, che risolve ogni questione.

L'economia globale ha dovuto affrontare numerosi ostacoli nel 2025. Il governo degli Stati Uniti ha stravolto la saggezza economica di lunga data in un modo che molti economisti temevano avrebbe danneggiato sia l'economia americana che quella di altri paesi. Le istituzioni internazionali sono state messe da parte, i dazi sono stati imposti, l'indipendenza della Federal Reserve è stata messa in discussione, il tutto mentre il debito continuava a crescere.

Se a tutto ciò si aggiungono le crisi geopolitiche in tutto il mondo e la disinvoltura con cui i mercati dei capitali hanno finanziato l'intelligenza artificiale, si sono presentate numerose opportunità per fallimenti del mercato e recessioni. Eppure, l'economia americana e globale hanno registrato una forte crescita e i mercati azionari sono saliti alle stelle.

Non è affatto garantito che saremo altrettanto fortunati nel 2026. Per continuare la nostra serie di successi economici e finanziari, è necessario che siano apportati aggiustamenti sia al settore pubblico che a quello privato. Entrambi devono fare scelte più oculate, concentrandosi sulle riforme strutturali, piuttosto che limitarsi a investire denaro per risolvere i problemi e imporre dazi ai partner commerciali.

Nonostante l'amministrazione Trump abbia boicottato il vertice del G20, imposto dazi doganali in tutto il mondo e smantellato il consenso di Washington sulla liberalizzazione e il libero mercato, che i governi statunitensi avevano ripetutamente sostenuto, l'economia americana è riuscita ad accelerare la crescita del PIL reale al 4,3% nel terzo trimestre, evitando importanti ritorsioni commerciali da parte della maggior parte dei paesi. L'economia globale è cresciuta a un rispettabile 3%; l'economia cinese ha dimostrato una notevole agilità contro le misure protezionistiche americane, compensando il calo di circa il 30% delle esportazioni verso gli Stati Uniti con maggiori spedizioni verso l'Europa e il Sud-est asiatico. Il surplus commerciale della Cina, per la prima volta, ha superato i mille miliardi di dollari: un'impresa sbalorditiva.

Poi ci sono stati i leader dell'intelligenza artificiale e i mercati dei capitali che li hanno resi possibili. Le valutazioni sono salite alle stelle, determinando un guadagno del 21% nel Nasdaq e del 17% negli indici azionari S&P 500. Nvidia è diventata la prima azienda al mondo a valere 5mila miliardi di dollari. OpenAI ha annunciato un accordo da 1 miliardo di dollari con Disney. Spesso sembrava che il finanziamento non avesse limiti per le aziende di intelligenza artificiale, anche quelle con ricavi e modelli di business poco solidi e, peggio ancora, quelle che si limitavano ad appiccicare un'etichetta di intelligenza artificiale alle attività esistenti. Abbiamo anche assistito alla rinascita dell'autofinanziamento, anche quando Nvidia ha sostanzialmente dato a OpenAI denaro per acquistare i suoi prodotti.

Gli stessi mercati dei capitali hanno continuato a finanziare enormi debiti e deficit nel mondo avanzato. Eppure, il tanto atteso aumento generale dei costi di indebitamento non si è materializzato. Anzi, i tassi di interesse hanno chiuso l'anno in ribasso. E sebbene ci fossero nervosismi per alcuni paesi fiscalmente più deboli come Francia e Gran Bretagna, questi erano limitati e alla fine hanno avuto scarsi effetti, poiché entrambi i governi hanno agito per calmare i mercati, almeno nel breve termine.

Questi risultati sono stati tutti impressionanti. Ma si tratta essenzialmente di vittorie al primo turno. Il nuovo anno porterà con sé, molto probabilmente, rischi per il benessere economico e finanziario. Non si può certo contare sui successi passati, soprattutto perché i segnali di allarme per la stabilità si stanno già intensificando.

Non si può contare sulla resilienza dei consumatori a basso reddito. Le ritorsioni commerciali potrebbero aumentare. Le politiche fiscali e monetarie si stanno allentando. Il mercato del lavoro si sta raffreddando, ampliando il disaccoppiamento tra occupazione e crescita economica. Il riorientamento degli scambi commerciali da parte della Cina potrebbe causare ritorsioni da parte di altri paesi. Se a ciò si aggiunge una crescente divergenza nelle performance tra le economie, emerge il quadro di un fragile ordine globale. Nel frattempo, alcune delle aziende di intelligenza artificiale, con obiettivi molto ristretti, probabilmente faranno fatica ad aumentare significativamente i ricavi, non riuscendo a tenere il passo con gli ingenti investimenti effettuati.

Per arrivare al 2026 in una posizione di forza, i governi devono attuare miglioramenti sostenibili della produttività, piuttosto che stimolare l'economia attraverso la spesa pubblica e tassi di interesse più bassi. Abbiamo bisogno di un'intelligenza artificiale coerente. Politiche di adozione – che mirano a massimizzare i guadagni di produzione limitando al contempo gli shock del mercato del lavoro – progettate e attuate in collaborazione con aziende leader. E gli investitori devono fare meno scelte avventate se vogliamo evitare l'instabilità del mercato. Investire indiscriminatamente nell'intelligenza artificiale dovrebbe lasciare il posto al sostegno di un gruppo più ristretto di vincitori in modo più disciplinato.

Le politiche americane in materia di commercio estero e investimenti devono diventare più strategiche. Gli Stati Uniti devono collaborare con i partner per evitare una frammentazione dell'ordine globale che minaccia il dollaro e rischia di innescare una spirale in cui il pensiero a somma zero spinge i paesi ad agire gli uni contro gli altri, peggiorando in definitiva la situazione di tutti. La Cina, dal canto suo, deve accelerare la sua ristrutturazione economica che scateni i consumi interni anziché reindirizzare le esportazioni in tutto il mondo; altrimenti, rischia di diventare un catalizzatore del protezionismo non solo da parte dell'America, ma anche di quella europea e di altri paesi asiatici.

È probabile che le pressioni politiche e sociali sull'accessibilità economica aumentino in un anno di elezioni statunitensi. I decisori politici devono affrontare la cosiddetta economia a forma di K, in cui i ricchi vedono crescere i propri redditi e beni, mentre i meno fortunati sono duramente colpiti da prezzi elevati, pesanti debiti e un potere d'acquisto in calo.

La storia è costellata di persone che hanno festeggiato troppo presto: nello sport, in guerra, nell'economia e nella finanza. Nel 2025, l'economia americana e globale, guidata dall'intelligenza artificiale e dai mercati dei capitali, ha superato una serie di ostacoli. Ma il prossimo round è appena iniziato. Nessun numero di successi nell'ultimo round garantirà il successo nel prossimo.


Come già nel caso precedente, anche in questo caso il contributo che abbiamo selezionato e tradotto per voi contiene già i commenti che sono necessari, e noi non aggiungeremo altro: siamo certi che, per tutti i nostri lettori, ogni dubbio in merito al “boom economico che sta per arrivare“ è già stato risolto. Ed ogni aspettativa di boom eliminata e rimossa.

Fatto questo, non ci rimane che scrivere dei mercati finanziari, che poi sono l’attività specifica, il “core business”, di Recce’d: i mercati finanziari, ma soprattutto le ricadute sulla gestione del risparmio, sulla strategia di investimento e sulla attuale asset allocation.

Tre temi molto specifici, sui quali tre come tutti sapete … Recce’d raramente si sbaglia.

Veniamo dunque alla gestione del portafoglio titoli: è ovvio che noi, come ogni altro gestore del portafoglio titoli, purtroppo non possiamo limitarci ai commenti del contributo che avete appena letto. In quanto gestori di portafogli modello, noi di Recce’d non abbiamo la possibilità di rifugiarci in “potrebbe accadere questo … oppure quello … oppure anche quell’altro”. Come ogni gestore di portafoglio, noi abbiamo il dovere professionale di scegliere. Oggi.

Ed è una scelta anche … quando non si sceglie, ovvero in quei giorni nei quali si rimane fermi e non si modifica la asset allocation.

Come gestori di portafoglio, noi di Recce’d dobbiamo valutare più di uno scenario, mettendoli tutti a confronto, e trovare poi un solo scenario di sintesi, che è lo scenario sul quale viene modellata la asset allocation dei nostri portafogli modello, ed è anche lo scenario nel quale noi andiamo a sviluppare la nostra strategia del portafoglio, la strategia di gestione.

Ovviamente, noi questo lavoro per il 2026 lo abbiamo già fatto, e da tempo. Ovviamente, lo abbiamo dettagliato a tutti i nostri Clienti, attraverso in particolare i nostri contatti diretti, ed il bollettino quotidiano che si chiama The Morning Brief.

Noi qui, per aprire il Nuovo Anno con i nostri lettori nel modo più utile e pratico, offriamo una sintesi estrema dello scenario sul quale è fondata oggi la asset allocation dei nostri portafogli modello, che è ovviamente anche lo scenario sul quale svilupperemo sui portafogli modello le nostre strategie di gestione nel 2026, e quindi fin da lunedì 4 gennaio..

I soldi, sono i vostri. Proteggeteli, nel 2026. E se chiedete anche di guadagnare, contattateci e vi spiegheremo come. Alla pagina CONTATTI del nostro sito trovate il FORM da compilare, e sarete richiamati in 24 ore.

GIACARTA – Il rischio di stagflazione potrebbe diventare un ostacolo importante al rally del mercato azionario globale il prossimo anno, in un contesto di incertezza sulla direzione della politica dei tassi di interesse della banca centrale statunitense.

Torsten Slok, Partner e Chief Economist di Apollo Global Management, ha affermato che la questione rimane una delle maggiori sfide per la Federal Reserve, nonostante i recenti dati sull'inflazione statunitense abbiano mostrato segnali di allentamento.

Secondo Slok, i mercati sono attualmente troppo ottimisti sulle prospettive di ulteriori tagli dei tassi di interesse, che sono stati un fattore chiave per i guadagni azionari. Le pressioni inflazionistiche potrebbero, tuttavia, aumentare di nuovo contemporaneamente al rallentamento della crescita economica.

"Considero ancora la stagflazione un rischio reale, soprattutto se la crescita rallenta e l'inflazione riprende a salire nei prossimi sei mesi", ha affermato Slok.

Ha aggiunto che tali condizioni potrebbero limitare il margine di manovra della Fed per tagliare i tassi di interesse.

La stagflazione descrive un contesto economico difficile in cui la crescita si indebolisce mentre l'inflazione rimane elevata. In tali circostanze, la politica monetaria diventa un dilemma, poiché tagliare i tassi per sostenere la crescita rischia di esacerbare l'inflazione.

Dal punto di vista dei dati, l'economia statunitense appare relativamente solida. Si stima che il prodotto interno lordo (PIL) del terzo trimestre sia cresciuto del 3,5%, mentre l'inflazione annua basata sull'indice dei prezzi al consumo (IPC) si è attestata al 2,7% a novembre. Slok, tuttavia, ritiene che questi dati non riflettano appieno i rischi futuri.

Ha evidenziato il potenziale rallentamento degli investimenti nell'intelligenza artificiale (IA). Se gli ingenti investimenti delle aziende tecnologiche nell'IA non riuscissero a produrre i rendimenti attesi, la crescita economica potrebbe subire pressioni, mentre persistono le pressioni sui prezzi.

Inoltre, gli indicatori di inflazione prospettici continuano a giustificare cautela. L'indice ISM dei prezzi dei servizi si è attestato al 65,4% a novembre, indicando che le pressioni sui prezzi nel settore dei servizi rimangono relativamente forti.

Come riportato da businessinsider.com sabato (20/12), queste preoccupazioni si riflettono anche tra i decisori politici. Slok ha osservato che un numero maggiore di membri del Federal Open Market Committee (FOMC) ritiene che i rischi di un'inflazione più elevata e di un aumento della disoccupazione siano in aumento, anziché in diminuzione.

"La Fed sembra prevedere la possibilità che inflazione e disoccupazione aumentino contemporaneamente nei prossimi anni", ha affermato Slok.

Nei mercati finanziari, le prospettive di tagli dei tassi di interesse sono diventate sempre più incerte.

Sebbene le aspettative di tagli dei tassi siano aumentate brevemente dopo la pubblicazione dei dati sull'indice dei prezzi al consumo di novembre, gli investitori si aspettano generalmente che la Fed mantenga i tassi invariati nella prossima riunione, con una probabilità relativamente limitata di un taglio a marzo.

Se i rischi di stagflazione dovessero concretizzarsi, Slok ritiene che uno dei principali motori del rally del mercato azionario – le aspettative di allentamento monetario – potrebbe perdere slancio nel 2025.

Valter Buffo
Detox del dopo-Natale. Per un 2026 d'oro, ascoltate quello che vi dice l'oro (e non Capitan America)
 

Il fatto del 2026? Per gli investitori e per i mercati finanziari, senza dubbio l’oro. Lo dicono i dati. Leggete i dati: fate attenzione ai dati, alla realtà. I dati vi parlano, vi stanno parlando proprio ora, in questo momento.

La realtà non è un fumetto: non è Capitan America.

Al secondo posto? I rendimenti dei Titoli di Stato.

Al terzo posto? Lo yen giapponese.

E allora, le Borse dove stanno? Non stanno in classifica: le Borse sono totalmente irrilevanti.

E allora “AI”?

Leggiamo da due copertine di fine 1998: ed è tutto ciò che c’è da sapere su AI.

Per i mercati finanziari, ed anche per le economie, tutto intero il discorso “AI” oggi conta tanto quanto contava nel novembre del 1998. Siamo già stati qui, amici lettori: non è un fatto nuovo, e non è un fatto rilevante per i vostri rendimenti e per i vostri rischi. Dovete occupare la vostra mente di investitori con altre cose. Dovete fare Detox: vi conviene.

Lasciate perdere quelli che vi portano a spasso con “la bolla di AI” come si fa con il barboncino al parco: vi fanno soltanto perdere del tempo. Occupatevi di cose di maggiore sostanza.

Oggi la Borsa non determina, non conta, non cambia le cose: non incide, né sui futuri rendimenti, né sui futuri rischi dei vostri investimenti.

I botti, di Fine Anno e dell’inizio 2026, arriveranno, e belli forti: ma arriveranno da altre parti.


Occupiamoci, quindi, di cose di maggiore sostanza.: e tra queste, dell’oro.

Ne avevamo scritto, come ricorderete, quattro mesi fa proprio qui, in pubblico, nel Blog. E quel messaggio, di inizio settembre, è valido anche oggi.

La nostra posizione in oro, nei portafogli modello, era lì, e rimane lì, in bella evidenza, per tutti i nostri Clienti. Insieme con le altre nelle materie prime. e da alcuni anni.

Ma oggi, noi di Recce’d scegliamo di non aumentarla: e se leggete con attenzione il nostro Post di oggi, con grandissima facilità vedrete che lo spazio di guadagno, oggi, su altri asset finanziari, eguaglia e supera il rialzo del prezzo dell’oro nel 2025.

Ciò che avete visto succedere all’oro, nel 2026, si ripeterà: ma questa volta non sull’oro. Succederà ad altri asset, di avere oscillazioni di prezzo così enormi.

Altri asset ed altre categorie di asset. Anche più ampie, rispetto a quella dell’oro 2025.

E non tutte verso l’alto.

Ed in ogni caso, le potete cogliere, proprio tutte: vi sarà sufficiente andare alla pagina CONTATTI e compilare il FORM: in 24 ore verrete contattati, e vi diremo tutto. Il bello, deve ancora venire: e sta per venire, infatti.


Una cosa è certa, una certezza assoluta: per i mercati finanziari, così come per le economie, il momento è STORICO.

Una seconda cosa è altrettanto certa: la massa degli investitori fino a questo momento non lo ha ancora capito.

Una terza certezza è che la massa dei financial advisors, l’esercito dei venditori porta-a-porta di Fondi Comuni e polizze, loro hanno un interesse privato e personale a nascondere la cosa alla massa degli investitori. Loro hanno l’obbligo di tenervi fermi sulle solite posizioni: loro guadagnano direttamente dalle commissioni che voi pagate su GPM, sui Fondi Comuni e sulle polizze assicurative. Quindi voi dovete stare fermi, se no loro come lo pagano il mutuo?

Se loro, l’esercito dei “consulenti pagati con le retrocessioni sui prodotti” fossero costretti a spiegare al Cliente che il momento è storico. Ve lo sta dicendo proprio l’oro, proprio adesso. Il messaggio è molto forte, molto evidente e molto chiaro.

Osservate bene questo grafico. Leggete bene gli anni.

Come vedete dal grafico l’oro vi sta dicendo, che il momento è storico, che il Mondo è già cambiato, e che per questa ragione ogni investitore che tiene al proprio risparmio deve stravolgere e rivoluzionare

  1. metodi e modi di informazione

  2. metodi e modi di analisi dei dati e delle informazioni

  3. metodi e modi di valutazione degli asset

  4. metodi e modi di costruzione della asset allocation

  5. metodi e modi di gestione del proprio risparmio

  6. e strategia di investimento

Il “consulente pagato con le retrocessioni”, ovvero il promotore finanziario, vi dovrebbe dire di buttare via tutto il vecchio armamentario sul quale hanno costruito le loro fortune Fineco e Fideuram, Generali ed Allianz, Mediolanum e Banca Sella Patrimoni, e tutte le altre Reti di vendita, tutte uguali, che non stiamo ad elencare oggi.

Ma lui, il promotore finanziario, non lo può dire questo: ha le rate della macchina, che premono.

Lui non lo può dire: noi di Recce’d lo diciamo, e lo facciamo, ogni giorno, ed anche domani nel nuovo The Morning Brief che come ogni mattina verrà inviato ai nostri Clienti. Lo facciamo da oltre dieci anni, con successo, un successo tanto più evidente proprio in un momento storico, come è quello attuale.

Fermatevi a riflettere. Che cosa vi aveva detto, a proposito dell’oro, il vostro wealth manager, quando stava a 2000$ l’oncia? E cosa vi aveva detto il private banker? E cosa vi dice oggi, con l’oro a 4500$ l’oncia, il vostro financial advisor? Il vostro promotore finanziario?

Goldman Sachs, ad esempio, nel dicembre del 2025 dice di comperare oro a mani basse. A 4500$ l’oncia. Che cosa scriveva,. Goldman Sachs, dell’oro a 2000$? E Morgan Stanley? E JP Morgan, che cosa diceva, nel 2021? E nel 2022? E nel 2023? Perché non vi divertite un po’, e fate una ricerca con Google?

In sostanza: state parlando con la gente giusta? Oppure vi stanno, semplicemente, facendo perdere tempo e soldi? perdete il vostro tempo con gente improvvisata? Con venditori di magici unguenti per fare crescere i capelli? Oppure di filtri per trovare l’amore?

E a proposito dei toni utilizzati dai propagandisti di piazza, ecco alcuni esempi degli ultimi giorni.


Amici lettori di Recce’d: voi lo avete compreso il perché il Presidente degli Stati Uniti, la più grande economia del Pianeta, urla e strilla in questo modo scomposto ed affannato? Quale ansia lo stravolge fino a questo punto? Quale paura gli contorce le budella (e la mente)? Che cosa sa lui, che la massa ancora non sa?

Se non lo avete ancora capito, allora purtroppo siete già … fregati. Siete nei guai, e guai seri.

Il Presidente degli Stati Uniti ha ulteriormente alzato il tono delle sue grida quotidiane, proprio nei giorni precedenti il Natale 2025, come leggete qui sopra.

Alcune delle cose che scrive in questi Post sono false: a partire dai numeri per le tariffe, che NON hanno generato migliaia di miliardi di incassi per lo Stato americano, e NON li genereranno neppure nel 2026, nel 2027, nel 2028, e seguenti.

Lo si può verificare attraverso le statistiche ufficiali, disponibili in Rete.

E non parliamo poi di quel 4,2% di crescita del PIL, trimestrale annualizzata da luglio a settembre 2025, che assolutamente NON dice quello che Trump ha scritto qui, per il presente ma soprattutto per il futuro della crescita dell’economia degli Stati Uniti e del Mondo.

Ma lui, Donald J. Trump, se ne frega: lui pensa che almeno il 50% del pubblico non ci va, a vedere le statistiche, e neppure conosce i numeri. Crede a ciò che lui dice, e tanto basta.

Lui parla e scrive come si parla e scrive in tempo di guerra: vantando vittorie che non esistono. Proprio come si faceva sfruttando Capitan America, nell’immagine che apriva il nostro Post di oggi.

Ecco perché Trump si espone fino a toccare il ridicolo, scrivendo di una futura “crescita del PIl del 10%, del 15% ed anche del 20%””: perché si tratta di parole senza importanza, di parole che hanno solo uno scopo, ovvero quello di “creare un effetto psicologico”, ed “alimentare l’euforia” .

L’euforia è del tutto assente, nel primo anno della seconda Presidenza Trump (con l’eccezione dell’isteria delle Borse, naturalmente: le più facili da manipolare, con l’aiuto delle banche di investimento e dei promotori finanziari, financial advisor, private banker).

La realtà? Per Donald J. Trump la realtà non conta. “Se si bevono il Vertice con Putin, allora possono bersi anche il +20% del PIL”, pensa Donald.

Trump con ogni mezzo legale e non legale vuole vincere la sua guerra: e voi, amici lettori, vi siete resi conto finalmente di essere gli strumenti di una guerra di altri?

A differenza di Donald J. Trump, per tutti noi investitori e per i nostri risparmi, la realtà è la sola cosa che conta.

Perché quando sarà ora di fare i conti, quando arrivano gli impegni e le scadenze, quando si tireranno le somme, quando si conteranno i vincitori ed i vinti della guerra in atto, potete essere certi che Donald J. Trump non verrà da voi, con fare premuroso, per aiutarvi a rimettere le cose a posto.

Sarete lasciati soli, come ogni volta, a cercare di comprendere perché è saltato tutto per aria, all’improvviso, come ad esempio nell’aprile del 2025.

C’è una sola persona al Mondo che condivide questa “visione messianica”, questa “retorica da propaganda di guerra” di Donald J Trump è Elon Musk.

Vi ricordate di Elon Musk, vero? E’ quella persona che fu definita dal Presidente Trump:

“l’uomo che più di ogni altro uomo al Mondo ha beneficiato dei sussidi dello Stato”.

Sussidi dello Stato: i soldi che voi pagate con le vostre tasse, e che poi qualche politico decide di regalare a qualche Azienda di sua scelta, si sua simpatia, di sua personale amicizia.

Nessuno, al Mondo, si è impossessato di così tanti soldi delle tasse, quanto Elon Musk con la sua Tesla.

Con Trump, Elon Musk era amicissimo, per alcuni mesi. Poi nemicissimo, per alcuni mesi, e adesso amicissimo, da alcuni mesi.

Succede, tra persone coinvolte in modo pesante nell’uso di psicofarmaci e droghe ricreative.

Ma ve lo ricordate, vero, Elon Musk? Vi ricordate del completo fallimento che si chiama DOGE?

Ecco, e vi ricordate di DOGE, immediatamente capirete quanto Elon Musk si intenda di economia, spesa pubblica, tassi di interesse e politica monetaria, e quindi anche della crescita del PIL.

Immediatamente, capirete quanto siano affidabili quelle sue previsioni sulla crescita futura del PIL.

Purtroppo nessuno vi aiuta a ricordare DOGE: è arrivato l’ordine dall’alto, di rimuovere del tutto dalla comunicazione media e social questo argomento e tutti gli argomenti collegati. Rimozione totale, come si fa in tempo di guerra e quindi di propaganda.

Pensate che persino il Corriere della Sera, dove Federico Rampini scrive di Stati Uniti un giorno sì e quello dopo pure, persino lui si è totalmente dimenticato di DOGE da aprile in avanti. Nulla, neppure una riga.

Da gennaio 2025 ad aprile 2025, ci presentavano DOGE come la cosa che avrebbe cambiato il destino del Mondo. da aprile ad oggi, il silenzio assoluto.

Seri professionisti, non c’è che dire.

Ma noi di Recce’d siamo qui anche per questo: per aiutare concretamente i nostri lettori a non perdersi nelle trappole della comunicazione: in questo Blog lo abbiamo fatto in numerose occasioni, negli ultimi mesi (e da ultimo, solo sette giorni fa) perché la macchina della propaganda sta lavorando a pieno regime.

E la macchina della propaganda, come ci insegna la storia dell’umanità, è costruita allo scopo di fare perdere soldi ai risparmiatori, prendendo i loro soldi non a prestito ma in via definitiva. Rubando i soldi, insomma.

Ed ecco perché, nel 2026, Recce’d vi suggerisce: mettete al primo posto, davanti a tutto, proprio DOGE, anche se … oggi DOGE non esiste più.

Il nostro Post di oggi si completa proprio riportando DOGE alla memoria dei nostri lettori. Perché DOGE conterà più nei prossimi 12 mesi che negli ultimi 12.

Perché DOGE conta, e conta moltissimo, per l’oro: e per voi se capite questo fatto ci potrà essere un 2026 d’oro.

Sembra già storia antica, ma prima di chiudere il libro sul 2025, fermiamoci a ricordare l'ascesa e la caduta, da Icaro, del Dipartimento per l'Efficienza Governativa di Elon Musk.

Fin dall'inizio, DOGE è stata tra le iniziative governative più insolite della storia moderna. Sebbene abbia avuto un ruolo marginale nella campagna presidenziale del 2024, l'esercito di giovani tagliatori di bilancio di Musk è rapidamente diventato il fulcro della nuova amministrazione di Donald Trump.

L'ufficio della Casa Bianca è nato da quello che sembrava un commento disinvolto fatto da Musk a Trump durante un'intervista a X tre mesi prima delle elezioni: una "commissione per l'efficienza" per garantire che i fondi federali fossero "spesi bene". Sotto la frenetica leadership di Musk, ha rapidamente conquistato tutta Washington.

Musk è apparso presto sul palco della Conservative Political Action Conference brandendo una motosega e promettendo di tagliare 1.000 miliardi di dollari – poi diventati 2.000 miliardi – al governo. Trump, che apprezza l'esibizionismo più della maggior parte dei presidenti, inizialmente lo sostenne.

Per un certo periodo Musk fu l'onnipresente compagno del presidente, alloggiando nella camera da letto di Lincoln, presentandosi alle riunioni di gabinetto e gironzolando per Mar-a-Lago. A febbraio, proclamava pubblicamente il suo amore per Trump "tanto quanto un uomo eterosessuale può amare un altro uomo".

Musk e Trump sul portico sud della Casa Bianca a marzo. Fotografo: Mandel Ngan/AFP/Getty Images

Ma riorganizzare radicalmente il governo si rivelò più difficile del previsto. Nonostante i suoi successi imprenditoriali e la sua spavalderia, Musk non aveva mai lavorato a Washington né si era preso il tempo di comprendere il governo federale. La maggior parte dei suoi collaboratori del DOGE aveva poca o nessuna esperienza in questo ambito. Musk si rivolse alla forza lavoro federale come se appartenesse a una delle sue aziende private, inviando la sua famigerata email "Fork in the Road" – la stessa frase che aveva usato quando aveva smantellato lo staff di Twitter – a oltre 2 milioni di persone per incoraggiarle a dimettersi. Prese il controllo di intere agenzie, arrivando persino a escludere il personale del Consumer Financial Protection Bureau. Stava calpestando le norme politiche, le preoccupazioni del Congresso e, a volte, la legge stessa.

Di conseguenza, i tribunali bloccarono o annullarono molti dei suoi licenziamenti, sebbene Musk ottenesse occasionali successi. L'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale fu di fatto chiusa e le continue interruzioni di Musk resero la vita così difficile ai dipendenti federali che migliaia di persone alla fine si dimisero spontaneamente. Uno studio del Cato Institute stima che 271.000 dipendenti federali abbiano lasciato il lavoro nel 2025, ma la maggior parte delle dimissioni è stata volontaria. Secondo NPR, la forza lavoro federale registra un turnover del 6-8% in un anno tipico, ma quest'anno si è avvicinata al 12,5%. (Nel frattempo, le agenzie a corto di personale hanno ripreso i dipendenti.)

Ciò nonostante, tagliare la spesa si è rivelato molto più complicato di quanto Musk immaginasse, soprattutto perché sembrava credere a diverse teorie del complotto che semplicemente non erano vere.

L'affermazione di Musk secondo cui 20 milioni di persone ricevevano i sussidi della previdenza sociale dopo i 100 anni, ad esempio – quella che lui stesso ha definito "la più grande frode della storia" – si basava su un malinteso fondamentale sul funzionamento del database. I critici lo hanno anche criticato per essersi tenuto alla larga dai principali motori della spesa federale, come la difesa, che i riformatori volevano da tempo affrontare. "Non puoi essere serio se parli di sprechi, frodi e abusi", ha detto Steve Bannon, un nemico di Musk, "a meno che tu non sia al Pentagono".

Imperterrito, Musk ha continuato a sostenere che DOGE stava facendo risparmiare ai contribuenti centinaia di miliardi di dollari. Ma i fact-checker indipendenti hanno trovato numerosi errori ed esagerazioni.

A metà anno, persino Musk sapeva che non si sarebbe avvicinato ai 2.000 miliardi di dollari di tagli: il totale di DOGE alla fine ha raggiunto quota 214 miliardi di dollari, e anche questa era un'esagerazione. Secondo il Congressional Budget Office, la spesa federale totale nell'anno fiscale 2024 è stata di 6,7 trilioni di dollari. Nell'anno fiscale 2025, sotto la supervisione di DOGE, è addirittura salita a 7 trilioni di dollari. Musk aveva promesso di essere una "motosega per la burocrazia", ​​ma alla fine si è limitato a fare un gran chiasso.

La maggior parte delle persone a Washington, compresi molti repubblicani, non si è mai innamorata di Musk. Il suo stile tagliente ha causato scontri con diversi senatori e membri del governo repubblicano; a un certo punto, ha riportato il Washington Post, è quasi arrivato a una rissa con il Segretario al Tesoro Scott Bessent. Alla fine, Musk ha litigato con l'unico repubblicano che non poteva permettersi di alienare: Trump. Una volta che il presidente ha deciso che Musk non valeva più i grattacapi e i brutti titoli, il suo mandato a Washington è rapidamente giunto al termine.

Musk non se n'è andato in silenzio. A maggio, ha criticato il disegno di legge di Trump su tasse e spese per l'aumento del deficit di bilancio, affermando che "mina il lavoro svolto dal team DOGE". Poche settimane dopo, lo ha definito un "abominio disgustoso" e ha accusato Trump e i repubblicani di "ingratitudine" dopo aver speso 300 milioni di dollari a sostegno delle loro campagne. Trump ha risposto minacciando di chiudere ne i contratti federali con le aziende di Musk. "Il modo più semplice per risparmiare sul nostro bilancio, miliardi e miliardi di dollari", ha scritto Trump in un post sui social media, "è porre fine ai sussidi e ai contratti governativi di Elon". Il prezzo delle azioni di Tesla è sceso del 14%. Musk ha lasciato Washington per sempre.

DOGE ha continuato a esistere per qualche altro mese. Ma con il suo sostenitore esiliato dalla cerchia ristretta di Trump, la sua influenza si è ridotta a zero ed è stato ufficialmente sciolto a novembre, con otto mesi di anticipo rispetto al previsto.

Musk non è mai stato uno che fa mea culpa. Ma nelle ultime settimane, nelle sue apparizioni, ha riflettuto pubblicamente sulla sua esperienza con DOGE con insolita contrizione e rammarico. "Sai, ho scoperto che in genere quando mi occupo di politica, finisce male", ha detto in un podcast condotto dall'investitore Nikhil Kamath.

Ha anche fatto pace con Trump, almeno in una certa misura, e ha partecipato alla cena alla Casa Bianca del 19 novembre, organizzata dal presidente per il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Ma Musk non sembra uno che non vede l'ora di tornare a Washington e riprovarci. "La politica è uno sport sanguinario", ha detto a Kamath. "È come se, quando entri in politica, ti prendessero alla giugulare. Meglio evitare la politica il più possibile."

Valter Buffo
Detox. La realtà, la (mala) informazione e le cattive previsioni
 

Partiremo oggi dalle Borse (anche se il Post che state leggendo va da tutta un’altra parte): a proposito di Borse, in estrema sintesi, dobbiamo evidenziare che

  • si è chiusa un’altra settimana di Borsa senza movimenti (variazione dell’indice S&P 500 questa settimana da lunedì a venerdì: 0,1%)

  • dopo il più recente taglio dei tassi ufficiali USA, tutti gli indici di Borsa americana sono scesi, mentre il “consenso” ci anticipava che sarebbero saliti

  • non c’è traccia del “rally di Natale e neppure del “rally di Fine Anno” (… ora non resta che sperare … nel “rally della Befana” …)

Nonostante questa prolungata fase di stallo delle Borse, che domina la scena (e da almeno due mesi) noi abbiamo una serie di cose di grande interesse da mettere alla attenzione dei nostri lettori: in questo Post lo faremo, partendo dalla ricapitolazione sintetica dei fatti della settimana scorsa.

Vi invitiamo a leggere il brano che segue.

Venerdì Wall Street ha ampiamente registrato guadagni settimanali, con l'indice di riferimento S&P 500 (SP500) che ha chiuso in leggero rialzo.

Il sentiment è migliorato grazie ai dati economici ritardati che hanno rafforzato le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Nel frattempo, il petrolio è stato al centro dell'attenzione dopo l'escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela.

Martedì, gli operatori hanno ricevuto il rapporto di novembre sulle buste paga non agricole, che conteneva anche informazioni per ottobre. Il rapporto sull'occupazione è stato ritardato a causa del più lungo shutdown governativo degli Stati Uniti nella storia. In apparenza, la crescita dell'occupazione a novembre è stata superiore alle aspettative. Approfondendo, ottobre ha visto un forte crollo. Il rapporto indicava un raffreddamento del mercato del lavoro.

Giovedì, sono stati pubblicati i dati ritardati sull'indice dei prezzi al consumo per novembre. L'inflazione al consumo è risultata molto più debole del previsto. Tuttavia, gli esperti hanno notato problemi con la raccolta dei dati, con un economista che ha definito il rapporto "bizzarro".

Questa settimana, ad attirare l'attenzione sono stati anche i prezzi del petrolio (CL1:COM). Il presidente Donald Trump ha ordinato il blocco di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela, definendo il regime di Maduro un'organizzazione terroristica straniera.


Osservate che, in questa sintesi della settimana non viene citato, neppure una volta, “AI”. Forse la moda è già passata?

Noi crediamo di no: le mode durano sempre almeno qualche mese, anche in Borsa.

E tuttavia, vale la pena di evidenziare che, in questo sintetico riassunto, si mettono in evidenza soltanto tre temi, tre temi che a Recce’d sono molto cari. Ovvero l’occupazione, l’inflazione ed il prezzo del petrolio. Voi vedere che sono tutti più importanti di “AI”, per tutti noi investitori? Vuoi vedere che, per fare scelte che siano azzeccate, e produttive di risultati, l’investitore ha bisogno di chiarezza e di dati aggiornati sulla disoccupazione, sull’inflazione e sul prezzo del petrolio, fra gli altri?

Questo Post si occupa proprio di questo: e se tra di voi lettori ci fosse qualcuno che è confuso, e magari agitato, e magari in ansia, per la nebbia che avvolge lo stato delle economie (di tutte le economie), qui nel Post troverà un punto di riferimento, un solido appiglio, un attracco nel mare in tempesta dei dubbi e delle emozioni.

Recce’d, in questo Post, dimostrerà a ognuno dei propri lettori che ciò che leggete abitualmente sul vostro quotidiano, ciò che ascoltate ogni giorno al GR, ciò che leggete sui vostri social di riferimento, non sempre è utile, perché non sempre chiarisce le vostre idee. Spesso, al contrario, vi confonde le idee.

Vediamo come.

Proprio come a volte noi di Recce’d facciamo per i nostri lettori, anche il Corriere della Sera nella persona di Federico Rampini prende a prestito i contenuti di un articolo del Wall Street Journal, e li utilizza per formulare una serie di commenti.

In questo specifico ambito, la differenza, tra noi ed il Corriere della Sera , sta nel fatto che noi utilizziamo sì articoli e brani di fonti esterne, ma unicamente allo scopo di mettere in evidenza le differenze tra il nostro modo di analizzare la realtà e le “presentazioni” che vengono confezionate dai media. Noi di Recce’d non abbiamo l’ambizione di fare “informazione” primaria, ed è ovvio ed evidente; per noi i contributi presi dall’esterno sono unicamente funzionali alla analisi ed alla valutazione dei mercati finanziari e dei portafogli titoli (composizione, gestione, strategia). Noi non ci mettiamo alla pari dei mezzi di informazione: noi non facciamo e non rubiamo informazione, bensì facciamo analisi e valutazioni. Quella di Recce’d è unicamente informazione “di terzo livello”: noi non puntiamo a “dare la notizia”. Il valore del nostro lavoro sta nella selezione e prioritizzazione delle informazioni, poi nell’analisi di quello che i canali di comunicazione scelgono di raccontare e di omettere, allo scopo di proteggere i nostri lettori da distorsioni e falsificazioni, prima di effettuare qualsiasi scelta di investimento.

A questo scopo, noi oggi prendiamo spunto, come detto, da un articolo di Federico Rampini per il Corriere della Sera, un articolo che riprende, con alcuni commenti ed elaborazioni, un articolo del Wall Street Journal di pochi giorni fa.

Il più importante quotidiano economico americano, The Wall Street Journal (appartenente al gruppo Murdoch, ma con un’indipendenza editoriale comprovata), non ha mai fatto sconti a Donald Trump sui due punti decisivi della sua politica economica: i dazi e l’immigrazione. Il WSJ rimane fedele a un’altra tradizione del partito repubblicano, il liberismo del presidente Ronald Reagan negli anni Ottanta (che però fece vistose eccezioni alzando barriere contro il Giappone); sull’immigrazione il quotidiano è in sintonia con gli interessi del capitalismo americano che l’ha sempre considerata una risorsa.

In questo contesto è degna di nota l’autocritica in prima pagina con cui il giornale si avvia alla chiusura del 2025: un elenco di previsioni che aveva fatto, e che si sono rivelate errate

La categoria che ne esce più intaccata nella sua credibilità è quella degli economisti. Ci sono pure delle previsioni sbagliate da parte di Trump. Il bilancio è imparziale da tutti i punti di vista, non risparmia nessuno. Il bilancio è interessante perché lascia intuire che il 2025 si chiuderà con un’economia americana in buona salute, a differenza della sua principale rivale: è la Cina che sta frenando, anche per un calo dei suoi investimenti. 

La revisione autocritica sulle previsioni sbagliate da parte del WSJ ha un interesse specifico per l’Italia, in quanto il made in Italy non ha subito la temuta débacle, l’anno si chiuderà con risultati soddisfacenti anche grazie alla tenuta dell’export verso gli Usa, che si confermano (post-dazi) il principale mercato di sbocco per le nostre merci dopo l’Unione europea. Ecco alcuni estratti significativi dal Wall Street Journal.

«Nei giorni successivi al Liberation Day (l’annuncio della prima ondata di dazi, ndr), il contrasto tra l’ottimismo di Trump e le previsioni ben più cupe di esperti di commercio ed economisti è apparso evidente. Mentre imprese e consumatori cercavano di orientarsi tra messaggi contraddittori, il presidente ha rilanciato con forza le promesse fatte durante la campagna presidenziale del 2024. “I mercati esploderanno, la Borsa esploderà”, ha dichiarato il 3 aprile. Economisti e leader d’impresa, invece, hanno intensificato gli allarmi. Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha affermato: “La maggior parte degli amministratori delegati con cui parlo direbbe che probabilmente siamo già in recessione”. JPMorgan Chase ha sostenuto che una recessione globale era probabile. 

Un collasso economico non si è materializzato. Ma non si è vista neppure una rinascita economica. L’economia statunitense ha retto. Le probabilità di una recessione nel prossimo anno sono scese sotto il 25 per cento. La promessa di Trump sul gettito dei suoi dazi si è in parte avverata. Altre si sono rivelate infondate. Negli Stati Uniti si sono visti pochi segnali di un rimpatrio su larga scala delle produzioni. Il costo del lavoro più basso all’estero continua a dare un vantaggio ai produttori stranieri, mentre l’incertezza interna sui dazi ha frenato molti investimenti rilevanti e il ritorno delle attività manifatturiere in patria… A settembre gli Stati Uniti hanno creato 119.000 posti di lavoro, molti più di quanto si aspettassero gli economisti. Ma il dato rappresenta un’eccezione rispetto ai mesi precedenti, in cui la crescita occupazionale era stata debole. A settembre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4 per cento, il livello più alto degli ultimi quattro anni. Gli economisti ora non escludono che i dazi possano portare a più assunzioni in futuro…

Le paure peggiori sull’inflazione non si sono avverate. Da mesi l’inflazione si aggira intorno al 3 per cento, sopra l’obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve, ma comunque inferiore a quanto molti economisti temevano. I dazi incidono su una fascia relativamente ristretta di prezzi al consumo; il costo delle abitazioni e della benzina ha contribuito a mantenere sotto controllo l’inflazione complessiva. Un altro fattore è rappresentato dai continui cambi di rotta di Trump sulla politica tariffaria. Molte aziende hanno dichiarato di voler attendere di capire quale sarà l’assetto finale dei dazi prima di introdurre aumenti di prezzo. Il ricorso ancora pendente alla Corte Suprema sull’autorità di Trump di imporre dazi fornisce un ulteriore motivo per aspettare. Se non verranno annunciati nuovi dazi, la Fed stima che quelli attuali impiegheranno nove mesi per propagarsi pienamente nell’economia. Ciò potrebbe far scendere l’inflazione dei beni nella seconda metà del 2026. Ma, come ha ammesso il presidente della Fed Jerome Powell, “non siamo stati in grado di prevederlo con precisione. Nessuno lo è”...

Gettito dei dazi per il Tesoro Usa

Su questo punto l’Amministrazione può rivendicare un successo: i dazi hanno effettivamente prodotto entrate significative. Tra aprile e settembre le casse federali hanno ricevuto in media 25 miliardi di dollari al mese in dazi doganali. Nel 2024, la media mensile era stata di 6,6 miliardi di dollari. Trump si è però dimostrato meno lungimirante su un’altra previsione ambiziosa. “Potrebbero sostituire l’imposta sul reddito”, ha detto ad aprile. Nell’anno fiscale 2025 il totale dei diritti doganali raccolti ha raggiunto circa 195 miliardi di dollari, più del doppio dei 77 miliardi dell’anno precedente. Nel 2024, le imposte sul reddito delle persone fisiche hanno invece generato 2.400 miliardi di dollari, circa la metà delle entrate federali complessive.

Crescita economica: i dazi non hanno affossato l’economia. Anzi, nel secondo trimestre il Pil ha registrato la crescita trimestrale più forte degli ultimi due anni, con un tasso annualizzato del 3,8 per cento corretto per l’inflazione e la stagionalità. Il terzo trimestre è sulla stessa traiettoria, intorno al 3,5 per cento. All’inizio del 2025 pochi economisti hanno previsto che il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale avrebbe spinto l’economia oltre qualsiasi effetto negativo dei dazi. Il conseguente rialzo dei mercati azionari ha a sua volta sostenuto la spesa dei consumatori, un motore fondamentale dell’economia.

Gli importatori statunitensi stanno pagando meno del dazio dichiarato su molti prodotti, poiché hanno sostituito beni soggetti a dazi più elevati con altri meno tassati, talvolta cambiando paese di approvvigionamento. Il tasso effettivo è aumentato solo all’11,2 per cento. Nel 2024 il tasso effettivo era intorno al 2,5 per cento. …

Il deficit commerciale americano è aumentato bruscamente a marzo, quando le imprese si sono affrettate a fare scorte prima dell’entrata in vigore dei dazi del “Liberation Day”. È poi crollato ad aprile, dopo l’introduzione del dazio globale di base del 10 per cento. A settembre il deficit dei beni si è ridotto a 79 miliardi di dollari, in calo rispetto agli 86,1 miliardi di agosto. È stato il livello più basso da circa cinque anni...

Vi risparmiamo una analisi di dettaglio di questo articolo (analisi che potrete fare voi stessi andando punto per punto a verificare come stanno le cose in realtà): se lo fate, vedrete che si tratta di un esercizio utile, per tutti gli investitori.

Nel Post noi invece ci concentreremo sul significato più generale di questo articolo pubblicato dal Corriere della Sera. Come avete appena letto, in questo articolo Rampini mette sotto accusa una categoria (quella degli “economisti”) allo scopo di sostenere una sua personale tesi, e precisamente che:

le previsioni degli economisti a proposito dell’economia americana erano distorte, perché condizionate da un pregiudizio negativo verso il Presidente Trump; e invece a distanza di 12 mesi possiamo affermare che nell’economia americana tutto va benissimo e non si vedono problemi all’orizzonte.

Le singole osservazioni che Rampini presenta nell’articolo sono vere: non sono falsificate. Rampini non falsifica la realtà: ma al tempo stesso la distorce, attraverso una selezione dei dati che vengono presentati, ed un posizionamento degli stessi dati in modo da arrivare a sostenere la sua tesi.

Quindi, un investitore avvertito ed attento deve domandarsi due cose:

  • che cosa manca?

  • in che modo viene data priorità ad alcuni aspetti rispetto ad altri?

Nel caso in cui, a voi lettori, sia necessario comprendere il perché, la motivazione che giustifica questo sforzo che Recce’d vi propone, ovvero se vi serve di capire prima di tutto perché ci stiamo occupando proprio di questo articolo di Rampini, Recce’d vi fornisce immediatamente la risposta. La risposta è semplicissima: perché tra voi lettori la grande maggior parte oggi non è consapevole. Manca, nella grande maggiori parte degli investitori, oggi, la consapevolezza: hanno investito i propri risparmi in Fondi Comuni, in GPM, in polizze assicurative, in BTp, in azioni, in obbligazioni, in oro, in Bitcoin, e non hanno la più piccola idea di come oggi stanno le cose nella realtà.

Facciamo un esempio. Moltissimi leggono oggi, 21 dicembre, del forte scontro tra i partiti italiani della coalizione al Governo, e non riescono proprio a capire il perché di uno scontro così accesso sulle pensioni, visto che … tutto va benissimo.

Una grande maggioranza degli investitori, ed immaginiamo anche dei nostri lettori, a tutto oggi fatica a comprendere che siamo già, da almeno un triennio, in una Nuova Era dei mercati finanziari e delle economie reali. Non lo vede, non lo percepisce: e ne viene tenuto del tutto all’oscuro dai media, dai TG, dai GR, e soprattutto dai social.

Così che, quando legge le parole che vengono pubblicate dal settimana Milano Finanza sabato 20 dicembre 2025, prova un senso di spiazzamento e disagio … ma poi non sa che cosa fare.

Ha scritto Paolo Panerai il 20 dicembre 2025:

Questo fine 2025 non sarà facilmente dimenticato e non solo dagli storici ma da ogni cittadino della terra. E non solo per i venti o, meglio, i rimbombi, di guerra. Anzi delle guerre, considerando quelle già esplose ma anche quelle minacciate e probabili. E le guerre le dichiarano e le combattono gli uomini e le donne e quindi non sono mai spontanee. Spontanee nel senso di non evitabili; tali lo diventano, che siano con le armi da fuoco o le armi economico finanziarie, quando gli uomini e le donne, quelli e quelle al potere, perdono il lume della ragione e l’umiltà di essere cittadini della terra e non imperatori e imperatrici del mondo.

Filosofia di basso livello, la mia?

Di basso livello sicuro, ma non filosofia: realismo su tutti i fronti.

Noi di Recce’d, in via del tutto gratuita, abbiamo già aiutato tutti i nostri lettori ad acquisire questa consapevolezza, che manca ancora oggi, attraverso una serie di Post, e poi le pagine del sito come TWIT - TWOO, e MERCATI, e SCELTE DI PORTAFOGLIO.

Sempre in modo concreto, ed andando dritti sull’obbiettivo.

Ed a proposito di esempi concreti, oggi siamo partiti dall’articolo di Rampini per il Corriere della Sera. Articolo che (lo scrive lo stesso Rampini) riprende e commenta un altro articolo, del Wall Street Journal.

Noi ve lo abbiamo fatto leggere, aggiungendo alcuni (sintetici) commenti. Che ora riprendiamo. perché (sorpresa!!!) ora noi vi facciamo leggere, qui di seguito e tradotto da noi, proprio quell’articolo del Wall Street Journal. Che (attenzione!!!) dice cos diverse da quelle che ci ha scritto rampini (altra sorpresa!!! … o forse no?).

Perché tutti hanno sbagliato sui dazi di Trump. Le previsioni sull'impatto dei dazi sull'economia erano ottimistiche o pessimistiche. Ecco la realtà.

Drew An-Pham 14 dicembre 2025, 21:00 ET

Nei giorni successivi al "Liberation Day", il contrasto tra l'ottimismo di Trump e le previsioni più pessimistiche di esperti di commercio ed economisti era netto.

Mentre aziende e consumatori cercavano di dare un senso ai messaggi contrastanti, il presidente ha ribadito le promesse fatte durante la sua campagna presidenziale del 2024. "I mercati prospereranno, il mercato azionario prospererà, il Paese prospererà", ha dichiarato il 3 aprile.

Economisti e leader aziendali hanno intensificato le previsioni di ricadute. Larry Fink di BlackRock ha affermato che "la maggior parte degli amministratori delegati con cui parlo direbbe che probabilmente siamo in recessione in questo momento". JPMorgan Chase ha addirittura affermato che una recessione globale era probabile. Un crollo economico non si è materializzato. Né una ripresa economica.

Molti dati federali sono in ritardo, ma i numeri finora mostrano che l'economia statunitense ha retto. Le probabilità di una recessione nel prossimo anno sono scese sotto il 25%.

Sebbene la promessa di Trump sui dazi doganali si sia in parte avverata, la maggior parte delle altre è rimasta delusa. Gli Stati Uniti hanno visto pochi segnali di un reshoring su larga scala. La manodopera più economica all'estero continua a dare un vantaggio ai produttori stranieri, mentre l'incertezza interna sui dazi ha impedito a molte aziende di effettuare investimenti importanti o di riportare la produzione in patria.

Esaminiamo sei previsioni audaci fatte da Trump, dalla Casa Bianca, da economisti e leader aziendali sull'economia, su cosa è successo e su cosa potrebbe succedere in futuro.

A otto mesi dall'entrata in vigore del regime tariffario, le politiche di Trump non hanno fatto molto per stimolare l'occupazione. Anzi, una serie di annunci di licenziamenti di massa e altri dati preoccupanti sul lavoro segnalano tempi difficili per i lavoratori. Gli Stati Uniti hanno creato 119.000 posti di lavoro a settembre, molto più di quanto previsto dagli economisti. Tuttavia, il dato rappresenta un'anomalia rispetto ai mesi precedenti, in cui la crescita dell'occupazione era stata inferiore. A settembre, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 4,4%, il livello più alto degli ultimi quattro anni.

Gli economisti non escludono che i dazi possano portare a maggiori assunzioni in futuro, ma il quadro è complesso.

Molti produttori devono ancora importare materiali dall'estero, molti dei quali ora sono più costosi. Il settore ha tagliato circa 54.000 posti di lavoro da quando Trump è entrato in carica, sebbene sia difficile distinguere quali perdite potrebbero essere dovute ai dazi.

Arnold Kamler, proprietario di Kent International, importatore e produttore di biciclette, afferma che gli elevati dazi sui componenti per biciclette di fabbricazione cinese hanno portato alla chiusura della sua fabbrica in South Carolina e, con essa, alla perdita di 64 posti di lavoro. La sua attività continua a importare biciclette intere dalla Cina e da altre parti dell'Asia, ma i milioni di dollari di dazi che Kamler ha dovuto pagare quest'anno per telai e componenti importati hanno reso impossibile l'assemblaggio delle biciclette negli Stati Uniti.

"È stata una sfida", ha detto. "Dopo i dazi reciproci di aprile, eravamo a posto".

Trump e gli economisti hanno ampiamente mancato il bersaglio sull'inflazione.

I dazi hanno rapidamente colpito i portafogli degli americani, poiché i principali rivenditori al dettaglio, da Macy's a Best Buy, hanno aumentato i prezzi in risposta ai dazi.

"L'entità e la velocità con cui questi prezzi ci stanno arrivando sono in qualche modo senza precedenti nella storia", ha dichiarato al Wall Street Journal a maggio il direttore finanziario di Walmart, John David Rainey.

Ma i peggiori timori inflazionistici non si sono avverati. L'inflazione si è attestata per mesi intorno al 3%, superiore all'obiettivo del 2% della Federal Reserve, sebbene comunque inferiore alle aspettative di molti economisti.

I dazi toccano una ristretta fascia dei prezzi al consumo; l'edilizia abitativa e la benzina hanno contribuito a tenere sotto controllo l'inflazione complessiva. Un altro fattore in gioco: i ripetuti cambi di politica tariffaria da parte di Trump.

Molte aziende hanno affermato di voler vedere dove si stabilizzeranno i dazi prima di introdurre ulteriori variazioni di prezzo. La sentenza della Corte Suprema, ancora in sospeso, sull'autorità di Trump di imporre dazi offre loro un ulteriore motivo per aspettare ancora un po'.

Gli economisti prevedono prezzi più alti man mano che le aziende attingeranno alle loro scorte pre-tariffarie e rinegozieranno i contratti con rivenditori e distributori.

Se non verranno annunciati nuovi dazi, la Fed stima che quelli attuali impiegheranno nove mesi per farsi sentire nell'economia. Ciò potrebbe far scendere l'inflazione dei beni nella seconda metà del 2026. Ma "non siamo stati in grado di prevederlo con precisione", ha affermato il presidente della Fed Jerome Powell. "Nessuno lo è".

L'amministrazione segna punti su questo punto: i dazi hanno generato entrate significative.

Le casse federali hanno registrato in media 25 miliardi di dollari al mese in dazi doganali tra aprile e settembre, quando Trump stava rapidamente aumentando i dazi, secondo i dati del Dipartimento del Tesoro. Nel 2024, sono stati riscossi in media 6,6 miliardi di dollari di dazi doganali al mese.

Ma Trump si è dimostrato meno lungimirante riguardo alla sua altra audace previsione sulle entrate. "Potrebbe sostituire l'imposta sul reddito", ha dichiarato a Fox Noticias ad aprile.

Le entrate tariffarie non si avvicinano nemmeno ai livelli necessari per questo.

I dazi totali riscossi nell'anno fiscale 2025, che include sia i nuovi dazi di Trump che quelli esistenti, hanno raggiunto circa 195 miliardi di dollari. più del doppio dei 77 miliardi di dollari riscossi l'anno precedente. Nel 2024, le imposte sul reddito delle persone fisiche ammontavano a 2,4 trilioni di dollari, ovvero circa la metà delle entrate federali totali.

Le future riscossioni dipendono dalla decisione della Corte Suprema sull'autorità di Trump di imporre i dazi, prevista per i prossimi giorni.

Se la Corte annullasse i dazi imposti ai sensi dell'International Emergency Economic Powers Act, le entrate mensili riscosse si ridurrebbero di oltre la metà. Potrebbero inoltre essere rimborsati oltre 100 miliardi di dollari già riscossi.

Trump probabilmente cercherebbe di recuperare le entrate perse aumentando i dazi tramite altre leggi.

Crescita economica

I dazi non hanno affondato l'economia. Anzi, nel secondo trimestre il PIL ha raggiunto la sua crescita trimestrale più forte in quasi due anni: un tasso annuo destagionalizzato e corretto per l'inflazione del 3,8%. Il terzo trimestre segue a ruota, attestandosi intorno al 3,5%. All'inizio del 2025, pochi economisti avrebbero potuto prevedere fino a che punto il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale avrebbe sostenuto l'economia, superando gli effetti negativi dei dazi. Barclays stima che la spesa legata all'intelligenza artificiale nella prima metà dell'anno abbia aumentato il PIL dello 0,8% annualizzato, circa la metà della crescita del periodo.

Il conseguente rally del mercato azionario ha, a sua volta, contribuito ad alimentare la continua spesa dei consumatori, un fattore economico chiave.

Anche Trump ha fatto marcia indietro e ha rinviato molti dei dazi minacciati. Ad esempio, ad aprile il presidente ha aumentato i dazi sulla Cina al 145%. Questa percentuale è stata ridotta al 30% poche settimane dopo e, a ottobre, a coronamento di una serie di accordi commerciali, l'amministrazione ha raggiunto un accordo in cui ha ulteriormente ridotto i dazi al 20%.

Gli importatori statunitensi stanno pagando meno dell'aliquota tariffaria dichiarata su molti prodotti, poiché hanno sostituito articoli con dazi più elevati con articoli a tariffe più basse, talvolta approvvigionandosi da altri paesi. La Tax Foundation stima che, mentre l'aliquota tariffaria ponderata applicata a tutte le importazioni è salita al 15,8%, l'aliquota effettiva è salita solo all'11,2%. Nel 2024, l'aliquota tariffaria effettiva era di circa il 2,5%.

Verso il 2026, gli economisti prevedono che i continui investimenti nell'intelligenza artificiale e i tagli fiscali sosterranno la crescita economica.

Industria manifatturiera

La strategia tariffaria di Trump potrebbe contrastare i suoi stessi obiettivi in ​​materia di industria manifatturiera.

L'attività manifatturiera statunitense si è contratta per nove mesi consecutivi, con l'indice dei responsabili degli acquisti per l'industria manifatturiera dell'Institute for Supply Management a 48,2 a novembre, al di sotto della soglia di 50 che separa l'espansione dalla contrazione.

Molti produttori hanno sottolineato il continuo cambiamento del panorama tariffario, che a loro dire rende impossibile pianificare in anticipo o procedere con importanti decisioni di investimento.

La Casa Bianca sottolinea gli annunci di una serie di aziende che intendono investire miliardi per rafforzare l'industria manifatturiera statunitense, tra cui Apple, Toyota, Nvidia e TSMC. Alcuni di questi piani potrebbero essere andati avanti nonostante i dazi. I grandi progetti richiederanno probabilmente anni per concretizzarsi, se mai si concretizzeranno, poiché le politiche governative potrebbero cambiare di nuovo in quel periodo.

Affinché i dazi riportino in auge la produzione delocalizzata all'estero nel corso di decenni, i dazi dovrebbero essere sufficientemente elevati da rendere competitiva la produzione statunitense di quei prodotti. Ma dazi così elevati potrebbero anche danneggiare il settore nel breve termine, poiché molte forniture e altri input produttivi attualmente necessari negli Stati Uniti possono essere reperiti solo all'estero.

Bilancia commerciale

I dazi hanno indubbiamente messo in difficoltà il commercio statunitense quest'anno. Il deficit di merci del Paese è aumentato a marzo, quando le aziende si sono affrettate a fare scorta prima dell'entrata in vigore dei dazi del "Giorno della Liberazione". È poi crollato ad aprile, dopo l'entrata in vigore del dazio globale di base del 10%.

A settembre, il deficit di merci si è ridotto a 79 miliardi di dollari, rispetto agli 86,1 miliardi di dollari di agosto. Si è trattato del livello più basso degli ultimi cinque anni, in gran parte dovuto alle contrattazioni a breve termine sull'oro. Da inizio anno, il deficit delle merci è ancora superiore a quello dello stesso periodo dell'anno scorso, secondo i dati del Dipartimento del Commercio.

Trump definisce il deficit commerciale come intrinsecamente dannoso e presenta il suo programma tariffario come la soluzione. Molti economisti sostengono che la sua premessa sia errata. Un deficit non è automaticamente un campanello d'allarme per l'economia, anzi, può essere positivo.

Quando gli americani spendono più di quanto risparmiano, il deficit risultante fornisce dollari agli investitori stranieri, che spesso vengono reinvestiti in attività statunitensi. Questo costante afflusso di capitali ha a lungo sostenuto la forza economica degli Stati Uniti, sostengono gli economisti.

Al contrario, il deficit si è tipicamente ridotto durante le recessioni, con il calo della spesa e della domanda di importazioni.

Finché Trump continuerà a sorprendere il mercato con i dazi, il commercio rimarrà volatile.

Scrivete a Chao Deng all'indirizzo chao.deng@wsj.com e a Drew An-Pham all'indirizzo drew.an-pham@wsj.com

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Apparso nell'edizione cartacea del 16 dicembre 2025 con il titolo "Perché tutti hanno capito male i dazi di Trump".

Avete certamente notato, leggendo l’articolo originale del Wall Street Journal, che sia l’impostazione sia il tono sono diametralmente opposti al tono enfatico di Rampini sul Corriere della Sera.

In questo articolo del Wall Street Journal NON si afferma che tutti gli economisti hanno sbagliato tutte le previsioni perché ce l’hanno su con Trump (cosa che, ovviamente, non è vera ma è falsa). Non è scritto, non c’è: Rampini ha inventato, ha costruito una sua storia, una storia che vede solo lui.

L’obbiettivo dell’articolo del quotidiano americano, come avete appena letto, sono le tariffe di Trump , sulle quali erano state fatte previsioni catastrofiche al momento dell’annuncio. Previsioni catastrofiche che NON si sono realizzate, su questo non ci sono dubbi: ma questo è successo per una sola ragione, ed è che a distanza di soli sette giorni dall’annuncio (Liberation day) Trump se le è rimangiate, spaventatissimo dalla reazione delle Borse.

Tornando quindi a ciò che abbiamo scritto poco più in alto: Rampini ha disposto le cose in modo tale da creare una “narrativa” che sembrasse sostenibile: ma che non corrisponde alla realtà. L’investitore che legge quell’articolo di Rampini ne esce con l’impressione che “va tutto benissimo e ci sono zero problemi all’orizzonte”. Leggendo poi l’articolo originale, se ne ricava una conclusione ben diversa. Accade lo stesso con il Presidente Trump: illuso dalle sue stesse parole, in discorsi pubblici spesso elenca dati … che non esistono.

Resta quindi da chiarire, nell’interesse degli investitori che leggono il nostro Blog, a che punto siamo: come sta davvero, oggi, l’economia degli Stato Uniti? Quali dati, di evidente importanza, non troviamo nella esposizione di Rampini? L’attacco di rampini alla categoria degli “economisti” regola suoi vecchi conti personali del passato, ma a noi investitori ciò che importa è di analizzare, valutare ed utilizzare le informazioni sull’oggi per comprendere ciò che accadrà nei prossimi 3, 6, 9 mesi alle Borse, ai Titoli di Stato, all’oro, al petrolio, al dollaro USA.

Come sempre, trovate in Recce’d un affidabile e credibile e puntuale punto di riferimento.

Noi oggi, attraverso questo Post, offriamo al lettore un quadro coerente e credibile per i prossimi mesi dell’economia più grande ed importante del Mondo. Precisando che:

  1. non è necessariamente il nostro scenario, come abbiamo spiegato ogni mattina nel The Morning Brief

  2. qui si parla unicamente di Stati Uniti, mentre noi facciamo per il Cliente un analogo lavoro sulle economie dell’Europa e dell’Asia

  3. anche in questo terzo contributo, che chiude il nostro Post, mancano alcuni degli elementi determinanti dello scenario: ai quali noi abbiamo già accennato, alla pagina TWIT - TWOO ed alla pagina MERCATI del nostro sito.

L’autore sceglie di fare riferimento, nelle prime righe di questo contributo, alla “distribuzione multimodale di possibilità”, un concetto della statistica: non fatevi spaventare, il resto dell’articolo è facilmente comprensibile anche da chi non ha mai frequentato la disciplina della statistica.

Si può investire senza sapere di statistica? Sì, questo è certo. Ma come spieghiamo bene alla pagina MERCATI di questo sito, anche credere che si possa investire con successo leggendo il quotidiano oppure il tablet mentre si è in bagno è decisamente ingenuo e da semplicioni.

Alla pagina MERCATI abbiamo chiarito, qualche che settimana fa, che in Recce’d trovate proprio quelli del calcolo integrale, piuttosto che quelli del sorriso compiacente, della stretta di mano un po’ appiccicosa, delle frasi rassicuranti e dell’atteggiamento paternalistico, non trovate esperti di tecniche di vendita e di marketing, bensì esperti di integrali, di distribuzioni multimodali, di numeri, di dati, di informazioni.

Trovate gente competente e professionale, piuttosto che false “amicizie”. Trovate gente che sa di investimenti e gestione del portafoglio, e non gli imbonitori delle feste di piazza con le pomate miracolose.

E questo vi conviene. Molto.

17 dicembre 2025

In termini statistici, il prossimo anno offrirà una distribuzione multimodale di possibilità: un plausibile percorso di crescita robusta, trainata dall'intelligenza artificiale, si colloca al centro, affiancato da un miracolo della produttività da un lato e da un ribasso rischioso, trainato dal mercato obbligazionario, dall'altro. Investitori e policymaker devono prepararsi a tutti questi risultati.

NEW YORK – Prevedere uno scenario centrale per l'economia statunitense nel 2026 sembra un esercizio semplice. Ma la probabilità che questa previsione di base si concretizzi probabilmente non supera il 50%: la "normale" distribuzione a campana è stata sostituita da una con "code spesse" insolitamente pronunciate: la probabilità di risultati più estremi, sia virtuosi che viziosi, è significativa e ugualmente possibile. L'economia statunitense non segue un'unica traiettoria, ma è bloccata in un teso tiro alla fune tra tre scenari futuri distinti: una base di riferimento centrale "Riccioli d'oro light", uno scenario al rialzo alimentato dalla produttività e uno scenario al ribasso volatile.

Lo scenario centrale prevede un'economia relativamente forte, che continua a sfidare le previsioni di una recessione ciclica e che gradualmente rafforza la propria solidità secolare, grazie principalmente a solidi investimenti nell'intelligenza artificiale. Entro il prossimo anno, gli Stati Uniti usciranno dalla fase infrastrutturale attualmente dominante della rivoluzione dell'intelligenza artificiale – la frenetica costruzione di data center e hardware – e includeranno una maggiore integrazione. La spesa in conto capitale rimarrà storicamente elevata, guidata dal duplice imperativo di lavorare "su" e "con" l'intelligenza artificiale. A completare questo dinamismo aziendale c'è una base di consumatori ancora resiliente, supportata da politiche fiscali e monetarie accomodanti. La famiglia americana si è dimostrata un motore di crescita duraturo, sebbene in fase di indebolimento. Con i rubinetti fiscali aperti e la Federal Reserve pronta a ridurre i tassi di interesse, la situazione potrebbe rimanere tale, nonostante i prezzi elevati che colpiscono particolarmente duramente le famiglie a basso reddito. Ma l'inflazione vischiosa rimarrà una realtà. Sebbene gli aumenti dei prezzi potrebbero non essere abbastanza gravi da disancorare le aspettative, probabilmente rimarranno al di sopra dell'obiettivo della Fed, precludendo un ritorno ai tassi di interesse ultra bassi degli anni 2010. Questo scenario include anche la cristallizzazione di un fenomeno inquietante: il disaccoppiamento tra occupazione e PIL. Storicamente, una robusta crescita economica è stata indissolubilmente legata a una forte creazione di posti di lavoro. Ma questa relazione sembra essere sotto pressione, il che significa che la crescita nel 2026 potrebbe essere accompagnata da un mercato del lavoro relativamente stagnante. Una tale crescita senza occupazione esacerberebbe la natura a forma di K dell'andamento dell'economia. Pertanto, l'accessibilità economica rimarrà un punto critico sociale e politico, mantenendo la disuguaglianza in primo piano nel dibattito nazionale.

Questo è uno scenario centrale che include molta "dispersione", e non solo a livello nazionale. A livello internazionale, gli Stati Uniti ottengono risultati significativamente migliori rispetto alle altre principali economie. Ostacolati da rigidità strutturali, l'Eurozona e il Regno Unito rimangono intrappolati in un equilibrio di bassa crescita e bassi investimenti. Con gli sforzi della Cina per migliorare il proprio modello di crescita che procedono lentamente, gli Stati Uniti fungeranno di gran lunga da motore principale dell'economia globale, una concentrazione che crea una serie di rischi.

Per quanto riguarda gli scenari "a coda grassa", le loro probabilità sono pressoché equivalenti, offrendo motivi sia di speranza che di ansia. Sul lato destro, si trova una visione allettante di un'economia che non si limita a crescere, ma accelera, espandendo anche la capacità produttiva futura. In questo scenario, l'adozione dell'intelligenza artificiale più rapida del previsto, combinata con la robotica, si traduce in tangibili guadagni di produttività a livello economico, consentendo agli Stati Uniti di superare ulteriormente le altre principali economie.

Se questa "promessa di produttività" si materializzasse abbastanza rapidamente, gli Stati Uniti potrebbero sperimentare un boom non inflazionistico. Poiché il lato dell'offerta si espande abbastanza rapidamente da soddisfare la crescente domanda, l'inflazione rimane sotto controllo. Questo è uno scenario da Riccioli d'Oro potenziato: un'espansione guidata dalla tecnologia che amplia i margini aziendali e aumenta le entrate fiscali, alleviando potenzialmente le pressioni fiscali e consentendo alla Fed di tagliare i tassi in modo più aggressivo.

Ma altrettanto probabile è lo scenario negativo: non una recessione standard dovuta all'esaurimento della domanda, ma un'impennata della volatilità, derivante dall'instabilità finanziaria, dagli errori politici, dalle politiche elettorali e dagli sviluppi geoeconomici. Un rischio importante risiede nel mercato obbligazionario. Con i deficit statunitensi ancora elevati, i costi del servizio del debito in aumento e gli investimenti legati all'intelligenza artificiale che richiedono ulteriori finanziamenti, i vigilantes obbligazionari potrebbero tornare in auge.

Un'improvvisa impennata dei rendimenti potrebbe destabilizzare il sistema finanziario, minando l'attività economica ben oltre i confini americani. Ciò che accade nel mercato dei titoli del Tesoro statunitensi raramente rimane lì. Questa fragilità finanziaria è aggravata dal potenziale di errori politici – che si tratti di un errore fiscale o di un passo falso nelle misure monetarie – in un momento in cui il margine di manovra dei decisori politici è delicato.

Con le elezioni di medio termine alle porte questo è un rischio che avrebbe conseguenze anche per un'economia globale fortemente dipendente dal motore statunitense. Se combinato con le tensioni geopolitiche – guerre commerciali, militarizzazione della catena di approvvigionamento o conflitti diretti – la prospettiva di uno shock stagflazionistico diventa saliente.

Con l'inizio del 2026, non dobbiamo permettere che una confortante previsione centrale alimenti l'autocompiacimento. In termini statistici, non stiamo osservando una distribuzione normale, ma una multimodale: un plausibile percorso di crescita robusta, guidata dall'intelligenza artificiale, si colloca al centro, affiancato da un miracolo della produttività da un lato e da un ribasso gravato da rischi dall'altro. Investitori e responsabili politici devono tenere conto di tutti questi risultati, e della marcata dispersione tra paesi, settori e famiglie che li unisce.





Valter Buffo
Detox. La strategia 2026 è “think it NEW”.
 


Recce’d proprio questa mattina ha dedicato un Post alla (curiosa, stramba, inattesa) reazione dei mercati finanziari internazionali alla decisione della Federal Reserve di tagliare (per la terza volta nel 2025) il costo ufficiale del denaro negli Stati Uniti.

Tra le osservazioni più immediate che vengono alla mente, c’è quella che ci dice che, per la parte che riguarda il costo ufficiale del denaro (ma soltanto per quella) i tagli dei tassi ufficiali oggi non contano più. hanno importanza pari a zero.

Quello che conta, oggi, per tutti i mercati finanziari del Mondo, è solo più la parte politica. Lasciate perdere i tassi ufficiali: sono fuori dai giochi.

E, per essere chiari fino in fondo: a Trump importa nulla, dei tassi ufficiali di interesse, anche perché lui, Donald Trump, dei tassi capisce poco, e lo annoiano molto. Lui ha un solo obbiettivo, ed è l’impatto politico sulla massa.

E, come tutti sappiamo, lui, Donald, può capovolgere le sue idee in una sola settimana. Sulle tariffe, come pure sui tassi ufficiali di interesse.

E quindi, noi investitori, adesso come facciamo?

Tutto ciò che avete appena visto, dopo la riunione della Federal Reserve di dicembre, così come tutto ciò che avete letto nelle tre immagini qui sopra, a noi investitori è molto utile perché ci conferma che siamo in una Nuova Era e già da alcuni anni. Come Recce’d aveva anticipato, anche qui nel Blog e quindi pubblicamente e senza alcuna paura. Ma soprattutto con i suoi movimenti sui portafogli modello per i Clienti di Recce’d.

Ogni giorno, ci arriva una nuova conferma. dai fatti. E non dalle promesse dei politici, e non da chi vuole portarci tutti su Marte. No. parliamo dei fatti, dei dati, della realtà di oggi. Della realtà dove tutti viviamo ed operiamo. Ve lo testimoniano le tre immagini qui sopra.

In questa realtà, la nostra realtà di investitori 2025, oggi possono accadere cose del tutto impensabili solo pochi anni fa: lo avete appena letto nelle tre immagini qui sopra.

Siamo in una Nuova Era. Investiamo i nostri risparmi in una Nuova Era. Come avere successo, nella Nuova Era dei mercati finanziari? A partire da subito, ovvero dal 2026?

Recce’d ha scritto dello scenario 2026, e quindi anche della strategia da seguire nel 2026, per cogliere alcune occasioni che ogni giorno diventano più grandi, al proprio Cliente nel proprio bollettino quotidiano, che si chiama The Morning Brief. Alla Sezione dedicata alla Operatività.

Il Bollettino quotidiano è uno strumento molto apprezzato, perché molto flessibile, molto facile da fruire, molto tempestivo e molto utile.

Anche voi, amici lettori, fareste bene a domandarvi ogni giorno che cosa sta succedendo al vostro risparmio, che cosa sta cambiando, e come vanno riviste e rettificate quelle previsioni, che voi avete fatto oppure che vi sono state raccontate, e che sono la base delle vostre scelte di investimento, scelte che voi avete fatto oppure verso le quali siete stati accompagnati, indirizzati e spesso anche spinti e forzati.

Nel nostro Blog, e nelle altre pagine di questo sito, di recente noi di Recce’d abbiamo offerto gratuitamente al pubblico una serie di schegge e di estratti del lavoro che Recce’d ha fatto per costruire un coerente scenario 2026 a favore dei Clienti.

Nel Blog e sul sito lo abbiamo fatto in modo sintetico, ovviamente: aggiungendo utili spunti operativi, che al Cliente sono stati esposti in modo più ampio e dettagliato, insieme con il dettaglio delle ragioni che ci hanno portato a costruire il portafoglio modello dei Clienti nel modo nel quale i Clienti lo vedono oggi, e poi ad impostare quella strategia di investimento 2026 che li porterà a beneficiare delle grandi opportunità che oggi abbiamo davanti a noi.

Come i nostri lettori sanno da tempo, lo scenario di riferimento della strategia di investimento per i nostri portafogli modello si chiama

stagflazione.

La realtà del 2025 ha offerto, in questo senso, una grande serie di conferme: conferme reali, nei fatti e nei dati. Non di social, di titoli dei giornali di dichiarazioni e promesse di un futuro “fantastico”. Fatti, non favole.

E’ uno scenario al quale più lentamente si stanno avvicinando sia la Federal Reserve (vedi le tre immagini qui che trovate qui sopra) sia le grandi banche internazionali (che temono questo scenario, perché metterà in crisi tutta la loro strategia commerciale). Leggiamo di seguito che cosa dice una delle banche internazionali oggi.

Lo scenario peggiore per l'economia statunitense potrebbe essere una realtà imminente nel 2026.

RBC ha segnalato la probabilità di una stagflazione nel 2026, poiché l'economia sembra destinata a registrare una crescita inferiore al trend, mentre l'inflazione è "scomodamente" elevata.

"Avvicinandoci al 2026, vediamo un'economia statunitense sempre più orientata verso uno scenario di stagflazione leggera", hanno scritto gli economisti della banca in una nota ai clienti mercoledì. "È una confluenza di fattori che creerà un contesto sfavorevole in cui prevediamo che l'inflazione di fondo rimarrà ostinatamente al di sopra del 3% annuo per gran parte dell'anno", hanno aggiunto.

La stagflazione, anche in una versione "leggera", è una previsione preoccupante per l'economia statunitense. La situazione è spesso più difficile da risolvere per la Fed rispetto a una tipica recessione, poiché un'inflazione più elevata impedisce alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse per stimolare l'economia.

Ecco i motivi per cui la banca ritiene che questo scenario stia diventando più probabile:

1. Elevati costi degli alloggi

Gli elevati costi degli alloggi sono una pressione chiave che ha sostenuto l'inflazione dei servizi di base, hanno affermato gli economisti della RBC.

Questa misura dell'inflazione, che esclude beni e i prezzi volatili di cibo ed energia, si attesta intorno al 3,5% su base annua, il che suggerisce che la crescita dei prezzi nell'economia abbia maggiore slancio.

I prezzi delle case hanno iniziato a salire più lentamente, ma hanno registrato un'impennata considerevole negli ultimi cinque anni e continuano a crescere. Il valore delle case è aumentato dell'1,3% su base annua a settembre, secondo l'indice S&P 500 Case-Shiller US National Home Price Index.

Anche l'affitto equivalente percepito dai proprietari di abitazioni in una città media degli Stati Uniti, un altro indicatore dei costi degli alloggi, è aumentato del 3,7% su base annua a settembre, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics.

"Tenendo presente cosa rappresenta [l'affitto equivalente dei proprietari] – una misura ipotetica di ciò che i proprietari di casa pagherebbero per affittare la propria casa – questo significa che è sulla buona strada per aumentare la pressione al rialzo sull'IPC di base", ha affermato RBC. "Semplicemente non ci aspettiamo che l'OER fornisca molto aiuto nel riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2% della Federal Reserve nel 2026."

2. Crescita salariale rigida

Anche l'inflazione salariale rigida sta mantenendo alta l'inflazione, ha affermato RBC. La retribuzione oraria media di tutti i dipendenti del settore privato è cresciuta del 3,8% su base annua a settembre, secondo il BLS.

La banca ha sottolineato che l'inflazione dei servizi di base, al netto dei costi abitativi, non è diventata negativa negli ultimi quarant'anni. Ciò è dovuto in gran parte alla pressione al rialzo dei salari, hanno suggerito gli economisti.

"In parole povere, non ci aspettiamo pressioni deflazionistiche da questo settore e, cosa ancora più importante, ci aspettiamo una disinflazione limitata", hanno affermato. "Non vediamo un percorso per i salari e, di conseguenza, per i servizi di base, escluso l'edilizia abitativa, verso una diminuzione significativa."

3. Dazi

Anche i prezzi dei beni probabilmente non si muoveranno nella giusta direzione. L'inflazione dei beni è aumentata costantemente nell'ultimo anno e ha registrato un tasso annualizzato dell'1,8% a settembre, secondo il BLS.

RBC ha affermato di prevedere già un aumento dei prezzi dei beni negli anni successivi alla pandemia, dopo che le catene di approvvigionamento e la domanda nell'economia si erano normalizzate.

In seguito, il presidente Donald Trump ha presentato la sua serie di dazi reciproci, che dovrebbero continuare ad alimentare l'inflazione dei beni.

"Sono passati quasi otto mesi dal Giorno della Liberazione (7 aprile) e continuiamo a ritenere che i dazi peseranno sul mercato del lavoro e metteranno pressione al rialzo sull'inflazione", hanno scritto gli economisti.

"La nostra preoccupazione rimane quella di non aver ancora visto la piena trasmissione dei dazi ai prezzi dei beni di consumo, che prevediamo raggiungeranno il picco nel secondo trimestre del 2026", hanno aggiunto in seguito.

4. Spesa pubblica elevata

La spesa pubblica elevata è un fattore che potrebbe frenare la crescita economica il prossimo anno, ha affermato RBC.

Si ritiene spesso che la spesa pubblica stimoli l'economia. Tuttavia, potrebbe anche ostacolare la crescita a medio termine, hanno affermato gli economisti, poiché una maggiore spesa nel settore pubblico è spesso associata a una minore produttività.

Il PIL ha subito una leggera contrazione nel primo trimestre, ma da allora l'economia si è ripresa e si è espansa a un ritmo sostenuto. Secondo l'ultima stima degli economisti della Fed di Atlanta, la crescita annua del PIL per il terzo trimestre dovrebbe attestarsi a un robusto 3,9%.

Anche il debito pubblico è intrinsecamente inflazionistico, il che si aggiunge alle pressioni stagflazionistiche. Secondo una proiezione pubblicata dal Congressional Budget Office all'inizio del 2025, gli Stati Uniti sono sulla buona strada per registrare un deficit di 21,1 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

Il nostro suggerimento operativo ai lettori che investono è il seguente: prendete come vostro scenario di riferimento la stagflazione, di cui avete appena letto, e poi dedicatevi al seguente esercizio: date una vostra risposta alle domande che seguono. Le domande sono tutte formulate nel formato “E se …”, e la vostra risposta vi aiuterà ad affrontare eventi, imprevisti ed ostacoli che si presenteranno nel 2026.

Rispondete a voi stessi. Vi sarà di grande aiuto: perché vi renderà evidente che, nel 2026 come è stato già nel 2025, la chiave per il successo negli investimento finanziari è soltanto una, e precisamente:

“pensalo in un modo nuovo”.

Venerdì 12 dicembre 2025

E se ci aggrappassimo a uno status quo che non esiste più?

E se i mercati pubblici non riflettessero più l'economia?

E se la stragrande maggioranza delle aziende con oltre 100 milioni di dollari di fatturato fosse privata?

E se il tuo portafoglio avesse centinaia di partecipazioni pubbliche, ma una sola storia?

E se 10 titoli guidassero oltre un terzo dell'S&P 500?

E se il pensiero tradizionale sulla liquidità non reggesse più?

E se la crescita vive dove l'indice non vive?

E se i progetti su larga scala durassero più del capitale destinato ad alimentarli?

E se i mercati privati ​​alimentassero oltre l'80% dei prestiti statunitensi?

E se la longevità fosse in aumento ma la preparazione a questo fatto in calo?

E se uno tsunami d'argento non fosse più all'orizzonte; è già qui?

E se ci fosse un buco nei piani pensionistici tradizionali?

E se avessimo costantemente sottovalutato l'impatto del cambiamento?

Queste non sono ipotesi. Sono fatti

In un mondo che avanza, il tuo pensiero non può fermarsi.

PENSALO IN MODO NUOVO.

Valter Buffo
Detox. 2026: lo scenario di comodo e lo scenario di Recce'd

Abbiamo deciso di aprire questo Post, che arriva a tre giorni dal terzo taglio del costo ufficiale del denaro da parte della Federal Reserve, con un brano di un articolo del sito di CNBC. Quello che state per leggere è un commento proprio al taglio dei tassi, che CNBC ha pubblicato giovedì mattina, 11 dicembre 2025. Ovvero, 48 ore fa.

Alla fine si è rivelato un "taglio aggressivo (hawkish)", come previsto. Ciononostante, gli investitori sono riusciti a trovare qualche regalo nascosto tra i mucchi di carbone.

Sebbene la Federal Reserve statunitense abbia abbassato i tassi di interesse mercoledì negli Stati Uniti, due presidenti di banche regionali – Jeffrey Schmid di Kansas City e Austan Goolsbee di Chicago – volevano che i tassi rimanessero invariati.

Il loro monito è stato ripreso dal "dot plot" della Fed sulle proiezioni dei tassi, che mostrava i funzionari prevedere un solo taglio nel 2026 e un altro per il 2027.

Anche la dichiarazione sui tassi della Fed è stata riproposta dalla riunione di dicembre 2024, che ha inaugurato un periodo di nove mesi senza tagli fino a settembre di quest'anno.

Perché, allora, i mercati statunitensi sono saliti dopo la riunione?

La sorpresa più grande è stata l'annuncio della Fed che avrebbe iniziato ad acquistare 40 miliardi di dollari in buoni del Tesoro a partire da venerdì. Questa mossa aumenta l'offerta di moneta nell'economia. In altre parole, è un modo furtivo per allentare la tensione, contribuendo a sostenere i mercati finanziari.

In seguito, il Presidente Jerome Powell ha respinto le speculazioni su futuri rialzi.

"Non credo che un rialzo dei tassi... sia lo scenario di base per nessuno a questo punto", ha detto Powell. "Non ne sento parlare".

Anche i funzionari della Fed ritengono che l'economia statunitense rimanga resiliente. Nel complesso, hanno aumentato le loro previsioni di espansione economica nel 2026 al 2,3%, rispetto a una precedente stima dell'1,8% di settembre.

"Abbiamo un'economia straordinaria", ha detto Powell.

E i mercati potrebbero prepararsi per una conclusione d'anno straordinaria.

"L'ultima decisione sui tassi d'interesse del 2025 ha sostanzialmente aperto la strada a un rally da Babbo Natale per concludere l'anno, e l'S&P 500 è pronto a superare la soglia dei 7.000 punti nelle prossime settimane", ha affermato José Torres, economista senior di Interactive Brokers.

Per gli investitori, questa sarebbe una gradita sorpresa natalizia.


Un commento eccitato ed euforico, come leggete. Non è una sorpresa: la maggior parte dei commenti che leggiamo e leggete sui siti specializzati, negli ultimi tre anni, adottano un atteggiamento di sfrenato ottimismo, ed il tono è sempre euforico come questo.

Confuso, confusissimo, ma euforico.

Perché allora, questa mattina, sabato 13 dicembre 2025, leggiamo che la Borsa di New York ha chiuso la settimana in negativo (al di sotto della chiusura del venerdì precedente)? Proprio dopo il taglio dei tassi?

E per quale ragione il livello della Borsa di New York al 12 dicembre è lo stesso di due mesi prima? Era 6750 punti il giorno 8 ottobre 2025.

Per quale ragione, dopo il taglio del costo ufficiale del denaro, e dopo avere letto questo commento di CNBC, e di tutti gli altri siti Web specializzati e non, ci sono state più vendite che acquisti alla Borsa di New York e sulle altre Borse?

Chi ha venduto, è un fesso? Oppure è pazzo?

O forse, chi ha venduto capisce qualche cosa che invece CNBC ed i social NON hanno capito?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ritornare all’elenco di 10 punti, che abbiamo ampiamente commentato nel Post di una settimana fa, e che potete rileggere qui sotto.

 

Questi 10 punti dell’elenco sono la sintesi perfetta della “versione di comodo”: la versione di comodo è, appunto, la più comoda, quella che, attraverso i media ed i social, viene distribuita a piene mani, per poi essere sfruttata dai venditori di Fineco, Mediolanum, Fideuram, Generali e tutte le altre che non stiamo ad elencare. Tutte uguali, che fanno il loro bilancio vendendo al pubblico dei risparmiatori la stessa roba.

La versione di comodo: la versione del “tutto va bene”, la versione del “non esiste un solo motivo di preoccupazione”, la versione del “viviamo nel migliore mondo possibile per investire”., la versione che poi è banalmente una serie di slogan commerciali per dire al Cliente investitore di “comperare ancora altri Fondi Comuni, e polizze vita, e GPM, e prodotti opachi e senza un prezzo come i finanziamenti diretti, il private credit, il venture capital, il private equity.

Il lavoro di Recce’d, come sapete, serve all’investitore anche per proteggere il risparmio da tutte queste “trappole commerciali”.

Attraverso il Blog, poi, noi di Recce’d regaliamo al nostro lettore una parte del lavoro di informazione ed analisi fatto per i nostri Clienti: e non mancano mai, in ognuno dei nostri post, i suggerimenti e le indicazioni pratiche: ovviamente, in una versione sintetica, rispetto a ciò che noi facciamo per i portafogli modello dei nostri Clienti.

Come abbiamo detto, una parte importante del nostro lavoro è proprio quella di smascherare le finalità (puramente commerciali) della “versione di comodo” che prevale sui media e nei social: e che poi, regolarmente, non trova riscontro nei fatti, come è stato proprio ieri e l’altro ieri.

Ad esempio: prendiamo stamattina Goldman Sachs: con la solita grande tempestività, Goldman Sachs è venuta ad dirci che “gli investitori comperano la narrativa di Trump per un’economia americana spinta al massimo del suo potenziale. Lo leggete sotto nell’immagine, nella quale leggete anche dell’indice S&P 500 in rialzo (il simbolo ES), e poi di “OpenAI”. Però, poi, nell’immagine leggete anche dei rendimenti dei Titoli di Stato..

Perché?

Arriveremo ai Titoli di Stato poco più in basso: ora restiamo ancora un attimo con Goldman Sachs.

Goldman Sachs che ci annuncia di avere rivisto al rialzo le proprie stime per la crescita del PIL americano, come leggete nel grafico che segue.

E qui, inizia a vedersi qualche difficoltà.

Vi suggeriamo di leggere con grande attenzione i numeri del grafico: prestate attenzione, e più avanti noi ritorneremo a commentare questo grafico più sotto.

Tenete a mente questi dati: ne parliamo ancora, più avanti.

Per ora, ritorniamo alla “versione di comodo”. I social ed i media fanno ogni giorno ed ogni ora il massimo sforzo per validare la “versione di comodo”: un esempio lo leggete qui sotto, dove viene spiegato che, dopo che la Federal Reserve ha deciso di ritornare ad aumentare la liquidità in circolazione sui mercati, “il rialzo delle Borse diventa inevitabile”.

Giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, invece, le Borse sono andate nella direzione opposta. perché il pubblico non ha comperato? Perché la massa non ha abboccato?

Niente “meltup”.

Forse, una possibile spiegazione è che quella nuova liquidità era già stata “spesa” prima di essere immessa nel sistema?

Forse, è possibile che quella nuova liquidità sia andata a … tappare qualche buco?

Mah … chissà chi lo sa.

Ovvio che la “versione di comodo” è completa soltanto se parliamo anche di “rotazione settoriale”, alla Borsa americana: in questo modo è possibile spiegare per quale ragione da qualche settimana si vende il tema “AI”. La spiegazione sarebbe (sarebbe) che gli altri settori di Borsa vanno alla grande, grazie ad un’economia forte in particolare nel comparto dei consumi.

E qui, torna a galla un secondo problema: se l’economia americana va bene, anzi benissimo, che bisogno c’è di urlare ai quattro venti ogni giorno che “è assolutamente necessario tagliare il costo del denaro”? Che cosa giustifica questa ansia e questo affanno?

C’è poi anche un terzo problema: constatata questa grade forza dell’economia, e dei conumatori in particolare, perché sia Trump, sia la stampa quotidiana, ogni giorno ci parlano di un nuovo tema che si chiama “affordability”.

Che cosa è “affordability”? Perché oggi è un problema? E perché se ne parlerà ogni giorno anche nel 2026? la risposta, negli ultimi 15 giorno, noi la abbiamo offerta ai nostri Clienti nella Sezione analisi del nostro The Morning Brief.

Lo stesso Presidente americano Trump riconosce in pubblico questo problema, e lo ha scritto nuovamente in pubblico, con un Post, proprio ieri.

Lui vede l’economia americana oggi come “la migliore di sempre” (nell’immagine qui sotto).

E poi si arrabbia, molto: perché lui ha questa visione, ma tutti gli altri non hanno la medesima visione delle cose. E lui si arrabbia, e strilla sui social: “perché non dicono tutti che l’economia è la migliore di sempre? perché non sono tutti contenti?. Non potendo (almeno per ora) imporre per Legge la felicità e l’ottimismo, lui si sente in dovere come minimo di fare sapere che lui NON vede le cose come le vedono gli altri.

Il suo problema, a questo proposito, è che tra dieci mesi si terranno le Elezioni. E la sua popolarità, ci dicono tutti i sondaggi, è in calo costante.

Il nostro problema, invece, qual’è? Beh, si fa presto a spiegare. Facciamoci aiutare da Goldman Sachs.

Ritornate al grafico che avete visto più in alto. Che Goldman ci presenta come “una forte ragione di ottimismo”.

E fatevi una domanda. Fatevi la domanda che preferite, utilizzando i dati del grafico. Dove si dice che la crescita del PIL americano sarà di circa il 2% per i prossimi due anni. Ce lo dice Goldman Sachs.

Ma come? Con “AI” che procede a tutta forza?

Ma come? Con tutto quel deficit che stimola l’economia?

Ma come? Con la Federal Reserve che taglia e taglierà il costo del denaro?

Ma come? Trump dice e scrive e prevede che è “la migliore economia americana di sempre”. Ma come è possibile?

Quello della popolarità è il problema di Trump: non è il problema di Recce’d.

Noi non puntiamo a “renderci popolari”, come invece fanno i cantanti, i personaggi dei reality, ed i promotori finanziari delle Reti di vendita come Allianz, Generali, Fineco e Fideuram, e tutte le altre che vi abbiamo già segnalato, più volte.. Noi puntiamo al risultato: al risultato dei nostri Clienti, ottenuto attraverso i nostri portafogli modello.

Per questa ragione, nella gestione dei nostri portafogli modello, ci teniamo il più possibile distanti dall’euforia della massa degli investitori: perché noi sappiamo e ricordiamo che l’euforia di massa scompare all’improvviso, e senza una specifica ragione. Sparisce e basta, come una bolla di sapone.

Ad esempio: oggi, sui mercati, gira voce che l’euforia sta svanendo.

Nelle ultime 48 ore, l’euforia di cui avete letto nel brano di CNBC che apriva questo nostro Post, dopo il taglio della Fed, è già svanita.

Come tutti i nostri lettori sanno, per i nostri portafogli modello noi di Recce’d adottiamo una strategia che è insieme difensiva ed aggressiva. E’ difensiva del risparmio, perché protegge dai rischi e protegge dall’euforia collettiva e da altre isterie. ma è aggressiva per ottenere il giusto rendimento, e va ad attaccare i mercati proprio là dove sono visibili i maggiori squilibri.

Proprio dal riordino inevitabile, che metterà questi squilibri al loro posto, derivano infatti le maggiori opportunità per noi investitori. Le opportunità di una vita, come noi abbiamo già detto e scritto anche qui nel Blog.

Ieri ad esempio, subito dopo il taglio dei tassi ufficiali di interesse negli Stati Uniti, succedeva quello che leggete sotto. E questo, che è un fatto, a voi indica anche una grande opportunità, per fare fruttare il vostro risparmio.

L’immagine sopra a voi parla dei Titoli di Stato francesi, come anche l’immagine qui sotto. Ma l’opportunità dalla quale voi potete fare notevoli guadagni non riguarda unicamente i Titoli di Stato francesi.

Lo spiega l’immagine qui sotto, che vi dice che “ogni essere umano sulla Terra che abbia acquistato Titoli di Stato dal 2020 al 2022 ancora oggi sta perdendo soldi”. E qui vi stanno parlando degli Stati Uniti, del reno Unito, ma anche dei vostri BTp e dei vostri Bund.

Recce’d vi anticipa che non solo quelle perdite non verranno mai recuperate: no, quelle perdite restano, e vanno ad aumentare nei prossimi mesi.

Ve lo ripetiamo, che le perdite colpiscono anche i Titoli di Stato americani: ed anche ieri, venerdì 12 dicembre, dopo che la Federal Reserve ha tagliato il costo ufficiale del denaro.

Voi lo capite?

Voi lo sapete, il perché?

Vi hanno informato?

E che cosa pensate di farci?

Noi, con tutti i nostri Clienti, ne abbiamo parlato, e ne parliamo ogni mattina, attraverso il nostro bollettino quotidiano. Ed i guadagni per i nostri portafogli modello crescono ogni giorno.

perché stanno vendendo le obbligazioni? vendono persino i Bund tedeschi.

Ovvio che noi abbiamo preso una posizione anche sui Bund: e questo non da oggi, e non da ieri, ma da alcuni anni. Fatevi un po’ di conti leggendo i dati del grafico che segue.

Come si fa a guadagnare, sfruttando questo che è un cambiamento epocale di prospettiva? Il segno di una Nuova Era dei mercati finanziari?

Semplice: dati selezionati, una analisi tempestiva e quotidiana, e un modello di valutazione adeguato ed aggiornato agli sviluppi più recenti della ricerca in Finanza.

Questa è la ricetta vincente, nella Nuova Era. la sola ricetta possibile, per proteggere e guadagnare senza andare a rincorrere le sciocchezze dei venditori da fiera di piazza.

Da che cosa partire? Sempre dalla realtà: dal sapere leggere i dati, e lasciare invece da parte i falsi segnali, le tante menzogne e le fantasiose visioni del futuro.

Informatevi sul presente, ed analizzatelo: lasciate stare i razzi che vanno su Marte, e concentrate la vostra attenzione su ciò che succede proprio intorno a voi, ed al vostro risparmio, giorno dopo giorno.

Suggerimento: partite sempre dai fatti, ed in particolare dai fatti dell’immagine che trovate qui sotto. Tutto il resto segue come conseguenza.

Fatti come la riunione della Federal Reserve di tre giorni fa li dovete leggere (nel vostro interesse) alla luce dei dati che vi abbiamo appena presentato, e li dovete interpretare utilizzando la vostra memoria, per poterli collocare al meglio,.

Ad esempio, li dovete leggere ricordando sempre che la vera svolta, alla Federal Reserve, arrivo nel maggio dello scorso anno, ovvero 18 mesi fa.

Leggete con attenzione il testo dell’immagine che segue.

Soltanto in questo modo, potete arrivare a comprendere la riunione della Federal Reserve della settimana scorsa, e quindi

  • comprendere la reazione successiva dei mercati finanziari, giovedì e venerdì

  • capire quale delle decisioni prese della Fed mercoledì scorso è davvero importante per i vostri risparmi ed investimenti

  • capire che cosa sanno alla Fed che tutti noi investitori non sappiamo (ma che noi in Recce’d possiamo intuire).

Una volta raggiunto questo risultato, allora sarete in grado di comprendere anche la “versione di comodo” della quale vi abbiamo scritto in precedenza.

Potrete capire come è costruita la “versione di comodo”, per quali finalità, seguendo quale metodo.

Ma soprattutto, nel vostro interesse, potrete capire per quale ragione la “versione di comodo (qui sotto rappresentata dallo “outlook 2026” di una delle tante banche internazionali di investimento, è nulla di più che una somma di slogan di vendita. E quindi, dal punto di vista delle scelte di gestione del risparmio, niente di più che una somma di inutili sciocchezze, spesso per voi dannose e pericolose.

Lo potete capire molto facilmente, se fate attenzione a “che cosa c’è e che cosa manca”. Ovvero: quali sono i temi e gli argomenti che la “versione di comodo” evita accuratamente di affrontare?

perché non ci sono? perché non saprebbero come spiegare, perché manderebbe in aria “tutta la “versione di comodo”. ma soprattutto, perché loro, le banche di investimento e i promotori finanziari (che si fanno chiamare “financial advisor” oppure “consulenti”) hanno tanta tanta tanta paura, oggi.

Una paura … fottuta, come dicono in Francia.

Per tutte le ultime due settimane, noi di Recce’d abbiamo dettagliato ai nostri Clienti, alla Sezione Operatività del nostro quotidiano bollettino, la nostra strategia per il 2026.

Spiegando la gestione del portafoglio modello nel 2026: quali opportunità andremo a cogliere, la asset allocation iniziale, la strategia di gestione durante l’anno. Il nostro “outlook 2026”, che non ha proprio nulla in comune con quello che avete letto nell’immagine precedente.

Non verrà dettagliata nel nostro Blog: ma come sempre vi forniamo una serie di pratici spunti per riflettere, per valutare e poi decidere.

A differenza di tutte le Reti italiane di vendita (da Mediolanum a Fineco a Fideuram a tutte le altre che conoscete) non non ci nascondiamo dietro a una “visione di comodo” e non utilizziamo mai le solite frasi come “potrebbe succedere questo, ma anche quello, oppure forse quell’altro”. Le nostre scelte sono sempre nette, forti e precise, come tutti i nostri lettori sanno.

Alcune indicazioni, pratiche ed operative le trovate proprio in questo Post. E molte, le avete lette più in alto. Chiudiamo il Post fornendovene ancora qualcuna, con il brano che segue, che Recce’d ha selezionato e raccolto per voi.

Volete mettere a punto la vostra strategia di investimento 2026? Recce’d vi consiglia di procedere nel modo che segue:

  1. buttate nel cestino la “versione di comodo” propagandata dal vostro “consulente che è pagato con le retrocessioni sui prodotti che vi vende (oppure buttatela … nel water)

  2. ragionate con la vostra testa, in particolare sui temi che Recce’d vi ha segnalato in questo Post

  3. leggete l’articolo che segue: in poche righe, trovate tutto

  4. e dopo … inizia il lavoro: utilizzate questi spunti

    • per cercare informazioni,

    • per ordinarle, e dare priorità a quelle che contano

    • per fare le vostre valutazioni (con modelli di valutazione adeguati)

    • e poi, per scegliere, ma facendo le scelte che davvero sono nell’interesse vostro e dei vostri risparmi

      • scegliete nuovi asset,

      • definite nuove percentuali,

      • datevi una nuova strategia 2026,

      • ed anche una nuova asset allocation per l’immediato

Recce’d come sempre si fa trovare pronta, a confrontarsi ed a collaborare: contattarci è molto facile, sicuro, e produce risultati concreti.

New York — 12 dicembre 2025

Wall Street ha ottenuto il taglio dei tassi che desiderava. Ma con la Federal Reserve pronta ad adottare un approccio più cauto nel taglio dei tassi di interesse nel 2026, gli investitori si trovano ora a confrontarsi con altre preoccupazioni che erano state messe in secondo piano mentre i tagli dei tassi della Fed erano al centro dell'attenzione.

I tre tagli consecutivi della Fed a settembre, ottobre e dicembre hanno aiutato i mercati a salire e a superare i timori sull'intelligenza artificiale e l'incertezza sui dazi.

Con il presidente della Fed Jerome Powell che ha annunciato che i tagli dei tassi potrebbero essere sospesi per un po', l'attenzione di Wall Street si sta spostando altrove. E l'incertezza che covava sotto la superficie diventa più difficile da ignorare quando non c'è ottimismo sul taglio dei tassi della Fed a contribuire al rialzo delle azioni.

Le persistenti preoccupazioni sull'intelligenza artificiale stanno riemergendo, mentre i recenti movimenti sul mercato obbligazionario stanno facendo riflettere alcuni investitori.

Una preoccupazione: sebbene l'IA potrebbe non trovarsi in una bolla destinata a scoppiare, c'è una reale incertezza su quanto sarà redditizia ogni azienda con enormi aspirazioni e se la spesa in corso sarà giustificata.

Wall Street sta esaminando con maggiore attenzione i risultati finanziari delle aziende di IA. Giovedì, le azioni di Oracle (ORCL) sono crollate del 10,83% dopo che l'azienda ha pubblicato risultati del terzo trimestre che hanno di poco deluso le aspettative di Wall Street.

Le azioni di Oracle sono in calo del 39% da quando hanno raggiunto un massimo storico a settembre.

"Oracle sta entrando nella fase più impegnativa dello sviluppo della sua infrastruttura di intelligenza artificiale e [il terzo trimestre] ha evidenziato la discrepanza temporale tra la spesa per lo sviluppo e la conversione dei ricavi", hanno affermato gli analisti di Bank of America in una nota.

I titoli del settore IA e tecnologico hanno contribuito a far salire il mercato negli ultimi anni. Pertanto, quando gli investitori vendono azioni, ciò può pesare sul mercato più ampio.

Quando i titoli del settore tech e IA scendono, ciò può pesare sul mercato più ampio.

Gli investitori si sono spostati verso altri settori, spingendo il Dow Jones in rialzo di 646 punti, ovvero dell'1,34%, chiudendo a un massimo storico. L'indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,21% e ha chiuso a un massimo storico.

"Non siamo sorpresi di vedere un ottimismo a breve termine nei mercati, dato che la Fed continua a tagliare i tassi nonostante la crescita economica", ha dichiarato Chris Zaccarelli, CIO di Northlight Asset Management, in un'e-mail.

"Tuttavia, riteniamo che gli occhiali rosa potrebbero scomparire quando gli investitori si renderanno conto che il percorso verso tassi di interesse più bassi potrebbe richiedere più tempo – o potrebbe non materializzarsi affatto – nella misura in cui oggi sono certi che accadrà", ha affermato Zaccarelli.

Le obbligazioni segnalano difficoltà

L'accessibilità economica – e il costo della vita – sono al centro delle discussioni sull'economia. Il presidente Donald Trump continua a criticare duramente la Fed per non aver abbassato i tassi con la rapidità che avrebbe voluto.

Il tasso di interesse di riferimento della Fed influenza i costi di finanziamento, come i tassi delle carte di credito. Ma sono i rendimenti obbligazionari a lungo termine, come quelli dei titoli del Tesoro decennali, a influenzare i costi di finanziamento, come i tassi dei mutui.

Quando la Fed taglia i tassi, le obbligazioni tendono a salire, spingendo al ribasso i rendimenti e con conseguente riduzione dei costi di finanziamento.

Ma di recente è accaduto il contrario: il rendimento a 10 anni ha appena raggiunto il livello più alto degli ultimi tre mesi, prima di scendere mercoledì.

Molti tassi di interesse sui prodotti di prestito al consumo e sugli strumenti di risparmio non sono scesi tanto quanto il tasso di interesse chiave della Federal Reserve da settembre 2024. La Fed ha appena tagliato i tassi di interesse per la sesta volta. Ed ecco spiegato il perché non notate grandi differenze nei vostri prestiti

È un segnale che gli investitori potrebbero essere preoccupati per il fatto che l'inflazione potrebbe essere un problema più persistente. (Quindi richiedono un rendimento più elevato per compensare la potenziale inflazione che intacca il loro rendimento).

Ed è anche un duro promemoria del fatto che, sebbene Trump voglia tassi più bassi, il mercato obbligazionario avrà l'ultima parola nel determinare i costi di finanziamento chiave.

Altri temi che preoccupano gli investitori obbligazionari:

  • Le preoccupazioni relative al peso del debito pubblico non sono scomparse. I rendimenti obbligazionari sono in aumento in Giappone, segnalando una tendenza all'aumento dei costi di finanziamento in tutto il mondo.

  • Alcuni investitori nutrono riserve sulla possibilità che il Direttore del Consiglio Economico Nazionale, Kevin Hassett, diventi il ​​prossimo presidente della Fed.

  • C'è ancora incertezza sulla prevista sentenza della Corte Suprema su un'ampia gamma di dazi di Trump.

"Gli investitori obbligazionari non stanno seguendo il piano di allentamento della Fed", ha affermato Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, in una nota. "Restano preoccupati per gli ampi deficit di bilancio federali degli Stati Uniti e per l'aumento del debito pubblico. Vedono che l'inflazione rimane al di sopra dell'obiettivo del 2,0% della Fed. Sono anche o assistere a rendimenti obbligazionari in forte aumento in Giappone."

Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni influenza i principali costi di finanziamento, come i tassi ipotecari.

Perché è importante?

Per Matt Maley, responsabile della strategia di mercato di Miller Tabak + Co, l'intelligenza artificiale e i rendimenti obbligazionari rappresentano due potenziali "venti contrari" per i mercati, in vista del 2026 per gli investitori.

"Dato che diventa sempre più evidente (ovvio) che il settore dell'intelligenza artificiale non sarà così ampiamente redditizio... o così rapidamente... come il mercato sta scontando, a nostro avviso ciò creerà seri ostacoli", ha affermato Maley.

Nel frattempo, "altrettanto importante" per i mercati è la prospettiva che i rendimenti obbligazionari continuino a salire, ha affermato Maley.

Rendimenti obbligazionari più elevati corrispondono in generale a maggiori costi di finanziamento, il che può limitare la spesa e l'attività aziendale, che possono contribuire a stimolare le azioni. Nel frattempo, rendimenti obbligazionari più elevati possono anche allontanare gli investitori dalle azioni.

"Questo schema di aumento dei tassi di interesse a lungo termine è molto insolito se si considera la reazione storica durante i cicli di tagli della Fed", ha affermato Torsten Slok, capo economista di Apollo, in una nota. "Il punto è che... gli investitori di tutte le classi di attività devono riflettere sul perché" questo sta accadendo.

E sta accadendo in un momento in cui le aziende tecnologiche, come Oracle, stanno accumulando debito per finanziare la loro aspirazione a costruire infrastrutture a supporto del boom dell'intelligenza artificiale. Questi costi di indebitamento potrebbero aumentare se i rendimenti obbligazionari aumentano.

"Riteniamo che il 2026 affronterà alcuni problemi reali", ha affermato Maley.

Valter Buffo