Dati pessimi che vedono tutti
 

Soltanto 12 mesi fa, eravamo costretti tutti a perdere tempo con la favoletta della “crescita globale sincronizzata”.

Oggi, siamo in una situazione per molti versi simile: siamo costretti a leggere e poi a commentare analisi e commenti sul fatto che “la svolta ad U delle Banche Centrali ha evitato la recessione”.

Che sia una stupidaggine, non c’è alcun dubbio: il solo fatto di pensare che nello spazio di qualche settimana le dichiarazioni di Powell e Draghi abbiamo modificato il comportamento di aziende e consumatori è assurdo.

Ma soprattutto, ci sono i dati.

Guardando ai dati, noi abbiamo combattuto e vinto negli ultimi anni battaglie fondamentali per il nostro Cliente investitore, a cominciare dal “bazooka di Draghi” del 2014 (ricordate?). I dati sono tutti lì, da vedere, come si possono leggere le cose che Recce’d scriveva allora.

Torniamo ad oggi: e diciamolo chiaramente. I dati visti nelle ultime settimane sono PESSIMI. Sono peggiori di quanto noi in Recce’d avessimo visto e stimato. E anche in questo caso sono tutti lì, solo da vedere e capire.

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Il grafico qui sopra si riferisce alle vendite al dettaglio USA, che poi sono le spese delle famigli,e, ovvero l’80% dell’economia USA.

Il grafico qui sotto misura, invece, lo scarto, la differenza, tra i dati USA che sono stati pubblicati e quello che veniva invece previsto dagli analisti.

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Ma non ci occupiamo, ovviamente, soltanto dei dati USA: noi guardiamo sempre, ogni giorno, ai dati di tutto il Mondo. Il grafico qui sotto vi aggiorna proprio sui dati globali. Uno tra i tantissimi di cui disponiamo in Recce’d.

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Questo resta e resterà sempre il nostro punto di partenza per le scelte di gestione del portafoglio.

Poi potete aggiungerci tutti i dati che volete, dai flussi all’analisi tecnica, dalle dichiarazioni di Draghi a quelle di Trump, dagli indicatori di fiducia alle analisi geopolitiche.

Ma la situazione rimane, in ogni caso, quella che avete visto qui sopra, e che ogni mattina leggete in The Morning Brief. I dati non mentono, e non deludono mai l’investitore.

Cosa ti fa paura, Don?
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Siamo costretti (e non vorremmo farlo, credeteci!) ad occuparci ancora delle parole del Presidente degli Stati Uniti, la cui vera e propria ossessione per la Borsa di New York si sta esprimendo in modi sempre più inconsueti ed a volte sguaiati.

Per Trump, la Borsa è chiaramente un tormento, ma di recente gli sfoghi attraverso i media sono aumentati.

Siamo quindi costretti, in quanto responsabili della gestione di molti portafogli, a domandarci da dove deriva tutta questa agitazione, oggi che la Borsa sta così vicino ai massimi livelli di sempre. In apparenza, Trump non avrebbe alcuna necessità di parlarne così spesso, e di usare toni così allarmati. E soprattutto: non si capisce perché rivolgersi al pubblico attraverso i media invece che fare semplicemente una telefonata.

E poi: non sarà forse che l’uomo è in uno stato di confusione? Essendo lui lo stesso uomo che, nel 2011, scriveva che la politica di inondare i mercati di dollari era “irresponsabile” come si legge sotto nell’immagine?

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C’è forse sotto a questa evidente isteria un qualcosa che a noi, del pubblico, viene tenuto nascosto?

Come dice l’immagine sotto, se l’economia è così forte, ed è così in buone condizioni, che bisogno c’è di alzare i toni in pubblico?

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Per non dire della Cina: che bisogno c’è, ogni giorno, di “pompare” il mercato di Borsa con una nuova dichiarazione (ogni mattina) che dice che “le trattative vanno molto bene”, se poi è lo stesso Trump a dire che “non è sicuro di una conclusione positiva” (immagine sopra)?

Conclusione operativa: per la gestione dei vostri investimenti, sempre e tanto di più in questo preciso momento, dovete essere capaci di sfuggire al gorgo velenoso dei media, e delle dichiarazioni fatte per confondervi le idee. Insomma, sarà meglio fare … il contrario di ciò che dice Trump.

La forza della propaganda, in poche righe
 

Alcuni dei dati macroeconomici USA pubblicati la settimana scorsa sono stati utilizzati per mandare il messaggio che vedete qui in basso. Questo è del Wall Street Journal, un quotidiano che è schierato a favore della Amministrazione Trump.

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Soltanto alcuni dei dati visti la settimana scorsa, certo: con altri, sarebbe stato impossibile. Non si poteva fare questo titolo e poi parlare delle vendite al dettaglio USA, dei beni durevoli USA, dei dati per il settore della manifattura USA, dei dati per il settore della manifattura in Germania, oppure dei dati per le vendite al dettaglio per il Giappone.

Ma restiamo al grafico sopra: che cosa c’è di notevole? Il fatto notevole, che vogliamo mettere alla vostra attenzione è questo: CHI aveva mai detto che OGGI gli Stati Uniti sono in recessione?

Nessuno.

Nessuno lo ha mai detto.

Notate bene questo meccanismo: tre mesi fa, i medesimi giornali con titoli analoghi a questi avevano creato un “tema recessione”. Oggi, e a soli tre mesi di distanza, creano un secondo tema: “non c’è più la recessione”.

Per voi lettori, e per voi investitori, tutto ciò è dannosissimo. Vi fa credere che per l’economia reale tutto cambi in soli tre mesi, e questo è del tutto falso. E poi vi fanno credere che i mercati finanziari rimbalzano perché migliora l’economia reale, e questo è ancora più falso, se possibile.

Infine, vi danno la falsa impressione che per voi investitori, e per le vostre scelte di investimento, ciò che conta è ciò che leggete nel grafico sopra, oppure in quello sotto. Ed è falso anche questo.

Per le vostre scelte di investimento, il dato di oggi conta NULLA, come più e più volte abbiamo scritto. In quanto investitori, a voi rileva solo dove saranno questi numeri tra tre-sei-nove mesi.

Lo sapete valutare da soli? Avete al vostro fianco qualcuno in grado di aiutarvi in questo esercizio?

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Con un sorriso (parte 3)
 

Una storiella tra quelle che Waren Buffett ripete più spesso (e che molti di voi conoscono già) è quella della coda.

L’animale in questione può essere un gatto, oppure un vitello, oppure un cane. La sostanza NON cambia.

La storiella viene attribuita in molti casi al Presidente americano Abramo Lincoln, ma si citano a volte anche altri personaggi storici.

La storiella fa così.

“Se la coda del cane la chiamiamo zampa, quante zampe avrà il cane?”

“Beh, cinque”

“No, quattro: perché chiamare zampa una coda non la fa diventare una zampa”

Dice spesso Warren Buffett che “Abramo Lincoln non ha molti fan a Wall Street”. E noi aggiungiamo che ne ha pochi anche nel nostro settore in Italia.

Per fortuna, per voi investitori, il rimedio c’è: quando vi raccontano di un cane con cinque zampe, potete sempre guardare fuori dalla finestra di casa e verificare, con il primo cane, gatto, o cavallo che passa.

Non è difficile, basta darsi un minimo da fare.

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Mercati oggiValter Buffo
Altre cose da scrivere non ce ne sono
 

Ve ne abbiamo già parlato, e i fatti lo dimostrano. Ragione per la quale, saremo brevi.

Vedere per una settimana l’indice della Borsa più grande al mondo oscillare in un intervallo così stretto, come in questa ultima settimana, accade molto di rado.

Tra massimo e minimo appena lo 1,5%.

Forse questo ci dice che non succede nulla? Che il mercato è … finito? Che occuparsene diventa inutile?

Assolutamente no: ci dice il contrario. Ci dice che una esplosione di volatilità sui mercati è vicina (nella settimana appena conclusa ne abbiamo scritto, ogni mattina, su The Morning Brief presentando dati concreti ed analisi puntuali). Ve lo illustriamo in basso utilizzando due grafici.

Ogni investitore oggi si domanda da che parte andranno i mercati, e dove colpirà più forte la volatilità.

Noi ve ne abbiamo già parlato, e in particolare la settimana scorsa abbiamo esposto per voi lettori tutti i temi di maggiore attualità che ci aiutano a prevedere ciò che succederà sui mercati. Ovvero, tutti i nodi che i mercati finanziari dovranno scogliere a brevissimo.

Nella Lettera al Cliente dello scorso weekend, poi, ne abbiamo illustrato le implicazioni per l’operatività sui portafogli, per le performances e per il controllo dei rischi di portafoglio.

Non vogliamo che i nostri lettori perdano tempo a leggere rielaborazioni di analisi già presentate.

Un paio di grafici come quelli che vedete qui sotto, aggiornati a ieri, risulteranno più che sufficienti, per chi ha seguito negli ultimi tre mesi i nostri lavori, ed ha avuto tempo e modo di informarsi e di riflettere su dati clamorosi come questi.

La divergenza tra l’andamento delle Borse nel primo trimestre, e l’andamento dei mercati obbligazionari, ve lo abbiamo già evidenziato, e commentato. In questo caso, vi facciamo osservare che il grafico presenta dati globali, ovvero dati che non sono limitati alla situazione degli Stati Uniti.

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Aggiungiamo un confronto con il passato: una divergenza simile a questa fu osservata, anche recentemente, e precisamente nel 2007. Lo vedete sotto nel grafico.

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Altro da dire non c’è, dovete solo riflettere e poi agire. Presto per noi e per voi ci sarà molto da fare.

Mercati oggiValter Buffo