Il venditore ed il dentista.
 

“Gli americani sono un popolo di venditori”.

Il successo degli Stati Uniti, della loro economia ed anche della loro forza militare, negli ultimi cento anni, viene attribuito da alcuni proprio al fatto che gli americani sono un popolo con una spiccata attitudine al vendere. Fatto che distinguerebbe, secondo questi commentatori, il periodo storico del dominio planetario degli Stati Uniti dalle precedenti vicende storiche dei Grandi Imperi (da quelli coloniali indietro fino all’Antica Roma).

In questo inizio di Millennio, nel quale sono comparse alcune crepe nelle difese dell’Impero dei venditori, è giustificato porsi come minimo qualche domanda.

In particolare, sul settore del risparmio e della distribuzione dei “prodotti finanziari del risparmio gestito”.

La capacità di influenza delle Grandi Aziende del settori del risparmio ha per decenni ottenuto dalla politica (dal Legislatore e da chi è chiamato ad applicare la Legge) tutto ciò che è servito per proteggere un cartello industriale e creare alte barriere all’ingresso contro nuove forme di concorrenza: una serie di norme e regolamenti la cui finalità non è, e non è mai stata, la “protezione del risparmiatore”. E’ invece la “protezione del venditore”.

Questa evoluzione storica ha prodotto la situazione nella quale oggi ci troviamo tutti ad investire e ad operare: il “dominio del venditore”.

L’attualità ogni giorno ci propone esempi concreti di questo stato di cose: oggi in Italia la Legislazione affida a figure che hanno la sola competenza di venditori di effettuare una “gestione nascosta” degli investimenti dei Clienti delle Reti di vendita di Fondi Comuni di Investimento e polizze UCITS.

In questo ambito professionale, negli ultimi trent’anni il solo intervento legislativo che si ricorda è stato quello che ha prodotto la ri-denominazione dei “promotori finanziari”, adesso chiamati “consulenti” (raccolti tutti, ovviamente, nel medesimo Albo di prima). Intervento che ha lasciato del tutto inalterata sia la loro attività, sia il complesso di incentivi che la regola e la determina, incentivi che possiamo riassumere come “conflitto di interesse”.

Un esercito di venditori è quindi incaricato di “costruire il portafoglio personalizzato” dei loro Clienti senza però formalmente averne l’incarico e l’autorizzazione: si tratta di una attività svolta da sempre in una “zona grigia”, cinicamente messa al riparo da ogni responsabilità con una formula del tipo “alla fine la decisione è del Cliente”.

Cliente che non sa, ovviamente: non dispone degli strumenti di analisi e valutazione, e non dispone delle informazioni, essendo che le sue attività tipiche non riguardano il mondo della finanza, degli investimenti, degli “strumenti finanziari”.

Il problema, però, è che neppure il venditore ne sa a sufficienza: il venditore, il promotore finanziario, il private banker, il wealth manager, NON è un gestore di portafoglio.

Ma che cosa è, allora? Che cosa è, esattamente, per la Legislazione vigente?

Il venditore di “prodotti finanziari” conosce sicuramente i “prodotti finanziari”, perché il suo lavoro è quello di piazzare i prodotti nei portafogli dei Clienti, e intascare le retrocessioni che ne derivano. Ma che cosa determina i risultati di quei “prodotti finanziari” per il Cliente? Il venditore, il wealth manager, il private banker non ne sa nulla: non è formato per fare quelle scelte, e non è neppure informato dei fattori che ne determinano il risultato.

Il venditore non è informato: la Casa che vende i Fondi Comuni gli passa un po’ di informazioni, non selezionate, e costruite allo scopo di facilitare la vendita dei “prodotti finanziari”.

Informazioni costruite dalle banche globali di investimento (un esempio per tutti: Goldman Sachs) oppure dalle case che producono i Fondi Comuni (un esempio per tutti: Blackrock). Ogni tanto, ogni tre o sei mesi, scatta anche l’invito a qualche “conferenza con rinfresco finale”, dove si presentano dieci o venti slides a colori. E poi si va avanti, a piazzare la merce.

Il venditore sa quanto deve piazzare e che tipo di prodotti deve piazzare. Il venditore non sa stimare quanto quei prodotti potrebbero rendere al Cliente, e meno che mai è in grado di stimare il rischio di ribasso che quel prodotto porta con sé nel portafoglio del Cliente.

Il venditore, o private banker, oppure wealth manager, non sa stimare i rendimento perché non sa da che cosa sono generati i rendimenti (ed i rischi di ribasso).

Ed anche di questo, ogni giorno la realtà dei fatti ci mette a disposizione nuovi esempi.

Questo Post vi offre un esempio concreto e preso dall’attualità. Un esercito di venditori, personal bankers, private bankers, wealth managers, ed altre etichette assortite (tutti pagati a retrocessione) da mesi va in giro a parlare con i loro Clienti di inflazione: senza capirne assolutamente nulla.

(Va subito riconosciuto, per completezza, che neppure i banchieri centrali hanno dimostrato di capirci nulla).

Recce’d è una iniziativa che nasce proprio con la missione di rimuovere questa stortura: il Cliente investitore a nostro parere ha il diritto di ricevere “consulenza” unicamente da chi ha le competenze per fornire quella “consulenza”: quelli che … non ne capiscono nulla, devono essere mandati a casa, e noi ovviamente ci auguriamo di vedere questo basilare criterio recepito, un giorno, in Leggi e regolamenti di settore.

Ritorniamo quindi all’inflazione: Recce’d come sempre attraverso il suo Post fornisce ai lettori una serie di concreti aiuti a comprendere come vanno investiti i risparmi, quali criteri di analisi e valutazione si debbono utilizzare, come si stimano in modo efficace i rendimenti futuri, e come si stimano i rischi nel portafoglio titoli.

Così che ogni investitore sia in grado di rendersi conto, di ciò che sta succedendo ai propri soldi.

Parliamo allora di inflazione, ma nel modo dovuto. L’inflazione nel settembre 2022 è “il tema del giorno” per i quotidiani ed i media. Recce’d al contrario ritiene che per la gestione del portafoglio siano altri, oggi i temi decisivi. E tuttavia, proprio per il fatto che sui quotidiani ed in TV si scrive e si parla ogni giorno di inflazione, noi proprio all’inflazione.

Ma Recce’d di inflazione NON vi parlerà come se ne parla in TV oppure sui quotidiani: noi siamo nati per fare prevalere la competenza anche nel settore del risparmio e degli investimenti, e anche nel caso dell’inflazione risulta decisivo l’utilizzo della competenza specifica.

Per questa ragione, in questo Post, con voi esaminiamo il recente lavoro sull’inflazione di uno dei più autorevoli esperti di Finanza del Pianeta: si tratta di Jonh H. Cochrane, che il nostro Blog ha già introdotto e presentato in alcuni Post precedenti..

Nel brano che segue, lo stesso Cochrane ci fornisce una (utile) introduzione ad un suo articolo (che leggeremo più sotto) pubblicato dal Wall Street Journal il giorno 24 agosto 2022.

"Nessuno sa come i tassi di interesse influenzano l'inflazione" è un mio nuovo articolo pubblicato sul Wall Street Journal il 25 agosto.

La Fed ha aumentato solo molto lentamente i tassi di interesse in risposta all'inflazione:

La lentezza della reazione della Fed significa che l'inflazione si allontanerà a spirale, finché la Fed non alzerà i tassi di interesse al di sopra dell'inflazione? La teoria tradizionale dice di sì. Secondo questa teoria, l'inflazione è instabile quando la Fed segue un obiettivo di tasso di interesse. Instabile:

In questa visione, la Fed deve aumentare prontamente i tassi di interesse al di sopra dell'inflazione per contenere l'inflazione, poiché la foca deve muovere il naso più di uno per uno per tornare sotto la palla. Finché non avremo tassi di interesse del 9% e oltre, l'inflazione salirà a spirale.

La visione deriva fondamentalmente dalle aspettative adattive. Inflazione = inflazione attesa - (effetto degli alti tassi di interesse reali, cioè tasso di interesse - inflazione attesa). Se l'inflazione attesa è quella dell'anno scorso, l'inflazione sale a spirale fino a quando il tasso di interesse reale è positivo.

Ma una visione alternativa dice che l'inflazione è fondamentalmente stabile. Stabile:

In questa visione, uno shock all'inflazione finirà per svanire anche se la Fed non fa nulla. La Fed può contribuire alzando i tassi di interesse, ma non deve superare l'inflazione. (Sempre che non si verifichi un nuovo shock, come un'altra esplosione fiscale). Questa visione deriva dalle aspettative razionali. Questo termine ha una connotazione negativa. Significa solo che le persone pensano in modo ampio al futuro e non sono peggiori degli economisti della Fed nel prevedere l'inflazione. Esemplifichiamo con una storia: Se si guida guardando nello specchietto retrovisore (strada prevista = strada passata), si esce dalla strada, instabile. Se si guarda in avanti, anche se male, (strada prevista = strada futura), l'auto finirà per tornare sulla strada.

I test econometrici non sono molto utili: l'inflazione e i tassi d'interesse si muovono insieme nel lungo periodo in entrambi i punti di vista, e si muovono a vicenda. Gli episodi sono salienti. Il punto di vista instabile si riferisce agli anni Settanta:

La Fed ha reagito troppo lentamente agli shock, si dice, lasciando che l'inflazione salisse a spirale fino a quando, nel 1980, ha finalmente messo il naso sotto la palla, riportando l'inflazione in basso. Ma la visione stabile punta agli anni 2010:

La situazione è esattamente opposta. È scoppiata la deflazione. La Fed non è riuscita a portare i tassi di interesse sotto lo zero. L'analisi classica gridava "ecco che arriva la spirale della deflazione". Non è successo. Wolf. Se la spirale della deflazione non è scoppiata, perché ora scoppierà una spirale dell'inflazione?

Non altrove: Guardando questi dati, comincio a nutrire ulteriori dubbi sulla classica storia degli anni Settanta. La Fed ha spostato i tassi di interesse uno a uno. L'inflazione non è semplicemente andata fuori controllo. Ad esempio, nel 1975 l'inflazione è tornata a scendere, anche se i tassi di interesse non hanno mai superato l'inflazione. La semplice storia della spirale non spiega perché il 1975 abbia avuto un breve successo. Ciascuna delle ondate inflazionistiche è stata inoltre innescata da nuovi shock.

Chi ha ragione? Non batto i pugni sul tavolo, ma la stabilità, almeno nel lungo periodo, mi sembra sempre più probabile. Ciò significa che l'inflazione finirà per scomparire, dopo che il livello dei prezzi sarà salito abbastanza da eliminare la recente esplosione del debito, anche se la Fed non alzerà mai i tassi al di sopra dell'inflazione. In ogni caso, sembra che sia pronto un altro episodio davvero significativo, da aggiungere agli anni '70 e al 2010. Se l'inflazione si impenna, la stabilità è in pericolo. Se l'inflazione si attenua e i tassi di interesse non superano mai l'inflazione, la visione classica è davvero in difficoltà. Gli ingredienti sono stati mescolati, la provetta è sul tavolo ...

Ma si tratta di una media condizionale. Un nuovo shock potrebbe far schizzare nuovamente l'inflazione verso l'alto, proprio come è accaduto negli anni Settanta. Un nuovo virus, la Cina che invade Taiwan, una crisi finanziaria, una crisi del debito sovrano, un'altra esplosione fiscale - se gli Stati Uniti perdonano i debiti universitari, perché non perdonare i mutui per la casa? Le carte di credito? -- Tutto ciò potrebbe far risalire l'inflazione e rovinare questo bell'esperimento.

Che cosa dice John H. Cochrane qui sopra? In estrema sintesi, afferma che

  1. a suo parere non sarà necessario, per la Federal Reserve, portare il costo ufficiale del denaro AL DI SOPRA dell’inflazione; ma che

  2. un nuovo shock potrebbe fare salire ancora l’inflazione, rispetto al livello corrente, e questo modificherebbe la sua previsione.

Ve lo possiamo garantire: è più utile leggere queste parole, dedicando il giusto impegno ed attenzione alla lettura, piuttosto che leggere i siti sul Web e le pubblicazioni di Goldman Sachs oppure di una delle tante Reti italiane. Quelle sono cose molto più facili da leggere, in particolare le consuete tiritere sul “pivot” oppure “l’inflazione transitoria”. Quelle noiose favolette sul futuro che (come avete visto) sono semplicemente argomenti per la vendita, e regolarmente vi portano a fare scelte di investimento sbagliate.

Per questa ragione, noi adesso vi suggeriamo di leggere per l’articolo di John H. Cochrane che era presentato dal primo brano da noi selezionato (il brano che avete appena letto qui sopra): se volete farvi una vostra opinione sul futuro dell’inflazione, e sulla ricaduta di questo dato, nel futuro, sul rendimento dei vostri investimenti in azioni, obbligazioni, valute, materie prime (e sui rischi che state correndo con i vostri investimenti) leggete non una ma un paio di volte questo articolo del Wall Street Journal.

Il nostro suggerimento, in particolare, è di dare la giusta importanza alle seguenti affermazioni che trovate nell’articolo:

  1. quello che stiamo affrontando, tutti noi investitori, è un grande esperimento che viene fatto da altri sui nostri soldi investiti sui mercati finanziari; un esperimento può riuscire, oppure fallire

  2. esiste una visione convenzionale sull’inflazione: da conoscere e capire

  3. esiste una visione alternativa: da conoscere e capire

  4. la visione convenzionale dice che la Federal Reserve sarà costretta ad alzare di molto il costo del denaro

  5. la visione alternativa sostiene che non ce ne sarà bisogno

  6. le aspettative del pubblico giocano, in entrambi i casi, un ruolo determinante

  7. gli economisti, oggi, non sanno se la realtà dell’economia si muoverà nel modo che è previsto dalla visione convenzionale oppure nel modo che è previsto dalla visione alternativa

  8. questo stato delle cose spiega (almeno, per una parte) l’atteggiamento della Federal Reserve degli ultimi mesi: non sanno che cosa fare

  9. un ruolo decisivo nei prossimi mesi potrebbe essere giocato da un nuovo shock

Quando avrete letto e riletto l’articolo, e quando avrete chiarito nella vostra mente ognuno di questi nuovi punti, allora potrete utilmente ritornare dal vostro promotore finanziario, dal wealth manager, dal private banker, dal personal banker, e impiegare bene il vostro tempo decidendo come va modificato il portafoglio di investimenti sulla base di ciò che voi, ed il vostro private banker, pensate dell’inflazione di oggi, di domani, di dopodomani.

In mancanza di questo, il vostro tempo sarà stato impiegato … in chiacchiere da bar. E i risultati dei vostri investimenti finanziari, e del vostro portafoglio titoli, dipenderanno al 100% … dal caso.

La gestione di portafoglio, in mancanza di competenze di questo tipo, non può essere praticata, e non deve essere praticata: per la medesima ragione per la quale un intervento chirurgico è affidato ad un chirurgo, e non al rappresentate commerciale della ditta che produce le garze, i cerotti ed i bisturi. Così come, affidate la cura dei vostri denti al dentista, e non al rappresentante della ditta che vende i trapani odontoiatrici.

È in corso un grande esperimento economico. Può la Federal Reserve contenere l'inflazione senza aumentare i tassi di interesse di molto rispetto a quelli attuali?

La saggezza convenzionale dice che finché i tassi d'interesse sono inferiori al tasso d'inflazione, l'inflazione aumenterà. A luglio l'inflazione era dell'8,5%, misurata come variazione a un anno dell'indice dei prezzi al consumo. La Fed ha aumentato il tasso dei federal funds solo dallo 0,08% di marzo al 2,33% di agosto. Secondo la visione convenzionale, non è abbastanza. Sono necessari tassi più alti, ora.

Questa visione convenzionale ritiene che l'economia sia intrinsecamente instabile. La Fed è come una foca che tiene in equilibrio una palla (l'inflazione) sul suo naso (i tassi di interesse). Per evitare che la palla cada, la foca deve spostare rapidamente il naso.

In una visione più recente, l'economia è stabile, come un pendolo. Anche se la Fed non fa nulla, finché non ci saranno altri shock, l'inflazione finirà per diminuire. La Fed può ridurre l'inflazione aumentando i tassi di interesse, ma non è necessario che i tassi di interesse superino l'inflazione per evitare una spirale inflazionistica.

Questa nuova visione si riflette nella maggior parte dei modelli economici degli ultimi decenni. Essa spiega le proiezioni della Fed e la lentezza della sua risposta. Anche i mercati azionari e obbligazionari prevedono che l'inflazione svanisca senza grandi aumenti dei tassi di interesse.

Qual è dunque la visione corretta? In tempi normali, è difficile dirlo. Che si tratti di un sigillo o di un pendolo, l'inflazione e i tassi d'interesse si muovono insieme nel lungo periodo, mentre nel breve periodo si muovono l'uno intorno all'altro.

I sostenitori della visione convenzionale sostengono che la Fed ha alzato troppo poco i tassi di interesse in risposta agli shock inflazionistici degli anni Settanta. Solo quando la Fed ha alzato i tassi di interesse in misura sostanzialmente superiore all'inflazione per diversi anni all'inizio degli anni '80, provocando due profonde recessioni, l'inflazione si è finalmente attenuata. Prima lo facciamo, dicono, meglio è.

I sostenitori della visione stabile fanno riferimento agli ultimi decenni di inflazione costante a tassi di interesse zero negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Quando è comparsa la deflazione e le banche centrali non sono riuscite a spostare i tassi molto al di sotto dello zero, gli analisti convenzionali hanno messo in guardia da una "spirale deflazionistica". Non è mai successo. Perché ora dovrebbe scoppiare una spirale inflazionistica?

In entrambe le teorie, l'inflazione attesa è importante: Se le persone si aspettano un'inflazione più alta l'anno prossimo, comprano o aumentano i prezzi oggi. Il presupposto centrale della teoria della spirale inflazionistica instabile è che le persone si aspettano che l'inflazione dell'anno prossimo sia più o meno la stessa dell'anno scorso - ciò che gli economisti chiamano "aspettative adattive". Un automobilista che guarda nello specchietto retrovisore per giudicare la strada da percorrere, devierà rapidamente da una parte o dall'altra.

Il presupposto centrale della teoria della stabilità è che le persone pensano in modo più ampio all'inflazione futura. Non sono chiaroveggenti, ma non ignorano le informazioni utili e non sono molto più bravi a prevedere l'inflazione di quanto non lo siano, ad esempio, gli economisti della Fed. Se un guidatore guarda in avanti attraverso il parabrezza, anche se sporco, l'auto tende a tornare sulla strada.

Gli economisti non sanno con certezza se l'economia è stabile o instabile, se l'inflazione può svanire senza che i tassi di interesse siano sostanzialmente superiori all'inflazione. In quest'ottica, le azioni della Fed hanno un certo senso.

Se davvero non si sa come i tassi di interesse influenzino l'inflazione, è naturale aumentare i tassi lentamente. L'inflazione potrebbe calare da sola. In caso contrario, si può continuare ad aumentare i tassi.

Se l'inflazione si attenua, la visione convenzionale sarà seriamente compromessa. Se l'inflazione sale, in assenza di altri shock, la nuova visione è in difficoltà. Ma un buon esperimento richiede che tutti lascino stare la provetta.

Purtroppo è probabile che si verifichi un nuovo shock: un virus, una guerra, una crisi finanziaria o un'esplosione fiscale. L'inflazione salirà o scenderà per ragioni che non hanno nulla a che fare con le spirali, la stabilità e i tassi di interesse.

Cochrane è senior fellow presso la Hoover Institution della Stanford University e studioso aggiunto del Cato Institute. Il suo libro "The Fiscal Theory of the Price Level" uscirà a gennaio.

Valter Buffo
Le impressioni di settembre ed i portafogli modello (parte 2)
 

Riprendiamo un tema trattato esattamente sette giorni fa. Completiamo la “lezioncina sulla gestione di portafoglio” che avevamo iniziato nel Post con il medesimo titolo.

Il tono di questi Post è, come avete capito, divertente e leggero: non è possibile, infatti, parlare in modo serio di Borsa, in queste ultime settimane, perché tra “pivot” e “contro-pivot” la situazione si è colorata di ridicolo fin dal mese di luglio.

E tuttavia, per il lettore è utile seguire questi piccolissimi movimenti settimanali: e questo (lo ripetiamo ancora) MA NON per ricavarne informazioni sulla performance di fine anno e sui rischi impliciti nei singoli asset.

E’ utile per riconoscere i “falsi segnali” che arrivano dai mercati finanziari.

Che cosa ci ha detto l’ultima settimana dei mercati? Se guardiamo solo alle Borse (ripetiamo: le Borse oggi sono il comparto MENO importante e MENO significativo di tutti: ma sono anche i più commentati dai media) allora potremmo sintetizzare così: tutte le Borse seguono minuto per minuto la Borsa USA (non c’è altro, in questo momento), e la Borsa USA non prende sul serio Powell e Lagarde.

Non commenteremo nel Post le decisioni e le affermazioni fatte in settimana da Lagarde e Powell: lo abbiamo già fatto con dettagli analitico durante la settimana nel nostro The Morning Brief, ed in aggiunta a questo c’è il fatto che entrambi i due Grandi capi si sono limitati a fare e dire … quello che sono obbligati a fare e dire, visto che i loro margini di manovra sono pari a zero.

Non ci sono, però, dubbi sul fatto che sia Lagarde sia Powell hanno voluto lanciare un messaggio restrittivo, duro, da “falco”: quello che entrambi hanno inteso dire è che “procederemo senza dubbi e senza esitazioni”.

Qualcuno (noi no) per conseguenza potrebbe essere sorpreso dal fatto che sul finire della settimana gli indici di Borsa hanno recuperato.

Ed è proprio qui che noi ritorniamo sul tema del Post della settimana scorsa. In particolare, dove noi abbiamo scritto di “falsi segnali” e di “gestione del portafoglio”.

Seguite qui sotto la Borsa di Milano: il rialzo dell’indice, a fine settimana, è spiegato da un unico fattore. e precisamente, il fatto che “l’indice S&P 500 è ritornato sopra quota 4000”.

Per il momento, si va avanti così.

Rileggiamo a questo proposito una parte del post precedente.

Vorremmo che il lettore considerasse questo nostro Post del 3 settembre 2022 come una (ci auguriamo divertente) escursione nel mondo della gestione di portafoglio, che nel caso di Recce’d si traduce nella produzione e gestione di portafogli modello. Una piccola, modesta lezione pratica di gestione del portafoglio.

Che cosa bisogna fare, nel proprio portafoglio di investimenti, in una seduta come quella di venerdì 2 settembre? E soprattutto: che cosa NON bisogna fare?

Seguire gli eventi, interpretarli nel modo corretto, rimanere lucidi, rivalutare tutti i propri asset, e vedere se il rendimento ed il rischio sono cambiati in una misura tale, da giustificare nuove operazioni in vendita oppure in acquisto.

Quando prendete in mano la vostra situazione, e leggete i dati ed il contenuto del vostro portafoglio di investimenti finanziari, non potete sottrarvi ad osservazione come quelle che avete letto in questo Post. Nel caso di questo Post, riguardano soltanto una giornata di mercato, ma voi lettori fareste bene a domandarvi chi farà per voi questo lavoro lunedì, e poi martedì, e poi mercoledì.

I segnali che arrivano dalle Borse, da settimane, sono “falsi segnali”: il Web, canali TV come CNBC, i quotidiani come il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera vanno ogni giorno, disperatamente, a caccia dell’ultima, e sempre meno credibile, spiegazione che nella gran parte dei casi riguarda l’inflazione.

“Migliorano le aspettative per l’inflazione” oppure “peggiorano le aspettative per l’inflazione”. Ci sarà il “pivot” oppure ci sarà un “contro-pivot”.

Argomenti che non durano neppure lo spazio di una settimana: l’inflazione invece è un tema serio, e complesso. Trattare di inflazione richiede una competenza che sfugge al personale della TV, ai giornalisti della carta stampata, ed ai venditori delle Reti che vendono i Fondi Comuni di investimento.

Proprio all’inflazione, Recce’d ha deciso di dedicare oggi un nuovo Post.

Torniamo in questo Post alle oscillazioni delle Borse: le Borse sono in uno stato di confusione come non si vedeva dal 2008, e la situazione si prolungherà nei prossimi mesi, almeno fino a quando sui temi FONDAMENTALI non si raggiungerà un nuovo, eventualmente, temporaneo equilibrio.

In un contesto come questo, preparatevi a nuove, brusche inversioni di tendenza, con alcune giornate di eccessi, che sui mercati chiamano “spike” (ne abbiamo già scritto anche in questo Blog).

Se volete capire quali sono oggi, i temi FONDAMENTALI, contattate Recce’d attraverso il sito: oppure, quanto meno, rileggete il Post che precede questo che state leggendo.

Ritornando alla settimana scorsa, la situazione delle Borse rimane caotica e priva di direzione, al momento: ve lo conferma, tra gli altri, anche il grafico degli ultimi tre mesi dell’indice Nasdaq di New York, che vedete qui di seguito.

Come potete vedere, non è successo nulla: ma si è parlato molto, ed anzi moltissimo.

A questo stato di stress e confusione contribuiscono, negli Stati Uniti in particolare, gli investitori cosiddetti “retail”, i piccoli investitori che sono caduti nelle trappole del trading-on-line promosso da operatori spregiudicati grazie ai soldi regalati dallo Stato nel 2020. Un esempio è Robinhood.

Tutti questi “piccoli investitori” hanno subito nel 2022 gravi perdite, ma sono per il momento ancora alla ricerca della “rivincita”, ovvero del “rimbalzo degli indici verso i massimi”, sostenuti in questa convinzione dal grandissimo impegno profuso sul Web da chi ogni giorno tena di vendere storie di fanatsia come “l’inflazione transitoria” del 2021, oppure il “pivot” ed il “soft landing” del 2022.

I tanti “falsi segnali” sono una concreta espressione di questo stato delle cose, e in modo particolare dello stato di ansia e confusione che domina tra gli operatori e gli investitori, ora che sono stati abbandonati a sé stessi ed al loro destino dalle Banche Centrali.

Aggiungete che i “falsi segnali” sono, come già vi abbiamo dimostrato, tipici di ogni fase di crisi dei mercati finanziari.

Eppure, proprio in questo momento, e sotto i vostri occhi, stanno emergendo importanti, e nuove, opportunità di investimento.

Se volete saperne qualcosa di più, e confrontarvi con noi, prendetevi una pausa dal vostro promotore finanziario, e contattateci attraverso il nostro sito.

Valter Buffo
Folgorato (da un canapé ai gamberetti) sulla via di Damasco
 

E’ durata anni, ed anni, ed anni.

E’ stata una fase lunga, e per alcuni sofferta: noi di Recce’d, ad esempio, abbiamo sofferto sia per la fatica aggiuntiva, nell’attività di gestione dei portafogli modello, sia per lo stress aggiuntivo, che derivava dal leggere così tante sciocchezze in un arco di pochi anni.

Per fortuna, è finita: e in questo Post ve ne offriamo una conferma ufficiale.

Spieghiamo prima l’antefatto: noi di Recce’d, in ambito professionale e pubblico, come ad esempio qui nel nostro sito, abbiamo scritto dal 2015 al 2022 una serie di cose, analisi, osservazioni, e ragionamenti che (commettendo un errore) erano stati etichettati come “contrarian”.

C’è chi ha pensato che si trattasse di una “contrarietà di maniera”, e c’è chi si è spinto a pensare che queste nostri posizione fossero state scelte per “catturare” l’attenzione.

Molti, si domandavano se era la scelta più opportuna, quella di andare contro un potere così grande e così illimitato, come quello delle Banche Centrali: il Benefattore Supremo, in grado di creare nuova ricchezza senza fare pagare nessuno, in grado di prevedere perfettamente il futuro, in grado di fare il bene di tutti senza scontentare nessuno.

Stampa quotidiana e TV, insieme con l’industria tradizionale del risparmio, si sono tutti quanti trasformati in “tifosi della curva”, urlanti e gesticolanti, a fare il tifo.

Il tifo per chi? Ovviamente, per i signori Draghi, Bernanke, Yellen, Powell e Kuroda. I Santi dell’Era Contemporanea.

I quotidiani italiani si sono, da sempre, distinti nell’esibire un fanatismo senza limiti: mai un dubbio, una questione, un momento di riflessione, uno spazio par il ragionamento.

“Draghi ci ha salvato”: punto, e basta.

La notizia di oggi, 4 settembre 2022, è che sembra … che non fosse vero niente.

E tutti dobbiamo questa Rivelazione ai canapé ai gamberetti preparati per il Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio .

Un ritrovo dal quale, lo sappiamo tutti, emergono con regolarità idee innovative e prese di posizione risolutive.

Cosa è accaduto? E’ accaduto che (ovviamente) uno dei più celebrati giornalisti italiani, che scrive per il Corriere della Sera ma che è onnipresente in TV, viene ovviamente invitato a questo importante Ritrovo, e ne esce del tutto rinnovato, rinfrescato. Un Illuminato.

Si mormora che la Rivelazione sia stata recapitata attraverso un canapè ai gamberetti: ma questa versione, per dovere di cronaca, va detto che non è confermata.

Il famoso giornalista in questione quindi dopo avere gustato i vini selezionatissimi del Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio prende carta e penna e ci scrive, a tutti quanti, attraverso il Corriere della Sera.

Scrive per metterci a parte del contenuto della Rivelazione di cui è diventato il depositario.

Più in basso potete leggere per intero questo suo articolo.

Noi di Recce’d, però, non abbiamo resistito allo spiritello maligno, ed abbiamo deciso di … rivelarvi la Rivelazione in anticipo. Di spoilerare, come va di moda dire oggi.

Dunque, in data 3 settembre 2022, il noto giornalista e scrittore Rampini Federico ci comunica quanto segue: “Ehi ragazzi, mi è venuto un dubbio: potrebbe esserci troppo debito”.

Ma non basta: oltre a questa Fondamentale Rivelazione, Rampini Federico ci illumina anche su altri temi. In particolare, pare che dalla Rivelazione appena citata derivino effetti che toccano la vita di tutti noi.

Ve li elenchiamo subito, per non tenervi in sospeso:

  1. Rampini ci spiega che Il concetto di tasso reale non è teorico, ha conseguenze pratiche importanti. Osservazione: il tasso reale è quello che vi viene raccontato sopra nelle due immagini scelte per voi; questa frasi di Rampini esprime una presa di coscienza importante, ovvero che “ci sono conseguenze pratiche”. Questo è esattamente l’opposto di ciò che tutti quanti hanno affermato, fino a due mesi fa. Media, Reti di vendita di Fondi Comuni di Investimento, banche Centrali, e banche globali di investimento

  2. Rampini in aggiunta ci spiega poi che Un rendimento negativo significa che i risparmiatori non sono protetti dall’erosione di valore dei loro risparmi” ed aggiunge: “Significa, ad esempio, che molti pensionati o futuri pensionati stanno diventando più poveri”. Osservazione: queste sono NOTIZIE; ci chiamavano “contrarian” proprio perché abbiamo scritto e sostenuto che la situazione attuale è punitiva per tutti gli investitori. Questo è ciò che, per chi ha scarsa conoscenza e competenza, Recce’d avrebbe scritto allo scopo di “catturare” l’attenzione degli investitori: adesso però lo scrive Federico Rampini, sarà mai che anche lui vuole … “catturare”?

  3. e infine Rampini ci comunica anche che: La «stretta» monetaria in atto è in realtà assai poco restrittiva, almeno finora, Osservazione: non c’è stata alcuna stretta monetaria, alla data del 3 settembre 2022, e chi afferma una cosa simile mente sapendo di mentire; sarà sufficiente mettergli davanti i due grafici che avete visto in questo Post, più in alto, ed il discorso si chiude immediatamente

Insomma, in data 3 settembre 2022 Federico Rampini decide di spostarsi, sulle posizioni tenute da Recce’d anche qui sul sito dal 2015 in avanti.

Senza però spiegare le ragioni della sua personale ed improvvisa “svolta sulla strada di Damasco”.

Perché lui, proprio lui, Federico Rampini, era uno dei tanti che hanno per un decennio celebrato le gesta di Mario Draghi, Ben Bernanke, Janet Yellen, Jay Powell, Haruhiko Kuroda e ovviamente anche Madame Lagarde: una vera e propria Chanson de gestes per i nuovi Rolando dell’Epoca Contemporanea.

Pressoché quotidiana opera di persuasione, che arrivava dai quotidiani italiani, dalle TV, e naturalmente dalle Reti di promozione finanziaria.

Mai una domanda, mai un argomento critico, mai un ragionamento indipendente: elogi illimitati per le “previsioni sempre perfette” e per il “potere pressoché illimitato” di dare ricchezza a tutti senza fare pagare nessuno.

Come nelle favole.

Ma soltanto nelle favole.

Oggi, le parole scritte da Federico Rampini sono tutte giuste e tutte condivisibili: sia chiaro, Recce’d le condivide.

Peccato solo che, nel 2022, ormai se ne siano resi conto tutti.

Nel 2014 e nel 2015, pensate invece quanto avrebbero potuto essere utili, ai consumatori ed ai risparmiatori che oggi vengono schiacciati dal peso del “troppo debito”. Che bello sarebbe stato, leggerle allora: invece ci è toccato di leggere almeno un milione di frasi come minimo sciocche (alcune sciocche perché interessate e scritte da soggetti corrotti) sulla potenza del “bazooka di Draghi”.

E adesso, solo adesso, arrivano a spiegare che “c’è troppo debito”! Con che coraggio.

Ovviamente, Recce’d ha messo a buon frutto la propria capacità di anticipare, già dal 2015, che fine avrebbero fatto quelle politiche economiche spregiudicate, mal calcolate e mal eseguite: in particolare nella gestione dei propri portafogli modello.

E questo spiega perché oggi Recce’d gode di una grande vantaggio, rispetto a tutti quelli che sono andati dietro a quello che scrivevano i quotidiani, a quello che si diceva su CNBC in TV, ai commenti interessati (e per questo contrari agli interessi dei risparmiatori) che arrivavano con cadenza quotidiana dalle nostre Reti di promotori finanziari, quei promotori a retrocessione che si è voluto ri-etichettare come “consulenti”.

Amici lettori ed amici investitori, se siete in attesa che arrivi lo Stato a riformare un settore (quello del risparmio) a correggere le pesantissime distorsioni e conflitti di interesse che questo nostro Post documenta (insieme con tanti altri Post precedenti), rischiate di subire i danni ingenti di cui scrive Federico Rampini sul Corriere della Sera.

Ma la riforma si può fare anche partendo dal singolo investitore. Con scelte precise e concrete.

Non restate lì passivi ad aspettare, e non fatevi portare in braccio da quelli che, soltanto oggi 4 settembre 2022, si accorgono che “c’è troppo debito”: nel vostro interesse, reagite subito difendendo e proteggendo i vostri risparmi da ciò che ci attende nel prossimo futuro.

In merito a ciò che attende i mercati finanziari ed i risparmiatori nel prossimo futuro, Recce’d ha scritto molto, anche qui nel Blog, in numerosi Post precedenti. In aggiunta, siamo sempre stati disponibili ad un confronto, con chi ci contatta attraverso il sito che state leggendo.

Prima di lasciarvi alla lettura dell’articolo di Federico Rampini, ci permettiamo un’ultima veloce considerazione a proposito del titolo che leggete qui sopra: noi ragazzi di campagna eravamo (e restiamo) convinti che si partecipasse al Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio con il solo scopo di sentirsi parte della “lobby” dominante. Quindi, questo titolo ai nostri occhi risulta un po’ … dissonante.

Ma adesso, è arrivata l’ora: leggevi l’articolo di Federico Rampini, e se ne avete vogli fateci conosce il vostro pensiero al proposito, attraverso il sito.

Dopo l’articolo, noi vi regaleremo anche uno spunto che è utile per guardare al futuro: ciò che scrive Rampini, infatti, riguarda soltanto il passato. Siamo arrivati, e da tempo, dove dice Federico Rampini..

C’è un «grosso, sporco segreto» che ci impedirà di venire a capo dell’inflazione? Se c’è, si chiama debito.

L’inflazione lo riduce, e quindi c’è una lobby potentissima che ha un inconfessabile interesse a non stroncare gli aumenti dei prezzi: i grandi debitori del pianeta, a cominciare dagli Stati.

Un tema che estraggo dal Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio riguarda lo scenario dei tassi d’interesse.

Siamo alla vigilia di nuovi rialzi sia da parte della Federal Reserve sia da parte della Bce. Quando si parla di recessione in arrivo – o di recessione già iniziata di fatto – una delle cause che vengono citate è la «stretta monetaria». Ma di quale stretta parliamo?

Per adesso i tassi d’interesse rimangono in larga parte negativi, cioè inferiori all’inflazione.

Questo è vero per i tassi direttivi delle banche centrali, che sono una misura del compenso richiesto per fornire credito alle banche commerciali; è vero anche per i rendimenti dei titoli pubblici. Per esempio, negli Stati Uniti i buoni del Tesoro a breve termine (biennali) danno un rendimento del 3,5% circa. Quelli decennali rendono poco meno del 3,3%. Questi interessi pagati dal Tesoro di Washington agli investitori, vanno paragonati con un tasso d’inflazione che è al 9% annuo. Il tasso reale è il rendimento depurato dell’inflazione. Rimane pesantemente negativo, dunque, nonostante i recenti aumenti dei tassi. (Eravamo partiti da zero).

Il concetto di tasso reale non è teorico, ha conseguenze pratiche importanti. Un rendimento negativo significa che i risparmiatori non sono protetti dall’erosione di valore dei loro risparmi: i rendimenti che ricevono non bastano per mantenere il potere d’acquisto dei loro soldi. Significa, ad esempio, che molti pensionati o futuri pensionati stanno diventando più poveri se i loro risparmi sono investiti in titoli del Tesoro: quando verranno a scadenza, il capitale si sarà svalutato.

Un rendimento negativo genera, a livello macroeconomico, un trasferimento di ricchezza dai creditori ai debitori. E sappiamo che tra i più grandi debitori ci sono gli Stati. Dunque, malgrado il rincaro del costo del denaro, gli Stati stanno alleggerendo il peso dei loro debiti con l’inflazione.

È un meccanismo classico che ha operato in altri periodi storici: l’inflazione diminuisce il peso reale dei debiti, pubblici e privati.

La «stretta» monetaria in atto è in realtà assai poco restrittiva, almeno finora, se paragonata a quello che le banche centrali fecero negli anni Ottanta per venire a capo dell’inflazione che era divampata a partire dai due shock petroliferi degli anni Settanta. Negli anni Ottanta, guidati dal presidente della Federal Reserve Paul Volcker, i banchieri centrali riuscirono a ripristinare dei rendimenti reali positivi. Oggi sono ben lontani da quel traguardo. Per arrivare ad avere dei tassi superiori all’inflazione la Fed e la Bce dovrebbero continuare molto a lungo ad operare rialzi molto robusti. Alcuni degli esperti presenti al Forum Ambrosetti di Cernobbio pensano che le banche centrali non saranno così determinate come lo furono negli anni Ottanta e rinunceranno ad aumentare i tassi fino al livello che Volcker avrebbe considerato adeguato per stroncare l’inflazione.

I banchieri centrali di oggi «si spaventeranno prima»”, ha sostenuto qualcuno. Vuoi per le conseguenze sociali di una stretta che porterebbe un pesante ritorno della disoccupazione. (Ieri il dato Usa di agosto è stato positivo, +315.000 posti di lavoro, ma in rallentamento rispetto ai mesi precedenti). Vuoi perché viviamo in un mondo con troppo debito, e troppo debito sovrano: gli Stati hanno un enorme interesse a lasciar correre l’inflazione per ridurre il peso dei propri debiti; mentre un aumento troppo sostenuto dei tassi renderebbe più probabili delle bancarotte sovrane (anche l’Italia entrerebbe in una fase di grande fragilità visto il suo livello di debito pubblico).

Negli anni Ottanta i rapporti debiti/Pil erano una frazione degli attuali.

Se queste ipotesi sono vere, allora vivremo a lungo con un’inflazione più alta rispetto a quella a cui ci eravamo abituati negli ultimi 40 anni.

Oltre all’interesse degli Stati a imporre la tassa occulta dell’inflazione sui risparmiatori, tre fattori strutturali si aggiungono nel favorire uno scenario di inflazione prolungata.

Il primo è il progetto di divorzio Usa-Cina, cioè di rilocalizzazione industriale nei paesi geopoliticamente alleati o amici o affini all’Occidente. Quand’anche il divorzio dovesse essere solo parziale (com’è realistico), comporterebbe probabilmente degli aumenti nei costi di produzione.

Il secondo fattore inflazionistico sono i limiti all’immigrazione, che migliorano il potere contrattuale dei lavoratori nei paesi ricchi e quindi aiutano ad aumentare i salari.

Il terzo sono le politiche energetiche legate al cambiamento climatico, anch’esse in genere inflazionistiche perché la fonte energetica più a buon mercato è il carbone, tutte le alternative per una ragione o per l’altra hanno costi superiori.

Questo testo è stato pubblicato per la prima volta nella newsletter Global, che Federico Rampini scrive ogni sabato. Per riceverla basta iscriversi qui.

3 settembre 2022, 09:07 - modifica il 3 settembre 2022 | 11:15

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Come avete letto nell’articolo, Federico Rampini si guarda bene dal tentare di offrire una risposta alla domanda che subito balza alla mente: ma chi ci ha portati ad un disastro simile?

Recce’d la propria risposta la ha scritta, e anche qui nel Blog, decine di volte negli ultimi anni.

Oggi, 4 settembre 2022, quella è una questione non ancora chiusa (gli effetti si vedranno nei prossimi mesi), ma che sicuramente appartiene al passato. Oggi, è invece utile chiedersi chi pagherà per questo disastro, e come?

Nella parte finale del suo articolo, come avete già letto, Federico Rampini si lascia trasportare dalla brezza del Lago di Como e dalle eccellenti libagioni del Forum Ambrosetti di Villa d’Este-Cernobbio , e spazia su argomenti diversi (e citati alla rinfusa), quali la transizione ecologica, i problemi dell’immigrazione, e le relazioni tra Stati Uniti e Cina.

A noi di Recce’d sembra azzeccato solo l’ultimo argomento: a noi sembra giustificato accostare il fatto che “c’è troppo debito” con i fatti recenti delle relazioni politiche e militari internazionali.

Si tratta di un tema troppo serio, per essere approfondito in un Post intenzionalmente leggero ed allegro come è questo: rinviamo quindi il tema a un successivo intervento, lasciandovi con un secondo titolo del quotidiano Il Corriere della Sera. e anche questo è un titolo efficace.

Valter Buffo
Le impressioni di settembre ed i portafogli modello (parte 1)
 

E’ arrivato settembre: mese, storicamente, molto significativo per i mercati finanziari, in tutte le annate passate.

Nelle prime due sedute, non sono mancate le emozioni, le reazioni, i movimenti.

Recce’d attribuisce, da sempre, poca rilevanza alle reazioni dei mercati finanziari di brevissimo termine: e vi abbiamo dimostrato, in decide e decine di occasioni, che dalle reazioni immediate si ricavano indicazioni di mercato SBAGLIATE.

Attenzione però: perché SBAGLIATE non equivale ad INUTILI. Questa è la ragione per la quale noi di Recce’d siamo sempre attentissimi ai movimenti di breve termine in tutti i comparti dei mercati finanziari.

Ed è sempre questa la ragione per la quale noi da sempre riteniamo indispensabile una informazione QUOTIDIANA dell’investitore, andando decisamente CONTRO la tradizione delle Reti di promotori finanziari pagati a retrocessione, Reti che da sempre raccontano agli investitori che “è sufficiente dare al portafoglio titoli uno sguardo ogni due, tre, magari anche sei mesi … perché tanto, che cosa vuoi che succeda?”.

Si tratta di una pratica commerciale, spregiudicata e anche dannosa, ma molto molto comoda. Una pratica commerciale, nulla a che vedere con ciò che serve all’investitore finale.

La realtà però, si evolve ogni giorno: e i mercati finanziari, tutti i comparti del mercato finanziario internazionale, riflettono sempre e soltanto la realtà. A volte facendo lunghi giri, ed escursioni molto ampie, ma poi è sempre alla realtà che si ritorna, è sempre la realtà che domina.

Come ha insegnato, proprio nelle ultime settimane, la (triste e meschina) storiella del “pivot”.

La gestione dei portafogli modello di Recce’d, così come la gestione le vostro stesso portafoglio di investimenti finanziari, necessita di una quotidiana attenzione: come noi in Recce’d facciamo, anche voi avete necessità di rivedere, raffinare e limare, ogni giorno, sia il RENDIMENTO atteso da ogni asset finanziario, sia il RISCHIO che quel singolo asset presenta.

E questo deve essere fatto con metodo, e qualità di analisi, ed in modo sistematico.

Sia per ciò che riguarda gli asset finanziari che già oggi sono presenti nel vostro portafoglio di investimenti. Sia per tutti quegli asset che, domani, dopodomani, tra un mese oppure tre mesi, potrebbero entrarci.

Di questo noi scriviamo nella pagina del sito che è dedicata a metodi, strategie e strumenti: la pagina che noi abbiamo chiamato SCELTE DI PORTAFOGLIO ispirandoci alla “portfolio choice” del Nobel Robert Merton (poi sviluppata nel corso di 50 anni).

Dopo una pausa estiva, riprenderemo a giorni la pubblicazione sistematica di contributi nella pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO.

Ritorniamo però in questo Post a settembre, ed in particolare al settembre 2022.

Come abbiamo appena scritto, il mese di settembre 2022 è iniziato … con i botti, sul mercato finanziario internazionale.

In particolare, venerdì 2 settembre è arrivata sulle scrivanie degli operatori la notizia della più forte iniziativa (fino ad ora) presa dai Governi dell’Occidente per intervenire sul prezzo delle materie prime energetiche e dell’energia in generale.

Nientemeno che il G7 annuncia un accordo per mettere un “price cap”, ovvero un tetto, sul prezzo del petrolio che viene acquistato dalla Russia.

Non entreremo qui nei dettagli: la notizia merita una analisi approfondita, che consegneremo al nostro quotidiano bollettino The Morning Brief, per l’intera prossima settimana.

Nella medesima giornata, poi, sulle scrivanie degli operatori finanziari arriva una seconda notizia “pesante”: il dato dagli Stati Uniti per nuovi occupati, per il tasso di disoccupazione, per il tasso di incremento delle retribuzioni (insieme con le revisioni dei dati dei mesi precedenti)

Un dato che Recce’d ha immediatamente commentato, con tre nuovi tweet, nella pagina del sito che si chiama Twit-Twoo.

Il nostro commento rifletteva, almeno in parte, quello che, a caldo, è stato scritto ad esempio dal Financial Times.

Nell’immediato, questi dati e queste notizie hanno prodotto un cambiamento di “umore” tra gli operatori. La cosa funziona, più o meno, nel modo che adesso spieghiamo:

se c’era paura prima del dato, ma nell’immediato nessuno vende,

allora è il momento di comperare,

o meglio di chiudere gli SHORT.

Questa è la ragione per la quale, tre ore dopo che il dato è stato pubblicato, alla chiusura delle Borse in Europa, si vedevano rialzi del 3% (Germania e Italia), come vedete sotto nell’immagine.

Nella parte alta dell’immagine qui sopra (delle 17:30 del venerdì 2 settembre) leggete: “il dato sugli occupati USA è una storia da Riccioli d’Oro”, ovvero una storia da favola. La nuova occupazione infatti rallenta, ma non troppo, solo quel tanto che è sufficiente dal fare calare l’inflazione, senza il bisogno di alzare il costo del denaro.

Questa è (per ammissione stessa di chi la racconta) una favola. La favola di Riccioli d’Oro, ovvero Goldilocks.

Una favola, vuota di senso, e staccata dalla realtà.

E infatti, dopo, tutti partono felici per il weekend.

In particolare, negli Stati Uniti, dove il weekend è un weekend lungo, a causa del Labor Day. Tre giorni spensierati.

Ma poi succede che …

Purtroppo, Riccioli d’Oro non lo sapeva: non sapeva del weekend, e non era stata informata della Festività di Labor Day. Forse, per questa ragione, forse perché nessuno glielo ha detto, Riccioli d’Oro ha deciso di lasciare la Festa in anticipo.

Quando tutti erano già usciti per il lungo weekend.

Fino a pochi minuti prima, tutto appariva chiaro:

  • il dato NFP è così,

  • le conseguenze sono cosà,

  • quindi poi succederà questo,

  • e quindi poi tutto sale.

Tutto molto chiaro, e tutto molto semplice: stavolta ho capito! Il risultato è sicuro, e posso sorridere.

Pochi minuti dopo, non c’è più nulla di chiaro. E allora il sorriso scompare, e traspare l’incertezza. E per qualcuno la paura.

Ne rimane uno solo, di sorriso (lo vedete qui sopra): quello del Capo della Federal Reserve di Minneapolis, Neel Kashkari, che solo quattro giorni prima si era detto “felice” del ribasso delle Borse, come potete leggere qui sotto..

Insomma, la favola è finita prima ancora di iniziare, Goldilocks è ritornata sulla sua nuvoletta, mentre nel mondo degli umani la realtà anche questa volta ha prevalso.

Le persone di buon senso, quelle abituate a cercare una spiegazione, quelle che si affidano al ragionamento, sono state tutte spiazzate: come è possibile spiegare un cambiamento di “umore” così profondo in un tempo così breve, ed in assenza di nuove sconvolgenti notizie?

Andando a guardare bene, però, forse una notizia è arrivata, nel tardo pomeriggio europeo.

Oppure, anziché di una notizia “nuova”, se si fosse trattato di un commento?

Ad esempio, al Wall Street Journal, dicono sui mercati finanziari, c’è un giornalista che raccoglie "voci” direttamente dall’interno della Federal Reserve. Si chiama Nick Timiraos.

Il suo commento, poche ore dopo il dato, ripete in sostanza ciò che Recce’d (nel suo piccolo) aveva anticipato qualche ora prima alla pagina Twit-Twoo. Lo abbiamo tradotto per voi lettori e lo riportiamo qui sotto: la lettura è utile, perché vi anticipa i temi dei quali parleremo e leggeremo ogni giorno la settimana prossima.

Gli ultimi forti dati sull'occupazione mantengono la Federal Reserve sulla buona strada per aumentare i tassi di interesse di 0,5 o 0,75 punti percentuali durante la riunione di fine mese per combattere l'alta inflazione.

I datori di lavoro hanno aggiunto 315.000 posti di lavoro in agosto e hanno aggiunto una media mensile di 381.000 posizioni negli ultimi sei mesi, ha dichiarato venerdì il Dipartimento del Lavoro. Il tasso di disoccupazione è aumentato di 0,2 punti percentuali, raggiungendo il 3,7%, perché ad agosto più americani hanno cercato lavoro rispetto a luglio.

La crescita mensile dei salari è diminuita il mese scorso, raggiungendo il ritmo più lento degli ultimi sei mesi. La retribuzione oraria media dei lavoratori del settore privato è aumentata dello 0,3%, o un tasso annualizzato del 3,8%, ad agosto rispetto a luglio e del 5,2% rispetto a un anno prima.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro - la percentuale di adulti che hanno o cercano un lavoro - è aumentato ad agosto e un ritmo più moderato di crescita dei salari potrebbe smorzare i timori di un surriscaldamento del mercato del lavoro che spinge al rialzo i prezzi. Tuttavia, i dati precedenti sul mercato del lavoro, tra cui un rapporto molto seguito sulla crescita dei salari nel secondo trimestre, hanno mostrato che i salari continuano ad aumentare ad un ritmo sostenuto che richiede un rallentamento più brusco per ridurre l'inflazione all'obiettivo del 2% della Fed.

Il rapporto di venerdì non cambierà in modo significativo l'opinione dei funzionari della Fed sull'entità dell'aumento del tasso sui fed-funds nella riunione politica del 20-21 settembre. Alcuni di loro hanno indicato che preferirebbero un aumento di 0,5 punti percentuali, anche se hanno lasciato aperta la porta a un aumento di 0,75 punti. Almeno un funzionario, il presidente della Fed di St. Louis James Bullard, ha dichiarato che sarebbe favorevole a un terzo aumento consecutivo dei tassi di 0,75 punti.

Il rapporto sull'inflazione di agosto, previsto per il 13 settembre, insieme ad altri dati sulla spesa e sull'attività economica, potrebbe influenzare ulteriormente il dibattito sull'entità del rialzo dei tassi previsto per la fine del mese. I funzionari hanno dichiarato di voler vedere le prove che le pressioni sui prezzi e la crescita economica si stanno raffreddando prima di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi, ma hanno anche segnalato che stanno prestando attenzione a come i precedenti aumenti di quest'anno stanno influenzando l'economia.

La Fed ha aumentato i tassi quattro volte quest'anno, il ritmo più veloce dai primi anni '90, quando ha iniziato a utilizzare il tasso sui fed-funds come strumento principale. A luglio i funzionari hanno aumentato il tasso di 0,75 punti percentuali, portandolo a un intervallo compreso tra il 2,25% e il 2,5%.

La decisione sull'entità del rialzo dei tassi di questo mese dipenderà probabilmente dalla rapidità con cui il presidente della Fed Jerome Powell intende portare i tassi ad un livello tale da rallentare ulteriormente l'attività economica.

Uno dei principali luogotenenti di Powell, il presidente della Fed di New York John Williams, ha dichiarato martedì in un'intervista che il rallentamento dell'inflazione richiederà probabilmente un aumento del tasso sui fed-funds al di sopra del 3,5% e il suo mantenimento fino al prossimo anno.

"Abbiamo sempre l'opportunità, nella riunione successiva, di aggiustare anche le azioni politiche", ha detto Williams. "Quindi non è che si prende una decisione una volta per tutte, ma si pensa davvero al percorso della politica".

In un discorso tenuto la scorsa settimana, Powell ha sottolineato la volontà della banca centrale di ridurre l'inflazione, anche a costo di indebolire il mercato del lavoro, e ha affermato che la prossima decisione sui tassi "dipenderà dalla totalità dei dati in arrivo e dall'evoluzione delle prospettive".

Powell parlerà delle prospettive economiche nel corso di una discussione moderata giovedì presso il Cato Institute, un think tank di Washington. La vicepresidente della Fed Lael Brainard interverrà mercoledì a una conferenza bancaria a New York. Entrambi gli interventi precedono di qualche giorno il tradizionale periodo di silenzio che precede la riunione politica della Fed.

Dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione di venerdì, gli operatori dei mercati dei futures sui tassi d'interesse hanno continuato a ritenere che le probabilità che la Fed aumenti i tassi di 0,75 punti percentuali siano più che pari. Le probabilità implicite nel mercato di un aumento dei tassi di 0,75 punti percentuali si sono attestate a circa due su tre subito dopo il rapporto, in calo rispetto a tre su quattro di giovedì.

Vorremmo che il lettore considerasse questo nostro Post del 3 settembre 2022 come una (ci auguriamo divertente) escursione nel mondo della gestione di portafoglio, che nel caso di Recce’d si traduce nella produzione e gestione di portafogli modello. Una piccola, modesta lezione pratica di gestione del portafoglio.

Che cosa bisogna fare, nel proprio portafoglio di investimenti, in una seduta come quella di venerdì 2 settembre? E soprattutto: che cosa NON bisogna fare?

Seguire gli eventi, interpretarli nel modo corretto, rimanere lucidi, rivalutare tutti i propri asset, e vedere se il rendimento ed il rischio sono cambiati in una misura tale, da giustificare nuove operazioni in vendita oppure in acquisto.

Quando prendete in mano la vostra situazione, e leggete i dati ed il contenuto del vostro portafoglio di investimenti finanziari, non potete sottrarvi ad osservazione come quelle che avete letto in questo Post. Nel caso di questo Post, riguardano soltanto una giornata di mercato, ma voi lettori fareste bene a domandarvi chi farà per voi questo lavoro lunedì, e poi martedì, e poi mercoledì.

Un esempio concreto? Ve lo offre il grafico che chiude il Post.

Sicuramente, tutti voi siete investiti anche in obbligazioni: e vi è quindi necessario comprendere per quali motivazioni, in risposta a quali eventi, reagendo a quali fattori il rendimento del Titolo di Stato USA a 10 anni, venerdì 2 settembre, è prima sceso, poi risalito, e poi sceso di nuovo.

Isteria? Follia? Movimenti casuali? Oppure ci sono indicazioni utili in questi movimenti? Indicazioni utili per le prossime operazioni?

Fermatevi a riflettere. Voi lo sapete, oppure non lo sapete, perché i vostri soldi vanno su e giù e poi su e poi giù? O preferite chiudere gli occhi e pregare?

Forse, noi di Recce’d spiegheremo il grafico lunedì, oppure martedì, nella pagina TWIT-TWOO: nel frattempo … perché non chiedete al private banker che di mestiere fa il promotore, e si mette in tasca le retrocessione che ricava dagli acquisti che voi fate con i vostri soldi risparmiati?

Valter Buffo
La strategia di portafoglio: il resto del 2022 ed il 2023
 

Non c’è soltanto Powell, nell’orizzonte degli investitori: anzi, tutto il contrario.

Nel Post pubblicato ieri, abbiamo chiarito che non è arrivata alcuna novità, alcun cambiamento di scenario, alcuna innovazione della politica monetaria dal Simposio di Jackson Hole.

I portafogli modello e le raccomandazioni di carattere generale che Recce’d ha fornito, da una anno a questa parte, erano già tarate, alla perfezione, sulle affermazioni (constatazioni, più che altro) fatte dal Capo della Federal Reserve venerdì 26 agosto.

E tuttavia: rimane da verificare, sui mercati finanziari, la reazione di tutti quelli che, per mesi si sono cullati nella retorica e nel sogno. la retorica del “pivot” ed il sogno che “le cose si metteranno a posto da sole e senza sforzo”.

Powell afferma che non andranno così le cose.

Nell’articolo che per voi abbiamo tradotto, e che pubblichiamo in questo Post, leggete come le affermazioni di Powell si possono tradurre in indicazioni concrete per la gestione del portafoglio.

Naturalmente, le osservazioni di John Normand sono di carattere generale: potete contattarci attraverso il sito se cercate una analisi più specifica e indicazioni più specifiche e puntuali.

Vale la pena leggere il discorso più schietto di Powell per questi quattro passaggi * Per me, le sue osservazioni sono le più schiette di sempre come presidente della Fed e segnalano un consenso del FOMC che guiderà la politica e i mercati fino al 2023.

Questi sono i quattro passaggi chiave:

1) "Le mie osservazioni saranno più brevi... più focalizzate... e più dirette" (p. 1). Il preambolo è significativo perché #Powell vuole rimuovere qualsiasi ambiguità o speculazione sulla politica della Fed.

2) "Tassi più alti... porterà anche un po' di dolore alle famiglie e alle imprese" (p. 1). Questo linguaggio è simile a quello usato nella sua intervista a Marketplace di maggio, che era rivolta al grande pubblico. Tuttavia, mi sembra strano che la Fed parli di dolore quando prevede solo che il tasso di disoccupazione aumento dello 0,4% durante il rallentamento che stanno progettando. Forse il FOMC è riluttante a prevedere più di quel banale aumento, dal momento che è ben noto tra gli economisti che ogni aumento della disoccupazione dello 0,5% o più si è verificato solo durante una recessione.

3) "Il ripristino della stabilità dei prezzi richiederà probabilmente il mantenimento di una posizione restrittiva per qualche tempo. La documentazione storica mette fortemente in guardia contro l'allentamento prematuro della politica" (p.2). Queste due frasi sono il rifiuto più chiaro di una narrazione “pivot” che aveva animato i mercati da circa metà luglio a metà agosto.
Quindi, se la Fed rallenta il ritmo della stretta da 75 pb a 50 pb o 25 pb ad ogni riunione è un dibattito secondario. Il messaggio principale è che i tassi saliranno ulteriormente in territorio restrittivo e probabilmente non scenderanno nel 2023.

4) "Dobbiamo mantenerlo fino a quando il lavoro è finito" (p. 5). Si tratta di un rifiuto meno specifico della narrativa “pivot” (nessuna menzione dei livelli dei tassi o dei tempi), ma con lo stesso intento di condizionare i mercati per un periodo più lungo di politica restrittiva di quanto non si fosse riflesso nei prezzi cross-asset.

Nulla nel discorso di venerdì costituisce una notizia per chiunque abbia guardato le proiezioni della Fed (il cosiddetto “dot plot”) di giugno, ascoltato le risposte di domande e risposte di Powell dalla conferenza stampa di luglio o ascoltato i membri del FOMC che hanno parlato pubblicamente da luglio.

Ma quando il presidente affina il messaggio nel contesto di Titoli di Stato, obbligazioni corporate e azioni, mercati che in precedenza avevano ignorato quegli stessi segnali, è giusto ricavarne che la Fed intenda muovere le cosiddette “condizioni Finanziarie” in una direzione diversa.

Con tale intento della Fed, sembra eroico pensare che l'economia statunitense si espanderà nel 2023, o che azioni ed obbligazioni possano fare meglio che oscillare un intervallo irregolare per il resto di quest'anno.

Valter Buffo