Ti sembra normale ... che resto sveglio a corteggiarti per ore? (parte 2)

Mettiamo a confronto quello che scriveva ieri il New York Times (e che potete leggere poco più in basso, nel primo Post con questo titolo) e ciò che questa mattina scrive su la Repubblica Eugenio Scalfari, che è senza dubbio uno dei giornalisti italiani più reputati, e di maggiore esperienza. Scrive Scalfari stamattina:

Qui, a mio avviso, ci sono stati errori e, tanto per ricordarne uno da correggere oggi, bisognava e bisogna decidere un taglio il più consistente possibile del cuneo fiscale. Darebbe alle imprese e ai lavoratori che ne dipendono un aumento della produzione molto notevole con ripercussioni automatiche sulla domanda e quindi sui consumi. Ci siamo fermati poco su questo terreno. Renzi e Padoan conoscono il problema ma traccheggiano. Non ne capisco la ragione.

Scalfari non capisce una ragione che invece è evidente: non ci sono soldi. Da un lato, il Paese è sovra-indebitato. dall'altro il Governo italiano (questo, come tutti i precedenti) non ha né la visione delle cose, né l'autorità politica per tagliare le uscite.

Oggi ne scriviamo non per ripetere cose già dette (che l'autentico banco di prova, per il Governo e per il Paese, dalla settimana prossima sarà l'economia,e non il Referendum), quanto per segnalare chi ci segue che la tregua è finita, la fase dell'ottimismo pure, la pazienza dell'Europa con l'Italia (etichettata "flessibilità") è esaurita. Ciò che leggete sui quotidiani nell'ultima settimana è solo un "preparare il terreno alla battaglia". Ci aspetta già a settembre un periodo di toni accesi, conflitti sociali interni, e conflitti internazionali. Insomma un bel po' di volatilità, che a parere di Recce'd investirà prima di tutto il comparto obbligazionario. La Borsa? La Borsa ... dipende.

In chiusura però torniamo a Scalfari: se un uomo di quell'esperienza si ferma a questo punto, figuriamoci gli altri. Purtroppo, la stampa italiana resta come sotto anestesia, non è lucida e non è critica quando si tratta di temi economici. Raramente dimostra la necessaria competenza. Recce'd ha già scritto nel primo Post che la battaglia andrà non combattuta sul fronte di marginali ritocchi alle aliquote fiscali: la battaglia sarà un'altra. Qualcuno dovrà andare a dire a Intesa, Unicredit, Mediobanca, UBI Banca, Telecom, ENEL, ENI, Mediaset, Finmeccanica ed Autostrade (solo per citarne alcune, del tutto a caso) che le enormi comodità legate alla "protezione del mercato nazionale" non possono più essere garantite. Che i posti comodi in Consiglio di Amministrazione dovranno essere tagliati del 70%. Che le "mance" che questi gruppi elargiscono da sempre alla politica sono da ridurre del 90%. Purtroppo per loro ... bisognerà competere, come fanno gruppi non a caso non quotati come Barilla e Ferrero. FIAT è un gruppo internazionale con sede in Olanda, e non c'entra.

Vedete in giro qualcuno che abbia il coraggio e la statura per farlo? Noi di Recce'd non lo vediamo.

Mercati oggiValter Buffo
Esercizi sotto l'ombrellone: le risposte alla parte 6

Eccoci all'ultima delle nostre risposte: nel sesto dei nostri Post dedicati agli "Esercizi sotto l'ombrellone" vi abbiamo proposto dieci frasi alle quali Recce'd attribuisce una particolare importanza, chiedendovi di abbinarle ai loro Autori. Ecco qui in basso le risposte esatte.

  1. L'investimento che rende di più è l'investimento in conoscenza    Qui chi parla è il famosissimo gestore Peter Lynch: questa frase ha ispirato tutta la fase di ideazione e progettazione di Recce'd e dei suoi servizi; la abbiamo ripresa nel nostro claim "Capire per investire"
  2. Una ampia diversificazione è necessaria soltanto nel caso in cui l'investitore non capisce bene ciò che sta facendo  chi parla qui è il più grande dei grandi, Warren Buffett: anche questa fase ha ispirato le nostre strategie di investimento
  3. Conosci ciò che possiedi, e possiedi ciò che conosci   nuovamente Peter Lynch per riaffermare quanto al punto 1, che per Recce'd resta il punto centrale, la priorità che supera ogni altra priorità; all'investitore noi diciamo di stare mille miglia lontano da Fondi Comuni, certificati e obbligazioni strutturate di cui non è chiaro il contenuto, anche se l'industria ci ha appiccicato nomi sexy ed esotici, anche se il private banker insiste, anche se il promotore è "un amico"; fate solo ciò che capite
  4. La prima regola è non perdere, la seconda regola è ricordare la prima   anche in questo caso, la frase di Warren Buffett ha ispirato le nostre strategie di investimento in fase di progettazione
  5. Un investitore che sa tutte le risposte non ha capito la domanda   questa frase la dobbiamo ad un altro grande gestore di portafoglio, John Templeton: e ogni mattina ce la ripetiamo, quando apriamo gli occhi sul mondo attraverso il web, attraverso la tv ed attraverso i nostri canali preferenziali di comunicazione con New York, Londra e Tokyo
  6. L’inflazione è quella forma di tassazione che può essere imposta senza legislazione   Milton Friedman è uno dei Grandi saggi del nostro tempo: basterà ricordate la "ottima quantità di moneta". In questa frase, ci ricorda che c'è sempre una via di uscita a costo zero a tutti gli eccessi di debito. E' molto utile ricordarla proprio in queste settimane
  7. Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece schiamazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina.  In Recce'd questa frase di Henry ford la ripetiamo ogni mattina: anche per questo, Recce'd resta sempre fuori dal "gregge" e si tiene ben lontana dal "consenso"
  8. Ottobre: questo è un mese particolarmente pericoloso per investire nelle azioni. Altri mesi pericolosi sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio. Questa frase è simpaticissima, ed è dovuta alla felice penna di Mark Twain: la dedichiamo, idealmente, a tutti coloro che spendono il loro tempo tracciando righe sui grafici ad inseguire un "trend" che, come sempre, sarà evidente solo DOPO, a cosa fatte
  9. Non c’è nulla di nuovo in borsa. Non ci può essere perché la speculazione è vecchia come le colline. Ciò che accade nel mercato oggi è accaduto prima ed accadrà ancora. Il trader Jesse Livermore non voleva dire che i prezzi si muovono in modo ripetitivo: voleva invece dire che gli atteggiamenti degli investitori, degli operatori e delle persone in generale tendono a ripetersi nel tempo
  10. Vi dirò come diventare ricchi. Chiudete la porta. E siate avidi quando gli altri sono nel panico. Ma andate nel panico se gli altri sono avidi.   chiudiamo con una frase di Warren Buffet: anche questa è una costante fonte di ispirazione per Recce'd, specie dove dice "Chiudete la porta"
Mercati oggiValter Buffo
La sterlina GBP: una scommessa persa? (parte 2)

In un nostro intervento del 2 luglio, a pochi giorni di distanza dal Referendum Brexit, abbiamo pubblicato un Post che chiariva la nostra posizione sulla valuta britannica. Per noi di Recce'd nulla è cambiato da allora: abbiamo letto milioni di parole, e molti sondaggi di opinione (come gli indici PMI) che prevedibilmente amplificavano gli effetti di quel Referendum Solo negli ultimi quattro giorni abbiamo (finalmente) avuto a disposizione dati "hard", dati reali sull'economia reale. E qualche cosa sta cambiando: ne è una prova ciò che ieri ha scritto Old Mutual, Società di asset managemnt da 400 miliardi, scritto che vi riportiamo qui sotto:

“We are bullish sterling at least in the near term because the market has priced a lot of bad news and the data this week surprised on the upside -- which suggested post-Brexit economy might not be as bad as feared,”

Mercati oggiValter Buffo
Ti sembra normale ... che resto sveglio a corteggiarti per ore? (parte 1)

Nel titolo abbiamo ripreso l'attacco di una canzone di successo dell'estate 2016, perché ci serve per esprimere uno stato d'animo.

Ma a voi, lettori del nostro Blog, sembra normale che un italiano deve andare a cercare un articolo del New York Times per trovare notizie come questa? Vi sembra normale che sui quotidiani italia si "parla d'altro"?

In Italy, where two decades of economic stagnation have created a long line of barely breathing companies, Feltrinelli, one of the country’s largest booksellers, stands out. Since 2012, the company has chalked up three consecutive years of losses totaling nearly 11 million euros ($12.4 million). Even so, late last year, Feltrinelli was able to secure a fresh €50 million line of credit from a syndicate that included two of Italy’s largest banks, UniCredit and Intesa Sanpaolo, at an interest rate below what top-rated companies in Europe were paying. Feltrinelli is just one example of a number of highly indebted Italian companies receiving loans at below-market interest rates over the last three years, a period when aggressive policies by the European Central Bank freed extra cash for European banks to dole out credit. 

Non era poi così difficile arrivare ad una ricerca pubblicata dal Centro Sudi CEPR, dove si aggiungono altre informazioni utili:

Other companies cited in the paper include the clothing retailer Benetton, which has lost €240 million since 2012, yet also received a below-market-rate loan in that year, according to data collected by the economists. In their paper, the researchers found that of the €540 billion in syndicated European Union loans that they tracked, 8 percent went to companies that they classified as zombie institutions. In Italy, however, the proportion of new loans that have gone to struggling companies like Feltrinelli over the last three years is much higher at 17 percent. At the heart of the problem is a nexus of inert banks lending to inert companies that has kept a lid on the recovery of Italy’s economy, the third largest among countries that use the euro. 

Come si fa a mettere insieme queste parole con quelle del Ministro dello Sviluppo italiano, pubblicate oggi dai maggiori quotidiani, Ministro che pesca ancora una volta nel solito armamentario di ovvietà sulla "necessità di fare una politica per lo sviluppo" accompagnata dai consueti passaggi sullo "stimolo agli investimenti" e sulla "competitività",  senza neppure accennare al fatto che mettere altro carburante nel motore di QUESTA macchina, di una macchina che funziona in QUESTO modo, non è solo inutile ma è distruzione di risorse. Dobbiamo leggere ancora frasi come questa:

(...) i pericoli di un futuro che appare incerto è anche perché stiamo nuotando contro la corrente. Attraversiamo uno dei più difficili passaggi della storia degli ultimi 50 anni. Dal 2008 in poi viviamo crisi finanziarie, geopolitiche e migratorie continue la cui frequenza va aumentando. Lo scenario internazionale si incrocia in Occidente con una crisi di fiducia verso la classe dirigente che nasce dalla promessa mancata della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica come fenomeni univocamente positivi per tutti. 

Parole già lette: l'Italia è vittima di "una situazione più generale". Queste sono parole che che NON aiutano il lettore del quotidiano a capire perché la posizione relativa dell'Italia, all'interno dell'Eurozona, è peggiorata in modo drammatico dopo la Grande Crisi. Parole che NON spiegano, ed anzi creano confusione. Mentre le parole lette sul New York Times spiegano: spiegano perché il sistema bancario in Italia ha problemi UNICI nel mondo, perché il sistema produttivo italiano NON ha reagito agli stimoli eccezionali, e spiegano perché qualsiasi manovra economica "centrata sull'offerta" risulterà del tutto inutile, se affidata ad una struttura economica che soffre di storture così tanto evidenti. Come Recce'd ha spiegato in più occasioni, il punto non è quello di "modificare le aliquote fiscali": bisogna eliminare, tagliare, mandare a casa, chiudere. Ma non possiamo chieder al New York Times di farlo.

E adesso, aspettiamo di leggere che quello del New York Times è "l'ennesimo attacco internazionale all'Italia", scritto per metterci in difficoltà. E magari qualcuno scriverà che ... le banche tedesche stanno peggio delle nostre (risate).

Mercati oggiValter Buffo
Esercizi sotto l'ombrellone: le risposte alla parte 7

Proseguiamo nelle risposte agli Esercizi che Recce'd ha proposto ai suoi lettori prima di ferragosto. Il settimo di questi esercizi proponeva otto espressioni (celeberrime) in lingua inglese, e proponeva al lettore di definirne il significato autentico. Qui sotto potete verificare le risposte.

  1. "risk-on, risk-off"  ci sarebbe da ridere, se non fosse un problema serissimo: gran parte dell'industria (anche molti generali, e non soltanto i soldati da campo di battaglia) in Italia è stata messa nelle mani dei venditori, oppure degli uomini degli uffici amministrativi (back office), a causa di una normativa che distorce la natura dei servizi del risparmio; a causa di questo, non ci sono gestori oggi alla guida dell'industria della gestione: e si creano situazioni comiche (o tragiche) come questa: tutti usano l'espressione "risk on - risk off" ma solo uno su dieci ne conosce il significato; stiamo riferendo di esperienze personali: più di uno ci ha "spiegato" spiegato che ci si trova nella situazione etichettata con "risk on" quando c'è il rischio, ovvero quando i mercati scendono; il senso è esattamente opposto: "risk on" definisce la situazione di mercato in cui i flussi di investimento premiano gli asset rischiosi, mentre "risk off" è la situazione in cui gli investitori si spostano sui cosiddetti asset "rifugio"
  2. "a rising tide lifts all boats"  questa espressione, che fu utilizzata in pubblico da John Fitzgerald Kennedy nel 1962, è stata in più occasioni utilizzata per descrivere il funzionamento dell'industria dei fondi Comuni tradizionali. che sono niente altro che barchette passive, in attesa che la marea (ovvero gli indici di mercato) salendo porti in alto anche loro, per poi dire al Cliente investitore "vedi come siamo stati bravi!" 
  3. "but how do we know when irrational exuberance has unduly escalated asset values, which then become subject to unexpected and prolonged contractions (...)?"  la frase di Alan Greenspan passò alla storia: pronunciata PRIMA della crisi del 2000-2002, venne eletta a simbolo di un'intera epoca dei mercati: ma lo stesso Greenspan non fu però in grado di trarne le ovvie conseguenze, e rimaste a guardare mentre le bolle aumentavano di diametro
  4. "buy on the rumour, sell on the news"  non sappiamo a chi attribuire questo modo di dire, che forse è il più celebre e quello utilizzato più spesso in Finanza: se l'investitore attende di leggere in prima pagina che l'economia USA va meglio del previsto, prima di modificare il proprio portafoglio, finirà inevitabilmente per perdere sempre soldi; ed è per questa ragione che Recce'd scrive ogni mattina ai suoi Clienti e spesso sul Blog: non ci sono giornate "tranquille", e proprio quando si ha l'impressione che "oggi non è successo nulla", è proprio allora che si sviluppano le tendenze più importanti 
  5. "the four most dangerous words in investing are: 'this time it's different' " questa frase del famoso investitore John Templeton contiene una grande verità: è assurdo ad esempio credere che le politiche di QE non porteranno alle identiche conseguenze che in passato seguirono ogni fase di monetizzazione del debito pubblico (perché "questa volta è diverso")
  6. "sell in may and go away"  anche questa frase non ha un autore: fa riferimento alla cosiddetta "stagionalità" che Recce'd ha già commentato più e più volte, anche in questo Blog; Recce'd non si affida a tradizioni e proverbi, ed in molte occasioni è stata una scelta azzeccata: ad esempio, proprio nel 2016
  7. "if they are too big to fail, they are too big"   ancora Alan Greenspan: ed ancora una volta siamo costretti a sottolineare che l'analisi era azzeccata, ma che alle parole non hanno fatto seguito i fatti, ed ancora oggi questo è uno dei maggiori problemi che condizionano l'intero mercato finanziario internazionale, ovvero banche globali "troppo grandi per fallire" ma allo steso tempo sempre a rischio fallimento
  8. "it's the economy, stupid!"     La frase celeberriman che accompagnò la prima elezione di Bill Clinton alla Presidenza degli Stati uniti risulta di grande attualità anche oggi, se rivolta alla maggior parte dei gestori professionali di GPM e Fondi Comuni: il cui bla-bla spesso risulta del tutto slegato dalle variabili dell'economia, che invece sono le sole a determinare la direzione dei mercati finanziari
Mercati oggiValter Buffo