I fatti che determinano i rendimenti (parte 3)

Avete letto, su tutti i giornali, ed ascoltato, da tutte le televisioni, che la capitalizzazione di Apple ha superato quota 1000 miliardi di dollari USA. Un fatto che ha zero importanza, per la gestione del vostro portafoglio e anche per i vostri futuri rendimenti. Un fatto di colore, un episodio che conta quanto le notizie delle riviste scandalistiche che si leggono in spiaggia.

Al contrario, zero interesse, da parte dei media italiani, per la vera e propria crisi di nervi che ha toccato, nelle ultime due settimane, il mercato dei Titoli di Stato in Giappone.

Forse, ai giornalisti è sembrata molto modesta una variazione che, in ASSOLUTO, era di pochi punti base. Ma va anche segnalato che, in termini RELATIVI, il rendimento del decennale JGB è cresciuto del 300%.

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Noi ve ne scriviamo, per una ragione semplice: questa crisi non è finita, ed arriverà a toccare anche molto, molto vicino a casa nostra.

Nel fine settimana, ad esempio, ne scriveva Bloomberg in questo modo:

Amid a tumultuous summer in global markets, investors from the Asian nation now suffer a loss of about 20 basis points when buying currency-hedged German 10-year bonds instead of Japanese 30-year ones, a key comparison in deciding whether to keep money abroad or pivot home. As recently as the middle of June, they were getting a premium.

Meanwhile, the pick-up from buying hedged French 10-year bonds has dwindled to just 13 basis points from 23 basis points on July 20, the day speculation emerged that the Bank of Japan was planning to adjust its ultra-loose monetary policy, triggering a surge in local yields.

The current trend, if it holds, may soon lead to a tipping point for Japanese investors, convincing them to start drawing back some of the $323 billion of investments of debt they hold in the two major European markets. While an immediate sell-down is unlikely, Tokyo-based money managers say flows toward the two countries may well reverse direction.

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Mercati oggiValter Buffo
I fatti che determinano i rendimenti (parte 2)
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Il grafico qui sopra racconta la settimana appena conclusa della Borsa di New York. In particolare, racconta della seduta, anomala, di giovedì 2 agosto.

Tutti gli indici di borsa, nel Mondo, erano in calo del 2% circa fino alle ore 15,30 europee: poi, apre New York, e UN SOLO TITOLO, ovvero Apple, "salva" il mercato dal ribasso, e regala in questo modo una chiusura in rialzo che poche ore prima risultava, semplicemente impossibile.

Come spiegare manipolazioni così esplicite? Semplice: leggete qui sotto il Tweet di Donald J Trump datato domenica 5 agosto, ovvero oggi.

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Nel tweet Trump spiega che la Borsa USA rimane vicina ai massimi anche con tutto il parlare che si fa di tariffe commerciali. Secondo il pensiero di Trump, questa è la migliore dimostrazione che "le tariffe sono una grande cosa".

Non solo: nel tweet Trump sfida direttamente la Cina, irridendola sulla performance di Borsa (lui dice che "la Borsa cinese ha perso il 27%").

Ecco un esempio concreto dell'uso, del tutto improprio, che si fa da qualche mese della Borsa come arma della battaglia politica. 

Qualcosa che noi di Recce'd consigliamo di evitare: da cui fuggire, il più lontano possibile.

Perché nulla, di quanto avete appena visto e letto, ha a che vedere con il VALORE dei vostri investimenti. Questa è soltanto una cortina fumogena senza sostanza, che crea e sviluppa la confusione negli investitori di massa.

Quanto a Trump, lui vede il Mondo come lo vuole vedere, e non come è effettivamente: idealizza una situazione che è tutt'altro che ideale, trascurando del tutto sia le possibili future mosse di un avversario forte ed astuto, sia le implicazioni concrete di una eventuale messa in pratica di tariffe che, fino ad oggi, sono state in larga arte solo annunciate e mai implementate (grafico qui sotto).

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Mercati oggiValter Buffo
I fatti che determinano i rendimenti (parte 1)
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MAN è una delle Società più grandi al mondo per la gestione di Fondi Hedge. Tra le più grandi, è la sola quotata in Borsa.

Il suo valore di Borsa, negli ultimi giorni, si è ridotto di un terzo: e la ragione di questo calo vi interessa da vicino.

Dobbiamo però tonare indietro di 11 anni. 11 anni fa, il 9 agosto 2007, la Banca Paribas annunciava di avere bloccato i riscatti su un Fondo Comune Monetario di 2 miliardi di dollari, presentando il blocco dei riscatti come "temporaneo" e motivandolo con "le difficoltà dei titoli subprime".

Iniziò così la più grande Crisi Finanziaria globale della Storia. Ma nelle settimane successive, e fino ad ottobre, la Borsa di New York continuò a salire, e come oggi sui quotidiani si scriveva dei "nuovi record assoluti di Borsa", e lo vedete sotto nel grafico.

Quello che seguì fu un calo del 56%, da 1550 a 666 punti di S&P 500 a New York: un po' come se oggi si tornasse a 1250 punti.

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Oggi, siamo di fronte ad un fatto del tutto simile. MAN ha annunciato di avere bloccato i riscatti su un loro Fondo Comune obbligazionario dalle dimensioni superiori ai 5 miliardi di dollari USA.

Quello che ci importa mettere in evidenza, qui, non sono però le analogie: la storia, si dice, non si ripete mai allo stesso modo.

Quello che a noi interessa, in questo Post, è chiarire le ragioni del blocco dei riscatti da parte di MAN. Questo vi riguarda, tutti, da molto vicino.

Fate bene attenzione: il Fondo Comune in questione è si un Fondo Hedge, ma allo stesso tempo è un fondo che al pubblico viene presentato come obbligazionario. Non investe in "stranezze" tipo i derivati, ma solo in obbligazioni, come moltissimi Fondi Comuni in Italia.

Ora: MAN blocca i riscatti perché "a causa dell'ampiezza degli ordini di riscatto, c'è il rischio per gli investitori rimanenti di essere penalizzati".

Vediamo di capirlo bene: se un Fondo (Comune, Hedge e tutti gli altri: non fa differenza in questo caso) riceve una serie di ordini di riscatto, che pesa per una percentuale importante del patrimonio complessivo del Fondo, procede prima vendendo sul mercato i titoli più liquidi, ovvero i titoli per i quali si riesce a ottenere un prezzo molto vicino a quello corrente di mercato.

Poi si procede vendendo titoli meno liquidi: e qui succede che le stesse vendite del Fondo spostano il prezzo di mercato di quei titoli. Ieri valeva 100, oggi 98, oppure 96 oppure 90. Dipende

E poi, nascono i veri problemi. I problemi sono quelli dei titoli illiquidi. Le vendite che il Fondo si trova costretto a fare possono spostare in misura importante il prezzo, sempre ammesso che si riesca a vendere la quantità che il Fondo intende vendere.

Quindi: ai titoli oggi nel portafoglio del Fondo oggi viene applicato un prezzo. Ma se il Fondo poi si trova costretto a venderli, non potrà ottenere quei medesimi prezzi. In buona sostanza, i prezzi ai quali il Fondo valuta oggi quei titoli NON ESISTONO. 

Ed è per questo che anche la quota del Fondo, così come viene comunicata ad oggi, NON ESISTE. E' di fantasia.

La situazione non è limitata, questo è certo, ai titoli nel portafoglio del Fondo MAN: la situazione è globale, ed è stata creata dai vari Bernanke, Draghi, Kuroda. E tutti quelli che hanno per anni spinto i Clienti finali ad andare "alla caccia del rendimento", visto che "il rischio di mercato non esiste più". Una grossa ... fesseria, come Recce'd da anni segnala.

Questi sono fatti che interessano ognuno di voi, lettori e risparmiatori. Voi che vi illudete di avere "guadagnato" sui Fondi Comuni, e che siete più che certi che quei guadagni sulla carta si trasformeranno immediatamente in soldi contanti al momento del disinvestimento.

Non funziona sempre così. Ed è la storia recente che ce lo ricorda.

Mercati oggiValter Buffo
Strategie di portafoglio per il secondo semestre: come investire (parte 6)
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Ci sembra possibile azzardare una previsione: la calma artificiale che è tornata a dominare in luglio, e di cui abbiamo scritto in questo Blog solo pochi giorni fa, è finita venerdì 27 luglio. Adesso, si entra nella fase del Grande Ripensamento.

Come abbiamo chiarito nella nostra Lettera al Cliente del weekend, i dati delle trimestrali appena pubblicati, ed anche il dato USA per il GDP del venerdì 27 impongono una rivalutazione delle prospettive sulla base delle quali si fondano le scelte di portafoglio.

A questo si aggiunge un secondo tema: quello della liquidità, di particolare rilievo in agosto.

L'estate sta per diventare ancora più calda.

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre: come investire (parte 5)

Come reagiranno i mercati (Fondi Comuni, ETF e retain investors)  agli utili di Netflix, di Facebook, ma pure di Intel, e ai ricavi in calo di Amazon?

Ci ha molto colpito, un mese fa, il fatto che Morgan Stanley prima di questa stagione delle trimestrali avesse deciso di "tagliare" i Tecnologici USA. E la cosa non colpì soltanto noi di Recce'd.

Even Morgan Stanley, a bastion of Wall Street "business as usual", has uncharacteristically issued a twin pair of reports warning investors to get out the markets generally and the FAANG stocks in particular. 

Calling the escalating trade disputes between the US and rest of the world a 'vicious cycle' that will put downward pressure on risk markets (i.e. stocks and bonds), MS predicts the Tech equity sector will be the one most affected:

"...we do think that 2Q earnings season will bring an inevitable acknowledgement from companies that trade tensions increase the risk to forward earnings estimates, even if managements don’t formally lower the bar. Throw in the fact that these stocks have rarely, if ever, been so over-loved and over-owned, and the risk of a proper rain storm in this zip code increases significantly."

(Source)

When a white-shoe sell-side firm like Morgan Stanley (i.e., "Must ... always ... keep ... clients ... fully ... invested ...") is admitting that these stocks are "over-loved and over-owned", you know the party is truly over.

Come sempre, sui mercati finanziari, le cose anche questa volta procederanno come già abbiamo visto in passato: ci sono centinaia, migliaia, decine di migliaia di avvisi e segnali che vengono ignorati perché la psicologia di massa IMPONE di non dare importanza a tutto ciò che non è "allineato". E poi, di punto in bianco, accade: e tutti si svegliano, in un solo momento, dall'ipnosi collettiva.

Vi ricordiamo che senza i titoli Big Tech, l'indice di Borsa USA nel 2018 sarebbe, ad oggi, decisamente sotto zero. Sotto i dati di Goldman Sachs al 30 giugno scorso.

Tutti sono carichi. Tutti sono "pieni". Tutti sono esposti. Molti sono "a leva". A loro, adesso, tocca di decidere: che fare?

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