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H2O e l'Italia: siamo sempre Campioni del Mondo
 

La crisi dei Fondi H2O a cui Recce’d ha dedicato una serie di Post già otto giorni fa merita, a nostro giudizio, la vostra attenzione per una serie di ragioni, che cercheremo di mettere tutte in evidenza.

Ad esempio, una domanda che il lettore dovrebbe farsi è la seguente: per quale ragione la diffusione di questi Fondi Comuni era “particolarmente alta” proprio in Italia, nei Fondi di Fondi e nelle Gestioni patrimoniali in Fondi, come leggete nel brano del Sole 24 Ore che segue:

La preoccupazione è alta, soprattutto in Italia, dove i fondi di H2o Asset Management sono stati super-gettonati negli ultimi anni sulla scia delle positive e accattivanti performance evidenziate soprattutto nel 2018, quando la quasi totalità dei fondi ha chiuso l’anno in negativo. Una parte consistente dei 30 miliardi di euro gestiti dalla società affiliata al gruppo Natixis Global Am proviene infatti dagli accordi di distribuzione che la società di gestione ha in essere con oltre 30 intermediari italiani: Azimut, Banca Generali , Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi.

Non vi colpisce l’espressione “super gettonati”? E non vi colpisce che si parli di “una parte consistente” proprio in Italia?

Siamo fortemente convinti che la maggior parte dei risparmiatori in Italia non abbia ancora capito come funzionano le cose nel settore del risparmio: altrimenti, farebbero scelte molto diverse.

Amico lettore, se proprio non hai idea di come “gira il fumo”, nel settore del risparmio, fatti come minimo due domande.

Domanda 1: i soldi come si fanno? Chi genera i ricavi ed in che modo? Ed in quali tasche vanno a finire?

Domanda 2: questi ricavi sono soldi miei: sono consapevole del PERCHE’ li spendo? per pagare CHE COSA? il lavoro di CHI?

Il brano che accompagna il titolo più sotto, poi, ci aiuta a riportare all’attenzione dei nostri lettori un secondo tema, da noi già più volte messo in evidenza: il Sole 24 Ore parla di performances “accattivanti”, ma oggi noi poi sappiamo che erano accattivanti ma FALSE.

Il nostro lettore pone attenzione alla solidità, alla QUALITA’ dei dati che gli vengono messi di fronte, quando riceve la propria posizione in quote di Fondi Comuni? Il nostro amico lettore è in grado di sapere COME le quote di quei Fondi Comuni vengono calcolate, e da chi?

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H20, la fama, ed il Nobel di Fama
 

Visto il notevole riscontro ai tre Post che Recce’d ha pubblicato sette giorni fa, a proposito della crisi che ha colpito Fondi Comuni dai nomi altisonanti e molto conosciuti come GAM, Woodford e H2O, abbiamo deciso di proseguire questa settimana con una serie di sei nuovi Post.

L’interesse è generale: va al di là dei tre nomi citati sopra, e tocca direttamente gli interessi di tutti gli investitori che investono in Fondi di Fondi, GPM in Fondi, oppure direttamente in Fondi Comuni di Investimento a loro suggeriti dalla Rete di promotori finanziari.

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Legato a filo doppio al tema della crisi dei Fondi Comuni c’è pure il tema della diffusione dei Quant nel mondo dei Fondi Comuni. E da qui ripartiremo anche in questo Post.

Ci sono due grandi “famiglie”, due indirizzi alternativi seguiti dall’industria dei Fondi Comuni per applicare modellini di tipo quantitativo (algoritmi matematici) alla gestione del portafoglio:

  1. quelli che si ispirano al modello Black Litterman (anni Novanta), modello che a sua volta si ispira al modello ICAPM (anni Settanta), che a sua volta si ispira al modello CAPM (anni Sessanta)

  2. quelli che si ispirano ai modelli nella tradizione di Fama e French, due economisti … di chiara fama, al primo dei quali di recente è stato conferito il Premio Nobel per l’Economia

Va detto subito che le applicazioni di questi modelli matematici all’operatività dei portafogli è tutto meno che una novità:

  • il modello Black Litterman è chiamato con il nome di due esponenti (a quell’epoca) di Godman Sachs, e fu proprio Goldman Sachs a lanciare su vasta scala una serie di Fondi Comuni gestiti sulla base delle indicazioni di quel modello; quei Fondi fecero purtroppo una fine disastrosa, negli Anni 2007-2008, e la loro fine fu uno dei segnali di apertura della Grande Crisi Finanziaria; Goldman Sachs decise poi di abbandonare del tutto quella strada, che di recente però in Italia è stata ripresa da più di un operatore, che spesso si fa poi chiamare “consulente”, per vendere portafogli a bassa movimentazione fatti solo di ETF; i risultati, ovviamente, saranno poi i medesimi che toccarono ai Fondi di Goldman Sachs: il modello è il medesimo

  • quanto a Fama e French, la loro (famosissima) serie di studi degli Anni Ottanta e Novanta era concentrata su un solo mercato (azionario) in un solo Paese (gli Stati Uniti): nei decenni successivi, c’è stata a livello globale tra gli operatori e gli uomini del marketing una corsa ad appropriarsi della loro fama (“dai, che questo si vende a manetta!”) adattando come Fama e French mai avrebbero fatto i loro originali modelli “a fattori” un po’ a tutto l’universo Mondo degli asset finanziari. Come potete facilmente riscontrare sul Web, e come vedrete poi in altri Post del nostro Blog, i risultati sono al minimo deludenti, ed in qualche caso pericolosi; adattare modelli a fattori a la Fama-French ai Fondi Comuni di Investimento poi è quella che, in un altro ambito, verrebbe chiamata “una bestemmia”.

Non ci piacciono quelli che si fingono professori senza esserlo: e se in Recce’d vogliamo corrispondere con un professore (nel caso in cui sia davvero utile), scriviamo direttamente a Boston, a Chicago, oppure i California, per confrontarci con quelli veri.

Non vogliamo fare perciò noi stessi i finti professori e ci fermiamo a questa sintetica introduzione: ma tutti i lettori che abbiano interesse ad approfondire possono trovare in Recce’d un tramite attivo, per risalire insieme alle fonti originali e comprendere a fondo quello che, al contrario, i commerciali e i promotori finanziari, ovvero i private bankers, non conoscono e non capiscono.

Non ci piacciono i finti professori, i finti modelli, le finte validazioni con il finto backtesting . Per questo consigliamo chi ci legge a seguire (in questo caso) uno degli insegnamenti di Warren Buffett: investite in quello che capire.

Se non capire, non investite. O, come minimo, chiedete: chiedete, prima che sia troppo tardi.

H2O, gli algoritmi magici e la Quant (non quella della minigonna)
 

Leggendo le notizie a proposito dei Fondi Comuni Woodford, dei Fondi Comuni GAM, dei Fondi Comuni H2O, c’è una domanda che ricorre, almeno nelle nostre menti.

Perché?

A che cosa serve tutto questo?

Stiamo parlando dell’orrendo carrozzone che ormai è diventato l’industria dei Fondi Comuni di Investimento, nella quale si servono interessi di ogni tipo, tranne che gli interessi degli investitori finali.

Fondi molto noti in tutto il Mondo, come quelli appena citati più sopra, sono Fondi Comuni che in modo particolare alimentano le cosiddette Gestioni in Fondi, proposte da consulenti più o meno innovativi, come dalle Reti di promotori finanziari, come anche dalle stesse banche.

Tutte queste realtà si sforzano di convincere il Cliente finale che, pescando in un modo che soltanto loro sanno fare dal mare magnum dei Fondi Comuni (dove l’85% dei Fondi sotto-performa il proprio indice, ricordiamolo) forniranno al Cliente un vantaggio concreto, una performance più elevata rispetto agli altri investitori.

Ma perché dovrebbe andare così? Perché mai l’investitore dovrebbe perdere tempo dietro a una scelta dove hai una probabilità su sei di avere un risultato positivo? In un portafoglio fatto di sei Fondi Comuni, o più, hai di fatto la certezza di fare peggio del mercato.

E qui interviene il consulente, moderno o antiquato, promotore o tech, e ti spiega: attenzione, io ho un metodo che non ha nessun altro. Io sono bravissimo, perché analizzo i Fondi Comuni come non fa nessun altro, ho un metodo. Qualcuno, poi, tira fuori la parola magica “abbiamo un algoritmo”.

Un algoritmo per fare che cosa? Direi che anche un bambino, e di media intelligenza, capisce che un Fondo Obbligazionario non può rendere il 19% in un anno, a meno che non faccia qualche … numero del Mago.

Quindi torniamo alla domanda: dove sta scritto, e chi lo ha detto, dove è stato dimostrato che utilizzare un algoritmo per analizzare i dati dei Fondi Comuni sia un buon modo per investire? Che produca risultati anche soltanto decenti? Che la “macchina che impara da sola", o per dirla in modo più elegante il “machine learning” sia qualcosa di più che una perdita di tempo, per l’investitore finale?

Non è che dietro agli algoritmi si nasconde, molto semplicemente, chi non è capace di fare questo mestiere?

Chi sceglie di investire tempo e risorse negli algoritmi perché non si concentra, invece, a comprendere ed analizzare ciò che succede nella realtà che lo circonda?

Quanto alla scelta di vendere Fondi di Fondi, oppure gestioni in Fondi, è una risposta all’esigenza di chi? Di che cosa? E’ davvero un modo migliore per investire, per l’investitore finale? Oppure aiuta soltanto a preparare presentazioni colorate, con tanti nomi esotici (spesso privi di senso oppure incomprensibili) e poi grafici su grafici senza significato, ma con tante righe a colori brillanti?

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L’algoritmo, a nostro parere, va utilizzato per cose più serie: analizzare le serie storiche dei rendimenti dei Fondi Comuni senza conoscerne da vicino la realtà, i contenuti, il modo di operare, è poco più che un gioco da computer, e va lasciato agli adolescenti come passatempo.

Ai lettori noi di Recce’d attraverso questo Post suggeriamo due cose pratiche.

La prima cosa, è di tenervi lontano, in generale, dai Fondi di Fondi: siete voi, a pagare le commissioni del Fondo, e poi siete sempre voi a pagare la “selezione dei Fondi”, anche il costo di quelli che stanno seduti davanti ad uno schermo a guardare cosa fa l’algoritmo. E pagate naturalmente anche per l’hardware, e per il software. Ma vi rendete conto, del perché pagate tutte queste cose? Credete davvero che sia nel vostro interesse?

Il secondo suggerimento è più generale: c’è stata una fase, o per meglio dire una moda, sui mercati finanziari negli ultimi anni, che potremmo definire Quant. Molti capitali, ed il lavoro di molte persone, sono stati impiegati per costruire modellini matematici che, in automatico, gestiscono il vostro portafoglio.

Purtroppo, questi investimenti, ed il lavoro di queste persone sono stati guidati da chi non ha capito fino il fondo ciò che dice la Finanza Quantitativa: sono state prese scorciatoie, ed applicate versioni semplificate, proprio perché le scelte sono state fatte da chi ci ha capito poco, della Finanza Quant, la conosce poco ed ha in mente, prima di tutto, l’obbiettivo di intrattenere il Cliente con argomenti che a prima vista sembrano sofisticati e distraggono dalle questioni di sostanza.

I molti che oggi parlano e scrivono di Quant e di Fintech senza avere neppure le conoscenze di base della Finanza Quantitativa fanno finta di non avere capito che non esiste modello che possa agire autonomamente, visto che il numero di fattori è infinito, le relazioni tra prezzi e fattori sono instabili, e soprattutto che nel mondo dell’investimento molti fattori non sono quantificabili.

Noi, che in Recce’d conosciamo molto, molto a fondo tutti i dettami della Finanza Quantitativa, possiamo affermare di sapere anche COME va utilizzata e la utilizziamo in modo prudente, selettivo e responsabile, e non come un qualcosa che va bene per tutto e tutti.

Affidare ad un algoritmo la movimentazione di un portafoglio non può che produrre danni, come dimostrano negli ultimi anni proprio i Fondi Comuni che si etichettano come Quant, ed è nulla di più che una pericolosa infatuazione infantile. Pericolosa come confondere le immagini che si vedono in un videogioco e la realtà che sta fuori dalla nostra finestra.

Ed è a questo proposito, che vi diamo il secondo consiglio del Post. Cercate sul Web notizie che vi informino sui risultati, e le difficoltà, di questi cosiddetti Fondi Quant, e troverete molte rispose alle domande che abbiamo scritto poco più in alto.

H2O e le bugie
 

I nostri Clienti ne hanno già letto, e con dettaglio, attraverso le comunicazioni che sono a loro riservate.

Oggi vogliamo allargare al pubblico dei nostri lettori la riflessione sul tema della profonda crisi dei Fondi Comuni H2O. Tema che si lega alla profonda crisi dei Fondi Comuni GAM. Tema che si lega alla profonda crisi dei Fondi Comuni Woodford.

Notate bene: abbiamo appena fatto tre nomi, e (guarda caso) sono tutti e tre nomi di chi è stato etichettato come una “star”, come una “storia di successo”, come un “outperformer” nel mondo dei Fondi Comuni di Investimento.

Per questo, si tratta di tre nomi che trovate spesso, nei Fondi Di Fondi Comuni, oppure anche nelle GPF, Gestioni Patrimoniali in Fondi.

Quindi, c’è un interesse generale che viene toccato, e che vale la pena di toccare anche qui, nel nostro Blog.

Anche se, su temi come questi, noi di Recce’d vi avevamo messo sull’avviso già anni fa.

Dunque, le cose vanno così: il settore dei Fondi Comuni di Investimento non produce valore per chi investe: cinque Fondi su sei fanno peggio dei loro indici di riferimento. Le statistiche che documentano questo fatto si trovano con grande facilità sul Web.

Dal punto di vista dell’investitore, quindi, DISTRUGGONO valore. Ma … c’è un grosso ma.

“Glieli abbiamo venduti, ormai”: questo è quello che pensano tutti, sia le Reti che vendono i Fondi, sia le stesse Autorità che dovrebbero vigilare. “Glieli abbiamo venduti, un po’ a tutti, mica possiamo dirlo, che NON FUNZIONANO”.

Ed ecco spiegato, in modo facilissimo, il perché sia necessario, assolutamente necessario, dal punto di vista del marketing e degli uomini del marketing, creare delle “storie di successo”, degli outperformer, degli astri nascenti.

Però (caro lettore, fai attenzione a questo passaggio), la storia deve funzionare così: che sono storie di successo, eccezionali, uniche, ma al tempo stesso che questa gente “investe esattamente come tutti gli altri, e segue le stesse regole di tutti gli altri”. Perché è soltanto così, che salvi il destino dell’intera industria.

E così si arriva alla fine che non è (mai stata) evitabile: prima racconti una storia, tipo di un “Fondo Comune Obbligazionario” che fa il 28% di performance in un anno, e poi sei costretto dopo un po’ ad ammettere che erano tutte balle.

Solo questa settimana, lo ha dovuto ammettere anche il Grande Capo della Banca di Inghilterra: “Questi Fondi sono costruiti su una balla”. Lo vedete riportato nell’immagine qui sotto.

Peccato: se se ne fosse soltanto accorto un po’ prima … magari se avesse seguito il nostro Blog … chissà.

Ora, a voi lettori non resta che domandarvi: quanti altri ce ne saranno, nella mia Gestione in Fondi Comuni oppure nel mio Fondo di Fondi Comuni? E quante commissioni sto pagando, da anni, per ascoltare delle balle?

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H2O e i tre porcellini
 

Come nelle fiabe, viaggiano sempre in tre.

E come nei casi, recentissimi, di crisi ai Fondi Comuni di GAM, di Woodford e di H20, i responsbaili sono appunto tre.

Il primo responsabile è il signore qui sotto.

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E con lui e prima di lui, Bernanke, Kuroda, Draghi e compagnia. Chi ha, irresponsabilmente, avallato le politiche monetarie non convenzionali ed ultra espansive, ha raccontato al pubblico una grossa bugia, ovvero che non esiste alcun costo ed non esiste alcun rischio associato a queste politiche.

Ecco, oggi questi signori hanno un’occasione d’oro: rivolgersi proprio a Woodford, oppure ai gestori di GAM e di H20, e farsi spiegare da loro il perché.

Il perché oggi sono costretti a chiudere, o quasi, a causa dell’elevato peso di asset illiquidi nei loro Fondi Comuni.

Auguriamoci che lo facciano: è una cosa di cinque minuti, e forse a quel punto tutti noi ci liberiamo, per sempre, di quelle politiche monetarie che (come spiega bene l’immagine) sono banalmente scommesse al buio fatte a spese del pubblico di chi investe sui mercati.

Perché poi toccherà a loro, agli investitori, di pagare il conto quando ci si alzerà da tavola.