La politica dei fatti

Molti amici, molti tra i nostri lettori, e molti tra i nostri Clienti, hanno espresso curiosità: siete pro o contro Renzi? Avete votato SI oppure NO? Siete per le larghe intese oppure il Governo a termine?

Tranquillizziamo tutti: non stiamo mantenendo un segreto. In quanto cittadini, la politica ci appassiona, ma non necessariamente questa politica e non necessariamente questi temi. 

E poi: ne parlano e scrivono tutti, così tanto, e con una frequenza così elevata, che ci sentiamo di non potere aggiungere nulla: tutto è stato già detto. Resta poi da vedere se sarà utile a qualche cosa.

Ed infine: questa non è la sede. Il nostro lavoro, in Recce'd, è di filtrare ed analizzare tutte le notizie per trasformarle in PRATICHE INDICAZIONI OPERATIVE, attuale e realizzabili. Le grandi opinioni, l'ampio respiro, lo affidiamo ad altri più bravi di noi.

Tutto ciò detto, al solo scopo di sdebitarci con chi ci segue con attenzione simpatia, vogliamo chiarire la nostra opinione (debole, non qualificata, non da esperti politologi) sulla vicenda del Governo dimissionario. Lo faremo prendendo a prestito le parole scritte ieri 9 dicembre 2016 da Gianni Riotta sul quotidiano La Stampa: siamo poco raffinati, e limitati, ma a noi sembra che ci sia poco altro da dire. Tutto inizia e finisce qui.

Invece di rimanere concentrato sulle urgenti riforme economiche - non c’è stata crescita nel Paese per una intera generazione, la disoccupazione è ancora alle stelle e il debito ha raggiunto il 133% del Pil, una cifra sconcertante – ha mandato la sua coalizione incerta fatta da Pd e da una variopinta combriccola di berlusconiani sulla strada pericolosa della la riforma costituzionale, un’impresa che forse era destinata a fallire sin dall’inizio.

Mercati oggiValter Buffo
Svelato un mistero: avevano ragione i "falchi dalla Germania"

Recce'd segue la stampa nazionale con attenzione: non tanto per trovarci le notizie (le abbiamo in genere con anticipo: chi legge più le notizie per la prima volta su un quotidiano?) bensì per analizzare con attenzione come vengono riproposte, in che modo vengono rielaborate, come si vuole presentare passato, presente e futuro ai lettori.

Oggi 10 dicembre ci sembra utile segnalarvi due forti sorprese arrivate dal maggiore quotidiano nazionale, a firma del'ex-direttore Ferruccio de Bortoli. Vediamo che cosa ha scritto, in un articolo che ci ha colpito moltissimo, e che prende spunto dalla riunione BCE di due giorni fa:

A Draghi è riuscita una difficile quadratura del cerchio. Dimostrare, innanzitutto, che il Quantitative Easing (Qe) funziona. Per la prima volta, tutti gli indici economici che Francoforte segue con particolare attenzione sono in miglioramento, nonostante la crescita (all’1,7 per cento nel 2016) sia ancora insufficiente. Anche l’inflazione, finalmente, risale. Quella attesa su un orizzonte di cinque anni era all’1,27 per cento subito dopo la Brexit in giugno. È oggi a 1,70.

Questo è la parte meno significativa e meno interessante: la retorica del "Draghi vincitore" la conosciamo da molti anni, ed è stata pagata proprio da noi investitori, visto che per i mercati finanziari Draghi non è un vincitore ma un perdente. Lasciamo poi da parte le affermazioni su crescita ed inflazione ("merito del QE") tanto superficiali da svelarsi subito per ciò che sono, ovvero una sorta di "propaganda bellica" come quelle della seconda Guerra Mondiale.

Passiamo dunque ai punti di maggiore interesse che sono due: partiamo dal primo, nel brano che segue.

La politica espansiva della Bce ha offerto all’Italia uno scudo formidabile. Ci ha consentito di abbattere (immeritatamente) la spesa per gli interessi sul debito. Un aiuto corposo. Dimenticato in fretta. Abbiamo scambiato una condizione eccezionale per la normalità acquisita. La spending review è stata messa in soffitta. La flessibilità ottenuta da Bruxelles si è tradotta più in nuove spese che in investimenti. È stata trascurata la regola del debito nell’illusione che il sostegno ai consumi stimolasse di più la crescita. Il corto circuito tra titoli del debito pubblico in portafoglio e crediti in sofferenza è un elemento d’indubbia fragilità del sistema bancario.

E poi subito il secondo:

Lo scudo di Draghi era ed è diretto a stimolare le riforme. In parte fatte, va riconosciuto, dal governo Renzi. Con una buona dose di coraggio annacquata da un certo pressapochismo legislativo. Alcuni provvedimenti utili, Jobs act compreso, hanno ancora bisogno di essere attuati e perfezionati. Altre riforme necessarie o non sono state fatte (concorrenza) o sono state realizzate solo in parte (pubblica amministrazione). L’ombrello della Bce doveva consentire interventi radicali in molti settori.

Ecco di seguito i motivi di grande interesse che noi di Recce'd troviamo in questo articolo:

  1. nel primo dei due passaggi, l'articolista ed ex-Direttore scrive cose molto precise, e puntuali, sull'operato del Governo che si è appena dimesso; ci chiediamo però: nel rispetto del lettori del Corriere della Sera, non sarebbe stato non solo opportuno, ma pure necessario portare all'attenzione del pubblico già mesi fa questo stato di cose? Ci sembra grave che il Corriere della Sera (potremmo citare anche altri quotidiani) abbia fino a una settimana tenuto una linea del "non va poi così male", per diventare poi così critico oggi, che una grave crisi politica condiziona il Paese; Recce'd condivide le osservazioni avanzate da De Bortoli: noi, però, le abbiamo scritte un anno fa (quando erano utili), ai Clienti ed anche in questo Blog, in pubblico, come tutti possono facilmente verificare
  2. ma è soprattutto il secondo dei due passaggi che ci sembra interessante, e forte; ci sembra, anche, un autogol clamoroso: l'ortodossia dei commentatori ex-Ministri, ex-sottosegretari, e professori di Università ci ha voluto raccontare per anni la storia di un QE perfettamente neutrale, e di un Draghi "cavaliere bianco": oggi invece leggiamo che Draghi ha agito avendo come obbiettivi esattamente quelli che gli vengono imputati dai soliti "falchi tedeschi", obbiettivi che, sia detto con chiarezza, la Banca Centrale non può avere e non deve avere. La Banca Centrale, quando agisce in quel modo, compiacendo i politici per "stimolare le riforme" (frase, va detto, del tutto priva di un concreto significato) espone l'intero sistema economico e finanziario, e cioè tutti noi, ad un enorme rischio di instabilità, agendo sulla base di un potere che non ha, né dovrebbe avere.

Vogliamo parlare in modo brutale? Noi di Recce'd vi scriviamo da tre anni che Draghi ha ... fatto "un bel casino", e adesso lo trovate scritto anche sul Corriere della Sera.

Non stupitevi quindi se andremo incontro a periodi di forte instabilità: come leggete qui sopra, sono state fatte mosse mal calcolate, di cui nessuno, ad oggi, può misurare gli effetti nel futuro. Siamo come nel film di successo Revenant, alle prese con un terreno inesplorato, che è la terra del'Orso.

Mercati oggiValter Buffo
Sinfonia patetica per un bazooka

Il bazooka: arma letale nelle guerre di cinquanta anni fa, oggi ridotto a patetico aggeggio da Carnevale.

Suscitava commozione e malinconia seguire ieri i faticosi, e complessi, arabeschi verbali di Draghi, che come un equilibrista sul filo tentava di spiegare al mondo che "sì, riduciamo il QE, ma no, non lo riduciamo, si andiamo avanti, ma no andiamo indietro". Si è ridotto a questo, oggi, quello che solo 24 mesi fa veniva presentato come "l'arma che modificherà i destini del mondo": e ci scherza sopra, questa mattina, il Financial Times:

ECB president Mario Draghi also insisted his trimming was not ‘tapering’. Until former US Federal Reserve chairman Ben Bernanke mentioned it, tapering was a word rarely heard outside barber shops writes the FT’s Claire Jones . Then it roiled global financial markets and threw the Fed off course, so little wonder Mr Draghi was adamant (“It’s not even been on the table”) scaling back was not the same thing. The market reaction suggests investors did not buy it. (FT)

Che importanza ha, per noi investitori? Nessuna, si potrebbe dire: ormai lo avevano capito tutti, visto che la Borsa di Milano stava a 24.000 punti due anni fa e sta a 17.500 oggi. Questo sì, che è parlare chiaro.

Ma la cosa potrebbe avere ancora importanza, nel nostro e nel vostro futuro, per due ragioni:

  1. molti di quelli che urlavano "Bravo Draghi!" nella primavera 2015, esaltati dal bazooka, e che vi suggerivano di "comperare tutto", sono purtroppo ancora nel mestiere, continuano a fare nuovi danni (tutti "autorizzati da CONSOB e Banca d'Italia", naturalmente). Molti tra i nostri lettori non lo percepiscono ancora, ma come due anni fa c'era la "favola del bazooka" anche oggi in giro si raccontano favole, o forse sarebbe meglio dire balle, o bolle. In molti non hanno le competenze necessarie, e non capiscono come funzionano i mercati finanziari; tra questi sono numerosi quelli troppo disinvolti, e sono in molti pure gli imbroglioni
  2. il mercato non sembra ancora avere capito che la "rete di Draghi" non c'è più: non c'è più la "coperta di Linus". Almeno se giudichiamo dai prezzi: il Bund decennale oggi rende lo 0,40% a scadenza, a fronte di una inflazione attesa dello 1,70%: in inglese si direbbe che "something has to go". Presto capiterà qualche cosa, si uscirà dal mondo dei fumetti di Linus e si tornerà alla dura realtà dei fatti..
Mercati oggiValter Buffo
Uno sguardo al 2017 (parte 1)

 

Non preoccupatevi: Recce'd non entra da oggi a far parte di quella folta schiera di soggetti (analisti, Società del settore, giornalisti) che perdono il loro ed il vostro tempo scrivendo di quello che succederà nel 2017: "sarà un anno di forti alti e bassi", "sarà un anno di rendimenti moderati, se non a zero", "sarà l'anno delle azioni e dei Titoli di Stato".

Le abbiamo già lette tutte: e per chi ha tempo e pazienza (noi non abbiamo né uno, né l'altra) è spassoso andare a rilegge le previsioni del consenso di dicembre 2015. Quante sciocchezze leggemmo un anno fa!

Lo sguardo che noi di Recce'd vogliamo dare, insieme a chi ci legge, sul prossimo anno ha al contrario scopi molto più concreti: Recce'd vi anticipa su che cosa noi lavoreremo, nei prossimi mesi, per produrre risultati positivi con un rischio controllato, come facciamo in modo regolare per i Clienti dal 2007.

Il punto di partenza del nostro lavoro, che a nostro parere dovrebbe essere il punto di partenza di ogni investitore, nella gestione del suo portafoglio, è ricordare ogni mattina che il contesto nel quale tutti investiamo è fragilissimo, anzi è appeso ad un filo. Ogni confronto con il passato, ogni "media storica" è priva del minimo interesse, per le scelte di investimento, perché oggi il contesto è senza alcun precedente.

Mettete quindi da parte medie storiche e volatilità storiche, buttate via per sempre asset allocation e rischio/rendimento, e tutti i modellini matematico-statistici, e ragionate con occhi nuovi, adottate metodi nuovi, non fatevi spaventare dal nuovo ma innovate profondamente i vostri criteri di valutazione e poi di scelta.

Il contesto nel quale noi oggi investiamo è quello dei grandissimi cambiamenti: nei giorni scorsi abbiamo preso ad esempio il titolo Unicredit, passato in pochi anni da 45 euro ai 2,50 euro di stasera, ma questo è solo un piccolo esempio. State per vedere cambiamenti di questa ampiezza, ma su fette molto più grandi del mercato internazionale. Chi vi racconta che "se si allunga il periodo di investimento, diminuisce la probabilità di perdite", come illustrato dal grafico qui sotto, non capisce in che mondo vive ed opera (oppure, sta più semplicemente cercando di ingannarvi). Non vi converrebbe oggi scommettere sulla potenza militare dell'Austria, anche se è stata la più grande potenza imperiale del Pianeta, per 100 anni e più.

Quindi ... meglio smettere di investire? tutto all'opposto: dove c'è rischio ci sono opportunità, perché è solo dalla gestione dei rischi che possono nascere i risultati. L'errore fatale sarebbe però ignorare i rischi, o ragionarci in modo vecchio e superato.

Non troviamo parole migliori, per descrivere questo stato delle cose, di quelle pubblicate solo oggi da John Cochrane, che vi riproponiamo qui di seguito:

Where will the next crisis come from?  Every crisis starts with a pile of debt that can't be paid back, and shady accounting to hide that debt. When one big one goes under, everybody starts to question the shady deals they've invested in, the extend-and-pretend game ends, heretofore simple rolling over of short term debt suddenly ends, and the run starts. Governments bail out. Really big crises happen when governments run out of bailout power or will and you have a sovereign debt crisis or inflation. Governments bail out by borrowing, but if people won't lend the government money to bail out, either default or inflation must follow.  Reinhart and Rogoff describe a frequent "quiet period" between financial crisis and sovereign crisis. So far we have just had quiet.

(...) 

So if I have to dream up a nightmare scenario it goes something like this: A pile of debt in China is found wanting. China's government takes desperate steps -- huge bailouts, sell its pile of treasuries, force people to buy worthless assets, print up lots of money, but prop up its value by stopping people from taking currency abroad, and so forth.


The next step is some sort of "contagion" to the rest of the world. Foreign businesses turn out to have invested more in China than we think (shady accounting again). Or supply chains are disrupted, we discover we're pretty darn dependent on trade and so on.

Meanwhile, the usual "information-insensitive" securities become "information-sensitive" in Gary Gorton's nice language. Italian banks are ready to go, and a hint Italy might leave the euro to bail them out might enough to get the Italy run going. Seeing China blow up might be just the hint people need to think about that. That event would be enough to put Italian and European  sovereigns at risk, or force the ECB to real monetization in the trillions.

(...)

This is absolutely not a forecast. The definition of a crisis is that it is unpredictable. It needs a lot of things to go wrong, a lot of firebreaks to fail. (Equity is one essential firebreak against asset failure turning in to liability failures.) After the event, it becomes obvious, and we hail a few lucky guessers (ignoring those guessers' may other wrong calls).

At best it is a scenario, a chain of events that could happen, with very small probability. The next crisis -- there will be one, someday, until that charmed day that the world adopts equity-financed banking and governments run fiscal surpluses -- may come from somewhere else totally.  But the art of risk management is to think through improbable chains of events.

 

Mercati oggiValter Buffo
Possiamo anticiparvi dove sarà l'indice S&P 500 tra 12 mesi

Ci sono, ancora, tantissime realtà del risparmio, come SGR, Reti di promotori, Reti di Private banking, che perdono tempo, e fanno perdere tempo (e soldi) ai loro Clienti con esercizi come quello qui sopra. Ne leggiamo a migliaia, ogni anni in dicembre e poi nel gennaio successivo: dove andranno i mercati nel prossimo 2017?

E' un modo sicuro di perdere tempo, e soldi: come se nel dicembre 2015 si fosse anche solo tentato di prevedere Brexit, Trump e il petrolio a 52,50$.

Tempo perso e soldi persi: nulla meglio di questi "esercizi di fine anno" dimostra che la macchina del marketing di banche americane e Reti italiane fa il danno dei Clienti. E ci sono anche i dati a confermarlo.

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Perché ce ne occupiamo? Noi di Recce'd queste cose le abbiamo portate all'attenzione dei Clienti e del mercato da anni. Perché insistere? Presto spiegato: noi, e tutti gli investitori, dobbiamo porre molta attenzione non solo ai fatti, ai dati, alle notizie. Dobbiamo sempre, in ogni istante chiederci: come ragionano gli altri?

Ecco perché perdiamo tempo con questi argomenti: non ci aiutano a valutare, ma ci aiutano a decidere come muovere i portafogli. Ad anticipare le mosse del "consenso" della massa, del gregge. Un esempio? Il grafico sotto: questo è quello che si aspettano nei Comitati di Investimento, i famosi "rendimenti attesi": Recce'd vi può già oggi anticipare che sicuramente NON andranno così le cose: queste sono, senza giri di parole, sciocchezze prive di fondamento.

Ai nostri lettori quindi suggeriamo: non prendete sul serio le "previsioni di fine anno", di cui presto saranno pieni anche settimanali e riviste: è solo un modo di ... passare il tempo, per l'investitore aiuta quanto potrebbe aiutare un cruciverba di Bartezzaghi (trovate i dati nel grafico sotto). Ma buttateci almeno un'occhiata: per poi andare dalla parte opposta: magari insieme a noi, che invece di fare previsioni a un anno vi possiamo aiutare a leggere i mercati ogni mattina.

Mercati oggiValter Buffo