E' solo un pugno: non è il KO

Ci insegna Mike Tyson che ognuno ha un piano, fino a che non prende un pugno in faccia.

Ognuno è un fenomeno, ognuno si sente un genio, fino a che … non lo è più.

Ognuno si sente un toro, quando scrive in chat agli amici “devi assolutamente investire in Borsa”, “Netfix è un guadagno assicurato”, oppure “il petrolio andrà a 200$ entro tre mesi”.

Poi poi poi.

Poi un venerdì sera si siede davanti al suo pc, come quel signore nell’immagine qui sotto, oppure sta sul divano con il tablet, oppure sta in auto con lo smartphone in mano, e si rende conto che qualcosa non funziona.

I dubbi e le paure spingono subito a cercare sul Web, ma le pagine di informazione e persino i siti per il trading-on-line hanno anche loro cambiato tono.

Soltanto in fondo, piccolo piccolo piccolo, c’è ancora scritto il famoso slogan dei venditori: “bisogna guardare al lungo termine”, come vedete sotto nell’immagine.

Questo non è sufficiente: non basta per calmare le ansie e le paure.

Ma come??? Andava tutto bene ancora a gennaio, eravamo tutti felici e tutti ricchi e non c’erano dubbi e non c’erano motivi di preoccupazione. Come dice uno spot televisivo “investire è facile, basta un minuto”, oppure come dice ancora un altro spot televisivo “facciamo social investing”, è facile quanto scrivere i commenti su Facebook o farsi nuove conoscenze su Tik Tok oppure vedere su You Tube il canale dei comici The Jackal (divertentissimi).

Oggi, dove è finita tutta quella sicurezza di tre mesi fa? E perché è finita?

Cerchiamo una spiegazione subito, immediatamente. Ma che sia diretta, semplice, facile e richieda poco tempo: ad esempio, come le righe colorate sui grafici.

Il fatto, è che leggendo questi grafici e questi numeri … nessuno capisce nulla, e soprattutto non si capisce che cosa si deve fare, per tornare tutti felici e tutti ricchi con il “social investing” la sera comodissimi sul divano di casa con il gatto che fa le fusa.

Non può essere finita così, non può: era bellissimo!

Facciamo partire almeno una petizione, una raccolta firme, una iniziativa su Facebook: “Ridateci TINA”.

Ma TINA se ne è andata: sarà forse fuggita con un nuovo amore?

E allora io mi rattristo, mi deprimo, e non mi sento più toro: non sono più Toro Scatenato, ma soltanto un toro sdraiato.

Mercati oggiValter Buffo
Il grande errore da evitare nella gestione di portafoglio oggi
 

Nella nostra nuova pagina che si chiama GESTIONE DI PORTAFOGLIO raccoglieremo una serie di contributi, sia di Recce’d sia di terze parti, in merito alle tecniche, ai criteri, ai metodi che rendono la gestione di portafoglio un esercizio organizzato e produttivo.

Per generare consistenti performances positive sempre tenendo sotto stretto controllo la volatilità (ovvero, l’ampiezza delle minusvalenze del proprio portafoglio considerato nel suo insieme, e non nelle singole posizioni) è indispensabile procedere sempre in modo sistematico, evitare di “andare a braccio” evitare di “basarsi sull’intuizione”, evitare di “affidarsi all’istinto. Noi ve lo possiamo dire, semplicemente perché noi di Recce’d lo abbiamo fatto, per tutti i nostri Clienti.

L’istinto ci vuole, nell’arte dell’investire così come è indispensabile (ad esempio) per guidare una vettura di Formula 1. Ma se mancano la tecnologia, se mancano gli ingegneri, in Formula 1 non solo non si vince, ma si rischia pure di andare a sbattere violentemente.

Faremo un concreto esempio, che riguarda l’attualità dei mercati finanziari. Che è da mettere in pratica oggi stesso.

Recce’d vi dice: oggi, evitate di andare dietro a consigli come quello che leggete qui sotto.

Chiariamo subito: in questo post, Recce’d NON vuole prendere posizione sull’azionario. Le nostre posizioni sull’azionario, per i nostri Clienti, per fortuna (loro e nostra) le abbiamo già prese mesi fa, e bene abbiamo fatto.

Il Post che state leggendo quindi NON riguarda l’azionario, l’andare LONG oppure SHORT. Il Post si concentra sul metodo.

Andare dietro ad indicazioni come quella che leggete qui sopra è sbagliato, perché se ci andate dietro significa che non avete capito PERCHE’ vengono scritte certe cose.

Non abbiamo chiaramente l’intenzione di incolpare in modo specifico gli amici della versione italiana di Invetsing.com (prima immagine) che sono invece più bravi e capaci di molti loro colleghi del comparto (il trading-on-line) e che pubblicano attraverso il loro sito semplicemente quello che viene scritto sulla stampa e sul Web dedicato alla Finanza ed ai Mercati in lingua inglese.

Il loro obbiettivo? E’ chiarissimo. Loro non scrivono certo per informare il lettore di come LORO investono il denaro. Loro scrivono per una ragione diversa: loro scrivono per dire a VOI dove investire il denaro.

Quando scrivono “il rialzo dei tassi sarà moderato” non hanno la più pallida idea di ciò di cui stanno scrivendo.

Lo scopo è un altro. E’ facile capire che, per loro, c’è una bella differenza se voi investite in azioni, in obbligazioni oppure in altri strumenti: le commissioni, che loro percepiscono, sono diverse.

Lo stesso accade nel caso del vostro family banker, del vostro personal banker, del vostro wealth manager: lui vi dice dove investire, ma non pensa al risultato di quell’investimento. Lui pensa al risultato suo e della sua Azienda, Rete,. Banca. Sono due conti economici ben distinti e molto spesso distanti.

Eccovi spiegato perché ogni giorno leggete, e leggerete sempre, che la cosa migliore da fare è “buy the dip”, comperare i ribassi di Borsa.

Ed ecco perché ogni giorno leggete e leggerete che “nel lungo termine in Borsa si guadagna sempre”.

Magari fosse vero …

Chiudiamo quindi tornando alla nostra nuova pagina del sito GESTIONE DI PORTAFOGLIO. Pubblicheremo note e analisi sui metodi e sulle tecniche, sulle domande che bisogna assolutamente farsi, e sugli errori da evitare.

Un dei quali, oggi molto importante, è evitare di seguire consigli che sono motivati, unicamente, dal conflitto di interesse che domina ancora oggi nell’industria del risparmio, in Italia e nel Mondo.

Non fatevi fregare così facilmente.

Mercati oggiValter Buffo
Che cosa fare ora che siamo in stagflazione
 

Abbiamo anticipato il tema “stagflazione” ai lettori del Blog già nell’agosto 2020, ovvero 20 mesi fa.

Da allora ad oggi, abbiamo trattato questo argomento con regolarità, anche qui nel Blog: ma soprattutto, e solo per i nostri Clienti, abbiamo fatto tutto ciò che era necessario per preparare i portafogli modello al momento nel quale la stagflazione sarebbe diventata lo scenario dominante.

Quel momento è oggi.

Oggi, ve ne parlano tutti: il private banker, il wealth manager, il family banker, e persino quel robot che pretende di essere “advisor. Ve ne scrivono sul PLUS di Sole 24 ore, sul Corriere Economia, sui siti web (persino i siti per il trading-online!!!).

Il tema oggi “tira”, oggi “fa scattare i click”, un po’ come fino a sei mesi fa faceva Elon Musk.

Noi ci rendiamo conto che ne parlano e ne scrivono, per la grandissima maggior parte, individui che si muovono a tentoni su questo terreno, che non dispongono delle conoscenze necessarie, che si affidano all’intuizione, che puntano sul “click” e sul creare impatto emotivo.

Come sempre, vogliamo aiutare il nostro lettore, e portarlo fuori da questa “nebbia mediatica”: portare in condizioni di sicurezza lui, ed il suo patrimonio.

Per questa ragione, abbiamo fatto una attenta ed accurata selezione, e qui sotto per voi riportiamo un intero articolo del Financial Times, che ci informa che la stagflazione è già qui. E’ già arrivata.

L’articolo vi è utile perché invece di limitarsi alle chiacchiere generiche dei promotori finanziari, dei quotidiani, e della TV, vi offre qualche punto di riferimento più specifico, più concreto, e quindi più affidabile. Perché basato su una precisa metodologia (invece che sulle semplici chiacchiere che ascoltate ogni giorno).

E voi, amici lettori, avete idea di come si gestisce il vostro portafoglio in titoli, in una fase di stagflazione? sapete che cosa fare? Che cosa vi ha detto il wealth manager, il private banker, il family banker, e che cosa dice adesso il robot? Di chi vi fidate, amici lettodi: di che gente vi fidate?

Se volete un confronto con Recce’d, saremo felici di parlare con voi: contattateci attraverso il sito.


The twin perils of slowing growth and high inflation, or stagflation, will hit the global economy this year as Russia’s war against Ukraine exacerbates a slowdown in the recovery from the coronavirus pandemic, according to Financial Times research.

Mounting price pressures, slipping output expansion and sagging confidence will all pose a drag for most countries, according to the latest Brookings-FT tracking index. As a result, policymakers will be left with “grim quandaries”, said Eswar Prasad, senior fellow at the Brookings Institution.

The IMF is this week expected to downgrade its forecasts for most countries as finance ministers and central bankers convene at the spring meetings of the fund and the World Bank to discuss how to respond to the darkening economic outlook. Policymakers must work out how to address rapidly rising prices and the dangers of raising interest rates when debt levels are already high. Kristalina Georgieva, IMF managing director, on Thursday called the war in Ukraine a “massive setback” for the global economy.

Prasad said there was a risk that 2022 could become “a fraught period of geopolitical realignments, persistent supply disruptions and financial market volatility, all against the background of surging inflationary pressures and limited room for policy manoeuvre”.

The Brookings-FT Tracking Index for the Global Economic Recovery (Tiger) compares indicators of real activity, financial markets and confidence with their historical averages, both for the global economy and individual countries, capturing the extent to which data in the current period is better or worse than normal. In the twice-yearly series, the composite index shows a marked loss of growth momentum since late 2021 in advanced and emerging economies, with confidence levels also dropping from their peaks and financial market performance taking a dip more recently.

Each of the world’s three big economic blocs faces considerable difficulties, Prasad said. While spending remains strong in the US and the labour market has returned to pre-pandemic conditions, inflation poses severe difficulties for the Federal Reserve’s mandate of price stability. The pace of price growth surged to a 40-year high of 8.5 per cent in March. “The Fed is at real risk of losing control of the inflation narrative and could be forced to tighten even more aggressively than it has signalled, raising the risk of a marked slowdown in growth in 2023,” Prasad said.

China’s problems stem from its desire to stick with its zero-Covid strategy after a surge in cases of the more infectious Omicron coronavirus variant. Lockdowns, such as the severe restrictions in Shanghai, threaten consumer spending, investment and production, while the potential to ease monetary policy again will amplify longer-term risks to financial stability. China is set to report first-quarter gross domestic product figures on Monday and they are widely expected to show that Beijing faces a tough challenge in meeting its 5.5 per cent growth target over the course of this year.

For Europe, most exposed to the Ukraine conflict and struggling to reduce reliance on Russian energy imports, confidence levels have declined sharply. Prasad said there were no easy policy solutions and willingness to act appeared in short supply. “Keeping the global economy on a reasonable growth track will require concerted actions to fix the root problems, including measures to limit pandemic-induced disruptions, steps to tamp down geopolitical tensions and targeted measures such as infrastructure spending to boost long-term productivity rather than just fortify short-term demand,” he said.

Valter Buffo
Oggi tutti attaccano la Fed (con 20 mesi di ritardo)
 

Oggi leggete sul settimanale The Economist (immagine sopra) che “la Fed ha fallito ed è stata umiliata”.

Le medesime cose, noi di Recce’d le abbiamo elaborate, e poi scritte, e poi pubblicate, nell’agosto del 2020, ovvero 20 mesi fa.

E poi, nuovamente, le abbiamo approfondite sempre nel 2020, ma in ottobre e novembre. 18 mesi fa.

Questo tipo di competenza è ciò che vi serve, è ciò che è essenziale per la gestione di portafoglio: per gestire i vostri investimenti in modo consapevole ed ottenere una performance positiva, mantenendo però anche il controllo dei vostri rischi.

E non ci vuole un attimo, come dice la pubblicità in TV. Ci vuole tempo, competenza, attenzione ed intelligenza. Come viene dettagliato nella nostra pagina dedicata alla GESTIONE DI PORTAFOGLIO.

I dati PRESENTI E PASSATI dicono che noi di Recce’d lo sappiamo fare, mentre molti altri non lo sanno fare.

In questo Post vogliamo portare all’attenzione del nostro lettore un dato di fatto recentissimo, e di grande rilevanza: in poche settimane, si è formato un “partito della recessione”.

Oggi, scrivere e parlare di “boom economico” … fa sfigato, non è più popolare come sei mesi fa.

Sei mesi fa l’ottimismo era obbligatorio. Se mesi fa, chi non cavalcava l’onda dell’entusiasmo era definito un “contrarian”, o anche uno jettatore, oppure persino lo scemo del villaggio, quello che non riusciva a vedere che “è insensato in un momento come questo, stare fuori dall’azionario”. Ve lo ricordate, vero?

A poche settimane di distanza, abbiamo registrato la comparsa di un atteggiamento altrettanto ottuso, altrettanto semplicistico, altrettanto (permettetecelo) stupido: ma di orientamento opposto. Adesso chi vuole “fare il fenomeno” parla dei “rischi di recessione”. Senza capirci nulla, proprio come sei mesi fa con il “boom economico”.

Noi in Recce’d, come più e più volte abbiamo spiegato, non siamo mai pessimisti e mai ottimisti: non riusciamo, neppure, a capire che cosa significano queste due espressioni, nel mondo degli investimenti.

La realtà, è una sola: ed i mercati finanziari vanno, inevitabilmente, appresso alla realtà.

Non esistono due realtà parallele: quelle, esistono solo nei telefilm. La realtà è una sola: chi la vede nel modo giusto, e con il giusto anticipo, vince, tuti gli altri perdono (i loro soldi, e la loro serenità).

Noi di Recce’d, dal 2007 ad oggi, la abbiamo sempre vista gusta: e questo significa una cosa sola, ovvero che sappiamo fare il nostro mestiere, quello per il quale i nostri Clienti ci riconoscono le commissioni.

Per i nostri lettori, noi utilizziamo questo Post per ricordare che, per un investitore, il pessimismo di maniera, quello semplicistico e retorico, è altrettanto dannoso dell’ottimismo di maniera, quello stupidissimo del 2021 e quello meno esagerato che abbiamo visto dal 2017 al 2019.

Per questo, il nostro suggerimento per i lettori è: tenete alta l’attenzione e usate il senso critico, non seguite mai gli slogan dei media, non seguiteli se sono troppo ottimistici e neppure quando invece sono tutti, e tutti insieme, orientati al pessimismo.

Ragionate, e ragionate bene, ma solo sui fatti.

Un articolo come quello del Wall Street Journal pubblicato pochi giorni fa, e che leggete qui sotto, per che cosa vi è utile? Di che cosa ci informa, tutti quanti?

La risposta più immediata è: “del rischio di recessione”. Ed invece no: ci informa di un’altra cosa: ovvero che il mondo dei media ha mollato al suo destino la Banca Centrale, ne prende le distanze, scende dalla nave prima che sia troppo tardi.

Dopo avere, in modo ottuso ed anche stupido, esaltato le Banche Centrali per un decennio, e strillato la loro grandezza negli ultimi due anni, è arrivato il momento di rivoltare la giacchetta, come fanno tutti quelli che hanno qualche cosa da nascondere.

E’ su questo, che Recce’d vi suggerisce di riflettere a lungo, prima di riprendere in mano il vostro portafoglio titoli, e modificarlo come serve.

Ai suoi lettori, Recce’d raccomanda di leggere con massima attenzione tutto l’articolo, di esaminare i grafici, e poi di rileggere due o tre volte le parole di John Taylor, che sono illustrate anche da un nostro grafico da Bloomberg. Da questa parole, potete capire a che cosa i mercati vanno incontro nell’aprile del 2022.

By Jon Hilsenrath and Nick Timiraos

April 18, 2022 11:07 am ET

The Federal Reserve is setting out to do something it has never accomplished before: reduce inflation a lot without significantly raising unemployment.

Central bank officials think it is possible with calibrated interest-rate increases that slow booming demand just enough to take steam out of an overheated economy. But even one of the Fed’s closest allies, U.S. Treasury Secretary Janet Yellen, sees the risk of failure. “It will require skill and also good luck,” the former Fed chair said in public comments in Washington last week.

During the past 80 years, the Fed has never lowered inflation as much as it is setting out to do now—by 4 percentage points—without causing recession. In this case, the central bank will need a number of factors out of its control to break its way.

Still, Fed officials can find reason for both optimism and caution from history. In seven different episodes during the past 80 years, inflation has fallen as much as the Fed bank wants it to drop now, with varying outcomes. The episodes suggest that the desired scenario is theoretically possible though the risk of failure is high, especially because the bank is chasing inflation that already exists, rather than addressing the problem before it arises as it did in some earlier episodes.

If the Fed is to land the plane safely, the labor market will be key. Typically during a recession joblessness rises sharply. At 3.6% the unemployment rate is now exceptionally low and demand for workers is so intense that companies have listed millions of unfilled job openings.

Fed officials say they can curb that demand, causing employers to eliminate vacancies without laying off existing workers, and tamp down inflation without a recession—what economists would refer to as a “soft landing.”

“No one expects that bringing about a soft landing will be straightforward in the current context—very little is straightforward in the current context,” Fed Chairman Jerome Powell said last month. The central bank, he added, faces a “challenging task.”

Landing Scenarios

During the early 1980s, the U.S. experienced a classic hard landing as economists dub it—falling into a deep recession with double-digit unemployment after the Fed pushed its benchmark interest rate to nearly 20% to tame stubbornly high inflation that had been rising for more than a decade.

The U.S. had less severe, but bumpy landings during the 1950s, characterized by short-lived inflation spikes and recessions. During that period, the unemployment rate rarely got very high even when economic output contracted.

The 1970s delivered aborted landings, when inflation fell and then lurched higher, beset by outside shocks such as OPEC oil embargoes and policy missteps including a central bank that hesitated to raise interest rates aggressively.

The U.S. has had soft landings, too, most recently in 1994. Fed Chairman Alan Greenspan sharply raised rates to 6% in February 1995 from 3% one year earlier, and the unemployment rate kept going down. Unlike 1994, however, the Fed today is trying to reduce inflation that is already too high rather than prevent it from rising, as Mr. Greenspan did back then.

Fed officials have indicated that while they seek a soft landing, they will raise interest rates as much as necessary to lower inflation, even if that results in a downturn.

“My framework for thinking about the Fed right now is, 1994 is the goal, but they are not necessarily petrified of 1980 anymore, or at least not even close to as scared of 1980 as I thought they would have been,” said Jon Turek, founder of policy research firm JST Advisors.

The Fed’s hope

Even before Moscow’s invasion of Ukraine in February, Mr. Powell was laying the groundwork for a more aggressive series of rate increases driven by concerns that labor markets were overheating. The war and new Covid-19 lockdowns in China, which have boosted prices while further disrupting supply chains, have made life harder for the Fed.

Consumer prices rose 6.4% in February from a year earlier, according to the Fed’s preferred gauge, the Commerce Department’s personal-consumption expenditures price index. Core prices, which exclude volatile food and energy price swings, climbed 5.4%. Those readings were the highest in around four decades.

Demand was stoked by low interest rates and $6.4 trillion of government borrowing and spending since Covid struck. Businesses and households spent money faster than a pandemic-strained economy could deliver goods and services, then prices soared.

“We really poured things on in terms of expansionary policy, with good intentions but predictable effects,” said Robert Hall, a Stanford University professor who runs the National Bureau of Economic Research’s committee that dates the beginnings and ends of expansions.

The Fed lifted rates from near zero last month by a quarter percentage point and penciled in a series of rises this year and next. Interest-rate increases are meant to slow demand by restraining consumer and business borrowing.

In the scenario Fed officials mapped out, their benchmark interest rate will rise to around 2.75% by the end of next year, just above estimates of a rate that neither spurs nor slows growth.

They project inflation will drop to slightly above 2% by 2024, a rare 4-percentage-point decline in less than three years. They see economic output growing at a rate between 2% and 3% while unemployment holds below 4%.

“That scenario seems unlikely to me,” said Ellen Meade, who retired from the Fed last August as a senior policy adviser. “The probability of doing this without a hard landing has gone down.”

John Taylor, an economist at Stanford University who is the author of an influential policy-setting rule of thumb called the “Taylor rule,” says his formula calls for the Fed to set interest rates at 5% right now. Because the Fed is unlikely to lift rates so dramatically in one year, he said officials instead ought to raise rates to 3% by December and signal more increases after that unless inflation comes down.

“This is not the only time in history that they’ve been behind, but they are strikingly behind,” said Mr. Taylor. “They need to catch up and do it in a systematic and understandable way.”

Fixing imbalances

The Fed’s success will depend on several factors outside its control. Those include whether global energy supplies recover from the shock of Russia’s invasion of Ukraine, reducing energy prices; whether sidelined U.S. workers rejoin the labor force, easing the labor shortage and wage pressures; whether Chinese plants reopen in the face of more Covid-19 lockdowns, clearing supply bottlenecks; and whether Covid itself recedes for good in the U.S., ending other pandemic-related economic disruptions such as business closures.

The Fed’s job will be easier if these supply constraints ease. If they don’t, the central bank will need to push rates higher to squeeze demand, with a risk of more damage to the economy.

A great deal boils down to the job market.

In February, U.S. companies listed 11.3 million unfilled job openings, four million more than before the pandemic, which even then was a record. Those openings mean firms are competing for scarce workers by bidding up wages, which pressures them to raise prices to keep profits strong.

Some of this gap was driven by a dearth of workers. The U.S. labor-force participation rate, at 62.4% in March, was still a percentage point below prepandemic levels, meaning fewer workers are looking for jobs.

The mismatch was also caused by demand-driven hiring by employers. As of February, the combination of unfilled and filled jobs has exceeded the total number of workers by the largest margin since World War II, according to an analysis by Goldman Sachs.

Goldman analysts estimate the Fed can achieve its goal of bringing down inflation and slowing upward wage pressures by reducing job openings by about 2.5 million.

Monthly job openings

Source: Labor Department

If workforce participation rates return to prepandemic levels, that would add around one million workers, Goldman estimates, making the Fed’s job of easing supply-and-demand imbalances in the labor market somewhat easier.

In recent weeks, Fed officials have zeroed in on this logic.

“There is plenty of room for businesses to reduce the number of job openings,” said Lael Brainard, a Fed governor awaiting Senate confirmation to become Fed vice chairwoman, in an interview with The Wall Street Journal last week. “I see that as being consistent both in bringing inflation down and sustaining the recovery.”

A view from Gilbert

Tad Peelen, co-owner of a restaurant group in Gilbert, Ariz., sees the complexity of these supply and demand mismatches up close. For months he has been struggling to source supplies, such as plastic-foam cups, and couldn’t get them through normal supplier channels. For a while he thought the problem was production disruptions related to Covid. But he thinks the issue has morphed in the past 12 months. Now he thinks many suppliers are simply sold out because there are so many competitors opening around him.

His problem isn’t limited to serving cups.

“We had all come to the assumption there were fewer employees out there for us to choose from, but the pool of employees ready to go to work in restaurants is the same size or larger than before Covid,” he said. “The reason we are struggling so much is because so many restaurants are opening. It has started to make sense to me.”

He said he would welcome a modest slowdown, which could be a chance for him to give his workers a break and also might slow cost increases for supplies.

Parallels to the 1950s

Mr. Hall’s research has found that unemployment followed predictable patterns during and after recessions for several decades—sharp increases in the jobless rate during recession and then slow, steady declines during expansions, a pattern that held from the 1960s right up to 2020.

The pandemic scrambled those patterns, with the slow decline scenario being replaced by astonishingly fast descent. The unemployment rate swung during the pandemic from 3.5% in February 2020 to nearly 15% two months later and then back down, to 3.6% in March.

He said the lurching patterns he sees in unemployment today look more like they did in the 1950s, when he says there was “higher volatility of everything.”

The U.S. bears another economic resemblance to the 1940s and 1950s, which produced bumpy landings; like then, it is going through a cycle of lurching fiscal policy.

Between 2020 and 2021, federal spending rose from 21% of gross domestic product to 31% of gross domestic product, and is projected by the White House Office of Management and Budget to return to 24% of GDP in 2022 and less than 23% of GDP in 2023. These are the largest swings in federal spending since World War II, an era when the Fed also kept interest rates low to support a post-Depression economy and the war effort.

Compared with today, the unemployment rate was less volatile during the 1950s as the Fed worked to stabilize inflation. It averaged 4.5% and exceeded 7% for only two months during the whole decade.

Ms. Brainard said waning fiscal stimulus would help to restrain demand this time around, too.

There is another parallel that gives some hope the Fed can pull off its task without sending joblessness much higher: Japan. By one rule of thumb Japan has experienced seven recessions since the mid-1990s and its unemployment rate never got much over 5%. Its aging workforce meant that even when economic output contracted, it didn’t have an abundance of people who wanted work and couldn’t find it.

For now, Fed officials are in agreement they should seek to raise rates quickly to a level that no longer provides stimulus. They have signaled they are likely to approve a half-percentage-point increase at their meeting next month, and possibly again in June. The Fed hasn’t raised rates in such a large increment since 2000.

Write to Jon Hilsenrath at jon.hilsenrath@wsj.com and Nick Timiraos at nick.timiraos@wsj.com

Valter Buffo
Le tante cose che a noi non piacciono di questa guerra
 
 

Sopra vedete:

  1. a sinistra, una GIF ricavata dalla celebre serie comica “Seinfeld” ricavata da una puntata dove si citava l’Ucraina

  2. a destra, un grafico che racconta il cambio del rublo contro dollaro USA (in giallo)

Non è facile sorridere in momenti nei quali si sta svolgendo a una modesta distanza da casa propria, una tragedia immane.

Al tempo stesso, la lucidità e la chiarezza di idee vanno preservate sempre, anche nei momenti più bui.

A noi la guerra fa orrore e suscita repulsione: siamo contrari ad ogni guerra, in ogni parte del Mondo.

Allo stesso tempo, a noi risulta faticoso limitarci a reagire con la (seppure giustificata) emozione alle immagini TV degli orrori. Il nostro cervello a noi impone di andare oltre e continuare a ragionare.

Da questo punto di vista, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia non ci piace, e non ci piace per più di una ragione.

Non ci piace perché è una guerra. Non ci piace vedere in TV le devastazioni e gli orrori. Ma, altrettanto, a noi non piace la sensazione, sgradevolissima, che qualche cosa nella realtà dei fatti non coincida con tutto quello che vediamo ed ascoltiamo, in TV e sui quotidiani.

Come succede per il cambio del rublo, sopra a destra, un tema a cui abbiamo già dedicato un Blog recente.

E come succede per l’immagine che segue, con la dichiarazione del Governo turco: dichiarazione che ci mette a disagio, perché … non riusciamo a convincerci che quello che ha detto il Governo turco sia del tutto inventato.

Nella nostra vita privata, come tutti hanno fatto, anche noi di Recce’d abbiamo discusso per ore, per giorni, la vicenda.

Qui, nel nostro Blog, noi di Recce’d ci limitiamo ad analizzarne soltanto una piccola parte, che è quella che tocca la nostra professione, ovvero la parte economica e finanziaria.

Per cercare di capire qualche cosa di più, di capire meglio, e di capire il rublo, i tassi di interesse, e tutto il resto, noi riteniamo che sia utile, sia per noi, sia per i lettori, ascoltare, e poi analizzare, anche quello che dice l’altra parte: non quello che dice l’Occidente dell’economia e della finanza in Russia, bensì ciò che dice la Russia della propria economia e della propria finanza.

Ovviamente, affrontando queste affermazioni con il dovuto senso critico.

Come noi facciamo, peraltro, sempre: e non di certo soltanto quando ci parla la Russia.

L’articolo che segue, di La Repubblica (Gruppo GEDI) ci riporta alcune parole del Governatore della Banca Centrale russa.

Ci trovate un po’ di numeri, sia in merito alla crescita del PIL sia in merito all’inflazione ed alle scorte di valuta, insieme con altri commenti sulle forniture, le scorte, la necessità di adattarsi.

Temi sui quali noi abbiamo deciso di non aggiungere commenti: suggeriamo ai lettori di farsi, da soli, una propria opinione.

Abbiamo evidenziato anche una frase di Putin: frase che (piaccia oppure non piaccia Putin) racconta una cosa vera, racconta la realtà. Recce’d riceve, quasi ogni giorno, informazioni di prima mano e non di fonte ufficiale, e almeno finoa d oggi a Mosca non si è registrato alcun “crollo dell’economia”.

A noi risulta davvero difficile, molto difficile, capire la ragione per la quale la stampa e la TV in Occidente non hanno dedicato, a questo argomento, lo spazio che sarebbe stato necessario, per capire che cosa non è andato secondo le previsioni.

L’esercito russo si è fermato a Kiev. Ma le sanzioni sembrano essersi anche loro fermate, e ben prima del Volga.

MILANO - La governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, ammette che la Russia deve affrontare "nel secondo trimestre e nell'inizio del terzo", "cambiamenti strutturali della sua economia" a seguito delle sanzioni imposte dopo il conflitto in Ucraina, cambiando il suo "modello di business". Ma subito arrivano le dichiarazioni del leader, Vladimir Putin, a minimizzare la sofferenza economica di Mosca: il "tentato blitzkrieg economico dell'Occidente contro la Russia è fallito, gli stessi iniziatori delle sanzioni sono stati danneggiati", ha detto il presidente.

"Il calcolo doveva minare rapidamente la situazione finanziaria ed economica del nostro Paese, provocare il panico nei mercati, il crollo del sistema bancario, una carenza su larga scala di merci nei negozi", ha dichiarato Putin. Che ha poi aggiunto: "Possiamo già affermare con sicurezza che una tale politica nei confronti della Russia è fallita, la strategia della guerra lampo economica è fallita". Ed ha anzi ribaltato la prospettiva quando ha sostenuto che le sanzioni occidentali hanno portato al deterioramento dell'economia dell'Occidente stesso: "La Russia ha resistito a una pressione senza precedenti provocata dalle sanzioni. Il tentativo occidentale di far collassare il sistema bancario russo con le sanzioni non è riuscito", ha detto Putin.

Toni diversi dalla governatrice, che secondo le ricostruzioni avrebbe provato a dimettersi con l'invasione dello scorso 24 febbraio. Nabiullina ha parlato - come riportano la Bloomberg e la Tass - alla Duma, la camera bassa del Parlamento russo. Lì ha spiegato che le sanzioni imposte dopo il conflitto in Ucraina "hanno colpito in un primo momento il mercato finanziario, anche se ora avranno un impatto più forte sull'economia" russa.

Secondo le recenti stime della Banca mondiale, l'economia russa dovrebbe andare incontro a una recessione che porterà il Pil a cadere di oltre l'11% nel corso di quest'anno. Per l'Ucraina, il prezzo da pagare all'invasione sarà un quasi dimezzamento del Prodotto interno lordo, visto in calo del 45% nel 2022. Numeri sui quali, per ovvie ragioni, aleggia il massimo dell'incertezza.

Nabiullina ha ricordato che "il periodo in cui l'economia possa vivere sulle scorte è limitato". La sua istituzione ha subito il congelamento di circa 300 su 640 miliardi di dollari di riserve, tra valuta estera e oro. La governatrice ha sottolineato come la banca centrale non "proverà ad abbassare l'inflazione a ogni costo perchè questo limiterebbe l'adattamento dell'economia" alla nuova situazione caratterizzata dalle sanzioni. Secondo Putin, la situazione economica in Russia "si sta stabilizzando", così come l'inflazione, con il rublo che torna ai livelli di prima dell'inizio della guerra in Ucraina.

Nel suo discorso più significativo dall'avvio della "operazione militare speciale", come Mosca chiama la guerra, Nabiullina ha detto che ci vorrà fino al 2024 per riportare l'inflazione al suo obiettivo del 4 per cento. Nel mese di marzo, la rilevazione della corsa dei prezzi si è attestata al 17 per cento. E già nel secondo e terzo trimestre entreremo in un periodo di trasformazione strutturale e di "ricerca di nuovi modelli di business".

"I problemi principali saranno associati con le restrizioni sulle importazioni e la logistica del commercio estero, e in futuro per le esportazioni", ha spiegato aggiungendo che le aziende russe dovranno adattarsi. "I produttori russi dovranno cercare nuovi partner, logistica, o passare alla produzione di prodotti delle generazioni precedenti", ha detto. Gli esportatori avranno bisogno di cercare nuovi partner e accordi logistici e "tutto questo richiederà del tempo", ha aggiunto Nabiullina, che ha delineato diverse misure per aiutare l'economia ad adattarsi.

La banca centrale russa ha più che raddoppiato il suo tasso di interesse chiave al 20% - quattro giorni dopo l'invasione, quando le sanzioni internazionali hanno colpito - ma poi lo ha tagliato questo mese al 17%, l'8 aprile scorso, segnalando un ambiente economico difficile e un rallentamento dell'inflazione. Nel suo discorso ha messo sul tavolo la possibilità di ulteriori tagli in modo da "creare le condizioni per aumentare la disponibilità di credito per l'economia". E ha anche aperto alla revisione del meccanismo che prevede l'obbligo per gli esportatori (come Gazprom o Rosneft) di cedere l'80% dei ricavi in valuta estera sul mercato, in modo da sostenere il rublo.

Putin ha invece spinto sulla autarchia monetaria, raccomandando di "accelerare" il passaggio dal dollaro "al rublo e ad altre monete nazionali" nelle transazioni internazionali della Russia.

Valter Buffo