Posts in Mercati oggi
Quei cento scalini ... per giungere a te (parte 2)

Parliamo di cose concrete: pochi giorni fa, nel primo Post di questa serie, abbiamo segnalato l'assurdità di condurre stress test sugli attivi delle banche da parte della BCE ipotizzando un rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato di 100 punti base.

Recce'd sostiene, da mesi, che quando ci sarà un riazlo dei rendimenti di mercato non potrà che essere di MOLTE centinaia di punti base. Recce'd sostiene inoltre che chi ritiene che gli acquisti della BCE e della BoJ (e adesso anche della BoE) possano limitare il crollo dei prezzi delle obbligazioni in futuro non conosce il funzionamento dei mercati finanziari e neppura ricorda cosa successe solo 14 mesi fa.

Sono molto più concrete le conclusioni raggiunte dalla Agenzia di rating Fitch (da cui abbiamo tratto il grafico qui sopra) che ha stimato quale sarebbe la perdita aggregata sui portafogli obbligazionari globali se i Titoli di Stato ritornassero a rendere quanto rendevano nel 2011, ovvero solo cinque anni fa: la perdita complessiva ammonterebbe a circa 4.000 miliardi di dollari USA rispetto ai valori di oggi. Quattromila.

E nel calcolo, sono compresi soltanto i Titoli di Stato. E tutte le obbligazioni cortporate? High yield? Emergenti?

Non ve ne avevano mai parlato? eppure, ci pare che si tratti di un aspetto della attuale relatà dei mercati che merita un po' di attenzione. O no?

Mercati oggiValter Buffo
Ve lo hanno detto, che le cose stanno migliorando? (parte 2)

In un Post dello scorso 2 luglio, che era anche il primo di questa serie, Recce'd vi segnalava che la "prudenza" e la "cautela" di cui scrivono ogni giorno sia le Case di Fondi, sia le Reti, sia i settimanali e i quotidiani (fortemente influenzati dalle due categorie precedenti) è poco realistico. Sembra ogni giorno di più uno slogan, una tiritera dei commerciali, che è basata sul fatto che bisogna "tenere una linea di vendita" e che non è invece collegato con dati dell'economia reale.

Venerdì 5 agosto 2016, dagli Stati Uniti è arrivato un dato di 255 mila nuovi posti di lavoro creati, che si sposa alla perfezione con le previsioni che Recce'd ha elaborato e che vi ha già messo a disposizione, di una crescita del GDP degli Stati Uniti, superiore al 3% nel secondo semestre 2016.

Il resto, lo lasciamo alla fantasia dei nostri lettori: sarà sufficiente chiedersi

  1. .... ma allora, le altre economie?
  2. .... ma allora, i tassi ufficiali?
  3. .... ma allora, le obbligazioni?
  4. .... ma allora, la Borsa?
  5. .... ma allora, il dollaro?

Noi di Recce'd, invece, mettiamo davanti a tutto la gestione dei nostri e vostri portafogli, e ci chiediamo: ma allora, quelli che oggi hanno i portafogli "cautelosi" oppure "prudentosi", e sono sottopesati di equity con lo S&P 500 che da inizio anno sale del 7%, che agosto passeranno?

Mercati oggiValter Buffo
Andiamo a comandare

Il settore del risparmio, dello asset management, delle Reti di vendita e delle Case di Fondi, è in forte difficoltà in tutto il Pianeta, sia per i risultati non soddisfacenti, sia per il crollo dei ricavi di cui negli ultimi giorni si è occupato anche il Wall Street Journal, con un titolo molto efficace:

"Wall Street's cash cow is getting cooked"

ovvero la "vacca grassa" di Wall Street, che è proprio il risparmio gestito, sta per essere cucinata.

Un crollo che ovviamente, a cascata, colpisce poi le banche globali intermediarie, come loro stesse hanno di recente riconosciuto, lamentando i forti cali dei "ricavi da intermediazione" (come hanno fatto tutti, da Goldman Sachs a JP Morgan a UBS passando per Deutsche Bank e Credit Suisse, a commento delle ultime trimestrali in luglio).

In Italia, il silenzio dei media su questi radicali cambiamenti è totale. Per questo, è molto utile che operatori indipendenti come Recce'd svolgano la loro funzione di informare il pubblico anche su argomenti che sono scomodi per quei media che basano i loro ricavi sulle Case dei Fondi e sulle Reti di vendita. Leggiamo quindi ciò che scrive il Wall Street Journal in questi giorni di agosto:

At a time when investors have at their fingertips a much broader swath of data with which to make decisions, it's not clear whether the adviceand fees the big banks charge will be worth it to customers in years to come.

"The investors have become more sophisticated," said Timothy Speiss, partner and chairman of EisnerAmper's personal wealth advisors practice. "They have a lot more questions; they question fees. Investors are more astute now."

As more of banks' wealthy clients access data independently, some of their smaller, younger potential customers are being siphoned away by digital apps that allow users to transact without making a phone call or visiting a bank branch.

Robo-advisors, which have enjoyed growing popularity as millennials and others look to use low-fee, automated options for investing, have been on the rise in 2016. 

"Digital is far more than just robo," Morgan Stanley CFO Jonathan Pruzan said on the bank's earnings call last month. "We've been investing heavily in this area."

Come vedete, Recce'd vi parla oggi di cose molto concrete, sulle quali oggi sono in essere grandi investimenti e sono in atto grandi cambiamenti. E voi, che cosa spettate a cambiare il vostro modo di investire?

Questo è il momento di riprendere il controllo dei vostri investimenti, sfuggire alle trappole per i risparmiatori preparare dalle Reti, e tornare a comandare sulle vostre performances ed i vostri rischi. Basta poco: una telefonata e qualche minuto. Chiamateci, noi siamo pronti.

 

Mercati oggiValter Buffo
Le onde alte e le mille bolle blu

Il detto che dice che "acqua passata non macina più" trova spesso conferme nella realtà dei fatti. L'argomento delle "bolle finanziarie" è stato di grande attualità, e forse il tema dominante, negli ultimi 24 mesi: "tutto è sopravvalutato", si diceva, e molti dicono anche oggi.

Recce'd ha preso posizioni molto forti, su questo tema: specie nella prima parte del 2015, quando sui quotidiani, tra gli operatori del risparmio, e nei Consigli di Amministrazione, dominava il tema del "bazooka di Draghi". 

Oggi però, tutti (chi per vergogna chi per pudore) hanno abbandonato quel bazooka: avete più letto quel termine, in una ricerca della vostra  banca o della vostra Rete, oppure su un quotidiano? Tenete a mente, però, che il bazooka, quel bazooka di Draghi, è oggi in azione ed è in azione da 17 mesi.

Eppure, parlarne è diventato un tabù: i tifosi di allora preferiscono parlare d'altro. Notate che soltanto noi di Recce'd accettiamo la sfida (attraverso questo Blog) di lasciare a disposizione del pubblico ciò che noi scrivemmo 12, 18 e 24 mesi fa. Tutti gli altri ... preferiscono cancellare il loro passato: ma, purtroppo per loro, non potranno cancellare le loro performances.

Lasciamo però da parte il caso del bazooka (che per la verità è un tema patetico e penoso) ed occupiamoci di cose più utili: ed in particolare, del fatto che i temi passano, sui mercati finanziari, e non macinano più.

I temi sono quegli argomenti che si discutono, ogni mattina, tra Londra, New York, Tokyo e Milano, ed intorno ai quali si prendono poi le decisioni di investimento e di disinvestimento. Recce'd parla ogni giorno con i propri corrispondenti, che operano sulle piazze principali della finanza internazionale, ed anche grazie a questo lavoro è in grado di anticipare ai propri Clienti i temi che daranno la direzione ai prezzi di mercato ogni mattina (nel nostro The Morning Brief).

Per questo oggi scriviamo, e scherziamo, sulle bolle blu. Perché quello delle "bolle finanziarie" oggi ... non è un tema. Chi dice che tutto è sopravvalutato afferma qualcosa che trova riscontro nei dati: e quindi noi in Recce'd siamo d'accordo. Gestire un portafoglio però richiede qualche cosa di più: è necessario capire se, in quello specifico momento il tema "bolle finanziarie" muove i prezzi sui mercati. Ed oggi non è così: i temi, quelli operativi, sono altri. Ne scrive ad esempio anche il Wall Street Journal in data 6 agosto, con un titolo molto semplice da comprendere: "Volete vendere tutto? Questo mercato vi sfida a farlo", ovvero

"Sell Everything? This market dares you".

Il nostro spunto iniziale era quello dei "temi di mercato" che, come l'acqua passata, oggi non macinano più, non muovono più i prezzi. Volete un secondo esempio? I fallimenti delle Banche Centrali: un anno fa, quello era un tema forte, che a noi ad esempio ha consentito di vincere la battaglia del 2015, portando a casa per i nostri Clienti un risultato dello 8% in termini di performance per quell'anno. Oggi però il fallimento delle Banche Centrali non è più un tema: è un dato di fatto. Se si vuole parlarne, ad un convegno oppure durante una riunione in ufficio oppure al tavolo del ristorante, resta un argomento di fascino. Se si vuole operare con successo sui mercati, invece, oggi serve a poco o nulla. Grafici come quelli che riportiamo qui sotto confermano che ormai tutto il mondo ha capito che il QE e le altre "politiche non convenzionali" non hanno funzionato; chi ci ha scommesso un anno fa ... beh a questo punto sono solo affari loro.

Guardando avanti, questi criteri possono aiutare chi ci legge a non rimanere pigri, a non ragionare in modo ripetitivo: moltissimi credono che arriverà presto o tardi una nuova crisi dei mercati finanziari, e tutti questi previsori danno per scontato che la prossima crisi colpirà in modo più profondo l'azionario, ovvero l'equity. La "crisi finanziaria", per questi signori, si identifica con il "crollo delle Borse". E questo potrebbe rivelarsi un gravissimo errore.

Conclusione del nostro Post: vi abbiamo segnalato che saranno altri, i temi che domineranno sui mercati da qui alla fine del 2016: non le "bolle blu" e neppure i fallimenti a ripetizione del QE. Temi importantissimi: ma che oggi non muovono i prezzi, e quindi neppure il vostro portafoglio.

Mercati oggiValter Buffo
MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 5)

Oggi 5 agosto 2016 il più diffuso quotidiano nazionale pubblica un'intervista a doppia firma con il Governatore della Banca d'Italia Visco: intervista che merita attenzione per varie ragioni. Per l'autorevolezza del ruolo che Visco ricopre. Per il tono ufficiale, da "comunicato stampa", dell'intervista, che "detta la linea". Perché a noi di Recce'd consente di chiudere il discorso, con una conferma che il Castello di Donnafugata sarà il punto di riferimento di questa estate, come di tante precedenti.

Partiamo con un accenno al titolo del pezzo "I risparmi? Gli italiani possono stare tranquilli". Un messaggio non nuovo, un messaggio ripetuto in molte occasioni, un messaggio che non ha protetto i risparmiatori che si erano fidati dei messaggi precedenti da perdite importante. Alcuni obbietteranno: "Data la sua funzione istituzionale, cos'altro potrebbe dire Visco?". E forse hanno ragione. Forse: perché un'alternativa c'è, ed è quella di farla finita con i toni rassicuranti (non siamo all'asilo) e di parlare al pubblico dei risparmiatori in modo più diretto e con maggiore chiarezza. Prima o poi, in ogni caso, si sarà costretti a farlo. E se "gli italiani" fossero stati meno "tranquilli", avremmo forse limitato la crescita di problemi che oggi nessuno riesce più a governare.

Ora entriamo nel merito, nei temi toccati dall'intervista:

1.      «La crisi economica che si è abbattuta dopo il 2011 ha colpito l’Italia più della Grande depressione, e questo spiega perché da allora a oggi abbiamo accumulato più crediti deteriorati che in altri Paesi europei. Di fronte a uno choc del genere nessun intervento può essere escluso, neanche l’intervento pubblico, ma solo la crescita è la vera cura di questo male». Può darsi: ma potrebbe darsi pure che la crisi economica in Italia sia risultata così profonda A CAUSA del contributo negativo, della zavorra imposta all'economia reale proprio dalla cattiva gestione delle banche (e di chi sulle banche avrebbe dovuto esercitare la Vigilanza)

2.      Perché, dopo gli stress test, continua la pressione dei mercati sulle banche? «C’è incertezza sull’economia, che risente dei rischi a livello internazionale, anche geopolitici, e in Europa si avvertono le difficoltà di crescita. Questo si riflette nella percezione di una minor profittabilità delle banche". Può darsi: a chi segue da vicino il settore, però, risulta che le banche in Italia hanno problemi di "profittabilità" ben superiori a quelli delle banche europee. E la ragione è chiara ed evidente: le banche in Italia NON sono state gestite come aziende che cercano i migliori impieghi per i capitali, in una logica di mercato, bensì come Enti Pubblici che devono "favorire gli amici" e talvolta persino "salvare il Paese".

3.      Quello varato dalla banca è il piano decisivo per Mps? "È l’occasione per risolvere definitivamente i problemi accumulati nel tempo. È un piano impegnativo, che richiede tempo". Questa, francamente, è una storia che è stata già raccontata, e troppe volte, per risultare credibile

4.      Quasi tutte le banche italiane hanno problemi con i crediti deteriorati. «In gran parte derivano dal passato. La crisi da noi è stata più profonda che altrove, e a questa si è sommata la lentezza delle procedure di recupero di questi crediti. Se in Italia avessimo gli stessi tempi di recupero di Francia o Germania l’incidenza delle nostre sofferenze sarebbe la metà di quella attuale». Invitiamo la Banca d'Italia a rendere noto l'elenco dei "grandi importi", tra quelli inesigibili. Il pubblico potrà così rendersi conto della effettiva "esigibilità" dei grandissimi crediti che le banche vantano presso un numero limitato di Grandi Gruppi. Crediti che, semplicemente, non verranno mai incassati: e non c'è nulla a cui applicare una "procedura di recupero".

5.      Dov’è che gli istituti di credito possono recuperare margini di profitto? "Le banche sono imprese, anche loro devono pensare a un nuovo modello di business. Con le nuove tecnologie c’è meno bisogno di personale, è necessario proseguire nella riduzione di una presenza territoriale eccessiva". Qui Visco la dice giusta, e dice qualche cosa che riguarda, da molto vicino, anche il settore del risparmio in Italia (Fondi Comuni e Reti di vendita). Visco non dice però la vera ragione per la quale, avendo una strada così chiaramente indicata, le banche non procedono verso il "nuovo modello di business". Eppure, è chiarissimo

6.      I risparmiatori italiani possono stare tranquilli? "Chi ha messo i soldi in banca, in un modo o nell’altro, non deve pensare che siano a rischio". Anche gli obbligazionisti? "Anche loro. Ma c’è una differenza fondamentale tra le quattro banche poste in risoluzione a novembre scorso e il Monte dei Paschi". Visco afferma con tono sicuro che non ci saranno problemi: poche righe sopra, però, aveva detto che il sistema bancario dovrà affrontare sfide gravissime. E non c'è sfida senza rischio. Meglio sarebbe, quindi, suggerire ai risparmiatori di stare ... in campana.

Lasciamo da parte, nei nostri commenti, i temi della Vigilanza europea, dei requisiti di capitale, la ripresa dell'economia reale e la flessibilità nello sfondamento dei tetti di spesa pubblica, la Germania che frena e i tassi di interesse negativi: perché sono argomenti rispetto ai quali l'Italia, a causa delle sue debolezze che tutti conosciamo, non può che giocare una parte passiva, e subire le decisioni degli altri. Non contiamo nulla, e non possiamo che ... sperare, perché come afferma lo stesso Visco: "Poi ci voleva più gradualità, ma non è stato così, in Europa si decide a maggioranza, e si è deciso di accelerare l’Unione bancaria...". Prevedeva anche una garanzia comune sui depositi. "Sì, ed è un problema che sia rimasta indietro. Ora le cose sono cambiate, è diffusa in alcuni Paesi la percezione che ci sia un pericolo nell’accelerare i processi dell’Unione, e che prima di introdurre la garanzia comune sui depositi occorra ridurre i rischi, mettere a posto i debiti pubblici, diminuire il peso dei titoli di Stato nei portafogli bancari e così via".

Commento finale: come vedete con chiarezza, oggi tutta l'attenzione è rivolta al "risolvere l'emergenza" ed anche a "rassicurare gli italiani". Che cosa manca? Un'analisi critica, e innovativa, delle cause, una visione del futuro (anche prossimo) ed una autocritica da parte di chi aveva responsabilità che, evidentemente, non sono state esercitate con successo. Siamo fermi: non ci restano che il balli al Castello di Donnafugata.

Mercati oggiValter Buffo