Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito (parte 1)

Può sembrare troppo presto: ma non lo è, perché c'è una montagna di cose da fare. Nel 2015, questo ormai è chiaro, c'è stato un "punto di svolta pluriennale" (un major inflection point come avevamo scritto lo scorso 18 giugno) e le indicazioni operative di Recce'd le abbiamo chiarite con largo anticipo: il 20 giugno per "il grande imbroglio" dell'equity di Eurozona (di cui abbiamo scritto di nuovo ieri), e poi 4 e 5 luglio per le posizioni dell'intero portafoglio, e infine ancora il 24 e 29 agosto . Potete ritrovare facilmente il tutto utilizzando Google o un altro motore di ricerca. Seguendo quelle medesime indicazioni, il portafoglio RNI di Recce'd ha prodotto fino ad oggi più del 10% di rendimento lordo, risultato che potrebbe anche, di qui a fine anno, ridursi di qualche punto percentuale: ma che rende probabile anche quest'anno il raggiungimento del nostro target di rendimento (mantenendo il rischio al di sotto della soglia che comunichiamo al Cliente), come accade dal 2007, andando "contro il consenso" (su questo abbiamo scritto due Post il 20 agosto scorso). A chi si trovasse oggi con un portafoglio che lo mette a disagio, che produce risultati negativi, magari un "vecchio" portafoglio di asset allocation con un terzo di azioni e due terzi di obbligazioni, noi di Recce'd oggi SCONSIGLIAMO movimenti bruschi. Drammatizzare, oggi non servirebbe: la situazione si sta avvitando, e proprio per questa ragione è DIFFICILISSIMO dire che cosa capiterà nelle prossime settimane. Meglio portare a casa i danni che derivano da questa situazione, che fare altri danni con le proprie mani. Il suggerimento di Recce'd è invece quello di guardare già al 2016, e porsi da subito, da oggi stesso, cinque domande fondamentali

  1. come ho investito fino ad oggi? seguendo quale logica?
  2. con quali strumenti finanziari ho investito fino ad oggi? scelti con quale criterio?
  3. come ho gestito in anticipo i rischi, fino ad oggi? guardando a quali parametri?
  4. con chi ho investito fino ad oggi? seguendo quali consigli?
  5. ed infine: che obiettivi mi sono posto fino ad oggi? che cosa voglio fare veramente dei miei investimenti?

Noi di Recce'd abbiamo la nostra proposta, che è radicalmente diversa da quelle che fino ad oggi avere ricevuto, accettato e sottoscritto. Noi siamo a disposizione per parlarne, quando ne avrete l'intenzione e il tempo. Abbiamo cinque risposte facili ed efficienti già pronte per voi: tutte ispirate dalla frase che John Stuart Mill scrisse nel 1867: 

“Panics do not destroy capital; they merely reveal the extent to which it has been previously destroyed by its betrayal into hopelessly unproductive works.” 

Mercati oggiValter Buffo
Il grande imbroglio delle Borse di Eurozona

Sarà molto difficile per gli investitori Clienti delle varie Reti accettare un eventuale chiusura in negativo per le Borse di Eurozona, a fine 2015: perché i tre elementi sui quali si fondava un mastodontico sforzo di vendita (il QE di Draghi, il dollaro contro euro a 1,1000 circa e il prezzo del petrolio sotto 50$) ci sono ancora tutti, ma il DAX è sotto i livelli di gennaio e ritesta i minimi di fine agosto. Molti diranno "sì, d'accordo: ma è cambiato il contesto internazionale": e non c'è dubbio, ma il contesto internazionale c'era pure a gennaio, ed era necessario, per l'investitore (e doveroso per il consulente) tenerne conto. E invece, al contrario, si sono "venduti" quei guadagno di Borsa come se fossero soldi già nelle tasche di chi investiva in GPM o quote di Fondi Comuni: erano indicazioni date, oggi è dimostrato, sulla base di analisi poco solide, o peggio sulla base di pure logiche di vendita. Vedremo come finirà, mancano ancora tre mesi alla fine del 2015: le nostre posizioni operative sui portafogli modello, come sapete, sono le medesime da gennaio e restano le stesse anche dopo la Fed.

Mercati oggiValter Buffo
Che lunedì ci aspetta? (parte 3)

Oggi è martedì: lunedì è già passato. Ed in effetti non era lunedì, bensì martedì il giorno di cui parlavano i nostri due Post scritto domenica: questa mattina (scriviamo alle 12) si vedono sui mercati le tensioni che avevamo immaginato per la giornata di ieri. Senza l'appiglio forte della politica monetaria USA, i mercati di tutto il mondo, sia delle azioni sia delle obbligazioni, appaiono frastornati e in ansia (e Draghi resta un comprimario in tutto questo). I riferimenti in queste sedute sono tre: il cambio tra yen e USD, stamattina sotto 120, il prezzo del petrolio, che ogni giorno oscilla del 2-4%, ed infine il quadro tecnico dell'indice S&P 500, che testa in questo momento con il contratto future quota 1935, per poi eventualmente provare i 1870 punti che fecero da supporto nell'ultima settimana di agosto. Non cercate altre cause al di fuori dai mercati (Cina, rallentamento globale, deflazione): è proprio lo stesso equilibrio dei mercati ad essere rimesso in discussione, ovvero se "ha senso" vedere i prezzi agli attuali livello oppure è meglio ... mettersi al riparo. Si va di giorno in giorno, ed anzi di ora in ora.

Mercati oggiValter Buffo
Le obbligazioni e il rischio nei vostri portafogli (parte 1)

Da decenni, le Reti di Private Banking spiegano ai loro Clienti che:

  1. se vuoi un portafoglio che rende di più, dovrai comperare più azioni e mettere più rischio in portafoglio (perché sono più volatili nel breve termine)
  2. se vuoi meno rischio nel portafoglio, vendi le azioni e compra le obbligazioni, che sono "più sicure".

Poi siamo passati attraverso eventi epocali, come la crisi del 2000-2003, e quella del 2007-2009, ed in mondo è cambiato per sempre: ed è quindi più che appropriata una riflessione sulle affermazioni qui sopra. Sono ancora valide? Anche nei piani previdenziali, il consulente consiglia di "mettere più obbligazioni" se si vuole stare più sicuri, ma il problema è proprio questo: è ancora vero che le obbligazioni, nel loro insieme, sono "più sicure" e che in futuro (non in passato!!! attenzione, questa distinzione è cruciale) ridurranno la volatilità dei vostri portafogli?

Come sapete tutti, Recce'd nasce nel 2007 come iniziativa che vuole portare al Cliente investitore strategie di portafoglio performanti e a basso costo, con modalità del tutto innovative, ma soprattutto che vuole offrire un "porto sicuro" (safe harbour) agli investitori che si trovano schiacciati tra mercati sempre più fragili, strutture bancarie e non in profonda trasformazione e Autorità monetarie sempre meno efficaci e sempre più spiazzate dagli eventi.

E quello che trattiamo in questo Post è un esempio perfetto di questa nuova situazione: perché le vecchie "regolette pratiche" oggi non funzionano più, ed in particolare non è più vero che mettere più obbligazioni in portafoglio "protegge dalla volatilità". Noi di Recce'd sosteniamo al contrario che sono una gestione attiva di TUTTO il portafoglio (azioni, obbligazioni, valute, cash, materie prime e alternativi) protegge dalla volatilità, e che NESSUNA delle diverse classi di attività oggi può più essere considerata "sicura" a prescindere da tutto, dopo sette anni di "politiche monetarie non convenzionali".

Nelle ultime due settimane abbiamo dato numerose informazioni, esempi e dettagli di questa situazione attraverso il nostro quotidiano The Morning Brief, che viene spedito alle sette del mattino ai nostri amici registrati: ma non potevamo certo prevedere che proprio ieri il Wall Street Journal, che è il più autorevole quotidiano finanziario al mondo, pubblicasse con massima evidenza un articolo dal titolo "The New Bond Market: Bigger, Riskier and More Fragile Than Ever". Scrive il WSJ:

Long associated with safety and predictability, bonds appear vulnerable as never before to price reversals and trading disruptions that could spill over and threaten financing for businesses and individuals.

Aggiungendo poi, sulla incredibile crescita delle dimensioni di questo mercato negli ultimi sette anni:

The U.S. bond market is among the biggest financial markets in the world, with $39.5 trillion outstanding at mid-2015, the Securities Industry and Financial Markets Association says. That is equivalent to 1½ U.S. stock markets and nearly twice the aggregate size of the five largest foreign stock exchanges (in Japan, China and Europe), says the World Federation of Exchanges.

Per queste ragioni, e molte altre che abbiamo già in parte anticipato nel Morning Brief e nei Post precedenti, saremo costretti a tornare ancora su questo argomento a breve.


Mercati oggiValter Buffo
Perché NON scommettere oggi sul dollaro USA

Il fatto che colpisce maggiormente, nel panorama finanziario internazionale, è la forza dell'euro: dati macroeconomici in peggioramento, inflazione a zero ed accenni ad una estensione del QE, e da ultimo anche il downgrade della Francia, non hanno di fatto spostato la valuta di Eurozona nel suo cambio con il dollaro USA, che resta (grafico sotto) allo stesso livello di gennaio, quando Draghi annunciò il QE come "la mossa decisiva". Come vedete, almeno in questo ambito non è successo nulla. E da giovedì, poi, si è aperto un nuovo fronte: perché nella non-decisione di Yellen c'è anche il fatto che non si vuole vedere il dollaro USA in rialzo. E allora, a nostro parere, è arrivato il momento di riflettere sulle prospettive del dollaro USA, che tutti vedono "in rafforzamento" ma che potrebbe al contrario scendere almeno fino a 1,1200 contro euro entro fine 2015. Nelle valutazioni di quelli che spingono sul "dollaro forte" c'è soprattutto la differenza tra i tassi di crescita del GDP nelle due aree economiche: e qui si commette, a nostro parere, il grave errore di sottostimare che l'euro viene stampato a Francoforte, e che per questo viene visto dagli operatori come una valuta "tedesca", garantita dalla Germania. Questa è la ragione per la quale, anche se in futuro non è possibile escludere l'uscita di alcuni Paesi dalla Eurozona, e persino la crisi di economie come il Portogallo, la Spagna o l'Italia, l'euro resta forte. Perché se per caso l'Eurozona si restringesse, la valuta diventerebbe ancora più tedesca, e quindi ancora più forte, e non più debole.

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