Ma chi paga? (parte 2)

Torniamo su un tema già affrontato lo scorso 1 settembre: e partiamo dal fondo: chi paga siamo noi, noi tutti investitori, che paghiamo commissioni molto elevate, eccessive, ad un cartello di grandi banche globali a cui le Banche Centrali hanno di fatto affidato i maggiori flussi sui mercati dei titoli. Oggi è il 29 settembre, lo S&P 500 è sotto 1900 punti, e ci tocca di leggere queste due notizie:

  1. la più grande delle banche di investimento USA ha ridotto oggi il proprio target per l'indice di Borsa S&P 500 (e di riflesso per tutti gli indici di Borsa del pianeta) da 2100 a 2000 punti:  A lower path of profits is an obvious reason to lower a price target but the risks for the index level and price-to-earnings multiple have also increased
  2. una delle due grandi banche globali di origine svizzera ci ha informati che "forse sull'indice S&P 500 si sta formando un major top": in parole più semplici, quell'indice potrebbe anche scendere: With several key sectors now also falling to major support levels – notably industrials ‒ and looking vulnerable, we think the risk a major top may be established has risen sharply. 

E questa seconda banca, di origine svizzera, aggiunge che:

Below 1,867 should keep the risk lower for price and "neckline" support at 1,832/20. Below here would mark the completion of an important top, turning the core trend bearish. If achieved, we would target 1,738/30 initially – the low for 2014 itself, and the 38.2% retracement of the 2011/2015 uptrend. Although we would expect this to hold at first, a break would be favoured in due course for 1,575/74 – the 38.2% retracement of the entire 2009/2015 bull market. 

Per concludere così in modo lapalissiano:

"We've obviously already had a significant fall in the stock market, triggered by the breaking down of the lows we saw earlier this year. The big question now is whether this is just a correction in a bull market"

Ora: queste sono considerazioni che ogni investitore DEVE avere già fatto il 29 settembre 2015, visti i movimenti di mercato delle ultime settimane, ed in particolare il calo del 12% proprio dell'indice S&P500 dai suoi massimi assoluti. Se non le ha già fatte, allora è un investitore distratto, poco consapevole e molto azzardato. Ma ciò che ci preme sottolineare è che entrambe queste rettifiche ai target erano già nei fatti da settimane, e non servono a nessuno. A nessun Cliente, a nessun investitore. E allora torniamo da capo: chi paga, per tutta questa carta, per questi documenti che loro stessi hanno battezzato "ricerca", e che invece è solo materiale commerciale, che non ha alcuna utilità pratica? Noi, tutti noi: perché per loro, la "ricerca" non produce alcun flusso di ricavi, mentre quello che è importante è mettere giù commissioni, sia sulla negoziazione, sia sui Fondi Comuni che nel frattempo vi ha messo nei portafogli la vostra Rete di private banking.

Mercati oggiValter Buffo
Di quanto potrebbero scendere? Some simple maths (parte 2)

Lo scorso 20 agosto abbiamo proposto due semplici conti sul "valore" nell'investimento equity, e a distanza di un mese è utile rivedere qualche semplice numero, allo scopo di rispondere alla domanda di molti investitori: ma quanto valgono, davvero, queste Borse? Le ultime settimana hanno detto con chiarezza due cose, ovvero che non c'è Draghi al mondo che possa dare una direzione ai mercati (neppure se si compra ... l'Universo), e che l'Eurozona non ha alcuna forza di movimento autonoma, va dove vanno le Borse USA. La domanda è: fino a che punto può scendere l'indice di New York?  Facciamo un po' di "semplice matematica": sul'indice S&P 500 un anno fa si stimava un utile per azione di 135$, che poi ad aprile erano diventati solo 120$, come vedete nel grafico sotto. Da aprile ad oggi siamo scesi ancora, a 110$. Un calo di 25$ in totale. Ad aprile, la stima 2016 era di 135$, oggi è scesa a 130$, ed il punto è capire dove sarà ad aprile prossimo. Se la discesa fosse per il 2016 di 25$ in totale, arriveremmo a 110$, che è poi l'utile per azione del 2013 (anno i cui valori potrebbero perciò funzionare da primo punto di riferimento). Oggi, sulla base degli utili stimati 2015, la Borsa USA prezza i titoli a 16,5 volte gli utili. E' tutto qui, ed è tutto molto semplice: fate voi stessi due conti di quale calo dei prezzi sarebbe necessario, se il mercato richiedesse somani un P/E di 14 (ad esempio) e non di 16,5, e se gli utili 2016 fossero a 110 e non a 130 come scontano oggi i prezzi con l'indice a 1900. E' semplice matematica.

Mercati oggiValter Buffo
La sola che può fermare la discesa è la Germania

Come sempre, il mondo è pieno di ottimisti quando il FTSE MIB sta a 24000 punti e lo S&P 500 sta a 2100 punti: ma quando come oggi ci troviamo a 1900 punti (e a 20500 punti a Milano) si compra solo per "il rimbalzo", mentre di ottimisti che guardano al "luminoso futuro" in giro non se ne trova più neppure uno. Non sarannno certo i rimbalzi a fermare la fase di ribasso. C'è una sola cosa che può bloccare la discesa degli indici di Borsa e dei prezzi delle obbligazioni corporate ed high yield: e non è Yellen, non è Draghi, non è Kuroda. Invece è un cambiamento della politica economica in Germania: la Germania è il solo Paese al mondo che potrebbe aumentare il deficit pubblico, ed in questo momento è sotto una forte pressione internazionale ed interna (per il collasso di Volkswagen). La Germania è stata sollecitata più e più volte, a spendere di più, da FMI, Stati Uniti e all'interno della UE: ed è molto probabile che venga proposto uno scambio tra una sorta di "mano leggera" nella gestione dei processi a VW e una maggiore disponibilità dello Stato tedesco a rilanciare la crescita economica con un maggiore deficit pubblico. Implicazioni per il portafoglio titoli? A breve termine avremmo un euro più forte, un Bund da vendere su tutte le scadenze, in generale obbligazioni in euro a rischio, e Borse che rimbalzano e poi si stabilizzano in un movimento laterale. A medio termine? Si tratterebbe di un impulso one-off, che funziona una volta sola. Non cambia molto nel medio termine, anzi aumenta ancora la enorme massa di debito che schiaccia le prospettive di crescita globali e che potrebbe essere risolta solo attraverso un calo dei prezzi che riconosca che quel debito NON è ricchezza ma solo carta (con le ovvie implicazioni per le Borse globali).

Mercati oggiValter Buffo
Le obbligazioni ed il rischio nei vostri portafogli (parte 7)

A conclusione di questa serie di Post sulla gestione del rischio in questa fase turbolenta, torniamo su un punto che ad alcuni risulta difficile da accettare: noi di Recce'd consigliamo di NON modificare in modo brusco e profondo il portafoglio in queste giornate, anche se ovviamente i portafogli impostati sulla asset allocation azioni/obbligazioni ora soffrono moltissimo (e perdono da tutte e due le parti). Vediamo di chiarire la nostra posizione: il mercato quando è in tempesta va assecondato ed accompagnato, non va contrastato; il mercato va attaccato, invece, proprio quando vi dicono che "va tutto bene, è tutto sotto controllo, non dovete preoccuparvi". Come era tra marzo e giugno, e come vi abbiamo scritto più e più volte tra marzo e giugno in questo Blog. Ora che tutti invece sono preoccupatissimi e piangono le lacrime dei coccodrilli, c'è da lavorare con mano leggera, assecondare gli scossoni ed approfittare se mai di fasi di apparente calma per ritocchi non radicali.  Ciò che più serve all'investitore finale oggi non è di comperare questo e vendere quello (vi consiglieranno sicuramente di "alleggerire l'azionario" ... adesso che siete sotto): ciò che vi serve è una nuova VISIONE DELLE COSE che non vi costringa più ad affidarvi al solito portafoglio, al solito consulente e ai soliti Fondi o GPM. Rifletteteci, perché i soldi sono vostri e se siete pigri poi sarete voi a pagarne le conseguenze. Vogliamo chiudere questo Post con un esempio concreto, semplice ed intuitivo: negli ultimi 200 anni, la Borsa di New York ha nettamente premiato gli investitori, rispetto a quanti hanno preferito nello stesso periodo i Titoli di Stato. E questo non si discute, se prendiamo i valori di 200 anni fa e tiriamo una riga fino ad oggi. Ma la gestione di portafoglio è un qualcosa di molto diverso da questo esercizio: noi dobbiamo fare le scelte di portafoglio PRIMA di sapere come andrà a finire questa volta. E per la gestione di portafoglio conta solo QUESTA volta, il passato non ha alcun peso ed alcuna influenza sui nostri risultati della fine di QUESTO anno. E soprattutto: fate grandissima attenzione alla statistiche e a come vengono utilizzate. Un esempio: guardate il grafico qui sotto. Dai dati di questi ultimi 200 anni, si sono estratti i rendimenti su diversi orizzonti: ovvero un anno, sue anni, cinque anni, e così via. Ebbene, in un periodo così tanto favorevole alle Borse, come vedete, è stato meglio NON investire (non in Borsa, e neppure in obbligazioni) in un caso su sei, se prendiamo orizzonti a cinque anni. E' un dato fortissimo, che chiarisce che le allocazioni di portafoglio statiche, che non fanno attenzione al timing, sono sempre perdenti. E riflettete sul fatto che i prossimi dieci o venti anni saranno in ogni caso MOLTO meno favorevoli per Borse ed obbligazioni.

Mercati oggiValter Buffo
La Volkswagen della Finanza (parte 1)

In molte occasioni abbiamo rimarcato che quella del 2015 non è una "modesta correzione di un trend": è invece un major inflection point. Ed abbiamo scritto più di una volta che questa crisi trasformerà, in modo radicale, il settore del risparmio gestito: la crisi è una crisi anche delle posizioni dominanti, dei leaders globali, le banche di investimento che a gennaio ci raccontavano che il 2015 sarebbe astato ancora "l'anno dell'equity". Noi vediamo, da questo punto di vista, probabile una accelerazione già nei prossimi mesi: l'aumento della tensione sui mercati, sia azionari sia obbligazionari, metterà in evidenza lo stress nei rapporti tra finanziatori e finanziati, e i recenti episodi di forte instabilità a livello societario (citiamo qui Glencore, ma anche Valeant oppure Volkswagen) sono destinati a mettere in difficoltà proprio quelle banche globali che sui rapporti "preferenziali e riservati" questi Gruppi hanno impostato il loro intero modello di business. Per questo a noi di Recce'd sembra almeno probabile, di qui a qualche mese, che un "caso Volkswagen" che colpisca all'interno del settore finanziario, e più precisamente che colpisca una delle dieci maggiori  banche globali.

Mercati oggiValter Buffo