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Come guadagnare con Brexit

Brexit è un grande argomento: per politologi, sociologi, storici, giornalisti, vignettisti. Noi comuni mortali, che ci occupiamo ogni giorno di cose meno elevate e più concrete come i mercati finanziari, siamo costretti a lasciare da parte i toni epici e le affascinante tematiche storiche e filosofiche, e guardare alla sostanza di ciò che questo Referendum andrà a cambiare nella vita economica, sociale e politica di ogni giorno.

Lasciamo quindi da parte le dichiarazioni d voto di attori e cantanti e guardiamo alla realtà dei fatti: sui mercati finanziari, oggi, pesano incertezze sostanziali, che vanno dalla gestione dei tassi ufficiali negli Stati Uniti all'esito della recente iniziativa della BCE, dalla recessione con deflazione in Giappone al peso del debito sull'economia cinese, fino alla stabilità delle Istituzioni Comunitarie in Eurozona e alla dinamica dei prezzi delle materie prime. Sui mercati, nei prossimi mesi, arriveranno sia le trimestrali del secondo trimestre delle Società quotate (dai primi di luglio) alle previsioni macroeconomiche aggiornate per il secondo semestre, di cui Recce'd questa settimana si occuperà ogni mattina in dettaglio nel nostro The Morning Brief.

Abbiamo il massimo rispetto per i politologi, gli storici ed i filosofi (ed anche per attori e cantanti, ovviamente): ma siamo certi, ed anzi certissimi, che i fattori che abbiamo elencato qui sopra avranno alla fine del 2016 un peso molto più grande sui prezzi di mercato, e quindi sulle performances dei vostri e dei nostri portafogli, di Brexit.

Conclusione: come guadagnare con Brexit? Dando a Brexit la sua giusta importanza, che si concentra nella volatilità del breve termine (grafico qui sotto) piuttosto che sulle performances a fine anno.

Che cosa ci dice un venerdi di RISK OFF

Leggere oggi, sabato 11 giugno, sui quotidiani italiani e non solo, che le vendite sulle Borse nella giornata di ieri sono spiegate da un aumento del "rischio Brexit" non ci sorprende: è comprensibile che i giornalisti vadano, con grande rapidità a cercare quale tema giornalistico può essere associato ad una caduta improvvisa dei prezzi di mercato. Il loro obbiettivo è attirare l'attenzione, per essere letti.

Ha senso per i giornalisti, non ha senso per chi investe. Per noi l'obbiettivo è diverso: è fare performance. Non si è registrato alcun fatto nuovo su Brexit tra giovedì e venerdì, è le cause di ciò che è successo vanno cercate ovviamente altrove. Certo, oggi Brexit è un fattore di incertezza, un tema caldo: ma ne esistono anche altri, che hanno un peso maggiore.

Per chi investe, sarà utile leggere un articolo di questa mattina, sabato 11, su Bloomberg: il titolo dice già molto.

Bond Investors Losing Faith in Central Banks Turn to German Debt

In realtà, il movimento al ribasso di ieri era iniziato già da una settimana, quando lo yen aveva lasciato quota 110 ed aveva ricominciato a rafforzarsi contro dollaro USA: un movimento del quale noi di Recce'd abbiamo segnalato, ogni mattina, l'importanza. Il classico segnale di RISK OFF, di avversione al rischio.

Ieri poi, il movimento dei portafogli in chiave RISK OFF si è esteso all'Europa: dove oggi c'è Brexit, ma soprattutto dove è partita, due giorni prima, una politica di acquisto di obbligazioni corporate che, evidentemente, il mercato non solo non apprezza, ma vede come un problema per la stabilità (anche Recce'd la vede così, e lo abbiamo scritto mercoledì e venerdì anche sul sito Soldi On Line).

Questo problema si aggancia poi ad un tema di investimento globale, che nell'articolo di Bloomberg citato si riassume così:

As faith in central bankers’ ability to boost economic growth and revive inflation diminished, German 10-year bund yields slid to a record this week. The previous low set in April 2015 was followed by a spike in yields that pushed them up by more than a percentage point in less than two months. “Low yields are really telling you that markets think we are generally trapped in a low-return world. The market has arrived at the view that central banks -- as long as they keep policy accommodative -- are able to prevent routs in markets, but they are not able to generate strong growth.”

Che dire a questi signori che  commentano? Bene arrivati, noi di Recce'd scriviamo proprio questo da almeno due anni. 

Ma ora è utile guardare avanti, e non indietro. Per questa ragione, qui sotto trovate un grafico che racconta che cosa successe un anno fa, quando il rendimento dei Bund arrivò a toccare livelli altrettanto bassi di quelli di oggi: ovviamente, all'aumento dei rendimenti corrisponde un calo del prezzo delle obbligazioni. 

In aggiunta, in merito alla gestione dei nostri portafogli modello, ai nostri Clienti diciamo che la volatilità elevata sarà una caratteristica dei prossimi mesi e anche dei prossimi anni. E che, per questa ragione, noi non associamo (più) un aumento di volatilità ad una uscita da tutti gli asset rischiosi. La volatilità rende più faticoso, e doloroso, il processo di investimento: ma oggi è (e sarà in futuro) necessario sapere "leggere attraverso" gli alti e bassi di un giorno e di una settimana. Le vecchie catene di causa ed effetto non funzionano più, e lo avete constatato tutti negli ultimi 18 mesi: per cui vi diciamo che associare "volatilità dei mercati" e "fuga nelle obbligazioni" sarebbe, oggi, un gravissimo errore operativo, per ragioni che vi abbiamo esposto anche ieri, a caldo, nel Post precedente a questo.

La catastrofe dei bonds (parte 2)

Recce'd ha messo da parte ogni accenno al "catastrofismo" fin dal mese di febbraio: ci colpì allora la sostanziale tenuta dei mercati finanziari, a fronte di un sottostante quadro dell'economia reale davvero proccupante.

Come sempre accade, siamo stati costretti ad ammettere che i mercati avevano ragione. L'economia reale, tra febbraio ed oggi, può essere riassunta così: non va poi COSI' male.

Se oggi, 10 giugno, torniamo a utilizzare il termine catastrofe, è perché quello che vediamo sui mercati delle obbligazioni è una vera e propria spirale, la cui sola ragione è che le Banche Centrali continuano ad utilizzare, del tutto fuori tempo rispetto alle economie, le politiche monetarie "non convenzionali". Questo ha cacciato una serie di Investitori Istituzionali in un vero e proprio imbuto, dove sono COSTRETTI a comperare carta a prezzi malsani.

In fasi economiche del passato, i nuovi massimi dei prezzi di Bund tedeschi, Gilt del regno Unito, e JBG giapponesi avrebbero, senza dubbio, anticipato una recessione dell'economia reale.

Oggi, quella che vedete tutti è solo una strozzatura dei mercati: acquisti (insensati, o peggio colpevoli) di carta che NON C'E' PIU' in giro da vendere, da parte di funzionari pubblici (i banchieri centrali) senza controllo e senza alcuna conoscenza dei mercati. Il tutto senza alcun obiettivo, finalità, scopo.

Quello che vediamo oggi è solo e soltanto delirio (panic-buying): vendere equity (azionario) oggi è assurdo, perché il rischio vero, quello profondo, sono le obbligazioni. Sarà un'estate calda: quello che avete visto tra aprile e giugno 2015 sui Bund era soltanto uno scherzo, al confronto.

Prospetti e FALSE protezioni per l'investitore: un esempio concreto

Raccontano i quotidiani che il prospetto per l'aumento di capitale che parte oggi per Veneto Banca superi le 1.100 pagine: non serve leggerlo, per capire che si tratta di un documento inutile. O meglio, utile soltanto per coprire le spalle a chi chiede denaro, ma inutile per chi investe. Chi leggerà le 1.100 pagine, e chi le capirà?

Ha fatto notizia, di recente in Italia, il lavoro giornalistico di alcuni che sono andati a riprendere i documenti informativi di Banca Etruria, mettendo sotto accusa la CONSOB. Recce'd ovviamente si schiera a favore di queste iniziative, ma allo stesso tempo le giudica limitate: a nostro parere il problema da risolvere non è quello dei documenti informativi.

CONSOB si limita a una vigilanza formale, e mai sostanziale: se le carte sono a posto, allora l'intermediario è coperto rispetto alle proprie responsabilità. Le scelte di investimento restano fuori dai perimetri della Vigilanza: "le performances vanno e vengono". In un solo caso, nello scorso luglio, CONSOB uscì allo scoperto, denunciando quelle Reti di vendita che metto i propri interessi davanti a quelli del Cliente, forzando nei portafogli i prodotti gestiti (Fondi Comuni) delle grandi banche globali, perché pagano (alla Rete) commissioni più alte. Manca qui il passo successivo: ovvero riconoscere, in modo esplicito, che queste scelte sono in conflitto di interesse, perché hanno una diretta influenza sui risultati, sulle performances conseguite da chi investe.

Una vigilanza formale è destinata a lasciare l'investitore solo di fronte ai problemi sostanziali. Facciamo qui un esempio concreto e attuale: i titoli bancari europei ed italiani.

Solo 12 mesi fa, tutte le SGR, le Reti, i Private Banking spiegavano ai Clienti che le banche in Europa, e quelle in Italia in particolare, erano una grande occasione di guadagno, per di più senza rischi viste le garanzie di Draghi.

Oggi, a distanza di 12 mesi, i dati sono questi (che più sotto commentiamo):

  • l'indice europeo del settore bancario vale il 35% in meno (vedi il grafico sotto)
  • quello italiano arriva al 50% in meno

Credete forse che, alla base di quella spinta costante e quotidiana all'investimento nei bancari nel 2015 ci fossero analisi particolarmente dettagliate? Una conoscenza dei titoli approfondita? O c'era piuttosto la voglia di trascinare i Clienti nella corrente, e di fare così un facile guadagno cavalcando il trend?

Il punto, per CONSOB, ma pure per Gabanelli, è che l'industria del risparmio in Italia funziona così: il punto è che il servizio al Cliente viene inteso così. Il punto è che le persone che operano nel settore sono quelle.

Una dimostrazione concreta? Quelli che "pompavano" le banche 12 mesi fa (nelle GPM, nei Fondi Comuni, nei dossier titoli) sono ancora lì, tutti seduti al loro posto, e tutti a spiegare (ancora!!!) dove andranno in futuro i titoli bancari, anche se è provato dai fatti che di titoli bancari capiscono poco o nulla (e nessuno che ci metta la faccia e spieghi come possa un indice come quello qui sopra scendere da 160 a 100 in sei mesi).

Volete sapere perché sono ancora tutti al loro posto? Perché alle loro Aziende importa nulla se il Cliente investitore ci ha perso soldi: l'importante è solo "tenere, tenere, tenere", tenere fermo il Cliente, anche negando l'evidenza; e fargli pagare le commissioni.

Non ci sarà alcuna protezione dell'investitore fino al giorno in cui non sarà spezzato questo nodo, il conflitto di interessi ormai evidentissimo tra chi VENDE e chi INVESTE: fino al giorno in cui anche la INCOMPETENZA non verrà messa ai margini del mercato. Se pure i prospetti diventassero a più volumi, come la Enciclopedia Treccani, l'investitore finale sarebbe comunque destinato a perdere denaro.

 

Banche italiane: lezioni da un disastro annunciato

A che serve scrivere ancora di banche italiane? Tutto quello che potevamo dire, lo abbiamo già detto, ed in particolare da marzo in avanti abbiamo focalizzato proprio sulle banche la grande parte dei nostri interventi nella sezione che è dedicata all'Italia sulla nostra app per iPad.

A che serve? La situazione è chiarissima, il sistema bancario in Italia resta un settore para-statale, gestito con le logiche di un consorzio, chiuso alla concorrenza e a chi non fa parte del cerchio. Non ha importanza chi sia al Governo: si tratta comunque, e sempre, di privilegiare gli interessi di alcuni ai danno degli interessi del pubblico e del mercato (come dimostrano le quotazioni delle banche italiane in Borsa). In un sistema come questo, prevalgono inefficienza e corruzione, come nelle Amministrazioni pubbliche dei Paesi del Socialismo Reale: perché non ci sono altri obiettivi che quello di compiacere chi comanda.

Le mosse più recenti, tutte (a partire da Fondo Atlante), hanno ricevuto dai mercati una reazione negativa. Qualcuno si sarà chiesto come è possibile: come si fa a sbagliarle tutte? Ci sono forse dei pregiudizi da sconfiggere?

A nostro parere non è così: la sequenza di mosse sbagliate (Vicenza, Veneto, Popolare e BPM, Carige, Unicredit, e a fare da cornice Fondo Atlante) vanno verso un solo scopo: preservare per il maggiore tempo possibile gli equilibri di controllo (tu hai quella, io ho questa) che ci hanno portato a questo disastro economico. L'obiettivo è sempre il medesimo: garantire "la continuità", che vuole dire poi non essere costretti a raccontare nei dettagli le logiche seguite nei decenni passati per le allocazioni di credito. Spesso viene detto che i diversi salvataggi vengono fatti per "salvaguardare la stabilità del sistema": la domanda che noi investitori dobbiamo farci è però se salvaguardare QUESTO sistema e QUESTE persone sia per noi la migliore opzione. Se questo è il solo sistema possibile. Se queste sono le sole persone in grado di gestire il sistema bancario, Se non sarebbe invece preferibile una fase di "distruzione creativa", per poi ripartire essendosi liberati delle zavorre bancarie che da decenni frenano questa economia. 

Ieri, 6 giugno 2016, il Ministro dell'Economia ha dichiarato che "occorreranno due anni per stabilizzare il nostro sistema bancario", il che implica, in modo evidente, che Padoan ritiene di avere due anni di tempo. Noi in Recce'd riteniamo, all'opposto, che i tempi si sono fatti molto stretti, proprio in questo 2016, e molti segnali sono lì a confermarlo. Noi riteniamo che i processi di rottura dei vecchi equilibri, e quindi anche di questo attuale sistema, sono già in moto, e che il Governo italiano oggi ha ben poco da fare per rallentarli, perché in questa vicenda è ai margini. Per questo riteniamo che arriveranno sorprese importanti entro la fine dell'anno, sorprese a cui stanno già pensando al di fuori dei confini nazionali, dove naturalmente il mondo continua a girare.

Operativamente, come si traducono queste nostre convinzioni? Per ciò che riguarda la Borsa, non siamo LONG nello specifico sul settore bancario italiano, ma ci rendiamo conto che i nostri titoli sono piccole barchette di carta in un grande mare finanziario, e se la marea salisse si porterebbe in alto pure le barchette di carta che sono le banche italiane, a prescindere dalle valutazioni. Non si può dunque escludere, a prescindere, un rally del settore: che sarebbe in ogni caso un fuoco di paglia destinato ad esaurirsi entro breve.

Molto diverso invece il discorso per ciò che riguarda tutte le obbligazioni bancarie: strumenti di scarsa o nessuna liquidità, trattati da sempre su un mercato opaco, regolati in modo opaco, ed oggi prezzati in modo estremo (grazie ai diversi regali arrivati alle nostre banche dalla BCE di Draghi, che ha dato moltissimo alle banche e zero alle imprese non bancarie, chissà come mai ...). Oggi in questo comparto noi vediamo un rischio elevato, e potenzialmente non controllabile se le condizioni dei mercati obbligazionari internazionali dovessero farsi più tese.