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Perché non la facciamo finita con la Borsa di Milano?

I quotidiani e i TG ci raccontano un mondo finanziario che ruota intorno alla Borsa di Milano: un mercato che, per capitalizzazione, non arriva allo 1% della capitalizzazione globale. Ma non solo i media presentano al pubblico un'immagine distorta: anche molte SGR e molte SIM italiane, molte Reti di promotori e molte Reti di private bankers spendono più della metà del tempo dei loro Clienti a raccontare di quello che succede sulla Borsa di Milano. E via di Telecom, Mediaset, RCS, e poi ... le banche, uh! le banche, tutti i giorni in tavola ci mettiamo le banche.

Vi chiediamo di fermarvi a riflettere: in quanto investitori, ve ne importa qualcosa della Borsa di Milano? Per voi come investitori (privati oppure istituzionali) è davvero così importante sapere che cosa succede a Milano? Ed è davvero sensato sapere COSI' POCO di ciò che succede sugli altri mercati? Non sarà forse che la vostra SGR, la vostra SIM, il vostro consulente non è attrezzato, e non è in grado di muoversi, di capire, di consigliare e di lavorare sugli altri mercati, a causa di una preparazione incompleta e quindi insufficiente? Ha senso oggi, nell'era del web, sostenere che sulle Società quotate a Milano "ne sappiamo qualche cosa di più" rispetto a Società quotate all'estero? Oppure credete davvero che il vostro consulente sia un ... furbone che sa in anticipo come andrà a finire l'aumento di capitale di MPS? Noi giudichiamo certe affermazioni, quelle di "chi sa le cose in anteprima", non solo spericolate, ma pure ridicole.

Che cosa ... ve ne frega, a pensarci bene, della Borsa di Milano? Se siete Clienti di Telecom e la sera in tv guardate i programmi Mediaset, ciò non significa che non vi convenga di investire altrove. Riflettete con attenzione sulle opportunità di investimento che vi offre la Borsa di Milano.

I titoli quotati a Milano sono rappresentativi di una parte di una economia che, sul piano globale, è piccola e diventa ogni anno sempre più piccola, non soltanto sul piano quantitativo (misurando il fatturato) ma soprattutto sul piano delle prospettive. La Borsa di Milano quota oggi, per la sua gran parte, Società che beneficiano di mercati protetti: e non stiamo parlando soltanto delle banche. Pensate a ENI ed ENEL, ma pure a Telecom Italia e a Mediaset. Potremmo continuare: sono molto numerose le aziende della Borsa di Milano che esistono solo nella misura in cui beneficiano di protezioni da parte di Leggi e Regolamenti nazionali. Protezione che resisterà forse ancora per qualche anno, ma non di più: e non appena i criteri di valutazione si sposteranno verso "la capacità di competere sul libero mercato internazionale", arriverà un inevitabile ridimensionamento dei valori.

Nei nostri portafogli, la Borsa di Milano ha avuto in passato, ed avrà in futuro, sempre un peso, e quindi una attenzione, marginale: seguiamo la Borsa di Milano come seguiamo la Borsa di Singapore, quella di Johannesburgh e il BOVESPA brasiliano. Borse Emergenti, che capitalizzano quanto Milano.

Mercati oggiValter Buffo
Due equivoci (spesso interessati) da sciogliere: per sempre

Quotidiani e riviste, specie se dedicati a temi economici e finanziari, scrivono un giorno sì e l'altro pure dei temi di maggiore attualità: i temi di richiamo, quelli che "assicurano il maggior numero di click". 

L'attenzione dei media, come si sa, va e viene, e si sposta molto rapidamente: per questo non sempre i media approfondiscono, non sempre capiscono, non sempre aiutano il lettore a capire.

Ci siamo decisi per questo a dedicare tempo ed attenzione anche a problemi di "vocabolario": per spiegare meglio quello che altri spiegano frettolosamente.

  1. FINTECH è un tema di gran moda: tutto è Fintech, e in progetti Fintech si buttano milioni di euro e milioni di dollari. Nel comparto della consulenza agli investimenti, dove opera Recce'd, il termine Fintech viene per errore associato in modo esclusivo a proposte di gestione di portafoglio "affidata al computer" e "basata su algoritmi", e quindi non personalizzata e di basso costo (e qualità, ovviamente). Si tratta di una grave distorsione ai danni del Cliente che investe: la novità di Fintech infatti non è quella, non sta nell'affidare la gestione all'algoritmo più bello, quasi come se fosse un'anonima consolle tipo Playstation o DS Nintendo  (quei modellini di portafoglio tra l'altro esistono da sempre, andate ad esempio a cercare la storia di BARRA sul web ... e leggete anche i risultati dei loro investimenti). La assoluta novità di Fintech è che si può fare ALTA QUALITA' con i servizi online, semplificando, tagliando i costi e offrendo al Cliente investitore un servizio più veloce, più efficiente, e un contatto più diretto, rispetto agli standard dei Private Banking internazionali, da quelli svizzeri a quelli delle banche americane. Questo è ciò che per prima Recce'd ha portato sul mercato, in questo è una novità assoluta: ed ha segnato così, in modo netto, la differenza tra la caccia ai Pokemon e una consapevole gestione di asset che sono legati all'economia reale, quella del sudore, della fatica, degli imprevisti, e a volte del successo
  2. FINANZA QUANTITATIVA è un altro tema di gran moda: e qui l'errore sta nel definire "quantitative" soltanto le tecniche che affidano la gestione del portafoglio ad un "black box", ovvero ad un modello matematico che in modo automatico fa al posto del gestore le scelte di acquisto e poi di vendita, utilizzando segnali come le medie mobili o altri indicatori come il P/E oppure il P/B di certi ETF Smart Beta che oggi vanno per la maggiore. Noi di Recce'd crediamo sia molto utile  chiarirvi che la Finanza Quantitativa è qualche cosa di molto più vasto, e ricco, e stimolante, e in continua evoluzione, rispetto a queste limitate semplificazioni; si può fare Finanza Quantitativa senza affidarsi ad un black box, ma ad esempio affidandosi a modelli quantitativi di valutazione e simulazione come mattoni con i quali poi costruire un portafoglio, come appunto facciamo in Recce'd per costruire i nostri portafogli modello.

Se vi sentite interessati ad approfondire uno oppure entrambi questi temi, approfittando dei tempi liberi che vi lasciano le vacanze, lo staff di Recce'd è a disposizione per segnalare letture appropriate, in ogni momento del mese di agosto.

Mercati oggiValter Buffo
MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 4)

Riportiamo qui sotto con molto piacere un brano di un articolo che si può leggere oggi sul Sole 24 Ore (a firma Bastasin).

Ci fa piacere perché il brano sintetizza, in poche righe, quali sono i problemi da affrontare e risolvere, nell'interesse del pubblico (e non dei Consigli di Amministrazione) se si vuole sradicare il male che da decenni fa del sistema bancario una vera e propria zavorra per l'economia italiana. Queste sono le ragioni per le quali sui mercati prevalgono le vendite: e come vedete è molto semplice da spiegare e da capire. Molto difficile però da riformare, per il grumo di interessi che ha prodotto questo stato di cose che fa comodo a moltissimi: e come scrivemmo già un anno fa, la spinta arriverà probabilmente dall'estero, ed in particolare dagli Stati Uniti.

Il brano qui sopra dimostra che anche in Italia è possibile commentare un tema di forte e stretta attualità economica senza ricorrere ad argomenti frusti per compiacere chi oggi siede nei Consigli (d'azienda o dei Ministri): non è necessario ricorrere al piagnisteo ripetitivo sulla "burocrazia ottusa di Bruxelles", sui "mercati finanziari irrazionali", sulla "speculazione finanziaria" opposta allo "investire per il lungo termine", sugli "hedge funds". Sono anche questi argomenti con un fondo di verità, anche se distante dal problema: ma sia chiaro che per sconfiggere le infezioni serve una terapia di penicillina, e chi invece suggerisce di "prendere aria buona in collina" sta ingannando il paziente. Ed anche i suoi lettori.

Si faccia avanti, chi ha davvero coraggio: e ci spieghi, per cortesia, in che senso si "investe per il lungo termine" buttando N miliardi di euro in una Banca Zombie che non  produce alcun valore. E qui non stiamo parlando di MPS ...

Mercati oggiValter Buffo
Quei cento scalini ... per giungere a te (parte 1)

Chi tra i nostri lettori è in vacanza in Liguria potrà percorrere la Salita dei Cento Scalini, a Lavagna. Quelli che invece hanno scelto la montagna, e sono in zona Monte Bondone in Trentino, potranno camminare lungo il Sentiero dei Cento Scalini. Ed anche ci visita le città, e in particolare Roma, potrà visitare la Grotta dei Cento Scalini.

Il numero cento ricorre, in questi ultimi giorni, anche per chi si occupa di mercati finanziari. Risulta infatti che lo scenario di stress utilizzato dalla BCE per gli esercizi di cui venerdì scorso sono stata pubblicati i risultati ruotasse intorno ad un rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato di 100 punti base. Quando lo abbiamo letto per la prima volta, faticavamo a crederci.

Vi abbiamo già dettagliato quale è la nostra opinione su questi stress test: sono esercizi di abilità politica, esercizio che vengono costruiti al contrario. Si parte dal "dove si vuole arrivare", e poi a ritroso si construiscono i tests. Ma questa dei 100 punti base, per più di una ragione, è una cosa clamorosa.

Come tutti ricordano, e come potete vedre anche dal grafico qui sopra, seguendo la riga in bianco, il rendimento del Bund a dieci anni è già salito di 100 punti base, e soltanto un anno fa: fu un episodio drammatico, con una risalita da zero allo 1% di rendimento a scadenza nello spazio di 60 giorni. Nei mesi successivi, poi, quella tensione è rientrata. Nulla vieta però che l'episodio possa ripetersi: anche domani stesso.

Vi chiediamo: che razza di test di stress è quello che stima l'impatto di una cosa che è successa solo un anno fa? Non c'è bisogno di spendere soldi per fare un test: lo abbiamo appena visto.

Ma non ci interessa tanto di commentare gli stress-tests, quanto di dare ancora una volta uno sguardo critico ai portafogli, ed alle politiche delle Reti di vendita, dai private banking ai promotori finanziari ai consulenti di vario tipo.

Sono numerosi, infatti, i Clienti che ancora oggi si sentono ripetere che i Titoli di Stato, oppure le obbligazioni in generale, sono un "rifugio contro la volatilità". Peccato che, oggi, non sia più così: lo vedete proprio nel grafico qui sopra.  Anzi è proprio nel mondo delle obbligazioni che si annidano i rischi maggiori. Questi venditori probabilmente sono confusi anche dal fatto che la stessa BCE simula un rialzo di 100 punti base, ovvero dello 1%: e non si rendono conto che il rischio oggi è di dimensioni molto, ma molto più ampie. Pensare che i rendimenti delle obbligazioni rimangano "per sempre" agli attuali livelli minimi storici non è solo un azzardo: è una cosa del tutto fuori dalla realtà.

Come tutti sanno, il rendimento che sale implica una discesa dei prezzi, per le obbligazioni: ad esempio su un Titolo di Stato decennale (scadenza 2025) un rialzo di 100 punti base, ovvero dello 1%, costa in termini di prezzo all'investitore un calo del 10%. E ai numerosi investitori che obbiettano che "le obbligazioni si possono tenere fino alla scadenza" possiamo garantire che NESSUN investitore, se il prezzo delle sue obbligazioni scende del 10%, starà lì tranquillo ad aspettare un altro calo del 10%. Attenzione poi a GPM e Fondi Comuni: oggi sono tutti pieni di obbligazioni con scadenze lunghe, per andare a "caccia del rendimento".

Queste considerazioni e questi avvertimenti sono di grandissima attualità: anche se chi segue la stampa ed i media non viene avvertito, perché sono tutti concentrati a commentare le banche italiane. Le banche italiane sono un fattore che avrà poca o nessuna influenza sulle vostre performances di fine 2016 (a meno che il vostro portafoglio non sia, ancora oggi, mal costruito e sbilanciato sull'Italia): mentre avranno una grande influenza fatti come quello che negli ultimi giorni ha interessato i Titoli di Stato del Giappone.

Tutta la stampa (internazionale) ne parla da qualche gionro, ed analiza questo fatto, ovvero la discesa più ampia dei prezzi dei JGB dal 2013 ad oggi (la vedete nel grafico sopra, seguendo la linea blu): tutti ne parlano, e tutti commentano, perché sono diffusi i timori che questo sia solo un piccolo anticipo di ciò che ci attende a breve, come ha dichiarato ieri anche Bill Gross, ex di PIMCO oggi a Janus.

Recce'd oggi non è in grado di dirvi CHE COSA capiterà e quando, ma di certo è in grado di affermare che sottovalutare questo fattore potrebbe essere l'errore più grave del 2016: il punto su cui poggia questa nostra affermazione lo vedete nel grafico qui sotto. Le due linee che ricostruiscono la volatilità a 40 giorni annualizzata dei prezzi dell'equity (linea SOTTILE di colore azzurro scuro) e dei bonds (linea SOTTILE di colre azzurro chiaro) negli USA negli ultimi tre anni. Le due linee di fatto sono uguali: non solo le obbligazioni non sono più un "rifugio", ma oggi sono tanto volatilità quanto le azioni. Il vostro portafoglio deve essere preparato e pronto fin da oggi: quelli di molte GPM e di molti Fondi Comuni, invece sono, già oggi, "in trappola".

 

 

Mercati oggiValter Buffo
MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 3)

Al termine di una giornata convulsa, e dolorosa per molti investitori mal consigliati che hanno posizioni eccessive oppure azzardate sui titoli bancari italiani (sia azionari, sia obbligazionari) può essere utile segnalare, a chi ci legge, che in Italia i media, dai quotidiani ai TG, sono parte in commedia. Non sono organismi indipendenti di informazione, ma giocano un ruolo nella vicenda, un ruolo attivo, e stanno con una delle parti in causa.

E' sufficiente rileggere l'intervista di due giorni fa al Consigliere delegato di Banca Intesa, sul Corriere della Sera, per rendersene conto: detto che Intesa oggi del Corriere è (sul piano finanziario) l'azionista di controllo, l'intervista non tocca i temi che dovrebbe toccare nell'interesse dei lettori, mentre sui temi che vengono toccati propone una versione che da un lato è "zuccherata" (state tranquilli, tutto è a posto) e dall'altro è arrogante ("Fondo Atlante è un game changer").

Quanto fondamento abbiano queste affermazioni, ce lo dice l'indice FTSE MIB stasera a 16.000 punti, ma ce lo dicono anche i numeri che la stessa Intesa ha pubblicato stamattina, numeri che certificano un fatto che a nostro parere è molto grave, ovvero che se Draghi non fa altri regali ad Intesa ed alle altre grandi banche italiane , queste aziende non fanno soldi. Non fanno soldi perché non producono servizi a valore aggiunto. Non producono servizi a valore aggiunto perché quel modello industriale ha fallito.

Recce'd ovviamente non ce l'ha con Intesa: per tutte le altre grandi banche italiane, potremmo scrivere le medesime parole. E il punto sta qui: il punto che non si vuole vedere, che non si vuole affrontare (per paura che "vengano fuori i nomi" di chi fino ad oggi ha fatto festa coi soldi degli azionisti ed obbligazionisti) è che va rivisto radicalmente il modello di business delle banche italiane. Vanno sradicate le vecchie abitudini, eliminati per intero certi Consigli, e affidate le banche a nuovi Amministratori. Nuovi: ovvero del tutto al di fuori dall'ambiente che ha avuto in mano il sistema per decenni.

Questi nuovi Amministratori e Consiglieri non li potrà scegliere la Banca d'Italia: la Banca d'Italia non può proseguire nel ritagliarsi un ruolo al di sopra delle parti, da "verginella", dopo una catena di eventi (che parte da Capitalia e Popolare di Lodi) troppo lunga per essere frutto del caso. Oggi 2 agosto 2016 arrestano il Presidente di Veneto Banca, ma a voi sembra possibile che quel Presidente fosse così tanto abile, diabolico, nel falsificare i dati dell'attivo di Veneto Banca, da mettere nel sacco tutta la Vigilanza di Banca d'Italia per alcuni miliardi di euro?

Torniamo al punto di partenza: il ruolo dei media italiani. Anche oggi la stampa e i TG non hanno fatto altro che aumentare la confusione di chi legge e di chi ascolta, quindi hanno fatto l'opposto dell'informare. Ci è toccato rileggere della "speculazione", degli "attacchi dei fondi hedge", di "investire per il medio-lungo termine", della "irrazionalità" dei mercati". Diciamolo, sono fandonie: se i mercati fossero stati lasciati liberi di operare, l'Italia non avrebbe gettato ben 20 miliardi di euro in una Azienda, MPS, che certamente non agisce nel'interesse "del pubblico". MPS non è un "bene pubblico", un Ente benefico, un "valore nazionale", un'opera d'arte come la Gioconda: è solo e semplicemente un'azienda privata, una SPA. 

Con la piccola differenza che se MPS guadagna soldi, questi soldi li mettono in tasca gli azionisti; se invece MPS perde, i soldi li cacciano i cittadini italiani (magari, attraverso le Poste e le Casse Previdenziali). La nostra stampa però sottovaluta i suoi lettori: perché in giro non c'è più nessuno disposto a dare fiducia a certe favole. L'obbiettivo è quello di tenere certe figure su certe poltrone: ma questo, il pubblico italiano ed internazionale lo ha capito benissimo.

Mercati oggiValter Buffo