Milano 21800 punti: gli "ottimisti" compreranno? (parte 2)

Lo scorso 21 agosto pubblicammo un Post con il medesimo titolo: sono passati tre mesi, e la domanda è sempre quella. Eppure leggiamo ogni giorni di "miglioramenti", eppure ogni settimana leggiamo nuovi annunci di Draghi, eppure il dollaro adesso è a 1,0750 contro euro, eppure il petrolio resta fermo a 45$. Eppure, eppure, eppure ... ce n'è sempre una nuova, ma questo mercato non va mai da nessuna parte: non fatevi gettare fumo negli occhi con il "rialzo da inizio anno", perché a tanti fa comodo dimenticare che questo prezzo è più basso di quello di un anno fa, e di oltre il 10% più basso dei massimi toccati sia nel 2015 sia prima, nel 2014, e persino nel 2011. Come si spiegano queste ripetute delusioni? Molto semplicemente, c'era a gennaio una enfatizzazione commerciale sulle prospettive di ripresa dell'economia, ma soprattutto c'era un bisogno diffuso di piazzare nei portafogli Fondi Azionari ad alto margine. la domanda adesso è la seguente: ci riproveranno nel 2016? A gennaio sentiremo ancora celebrare la Borsa di Milano come un mercato che "farà come negli anni Ottanta, un rialzo ogni mese"? Perché il dollaro ormai è alto, il petrolio ormai è sceso, e l'economi, amici miei, non andrà da nessuna parte neppure nel 2016.

Mercati oggiValter Buffo
Il silenzio degli "strategisti"

Notate come, a partire da venerdì, è calata una cappa di silenzio sui mercati finanziari: nessuno degli strategisti più o meno noti si arrischia a dire qualche cosa, a prospettare scenari, ad annunciare grandi occasioni in svendita. Noi di Recce'd di mestiere non facciamo gli "strategisti": la differenza fondamentale sta nel fatto che noi ci prendiamo la responsabilità delle performances, e loro no. Ed è esattamente per questa ragione che, nel silenzio assordante degli strategisti, noi di Recce'd abbiamo fino dallo scorso weekend dato precise indicazioni sui nuovi rischi e sulle nuove prospettive: perché ora che Yellen ha di fronte a sé la strada spianata, è necessario mettere da subito nei modelli di valutazione di tutti gli asset e di tutte le classi il prossimo rialzo dei tassi. Diciamolo subito: non ci sarà una serie di rialzi ravvicinati: ma sarebbe del tutto sbagliato concludere che, per questa ragione, è cambiato poco. Un esempio: il Treasury decennale forse non potrà salire, come rendimento, molto al di sopra del 2,50%, e quindi si muoverà, in assoluto, di poco. Ma non avrà più downside perché chi andrebbe lungo su una curva dei rendimenti ora che sono iniziati i rialzi dei tassi ufficiali? Oppure prendete il petrolio: se il dollaro salirà ancora, potremmo vederlo presto a 30 dollari sul Nymex. Oppure le valute Emergenti: con il dollaro forte, torneranno a crollare come due mesi fa? E soprattutto: con un dollaro così forte, e il denaro un po' più caro, dovremo ritoccare ancora al ribasso gli utili attesi delle Società, e quindi alzare il P/E? Le risposte vanno date oggi, e non, come fanno molti, "a fine mese" oppure "a fine trimestre", perché di certo i mercati non aspettano la fine del mese.

Mercati oggiValter Buffo
Dove Recce'd può fare (e farà) la differenza (parte 12): i fondi hedge

Secondo il colosso svizzero UBS, nei portafogli dei cosiddetti Grandi Clienti sta aumentando in modo significativo la allocazione in fondi di tipo hedge. La caratteristica nuova di questo rinnovato interesse è che i Clienti cercano la sicurezza, e non il rendimento: in un contesto di rendimenti obbligazionari azzerati, si cerca una soluzione di investimento che garantisca rendimento assoluto anche se basso. I fondi long-only questa sfida la hanno già persa da vent'anni: quello che però diventò evidente dieci anni fa circa è che neppure i fondi hedge sono in grado di vincere questa sfida, perché la crisi del 2007-2009 ne dimostrò la elevata correlazione con gli indici di Borsa, correlazione che se possibile dopo il 2009 è ancora aumentata. Oggi la performance dei fondi di tipo hedge ricorda quelle dei Fondi di tipo tradizionale a cui mettono l'etichetta di "flessibili" opure, più di recente, di "multi-asset": una performance che, quando i mercati salgono, è inferiore a quella dei mercati stessi; ma quando i mercati poi scendono, scende alla pari con loro. In sostanza, questi fondi "flessibili" oppure "multi-asset" si comportano esattamente come facevano prima i fondi della categoria "bilanciati". Ed anche gli hedge, oggi, nei risultati somigliano molto a fondi tradizionali "bilanciati": lo vedete dal fatto che a tutto oggi la performance media della categoria, secondo Eurokahedge, è del 2% circa. Leggiamo in questa chiave le dichiarazioni di UBS, che puntano a rilanciare il comparto:

“Institutional investors seeking higher returns and portfolio diversification are allocating more to hedge funds as interest rates remain low (...) Those allocations are generally in the high single digits and can be as much as 20 percent (...)  Five years ago, that share was “a couple of percent less,” he said without elaborating. Monetary policy responses to drive interest rates lower pushed fixed-income markets and yields to a level where you can look at hedge funds as an alternative to fixed income (...) It’s a global phenomenon. The expected returns of investing in hedge funds are not the 10-plus returns of yesteryear (...) What people are hoping to capture in the zero-interest rate world, is Libor plus 400 basis points and then mitigating some of the risk of fixed-income and equity markets.”

Questo è il punto sul quale noi di Recce'd possiamo fare la differenza sostanziale, rispetto a tutte le proposte tradizionali (sia hedge sia non hedge) dimostrando al Cliente che risultati come questi sono realizzabili in modo molto più semplice e molto più trasparente: senza perdere il controllo dei propri investimenti (come accade affidandosi a strumenti poco trasparenti come gli hedge) e e soprattutto senza necessità di pagare altissime commissioni di gestione. Resta però il fatto che noi ci aspettiamo un forte ritorno dei temi legati agli hedge ed al rendimento assoluto, nei prossimi mesi ed anni: ed è per questo che apriremo alcune pagine di approfondimento dedicate a questo tema, sia sul nostro sito sia sul daily The Morning Brief.

Central Banking nel 2015 (parte 10): ed oltre ...

Ormai, è un vero e proprio diluvio: non passa giorno che un importante quotidiano non pubblichi in evidenza un pezzo critico verso la politica monetaria "non convenzionale", politica in cui ormai nessuno ha fiducia (neppure quelli che scrivono il contrario per spingere ancora nei vostri portafogli i Fondi Azionari).

Oggi, 3 novembre, leggiamo sul Wall Street Journal a firma Bradford De Long, professore alla UC Berkeley, il seguente giudizio su Ben Bernanke:

In the end however, Bernanke did not deliver. Even though the Fed and many other central banks printed much more money than economists would have thought necessary to offset the impact of the financial crisis, full prosperity has yet to be restored. Bernanke increased the U.S. monetary base five-fold, from $800 billion to $4 trillion. But it wasn’t enough. And then, his courage failing, he balked at taking the next leap: more than doubling the monetary base to $9 trillion. In his last years in office, Bernanke was reduced to begging in vain for Congress to institute fiscal expansion. So what went wrong? The answer, as is often the case, depends (...)

Il punto oggi, specie per noi che investiamo sui mercati, è proprio questo: ormai è acquisito che Bernanke ha fallito, ma c'è ancora una totale confusione di idee sul perché, sulle ragioni del fallimento. Ed è per questo motivo che Draghi e Kuroda ancora oggi scimmiottano la Fed di tre anni fa, distribuendo senza risparmio una medicina che peggiora la salute del malato.

Bradford De Long elenca quattro possibili ragioni, alternative fra loro, e sostenute da diversi opinionisti, del fallimento di Bernanke:

  1. un eccesso di risparmio (savings glut)
  2. una eccessiva attenzione alla "base monetaria", ovvero ad M3, per intenderci
  3. un target per l'inflazione troppo basso: avrebbe dovuto essere del 4% e non del 2% come è oggi
  4. la mancanza di un parallelo stimolo da parte della spesa pubblica

Recce'd su questo punto ha le idee chiarissime, e una linea nota da anni: nessuna di queste quattro è la ragione di un fallimento che peserà sulle economie del pianeta per i prossimi venti anni. La ragione è quella che altri (tra i quali Bill Gross) hanno chiamato "Zombie Economy": la distorsione artificiale dei prezzi sui mercati finanziari produce falsi segnali, sia di quantità sia di prezzo; gli operatori si muovo sulla base di prezzi falsi; il capitale viene allocato in modo improduttivo; ma sopratutto le quote di mercati, nei diversi settori, vengono ingessate, i big players restano big players, non funziona più la selezione sulla base della efficienza. Bernanke ha cercato di dimostrare che il migliore dei mondi possibili è quello che avevamo davanti nel 2007, e lo ripete anche nel suo recente libro, che la cosa migliore era salvare tutto e tutti: purtroppo non è vero. Non solo: è una grande sciocchezza. Si arriverà comunque, nei prossimi anni, alla scomparsa dei dinosauri e all'ammodernamento delle strutture produttive di beni e servizi, ma sarà molto più doloroso così, che se fosse avvenuto per semplice effetto del funzionamento dei mercati. Dovremo necessariamente passare attraverso una fase di "distruzione del debito".

Mercati oggiValter Buffo
Central Banking nel 2015 (parte 9): e oltre ...

C'è una divaricazione crescente: nell'industria del risparmio, promotori e private bankers delle Reti insistono ancora oggi, specie dopo il rimbalzo di ottobre, sulle Banche Centrali: che sono il "punto di riferimento" per gli operatori, che "danno la direzione" ai mercati finanziari, che "supportano una visione costruttiva" sulle Borse (l'ultima, poi, è la più ... chic). Fuori da questo ristretto circolo di Reti di distribuzione, però, non è più così: nel corso del 2015 la convinzione che le Banche Centrali abbiano saldamente in mano il destino economico del mondo, e specie dei mercati finanziari, si è già dissolta. Non è possibile capire le motivazioni della più recente mossa di Yellen senza avere a mente questo fatto. Né è possibile adottare una strategia di investimento performante nei prossimi anni, se non si parte proprio da questa osservazione. Noi di Recce'd lo diciamo da anni, ma oggi le evidenze sono migliaia: prendete la Stampa, quotidiano moderato di Torino, che oggi 2 novembre 2015 pubblica un editoriale di Francesco Guerrera, capo-redattore del Wall Street Journal, quotidiano economico degli USA. Guerrera scrive, molto semplicemente, che i Presidenti Yellen Draghi e Kuroda oggi

sembrano smarriti, incapaci di convincere i mercati e le economie a seguire gli ordini delle loro politiche monetarie. In pochi anni, siamo passati dall'era dell'onnipotenza al'era dell'impotenza delle banche centrali.

Ecco il tema che avete letto da Recce'd centinaia di volte: questo cambiamento apre uno nuova era. Sarà questo il fattore decisivo di successo per qualsiasi strategia di investimento.

I mercati sono agitati perché non sono convinti dell'efficacia delle banche centrali e stanno cominciando a dubitare dei loro poteri

E non solo: anche la politica ha già chiamato il bluff delle "politiche non convenzionali":

(---) quello che rimane oggi è un dibattito agguerritissimo sul ruolo dei banchieri centrali indipendenti dal potere politico e non eletti da nessuno. Lo si sente soprattutto in America (...)

Ormai, il punto di svolta è stato raggiunto e superato:

(...) ma la realtà è che la Fed, la BCE e la BoJ stanno esaurendo le munizioni (...) Consumatori che non spendono, aziende che non assumono, politici che non decidono. Sono questi i veri colpevoli della crisi economica. I mercati ancora non l'hanno capito, e rimangono fissati sulle decisioni di Yellen e dei suoi colleghi. 

Ecco il punto: volete restare con quelli che "rimangono fissati sulle decisioni di Yellen e Draghi"? O volete investire con criteri nuovi e più adattai a questa nuova era?

Mercati oggiValter Buffo