La storia che accade sotto in nostri occhi

Il vostro problema (non il nostro): per molti dei nostri lettori, il problema sono quelle serate di relax sul divano, guaradndo magari un film su Sky Cinema. Rilassati, e convinti che quello che succede nel film è drammatico, è estremo, e che poi nella nostra vita le cose non andranno in quel modo.

Subentra la convinzione che che sta per succedere qualche cosa, ci sarà scritto la mattina prima, su La Repubblica, il Corriere e La Stampa. Che prima ci avviseranno e dopo, solo dopo, succede: "abbiamo tutto il tempo".

Continuerò quindi ad alzarmi la mattina, andare nella stessa banca, e in nomi "importanti" resteranno per sempre gli stessi, perché "il mondo non cambierà mai".

Purtroppo per questi amici, è una previsione del tutto sballata.

A volte, la storia accade: e proprio qui, sotto i vostri occhi. Un qualsiasi lunedì 14 novembre, il rendimento a due anni dei Titoli di Stato negli Stati Uniti supera lo 1%, e voi siete costretti a chiedervi se per caso, per puro caso, non stia già succedendo qualche cosa.

"Mah .. a mé avevano spiegato che Draghi ...". "Il mio consulente mi aveva detto che i tassi restavano bassi per anni ...".  "Ma io avevo investito nei Fondi Comuni americani ...".

E' la vita: una sorpresa via l'altra.  Siete tutti pronti? Noi sappiamo, per certo, che alcune grandi banche ed Istituzioni (Fondi Pensione inclusi) non sono per nulla pronte, e non sanno che cosa fare.  Come andrà a finire? Non lo sa nessuno (neppure quelli che ci lavorano).

Voi, che state leggendo, vi sentite pronti per quello che sta arrivando?

Mercati oggiValter Buffo
Trump World: che cosa cambia per noi? (parte 10: considerazione finale)

Tra le decine di migliaia di valutazioni che tutti abbiamo letto ed ascoltato, a noi sembra che manchi proprio la più importante.

Ci colpisce, e ci incuriosisce, il fatto che gli analisti politici utilizzino così spesso il termine populismo" e parlino poi di "rabbia populista" per spiegare il successo elettorale di Donald Trump, ma poi nessuno di loro faccia quel (logico) passetto in avanti ed arrivi a chiedersi: ma come, negli Stati Uniti?

La forza dei leaders populisti, ad esempio in Sud America, è sempre quella di saper risvegliare la rabbia dei ceti disagiati. Quindi? Quindi è curioso che si parli di "rabbia populista" in una paese che da anni cresce del 2-3% l'anno, dove l'inflazione non esiste, e soprattutto dove la disoccupazione è ai minimi di ogni tempo? Che senso ha? E possibile che NESSUNO lo abbia notato?

La nostra risposta a questo quesito è semplice: i commentatori del mainstream, quelli dei mezzi di informazione, preferiscono evitare l'argomento: fanno parte di quella schiera di analisti-tifosi di cui parlava ieri Battista sul Corriere.

A noi in un momento come questo tornano in mente le frasi ascoltate da moltissimi, all'interno dell'industria del risparmio: frasi pronunciate sempre con sufficienza, con il tono di chi "la sa lunga", frasi di replica alle critiche alle politiche delle banche centrali.

Dicevano, questi "colleghi", che è facile criticare le politiche monetarie non convenzionali, ed il QE, che si tratta di critiche massimaliste, che si tratta di critiche semplicistiche, che "in fondo ci hanno salvato", ovvero che "in fondo, che cosa potevano fare?". Insomma: critiche a buon mercato. Tutto va bene così. Tutto continuerà come sempre e non c'è alternativa.

Si sbagliavano di grosso: perché l'alternativa c'era, ed intanto il Mondo è già cambiato, proprio sotto i loro occhi: le "tre frecce di Abe" ed il "bazooka di Draghi" oggi fanno sorridere, sono ricordi di un'altra epoca. E persino i mezzi di informazione hanno messo questi slogan da parte, su in alto nell'ultimo scaffale, dove non si vedono.

Ma soprattutto tutti è chiarissimo che non è vero che "quelle politiche ci hanno salvato". Hanno salvato SOLO LORO, quelli in posizione di beneficiarne direttamente: un circolo chiuso e ristretto, a cui oggi però toccherà di uscire fuori, in strada, e respirare la medesima aria che respiriamo tutti.

Purtroppo le politiche monetarie di questi ultimi anni hanno salvato solo molte realtà Zombie, molte posizioni di rendita, hanno salvato lo status quo. Che però, oggi è solo "il vecchio status quo, quello che c'era prima": e quelle realtà Zombie dovranno farsi da parte, molto rapidamente.

Recce'd non vi sta dicendo qui che andremo necessariamente  verso il meglio: non lo sappiamo. Ma ci pare chiaro che la situazione precedente era insostenibile (e pericolosa), mentre del futuro, almeno, non sappiamo ancora.

Mercati oggiValter Buffo
Trump World: che cosa cambia per noi? (parte 9: la morte dell'unicorno?)

Sui mercati nelle prime ore e nei prime giorni c'è stato un sicuro perdente, ed è la Tecnologia, come settore in Borsa. Le ragioni? Se ne leggono ed ascoltano varie, tra cui

  1. Trump privilegerà ponti, strade e porti: investimenti in mattoni
  2. i tassi in rialzo freneranno i finanziamenti alle start up
  3. Trump si vendicherà per l'appoggio a Clinton di Silicon Valley
  4. Trump creerà problemi ai grandi esportatori

Noi abbiamo una visione diversa: i titoli Tech, ed in particolare i titoli FANG del grafico qui sotto, sono oggi produttori di beni e servizi di largo consumo e non di Tech in senso stretto, e quindi se davvero le politiche di Trump almeno nel breve spingessero la domanda anche questi colossi ne beneficierebbero.

Quanto alle start up, il nostro parere è che ... se anche arrivasse un po' di scrematura, che distinguesse il buono dal meno buono e il contenuto dalla facciata, non sarebbe per nulla un effetto da disprezzare.

Mercati oggiValter Buffo
Trump World: che cosa cambia per noi? (parte 8: a chi tremano le gambe?)

Quel numerino che c'è qui sopra, quel 2,12%, non cambia la vita? Beh, a qualcuno forse no, ma ad altri ...

In Italia, e non riveliamo un segreto, moltissime banche da anni sono impegnate in un giochetto che funziona così: prendo i soldi "a gratis" da Draghi, e immediatamente li spendo per acquistare BTp (nuovi crediti? ma quando mai!): così, mi metto in tasca la differenza tra zero, ed il rendimento del BTp. Sempre meglio che lavorare, no?

Ma che cosa succede, se il prezzo dei BTp scende? All'inizio forse nulla, ma ... se poi la discesa accelera?

Pensate che in Italia ci sono banche che sono state fondate ex-novo, solo per beneficiare di quel giochetto: come lo faranno, a fine 2016, il bilancio? e a giugno 2017? E le facce nei corridoio, stasera, come sono?

Ma poi pensate alla GPM e ai Fondi: i veri protagonisti della "caccia ai rendimenti" 2015-2016, che ha portato una buona parte di investitori italiani a riempirsi di carta, di obbligazioni, a basso rating e con scadenze a 10, 20, 30 anni, in molti casi senza neppure rendersene conto.

Adesso chi glielo andrà a spiegare, che quando il BTp decennale perde due lire, certe obbligazioni ne perdono 5, o anche 10?

No: decisamente Trump non è per tutti una ... Fiesta Mobile.

Mercati oggiValter Buffo
Trump World: che cosa cambia per noi? ( parte 7: in quei grattacieli pieni di analisti e PhD)

In Mondo sta cambiando ad altissima velocità sotto i nostri occhi: non ce lo ha detto Trump, quanto le reazioni che ne sono derivate.

Una, in particolare, a noi sembra significativa: ed è la vera e propria crisi dei mezzi di infromazione, di cui scrive tra i tantissimi anche Pieluigi Battista oggi su Il Corriere della Sera.

Vi segnaliamo questo articolo perché prnde di petto un tema di cui Recce'd scrisse nel Blog lo scorso 7 giugno 2016: vediamo cosa dice Battista citandone alcuni brani

Risultato straordinario nelle elezioni presidenziali americane. Sicuro, anche perché non era prevedibile una tale concentrazione di sondaggi farlocchi, di previsioni fallaci, di analisi sballate, di certezze finite in frantumi, di ironie controproducenti, di teoremi infondati, di desideri scambiati per realtà. Risultato straordinario di strafalcioni e deduzioni semplicistiche.

(...)

C’era sempre l’inviato di punta che cominciava le sue riflessione: «gli analisti dicono», i più prudenti ammorbidivano, «tra gli analisti circola la sensazione». Gli «analisti». E cioè, chi sarebbero, che titoli hanno, dove si è formata la loro sicumera: nelle aule universitarie, o nelle cattedre del sentito dire, o in qualche bistrot con un bicchierino come ausilio per la dissertazione chic? E le fonti degli «analisti» dove si trovano? Difficile da dire.

(...)

Freddi «analisti», poi. Hanno calcolato che su un totale di 59 giornali americani grandi e piccoli, solo uno è stato filo-Trump, contro i 16 filo-Romney di quattro anni fa contro Obama. In Italia non è stato molto diverso, e le fonti sono rimbalzate da un continente all’altro, ma sempre all’interno di uno stesso mondo. Sempre gli stessi sondaggi, accolti come oracoli, anche sbagliando date

(...)

Dicevano, anzi dicevamo, perché nessun giornale, nessuna tv, nessuna radio può dirsi immune da questa falsa coscienza spacciata per scientificità

(...)

Però facile da immaginare che siano persone che frequentano gli stessi ambienti, hanno gli stessi tic, parlano lo stesso linguaggio. E che perciò sono incapaci di captare il linguaggio di chi sta fuori, di chi sta lontano e che dunque vota in modo bizzarro e imprevedibile.

E qui finisce Battista: se qualche lettore si è chiesto "ma a noi, questa storia come ci tocca?", noi lo spieghiamo subito. Vi tocca perché ogni mattina, sui mercati finnziari, sulla stampa di settore, sulle TV di settore, i materiali che leggete ed ascoltate sono esattamente il prodotto di questa medesima stuazione che Battista descrive.

Per questa medesima ragione, dai mercati vi arriveranno presto sorprese che, al confronto, Trump fa sorridere. Quanto leggete certe "analisi" delle "grandi banche" pensate che valgono quanto le "analisi" dei grandi quotidiani.

Mercati oggiValter Buffo