Un fattore di instabilità, certo: ma un fattore che NON dipende da Brexit: fate bene attenzione a questo punto, perché vi presenteranno l'urgenza di interventi a favore delle banche come una conseguenza di Brexit, mentre la sola colpa di Brexit è quella di aggiungere tensione dove la tensione era già molto elevata. Sfruttando le tensioni di Brexit, si tenterà di mettere una toppa a problemi che sono nati e si sono sviluppati da tutt'altra parte.
Per tutti noi investitori, il successo oppure la sconfitta della nostra strategia di gestione di portafoglio, in momenti di grande confusione come sono queste giornate, dipende dalla capacità di mantenersi lucidi e tenere separate fra loro le problematiche che sono slegate una dall'altra. Per questo, noi torniamo a consigliare di leggere con senso critico, e anche un po' di diffidenza, le dichiarazioni pubbliche, ed in particolare tutte quelle che riguardano le banche.
Un esempio, forte e significativo, sono alcune frasi dell'intervista di ieri del Ministro dell'Economia al Corriere della Sera: in particolare, quella dove Padoan afferma che:
L’Italia ha fatto le sue proposte. Da mesi è sul tavolo il documento del ministero dell’Economia, fatto proprio dal governo, che dice: le priorità sono l’occupazione, la crescita, il benessere, l’eguaglianza. L’Europa non può occuparsi solo di banche. Le stiamo stabilizzando, continueremo a farlo; ma dobbiamo occuparci anche dei cittadini. Perché qui c’è un problema di consenso sociale diffuso: bisogna che i cittadini ricomincino a pensare che l’Europa sia una buona idea».
Si tratta di frasi di grande buonsenso e ampiamente condivisibili. E noi di Recce'd, infatti, condividiamo tutto. ma proprio tutto. Solo, ci innervosisce osservare che quando Padoan dice che "l'Europa non può occuparsi soltanto di banche", tralascia di spiegarci perché lui, ed il Governo di cui fa parte, hanno passato gli ultimi 24 mesi a spiegare come la politica monetaria della BCE, che nei fatti ha la sola finalità di salvare le banche di Eurozona dal fallimento, costituiva "una grande opportunità per tutti i cittadini, la migliore tra le soluzioni possibili, una mossa risolutiva", coinvolgendo poi tutti i media in Italia in una campagna di supporto che ha portato grande confusione proprio tra i cittadini, e molti investitori a investimenti del tutto sbagliati. Leggere oggi, da chi ha suonato la fanfara ad ogni mossa di Draghi, che L'europa non può occuparsi solo di banche sa di lacrime di coccodrillo, fa sorridere e fa anche venire i nervi.
A questo proposito, i dati pubblicati giovedì scorso dalla BCE, che aggiornano in merito alla operazione TLTRO e quindi ai fondi liquidi che dalla Banca Centrale vengono forniti "a tassi negativi" alle banche di Eurozona, ed a quelle italiane in particolare, sono stati del tutto trascurati da operatori ed investitori: riportiamo per questo un breve resoconto:
Banche in fila allo sportello della Bce per beneficiare dei maxi-prestiti a tassi «sotto-zero» varati dall’Eurotower per incentivare i prestiti alle imprese. La Bce ha condotto la prima operazione del nuovo schema di finanziamento a lungo termine Tltro 2 (prestiti mirati a lungo termine), una delle misure espansive annunciate da Francoforte a marzo per ridare fiato all’economia e spingere l’inflazione. La Bce ha ricevuto richieste da 514 banche dell’eurozona e ha assegnato poco meno di 400 miliardi a quattro anni, a fronte dei quasi 368 di fondi Tltro 1 che gli istituti di credito hanno restituito. Al netto del rollover dei finanziamenti ottenuti con il vecchio schema, le banche hanno chiesto liquidità aggiuntiva per 31,3 miliardi, un dato comunque minore rispetto alle previsioni degli analisti che si attendevano circa 50 miliardi. La fetta andata ai 13 maggiori istituti italiani è stata la più consistente con 21,9 miliardi di finanziamenti in più rispetto a prima (sono stati rinegoziati più di 110 miliardi).
Molti quotidiani a proposito di iniziative come questa hanno l'abitudine di scrivere che "l'ombrello di Draghi ci ha protetto dalla crisi": ma non è vero, mentre è vero l'opposto, iniziative come questa ci cacciano sempre più a fondo nella crisi. Qualche intuizione, in questo senso, la forniva venerdì 24 giugno anche un articolo sul Sole 24 Ore: