Gennaio 2019: l'incubo Borse (o l'incubo valutazioni)

Recce’d e i suoi Clienti guardano al 2019 senza particolari preoccupazioni, diciamo un livello normale di preoccupazione, sicuramente di molto inferiore a quello che oggi colpisce sia gli investitori finali sia le Reti di vendita e le banche globali di investimento.

Per questa ragione, oggi abbiamo scelto di dedicare una serie di Post agli incubi. Degli altri.

Oggi ad esempio per gli investitori la Borsa di New York è diventata un incubo. Perché è incomprensibile: quali fattori ne guidano i ribassi ed i rialzi? Nessuno lo sa più dire.

Il grafico qui sotto ci serve per ricordare, a chi ci legge, i due più recenti rialzi della Borsa di New York:

  1. il primo, dopo il discorso di Powell il 28 novembre scorso, quando si scrisse e fu detto che era ritornata la Fed Put, ovvero che la Fed avrebbe cambiato idea sui tassi ufficiali di interesse a causa dei ribassi di Borsa

  2. e il successivo, dopo la cena tra Xi e Trump, quando fu annunciata la Tregua tra Cina ed USA

Come noi avevamo anticipato ai Clienti, attraverso The Morning Brief, in entrambi i casi si trattava di .. bufale, e come ci racconta il grafico qui sotto soltanto pochi giorni dopo i due effetti erano già scomparsi. Venerdì 14 dicembre, poi, la Borsa di New York ha chiuso a 2600 punti di indice S&P 500.

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Ora, resta il solo indice Nasdaq in positivo per il 2018: allo stesso tempo, il grafico che segue ci ricorda che per l’indice Nasdaq questo 2018 è l’anno peggiore dal 2009.

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La settimana appena conclusa ci ha dimostrato, ancora una volta, il cambiamento di umore sui mercati: a New York, la Borsa viene venduta dopo ogni rialzo, anche molto piccolo, come vedete sotto nel grafico (“sell the rip”).

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Il pubblico degli investitori dimostra nel modo più concreto questo cambiamento di umore, con deflussi dai Fondi Comuni che hanno appena toccato livelli da record, come vedete sotto nel grafico.

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Questa frenesia degli investitori è spiegata facilmente: come fai oggi a vendere al Cliente la storia di una economia che rallenta, se solo 12 mesi prima veniva dato per certo un boom economico con la crescita del PIL al 4% e gli utili che crescono del 20%?

Se anche fosse vero (e noi crediamo che NON sia vero) che gli investitori finali sono tutti “poveretti che non capiscono nulla di mercati”, come spesso si ascolta dai personaggi che lavorano e gestiscono le Reti di vendita dei Fondi Comuni e le banche di investimento internazionali, anche un “poveretto” si rende conto che qualcosa non va, se il venditore è costretto a … rivoltare la frittata in soli 12 mesi.

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Tornando al mercato, vi ricordiamo ancora una volta che oggi il mercato è quello che vedete negli ultimi due grafici: abbiamo preso ad esempio qui il titolo Apple (nel grafico qui sopra), quello a maggiore capitalizzazione al Mondo fino a qualche mese fa, che ha appena perso un terzo del proprio valore nello spazio di settimane. E non sarà il solo caso.

Vi ricordiamo ancora che il Bitcoin (nella immagine sotto) è uno splendido esempio della frenesia collettiva che spesso colpisce il “gregge degli investitori”, e che questa valutazione può essere estesa, nell’attuale contesto di mercato, anche ad altre categorie di asset finanziari.

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Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2019: l'incubo volatilità

Recce’d e i suoi Clienti guardano al 2019 senza particolari preoccupazioni, diciamo un livello normale di preoccupazione, sicuramente di molto inferiore a quello che oggi colpisce sia gli investitori finali sia le Reti di vendita e le banche globali di investimento.

Per questa ragione, oggi abbiamo scelto di dedicare una serie di Post agli incubi. Degli altri.

Come abbiamo illustrato anche in un Post della scorsa settimana, per l’industria dei Fondi Comuni di Investimento, per i private bankers ed i promotori finanziari, come anche per gli investitori che “seguono l’analisi tecnica” oppure “seguono il trend”, il 2017 è stato l’anno perfetto.

Peccato che il 2017 sia stato solo un miraggio. Una illusione. Un mercato artificiale. Una farsa.

In pochissimo tempo, sui mercati si è tornati alla realtà. Alla realtà dei fatti.

E questo significa anche un livello normale di volatilità. Che però nessuno, tra i gestori dei Fondi Comuni, tra i private bankers, e tra gli investitori che “seguono il trend”, è in grado di gestire, facendo risultati utili con i propri investimenti.

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Come vedete nel grafico che segue, anche lo stesso indice che misura la volatilità ha conosciuto, nel 2018, un aumento … della sua volatilità, con un numero molto elevato di variazioni superiori al 20% in una sola giornata.

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Questi dati si traducono poi in variazioni giornaliere elevate anche per gli indici di mercato, e quindi in rendimenti giornalieri elevati in tutte le classi di attività, come vedete dal grafico sotto.

Al lettore suggeriamo di chiedersi se lui, oppure il suo private banker, sono attrezzati nel modo giusto, per affrontare il nuovo contesto di mercato.

Perché anche se la volatilità è elevata c’è una cosa che si vede con grande chiarezza: al 2017 non si tornerà più.

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Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2019: l'incubo recessione

Recce’d e i suoi Clienti guardano al 2019 senza particolari preoccupazioni, diciamo un livello normale di preoccupazione, sicuramente di molto inferiore a quello che oggi colpisce sia gli investitori finali sia le Reti di vendita e le banche globali di investimento.

Per questa ragione, oggi abbiamo scelto di dedicare una serie di Post agli incubi. Degli altri.

Ed è obbligatorio cominciare dall’incubo del momento, quello che viene discusso più di ogni altro. La recessione negli Stati Uniti.

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L’immagine sopra e le immagini sotto ci servono per documentare l’attenzione delle banche globali di investimento per questo tema: ogni giorno si leggono nuove stime delle probabilità di recessione negli USA nel 2019 e nel 2020. Da parte delle stesse banche globali che solo 12 mesi fa ci raccontavano la “crescita globale sincronizzata”.

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Su questo tema la linea di Recce’d è chiarissima e come sempre facciamo la abbiamo resa pubblica con grande anticipo sui tempi del “consenso”: il rischio di recessione USA esiste, ma NON è superiore oggi a quello di sei oppure 12 mesi fa. Le possibili cause oggi sono esattamente le medesime di quando il dato trimestrale per il PIL USA fece segnare +4,2%. In sei mesi non cambia assolutamente nulla.

Queste sono, per noi, notizie VECCHIE e quindi inutili per la gestione dei vostri investimenti.

Ben più utile guardare a ciò che succede in Cina, anche alla luce dei dati che sono stati pubblicati nell’ultima settimana. Il grafico sotto ci ricorda che in Cina è in atto una importante stretta sul credito.

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Importante quanto la Cina in questo momento è l’Eurozona: da cui arrivano ogni settimana nuovi segnali di difficoltà, economica e politica. Ad esempio, quelli del grafico che segue.

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Con un ritardo di mesi, Draghi è stato costretto a riconoscere questa nuova situazione proprio giovedì scorso. Ma alle revisioni appena comunicate al pubblico (nel grafico sotto) noi ci aspettiamo che ne seguano poi altre e sempre al ribasso.

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Il fenomeno interessa l’intera economia globale, quella stessa economia globale che a inizio 2018 veniva presentata come in una fase di “accelerazione della crescita economica”. L’euforia della banche globali di investimento in concreto può essere misurata dalla distanza tra le loro previsioni di inizio anno ed i dati reali che poi sono stati pubblicati: nel grafico sotto potete vedere il numero altissimo di “sorprese negative”, ovvero di dati reali che sono usciti al di sotto di quelle che erano le previsioni a quel momento.

E i dati reali comandano sempre sui mercati finanziari. I dati reali sono la sola cosa che conta. Sarà così anche nel 2019

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Mercati oggiValter Buffo
Fed Put, Fed Pause, Fed up? Ancora quel “grande equivoco”
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Ne abbiamo scritto più e più volte, anche in questo Post: c’è un grande equivoco sui mercati che da settimane interessa la Federal Reserve e le sue scelte in futuro. Si fa una grande confusione (che genera poi confusione anche sui prezzi) su ciò che la Fed farà, e soprattutto sulle ragioni alla base di queste mosse future.

Lo avete visto, in un modo che più chiaro non poteva essere, nelle ultime otto sedute della Borsa di New York, dopo l’intervento di Powell di mercoledì 28 novembre.

Attenzione: è vero che sui mercati si è rivista, al ribasso, l’aspettativa per i futuri rialzi dei tassi ufficiali di interesse da parte della Fed. Così come è vero che il rendimento a scadenza dei Titoli di Stato USA è sceso, ed ha toccato soglie e livelli molto significativi, come potete vedere sotto, nel grafico.

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Però: attribuire questi movimenti di mercato ad un cambiamento di rotta, ad un cambiamento nella politica monetaria, è totalmente sbagliato

Sono altri, i fatti che hanno modificato le attese dei mercati, e stanno FUORI dalla Fed. E sta qui il grandissimo equivoco. Forse, potrebbe aiutare il fatto di riflettere maggiormente sul grafico qui sotto.

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A tutto questo, è poi necessario aggiungere (anche qui) l’effetto-Trump: effetto di breve durata, effetto che genera maggiore confusione, ma effetto che comunque muove i mercati. Trump, come sappiamo, è pronto a fare “qualsiasi cosa” pur di spingere la Borsa al rialzo: tanto che molti si domandano CHI ha ispirato il (commentatissimo) articolo di mercoledì scorso sul Wall Street Journal che (solo per mezza giornata però) ha “fatto cambiare direzione” alla Borsa di New York (immagine più in basso).

Finally, there is Trump, whose input into this process is certainly relevant, and since the President will do anything to push the market higher at any cost, one almost wonders if the new "Fed whisperer" at the WSJ, Nick Timiraos who has replaced Jon Hilsenrath, is conveing messages from the Marriner Eccles building, or wishful thinking from the White House.

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Come più autorevolmente fa la Fed, anche noi di Recce’d abbiamo un suggerimento pratico: i tweet metteteli da parte, non leggeteli neppure. Guardate solo ai fatti: come quelli che sono rappresentati qui sotto nel grafico.

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Per ciò che invece riguarda la politica monetaria, l’impostazione rimane quella di prima: che possiamo riassumere, in modo efficace, con le parole pronunciate solo un mese fa dal Governatore della Banca del Canada, Polosz, che vi riportiamo qui sotto.

Dentro ci trovate tutti gli elementi fondamentali della visione della BOC, ma pure della Fed, in questo momento. [Anche se, poi, va precisato che proprio nell’ultima settimana, appena conclusa, la BOC di Polosz ha RINVIATO al futuro il rialzo del costo del denaro].

Recent developments in global financial markets -- particularly rising long-term bond yields and volatile stock markets -- are a reflection of strong global economic fundamentals, not weak ones, according to Bank of Canada Governor Stephen Poloz.

In a speech on how to read recent “signals” from financial markets, Poloz played down interpretations that see recent movements -- such as flattening yield curve -- as evidence investors see the outlook as deteriorating.

Poloz instead said he believes a “more important signal” is the increase in higher long-term bond yields -- a reversal of a long-term downward trend -- which is consistent with the view the risk of deflation has been taken “off the table” and monetary policy is beginning to normalize in response to a world economy running close to capacity. Falling stock prices meanwhile are simply a reaction to that.

“These characteristics do not point to a gloomy economic outlook by any means -- rather, they are welcome symptoms of normalization,” Poloz said in a prepared text of a speech he’s giving to the Canada-U.K. Chamber of Commerce in London. “Investors can no longer expect yields to be suppressed by extraordinary monetary policies.

The speech is consistent with an overall optimistic view of the global and Canadian economies from a central banker who has raised policy rates five times since mid-2017, making the Bank of Canada one of the most aggressive in normalizing among advanced economies.

Poloz reiterated in his speech the Bank of Canada will need to rise to “a neutral stance.”

Mercati oggiValter Buffo
Outlook 2019 delle banche internazionali di investimento

Questo post ci serve per fare il punto: non sui mercati, bensì sulle banche internazionali di investimento.

Il loro atteggiamento negli ultimi tre mesi è cambiato in modo drammatico: dai toni a volte sguaiati, da ultras del calcio, utilizzati per commentare la Borsa USA, che si ascoltavano ancora in estate si è passati in solo 60 giorni a toni decisamente preoccupati, se non di pessimismo.

La moda, adesso, è essere pessimisti. Il “gregge”, al primo scossone degli indici di New York, si è mosso e corre via.

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Ci ha fatto sorridere, ad esempio, il titolo scelto da Merrill Lynch che leggete sotto nell’immagine. Come sapete, per Merrill Lynch "it was fun”, per noi in Recce’d no, e per i nostri Clienti neppure.

Per fortuna, i fatti ci confermano che tutto deve tornare coi piedi sulla terra.

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Mercati oggiValter Buffo