Ultimo trimestre 2015: comperare le azioni? vendere le azioni? Oppure occuparsi di altro?

Abbiamo scelto un titolo provocatorio, per mettere in evdenza il fatto che la maggior parte degli investitori oggi viene distratta da un tema, quello del "rimbalzo delle Borse", che per loro e per i loro portafogli, non è assolutamente il tema decisivo in questo momento dei mercati. Se lo dicesse solo Recce'd, avrebbe un'importanza tutto sommato modesta: il fatto è che lo dicono voci autorevolissime. Ad esempio, il Presidente della Federal Reserve di Boston, Rosengren, ha scritto la settimana scorsa:

“There are reasons to believe that financial stability should be an explicit consideration of monetary policy makers,”

WOW: qui c'è una proposta di modifica del famoso "dual mandate", e c'è da pensare che non siano parole scritte a caso. Deve essereci una ragione, per mettere così tanta enfasi sul tema della financial stability. E infatti due giorni dopo il Presidente della Fed di New York, Dudley, è stato più espllicito:

Federal Reserve Bank of New York President William Dudley said Saturday the U.S. tool kit to deal with financial imbalances remains some distance from where it needs to be. "My own view is that while the use of macroprudential tools holds promise, we are a long way from being able to successfully use such tools in the United States," Mr. Dudley said in the text of remarks to be delivered at a conference held by the Boston Fed. Mr. Dudley was addressing the stable of tools authorities have, or aspire to posses, to smooth over financial imbalances that emerge in the economy. Fed officials and many others would rather use these set of facilities to quell brewing bubbles rather than to use the blunt tool of raising interest rates, which comes with a cost to the broader economy in terms of weaker employment levels and slower growth. Given the genesis of the Great Recession, authorities around the world have a great interest in knowing how to stop bubbles from rising to levels that would threaten the performance of the economy as a whole.

Attenzione amici: qui ce lo dicono in modo diretto e senza giri di parole, che c'è da fare grande attenzione a ciò che facciamo con i nostri soldi, perché il sistema finanziario non è stabile. Di questo parere sono anche numerosi esperti: "The current U.S.regulatory structure designed to prevent another financial crisis is “Balkanized,” a “mess” and likely to fail when needed, experts said".

“The current U.S. institutional set-up is likely to fail in a crisis, and will be doing less to prevent a crisis than it should be,” said Adam Posen, president of the Peterson Institute for International Economics, at a two-day conference on financial stability sponsored by the Boston Federal Reserve. Posen said that U.S. regulators, including the Fed, don’t have the tools or the mandates from Congress that they need. Posen was especially critical of the umbrella group of regulators, the Financial Stability Oversight Council, that was set up by Dodd Frank to identify and deal with financial stability risks.

Tutto ciò è molto significativo ed importante proprio alla luce dei fatti delle ultime settimane: la Fed che decide di rinviare ancora l'aumento dei tassi sui Fed Funds, e i numerosi segnali (ISM, ordini all'industria, occupati NFP) di rallentamento dell'economia USA, dopo che segnali analoghi erano arrivati da quelle di Cina, Giappone ed Eurozona. Lo ha osservato ieri anche Paul Tudor Jones, a capo di uno degli hedge funds di maggiori dimensioni al mondo:

Paul Tudor Jones, the founder of Tudor Investment Corp., said he expects markets to be choppier as the Federal Reserve for the first time in decades focuses on managing debt, rather than steering local economic developments. “Now I think for the first time since Volcker probably you see the Fed managing for the balance sheet, to take out the tail risk associated with expanding debt virtually globally, and not to mention our federal debt,” Jones said. That “points to a choppier market.”

Queste riflessioni sono importanti, per noi investitori finali, perché ci ricorda che con gli strumenti e la legislazione in vigore le Banche Centrali non sono in grado di affrontare con sucecsso una eventuale, nuova profonda turbolenza finanziaria: gli scenari allora possono diventare estremi, ed un esempio è quello offerto pochi giorni fa da Deutsche Bank, che utilizzando i dati per l'inflazione attesa è arrivata alla conclusione che l'indice S&P 500 "potrebbe" valere meno della metà di ciò che vale oggi come potet vedere nel grafico qui sotto seguendo la linea rossa in rapporto a quella in blu. Di fronte ad eventualità di questa ampiezza, il portafoglio dovrà essere rivalutato nel suo insieme: non è questo il momento di chiedersi se aggiungere oppure ridurre del 5% l'azionario.



Mercati oggiValter Buffo
Il momento della verità è molto vicino (parte 5)

Il più recente Post di questa serie risale al 29 agosto: in quell'intervento, come nei precedenti, vi avevamo segnalato che il 2015 costituisce un inevitabile "momento della verità" per le "politiche monetarie non convenzionali", e inevitabilmente anche per tutte quelle Reti di private banking che si sono messe "al gancio" e si sono fatte trainare, vendendo ai Clienti prodotti trappo rischiosi e poco redditizi (per il Cliente). Questo di oggi sarà anche l'ultimo Post di questa serie, perché quel momento della verità è già arrivato, è già qui: prima la decisione della Federal Reserve a metà settembre, e poi il dato dello scorso venerdì 2 ottobre per gli occupati USA, confermano che non c'è più dubbio, il QE non ha funzionato (mai) e le Banche Centrali ora saranno obbligate ad uscirne senza però sapere COME uscirne. Questo è il vero game changer che ci precipita in una fase del tutto nuova. Si tratta di una fase di importanza epocale, carica di incertezze e destinata ad aumentare a dismisura la volatilità dei mercati, in tutti i comparti (azioni, obbligazioni, valute, materie prime). Perché tutti siamo impreparati a questa evenienza, essendo stati per anni come inebetiti dal diluvio di rassicurazioni sulla imminente "accelerazione delle economie": oggi, lunedì 5 ottobre, le Borse rimbalzano perché forse "ci sarà un altro QE", ma non è detto, per nulla, che la solita frase "lower for longer" (riferita ai tassi ufficiali) sia ancora capace di fare salire gli indici di mercato, e la ragione la trovate illustrata in un Post pubblicato la settimana scorsa e dedicato alla risk-neutral revolution. La accelerazione della ripresa purtoppo non ci sarà, e la stessa Fed dubita (Rosengren oggi) che la crescita negli USA possa restare sopra il 2% annuo: ora la storia va riscritta da capo.

Mercati oggiValter Buffo
Gestione del portafoglio titoli (parte 4): conta solo il portafoglio

In due Post precedenti, di questa medesima serie, abbiamo già sottolineato l'importanza della strategia di gestione del portafoglio nel suo insieme (23 settembre e 25 giugno): vogliamo tornare ancora su quel punto, per eliminare ogni dubbio. I molti che seguono con interesse ed attenzione il nostro Blog avranno notato che Recce'd interviene, e senza nascondersi, su molti dei maggiori temi di attualità per i mercati finanziari, come le Borse, il dollaro contro euro, i tassi, le materie prime, e quant'altro. Si tratta di interenti a caldo, interventi per cui il timing è importante, per non dire decisivo: e proprio per questo, a volte, il linguaggio non risulta così curato come vorremmo. Forse a causa di questa necessità di sintesi, qualcuno potrebbe concludere che per è Recce'd importante "avere ragione" su questo o quello specifico tema, sull'andare SHORT su questo oppure LONG su quello, su Draghi o sulle multe a JP Morgan.

Non è assolutamente così: più di una volta abbiamo sottolineato gli "errori di previsione" di questa o quella banca globale, o investment banks, ma anche in quei casi il nostro scopo era uno solo, ovvero chiarire all'investitore finale certi meccanismi di funzionamento del mercato finanziario internazionale, meccanismi che sono in funzione per vendere agli investitori finali i "prodotti finanziari", e prima di tutto i Fondi Comuni. Per le medesime ragioni, abbiamo scritto il 9 agosto ed il 12 settembre in merito ai Fondi Multi Asset, di cui in verità ci importa poco o nula, ma che sono utili per fornire un esempio concreto di come funzionano le Reti e la vendita. Ed abbiamo sottolineato in questo Blog, sempre per quelle stesse ragioni, che è utile e proficuo "investire andando contro il consenso" (18 e poi anche 20 agosto scorso) ma sia chiaro che questa posizione potrebbe in futuro essere rivista, a seconda delle opportunità per il portafoglio e senza il minimo pudore o punto di orgoglio.

Torniamo a ripetere quindi anche in questa occasione che Recce'd si occupa di gestione del portafoglio titoli e di Clienti investitori, privati oppure Istituzionali. Non ci interessa avere ragione oppure torto su uno specifico punto, ci preme di dare ai Clienti che seguono la nostra consulenza risultati in linea con le aspettative: ovvero un rendimento assoluto e un rischio che resta sempre al di sotto di una soglia prefissata e comunicata al Cliente. Per ottenere questi risultati abbiamo lavorato per anni: rendimento assoluto e rischio controllato sono obiettivi che NON si possono raggiungere con la tradizionale asset allocation azioni/obbligazioni, né con le strategie legate ai trend grafici, né con il day trading, né andando dietro ai "premi al rischio". La nostra strategia invece ha dimostrato che questi obiettivi si possono raggiungere, anche nelle fasi di estrema tensione e volatilità: è una strategia proprietaria di Recce'd, basata su solide fondamenta scientifiche di teoria della Finanza, e sperimentata su denaro vero dal luglio 2007.

Il Cliente che ama fare da solo potrà anche accere ai nostri documenti ed alle nostre indicazioni, come vedete alla pagina "Servizi" del sito, e poi scegliere che cosa fare, ma resta il fatto che la nostra mission non è quella di vendervi "la dritta": perché potreste avere anche tutte le "dritte" più azzeccate del mondo, ma se poi non le utilizzate in modo appropriato (COME investire? QUANTO investire? QUANDO investire? CON CHI investire? DOVE investire) non ne ricaverete mai nulla di buono. La sola preoccupazione di Recce'd, nel suo lavoro quotidiano, è quella di mantenere la promessa fatta al Cliente finale, e dimostrare la nostra capacità di di generare rendimento assoluto con il rischio sempre strettamente controllato, anno dopo anno, attraverso i nostri portafogli modello. Le nostre posizioni sulle Borse, sul dollaro, e su ogni altro tema, sono quindi solo uno strumento per il raggiungimento di questi obiettivi, sono posizioni che potrebbero cambiare in pochi giorni: in quel caso, lo comunicheremmo subito a tutti i nostri Clienti, senza alcun imbarazzo derivante dallo "avere torto", perché contano solo i risultati dei portafogli.

Recce'd produce servizi di consulenza per la gestione di portafoglio, fornisce al Cliente tre portafogli modello (più una versione personalizzata dedicata alla fascia alta) e si dimostra capace di raggiungere gli obiettivi dichiarati con una frequenza superiore alla media del mercato. E questa è la nostra sola mission: non essendo promotori, non dobbiamo "promuovere" nulla, né i prodotti finanziari né le GPM del private banking, e lasciamo l'investitore libero di scegliere intermediario e persino gli strumenti finanzari. Per noi il cuore di questo business resta e resterà la strategia di investimento, la capacità di rendere compatibili i mezzi ed il fine, che è il fine del Cliente investitore (e non è un nostro fine di "vendere prodotti"). La sfida di Recce'd è con il mercato, e dal 2007 ad oggi abbiamo dimostrato che questa sfida si può vincere. E siamo a vostra disposizione per vincere questa sfida a vostro favore.

RNR: risk-neutral revolution (parte2)

Chi ricorda il primo Post di questa serie (19 settembre scorso) avrà chiaro il nostro scopo, che è quello di illustrare i nuovi schemi, le nuove teorie, i nuovi principi su cui si fonderà la nuova fase di mercati, con cui verranno valutati in futuro gli asset finanziari sui mercati, che guideranno le scelte delle Banche Centrali. Prendete, ad esempio, il dato per lo ISM manifatturiero pubblicato oggi 1 ottobre negli USA, che è risultato molto, molto vicino a quota 50 (la quota che divide la espansione economica dalla contrazione economica). Il quadro che questo dato ci fornisce, messo a fianco di quelli che arrivano da Cina, Giappone, Eurozona e Emergenti, è quello di un'economia globale che NON cresce, come di recente ha riconosciuto anche il Fondo Monetario Internazionale. Il dato forte, in questo momento, è questo: perché certifica che i sette anni di politiche "non convenzionali" o di QE non hanno funzionato, nè stimolare l'inflazione, né a far accelerare la crescita. E da qui si riparte: da zero.

Torniamo allora a quel famosissimo articolo di fondo del 2010, in cui Ben Bernanke spiegava al mondo quale sarebbe stata la "dottrina" delle Banche Centrali per molti anni a venire. Scriveva Bernanke:

This approach eased financial conditions in the past and, so far, looks to be effective again. Stock prices rose and long-term interest rates fell when investors began to anticipate the most recent action. Easier financial conditions will promote economic growth. For example, lower mortgage rates will make housing more affordable and allow more homeowners to refinance. Lower corporate bond rates will encourage investment. And higher stock prices will boost consumer wealth and help increase confidence, which can also spur spending. Increased spending will lead to higher incomes and profits that, in a virtuous circle, will further support economic expansion.

Non ha funzionato: per niente. E non è difficile spiegare il perché in poche parole. Possiamo usare quella che è stata la grande rivoluzione della Teoria Economica quaranta anni fa, quando fu pubblicato da Sargent e Wallace il primo dei papers sulla "Policy Ineffectiveness Proposition", che a sua volta si fondava sulla teoria delle Aspettative Razionali. In estrema sintesi, fu dimostrato che gli agenti economici (famiglie ed imprese) possono commettere errori quando formulano le loro previsioni sul futuro, ma non possono commettere errori "sistematici", ovvero non possono ripetere sempre gli stessi errori. Da qui, quaranta anni fa, fu fatta derivare la conclusione che l'inflazione non serve a stimolare l'occupazione, cosa che poi divenne un principio della politica economica per i quattro decenni successivi.

E ci è stato mostrato, dal Nobel Robert Lucas Jr tra gli altri, che, nel prevedere gli effetti di una certa iniziativa di politica economica, è necessario tenere conto del fatto che anche i comportamenti degli agenti economici cambieranno, quando questa politica verrà annunciata e messa in opera. 

Bernanke evidentemente non ha tenuto nel giusto conto queste lezioni, ed ha ritenuto che inflazionando i prezzi degli asset finanziari si potesse fare sentire "la gente" più ricca, e quindi farla spendere di più. Purtroppo per lui (e per noi, che ne subiremo le conseguenze per molti anni) non funziona così: le aspettative del pubblico sono "razionali", e "la gente" NON si sente più ricca se qualcuno, dall'esterno e manipolando i mercati, fa salire i prezzi di azioni ed obbligazioni. L'effetto ricchezza che Bernanke sognava funziona solo in un caso: che il pubblico sia davvero convinto che nel futuro l'economia si svilupperà in modo più rapido ed intenso, e che da questo (e solo da questo) derivi l'aumento del prezzo degli assets finanziari. Le aspettative, appunto, sono razionali, "la gente" non ci ha creduto ed ha fatto bene, perché tutti i dati oggi ci dicono che "la gente" ci ha azzeccato.

E qui torniamo al punto del primo Post: per uscirne, occorrerà mettere definitivamente in soffitta vecchie e semplicistiche impostazioni, sia della politica monetaria sia (per noi che investiamo sui mercati) della strategia di investimento, e concentrarsi su modelli più avanzati e più adeguati, come appunto la famiglia dei modelli risk-neutral, modelli che ci spiegano che il prezzo di un asset non è altro (e non può essere altro) che il valore scontato dei benefici futuri che da questo asset si potranno ricavare. Se si procedesse invece sulla medesima strada, con altri QE come viene richiesto sia in Giappone sia in Eurozona, e di recente anche negli USA, sarebbe fortemente destabilizzante e produrrebbe danno non riparabili, prima di tutto a noi investitori.

Un magnifico trimestre ed una splendida opportunità

Il grafico che vedete sotto vi ripete (ve lo avevamo già messo in evidenza) che l'investitore nel 2015 si ritrova a perdere soldi in tutte le classi di attività o quasi: e sui media rimbalzano le statistiche che raccontano come il terzo trimestre 2015 sia stato il peggiore degli ultimi N anni per questo o per quell'investimento. Si rincorrono, naturalmente, le "previsioni degli esperti" che rassicurano sulle elevate probabilità di un "rimbalzo". Noi di Recce'd abbiamo utilizzato questo trimestre, e questo 2015, per accumulare risultati positivi per i nostri Clienti, come vi abbiamo già detto: ed è proprio per questo che, dal nostro punto di vista, il terzo trimestre 2015 è stato un ottimo trimestre. Questo dovrebbe diventare però anche il vostro punto di vista: non siete costretti ad andare dietro a certi presunti "esperti" che sulla stampa oppure in televisione pompano sempre e solo per una risalita degli indici. Vi ripetiamo che sui mercati finanziari c'è modo di guadagnare sia da un aumento, sia da una discesa dei prezzi: chi investe non deve mai fare il tifo per questo o quello scenario, deve invece capire bene se i prezzi sono equilibrati, oppure troppo elevati o troppo bassi, quando rapportati ai dati sottostanti. Gli strumenti esistono: sono le idee che a molti mancano. Ed è proprio qui che a tutti gli investitori si presenta una formidabile occasione: quelli di liberarsi, oggi e subito, di vecchi modi di pensare e vecchi strumenti: non ha alcun senso mettersi nel gregge di quelli che si fanno incantare dalle cosiddette "bubble tv" (una etichetta che negli Stati Uniti è stata attribuita al canale tematico CNBC) dove si dice con tono ottimistico ed arrogante, sempre e comunque, che tutto andrà su e che tutto è da comperare. La realtà è molto più complessa, ma pure le opportunità sono molto più grandi e ricche. Vi aspettiamo per parlarne: anche perché per molti anni a venire la realtà dei mercati sarà sempre quella che avete visto nel 2015, e a voi serve invece di guadagnare qualcosa sempre, in tutti i momenti dei mercati, in modo stabile e senza correre rischi eccessivi.

Mercati oggiValter Buffo