Paradigm shift: la Nuova Era e come gestirla
 

La settimana scorsa, in questo Blog, Recce’d pubblicava due Post.

Il primo dei due Post anticipava ai lettori alcune delle cose che oggi approfondiremo, e che trovate sulle prime pagine dei quotidiani, dei settimanali, e dei TG.

Il secondo dei due Post di fatto si occupava del medesimo tema, ma lo affrontava da una diversa angolazione, ovvero quella geopolitica.

Una settimana prima avevamo offerto gratuitamente a tutti i lettori una serie di pratici suggerimenti per la gestione del proprio risparmio e del proprio portafoglio titoli (inclusi i BTp, ovviamente). Particolarmente azzeccati, alla luce dei fatti delle ultime due settimane.


Recce’d peraltro, aveva con ampio anticipo messo in evidenza, attraverso una serie di Post, il tema del debito come tema determinante, per tutte le performances nel 2025 e negli anni a venire. E lo potete leggere qui:

  1. già il 30 novembre scorso, noi di Recce’d abbiamo anticipato gratuitamente a tutti i lettori il tema di investimento che oggi è centrale;

  2. il 7dicembre Recce’d in un Longform’d spiegava nel dettaglio il perché oggi per un investitore tutta intera l’America è una gigantesca bolla

  3. il 14 dicembre il nostro Post ha anticipato alcuni aspetti del tema che ritrovate oggi nel nuovo Post che state leggendo; tema che è diventato adesso, anche per la Amministrazione Trump il tema centrale

  4. il 21 dicembre abbiamo fornito attraverso il nostro Post concrete indicazioni su come importare la strategia di gestione del portafoglio per il 2025, ordinando per importanza i fattori decisivi

  5. il 28 dicembre il nostro Post abbiamo offerto a tutti i lettori il nostro classico “reality check” aggiornato alla fine del 2024 alla luce dei dati e dei fatti che commentiamo in questo Post

  6. il 31 dicembre (Longform’d) abbiamo spiegato per quale ragione … ne è valsa la pena, di aspettare il 2025

  7. ed il giorno 1 gennaio 2025 il nostro Post ha illustrato il grande lascito del 2024 per tutti noi investitori

Va riconosciuto che Trump stesso aveva illustrato chiaramente le sue intenzioni a fine gennaio.

Trump è un uomo che capisce poco di finanza, e quasi nulla di economia, ma ha un intuito potente, ed è scaltro: ha capito alla perfezione (e ben prima delle Elezioni) che il problema da affrontare, il rischio che potrebbe mettere lui e la sua Amministrazione in ginocchio, è uno ed uno solo, e va affrontato subito ed a qualsiasi costo.

Trump lo ha capito, molto prima di Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, UBS, BNP Paribas, Blackrock ed Amundi. Molto prima dei financial advisor, dei wealth managers, dei “consulenti pagati a retrocessioni”, dei promotori finanziari. E molto, molto prima del mondo dei social, delle chat, dei siti di trading-on-line.

Poi la di recente il Ministro del Tesoro americano ha confermato tutto.

Già a fine gennaio, e non solo per noi, era chiaro che si trattava di una scelta deliberata.

E pensate, che … persino il pubblico dei social di recente se ne è reso conto. Dopo una forte sbronza, qualcuno ha recuperato parte della lucidità.

La settimana scorsa, poi, lo stesso Presidente americano ha rafforzato il messaggio a tutti gli investitori: dichiarando quindi il suo obbiettivo.

Obbiettivo confermato a distanza di ore anche dal (potente) Ministro del Commercio estero americano.


Per renderci utili ai nostri lettori, dal punto di vista pratico, noi ora mettiamo da parte la politica, e ci concentriamo sui mercati finanziari: ma oggi, il nostro sguardo si concentra sulle Borse.

Quali sono, le prospettive degli investimenti azionari, in questa nuova Era?

Abbiamo scelto di selezionare, e tradurre per i lettori del Blog un’analisi di queste novità: per una ragione specifica, abbiamo scelto le analisi ed i ragionamenti di uno dei più noti analisti tra quelli che spingono (anche contro ogni ragione e buon senso) la Borsa al rialzo sempre e comunque.

Abbiamo scelto, quindi, di proporvi in lettura l’analisi di un notissimo personaggio, Ed Yardeni, che si colloca molto, molto distante da Recce’d: un promotore della Borsa sempre e comunque, un fan della Borsa (nel senso di “fanatico”) con atteggiamenti che sono vicini a quelli delle curve da stadio.

E che si colloca, da sempre, anche vicino alle posizioni di Donald Trump in materia di economia, e lo ha sostenuto da sempre.

Ma che oggi, persino lui, è costretto a fare un passo indietro: ed in qualche modo, a rielaborare, modificare, correggere e cambiare i toni e la scelta delle parole. Allo scopo di non perdere del tutto la faccia e la credibilità, ed allo stesso tempo però mettere i propri followers di fronte all’evidenza che “i tempi sono cambiati”.

Leggiamo insieme qui sotto.


Di Ed Yardeni ed Eric Wallerstein

Invece di accordi commerciali rapidi, Trump ha innescato una guerra commerciale

Stiamo aumentando le probabilità di una recessione indotta dai dazi dal 20% al 35%.

La raffica di ordini esecutivi, licenziamenti e dazi del presidente Donald Trump ha scosso gli investitori, scosso la fiducia nell'economia statunitense e infiammato i timori di inflazione. Il dolore di queste azioni decisive si sta facendo sentire ora, mentre i benefici delle sue altre politiche sono più lontani.

Di conseguenza, stiamo rivedendo le nostre probabilità soggettive di due delle nostre tre prospettive. Non stiamo cambiando il 55% probabilmente assegnato al nostro scenario di base "Roaring 2020s", ma ora vediamo meno possibilità di uno scenario di crollo/crollo del mercato azionario (10%) e maggiori probabilità di una recessione e di un mercato ribassista (35%).

Non abbiamo dovuto cambiare le nostre probabilità soggettive per i nostri tre scenari economici alternativi per un bel po' di tempo. Potremmo doverlo fare più frequentemente nei prossimi mesi, o addirittura nelle prossime settimane, in reazione alla natura volatile del processo decisionale sotto Trump. Gli spiriti animali iniziali di Trump 2.0 sono stati superati dall'incertezza scatenata dal "Trump Turmoil 2.0".

L'amministrazione è in carica da meno di due mesi. Il turbine di tariffe imposte ai principali partner commerciali dell'America, i tagli al lavoro federali attuati dai ragazzi del "DOGE" e il capovolgimento dell'ordine mondiale sono stati da capogiro.

Abbiamo rimandato il cambiamento delle nostre probabilità perché ci aspettavamo che Trump, il maestro "dell'arte dell'accordo", avrebbe ottenuto un accordo con Canada e Messico che gli avrebbe consentito di dichiarare vittoria e di seppellire la sua minaccia di imporre tariffe del 25% sugli unici due vicini e maggiori partner commerciali dell'America. Infatti, il 28 febbraio, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha affermato che il Messico aveva proposto di adeguarsi alle tariffe di Washington sulla Cina e ha esortato il Canada a fare lo stesso, segnalando un potenziale percorso per Messico e Canada per evitare imposte sulle proprie esportazioni nei prossimi giorni.

"Penso che una proposta molto interessante che il governo messicano ha fatto sia forse quella di adeguarsi agli Stati Uniti sulle nostre tariffe sulla Cina", ha detto Bessent a Bloomberg Television. "Penso che sarebbe un bel gesto se lo facessero anche i canadesi, così in un certo senso potremmo avere una 'Fortezza Nord America' dal flusso di importazioni cinesi".


Ecco una rapida cronologia degli eventi correlati da allora:

1. Lunedì 3 marzo, Trump ha detto che "non c'era spazio per ritardi" e ha implementato i dazi su Canada e Messico il 4 marzo. Trump ha detto che i dazi sono mezzi per diversi fini: costringere i due vicini degli Stati Uniti a intensificare la loro lotta contro il traffico di fentanyl, fermare l'immigrazione illegale, eliminare gli squilibri commerciali delle Americhe e spingere più fabbriche a trasferirsi negli Stati Uniti.

2. Trump aveva già imposto un dazio del 10% sulle importazioni dalla Cina a febbraio. Il tasso è stato raddoppiato al 20% questa settimana. Invece di accordi commerciali rapidi, gli Stati Uniti hanno innescato una guerra commerciale. Il Canada ha imposto dazi di ritorsione agli Stati Uniti martedì. Il Messico annuncerà misure simili questo fine settimana.

3. Il 4 marzo, un portavoce del Ministero degli Esteri a Pechino ha avvertito: "La Cina combatterà fino alla fine di qualsiasi guerra commerciale". La Cina è uno dei maggiori acquirenti di prodotti agricoli statunitensi come pollo, manzo, maiale e soia, e ora tutti questi prodotti saranno soggetti a una tassa del 10%-15%, che entrerà in vigore il 10 marzo. La risposta relativamente limitata di Pechino suggerisce che i cinesi vorrebbero negoziare con gli Stati Uniti sulle questioni commerciali. Pechino non sta intensificando la sua retorica o le tariffe nello stesso modo in cui ha fatto nel 2018, durante l'ultima amministrazione Trump. Allora, ha imposto una tariffa del 25% sulla soia statunitense.

4. Lo scorso fine settimana, l'investitore Warren Buffett ha fatto un raro commento sulle tariffe di Trump, mettendo in guardia sui loro effetti negativi sulla spesa dei consumatori. "[A]bbiamo avuto molta esperienza con [le tariffe]. Sono un atto di guerra, in una certa misura", ha detto Buffett. "Col tempo, sono una tassa sui beni. Voglio dire, la fatina dei denti non li paga! ... E poi cosa?"

Ricalibrare le probabilità: ora che Trump ha iniziato una guerra commerciale, questa potrebbe intensificarsi, o potrebbe attenuarsi. In entrambi i casi, l'incertezza è aumentata in modo significativo, come dimostrato dal forte calo dei prezzi delle azioni all'inizio di questa settimana. I tassi di interesse hanno continuato il loro recente calo, poiché sono aumentate le probabilità di ulteriori tagli dei tassi della Federal Reserve, a dimostrazione del fatto che l'inflazione rimane bloccata al di sopra dell'obiettivo del 2,0% della Fed e che i dazi probabilmente aumenteranno l'inflazione, almeno inizialmente.

Nei commenti recenti, abbiamo minimizzato la probabilità di una recessione nel 2025. Infatti, negli ultimi giorni, abbiamo osservato che la revisione al ribasso del modello di monitoraggio GDPNow della Fed di Atlanta dal 2,3% (q/q SAAR) di giovedì a una stima di meno 2,8% per il primo trimestre riflette due fattori temporanei: un'impennata delle importazioni di gennaio, dovuta alle tariffe anticipate degli importatori, e il gennaio più freddo dal 1988, che ha depresso la spesa dei consumatori. Ci aspettiamo che questi grandi freni al PIL saranno invertiti a febbraio e marzo. Quindi prevediamo che il PIL reale aumenterà di almeno l'1,5% durante il primo trimestre. Tuttavia, le conseguenze negative delle politiche di Trump 2.0 si stanno verificando prima di quelle positive. Tariffe, deportazioni e tagli di posti di lavoro nel governo federale stanno pesando sull'economia. Un'estensione dei tagli fiscali del 2017 deve ancora avvenire. La deregolamentazione aziendale si sta sviluppando lentamente. L'onshoring è in corso e sempre più aziende si stanno impegnando ad aumentare la spesa in conto capitale negli Stati Uniti.

Considerando quanto sopra, stiamo ricalibrando le nostre probabilità soggettive per i nostri tre scenari:

1. "Roaring 2020s" (55%, invariato): la nostra probabilità soggettiva del nostro caso base rimane la stessa al 55%. Stiamo ipotizzando che la guerra commerciale non si intensifichi. Stiamo continuando a scommettere sulla resilienza dell'economia e su un aumento guidato dalla tecnologia nel tasso di crescita sia della produttività che del PIL reale.

In questo scenario, l'economia continua a crescere, un picco di inflazione correlato ai dazi si rivela transitorio e il mercato azionario rimane instabile durante la prima metà dell'anno, con l'S&P 500 SPX che rimane al di sotto del suo massimo storico del 19 febbraio. L'indice riprende la sua ascesa in territorio record durante la seconda metà dell'anno, raggiungendo quota 7.000 entro la fine dell'anno.

2. Meltup/meltdown (10%, in calo dal 25%): presumibilmente, c'è già stato un meltup in alcune aree del mercato azionario; si stanno sciogliendo da metà febbraio. Combinando le probabilità di questi due scenari rialzisti si riducono le probabilità che il mercato rialzista rimanga intatto, senza una correzione o un mercato ribassista nel 2025, al 65% dall'80%.

3. Bucket ribassista (35%, in aumento dal 20%): negli ultimi tre anni, abbiamo assegnato una probabilità soggettiva del 20% alle varie prospettive che potrebbero andare male per l'economia statunitense, con conseguente recessione e un mercato ribassista per le azioni. La stiamo aumentando al 35%. Nel 2022 e nel 2023, la nostra preoccupazione principale era che le crisi geopolitiche (tra cui la guerra tra Russia e Ucraina e la guerra per procura tra Israele e Iran) avrebbero fatto salire alle stelle i prezzi del petrolio, costringendo la Federal Reserve statunitense a mantenere una posizione monetaria restrittiva e costringendo i consumatori a ritirarsi. Ciò sembra meno probabile, poiché il prezzo del petrolio è rimasto debole.

Negli ultimi due anni, anche il rischio di una crisi del debito del governo federale è aumentato alcune volte insieme ai rendimenti obbligazionari. Ma ora il rendimento del Tesoro statunitense a 10 anni BX:TMUBMUSD10Y è sceso da un recente massimo del 4,79% del 13 gennaio al 4,27% attuale, nonostante i segnali che i dazi di Trump 2.0 stiano già aumentando l'inflazione prevista e effettiva. Gli investitori obbligazionari stanno dando più peso alle componenti "stag" rispetto a quelle "flation" di uno scenario di stagflazione. Stiamo facendo lo stesso aumentando le probabilità di una recessione indotta dai dazi dal 20% al 35%.

I dazi di Trump e i tagli di posti di lavoro imposti dal DOGE stanno deprimendo la fiducia dei consumatori. Trump ha mantenuto la promessa di fermare l'immigrazione illegale. I prezzi del petrolio stanno calando come promesso, anche se ciò potrebbe avere più a che fare con la debole domanda che con una maggiore offerta. I tassi dei mutui stanno calando. Tuttavia, Trump ha anche promesso di abbassare i prezzi al consumo; invece, i suoi dazi faranno aumentare questi prezzi.

Stiamo ancora scommettendo sulla resilienza dei consumatori e dell'economia. Tuttavia, Trump Turmoil 2.0 sta testando in modo significativo la resilienza di entrambi. Ecco perché abbiamo ricalibrato le nostre probabilità soggettive.

Ed Yardeni è presidente di Yardeni Research Inc., un fornitore di analisi e raccomandazioni di strategia di investimento globale e allocazione delle attività. Eric Wallerstein è il capo stratega di mercato di Yardeni Research. Questo articolo è tratto dal "Morning Briefing" di Yardeni Research del 5 marzo 2025 - "I disordini di Trump aumentano le probabilità di una recessione".

Gli argomenti di Yardeni che avete appena letto, così come le sue conclusioni, sono come già detto molto distanti dal nostro modo di vedere le cose.

In particolare lo scenario che Yardeni chiama “Roaring 20s” a noi sembra privo di supporti nella realtà attuale, e costruito in tutto e per tutto con finalità commerciali (“pompare” la Borsa).

Gli scenari che Recce’d presenta, ogni mattina, ai propri Clienti in The Morning Brief, sono del tutto diversi da questi, fondati sulla realtà, ed eleborati al solo scopo di CREARE VALORE nei portafogli modello per i nostri Clienti.

Noi di Recce’d non abbiamo nulla, ma proprio nulla, da “pompare”: non i Fondi Comuni di Investimento, non polizze assicurative, non certificati, e non GPM.

Offriamo, qui si seguito, un secondo punto di vista, che è meno lontano dal nostro modo di leggere la realtà dei mercati nel marzo 2025.

Se avete interesse a conoscere con maggiore dettaglio la nostra visione, e come viene applicata ai portafogli modello, è molto facile contattarci (attraverso la pagina CONTATTI del nostro sito) e parlare con noi di tutte le componenti del vostro attuale portafoglio titoli, delle opportunità enormi che si presentano in questa nuova Era dei mercati finanziari, e dei rischi nascosti nella vostra attuale asset allocation.

Inclusi i Bund, e ovviamente i BTp.


I trader stanno iniziando a valutare la possibilità che l'economia statunitense possa entrare in recessione, e un veterano di Wall Street afferma che potrebbe essere effettivamente il piano dell'amministrazione Trump.

Charlie McElligott, stratega di Nomura soprannominato l'analista più in voga di Wall Street dal Financial Times per le sue missive maniacali incentrate sul mercato delle opzioni, ha esposto l'argomento in una nota ai clienti.

Ha affermato che il presidente Donald Trump e la sua amministrazione hanno bisogno di una recessione progettata per causare un rallentamento della crescita e una disinflazione che si tradurrà in tagli dei tassi della Fed e un dollaro statunitense significativamente più debole per la prossima fase del suo programma economico.

Le proposte tariffarie del presidente Trump hanno innescato vendite e rally azionari. Dalle minacce contro Canada e Messico alle nuove imposte sulla Cina e ai dazi di ritorsione più ampi, ecco come queste mosse stanno influenzando il mercato azionario.

In un'altra nota ai clienti mercoledì mattina, McElligott ha citato le osservazioni fatte dal Segretario del Tesoro. Scott Bessent si concentra sulle piccole imprese e sui consumatori che richiederanno un "riequilibrio", poiché Trump di fronte al Congresso martedì sera ha detto di essere "a posto" con un piccolo disturbo dovuto alle tariffe.


L'idea è che i tagli dei tassi della Fed e gli stimoli dal lato dell'offerta derivanti da tagli fiscali e deregolamentazione saranno quindi in grado di far crescere l'economia senza la necessità di spesa pubblica.

Le aspettative di taglio dei tassi stanno aumentando e l'indice del dollaro USA è sceso del 4% dai massimi di inizio gennaio, mentre il democratico Joe Biden è rimasto alla Casa Bianca. Il rendimento del Tesoro a 2 anni sensibile alla politica monetaria è sceso di 44 punti base dai massimi di gennaio.

I mercati sono stati turbati questa settimana dall'imposizione di tariffe da parte di Trump su Canada e Messico e dal loro aumento sulla Cina, poiché i sondaggi sia sulle aziende che sui consumatori sono in netto calo. Sul mercato delle scommesse sulle criptovalute Polymarket, i trader stanno stimando una probabilità del 37% di una recessione negli Stati Uniti quest'anno.

McElligott ha detto che Trump non può dire quasi nulla in questo momento per calmare i mercati, a meno che non faccia un passo indietro completo sul suo programma. Ha detto che un put di Trump, un limite minimo sotto il quale la Casa Bianca verrebbe spinta ad agire per dare una spinta ai mercati azionari, ha un prezzo molto al di sotto dei livelli attuali.

Il benchmark azionario statunitense S&P 500 è in calo del 5% rispetto al picco di metà febbraio e del 2% per l'anno.

Il paniere "animal spirits" di Nomura dei più grandi nomi di ETF con leva finanziaria è ora in calo del 22% rispetto ai massimi di dicembre, secondo McElligott. Tale deleveraging si vede anche nei titoli tecnologici megacap.


Per chiudere il nostro Post, abbiamo giudicato utile riproporre un articolo del Corriere della Sera, dove trovate la risposta alla domanda “che cosa ci ha portati a questo punto?”.

Ovviamente, ci è necessario spostare il focus: dalle Borse, ritorniamo alla geopolitica.

Dopo che avrete letto, avrete tutto chiaro davanti agli occhi.

Dovrete solo decidervi, sul come impiegare i vostri risparmi, nel contesto che Recce’d vi ha qui descritto: la Nuova Era, il Nuovo Paradigma.

La sintesi estrema dell’articolo, la leggete nell’immagine che segue.


L’America di Donald Trump ha un tallone d’Achille

È sotto gli occhi di tutti, eppure viene discusso di rado. È la ragione di fondo che spinge il presidente a cercare di intimidire gli altri Paesi – alleati o no – con minacce e misure sui dazi. È anche la ragione che lo spinge ad accelerare sulle monete digitali, non solo e non tanto le criptovalute ma soprattutto gli stablecoin (le «valute» digitali private sostenute da depositi, per lo più in dollari, di valore equivalente). 

Le due strategie insieme convergono in un assalto all’Europa e all’euro e contribuiscono a spiegare molte delle mosse dell’amministrazione americana. 

Lo so che suona come fantapolitica, ma non dovete credere a me: è tutto negli ordini esecutivi e nelle dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione americana delle ultime settimane. Oggi cercherò dunque di unire i puntini per mostrare una tendenza di fondo: la sua stessa vulnerabilità sta spingendo Trump verso un attacco alla sovranità europea. Alcuni dei principali responsabili di politica economica nell’area euro per fortuna ne sono consapevoli. La speranza è che il sistema politico europeo reagisca, perché ne ha gli strumenti: a cominciare dal progetto dell’euro digitale. Vediamo perché.

La promessa sulle tasse

Qual è il tallone d’Achille di Trump? Esso è prodotto dall’enorme e crescente deficit pubblico, che obbliga gli Stati Uniti a trovare ogni anno compratori di titoli del Tesoro per almeno duemila miliardi dollari in più – rispetto all’anno precedente – sperando di non dover aumentare gli interessi offerti per attrarre investimenti. 

Se Trump fallisse in questa missione, se non riuscisse a contenere il peso del debito pubblico e ad assicurarne il finanziamento senza problemi, allora sarebbe destinato a fallire anche nella sua promessa più importante agli elettori: confermare nel 2026 i tagli alle tasse per le imprese già varati nel suo primo mandato (dal 35% al 21%) e di rafforzarli fino al 15%.

Qui entriamo in gioco noi europei, in due modi. In primo luogo, perché agitare la minaccia di dazi punitivi per Trump e la sua squadra è un sistema volto a obbligare altri Paesi a comprare e detenere più titoli di Stato americani; in questo modo gli Stati Uniti potrebbero finanziare il loro crescente deficit pubblico, tenendo sotto controllo i tassi d’interesse sul debito. 

In sostanza, Trump sta cercando di mettere l’Europa davanti a una brutale alternativa: comprare più debito americano man mano che viene emesso – e comprarlo malgrado rendimenti contenuti – oppure rischiare di perdere l’accesso al mercato dei consumatori americani e a quel che resta dell’ombrello di sicurezza del Pentagono.

In secondo luogo, noi europei siamo chiamati in causa perché gli «stablecoin» emessi in America potrebbero diventare mezzi di pagamento alternativi all’euro in Italia e negli altri Paesi dell’area; già solo attuare il progetto di soppiantare in parte l’euro in Europa con degli «stablecoin» americani – in sostanza, con dollari digitali – aiuterebbe non di poco sempre allo stesso scopo: finanziare i vasti e crescenti squilibri finanziari del governo degli Stati Uniti.

Fin qui, non lo nego, suona tutto come teoria del complotto. Starete pensando che io sia leggermente paranoico. Può darsi. Ma da ora in poi parlerò dei dati, delle dichiarazioni e dei documenti ufficiali che – in modo diretto – danno sostanza alla mia interpretazione.

Duemila miliardi solo nel 2024

Il problema di Trump è che il deficit federale americano è tale da creare un fabbisogno di dimensioni eccessive non solo per gli Stati Uniti, ma per il mondo. Secondo i dati della Federal Reserve di St Louis, il disavanzo del governo nel 2024 è al 6,3% del prodotto lordo e il debito al 120,7%. Entrambi cresceranno nei prossimi anni, anche più rapidamente Trump confermerà e rafforzerà i tagli fiscali in scadenza dal 2026. Ma questi numeri in sé a priori non sono insostenibili; il Giappone ha gestito per decenni deficit simili e un debito pubblico più alto di quello americano. Ciò che rende l’America speciale sono le sue dimensioni: con un prodotto lordo di oltre 29 mila miliardi di dollari nel 2024, pesa per il 27% di un Pil della Terra da circa 109 mila miliardi.

Ora, il fabbisogno di finanziamento del deficit e dunque i titoli in più che ogni anno il Tesoro di Washington deve piazzare a investitori pubblici e privati, sono una somma molto vasta per il mondo: come si vede dai dati ufficiali, 1.958 miliardi di dollari solo nel 2024, pari all’1,8% del Pil mondiale. E quelle sono solo le nuove emissioni nette, che si sommano ai 40 mila miliardi di dollari di debito – poco meno di metà del Pil del mondo, grafico sopra – già presenti nei portafogli di privati, fondi, banche e banche centrali del pianeta e da rinnovare in parte ogni anno (il dato qui include il debito di agenzie garantite dal governo come Fannie Mae e Freddie Mac).

Quei duemila miliardi l’anno in più che il Tesoro americano deve attrarre da nuovi investitori ogni anno, si sommano al nuovo debito delle agenzie semi-pubbliche e ai piani di tagli alle tasse destinati a costare altre centinaia di miliardi l’anno. 

In sostanza, il governo americano deve rastrellare ogni anno quasi tremila miliardi di dollari in più dal mercato mondiale e dalle banche centrali degli altri Paesi. E deve farlo agli attuali rendimenti. Se quelli salissero, i tassi sul debito pubblico e privato in America diventerebbero pesanti; il Paese rischierebbe una grave recessione, con conseguenze potenzialmente deleterie per il dollaro, per il suo status di grande moneta di riserva del mondo e per un mercato azionario di Wall Street già oggi molto fragile e squilibrato.

Ma tremila miliardi di nuovi titoli pubblici e semi-pubblici di Washington da piazzare in più ogni anno non sono uno scherzo. Sono quasi pari alla crescita economica netta del mondo in un anno, che è intorno al 3%: come dire che quasi tutti i nuovi flussi di risparmio di quasi tutti i Paesi del pianeta dovrebbero essere reclutati e andare – ogni anno – a finanziare il maxi-deficit americano. Così, Trump sarebbe libero di tagliare ancora di più le tasse alle multinazionali del suo Paese e agli americani facoltosi. Com’è noto gli uomini più ricchi al mondo – Elon Musk, Mark Zuckerberg di Meta-Facebook, Jeff Bezos di Amazon – praticamente già oggi non pagano tasse sui redditi personali e anche le loro aziende ne pagano relativamente poche. Anzi, Trump sta già ingiungendo ai Paesi europei di rinunciare agli accordi internazionali in sede Ocse che aumentano un po’ il prelievo sui gruppi americani del Big Tech.

Coercizione

Ma è credibile che la Cina continui a finanziare il nuovo e crescente deficit pubblico del suo grande rivale – Pechino detiene titoli Usa già per quasi 800 miliardi – in modo da permettergli di continuare a vivere sopra ai propri mezzi e intanto di rafforzare anche la propria difesa? 
È credibile che lo faccia il Giappone – detiene già almeno 1.100 miliardi di debito Usa – quando ha ben altre priorità interne? 
È plausibile che lo faccia l’area euro, rischiando di subire i costi di una probabile svalutazione futura del dollaro proprio a causa degli squilibri americani? 

Nessuna delle grandi banche centrali del pianeta in questa fase vorrà incrementare di molto la propria esposizione netta verso il debito degli Stati Uniti. Non spontaneamente, per lo meno. Di qui la strategia di Trump e dei suoi di farglielo fare con la coercizione.

Il «Piano Miran»

Come faccio a dirlo? Perché lo dicono loro. Lo scrive il nuovo presidente del Council of Economic Advisors della Casa Bianca, Stephen Miran

Miran, ricorda Federico Rampini, è uno degli uomini più vicini al presidente e più influenti nella strategia dei dazi. Dottorato a Harvard, una carriera da grande investitore a Hudson Bay Capital, vicino al segretario al Tesoro Scott Bessent, Miran ha pubblicato un lungo documento di strategia per la nuova amministrazione dopo il trionfo di Trump in novembre. Lì si pone il problema di conciliare tre obiettivi complicati da tenere insieme:

trovare i finanziatori per quasi cinquemila miliardi di dollari di nuovo debito in più (da tagli alle tasse) nei prossimi dieci anni, oltre ai duemila in più all’anno già previsti; svalutare il dollaro in modo che l’America riesca a vendere più merci al resto del mondo, comprandone meno da esso; mantenere contenuti i rendimenti sul debito e dunque tassi d’interesse di mercato americani, preservando lo status del dollaro quale moneta di riserva dominante del mondo.

Dov’è la contraddizione? Gli investitori esteri accetterebbero di comprare debito americano in dollari a rischio di svalutazione, finanziando il nuovo enorme deficit federale, solo a rendimenti (tassi) più alti. Miran la risolve proponendo di minacciare gli altri Paesi: «È più facile immaginare che dopo una serie di dazi punitivi, partner commerciali come l’Europa e la Cina diventino più aperti a qualche tipo di accordo monetario in cambio di una riduzione dei dazi stessi». E ancora: «Ogni accordo dovrebbe incorporare un’intesa sulle scadenze», cioè gli altri governi e banche centrali dovrebbero impegnarsi a comprare titoli americani a lungo termine più instabili e rischiosi – Miran propone titoli a scadenza di un secolo, a tassi contenuti – per poter evitare guerre commerciali da parte di Trump e il ritiro della tutela di difesa americana. Miran parla di «zone di sicurezza e i Paesi al loro interno le devono finanziare comprando titoli del Tesoro americano (…) titoli a scadenza fra un secolo (…): se non scambi titoli a breve con titoli a lunga scadenza, i dazi ti terranno fuori». 

Miran spiega l’insistenza sull’obbligo fatto all’Europa o alla Cina di comprare titoli Usa a lungo termine, «spostando il rischio (del debito degli Stati Uniti, ndr) dal contribuente americano ai contribuenti stranieri», con l’intenzione di tenere bassi i tassi di mercato in America. E aggiunge: «Come possono gli Stati Uniti far sì che i loro partner accettino un tale accordo? Primo, c’è il bastone dei dazi. Secondo, c’è la carota dell’ombrello di difesa e il rischio di perderlo».

Se questo non è il disegno di un ricatto, non so come altrimenti definirlo. L’obiettivo è una parziale confisca delle riserve dell’Europa, in modo da far pagare a noi una quota del debito americano tramite una svalutazione del dollaro e tramite rendimenti insufficienti sui titoli del Tesoro Usa. Miran si spinge a proporre di usare dei poteri speciali della Casa Bianca per tagliare la cedola sui bond americani ai danni delle banche centrali estere che non accettino di rivalutare la loro moneta sul biglietto verde. Di fatto, un default punitivo. Sulla base di queste idee, Miran è diventato il capo del Council of Economic Advisors di Trump.

Euro digitale o stablecoin

Ma non è tutto, perché anche le mosse di Trump sugli stablecoin sono volte a coprire il tallone d’Achille dell’America. Il 23 gennaio il presidente ha firmato un ordine esecutivo che prevede: «Promuovere e proteggere la sovranità del dollaro americano, anche con azioni volte a promuovere lo sviluppo e la crescita di legali e legittimi stablecoin basati sul dollaro in tutto il mondo (worldwide)». I lavori per assicurare la relativa legislazione entro cento giorno sono già partiti al Congresso.

Di che si tratta? Uno stablecoin basato sul dollaro è un mezzo di pagamento digitale – utilizzabile tramite una app sullo smartphone – al quale corrispondono depositi in dollari gestiti dall’emittente della «moneta». In teoria, i depositi devono consentire all’utilizzatore di cambiare i suoi stablecoin in dollari presso la piattaforma a un tasso (appunto) stabile. All’aumentare dell’uso degli stablecoin, corrisponde un aumento dei depositi in dollari da parte della piattaforma emittente e questi depositi vengono investiti dall’emittente quasi tutti in titoli del Tesoro americano. 

Dunque, aumentare l’uso di questo tipo di bitcoin «in tutto il mondo» (inclusa la zona euro) significa aumentare i depositi in dollari a scapito dei depositi in altre valute (incluso l’euro). Questi depositi, come detto, vanno a finanziare il debito americano. Ha dichiarato il 4 febbraio lo «special advisor» dell’amministrazione Trump per le cripto, David Sacks: «Gli stablecoin hanno il potenziale di assicurare che il dominio internazionale del dollaro americano aumenti e di creare potenzialmente migliaia di miliardi di dollari di domanda per i titoli di Stato americani». Esempi di stablecoin basate sul dollaro sono Tether, che capitalizza 142 miliardi di dollari ed è gestita da Giancarlo Devasini (l’uomo che ha appena comprato una quota della Juventus); o Circle (56 miliardi). Già oggi detengono tanto debito Usa quanto alcune fra le principali banche centrali del mondo, come si vede sopra.

Come funziona? Questa «moneta» digitale potrebbe offrire a un ristorante o a qualcuno che affitta su AirB&B commissioni più basse rispetto a Mastercard o a Amex. Potrebbe fare accordi con reti di noleggio auto per promettere sconti se si paga con un certo stablecoin. Così alcuni – magari dapprima i turisti – inizierebbero a usarlo in Europa al posto dell’euro in Italia, Francia o Germania, spostando depositi dall’euro al dollaro e finanziando dunque il debito americano.

Ci sono anche conflitti d’interessi, certo. Howard Lutnick, segretario al Commercio di Trump, controlla la grande piattaforma di valute digitali Cantor Fitzgerald e ha il 5% di Tether. Elon Musk, cinque giorni dopo l’ordine esecutivo sugli stablecoin, ha annunciato un accordo con Visa per permettere pagamenti digitali tramite il suo social media X (ex Twitter).

La sostanza resta: questa è una sfida allo status di moneta di riserva dell’euro portata in casa nostra, per coprire il finanziamento degli squilibri americani. L’Europa può rispondere solo accelerando il lancio di un proprio mezzo di pagamento elettronico senza costi, l’euro digitale: le norme per farlo sono ferme nell’europarlamento da quasi due anni, ma ora il tempo stringe.

Resto convinto che il disegno di Trump di coercizione economica sul resto del mondo difficilmente possa funzionare. Sembra un presagio di declino americano, non d’impero. L’esito più probabile è una svalutazione non pilotata del dollaro, un aumento degli interessi sul debito degli Stati Uniti e una coercizione sulla Federal Reserve perché lo monetizzi. Ma non per questo noi europei dobbiamo restare a guardare, mentre qualcuno cerca di sfilarci la nostra sovranità monetaria da sotto il naso.

Valter Buffo
Qual’è la misura del vostro successo?
 

Ve lo ricordate questo signore?

E' il Ministro del Tesoro della prima Amministrazione Trump.

Il quale il 23 febbraio del 2017 andava in televisione a dichiarare che: “La Borsa sarà la misura del nostro successo”.

Recce’d, in numerose occasioni, prima e dopo l’elezione di Trump alla Presidenza (la seconda volta) ha sottolineato ai propri lettori che

Trump adesso non parla più di Borsa. Mai. Ma proprio mai mai.

Un cambiamento profondo, si potrebbe dire drammatico.

Il tema “andamento delle Borse” è stato del tutto cancellato dalla mente di Donald e dei suoi. Le Borse sono state scaricate, come è successo anche a Zelensky proprio ieri.

Voi, amici lettori, vi siete domandati il perché, del grande cambiamento a distanza di otto anni?


Come vedete sopra, nell’immagine, anche il New York Times ha dato evidenza a questo profondo cambiamento.

Dopo di noi, in ritardo su Recce’d, ma lo ha fatto

Un cambiamento che interessa noi investitori, per ovvie ragioni: ma che evidentemente interessa anche tutti i lettori del New York Times, il maggiore quotidiano al Mondo.

E voi, amici lettori, voi lo sapete il perché? Perché Trump adesso non è più l’Angelo protettore della Borsa mondiale?

Recce’d oggi vi offre una risposta, utilizzando sei immagini ed i dati in esse contenuti.

La prima delle sei immagini, quella che segue qui sotto, vi riporta a Niall Ferguson, al suo recente articolo, una parte del quale avete già letto, nel Post che abbiamo pubblicato poche ore fa qui nel Blog.

L’immagine dice che ci sono due grandi problemi che oggi hanno priorità su tutto, e sono

  • il debito; e, come vedremo più avanti

  • il saldo di parte corrente.

Come Recce’d ha messo in grande evidenza, attraverso una serie di Post degli ultimi mesi, i numero del deficit americano, oggi, sono numeri che da soli sono sufficienti per provare la grande crisi che sta attraversando l’economia degli Stati Uniti. Lo leggete nella seconda immagine della serie, qui sotto.

E lo potete leggere anche qui:

  1. già il 30 novembre scorso, noi di Recce’d abbiamo anticipato gratuitamente a tutti i lettori il tema di investimento che oggi trattiamo;

  2. il 7dicembre Recce’d in un Longform’d spiegava nel dettaglio il perché oggi per un investitore tutta intera l’America è una gigantesca bolla

  3. il 14 dicembre il nostro Post ha anticipato alcuni aspetti del tema che ritrovate oggi nel nuovo Post che state leggendo; tema che è diventato adesso, anche per la Amministrazione Trump (e quindi anche per il Corriere della Sera) il tema centrale

  4. il 21 dicembre abbiamo fornito attraverso il nostro Post concrete indicazioni su come importare la strategia di gestione del portafoglio per il 2025 ordinando per importanza i fattori decisivi

  5. il 28 dicembre il nostro Post abbiamo offerto a tutti i lettori il nostro classico “reality check” aggiornato alla fine del 2024 alla luce dei dati e dei fatti che commentiamo in questo Post

  6. il 31 dicembre (Longform’d) abbiamo spiegato per quale ragione … ne è valsa la pena, di aspettare il 2025

  7. ed il giorno 1 gennaio 2025 il nostro Post ha illustrato il grande lascito del 2024 per tutti noi investitori

Come avete già letto (nel Post pubblicato oggi, qualche ora prima di questo) della centralità del debito adesso potete leggere anche sul Corriere della Sera, e in prima pagina.

Dove si parla anche di DOGE e di deportazioni e di inflazione.

Proprio come si fa nell’immagine che segue.

Come si legge nei dati, stiamo parlando di un record. Come il record della Borsa americana. Come i record delle Borse europee.

In numerosi Post precedenti (alcuni dei quali abbiamo elencato sopra) trovate la nostra dettagliata analisi dei dati del grafico qui sopra.

Con questo grafico, Recce’d vi documenta il preoccupante contrasto tra il livello di spesa dello Stato in deficit ed il livello di disoccupazione.

Che cosa rende necessario, ed anzi indispensabile, un livello record di spesa dello Stato, se l’economia è in piena occupazione?

Qualche cosa di altro, rispetto alla disoccupazione. Qualche cosa di molto preoccupante, per i nostri risparmi e le nostre pensioni.

E poi, come dicevamo già più in alto in questo Post, c’è anche il secondo ed enorme problema. La bilancia dei pagamenti, che vedete sotto documentata dal grafico.

Anche qui parliamo di record. Non c’è solo il record della Borsa, di cui tenere conto per le prossime operazioni, per la vostra asset allocation, e per la vostra strategia di investimento.

Come sicuramente vi è già stato spiegato, con i dati, e con il necessario dettaglio, e con la necessaria analisi, dal vostro financial advisor, dal vostro “consulente pagato a retrocessione”, dal vostro private banker, dal vostro wealth manager. Che ve ne ha sicuramente parlato.

Oppure no?

Lui vi parla solo di quanto tutto è a posto e tutto è in ordine, e quanto si guadagna ad essere sempre ottimisti, ad occhi chiusi?

E per finire , che cosa vi è stato spiegato, della forza del dollaro USA? Vi hanno detto che la forza del dollaro USA “va benissimo” anche per voi?

Ma voi, alla fine, ne avete di dollari USA in portafoglio? Oppure no?

E per Trump? Per lui e per la sua politica, il dollaro forte è un aiuto? Oppure è un problema?

Forse è un problema, visto che circolano queste voci su un accordo di Mar-a-Lago, delle quali Recce’d ha già accennato alla pagina TWIT - TWOO del sito, e di cui in modo approfondito scriverà ai propri Clienti la settimana prossima.

E forse, dopo, nel fine settimana, anche qui nel nostro Blog.

In questo Post che state leggendo, Recce’d vi ha sinteticamente informati, attraverso una serie di dati, delle maggiori difficoltà da affrontare, e dei maggiori ostacoli da superare, per la Amministrazione Trump del secondo mandato.

Ecco perché oggi, per Trump e la sua Amministrazione, la Borsa non è più la “misura del successo”.

E questo è chiaro.

Ma allora, quale è la nuova misura del successo, per Trump e i suoi?

Ce lo dice Bloomberg qui sotto: leggete e scopritelo.

Per la vostra strategia di investimento, per la vostra asset allocation, per la vostra performances, cambia tutto.

Anzi, è già cambiato, e da un bel po’.

La misura del successo di Trump non è più un S&P 500 in crescita, ma un rendimento decennale in calo.

Buona fortuna e buon viaggio,

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Musk ha ricevuto il messaggio forte e chiaro. Il mercato obbligazionario dubitava di lui, chiedendo più prove che i tagli si stessero sommando abbastanza velocemente da frenare effettivamente il deficit di bilancio gonfio e frenare il debito nazionale in continua crescita. Questo, ha insistito Musk, era un errore di cui si sarebbero pentiti.

"I mercati obbligazionari al momento non riflettono i risparmi che sono sicuro possiamo ottenere", ha detto durante una discussione libera di un'ora che ha condotto sulla sua piattaforma di social media, X. "Se stai vendendo allo scoperto obbligazioni, penso che tu sia dalla parte sbagliata della scommessa".

Trump è notoriamente ossessionato dal mercato azionario come referendum in tempo reale sulla sua presidenza.

Ma ora, con Musk e il Segretario del Tesoro Scott Bessent all'orecchio all'inizio del suo secondo mandato, gran parte dell'attenzione si è spostata su un altro parametro di riferimento: il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni.

Con una buona ragione. Per quanto potente sia la Federal Reserve, con il suo controllo dei tassi a breve termine e per quanto influisca sul sentiment del mercato azionario, è il tasso dei titoli del Tesoro a 10 anni a determinare in larga misura il costo del denaro per gli acquirenti di case e le più grandi aziende statunitensi.

Abbassa quel tasso e spianerà la strada a milioni di americani per acquistare la casa che desiderano da anni e, nel frattempo, alimentare una crescita economica più rapida e frenare l'allarmante aumento del conto interessi annuale del governo.

Valter Buffo
Geopolitica 2025 e investimenti 2025
 

In questo Post, faremo un po’di pubblicità gratuita al Corriere della Sera. Gratuita: Recce’d non riceve nulla in cambio.

Del Corriere della Sera, abbiamo spesso evidenziato alcune azzardate affermazioni sulla gestione del portafoglio, come quelle dell’immagine qui sotto (ed anche oggi, continuiamo a non capirne il senso).

Abbiamo inoltre in più occasioni denunciato la pratica insistita di pubblicità occulta a favore dei BTp emessi dal Tesoro italiano: quasi come se il Corriere della Sera, schierandosi sempre e comunque a favore dei BTP (anche quando rendevano lo 0,50% a scadenza i toni erano esattamente uguali a quelli di oggi, come ricordano tuti) privilegiasse l’interesse del Tesoro rispetto all’interesse dei propri lettori.

Oggi invece, parliamo del Corriere della Sera per esaltarne alcune scelte.

In particolare, ne parliamo perché la linea editoriale (in modo particolare, per ciò che riguarda da vicino Recce’d e gli interessi degli investitori) è cambiata.

Noi riteniamo che NON si sia trattato di una libera scelta.

La nostra opinione è che sono stati i fatti, a costringere il Corriere della Sera a questo cambio di linea editoriale.

Noi investitori veniamo da cinque, pessimi, anni nei quali è prevalsa la cosiddetta “stupidera”, per ciò che riguarda la gestione del risparmio e gli investimenti e la gestione del portafoglio,

Sono stati cinque anni in cui i tutto andava “sempre e comunque bene”, tutto andava letto con gli occhi dell’ottimismo, e nei quali il Corriere della Sera insieme a tutti gli altri media ha volontariamente alimentato e gonfiato la più grande bolla di ogni tempo (prima, dei Titoli di Stato, e poi dopo il 2022 delle Borse).

Come tutti vedono oggi il Corriere ha scelto un atteggiamento più critico e più analitico, e decisamente più utile per i propri lettori. I fatti hanno costretto il maggiore quotidiano nazionale a smetterla di ripetere che

“sui mercati finanziari il rischio non esiste più, è stato eliminato: e questo perché va tutto benissimo, e più debito facciamo e meglio stiamo, e le Banche Centrali controllano tutto, e non si può che essere ottimisti”.


Chi si era opposto a questa linea, negli anni precedenti, veniva accusato di pessimismo di maniera, di cercare di farsi notare, di fare il bastian contrario per differenziarsi, di volere alimentare la paura, ed altre assurdità.

Oggi, nel marzo del 2025, il Corriere della Sera annuncia invece ai propri lettori che siamo in una Nuova Era e che c’è un cambio di paradigma. Unito ad un nuovo ordine mondiale (immagine sopra). E tutto questo, come si dice in gergo, “alimenta l’incertezza”. E l’incertezza, si sa, non fa bene ai mercati finanziari.

Al tempo stesso, l’incertezza esiste. E noi, sul sito di Recce’d, lo ripetiamo da sempre, ed in particolare dal 2022 fino ad oggi.

Ovviamente, per la gestione del portafoglio, per la asset allocation e per la strategia di gestione, questo significa che

“il rischio esiste, non può e non deve essere ignorato quando si gestisce il proprio risparmio”.

Ma al tempo stesso ci dice, e vi dice, che

era una colossale stupidaggine affermare che aumentando il debito si risolve ogni problema.

Come Recce’d ha scritto, ed ha dimostrato, dopo il 2022, aumentare il debito (pubblico e privato) è sempre un errore: un errore che ha assunto negli ultimi anni dimensioni non solo abnormi ma pure assurde, ed ingiustificabili. Delle quali sono responsabili da un lato i Governi e dall’altro anche i Mario Draghi, le Christine Lagarde, i Jay Powell e le Janet Yellen di questo Mondo. Personaggi si sono mossi in modo spregiudicato, azzardato, poco e mal calcolato, mettendo così in discussione il futuro di tutti noi.

E tutto quel nuovo debito dove ci ha portati? Al Nuovo Ordine Mondiale di cui all’immagine sopra. Chi ci ha guadagnato, e quanto, a vostro parere, amici lettori?

Avete già fatto i vostri calcoli amici lettori?

Voi sarete tra quelli che guadagnano oppure che perdono, nella nuova Era, sotto il nuovo paradigma, nel Nuovo Ordine mondiale?

Dato il vostro attuale portafoglio, la vostra asset allocation , la vostra strategia di investimento, come siete messi oggi? Bene o male?

Vi suggeriamo di fare un lavoro di analisi, una analisi molto approfondita del vostro attuale portafoglio, e delle prospettive dei mercati finanziari internazionali nel Nuovo Ordine mondiale.

Perché non sono le medesime prospettive di prima. Quel Mondo là, oggi non c’è più.

E soprattutto: vi avevano raccontato, per anni ed anni: la stupida favoletta secondo la quale “il debito non conta più nulla”. Oggi per tutti è chiaro che il debito cambia la Storia, la Storia con la “s” maiuscola.

Come Recce’d aveva detto e ripetuto, anche negli ultimi mesi. Noi infatti ne abbiamo già scritto: in particolare

  1. già il 30 novembre scorso, noi di Recce’d abbiamo anticipato gratuitamente a tutti i lettori il tema di investimento che oggi trattiamo;

  2. il 7dicembre Recce’d in un Longform’d spiegava nel dettaglio il perché oggi per un investitore tutta intera l’America è una gigantesca bolla

  3. il 14 dicembre il nostro Post ha anticipato alcuni aspetti del tema che ritrovate oggi nel nuovo Post che state leggendo; tema che è diventato adesso, anche per la Amministrazione Trump (e quindi anche per il Corriere della Sera) il tema centrale

  4. il 21 dicembre abbiamo fornito attraverso il nostro Post concrete indicazioni su come importare la strategia di gestione del portafoglio per il 2025 ordinando per importanza i fattori decisivi

  5. il 28 dicembre il nostro Post abbiamo offerto a tutti i lettori il nostro classico “reality check” aggiornato alla fine del 2024 alla luce dei dati e dei fatti che commentiamo in questo Post

  6. il 31 dicembre (Longform’d) abbiamo spiegato per quale ragione … ne è valsa la pena, di aspettare il 2025

  7. ed il giorno 1 gennaio 2025 il nostro Post ha illustrato il grande lascito del 2024 per tutti noi investitori

Oggi, della centralità del debito potete leggere anche sul Corriere della Sera, e in prima pagina.

Il Corriere della Sera dice che è il debito il fattore che sta ridisegnando la geopolitica internazionale.

Ed è quindi il fattore che ridisegna le prospettive, i futuri rendimenti, ed i futuri rischi, per i mercati finanziari.

E quindi anche per ognuna delle componenti della vostra attuale asset allocation, e di ognuna delle decisioni che avete preso, ed intendete prendere per la gestione del vostro risparmio.

Se la vostra analisi, fino a qui, è stata estremamente superficiale (quella suggerita dal vostro financial advisor, che pensa prima di tutto alle retrocessioni che riceverà) noi vi suggeriamo di approfondire.

E vi aiutiamo in modo concreto.

Qui di seguito, trovate una articolo pubblicato pochi giorni fa proprio dal Corriere della Sera. Il titolo lo avete già letto sopra nell’immagine. E mette il debito al centro di ogni cosa. Leggendo l’articolo, capirete subito che anche per le vostre scelte di investimento, e per la gestione del vostro portafoglio titoli, oggi il debito sta al centro di tutto.

Siete già in ritardo, e di molto: ma non è mai troppo tardi, come insegnò in TV il Maestro Manzi.

Troverete un approfondimento proprio degli argomenti dei quali si occupa questo articolo nel libro che noi di Recce’d stiamo completando e che verrà pubblicato nel corso del 2025.

Nel vostro interesse: se non avete ancora compreso, con un certo livello di dettaglio, ciò di cui il Corriere della Sera scrive in questo articolo che segue, vi conviene di NON effettuare alcuna scelta per ciò che riguarda il vostro risparmio, e cercare subito l’aiuto di qualcuno disposto a mettersi al vostro fianco ed aiutarvi a comprendere la realtà intorno a voi.

Un qualcuno però che vi aiuti in modo professionale, e non allo scopo di mettersi in tasca le retrocessioni. Un professionista onesto, uno capace di spiegarvi che, nel vostro interesse, voi non dovete uscire da un Fondo Comune oppure una GPM e subito rientrare in un’altra GPM oppure un altro Fondo Comune.

Lui, il vostro promotore finanziario, il vostro financial advisor, il vostro private banker, il vostro wealth manager, lui in quel caso, ci perderà le retrocessioni delle commissioni che voi pagate. Voi, all’opposto, ci guadagnerete.

Il termine isolazionismo forse si applicava al Trump Uno, mentre è del tutto inadeguato a descrivere la politica estera del Trump Due: i ribaltamenti repentini nelle alleanze, suggeriscono ad alcuni osservatori l’idea di un G3, consentono a Putin di accarezzare il suo sogno di una Nuova Yalta (spartizione del mondo in aree di influenza), in Cina hanno generato la metafora dei Tre Regni. Addio all’idea di Biden di una crociata del mondo libero contro le autocrazie, all’ordine del giorno c’è un grande compromesso storico. Due autorevoli studiosi di storia e di geopolitica ci aiutano a capire quale logica può ispirare oggi la nuova Dottrina Trump. Il primo sottolinea una forte rottura col passato e la spiega con una teoria del debito; il secondo al contrario sostiene che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, e quanto sta facendo Trump ha molti precedenti nella storia Usa (con esiti talvolta brillanti, talvolta meno).

Il primo è lo storico di origine scozzese Nial Ferguson, grande esperto delle vicende degli imperi del passato, oggi docente alla fondazione Hoover presso l’università di Stanford in California. Ferguson riprende, con ricchezza di dati attuali e paragoni storici, la tesi resa celebre da un altro storico britannico, Paul Kennedy: gli imperi muoiono per «overstretching», iper-dilatazione delle spese militari che portano al collasso finanziario. Ma Ferguson propone una sua variante aggiornata. Gli imperi secondo lui muoiono quando il peso del debito pubblico (rimborso degli interessi e del capitale) supera quel che riescono a spendere per difendersi. L’America ha appena varcato questa soglia.

Questo fra l’altro mette in una luce nuova il tentativo di Elon Musk (attraverso il suo Dipartimento dell’Efficienza governativa o DOGE) di tagliare dell’8% perfino il bilancio del Pentagono. La Dottrina Trump, puntando a un grande accordo con Russia e Cina, consentirebbe di alleggerire almeno in parte le responsabilità militari degli Stati Uniti. Ecco, qui di seguito, alcuni passaggi dell’analisi di Ferguson, apparsa in una versione sul Wall Street Journal del weekend scorso: 

«Gli economisti hanno a lungo cercato invano una soglia che definisca quanto debito sia troppo. La mia formulazione focalizza l’attenzione sulla cruciale relazione storica tra il servizio del debito (interessi più rimborso del capitale) e la sicurezza nazionale (spese per la difesa, inclusi investimenti in ricerca e sviluppo). La soglia cruciale è il punto in cui il servizio del debito supera la spesa per la difesa, dopo il quale le forze centrifughe dell’onere aggregato del debito tendono a indebolire la presa geopolitica di una grande potenza, rendendola vulnerabile a sfide militari. 

La cosa sorprendente è che, per la prima volta in quasi un secolo, gli Stati Uniti hanno violato la Legge di Ferguson lo scorso anno. La spesa annua per la difesa—più precisamente, le spese di consumo per la difesa nazionale e gli investimenti lordi—è stata di 1.107 miliardi di dollari nel 2024, secondo il Bureau of Economic Analysis (BEA), mentre la spesa federale per il pagamento degli interessi (il governo ha rinunciato da tempo a rimborsare il capitale) ha raggiunto 1.124 miliardi di dollari. Queste spese possono essere espresse anche come percentuali del prodotto interno lordo. 

L'Ufficio del bilancio del Congresso (CBO), che utilizza una definizione più ristretta di spesa per la difesa rispetto al BEA, la colloca al 2,9% del PIL per lo scorso anno. I pagamenti netti degli interessi (al netto degli interessi ricevuti dalle obbligazioni detenute dalle agenzie governative) ammontavano al 3,1%. Non abbiamo visto nulla di simile dall’era dell’isolazionismo. Tra il 1962 e il 1989, la spesa per la difesa degli Stati Uniti è stata in media del 6,4% del PIL; il servizio del debito era meno di un terzo di tale valore, pari all'1,8%. Anche dopo la fine della Guerra Fredda, il governo federale ha continuato a spendere in media circa il doppio per la sicurezza nazionale rispetto agli interessi sul debito.

Il fatto che gli Stati Uniti siano attualmente proiettati a spendere una quota crescente del loro PIL per i pagamenti degli interessi e una quota decrescente per la difesa significa che il potere americano subisce più restrizioni di bilancio di quanto la maggior parte delle persone si renda conto. Entro il 2049, secondo l’ultima proiezione di bilancio a lungo termine del CBO, i pagamenti netti degli interessi sul debito federale saranno saliti al 4,9% del PIL. Se la spesa per la difesa manterrà la sua quota recente della spesa discrezionale, ammonterà alla metà di quella percentuale del PIL. Non vi è inoltre alcuna reale possibilità che la spesa per la difesa aumenti drasticamente. Poiché tale spesa è discrezionale, deve essere stanziata dal Congresso ogni anno, a differenza della spesa per i programmi di Welfare (che è obbligatoria) e dei pagamenti degli interessi (la cui mancata corresponsione equivarrebbe a un default). Anzi, è probabile che i vincoli di bilancio esercitino una pressione al ribasso sulla spesa per la difesa nei decenni a venire».

Lo storico Ferguson conclude con quei paragoni nei quali è un maestro: illustra una serie di parallelismi fra l’America di oggi e gli Asburgo di Spagna, l’impero ottomano, la monarchia borbonica (quella francese), l’Austria-Ungheria, e i meccanismi che portarono alla decadenza di quei regimi.

Un suo collega di studi storici, nonché esponente del pensiero conservatore della «realpolitik» influenzato dal pensiero di Henry Kissinger, è Walter Russell Mead. Anche lui descrive una logica perfettamente razionale dietro ciò che Trump sta facendo in politica estera. Però è una versione assai meno pessimista rispetto a Ferguson. Inoltre Mead elenca gli elementi di continuità fra il Trump Due e altre fasi della politica estera statunitense, ivi compreso sotto presidenti democratici. Ecco questa variante positiva – s’intende positiva per l’America, non per gli europei – della Dottrina Trump secondo Mead.

«La scorsa settimana, mentre Donald Trump ha quasi fatto saltare in aria l’alleanza transatlantica, i soliti allarmisti che hanno lamentato ogni fase dell’ascesa del presidente si sono scatenati, tanto eloquenti quanto inevitabilmente inutili. Anche i sotenitori del mondo MAGA di Trump si sono fatti sentire, esaltando l’audace originalità di un uomo le cui presunte mosse di scacchi in 3D infrangono tutte le regole. Sia i sostenitori che i detrattori omettono che la politica di Trump nei confronti della Russia è, per molti aspetti, nella tradizione. Come Gerhard Schröder e Angela Merkel, il presidente vuole andare oltre le differenze politiche e ideologiche con Mosca per sviluppare legami economici reciprocamente vantaggiosi. Come Barack Obama, crede che l’antagonismo tra Stati Uniti e Russia sia un’eco anacronistica della Guerra Fredda. 

Come Joe Biden, Trump vuole «parcheggiare» la Russia: evitare il dolore, la difficoltà e i costi di un confronto con Mosca stabilendo una sorta di accordo di lavoro con essa. La sostanza delle proposte di Trump alla Russia—accettare guadagni territoriali offrendo al contempo un’assistenza alla sicurezza inadeguata all’Ucraina—è l’approdo a cui probabilmente anche Biden e i suoi principali alleati europei sarebbero finiti. È così che George W. Bush, Obama, Merkel e Biden hanno trattato le azioni della Russia contro la Georgia nel 2008 e l’attacco del 2014 all’Ucraina. Ma ci sono differenze tra le vecchie e le nuove politiche verso la Russia. Mentre i suoi predecessori usavano una dura retorica anti-russa e sanzioni simboliche per mascherare il loro pragmatismo arrendevole, Trump vuole mandare a Vladimir Putin dolci e fiori. Per Trump, trattare Putin con «rispetto»—come direbbe Tony Soprano—è la strada per una relazione stabile e improntata agli affari con i russi. Se questo approccio non è una soluzione completa al problema della Russia per gli Stati Uniti, non è nemmeno del tutto sbagliato. Se vuoi che qualcuno parcheggi nella tua strada, non gli lanci addosso escrementi di cane. 

C’è di più. Nella visione di Trump, i paesi europei non si sono semplicemente rifiutati di aumentare le spese per la difesa su richiesta degli Stati Uniti. Guidati dalla Germania, hanno colto ogni opportunità per commerciare con la Russia, anche quando questo commercio indeboliva la sicurezza europea e rafforzava Mosca. La vecchia politica americana ha costretto gli Stati Uniti a implorare Berlino di smettere di minare la propria sicurezza facendo affidamento sull’energia russa. Il team Trump vuole ribaltare questa dinamica.

Poiché la Russia è più vicina alla Germania e presumibilmente una minaccia maggiore per essa che per gli Stati Uniti, dovrebbe essere la Germania a farsi carico della propria sicurezza, mentre gli Stati Uniti stabiliscono stretti rapporti commerciali con un paese che non li minaccia direttamente. In un mondo ben governato, secondo il team Trump, dovrebbe essere la Germania a supplicare gli Stati Uniti di evitare accordi commerciali con la Russia che minano la sicurezza europea, non il contrario. Il percorso di Trump è dirompente e rischioso, ma internamente coerente.

Offrire alla Russia una partnership economica con gli Stati Uniti, abbandonare la campagna ideologica contro di essa e ridurre il ruolo dell’America nella NATO possono essere visti come sforzi per raggiungere l’obiettivo di lungo termine dell’Occidente: neutralizzare la Russia o persino arruolarla contro la minaccia maggiore rappresentata da Pechino. L’approccio Trump riecheggia le idee che l’allora Segretario al Commercio Henry Wallace espose al presidente Harry S. Truman in una lettera datata 23 luglio 1946. Wallace sosteneva che la diffidenza di Joseph Stalin verso l’Occidente derivava da un senso di difesa accumulato in oltre mille anni di invasioni e minacce straniere. Contenere Mosca costruendo alleanze attorno ad essa avrebbe solo approfondito la paranoia di Stalin e aumentato la sua ostilità.

La soluzione, secondo Wallace, era conquistare la fiducia del Cremlino ritirandosi dalle aree contese, accettando le proposte sovietiche per garantire la loro sicurezza, ignorando l’ostilità americana verso il sistema sovietico, offrendo la possibilità di una profonda partnership economica e promuovendo il commercio bilaterale. Il diplomatico George Kennan, architetto della strategia americana di contenimento della Guerra Fredda, riteneva che Wallace sbagliasse. Kennan sosteneva che relazioni stabili e improntate agli affari con Mosca fossero possibili, ma solo dopo che Stalin avesse realizzato che l’Occidente poteva e avrebbe resistito con successo ai suoi tentativi espansionistici. La distensione poteva seguire il contenimento, ma non sostituirlo.

Ci sono chiari rischi nella politica di Trump ispirata a Wallace. Gli europei, inclusi alcuni storicamente molto filo-americani, non perdoneranno né dimenticheranno presto le offese del team Trump alla loro dignità e le minacce alla loro sicurezza. Putin potrebbe benissimo accettare tutte le concessioni che Washington gli offre e poi rafforzare sia la sua alleanza con la Cina sia la sua aggressione in Ucraina. Il Giappone vede l’atteggiamento sprezzante di Trump nei confronti degli alleati europei di lunga data come una minaccia alla propria sicurezza. Alla fine, Henry Wallace si pentì della sua ingenuità negli anni ’40. Vedremo come finirà per Donald Trump». 

Valter Buffo
Che cosa fate voi adesso? Che cosa facciamo noi? Che cosa fanno gli altri?
 

Ansia, incertezza e preoccupazione.

Oggi è questa la sensazione dominante tra gli investitori.

Per quale ragione? Molto semplice: mesi fa, sembrava tutto chiarito. Lo avevano raccontato a chiare lettere tutte le banche internazionali (da UBS a JPMorgan, da BNP Paribas a Goldman Sachs, da Morgan Stanley a tutte le altre).

Adesso, però, persino Goldman Sachs è “preoccupata”

Mesi fa, facendo l’abituale lavoro di copia&incolla, le Reti di promotori finanziari italiane (per citare le più note, Mediolanum, Fineco, Generali, Allianz, e Fideuram) diligentemente avevano ripetuto tutte quelle belle cose delle banche internazionali ai loro Clienti. Mesi fa, erano tutti “ottimisti”. Mesi fa, nessuno era “preoccupato”.

Purtroppo, quello che a voi raccontavano a inizio anno non era vero, per niente. E così, a fine febbraio, ci ritroviamo qui, a leggere questi numeri (grafico sotto).

E per moltissimi investitori (fai-da-te e clienti delle Reti di promotori finanziari) è impossibile capire.

A fine febbraio, siamo tutti qui a vedere che l’indice di Borsa più chiacchierato al Mondo, l’indice dal quale tutti gli altri indici al Mondo prendono la direzione, oggi vale proprio quanto valeva il giorno dopo l’elezione di Donald J. Trump alla Presidenza.

(E quei recenti rialzi visti in Europa, dirà qualcuno? Non fatevi distrarre, e non date importanza: Questo è il nostro suggerimento: perché senza la Borsa americana, le Borse europee non si reggono in piedi. Lo abbiamo scritto sei giorni fa, nel Post del nostro Blog che precede quello che state leggendo ora).

Come fare, in situazioni come questa, a gestire con successo i propri risparmi? A fare performance?

Come si fa, in situazioni come queste, a generare un rendimento dal proprio portafoglio di investimenti finanziari?

Noi, in Recce’d, abbiamo attraversato fasi come queste (all’apparenza, di immobilismo; sotto la superficie, di una devastante tensione) in numerosi occasioni, e sempre con successo per i nostri portafogli modello ed i nostri Clienti.

Noi, che cosa stimo facendo, in queste settimane?

Quello che stiamo facendo, e perché lo stiamo facendo, lo scriviamo ogni mattina, nel nostro quotidiano The Morning Brief.

E voi, lettori, invece, che cosa state facendo dei vostri risparmi?

Avete rivalutato le vostre attuali posizioni? Quali operazioni avete fatto nel 2025? Quale operazioni state per fare? Quali sono gli obbiettivi che puntate a raggiungere, con il vostro portafoglio? E su quale scenario avete fondato le vostre scelte?

Il servizio di Recce’d fornisce, ad ogni Cliente, una risposta a queste domande: e non ogni tre, quattro, sei mesi, ma ogni mattina, reagendo immediatamente ad ogni nuova reazione ed informazione.

Il che, ovviamente, non significa che in Recce’d facciamo operazioni ogni giorno: ma deve essere chiaro (anzi chiarissimo) che anche NON fare è una decisione. E va aggiornata ogni giorno: proprio perché il Mondo cambia ogni giorno.

In alcuni periodi, anche con grandissima rapidità, come nell’ultima settimana abbiamo fatto notare alla pagina TWIT - TWOO del nostro sito.

Noi gratuitamente forniamo ai nostri lettori, ogni giorno informazioni selezionatissime, e supporti concreti alle scelte presenti e future sui portafogli di asset finanziari. Attraverso il sito, alla pagina TWIT - TWOO, alla pagina NEL MOTORE DELLA PERFORMANCE, ed alla pagina MERCATI. In più ovviamente trovate sul sito questi nostri approfondimenti alla pagina BLOG.

Oggi, e proprio perché siamo consapevoli dell’ansia, della confusione, e della preoccupazione che dominano le menti degli investitori che NON sono Clienti di Recce’d, vi regaliamo utili indicazioni pratiche per la gestione del vostro risparmio.

Chiariamo subito: questo Post NON presenta le nostre scelte operative per i portafogli modello. Quelle, sono di eslcusiva proprietà dei nostri Clienti.

Di immediatamente utile però, trovate il racconto (molto sintetico) di ciò che stanno facendo altri investitori. Gestori di portafoglio grandi, reputati e di successo.

Gestori di portafoglio che, come vedrete, stanno muovendosi. E si muovono … un po’ come noi di Recce’d, sui portafogli modello ed in modo particolare sulle Borse.

I due famosi gestori di portafoglio che vi racconteranno qui che cosa stanno facendo sono Steven Cohen e Warren Buffett. Entrambi, li avete già conosciuti: ve li ha presentati proprio Recce’d, qui nel Blog.

Leggiamo qui di seguito le dichiarazioni di Steve Cohen dello scorso 28 gennaio: vi suggeriamo di fare la massima attenzione a come vengono motivate, da Steve Cohen, le sue scelte di portafoglio.

MIAMI, 28 gennaio (Reuters) - Il fondatore di Point72 Asset Management, Steven Cohen, ha dichiarato martedì che si aspetta che il mercato azionario raggiunga presto un picco tra la pressione inflazionistica e le incertezze sulle politiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in materia di tariffe e immigrazione.

Trump ha minacciato di imporre una tariffa universale sui beni importati dall'estero e altri mirati a settori o paesi specifici, mentre sul fronte dell'immigrazione ha lanciato una repressione radicale delle frontiere.

Tali misure "rallenteranno effettivamente la crescita, non la aumenteranno nel 2025" e renderanno più difficile per la Federal Reserve affrontare l'inflazione, ha affermato Cohen alla conferenza sugli investimenti iConnection, a Miami.

"Non penso che sia un gran contesto. Nel 2025, mi aspetto che i mercati raggiungano il picco nei prossimi due mesi", ha affermato Cohen, aggiungendo che il picco potrebbe essere già avvenuto.

Il fondatore di Point72 ha espresso più preoccupazioni sulle politiche di Trump che su una disfatta nei titoli tecnologici lunedì innescata dalla startup cinese di intelligenza artificiale DeepSeek, che ha rivelato che il suo modello era alla pari o migliore dei rivali leader del settore negli Stati Uniti a una frazione del costo, facendo scendere le azioni di Nvidia.

Alla domanda sul calo delle Borse degli ultimi giorni, Cohen ha detto "le grandi aziende sono molto costose", in un commento che sembrava riferito in particolare a Nvidia.

"Ci saranno nuove aziende che useranno questi strumenti e inizieranno a sentirne parlare. E poi arriverà un altro grande progresso ed è così che arriverà. E ci saranno momenti in cui le persone ne dubiteranno come ieri", ha detto al pubblico di esperti di investimenti.

Cohen ha detto che l'intelligenza artificiale è nelle prime fasi di qualcosa che sarà trasformativo per l'economia. Point72 ha un nuovo fondo incentrato sull'intelligenza artificiale (IA) che ha registrato un guadagno del 14% dopo il lancio appena tre mesi fa, ha riferito Reuters in precedenza. Si prevede che il fondo abbia raccolto quasi 1,5 miliardi di $.

In un'intervista ad ampio raggio, Cohen ha parlato della sua recente decisione di interrompere il trading per concentrarsi sulla gestione dell'azienda, sulla promozione di iniziative strategiche e sul mentoring. Point72 gestisce 36,9 miliardi di $ e ha 200 gestori di portafoglio in tutto il mondo.

"Ho 68 anni e avevo questa visione di averne 70, ancora dietro gli schermi. Ho pensato, non ha senso", ha aggiunto.

Tra i suoi piani per l'azienda, ha detto di credere che potrebbe essere più di un hedge fund. "Posso fare di più", citando come esempio la recente assunzione di Todd Hirsch, ex direttore generale senior di Blackstone, per guidare una nuova strategia focalizzata sul settore del credito privato in rapida crescita.

Cohen ha poi ripreso il 21 febbraio. questi concetti, chiarendo ulteriormente la sua posizione.

L'investitore miliardario Steve Cohen ha raddoppiato la sua visione negativa dell'economia statunitense a causa di uno sfondo di tariffe punitive, repressione dell'immigrazione e tagli alla spesa federale guidati dal cosiddetto Department of Government Efficiency.

Il presidente e CEO dell'hedge fund Point72 ha affermato di essere diventato pessimista per la prima volta da un po' di tempo dopo che l'aggressiva politica commerciale del presidente Donald Trump lo ha fatto preoccupare per le pressioni inflazionistiche e la minore spesa dei consumatori. Nel frattempo, la sua dura posizione sull'immigrazione potrebbe significare una fornitura limitata di manodopera, ha affermato.

"Le tariffe non possono essere positive, okay? Voglio dire, è una tassa", ha affermato Cohen venerdì al FII Priority Summit a Miami Beach, Florida. "Inoltre, abbiamo un'immigrazione in rallentamento, il che significa che la forza lavoro non crescerà così rapidamente come... negli ultimi cinque anni e così via".

Il famoso investitore dell'hedge fund ha attaccato le mosse di riduzione dei costi di DOGE guidate da Elon Musk, affermando che potrebbero solo danneggiare ulteriormente l'economia. Musk ha detto che il suo obiettivo è di tagliare la spesa federale di 2 trilioni di dollari.

"Quando quel denaro scorre nell'economia da molti anni, e ora, potenzialmente verrà ridotto o fermato in molti modi, non può essere negativo per l'economia", ha detto Cohen.

Cohen ritiene che un ritiro nel mercato azionario potrebbe essere probabile dato l'incerto ambiente macroeconomico. Vede la crescita dell'economia statunitense rallentare all'1,5% dal 2,5% nella seconda metà dell'anno.

"Penso che stiamo assistendo a un piccolo cambiamento di regime. Potrebbe durare solo un anno o giù di lì, ma è sicuramente un periodo in cui penso che si siano avuti i migliori guadagni e non mi sorprenderebbe vedere una correzione significativa", ha detto Cohen. "Non penso che sarà un disastro".

In un prossimo Post, Recce’d vi regalerà un approfondimento dedicato proprio al passaggio delle dichiarazioni di Cohen che noi qui abbiamo messo in evidenza.

A queste due dichiarazioni di Cohen, la seconda delle quali del 21 febbraio 2025, a noi sembra molto utile accostare le affermazioni arrivate sabato 22 febbraio 2025 da Warren Buffet.

Come i lettori sanno benissimo, Recce’d non gestisce i propri portafogli modello seguendo l’importazione e la strategia di Buffet.

Ed abbiam spiegato il perché: la “fede incrollabile” di Buffett nello strumento azionario, secondo noi, era giustificata negli Anni Sessanta, Settanta ed Ottanta. Poi, la “fede incrollabile nelle azioni” è diventata a nostro giudizio insostenibile, e questo per la ragione che le azioni sono diventate uno strumento di “guerra economica”, ed il loro valore in Borsa è stata (in modo sempre più evidente) manipolato.

Ma questo è un tema che tutti i lettori conoscono: e che Recce’d affronterà in una sede diversa, un libro di prossima pubblicazione.

Torniamo però a ciò che Warren Buffet ha scritto oggi, sabato 22 febbraio 2025, nella sua nuova Lettera al Cliente.

Il mistero sulla posizione sorprendentemente difensiva di Warren Buffett si è infittito nel fine settimana.

Il 94enne CEO di Berkshire Hathaway ha venduto più azioni nell'ultimo trimestre e ha accumulato una riserva di denaro contante record, addirittura 334 miliardi di dollari, ma non è riuscito a spiegare nella sua attesissima lettera annuale perché l'investitore noto per i suoi astuti acquisti di azioni nel tempo si stesse apparentemente tirando fuori dal mercato..

Buffett ha invece affermato che questa posizione non rappresentava in alcun modo un allontanamento dal suo amore per le azioni.

"Nonostante ciò che alcuni commentatori attualmente considerano una straordinaria posizione di liquidità in Berkshire, la grande maggioranza dei vostri soldi rimane in azioni", ha scritto Buffett nella lettera annuale del 2024 pubblicata sabato. "Questa preferenza non cambierà".

La mostruosa proprietà di denaro contante da parte di Berkshire ha sollevato interrogativi tra azionisti e osservatori, soprattutto perché si prevede che i tassi di interesse scenderanno dai loro massimi pluriennali. Negli ultimi anni, il CEO e presidente della Berkshire ha espresso frustrazione per un mercato costoso e poche opportunità di acquisto. Alcuni investitori e analisti sono diventati impazienti per la mancanza di azione e hanno cercato una spiegazione del perché.

Nonostante le sue ripetute vendite di azioni, Buffett ha affermato che la Berkshire continuerà a preferire le azioni al denaro.

"Gli azionisti della Berkshire possono stare tranquilli che investiremo per sempre una sostanziale maggioranza del loro denaro in azioni, principalmente azioni americane, anche se molte di queste avranno operazioni internazionali di rilievo", ha scritto Buffett. "La Berkshire non preferirà mai la proprietà di attività equivalenti a denaro rispetto alla proprietà di buone aziende, siano esse controllate o solo parzialmente possedute".

Sembra che gli azionisti dovranno aspettare ancora un po', poiché il conglomerato con sede a Omaha ha venduto azioni nette per un nono trimestre consecutivo nell'ultimo periodo dell'anno scorso, secondo il rapporto annuale della società, pubblicato anch'esso sabato.

In totale, Berkshire ha venduto azioni per un valore di oltre 134 miliardi di dollari nel 2024. Ciò è dovuto principalmente alla riduzione delle due maggiori partecipazioni azionarie di Berkshire: Apple e Bank of America.

Nel frattempo, sembra che Buffett non trovi allettanti neanche le sue stesse azioni. Infatti Berkshire ha continuato a sospendere i riacquisti, non riacquistando azioni nel quarto trimestre o nel primo trimestre fino al 10 febbraio.

Questo nonostante un massiccio aumento degli utili operativi riportato dal conglomerato sabato.

"Spesso, niente sembra allettante"

Buffett se ne sta seduto con le mani in mano in mezzo a un mercato rialzista in piena espansione che ha visto l'S&P 500 guadagnare oltre il 20% per due anni di fila e tornare in verde finora quest'anno. Tuttavia, la scorsa settimana hanno iniziato a formarsi alcune crepe, con alcune preoccupazioni crescenti per un rallentamento dell'economia, la volatilità dovuta ai rapidi cambiamenti politici del nuovo presidente Donald Trump e le valutazioni azionarie complessive.

Le azioni Berkshire sono aumentate rispettivamente del 25% e del 16% negli ultimi due anni e sono aumentate del 5% quest'anno.

Buffett ha forse offerto un piccolo suggerimento sulle valutazioni azionarie come preoccupazione nella lettera.

"Siamo imparziali nella nostra scelta di veicoli azionari, investendo in entrambe le varietà in base a dove possiamo impiegare al meglio i tuoi risparmi (e quelli della mia famiglia)", ha scritto Buffett.

"Spesso, niente sembra allettante; molto raramente ci troviamo immersi fino alle ginocchia nelle opportunità".

Nella lettera di quest'anno, Buffett ha sostenuto il successore designato Greg Abel nella sua capacità di cogliere le opportunità azionarie, persino paragonandolo al defunto Charlie Munger.

"Spesso, niente sembra allettante; molto raramente ci troviamo immersi fino alle ginocchia nelle opportunità. Greg ha dimostrato vividamente la sua capacità di agire in momenti come ha fatto Charlie", ha detto Buffett.

All'incontro annuale dell'anno scorso, Buffett ha sorpreso molti annunciando che Abel, vicepresidente delle operazioni non assicurative, avrà l'ultima parola su tutte le decisioni di investimento di Berkshire, inclusa la supervisione del portafoglio azionario pubblico.


Nelle parole di Buffett, avete appena letto indicazioni di investimento molto precise.

Noi di Recce’d, come già detto, non abbiamo mai adottato la strategia di investimento e la filosofia seguita da Buffett. Nonostante questo, Buffett per noi resta un riferimento operativo: leggiamo con massima attenzione e utilizziamo per una parte del portafoglio le sue valutazioni e soprattutto ricaviamo indicazioni operative anche dalle sue scelte concrete sui portafogli titoli.

Nello specifico, alcune delle cose che avete letto, noi le avevamo già fatte.

Ma allora: perché non fare, semplicemente, TUTTO ciò che fa Buffett?

La riposta, ve la facciamo dare dallo stesso Warren Buffett, nel testo che segue. Dove Buffet vede “un motivo di preoccupazione”, noi in Recce’d vediamo invece qualche cosa di più, un fattore che è in grado di sconvolgere il panorama dei mercati finanziari internazionali.

Ed è proprio questo che succederà. Ed è proprio questo fattore che farà guadagnare (con grandi guadagni) i nostri portafogli modello, ed i nostri Clienti.

E voi, invece, che cosa state facendo oggi, per il successo dei vostri investimenti e per il rendimento dei vostri risparmi?

NEW YORK, 22 febbraio (Reuters) - Sabato Warren Buffett ha inviato un messaggio di cautela al governo degli Stati Uniti nella sua lettera annuale alla Berkshire Hathaway Inc .

Lo ha fatto esortando Washington a mantenere una valuta stabile e a prendersi cura di coloro che hanno "preso le pagliuzze corte nella vita". "Il denaro cartaceo può vedere il suo valore evaporare se prevale la follia fiscale", ha scritto Buffett. "In alcuni paesi, questa pratica sconsiderata è diventata abituale e, nella breve storia del nostro paese, gli Stati Uniti sono arrivati ​​quasi al limite".

Il 94enne Buffett, probabilmente l'investitore più famoso al mondo, ha anche riconosciuto la sua età avanzata nella lettera, dicendo agli azionisti che ora usa un bastone e che passerà meno tempo a rispondere alle loro domande all'assemblea annuale della Berkshire a maggio. Ciononostante, ha assicurato agli azionisti che sarebbero stati in buone mani dopo aver consegnato le redini del conglomerato al vicepresidente Greg Abel, affermando che Abel ha "mostrato in modo vivido la sua capacità" di impiegare il capitale.

La lettera di Buffett era accompagnata dal rapporto annuale di Berkshire, in cui ha riportato un terzo record consecutivo di utile operativo annuale, in aumento del 27% a 47,44 miliardi di dollari.

La società ha anche chiuso il 2024 con un record di 334,2 miliardi di dollari di liquidità e equivalenti, riflettendo valutazioni elevate e vendite aggressive di azioni, in particolare Apple, e così Berkshire è stata un venditore netto di azioni per nove trimestri consecutivi.

Nonostante le sue preoccupazioni sulla situazione fiscale del paese, Buffett ha affermato che la sua società continuerà a preferire possedere azioni, principalmente azioni statunitensi, rispetto alla liquidità, aggiungendo che Berkshire "non ha finito".

Buffett ha detto che è probabile che Berkshire aumenti le sue partecipazioni in tutte e cinque le società di trading giapponesi che detiene:

Berkshire ha investito 23,5 miliardi di dollari in quelle società a fine anno.

Buffett ha lamentato la mancanza di opportunità di acquisto negli ultimi anni, poiché le azioni hanno regolarmente stabilito nuovi massimi, con lo Standard & Poor's 500 (.SPX), che ha raggiunto un nuovo massimo mercoledì 19 febbraio, e il Nasdaq (.IXIC), solo il 3% al di sotto del picco del 16 dicembre.

Il prezzo delle azioni di Berkshire è aumentato del 15% nell'ultimo anno, mentre l'S&P 500 è aumentato del 18%.

Negli ultimi dieci anni, il prezzo delle azioni Berkshire è aumentato del 225%, mentre l'indice è aumentato del 241% dividendi inclusi e del 185% dividendi esclusi, come mostrano i dati Reuters.

Buffett dovrebbe rivelare di più su Berkshire e le sue prospettive il 3 maggio, quando la società ospiterà la sua riunione annuale a Omaha, Nebraska.

La riunione, che di solito richiama decine di migliaia di persone, quest'anno sarà più breve e non presenterà il suo tradizionale filmato.


Lo chiediamo nuovamente: voi, oggi, proprio oggi, che cosa state facendo, per impiegare al meglio il vostro risparmio, ottenere un buon rendimento, ed avere il pieno controllo dei rischi di portafoglio?

Volete parlarne?

Contattateci e ci troverete disponibili per ogni vostra domanda. Alla pagina CONTATTI del sito.

Valter Buffo
Il Festival di Sanremo e le Borse europee: somiglianze e differenze
 

Tra poche ore si chiuderà l’Edizione 2025 del Festival di Sanremo.

Uno spettacolo che, per una intera settimana, monopolizza in Italia tutti i media.

La nazione intera viene coinvolta: chi non ne parla? Chi non ne scrive? Nelle trasmissioni TV della politica e dello sport, non possono mancare gli accenni al Festival canoro. La apertura di tutti i siti di tutti i mezzi di informazione è dedicata, per una settimana, alle canzoni. Le guerre e il Parlamento passano in secondo piano.

Noi di Recce’d quindi dedichiamo il Blog di oggi ad una critica dei contenuti musical del Festival.

Ovviamente, stiamo scherzando: era una apertura di Post scherzosa.

Scherzo per scherzo: le Borse europee di gennaio e febbraio sono una cosa seria? Oppure stiamo scherzando?

In queste prime settimane del 2025, i mercati finanziari sono numerosi i segnali che ci fanno chiedere: “Ma stiamo scherzando?”.

Guardate nel grafico qui sopra: l’indice più importante al Mondo, che è lo S&P 500 di New York, da più di un mese oscilla in un intervallo strettissimo. Tra il punto puù alto, e quello più basso, c’è uno 1% circa di differenza.

Per un mese.

Ma stiamo scherzando?

Noi non sentiamo necessità di aggiungere altro, a questo proposito. In centinaia di occasioni abbiamo chiarito che oggi la Borsa di New York è un mercato che non solo è manipolato, ma è anche del tutto artificiale. Ed abbiamo detto al nostro lettore di pensarci bene, prima di mettere i propri risparmi sui titoli trattati a New York.

Ma l’Europa? Perché nelle prime settimane del 2025 i listini europei sono in rialzo? Anche se l’America è ferma?

E poi, una seconda domanda: finirà come nel 20204? Lo scorso anni, come ricorderete, ci fu un (modesto) rialzo dei listini EU nei primi tre mesi del 2024, a cui seguirono poi nove mesi di assolutamente nulla. Zero, come si legge nel grafico.

Sarà lo stesso nel 2025? Oppure salirà ancora? Oppure scenderà?

Noi vi forniremo la nostra risposta a queste due domande.

Come vi dicono in modo chiarissimo i numeri che leggete nell’immagine qui sopra, il movimento degli indici europei ad inizio 2025 va verso l’alto, ma è molto modesto: si tratta solo di una modesta percentuale.

E tuttavia, trova molto spazio sui social e sui media. Perché?

Per tre ragioni principalmente:

  1. i media ed i social in questo momento hanno poco o nulla su cui sbizzarrirsi: Trump bombarda ogni giorno il pubblico di annunci sulle tariffe che però subito dopo vengono contraddetti e smentiti dallo stesso Trump;

  2. il tema “AI” si è già raffreddato, per non dire che è stato messo nel congelatore;

  3. e il soft landing? che fine ha fatto il soft landing?

Il soft landing era stato, per 18 mesi, il tema di vendita più forte in Goldman Sachs, in UBS, in BNP Paribas, in JP Morgan. Dove sta oggi il soft landing? Perché nessuno ne parla più, neppure di sfuggita?

Le stesse banche internazionali hanno quindi messo le Borse europee in vetrina: è la sola cosa che si muove, anche se di poco.

Per noi investitori, è stato spesso vincente l’andare CONTRO queste massicce campagne di promozione, poi sostenuta in modo unanime in Italia dalle Reti di promotori finanziari, pagati a retrocessione, come sono Mediolanum, Fineco, Fideuram, Banca Generali, Allianz ed altre: quelli che si fanno chiamare “consulenti”, ma poi sono pagati a retrocessione, sulla merce che riescono a piazzarvi, in palese conflitto di interesse.

Qualcuno di loro oggi vi parla più di soft landing? Chiedete: chiedete che fine ha fatto e perché.

Per noi investitori, nel breve come nel medio e lungo periodo, le Borse europee sono state spesso un ottimo modo … di perdere soldi.

Come potete vedere nel grafico qui sopra, l’indice europeo che si chiama Stoxx 50 ha recuperato soltanto dopo 25 anni il livello del 2000. E questo ovviamente è un dato lordo, e non netto, dell’inflazione in questi 25 anni.

Insomma, una pessima scelta, un pessimo investimento.

Ma in queste settimane, come una canzonetta del Festival di Sanremo, piace, tira, ha successo.

Lo potete leggere nel grafico che segue.

Fa dove provengono questi flussi, che si trasformano poi in ordini di acquisto?

Facilissimo da spiegare: prima di tutto dai promotori finanziari, che in queste settimane … non hanno proprio niente altro da fare, per vendere qualcosa, e occupare il tempo del Cliente. Non c’è il soft landing, non ci sono i tagli dei tassi, non ci sono le Banche Centrali, non c’è più neppure AI a tenere allegra la compagnia.

C’è solo Sanremo, e le Borse europee.

E poi, c’è il pubblico di Sanremo: degli investitori fai-da-te, quelli che credono si possa operare sui mercati soltanto leggendo dai social e guardando la TV, sempre restando sdraiati sul divano.

Quelli che si fanno manipolare persino dagli annunci di Trump sulla pace in Ucraina: che a tutto oggi ricordano gli annunci di “grande accordo commerciale con la Cina”, che ci perseguitarono per tutto il 2018 e tutto il 2019, senza poi dare mai luogo ad un concreto risultato.

Quei tanti che neppure si informano sullo stato dell’economia europea, sui rischi di recessione, sui rischi di instabilità politica, sulla persistenza del tasso di inflazione al 3%, e la conseguente incertezza sugli spazi di manovra che rimangono oggi praticabili per la BCE. Quelli che, da sempre e come sempre, vanno dietro al gregge. E leggono soltanto l’ultima notizia, dalla prima pagina.

(Bloomberg) — Il rally azionario europeo si sta surriscaldando e dovrebbe fermarsi, poiché gli investitori sono diventati eccessivamente ottimisti su un potenziale cessate il fuoco in Ucraina.

La fine della guerra è sempre stata un jolly per i mercati azionari europei. Ora gli investitori stanno iniziando a prepararsi a questo scenario, acquistando in modo aggressivo settori ad alta intensità energetica e ritardatari europei.

Sebbene per alcuni settori rimanga molto potenziale di rialzo, è probabile che il percorso futuro sia volatile. Il benchmark Euro Stoxx 50 è stato raramente così ipercomprato negli ultimi quattro anni e il rally probabilmente si raffredderà, almeno temporaneamente.

"Sarebbe fantastico, se accadesse, ma a essere onesti, penso che sia troppo presto per parlare di cessate il fuoco lì", afferma Marija Veitmane, stratega senior multi-asset presso State Street Global Markets, sottolineando la quantità di lavoro e tempo necessari per riunire entrambe le parti.

In effetti, il percorso verso un accordo rimane incerto. Anche se i colloqui dovessero iniziare, il presidente russo Vladimir Putin ha mostrato poca inclinazione al compromesso e sta ancora ottenendo lenti guadagni sul campo di battaglia.

Alcuni investitori hanno riacquistato in modo aggressivo i loro short sull'Europa, mentre altri stanno diversificando le azioni statunitensi costose e fortemente concentrate. La regione viene scambiata con uno sconto di circa il 40% rispetto agli Stati Uniti e questo divario ha il potenziale per ridursi. C'è anche spazio per i guadagni all'interno dello Stoxx Europe 600 per ampliarsi, con solo il 20% dei suoi membri in territorio di ipercomprato.

"Ciò probabilmente aumenterebbe la valutazione delle azioni europee e sosterrebbe in particolar modo quei settori e quelle regioni più vulnerabili agli alti prezzi del gas", affermano gli strateghi di Goldman Sachs Group Inc., tra cui Lilia Peytavin. "Tuttavia, le correlazioni sono diminuite dall'inizio della guerra, il che potrebbe limitare il potenziale rialzo della sovraperformance europea".


Con la prospettiva di un eventuale cessate il fuoco nella mente degli investitori dopo che i leader degli Stati Uniti e della Russia hanno concordato di avviare i negoziati, i titoli orientati alla ricostruzione dell'Ucraina sono al centro dell'attenzione, come i titoli edili Heidelberg Materials AG e Holcim AG, nonché la società chimica BASF SE.

Gli strateghi di Barclays Plc sono in sovrappeso sui prodotti chimici, ma sono più cauti sulle auto, in parte a causa della minaccia dei dazi statunitensi. Affermano che i materiali da costruzione hanno già avuto una forte corsa, mentre l'estrazione mineraria e l'acciaio potrebbero avere un potenziale di recupero maggiore, insieme ai trasporti e al tempo libero.

"Sebbene non sia chiaro se una tregua nel conflitto porterebbe a una rimozione delle sanzioni sulla Russia e a un miglioramento dell'approvvigionamento energetico per l'Europa in tempi brevi, pensiamo che gli investitori potrebbero vederlo come un logico passo successivo", affermano gli strateghi di Barclays guidati da Emmanuel Cau. "Questo potrebbe sollevare il sentiment sui settori ad alta intensità energetica e sulle attività manifatturiere, che hanno generalmente avuto risultati inferiori negli ultimi tre anni".

La ricostruzione dell'Ucraina sarebbe una delle più grandi imprese edili degli ultimi anni, con costi totali di quasi 500 miliardi di dollari, secondo la Banca Mondiale. Ciò richiederebbe un'elevata intensità di materie prime, in particolare per acciaio e cemento, per ripristinare edifici e infrastrutture. Gli economisti di Goldman Sachs stimano che un accordo di pace probabilmente aumenterà la fornitura di gas russo all'Europa e ridurrà i prezzi del gas del 15%-50%, mentre gli analisti di Jefferies vedono qualsiasi de-escalation o allentamento delle sanzioni che circondano il petrolio e il gas russi come un importante impulso alla redditività dei prodotti chimici.

Un'energia più economica potrebbe anche essere una manna per le aziende più piccole. L'indice tedesco a media capitalizzazione MDAX ha avuto una performance inferiore al suo pari a grande capitalizzazione DAX di oltre il 40% dall'inizio della guerra, secondo gli strateghi di Societe Generale SA guidati da Alain Bokobza. Si tratta del divario più ampio dalla creazione dell'euro.

"È chiaramente una buona notizia inequivocabile per i mercati europei se ci sarà una normalizzazione dei prezzi dell'energia e una normalizzazione dell'approvvigionamento energetico dalla Russia", afferma Edward Cole, responsabile delle azioni multi-strategia di Man Group. "Ma piuttosto che un'ampia opportunità di generare beta e quindi performance, vediamo il caso per operare una stretta selezione delle azioni".


Come sapete, il lavoro di Recce’d per la gestione dei portafogli modello ha successo perché noi applichiamo metodo ed analisi ai dati ed alla realtà intorno a noi, la realtà sulla quale i nostri Clienti investono il loro risparmio.

In Recce’d, non si corre mai dietro all’ultimo titolo sul giornale: il nostro successo deriva dalla capacità di anticipare i prossimi titoli sui giornali. Lo ricordano sicuramente i lettori di questo Blog, che nel 2022 prese una nettissima posizione contro tutti gli annunci di un “crollo della Russia in tre mesi”.

A distanza di tre anni, possiamo ben dire che quella nostra posizione fece l’interesse di tutti quei lettori che decisero di seguirci, anche nelle scelte di investimento.

Oggi, Recce’d applica proprio quello stesso metodo, e quelle medesime analisi dei fatti, che allora ci portarono al successo. Oggi, in merito alla Borsa europea, vi suggeriamo di non abboccare ad un falso segnale.

Le ragioni per le quali Recce’d arriva a fornire questa indicazione operativa sono molte: come già detto, i nostri Clienti sono stai informati nel dettaglio.

Recce’d ne scrisse, con dettaglio, al Cliente per una intera settimana, nella Sezione Operatività del The Morning Brief, a fine del gennaio scorso.

Al lettore del Blog, noi oggi suggeriamo di leggere con attenzione l’articolo che segue, che in modo ordinato ed efficace presenta sia i pro sia i contro, partendo appunto dall’atteggiamento dei gestori dei Fondi Comuni di Investimento internazionali, che avevano sotto-pesato l’Europa dopo l’avvio del conflitto tra Russia ed Ucraina.


La prospettiva di un cessate il fuoco in Ucraina sta aggiungendo un premio di pace a uno straordinario inizio d'anno nei mercati europei.

Già, molto contro il consenso, l'Europa è stata il trade di spicco del 2025. Il Dax tedesco ha battuto i record, così come l'indice pancontinentale Euro Stoxx. Che si misuri in sterline o euro, o si converta in dollari, i guadagni percentuali in molti mercati europei sono ben oltre le doppie cifre quest'anno, sbaragliando i presunti potenti Stati Uniti. Persino il FTSE 100 del Regno Unito, normalmente lento, batte l'S&P 500 statunitense. A rischio di farti sentire vecchio, questo è stato uno degli inizi più forti di qualsiasi anno nella regione dal 1987.

Ciò che è mancato qui, però, è un qualsiasi senso di entusiasmo. Il rally è stato in gran parte poco amato, riflettendo l'assenza di cattive notizie: nessuna tariffa commerciale generalizzata da Donald Trump (ancora) e nessuna seria esplosione nei mercati obbligazionari governativi globali (anche per ora). Si tratta di un recupero che indica anche un leggero caso di nervosismo attorno ai mercati azionari statunitensi altamente concentrati, incentrati sulla tecnologia e politicamente carichi. A denti stretti, gli odiatori dell'Europa (e i sostenitori dell'eccezionalismo americano) sono stati costretti ad accettare di aver esagerato. La cosiddetta copertura allo scoperto, in cui gli investitori con scommesse negative di fatto rinunciano, ha avuto un ruolo importante nel guidare i guadagni all'inizio del 2025.

Ora, però, quella fase è "finita", come ha affermato Barclays in una nota questa settimana. "Il posizionamento non è più depresso, non c’è più la sotto-pesatura delle Borse europee", hanno affermato Arihanth Bohra Jain e colleghi della banca, poiché i conti speculativi a breve termine sono passati da negativi a positivi. "Non depresso" non è certo un'approvazione clamorosa, ma la narrazione che sta prendendo piede è che non si tratta di un'anomalia. I grandi investitori come i fondi pensione e gli assicuratori sono stati, come al solito, più lenti dei loro colleghi speculativi più volubili, finora invertendo meno del 10 percento delle loro recenti vendite di azioni europee, stima la banca.

Ciò suggerisce che non è il momento di rinunciare o di bloccare i guadagni. Questo è un punto chiave. È difficile sopravvalutare quanto siano stati profondamente sfavoriti i mercati europei negli ultimi anni. Come ha scritto Sharon Bell di Goldman Sachs questa settimana, i fondi azionari europei hanno subito deflussi quasi ogni settimana dall'invasione su vasta scala dell'Ucraina tre anni fa. Per molti investitori globali, anche solo tornare alla neutralità sull'Europa, per non parlare di posizioni positive, lascia un'enorme quantità di denaro ancora da inondare. Con un tempismo perfetto, arriva la possibilità di una sorta di accordo di pace in Ucraina, guidata dalla conversazione di questa settimana tra Trump e Vladimir Putin della Russia. L'accordo che sembrano costruire è imperfetto e pacchiano, coglie di sorpresa l'Europa e dà all'Ucraina stessa poca voce in capitolo sul proprio territorio.

Ma se un accordo tra il Cremlino e la Casa Bianca produrrà risultati è ancora un grande se. I mercati sono creature semplici, tuttavia. Quando la notizia dei colloqui è arrivata giovedì, ha prodotto un guadagno di oltre il 2 percento nel Dax 40, il suo giorno migliore in più di due anni. "Per le azioni europee, vediamo una serie di potenziali benefici: premio di rischio più basso, prezzi dell'energia più bassi, migliore fiducia dei consumatori, crescita economica più forte", hanno scritto Bell e colleghi di Goldman Sachs. "I nostri economisti stimano un potenziale aumento del PIL dell'area dell'euro dello 0,2 percento in uno scenario di cessate il fuoco limitato e un aumento dello 0,5 percento in uno scenario al rialzo". Analisti e investitori vedono anche molto spazio per un processo di pace da svolgere in altre sacche dei mercati. I titoli di stato ucraini sono aumentati di prezzo questa settimana, spingendo i rendimenti al punto più basso in tre anni. Anche l'euro è visto come un potenziale beneficiario, in particolare se gli investitori globali continuano ad accaparrarsi azioni europee. Per gli investitori più avventurosi o specializzati, Bank of America espone il caso per le piccole azioni tedesche.

Se si esclude Mosca, nessuno qui stappa i tappi di champagne. Gli ostacoli sulla strada di un accordo di pace duraturo sono seri ed è difficile vedere come potrebbe risolvere rapidamente l'enigma energetico dell'Europa. "Non è ovvio che un accordo di pace aprirebbe a una rinnovata esportazione di energia su larga scala dalla Russia all'UE o consentirebbe ai paesi europei di ridurre le loro ambizioni di riarmo", hanno scritto gli analisti di Danske Bank. "Ci sarebbe bisogno di ricostruire l'Ucraina, il che potrebbe avvantaggiare alcune aziende europee, ma anche mettere ulteriormente a dura prova le finanze pubbliche nei paesi dell'UE.

A parte le preoccupazioni strategiche a lungo termine, un altro motivo di cautela è che le azioni europee non sono così economiche come sembrano. Le azioni statunitensi le hanno superate in termini di valutazioni, ovviamente, ma come sottolinea Bell, i rapporti prezzo/utile europei sono solo un po' più bassi ora rispetto alla vigilia dell'invasione del febbraio 2022 e sono ancora un po' più alti della media degli ultimi due decenni. Quindi sono economiche rispetto agli Stati Uniti, ma non esageratamente economiche alle loro condizioni. Tuttavia, il cambiamento positivo di umore sull'Europa è già stato sorprendente e il premio di pace le sta chiaramente dando ulteriore slancio. I pessimisti sono molto sulla difensiva.


Recce’d come sempre ha regalato al proprio lettore un utile contributo alle scelte: un supporto pratico, sul quale fondare la rivalutazione delle proprie posizioni, ed in particolare del risparmio che oggi è investito sui mercati europei (Borse, ma pure titoli di Stato).

Al nostro Cliente, in aggiunta a questo qualche settimana fa documentammo che è un falso l’argomento che “le Borse europee sono meno care”, e non è difficile dimostrarlo con i numeri.

Nel Post di oggi invece completiamo il nostro Post facendo riferimento al tema del giorno, il tema strillato dalle prime pagine dei quotidiani e soprattutto dai social e dalle chat.

Il tema in questione è ovviamente la pace in Ucraina: se mai arrivasse, si tratterebbe di un miglioramento, oppure di un peggioramento, sella situazione in Europa ed in Italia?

Vi proponiamo di leggere una opinione che, per molte parti, Recce’d si sente di condividere. Esaminate anche questo aspetto della questione: vi sarà utile.

Ukraine ‘peace dividend’ will be paid by Europe

Di Pierre Briancon

13 febbraio 20251:37 PM GMT+

BERLINO, 13 febbraio (Reuters Breakingviews) - L'Europa non dovrebbe aspettarsi alcun "dividendo di pace" dalla tregua Donald Trump e Vladimir Putin affermano di essere pronti a colpire l'Ucraina. Sebbene le nazioni europee abbiano fornito la maggior parte, apre una nuova scheda dei 213 miliardi di dollari di sostegno finanziario stanziati all'Ucraina dall'invasione russa di tre anni fa, sono state snobbate dal presidente degli Stati Uniti dopo i colloqui con la sua controparte russa mercoledì. Il conto che devono affrontare ora è molto più alto del semplice costo di attuazione di qualsiasi tregua.

Il segretario alla Difesa di Trump, Pete Hegseth, ha esposto le nuove regole del gioco in un discorso al quartier generale della NATO. Gli Stati Uniti, ha affermato, non forniranno né truppe né aiuti per aiutare a implementare una potenziale tregua con Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha già accettato il principio delle concessioni territoriali e ha stimato che potrebbero essere necessarie circa 200.000 truppe per garantire un cessate il fuoco sul campo. Anche metà di tale forza rappresenterebbe un peso per gli eserciti francese e britannico, che potrebbero sopportare il peso dello sforzo.

Ma guardando al futuro, un accordo di pace causerebbe un mal di testa ancora maggiore. Incoraggerebbe la Russia premiando le sue ambizioni territoriali. Insieme all'intenzione palese degli Stati Uniti di tirare la coperta di sicurezza che ha protetto l'Europa dalla seconda guerra mondiale, l'Europa dovrebbe accelerare l'aumento militare avviato 10 anni fa quando Putin ha annesso la Crimea.

La spesa per la difesa dei governi europei è balzata del 12% in termini reali lo scorso anno a 447 miliardi di dollari, secondo quanto afferma l'International Institute for Strategic Studies (IISS). Germania, Regno Unito, Francia e Italia insieme hanno rappresentato il 60% di tale importo. Con 968 miliardi di dollari, la spesa per la difesa degli Stati Uniti è stata più del doppio.

La maggior parte dei membri europei della NATO sta ora sborsando circa il 2% del PIL per le proprie spese militari e, secondo la maggior parte degli esperti, dovrebbe aumentare tale cifra al 3% per far fronte alle sfide attuali. Ma anche ai tassi di crescita del 2024 ci vorrebbero cinque anni per raggiungere quel livello e 10 anni per raggiungere il 5% del PIL che Trump ha suggerito che dovrebbero spendere, secondo l'IISS.

Qualunque siano i loro rigidi vincoli fiscali, gli europei hanno poca scelta. Sono loro che dovranno pagare il presunto "dividendo di pace" generato da una sfuggente tregua in Ucraina. E non possono aspettare molto prima di elaborare una qualche forma di dottrina strategica comune, a partire da un accordo di base sulla provenienza delle minacce.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato il 12 febbraio che sia il presidente russo Vladimir Putin che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy hanno espresso il desiderio di pace in telefonate separate con lui e che aveva ordinato ai massimi funzionari statunitensi di avviare colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina.

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha detto a un incontro degli alleati militari di Kiev presso la sede della NATO lo stesso giorno che un ritorno ai confini pre-2014 dell'Ucraina era irrealistico e che l'amministrazione Trump non vede l'adesione di Kiev alla NATO come parte di una soluzione alla guerra innescata dall'invasione della Russia.


Ed ecco le nostre considerazioni finali.

Come accade al Festival di Sanremo, ed ad ogni altro festival, si esibiscono concorrenti che, nelle ore e nei giorni del Festival, fanno ogni possibile sforzo (dai gesti alle dichiarazioni agli abiti, fino al canto) per impressionare negli occhi e nelle orecchie degli spettatori una immagine.

Tra questi cantanti che si esibiscono, molti avranno poi una carriera ed un successo duraturi. Altri, nonostante gli sforzi per impressionare le retine degli spettatori, sono invece destinati ad una carriera nell’ombra.

Altri ancora, ed è accaduto a molti, saranno presto del tutto dimenticati.

Cose del tutto analoghe accadono ogni giorno sui mercati finanziari. Ed in particolare, in Borsa.

I media, poi, creano confusione affiancando, senza alcun imbarazzo, la scaletta di Sanremo e la guerra in Ucraina, come vedete nell’immagine qui sotto.

Per un investitore, è preferibile tenere le due cose ben distinte, e distanti.

Un gestore di portafoglio competente ed attento si riconosce dal fatto che … ne capisce, di musica. Con un orecchio educato, con grande attenzione ed applicazione, e con il giusto aiuto dell’intuizione e del buon senso, riesce con anticipo a riconoscere chi nel tempo diventerà un artista capace di consolidare ed aumentare il proprio successo, dai tanti mediocri che deluderanno le aspettative.

Ma soprattutto, riuscirà a evitare quei tanti luccicanti e clamorosi fenomeni che i media ed i social esaltano, ma che poi dopo qualche mese nessuno ricorderà, perché il loro valore sarà ridotto a zero o quali.

Un gestore di portafoglio competente sceglie i vincenti, ed evita i lustrini e gli abiti vistosi.

Ed ogni investitore che intenda proteggere, e fare crescere,. il proprio risparmio dovrà fare lo stesso.

Se volete contattarci, noi possiamo spiegarvi alcuni dei trucchi del Festival, e come può succedere che chi arriva tra gli ultimi al Festival di Sanremo poi diventi, negli anni, l’investimento migliore, quello che ripaga di più (e che vi porta le canzoni indimenticabili, che restano nella memoria collettiva e segnano un’epoca).

Proprio oggi, sui mercati finanziari, ci sono molte di queste opportunità. E non sono quelle coi lustrini e le paillettes.

Valter Buffo