Chiamata urgente per il wealth manager (parte 3)
 
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Il vostro wealth manager, il vostro personal banker, oppure private banker, il vostro family banker, il vostro promotore finanziario, delle cose che trovate scritte in questo Post sa poco o nulla.

Nella maggior parte dei casi, lui, il wealth manager, è davvero convinto che la sua professione consista nello spiegarvi dove sta la differenza tra il Fondo Comune di Franklin Templeton, il Fondo Comune di JP Morgan, il Fondo Comune di Schroeders ed il Fondo Comune di BNP Paribas.

Anni, anni, ed ancora anni di dati statistici ci dimostrano che non esiste alcuna differenza. In questo Post, noi da anni, ed anni, ed anni ve lo abbiamo documentato attraverso i dati.

I dati sono il solo ancoraggio alla realtà per l’investitore che non vuole impiegare il proprio risparmio … lanciando i dati e sperando nella fortuna.

I dati ci guidano: e (come abbiamo scritto in un altri Post di oggi) l’attualità ci offre un esempio concreto e tangibile.

Come abbiamo scritto in un altro Post di oggi, il dato pubblicato venerdì 7 maggio 2021 negli Stati Uniti mette in dubbio l’intera “narrativa” che ha dominato sui quotidiani, al TG Economia, nel materia pubblicitario inviato ai Clienti da Mediolanum, da FINECO, da Azimut, da Fideuram, da Allianz, da Banca Generali, e da tutti i robot-advisor.

Sorpresa! Non era vero niente.

Ovviamente, un solo dato non racconta tutta la storia: nel senso che dopo questo dato poi arriveranno dati migliori delle attese, altri dati peggiori delle attese, e così via.

Resta però un fatto: dopo 7-9 mila miliardi di aiuti pubblici (e non parliamo della liquidità creata dalla Federal Reserve) negli Stati Uniti non esiste un boom economico. Semplicemente, non c’è e non c’è mai stato.

E’ necessario riscrivere la storia da vendere, è necessario trovare subito un nuovo tema di vendita. E l’operazione è già partita, subito, in mezza giornata.

Ma prima, vediamo insieme quale è stata la reazione dei mercati, nell’immediato.

Sotto vedete quello che (almeno da questo punto di vista, e sicuramente in questo periodo) è il mercato più importante di tutti. Il solo mercato che conta ed il solo mercato che voi lettori dovete seguire se volete capire che fine faranno i vostri soldi e che performances (positive o negative) ricaverete dal vostro portafoglio in titoli nel 2021..

Come avete visto sopra, il mercato non ha fatto una piega. Ma la storia non era che “i rendimenti delle obbligazioni salgono per la ragione giusta, che è il BOOM dell’economia”? Non era questo, che tutti leggevamo nei tweet, sui siti, sul PLUS del Sole 24 Ore? Perché adesso non scendono? Nei dati (oltre alla disoccupazione, aggiungete i due indici ISM, gli ordinativi all’industria, i sussidi di disoccupazione: e stiamo parlando solo degli ultimi 15 giorni), non c’è, il BOOM dell’economia USA. In Cina, non se ne parla proprio. In Europa? Via, non facciamo ridere. Allora perché i tassi non scendono?

Ora occupiamoci della reazione immediata della Borsa di New York: qui sotto vedete tutta la scorsa settimana. Tutti i primi quattro giorni con l’indice fermissimo, a 4200 punti, poi la chiusura, in rialzo, a 4225 punti..

E qui, torniamo a ciò che scrivevamo più sopra: è necessario girare subito la giacca, è necessaria cambiare subito casacca, fare un voltafaccia immediato.

E quindi la storia cambia: adesso non è più vero, che c’è già il BOOM economico. Ci sarà, ma molto più in là. Per fortuna però, “le cose vanno bene lo stesso perché anche se non c’è il BOOM economico adesso la Federal Reserve cambierà atteggiamento e diventerà subito … più accomodante”.

Come il signore comanda, la Federal Reserve risponde.

E subito, nel pomeriggio stesso del venerdì 7 maggio 2021, dai più zelanti (zerbini) della Federal Reserve è partito il messaggio, come era richiesto da JP Morgan, da Goldman Sachs, da Morgan Stanley: “dite subito che grazie a questo dato voi butterete ancora di più liquidità sui mercati”.

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C’è poi ovviamente anche la politica. Qui il tentativo, almeno fino ad ora, è risultato più goffo, più incerto, anche un po’ ridicolo.

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Per ridicola ed incredibile che possa risultare, da domattina tutte le Reti, da Mediolanum a Fideuram a FINECO, si butteranno a raccontare tutte questa medesima storia.

Funzionerà? Può essere.

Ma può essere che ci siano delle complicazioni: ad esempio, i prossimi dati che verranno pubblicati, ed in particolare quello attesissimo delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, che vedete anticipato dalle previsioni nella tabella qui sotto (e notate bene: fino a questo punto, neppure abbiamo accennato al tema dell’INFLAZIONE, tema del quale peraltro il Blog di Recce’d ha scritto in passato e scriverà ancora in futuro).

I media cosa faranno? I media, nell’immediato, si presenteranno allineati dietro a JP Morgan e Morgan Stanley ed UBS e Credit Suisse, tutti a raccontare questa storia.

L’atteggiamento dei media, però, sarà meno compatto ed allineato, rispetto alle Reti dei promotori finanziari ed ai robot-advisor. Fin dalle prime ore dopo il dato, anche sulla stampa che è più “allineata” si è cominciato a vedere qualche crepa nella diga: si comincia a fare qualche passo indietro, a modificare la storia del “boom economico”, e per questa ragione si leggono titoli come quello qui sotto.

Il titolo dice: “L’economia americana ha fatto più in fretta ad andare in coma a causa della pandemia che a risvegliarsi dal coma”.

Non è una novità, questa, per i lettori che seguono il nostro Blog: noi già un anno e tre mesi fa, proprio qui nel Blog, abbiamo scritto che “i problemi dell’economia reale negli Stati Uniti e in tutti i Paesi industrializzati sono stati semplicemente messi in evidenza, e non creati, dall’epidemia”.

Se qualcuno allora non ci ha creduto, bene: adesso lo vede con i propri occhi.

Valter Buffo
I Grandi Successi degli Anni Settanta
 

Nella nostra Lettera al Cliente spedita oggi 1 maggio, abbiamo illustrato le ragioni della più recente svolta nella nostra strategia di gestione del portafoglio in titoli, e anticipato i temi delle mosse che seguiranno.

Ai lettori del Blog, noi oggi suggeriamo di … non addormentarsi alla guida.

I temi di mercato che da oggi, 1 maggio, alla fine del 2021 domineranno sui mercati finanziari NON saranno i medesimi temi sui quali avete concentrato tutta la vostra attenzione nei primi quattro mesi del 2021. Sbagliando.

Proprio attraverso il Blog, noi abbiamo messo in guardia tutti i lettori: non è bene, inseguire un sogno, quando si impiega il proprio denaro. Non è una strategia, quella di inseguire “una speranza”.

Come molte altre volte abbiamo scritto, la realtà dei fatti alla fine torna a dominare: domina sulle parole di Biden, di Powell, di Lagarde e di Draghi, domina sulle ricerche di Goldman Sachs e UBS, e domina pure sulle parole del vostro private banker, del vostro wealth manager, del vostro presunto “consulente”. E anche del robot.

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Nel vostro interesse, amici lettori, dovreste fare uno sforzo: uno sforzo di memoria. Invece di guadare indietro di cinque mesi, farete bene a ritornare indietro di cinquanta anni.

Il nostro consiglio, e non da oggi, è quello di rileggere con attenzione ciò che successe sia alle economie sia ai mercati finanziari negli anni Settanta.

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Ne scriviamo nuovamente in questo Post, dopo averne scritto in alcuni Post precedenti, perché inelle ultime settimane anche altre persone ne hanno parlato.

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Powell come leggete nell’immagine ha spiegato che loro, alla Federal Reserve “non vogliono ritornare alla situazione degli Anni Settanta”.

Noi, nell’agosto dello scorso anno, abbiamo scritto a voi lettori del Blog che proprio loro, proprio le donne e gli uomini della Federal Reserve e del Tesoro usa, proprio gli uomini e le donne della BCE e dei Governi in Europa, potrebbero invece rivedere l’esperienza degli Anni Settanta come un’utile via di uscita.

Molti mesi dopo, abbiamo letto la medesima cosa in un articolo del Financial Times.

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Voi amici lettori ed amiche lettrici del nostro Blog cosa ne pensate? Non vi sembra importante? Volete aspettare di leggere questi argomenti in prima pagina sul Sole 24 Ore?

Fate come volete: ognuno è il miglior giudice del proprio interesse. Per noi è più che sufficiente poter dire che chi segue questo Blog e dedica del tempo a leggere i nostri Post non butta via il proprio tempo.

A testimoniarlo, c’è l’immagine che segue: che aggiungiamo per facilitare anche chi non ha voglia di ritornare indietro, nel nostro Blog, fino al mese di agosto 2020.

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Catastrofisti
 
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Nella nostra Lettera al Cliente spedita oggi 1 maggio 2021 abbiamo offerto un confronto tra i risultati offerti dai nostri portafogli negli ultimi tre e cinque anni e quelli prodotti dai portafogli degli altri gestori: in particolare, dai portafogli dei Fondi Comuni di Investimento e anche dai portafogli dei Fondi Hedge, ovvero di quei Fondi che, alcuni anni fa, si diceva raccogliessero “il meglio del meglio”.

Che cosa risulta dai dati? Che per piazzare i nostri portafogli davanti a tutti, in termini di risultati, oggi è necessario soltanto un moderato e controllato ottimismo sulle nostre scelte fatte nel 2021.

Non abbiamo alcun bisogno di stravolgimenti, sconvolgimenti, terremoti e maremoti. sarà più che sufficiente un po’ di … sobrietà dopo una lunga ubriacatura..

Come si sa, tra gli effetti dell’alcool c’è uno stordimento dei sensi, una andatura incerta, e a volte si finisce poi con il sedere per terra. e tra gli effetti del troppo alcool ci sono allucinazioni, visioni ella fine il vomito.

Non appena i mercati saranno ritornati allo stato di sobrietà, quello che (in un modo oppure in un altro) arriva sempre la mattina dopo, noi collocheremo i nostri portafogli davanti a tutti gli altri, come abbiamo fatto in modo regolare dal 2007 ad oggi.

Ai lettori del Post oggi regaliamo qualche lettura stimolante: che in questo specifico caso a noi serve per sottolineare una fondamentale differenza tra i “catastrofisti” (quelli che si aspettano un terremoto oppure un maremoto) e chi invece semplicemente ha mantenuto e mantiene la testa lucida anche quando si trova in quelle feste tra amici dove tutti fanno a gara per chi si ubriaca più in fretta.

Noi siamo poi quelli che riportano tutti a casa. Ogni volta.


By and large, the mainstream is bullish on the economy. According to conventional wisdom, we are in the midst of a robust recovery. In fact, many people out there believe the Fed is going to have to tighten monetary policy sooner rather than later. But there are a few people in the mainstream who seem to have caught a glimpse behind the veil. Former JP Morgan managing director Jon Deane told Kitco News that we’re sitting on an economic cliff. And because of that, Deane is extremely bullish on gold and silver.

Gold has struggled in recent months due to inflation expectations. Many in the mainstream think the Fed will reverse monetary policy sooner than expected to deal with inflation. In an interview with Kitco News, Deane said inflation is already here.

If you look around the world, you see real estate prices, building supplies, and services skyrocket.”

Historically, the Fed has dealt with inflation by tightening monetary policy and raising interest rates. But how does the central bank do this in an economy built on debt? Peter Schiff has been saying the Fed won’t fight inflation because it can’t. Deane echoed that sentiment.

What we created since the early 1990s is an entire financial infrastructure that is relying on debt, and we have accelerated that dramatically in our response to managing the COVID-19 crisis. In that regard, we will continue to increase the money supply globally, and we will continue to have a quite aggressive fiscal policy. We are sitting on an economic cliff.”

Deane says that the monetary policy system is broken. The entire global economy is built on debt. There was a massive debt problem even before the pandemic. Monetary policy is incentivizing even more borrowing. You can’t raise rates to fight inflation without popping the debt bubble.

If you are now at 50 basis points and you raise rates by 25 basis points. That is a 50% increase in your borrowing costs at a time when the world has the greatest amount of debt we ever had. It would be a huge economic shock to put it through the system.

Meanwhile, all of this stimulus is doing the exact opposite of stimulating. It’s actually blowing up a giant economic bubble.

Monetary policy is broken because of the debt situation everyone is in and it is impossible to get rates back up to a meaningful level without some form of significantly higher inflation. Money printing creates stimulus in the economy. You are pushing those dollars out the door. And people are building houses, renovating their properties, starting new businesses, spending cash. That naturally creates inflation.”

Peter has been saying that once the Fed figures out inflation is a problem, it will be too late. Deane echoes this sentiment, saying that once inflation starts running hot, it’s very difficult to control.

We don’t want inflation to run too hot. And this is the risk of Fed’s approach to inflation right now. People are losing confidence in economic management. People are less likely to hold US dollars. The return on them is zero.”


Anche quando i toni si alzano, e le previsioni si fanno estreme, come nel brano che vi abbiamo appena fatto leggere, ci sono numerosissimi spunti che meritano di essere (da voi lettori) sviluppati, magari con una veloce ricerca sul Web che vi aiuti a rispondere a questa domanda: “se davvero è così facile avere i mercati sotto controllo e fare ripartire le economie dopo un CRASH, come si spiega allora che solo negli ultimi 20 anni ci sono stati ben due episodi di cali del 50% ed oltre dei valori di Borsa?”.

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Nel grafico qui sopra, il tipico portafoglio di asset allocation, quello del robot advisor, solo 12 anni fa arrivò a perdere il 32% del proprio valore. Tutto intero il portafoglio, nel suo insieme. Il 32% dei vostri soldi. Perché?

Voi avete una risposta, amiche ed amici lettori? No? Attenzione, perché il risparmio che rischia di essere cancellato è il vostro, i soldi sono i vostri (quelli che leggete nel grafico qui sopra). Non sono i soldi del wealth manager, non del personal banker o family banker, non del promotore finanziario.

(Il quale, tra l’altro, neppure lui saprebbe cosa rispondere).

Qui sotto, nel brano da Recce’d selezionato per voi lettori, si prova a dare una risposta proprio a quella domanda.

In aggiunta, l’articolo in chiusura vi ricorda la celeberrima frase dell’economista Irving Fisher nel 1929, che a tutti voi lettori ricorderà sicuramente qualcosa.


Such a level certainly seems unthinkable, but as Shawn Langlois previous penned:

I recognize the notion of a two-thirds market loss seems preposterous. Then again, so did similar projections before the 2000-2002 and 2007-09 collapses.”

While the current belief is that such declines are no longer a possibility due to Central Bank interventions, we had two 50% declines just since the turn of the century. The cause was different, but the result was the same.

The next major market decline will get fueled by the massive levels of corporate debt, underfunded pensions, and record “margin debt,” and the lack of “market liquidity.”

What Will Cause It?

The real problem with discussing corrections is three-fold:

  1. It is has been so long since we have had a bear market, many investors have forgotten what happens, and more importantly, how they reacted previously.

  2. The majority of mainstream media advice gets written by individuals who don’t manage money for a living, have no substantial investment capital at risk, and have never actually been through a bear market. 

  3. Given the extremely long market expansion, many investors have genuinely come to believe “this time is different.”

 What will cause the next bear market?

I do not have a clue. Nor does anyone else.

Numerous catalysts could pressure such a downturn in the equity markets:

  • An exogenous geopolitical event

  • A credit-related event (most likely)

  • Failure of a major financial institution

  • Recession

  • Falling profits and earnings

  • An inflationary or deflationary spike

  • A loss of confidence by corporations that contracts share buybacks

The Cycle Is Always The Same

Whatever the event is, which is currently unexpected and unanticipated, the decline in asset prices will initiate a “chain reaction.”

  • Investors will begin to panic as asset prices drop, curtailing economic activity and further pressuring economic growth.

  • The pressure on asset prices and weaker economic growth, which impairs corporate earnings, shifts corporate views from “share repurchases” to “liquidity preservation.” Such removes critical support of asset prices.

  • As asset prices decline further and economic growth deteriorates, credit defaults begin triggering a near $5 Trillion corporate bond market problem.

  • The bond market decline will pressure asset prices lower, which triggers an aging demographic who fears the loss of pension benefits, sparks the $6 trillion pension problem. 

  • As the market continues to cascade lower at this point, the Fed is monetizing nearly 100% of all debt issuance and has to resort to even more drastic measures to stem selling and defaults. 

  • Those actions lead to a further loss of confidence and pressure markets further. 

The Federal Reserve can not fix this problem, and the next “bear market” will NOT be like that last.

It will be worse.

Low Future Returns Only Require One

Over the next decade, it is unlikely that a 50-61.8% correction will happen without a credit-related event occurring. The question becomes the limits of the Fed’s ability to continue to “bailout” banks and markets once again.

Maybe they can, but I am not sure I want to ride the markets down trying to find out.

The point here is that it only takes one “mean reverting” event over the next decade to lower your annualized returns close to zero. Such does not bode well for retirement plans banking on 6-8% annualized returns or more.

As noted, over the next decade, there will be some terrific “bull market” years to increase portfolio valuations. However, one essential truth is indisputable, irrefutable, and undeniable: “mean reversions” are the only constant in the financial markets over time.

The problem is that the next “mean reverting” event will remove most, if not all, of the gains investors have made over the last five years. Possibly, even more.

Still don’t think it can happen?

“Stock prices have reached what looks like a permanently high plateau. I do not feel there will be soon if ever a 50 or 60 point break from present levels, such as they have predicted. I expect to see the stock market a good deal higher within a few months.” – Dr. Irving Fisher, Economist at Yale University 1929

La fine del commesso viaggiatore
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Morte di un commesso viaggiatore è il testo più conosciuto dell'opera drammaturgica di Arthur Miller. Il dramma, considerato uno dei più importanti del teatro contemporaneo statunitense, affronta i temi del conflitto familiare, della critica al sogno americano e della responsabilità morale dell'individuo.

Da quell’opera abbiamo preso spunto per il titolo di questo Post.

Perché abbiamo letto, in un articolo che vi riproponiamo qui in lettura, due utilissimi riferimento alla realtà di oggi, ed in particolare alla realtà di tutti voi che seguite il Blog ma siete rimasti indietro, e vi affidate ancora alle strutture di 30 anni fa, al Private Banking, ai promotori finanziari, ai Familiy Bankers, oppure come va oggi di moda dire ai Wealth Managers, con o senza supporto tecnico … del robot, che ragiona in un modo che è anche più vecchio del wealth manager, come già vi abbiamo documentato qui nel Blog.

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Termini gonfiati, stiracchiati, distorti, sviliti e anche umiliati da una pratica, quella di piazzare polizze Unit Linked, quella di piazzare Certificati, quella di piazzare quote di Fondi Comuni, che mai in 30 anni hanno arricchito il Cliente che investe ma che hanno arricchito, in un modo francamente imbarazzante, struttiure di pura vendita come Fideuram, Mediolanum, Banca Generali, Allianz, FINECO, e poi Azimut e tutte le altre Reti di promozione finanziaria. (incluse UBS e Credit Suisse, che oggi sono niente altro che questo) ed attraverso loro, ovviamente, anche Goldman Sachs, Morgan Stanley, e tutte le altre banche globali di investimento, quelle che creano i prodotti (ad altissimo margine) da piazzare al poveretto che è loro Cliente.

Al nostro lettore, noi suggeriamo di leggere con la massima attenzione questo articolo: fate però attenzione non tanto all’argomento dell’articolo, sul quale ovviamente ognuno la vede come vuole, ma ai due accenni al ruolo dei “consulenti”-

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Nell’articolo, la definizione utilizzata è quella più appropriata “salesman”, ovvero promotore, venditore, piazzista. Il titolo a cui abbiamo fatto riferimento in apretura è proprio “Death of A Salesman”.

Vi saranno utilissimi, questi due veloci passaggi, per rendervi (finalmente) conto di come siete e siete sempre stati trattati dalla vostra Rete di vendita. Che vi tratta, letteralmente, come dei fessacchiotti ai quali fare credere che “più una cosa è aumentata di prezzo in passato, più aumenterà di prezzo in futuro”.

Quando in questo articolo si citano i “salesman” amici lettori si parla proprio di voi, della vostra esperienza, e di come fino ad oggi avete deciso di impiegare i vostri risparmi.

Esponendovi così a rischi che voi, oggi neppure avete capito. Per questo, potrete fare un significativo passo avanti, verso la protezione dei vostri soldi, leggendo questo articolo che noi qui vi proproniamo.

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Riflettete in particolare sulla frase conclusiva: chi vi racconta che il futuro sarà simile al passato dice qualcosa che è sentito … dalle vostre stesse esperienze di vita. Applicate questa utile conclusione anche alla valutazione di come è composto, oggi, il vostro portafoglio in titoli, e ne guadagnerete in serenità (e nel rendimento).

A voi investitori, il “salesman”, il “commesso viaggiatore”, il “maitre di sala” del ristorante, non serve a nulla: lo pagate caro, e per nulla. Non sarà lui a decidere che cosa trovate nel piatto.

Potete, e dovete, andare direttamente a parlare con il gestore, con chi fa le scelte sul vostro denaro, con chi determina i vostri risultati. Potete parlare di ciò che trovate nel vostro piatto direttamente con lo Chef.

Ad esempio, potete parlare direttam,ente, e molto facilmente, con noi.

A huge collapse is coming,” warns longtime market prognosticator Harry Dent. He adds, “This thing will be hell,” it could be “the biggest crash ever,” and the start of “the next big economic downturn.”

When? By the end of June, if not sooner, it seems.

That’s less than 10 weeks away. Oh, well.

Dent’s forecast seems to have struck some kind of chord. For about a week or longer, the article was the most popular article at ThinkAdvisor.com. But although he may be unique in setting a deadline, he’s not the only guru predicting disaster.

Just this week I got a note from Jonathan Ruffer, an eminent money manager in London, with this dire warning: “I take it pretty much for granted that the 40 year bull market is ending, and that it will be replaced by hard investment times.” And Jeremy Grantham (also born in England, but long based in the U.S.) recently concluded that stocks, bonds and real estate are all in a bubble and may well collapse together in the next year or two. Longstanding gloomster John Hussman estimates the S&P 500  could end up losing us all money over the next 20 years even before you deduct inflation, and suspects a quick 25-30% market slump may be ahead.

I have a guilty secret. I’m a sucker for these warnings (OK, maybe not for Dent’s). They often make for compelling reading. The most bearish stock market forecasters are generally more intelligent, more freethinking, and more interesting than the average Wall Street salesman. They usually write much better, too. Hussman’s math and logic are almost unarguable. Why, asked John Wesley, does the devil have the best tunes? (I am not comparing these people to a religious devil, of course, only to the Wall Street equivalent: Sinners who may interfere with the business.)

And their arguments make plenty of sense. Maybe not those predicting a market collapse in time for Wimbledon, but those warning us of grim years ahead. The U.S. stock market is almost 90% above the level where the “Warren Buffett Rule” is supposed to trigger red flashing lights and deafening warning sounds. The so-called “Shiller” or cyclically adjusted price to earnings ratio ], the Tobin’s Q — all sorts of measures are telling us some version of Alien’s “Danger! The emergency destruct system is now activated! The ship will detonate in T minutes 10 minutes.” Run, don’t walk, to the escape pod. Don’t forget the cat.

And most of the most bullish forecasts we hear from Wall Street involve the simple fallacy of double-counting: The more stocks rise the better their “historic returns,” which a salesman then cheerfully extrapolates into the future.

Ergo, the more expensive stocks are, the more attractive they are.

The bears have had plenty of logic and math on their side. But most of them have been predicting various reruns of the Great Depression for most of the past 20 years. Not just in 2000 and 2007, which were good times to get out of stocks, but also the rest of the time, which weren’t.

Over the past 20 years, a simple U.S. stock-market index fund such as the SPDR S&P 500 ETF  or Vanguard Total Stock Market Index fund has quintupled your money.

These forecasts are always guaranteed to generate a lot of attention. More important, fears of a market crash have kept vast numbers of ordinary people out of stocks completely. In my day to day conversations I’m struck by how many otherwise sensible people think, not simply that the stock market is risky, but that you can, and possibly will, “lose everything.”

Why is this? And why do I (like many others) find myself peeking at the latest iceberg warning? It’s hard wired into us, psychologist Sarah Newcomb tells me. Warnings trigger our body’s stress, flight-or-fight responses, she says. “The story that there may be a market boom may move us slightly, but the story that they may be a market crash moves us more,” she says.

Newcomb, who has a Ph.D. in behavioral economics, is the director of behavioral science at financial research company Morningstar.

I guess it goes back to all those eons when our ancestors were roaming the savannas of Africa. At the first sign any sign of danger they learned to run first and ask questions later.

The early humans who treated every rustle in the grass as a lion lived to pass on their genes.

Those who didn’t … well, they ended up lunch for a big cat.

The ‘prospect theory’ guys, Daniel Kahneman and Amos Tversky, also found that we feel more pain from a dollar we lose than we feel joy from a dollar we gain. So we’re more attuned to any story telling us there might be about to lose money than to any story telling us we’re more likely to gain.

It’s not that the bull market salesmen are clearly right. Actually, math and cold hard logic should give anyone cause for concern, especially about the most euphoric U.S. stocks.

But even if these skeptics turn out to be right, when is it going to happen? Will the market go up another 10% or 20% or 50% before it turns? Will it happen in June this year — or June in 2025?

I always figure that the day I finally decide to tune these guys out altogether will be the moment the Titanic hits the iceberg.

But there are options instead of trying to guess on Boom and Doom. We can just let the market decide for us instead. Money manager Meb Faber worked out years ago that pretty much every stock market crash or bear market in history has been signaled in advance. If you just cashed out when the market index first fell below its 200-day moving average, you avoided nearly all the carnage. (OK, in the sudden 1987 one-day crash you got all of a single day’s notice.)

Even if you didn’t end up making more money in the long-term than a buy-and-hold investor, he found, you made pretty much the same amount … and with far less “volatility“ (and sleepless nights).

Last year this trigger got you out of the S&P 500 on March 2, just before the main implosion. The market rose above the 200-day moving average again, triggering it was time to get back in, on June 1.

Most people will use the S&P 500 index as their trigger, but Faber found it worked for other assets such as REITs as well. Global investors may prefer the MSCI All-Country World Index.

Is this system guaranteed to work? Of course not. But nor is anything else. That includes all those bullish predictions that stocks will earn you inflation plus 6% a year.

And those bearish predictions that once the market reaches a certain valuation triggers it’s heading for disaster.

All rules are rely on some assumption that the future will resemble the past.

Come finirà? Esattamente come la Superlega (parte 1)
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Nel mondo dello sport professionistico, ed in particolare del football o soccer ovvero il calcio, l’episodio che tutti abbiamo seguita la settimana scorsa costituisce il culmine di una parabola, di un processo avviato dieci e forse venti anni fa.

Per tutti noi investitori, l’episodio Superlega costituisce un utilissimo precedente: ci viene offerta in regalo una lezione, sulla quale tutti noi investitori siamo chiamati a riflettere, per poi agire.

Nell’episodio Superlega si sono sfogati, in un modo solo all’apparenza improvviso, traumi, tensioni e spinte che erano in atto da decenni. Non solo: si tratta di tensioni e spinte contrapposte delle quali tutti, ma proprio tutti, erano al corrente. Sia i professionisti del settore, sia i non addetti ai lavoro.

Recce’d non ha competenze, e neppure entrature adeguate, per esercitarsi in un giudizio su questa complessa vicenda.

Giudizi però se ne sono letti ed ascoltati a centinaia, sia sui quotidiani sia alla TV, ed immaginiamo che i nostri lettori a questo punto abbiamo già tutti formulato un proprio giudizio.

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Nei tre Post di oggi, però, vogliamo mettere alla vostra attenzione quegli aspetti per i quali la vicenda Superlega ha molto da insegnare, anche nel momento in cui si guarda al più ampio mondo dei mercati finanziari e del risparmio.

Per ammissione dei diretti interessati, l’intera vicenda si spiega con la situazione di gravissimo indebitamento nel quale si trovano tutte le squadre di football, ma in modo particolare le squadre più conosciute.

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Non tocca a Recceì’d ricostruire come si è arrivati a questa situazione di grave indebitamento: qui sarà sufficiente dire che fattori diversi hanno spinto le squadre a ricorrere al debito per sostenere una crescita dei costi superiore alla crescita dei ricavi.

Per ammissione degli stessi protagonisti, a questa forte crescita del debito si è accompagnato un calo dell’interesse e dell’attenzione del pubblico. Molto è stato scritto e detto anche sui quotidiani ed in TV. In particolare si è parlato di rapporto tra costi e ricavi fuori controllo, di situazione debitoria a rischio di defuult, per concludere che “nessuna azienda potrebbe pensare di sopravvive in queste condizioni di bilancio”.

Noi aggiungiamo: nessuna azienda, e nessun sistema economico.

Che voi lettori siate a favore oppure contrari al debito delle squadre di football, resta in ogni caso un dato di fatto. Indebitarsi molto non ha prodotto una adeguata capacità di attrarre attenzione, e di fare quindi aumentare i fatturati.

E questa è una prima, importante lezione che va applicata alla realtà di questi giorni, settimane e mesi. Alò di fuori del mondo del pallone.

Lezione alla quale noi di Recce’d ne affianchiamo subito una seconda.

Le squadre indebitate hanno buttato addosso al COVID-19 tutta la responsabilità della crisi debitoria. Ma proprio in questi giorni, è stato scritto e documentato che questa affermazione è falsa, non è supportata dai dati. la crisi, c’era già prima. Il COVID-19 ha soltanto messo in maggiore evidenza ala fragilità del sistema.

Per noi investitori, questa è una seconda lezione importante. da applicarsi al di fuori del mondo del pallone.

Ma c’è poi anche una terza, importantissima ed utilissima lezione.

Seguiteci nel ragionamento, ed ascoltate con attenzione le parole di Christine Lagarde alla conferenza stampa di 48 ore fa a Francoforte, facendo click sull’immagine qui sotto.

Nel video ascoltate Christine Lagarde pronunciare parole che sono autentiche menzogne, ovvero affermazioni smentite fai fatti. La ascoltate mentire, mentire in modo goffo, mentire davvero molto male. Dice Lagarde che “i tassi di interesse negativi sul debito degli Stati penalizzano solo una singola categoria di persone”, ma che invece è necessario “guardare alle cose nel loro complesso, nella loro globalità”, e comprendere che “i tassi di interesse negativi aiutano le famiglie a comperare la prima casa ed aiutano le persone a trovare lavoro”.

Si tratta di frasi semplicistiche, se non sciocche, si tratta di argomenti da imbonitore che vende la pomata per la ricrescita dei capelli alla Fiera di paese. Non c’ìè un solo dato che Lagarde, e quelli come lei, possono esporre dicendo “ecco, vedete, questi sono gli effetti positivi delle nostre politiche monetarie”.

A riprova di questo, potete voi stessi verificare che la sola affermazione a supporto di queste grossolane bugie è sempre una sola: “senza di noi, sarebbe andata peggio”. La controprova ovviamente non esiste. E quindi “bisogna avere fede”, avere fede in Lagarde.

Ma perché Lagarde si riduce a mentire in modo così goffo ed evidente? Semplicissimo:: perché è disperata, e come lei sono disperati tutti i banchieri centrali, dopo due decenni di fallimenti documentati dai fatti (dalla crescita del PIL, all’inflazione, alla disoccupazione, alla stabilità dei sistemi bancari, alle bolle in tutti i mercati finanziari).

Ad un futuro Tribunale chiamato a giudicare i danni prodotti dalle politiche “non convenzionali”, Lagarde risponderebbe sicuramente: “mentivo perché costretta dal mio ruolo”.. E questa la abbiamo già sentita nei Grandi processi della Storia.

Lasciamo però da parte i giudizi morali: quelli, li darà appunto la Storia.

Restiamo al nostro mestiere di gestori del portafoglio titoli.

La grande lezione a cui tutti noi dobbiamo guardare è la velocità con la quale un accordo tra i “massimi esponenti” del mondo del football ovvero calcio ovvero soccer, preparata come tutti sanno almeno per dieci anni, si è sgretolata in sole 24 ore.

Il “patto di sangue” di cui si parla nell’articolo qui sotto si è rivelato per quello che era: ovvero parole senza legami con la realtà. Come tante altre, come quelle che avete ascoltato nel video qui sopra.

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Ritorniamo a Lagarde: lei come tutti i suoi colleghi, racconta al pubblico, ma in modo particolare ai mercati finanziari, che “tutti siamo d’accordo sulla linea da seguire, e tutti siamo compatti e coesi, perché tutti siamo certi del risultato finale”.

Vedrete invece accadere sotto ai vostri occhi, in 24-48 ore, i mercati finanziari dimostreranno quanto vale quell’accordo, dimostreranno che non esiste alcun patto di sangue. Dimostreranno, al primo accenno di stress, che ognuno va per la sua strada.

Una minima parte dei portafogli titoli, oggi è costruita in modo tale da risultare gestibile in quella eventualità. Una minima parte degli investitori ha compreso quello che sta per accadere.

Proprio per questo, le conseguenze saranno inimmaginabili.

Chiudiamo il nostro Post riportando un articolo a firma Mario Sconcerti pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso 22 aprile 2021. Ci ritroverete il tema 2della disperazione”, e altri spunti che lasciamo a voi di applicare nel modo migliore al vostro portafoglio di investimenti. Specie nel passaggio nel quale Sconcerti cita l’inflazione: il nostro tema quotidiano di discussione, nel 2021.

C’è una morale, una conseguenza gestibile, nel grande fallimento della Superlega? Qualcosa da cui si possa ripartire per un traguardo che possa costruire un futuro comune migliore? Direi di sì. La discussione, vista a posteriori, ha detto tre cose: la prima è che un accordo su qualcosa d’importante e meno grossolano tra grandi società europee si può comunque trovare. La seconda, è che siamo davanti alla conferma che i giovani si stanno interessando del calcio molto meno delle generazioni dei loro padri. La terza è che la Superlega è crollata in due giorni perché alla base non aveva un’idea industriale corretta, ma era spinta soprattutto dalla disperazione.

Questa disperazione va usata perché è di tutti e dimostra che nel calcio c’è un errore non più sostenibile. La soluzione non è fare un club privato di lusso e lasciare buone mance ai camerieri, la soluzione è rendere gestibile l’azienda collettiva. Lo sproposito è negli stipendi dei calciatori, cresciuti all’infinito per la voglia delle squadre di farsi concorrenza. L’asta continua provoca squilibri e necessita di mediazioni altrettanto costose. Si sono tentati accordi, nessuno ha retto. Ora si può riprovare, la situazione è matura, la disperazione aiuta, la gente ha capito. Serve il tavolo di una ventina di società, non di più, le altre centinaia operano su altri livelli. Organizzarlo sotto il mantello dell’Uefa sarebbe un ottimo nuovo inizio. Per trovare soluzioni al disincanto giovanile, bisogna rendersi conto che siamo davanti a un grande equivoco. Fino a 25 anni fa, si poteva vedere calcio solo negli stadi e solo quello della nostra squadra. Oggi tutti vedono tutto, il risultato elementare è l’inflazione. Più prodotto dai, più quel prodotto si svaluta. Il calcio vive da 20 anni solo dei soldi di chi lo inflaziona. È un giro vizioso che dobbiamo finalmente imparare a gestire. Detto questo non si può chiudere questa storia con un’intervista. Agnelli, Marotta, Gazidis, sono tesserati di un’associazione a cui sono affiliati e hanno lavorato per danneggiarla. Non si può fare. Non serve un processo dei vincitori, ma il rispetto del regolamento dove si parla di lealtà e correttezza, questo mi sembra necessario.

Mercati oggiValter Buffo