X files (parte 1)

Nei telefilm X files, si raccontava di presenze extraterrestri e esperienze paranormali. Di un universo parallelo.

Oggi, 29 novembre, proviamo sensazioni simili: leggendo, su uno dei maggiori quotidiani del Paese, La Repubblica, le parole di uno dei principali esponenti del dettore del risparmio in Italia, uno del leader di quella parte dell'industria che si basa sulla catena che va dalla fabbrica (dei Fondi Comuni) alla rete di vendita (dei promotori).

Oggi, 29 novembre, leggiamo su La Repubblica:

Ma lei pensa che i clienti vadano davvero a guardare quanto pagano di commissioni o invece quello che guadagnano effettivamente? Se il cliente ci dà 100 euro, vorrebbe che diventassero 102 a prescindere da quanto noi ci tratteniamo di commissioni. Che vuole che gli importi se noi prendiamo 3 o 3,5%?

Qui sta parlando di voi, amici che ci leggete: ma siete veramente così? Siete davvero questi? Ma allora ... non siete Clienti che investono, siete gente che fa della beneficienza.

Il nostro stupore e sconvolgimento aumenta poi leggendo una seconda frase:

(...) le nostre commissioni di performance sono basse per l’andamento del mercato, i nostri clienti hanno preso l’1,53 per cento al lordo delle tasse. Mentre l’indice Fideuram dei fondi comuni indica un meno 0,10 per cento

Cari amici che leggete Recce'd: ma se voi siete davvero questi, descritti da queste parole, allora fanno bene, anzi benissimo, a farvi pagare il 3,5% annuo per un 1,53% lordo di performance. Allora hanno ragione loro: e voi siete del tutto responsabili di questo stato di cose. E allora ci viene quasi da chiederci se Recce'd ... non ha sbagliato ad investire tempo ed energie in questo sforzo imprenditoriale.

Mercati oggiValter Buffo
Meet John Bogle (parte 2)

Nel Post precedente di questa serie, che abbiamo pubblicato durante il weekend, avete letto tre estratti da una recente intervista con John Bogle, l'uomo che fondò Vanguard a metà anni Settanta. Nelle sue parole, noi leggiamo e voi potete leggere quale sarà l'evoluzione, potremmo forse dire il destino, dell'industria del risparmio e dei suoi servizi (basta "prodotti": basta!).

Da quel nostro primo Post abbiamo però tenuto fuori il contributo che a noi è sembrato più importante. Ci piace dire: decisivo.

Lo riportaimo qui sotto: chiarendo che in questa parte NOn si parla del futuro dell'industria: si parla di CHE COSA E' il mercato finanziario sul quale tutto, ogni giorno, operiamo, facciamo commenti, prendiamo decisioni. In queste poche righe c'è tutto, anche il QUANT, anche la nostra strategia RNI.

Ci sentiamo di affermare che il 95% degli operatori, il 100% dei venditori e commerciali, e una buona fetta dei Clienti che investono, devono ancora raggiungere questa consapevolezza. L'errore fondamentale, che molti comemttono, è quello di pensare a "comperare un Fondo" come all'acquisto di un bene, come un'automobile, un libro, una barca, un orologio. Non è assolutamente così. Bogle dice, perfettamente: "questo è un gioco chiuso", si investe su qualche cosa che ha già un prezzo, e la ragione fondamentale (unica) dell'investimento sui mercati finanziari quindi è che ...

Buona lettura!

The stock market has nothing—n-o-t-h-i-n-g—to do with the allocation of capital. All it means is that if you’re buying General Motors stock, say, someone else is selling it to you. Capital isn’t allocated—the ownership just changes. I may be an investor, you may be a speculator. But no capital goes anywhere. This is basically a closed system. You have new IPOs and whatnot, but they’re very small compared to this vast thing we call a market, which is now around $24 trillion. The allocation of capital? That’s just nonsense. 

Mercati oggiValter Buffo
2016: un anno straordinario

In Recce'd utilizziamo un solo parametro, per misurare il nostro successo. Per questa ragione noi di Recce'd non vi raccontiamo delle nostre dimensioni, gli uffici e dei collaboratori, della presenza sui media e ai Convegni, della Tecnologia, degli algoritmi e del Fintech (di cui non sappiamo che farcene). Noi siamo differenti.

Non vi facciamo perdere tempo con queste cose: noi invece parliamo dei risultati. Per noi il successo sono i risultati dei nostri Clienti. Noi siamo qui per questo: Recce'd esiste solo per questo. In questa professione, tutto il resto sono chiacchiere. Chiacchiere da bar, direbbe qualcuno: mancando di rispetto al bar.

Il 2016 è stato un anno straordinario, perché il nostro portafoglio modello RNI sul quale si è orientata la maggior parte dei nostri Clienti ha messo a segno una performance superiore al 10%, che sommata a quella del 2015 porta il risultato sopra il 20%. I Clienti che nel frattempo hanno svolto il lavoro di allineamento ai portafogli modello hanno, comunque, conseguito risultati che sono di molto superiori a quelli dell'industria tradizionale. Il tutto (notate bene: il punto è qualificante) con un rischio sempre sotto controllo (deviazione standard annualizzata paria a 6).

Come nasce questo risultato straordinario? Lo racconteremo in un prossimo Webinar, che stiamo per annunciare. In estrema sintesi, però, la risposta è questa: lavoriamo meglio. Abbiamo strumenti di valutazione, e strategie di investimento, superiori rispetto a quelle che usano gli altri.

E sarà così ancora per molto tempo: visto che la concorrenza oggi è impegnata con Fondi Comuni, prospetti, autorizzazioni, asset allocation, media e varianza e propensione al rischio, algoritmi, e altre anticaglie da mercatino delle pulci mentre il mondo si evolve. E loro fanno sempre più fatica a comprenderlo.

Il 2016 per noi finisce qui, per Recce'd. Anche se ai nostri Clienti suggeriremo altre mosse di portafoglio, da qui alla fine dell'anno: che sono appunto riservate ai Clienti, che sono quelli a cui Recce'd deve tutto, quelli che ci aiutano nei nostri sforzi quotidiani per portare avanti una proposta innovativa in un contesto ingessato e stagnante. 

Per il pubblico, da oggi per Recce'd inizia il 2017: e dai segnali che oggi abbiamo in mano (e sono molti, e forti) il divario tra noi e gli altri nel 2017 si allargherà ancora.

Voi nel frattempo, chiedetevi perché tutti gli altri evitano, in modo accurato, di parlarvi dei loro risultati. Sarà ... solo per scaramanzia? O forse c'è qualche altra ragione?

 

Mercati oggiValter Buffo
Un algoritmo vi farà ricchi? No, e vi spieghiamo perché NON vi serve (parte 2)

Noi una spiegazione ve la abbiamo offerta nel primo Post di questa serie, nel maggio scorso. Oggi ve ne offriamo una seconda, che si trova questa settimana sul settimanale The Economist.

Il termine "algoritmo", come sapete, è di gran moda: anche se, di per sé, significa nulla. Un altra espressione che va per la maggiore è "big data", della quale sicuramente avrete letto su qualche settimanale o quotidiano che "il futuro".

The Economist ci ricorda, questa settimana, che queste mode non sono una novità:

WHAT is the collective noun for a group of economists? (...) perhaps, judging by the tendency of those writing economic papers to follow the latest fashion, a “herd” would be best. This year the hot technique is machine learning, using big data; Imran Rasul, an economics professor at University College, London, is expecting to read a pile of papers using this voguish technique. Economists are prone to methodological crazes. Mr Rasul recalls past paper-piles using the regression-discontinuity technique, which compared similar people either side of a sharp cut-off to gauge a policy’s effect. (...) When a hot new tool arrives on the scene, it should extend the frontiers of economics and pull previously unanswerable questions within reach. What might seem faddish could in fact be economists piling in to help shed light on the discipline’s darkest corners. Some economists, however, argue that new methods also bring new dangers; rather than pushing economics forward, crazes can lead it astray, especially in their infancy.

The Economist riconosce l'esistenza di queste mode, ma va anche oltre: e ne mette in evidenza i (gravi) rischi.

With time, economists should learn when to use their shiny new tools. But there is a deeper concern: that fashions and fads are distorting economics, by nudging the profession towards asking particular questions, and hiding bigger ones from view. (...)  In August, Olivier Blanchard, a heavyweight macroeconomist, wrote a plea to colleagues to be less “imperialistic” about their use of dynamic stochastic general equilibrium models, adding that, for forecasting, their theoretical purity might be “more of a hindrance than a strength”. He issued a reminder that “different model types are needed for different tasks.”

Con poche parole, l'articolo di The Economist riassume la sostanza del problema: il "modello unico e supremo" è una millenaria illusione, ma ... purtroppo non esiste oggi né mai esisterà. Di certo, non esiste alcun modello né alcun algoritmo al quale affidare la gestione dei propri denari. esistono invece strumenti e metodi, quantitativi e matematici, che possono aiutare, supportare, integrare. E sono quelli ai quali Recce'd affida una parte (solo una parte) del processo di investimento.

Così si chiude il pezzo di the Economist: 

But the critics of faddishness have one thing right. Good economics is about asking the right questions. Of all the tools at the discipline’s disposal, its practitioners’ scepticism is the most timeless.

Mercati oggiValter Buffo
Meet John Bogle

Il signore nella foto è John Bogle, uno dei Grandi dell'industria del risparmio.

Nella sua ultima intervista, dice moltissime cose importanti, come si poteva prevedere. Noi ne abbiamo selezionate tre.

JB I’ve been in this business for 65 years. I’ve seen many pendulums. Every one swings back and forth, and the further it goes left, the further it will go right. So pendulums are there, and they can be scary when something gets very popular. But this isn’t a pendulum anymore. People are going to be using more index funds in 2025 than they are today. This is an underlying, fundamental trend—not one built on opinion, but on the relentless rules of humble arithmetic. 

La prima cosa che dice è che è in atto un processo irreversibile, di ridimensionamento dell'industria dei Fondi Comuni, che uscirà stravolta da questa fase. Come dice Bogle, questo non è uno dei tanti alti e bassi: è un processo non reversibile. Passiamo ora alla seconda affermazione:

JB Great markets don’t go on forever. We’re certainly looking at an era of much lower returns. I don’t think 4 or 5 percent for stocks is a bad guess. You might get lucky and get 2.5 percent on bonds and maybe almost 3 percent if you get into some corporates. But you put the 5 and the 3 together, and you have a 50-50 balanced fund, that’s 4 percent for a balanced portfolio. Then you take out inflation—say we’re lucky enough to have 1 percent. I don’t think we’ll get that lucky, but it should be lower than in the past. Maybe it’s a 3 percent real return? Then you have your friendly mutual fund managers taking 2 percent. Easy math.

Bogle dice qui sopra che dagli indici di mercato l'investitore deve in futuro attendersi rendimenti vicini a zero: sia che investa in ETF sia (ancora di più) che investa in Fondi Comuni tradizionali. Recce'd vi dice: attenzione, Bogle parla qui di ciò che faranno gli indici. Non è questo, che faranno i vostri portafogli, sempre che voi non restiate fermi per anni a guardare quello che succede, senza mai agire.

Per finire, una terza frase di Bogle, che è la più importante:

JB What’s clear is we’re in the middle of a revolution caused by indexing. It’s reshaping Wall Street, it’s reshaping the mutual fund industry. And it’s doing something very simple: shifting the allocation of stock market returns away from Wall Street and toward Main Street. We’re beyond the beginning, but nowhere near the end.

Bogle spiega, e Recce'd è in totale sintonia, che siamo nel mezzo di una radicale rivoluzione. E che siamo lontanissimi dalla fine. Lui ed altri avviarono questa rivoluzione, nel 1974, ispirandosi al lavoro di Paul Samuelson, Bill Sharpe ed altri, come racconta lui stesso nell'intervista.

Sono passati ben 42 anni, da quei lavori di Samuelson e Sharpe ad oggi è passata un'era della Finanza ed anche del Mondo. Le idee che allora erano vincenti oggi non lo sono più. Quella Rivoluzione che è appena partita porterà molto oltre quel modo di pensare, di operare, di investire: e lo sa benissimo anche John Bogle, di non essere il punto di arrivo. Lui dice giustamente che la rivoluzione è causata dai Fondi Indice come gli ETF, ma non sarà quello certamente il punto di arrivo.

Mercati oggiValter Buffo