Investitori realistici
 

Molti, tra i lettori di Recce’d, oggi 1 giugno 2024 provano uno strano disagio: sentono in bocca uno strano retrogusto.

Non capiscono: e si fanno domande.

Sentono come un’ansia, un filo di paura. In bocca, un senso di amaro e di acido.

Temono: temono di essere caduti in una trappola. E di non poterne più uscire.

Hanno ragione: è una trappola.

Ma allo stesso tempo si sbagliano: perché ne possono uscire.

Ne possono uscire, se iniziano a pensare in modo positivo, attivo, costruttivo, innovativo. Diverso dal passato.

Questo primo giorno di giugno, infatti, è un momento molto positivo per noi investitori.

Quando si tratta di investire il proprio risparmio, essere pessimisti è un errore.

Un grave errore, se si tratta di investimento: i mercati finanziari offrono sempre nuove opportunità. Offrono sempre una via di uscita. Da qualsiasi situazione.

Basterà sapere individuare quella vera: ed evitare le trappole e li specchietti per catturare le allodole.

Per questa ragione, noi in Recce’d siamo sempre positivi: le opportunità ci sono sempre, e nel 2024 sono ancora maggiori rispetto al passato. Sono grandissime, ed è un dovere coglierle, per chi come noi fa il gestore di portafogli modello.

Il 2024, come abbiamo anticipato già a fine 2023, sarà per gli investitori che sanno scegliere, sarà un anno memorabile.

Ed anche semplice: sarà sufficiente non farsi raccontare che Nvidia è una opportunità di investimento.

Oppure Tesla.

Essere pessimisti è un errore. Il solo errore più grande è essere ottimisti.

Investire come gli ottimisti è una sciocchezza: a voi, raccontano da sempre che “bisogna essere ottimisti”, ma lo fanno soltanto a scopo commerciale. Per piazzarvi il prodotto. “Essere ottimisti” è una tattica di vendita del marketing.

Essere ottimisti è soprattutto un errore colossale, e porta a veri e propri disastri: vi allontana dalla realtà e vi costringe a guardare ad un futuro che non esisterà mai. Oggi, il marketing lo chiama “AI”, mentre ieri, ed anche ieri l’altro, aveva altri nomi.

Chi si fa ingannare e cade nella rete di queste martellanti campagne di pubblicità non potrà che finire a perdere il proprio risparmio, pazientemente accumulato.

I dubbi, su questo, stanno a zero.

Oggi 1 giugno 2024 resta una sola strada, davanti ai mercati finanziari: e quindi, quella strada, che Recce’d anticipava già a fine 2023, verrà percorsa, e fino in fondo.

Resta un solo scenario. Perché? Perché le cose non possono che andare in quella direzione.

La soluzione vincente, allora? E’ quella di essere realisti.

In un mercato finanziario internazionale che, come tutti avete visto, nel mese di maggio ha totalmente perso la strada, la massa degli investitori non sa più da che parte guardare.

Questo fatto rende più difficile guardare al futuro con realismo: perché aumenta la confusione nella massa degli investitori.

“Tagli dei tassi, oppure AI, inventiamoci cose che non esistono, l’importante è che continui a salire tutto”: così ragiona l’industria dei promotori finanziari, dei Fondi Comuni, e delle banche internazionali. Tutti, ogni mattina, vanno in giro di casa in casa a raccontare che “salirà sempre”. E’ quello che noi, proprio qui nel Blog, abbiamo etichettato come la Grande Presa in Giro.

Ovviamente, si tratta di una sciocchezza colossale: i mercati non salgono sempre, ed è l’intera storia dei mercati e delle economie a raccontarcelo.

Come agire in modo realistico, se la confusione domina alla TV, sui quotidiani, nella mente di tutti i promotori/venditori, e nella mente degli analisti delle banche internazionali?

Noi possiamo esservi utili.

Con grande gioia, noi possiamo da oggi ritornare a parlare di strategia, per la gestione dei portafogli modello, nel nostro Blog.

Dopo ben cinque settimane, lasciamo la stretta attualità da parte (quella si spiega da sola e facilmente) e ritorniamo per fortuna ad occuparci di ciò che davvero conto nella gestione del proprio portafoglio titoli: ovvero, di come legare insieme, in una visione unica, coerente e quindi pratica ed applicabile, i tanti pezzi che oggi formano il quadro che un investitore ha davanti.

Vediamo di essere estremamente chiari e concreti: quel vostro amico, quello che a voi racconta di tutti i soldi che ha guadagnato con Nvidia, a voi però nasconde tutti i soldi che lui ha perso con tante altre operazioni sbagliate sul proprio portafoglio.

Ed è questo fatto che spiega perché, alla fine, quel vostro amico, lui, con il suo portafoglio titoli sta sempre sotto.

Sta sott’acqua. E resta sotto di noi.

Sarà necessaria una serie di Post, consecutivi, per fare il punto ad oggi, 1 giugno, della nostra visione d’insieme e della nostra strategia per i portafogli modello.

In questo Post, lo spunto iniziale è raccontarvi quale è, oggi, la facciata: la facciata dietro la quale molte altre cose, di maggiore peso sul futuro della vostra performance, si stanno evolvendo e sviluppando. La facciata che vedono tutti, e che impedisce di vedere quello che c’è dietro.

Restiamo per ora alla facciata: al problema più evidente, più discusso dai media, e dai TG, più spesso tirato in ballo da venditori di GPM e Fondi Comuni (che ingannevolmente si presentano come consulenti) e dalle banche internazionali. Problema che, vi anticipiamo, NON è quello più importante che tutti dobbiamo affrontare.

Oggi, voi come noi, leggete, e sentite migliaia di commenti sull’inflazione: ma sempre e soltanto su quella dei prossimi trenta giorni.

Persino i banchieri centrali, ormai ci hanno rinunciato: parlano sempre e soltanto del prossimo dato.

Non vi colpisce?

Non vi colpisce il fatto che nessuno, con voi, si spinga mai più in là di un mese? Mai una spiegazione, su che cosa ha originato questa ondata di rialzi dei prezzi di merci e di servizi che ogni giorno tutti dobbiamo constatare. Ma, nessuno che, partendo dalle cause, a voi illustri COME verrà vinta questa battaglia.

Ora, noi lo facciamo. Adesso alziamo un po’ lo sguardo.

Precisando però una cosa: l’inflazione (in quanto investitori) NON è un problema che vi riguarda. Non sarà certo l’inflazione, a determinare perdite e guadagni nei vostri portafogli. L’inflazione è un dato di fatto, nel 2024: bisognava vederla nel 2020, per guadagnare invece che perdere soldi. Recce’d, per i suoi Clienti, lo ha fatto. Con pieno successo. Oggi, l’inflazione come vi dicevamo NON vi riguarda: sono ALTRE le scelte che dovete fare.

Nonostante questo, tuttavia, vi sarà utile capire da che cosa è stata generata questa ondata di rialzi dei prezzi di merci e servizi. Se voi non capite il passato, come potete anche soltanto immaginare di capire il futuro dei mercati finanziari?


Mentre la politica monetaria basata su regole ha prosperato quando la globalizzazione ha esercitato pressioni al ribasso sull’inflazione, la pandemia di COVID-19 ha rilanciato la preferenza a lungo dormiente dei banchieri centrali per le politiche inflazionistiche. Questo cambiamento potrebbe aiutare le banche centrali a mantenere la loro indipendenza, ma aumenta anche la probabilità di un’altra impennata della crescita dei prezzi.

CAMBRIDGE – Ascoltando i banchieri centrali, si potrebbe pensare che la recente ondata di inflazione elevata sia stata semplicemente un errore scusabile di previsione post-pandemia commesso in condizioni di estrema incertezza. Ma anche se oggi questa narrazione prevale nei mercati e nella stampa finanziaria, essa presuppone un livello di indipendenza della banca centrale che è semplicemente irrealistico nell’attuale contesto economico e politico instabile. E anche se le banche centrali riuscissero a riportare l’inflazione al 2% nel prossimo futuro, la probabilità di un altro aumento dell’inflazione nei prossimi 5-7 anni è notevolmente aumentata.

Questo non vuol dire che i singoli banchieri centrali siano inaffidabili. Il problema è che la maggior parte delle banche centrali non sono così indipendenti come molti credono. In un contesto globale caratterizzato da polarizzazione politica, onerosi oneri del debito pubblico, tensioni geopolitiche e deglobalizzazione, l’autonomia delle banche centrali non può essere assoluta. In quanto tecnocrati non eletti, i banchieri centrali possono avere indipendenza operativa a breve termine, ma in ultima analisi sono i governi a controllare le nomine e a supervisionare i bilanci. In molti paesi, il governo ha anche il potere di ridefinire i mandati monetari. Gli economisti che bevono Kool-Aid mirati all’inflazione delle banche centrali e considerano sacrosanti gli accordi esistenti non riescono a riconoscere che la convinzione che l’indipendenza della banca centrale possa aiutare a controllare l’inflazione è vecchia di appena quattro decenni. Mentre Finn Kydland e Edward Prescott hanno giustamente ricevuto il Premio Nobel per l’economia nel 2004 per aver sviluppato una teoria della distorsione inflazionistica nella politica monetaria, la soluzione da loro proposta – semplicemente istruire le banche centrali a seguire linee guida specifiche – era piuttosto ingenua. Lo stesso si potrebbe dire dei moderni regimi di inflation targeting o della cosiddetta regola di Taylor. Il problema è che regole semplici incorrono inevitabilmente in periodi in cui funzionano malissimo e devono essere riviste a fondo. Ciò si è verificato, ad esempio, dopo la crisi finanziaria globale, quando la percezione dei banchieri centrali su cosa costituisse un tasso di riferimento restrittivo è cambiata radicalmente; sembra che stia succedendo di nuovo adesso. In questi periodi chiave, le banche centrali sono estremamente vulnerabili alle pressioni politiche.

In effetti, la pandemia di Covid-19 ha riportato in primo piano forze politiche ed economiche a lungo dormienti. Come sostengo in un recente articolo scritto in collaborazione con Hassan Afrouzi, Marina Halac e Pierre Yared, è improbabile che queste forze scompaiano presto. Sebbene il periodo post-pandemia sia stato caratterizzato da una maggiore incertezza, rendendo difficile prevedere le tendenze macroeconomiche, è proprio in questo periodo che le banche centrali tendono ad essere più propense a rischiare un’inflazione elevata piuttosto che una massiccia recessione. Dopotutto, alla gente può non piacere l’inflazione, ma ancora di più non amano le recessioni profonde e le crisi finanziarie.

Con l’impennata delle tensioni geopolitiche e il rallentamento della crescita globale, è probabile che l’incertezza economica rimanga elevata. Ciò è in parte dovuto al fatto che, nonostante i loro fronzoli, i modelli di previsione “nuovi keynesiani” delle banche centrali sono fondamentalmente basati sull’estrapolazione. In altre parole, si comportano bene in condizioni stabili, ma spesso non riescono a prevedere i principali punti di svolta. In momenti così cruciali, quando le banche centrali sono particolarmente vulnerabili alle pressioni politiche, è generalmente molto più produttivo cercare paralleli storici o considerare le esperienze di altri paesi.

A dire il vero, le impennate inflazionistiche non si verificano ogni anno. Ma un’altra ondata di inflazione potrebbe verificarsi prima di quanto previsto dai mercati. Di fronte alle incertezze economiche, le banche centrali potrebbero non puntare a un’inflazione elevata, ma probabilmente adegueranno le loro politiche sui tassi di interesse in modo da rendere tale risultato più probabile di una profonda recessione o di una crisi finanziaria.

Nonostante sia ben nota agli economisti, questa distorsione inflazionistica non è stata riconosciuta dai mercati finanziari, forse perché i messaggi delle banche centrali sono diventati eccezionalmente efficaci negli ultimi decenni.

I banchieri centrali comprendono che non appena i mercati dubitano delle loro intenzioni, i tassi di interesse rifletteranno rapidamente le crescenti aspettative di inflazione. Tuttavia, è improbabile che questa presa di coscienza li aiuti a resistere alle pressioni dei politici, che spesso si concentrano solo sulle prossime elezioni e potrebbero dare priorità ad altre questioni rispetto alla stabilizzazione dell’inflazione a breve termine.

Anche se i governi potrebbero adottare diverse misure per rafforzare l’indipendenza delle banche centrali, tali misure sono improbabili nell’attuale contesto populista. Invece di garantire che l’inflazione rimanga entro l’intervallo target, le banche centrali sono sempre più costrette a concentrarsi su questioni per le quali non dispongono degli strumenti, delle competenze o della legittimità politica necessari, come la disuguaglianza, il cambiamento climatico e la giustizia sociale.

I banchieri centrali mirano senza dubbio a raggiungere i loro obiettivi di inflazione, ma devono sempre diffidare dei loro padroni politici. Per mantenere la propria indipendenza sotto una pressione crescente, le banche centrali dovranno essere flessibili e occasionalmente fare concessioni, il che potrebbe portare a una ripetizione dell’impennata inflazionistica post-pandemia nei prossimi dieci anni.

Di conseguenza, gli investitori realistici dovrebbero capire che, anche se le banche centrali riuscissero a contenere l’elevata inflazione adesso, è destinata a ritornare prima di quanto previsto dalla maggior parte delle previsioni attuali.

La situazione che voi avete di fronte, oggi, è esattamente questa che avete appena letto.

Questo, è il passato recente di noi investitori. E con l’inflazione, l’abbiamo finita qui: fine del discorso.

Detto del passato e dell’inflazione, e ripetuto però che la cosa oggi ha scarsa incidenza sui rendimenti futuri di azioni, obbligazioni, valute e materie prime, ora guardiamo avanti, allo scenario per i prossimi mesi ed anni.

E partiamo dalle cose da NON fare per ciò che riguarda il futuro: e tra le tante, anche qui scegliamo il tema che viene più spesso toccato dai promotori finanziari, dai wealth manager, dai direct banker, dai family banker. L’intelligenza artificiale, ovvero “AI”, che fa ogni mattina comparsa sulle prime pagine dei quotidiani.

Vi domandate quale è l’opinione di Recce’d su questa materia?

La abbiamo anticipata, in pubblico, sia qui nel Blog, sia alla pagina TWIT - TWOO. In numerose occasioni.

Se siamo stati poco chiari, eccovi un riassunto, davvero molto efficace.

Ricordate tutti i rialzisti all’inizio di quest’anno entusiasti del fatto che il rally si stava ampliando oltre i titoli “Magnifici Sette”, e in che modo i guadagni più ampi erano un segno che la crescita del mercato era sostenibile? Non è andata così, per nulla.

Questo mese, quando gli indici hanno raggiunto nuovi record, solo quattro giganteschi titoli tecnologici hanno aggiunto più valore di mercato rispetto al resto dell’indice S&P 500 messo insieme. Una breve esplosione di sovraperformance da parte dei titoli più piccoli sembra essersi nuovamente esaurita.

Nvidia NVDA, , Microsoft MSFT, Apple AAPL e Alphabet GOOGL nel loro insieme hanno guadagnato oltre 1.400 miliardi di dollari questo mese, più degli altri 296 titoli che sono aumentati messi insieme. La metà del guadagno è stata ottenuta da una sola azienda, il produttore di chip Nvidia.

L’intelligenza artificiale ha avuto un andamento sorprendente da quando OpenAI ha presentato ChatGPT al mondo alla fine del 2022, e Nvidia è stata la più grande vincitrice poiché tutti corrono per acquistare i suoi microchip.

Per vedere cosa potrebbe andare storto, tieni presente che questa non è la solita mania speculativa (anche se l’anno scorso si è verificata una mini bolla dell’intelligenza artificiale). I profitti di Nvidia stanno aumentando alla stessa velocità del prezzo delle sue azioni, quindi se c’è una bolla, è una bolla della domanda di chip, non una pura bolla azionaria. Nella misura in cui vi è un errore di prezzo, assomiglia più alle banche nel 2007 – quando i profitti erano insostenibilmente alti – che alle dot-com senza profitti della bolla del 2000.

La minaccia al prezzo delle azioni di Nvidia riguarda quindi le minacce ai suoi guadagni. I rischi sono quattro:

1) La domanda diminuisce perché l’intelligenza artificiale è sovrastimata. Il Fondo monetario internazionale afferma che l’intelligenza artificiale “trasformerà l’economia”. Il presidente Biden afferma che l’intelligenza artificiale è “la tecnologia più importante del nostro tempo”. E i principali fornitori di intelligenza artificiale, incluso l’amministratore delegato di OpenAI, hanno affermato in una lettera congiunta che “mitigare il rischio di estinzione dell’intelligenza artificiale dovrebbe essere una priorità globale”.

Tuttavia, i modelli linguistici di grandi dimensioni rimangono limitati. Devo ancora incontrare qualcuno che sia contento di trovarsi di fronte a un chatbot per il servizio clienti, il cui caso d'uso principale sembra essere quello di cercare di capire come superarlo per parlare con un vero essere umano.

Aiuta i programmatori, ma pochi al di fuori della comunità di programmazione si sono entusiasmati quando, ad esempio, GitHub ha trasformato lo sviluppo del software, molto prima che arrivasse ChatGPT. Copilot di Microsoft può aiutare i principianti a migliorare le presentazioni PowerPoint, il che potrebbe rendere la vita in ufficio un po’ meno noiosa. E aiutare gli utenti con Excel è importante. Ma ancora una volta, una migliore funzione di “Aiuto” normalmente non farebbe battere forte il polso degli investitori.

Non fraintendermi. Sono profondamente colpito dal progresso dei grandi modelli linguistici e dalla tecnologia alla base di ChatGPT. Ma tutti i miei tentativi di usarlo per lavoro comportavano errori che richiedevano più tempo per essere risolti che se lo avessi fatto da solo. È come avere una dodicenne che ci aiuta.

Molti LLM non superano i test di base, spesso in modi divertenti: Google consiglia, ad esempio, di aggiungere colla alla pizza. Il copilota sottolinea il rischio di essere mangiati da un cavolo quando gli viene chiesto come attraversare un fiume con una capra. Sono davvero pronti per la prima serata? Perplexity è un ottimo motore di ricerca assistito dall'intelligenza artificiale, ma la promessa dell'intelligenza artificiale va molto oltre un Google migliore. La tecnologia deve ancora essere all'altezza delle aspettative e il rischio è che ci vorrà molto più tempo di quanto credono gli acquirenti di chip Nvidia.

2) La concorrenza riduce i prezzi. Nvidia regna sovrana nelle unità di elaborazione grafica di fascia alta utilizzate per l'intelligenza artificiale. Ma deve affrontare la concorrenza di clienti ben finanziati come Alphabet e Meta Platforms, una serie di startup e rivali tradizionali come Intel che cercano di recuperare terreno. Anche se non sono così buoni, dovrebbero limitare la capacità di Nvidia di caricare praticamente quello che vuole.

3) Il più grande fornitore di Nvidia, Taiwan Semiconductor Manufacturing, potrebbe volere una fetta più grande. TSMC produce effettivamente i chip. Se aumentasse il prezzo addebitato a Nvidia, nessun altro potrebbe intervenire per sostituirlo in un periodo di tempo ragionevole. Potrebbe non voler rischiare la sua relazione a lungo termine. D'altra parte, potrebbe volere che parte del denaro venga versato in Nvidia.

4) Cosa succede se la scala non conta? I progettisti dei modelli di intelligenza artificiale ritengono che ci sia un vantaggio nel diventare grandi rapidamente. Un maggiore utilizzo raccoglie più dati, il che rende i modelli migliori e attira più utenti, in un circolo virtuoso. Il grande dovrebbe diventare più grande. Una tale frenesia alimenta la domanda di chip IA.

Se l’argomentazione è giusta, molte persone che hanno investito nei modelli che si sono rivelati perdenti avranno sprecato i loro soldi. Anche l'attuale boom della domanda di patatine dovrebbe attenuarsi una volta che gli anche-ran si arrenderanno. Si tratta di una soluzione lontana, ma rappresenta una minaccia per le future vendite di Nvidia.

Se l’argomento della scala è sbagliato, e ciò che le aziende in realtà vogliono sono modelli di intelligenza artificiale più piccoli e dedicati, addestrati in gran parte sui propri dati, o che le startup possano fare intelligenza artificiale altrettanto bene dei giganti, molti soldi saranno stati sprecati.

Gli investitori presuppongono una crescita rapida e continua da parte di Nvidia, con il titolo su un multiplo di 38 volte gli utili futuri. La commercializzazione superveloce degli LLM è diventata la linea di base per gli investitori che hanno spinto al rialzo altri titoli che dovrebbero trarne vantaggio, come i fornitori di elettricità, cavi e data center. È un altro segno di quanto gli investitori abbiano ingoiato l’hype secondo cui sarebbero disposti a scommettere su potenziali beneficiari così lontani del boom dell’intelligenza artificiale.

Temo che il mercato stia prestando troppo poca attenzione ai rischi. L’intelligenza artificiale può essere un grosso problema, ma è improbabile che abbia i risultati che la gente sembra pensare.

Noi di Recce’d riteniamo che nell’articolo che avete appena letto ci sia tutto ciò che è necessario: in modo sintetico, ma viene detto tutto ciò che davvero conta per noi investitori.

Il fatto che queste osservazioni ed analisi oggi NON venga trasmesso alla massa deli investitori (da banche di investimento, da venditori ed agenti commerciali come i promotori finanziari, da stampa e TV) non ci colpisce, non ci spaventa, e non modifica neppure di un millimetro le nostre valutazioni. Che derivano proprio da ciò che avete appena letto: e che restano valutazioni corrette, anche se in questo momento la massa sceglie di NON leggere ciò che è scritto a chiare lettere nel futuro della vicenda “AI”.

“AI” non è e non sarà un fattore decisivo, per le economie e neppure per i mercati finanziari.

Oggi colma un vuoto, un vuoto che riguarda il marketing: “EV” non funziona più, Tesla non funziona più, serve qualche cosa di luccicante per attirare i tordi.

Veniamo invece ai fattori che sono determinanti, sia nel breve, sia nel medio termine, per le performances dei nostri portafogli modello e dei vostri portafogli di investitori.

E quindi parliamo di quello che nel secondo semestre sarà il tema numero uno. Non di sicuro l’inflazione, non di sicuro Nvidia.

Sarà invece il debito, il deficit, ed il suo finanziamento.

Anche in Europa: non ci sono dubbi. Ma noi oggi ci concentriamo sugli Stati Uniti.

Alla fine di ottobre del 2023, con il rendimento del decennale USA sopra il 5%, il Ministro del Tesoro Yellen tirò fuori dal cilindro una mossa a sorpresa: come leggete nel grafico qui sopra, il Tesoro degli Stati Uniti modificò la sua politica di emissione di titoli di debito, privilegiano le scadenze brevi (2, 3 e 5 anni: che nel grafico sono le tre che stanno più in basso, e di cui aumenta come vedete il peso sul totale).

Ma soprattutto ciò che ebbe peso ed influenza sui mercati fu la scelta di emettere una sempre maggiore quantità dei cosiddetti T-bills, i Buoni del Tesoro in italiano (BOT), a 3 mesi, a 6 mesi, e ad un anno.

Lo vedete guardando, nel grafico sotto, dentro al nostro riquadro giallo: la parte che è in rosso sono i BOT.

Una scelta azzardata, di Yellen (non la prima, questo è certo): nei prossimi 12 mesi, il Tesoro USA si ritrova con 10 mila miliardi di titoli di Stato in scadenza e da rinnovare. Ai tassi di mercato (immagine qui sotto).

Yellen ha scommesso su una futura diminuzione dei tassi di mercato: al 31 maggio 2024, ha perso questa scommessa.

Lo scopo di tutto questo? Nell’immediato, lo scopo è quello di conservare il consenso, mettendo il pubblico in condizione di spendere ciò che ancora non è stato guadagnato (immagine sotto). E questo lo si ottiene facendo nuovo debito, e sempre maggiore debito.

Proprio questo a sua volta genera creando un effetto euforia ed esuberanza, che fa spendere denaro sia nelle automobili Tesla sia nei chip Nvidia.

Noi investitori possiamo, però, in modo facile evitare questa trappola, evitando di andare dietro alla massa.

Ai nostri lettori, noi suggeriamo quindi di rileggere questi dati con attenzione, ed anche di fare un lavoro di analisi accurato, come è necessario.

Che cosa implicano, questi dati, per azioni, obbligazioni, valute e materie prime, nel 2024 e nel 2025?

Può aiutarvi leggere il brano che segue, qui in chiusura del Post. Ma il brano, seppure di elevata qualità, non è sufficiente.

Noi di Recce’d infatti espanderemo questo tema, insieme con altri fattori determinanti per le vostre performances, in futuri Post del Blog, che noi pubblicheremo con la tempistica che ci sarà possibile realizzare.

Nel frattempo, voi fatevi aiutare, da chi ha le competenze necessarie: magari sui social, in chat e nella community. Magari chiedete al direct banker, al personal banker, al family banker, al wealth manager, e a tutti quelli che si fanno chiamare “consulenti” senza esserlo.

Oppure, avete una migliore alternativa: scrivete a Recce’d, e ci parliamo.

Le previsioni a lungo termine di tassi di interesse più alti, secondo il segretario al Tesoro Janet Yellen, rendono più difficile controllare il fabbisogno di finanziamento degli Stati Uniti, il che sottolinea l’importanza di aumentare le entrate nei prossimi colloqui sul bilancio con i legislatori repubblicani. C'è solo un problema. Ha torto.

Secondo lo scenario di base del Congressional Budget Office (CBO), che non ipotizza un solo anno di recessione e conta già con entrate fiscali record, il deficit primario del 2025 raggiungerà gli 851 miliardi di dollari, mentre le spese per interessi netti saliranno a 951 miliardi di dollari. Inoltre, il deficit primario minimo previsto dal 2025 al 2034 sarà pari all’incredibile cifra di 676 miliardi di dollari, con 1.200 miliardi di dollari di spese per interessi netti, mentre il deficit medio annuo sarà probabilmente superiore a 700 miliardi di dollari. Le cifre accumulate sono ancora più preoccupanti. Il CBO stima che il deficit primario aggregato nel periodo 2025-2034 raggiungerà la brutale cifra di 7,4 trilioni di dollari, con spese per interessi accumulate di 12,4 trilioni di dollari. Dobbiamo ricordare che lo scenario di base del CBO prevede l’assenza di recessione e un aumento costante delle entrate fiscali al di sopra del livello record del 2024.

Se le stime ottimistiche del CBO portano alla conclusione che i deficit e le spese per interessi aumenteranno in un’economia in forte espansione, è evidente che nessuna misura sulle entrate metterà fine a questa tendenza disastrosa.

Coloro che sostengono che le misure fiscali ridurranno il deficit hanno un problema con la matematica e la realtà. Non esiste alcuna misura delle entrate in grado di generare 700 miliardi di dollari di entrate aggiuntive ogni anno. Inoltre, non esiste alcuna misura delle entrate che genererà tali entrate annuali aggiuntive, indipendentemente dal ciclo economico. Un solo anno di recessione potrebbe destabilizzare le stime ottimistiche dell’amministrazione.

Il deficit di bilancio insostenibile degli Stati Uniti è un problema e le spese per interessi sono in aumento perché il governo rifiuta qualsiasi forma di disciplina di bilancio.

L'amministrazione ritiene che tutte le spese siano necessarie ma troppo basse e che i soldi guadagnati con fatica siano eccessivi e dovrebbero essere soggetti a tasse più elevate.

I deficit sono sempre un problema di spesa. Solo i burocrati interventisti danno per scontato che il problema siano le entrate. Le entrate fiscali sono cicliche e le spese si consolidano e aumentano più rapidamente delle entrate perché l’amministrazione non ne ottiene mai abbastanza.

Quando l’economia cresce, i governi spendono di più, e quando l’economia si indebolisce, spendono ancora di più, rendendo la spesa in deficit un peso per l’economia che porta al malcontento nei periodi di recessione e di espansione.

Stiamo assistendo ad una proposta mortale per l’economia americana. Il governo rifiuta ogni possibilità di amministrare e pareggiare il bilancio. Il deficit insostenibile sta obbligando a stampare denaro, con conseguente aumento delle tasse e probabilmente un’inflazione persistente. Sei più povero e il governo diventa più grande ogni anno.

Stampando moneta e gonfiando deficit e spesa, la dimensione del governo nell’economia cresce più velocemente di quella dei settori privato e produttivo. La dimensione del governo aumenta durante le recessioni aumentando la spesa per combatterle, e aumenta anche durante le recessioni economiche aumentando le tasse e creando inflazione, che è una tassa nascosta.

Ciò a cui stiamo assistendo è una lenta nazionalizzazione dell’economia. Le piccole imprese e le famiglie soffrono a causa dell’aumento delle aliquote perché il governo ha creato inflazione e portato i deficit a livelli insostenibili, e il governo richiede maggiori entrate fiscali.

Il trucco, come sempre, sarà quello di ingannarci sostenendo che le tasse verranno imposte solo ai ricchi. Un sistema fiscale ingiusto non è meno ingiusto se colpisce solo una piccola parte dei cittadini. Tuttavia, non ha nemmeno importanza. Non c’è modo in cui il governo possa aumentare le entrate senza trasferire un onere enorme alla classe media attraverso l’inflazione, una tassa nascosta e imposte dirette e indirette più elevate.

Non c’è modo in cui l’amministrazione possa colmare un buco strutturale di bilancio annuale di 700 miliardi di dollari con “tasse sui ricchi”. Pertanto, quando parlano di compromesso, ciò che intendono è che la classe media e le piccole imprese continueranno a soffrire.

Secondo il sito web Fiscal Data del Tesoro, la spesa pubblica ha già raggiunto i 3,82 trilioni di dollari da gennaio a maggio, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2023. Solo se consideriamo l’aumento su base annua finora, pari a 208 miliardi di dollari, non esiste alcuna misura delle entrate che avrebbe raccolto tale importo dai ricchi, dalle aziende o da chiunque altro.

Secondo il sito web Fiscal Data del Tesoro, la spesa pubblica ha già raggiunto i 3,82 trilioni di dollari da gennaio a maggio, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2023. Solo se consideriamo l’aumento su base annua finora, pari a 208 miliardi di dollari, non esiste alcuna misura delle entrate che avrebbe raccolto tale importo dai ricchi, dalle aziende o da chiunque altro.

Considerando che Yellen e l’amministrazione Biden non sono disposti nemmeno a moderare la folle tendenza della spesa pubblica, la Federal Reserve si trova nella posizione di cercare di frenare il costo del debito rallentando il percorso di normalizzazione del bilancio.

Ciò significa che la Fed abbandona la lotta contro l’inflazione perché la politica fiscale non riesce a ridurre le pressioni inflazionistiche. Così facendo, la Fed sta involontariamente trasferendo l’intero peso della normalizzazione della politica e dei tassi più alti al settore produttivo, mentre il Tesoro guarda all’enorme deficit e pensa: “Bene, dobbiamo raccogliere più entrate”. Tu paghi.

C’è solo un modo per evitare che il dollaro USA perda ulteriore potere d’acquisto e che gli Stati Uniti diventino un’economia stagnante e improduttiva: ridurre le dimensioni del governo. Se ritieni che il governo sia troppo piccolo, preparati a diventare più povero perdendo il tuo salario reale e la capacità di arrivare a fine mese. Se vuoi più governo, lo avrai. E lo pagherai più del dovuto. Inflazione, tasse più alte e salari più bassi sono il prezzo di un maggiore controllo statale. Sempre.

Valter Buffo
Ieri Nvidia. E domani cosa c’è?
 

Prendendo esempio da Jerome Powell, Gran Capo della Federal Reserve, che ogni tre mesi ci ha abituato ad una inversione ad U nella sua visione delle cose, anche noi di Recce’d (per una volta) facciamo una inversione ad U.

No, non fraintendeteci: non è cambiata la nostra visione delle cose. E non c’è alcuna necessità di modificarla, guardando ai fatti.

La nostra (ben più contenuta) inversione ad U sta semplicemente nel fatto che, contrariamente a quanto abbiamo scritto sette giorni fa, per una settimana ancora il nostro Post del weekend si occupa di attualità.

La settimana prossima, il nostro Blog tornerà ma dedicarsi alla messa a punto della strategia di investimento, come succede da ormai quindici anni.

Oggi però, costretti da una attualità veramente troppo ricca, commentiamo in modo sintetico i fatti più recenti: perché i fatti della settimana appena conclusa sono così tanto rappresentativi, da offrire una opportunità eccellente per sintetizzare ciò che sta accadendo davanti ai vostri occhi.

Nei fatti degli ultimi cinque giorni, trovate tutti gli elementi di una strategia vincente per la gestione del vostro risparmio.

Che è quella che Recce’d mette in pratica per il proprio Cliente.

Rivediamo, dunque, eventi, dati e notizie dell’ultima settimana.

Al tempo stesso, tuttavia, proprio in questo Post (nella parte finale) trovate una anticipazione che riguarda la strategia di portafoglio: che verrà poi ripreso nel Post successivo a questo.

La reazione immediata alla trimestrale di Nvidia ve la ricordiamo con la parte alta dell’immagine sopra.

Chi è a capo di Nvidia ve lo ricordiamo con l’immagine della parte bassa.

La reazione immediata non è stata quella alla quale avevano lavorato, da tre mesi, tutte le banche globali di investimento, e la gran parte dei venditori deambulanti in Italia.

Nelle ultime settimane Recce’d ha spiegato, anche attraverso la propria pagina TWIT - TWOO, perché oggi Nvidia resta fuori dal nostro universo investibile (nonostante abbia raggiunto i 1000 dollari di prezzo).

Nvidia è una storia confezionata, in modo accurato, dal marketing dell’industria finanziaria: come accadde qualche anno fa per Tesla. Oggi Tesla è scivolata del tutto nelle retrovie, è un nome fuori moda.

La storia di Nvidia è stata interamente costruita su “AI”: un tema non nuovo(ricordiamolo), che circolava già sui mercati finanziari negli Anni Novanta.

In materia di “AI” ha scritto il 3 marzo scorso Noam Chomsky che leggete qui di seguito-

Per completezza, va aggiunto che il giorno dopo la pubblicazione della trimestrale Nvidia, il sito di Yahoo pubblicava questa notizia.

L’indice della Borsa USA ha chiuso la settimana senza variazioni. Che cosa ci hanno detto, i mercati, in questa occasione?

La ricerca di una spiegazione alla reazione immediata dei mercati è ancora in corso: e non bisogna mai prendere per buona una reazione immediata dei mercati, perché è sempre e solo la figlia della confusione.

Al tempo stesso, è importante osservare anche tutti gli altri fatti successi in quelle ore.

Un esempio? I Verbali della Federal Reserve, pubblicati la stessa sera.

La stessa CNBC, poche ore dopo la trimestrale di Nvidia, e capita l’aria che tirava, ha dato più spazio a Jamie Dimon che a Nvidia.

In aggiunta sempre in quelle medesime ore si è espresso il Grande Capo di Goldman Sachs

Il capo di Goldman Sachs non dice le stesse cose che dicono e scrivono quelli che in Goldman Sachs lavorano come venditori che piazzano azioni ed obbligazioni nei vostri portafogli.

Lo stesso accade per Jamie Dimon e JP Morgan.

Entrambi, poi, non dicono quello che Powell ebbe a dire il 4 maggio scorso.

Neppure i Verbali di quella stessa riunione del 4 maggio scorso dicono ciò che Powell poi disse in conferenza stampa la medesima sera (immagine sotto).

Tutto molto curioso, e degno di attenzione. Forse, merita più attenzione di Nvidia? A voi lettori la decisione.

36 ore dopo, il venerdì 24, poi arriva anche Janet Yellen, Ministro del Tesoro USA e sicuramente il personaggio più pericoloso, oggi, per tutti noi investitori.

Il maggiore responsabile della ripresa dell’inflazione globale spiega al Financial Times che “molti americani soffrono ancora per l’inflazione”.

Guardando la cosa dall’alto, con distacco.

Non è la irresponsabilità a colpirci: quella, ce la eravamo già capita, e da anni. E neppure la sfrontatezza, l’arroganza.

Ci colpisce invece rileggere, oggi come negli Anni Settanta, sempre le medesime frasi, ripieghi e scappatoie. Leggete qui sotto.

Notate come si faccia riferimento ad un controllo statale dei prezzi. E poi, agli aumenti dei salari. Gli aumenti dei salari presentati come cosa “positiva”. E quindi: auspicabile anche in futuro.

Pur sapendo che, in questo modo, non se ne esce, né si uscirà in futuro.

Tutto questo, gli investitori lo hanno già visto. Ma fino ad oggi (forse perché è passato molto tempo) non tutti lo hanno riconosciuto.

Saranno costretti a riconoscerlo.

Come leggete qui sopra, con grandissima lentezza, ma pure alla Federal Reserve stanno prendendo atto della situazione. Ottusi? Oppure ci sono cose che al pubblico è meglio non dire?

E, nelle dichiarazioni della Federal Reserve, dal 21 maggio del 2024, è ritornato un altro tema, che fu trattato già molti anni fa. Poi, è stato più comodo fare finta di averlo dimenticato.

Si chiama eccesso di esuberanza sui mercati finanziari.

Tradotto in pratica, tutto questo dove ci porta?

Ad un fatto molto semplice: subito dopo che è stato pubblicato il più recente dato per l’inflazione negli Stati Uniti, Recce’d ha scritto (anche sul sito, alla pagina TWIT - TWOO): “ieri non è successo nulla”.

E adesso, lo potete constatare nel grafico che segue.

Venendo al pratico, e ai soldoni, che a inizio 2024 ha abboccato a slogan commerciali del tipo “questo è l’anno dei bonds” oppure “correte a comperare i BTp, a fine maggio è già sott’acqua, e non di poco.

Come nel 2022.

Per completezza, è utile ed è giustificato osservare che non tutti gli investitori in obbligazioni stanno perdendo soldi.

C’è una categoria che guadagna.

Sono quelli che hanno investito in high yield, le obbligazioni “spazzatura”.

Per quale ragione, in fasi di mercato come quella del post-2020 una parte degli investitori (quella che non guarda lontano, quella più miope, e quella che rincorre quello che fanno gli altri) usa il proprio risparmio per acquistare titoli che anche i media chiamano “spazzatura”?

Per quale ragione c’è questa rincora alla scarsa qualità, nulla in alcuni casi?

Come è possibile che la massa venga in alcuni periodi prima confusa, poi impaurita, ed infine accecata, fino al punto di adottare comportamenti collettivi isterici, ai limiti della auto-distruzione?

Vi aiuterà la lettura del Wall Street Journal.

Recce’d poi, a partire da lunedì presenterà al Cliente il proprio lavoro di analisi su questa classe di asset finanziari.

Se l’economia americana è destinata ai guai, nessuno lo ha detto al mercato dei titoli spazzatura.

Il premio che gli investitori richiedono per detenere debito di società sub-investment grade invece che di titoli del Tesoro relativamente sicuri si è ridotto quasi ai minimi dell’era della pandemia, segno della diminuzione delle preoccupazioni per un rallentamento economico che causerebbe un grande aumento di default e fallimenti.

Il debito a basso rating è stato travolto da un ampio rally del mercato alimentato da segnali di raffreddamento dell’inflazione e dalle speranze di tagli dei tassi di interesse. Secondo Refinitiv Lipper, attratti da rendimenti intorno all’8%, gli investitori hanno finora investito 3,7 miliardi di dollari netti in fondi di obbligazioni spazzatura, secondo Refinitiv Lipper, i primi afflussi in quel periodo dal 2020.

Tale domanda ha alimentato le vendite di obbligazioni da parte di società tra cui Jack Dorsey’s Block e la Icahn Enterprises di Carl Icahn nelle ultime settimane. Complessivamente, secondo PitchBook LCD, quest’anno fino a metà maggio le imprese a basso rating hanno emesso 131 miliardi di dollari di debito di grado speculativo, rispetto ai circa 71 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2023.

Gli investitori e gli analisti osservano attentamente le obbligazioni spazzatura perché le società con rating di credito più deboli tendono ad essere colpite per prime dai problemi economici. La forte domanda in quel paese, insieme alla recente impennata dei profitti tra le società S&P 500, alimenta le speranze che l’economia si raffreddi abbastanza da far scendere i tassi, senza scivolare in una recessione.

“I mercati continuano a credere che ci sarà un atterraggio morbido”, ha affermato Matt Brill, responsabile del credito investment grade per il Nord America presso Invesco. “I rendimenti complessivi stanno invogliando gli acquirenti a investire, e ci sono poche preoccupazioni per un’economia in declino”.

Le obbligazioni di tutti i tipi si stanno riprendendo dopo tre mesi consecutivi di dati sull’inflazione più caldi del previsto che hanno scosso i mercati, minando le speranze degli investitori per i tagli dei tassi di interesse. Ora, secondo i dati del CME Group, i segnali di un raffreddamento degli aumenti dei prezzi hanno riacceso le scommesse secondo cui la Federal Reserve potrebbe tagliare i tassi più di una volta quest’anno.

Molte aziende stanno approfittando della domanda degli investitori per rifinanziare il debito esistente. SS&C Technologies, che fornisce software per i servizi finanziari e l’industria sanitaria, ha recentemente emesso 750 milioni di dollari di obbligazioni che scadranno nel 2032 per contribuire a ripagare il debito a tasso variabile in scadenza nell’aprile 2025.

Grazie ai tassi di interesse sottostanti più elevati, le obbligazioni sono state vendute con un rendimento del 6,5%, un punto percentuale in più rispetto al rendimento iniziale delle obbligazioni più vecchie della società emesse nel 2019. Tuttavia, il premio, o spread, per i Treasury è stato di 1,91 punti percentuali: o un punto percentuale inferiore allo spread iniziale sulle obbligazioni vendute nel 2019. Ciò suggerisce che gli investitori consideravano le nuove obbligazioni meno rischiose rispetto a quelle più vecchie quando furono emesse per la prima volta.

Lo sforzo di rifinanziamento di SS&C Technologies includeva anche un prestito di 3,9 miliardi di dollari, che era più grande di quanto inizialmente previsto a causa della domanda più forte del previsto da parte degli investitori.

"Abbiamo colto un'apertura per quanto riguarda i tempi del rifinanziamento", ha affermato Brian Schell, direttore finanziario di SS&C Technologies. In passato la società ha utilizzato principalmente il debito per finanziare fusioni e acquisizioni.

All’inizio dell’anno, Allied Universal, un fornitore di servizi e sicurezza per strutture, aveva circa 1,9 miliardi di dollari di debito garantito con scadenza nel 2026. A febbraio, la società ha rifinanziato 1 miliardo di dollari di quel debito, estendendone la scadenza fino al 2031. Più recentemente, ha attinto i mercati obbligazionari sono tornati per 500 milioni di dollari dopo aver visto un rapporto sull'occupazione più debole del previsto e un persistente restringimento degli spread.

“È stato un affare opportunistico per noi”, ha affermato Lasse Glassen, responsabile globale delle comunicazioni e delle relazioni con gli investitori di Allied Universal. "Abbiamo approfittato delle buone condizioni."

Ci sono segnali di stress in agguato. Secondo un’analisi di Moody’s Ratings, nei 12 mesi fino a marzo il tasso di default è salito al 5,8% per gli emittenti di obbligazioni spazzatura, il livello più alto in tre anni. Questa cifra include i fallimenti e le ristrutturazioni extragiudiziali del debito.

L’aumento riflette le attuali difficoltà finanziarie di alcune società di private equity che avevano faticato a rifinanziare il debito ai tassi più elevati di oggi, ha affermato Julia Chursin, analista senior del team di finanza a leva e credito privato di Moody’s.

"Siamo in questo ambiente favorevole in cui tutti vogliono guadagnare un po' di rendimento extra e assumere un po' più di rischio di credito, ma il rischio di credito sta aumentando", ha affermato Kevin Loome, gestore di portafoglio high yield presso T. Rowe Price.

Tuttavia, fattori tecnici potrebbero mantenere gli spread sulle obbligazioni ad alto rendimento relativamente bassi. Negli ultimi anni, sempre più aziende sono entrate nel territorio investment grade, o vi sono tornate, mentre meno sono cadute nella spazzatura. Ciò riduce l’offerta disponibile per gli investitori, hanno detto gli analisti.

“Si tratta di più denaro che insegue la stessa quantità di titoli in circolazione, e anche questo è stato di grande supporto alle valutazioni di mercato”, ha affermato Michael Anderson, responsabile della strategia creditizia statunitense presso Citigroup.

Le obbligazioni high yield si vendono dunque anche se i tassi salgono: ma si vendono soltanto a quelli che sposano la visione che viene esplicitata nell’articolo. Il soft landing.

Come vi abbiamo documentato poco più in alto, questa visione delle cose oggi non è condivisa da tutti. Per molti, è rosea ma non è realistica.

Ma questa visione serve: serve, come avete appena letto, agli intermediari dei mercati finanziari, che sono da un lato le banche internazionali di investimento, e dall’altro poi le Reti nazionali di promotori finanziari, che si occupano di “piazzare la merce” a voi investitori finali.

Molti sono quelli che abboccano, quando vedono la cedola al 6,5%: non sapendo, o non ricordando, recenti episodi del passato, che hanno toccato anche un ampio numero di risparmiatori italiani.

Che però, hanno la memoria corta. Davvero troppo corta: non arriva neppure al 2009, quando una massa di investitori fu costretta a piangere sul proprio rendiconto dalle obbligazioni Lehman Brothers.

Stiamo parlano delle obbligazioni, per chi non lo ricordasse. Delle obbligazioni, e non delle azioni Lehman Brothers.

Come promesso, chiudiamo il Post guardando in avanti, e staccandoci dalla stretta attualità.

Ritorniamo a parlare, nel brano conclusivo, della strategia per gestire il portafoglio titoli nel suo complesso.

Alla fine del mese di maggio serve ricostruire una visione di insieme, dopo i tantissimi fatti, di grande significato, che abbiamo visto nelle ultime cinque settimane.

Affidiamo questo compito a Jamie Dimon, che parla qui di seguito, e vi dice che cosa dovete fare oggi, se volete ottenere dal vostro portafoglio in titoli un risultato almeno decente, dopo anni ed anni di vostra grande insoddisfazione.

Dovete definire una strategia vincente, come è vincente la nostra. Parliamone.

Il presidente e amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, afferma che non si può escludere un “atterraggio duro” per gli Stati Uniti.

Quando Sri Jegarajah della CNBC gli ha chiesto della prospettiva di un atterraggio duro, Dimon ha risposto: “Potremmo davvero vederne uno? Naturalmente, come potrebbe qualcuno che legge la storia dire che non esiste alcuna possibilità?

Il CEO è intervenuto al JPMorgan Global China Summit a Shanghai.

Dimon ha affermato che il risultato peggiore per l’economia statunitense sarà uno scenario di “stagflazione”, in cui l’inflazione continua a salire, ma la crescita rallenta in un contesto di elevata disoccupazione.

“Osservo la gamma di risultati e, ancora una volta, il risultato peggiore per tutti noi è ciò che chiamate stagflazione, tassi più alti, recessione. Ciò significa che i profitti aziendali diminuiranno e supereremo tutto questo. Voglio dire, il mondo è sopravvissuto a tutto ciò, ma penso solo che le probabilità siano state più alte di quanto pensano gli altri.

Tuttavia, Dimon ha affermato che “il consumatore è ancora in buona forma” – anche se l’economia scivola nella recessione. Ha sottolineato il tasso di disoccupazione, che è inferiore al 4% da circa due anni, aggiungendo che i salari, i prezzi delle case e quelli delle azioni sono in aumento.

Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase & Co, arriva per un'audizione della commissione del Senato per le banche, l'edilizia abitativa e gli affari urbani a Capitol Hill il 22 settembre 2022 a Washington, DC. La commissione ha tenuto l'udienza per la supervisione annuale delle più grandi banche della nazione.

Detto questo, Dimon ha sottolineato che i livelli di fiducia dei consumatori sono bassi. “Sembra che ciò sia dovuto principalmente all’inflazione. ...I soldi extra derivanti dal Covid stanno scendendo. È ancora lì, sai, nel 50% più basso è quasi sparito. Quindi lo chiamerò normale, non male.

I verbali della riunione di maggio della Fed pubblicati mercoledì hanno mostrato che i politici sono diventati più preoccupati per l’inflazione, con i membri del Federal Open Market Committee che hanno indicato di non avere fiducia nell’allentare la politica monetaria e nel tagliare i tassi.

In merito alla tempistica dei tagli della Fed Dimon ha affermato che i tassi di interesse potrebbero ancora salire “un po’”. “Penso che l’inflazione sia più viscosa di quanto si pensi. Penso che le probabilità siano più alte di quanto altri pensino, soprattutto perché l’enorme quantità di stimoli monetari fiscali è ancora nel sistema, e forse sta ancora alimentando parte di questa liquidità”.

Il mondo è pronto per un’inflazione più elevata? “Non proprio”, ha avvertito.

Secondo il FedWatch Tool del CME, circa la metà dei trader intervistati prevede un taglio di 25 punti base entro settembre. La Fed ha previsto tagli di tre quarti percentuali per tutto il 2024, ma solo se il mercato lo consentirà.

Alla domanda sulla prospettiva e sui tempi delle riduzioni dei tassi, Dimon ha affermato che le aspettative del mercato “sono piuttosto buone. Non hanno sempre ragione”. “Il mondo ha detto che [l’inflazione] sarebbe rimasta al 2% per tutto il tempo. Poi dice che andrà al 6%, poi dice che andrà al quattro. ... È stato sbagliato al 100% quasi ogni volta. Perché pensi che questa volta sia la volta giusta?"

JPMorgan utilizza la curva implicita per stimare i tassi di interesse, ha detto, aggiungendo: “So che sarà sbagliato. “Quindi solo perché dice X, non significa che sia giusto. È sempre sbagliato. Torniamo a qualsiasi punto di flessione dell’economia di sempre, e la gente pensava X e poi si sbagliava completamente due anni dopo”, ha detto.

Valter Buffo
Stimoli e stimolanti
 

Per una quarta settimana (ed è anche l’ultima) dedichiamo il nostro Post del weekend alla stretta attualità.

Chiusa questa parentesi, i nostri nuovi Post saranno dedicati alla visione strategica: che è poi l’impostazione originale di questo intero Blog, ovvero regalare a chi ci legge una collezione di dati, fatti e analisi, che possano facilitare l’investitore che ci legge a costruire uno scenario coerente, e quindi anche una strategia di investimento vincente.

Che ovviamente non può esistere, se manca uno scenario di breve, medio e lungo termine sulla base del quale fare le proprie scelte di portafoglio.

Perché allora per quattro settimane abbiamo dedicato i nostri Post alla stretta attualità?

La risposta è semplice: perché il numero, e l’importanza, degli eventi delle ultime settimane è stato eccezionale.

Abbiamo quindi deciso di seguirli più da vicino, mentre nelle prossime settimane riorganizzeremo queste nostre considerazioni all’interno dello scenario coerente di cui si diceva, scenario che nelle ultime quattro settimane si è ulteriormente definito.

Oggi le idee sono molto chiare be definite: almeno per noi di Recce’d. Le presentiamo nel dettaglio nella nuova Lettera al Cliente che è in spedizione.

Una delle nostre idee forti, un punto sul quale noi insistiamo da molti mesi, e sul quale le nostre idee sono molto chiare, è che l’inflazione oggi non c’entra più nulla, ha perso totalmente la sua rilevanza.

A noi, oggi, dell’inflazione importa nulla, per ciò che riguarda le logiche di investimento, le scelte nei portafogli modello, e l’operatività in acquisto ed in vendita. L’inflazione è irrilevante.

Oggi, nel Post che state leggendo, ne scriviamo unicamente allo scopo di dimostrare, con dati e fatti, al nostro lettore in che modo funziona la macchina della propaganda che ogni giorno agisce, attraverso numerosi canali, allo scopo di danneggiare i risparmiatori impoverendoli attraverso la distruzione di VALORE che è in corso ormai da più di 15 anni.

Illudere tutti di essere più ricchi quando, all’opposto, tutti diventano più poveri.

La macchina della propaganda, che parte delle autorità politiche e dai funzionari di stato, che è operata dalle banche internazionali e che viene poi disciplinatamente messa in pratica dai promotori finanziari (financial advisors, private bankers, family bankers, direct bankers, ogni giorno si inventano una nuova etichetta per una vecchia merce), i quali vengono costretti con spinte fortissime a “piazzare la merce” ovvero a “piazzare i prodotti finanziari”.

Oggi vediamo nel dettaglio come agisce questa macchina.

L’occasione ce la offre il dato americano dello scorso mercoledì 15 maggio 2024. Rivediamo sinteticamente insieme ciò che è stato raccontato, e ciò che invece è successo davvero.

E’ appena stata mandata in onda, per la centesima volta, la replica di un vecchio programma. No, non il Conte di Montecristo, Sandokan oppure il classico Montalbano.

Si tratta invece di un programma che non è stato, mai una volta, un successo: ma ugualmente si insiste. Sarà per fare piacere a qualcuno, probabilmente un raccomandato, uno protetto dai “piani alti”?

Si tratta del programma intitolato:

è arrivata l’ora del pivot, adesso il soft landing è una certezza, i tagli del costo del denaro sono imminenti

Sarà forse la centesima volta, che siamo costretti ad ascoltare questa medesima storiella, negli ultimi tre anni: sempre la stessa, sempre uguale, sempre con i soliti attori (invecchiati ed annoiati pure loro nel frattempo).

Ovviamente, loro sperano che a forza di ripetere sempre la stessa cosa, prima o poi succeda.

Ma può anche non succedere. Ci avete già pensato?.

Potrebbe non succedere mai: e questo perché, come abbiamo spiegato in un approfondimento per The Morning Brief la settimana scorsa (alla Sezione Analisi) non è possibile trascurare il fatto che i tassi ufficiali potrebbero anche scendere (ad oggi non è una certezza), ma potrebbero scendere per ragioni diverse da quell’unica ragione che oggi i megafoni dei media, e dei social delle chat e delle community amplificano.

Ed è proprio questa, l’ipotesi di lavoro che Recce’d ha adottato, e fino dal mese di novembre 2023.

Il dato dello scorso 15 era stato preparato attraverso un autentico bombardamento sui social e sui media. Noi ne avevamo scritto in modo analitico ai nostri Clienti, ma pure qui sul sito alla pagina TWIT - TWOO. Ecco alcune immagini che lo documentano.


Per il dato dei 15 scorso, si era preparato il pubblico degli investitori ad una GROSSA sorpresa, ad un dato MOLTO inferiore alle attese. Un GRANDE cambiamento nel dato per l’inflazione USA. Lo leggete qui sopra.

Facciamo un inciso: perché noi parliamo sempre degli Stati Uniti? Ve lo spiega, tra le altre cose, la nostra BCE, che attende di vedere che mosse farà la Fed, per decidere dei tassi ufficiali in Europa.

E quindi perdonateci ma di nuovo parleremo, anche oggi, di Stati Uniti. Perché è ciò che per voi lettori è importante.

Dicevamo che si era preparato il pubblico ad una GROSSA sorpresa, ad un dato MOLTO inferiore alle attese. Un GRANDE cambiamento nel dato per l’inflazione USA.

Che cosa aveva spinto ad una simile presa di posizione? L’analisi? Le evidenze? Il ragionamento?

No. Nulla di tutto questo.

Li aveva spinti un solo elemento: la speranza. “Speriamo che vada in questo modo”.

Ma anche questa volta NON è andata come loro speravano.

Il dato del 15 maggio 2024 lo leggete nelle due immagini qui sopra.

Che cosa c’è, in questo dato? Nulla.

E’ stato, per una ennesima volta, un non-evento che ha tradito le speranze di “pivot”, di “soft landing”, di “tagli dei tassi”. Speranze che, notate bene, sono state deliberatamente alimentate, fin dal novembre 2023, dallo stesso Capo della Federal Reserve, Jerome Powell.

Per noi investitori, in questo dato il solo aspetto degno di nota, e di una certa importanza, per tutti noi investitori, è costituito dall’osservare le cose che sono state “dimenticate” dai social, dalle chat, dai media, dalle TV, dai quotidiani.

Recce’d ovviamente NON le ha dimenticate, ed attraverso il bollettino quotidiano The Morning Brief ne ha sottolineato l’importanza (per la gestione di portafoglio) ogni giorno.

Qui nel Post ci limitiamo a metterne in evidenza due.

Il primo è quello che vedete nell’immagine in alto: ed è un dato che tutti conoscono. Se l’aumento mensile dei prezzi al consumo rimanesse sul livello del dato più recente (ovvero +0,3%) a fine 2024 negli Stati Uniti si avrebbe una inflazione superiore al 4%. Se il dato mensile aumentasse dallo 0,3% allo 0,4% in media, a fine anno si arriverebbe con il 5% di inflazione.

Non è una nostra opinione: è semplice aritmetica.

E poi, nella parte bassa dell’immagine sopra, c’è anche il “supercore”.

Il tasso di inflazione “supercore” negli Stati Uniti sale del 5% l’anno, oggi.

Ma che cosa è il “supercore”?

Il Wall Street Journal ne scrisse già nel gennaio 2023, con l’articolo che vedete nell’immagine sotto, che potete cercarvi sul Web.

Nel 2023, ma in luglio, la sede di San Francisco della Federal Reserve spiegava la rilevanza di questo indice. Lo leggete nell’immagine sotto. Rilevanza che poi lo stesso Jerome Powell ha confermato in pubblico.

Nell’immagine qui sotto, leggete le implicazioni, importanti, di questo indice.

Questi dati, per la stampa nazionale ed internazionale, per CNBC, per i TG, per le vostre chat, per le vostre community, non esistono e non contano.

Proprio per questa ragione, come vi abbiamo promesso più in alto, questo Post vi sarà utile; per comprendere come funziona la macchina della propaganda: nello specifico, potete vedere come la lettura dei titoli dei quotidiani, e l’ascolto dei TG, e la lettura delle solite chat e dei siti Web, porta il lettore ad una lettura del tutto distorta dei fatti e della realtà.

Per noi investitori, il giorno 15 maggio 2024, come minimo non è successo nulla. Se è successo qualche cosa, poi, va esattamente nella direzione opposta ai titoli dei giornali.

Ma quale scopo ha, questo sforzo enorme di disinformazione?

Leggiamo Jerome Powell del 14 maggio 2024.

La linea di Jerome Powell, che tutti voi lettori conoscete già, è questa: abbiamo alzato i tassi ufficiali dallo zero al 5%, e questo ha fatto scendere l’inflazione, ma allo stesso tempo non ha inciso sulla crescita e sull’occupazione.

Descrive un miracolo.

Subito, noi investitori dobbiamo scattare, ed allarmarci: i miracoli on sono di questo mondo. Gli esseri umani nn fann miracoli: non sono in grado. i miracoli sono riservati agli Dei del cielo. Jerome Powell non è Dio.

Qualche cosa non va: i conti non tornano.

Ce lo dicono i dati.

La politica monetaria, come vedete nel grafico sopra, non è restrittiva oggi: oggi, è altrettanto espansiva quanto lo era nel 2021. Il 2021 è l’anno che precedette il 2022.

Le implicazioni, e le conseguenze sui mercati finanziari, di questa scelta, sono ovvie, scontate. Inutile dettagliarle.

Il commento che vedete sotto al grafico qui sopra ci propone questa domanda: per quale scopo si continua ad ingannare il pubblico?

Lo scopo (ne scriviamo molto brevemente oggi, ma ci ritorneremo necessariamente nei nostri prossimi Post) è dare sostegno e supporto ad una politica fiscale che è senza freni, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Lo dicono i dati: come quelli nell’immagine precedente

La politica fiscale oggi è sfuggita al controllo: tutti sanno che andrebbe frenata (persino il Ministro del Tesoro italiano lo ha detto proprio questa settimana) ma è impossibile frenarla, proprio perché è fuori controllo.

Sarà necessario un crash per imporre misure che riportano sotto controllo la spesa degli Stati.

La cosa non è più evitabile: la strada davanti a noi investitori, come abbiamo scritto a fine marzo 2024, adesso è una sola. E si chiama hard landing, come dice l’immagine qui sopra.

La macchina della propaganda non può farci nulla, non può risolvere. La realtà si impone sempre sulle chiacchiere.

Però la macchina della propaganda può agire nel modo di alterare la percezione del pubblico, ed allontanare più che si può nel tempo il “risveglio dal sogno” degli investitori.

Questo risultato si ottiene, ad esempio, facendo leva sui numeri tondi.

I numeri tondi impressionano il pubblico e facilitano il lavoro di chi prepara i titoli sui quotidiani.

Rileggete con attenzione le chiusure del venerdì 17 maggio:

  • indice Dow Jones: 40000 punti esatti

  • indice S&P 500: 5300 esatti

  • petrolio: 80$ esatti

Una barzelletta. La Grande Presa in Giro. Di tutti noi investitori.

Da sempre, poi, i numeri tondi vengono utilizzati anche per lanciare i messaggi di tipo politico.

Rispettiamo il nostro dovere di sintesi, e passiamo ai mercati finanziari.

L’immagine qui sotto ci è utile per richiamare alla attenzione del lettore quattro argomenti, rispettando al tempo stesso il nostro obbligo di sintesi:

  • i numeri tondi rafforzano i messaggi di chi fa le previsioni di Borsa ed indica i target (come S&P 500 a 6000 punti)

  • il rialzo delle Borse è trascinato dai buybacks (riacquisto di azioni proprie) che a loro volta sono finanziati da nuovo debito

  • il 49% si aspettava dal dato del 15 maggio 2024 un nuovo impulso al tema di investimento “risk on” ovvero “Goldilocks”, pivot, ovvero “soft landing”, ovvero “taglio dei tassi più vicino”; e non è arrivato

  • ma soprattutto, c’è quel quarto punto in fondo.

Disperatamente.

Disperatamente è la parola chiave. I funzionari pubblici e le banche di investimento, insieme con i promotori finanziari, sono letteralmente disperati.

Disperatamente attendevano un segnale Goldilocks, ovvero Riccioli d’oro. che poi significa pivot, che poi significa soft landing.

Non è arrivato, neppure questa volta, come in tutte le cento precedenti occasioni. Non arriva mai.

Perché?

Facile capirlo.

Ci sono alcune centinaia di migliaia di persone, nel Mondo, che lavorano per le banche di investimento.

E ci sono centinaia di migliaia di persone, Nel Mondo, che lavorano come promotori finanziari (wealth manager, direct bankers, family bankers, eccetera).

Tutti loro, per pagare le rate del mutuo, e della macchina, hanno bisogno di vendere. Di vendere a voi, lettori di Recce’d, il sogni, il miraggio, il miracolo di Jerome Powell.

Loro, per pagare le bollette e il gasolio, sono costretti a vendervi la speranza.

Sono disperati, come dicevamo: disperati di sostenere l’illusione collettiva, e disperati perché non hanno una alternativa praticabile. Senza il miracolo di Powell, Goldilocks, il pivot, non saprebbero più che cosa dirvi, che favola raccontarvi, e come pagare le rate. Perché non sanno nulla.

Ma la realtà è questa: che questi soggetti sono alcune centinaia di migliaia, ma poi ci sono alcuni miliardi di altre persone, sulla faccia della Terra, il cui destino, il cui benessere, il cui stipendio non è influenzato, in alcuna misura, da Goldilocks, il pivot ed il soft landing.

La cui vita non si svolge dentro una favola, bensì è nella realtà. Persone che non vivono nella speranza del miracolo. Persone i cui interessi sono totalmente diversi dagli interessi di chi lavora in Goldman Sachs oppure in Morgan Stanley oppure in UBS, e soprattutto da chi lavora per FINECO oppure per Fideuram oppure per Mediolanum.

Miliardi di persone alle quali del dato di mercoledì 15 maggio importa zero, e così del pivot, di Goldilocks e di tutto quel ciarpame assortito.

Gli interessi di questi miliardi di persone sono quelli che prevalgono. Anche sui mercati finanziari.

Come abbiamo scritto già due anni fa, economie e mercati finanziari sono entrati in una Nuova Era e devono adattarsi al Nuovo Paradigma. Non comandano, e non guidano: devono subire. Ed è arrivato il momento di subire.

Per conseguenza, come abbiamo scritto anche questa settimana in TWIT - TWOO, la gestione responsabile del proprio patrimonio oggi impone di allargare lo sguardo. Un investitore saggio e vincente oggi deve saper dire … “chissenefrega” del “nuovo record di Wall Street”e guardare ai fattori che determinano l’andamento futuro dei prezzi di azioni, obbligazioni, valute e materie prime.

Certi titoli dei quotidiano, e certi “record” degli indici, sono cose vecchie, di un passato che non ritorna.

Quella è roba stantia, che ha decisamente annoiato.

Le opportunità, nella Nuova Era del 2024, stanno da tutt’altra parte. Sono lontanissime da “quota 40000”.

I dati, i dati reali, fino ad oggi, hanno del tutto confermato la nostra visione delle cose.

Un esempio tra tanti. Tagli dei tassi ufficiali? A metà maggio sono zero, fatti salvi i casi molto particolari di Svezia e Svizzera. Domandatevi il perché: mille volte ve lo hanno detto, e mai è successo.

Al tempo stesso, noi chiediamo a noi stessi ogni giorno: potremmo esserci sbagliati completamente?

Certo, è possibile. Oppure, potrebbero essersi sbagliati completamente quelli che vedevano i tagli dei tassi ufficiali già in marzo?

La risposta, la trovate nei fatti: come le performances, i risultati. I vostri risultati, in primo luogo. E poi i risultati di quelli che “ci credono”: che credono a Powell, a Lagarde, a quota 40000, ai tagli dei tassi ufficiali, al soft landing, a Nvidia, a Tesla, all’ottimismo, agli utili delle banche italiane, al valore del BTp Valore, e magari ai meme-stocks..

Loro, quelli che ci credono, le GPM, i Fondi Comuni, e Goldman Sachs, e UBS, e Mediolanum, e Fideuram, che risultati hanno generato? Che cosa hanno prodotto? Cosa sono stati capaci di fare? Che cosa si sono messi in tasca?

Risultati inferiori a quelli di Recce’d.

Andate a controllare. Raccogliete il più grande numero di dati che è possibile: non è difficile. Non fate i pigri: svegliatevi dal sogno. Guardate i numeri, quelli veri. Confrontatevi con i fatti. Guardate in faccia la realtà.

E chiedetevi come è possibile.

Valutate e decidete voi; ma non fatevi … beccare a metà strada, che poi le cose all’improvviso accelerano, senza preavviso.

Sapete dove trovarci, e sapete che cosa possiamo fare, giorno dopo giorno, per il benessere vostro e del vostro risparmio.

Questo Post chiude una parentesi di quattro settimane, dedicata alla stretta attualità. Ovvio che in Recce’d continueremo a fare un lavoro di ricognizione di questo tipo (insieme al lavoro di stima di rendimenti e rischi per tutti gli asset finanziari del nostro universo investibile), ma non lo pubblicheremo nel Blog.

Vi può aiutare la pagina TWIT - TWOO del nostro sito, e poi tutte le altre fonti alle quali avete accesso. E buon lavoro.

Valter Buffo
Non -stag non -flazione
 

Apriamo il nuovo Post con una rappresentazione artistica, che vedete qui sopra.

In quest’opera che vedete qui sopra, l’artista ha voluto descrivere un concetto di pura fantasia: e precisamente “il 2024 come anno delle obbligazioni”.

Quest’opera di fantasia fa seguito ad una precedente opera artistica, altrettanto astratta, che è esposta al Louvre e che si intitola “il 2023 come anno delle obbligazioni”.

Come anche nelle due precedenti settimane, anche durante questo weekend noi dedichiamo il nuovo Post alla stretta attualità.

Lo facciamo perché, come già spiegato, il passaggio decisivo di tutto il 2024 (e del 2025) è proprio quello che stiamo attraversando.

La strategia, e la visione di breve e medio termine, le abbiamo già chiarite da tempo ai lettori del nostro Blog tra gennaio ed aprile. Le cose si sono evolute esattamente nella direzione che noi avevamo anticipato.

Proprio per questo, oggi Recce’d può permettersi di dire ai propri lettori che anche per i prossimi mesi le cose proseguiranno nella direzione che Recce’d aveva indicato ad inizio 2024 (e già nella parte finale del 2023).

Ci dedichiamo, quindi, nel Blog e da venti giorni, a seguire, passo dopo passo, il modo in cui questo, delicatissimo, passaggio viene affrontato dalle varie parti in causa. Sicuri che, in questo modo, offriremo, anche in questa occasione, un supporto concreto, ed alcune utili indicazioni su come operare per il proprio portafoglio in titoli.

E quindi vi chiediamo: avete visto il video che abbiamo pubblicato, una settimana fa, sul sito alla nostra pagina MERCATI?

Per quei pochi che non lo avessero ancora visto, lo riportiamo subito qui sotto.

Vi sarà sufficiente fare click sull’immagine.

Il commento, che risale al 4 maggio 2024, diceva

“Questa è la nuova inflazione transitoria”.

Noi abbiamo messo in evidenza questo commento, perché lo giudichiamo condivisibile. Ed importante. Ed utile per decidere come muovere, adesso, il proprio portafoglio titoli.

La risposta, si è fatta attendere poco. Pochissimo. Dopo soli sette giorni di mercato, la realtà ha risposto alla battuta di Jerome Powell.

La realtà non va dove le parole di Jerome Powell le dicono di andare.

Lo fa invece una parte degli investitori (una volta molto grande, ma oggi molto meno grande, per fortuna).

Powell vede prima dove va la realtà e poi si adegua. Come è stato costretto a fare due anni fa. E come sarà costretto a fare anche adesso.

Farà ciò che la realtà gli impone di fare. Lo dice lui stesso, a ripetizione: “noi siamo data-dependent

Per noi investitori, quindi, è decisivo capire dove va la realtà, ed è invece inutile stare a sentire quello che dice Powell.

Le grandi banche di investimento dicono invece di fare l’opposto. E tutte le Reti di promotori finanziari dicono di fare l’opposto. Ma sia le banche di investimento, sia le Reti di promotori, ci capiscono ben poco, di queste cose. E proprio qui, nel nostro Blog, senza fatica trovate centinaia di testimonianze e documenti che lo confermano.

Ovvio che le banche di investimento e le Reti di promotori finanziari insistono sulla loro linea: in gioco ci sono i loro guadagni personali (delle banche di investimento e dei promotori finanziari), mentre l’interesse di voi e noi investitori rimane in secondo piano, come sempre è stato.

Ma di recente, come abbiamo scritto poco sopra, qualche voce contraria si è (finalmente) espressa in pubblico, e persino i media sono costretti a testimoniarlo.

Noi ci siamo espressi, come sapete, con regolarità su questi temi negli ultimi sei mesi, e sullo specifico argomento abbiamo poco da aggiungere.

Ci fa, ovviamente, da incoraggiamento il fatto che anche in questa occasione ciò che i nostri lettori hanno letto da Recce’d corrisponde alla verità dei fatti, mentre al contrario sia le banche internazionali sia le Reti di promotori oggi, nel maggio del 2024, sono ancora lì ad aspettare i “tagli dei tassi che arrivano già a marzo 2024”.

Oppure aspettano che passi la Stella Cometa ad indicare la direzione?

Banche di investimento e Reti di promotori stordiscono il pubblico degli investitori affermando quotidianamente che le Banche Centrali hanno i mezzi e le capacità necessarie per salvare tutto e tutti, in presenza di qualsiasi situazione avversa. Un gruppo ristretto di burocrati statali presentato come gli Eroi dei Videogiochi.

Se loro ne fossero davvero convinti sarebbero semplicemente ingenui ed incompetenti, nel mettere a rischio in questo modo i vostri risparmi.

Sono in effetti poco competenti, ma non sono ingenui fino a quel punto: nessuno lo è.

Scelgono di mettere il vostro risparmio a rischio in questo modo, per la ragione che cercano di prendere da voi il più che è possibile, fino a che … la musica suona. Per poi scappare col malloppo.

Ma i dati li conoscono loro, come li conoscete voi, come li conoscono tutti.

Proprio come accadeva due anni fa, nel 2022. E voi, per questo, avete già pagato. Lo ricordate, vero, l’effetto della “inflazione transitoria” sui vostri risparmi? Siamo sicuri di sì.

Come già detto, anche i media oggi sono costretti a prendere atto della nuova situazione: lo ha fatto, ad esempio, proprio la scorsa settimana il maggiore quotidiano finanziario del Mondo, e lo ha fatto proprio a proposito del video che avete visto più in alto, e lo ha fatto con un intervento che più autorevole non si può.

Come leggete sotto, il Wall Street Journal proprio su quel video ha pubblicato un Editoriale firmato dal Comitato Editoriale.

La linea ufficiale del WSJ è proprio quella che leggete in chiusura di Post.

La grande differenza tra WSJ e Recce’d? Loro possono scrivere “speriamo” e poi sedersi ed attendere. Recce’d per i propri Clienti deve decidere oggi dove investiti messi i soldi.

E quindi, a noi dire “speriamo” proprio non sembra sufficiente.

La frase di Powell, che leggete in questo articolo e che lui stesso pronuncia del titolo, segnerà tutta la sua carriera. E la fine di un’epoca.

Perché, come vi abbiamo spiegato solo sei giorni fa, la Grande Presa in Giro è già finita.

I portafogli dei Clienti di Recce’d sono già pronti, e le prossime operazioni li faranno migliorare ulteriormente.

Voi, invece, come siete messi oggi?

Se Jerome Powell è preoccupato per l’accelerazione dell’inflazione, di sicuro non lo ha mostrato nella conferenza stampa di mercoledì 4 maggio, dopo l’ultimo incontro politico della Federal Reserve. Il Presidente ha espresso la fiducia che i prezzi riprenderanno presto a scendere verso l’obiettivo del 2% della banca centrale, nonostante un rimbalzo inflazionistico nel primo trimestre.

Si potrebbe anche dire che pensa che questo recente aumento sia “transitorio”, per prendere in prestito una frase del 2021 che non ha usato mercoledì.

Il Federal Open Market Committee ha mantenuto il suo obiettivo di tasso di interesse per i fondi federali al 5,25%-5,5%. Ciò è stato segnalato dopo il rapporto sull'inflazione di marzo, che è arrivato ad un tasso annuo del 3,5%. Ma Powell ha affermato che l’attuale politica monetaria è sufficientemente restrittiva da far scendere i prezzi, e ha eliminato dal tavolo un aumento dei tassi: “È improbabile che la prossima mossa del tasso di riferimento sarà un aumento”.

Allora perché il rimbalzo dei prezzi del primo trimestre? La sua analisi concorda con la visione della Fed secondo cui la maggior parte dell’inflazione dell’era della pandemia non è stata causata da una politica monetaria accomodante. È il risultato di interruzioni della catena di approvvigionamento che non sono ancora state completamente risolte, soprattutto per le merci. Ciò aiuta la Fed a spiegare perché il calo dei prezzi dei beni si è quasi interrotto, dopo aver guidato gran parte del calo dell’inflazione dello scorso anno. Powell ha anche citato il ritardo statistico nel calcolo dei prezzi degli alloggi, poiché gli affitti stanno ora aumentando più lentamente.

Ma la sua visione secondo cui la politica monetaria è restrittiva sembrava in contrasto con il suo elenco di soleggiate statistiche economiche. Ha addirittura scontato il rallentamento della crescita del PIL all’1,6% nel primo trimestre come segnale di forza economica. E ha detto che il mercato del lavoro continua ad essere teso, anche se meno di un anno fa.

Alla domanda sul discorso sulla “stagflazione”, che è nell’aria sin dalla relazione del primo trimestre, Powell ha detto: “Non vedo né -stag, né -flazione”.

Siamo d’accordo sul fatto che la crescita può coesistere con il calo dell’inflazione. Ma i prezzi non scendono più e i prezzi degli asset sono alti e in molti casi in aumento. (Vedi rame.)

I mercati hanno comunque apprezzato i commenti del Presidente. Le azioni sono balzate di circa l'1% prima di crollare alla chiusura. Il fallimento delle aziende di semiconduttori ha fatto crollare il mercato più ampio.

I mercati sembrano inoltre aver accolto favorevolmente l’annuncio di Powell secondo cui la Fed rallenterà il ritmo del deflusso degli asset nel suo bilancio. La Fed ridurrà il calo delle sue partecipazioni in titoli del Tesoro a 25 miliardi di dollari al mese da 60 miliardi di dollari, a partire da giugno. Gli investitori percepiscono questo ritmo più lento di “restrizione quantitativa” come una forma di allentamento monetario.

La Fed manterrà il ritmo di calo dei titoli garantiti da ipoteca a un tetto massimo di 35 miliardi di dollari al mese, anche se al giorno d’oggi tale tetto viene raggiunto raramente. La svendita degli MBS è costruttiva poiché la Fed dovrebbe abbandonare l’attività di allocazione del capitale favorendo il settore immobiliare. Il problema dell’edilizia abitativa oggigiorno è la carenza di offerta, non la mancanza di domanda. Gli acquisti di MBS sono un artefatto del crollo immobiliare del 2008 e avrebbero dovuto essere eliminati da tempo dal bilancio della Fed.

La scommessa accomodante di Powell sui prezzi sarà accolta con favore alla Casa Bianca e al Tesoro. I rendimenti obbligazionari sono scesi alla notizia della Fed. Il presidente Biden ha bisogno di tassi più bassi per aumentare la fiducia dei consumatori, e il segretario al Tesoro Janet Yellen ne ha bisogno per finanziare l’enorme debito federale.

Speriamo che la fiducia della Fed sull’inflazione non sia così transitoria come lo è stata nel 2021.

Apparso nell'edizione cartacea del 2 maggio 2024 come "Powell non è troppo preoccupato per l'inflazione".

Valter Buffo
La Grande Presa in Giro finisce oggi
 

Alcool: quello che ubriaca e confonde le idee.

Che cosa c’è di meglio di una parodia di Seinfeld (celeberrima serie TV) per descrivere lo stato attuale degli affari?

La Grande Presa in Giro finisce oggi.

Chi ci ha guadagnato davvero? Non gli investitori, non i risparmiatori: questo, ormai è una certezza.

E quanto ci è costata? A tutti quanti?

Ne scriveremo in un prossimo, e dettagliato, Longform’d, che stiamo preparando in queste ore.

Il Post di oggi, invece, lo dedichiamo ancora alla stretta attualità, come abbiamo già fatto domenica scorsa.

La scelta deriva da un fatto: nelle ultime sei settimane, il quadro si è definito. Le molte incertezze di inizio 2024 si sono risolte. Come abbiamo scritto domenica scorsa qui nel Post, è rimasta una sola strada davanti a noi investitori. E chi aveva scritto, e detto, dei tagli dei tassi ufficiali già a Marzo 2024 è un clown. Il solito clown.

I politici e i funzionari dello Stato, inclusi quelli che ricevono uno stipendio statale per guidare la Banca Centrale, hanno scelto di ripercorrere la strada già percorsa per tutti il 2021. Ovvero, hanno scelto di ignorare l’esistenza del problema, fino all’estremo. Fino al punto in cui non sarà più possibile negarla.

Alcool: come si dava agli indigeni, per tenerli buoni, ai tempi in cui si andava alla scoperta di nuove terre di oltremare.

Tutti ricordate la “inflazione transitoria”. Alcool per ubriacare.

Le implicazioni sono evidenti: guardate i prezzi oggi dei vostri BTp in portafoglio, delle vostre GPM, dei vostri Fondi Comuni. Vi hanno tosato, e non è finita. Fatevi due conti. Aprite gli occhi. Risvegliatevi.

Nelle prossime settimane, le cose diventeranno ancora più evidenti.

Nello specifico dei mercati finanziari, le ricadute saranno simili a quelle del 2022, anno che viene citato nell’immagine qui sopra, ma questa volta risulteranno decisamente più profonde.

Alcuni investitori, come ad esempio noi di Recce’d, si sono già preparati, disponendo il proprio portafoglio nel modo ottimale per approfittarne.

Altri lo faranno proprio all’ultimissimo minuto.

Altri ancora dicono che “ma dai, che alla fine tutto si aggiunta, non drammatizziamo”, e faranno la medesima fine che fecero nel 2022. Solo un po’ peggio.

La scelta dei politici e dei funzionari pubblici, pagati con stipendi pubblici, come già detto, è la medesima fatta già nel 2021: fingere di non vedere ciò che a tutti è evidente.

Mercoledì scorso, il Capo della Federal Reserve ha detto di essere felice che non ci siano state quelle sofferenze che originariamente erano state previste I’immagine qui sopra).

Quello che Powell afferma, nell’immagine qui sopra, è impossibile. Semplicemente: non esiste.

Per noi di Recce’d, risulta difficile da credere che si sia arrivati ad un simile livello di irresponsabilità.

Invece di domandarsi il perché, un rialzo dei tassi ufficiali di interesse del 5% non abbia prodotto, di fatto, alcuna conseguenza sull’economia degli Stati Uniti, Jerome Powell se ne compiace.

Come ogni politico, deve compiacere i propri elettori. A costo di raccontare tante balle, proprio come fanno i politici.

Jerome Powell è un uomo ovviamente molto intelligente e molto preparato. Ha fatto una scelta. va detto che questa linea è la medesima che viene scelta, giorno dopo giorno, sia in Europa sia in Giappone.

La scelta di negare l’evidenza.

In questo caso, non serve neppure un lavoro di analisi.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Noi di Recce’d li abbiamo evidenziati, con regolarità, sia alla pagina MERCATI del sito, sia alla pagina TWIT - TWOO durante la giornata di mercato, sia qui nel Blog durante weekend.

Le analisi, gli approfondimenti, e le ricadute sulla gestione dei portafogli li riserviamo al nostro Bollettino quotidiano (The Morning Brief) e poi alle nostre pubblicazioni EXTRA, oltre che ovviamente alla nostra Lettera al Cliente di cui stiamo preparando una nuova edizione.

Ritornando all’attualità, come abbiamo detto la scelta di oggi è identica a quella che fu fatta nel 2021 (inflazione transitoria) ma questa volta le ricadute sui mercati saranno più ampie profonde, rispetto al 2022.

Politici e funzionari dello Stato hanno fatto una scelta molto molto rischiosa. E sulla nostra pelle.

C’è una seconda differenza, rispetto al 2022: nel 2024, i tempi di reazione dei mercati finanziari saranno estremamente più rapidi. Tutto accadrà in un flash. Come in un crash.

Da che cosa si ottiene questa certezza? Semplice: dalla lettura dei dati.

Leggendo i dati, si capisce che si tratta di una Grande Bluff: quello del pokerista, che sa di avere già perso la mano di poker, perché in mano ha soltanto brutte carte..

Al contrario noi di Recce’d abbiamo in mano tutte le carte più forti, e vincenti.

Esattamente come si rivelò vincente, la nostra scelta di portafoglio, due anni fa: ma la posta che si raccoglie, nel 2024, è molto più ampia.

La scelta della “tattica del Grande Bluff” è una mossa difensiva, che è tipica di chi ha già perso il controllo delle cose: ed è quindi una scelta obbligata, sia per i politici delle Banche Centrali, sia per le Aziende che sono in difficoltà.

La tattica del bluff appena descritta è una scelta che ha l’obbiettivo esplicito di danneggiare tutti noi investitori.

A quella tattica, noi investitori dobbiamo opporre una strategia. Dobbiamo opporre la nostra consapevolezza. Lucidità, analisi, e mosse azzeccate nei portafogli titoli.

Perché la tattica del bluff si esaurisce in tempi stretti, come tutti avete toccato con mano due anni fa. E come già scritto, questa volta i tempi saranno decisamente più stretti, come in un flash.

Torniamo quindi a suggerire a tutti i lettori di seguire ogni giorno i livelli: il 5000 dello S&P 500, il 500 dello Stoxx 600, il 3000 dell’indice cinese, il 5% del Treasury decennale, il 2,50% del Bund decennale.

Da questi livelli, da ognuno di essi, possono partire movimenti improvvisi e non controllabili da nessuno.

Ogni portafoglio, oggi, deve essere pronto ad affrontare questo improvviso aumento di volatilità.

Vi sarà utile leggere ciò che proprio ieri affermavano questi nostri amici, nel brano che chiude il nostro Post.

Lasciamo a voi, amici lettori, il piacere ed il divertimento di immaginare ciò che succederà ai vostri risparmi nelle prossime settimane. Si può immaginare che ciò che oggi viene pagato 100 verrà poi rivenduto a 20?

Il 2024 sarà un anno memorabile, per tutti gli investitori..

“Rompere qualcosa da qualche parte”

Questa è una Federal Reserve dipendente dai dati. Lo abbiamo sentito un milione di volte. E quindi, abbastanza logicamente, ciò rende dipendenti anche i dati di mercato. Lo abbiamo visto migliaia di volte, e ogni piccola nuova informazione ha sconvolto azioni e obbligazioni. Il rapporto sull’occupazione di oggi non è stato diverso, dato l’impulso istintivo iniziale delle azioni e un immediato rally dei titoli del Tesoro.

Quella corsa sulle montagne russe nei mercati statunitensi, ha detto Mohamed El-Erian, minaccia di diventare un problema crescente, anche con una stampa dei libri paga “che piacerà alla Fed e farà piacere ai mercati”. "Questa volatilità nella struttura dei tassi di interesse sta causando il caos in altre parti del mondo quando i tassi statunitensi oscillano tanto quanto nel breve termine", ha affermato El-Erian, presidente del Queens' College, Cambridge, e Bloomberg Opinion editorialista. “Questa volatilità, che stiamo continuando a livello dei tassi, rischia – temo – di rompere qualcosa altrove, ed è quello che dobbiamo tenere d’occhio”.

I nuovi occupati degli Stati Uniti sono inferiori alle stime Questa è stata un’economia difficile da comprendere. Il rapporto di aprile sui libri paga non agricoli è arrivato con una sfumatura di Riccioli d’oro: né troppo debole, né troppo forte. Per i mercati, giusto.

Tuttavia, in linea con l’idea che siamo sempre a un solo dato di distanza da una nuova narrativa economica, è difficile trovare un accordo sul quadro generale.

Oggi su Surveillance, Sarah Wolfe di Morgan Stanley ha delineato uno scenario di atterraggio morbido in cui le famiglie a basso reddito sono già in recessione, anche se le famiglie a reddito più alto sostengono ampie fasce dell’economia. Ieri, Andrew Hollenhorst di Citigroup aveva una visione diversa: un atterraggio duro con un rapido aumento della disoccupazione e quattro tagli dei tassi nel 2024. Rosenberg ha suggerito che la reazione degli investitori oggi è stata così forte a causa del sentimento ribassista che emerge dai dati, nonostante i segnali del presidente della Fed Jerome Powell secondo cui gli aumenti dei tassi erano fuori discussione.

Il rapporto sull’occupazione ha confermato “quello che abbiamo sentito da Jay Powell mercoledì: ‘Cosa, mi preoccupo dell’inflazione? No, le cose rallenteranno, non sovraeccitarti’”, ha detto Rosenberg. “Penso che questo sia un po’ dovuto alla sovraeccitazione sul lato short che viene espulsa dai mercati in questo momento”.

Tuttavia, El-Erian è preoccupato per l’eccessiva dipendenza della Fed da dati retrospettivi come le buste paga, che crea la possibilità che un taglio dei tassi possa arrivare troppo tardi. Si è concentrato su una crescita salariale più fredda del previsto e sull’aumento della disoccupazione al 3,9%, dicendo che ha il 4,5% come linea rossa da tenere d’occhio.

“Ricordate, soprattutto per quanto riguarda i redditi bassi, che i salari sono fondamentali per il consumo e per la crescita economica”, ha affermato. “Il reddito salariale è assolutamente fondamentale per il benessere di questa economia”.

“Chris Verrone di Strategas vede sacche di “intrusione narrativa” nel mercato azionario mentre gli investitori estendono le loro spiegazioni per spiegare cambiamenti che sono, in realtà, più fondamentali.

Valter Buffo