Il disastro del Monte dei Paschi (parte 5): l'Italia cambia strada

Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena non serve certo a tutelare gli interessi dei risparmiatori, né quelli del settore bancario italiano, che invece sprofonda così ancora di più nei problemi di ricattabilità da parte del mondo politico che lo hanno porattao all'attuale disastro.

Il salvataggio di MPS è quindi in linea con la tradizione nazionale, ma costituisce al tempo stesso un punto di svolta, ed una svolta che non sarà reversibile. L'Italia ha appena compiuto una svolta autarchica, di protezione ottusa dello "interesse nazionale" che poi si traduce (come ad esempio in Paesi Emergenti, tipo la Turchia oppure la Thailandia) in una mossa a protezione dello status quo e dei rapporti di forza in essere. Una mossa di debolezza, di ripiegamento su sé stessi, di chiusura al Mondo.

Alcuni lettori obbietteranno che siamo ancora parte della Unione Europea: vero, ma attenzione, perchè abbiamo appena rotto le regole, e per questo (anche se i quotidiani non ve lo dicono) ci sarà un prezzo da pagare, già nel corso del 2017: e noi vi anticipaimo quale sarà il prezzo.

L'Italia dovrà accettare una delle tre seguenti soluzioni alla situazione che ha creato con questa ultima forzatura:

  1. una limitazione esplicita della sovranità nazionale in ambito finanziario, così come si fa già oggi per la Grecia (Troika)
  2. una Europa "a due velocità" con l'Italia estromessa, ovvero in serie B
  3. una rottura con l'Unione, guidata dai Partiti anti-euro italiani

Se qualcuno vi dicesse che occorrono anni per cambiamenti del genere, vi sta mentendo: in primavera ci saranno le Presidenziali in Francia, in autunno le Politiche in Germania. Stiamo parlando, in pratica, di poche settimane: tutto può accadere, ed il processo ormai si è messo in moto. In parole povere: ci siamo fregati da soli, pensando di fare la furbata.

Mercati oggiValter Buffo
Il disastro del Monte dei Paschi di Siena (parte 4): quante cose si possono fare con 7 miliardi di euro

Provate a pensarci: se si avevano a disposizione 7 miliardi di euro, quante cose si sarebbero potute fare, senza arrivare alla sera del 22 dicembre 2016 con l'affanno ed il rischio di panico tra i risparmiatori? E per quali ragioni non sonos state fatte?

Un piccolo esempio concreto per cominciare: perché lo Stato non ha dato i 7 miliardi al Fondo Atlante al momento della sua creazione?

Risposta: "perché c'erano i vincoli europei sui salvataggi pubblici". AH! bene: ma quando sono stati rimossi questi vincoli europei? perché in Recce'd la notizia non è arrivata: e neppure ai giornali (che furbescamente non ne parlano). E se i vincoli ci sono ancora oggi, allora questo vuole dire che ...

Ma lasciamo da parte il Fondo Atlante, una piccola storia perdente nata male e finita peggio, (nonostante tutti quegli articoli di commento sui quotidiani che strillavano "Un passo nella direzione giusta"), e passiamo adomande molto più importanti.

Con 7 miliardi a disposizone, si poteva ad esempio:

  1. salvaguardare per intero gli obbligazionisti
  2. remunerare tutti i dipendenti ed i collaboratori con un sostegno finanziario adeguato nel caso in cui si rendesse necessaria la loro ricollocazione
  3. e chiudere finalmente un'azienda malata e senza alcuna prospettiva di sviluppo, attraverso lo smembramento delle varie parti, ovvero vendone le parti che conservano un valore di avviamento ad altre banche (magari estere), e azzerando le altre

A chi conviene quindi una soluzione che prolunga l'agonia? Chi aveva davvero interesse a vedere un nuovo capitolo di una storia che ha generato un baratro di decine di miliardi di euro di perdite?

Non ai risparmiatori, questo è certo, e neppure ai dipendenti e collaboratori, che si ritrovano in trappola: ma conveniva a tutti quelli che con questa Banca "ci fanno affari", ci hanno fatto affari in passato, e continueranno in futuro con il beneplacito sia dell Stato sia delle Autorità del settore. Loro sono quelli i cui interessi saranno protetti con i 7 miliardi di nuovo debito pubblico: altro che "Salvarisparmio", questo è il decreto "Salva-amici-degli-amici".

Mercati oggiValter Buffo
Il disastro Monte dei Paschi di Siena (parte 3): le ipocrisie dei mezzi di informazione

Il tempo che spendete leggendo queste nostre note sul Monte dei Paschi non verrà ricompensato dall'operatività sul titolo della Banca MPS, per le ragioni già esposte con chiarezza nel primo Post della serie. Ma ci sono alcune lezioni che potranno essere utili, in futuro, a tutti gli investitori, ed in particolare agli investitori italiani, per operare su altri titoli ed altri settori.

Recce'd ha analizzato in dettaglio, in questo Blog, qualche settimana fa, l'atteggiamento dei mezzi di informazione su questa vicenza: atteggiamento che lascia allibiti, ed anche irritati, atteggiamento la cui sola motivazione è il "fare da coro", la protezione degli interessi che oggi sono costituiti, atteggiamento che si traduce in distorsioni che non informano il lettore e gli confondono le idee.

Potremmo trovare decise di esempi concreti; ma quello più recente è l'articolo di fondo del Corriere della Sera di venerdì 23 dicembre, a firma Giavazzi, nel quale si scrivono alcune cose poco chiare, alcune cose tendenziose, ed alcune cose non vere.

Per non lasciare queste critiche in sospeso, entreremo ora nel dettaglio di ciò che scrive Giavazzi, partendo proprio dall'attacco dell'articolo, che è il seguente:

C’è un’ultima cosa da dire a proposito del Monte dei Paschi di Siena prima di consegnare questa vicenda alla storia ...

Un attacco che è molto forte ed anche molto arrogante: rassicurare i lettori sul fatto che i problemi del Monte dei Paschi sono risolti è lo scopo immediato, ma un uomo così informato,e così introdotto, come Giavazzi non può fingere di non sapere che NULLA è stato ancora definito, che mancano passaggi ed autorizzazioni, che questa tristissima e torbida vicenda è tutt'altro che conclusa e consegnata alla storia.

Ma andiamo avanti. Più sotto Giavazzi fornisce questa motivazione per il salvataggio con i soldi pubblici della Banca di Siena:

(...) il fallimento di una grande banca distrugge l’informazione che essa possiede riguardo alle imprese del territorio in cui opera. Il risultato è che i flussi di credito si interromperebbero, non si ricostruirebbero facilmente con l’ingresso di una nuova banca perché essa non possiede quell’informazione

Questa deve averla scritta a quattro mani con Maurizio Crozza: vi rendete conto che Monte dei Paschi è forse la Banca con il più elevato rapporto AL MONDO tra sofferenze e credito erogato? Tra sofferenze e patrimonio? Ed il valore intornseco della banca starebbe nella "informazione che essa possiede riguardo alle imprese del territorio in cui opera"? Direbbe Maurizio Crozza che se avevano tutte queste ricche e preziose informazioni, i casi sono tre: i dirigenti erano degli imbecilli, oppure erano pagati sottobanco, oppure non erano dei dirigenti ma gente che passava da lì per caso.

Proseguiamo nell'analisi dell'articolo di venerdì 23: si scrive anche che:

Salvare Mps è stato il male minore, ma proprio perché si impiega denaro dei cittadini lo Stato deve avere pieno controllo di come questo verrà speso, da oggi al giorno in cui la banca sarà restituita al mercato. Si potrebbe prendere esempio dal Tarp, il programma attraverso il quale nel 2008 l’amministrazione Obama entrò nel capitale di 15 banche, di Chrysler e di General Motors.

Qui ci sentiamo presi in giro: davvero un commentatore così informato ed introdotto ci propone un paragone tra la Banca Monte dei Paschi di oggi e la Banca Citigroup del 2009? E davvero si sente di dare per scontato che la Banca verrà in un futuro "restituita al mercato"? Ci chiediamo se proprio questo commentatore ha investito il suo denaro sul titolo MPS, sicuro come è del fatto che i soldi pubblici ed il managment daranno a questa banca un senso, ed un management, che sono del tutto mancati negli ultimi 10,15, 20 anni. Perché poi? E chi poi, si renderà responsabile delle scelte di "ristrutturazione", chi dirigerà? Il Ministro del Tesoro? la Banca d'Italia? Gli uomini che loro hanno scelto? Perché (scusate la domanda diretta) ma chi aveva scelto gli uomini che per 10 anni e fino ad oggi hanno distrutto valore, e risparmio pubblico, a Siena, se non Governo e Banca d'Italia?  Il paragone con la TARP è un argomento che non regge, alla prova dei fatti e delle evidenze di cui tutti noi disponiamo oggi: quella di Giavazzi è una promessa molto molto azzardata, e a nostro parere interessata, il cui scopo è "tranquillizare, imbonire, incantare" il pubblico dei lettori.

Continuiamo a leggere l'articolo del Corriere della sera del 23 dicembre 2016:

I 20 miliardi autorizzati dal Parlamento, che consentono allo Stato di intervenire nel Monte dei Paschi di Siena e in alcune altre banche in difficoltà, sono denari dei cittadini. Risorse sottratte ad altre funzioni, dalla sanità all’ordine pubblico, e che in futuro comporteranno maggiori imposte.

Di questo passaggio, ci piace in particolare il termine "sottratte": e ci sorprende invece che sia l'articolista, sia il suo giornale, non si siano mai fermati, neppure per un attimo, nel corso di questa lunga vicenda, a chiedersi che senso abbia sottrare risorse alla sanità ed all'ordine pubblico epr affidare al Consiglio di Amministrazione di una Banca che sta a Siena. Vi sembra possibile che, nella redazione di via Solferino, nessuno comprenda che il Parlamento ha autorizzato una destinazione di risorse che TOGLIE risorse a sanità e sicurezza per risolvere i probblemi di una singola Banca? Che mai, in alcun caso, avrebbe passato il test di un voto popolare, tipo Referendum? Vi sembra possibile che il maggiore quotidiano in Italia non metta in evidenza questo netto contrasto di finalità, tra il Parlamento ed il pubblico, tra gli interessi di una ristretta cerchia di persone e gli interessi generali?

Non è finita qui: ci sono ancosa cose molto forti ed interessanti nell'articolo di Giavazzi: eccone ad esempio una.

Il Monte ha reso noto che Mediobanca e J.P. Morgan, le banche d’affari ingaggiate per l’inutile tentativo di aumento di capitale, non riceveranno commissioni su collocamento e cartolarizzazione. Speriamo nemmeno per gli altri inutili servizi forniti in questi mesi, perché quelle commissioni oggi ricadrebbero almeno in parte sui contribuenti.

Questa, tra tutte, è quella che a noi fa più divertire: leggete con attenzione, perché c'è scritto che "non riceveranno commissioni su collocamento e cartolarizzazione", perché ... non sono stati fatti! Ma riceveranno comunque commissioni, su altre voci di spesa, perché ... ci hanno intrattenuti per anni sulla "soluzione di mercato".

Per qualcuno, ogni giorno è come se fosse Natale.

 

Mercati oggiValter Buffo
Il disastro Monte dei Paschi di Siena (parte 2): fare soldi con le disgrazie degli altri

La vicenda del Monte dei Paschi di Siena, nel corso degli anni ed in particolare nel 2016, ci insegna che si possono fare soldi, e tanti, sulle disgrazie degli altri.

Pensate alla grandissima quantità di consulenti, dagli avvocati ai commercialisti fino a J P Morgan e persino al Fondo Atlante, che hanno guadagnato laute parcelle, commissioni, o in generale profitti, su questa vicenda, servendo gli interessi di questo e di quello, senza produrre NULLA.

ZERO risultati per anni: sfuttando da un lato la incapacità manifesta dei responsabili politici ed anche dell Autorità di settore e di vigilanza, e dall'altro le paure della massa dei risparmiatori, hanno lucrato una montagna di denaro senza fare nulla, giocando sulle parole per 12 mesi e sventolando una "soluzione di mercato" che negli ultimi gionri del 2016 si è manifestata per quella che era fin dall'inizio, ovvero una colossale baggianata.

Per questo, Recce'd vi suggerisce di operare allo stesso modo: di uscire dagli abiti del cittadino responsabile e dotato di "senso civico" e di ragionare con cinismo, in particolare a proposito di questa vicenda. Perchè così vi è stato insegnato di fare. E quindi, ora che la fase di "chiusura degli SHORT" si è esaurita, prepariamoci tutti per la prossima fase, che è la fase durante la quale gli stessi SHORT verrano riaperti, perchè non si è ancora dissolto "l'odore del sangue", come vedremo nei prossimi Post.

Mercati oggiValter Buffo
Il disastro Monte dei Paschi di Siena (parte 1): ce ne importa qualcosa?

Sul piano operativo, sul piano della gestione di portafoglio, Monte dei Paschi di Siena per noi semplicemente non esiste. Si tratta di un titoli di piccola capitalizzazione, in un mercato di medio/piccole dimesnio, in un settore carattareizzato da frammentazione ed arretratezza 8il bancario in Italia).

Potremmo, perciò, chiudere qui l'argomento: tanto più che a questo setto argomento abbiamo dedicato già più di un Post. Al contrario, abbiamod eciso oggi di decicare a questo argomento una serie di Post. Perché?

Del destino di Monte dei Paschi di Siena, come detto, sul piano operativo ci importa nulla: il titolo azionario è qualcosa di molto più vicino alle scommesse sulle partite di calcio, che all'investimento, mentre per ciò che riguarda le obbligazioni la sentenza è scritta su tutti i quotidiani, si è trattao di una truffa ai risparmiatori.

Il solo aspetto che ci tocca, della vicenda della Banca di Siena, è quello dei dipendenti e dei collaboratori: tra i quali, ne conosciamo molti che sono onesti e bravi professionisti, ed alcuni, un numero più ridotto, che sono veri e propri manipolatori, che hanno approfittato per anni della situazione per spolpare la banca morente.

Di questi ultimi, vorremmo vedere sanzionato il comportamento in una sede giudiziara, ma difficilmente questo avverà perché siamo in Italia e non nel regno Unito oppure negli Stati Uniti (dove srabbero già oggi in carcere).

Per quelli che invece appartengono alla prima categoria, vorremmo vedere una soluzione positiva che difenda i loro legittimi diritti. Pensiamo, però, che questa soluzione positiva non sia, e non sarà, il salvataggio della Banca da Parte dello Stato. Le ragioni? Le trovate in un Post successivo.

Simao vicini anche agli obbligazionisti ed agli azionisti: ai quali però diciamo con chiarezza che alcune perdite le dovranno subire, anche nel caso della nazionalizzazione: a questi risparmiatori scriviamo che ci dispiace, per loro e per il raggiro che di fatto hanno subito. Ma allo stesso tempo diciamo anche che in parte queste perdite sono giustificate, perché in passato questi risparmiatori si rivolsero alle persone sbagliate, affidandosi e fidansi, e questi errori purtroppo si pagano. Non ci sono tutele, per chi non apre gli occhi.

Mercati oggiValter Buffo