Dopo Ferragosto 2019: come difendersi dalle banche di investimento
 

Volete evitare di essere trascinati a valle da un’industria in declino? Bene: allontanatevi dalle banche globali di investimento.

La notizia di questo declino noi la abbiamo data, ai nostri Clienti, più volte negli ultimi dieci anni. In questi dieci anni, i dati che hanno confermato le nostre affermazioni sono stati moltissimi: a partire proprio dai loro dati di bilancio. Dopo avere ricevuto aiuti e regali come mai nessun altro settore nella storia economica moderna, queste “grandi banche globali” nel 2019 devono riconoscere pubblicamente il fallimento dei loro modelli di business.

E la notizia (udite udite!) è arrivata adesso anche sulla prima pagina dei quotidiani italiani.

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Che (ahi ahi) non potranno più scrivere quegli articoli glorificanti, nei quali si racconta al Cliente che le cose andranno in un certo modo perché “lo ha detto Goldman Sachs” (potete metterci voi un’altro dei nomi che tutti conoscono: non cambierebbe nulla).

Perché succede questo? Perché quel modello di business semplicemente non funzionava. Dominare i mercati finanziari, imbrigliandoli ed indirizzandoli dove fa comodo, non riesce neppure quando la Federal Reserve, o la BCE, ti regala milioni di miliardi.

Perché tanto poi arriva sempre l’economia, quella reale, a spezzare i sogni dei “Masters of the Universe”: e con quella, i nostri Masters da sempre ci pigliano poco. Molto poco. Pochissimo.


Mercati oggiValter Buffo
Dopo Ferragosto 2019: come difendersi dal Trump 2.0
 

Trump due punto zero. Perché Trump, quello delle Elezioni, quello che avete visto ed ascoltato fino a qualche mese fa, è un uomo del passsato, sparito, finito.

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Il parere non è soltanto nostro: ormai ogni giorno, nel confronto con i nostri corrispondenti dalle piazze di New York, Londra e altre sedi del mercato finanziario internazionale, raccogliamo parere unanimi a questo proposito.

Da qualche mese, quel Trump sicuro di sé, e forse arrogante, e persino sbruffone, che avrebbe risolto con pochi gesti anche i più grandi problemi, si è trasformato in un piagnucolone che chiede ogni giorno alla mamma Fed di tagliare i tassi, in un esitante fanciullo che allunga la mano verso la Cina, poi la ritira, poi però ha paura e la allunga nuovamente, in un indeciso ragazzino che esita quando si tratta di dichiarare i propri sentimenti, che in questo caso non sono per la compagna di banco bensì verso un paffuto dittatore coreano.

Questo è il Trump che si presenterà al giudizio degli Elettori americani nel 2020: e potete essere certi che non arriverà a quella scadenza in simili condizioni. Potete essere certi che inventerà, che tenterà, che rischierà, che azzarderà.

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Il risk management, nei portafogli, è una attività dedicata proprio a questo tipo di problemi: i metodi di simulazione con modelli probabilistici, che Recce’d impiega per valutare scenari alternativi, ci aiutano a gestire non tanto i “known unknowns” (quello lo sanno fare più o meno tutti) bensì i cosiddetti “unknown unknowns”, che in italiano significa le variabili che non si conoscono. Quello è rischio: il resto, è semplice incertezza.

Questo rischio non può né mai potrà essere rappresentato con schemi semplici (che adesso poi fanno anche un po’ ridere) come la varianza storica. I ribassi potenziali, nel vostro attuale portafoglio, li dovete valutare alla luce dei tanti “unknown unknowns” che i mercati dovranno, inevitabilmente, affrontare nei prossimi mesi. Donald J. Trump è uno dei più grandi, anche se non è certo l’unico.

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Mercati oggiValter Buffo
Dopo Ferragosto 2019: come difendersi dalla Federal Reserve
 

Non è Recce’d a dirvelo: lo dicono i mercati.

La decisione della Federal Reserve di tagliare il costo del denaro ha aperto una fase di panico in tutti i comparti del mercato finanziario internazionale.

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E il PROSSIMO taglio dei tassi potrebbe fare aumentare la tensione ed il panico.

Che cosa si deve fare, dunque, dei propri investimenti, quando l’investitore è costretto a DIFENDERSI dalla Federal Reserve e dalla BCE?

Noi di Recce’d abbiamod eciso di non partecipare al bla-bla montante: ognuno, ed il suo cane, ha scritto negli ultimi mesi di ciò che la Fed dovrebbe fare, non dovrebbe fare, delle conseguenze positive e di quelle negative.

Il tema risulta, ai più, un tema facile, di cui “tutti possono scrivere e parlare”: tutto al contrario, si tratta di un tema della massima complessità, e proprio per questo non adatto al bla-bla dei dibattiti mediatici.

Ma è stata la stessa Fed ad incamminarsi su questa strada, pericolosissima, degli eccessi di comunicazione, e delle reazioni affrettate ai movimenti dei mercati finanziari.

Il tema dovrebbe invece essere trattato con strumenti di analisi adeguati, e con metodo anziché con gli affanni della politica. Un esempio a nostro giudizio ci è fornito dall’articolo che trovate a questo link, articolo che richiede un po’ di attenzione, concentrazione ed anche fatica, ma che può davvero fornire a chi lo legge utili strumento di valutazione, ed aiutare il lettore a capire perché la mossa della Fed non ha ridotto ed anzi ha aumentato la volatilità dei mercati finanziari.

E capire come ci si difende dalla Federal Reserve.

Mercati oggiValter Buffo
Dopo la festa in spiaggia: barcollando nel buio, come ubriachi
 

Stanno piano piano arrivando tutti.

L’atteggiamento è tipico, e lo conosciamo bene. Ci sono numerose banche globali di investimento (tutte?) che oggi passano il tempo ad inseguire i mercati. Quelli che negli Anni Novanta si auto-definirono Masters of The Universe oggi passano le giornate a cercare di cogliere dove va il vento.

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Anni ed anni fa, i grandi nomi internazionali, dall’americana Goldman alla tedesca Deutsche, passando per la svizzera UBS alla giapponese Nomura, per tornare alle americane JP Morgan, Merrill Lynch e Morgan Stanley e poi finire con la britannica Barclays e la francese BNP Paribas (più qualche altra, che tutti conoscete) facevano business vendendo ai Clienti una pretesa capacità di orientare e guidare il mercato.

Quella pretesa oggi non esiste più: non può più esistere, perché è evidente a tutti, e documento dai fatti, che queste persone non guidano nulla, non orientano nessuno, e quindi non sono in grado di anticipare nulla.

Molti dei nomi citati, poi, oggi esistono ancora soltanto per una ragione: perché la Federal Reserve, o la BCE o la BoJ, hanno regalato loro dei soldi. Moltissimi soldi. Salvandole coi soldi creati dal nulla da un fallimento che era altrimenti non evitabile.

Detto questo, resta il fatto che la “ricerca” di queste banche funziona ancora sia come strumento di marketing (“se ne parla e fa parlare”) sia come strumento di pressione sui media: la stampa, anche in Italia, offre regolarmente spazio a questa sorta di “ricerca”, al solo scopo di potere approfittare di grafici a colori, grafici che nella maggior parte dei casi NON sono stati compresi dal giornalista che NON sarebbe in grado di riprodurli, NON disponendo delle necessarie competenze professionali.

Dove sta il problema? Sta che per scrivere questa pretesa “ricerca”, le banche globali di investimento qualche cosa la devono pur scrivere. E come si fa, visto che la credibilità oggi sta vicino a zero, e le competenze (che pure ci sarebbero) non si sa più in che modo impiegarle, per un deficit di metodo?

Semplice: si tenta di indovinarla, di azzeccarla, si butta lì. Non esiste più una linea, una impostazione, un metodo: si cerca banalmente di indovinare dove staranno i mercati tra 30 o 60 giorni, e da quello si parte per scrivere questa falsa “ricerca”.

Ve lo dimostrano anche i fatti che tutti vedete oggi: le banche che abbiamo citato più un alto adesso sono tutte “prudenti”, “caute”, ed utilizzano termini come “tsunami” e “crollo”. E ovviamente anche “Lehman”. Tutti a marcia indietro, sempre tutti allineati. E mi raccomando: senza mai neppur tentare di spiegare perché sei mesi fa la si vedeva in un modo, e adesso tutti la vedono nel modo diametralmente opposto.

Proprio come accade per il settore dell’informazione e per i quotidiani, anche qui ormai il punto non è lavorare sui fatti: il punto è cercare di prendere più click, dicendo quello che il vento porta.

Peccato che qui, a differenza che nel caso dei media dell’informazione, ci sono i vostri e i nostri soldi in ballo.

Amici lettori, ma che ve ne fate di gente del genere? Non sprecate il vostro tempo, non leggete quelle cose, rivolgetevi a qualcuno che non sta al vento come le banderuole: andate a rileggere ciò che noi vi scrivevamo sei e dodici mesi fa, vi sarà più utile che leggere certe sciocchezze.

Mercati oggiValter Buffo
L'Italia: un mondo a parte
 

Cosa ci colpisce, della recente evoluzione della vita politica in Italia? Che nel momento in cui il Mondo intero trema per la tensione tra le due più grandi potenze militari ed economiche, in Italia si apre la crisi di Governo.

Potrebbe quindi succedere che l’Italia si ritrova senza un Governo con pieni poteri a fronteggiare una grave crisi economica internazionale.

Si dovrebbero tenere riunioni di emergenza sulla finanza pubblica e per contrastare la recessione in atto: ma nei dibattiti della televisione sentiamo però parlare solo di decreto sicurezza e si riforma della giustizia. Due temi, sia chiaro, di una enorme rilevanza: ma da trattare in un contesto di stabilità, e non se si cammina sull’orlo di un vero precipizio.

Francamente: non riusciamo a capire né a seguire. Per noi, è come ascoltare dibattiti in una lingua straniera.

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Una seconda considerazione merita, a nostro giudizio, la vostra attenzione. E parliamo di allarmismo.

La linea di Recce’d, da mesi, è chiara: per l’Italia, il fattore chiave non è il rapporto con Bruxelles, ma è la tenuta dei rapporti tra i partiti che compongono il Governo.

Questo punto era rilevante, per gli investitori, a gennaio. A marzo. A maggio. Ma non oggi.

Oggi, la crisi di Governo c’è già. A che serve parlarne? Solo per imbrattare la carta?

Un investitore, oggi, deve già concentrarsi sui prossimi sei mesi: deve agire, e modificare il portafoglio, sulla base di ciò che sarà la politica italiana a fine anno.

E questo conferma ciò che noi più volte abbiamo detto: non esistono allarmisti e non allarmisti. Non esistono pessimisti ed ottimisti. La realtà è una sola: e messi a confronto con la realtà, esistono soltanto quelli che la vedono nel modo giusto e quelli che non capiscono ciò che succede intorno a loro. Nella realtà dei fatti.

Mercati oggiValter Buffo